Papiro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima pianta, vedi Cyperus papyrus.
Piante di papiro a Siracusa.

Papiro (dal latino papȳrus, a sua volta dal greco πάπυρος) è la superficie di scrittura ricavata da una pianta acquatica, molto comune nel Delta del Nilo e in alcune parti del Mediterraneo, un'erba palustre della famiglia delle Cyperaceae, il Cyperus papyrus.

La carta di papiro rappresentò una vera e propria rivoluzione nel campo della scrittura, poiché risultava facilmente pieghevole, leggera e di colore chiaro, tutte qualità utili per gli scritti. Il primo produttore del prezioso materiale era l'Egitto.

Il papiro veniva prodotto strappando dal fusto triangolare della pianta delle strisce (lunghe anche circa 40 cm), che venivano affiancate su una superficie umida, dura e liscia. Sopra di esse veniva disposto ad angolo retto un altro strato. Qualche colpo con un martelletto di legno faceva amalgamare i due strati che venivano essiccati, restando collegati dai loro succhi naturali senza l'aggiunta di colla. La superficie, infine, veniva lisciata con pietre arrotondate. In questo modo si ottenevano dei fogli rettangolari.


La pianta del papiro[modifica | modifica wikitesto]

Il papiro è una specie erbacea perenne, una canna di palude con fusti alti da 2 a 5 metri e rizoma legnoso molto grosso. Il fusto è trigono, privo di foglie, con diametro di 2-3 centimetri, liscio, di colore verde scuro.

All'apice di ogni fusto compaiono brattee lanceolate, arcuate, disposte ad ombrello.

Le infiorescenze sono ombrelliformi con raggi lunghi da 10 a 30 centimetri, si formano all'estremità superiore dei fusti e portano delle spighe di colore paglierino che contengono acheni allungati.

La fioritura avviene da luglio a settembre.

In Europa cresce spontaneamente in quelle aree dove una presenza abbondante di acque basse è associata alla temperatura calda.

È una specie amante della luce, che cresce lungo le rive dei corsi d'acqua a corrente lenta, con le radici sommerse.

Oggi il papiro viene coltivato soprattutto a scopo ornamentale, ma nell'Antico Egitto aveva molteplici usi tecnici: il midollo era usato come alimento e fonte di fibre tessili, i fiori per farne ghirlande, il rizoma come combustibile e le parti più robuste (radici e fusto) per pentole, utensili, calzature, sartiame se non addirittura imbarcazioni

Invenzione, utilizzo e commercio della carta di papiro[modifica | modifica wikitesto]

Mentre le tavolette d'argilla furono utilizzate quasi solo in Mesopotamia, il papiro fu il principale materiale di supporto alla scrittura per quasi quattro millenni e fu utilizzato su un'area molto più ampia del territorio in cui aveva avuto origine e dove continuò ad essere localizzata la quasi totalità della produzione, l'Egitto. Il suo utilizzo scomparve solo quando si diffuse la produzione della carta, ottenuta dagli stracci e perciò molto più economica.

La sua importanza storica è ancor oggi testimoniata da molte lingue europee, in cui la carta è indicata con un vocabolo derivato da "papiro": in inglese "paper", in francese e in tedesco "papier", in spagnolo "papel". Fa eccezione l'italiano, in cui la parola papiro è usata solo scherzosamente per indicare un qualche documento. La parola "carta" deriva dal latino charta, che indicava un singolo foglio, che poteva equivalentemente essere stato ricavato dal papiro o dalla pergamena.

Il primo produttore del prezioso materiale era l'Egitto. In particolare Alessandria, la città sul Delta, ne controllava il commercio internazionale. Le vaste paludi deltizie, infatti, erano particolarmente adatte alla coltivazione delle canne da cui si ricavava la fibra dalla qualità migliore.[1]

L'importanza del papiro come supporto nella trasmissione della cultura è stato fondamentale. Durante tutta l'antichità, dall'epoca di Giulio Cesare a quella dei sovrani franchi, il «papiro alessandrino» fu il supporto più utilizzato in Europa per la stesura di ogni tipo di documento (ufficiale, mercantile, letterario, ecc.).

