Sudan

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Repubblica del Sudan
جمهورية السودان
Jumhūriyyat al-Sūdān
Repubblica del Sudan  جمهورية السودان Jumhūriyyat al-Sūdān – Bandiera Repubblica del Sudan  جمهورية السودان Jumhūriyyat al-Sūdān - Stemma
(dettagli)
النصر لنا
"Al-naṣr li-nā"
"La vittoria è nostra"
Repubblica del Sudan  جمهورية السودان Jumhūriyyat al-Sūdān - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica del Sudan
Nome ufficiale جمهورية السودان
Jumhūriyyat al-Sūdān
Lingue ufficiali arabo
inglese
Capitale Khartum  (640.000 ab. / 2014)
Politica
Forma di governo Repubblica democratica Stato democratico de iure (Dittatura militare de facto)
Capo di Stato Omar Hasan Ahmad al-Bashir
Indipendenza 1º gennaio 1956, da Regno Unito ed Egitto
Ingresso nell'ONU 12 novembre 1956
Superficie
Totale 1.886.068 km² (16º)
 % delle acque 5,18 %
Popolazione
Totale 30.894.000 Censimento ab. (2010) (31º)
Densità 16,3 ab./km²
Tasso di crescita 1,88% (2012)[1]
Geografia
Continente Africa
Confini Eritrea, Etiopia, Sudan del Sud, Ciad, Repubblica Centrafricana, Egitto, Libia
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Sterlina sudanese (dal 9/01 2007)
PIL (nominale) 60 503[2] milioni di $ (2012) (69º)
PIL pro capite (nominale) 1 806 $ (2012) (133º)
PIL (PPA) 85 415 milioni di $ (2012) (76º)
PIL pro capite (PPA) 2 549 $ (2012) (144º)
ISU (2011) 0,408 (basso) (169º)
Fecondità 4,3 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 SD, SDN, 729
TLD .sd, سودان.
Prefisso tel. +249
Sigla autom. SUD
Inno nazionale نحن جند الله جند الوطن
Naḥnu jund Allāh jund al-waṭan
("Noi siamo l'esercito di Allah, l'esercito della Patria")
Festa nazionale 1º gennaio
Repubblica del Sudan  جمهورية السودان Jumhūriyyat al-Sūdān - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Regno Unito Sudan Anglo-Egiziano
 

Coordinate: 15°N 32°E / 15°N 32°E15; 32

Il Sudan (Sudàn;[4] in arabo: السودان), ufficialmente la Repubblica del Sudan (Repubblica del Sudan;[5] in arabo: جمهورية السودان) e talvolta chiamato Sudan del Nord, è uno Stato afro-arabo africano, che confina con l'Egitto a nord, col mar Rosso a nord-est, con l'Eritrea e l'Etiopia ad est, con il Sud Sudan a sud, con la Repubblica Centrafricana a sud-ovest, con il Ciad a ovest e con la Libia a nord-ovest. Internamente, il Nilo divide longitudinalmente il paese in due metà (orientale e occidentale). La popolazione del Sudan è una combinazione di abitanti autoctoni della valle del Nilo e di discendenti di immigrati dalla Penisola arabica. La stragrande maggioranza della popolazione oggi abbraccia l'Islam a nord, ma ci sono forti concentrazioni di cristiani e di animisti a sud.

Il popolo del Sudan ha una lunga storia che si estende dall'antichità che si intreccia con la storia dell'Egitto. Il Sudan ha sofferto diciassette anni di guerra civile, durante la guerra civile sudanese (1955-1972), seguita dalla seconda guerra civile sudanese (1983-1998) tra il governo centrale del Sudan e il SPLA/M del Sudan del sud. A causa delle continue lotte politiche e militari, il Sudan è stato sequestrato in un incruento colpo di stato del colonnello ʿOmar al-Bashīr, nel 1989, che si proclamò presidente del Sudan. La guerra civile si è conclusa con la firma di un accordo globale di pace che ha concesso l'autonomia a quella che allora era la regione meridionale del paese. A seguito di un referendum tenutosi nel gennaio 2011, il Sud Sudan si separò il 9 luglio 2011 con il consenso del Sudan.

