Uroboro

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Il serpente Ouroboros riprodotto nel 1478 da Theodoros Pelecanos sulla base di un manoscritto perduto di Sinesio (370-413 d.C.)

L'Uroboro, detto comunemente Ouroboros (ma anche Oroborus, Uroboros e Oroboro, dal Greco "οὐροβόρος ὄφις", serpente che mangia la coda), è un simbolo molto antico, presente in tutti i popoli e in tutte le epoche[1]. Rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine[2].

Apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, l'energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose,[2] che ricominciano dall'inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l'unità e l'androgino primordiale, la totalità del tutto, l'infinito, l'eternità, il tempo ciclico, l'eterno ritorno, l'immortalità e la perfezione[3].

Significato simbolico nella tradizione occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Uroboro", usato in Occidente per indicare la figura del serpente che si morde la coda, è di origine incerta, ma probabilmente di matrice greca. Lo studioso Louis Charbonneau-Lassay lo fa derivare dal greco οὐροβόρος, dove οὐρά (ourà) significa "coda" e βορός (boròs) vuol dire "divorante"[4]. Secondo un'altra etimologia, legata alla tradizione alchemica, Ouroboros significherebbe "re serpente": «In Lingua copta Ouro significa "re", mentre Ob, in ebraico, significa "serpente"[5]».

Antico Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Horus bambino, il Sole nascente circondato dal serpente Mehen nel Papiro di Dama-Heroub

La più antica rappresentazione occidentale di un Ouroboros si trova in un antico testo funerario egizio, chiamato The Enigmatic Book of the Netherworld, ritrovato nella Tomba (KV62) del Faraone Tutankhamon della XVIII Dinastia.

Nell'immagine, incisa all'interno del secondo scrigno, che conteneva il Sarcofago del Re, sono rappresentati due serpenti che si mordono la coda e circondano la testa e i piedi di una figura divina mummiforme[6]. Entrambi i serpenti sono manifestazioni della divinità Mehen, il benefico Dio serpente che protegge la Barca solare di Ra e il cui nome significa "colui che è arrotolato"[7].

Un'altra famosa immagine è quella che si trova nel Papiro di Dama-Heroub[8], della XXI dinastia, nella quale si trova Horus bambino, all'interno del Disco Solare, sostenuto dal Leone Akhet (simbolo dell'orizzonte dove il sole sorge e tramonta) e circondato dal dio serpente Mehen, ancora una volta nella forma di un Ouroboros.

Un capitolo a parte va riservato all'interpretazione della figura geroglfica dell'Ourobors fatta da Orapollo, scrittore egiziano di Nilopoli, autore di Hieroglyphiká, un'opera sistemica in due libri in lingua copta sui geroglifici, non anteriore al sec. IV d.C., scoperta nel 1422 dal viaggiatore Cristoforo Buondelmonti e portata alla corte di Cosimo de' Medici. Quest'opera, concepita probabilmente in un ambiente di eruditi che cercavano di recuperare la misteriosa scrittura egizia, di cui ormai si erano perse le tracce, ebbe un'ampissima diffusione nel Rinascimento e nei secoli successivi. Fino, infatti, alla scoperta del reale significato dei geroglifici egizi compiuta da Champollion, si ritenne che il libro di Orapollo fosse in grado di rivelare i significati morali e religiosi dei misteriosi geroglifici egizi.

