Impero ottomano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Ottomani)
Jump to navigation Jump to search
Impero ottomano
Impero ottomano – BandieraImpero ottomano - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto:
دولت ابد مدت

Devlet-i Ebed müddet "Lo Stato Eterno"

OttomanEmpireMain.png
L'Impero ottomano nel 1683, al suo apogeo.

     Impero ottomano

     Province autonome e Stati vassalli

Dati amministrativi
Nome completoSublime Stato ottomano
Nome ufficialeOsmanlı İmparatorluğu
دولت عالیه عثمانیه
Devlet-i Aliye-i Osmaniye
Lingue ufficialiturco ottomano
Lingue parlatepersiano, albanese, arabo, azero, armeno, croato, serbo, ebraico, bosniaco, greco, bulgaro, rumeno, ungherese, curdo, yiddish
InnoInno imperiale ottomano
CapitaleCostantinopoli (Chiamata dagli ottomani e dal loro governo قسطنطينيه, translitterato Ḳosṭanṭīnīye, il nome Turco-Ottomano per Costantinopoli; dagli anni trenta in poi si incominciò a chiamare la città Istanbul.)  (1 174 000 ab. / 1917)
Altre capitaliSöğüt (1299–1326)
Bursa (1326–1365)
Edirne (1365–1453)
DipendenzeFlag of Wallachia.svg Principato di Valacchia (dal 1415)
Flag of Transylvania before 1918.svg Principato di Transilvania (fino a 1699)
Coa Hungary Country History John I of Hungary (Szapolyai) (1526-1540).svg Regno dell'Ungheria orientale
Flag of Moldavia.svg Principato di Moldavia (dal 1456)
Flag of the United Principalities of Romania (1862 - 1866).svg Principato di Romania (fino a 1877)
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia (fino a 1878)
Bulgaria Principato di Bulgaria
COA Crimean Khanate.svg Khanato di Crimea (dal 1478)
Flag of Muhammad Ali.svg Chedivato d'Egitto
Flag of Tripoli 18th century.svg Libia ottomana
Eyalet di Tunisi
Algeria ottomana
Sangiaccato di Gerusalemme (Mutasarrifato di Gerusalemme)
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta
(1299–1876)
(1878–1908)
(1920–1922)
Monarchia costituzionale
(1876–1878)
(1908–1920)
Califfato
(1517–1922; fino al 1924 nella repubblica)
SultanoDinastia ottomana
Nascita1299 con Osman I
Causaassorbimento del Sultanato selgiuchide di Rūm e di altri beilicati turchi d'Anatolia
Fine1º novembre 1922 con Mehmet VI
CausaAbolizione dell'impero e nascita della Repubblica di Turchia
Territorio e popolazione
Bacino geograficoVicino Oriente, Medio Oriente, Balcani, Egitto, parte del Nordafrica
Territorio originaleAnatolia
Massima estensione5 200 000 km² ca. nel 1683[1][2]
Popolazione30 000 000 nel 1683;
35 350 000 nel 1856;
24 000 000 nel 1912;
23 000 000 nel 1914;
14 630 000 nel 1919[3]
Economia
ValutaAkçe

Kuruş

RisorseDerrate alimentari, spezie, profumi
ProduzioniDerrate alimentari, spezie, profumi
Commerci conImpero britannico, Repubblica di Venezia
EsportazioniSpezie, profumi
ImportazioniArmi, minerali
Religione e società
Religione di StatoIslam sunnita
Religioni minoritarieChiesa ortodossa, Islam sciita, Cattolicesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Seljuqs Eagle.svg Sultanato selgiuchide di Rūm
Sultanato danishmendide
Karamanid Dynasty flag.svg Beilicato di Karaman Beilicato di Osman
Succeduto daImpero ottomano Governo della Grande Assemblea Nazionale Turca
Flag of Albanian Provisional Government (1912-1914).svg Governo provvisorio albanese
Flag of Bosnia (1908–1918).svg Amministrazione austro-ungarica in Bosnia ed Erzegovina
Flag of Kingdom of Syria (1920-03-08 to 1920-07-24).svg Regno Arabo di Siria
Regno Unito Mesopotamia britannica
Grecia Prima Repubblica ellenica
Palestina Regno hascemita dell'Hegiaz
Regno dello Yemen Regno dello Yemen
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia
Bulgaria Principato di Bulgaria
Flag of the Prince-Bishopric of Montenegro2.svg Principato del Montenegro
Palestine-Mandate-Ensign-1927-1948.svg Palestina britannica
Ora parte diTurchia Turchia
Croazia Croazia
Albania Albania
Serbia Serbia
Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Romania Romania
Moldavia Moldavia
Ucraina Ucraina
Russia Russia
Grecia Grecia
Macedonia del Nord Macedonia del Nord
Montenegro Montenegro
Bulgaria Bulgaria
Ungheria Ungheria
Armenia Armenia
Georgia Georgia
Libano Libano
Israele Israele
Palestina Palestina
Siria Siria
Giordania Giordania
Egitto Egitto
Arabia Saudita Arabia Saudita
Sudan Sudan
Yemen Yemen
Tunisia Tunisia
Libia Libia
Algeria Algeria
Cipro Cipro
Kuwait Kuwait
Iraq Iraq
Iran Iran
Slovacchia Slovacchia

L'Impero ottomano od osmanico (ufficialmente Sublime Stato ottomano), noto anche come Impero turco (in lingua turca ottomana دَوْلَتِ عَلِيّهٔ عُثمَانِیّه, Devlet-i ʿAliyye-i ʿOsmâniyye; in turco moderno: Osmanlı Devleti o Osmanlı İmparatorluğu; in arabo: الدَّوْلَةُ العُثمَانِيَّة‎, al-Dawla al-ʿUthmāniyya), è stato un impero turco che è durato 623 anni, dal 1299 al 1922, arrivando al suo apice a controllare buona parte dell'Europa sud-orientale, dell'Asia occidentale e del Nord Africa. Fu uno degli imperi più vasti della storia e il più vasto del suo tempo nel XVII secolo. Venne fondato, in continuità con il sultanato selgiuchide di Rum, alla fine del XIII secolo nell'Anatolia nordoccidentale dal guerriero Osman I. Successivamente al 1354, i successori di Osman attraversarono l'Europa e, con la conquista dei Balcani, i beilicati turchi d'Anatolia vennero trasformati in un impero transcontinentale. Nel 1453 gli ottomani misero fine all'impero bizantino grazie alla conquista di Costantinopoli per opera di Maometto II il Conquistatore.

Tra il XVI e il XVII secolo, sotto il regno di Solimano il Magnifico, l'impero arrivò all'apice del potere diventando un'entità politica multiculturale, multilinguistica e multietnica che controllava un vastissimo territorio che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero alle periferie di Vienna e della Polonia a nord, fino allo Yemen e all'Eritrea a sud; dall'Algeria a ovest fino all'Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica. Nei secoli ben sette guerre turco-veneziane caratterizzarono i rapporti tra l'impero ottomano e la Repubblica di Venezia partner privilegiati nei commerci ma nemici perenni per il controllo del Mediterraneo ed in particolare della Grecia.

Avendo Costantinopoli come capitale e un vasto controllo sulle coste del Mediterraneo, l'impero fu al centro dei rapporti tra Oriente e Occidente per circa cinque secoli. Anche dopo la morte di Solimano l'impero continuò a mantenere un'economia flessibile e forte per tutto il XVII e gran parte del XVIII secolo, tuttavia, il lungo periodo di pace che andò dal 1740 al 1768 comportò un certo rallentamento nello sviluppo del suo sistema militare che divenne nel tempo più arretrato rispetto a quelli in forza ai suoi rivali. Di conseguenza, tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo gli ottomani subirono gravi sconfitte militari che li indussero ad avviare un processo completo di riforma e modernizzazione dello stato, noto come Tanzimat. Nonostante questo andarono incontro a ulteriori perdite territoriali, specialmente nei Balcani dove nacquero nuovi stati indipendenti. Alleatisi con l'impero germanico all'inizio del XX secolo, nella speranza di sfuggire all'isolamento diplomatico che aveva contribuito alle sue recenti sconfitte, gli ottomani combatterono nella prima guerra mondiale nella parte delle potenze centrali. Nonostante avessero dimostrato di poter affrontare il conflitto, il dissenso interno, sfociato nella rivolta araba, compromise irrimediabilmente la situazione politica. Durante questo periodo il governo ottomano si macchiò di un drammatico genocidio contro gli armeni, gli assiri e i greci del Ponto.

La successiva sconfitta dell'impero e l'occupazione di parte del suo territorio da parte delle potenze alleate all'indomani della fine della guerra provocarono la sua spartizione e la perdita dei territori mediorientali che furono divisi tra il Regno Unito e la Francia. La riuscita guerra d'indipendenza turca contro gli alleati occupanti portò all'emergere della Repubblica di Turchia nel cuore dell'Anatolia e all'abolizione del sultanato ottomano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione e ascesa dell'Impero ottomano nel XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Osman I.
Osman I, capostipite della dinastia ottomana

Con la fine del sultanato selgiuchide di Rum (1300 circa), l'Anatolia fu divisa in una moltitudine di Stati indipendenti, i beilicati turchi d'Anatolia abitati perlopiù da polazioni nomadi. A quell'epoca l'impero bizantino, indebolito, aveva perso molte delle province anatoliche a vantaggio dei Beilicati. Uno di essi si trovava nella zona di Eskişehir, nell'Anatolia occidentale, ed era governato dal bey Osman I (da cui deriva la parola "ottomano"), figlio di Ertuğrul.[4][5]

I possedimenti che Osman aveva ereditato dal padre erano di dimensioni assai contenute ma vantavano delle potenzialità che il giovane condottiero seppe sfruttare al meglio. Nel 1299 dichiarò il suo piccolo regno formalmente indipendente da Sultanato di Rum e si nominò egli stesso primo sultano ottomano.[6] Nel mito della fondazione conosciuto dalla cultura ottomana come "Sogno di Osman", il giovane Osman è ispirato dal sogno premonitore di un grande impero, rappresentato da un imponente albero le cui radici si espandono in tre continenti e i cui rami coprono il cielo; dalle radici si diramano quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Nilo e il Danubio, e l'albero fa ombra a quattro catene montuose: il Caucaso, il Tauro, l'Atlante e i Monti dei Balcani. Una vera e propria allucinazione di Osman I, che durante il suo sultanato, estese in effetti le frontiere del proprio impero fino ai margini di quello bizantino.[6]

Fin da subito Osman riuscì a portare a sé i migliori comandanti militari disponibili e con loro iniziò a compiere scorrerie nei vicini territori cristiani, inaugurando la stagione delle Guerre bizantino-ottomane. Nel 1302 i turchi di Osman sconfissero 2 000 bizantini nella Battaglia di Bafeo, mentre sei anni più tardi conquistano Efeso per poi dilagare verso ovest fino a giungere sulle rive del Mar Nero e del Bosforo.[6][7]

In questo periodo fu creato un formale governo, le cui istituzioni sarebbero cambiate molto nel corso della vita dell'impero. Il governo utilizzò il sistema dei Millet, per il quale le minoranze religiose ed etniche avevano il permesso di gestire i propri affari con margini di sostanziale autonomia. Nel 1317 muove insieme all'esercito verso Bursa, che metterà sotto assedio. La città cadrà solo nove anni dopo, il 6 aprile del 1326, ma Osman malato morirà prima di averci messo piede, ma con la consapevolezza di aver dato vita ad una potenza autonoma.[8][7]

