Libro dei morti

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Libro dei morti
Altri titoli Libro per uscire al giorno[1][2]
Egypt bookofthedead.jpg
Un libro dei morti dello scriba Nebqed, del 1300 a.C.
Autore Sconosciuto
1ª ed. originale Nuovo Regno
Genere poema
Lingua originale egiziano antico
Protagonisti Defunto
Altri personaggi Divinità e mostri

Il Libro dei morti è un antico testo funerario egizio, utilizzato stabilmente dall'inizio del Nuovo Regno (ca. 1550 a.C.) fino alla metà del I secolo a.C.[3] Il titolo originale del testo, traslitterato rw nw prt m hrw[4], è traducibile come Libro per uscire al giorno[5][6]. Un'altra traduzione possibile è Libro per emergere nella luce. Libro è il termine che più si avvicina a indicare l'intera raccolta dei testi: il Libro dei morti si compone di una raccolta di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto come protezione e aiuto nel suo viaggio verso il Duat, il mondo dei morti che si riteneva irto di insidie e difficoltà, e verso l'immortalità. Fu composto da molti sacerdoti nell'arco di un millennio.

Il Libro dei morti si inserisce in una tradizione di testi funerari iniziata con gli antichi Testi delle piramidi (Antico regno) e Testi dei sarcofagi (Medio regno), che erano appunto inscritti su pareti di camere funerarie o su sarcofagi, ma non su papiri. Alcune delle formule del Libro derivano da tali raccolte molto più antiche (III millennio a.C.), altre furono composte in epoche successive della storia egizia, risalendo via via al Terzo periodo intermedio (XI-VII secolo a.C.). Il papiro del Libro dei morti, o di parte di esso, era talvolta deposto nel sarcofago insieme alla mummia.

Non vi fu mai una edizione unica e canonica del Libro dei morti. I papiri pervenutici contengono varie selezioni di formule magiche e religiose e illustrazioni, anche di notevole valore artistico. Alcuni individui sembrano aver commissionato copie del Libro del tutto personali, probabilmente scegliendo frasi e formule che ritenevano particolarmente importanti per il loro accesso nell'aldilà. Il Libro dei morti era quasi sempre trascritto in caratteri geroglifici o ieratici su rotoli di papiro, e talvolta decorato con figure raffiguranti il defunto e le tappe del suo viaggio nel Duat.

Storia e formazione del testo[modifica | modifica wikitesto]

Testi delle piramidi sulle pareti della camera sepolcrale del faraone Teti (2345 - 2333 a.C.), nella sua piramide a Saqqara

Il Libro dei morti si è andato formando a partire da una tradizione di manoscritti funerari risalenti all'Antico Regno dell'Egitto. La prima e più antica tipologia di questi testi sono i Testi delle piramidi, comparsi per la prima volta nella piramide del faraone Unis (o Unas) della V dinastia, vissuto intorno al 2400 a.C.[7] Tali testi erano scolpiti sulle pareti delle camere sepolcrali all'interno delle piramidi dei soli faraoni, a Saqqara (e, a partire dalla VI dinastia, anche di alcune regine). Molti dei Testi delle piramidi furono realizzati con geroglifici oscuri e inusuali; molti dei geroglifici raffiguranti esseri umani o animali venivano lasciati incompleti o mutilati, probabilmente per impedire simbolicamente che arrecassero un qualsiasi danno al faraone defunto[8]. Lo scopo dei Testi delle piramidi era aiutare il re a prendere posto fra gli dei, soprattutto a riunirsi con suo padre Ra: in quella determinata fase storica, l'aldilà era immaginato nei cieli, piuttosto che come l'oltretomba descritto nel Libro dei morti[8]. Negli ultimi momenti della VI dinastia, i Testi delle piramidi cessarono di essere un'esclusiva dei faraoni e furono adottati anche da nobili, alti funzionari e governatori locali.

Durante il Medio Regno (2055 - 1650 a.C.[9]) emerse una nuova tipologia di testi funerari: i Testi dei sarcofagi. I Testi dei sarcofagi impiegavano un linguaggio molto meno arcaico, nuove formule e per la prima volta illustrazioni e figure. Tali testi venivano solitamente incisi sui coperchi e sulle pareti interne ed esterne dei sarcofagi, benché in qualche raro caso siano stati rinvenuti su papiri[8]. I Testi dei sarcofagi erano accessibili a ogni individuo che fosse abbastanza ricco da permettersi un sarcofago, allargando così il numero di persone che potevano pensare di accedere alla vita eterna; questo processo è stato definito una democratizzazione dell'aldilà[6].