Membro delle Nazioni Unite, il Sudan aderisce anche all'Unione Africana, alla Lega Araba, all'organizzazione per la cooperazione islamica e al movimento dei paesi non allineati, oltre ad avere lo status di osservatore nell'Organizzazione mondiale del commercio. La sua capitale è Khartum, il centro politico, culturale e commerciale della nazione. Ufficialmente repubblica presidenziale federale democratica rappresentativa, le politiche del Sudan sono ampiamente considerate dalla comunità internazionale come autoritarie, a causa del predominio incontrastato del Partito Nazionale del Congresso (PNC) nel settore giudiziario, esecutivo e legislativo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia del Sudan.

Il Sudan è uno Stato situato nella parte nord-orientale dell'Africa. Il paese, che ha una superficie pari a 1.886.068 km², si affaccia sul mar Rosso.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è per lo più pianeggiante. Il nord è prevalentemente desertico.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

I sudanesi sono somaticamente assai vari e appartengono a diverse etnie originate dall'unione dei gruppi nilotico, camitico e semitico.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Curva demografica.
Grafico statistiche popolazione.
  • Fasce di età:
    • 0-14 anni: 43.7% (maschi 8.730.609; femmine 8.358.569)
    • 15-64 anni: 54.1% (maschi 10.588.634; femmine 10.571.199)
    • 65 e oltre: 2.3% (maschi 490.869; femmine 408.282)
  • Tasso di crescita della popolazione: 2.64%
  • Mortalità infantile:
    • totale: 64.05/1.000
    • maschi: 64.8/1.000
    • femmine: 63.26/1.000
  • Aspettativa di vita: 56,9 anni (uomini) / 59,3 anni (donne)

(Tutti i dati si riferiscono a stime del 2004.)

Censimento 2008[modifica | modifica sorgente]

Dal 22 al 30 aprile 2008 è stato condotto un censimento nazionale, di cui ancora non sono stati resi noti i risultati, attesi per aprile 2009. Secondo il giornale sudanese al-Ṣaḥāfa (La stampa), la città di Kharṭūm sarebbe ormai arrivata a contare cinque milioni di abitanti; il Darfur e il Sudan Meridionale avrebbero rispettivamente circa 7,5 e 8,2 milioni di abitanti, ovvero complessivamente circa il 40% della popolazione nazionale. I sud sudanesi che ancora vivono come sfollati in Nord Sudan sarebbero circa 500 000. Le autorità del Sudan meridionale hanno detto di non essere disposte a prendere in considerazione «nessun conteggio che non certifichi che gli abitanti del Sud Sudan siano un terzo della popolazione dell'intero paese».

Lo svolgimento del censimento - il primo dopo la guerra civile scoppiata nel 1983 e conclusa nel 2005, e anche il primo effettuato contemporaneamente in tutto il Sudan - è stato particolarmente complicato, a causa sia delle difficoltà logistiche sia delle molte situazioni di tensione, in particolare nei campi di sfollati in Darfur. Nonostante questo, ʿAbd al-Bāqī al-Kaylānī, presidente del comitato incaricato della valutazione del censimento, ha dichiarato che osservatori internazionali hanno complessivamente convalidato il censimento stesso.

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Sono per lo più arabi con minoranze nilotiche. Le principali etnie di origine nilotica sono:

A partire dal Medioevo, con il sopravvento arabo, queste popolazioni autoctone nere si sono mischiate con le popolazioni camitiche e semitiche con pelle più chiara e tipo somatico simile al mediterraneo. Esistono anche delle etnie nere di origine non nilotica che sono gli azandè, soprannominati Niam-Niam.

Le popolazioni del Darfur si suddividono in quattro etnie più numerose: Zagawa, Mazalit, Tama e Fūr (da cui il nome: Dar = sede + Fūr); esistono poi molte altre etnie meno numerose.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

La lingua ufficiale e più diffusa è l'arabo. Tra i gruppi di minoranza, l'idioma più diffuso è il nubiano.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Sudan.

L'Islam è la religione dominante, professata dal 97% della popolazione, dopo che il Sudan del Sud, in prevalenza animista e cristiano, è divenuto indipendente nel luglio del 2011.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Ritrovamenti ascrivibili al paleolitico segnalano una antropizzazione assai antica.