I più antichi papiri ritrovati dagli archeologi risalgono al terzo millennio a.C. La produzione del papiro fu per l'Egitto una grande fonte di reddito, poiché gli egiziani lo esportavano nei loro commerci su tutto il bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente. A partire dal III millennio a.C. vi fu un forte scambio commerciale per il papiro attraverso i porti della Fenicia, e dal X secolo a.C. il commercio aumentò notevolmente. Dopo che i popoli del Mediterraneo appresero l'arte della scrittura, la richiesta di carta di papiro aumentò enormemente: divenne preziosa e comune in tutta l'area geografica mediterranea. Gli arabi lavorarono il papiro dal VII secolo a.C., i greci dal VI secolo a.C.

Gli egiziani chiamavano i fogli prodotti dalla pianta del papiro shefedu, i greci li chiamavano biblos (dal nome della città fenicia di Biblo, principale porto d'esportazione del papiro) e i romani charta. Nelle case dei romani vi erano spesso delle biblioteche domestiche. I rotoli venivano muniti di indici, etichettati (con una linguetta sporgente che in greco si chiamava sillybos) e impilati in scaffali.

Dal momento che nel clima europeo un papiro poteva conservarsi in buono stato per circa trecento anni, non sono sopravvissuti molti papiri originali di età greca o romana. Le uniche eccezioni sono i papiri carbonizzati rinvenuti nel sito archeologico di Ercolano[2] e una raccolta di frammenti rinvenuta nell'antica città egiziana di Ossirinco (“papiro del romanzo”). Infine, una parte dei celebri Manoscritti del Mar Morto (databili tra il 150 a.C. e il 70 d.C.) stata scritta su papiro.

Obsolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: [[Storia della carta]].

Come si è potuto constatare furono molti i popoli che conobbero la coltura del papiro, ma la sua produzione ebbe un brusco rallentamento, fino a scomparire temporaneamente, nel tempo in cui gli egiziani smisero di fabbricare carta di papiro; dopo 4200 anni di produzione, a causa di una forte siccità che dal 1052 d.C. al 1055 d.C. colpì il fiume Nilo, facendo quasi estinguere la coltura del cyperus papyrus[senza fonte]. Altro fattore fu che in quel periodo cominciò ad essere commercializzata e ben chiesta la carta prodotta dagli stracci, tecnica molto usata dagli arabi. Quindi la carta di papiro finì i suoi tempi di gloria con l'avvento nel Mediterraneo delle nuove tecniche per la fabbricazione della nuova carta, importata in Europa o da Damasco (Siria) attraverso Costantinopoli (l'odierna Istanbul in Turchia) o dall'Africa tramite la dominazione araba in Sicilia e successivamente con la prima fabbrica di carta aperta nelle Marche (Italia).

La produzione antica[modifica | modifica wikitesto]

Il Romance Papyrus, papiro greco miniato del I-II secolo (Bibliothèque nationale de France, Supplément grec 1294)

L' Egitto, come detto sopra, ebbe nell'antichità l'esclusiva della produzione di carta papiro grazie alla coltivazione della pianta lungo le rive del fiume Nilo. La produzione della carta si distribuiva in più fasi: la raccolta della pianta, la divisione del suo fusto in lamine, la realizzazione del foglio, la rifinitura e l'assemblaggio del rotolo. I fogli ricavati dal papiro venivano poi destinati ad usi diversi in base alla loro qualità e alla loro dimensione. Gli egiziani, purtroppo, non ci hanno tramandato notizie sull'antica arte della produzione egizia del papiro; qualcosa, però, troviamo in Plinio o è stato dedotto dall'esame dei papiri superstiti.