Il sultano Murad I a cavallo

Nel secolo successivo alla morte di Osman I, il dominio ottomano cominciò a estendersi sul Mediterraneo orientale e sui Balcani. Il figlio di Osman, Orhan I, conquistò la città di Bursa nel 1324 e la rese nuova capitale dello Stato ottomano.[5] Furono però i discendenti di Orhan a dare magnificenza alla città, erigendo splendidi edifici come la Grande Moschea, la moschea di Bayezid I o il mausoleo verde, grandi esempio dell'architettura ottomana.[8] La caduta di Bursa implicò la perdita del controllo bizantino sull'Anatolia nordoccidentale. E dopo Bursa, nel 1337 fu conquistata Nicomedia, a cui seguono negli anni successivi Gallipoli, İpsala, Bolayır, Malkara, Tekirdağ. Nel 1354 gli Ottomani superarono lo stretto dei Dardanelli e, sotto la guida del nuovo sultano Murad I, si espansero nella Rumelia, conquistando Adrianopoli (1361), Sofia (1386) e Salonicco ai veneziani nel 1387.[7][9]

Murad I, che regnò tra il 1359 e il 1389, non è celebre solo per i suoi successi militari ma anche per la capacità con cui seppe organizzare l'impero che stava espandendosi ed in particolare l'esercito. Fu infatti lui a creare il nuovo corpo dei giannizzeri (Yeniçeri, "nuova milizia"), una fanteria composta da soldati di carriera inquadrati in una rigida disciplina che diverranno l'élitemilitare ottomana e gli artefici i grandi vittorie nei secoli a seguire.[9][10]

Le conquiste di Murad I

La vittoria ottomana in Kosovo nella battaglia della Piana dei Merli, colta nel giugno de 1389, segnò il declino dell'impero serbo e la fine del suo controllo sulla regione, aprendo la strada all'espansione ottomana in Europa. Il giorno della battaglia segnò anche la morte dei Murad, assassinato dal cavaliere avversario Lazar Hrebeljanović, e la salita al sultanato del figlio Bayezid I.[11][12] Con la conquista del Konsovo, il baricentro dell'impero si sposta verso ovest e con esso anche la capitale ottomana viene spostata a Edirne (l'antica Adrianopoli).[13] A essa seguì la presa del regno di Bulgaria nel 1393, grazie alla quale gli Ottomani arrivarono a minacciare l'Ungheria.[14]

Il mondo occidentale cristiano, pur percependo il pericolo che l'espansione ottomana poteva rappresentare, poco o nulla fecero per contrastarla, occupati come erano nelle loro guerre interne. Solo il re d'Ungheria Sigismondo tentò di fermarli, ma nel 1396 fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli, ritenuta l'ultima crociata su larga scala del Medioevo, anche se non combattuta in Terra santa. Bayezid, ebbro dalla vittoria, arrivò a minacciare che “avrebbe fatto mangiare i suoi cavalli a Roma, sull'altare di san Pietro”.[15][14][12] Fedele ai suoi propositi “il Fulmine”, come era stato soprannominato il sultano (in turco yildirim), si spinse fino ai confini con la Stiria, prendendo nel frattempo Patrasso e il Peloponneso. Le sue truppe vennero fermate solamente dai valacchi nella battaglia di Rovine del 17 maggio 1395.[14]

Qualche anno più tardi, Bayezid, accarezzò l'idea di prendere la grande città di Costantinopoli, divenuta un obiettivo cruciale. Quindi Bayezid inviò al basileus Manuele II Paleologo un ultimatum che però non venne accolto.[14] Le mire sulla capitale dell'Impero Bizantino vennero tuttavia interrotte dai mongoli che, guidati da Tamerlano, avevano invaso l'Anatolia.[12]

Interregno ottomano e restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Interregno ottomano e Battaglia di Gallipoli (1416).
Bayezid I si arrende a Tamerlano al termine della battaglia di Ancyra

Tīmūr Barlas, conosciuto in Europa come Tamerlano, era un condottiero turco-mongolo, che a partire dal 1370 aveva perseguito una campagna di conquista su larga parte dell'Asia centrale e occidentale, portando alla formazione dell'Impero timuride. Nel 1401 aveva preso Baghdad e questo gli consentiva di guardare verso l'Anatolia.[16] Abbandonato in tutta fretta il proposito di assediare Costantinopoli, Bayezid condusse l'esercito, a marcia forzata, incontro a Tamerlano. Lo scontro avvenne il 28 luglio 1402 nella battaglia di Ancyra; l'esercito ottomano provato dal lungo viaggio percorso in piena estate, venne sbaragliato. Lo stesso Bayezid I venne fatto prigioniero dei timuridi e morirà in cattività nel marzo dell'anno successivo.[17][18]

In pochissimo tempo l'impero ottomano collassa: Tamerlano occupa l'Anatolia, la Bitinia, la Frigia settentrionale, arrivando a saccheggiare Bursa e Smirne. Per motivi sconosciuti, Tamerlano non prosegue con la campagna ma fa ritorno nella sua capitale, Samarcanda, dove morià il 18 febbraio 1405, probabilmente mentre preparava una campagna verso la Cina. Con la scomparsa del grande condottiero anche l'impero Timuride si dissolve; rimangono in vita, invece, i figli di Bayezid I che si ritrovano a possedere un territorio che per dimensioni è tornato ad essere paragonabile a quello su cui governava il padre del fondatore della dinastia.[17] Ebbe così inizio il periodo conosciuto come “interregno ottomano” in cui non vi fu un sultano riconosciuto ma si assistette ad una lunga lotta di potere tra i figli di Bayezid I, Solimano Çelebi, İsa Çelebi, Mehmet, Musa Celebi e Mustafà.[19][18]

Il sultano Mehmet I con i suoi dignitari

La disputa dinastica ebbe fine solo nel 1413 quando Mehmet I ebbe la meglio sugli altri fratelli, conquistando il titolo di sultano e ripristinando il potere ottomano. Nel 1416 un fraintendimento tra una missione diplomatica della Repubblica di Venezia ed i comandanti Ottomani portò alla disfatta totale della flotta ottomana durante la battaglia di Gallipoli. Oltre che di espansione, questo fu un periodo anche di pace con l'impero bizantino con cui vennero strette relazioni diplomatiche e intraprese attività commerciali.[20] Fu però con il successore Murad II, salito al trono sultanale nel 1421 alla morte del padre, che l'impero ritrovò la sua spinta espansionistica e i rapporti con Costantinopoli si guastarono. Così, nel 1422 dette assedio alla capitale bizantina che però, grazie alle sue imponenti fortificazioni resistette agli attacchi ottomani; Murad colse invece il successo nel assedio di Tessalonica in cui conquistò la città difesa dai veneziani, oltre che dai bizantini; l'evento sarà considerato un antefatto delle Guerre turco-veneziane che vedranno le due potenze contrapposte per quasi tre secoli.[21][18]

Successivamente, Murad intraprese campagne militare per riconquistare i territori dei Balcani, come Salonicco, la Macedonia e il Kosovo. Il 10 novembre 1444, nella battaglia di Varna, Murad II sconfisse un'armata congiunta polacca e ungherese, guidata da Ladislao III di Polonia, re di entrambi gli Stati, e János Hunyadi. Fu la battaglia finale della crociata di Varna, lanciata da papa Eugenio IV contro gli ottomani János Hunyadi preparò un'altra armata (composta da forze ungheresi e valacche) per attaccare i Turchi, ma nel 1448 fu sconfitto di nuovo da Murād II nella seconda battaglia del Kosovo.[22][23][24]

Maometto II conquista Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maometto II e Assedio di Costantinopoli (1453).
L'assedio di Costantinopoli in un manoscritto conservato alla Bibliothèque nationale

Il figlio di Murād II, Maometto II, detto poi Fātiḥ (conquistatore), riorganizzò lo Stato e l'esercito, e dimostrò la sua abilità bellica conquistando a 21 anni Costantinopoli, il 29 maggio 1453, dopo un assedio durato quasi due mesi. Fu il crollo definitivo dell'Impero romano d'Oriente.[25]

La conquista di Costantinopoli rinforzò la posizione del vecchio Impero ottomano, ritornato ora grande come prima, come principale potenza dell'Europa sudorientale e del Mediterraneo orientale. Maometto II permise alla Chiesa ortodossa di mantenere la sua autonomia e le sue terre in cambio dell'accettazione dell'autorità ottomana. A causa delle cattive relazioni esistenti tra l'impero bizantino degli ultimi periodi e gli Stati dell'Europa occidentale, la maggioranza della popolazione ortodossa accettò il dominio ottomano, preferendolo a quello veneziano.

Tra il XV e il XVI secolo l'Impero ottomano visse un lungo periodo di conquiste ed espansione, e prosperò sotto una lunga dinastia di sultani. L'economia dello Stato fiorì anche grazie al controllo delle vie commerciali di terra tra l'Europa e l'Asia.

Dopo la presa di Costantinopoli, solo la resistenza degli Ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia del principe Cem, fratello di Bayazid II, permise una pausa di circa 70 anni nell'espansione verso i regni d'Europa. Ciò non impedì a Maometto II di annettere la Grecia (1456), la Morea (1460), la parte di Anatolia non ancora sottomessa (1472), le colonie genovesi del Mar Nero (1475) e l'Albania (1481).[26] Nel 1480 il sultanato ottomano continuò a provare la sua espansione verso l'Europa, tuttavia senza successo, prima assediando l'isola di Rodi e successivamente combattendo ad Otranto.

Maometto II morì il 4 maggio 1481 aprendo così la contesa alla successione da parte dei suoi due figli Bayezid II e Cem. Cem si alleò con i mammelucchi, preoccupati dell'espansione dell'impero ottomano, per contestare l'incoronazione del fratello. Dopo aver colto alcune vittorie, riuscì ad occupare Bursa, Cem venne sconfitto e trovò rifugio in Egitto e da lì si consegnò ai Cavalieri di Rodi. Dopo un'iniziale alleanza, i cavalieri lo imprigionarono per poi consegnarlo a papa Innocenzo VIII che si servì di lui, e della minaccia di liberarlo, per contrastare il Bayezid II. Cem morirà a Capua nel 1495.[27] Nel frattempo continuano i contrasti tra la dinastia burgita dei mammelucchi e gli ottomani. Il sultano mammelucco Qaytbay arrivò ad entrare in Cilicia costringendo Bayezid ad accettare una pace nel 1491 che consolidava i confini tra le due potenze a sfavore degli ottomani.[27]

In questa situazione Bayezid II si dimostrò un sultano privo di quell'indole guerriera che aveva contraddistinto i suoi predecessori e di cui invece si aspettava il suo potente esercito composto all'epoca da una forza di 10-20 000 giannizzeri. Per perseguire la pace il sultano arrivò anche a trattare con le potenze cristiane suscitando il malcontento tra u suoi sudditi.[28] La debolezza di Bayezid favorì la guerra civile ottomana tra i due suoi figli Şehzade Ahmet e Selim. Il risultato fu l'abdicazione del sultano, avvenuta nel 25 aprile 1512, e la salita al potere del figlio cadetto Selim I.[29]

Espansione dell'Impero sotto Selim I[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Selim I.