A Singa, località nella wilaya del Nilo azzurro, fu scoperto un cranio di Homo sapiens boscimanoide, mentre manufatti rudimentali sono stati ritrovati in più zone, con la notevole industria del ciottolo di Nuri.

Il regno della Nubia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nubia.
Statua di un re nubiano.

La regione settentrionale del Sudan attuale nell'antichità era conosciuta anche come "regno della Nubia" o regno di Kush, e la sua civiltà fiorì essenzialmente lungo il corso del Nilo, tra la prima e la sesta cataratta. I regni che si susseguirono furono grandemente influenzati dal vicino Egitto faraonico, ed a loro volta vi fecero sentire il loro influsso.

In realtà, infatti, i confini tra gli antichi regni egiziani e sudanesi fluttuarono frequentemente, e una buona parte di quello che ora è il Sudan del Nord era, in antichità, indistinguibile dall'alto Egitto. Viceversa, la Nubia giunse a comprendere Assuan.

In età romana, il Fezzan fu visitato da Giulio Materno, mentre Nerone inviò alcuni centurioni in esplorazione lungo il Nilo, ma questi si fermarono prima di raggiungere il Sudan. Gli esploratori arabi invece vi penetrarono e ne restano le testimonianze di al-Bakri, Idrisi e Ibn Battuta, raccolte da Leone l'Africano, che visitò l'area del Bornu e compendiò le sue ricerche e quelle degli arabi.

Islam: arabi, turchi, egiziani[modifica | modifica sorgente]

I tre regni nubiani cristiani.

Il Cristianesimo fu introdotto nel Sudan nel terzo o nel IV secolo, ma già intorno al 640 fece la sua comparsa l'Islam, proprio quando già tre dei regni che componevano la regione (Nobazia, Makuria, Alodia) erano stati convertiti al cristianesimo. La coesistenza fra le due fedi sarebbe rimasta accettabilmente pacifica sino all'inizio del XIV secolo, anche perché spesso i regni nubiani si trovarono in posizione di forza rispetto ad un Egitto diviso e instabile.

A partire dalla metà del XII secolo il dominio economico nel Sudan feudale fu gradualmente assunto da una classe di mercanti arabi, mentre l'Egitto diventava sempre più aggressivo verso gli impoveriti regni nubiani. Nel 1512 l'Egitto cadde sotto il dominio dell'Impero ottomano e la stessa sorte toccò a Makuria (Nord Sudan) nel 1517. Nel 1504 al regno cristiano di Alodia (Sudan centrale) era succeduto il sultanato islamico di Sennar. In seguito alla campagna d'Egitto di Napoleone (1798-1799), l'Egitto cadde in potere di Mehmet Ali, che lo rese di fatto indipendente dal Sultano di Istanbul.

A partire dal 1820 il Sudan venne a cadere sotto il controllo dell'Egitto, quando il Pascià ottomano Mehmet Ali, wali d'Egitto, inviò un esercito agli ordini di suo figlio Ibrahim Pascià e di Muhammad Bey per occupare il Sudan orientale. La conquista fu completata dal figlio di Ibrāhīm, Isma'il Pascià (poi Isma'il I), con la sottomissione della regione meridionale del paese nel 1839 e nel 1861. Con l'ingresso dei conquistatori, si sviluppò un intenso commercio di schiavi, ma venne anche estesa l'irrigazione e incrementata la produzione di cotone (soprattutto nel nord). Nel 1857 giunsero in Sudan alcuni missionari cattolici fra i quali Daniele Comboni, che vi fondò la comunità missionaria dei Padri Comboniani.

Nel 1879, a seguito del Congresso di Berlino, le grandi potenze europee obbligarono Ismāʿīl I ad abdicare e misero sul trono il figlio Tawfiq Pascià (o Tawfiq I), la cui corruzione e inefficienza provocò nel 1881 una ribellione che richiese l'intervento britannico. L'occupazione britannica di Egitto e Sudan (1882), formalmente per difendere l'autorità del Khedivè, ma in realtà per controllare i due paesi, rafforzò il nazionalismo.

