Fininvest

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Fininvest S.p.A
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione21 marzo 1975 a Roma
Fondata daSilvio Berlusconi
Sede principaleMilano
Filiali
Persone chiave
  • Marina Berlusconi (Presidente)
  • Pasquale Cannatelli (Vicepresidente)
  • Giovanni Luca B. Mantelli (Vicepresidente Vicario)
  • Danilo Pellegrino (AD)
Settoreholding
Prodotti
Fatturato5,050 miliardi di (2016)
Utile netto-120 milioni di (2016)
Dipendenti17.415 (2016)
Sito web

Fininvest S.p.A. (Finanziaria d'Investimento S.p.A.)[senza fonte] è la holding che detiene il reparto azionario della famiglia Berlusconi, con a capo il suo fondatore Silvio Berlusconi. È considerata una delle più potenti holding d'Italia e, dal 2005, dopo la morte di Aldo Bonomo, è presieduta da Marina Berlusconi e l'amministratore delegato è Danilo Pellegrino[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La Fininvest nasce fondamentalmente in due tappe:

  1. Il 21 marzo 1975 Silvio Berlusconi costituisce a Roma la «Fininvest Srl», con l'aiuto di Adalberto Pennesi[senza fonte], dirigente INA Assitalia a Roma[2]; l'imprenditore milanese possiede già le società edilizie Edilnord (fondata nel 1961 a Milano realizzatrice dei quartieri residenziali Milano 2, Milano 3 e Brugherio) e Italcantieri. L'11 novembre dello stesso anno Fininvest si trasforma da società a responsabilità limitata semplificata in società per azioni e trasferisce la propria sede a Milano, assumendo il controllo delle altre società milanesi di Berlusconi;
  2. L'8 giugno 1978, sempre a Roma, nasce la «Fininvest Roma Srl»; tra i soci c'è la Banca Nazionale del Lavoro; amministratore unico è Umberto Previti.

Nello stesso periodo Berlusconi entra in due nuovi mercati:

  • la stampa periodica: nel 1977 acquista una quota della Società Europea di Edizioni, editrice del quotidiano milanese Il Giornale, e diventando nel giro di due anni l'azionista di maggioranza;
  • la televisione: nel 1978 acquisisce l'emittente televisiva locale Telemilano.

Trasformazione in holding[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 gennaio 1979 la Fininvest Roma S.r.l. incorpora per fusione la Fininvest S.p.a. di Milano; ne assume la denominazione e trasferisce la sede a Milano. Il capitale sociale ammonta a 52 miliardi di lire. In luglio Berlusconi assume la presidenza della holding. Amministratori delegati sono il fratello Paolo e il cugino Giancarlo Foscale. Nello stesso anno Berlusconi fonda Reteitalia e la concessionaria di pubblicità Publitalia '80 per sostenere il mercato televisivo di Telemilano 58, nuova denominazione di Telemilano. Nel 1984 il gruppo conta 5.000 dipendenti. Nel 1988 la Fininvest è il terzo gruppo italiano, dopo la Fiat e la Montedison[3].

In luglio 1988 il gruppo acquista per quasi 1.000 miliardi il 70% della Standa da Iniziativa Meta del gruppo Ferruzzi-Montedison; in Unione Sovietica Silvio Berlusconi stipula un accordo per alcune trasmissioni per la televisione di stato; nel 1992 la Fininvest controlla 168 società, di cui 44 all'estero e l'utile netto è di circa 21 miliardi con un indebitamento creditizio superiore a 3.400 miliardi, con debiti totali ammontanti a oltre 6.000 miliardi e il patrimonio netto a 1.200 miliardi[4].

L'ascesa economica della Fininvest è anche testimoniata dai ricavi[4]:

  • 1985: 1.600 miliardi di lire,
  • 1987: 2.600 miliardi,
  • 1988: 6.000 miliardi,
  • 1990: 7.500 miliardi,
  • 1991: 10.000 miliardi.