Dopo l'abdicazione di Bayezid II, il figlio Selim I ne prese il posto. Il nuovo sultano si dimostrò fin da subito ben diverso dal padre mettendosi in luce per la risolutezza e la ferocia delle sue azioni. spietato e risoluto, ben diverso dal padre, tanto che in occidente venne conosciuto con il soprannome di "Crudele" (anche se tra gli ottomani era soprannominato "il Ponderato"). Per prima cosa sterminò tutti i suoi fratelli, mettendo così fine alla guerra civile ottomana che aveva messo in crisi l'Impero, e fece avvelenare suo padre.[29]

Affermato così il suo sultanato, Selim iniziò a volgere la sua attenzione verso quello che considerava il principale nemico dell'Impero, ovvero l'impero safavide. Questi, guidati dallo Scià Isma'il I avevano conquistato la città santa di Baghdad nel 1508 e regnavano sulla Persia, nelle terre oggi appartenenti all'Iraq e all'Iran. I safavidi, inoltre, avevano aderito alla corrente sciita nell'Islam, considerata dagli Ottomani sunniti una vera e propria eresia. Deciso a combatterli, Selim per prima cosa si assicurò tramite un'intensa attività diplomatica la pace con l'Ungheria, con la Repubblica di Venezia e con Ragusa, per poi preparare la spedizione.[29]

La campagna che iniziò nel 1514 dette inizio alle guerre ottomano-persiane che si protrarono fino al XIX secolo. Il primo incontro tra i due eserciti avvenne il 23 agosto dello stesso anno nella battaglia di Cialdiran dove i giannizzeri di Selim, aiutati da un efficiente artiglieria, sconfissero i Safavidi: lo stesso scià Ismāʿīl I venne ferito e quasi preso prigioniero. Così, il 5 settembre Selim poté fare il suo ingresso trionfale a Tabriz e da lì, l'anno seguente, arrivò ad impossessarsi di parte dell'Anatolia e dell'attuale Kurdistan.[30]

Grazie a queste vittorie, ora, l'Impero Ottomano è una grande potenza, ben superiore ai suoi vicini correligionari. Il successivo regno a farne le spesa sarà la dinastia burji a capo dei Mammelucchi che governava sull'Egitto e su parte della Siria. La battaglia di Marj Dabiq del 24 agosto 1516 fu lo scontro decisivo che aprì le porte di Aleppo e Damasco a Selim che venne accolto come un liberatore dalla popolazione prostrata da anni di duro dominio.[30] Nel frattempo il gran visir Hadım Sinan Pasha estendeva ancora di più i confini dell'impero conquistando Ramallah, Gaza e Gerusalemme.[31]

Il 27 gennaio 1517 la città de Il Cairo viene conquistata, mettendo fine al suo ruolo di capitale e diventando una semplice provincia di un impero che aveva oramai assunto vastissime dimensioni. Sconfitto il Sultanato mamelucco Selim poté catturare e deporre il califfo abbaside Al-Mutawakkil III e proclamarsi lui stesso successore di Maometto alla guida politica e spirituale della comunità islamica universale (al-Umma al-islāmiyya), protettore dei Luoghi santi di Mecca e Medina.[31]

Apogeo: l'età di Solimano il Magnifico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Solimano il Magnifico.

Morto Selim, gli successe nel 1520 il figlio Solimano I che verrà conosciuto nel mondo occidentale con l'appellativo de “il Magnifico”; sotto di lui l'impero conoscerà probabilmente la sua stagione migliore. Il sultanato di Solimano inizia subito con grandi campagne militari che lo vedono conquistare Belgrado nel 1521, strappare l'anno seguente ai Cavalieri Ospitalieri l'isola di Rodi e trionfare nel 1526 nella battaglia di Mohács in cui sconfisse il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. Queste vittorie, inserite nel contesto più ampio delle guerre ottomano-ungheresi permisero agli ottomani di stabilire il proprio dominio turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria, incutendo forti timori nella cristianità trovatasi divisa al proprio interno e impreparata ad affrontare la minaccia ottomana.[32][33]

Una prima battuta di arresto della politica espansionistica di Solimano avvenne nel 1529 quando in occasione di una sua campagna contro i cristiani, proseguì verso Vienna, assediando la città, ma non riuscendo a prenderla. Nel 1532 Solimano lanciò un altro attacco alla città, ma a causa delle resistenze incontrate nell'assedio di Güns dovette rinunciare ancora una volta all'impresa. Nel 1541, dopo lungo e sanguinoso assedio cadde invece in mano turca Buda, la capitale ungherese. Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia.[34][35]

Solimano avanza nella battaglia di Mohács

Solimano, nelle sue guerre contro il Sacro Romano Impero trovò come alleato la Francia di Francesco I, uniti dall'opposizione al dominio degli Asburgo. L'effimera conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) fu un'impresa comune delle forze di Francesco I e di Solimano, e fu diretta dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima l'artiglieria francese aveva sostenuto gli Ottomani durante l'assedio di Esztergom. Dopo la successiva avanzata dei turchi, nel 1547 Ferdinando I d'Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio ottomano dell'Ungheria.[36]

Solimano consegna a Giovanni Zápolya la corona di Ungheria, facendone così un suo vassallo

Ma Solimano non si occupò di espandere l'Impero solo a spese delle popolazione cristiane, ma guidò personalmente tre campagne tra il 1532 e il 1555 ad est contro l'Impero safavide che governava sulla Persia e sull'attuale Iraq e Anatolia. Benché quest'ultimi fossero anch'essi di religione musulmana, erano però aderenti allo sciismo, considerata dagli ottomani sunniti, una vera e propria eresia. I successi di Solimano nelle campagne orientali portarono all'annessione all'impero di Baghdad e alla Pace di Amasya del 1555 con cui i safavidi accettavano di rispettare i nuovi confini e si impegnavano a cessare le persecuzioni contro i pellegrini sunniti ottomani. Questo risultato conferì enorme popolarità a Solimano tra i suoi sudditi, considerato un vero e proprio campione dell'Islam, in grado di portare la parola del profeta oltre i confini sottomettendo infedeli ed eretici.[37][38][35]

L'età di Solimano non è ricordata solo per i suoi successi militari e le annessioni territoriali, ma fu anche un periodo di grande splendore su tutti i livelli. Se in occidente era conosciuto come “il Magnifico”, nel suo impero era noto come kanuni ovvero il legislatore per la sua intensa attività volta a regolare la vita dei suoi sudditi. Grazie anche al suo Gran Mufti Ebussuud Efendi, Solimano riformò la legislazione per adattarsi a un impero in rapido cambiamento; il codice delle leggi che ne scaturì divenne noto come kanun-i Osmani (قانون عثمانی), o "leggi ottomane" e rimase in vigore per oltre trecento anni.[39] Fu un periodo d'oro anche per la letteratura (lo stesso Solimano si dilettò nella poesia), nell'artigianato e nelle arti. Il grande architetto Mi'mār Sinān dette un forte impulso all'architettura, ridisegnando i panorami di molte città dell'impero, realizzando moschee di grande eleganza come la celebre Suleymaniye. Solimano favorì la scienza e l'istruzione; durante il suo impero vennero finanziate moltissime madrase dove si insegnava grammatica, metafisica, filosofia, giurisprudenza, astronomia e astrologia senza che vi fossero quelle interferenze religiose che portarono alla crisi dello studio delle scienze nei secoli successivi.[40]

Estensione dell’Impero ottomano, dalle origini fino alla morte di Solimano

Ormai malato, Solimano morì nella sua tenda nella notte tra il 5 e il 6 settembre del 1566 mentre i sui giannizzeri assediavano Szigetvár. A lui successe al sultanato il figlio Selim II dopo che gli altri figli, avuti dalle due mogli Hürrem e Mahidevran, erano stati assassinati affinché vi fosse un solo legittimo successore, una pratica spietata ma consuetudinaria nella dinastia ottomana. Sebbene Solimano abbia giocato un ruolo fondamentale nei successi dell'impero, non si deve comunque dimenticare il contributo dei suoi molti funzionari e visir che componevano il dīwān, fra tutti i suoi gran visir Pargali Ibrahim Pascià, Rüstem Pascià e Sokollu Mehmed Pascià. Alla fine del suo regno l'impero ottomano contava 15 milioni di abitanti, i suoi confini si estendevano da Vienna a Baghdad e attraverso l'Africa settentrionale, la flotta rappresentava una notevole potenza navale come non lo era stata mai negli anni precedenti controllando gran parte del Mar Mediterraneo, e l'impero un attore significativo e soprattutto accettato dello scacchiere europeo.[41][42][43]

La seconda metà del XVI secolo: la conquista di Cipro e la Lunga Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Cipro, Battaglia di Lepanto e Lunga Guerra.
Il gran visir Sokollu Mehmed Pascià (a destra), con il funzionario Feridun Ahmed Bey (a sinistra)

Durante il suo regno, Selim II non riuscì a dimostrare di essere all'altezza del padre lasciando l'idea di un sultano non particolarmente competente, tanto che egli stesso soleva evitare di sedersi sullo stesso trono occupato da Solimano, giudicandosi indegno. Nonostante le difficoltà, l'impero non andò in crisi anche grazie al gran visir Sokollu Mehmed Pascià, detentore di fatto del potere e personaggio di grandi capacità.[44][45] La morte di Solimano aveva comunque messo in fibrillazione le frontiere con i cristiani. A seguito di scontri a fronti alterni in Rumelia, l'impero ottomano siglò il 17 febbraio 1568, il trattato di pace di Adrianopoli con l'imperatore Massimiliano II d'Asburgo della durata di otto anni ma che si protrasse per circa 25.[44]

Negli stessi anni le truppe ottomane erano impegnate nello Yemen e nei confini orientali dove spingeva lo zar Ivan IV di Russia. Proprio nel tentativo di riconquistare Astrachan' a Ivan, gli ottomani iniziarono a costruire un canale tra Don e Volga per facilitare il movimento dell'esercito, un'impresa che divenne tuttavia essere abbandonata. Ma la campagna militare più importante intrapresa sotto il regno di Selim fu la Guerra di Cipro combattuta tra il 1570 e il 1573. Le ingenti forze messe in campo dagli ottomani gli permisero di strappare l'isola alla Repubblica di Venezia ma non senza difficoltà, tanto che il generale Lala Kara Mustafa Pascià dovette impiegare oltre un anno e perdendo circa 80 000 uomini per conquistare, il 1° agosto 1571, la città di Famagosta, provocando la reazione del mondo cristiano in seguito alle crudeltà effettuate durante l'assedio della città. Gli ottomani subirono una pesantissima sconfitta da parte di una coalizione di stati cristiani, nota come Lega Santa, nella celebre battaglia navale di Lepanto, combattuta il 5 ottobre 1571. Nonostante la completa distruzione della flotta turca, tale fallimento non rappresentò un grave problema per gli ottomani nel lungo periodo in quanto in poco tempo riuscirono a ripristinare le perdite tanto da persuadere Venezia a firmare un trattato di pace nel 1573 con cui rinunciavano a Cipro, e a conquistare due anni più tardi Tunisi ai danni dell'impero spagnolo.[44]

Nel frattempo, nel 1574, Selim era morto e a lui succedette il figlio Murad II che a sua volta lasciò il titolo di sultano alla sua morte, avvenuta nel 1595, al primogenito Mehmet III quest'ultimo sul trono fino al 1603. Entrambi i sultani si occuparono solo marginalmente del governo dell'impero, delegando gran parte del potere alla cerchia dei loro favoriti e alle proprie madri (Valide Sultan) e regine-consorti (haseki), portando l'impero a vivere l'apice di quello che verrà chiamato il sultanato delle donne. Anche l'autorità del gran visir venne fortemente limitata: morto Sokollu assassinato nel 1579, i suoi successori rimasero tutti in carica per pochissimo tempo, in 25 anni se ne contarono 23 diversi, causando un'instabilità politica che a lungo destabilizzò l'impero.[44][46] Nel corso di questo protratto periodo di cattivo governo, le strutture burocratiche e militari affinate nei decenni precedenti risultarono sotto sforzo. Gradualmente gli ottomani rimasero indietro rispetto agli europei in termini di tecnologia militare, mentre l'innovazione, che aveva rinvigorito l'espansione dell'Impero, fu soffocata da un crescente conservatorismo religioso e intellettuale.