La Mahdiyya e il Sudan anglo-egiziano[modifica | modifica sorgente]

Il leader religioso Muhammad Ahmad ibn Abd Allah (1844-1885), un arabo-sudanese di Dongola autoproclamatosi Mahdi, tentò negli anni '80 del XIX secolo di unificare le tribù del Sudan centrale e di quello occidentale. Guidò dal 1881 una rivolta nazionalista contro il dominio egiziano, che culminò con la battaglia di El Obeid (1883) e con l'assedio di Khartum (1884), alla fine del quale (12 gennaio 1885) trovò la morte anche il comandante britannico, generale Gordon, e con l'instaurazione di una teocrazia jihadista, mentre le truppe egiziane e britanniche si ritirarono dal Sudan.

La Mahdiyya durò dal 1884 al 1898, imponendo la shari'a (e gli idiosincratici precetti del Mahdi), bruciando ogni testo associato con il vecchio regime, opponendosi al tribalismo e sterminando chiunque non abbracciasse il regime. Benché il Mahdi fosse morto di tifo sei mesi dopo la caduta di Khartum, Abdallahi ibn Muhammad (1846-1899), un arabo-sudanese del Darfur, riuscì a prendere il potere e assunse il titolo di Khalīfa (successore) del Mahdi, continuandone la politica interna ed estera, muovendo senza successo guerra all'Etiopia (1887-1889), all'Egitto (1889), all'Equatoria (Sudan meridionale - Uganda settentrionale) belga (1891) e all'Eritrea italiana (1893); guerre, pestilenze e carestie dimezzarono la popolazione sudanese.

La guerra del Sudan, in una rappresentazione di propaganda.

Ufficialmente in nome del Khedivè d'Egitto, ma in pratica per l'Impero britannico (temendo infiltrazioni di Francia e Belgio), dal 1896 al 1898 le forze anglo-egiziane guidate da Lord Kitchener attaccarono lo Stato mahdista, che sopravvisse fin quando l'esercito mahdista non fu sopraffatto nella battaglia di Omdurman (2 settembre 1898) e il successore del Mahdi non fu ucciso nella battaglia di Umm Diwaykarat, nel Kordofan, il 24 novembre 1899).

Nel 1899, l'Impero Britannico impose all'Egitto il "condominio" sul Sudan, che divenne "anglo-egiziano", e, contro la pluridecennale politica egiziana di unificazione politica dell'intero bacino del Nilo, lo amministrarono come una propria colonia, fino a dividerlo nel 1924 in due parti distinte, il sud cristiano e il nord musulmano. In base ad un trattato, poi ratificato nel 1936, il governatore era nominato dall'Egitto con il consenso britannico, situazione che rimase invariata fino al 1956.

Nel 1903, il governo locale iniziò un'assegnazione di "licenze" ai missionari che richiedevano di poter entrare nel paese, definendo i territori nei quali sarebbe stato loro consentito di insediarsi. La zona settentrionale nubiana (cristiana fino a pochi secoli prima) rimase esclusa da tali assegnazioni e restò prevalentemente musulmana. Tra il 1914 al 1922, l'Egitto, ufficialmente "condomino" del Sudan, fu a sua volta protettorato britannico.

Durante la seconda guerra mondiale, le forze di difesa del Sudan, formate nel 1925, contrastarono le incursioni italiane dall'Etiopia nel 1940 e contribuirono all'invasione e occupazione delle colonie italiane nel 1942.

Nel 1943, allentandosi la pressione britannica a causa del conflitto, sorsero due partiti spontanei di inclinazione nazionalista, il partito Umma e il partito al-Ashiqqāʾ (I Fratelli), quest'ultimo di ispirazione islamica, entrambi principalmente riferentisi al Sudan settentrionale.

Nel 1947 si tenne la conferenza di Giuba con la quale le due parti del paese concordarono per la riunificazione e il Sud venne ammesso alla rappresentatività parlamentare.