Gemma gnostica con Ourobors

Nel Libro Primo, Capitolo Secondo non viene nonimato l'Ouroboros, ma viene descritto un Serpente che si divora la coda quale simbolo usato dagli antichi Egizi per descrivere il Mondo, l'Universo e l'Unità di Tutte le cose:

« Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squame, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è ancora sdruccioloso, perché è simile all'acqua: e muta ogn'anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo faccendo ogn'anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo[9] »

Gnosticismo[modifica | modifica wikitesto]

Lo gnosticismo fu un importante movimento del cristianesimo delle Origini, sviluppatosi soprattutto ad Alessandria d'Egitto nel II-III secolo e suddiviso in numerose scuole. Il serpente era il principale animale simbolico degli Ofiti (dal greco ὄφις, ofis, "serpente") e dei Naasseni (dall'ebraico nâhâsh, "serpente"), che gli attribuivano facoltà demiurgiche e talvolta lo associavano al Cristo. Anche il dio gnostico Abraxas era un ibrido umano-animale, con la testa di gallo e le gambe di serpente e diffusissimi erano i suoi talismani con scritte magiche incorniciate dal serpente Ouroboros, quale simbolo del dio Aion, espressione gnostica della totalità del tempo, dello spazio e dell'oceano primordiale che separava il regno superiore dello pneuma, dalle tenebrose acque del mondo inferiore[10].

Tradizione alchemica[modifica | modifica wikitesto]

Compendio alchemico Pandora explicata del 1706 di Johann Michael Faust con l'Ouroboros doppio

Nella tradizione alchemica l'Ouroboros è un simbolo palingenetico (dal greco πάλιν, palin, "di nuovo" e γένεσις, génesis, "creazione, nascita", ovvero "che nasce di nuovo") che rappresenta il processo alchemico, il ciclico susseguirsi di distillazioni e condensazioni necessarie a purificare e portare a perfezione la "Materia Prima". Durante la trasmutazione la Materia Prima si divide nei suoi principi costitutivi, per questo motivo l'Ouroboros alchemico viene spesso rappresentato anche nella forma di due serpenti che si rincorrono le code. Quello superiore, alato, coronato e provvisto di zampe rappresenta la Materia Prima in forma volatile, quello sottostante il residuo fisso, dalla loro ri-unione in un unico Ouroboros con le zampe e incoronato (quindi vincitore), si ottiene la pietra filosofale, il "grande elisir" o "quintessenza"[11].

L'Ouroboros nella Chrysopoeia di Cleopatra

La più antica rappresentazione di un Ouroboros collegato all'alchimia si trova in una raccolta di scritti greci dell'XI secolo che illustra un trattato sulla "produzione dell'oro" scritto da un'alchimista chiamata Cleopatra vissuta ad Alessandria d'Egitto nel tardo IV secolo d.C.

Il testo, che si chiama la Chrysopoeia di Cleopatra[12] (da χρυσός, khrusos, "oro" e ποιεῖν, poiēin, "fare"), contiene l'immagine di un Ourobors, metà bianco e metà rosso, con all'interno la scritta ἒν τὸ Πᾶν (En to Pàn), traducibile come "l'Uno (è) il Tutto" oppure «Tutto è Uno».

Nella stessa pagina si trova un alambicco, alcuni simboli alchemici e un cerchio composto da tre anelli concentrici con scritte in greco che specificano ulteriormente il significato del serpens qui caudam devorat. Nel cerchio centrale si riconoscono i simboli dell'argento (mezzaluna) e dell'argento aurificato (semicerchio radiante). Nel primo anello si legge: "Uno (è) il Tutto; e per lui il Tutto e in lui il Tutto; e se non contiene il Tutto, il Tutto è nulla". Nel secondo anello una seconda scritta riporta la frase "Il Serpente è Uno, colui che ha il veleno con le due composizioni"[13]. Questi motti ricordano la famosa espressione eraclitea "Tutte le cose sono uno"[14], riadattata da Plotino nel detto "Tutto è ovunque e tutto è uno e uno è tutto"[15].

Altra celebre immagine dell'Ouroboros, anche questa di origine alessandrina, è quella riprodotta da Theodoros Pelecanos nel 1478 sulla base del Synosius un manoscritto andato perduto e attribuito a Sinesio di Cirene (370-413 d.C.)[16]. In questa figura si vede l'Ouroboros più simile a un drago, con le zampe, la cresta e il corpo color rosso e verde[17].

