Papiri di Ercolano

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Papiro di Ercolano 1425 (De poem), disegnato da Giuseppe Casanova, circa 1807

I papiri di Ercolano sono un corpus di oltre 1 800 papiri rinvenuti nella cosiddetta Villa dei Papiri a Ercolano nel XVIII secolo, carbonizzati dalla nota eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C.

I papiri, contenenti principalmente testi filosofici greci, provengono dall'unica biblioteca pervenuta intatta dall'antichità[1]. La maggior parte delle opere conservate riguardano il filosofo epicureo e poeta Filodemo di Gadara.

I papiri rinvenuti e non andati distrutti sono per lo più conservati presso la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III al Palazzo Reale di Napoli, studiati presso la sezione chiamata Officina dei Papiri Ercolanesi[2].

Scoperta e scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Villa dei Papiri

Nel 1752, operai della famiglia reale dei Borbone scoprirono casualmente quella che è oggi nota come Villa dei Papiri[1][3].

I primi scavi archeologici furono compiuti nel XVIII secolo. Questi scavi sembravano più attività minerarie, in quanto si procedeva con lo scavo nella roccia lavica di pozzi verticali e gallerie sotterranee orizzontali. Gli operai ponevano i reperti in cesti che venivano poi riportati in superficie[1].

Con il supporto di Carlo III di Spagna, Roque Joaquín de Alcubierre condusse scavi sistematici di Ercolano assieme a Karl Weber[4].

Potrebbe ancora esserci una sezione inferiore dalla raccolta della Villa che non è ancora stata scavata[5].

L'eruzione del 79 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., i fasci di rotoli di papiro furono carbonizzati dall'intenso calore prodotto dai flussi piroclastici[5]. Questo surriscaldamento intenso avvenne in un periodo di tempo estremamente breve e in ambienti poveri di ossigeno, facendo sì che i rotoli si carbonizzassero in blocchi compatti e estremamente fragili[1]. Successivamente furono ricoperti e conservati dagli strati di roccia lavica estremamente tenace[5].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si ignora quanti fossero i papiri in origine conservati nella biblioteca, poiché molti rotoli furono distrutti dagli operai e dagli studiosi che tentavano di estrarli dalla roccia vulcanica.

L'elenco ufficiale riporta 1 814 rotoli e frammenti, dei quali 1 756 furono scoperti nel 1855. Al 1986, l'inventario ufficiale riportava 1 826 papiri[6]. Oltre 340 sono quasi completi, circa 970 sono in parte danneggiati e in parte leggibili, più di 500 sono solo frammenti carbonizzati[3].

Srotolamento e avvenimenti successivi[modifica | modifica wikitesto]

Papiro 27

Alla fine del XVIII secolo, l'abate Piaggio inventò una macchina per srotolare le strisce di papiro; i testi così resi visibili erano rapidamente copiati, riesaminati da accademici esperti dell'Ellenismo e poi ricorretti ulteriormente, se necessario, dal gruppo di srotolamento/copiatura[1].

Nel 1802, il re Ferdinando IV incaricò il reverendo John Hayter di assistere al processo di srotolamento[1]. Tra il 1802 e il 1806, Hayter srotolò e decifrò parzialmente circa 200 papiri[3]. Queste copie sono conservate nella Bodleian Library, dove sono conosciuti come "Oxford Facsimiles of the Herculaneum Papyri".[1]

Sempre nel 1802, il re Ferdinando IV di Napoli offrì sei rotoli a Napoleone Bonaparte come mossa diplomatica. Nel 1803, assieme ad altri tesori, i rotoli furono trasportati da Francesco Carelli. Dopo aver ricevuto il dono, Bonaparte consegnò i rotoli all'Institut de France dove furono presi in carico da Gaspard Monge e Vivant Denon[1].

Nel 1810, diciotto papiri srotolati furono consegnati al re britannico Giorgio IV, quattro dei quali furono donati alla Biblioteca Bodleiana; gli altri per lo più sono oggi conservati presso la British Library[3].