Vignetta raffigurante la pesatura del cuore, dal papiro di Hunefer (ca. 1275 a.C.). Il cuore dello scriba Hunefer viene pesato sulla bilancia di Maat, dea della verità; sull'altro piatto è posata la piuma della verità. Il dio Anubi compie la pesatura. Il dio Thot registra il risultato. Qualora il cuore eguagliasse il peso della piuma, Hunefer sarebbe accolto nell'immortalità. In caso contrario, verrebbe divorato dal mostro Ammit, una fusione di coccodrillo, leone e ippopotamo.

Il Libro dei morti cominciò a formarsi a Tebe verso l'inizio del Secondo periodo intermedio dell'Egitto, intorno al 1700 a.C. La più antica occorrenza di formule confluite nel Libro dei morti è stata rilevata nel sarcofago della regina Mentuhotep della XIII dinastia, consorte di re Djeuti, dove nuove formule furono inserite fra altre antiche derivanti dai Testi delle piramidi e dai Testi dei sarcofagi.

Dalla XVII dinastia egizia il Libro cominciò a diffondersi al di fuori dei membri della famiglia reale, fra cortigiani e funzionari. In tale fase le formule cominciarono a essere riportate su sudari di lino avvolti intorno alla mummia, sebbene occasionalmente scoperti su feretri e papiri[10].

Con l'avvio del Nuovo Regno l'articolazione e la diffusione del Libro dei morti raggiunsero il loro apice. La famosa formula n°125, detta della Pesatura del Cuore, ha la sua prima attestazione durante i regni di Hatshepsut e Thutmose III, intorno al 1475 a.C. Da quell'epoca in poi, il Libro dei morti fu trascritto sempre su rotoli di papiro, con l'aggiunta di immagini e figure anche complesse. Sotto la XIX dinastia, tali vignette si fecero sontuose, tavolta a discapito del testo stesso[11].

Durante il Terzo periodo intermedio dell'Egitto, il Libro dei morti cominciò ad apparire in scrittura ieratica, la versione corsiva dei geroglifici. I papiri in ieratico erano più economici e semplici da realizzare, con l'esclusione inoltre delle vignette, esclusa una sola immagine all'inizio del testo. Contemporaneamente comparvero ulteriori testi funerari, come ad esempio l'Amduat[12].

Ai tempi della XXV e XXVI dinastia il Libro dei morti fu aggiornato, modificato e adattato a nuovi standard. Delle formule furono riorganizzate e, per la prima volta, numerate. Tale versione è nota come Revisione saitica, poiché in quel periodo la capitale del Paese era Sais. Nel Periodo tardo e in epoca tolemaica le riproduzioni del Libro continuarono a basarsi sulla Revisione saitica, seppure sottoposta a frequenti tagli. Apparvero nuovi testi funerari, quali il Libro del respirare (ca. 350 a.C.) e il Libro per trascorrere l'eternità (ca. 330 a.C.)[13]. L'ultimo uso documentato del Libro dei morti risale alla metà del I secolo a.C., sebbene alcuni motivi artistici si siano perpetuati anche in età romana[14].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Vignetta dal Papiro di Ani con l'illustrazione della formula 30B: << Formula per non permettere al cuore di Ani di agire contro di lui, nella Casa del Dio. >>

Si tratta, generalmente, di formule e di racconti incentrati sul viaggio notturno del Dio sole (nelle sue diverse manifestazioni) e della sua lotta con le forze del male (tra cui il serpente Apopi) che tentano, nottetempo, di fermarlo per non farlo risorgere al mattino.

In particolare il testo doveva servire a preparare la testimonianza sulla sua condotta di vita, che il defunto doveva fornire davanti al giudizio di Osiride. Il papiro era poi posto nella tomba, o a volte direttamente nel sarcofago, assieme ai tesori e alle suppellettili ritenute necessarie per l'anima in viaggio. Il defunto era sottoposto alla cerimonia della psicostasia, la pesatura dell'anima davanti al tribunale di Osiride.

Inizialmente i testi venivano tracciati sulle pareti della camera sepolcrale. Nel Medio regno si usò dipingere le formule sul sarcofago, e solo a partire dalla XVIII dinastia si impiegò il papiro.

In questo modo sono giunti agli egittologi innumerevoli testimonianze sulle pratiche di mummificazione e sul culto dei morti in generale di molte dinastie.