Anche nell'alchimia islamica la cosmologia e la concezione ermetica dell'Uno-Tutto si incarnano nella figura dell'Ouroboros[18] come si può vedere in un antico e celebre manoscritto arabo, il Kitab al-Aqalim di Abu 'l-Qasim al-'Iraqi ispirato ai geroglifici egizi[19] (London, British Library, MS Add 25724). In esso un serpente che si morde la coda racchiude i quattro elementi che danno origine al cosmo[20].

Influenza nell'arte e nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il talismano Auryn che compare ne La storia infinita di Ende, e nei suoi adattamenti televisivi e cinematografici

Il simbolo dell'uroboro ha lasciato una traccia ben visibile sia nell'arte classica, sia nella cultura di massa.

Dal punto di vista artistico, esempi di uroboro si trovano nel monumento funebre a Maria Cristina d'Austria del 1805, a Vienna, nel quale Antonio Canova pone sul vertice della piramide un medaglione col busto della defunta racchiuso in un uroboro, e nel Pantheon di Roma dove, sul monumento funebre al cardinale Consalvi, lo scultore Bertel Thorvaldsen ha raffigurato un uroboro che circonda il cristogramma.

Nella cultura di massa il simbolo conta numerose raffigurazioni, in ambito letterario, cinematografico, televisivo, fumettistico e videoludico, specie in ambientazioni di genere fantasy o del mistero. Il simbolo è ricorrente, ad esempio, nelle serie televisive The Lost World e Hemlock Grove, così come nella serie manga e anime Fullmetal Alchemist, dove è presente sul corpo degli Homunculus. Nel celebre romanzo di Michael Ende La storia infinita, il talismano Auryn è basato sull'uroboro, e Il serpente Ouroboros è il titolo di un romanzo fantasy di Eric Rücker Eddison del 1922.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei Mostri, Angeli,diavoli, orchi, draghi, sirene, e altre creature dell'immaginario, Roma, Gremese Editore, 1989, pp.270-71
  2. ^ a b Cf. Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, p. 263, 2000. ISBN 88-440-0927-7; ISBN 978-88-440-0927-4. Nuova ed.: 2005. ISBN 88-09-04192-5; ISBN 978-88-09-04192-9.
  3. ^ Jean Campbell Cooper, Dizionario dei Simboli, Padova, Franco Muzzio Editore, 1988, p.212
  4. ^ Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo. La misteriosa emblematica di Gesù Cristo. Millecentocinquantasette figure incise su legno dall'autore, Prefazione di Luca Gallesi, Saggio introduttivo di Stefano Salzani e Pierluigi Zoccatelli,2°Vol., Roma, Arkeios,1995,2ª ed., p.449. Divorante è la traduzione italiana dal testo francese, nel Dizionario Rocci, boròs, viene tradotto con la parola vorace, Lorenzo Rocci, Vocabolario Greco – Italiano, Milano, Società Editrice Dante alighieri,p.359.
  5. ^ Alexander Roob, Il Museo Ermetico, Alchimia e Mistica, Milano, Taschen edizioni, 1997,p.403. Questa etimologia viene citata sempre senza autore. Alexander Roob la mette in relazione ad alcune illustrazioni del serpente Ouroboros, che si trovano nell'opera Uraltes chymisches Werk, dell'alchimista Abraham Eleazar del 1760.
  6. ^ Dana Michael Reems, The Egyptian Ouroboros: An Iconological and Theological Study, University of California, Los Angeles, 2015, p. 324.
  7. ^ Erik Hornung, The Ancient Egyptian Books of the Afterlife, traslated from the German by David Lorton, Cornell University Press, 1999, p.78