La produzione dei singoli fogli[modifica | modifica wikitesto]

Il papiro veniva prodotto strappando dal caule triangolare della pianta delle strisce (lunghe anche circa 40 cm), che venivano affiancate su una superficie umida, dura e liscia. Sopra di esse veniva disposto ad angolo retto un altro strato. Qualche colpo con un martelletto di legno faceva amalgamare i due strati che venivano essiccati, restando collegati dai loro succhi naturali (liberati a seguito della percussione) senza l'aggiunta di colla. La superficie, infine, veniva lisciata con pietre arrotondate. In questo modo si ottenevano dei fogli rettangolari (kòllema, plurale: kollemata). Sui fogli di papiro si scriveva secondo righe orizzontali larghe 10-20 cm, usando sia un pennello che uno strumento appuntito e intinto nell'inchiostro.

Questi fogli erano piuttosto delicati e rischiavano di sfilacciarsi a partire dei bordi, perciò perlopiù si preferì collegarli fra loro costruendo dei rotoli e lasciare liberi da scrittura ampi margini sopra e sotto. L'altezza massima dei rotoli era quella dei fogli, ma spesso era molto inferiore (10-20 cm), forse perché i fogli erano più piccoli o perché erano stati tagliati orizzontalmente in due o tre parti per produrre rotoli più bassi e maneggevoli. Alternativamente i fogli furono anche utilizzati per comporre dei codici papiracei, una tecnica che si diffuse nel mondo greco-romano dopo la nascita dei codici di pergamena.

Il rotolo[modifica | modifica wikitesto]

I fogli di papiro venivano accostati e incollati con una colla di acqua e farina, sovrapponendo alcuni centimetri del bordo laterale (1-5 cm), in modo da produrre una striscia lunga molti metri, che veniva arrotolata. Il papiro più lungo della Villa dei papiri di Ercolano misura 25 metri. Quello più lungo del British Museum, il Papiro Harris, ben 41. In questa operazione si aveva cura che tutti i fogli presentassero il lato con le fibre orizzontali sulla stessa faccia del rotolo, che diventava la superficie interna, quella di scrittura preferenziale. Ciò comportava alcuni vantaggi. Anzitutto durante l'arrotolamento le fibre orizzontali risultavano compresse e ciò riduceva il pericolo di lacerazioni, aumentando la durabilità del papiro. La scrittura, poi, era facilitata dal fatto che la punta dello strumento scorreva parallelamente alle fibre.

Per questo stesso motivo a seconda del verso della propria scrittura (verso destra come le lingue europee o verso sinistra come le semitiche) era utile che le giunzioni fra i fogli (dette kolleseis) non offrissero resistenza: per le lingue europee (greco e latino) il bordo destro del foglio di sinistra doveva essere incollato sopra il bordo sinistro del foglio di destra e viceversa nel caso opposto. Ciò, tuttavia, non richiedeva alcuna particolare attenzione per il fabbricante: bastava che lo scriba ruotasse di 180° il rotolo ed iniziasse a scrivere dall'altra estremità del rotolo. Il rotolo, infine, veniva posto in commercio e poteva essere utilizzato per produrre due tipi di manufatti editoriali: il volumen e il rotulus.

Il volumen[modifica | modifica wikitesto]

Quando esso doveva contenere un'opera letteraria, la cui lunghezza perciò consentiva di sfruttare tutto il rotolo, esso diventava un volumen (parola latina che indica l'arrotolamento del rotolo di papiro). In questo caso all'estremità esterna del rotolo era aggiunto un primo foglio di protezione, il protocollon. Quando, infatti, si iniziava a svolgere il rotolo il primo foglio era sottoposto a una trazione intensa e logorante. Sul "protocollo" non si scriveva, tranne per eventuali brevi annotazioni. Le fibre di questo foglio erano disposte ortogonalmente rispetto a quelle dei fogli successivi, cioè il foglio era incollato col retro sul davanti.

Secondo i poeti latini il protocollon dei rotoli più lussuosi era addirittura in pergamena, evitando così di dover sostituire il protocollo quando si logorava. Dato che la pergamena era costosa il protocollo di papiro poteva essere rinforzato incollando sul suo bordo esterno una sottile striscia di pergamena o almeno un rinforzo di papiro. Probabilmente un analogo foglio di protezione, detto eschatocollion, si trovava anche al termine del papiro: Marziale infatti lo menziona[3], ma per ora non ce ne è giunto alcun esemplare.