Le provincie si trovarono spesso in uno stato di agitazione, nel 1603 alcune sommosse scoppiarono perfino nella capitale mentre, tra il 1576 il 1590, venne combattuta una sanguinosa guerra contro l'Iran che inizialmente vide gli ottomani privilegiare con la conquista della Georgia e dell'Azerbaigian e della messa in armi di una flotta nel mar Caspio. Tuttavia, una nuova guerra combattuta tra il 1603 e il 1618 vide lo scià ʿAbbās I il Grande riconquistare i territori riportando i confini con gli ottomani a quelli del 1576.[47]

La battaglia di Sisak, parte della Lunga Guerra, miniatura ottomana del XVI secolo

Alla fine del XVI secolo, anche il confine con l'occidente cristiano era in subbuglio. In risposta alle continue incursioni delle truppe akinci irregolari ottomane. L'imperatore Rodolfo II d'Asburgo ritrattò la pace e dette inizio alla guerra dei Tredici Anni d'Ungheria (chiamata anche "Lunga Guerra") infliggendo una pesante sconfitta agli ottomani nella battaglia di Sisak combattuta il 22 giugno 1593.[47] Questi gravi insuccessi iniziali spinsero il sultano Mehmet III a prendere personalmente il comando dell'esercito, riuscendo a conquistare rapidamente la rocca di Eger (Ungheria). Nella Battaglia di Keresztes (24-26 ottobre 1596) le forze combinate dell'Arciduca d'Austria Massimiliano III e di Sigismondo Báthory vennero inaspettatamente stroncate dai turchi guidati dal giovane sultano. Nonostante che la guerra volgesse a favore degli ottomani, i lunghi anni di combattimenti e la sempre maggiore necessità di costose armi da fuoco avevano prosciugato le finanze imperiali, così il nuovo sultano Ahmed I, salito al trono dell'impero nel 1603, decise di firmare con gli Asburgo la Pace di Zsitvatorok.[47] Tuttavia, una volta che le truppe vennero smobilizzate, esse si diedero al brigantaggio, giungendo infine alla rivolta dei Celali (1595-1610), che provocò diffusi fenomeni anarchici in Anatolia tra il XVI e il XVII secolo.[46][48] Con la popolazione dell'impero che raggiunse i 30 milioni attorno al 1600, la mancanza di terre causò ulteriori pressioni sul governo.

Le difficoltà del XVI secolo e il breve regno di Murad IV[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Murad IV.

Per molti storici la pace di Zsitvatorok firmata l'11 novembre 1606 dal sultano Ahmed I rappresentò un punto di svolta nei rapporti diplomatici tra i due imperi, in quanto per la prima volta gli ottomani accettavano di riconoscere una parità di rango e dignità tra i governanti Asburgo ed il sultano di Istanbul senza esigere tributi come era avvenuto in precedenza. Per il resto, il trattato prevedeva il ritorno alle frontiere precedenti al conflitto ma segnava anche la definitiva incapacità ottomana di espandersi ai danni dell'occidente cristiano.[49]

L'impegno degli ottomani contro gli Asburgo lasciò indebolite le frontiere con i safavidi di Persia i quali, sotto la guida dello scià ʿAbbās I, riuscirono strappare al controllo della Sublime Porta la Georgia, l'Azerbaigian e invasero l'Anatolia orientale a seguito del trionfo nella battaglia di Urmia nel settembre 1605. Il trattato di Nasuh Pasha, stipulato il 20 novembre 1612, mise fine al conflitto tra le due potenze musulmane con gli ottomani che cedevano ai persiani la sovranità su tutto il Caucaso, riportando i confini a quelli stabiliti nella Pace di Amasya del 1555. Meglio andarono i rapporti diplomatici con gli stati europei, grazie alla stipula di capitolazioni con Inghilterra, Paesi Bassi, Francia e Repubblica di Venezia, confermando che l'impero godeva ancora di prestigio in politica estera e commerciale.[49] Il 23 settembre 1617, il beylerbey (governatore) Iskender Pascià negoziò vantaggiosamente la pace di Busza con cui terminava la guerra di successione moldava che aveva visto l'impero ottomano contrapposto alla confederazione polacco-lituana desiderosa di espandere il proprio potere fino al Danubio. Nonostante la pace avesse imposto alla confederazione di rinunciare ad ogni pretesa sui principati danubiani, nel 1620 ciò venne disatteso con la ripresa della contesa sulla Moldavia e sull'Ucraina, dando inizio alla prima guerra polacco-ottomana che tuttavia si concluse l'anno seguente senza che vi fossero modifiche territoriali.[49]

Il sultano Ahmed I

Nel 1617 il pio sultano Ahmed I, ricordato anche per aver fatto erigere la celebre Sultanahmet camii (detta "moschea blu"),[50] morì lasciando un impero in crisi lacerato da una crescente corruzione negli apparati burocratici statali e dall'indisciplina nelle file dell'esercito. A lui succedette il fratello Mustafa I che, solamente l'anno successivo, venne venne deposto, poiché considerato affetto da demenza, in favore del suo giovane nipote Osman II.[51] Osman si dimostrò un sultano energico, ben diverso dai suoi più immediati predecessori. Dopo aver guidato personalmente l'esercito contro i polacchi, iniziò ad introdurre sostanziali riforme nell'amministrazione, iniziando un processo di “turchizzazione” di queste mettendo in discussione l'antica pratica del devscirme, limitando il potere degli ulema e dei giannizzeri. Queste iniziative crearono un forte malcontento tra molte personalità dell'impero che sfociarono nell'arresto e assassinio del sultano nel 1622; l'instabile ma innocuo Mustafa I venne rimesso sul trono dell'impero.[52]

Murad IV sul trono. Il breve regno di Murad fu caratterizzato da diverse riforme che ristabilirono l'ordine nell'impero, rinvigorirono le finanze e ripristinarono la tradizione islamica.

Ma anche questa volta il regno di Mustafa durò poco meno di un anno: nel 1623 venne nuovamente deposto e imprigionato dal fratello di Osman II, che diverrà il nuovo sultano con il nome di Murad IV. Poiché Murad aveva solamente undici anni, per la prima parte del suo regno il potere fu esercitato dai suoi diversi tutori e soprattutto da sua madre, la potente Kösem Sultan, che di fatto governò l'impero. Approfittando di questo periodo di debolezza politica, lo scià ʿAbbās I tornò ad attaccare gli ottomani scatenando una guerra che si protrasse tra il 1623 e 1639 durante la quale riuscì, nel gennaio 1624, a prendere Baghdad, facendo strage degli abitanti sunniti e spingendosi fino al Kurdistan. Nel frattempo, all'interno dell'impero le ribellioni sono all'ordine del giorno: Rumelia, Crimea, Egitto, Yemen, Libano e Costantinopoli sono teatri di aspre sommosse. Gli insorti chiesero la deposizione del sultano, arrivando a mettere a repentaglio la sua stessa incolumità e assassinando il gran visir Hafız Ahmed Pasha.[53]

Da quel momento, il ventiduenne Murad IV cambiò totalmente atteggiamento, iniziando a governare personalmente l'impero con risolutezza e le sue riforme portarono in poco tempo ad instaurare l'ordine e a rafforzare l'impero. Dopo aver combattuto una breve guerra contro la Polonia tra il 1633 e il 1634, Murad partecipa ad una campagna di successo contro i Safavidi in Armenia e Azerbaigian, anche se i territori conquistati vennero persi poco dopo. Nel 1638 riconquista Baghdad dopo soli 39 giorni di assedio, costringendo lo scià Safi di Persia a sottoscrivere il trattato di Zuhab, concluso il 17 maggio 1639, con il quale venne definito il confine ottomano-persiano con l'Iraq che passava in maniera permanente agli ottomani.[54] Murad IV morì a 27 anni, a causa di una cirrosi, nel 1640; il suo regno non è ricordato solo per i successi militari e per aver ristabilito l'ordine nell'impero, ma anche per le sue riforme vole a restaurare le tradizioni religiose e morali legate all'Islam: bandì gli alcolici, tabacco e il caffè, fece chiudere le taverne considerate un luogo ove si fomentavano le ribellioni; applicò una giustizia dura, talvolta definita crudele; benché avesse favorito l'arte e la letteratura, mise dei limiti ben fermi alla libertà di espressione. Assieme ai suoi consiglieri, fu anche in grado di riformare l'economia e la politica per far riguadagnare loro i fasti ormai perduti.[55]

Durante il periodo dei Köprülü (1656-1703), il controllo effettivo dell'impero fu esercitato da una serie di gran visir provenienti dall'omonima famiglia. Il visirato Köprülü vide un rinnovato successo militare, con il ripristino dell'autorità in Transilvania. Durante la quinta guerra turco-veneziana la flotta Veneziana decide di attaccare i turchi nei loro mari con la spedizione veneziana dei Dardanelli comportando un blocco navale completo. La Repubblica di Venezia riesce a infliggere delle pesanti perdite in ambito navale alla Sublime porta tali da seminare il panico a Istanbul nel timore di un possibile attacco alla città da parte della Serenissima. Nonostante questo le risorse dell'impero ottomano possono permettere di perdere due intere flotte senza chiedere la resa. La flotta veneziana nonostante i successi deve però ritirarsi permettendo ai turchi di poter rifornire le truppe occupate nella conquista di Creta. La conquista di Creta viene completata nel 1669 dopo 25 anni di assedio perdendo circa 130 000 soldati. Avviene anche l'espansione nell'Ucraina meridionale polacca, con la cessione agli ottomani delle roccaforti di Chotyn e Kam"janec'-Podil's'kyj e nel 1676 della Podolia.

Questo periodo di rinnovata affermazione finì nel maggio del 1683, quando il gran visir Kara Mustafa condusse un'enorme armata (300 000 uomini) al secondo assedio ottomano di Vienna, nella guerra austro-turca. Prima dell'assalto finale, le forze ottomane furono spazzate via dagli alleati degli Asburgo, le forze polacche comandate dal re polacco Jan Sobieski alla battaglia di Vienna. L'alleanza della Lega Santa (80 000 uomini) uscì vittoriosa dalla guerra, e si giunse alla pace di Carlowitz (26 gennaio 1699) che sancì la perdita di territori importanti quali l'Ungheria e la Dalmazia, ceduta alla Repubblica di Venezia[56]. Mustafa II (1695-1703) lanciò in Ungheria il contrattacco del 1695-96 contro gli Asburgo, ma fu duramente sconfitto a Zenta (11 settembre 1697). Fu l'inizio del periodo di decadenza del sultanato.

Lo scontro con l'Austria e la Russia (1683-1808)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra russo-turca (1735-1739) e Seconda guerra di Morea.

In questo periodo l'espansione della Russia rappresentò una minaccia crescente. Carlo XII di Svezia - impegnato contro l'Impero russo nella grande guerra del nord persuase il sultano ottomano Ahmed III a dichiarare guerra alla Russia, che si concluse con la vittoria ottomana alla battaglia del Prut, nel 1710-1711. Nel 1714 con lo scopo di riprendersi i possedimenti greci l'Impero ottomano riaccende le ostilità con Repubblica di Venezia nella seconda guerra di Morea, ma nonostante la sconfitta durante la battaglia di Matapan il Mare Egeo e la Grecia continentale continuano ad essere possedimenti ottomani. La successiva pace di Passarowitz, firmata il 21 luglio 1718, portò un periodo di momentanea tranquillità, ma il trattato mostrava ormai come l'Impero ottomano fosse sulla difensiva, con nessuna voglia di portare avanti ulteriori aggressioni all'Europa.

La guerra austro-russo-turca del 1735-1739, che terminò col trattato di Belgrado del 1739, segnò la cessione della Serbia e della "Piccola Valacchia" all'Austria e del porto di Azov alla Russia. Dopo questo trattato l'Impero ottomano poté godere di un periodo di pace, in quanto Austria e Russia erano impegnate a fronteggiare l'ascesa della Prussia.

Furono realizzate riforme nel campo dell'educazione e nella tecnologia, inclusa la fondazione di istituti di istruzione superiore come l'Università tecnica di Istanbul. Nel 1734 nacque una scuola di artiglieria per adeguarsi ai metodi di artiglieria occidentali, ma il "clero" musulmano ne ottenne la chiusura, presentando inadeguate argomentazioni di teodicea, tanto che nel 1754 la scuola fu riaperta, ma in segreto. Nel 1726, Ibrahim Muteferrika convinse il gran visir Nevşehirli Damat İbrahim Pasha, il Gran Mufti e le autorità religiose dell'efficienza della stampa, e più tardi il sultano Ahmed III garantì a Muteferrika il permesso di pubblicare libri di argomento profano (nonostante l'opposizione di alcuni calligrafi e leader religiosi). La stampa di Muteferrika pubblicò il primo libro nel 1729 ed entro il 1743 aveva prodotto 17 lavori in 23 volumi, ciascuno tra le 500 e le 1 000 copie.