Nel 1993 la Fininvest risulta essere la seconda impresa italiana per indebitamento: in base ai bilanci 1992, Mediobanca calcola che Fininvest ha debiti per 3,4 volte il capitale[5]. Per salvare la società Berlusconi rivoluziona il gruppo chiamando nell'ottobre 1993 Franco Tatò a fare da amministratore delegato[6][7] e si dà il via a una ristrutturazione che porterà anche alla quotazione in borsa delle controllate[8], cosa che in effetti darà dei buoni frutti già nel primo anno[9], anche se l'indebitamento aumenta soprattutto per colpa del settore televisivo[10]. Quest'ultimo verrà perciò riorganizzato come Mediaset Spa, aperto a soci esterni (Al Waleed, Leo Kirch, Johann Rupert) nel 1994, e quindi collocato in borsa nel 1996.

Televisioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mediaset.

Il 30 settembre 1980 Telemilano 58 diventa Canale 5[11] e alla fine del 1981 il gruppo ha ormai una decina di emittenti e altrettante affiliate. Nel 1982 la Fininvest controlla almeno una trentina di emittenti su tutto il territorio nazionale e alla fine dello stesso anno rileva Italia 1 da Edilio Rusconi. Nell'estate del 1984 la Fininvest acquisisce il 50% degli impianti di Rete 4 (all'epoca valutati 30 miliardi di lire) e il magazzino programmi (per 105 miliardi di lire in quattro anni senza interessi)[12]. Raggiunge una posizione di assoluta preminenza nel settore dell'emittenza privata e non solo ha i tre maggiori network, ma controlla - per interposte persone - anche TV Koper-Capodistria, Odeon TV e Italia 7, per un totale dell'80% dell'ascolto televisivo nel settore[4]. Con le sue tre reti nazionali, la Fininvest incomincia a lottare alla pari con la Rai nel mercato pubblicitario. Nel 1983 le entrate pubblicitarie del gruppo (1.500 miliardi) superano quelle della Rai (1.365). Sempre nel 1983 la Fininvest acquisisce il settimanale TV Sorrisi e Canzoni, uno dei maggiori periodici italiani di spettacolo e televisione dell'epoca con una tiratura, spinta dalla televione, che passa da 640.000 a 2.200.000 copie[4].

Nel 1985 la Fininvest ottiene dal governo socialista francese l'autorizzazione a trasmettere via etere e nasce la società «France Cinq» (40% Berlusconi, 60% a una cordata di media francesi); l'anno dopo comincia a trasmettere La Cinq, prima emittente televisiva privata gratuita in Francia. Ma il nuovo governo formato dal partito neo-gollista (liberale, ma ostile a Berlusconi) limita gli spazi di libertà nella programmazione del palinsesto, mettendo subito in difficoltà la rete: la Fininvest scende al 25% della società; La Cinq chiude nel 1992 in modo controverso. Nel 1988 nasce Tele 5 in Germania ma anche questa chiude nel 1992 e nel 1990 Telecinco in Spagna ancora attiva e tuttora tra le maggiori reti televisive iberiche.

In Italia, nel 1987, anno in cui cominciano le rilevazioni dell'Auditel, Publitalia '80 controlla il 62% della pubblicità televisiva nazionale.

Nel 1988 la Fininvest acquisisce TV Koper-Capodistria, per poter trasmettere eventi sportivi in diretta sul territorio nazionale. Nel 1990 la legge Mammì sulla regolamentazione del settore televisivo legalizza lo stato di fatto della spartizione dell'etere tra Rai e Fininvest.

La società Telepiù, di cui la Fininvest è azionista, ottiene tre concessioni televisive per una piattaforma televisiva a pagamento in progetto, TELE+ ma poco dopo deve cedere la partecipazione. La nuova legge infatti consente allo stesso soggetto di possedere fino a un massimo del 25% delle emittenti sul mercato. La Fininvest, che ha già tre reti su dodici, cede la sua quota in Telepiù. Nel 1991 la holding finirà sotto inchiesta per accertare che abbia lasciato definitivamente ogni partecipazione in Telepiù.