Nel gennaio 1816, Pierre-Claude Molard e Raoul Rochette tentarono di srotolare un papiro con una replica della macchina dell'abate Piaggio, ma l'intero rotolo fu distrutto senza poterne ricavare alcuna informazione[1].

Nel 1877, un papiro fu consegnato a un laboratorio del Museo del Louvre, dove fu compiuto un tentativo di srotolamento con un "piccolo mulino". Il tentativo fu un insuccesso e il rotolo fu parzialmente distrutto (si salvò solo un quarto del papiro)[1].

Le operazioni di apertura dei rotoli erano estremamente difficili. L'apertura di un rotolo spesso danneggiava o distruggeva completamente il rotolo stesso. Se un rotolo era aperto con successo, l'inchiostro originale, una volta esposto all'aria, iniziava subito a svanire. Inoltre, questa modalità di apertura spesso lasciava pagine attaccate assieme, cosicché si perdevano ulteriori informazioni[5].

Alla metà del XX secolo, solo 585 rotoli o frammenti erano stati completamente srotolati e 209 solo in parte. Dei papiri srotolati, circa 200 sono stati decifrati e pubblicati e circa 150 decifrati ma non pubblicati[3].

Una copia del papiro 152-157 con testo identificabile

Più recentemente, nel 1969, Marcello Gigante fondò il Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi (CISPE)[7]. Con l'intento di riprendere gli scavi della Villa dei Papiri e di promuovere il rinnovamento degli studi dei testi ercolanesi, l'istituto adottò un nuovo metodo per lo srotolamento. Utilizzando il metodo "Oslo", il gruppo di lavoro del CISPE separò i singoli strati di papiro. Uno dei rotoli fu scomposto in 300 parti e un altro in un numero leggermente inferiore di parti[1].

A partire dal 1999, i papiri sono stati digitalizzati adottando tecniche di imaging multispettrale (MSI). Esperti internazionali e celebri studiosi presero parte al progetto. Il 4 giugno 2011 fu annunciato che era stato raggiunto l'obiettivo di digitalizzare 1 600 papiri ercolanesi[8][9].

Dal 2007, un gruppo di lavoro dell'Istituto di Papirologia e gruppi di scienziati provenienti dal Kentucky hanno impiegato raggi X e la risonanza magnetica nucleare per analizzare i manufatti[1].

Nel 2009, l'Institut de France in collaborazione con il Centre national de la recherche scientifique ottenne l'immagine di due papiri ercolanesi intatti utilizzando la microtomografia a raggi X (micro-CT) per rivelare le strutture interne dei rotoli[10][11]. Il gruppo che diresse il progetto stimò che se i rotoli fossero stati completamente srotolati avrebbero misurato circa 12-16 m[5]. La struttura interna dei rotoli si rivelò essere estremamente compatta e con molte convoluzioni, vanificando gli algoritmi automatici di srotolamento che il gruppo aveva sviluppato. L'esame manuale di piccoli segmenti della struttura interna dei rotoli ebbe migliori risultati, rivelando le singole fibre del papiro. Sfortunatamente, sui piccoli campioni indagati non è stato possibile trovare inchiostro, poiché gli inchiostri a base di sostanze organiche (quindi a base di carbonio) non sono visibili sui rotoli carbonizzati[5].

«Ciò che vediamo è che l'inchiostro, che è essenzialmente a base di carbonio, non è molto diverso dal papiro carbonizzato»

(Dr. Vito Mocella[12])

Nel 2015, un gruppo guidato dal dott. Vito Mocella, dell'Istituto di Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IMM)[12][13], annunciò che "... X-ray phase-contrast tomography (XPCT) can reveal various letters hidden inside the precious papyri without unrolling them. [...] This pioneering research opens up new prospects not only for the many papyri still unopened, but also for others that have not yet been discovered, perhaps including a second library of Latin papyri at a lower, as yet unexcavated level of the Villa"[14].

