Serpente (immaginario)

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Il serpente è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l'immaginario umano, entrando (spesso come una creatura leggendaria) nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni, spicca in particolare il racconto biblico di Adamo ed Eva dove il serpente è la rappresentazione del demonio tentatore.

Il serpente come simbolo[modifica | modifica wikitesto]

Il dio serpente Maya, Yaxchilan.

Il serpente è uno dei più vecchi e più diffusi simboli mitologici, essendo presente nella maggior parte delle culture con significati simili. Le caratteristiche del serpente che hanno stimolato nell'uomo la sua associazione a temi sovrannaturali sono numerose. Ad esempio il suo veleno è associato, come le piante e i funghi, al potere di guarire, avvelenare, o donare una coscienza espansa (addirittura l'elisir di lunga vita o di immortalità)[1][2][3]. Il suo cambiare pelle lo rende inoltre un simbolo di rinnovamento e rinascita che può portare all'immortalità.

Talvolta il serpente e il drago hanno simile funzione simbolica, poiché il veleno del serpente ha caratteristiche simili a quelle del fuoco lanciato da un drago. Ad esempio il Ladone dell'antica Grecia e il Níðhöggr norreno sono a volte descritti come serpenti e a volte come draghi. In Cina, il serpente indiano nāga è spesso confuso con il drago cinese (lóng). Il dio serpente Quetzalcoatl degli Aztechi e Toltechi ha anche ali da drago, come il suo equivalente nella mitologia maya ("serpente piumato").

Mitologia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Mosè e il serpente attorcigliato al palo (incisione del 1770)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Albero della conoscenza del bene e del male, Drago (Ebraismo) e Nehustan.

Nella Bibbia ebraica (Tanakh) il serpente del Giardino dell'Eden tentò Eva con la promessa della conoscenza proibita, convincendola che nonostante il monito di Dio, non ne sarebbe risultata la morte. Il serpente è identificato con la saggezza: "Ora il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che il Signore Dio aveva fatto" (Genesi 3:1). Non c'è indicazione in Genesi che il Serpente fosse una divinità a sé stante, sebbene sia uno dei due soli casi in cui gli animali parlano nel Pentateuco, con l'asina di Balaam come secondo. Per quanto l'identificazione del serpente con Satana sia implicito nel Libro della Rivelazione cristiano,[4] in Genesi il Serpente è rappresentato solo come creatura infida e ingannatrice, che subdolamente consiglia ciò che Dio ha direttamente proibito (Genesi 3:4–5,3:22).

In altre attestazioni bibliche del serpente, il bastone di Mosè si trasformò in un serpente e poi di nuovo in bastone (Esodo 4:2–4). Numeri 21:6–9 fornisce un'origine al serpente arcaico Nehushtan, associandolo a Mosè.[4] Questo serpente di rame secondo il testo biblico è attorcigliato ad un palo e usato per guarire ingiurie:

« Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita. »
(Numeri 21:9)

Ulteriore testimonianza del serpente è riscontrata quando il riformatore Re Ezechia ascese al trono di Giuda nel tardo VIII secolo a.C.

« Egli eliminò le alture e frantumò le stele, abbatté il palo sacro e fece a pezzi il serpente di rame, eretto da Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Nehustan. »
(2 Re 18:4)

Il serpente in araldica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Serpente (araldica).

In araldica il "biscione" è stato il simbolo del Ducato di Milano, sia sotto gli Sforza, sia con i Visconti ed oggi è ancora riscontrabile in stemmi di alcuni comuni lombardi e non, legati storicamente alla signoria ambrosiana, come ad esempio Bellinzona, la capitale del Canton Ticino (Svizzera); in epoca contemporanea il "biscione" è divenuto anche il simbolo di alcune società milanesi (Inter, Alfa Romeo, Mediaset/Fininvest, ecc.).

Il serpente nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

In numerose opere letterarie la figura del serpente é presente come tentatore. Ad esempio, il serpente del Piccolo Principe, o Kaa del Libro della Giungla.

Nella saga di Harry Potter la figura del serpente é presente come simbolo del male[5], associato principalmente a Lord Voldemort e ai suoi servitori (fra cui il serpente Nagini), ma anche al protagonista Harry Potter per indicare il suo "lato oscuro".

Il serpente nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il serpente nelle credenze popolari[modifica | modifica wikitesto]

In alcune zone della Sicilia è diffusa la leggenda della Biddrina, un gigantesco serpente che vive nascosto presso le fonti e le paludi e riesce ad attirare i malcapitati che passino da quei luoghi incantandoli con lo sguardo. L'invenzione di questa creatura rispondeva probabilmente all'esigenza di evitare che i bambini andassero a fare il bagno in questi laghetti paludosi col pericolo di annegarvi. La sua evocazione, infatti, è sempre stata lo spauracchio dei bimbi.

Diffusissima in tutte le aree agricole e montane di Italia centro-settentrionale, Svizzera e Francia è la leggenda metropolitana del lancio di vipere da elicotteri da parte di vari soggetti quali forestale, Verdi o addirittura case farmaceutiche[6]. Il fenomeno è stato giudicato[7] connesso al forte potere simbolico del serpente, visto nell'ambiente quasi completamente antropizzato, uno degli ultimi elementi di natura selvaggia, contrapposta alla cultura dell'habitat umano.

Il serpente nel cinema e nella televisione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Virgilio, Eneide 2.471.
  2. ^ Nicandro, Alexipharmaca 521.
  3. ^ Plinio, Storia naturale 9.5.
  4. ^ a b Stephen L. Harris, Understanding the Bible, Mayfield, 1985, pp. 177-118 & passim.
  5. ^ Dragons and Serpents in J.K. Rowling's Harry Potter Series: Are They Evil? By Berman, Lauren, Mythlore, Vol. 27, No. 1-2, Fall-Winter 2008
  6. ^ Scientificast.it a 22:59 minuti-Podcast
  7. ^ P. Toselli, La famosa invasione delle vipere volanti, Milano, Sonzogno, 1994.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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