Col pretesto di inseguire i rivoluzionari polacchi fuggitivi, truppe russe entrarono a Balta, una città ai confini della Bessarabia controllata dagli Ottomani, e ne massacrarono i cittadini, radendola al suolo. Quest'azione provocò la guerra russo-turca del 1768-1774. Il trattato di Küçük Kaynarca del 1774 concluse la guerra e diede la libertà di culto ai cristiani delle province ottomane di Valacchia e Moldavia. Nel tardo XVIII secolo, una serie di sconfitte in diverse guerre contro la Russia portò una parte della popolazione ottomana a pensare che le riforme di “Deli Petro” (Pietro il Pazzo, nome con cui Pietro il Grande era conosciuto in Turchia) avessero avvantaggiato i russi e che gli ottomani avrebbero fatto meglio a mettersi in pari con la tecnologia occidentale per evitare successive sconfitte.

Ritratto del sultano Selim III

Selim III (1789-1807) fece i primi importanti tentativi di modernizzare le forze armate, ma al solito le riforme furono ostacolate dai leader religiosi e dai corpi giannizzeri, che, gelosi dei propri privilegi e fermamente avversi ai cambiamenti, si ribellarono. Gli sforzi di Selim gli costarono il trono e la vita, ma furono portati avanti in modo appariscente e sanguinoso dal suo successore Mahmud II, che nel 1826 eliminò il corpo dei giannizzeri.

La rivoluzione serba (1804-1815) segnò l'inizio del risveglio dei nazionalismi nei Balcani nel tema della questione orientale. La sovranità della Serbia come monarchia ereditaria fu riconosciuta de jure solo nel 1830. Nel 1821 i greci dichiararono guerra al sultano: una ribellione che ebbe origine in Moldavia come diversivo, fu seguita da una più imponente rivoluzione nel Peloponneso che nel 1829, insieme alla parte settentrionale del golfo di Corinto, divenne la prima regione dell'Impero ottomano a ottenere l'indipendenza. Verso la metà del XIX secolo, l'impero fu chiamato “il malato d'Europa”. Gli stati nascenti di Serbia, Valacchia, Moldavia e Montenegro si mossero verso l'indipendenza negli anni sessanta e settanta dell'Ottocento.

Nel 1699 i turchi cedettero di nuovo davanti alla pressione austriaca (pace di Passarowitz del 1718) e abbandonarono l'Ungheria e la Transilvania; nel 1739 gli ripresero Belgrado e tutti i territori perduti in precedenza (trattato di Belgrado), ma fu il loro ultimo successo. La potenza emergente della Russia divenne un problema, non solo per l'Impero ottomano, ma per tutta l'Europa: la sua ascesa pose fine all'egemonia turca nei Balcani. Nel XVIII secolo, i russi avevano già conquistato il Caucaso, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia e con il trattato di Iași, in seguito alla guerra russo-turca (1787-1792), anche la Crimea divenne definitivamente territorio russo. Ormai, nel Mar Nero le flotte dello zar navigavano indisturbate.

In margine a ciò va però ricordato che, nel trattato di Küçük Kaynarca del 21 luglio 1774, la cancelleria ottomana impiegò senza alcuna obiezione interna e internazionale la titolatura di califfo per il sultano ottomano, funzione già di fatto espressa comunque fin dal 1517, dopo la vittoria di Selim I a spese del sultanato mamelucco.

Declino e riforme: Mahmud II e le tanzimat (1808 - 1876)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mahmud II e Tanzimat.
Il sultano Mahmud II

Una volta divenuto sultano, Mahmud II dovette affrontare diversi conflitti. Inizialmente colse un prestigioso successo sconfiggendo nella guerra ottomano-saudita contro i wahhabiti dell'emirato di Dirʿiyya permettendo alla Sublime Porta di riconquistare il potere sulla penisola arabica.[57] L'esito invece fu diverso quando l'impero dovette affrontare, tra il 1821 e il 1823, la guerra d'indipendenza greca, quando perse il Peloponneso, le Isole Saroniche, le Cicladi, e la Grecia continentale.[58] Negli stessi anni la guerra ottomano-persiana del 1821-1822 si concluse anch'essa a sfavore degli ottomani che dovettero rinunciare alle pretese sull'Azerbaigian persiano.

Nel 1826 che Mahmud intraprese con successo quella modernizzazione dell'esercito che era costata la vita a Selim III. Per prima cosa, senza dichiarare apertamente lo scontro contro i giannizzeri, decide di far addestrare un nuovo corpo dell'esercito nella maniera più simile a come veniva fatto per i soldati occidentali. Alle minacciose proteste dei giannizzeri, che temevano la loro abolizione, il sultano rispose ordinando il 13 giugno all'artiglieria di fare fuoco sulla oramai ex truppa di élite dell'impero. Le caserme dei giannizzeri vennero date alle fiamme, i loro capi passati per le armi; il risultato fu una carneficina. L'episodio passò alla storia come l'"incidente di buon auspicio" e si concluse con l'abolizione ufficiale dei giannizzeri avventa il 17 giugno.[59]

Pagina del giornale Takvim-i Vekayi

Tutto l'impero venne presto investito dal nuovo corso di modernizzazione ed europeizzazione: a partire dal 1826 venne imposto all'esercito e agli impiegati statali di abbandonare il tradizionale turbante e di adottare il fez di lana rossa; i palazzi delle principali città assunsero un aspetto sempre più europeo; nel 1831 iniziarono le pubblicazioni del Takvim-i Vekayi, il primo giornale ottomano; nel 1836 vennero istituiti i ministeri dell'interno, della giustizia e del tesoro; nello stesso anno fu istituito un sistema di quarantena per prevenire le frequenti epidemie di peste; tra il 1830 e il 1850 a Costantinopoli iniziarono a lavorare fabbriche statali dotate di macchine a vapore; i frequenti contatti con Parigi comportano la sostituzione del persiano con il francese come lingua delle classi più elevate.[60] Tutte queste riforme furono solo l'antefatto di un progetto ben più ampio, che Mahmud II poté solo inaugurare, noto con il nome di tanzimat che, iniziato ufficialmente nel 1839 si concluderà nel 1876.[61]

Nel 1839, il viceré d'Egitto, insoddisfatto per il suo parziale controllo della Siria, dichiarò guerra nuovamente agli ottomani. Mahmud II ordinò di avanzare verso la frontiera siriana ma vennero fermati nella battaglia di Nezib. Mahmud II morì di tubercolosi pochi giorni dopo la disastrosa sconfitta delle sue truppe. A lui succedette il figlio sedicenne, Abdülmecid I, subito costretto ad allacciare contatti diplomatici con la Gran Bretagna per salvare il trono. La necessaria apertura verso la Gran Bretagna si rivelò tuttavia negativa per l'autonomia dell'impero che si ritroverà sempre di più a dipendere dalle potenze straniere, sia in campo militare che economico, fino alla sua completa disgregazione. Ad esempio, un accordo commerciale con la Gran Bretagna, stipulato nel 1838, causò una crisi senza precedenti per gli artigiani locali non in grado di competere con le merci occidentali.[62]

Il periodo delle tanzimat, dunque, continuò sotto i successori di Mahumud ma ciò fu possibile soprattutto grazie ad alcuni abili gran visir come Koca Mustafa Reşid Pascià, Mehmed Emin Rauf Pascià e Mehmed Alì Pascià, che governarono tra il 1839 e il 1876.[63] Vengono introdotte la carta moneta, l'inno nazionale, la bandiera; nasce l'università.[64] Venne riformato il sistema bancario, depenalizzata l'omosessualità, a legge religiosa sostituita con la legge laica (nel 1850 entrò in vigore un codice commerciale di ispirazione francese)[65] e le vecchie corporazioni evolsero in fabbriche moderne. Vengono aboliti i millet, le comunità autonome all'interno dell'impero, sancendo l'uguaglianza davanti alla legge delle varie confessioni religiose.[66] Il 23 ottobre 1840 venne istituito il ministero delle poste ottomano.[67]

La popolazione cristiana dell'impero, per via della sua istruzione superiore, iniziò a crescere di importanza rispetto alla maggioranza musulmana, portando a risentimenti da parte di quest'ultimi. Nel 1861 c'erano 571 scuole primarie e 94 secondarie dedicate ai cristiani ottomani, a cui partecipavano un totale di 140 000 alunni, un numero di molto superiore rispetto ai bambini musulmani che frequentavano la scuola nello stesso periodo, i quali era ulteriormente ostacolati dal tempo che erano costretti ad impiegare per studiare l'arabo e la teologia islamica. A loro volta, i livelli di istruzione superiore permisero ai cristiani di ricoprire ruoli più importanti nell'economia e nella dirigenza dell'impero, contribuendo a influenzare i cambiamenti in atto. Nel 1911, delle 654 compagnie all'ingrosso operanti a Istanbul, 528 erano di proprietà di greci.[68]

La guerra di Crimea (combattuta tra il 1853-1856) fu una delle maggiori campagne militari tra le potenze europee per porre la propria influenza sui territori dell'Impero ottomano oramai chiaramente in declino. L'onere finanziario della guerra portò lo stato ottomano a ricevere, il 4 agosto 1854, prestiti esteri per un importo di 5 milioni di sterline.[69][70][71] La guerra causò un esodo dei tatari di Crimea, circa 200 000 dei quali si trasferirono nell'Impero ottomano durante continue ondate di emigrazione.[72][73]

Mentre l'impero ottomano tentava di modernizzare le sue infrastrutture e istituzioni, si aprì davanti a lui un diverso tipo di minaccia, ovvero quella dei creditori. In effetti, come ha scritto lo storico Eugene Rogan, "la più grande minaccia all'indipendenza del Medio Oriente" nel diciannovesimo secolo "non erano gli eserciti d'Europa ma le sue banche".[74] Lo stato ottomano, oberato dai debiti contratti per finanziare la guerra di Crimea, fu costretto a dichiarare bancarotta nel 1875.[75] Sei anni più tardi dovette accettare di far controllare il proprio bilancio da un'istituzione, nota come “amministrazione del debito pubblico ottomano”, composta da europei alla cui presidenza si alternavano francesi e inglesi. Tale istituto controllava parte del sistema economico ottomano facendo ricorso alle sue prerogative per garantire gli interessi europei, spesso a scapito di quelli ottomani.[75]

L'autocrazia di Abdul Hamid II e l'inizio della disgregazione: 1876-1908[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abdul Hamid II.