Nel 1953 il regime di protettorato fu abolito grazie ad un accordo anglo-egiziano ispirato a principi di autodeterminazione dei popoli. Immediatamente dopo, a novembre, si tennero elezioni generali per il rinnovo dell'Assemblea legislativa dalle quali nel gennaio successivo sortì la legittimazione di Isma'il al-Azhari a capo del governo. Uno dei primi atti fu l'istituzione di un comitato per la sudanizzazione, nel quale però fu notata una sproporzionatamente esigua rappresentanza del Sudan meridionale.

Il Sudan indipendente[modifica | modifica sorgente]

Fin dall'indipendenza dal Regno Unito, proclamata dal Parlamento nel dicembre 1955 ed ottenuta nel 1956, la politica interna è stata dominata da regimi militari che, secondo una visione pressoché unanime degli studiosi, avrebbero favorito governi a orientamento islamico e privilegiato il Sudan settentrionale.

I conflitti interni e la guerra civile, che hanno dominato la scena interna dal 1955 al 1972, e che hanno origine antecedente all'indipendenza, nacquero dal contrasto fra le forze governative settentrionali e le forze Anya Nya che rivendicavano l'autonomia della parte meridionale del paese.

Nel 1957 fu proposta da parte dei nord-sudanesi una costituzione che eleggesse l'Islam religione di stato e la lingua araba lingua ufficiale dello Stato. L'anno successivo i sud-sudanesi abbandonarono i lavori dell'Assemblea Costituente, una volta compreso che l'ipotesi di una federazione fra nord e sud del paese non sarebbe stata accolta.

L'opera dei missionari stranieri fu interrotta nel 1964 da un imprevisto decreto di espulsione generalizzato; le tensioni crebbero sino a far montare in autunno una ribellione nota come "rivoluzione d'ottobre" e lo stato di agitazione restò gravissimo per lungo tempo. Pochi anni dopo, ormai nel 1969, Ja'far al-Nimeyri avrebbe attuato un colpo di stato detto "rivoluzione di maggio", con l'appoggio dei comunisti.

Nel 1972 un accordo di pace firmato ad Addis Abeba garantì al sud una sorta di autonomia tramite la costituzione di un'assemblea regionale con facoltà di elezione del presidente dell'Alto Consiglio Esecutivo (ACE), soggetto però alla conferma da parte del presidente della repubblica. Il primo presidente dell'assemblea regionale del sud fu Abel Alier. Parte dell'accordo prevedeva l'assorbimento delle forze Anya Nya nelle forze governative. L'anno successivo la costituzione del Sudan avrebbe confermato i punti principali dell'accordo.

Il 12 aprile 1978 il governo centrale e le opposizioni, guidate dal Fronte Nazionale, sottoscrissero un accordo congiunto di rappacificazione, ma le tensioni si spostarono su un fronte socio-economico, e l'anno successivo fu caratterizzato da manifestazioni e scioperi, per il miglioramento delle condizioni economiche e per il riconoscimento di diritti fondamentali come la libertà di stampa.

Il trasferimento a nord di milizie ex-Anya Nya, la decisione del presidente Nimeyrī di dividere il governo del sud in tre governi regionali e soprattutto la decisione di introdurre le sanzioni previste dalla Sharīʿa nel codice penale incontrarono l'opposizione degli ufficiali del sud e portarono all'ammutinamento di Bor nel 1983 che diede i natali alla SPLM/A Sudanese People's Liberation Movement/Army. La guerra civile ricominciò.

Dal 1983 gli effetti delle carestie successive alla guerra hanno provocato oltre 2 milioni di morti e oltre 4 milioni di rifugiati.

Dal 1989 al 2002[modifica | modifica sorgente]

Aree sotto controllo governativo ed aree autonome, al luglio 2006.

Il 30 giugno 1989, un colpo di Stato destituì il presidente Ṣādiq al-Mahdī, eletto nel 1986, e portò al potere un regime militare guidato dal generale Omar Hasan Ahmad al-Bashir e dominato dal fronte nazionale islamico (NIF). In seguito al colpo di stato, il conflitto contro lo SPLM/A si intensificò, e anche le opposizioni politiche nord-sudanesi parteciparono in armi.

Nel 1996 l'ONU irrogò delle sanzioni per il supposto coinvolgimento del Sudan nell'attentato al presidente egiziano Mubārak dell'anno precedente. Le sanzioni consistevano in un embargo aereo internazionale e vennero seguite da "sanzioni" autonomamente irrogate dagli Stati Uniti, che pretesero un embargo generale.