Il microsopico rilievo delle lettere sui papiri (un decimo di millimetro[12]) sembra sufficiente per produrre un contrasto di fase osservabile mediante scansioni con tecnica XPCT. Questo gruppo riuscì anche a identificare dei caratteri in un rotolo ancora chiuso[5]. Con lo scopo di rendere queste scansioni utilizzabili, un gruppo sta collaborando con la National Science Foundation e Google per sviluppare un software che possa rimettere nel giusto ordine all'interno del rotolo queste lettere che sono state spostate per effetto della deformazione degli strati[5]. Dando seguito ai risultati pionieristici di Mocella e dei suoi collaboratori, nel 2016 un altro gruppo di studiosi, guidato da G. Ranocchia e da A. Cedola, annunciò risultati incoraggianti ottenuti impiegando la XPCT[15] [16].

Nel settembre 2016 un ricercatore dell'Università del Kentucky utilizzò con successo un nuovo metodo per svelare il testo di un rotolo carbonizzato rinvenuto sulla costa occidentale del Mar Morto[17]. Il metodo sviluppato dal dott. Sales, simile a quello di Mocella, è stato applicato ai sei papiri donati da Ferdinando IV a Napoleone[18].

Nel 2019, un team internazionale dell'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee, del Cnrs-Museo di Storia Naturale di Parigi e del dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza guidato dal papirologo Graziano Ranocchia ha effettuato una ricerca più approfondita su otto frammenti noti della Storia dell'Accademia di Filodemo con l'innovativa tecnologia di scansione "Hyperspectral imaging" ottenendone, in più di un anno tra rilievi e studi, un ulteriore 25 per cento di caratteri, portando la comprensione del testo da 6200 parole a più di 8000 ed evidenziando anche dodici rare colonne di annotazioni sul verso, affermando così un metodo di rilettura per papiri srotolati che verrà successivamente applicato agli altri 1500 documenti dell'Officina, oltre a un futuro programma per i papiri ancora avvolti chiamato "Educe" d'intesa con l'Università del Kentucky.[19][20].

Valore dei papiri[modifica | modifica wikitesto]

Una copia del papiro che riporta l'epicureo tetrapharmakon nell'Adversus Sophistas di Filodemo - (P.Herc.1005), col. 5

Fino alla metà del XVIII secolo, gli unici papiri antichi noti erano alcuni esemplari conservatisi dall'età medievale[21]. Molto probabilmente, questi rotoli non sarebbero mai sopravvissuti al clima mediterraneo e si sarebbero sbriciolati o sarebbero andati comunque persi. Infatti, tutti questi rotoli provengono dall'unica biblioteca pervenutaci intera dall'antichità[1].

Questi papiri contengono un gran numero di testi filosofici greci. Tra i vari papiri, vi sono ampie parti dei libri XIV, XV, XXV e XXVIII dell'immane opera di Epicuro, Sulla natura e opere dei primi suoi seguaci[7]. Dei rotoli, 44 sono stati identificati come opera di Filodemo di Gadara, un filosofo epicureo e poeta. Il manoscritto "PHerc.Paris.2" contiene parte dell'opera di Filodemo Sui vizi e sulle virtù[1] ed anche i testi decifrati più recentemente attengono alla storia della sua scuola[22].