A partire dal 1871, il sultano Abdul Aziz impresse al paese una svolta reazionaria, rifiutando formalmente la concessione di una costituzione, una linea politica largamente contestata dal movimento dei Giovani ottomani. Nello stesso periodo, l'impero conobbe una profonda crisi dovuta anche alla fortissima penetrazione economica delle potenze europee. A causa di tutto ciò. Il 28 maggio 1876 Abdul Aziz venne deposto e pochi giorni dopo fu trovato morto, ufficialmente per suicidio. A lui succedette il nipote Murad V, il cui regno durò solo 93 giorni prima di essere anch'egli deposto a causa di una presunta malattia mentale.[76]

Il 31 agosto del 1876 Abdul Hamid II divenne il nuovo sultano ottomano, l'ultimo con poteri assoluti e colui che ritardò di alcuni decenni la modernizzazione della Turchia, con i suoi metodi autocratici e talvolta spietati nei rapporti con i separatisti. Per la sua indecisione in politica estera, sotto di lui l'impero andò via via verso una inarrestabile disgregazione. Con la salita al sultanato di Abdul Hamid il periodo riformista raggiunse il culmine con la promulgazione della costituzione del 1876, chiamata Kanûn-u Esâsî; tuttavia questa prima esperienza costituzionale turca durò poco, infatti solo due anni dopo il sultano la sospese.[77]

La resa di Osman Pascià (a sinistra) ferito, ricevuto dallo zar Alessandro II nella guerra russo-turca

Nel 1876 i bashi-bazouk ottomani repressero brutalmente la rivolta bulgara arrivando a massacrare fino a 100 000.[78] Due anni dopo, nel 1878, terminò la guerra russo-turca con una sconfitta schiacciate dell'impero ottomano. Di conseguenza, i possedimenti ottomani in Europa si restrinsero drasticamente: la Bulgaria divenne un principato indipendente all'interno dell'impero; la Romania raggiunse la piena indipendenza; anche Serbia e Montenegro ottennero l'indipendenza, ma con territori più piccoli. Nello stesso anno, l'impero austro ungarico occupò unilateralmente le province ottomane di Bosnia-Erzegovina e Novi Pazar.[79]

Il primo Ministro britannico Benjamin Disraeli, in occasione del Congresso di Berlino, chiamato a rivedere i confini dell'Europa dell'est, del del 1878, ha sostenuto il ripristino dei territori ottomani nella penisola balcanica e, in cambio, alla Gran Bretagna venne concessa l'amministrazione di Cipro.[80] Quattro anni più tardi, la stesa Gran Bretagna, inviò truppe in Egitto per reprimere la rivolta di 'Orabi, in quanto il sultano Abdul Hamid II non si dimostrò sufficientemente risoluto per mobilitare il proprio esercito, spaventato della possibilità di fomentare un colpo di stato, perdendo di fatto il controllo di entrambi i territori. Abdul Hamid II era così spaventato dalla minaccia di un possibile colpo di Stato che non permetteva alle forze armate di condurre sostanziali addestramenti, per timore che ciò poteva servire come copertura per un'azione sovversiva. Nel 1883, una missione militare tedesca comandate dal generale Colmar von der Goltz arrivò per addestrare l'esercito ottomano, dando vita alla cosiddetta "generazione Goltz", un gruppo di ufficiali addestrati in Germania che successivamente svolsero un decisivo ruolo nella politica estera degli ultimi anni dell'impero.[81]

Dal 1894 al 1896, il governo ottomano si macchiò dei massacri hamidiani, l'uccisione di un numero imprecisato di armeni, stimato tra i 100 000 e 300 000, che vivevano nell'impero, un'azione che è considerata il primo atto del genocidio armeno.[82]

Giovani turchi e secondo periodo costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giovani turchi.
Il I congresso dei Giovani turchi a Parigi, 1902

I “Giovani Turchi” (ufficialmente noti con il nome di "Comitato per l'Unione e il Progresso") fu un movimento composto da intellettuali e ufficiali che si prefiggeva l'obiettivo di trasformare l'impero, considerato economicamente e socialmente molto arretrato, in una moderna monarchia costituzionale. I primi loro moti risalivano già al 1889 ma erano stati soffocati con facilità e i suoi membri perseguiti dalla polizia del sultano; molti esponenti dovettero trovare rifugio all'estero. Divisi in cellule indipendenti, quella di Salonicco poté crescere di influenza grazie ad un minor regime di censura. Tra gli appartenenti si annoverava anche colui che diverrà il padre della Turchia Moderna: Mustafa Kemal Atatürk. Da Salonicco la loro propaganda si diffuse velocemente per tutto l'Impero fino ad arrivare all'estate del 1908 quando alcuni ufficiali aderenti al movimento marciarono col loro esercito contro Istanbul, trovando una flebile resistenza, costringendo il sultano Abdul Hamid II a ripristinare, il 24 luglio, la costituzione del 1876. Tra i festeggiamenti della popolazione, venne inoltre abolita la censura, liberati i detenuti politici e indette per l'autunno le elezioni del Parlamento.[83] Nonostante che il sultano mantenesse ancora la sua carica, il potere era detenuto dal “Comitato Unione e Progresso” guidato da tre uomini appartenenti al movimento rivoluzionario. Le elezioni si tennero poi come promesso, tra i festeggiamenti della popolazione, e il nuovo Parlamento poté insediarsi il 17 dicembre.[84]

Il sultano Abdul Hamid II. Venne deposto il 27 aprile 1909

Nel frattempo, a Costantinopoli andava ad affermarsi un movimento integralista guidato da un predicatore, Alì il Cieco, che il 7 ottobre 1908 arrivò a condurre una moltitudine di cittadini a chiedere al sultano il ritorno all'ortodossia religiosa e il ripristino della Shari'a, al legge islamica.[85] A novembre venne pubblicato un giornale integralista, il 3 aprile dell'anno seguente aprì la “Società di Maometto” con il supporto di molti Sufi e Imam, tra il 12 e il 13 aprile l'esercito si ammutinò e chiese anch'egli la Shari'a. La controrivoluzione degli integralisti ebbe un iniziale successo tanto che il sultano nominò un nuovo governo a cui a capo fu il gran visir Ahmet Tevfik Pascià.[86]

Il nuovo governo integralista non ebbe però vita lunga; immediatamente il generale Mahmut Şevket Pascià al comando di un'armata partì da Salonicco e, tra il 23 e il 24 aprile, arrivò a Costantinopoli dove occupò le caserme e mise fine alla controrivoluzione.[87] Il sultano Abdul Hamid venne accusato di insurrezione e, nonostante le sue difese, venne esautorato e mandato in esilio a Salonicco.[88] Al suo posto venne messo il fratello Mehmet V, considerato più liberale e quindi maggiormente gradito ai i Giovani Turchi; il suo ruolo era comunque privo di potere effettivo: le decisioni venivano in realtà prese da vari membri del governo ottomano e in particolare dai cosiddetti "Tre Pascià", Ismail Enver, Mehmed Talat e Ahmed Djemal.[89]

A questo punto, il governo dei Giovani Turchi poteva dirsi consolidato e iniziò ad essere messo in pratica quel programma di modernizzazione che aveva ispirato il movimento. Nel 1909 fu vietata la schiavitù (tuttavia rimase praticata per almeno un altro ventennio); nel 1910 abolite le corporazioni; vennero aperte fabbriche, cementifici, mulini e cantieri marittimi; nel 1911 a Costantinopoli arrivò la distribuzione dell'energia elettrica e venne fondata la prima società telefonica.[90] Tra il 1910 e il 1912 sorsero i primi sindacati e vi furono i primi scioperi che portarono all'aumento dei salari.[91] Nonostante alcune resistenze, la progressiva occidentalizzazione continuò, tanto si iniziò a proporre di sostituire l'alfabeto arabo con quello latino.[92] La condizione delle donne, ancora soggette a forme di segregazione. andò incontro ad un inizio di emancipazione: nel 1911 venne inaugurato il primo liceo femminile, nel 1913 nacquero le prime organizzazioni femminili.[93]

Dissoluzione dell'Impero ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra italo-turca e Prima guerra balcanica.
Truppe ottomane schierate sul confine con il Montenegro nel corso della prima guerra balcanica

Il nuovo regime tentò quindi di modernizzare il paese ma non riuscì ad evitargli il progressivo indebolimento sulla scena internazionale. Nel 1911, il Regno d'Italia governato da Giovanni Giolitti iniziò una guerra per il possesso delle regione ottomane della Tripolitania e della Cirenaica. Durante le fasi del conflitto, nel 1912, la marina italiana arrivò a bloccare lo stretto dei Dardanelli. Il conflitto si risolse con la pace di Losanna con la quale gli ottomani cedevano il territorio libico all'Italia, mantenendo però una equivoca sovranità religiosa sulle popolazioni musulmane del luogo.[N 1][94]

Il governo ottomano si trovò in grave difficoltà anche sul fronte interno, infuocato dai difficili rapporti con le popolazioni europee ancora sottomesse, che si coalizzarono rapidamente contro di loro. In questo scenario, il 17 ottobre 1912,[95] scoppiò la prima guerra balcanica che in breve rappresentò un disastro per i turchi che persero quassi tutte le loro provincie in Europa. I greci conquistarono Salonicco, il 15 novembre l'armata bulgara aveva occupato la Tracia con Edirne, il 28 novembre l'Albania dichiarava la propria indipendenza. All'impero non restava che una piccola striscia della Tracia orientale.[96]

Mappa dell'Impero Ottomano nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra

L'esercito ottomano, sconfitto, dovette ripiegare in patria insieme a oltre 400 000 profughi; a Costantinopoli la moschea di Solimano servì da campo di accoglienza, quella di Fatih divenne un ospedale militare, Santa Sofia accolse i malati di colera.[96] L'anno seguente però, con la seconda guerra balcanica, i turchi entrarono in guerra insieme a Grecia, Serbia e Romania contro la Bulgaria, e dopo la vittoria riottennero la Tracia orientale con Edirne, con la quale potevano controllare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. La debolezza delle strutture militari spinsero i vertici del governo turco a rafforzare e ammodernare le loro risorse militare; in particolare il gran visir Mahmut Şevket Pascià dette impulso a tali riforme. Ma venne fermato l'11 giugno 1913 quando fu vittima di un attentato mentre si muoveva per la capitale a bordo della sua automobile.[97]

La dissoluzione dell'Impero non andava a concretizzarsi solamente nelle province europee, ma anche i possedimenti nel mondo arabo stavano sgretolandosi. Il controllo del Nordafrica era stato invece già da tempo perduto, con il Marocco esposto alle mire tedesche, spagnole e francesi, con l'Algeria occupata stabilmente nel 1830 dalla Francia (che lo trasformerà in "territorio metropolitano") e con la Tunisia diventata protettorato francese. Nel frattempo, il deputato a La Mecca aveva già preso contatti con l'Inghilterra per preparare l'indipendenza della penisola arabica mentre altri provincie perseguivano gli stessi obiettivi.[98]

Nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra, l'Impero ottomano controllava ancora la Siria, il Libano, la Palestina e i territori comprendenti la Giordania, l'Iraq e la penisola arabica; l'Egitto continuava a far parte dell'impero come stato autonomo, anche se di fatto era un protettorato dei britannici.

La "Grande Guerra" e la fine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caduta dell'Impero ottomano, Teatro mediorientale della prima guerra mondiale, Genocidio armeno e Trattato di Sèvres.
Trincee turche sul mar morto

Nei giorni che seguirono lo scoppio della prima guerra mondiale l'impero ottomano si interrogava se scegliere di rimanere neutrale o di schierarsi dalla parte degli Alleati della prima guerra mondiale o degli Imperi centrali. Nel 1914 l'Impero ottomano si trovava in solidi rapporti con la Germania, che da tempo investiva capitali nello sviluppo economico dell'Impero e curava l'addestramento delle sue forze armate.[99] L'influente ministro della guerra Ismail Enver era un filo-tedesco ma il governo ottomano era ancora diviso sulla scelta di unirsi agli Imperi centrali, nonostante la firma di un trattato segreto di natura militare ed economica con la Germania, avvenuta il 1º agosto 1914;[100] il sequestro, all'inizio della guerra, da parte dei britannici di due navi da battaglia ottomane in costruzione nei cantieri inglesi provocò forte indignazione a Istanbul e i tedeschi ne approfittarono cedendo agli ottomani i due incrociatori Goeben e Breslau, sfuggiti alla caccia nel Mediterraneo.[99][101] Il 29 ottobre 1914 le due navi, ora battenti bandiera turca, bombardarono i porti russi sul Mar Nero e posarono mine; La Russia replicò dichiarando guerra, subito seguita da Inghilterra e Francia: il 1º novembre navi britanniche attaccarono un posamine turco nel porto di Smirne, il giorno seguente un incrociatore leggero bombardò il porto di Aqaba sul Mar Rosso e il 3 novembre vennero presi di mira i forti sui Dardanelli.[102][103]

Dichiarazione di guerra degli ottomani.

