Biblioteca (Fozio)

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Biblioteca
Titolo originale Bibliotheca
Altri titoli Myriobiblon
Bibliotheca cover.jpg
Autore Fozio
1ª ed. originale 855
Genere raccolta antologica
Sottogenere epitomi
Lingua originale greco antico
Serie rassegna

La Biblioteca (Βιβλιοθήκη, Bibliotheca), anche nota come Myriobiblon (Μυριόβιβλος, "diecimila libri"), è una rassegna bizantina di opere letterarie greche e bizantine redatta dal patriarca Fozio I di Costantinopoli nell'855.

Struttura e importanza[modifica | modifica wikitesto]

L'opera[1], sicuramente incompiuta[2], è una raccolta di notizie ed epitomi (ossia riassunti, più o meno lunghi ed inframmezzati da estratti) di altri testi, in numero di 279, che sono chiamate codici. L'opera inizia e si conclude con due lettere di Fozio spedite al fratello Tarasio. Ogni incipit di ciascun codice costituisce una presentazione quasi bibliografica dell'autore trattato; segue un breve riassunto dell'opera redatto da Fozio; il codice si conclude, poi, con valutazioni morali e stilistiche e con confronti tra l'autore ed altri esponenti dello stesso genere letterario.
In essa sono rappresentati solo autori di prosa, se si eccettuano sparute recensioni di qualche centone poetico. Gli autori epitomati sono sia cristiani che pagani: la letteratura cristiana è, ovviamente, la più trattata nella Biblioteca, con 157 codici, mentre la letteratura pagana occupa gli altri 122 codici.
L'opera, comunque, non presenta le opere in ordine cronologico, né in alcun altro ordine globale riconoscibile anche se, tuttavia, risulta possibile ricostruire al suo interno alcuni raggruppamenti. Ad esempio gli Atti dei Concili (codici 15-20 e 52-54), gli scritti antiereticali (codici 120-123) e le storie ecclesiastiche (codici 27-31 e 40-42) o, ancora, la storiografia (codici 33-35, 57-58, 62-72, 76-80, 82-84, 91-93 e 97-99) e mitografia e paradossografia (codici 186-190). A interessi specifici dell'autore vanno riferite le recensioni di lessici (codici 145-158) medici (codici 216-221) ed oratori (codici 259-268).
Per molti autori antichi, la Biblioteca rappresenta l'unico veicolo tramite il quale il loro pensiero è stato trasmesso ai tempi odierni, tanto che, secondo Karl Krumbacher, è «l'opera più importante di storia letteraria del medioevo»[3].
Due romanzi in particolare devono all'opera di Fozio la sopravvivenza del proprio ricordo. Il primo è il Dramaticon di Giamblico, di cui Fozio lesse questo i 16 libri: si trattava di un romanzo di amore e di avventura, del quale il patriarca riportò nella sua opera un'epitome, che costituisce l'unica testimonianza su essa. Ancora, Le incredibili meraviglie al di là di Thule di Antonio Diogene, in ventiquattro libri.
Inoltre, le indicazioni di Fozio permettono agli studiosi di ricostruire dati di molte opere delle epoche classica, ellenistica e bizantina; dei 122 autori menzionati da Fozio, 90 sono pressoché perduti, sicché la Biblioteca rappresenta un testimone fondamentale per ricostruirne il pensiero e le opere. In altri casi, le schede di Fozio testimoniano un tipo di divisione delle opere altrimenti non pervenuta nei manoscritti originali: è il caso delle Vite di Plutarco o della trasmissione delle orazioni attiche [4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il titolo nei manoscritti è Catalogo ed enumerazione dei libri da noi letti, di cui il nostro amato fratello Tarasio ha chiesto una valutazione sommaria. Sono 300 meno 21. Il titolo sembrerebbe d'autore, secondo S. Impellizzeri, La letteratura bizantina, Firenze, Sansoni-Accademia, 1975, p. 352.
  2. ^ Molti dati sticometrici mancano o alcuni periodi risultano monchi, non per guasto testuale.
  3. ^ K. Krumbacher, Die griechische Literatur des Mittelalters, Berlin-Leipzig 1905, p. 274.
  4. ^ Una disamina accurata dei codici profani di Fozio è in S. Impellizzeri, La letteratura bizantina, Firenze, Sansoni Accademia, 1975, pp. 348-351.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Photius, Bibliothèque, Tomes I-IX, Paris, Les Belles Lettres, 1959-1991.
  • Fozio, Biblioteca, a cura di N. Wilson, Milano, Adelphi, 1992, ISBN 88-459-0898-4 (contiene la traduzione italiana di una scelta di epitomi).

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Nogara, Note sulla composizione e la struttura della “Biblioteca” di Fozio, patriarca di Costantinopoli, I, in «Aevum», n. 49 (1975), pp. 213-242.
  • S. Impellizzeri, La letteratura bizantina, Firenze, Sansoni Accademia, 1975, pp. 297-368.
  • W. T. Treadgold, The nature of the Bibliotheca of Photius, Washington D.C., Dumbarton Oaks, 1980.
  • N. G. Wilson, Filologi bizantini, Napoli, Morano, 1990, pp. 161-200.
  • N. Wilson, Il patriarca recensore, in Fozio, Biblioteca, Milano, Adelphi, 1992, pp. 11-54.
  • M. R. Acquafredda, Un documento inesplorato: il pinax della Biblioteca di Fozio, Bari, Edizioni di Pagina, 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]