Nel 1996 la Fininvest scorpora le attività televisive nella società Mediaset, dove confluiscono le tre emittenti tv. Sei anni dopo anche Telecinco diventa parte de facto integrante del gruppo. Nel 2005 diversifica il proprio business tornando nel mercato della pay TV con Mediaset Premium attraverso il digitale terrestre.

Le perdite del 2016 nel bilancio definitivo di Mediaset ammontavano a 116,6 milioni di euro, il secondo risultato più negativo della storia dopo la perdita di 235,4 milioni nel 2012; una causa non secondaria derivava dalle difficoltà di Mediaset Premium; la perdita 2015 invece era stata di 36,1 milioni di euro.[13]

Assicurazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo Mediolanum nasce nel 1982 quando Ennio Doris e la Fininvest fondano Programma Italia, una rete di agenti assicurativi. Nel 1984 sono acquisite le compagnie assicurative Mediolanum Vita e Mediolanum Assicurazione. L'anno successivo viene creata Gestione Fondi Fininvest, la quale amministra fondi comuni d'investimento. Nel 1994, tutte queste società vengono incorporate alla neonata Mediolanum. Nel giugno del 1997, il gruppo entra nel settore bancario trasformando Programma Italia in Banca Mediolanum, puntando sulla gestione telematica dei conti correnti.

Banca d'Italia, d'intesa con IVASS, con provvedimento del 7 ottobre 2014 pervenuto in data 9 ottobre 2014 al gruppo, ha disposto la dismissione della partecipazione di Fininvest in Mediolanum S.p.A., intimando una diminuzione nell'azionariato dall'attuale 35,13% al 9,9% del capitale. La disposizione è stata poi annullata dal Consiglio di Stato.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989, dopo la Guerra di Segrate e dopo una battaglia legale, la Fininvest diviene proprietaria della Mondadori.[14]

Nel 2015 il Gruppo Mondadori acquista per 127,5 milioni di euro la RCS Libri spa.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1986 Silvio Berlusconi acquisisce il Milan.

Logo della Standa nel periodo Fininvest.

Nel 1988 la Fininvest acquisisce dalla Montedison uno dei più grandi GDO italiani, la Standa, ribattezzandola la casa degli italiani (poi ceduta nel 1999).
Nei primi anni novanta entra, attraverso la controllata Publitalia '80, nel settore dei parchi di divertimento partecipando alla costruzione di «Mirabilandia» che aprirà nel 1992. L'impresa tuttavia non riesce e a causa dell'insuccesso il parco viene ceduto nel 1997 a un imprenditore tedesco (già proprietario di «Phantasialand») e all'imprenditore italiano Casoli: infatti, è con la nuova gestione che Mirabilandia riscuote un vero e proprio successo.
Nel 1994 entra nel settore della produzione e distribuzione cinematografica con Medusa Film (poi confluita in Mediaset nel 2007).
Nel 1997 entra anche nel settore delle directory distribuendo la prima edizione di Pagine Utili (poi ceduta nel 2008).
Nel 2007 Fininvest rileva una quota dell'1% di Mediobanca, per poi passare al 2% nel 2008.

Struttura e società[modifica | modifica wikitesto]

Detiene partecipazioni nei settori televisivo (Mediaset), editoriale (Arnoldo Mondadori Editore), assicurativo/bancario (Gruppo Mediolanum), e teatrale (Teatro Manzoni). Fino al 1995 era presente anche nei settori immobiliare e della grande distribuzione, poi abbandonati. Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore, Mediolanum e MolMed sono quotate a Piazza Affi.
Il gruppo è inoltre proprietario della società di trasporto aereo privato Alba Servizi Aerotrasporti, con sede nell'aeroporto milanese di Linate.