Il 9 novembre, presso la moschea di Faith a Costantinopoli, venne proclamata la guerra santa, senza tuttavia suscitare l'acclamazione da parte della popolazione come invece avvenne nelle altre capitali europee. Nemmeno il sultano era favorevole alla guerra, poco tempo dopo Mehmet V raccontò che “Il mio popolo non è più quello di una volta. Ha vissuto troppe guerre. Ha sanguinato troppo... io questa guerra non la volevo. Allah mi è testimone. Sono certo che il mio popolo non la voleva”.[104]

7 gennaio 1916: fasi finali dell'evacuazione delle truppe britanniche dopo la sconfitta nella campagna dei Dardanelli.

Il 19 febbraio 1915 l'Inghilterra dette avvio alla Campagna di Gallipoli con l'intenzione di forzare lo stretto dei Dardanelli. Nonostante una superiorità numerica e un inizio delle operazioni favorevole agli inglesi, il tentativo non ebbe successo grazie all'insipienza alleata e alle grandi capacità dei due comandanti ottomani, Otto Liman von Sanders e Mustafa Kemal Atatürk, allora comandante della 19ª divisione della Quinta armata ottomana, oltre che “dalla volontà inflessibile, dall'ostinata dedizione e dall'incrollabile fedeltà delle truppe ottomane al loro sultano e califfo”, come ebbe a dire l'ufficiale tedesco Hans Kannengiesser. Dopo che entrambi gli schieramenti ebbero subito ingenti perdite, gli inglesi capirono di non poter sfondare le linee ottomane e si ritirarono nei primi giorni di gennaio 1916.[105]

Nel frattempo nell'impero la popolazione pativa le ristrettezze causate dalla guerra: in quattro anni il pane arrivò a costare 38 volte di più, lo zucchero non si trovava, nella capitale gli acquedotti funzionavano a regime ridotto e due società del gas cessarono la fornitura.[104] Le frustrazioni degli ottomani si riversarono sugli Armeni accusati di collaborazionismo con le truppe nemiche russe e di cospirare per l'indipendenza dell'Armenia. Così il governo dei Tre Pascià, esponenti dei Giovani Turchi, organizzò una deportazione di questo popolo con il chiaro intento di sterminarlo, causando la morte di 6-800 000 persone; tali fatti passeranno alla storia come il "genocidio armeno".[106][N 2]

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati. Aprile 1915.

La guerra, tuttavia, contribuì ad accelerare le politiche di modernizzazione dell'impero: l'uso della lingua turca venne estesa anche agli uffici privati,[107] nel 1916 il Gran Muftì di Costantinopoli venne escluso dai governi e i tribunali religiosi sottoposti al ministero della giustizia, a partire dal 1917 alle donne era riconosciuto il diritto di chiedere il divorzio.[108]

Gli ultimi due anni del conflitto segnarono l'inesorabile declino dell'Impero verso la sconfitta. Il 10 giugno 1916 lo sharīf de La Mecca al-Husayn ibn ʿAlī, dopo la promessa che gli Alleati avrebbero procurato la completa indipendenza degli arabi dal giogo turco-ottomano, dette avvio alla cosiddetta Rivolta Araba.[107] L'11 marzo 1917 venne persa Baghdad, il 9 dicembre fu Gerusalemme a cadere, il 1° ottobre dell'anno successivo Damasco si arrese, la stessa Costaninopoli subiva bombardamenti aerei.[108] Ormai in ritirata su tutti i fronti e con l'esercito ridotto a un sesto della forza originaria, all'Impero ottomano non restò altro che trattare la propria resa: il 30 ottobre i rappresentanti ottomani siglarono l'armistizio di Mudros a bordo della HMS Agamemnon, il 1° novembre i Tre Pascià fuggirono dalla capitale, e il 13 novembre una forza d'occupazione alleata si stabilì a Costantinopoli.[109]

La Turchia secondo il trattato di Sèvres del 1922.

Con la sconfitta, l'Impero ottomano fu dissolto, perdendo i territori del Vicino Oriente, che passarono alla Francia e alla Gran Bretagna, grazie agli accordi segreti Sykes-Picot, ufficializzati dalla Società delle Nazioni e rivelati solo grazie al neo-costituito governo dell'Unione Sovietica.

L'abolizione del sultanato e la nascita della Repubblica di Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abolizione del sultanato ottomano e Repubblica di Turchia.
Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei turchi), nel 1918

Dopo la sconfitta l'impero, già notevolmente ridotto dal trattato di Sèvres a parte della penisola anatolica e della Tracia orientale, dovette subire anche l'occupazione straniera con gli eserciti anglo-italo-francesi che presidiavano le regioni costiere. I rappresentanti di queste tre potenze vincitrici, chiamati Alti Commissari, avevano assunto poteri superiori a quelli dello stesso sultano.[110]

La responsabilità della guerra non era mai stata attribuita al sultano ma era ricaduta sui Giovani Turchi, così la famiglia regnante era uscita quasi indenne dalla sconfitta e poté, seppur ancora per poco, mantenere le sue prerogative.[111] Il 3 luglio Mehmet V era morto e gli successe, come trentaseiesimo sultano ottomano il fratello minore Mehmet VI; questi cercò di scalzare i Giovani Turchi rimasti al governo e assorbire in sé il potere che il predecessore aveva parzialmente dovuto cedere. Così, tra le varie iniziative, il 22 dicembre Mehmet sciolse il Parlamento e cercò di perseguire una politica conciliante verso la Gran Bretagna.[112]

Il 15 maggio 1919 truppe della Grecia, nella speranza di cogliere un impero ottomano in decadenza, occuparono la zona di Smirne, suscitando un'immediata reazione da parte dei nazionalisti turchi.[113] La risposta militare fu guidata dal generale Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei turchi), che si era messo in mostra nella vittoriosa campagna di Gallipoli.[114] Kemal era anche alla guida del movimento di indipendenza nazionale ed era diventato primo ministro della Turchia dal maggio 1920 al gennaio 1921 e, dall'aprile 1920, presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca di Ankara.[115] Nel corso della Guerra greco-turca britannici, italiani e francesi preferirono lasciare il campo e sgomberare le loro forze armate dalla regione, e i greci dovettero affrontare da soli la riscossa turca, così come da soli avevano proceduto a occupare ampie aree turche. Così nel 1921, dopo due anni di sanguinosi combattimenti, Kemal riuscì a sconfiggere i greci e, il 9 settembre, poté fare il proprio ingresso a Smirne.[116] I nazionalisti furono galvanizzati dalla vittoria riportata e iniziarono a mostrare il malcontento per l'occupazione del paese da parte delle truppe anglo-franco-italiane; si arrivò molto vicino ad una nuova guerra che tuttavia fu scongiurata solamente grazie all'attività diplomatica dei comandanti turchi e britannici.[117]

Mehmed VI, ultimo sultano dell'impero ottomano si appresta a lasciare il paese dopo l'abolizione del sultanato ottomano, 17 novembre 1922

Dopo aver sconfitto anche l'esercito del Califfo, Kemal fece sì che il sultano venisse esautorato dal proprio ruolo ma gli concesse di mantenere la carica di califfo, guida politica e spirituale della comunità islamica universale. Così il 1º novembre 1922 venne abolito definitivamente il sultanato sancendo la fine ufficiale dell'Impero Ottomano. Il 17 novembre, il deposto Mehmet, lasciò Istanbul a bordo di una nave da guerra britannica.[118] La carica di califfo passò a Abdülmecid II che manterrà tuttavia solo fino al 1924 quando al Grande Assemblea Nazionale dichiarò conclusa tale esperienza, almeno nella linea dinastica del casato ottomano. Nel frattempo, il 29 ottobre 1923, Mustafa Kemal Atatürk era divento il primo presidente della Turchia.[119]

Struttura e organizzazione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Divisioni amministrative dell'Impero ottomano.
Maometto II, il sultano che ordinò la costruzione del Topkapı nella seconda metà del XV secolo.

La struttura amministrativa all'interno del grande impero era dominata dal sultano, che aveva come primo ministro un gran visir. Il sultano era coadiuvato nelle funzioni di governo da personale amministrativo e militare ben addestrato e, soprattutto, da lui direttamente dipendente. Spesso, infatti, i funzionari venivano reclutati tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani catturati nel corso delle conquiste o delle razzie, convertiti alla fede islamica e poi arruolati nell'esercito o inseriti nei quadri amministrativi. Dopo la conquista di Costantinopoli, la residenza ufficiale dei sultani turchi fu il grandioso palazzo del Topkapi a Istanbul. Alla sfarzosa corte ottomana erano presenti molti eunuchi, che erano per lo più nordafricani. L'Impero ottomano era frazionato in 21 regioni, governate da 21 Pascià, che avevano a disposizione 250 Bey. Importanti elementi dell'impero erano i Giannizzeri, una fanteria d'élite, caratterizzato dal suo precoce uso dell'artiglieria, che sindacò talora pesantemente con le sue prese di posizione la vita politica dell'Impero.

Fino al XX secolo l'impero era suddiviso nei tre grandi territori di Europa, Asia e Africa, governati da un beylerbeyi d'Europa e uno d'Asia: questi erano suddivisi in province (eyalet) a sua volta distinte in governi dei pascià (pascialati, in turco pashalik) e dei sangiaccati (sangiak in Europa e liwa in Asia). I sangiacchi erano governatori militari con diritto di bandiera (sanjak) concesso dal sultano. La capitale Istanbul costituiva un distretto separato.

Devscirme[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Devscirme.
Miniatura che illustra la pratica del Devscirme

Tra il XIV e il XVII secolo nell'impero ottomano fu in vigore un sistema di coscrizione forzosa di adolescenti cristiani per essere destinati alla carriera militare o a quella di funzionario imperiale. Tale pratica, detta devscirme, traducibile come “raccolta”, avveniva periodicamente a intervalli di circa 4-5 anni e vedeva alcuni ufficiali dei giannizzeri recarsi nei villaggi dei balcani dove selezionavano gli adolescenti che apparivano più promettenti.[120][121] Quelli reclutati venivano condotti verso la capitale dell'impero per essere sottoposti a un'ulteriore selezione. La gran parte di essi era destinata a essere affidata a contadini dell'Anatolia affinché venissero convertiti all'Islam e sottoposti a una rigida disciplina perché poi potessero servire come soldati nei giannizzeri,[122] i migliori invece venivano inseriti nei palazzi imperiali di Galatasaray, di Topkapi o di Edirne, oppure in quelli appartenenti ad alti dignitari. A questo gruppo di eccellenza veniva quindi impartita un'educazione di alto livello e si abituavano alla vita di corte.[123] Dopo un lungo periodo, coloro che avevano dimostrato qualità superiori avevano l'occasione di ricoprire le cariche più importanti dell'impero. Molti visir della storia vennero reclutati in questo modo, come molti kapudan pasha (comandante della flotta) o agha dei giannizzeri.[124] Dal 1453 al 1623, tra i 47 gran visir che si succedettero, solo 5 erano certamente di origine turca.[125] Un caso emblematico è quello di Sokollu Mehmed Pascià, nato in una famiglia cristiana ortodossa di Višegrad nell'attuale Bosnia ed Erzegovina, scelto nel devscirme scalò velocemente la scala gerarchica arrivando a diventare una delle persone più potenti dell'impero.[45]

Sebbene essi fossero considerati schiavi del sultano, a questi ragazzi provenienti esclusivamente da famiglie cristiane (la legge islamica proibiva la schiavitù dei musulmano) talvolta molto povere, veniva data un'opportunità unica di crescere di prestigio ed economicamente, al costo dell'abbandono delle loro famiglie di origine. Inoltre, questa schiavitù non gli negava la possibilità di competere con gli altri musulmani di nascita in qualsiasi aspetto della vita civile e militare. Non deve perciò sorprendere che, talvolta, fossero i loro stessi genitori a spingere i funzionari affinché scegliessero i loro figli.[126][127]

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

Una moglie infelice si appella al Qadi per via dell'impotenza del marito, da una miniatura ottomana

Il sistema legale ottomano adottò, per i suoi sudditi, la legge religiosa ma allo stesso tempo il Qanun (o Kanun), un sistema legale secolare (laico), poté coesistere con la Sharia. L'Impero ottomano fu sempre organizzato attorno a un sistema di giurisprudenza locale facente però parte di un più ampio schema di bilanciamento tra autorità centrale e regionale. Il potere ottomano ruotava in modo cruciale attorno all'amministrazione dei diritti alla terra, il che dava spazio all'autorità locale per sviluppare le esigenze del Millet (una confessione religiosa locale). Pertanto, la complessità giurisdizionale mirava a consentire l'integrazione di gruppi culturalmente e religiosamente diversi. Il sistema ottomano era caratterizzato da tre sistemi giudiziari distinti: uno per i musulmani, uno per i non musulmani (con ebrei e cristiani che potevano nominare un governante per le rispettive comunità) e il "tribunale commerciale". L'intero sistema era regolato dall'alto per mezzo del Qanun, un sistema che ebbe origine fin nell'era pre-islamica.