La guerra civile si protrasse senza tregua e nel 1998, anno in cui si tenne anche un referendum costituzionale, a causa di una siccità particolarmente pesante, nel sud scoppiò una carestia di luttuosa gravità. L'anno successivo un'attenuazione assai tenue delle difficoltà venne dall'apertura delle esportazioni di petrolio, ma la lotta politica restò incandescente e al-Bashīr proclamò lo stato di emergenza; il sud divenne vittima di regolari bombardamenti aerei.

L'oppositore Hasan al-Turabi, già procuratore generale e leader del partito del Congresso Popolare Nazionale (CPN), fu arrestato nel febbraio del 2001, dopo che la sua formazione aveva avuto alcuni abboccamenti con il SPLA per un coordinamento delle opposizioni.

Stante la permanenza della carestia, e dato l'ormai ingente numero di vittime della guerra civile, vi furono svariati tentativi internazionali volti a raggiungere un accordo fra le parti, nessuno dei quali ebbe però successo fino al 2002.

Nel giugno del 2002, con la collaborazione di John C. Danforth, ambasciatore statunitense ed incaricato speciale delle Nazioni Unite, iniziarono delle trattative di pace fra il governo sudanese e il SPLM/A. Il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni riuscì a fare incontrare per la prima volta Bashīr e John Garang, leader carismatico delle forze ribelli. Uno degli accordi fu la concessione di maggiore indipendenza al sud del paese e il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione dello stesso tramite un referendum.

Una delle principali cause del conflitto è da molti osservatori rintracciata nella presenza di ingenti risorse petrolifere nella parte meridionale del paese, sfruttati dalle compagnie cinesi.

Dal 2003 al 2010[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra civile sudanese.
Il Presidente del Sudan del Sud, Salva Kiir Mayardit.

Nel febbraio del 2003 il conflitto crebbe dopo che le milizie del SPLA e quelle del MGU (Movimento Giustizia e Uguaglianza) attaccarono alcuni insediamenti governativi. Nell'aprile del 2004, Kofi Annan ricordò che il rappresentante locale delle Nazioni Unite utilizzò, per descrivere la violenza del conflitto, la definizione "pulizia etnica". Nel 2005 venne firmato l'accordo di pace globale (Cpa) con cui si pose fine agli oltre venti anni di guerra civile tra il nord e il sud del Sudan. Dopo la pace, il Sudan People's Liberation Army (SPLA) si riorganizzò politicamente come Sudan People's Liberation Mouvement (SPLM).

Il conflitto tra nord del paese prevalentemente arabo e un sud cristiano animista è alimentato da una guerra civile che dura da più di 40 anni. Nel 2004, la condizione del Sudan è stata definita dalla comunità internazionale "la più grave situazione umanitaria esistente". Molti gli sforzi fatti dalla comunità internazionale e numerosi anche i tentativi di organizzazioni africane (tra cui l'unione africana) di portare la guerra civile ai tavoli di pace. Grande il problema dei guerriglieri ribelli contro un governo del nord che ha imposto, sin dagli anni ottanta, il duro regime della Sharīʿa, la Legge coranica. A contrapporre infatti l'egemonia del GoS (Government of Sudan) due le principali fazioni ribelli: lo SLM (Sudan People's Liberation Army) e il MGU (Movimento Giustizia e Uguaglianza) che continuano a battersi per liberare il sud dal regime imposto. Rimane l'area di conflitto del Darfur. In questa zona i conflitti hanno origini remote e risalgono agli scontri fra le popolazioni nomadi arabe e le popolazioni stanziali africane per le risorse vitali come terra e acqua.

In base all'accordo di pace globale (Cpg), che nel 2005 ha posto fine a oltre venti anni di guerra civile tra nord e sud del paese, le elezioni politiche si sarebbero dovute svolgere entro luglio 2009; osservatori delle Nazioni Unite avevano però invitato il governo a posticiparne la data a novembre, alla fine della stagione delle piogge, per evitare complicazioni di carattere logistico. Il presidente ʿOmar Ḥasan Aḥmad al-Bashīr, il 14 aprile 2009, in un discorso davanti ai membri del parlamento di Khartum ha garantito che le prossime elezioni nel paese saranno «libere e trasparenti» e ha aggiunto di «non avere alcuna intenzione di posporre le votazioni oltre il tempo stabilito».