Chiamato dagli antichi egizi Libro del ritorno nel giorno, il Libro dei morti è fondamentalmente una raccolta di detti, epitaffi, formule che risalgono agli antichi Testi dei sarcofagi, i quali a loro volta risalgono ai Testi delle Piramidi. Antecedentemente utilizzati per le sepolture “comuni”, se ne trovano ampi stralci nelle anticamere di molte tombe della Valle dei Re del periodo ramesside.

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di una copia (EA 10793/1) del Libro dei morti appartenente a Pinedjem II (ca. 990 a.C. - 969 a.C.), raffigurato mentre presenta offerte a Osiride. Pinedjem è nelle sue vesti di Sommo sacerdote. British Museum, Londra.

Quasi ogni copia del Libro dei morti era un pezzo unico, poiché conteneva una commistione di formule scelte dal corpus di quelle disponibili a discrezione del commitente e proprietario. Nell'antichità non esisteva praticamente una struttura ordinata e definita del Libro dei morti[10]. Fino allo studio pionieristico di Paul Barguet del 1967 sui temi ricorrenti fra i testi[15], gli egittologi erano dell'opinione che non esistesse alcuna struttura interna del Libro dei morti[16]. Solo a partire dal periodo Saita vi fu una suddivisione ordinata del testo[17].

Il Libro dei morti, a partire dalla Revisione saitica, venne generalmente suddiviso, nei suoi capitoli, in quattro sezioni:

  • Capitoli 1 - 16: il Defunto è posto nella tomba, discende nel Duat, l'oltretomba, e il corpo si riappropria della facoltà di muoversi e parlare.
  • Capitoli 17 - 63: spiegazione della origine mitica degli dèi e dei luoghi; il Defunto viene fatto rivivere ancora così che possa sorgere e rinascere con il sole nascente.
  • Capitoli 64 - 129: il Defunto percorre il cielo sulla barca solare, il sole stesso; al tramonto, si reca nell'oltretomba per comparire di fronte a Osiride.
  • Capitoli 130 - 189: essendo stato giudicato degno, il Defunto prende potere nell'universo come uno degli dèi. Questa sezione include anche vari capitoli sugli amuleti protettivi, sulle provviste di cibo e su luoghi importanti del mondo dei morti[16].

Esempi e testi affini[modifica | modifica wikitesto]

ll Libro dei morti è stato riprodotto nelle seguenti tombe della Valle dei Re (riportate in ordine cronologico di regno dei "titolari", ove noti):

Altri libri del medesimo tipo, con valenza funeraria, sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Taylor, John H. (Editor), Ancient Egyptian Book of the Dead: Journey through the afterlife. British Museum Press, London, 2010. ISBN 978-0-7141-1993-9 p.55
  2. ^ D'Auria, S., Mummies and Magic: the Funerary Arts of Ancient Egypt. Museum of Fine Arts, Boston, 1989. ISBN 0-87846-307-0 p.187
  3. ^ Taylor, John H. (Editor), Ancient Egyptian Book of the Dead: Journey through the afterlife. British Museum Press, London, 2010. ISBN 978-0-7141-1993-9 p.54
  4. ^ Allen, James P., Middle Egyptian - An Introduction to the Language and Culture of Hieroglyphs, Cambridge University Press, 2000. ISBN 0-521-77483-7 p.316
  5. ^ Taylor, p.55
  6. ^ a b D'Auria, S., Mummies and Magic: the Funerary Arts of Ancient Egypt. Museum of Fine Arts, Boston, 1989. ISBN 0-87846-307-0 p.187
  7. ^ Faulkner, Raymond O.; Andrews, Carol (ed.), The Ancient Egyptian Book of the Dead. University of Texas Press, Austin, 1972. pg.54
  8. ^ a b c Taylor, pg.54
  9. ^ Grimal, Nicolas (1988). A History of Ancient Egypt. Librairie Arthéme Fayard. p.155
  10. ^ a b Taylor, pg.55
  11. ^ Taylor, pg.35-7
  12. ^ Taylor, pg.57-8
  13. ^ Il Libro del respirare e un suo nuovo esemplare nel papiro demotico n.766 del Museo Egizio di Torino, jstor.org.
  14. ^ Taylor, pg.59-60
  15. ^ Barguet, Paul (1967). Le Livre des morts des anciens Égyptiens. Paris: Éditions du Cerf.
  16. ^ a b Faulkner, Raymond O (trad.); von Dassow, Eva (ed.), The Egyptian Book of the Dead, The Book of Going forth by Day. The First Authentic Presentation of the Complete Papyrus of Ani. Chronicle Books, San Francisco, 1994. p.141
  17. ^ Taylor, p.58

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]