A una o a entrambe le estremità del rotolo, inoltre, poteva essere fissato un bastoncino di legno chiamato umbilicus, attorno al quale il volumen veniva riavvolto. Alle due estremità dell'umbilicus si trovavano due pomelli, talvolta ornati di pitture variopinte [4]. I pomelli erano chiamati in latino anche cornua, forse perché d'osso? In greco antico, invece, questi pomelli erano detti kefalìs (plurale: kefalìdes), cioè "testolina", traducibile letteralmente in latino con capitulum o capitellum[5]. Già nella Bibbia dei LXX questo termine passò a indicare anche l'intero rotolo[6]. Ogni libro, poi, poteva essere contrassegnato con un'etichetta contenente il sommario (e perciò detta syllabus) o almeno il testo delle prime parole, che nell'antichità fungevano da titolo delle opere (index).

Il rotolo era conservato in casellari, detti nidi o in appositi contenitori di cuoio (capsae). Ogni casella od ogni capsa poteva contenere dieci rotoli. Per questo motivo i libri di alcune opere come la storia di Roma di Tito Livio (Ab Urbe condita libri CXLII), erano raggruppati in decadi. Per la lettura il volumen poteva essere tenuto nella mano destra, mentre la sinistra lo svolgeva e riavvolgeva la parte letta. Evidentemente il testo era scritto su colonne parallele, larghe 10-20 cm.

Il rotulus[modifica | modifica wikitesto]

Testi più brevi come contratti, accordi, lettere erano predisposti tagliando dal rotolo di papiro la quantità necessaria. In questo caso il testo poteva anche essere compilato transversa charta, cioè ruotando il papiro di 90° e scrivendo su una sola colonna. Il rotolo, quindi, veniva dispiegato in posizione verticale per la lettura e veniva ri-arrotolato dal basso verso l'alto. In mancanza di un termine generalmente accettato Eric Turner usa la parola rotulus per indicare questi rotoli[7].

I papiri opistografi[modifica | modifica wikitesto]

Quando il testo era scritto su entrambi i lati il papiro veniva e viene detto opistografo. La doppia scrittura può avere diverse motivazioni. In alcuni casi in tempi successivi alla prima compilazione la mancanza o il costo della carta di papiro induceva a riutilizzare il verso del papiro per trascrivere un'opera diversa da quella del recto. In altri casi i fogli di papiro venivano sin dall'inizio raggruppati in fascicoli e utilizzati per comporre codici papiracei. Erano abbastanza comuni i quaternioni, cioè fascicoli di quattro bifogli per un totale di otto fogli. In questo caso le fibre possono risultare disposte nella pagina sia orizzontalmente che verticalmente. In altri casi ancora il testo continuava dal fronte al tergo della pagina, ecc.

La produzione moderna[modifica | modifica wikitesto]

Carta di papiro prodotta artigianalmente a Siracusa

Fu un italiano a far riprendere la produzione della millenaria carta di papiro; l'archeologo catanese Saverio Landolina Nava, che nel 1780 circa, s'interessò a tale pianta e volle riprendere la fabbricazione di suddetta carta nella città di Siracusa, produzione che da allora non è più cessata fino ai tempi odierni. Negli anni '60 le sorelle Naro di Siracusa furono le uniche al mondo a produrre carta di papiro; fu una produzione di livello qualitativo basso, poiché utilizzarono tecniche del tutto personali, ma ebbero comunque il merito di non far sparire dalla società contemporanea la tecnica di lavorazione del papiro.[8] Dagli anni '70 si ebbe una nuova grande lavorazione di carte di papiri; sia a Siracusa che in Egitto. Gli egiziani infatti ripresero a lavorare il papiro dopo una lunga sosta durata circa otto secoli. La nuova produzione prevedeva un vasto quantitativo di carta fabbricata con la pianta di papiro e indirizzata ad un mercato turistico. Eccezioni dell'epoca furono poi date da alcuni centri specializzati che si prodigarono a realizzare la suddetta carta secondo tesi, tramite ricostruzione scientifica dell'antica tecnica.[8]