Le elezioni parlamentari e presidenziali si sono tenute nell'aprile 2010, con dieci mesi di ritardo rispetto al previsto. Sono stati eletti non solo il presidente del Sudan e quello del Sudan meridionale, ma anche i deputati del parlamento nazionale e quello del parlamento del Sud Sudan.

ʿOmar Ḥasan Aḥmad al-Bashīr è stato riconfermato presidente ottenendo il 68% dei suffragi. Nel Sudan meridionale è stato rieletto presidente Salva Kiir Mayardit, leader degli ex ribelli dell’Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (SPLA).

Il referendum del 2011[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum sull'indipendenza del Sud Sudan del 2011.

Tra il 9 e il 15 gennaio 2011 nel Sud Sudan si è tenuto un referendum per la secessione dal nord del Sudan e la creazione di uno Stato indipendente. La consultazione era già parte dell’accordo Naivasha del 2005 tra il governo di Khartoum e l'esercito di liberazione popolare del Sudan/Movimento (SPLA/M).

Un referendum simultaneo si è svolto nella provincia di Abyei, per scegliere se far parte del Sud Sudan, o se rimanere nella parte nord.

Il 7 febbraio 2011, il presidente del Sudan, Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ufficializzando i risultati del referendum ha proclamato la nascita dello stato del Sud Sudan, che diviene così il cinquantaquattresimo stato africano. Il 9 luglio 2011, dopo un periodo di prova, viene proclamata l'indipendenza del Sud Sudan, subito riconosciuta dal governo di Khartoum.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati del Sudan.

Il Sudan è diviso in 17 regioni chiamate wilāyāt (al singolare wilāya). Prima della divisione dal Sudan del Sud erano 26.

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Dopo la capitale Khartum, le principali città del paese sono:

Port Sudan (in arabo Bur Sudan) è il capoluogo della provincia del mar Rosso, nella parte orientale del Sudan e conta circa 330.000 abitanti. Fu fondata, intorno ad un porto artificiale, tra il 1904 e il 1908. Collegata successivamente da una ferrovia a Khartoum e ad Atbara, nella valle del Nilo, costituisce il principale sbocco marittimo del paese ed è sede di industrie tessili (cotone), petrolchimiche e chimiche.

Atbara (100.000 abitanti circa) è situata sulla riva destra del fiume omonimo alla sua confluenza nel Nilo nella provincia del nord. Cotone, cereali, frutta, industrie alimentari, meccaniche e del cemento sono le sue principali risorse. Nel 1898, il generale britannico Horatio Herbert Kitchener riorganizzò l'esercito egiziano e lo portò alla vittoria contro i Dervisci del Mahdi proprio nei pressi della città. In quell'occasione vennero impiegate per la prima volta in Sudan le mitragliatrici.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica sorgente]

L'istruzione in Sudan è obbligatoria, ed è gratis, per studenti dell'età di 6 anni all'età di 13. L'istruzione primaria dura 8 anni a cui seguono 3 anni di educazione secondaria. La vecchia formula educativa di 6 + 3 + 3 (anni di scuola) fu cambiata nel 1990. La lingua primaria, usata a tutti i livelli, è l'arabo. Le scuole sono concentrate negli agglomerati urbani; molte di esse, nel sud e ovest del paese sono state distrutte dalla guerra civile. Nel 2001 la World Bank stimò la frequentazione delle scuole primarie pari a essere il 46%, e quella delle scuole secondarie il 21% dei bambini e studenti idonei alla frequentazione scolastica.

Il Sudan ha 19 università; l'istruzione è principalmente in arabo. L'educazione ai livelli secondari e universitari è stata seriamente ostacolata dal fatto che la leva militare è richiesta prima del completamento delle suddette scuole. Stando alla World Bank, nel 2002, il livello di alfabetizzazione nei soggetti sopra i 15 anni stava al 60%, mentre nel 2000 era del 58% (69% per i maschi e 46% per le femmine). Gli analfabeti tra i 15 ed i 24 anni erano il 23%.