Società controllate e principali partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Mediaset 40% (azionista di maggioranza) quotata in borsa
  • Medusa Film S.p.A. 100% (Tramite RTI spa - gruppo Mediaset)
  • E.I. Towers S.p.A. 40% (tramite Elettronica Industriale spa - RTI spa - gruppo Mediaset) quotata in borsa
  • Gruppo Radio Mediaset S.p.A. (tramite RTI spa - gruppo Mediaset) Radio 101, Radio 105, Virgin Radio
  • Grupo Mediaset Espana Comunicaciòn S.A. (tramite Mediaset) quotata in borsa
  • Arnoldo Mondadori Editore 50,5% (azionista di maggioranza) quotata in borsa
  • Banca Mediolanum 30,5% (il gruppo Doris è azionista con il 40% ed entrambi nel patto di sindacato del gruppo) quotata in borsa
  • Teatro Manzoni 100%
  • Mediobanca 2,06% (di cui l'1% vincolato al patto di sindacato, tramite Trefinance S.A.) quotata in borsa
  • MolMed 24,84% (azionista di maggioranza relativa tramite Trefinance S.A.) quotata in borsa
  • Finisvim SpA 100% Fininvest sviluppi immobiliari (tramite Fininvest Gestione Servizi spa)
  • Alba Servizi Aerotrasporti S.p.A.100%
  • Fininvest Gestione Servizi S.p.A.
  • Trefinance S.A. 100% finanziaria Lussemburghese

Azionisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Holding Italiana I (proprietà di Silvio Berlusconi)
  • Holding Italiana II (proprietà di Silvio Berlusconi)
  • Holding Italiana III (proprietà di Silvio Berlusconi)
  • Holding Italiana IV (proprietà di Marina Berlusconi)
  • Holding Italiana V (proprietà di Pier Silvio Berlusconi)
  • Holding Italiana VIII (proprietà di Silvio Berlusconi)
  • Holding Italiana XIV (proprietà di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) (21,4%)

Ex società della Fininvest[modifica | modifica wikitesto]

  • Milan (ceduto all'imprenditore cinese Li Yonghong nel 2017, mantiene una piccola partecipazione)
  • TELE+ (ceduta nel 1992 in ottemperanza alla «legge Mammì»)
  • Il Giornale (ceduto a Paolo Berlusconi nel 1992 in ottemperanza alla «legge Mammì»)
  • Edilnord (ceduta a Paolo Berlusconi nel 1992)
  • Reteitalia (liquidata)
  • Standa (scorporata e ceduta nel 1998)
  • Programma Italia (fusa in Mediolanum)
  • Silvio Berlusconi Editore (fusa in Mondadori)
  • Jumpy (confluita in Mediaset)
  • Pagine Utili (ceduta)

Simbolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Biscione (Fininvest).

Il biscione, simbolo del gruppo ripreso dall'araldica, nello specifico dallo stemma dei Visconti di Milano della cui origine non vi sono ancora dati certi, viene spesso accostato alla figura mitologica del basilisco.[15]

Il biscione visconteo è ritratto nell'atto di mangiare un moro mentre quello del gruppo Fininvest, allo stato attuale molto stilizzato, in cui si riconosce appena la testa, ha invece un fiore in bocca. Anche nei vecchi loghi di Telemilano 58 e Canale 5, canali televisivi allora di proprietà di Silvio Berlusconi, era presente una forma più riconoscibile del biscione.

Il carattere usato della scritta "Fininvest" (così come in altre aziende controllate come Mediaset) è il Gill Sans Italic.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Alle società che fanno capo alla holding sono collegati molti procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi in ragione del suo iniziale ruolo di presidente della società e poi come azionista di maggioranza; tra queste alcune accuse di falso in bilancio - da cui è stato assolto nel 2008 per la recente depenalizzazione del reato - e corruzione in atti giudiziari nella vicenda SME.