Lavorazione artigianale per produrre la carta di papiro (Siracusa)

Nella città di Siracusa vi sono alcuni artigiani che, anche negli anni 2000, riproducono la carta di papiro manualmente, come si lavorava in passato.[9]

Il papiro nella religione egiziana[modifica | modifica wikitesto]

La pianta di papiro è stata spesso rappresentata anche nei riti religiosi: nel Basso Egitto, era simbolo di fertilità, fecondità e rigenerazione. La pianta era inoltre usata come offerta agli dei egizi durante processioni religiose e funerarie. Molto famosi ed importanti per la religione egizia furono il Libro dei morti, i Testi dei sarcofagi e i Testi delle Piramidi.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Con la pianta del papiro si producevano anche delle barche, fatte interamente da filamenti di papiro; queste barche sono state ritrovate, oltre che in Egitto, anche nei luoghi più interni dell'Africa: Uganda, Ciad, Etiopia, Kenya e Sudan, dove anche ai giorni attuali vengono realizzate.[10] Alcuni modelli di barca sono ispezionabili presso la sede museale siracusana dedicata al papiro.
  • Viene detto "papiro" il manifesto tradizionalmente redatto in onore dello studente universitario neolaureato, riportante la sua caricatura, una scherzosa biografia in versi, ecc.
  • Il papiro per gli antichi egizi rappresentava il simbolo della gestazione, della gioia e della giovinezza. Altri significati attribuitigli cambiavano in base al modo in cui esso veniva utilizzato: svolgere una carta da papiro significava evoluzione e conoscenza; avvolgere una carta da papiro significava involuzione, segreto.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Greenblatt, p. 66
  2. ^ Benché carbonizzati i papiri di Ercolano sono agevolmente leggibili, con scrittura nero-lucida su supporto nero-opaco (Ugo Enrico Paoli, Vita romana, Firenze, Le Monnier, 1962). La diversa modalità eruttiva ha invece completamente distrutto i papiri conservati a Pompei.
  3. ^ Marziale 2.6.3
  4. ^ pictis luxurieris umbilicis in Marziale, libro III, epigramma 2, v.9. citato in Opere di G.G. Winckelmann, Prato 1831, Vol. 7, p. 204. Questi dettagli, messi in dubbio da alcuni esperti, sono riconoscibili nell'iconografia romana: Franco Maltomini, Il rotolo di Amore con doppio umbilicus e cornua pomiformi, Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik 123 (1998) 297–300.
  5. ^ La parola "capitulum" compare in un commento a Varrone per indicare il pomello con cui era retta una tabula litteraria. Esso, perciò, era probabilmente la corretta traduzione latina di kefalìs anche per indicare le cornua senza specificarne il materiale.
  6. ^ Si veda lo Strong.
  7. ^ Turner, p. 25.
  8. ^ a b Cartelli, pp. 26
  9. ^ Filmato audio Linea verde, Da Portopalo a Siracusa, Rai.Tv, 24 marzo 2013. URL consultato il 24 marzo 2013.
  10. ^ Cartelli, pp. 28
  11. ^ PAPIRO.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric G. Turner, 'Recto' e 'Verso'. Anatomia del rotolo di papiro, Istituto papirologico Vitelli, Firenze 1994.
  • (FR) François Déroche, Annie Berthier, Manuel de codicologie des manuscrits en écriture arabe, Parigi, Bibliothèque nationale de France, 2000, ISBN 2-7177-2106-1.
  • Jonathan M. Bloom, Paper before print. New Haven and London, Yale University Press, 2001
  • Angelo Cartelli, Il papiro : dove, quando, perché e come, Sovera Edizioni, 2005.ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: 4044571-9