  8. ^ Dana Michael Reems, The Egyptian Ouroboros: An Iconological and Theological Study, University of California, Los Angeles, 2015, p. 350.
  9. ^ Prima traduzione italiana incompleta da Oro Apolline Niliaco, Delli segni Hierogliphici, cioè delle significationidi sculture sacre appresso aggli Egittij, tradotto in lingua volgare per M. Pietro Vasolli da Fivizzano, appresso Gabriel Giolito de Ferrarri, 1547, p. 3, titolo del Capitolo "Come descrivono il Mondo". Per una Traduzione più attuale vedere: Horopallo l'Egiziano, Trattato sui Geroglifici, testo, traduzione e commento a cura di Franco Crevatin e Gennaro Tedeschi, Università degli Studi di Napoli “L'Orientale”, Dipartimento di Studi del Mondo Classico e Mediterraneo antico, Quaderni di Aion, Nuova Serie – 8, Napoli, 2002, p. 61. Per una Versione del Testo con le Immagini rinascimentali vedere ΩΡΟΥ ΑΠΟΛΛΟΝΟΣ ΝΕΙΛΩ ΟΙ, Ori Apollonis Niliaci Ἱερογλυφικά - De sacris notis & sculpturis libri duo, vbi ad fidem vetudti codicis manu scripti restituta sunt loca permulta, corrupta ante ac deplorata, Parisiis, Apud Iacobum Keruer, 1551.
  10. ^ Alexander Roob, Il Museo Ermetico, Alchimia e Mistica, Milano, Taschen edizioni, 1997,pp.423-24.
  11. ^ Famose sono le immagini di due Serpenti che si riconorrono la coda, tratte dai disegni dell'Opera Chimica Antichissima (1760) e dal Donum Dei (1735) di Abraham Eleazar visibili in Alexander Roob, Il Museo Ermetico, Alchimia e Mistica, Milano, Taschen edizioni, 1997,pp.403-4. Il manoscritto è visionabile on line sul sito e-rara.ch la piattaforma per la consultazione di edizioni antiche digitalizzate conservate nelle biblioteche svizzere, collegata alla Founfation of the Works ot C.G. Jung.
  12. ^ Alexander Roob, Il Museo Ermetico, Alchimia e Mistica, Milano, Taschen edizioni, 1997,p.422.
  13. ^ Vedi Paolo Lucarelli, L'Alchimia Greco-Alessandrina, in Abstracta, Curiosità della Cultura e Cultura della Curiosità, Numero 45, Anno 4°, Giugno 1990, pp. 14-21. L'immagine è raffigurata sul foglio 88v del Codice Marciano della Biblioteca S. Marco, Venezia e riprodotta in BERTHELOT, Collection des anciens alchimistes grecs I-III, Paris 1887-88.
  14. ^ Eraclito,I frammenti e le testimonianze, a cura di Carlo Diano e Giuseppe Serra, Oscar Classici Latini e Greci, n° 43, Milano, Mondadori, 2000, p.37.
  15. ^ Plotino, Enneadi, V. 8
  16. ^ Il Codex Parisinus graecus 2327, che contiene anche altri manoscritti alchemici dell'XI secolo, dell'epoca di Psello, si trova nella Bibliothèque nationale de France
  17. ^ Maurizio Calvesi, Arte e Alchimia, Firenze, Edizioni Giunti, inserto allegato alla rivista Art Dossier n° 4 luglio/agosto 1986, pp.50-51.
  18. ^ Michela Pereira, Arcana Sapienza. L'Alchimia dalle Origini a Jung, Roma, Carocci, 2001, p.89.
  19. ^ Vedi Okasha El Daly, Egyptology: The Missing Millennium : Ancient Egypt in Medieval Arabic Writings, London, UCL Press, 2005
  20. ^ I quattro elementi rappresentano l'interazione dell'alto e il baso, ovvero la terra sferica in qualità di Corpus o principio concreto manifesto circondata da 3 uccelli che rappresentano la sostanza volatile, ma anche l'Intelletto, l'Anima e lo Spirito. L'immagine di questo manoscritto arabo è visibile anche in Paolo Lucarelli, Alchimia ed Ermetismo:I fondamenti teorici della filosofia ermetica, la Cosmologia, Abstracta n. 19 - ottobre 1987, pp. 20-25

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