Lodo Mondadori / Guerra di Segrate[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 gli eredi Formenton cedono a Fininvest il 25,7% della finanziaria Amef, co-controllante della Mondadori e Silvio Berlusconi diviene presidente della casa editrice. L'altra co-controllante, la Cir di Carlo De Benedetti, ha però rastrellato il 79% delle azioni privilegiate Mondadori e detiene la maggioranza nell'assemblea straordinaria. La casa editrice è paralizzata da una doppia maggioranza che porta a una battaglia legale che arriva a sentenza il 14 gennaio 1991 quando la Corte d'appello di Roma, giudice relatore Vittorio Metta, dà ragione alla Fininvest. Tale sentenza, come verrà definitivamente stabilito dalla Magistratura[16], è però frutto della corruzione da parte di Cesare Previti, allora avvocato della Fininvest, nei confronti dello stesso Metta. De Benedetti deve venire a patti con Berlusconi e, dopo un negoziato tra le parti, la Fininvest mantiene la Mondadori, dal canto suo De Benedetti conserva la proprietà dei suoi giornali come La Repubblica e L'Espresso.
Il giudizio definitivo che accerta la corruzione del giudice Metta e lo condanna insieme a Previti e ad altri consente a De Benedetti di intentare causa per danni alla Fininvest. Il Tribunale Civile di Milano gli dà ragione e, con la sentenza 3 ottobre 2009, stabilisce che la Fininvest deve corrispondere alla CIR la somma complessiva di poco meno di 750 milioni di euro per il risarcimento del danno conseguente alla "perdita di opportunità" connesso al giudizio legato al cosiddetto «Lodo Mondadori». La Corte d'Appello di Milano conferma in secondo grado (8 luglio 2011) la precedente sentenza e impone alla Fininvest di risarcire la CIR di 560 milioni di euro. Marina Berlusconi dichiara di voler ricorrere in Cassazione. Alla fine dell'anno finanziario 2010, la Fininvest non ha previsto accantonamenti, ma ha anche negato la distribuzione di dividendi ai soci (nel 2009 per un valore di 200 milioni di euro) in vista di questa sentenza. Quindi, anche appoggiandosi alle entrate della quotazione in Borsa di Mediaset, la liquidità garantisce la possibilità finanziaria del pagamento del maxi risarcimento (a oggi garantito a CIR con una fidejussione di 806 milioni di euro).[14]

La vicenda legata alla acquisizione della Mondadori è stata chiusa il 13 luglio 2007 dalla Corte di cassazione che ha stabilito in via definitiva che la sentenza della Corte d'Appello che chiuse la vicenda Mondadori fu frutto della corruzione stabilendo che l'acquisizione della Mondadori da parte della Fininvest avvenne grazie alla corruzione del giudice Vittorio Metta della Corte d'appello di Roma da parte dell'allora avvocato della Fininvest Cesare Previti, condannato per questo in via definitiva a un anno e sei mesi di reclusione; i reati a carico degli alti dirigenti Fininvest, fra cui lo stesso Berlusconi, sono invece caduti in prescrizione.

Origine dei capitali[modifica | modifica wikitesto]

Altre controversie esistono sull'origine dei capitali che permisero alla Fininvest di nascere alla fine degli anni settanta. Il capitale della società è custodito un certo numero di holding denominate "Holding Italiane" nelle quali vennero depositati fino al 1983 centinaia di miliardi di lire, una grossa parte dei quali in contanti. Le operazioni finanziarie di queste aziende sono state investigate dalla guardia di finanza e dalla DIA di Palermo nell'ambito delle inchieste antimafia collegate alle stragi del '92 e '93. Nel novembre 2009 Marina Berlusconi ha affermato che la proprietà della Fininvest è sempre stata in mano a Silvio Berlusconi e alla sua famiglia[17].