Al filosofo stoico Crisippo le fonti attribuiscono la stesura di oltre 700 opere[23], tutte andate perdute, ad eccezione di pochi frammenti citati da altri autori[24]. Tra i papiri furono rinvenuti parti delle sue opere Sulla provvidenza e Questioni logiche[24]; una terza sua opera potrebbe essere stata recuperata dai rotoli carbonizzati[25].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Intervista a Daniel Delattre: the Herculaneum scrolls given to Consul Bonaparte (2010), Napoleon.org Archiviato il 30 ottobre 2015 in Internet Archive.
  2. ^ Porzio, p. 58.
  3. ^ a b c d e David Diringer, The Book Before Printing: Ancient, Medieval and Oriental, New York, Dover Publications, 1982, pp. 252–6, ISBN 0-486-24243-9.
  4. ^ Since the Re-discovery - AD79eruption, su google.com.
  5. ^ a b c d e f g h History, Travel, Arts, Science, People, Places - Smithsonian, su smithsonianmag.com.
  6. ^ IV. The Herculaneum Papyri, Bulletin of the Institute of Classical Studies, 33 (1986), pp. 36–45.
  7. ^ a b CISPE, Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi.
  8. ^ Digitization of Herculaneum Papyri Completed Insights 22/6 (2002) Maxwell Institute, Brigham Young U.
  9. ^ BYU Herculaneum Project Honored with Mommsen Prize Insights 30/1 (2010) Maxwell Institute, Brigham Young U.
  10. ^ EDUCE: Imaging the Herculaneum Scrolls (Video). Center for Visualization & Virtual Environments, U. Kentucky. 2011.
  11. ^ W. Brent Seales, James Griffioen, Ryan Baumann, Matthew Field (2011) ANALYSIS OF HERCULANEUM PAPYRI WITH X-RAY COMPUTED TOMOGRAPHY Center for Visualization & Virtual Environments; U. Kentucky
  12. ^ a b c Jonathan Webb X-ray technique reads burnt Vesuvius scroll BBC News, Science & Environment, 20 January 2015
  13. ^ Dan Vergano, X-Rays Reveal Snippets From Papyrus Scrolls That Survived Mount Vesuvius, in National Geographic, 22 gennaio 2015.
  14. ^ Vito Mocella, Emmanuel Brun, Claudio Ferrero & Daniel Delattre (2015) Revealing letters in rolled Herculaneum papyri by X-ray phase-contrast imaging Nature Communications 6, 5895 doi:10.1038/ncomms6895
  15. ^ I. Bukreeva et al., Enhanced X-ray-phase-contrast-tomography brings new clarity to the 2000-year-old 'voice' of Epicurean philosopher Philodemus, 2016, arXiv:1602.08071.
  16. ^ I. Bukreeva, Virtual unrolling and deciphering of Herculaneum papyri by X-ray phase-contrast tomography, in Nature - Scientific Reports, vol. 6, 2016.
  17. ^ Nicholas Wade, Modern Technology Unlocks Secrets of a Damaged Biblical Scroll, New York Times (21 settembre 2016).
  18. ^ Matteo Marini, Raggi 10 miliardi di volte più potenti del Sole per leggere i papiri di Ercolano, La Repubblica (6 ottobre 2019).
  19. ^ Paolo De Luca, "Così una nuova tecnologia legge i segreti dei papiri ercolanesi", La Repubblica (10 ottobre 2019).
  20. ^ A. Tournié, K. Fleischer, I. Bukreeva, F. Palermo, M. Perino, A. Cedola, C. Andraud and G. Ranocchia, Ancient Greek text concealed on the back of unrolled papyrus revealed through shortwave-infrared hyperspectral imaging, Science Advances (4 ottobre 2019)
  21. ^ Frederic George Kenyon, Palaeography of Greek papyri, Oxford, Clarendon Press, 1899, p. 3.
  22. ^ https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_ottobre_09/antica-ercolano-infrarossi-svelano-testi-papiri-carbonizzati-5da8ca24-eab7-11e9-b52c-9f87b30b8833.shtml?refresh_ce-cp
  23. ^ Diogene Laerzio, Vite e opinioni di filosofi eminenti, vii, 180.
  24. ^ a b John Sellars, Stoicism, University of California Press, 2007, p. 8.
  25. ^ "The first of Chrysippus' partially preserved two or three works is his Logical Questions, contained in PHerc. 307 ... The second work is his On Providence, preserved in PHerc 1038 and 1421 ... A third work, most likely by Chrysippus is preserved in PHerc. 1020," Fitzgerald,  p. 11

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annalisa Porzio, Il Palazzo Reale di Napoli, Napoli, Arte'm, 2014, ISBN 978-88-569-0446-8.
  • I.C. McIlwaine, Herculaneum : a guide to sources, 1980-2007 , Napoli, Bibliopolis, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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