A Khartum, la capitale del Sudan, esistono 4 livelli di educazione:

  1. asili nido (mattina e pomeriggio). Si incomincia all'età di 3 o 4 anni e consiste in 1 o 2 gradi a scelta dei genitori.
    scuole elementari. Gli alunni incominciano all'età di 6 o 7 anni, consiste in 8 classi (8 anni), ogni anno c'è sempre più sforzo accademico, aumentano le materie, e migliorano i metodi educativi. All'ottavo anno gli alunni hanno l'età di 13 o 14 anni e sono pronti a prendere il certificato e frequentare le scuole superiori.
    scuola secondaria e superiore. A questo livello il metodo educativo aggiunge alcune tra le principali materie accademiche come la chimica, la biologia, la fisica, la geografia, ecc. ci sono tre gradi in questo livello e gli studenti vanno dal 14º o 15º anno di età al 17º o 18º anno di età.
    educazione di alto livello. Ci sono molte università nel Sudan come l'università di Khartoum, anche gente straniera si iscrive a queste università, perché hanno una buona reputazione e il costo della vita nel Sudan è molto basso.

Organizzazioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

Il paese appartiene dal 1986 all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

Economia[modifica | modifica sorgente]

  • Prodotto nazionale lordo: 85,415 miliardi di dollari USA (a parità di potere d'acquisto) (stima 2012)
  • Tasso di inflazione: 8,8%
  • Tasso di disoccupazione: 18,7% (stima 2002)

(Ove non specificato diversamente, i dati si riferiscono a stime del 2004.)

Esportazioni[modifica | modifica sorgente]

Le esportazioni ammontano a circa 2,45 miliardi di dollari USA (f.o.b.) e si riferiscono a petrolio e prodotti petroliferi, cotone, sesamo, arachidi, gomma arabica, zucchero e bestiame. I paesi verso i quali esporta sono la Cina 40,9%, Arabia Saudita 17,2% e gli Emirati Arabi Uniti 5,4% (2003).

(Ove non specificato diversamente, i dati si riferiscono a stime del 2003.)

Importazioni[modifica | modifica sorgente]

Il valore delle importazioni è pari a 2.383 milioni di dollari USA (f.o.b.) e si riferisce ai seguenti prodotti: prodotti alimentari, manufatti, attrezzature meccaniche per la raffinazione e il trasporto, medicinali e sostanze chimiche, tessili e grano. I paesi importatori sono Arabia Saudita 16,3%, Cina 14,2%, Regno Unito 5%, Germania 4,9%, India 4,8%, Francia 4,1%.

(Ove non specificato diversamente, i dati si riferiscono a stime del 2003.)

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

La parte settentrionale del paese è desertica; scendendo verso il sud s'incontra la steppa che nella parte centrale lascia il posto alla savana. La parte meridionale, sotto il decimo parallelo di latitudine nord, è verdeggiante, umida e ricoperta da estese distese paludose. Ai margini della vasta conca del territorio sudanese si elevano il Gebel Marra e il Gebel Oda. Il Nilo attraversa completamente il paese da sud a nord ed è per il Sudan quasi altrettanto importante che per l'Egitto, sia per i trasporti, sia per la possibilità di irrigare le terre aride toccate dal suo corso. La zona più fertile, intensamente coltivata, è quella compresa fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, che si uniscono nei pressi della capitale Khartum. Questa "terra fra i fiumi" prende il nome di Gezira, che in arabo significa "isola". Il clima è ovunque assai caldo: la piovosità aumenta progressivamente partendo dalle aree desertiche del Nord fino ai valori massimi delle savane del sud.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Voce Sudan del Dizionario d'ortografia e di pronunzia.
  5. ^ Voce Repubblica del Sudan del Dizionario d'ortografia e di pronunzia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Irene Panozzo, Il dramma del Sudan, specchio dell'Africa, Bologna, EMI, 2000, ISBN 9788830709379.
  • Irene Panozzo, Sudan, le parole per conoscere, Roma, Editori Riuniti, 2005, ISBN 9788835956297.

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