Lodo Rete 4[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999 Rete 4 perse la gara d'appalto per le frequenze nazionali a trasmettere, vinte da Europa 7 la quale, pur avendo vinto la concessione per le frequenze nazionali dallo stato italiano, non le ha mai potuto utilizzare per la mancata assegnazione delle stesse e, dopo un contenzioso durato dieci anni, nel 2012 l'Italia è stata condannata a pagare 10 milioni di euro di risarcimento alla società.[18] Mediaset non ha mai liberato le frequenze illecitamente occupate da Rete 4 nonostante l'esito avverso delle numerose sentenze, italiane ed europee, che gli imponevano di trasferire Rete 4 sul satellite al fine di consentire a Europa 7 di trasmettere via etere. La legge di riordino del sistema radiotelevisivo varata dal secondo governo Berlusconi, legge Gasparri, fissò per il 21 dicembre 2006 la data definitiva di passaggio della trasmissione con segnale analogico alla trasmissione con tecnica digitale e, così facendo, la normativa ebbe l'effetto di bloccare la riassegnazione delle frequenze delle concessioni analogiche in attesa del passaggio completo al digitale terrestre con una diversa assegnazione delle frequenze. Durante l'iter di approvazione della legge, il governo Berlusconi II intervenne con un decreto-legge (decreto-legge n. 352/2003, divenuto giornalisticamente noto come "decreto salvareti")[19][20], convertito in legge nel febbraio 2004[21], con cui venne anticipata la parte della legge Gasparri concernente il digitale terrestre indicando una moratoria di quattro mesi. In virtù di questi provvedimenti, il segnale di Rete 4 non fu spento, l'emittente non fu trasferita su satellite e continuò a trasmettere via etere fino al termine indicato dalla legge.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Danilo Pellegrino nuovo ad di Fininvest al posto di Pasquale Cannatelli, su primaonline.it. URL consultato il 4 luglio 2016.
  2. ^ Necrologie. Pennesi Adalberto, su necrologie.repubblica.it. URL consultato il 9 gennaio 2018.
  3. ^ Giampaolo Pansa, Carta straccia, p. 349, Rizzoli, 2011.
  4. ^ a b c d Pierre Di Toro, Fininvest-Mediaset.
  5. ^ Industria, la mina dei debiti. A rischio IRI e FININVEST
  6. ^ Archivio Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 21 febbraio 2018.
  7. ^ Archivio Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 21 febbraio 2018.
  8. ^ Mondadori, passa la linea Tatò
  9. ^ Il solito Franz, su archiviostorico.corriere.it.
  10. ^ Grandi gruppi, l'anno del riscatto
  11. ^ Il marchio era stato registrato il 12 novembre 1979.
  12. ^ Glauco Benigni, L'INDICE D'ASCOLTO ADESSO È ALLA PARI 11 MILIONI A TESTA, La Repubblica, 29 agosto 1984. URL consultato l'8 marzo 2009.
  13. ^ quotidiano Repubblica del 2 marzo 2017
  14. ^ a b Dalla Fininvest 750 milioni di euro di risarcimento, su adnkronos.com, 3 ottobre 2010.
  15. ^ L'araldica della Regione Lombardia [collegamento interrotto], su consiglio.regione.lombardia.it, aprile 2007.
  16. ^ Lodo-Mondadori, confermate le condanne - Corriere della Sera
  17. ^ Marina Berlusconi annuncia querele "Fininvest, nessuna zona d'ombra", in La Repubblica, 28 novembre 2009. URL consultato l'8 dicembre 2009.
  18. ^ Elemedia, Europa 7, la Corte europea condanna l'Italia "10 milioni di euro per le frequenze negate" - Repubblica.it, in La Repubblica. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  19. ^ Decreto salva reti, la proroga è di cinque mesi, articolo del Corriere della Sera, del 24 dicembre 2003
  20. ^ Riparte la legge Gasparri, Cheli conferma le critiche, articolo del Corriere della Sera, dell'8 gennaio 2004
  21. ^ Fiducia al governo sul decreto salvareti, articolo del Corriere della Sera, del 18 febbraio 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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