Questi sistemi giudiziari non erano tuttavia del tutto esclusive: ad esempio, i tribunali islamici, che erano i tribunali primari dell'Impero, potevano anche essere utilizzati per risolvere un conflitto commerciale o controversie tra parti in causa di religioni diverse e spesso ebrei e cristiani si rivolgevano a loro per ottenere una decisione più autorevole su una controversa. Lo stato ottomano tendeva a non interferire con i sistemi di diritto religioso non musulmano, nonostante legalmente avesse il potere di intervenire attraverso i governatori locali. Il sistema legislativo della Sharia islamica venne sviluppato da una combinazione tra il Corano; tra l'Hadīth, o parole del profeta Maometto; tra il ijmā', o consenso dei membri della comunità musulmana; tra il qiyas, un sistema di ragionamento analogico dei precedenti giurisprudenziali; e tra i costumi locali. Tutti i sistemi vennero insegnati nelle scuole di legge dell'Impero, che si trovavano a Istanbul e a Bursa.

Il sistema giuridico islamico ottomano venne istituito in modo diverso rispetto ai tribunali europei tradizionali. A presiedere i tribunali islamici veniva nominato un Qadi, o giudice. A partire dall'abbandono della Ijtihad, l'interpretazione, i Qadi in tutto l'impero ottomano si concentrarono meno sui precedenti legali e più sui costumi e le tradizioni locali nelle aree sottoposte alla loro giurisdizione. Tuttavia, il sistema giudiziario ottomano mancò di una struttura di appello, portando a casi giurisdizionali in cui i querelanti potevano portare le loro controversie da un sistema giudiziario a un altro fino a quando non avessero raggiunto una sentenza a loro favore.

Un processo ottomano del 1877

Alla fine del XIX secolo, il sistema legale ottomano andò incontro a una riforma sostanziale che tendeva alla sua modernizzazione e che ebbe inizio con l'editto di Gülhane del 1839. Queste riforme inclusero il concetto del "processo equo e pubblico di tutti gli accusati indipendentemente dalla loro religione", la creazione di un sistema di "competenze separate, religiose e civili" e la convalida delle testimonianze dei non musulmani. Vennero, inoltre, emanati specifici codici della terra (1858), codici civili (1869-1876) e un codice di procedura civile.

Queste riforme erano fortemente basate su modelli francesi, come dimostrato dall'adozione di un sistema giudiziario a tre livelli. Denominato Nizamiye, questo sistema venne esteso al livello del magistrato locale con la promulgazione finale del Mecelle, un codice civile che regolava il matrimonio, il divorzio, gli alimenti, la volontà e altre questioni relative allo status personale. Nel tentativo di chiarire la divisione delle competenze giudiziarie, un consiglio amministrativo stabilì che le questioni religiose dovevano essere gestite dai tribunali religiosi e le questioni statutarie dovevano essere gestite dai tribunali di Nizamiye.

Organizzazione militare[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni giannizzeri scortano il ciambellano del sultano Murad IV

La prima unità militare dello stato ottomano fu un esercito organizzato dallo stesso Osman I e composto da appartenenti alle tribù che abitavano le colline dell'Anatolia occidentale nel tardo XIII secolo. Con la progressione dell'impero il sistema militare divenne un'organizzazione sempre più complessa con un preciso e rigido sistema di reclutamento dei soldati. Il corpo principale dell'esercito ottomano comprendeva i celebri giannizzeri (un corpo di fanteria), gli spahi (cavalleria pesante) e gli Akinci (cavalleria leggera); insieme rappresentarono per lungo tempo una tra le forze da combattimento più progredite al mondo, essendo stati tra i primi a utilizzare i moschetti e i cannoni. Infatti, i turchi ottomani iniziarono a usare i falconetti, cannoni corti ma larghi, in occasione dell'assedio di Costantinopoli del 1453. La cavalleria ottomana era basta soprattutto sulla sua capacità di operare ad alta velocità e dalla sua mobilità piuttosto che dalle pesanti armature dei cavalieri, utilizzava archi e spade corte e montava cavalli turcomanni e arabi veloci,[128][129] spesso applicava tattiche di combattimento simili a quelle utilizzate dell'Impero mongolo, come simulare una ritirata e così circondare le forze nemiche inseguitrici all'interno di una formazione a mezzaluna per poi condurre il vero e proprio attacco. L'esercito ottomano continuò a essere un'efficace forza militare fino all'inizio del XVIII secolo, a seguito di un lungo periodo di pace intercorso tra il 1740 e il 1768 iniziò il suo declino che lo portò a indebolirsi rispetto a quello dei propri nemici europei e russi.[130]

Spahi ottomani in battaglia

Il processo di modernizzazione dell'impero ottomano intrapreso nel XIX secolo iniziò con l'esercito. Nel 1826 il sultano Mahmud II sciolse il corpo dei giannizzeri e fondò il moderno esercito moderno, chiamato Nizam-ı Jedid (nuovo ordine). L'esercito ottomano fu anche la prima istituzione ad assumere esperti stranieri e inviare i suoi ufficiali in addestramento nei paesi dell'Europa occidentale. Questo diede impulso alla nascita del movimento dei Giovani Turchi formato da uomini relativamente giovani che rientravano in patria dopo un'esperienza formativa all'estero.

Piloti ottomani all'inizio del 1912

La marina ottomana contribuì enormemente all'espansione dei territori dell'impero nel continente europeo, dimostrandosi essenziale nelle fasi iniziali della conquista del Nord Africa del 1517. Successivamente alla perdita della Grecia, avvenuta nel 1821, e dell'Algeria, nel 1830, il potere navale ottomano andò incontro a un inesorabile declino che si tradusse in un'incapacità di controllare i propri lontani territori d'oltremare. Il sultano Abdülaziz (regnante dal 1861 al 1876) tentò di ristabilire la propria marina militare progettando di costruire la più grande flotta dopo quella di Gran Bretagna e Francia. Nel 1866 il primo sottomarino in forza all'Impero ottomano venne realizzato nel cantiere navale di Barrow, in Inghilterra.[131] Tuttavia, la debole economia ottomana non permise di sostenere tale flotta per lungo tempo, tanto che sotto il sultano Abdul Hamid II la maggior parte delle navi venne abbandonata all'interno del corno d'oro dove rimasero inattive per una trentina d'anni.

L'istituzione dell'aeronautica militare ottomana risale al periodo compreso tra il giugno 1909 e il luglio 1911,[132][133] quando iniziò la formazione dei piloti e l'allestimento dei primi aerei grazie alla scuola di aviazione (Tayyare Mektebi) di Yeşilköy, fondata il 3 luglio 1912. Nel corso della prima guerra mondiale gli squadroni dell'aviazione ottomana combatterono su molti fronti, dalla Galizia nell'ovest al Caucaso nell'est e nello Yemen nel sud.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ottomano perseguì una politica economica basata sullo sviluppo di grandi centri commerciali e industriali, come Bursa, Edirne e Istanbul.[134] Considerando indispensabile la presenza di eccellenti artigiani e commercianti per la crescita di una metropoli, il sultano Maometto II e il suo successore Bayezid II, accolsero con favore e incoraggiarono l'arrivo di molti ebrei provenienti da diverse parti d'Europa, invitandoli a stabilirsi a Istanbul e in altre città portuali come Salonicco. A quel tempo, in gran parte dell'Europa gli ebrei erano vittime di persecuzioni da parte dei cristiani, come avvenne ad esempio in Spagna con la loro espulsione al termine della Reconquista.

Le conoscenze economiche ottomane intorno al XVI secolo si basavano sui semplici concetti di Stato e Società secondo la tradizione del Medio Oriente in cui l'obiettivo finale di un'entità politica era il suo consolidamento e l'estensione del potere del sovrano, in modo da ottenere risorse rendere prosperose le classi produttive.[135] L'intento era quello di aumentare le entrate statali senza danneggiare i soggetti, per prevenire disordini sociali e mantenere intatta l'organizzazione tradizionale della società. Nella prima età moderna, l'economia ottomana si espanse notevolmente, con tassi di crescita particolarmente elevati nella prima metà del XVIII secolo. Il reddito annuo, adeguato all'inflazione, dell'impero quadruplicò tra il 1523 e il 1748.[136]

Nell'impero ottomano, l'organizzazione dei funzionari del tesoro e della cancelleria venne sviluppata più che durante ogni altro governo islamico e, fino al XVII secolo, fu tra le migliori tra tutti i modelli contemporanei.[137] Questa organizzazione portò allo sviluppo di una burocrazia scribale (conosciuta come "uomini della penna") come un gruppo distinto, in parte formato da ulama altamente addestrati che dettero vita a un corpo professionale. L'efficacia di questi furono alla base del successo di molti grandi statisti ottomani.[138]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Smirne sotto la dominazione ottomana nel 1900

Una stima della popolazione residente tra il 1520 e il 1535, pari a 11 692 480 abitanti, venne effettuata contando le famiglie nei registri delle decime ottomane e moltiplicando questo numero per 5. Per ragioni poco chiare, la popolazione nel XVIII secolo era inferiore a quella stimata per il XVI secolo. Nel 1831 venne effettuato il primo censimento che determinò il numero di 7 230 660 abitanti, un valore tuttavia considerato sottostimato in quanto tale censimento aveva l'obiettivo di registrare possibili coscritti.

I censimenti dei territori ottomani iniziarono solo all'inizio del XIX secolo e sono disponibili dati ufficiali dal 1831 in poi, ma questi non coprivano l'intera popolazione. Ad esempio, il censimento del 1831 contava solo uomini e non era riuscito a comprendere l'intero impero. Per periodi precedenti le stime sul numero e sulla distribuzione della popolazione si basano su modelli demografici.

Tuttavia, sembra che la popolazione abbia iniziato a risalire alla fine del XVIII secolo fino a raggiungere i 25–32 milioni prima del 1800, con circa 10 milioni di residenti nelle sole province europee (principalmente nei Balcani), 11 milioni nelle province asiatiche e circa 3 milioni in quelle africane. La densità della popolazione era più alta nelle province europee, il doppio di quelle nell'Anatolia, che a loro volta triplicavano la densità osservabile nell'Iraq e nella Siria, e cinque volte quella dell'Arabia.

Verso la fine dell'esistenza dell'impero, l'aspettativa di vita era di 49 anni, tuttavia le malattie epidemiche e le carestie causarono gravi cambiamenti demografici. Nel 1785 circa un sesto della popolazione egiziana morì di peste e Aleppo vide la sua popolazione ridotta del 20%. Sei carestie colpirono l'Egitto tra il 1687 e il 1731 e l'ultima che colpì l'Anatolia accadde quattro decenni più tardi.

Vista di Galata (Karaköy) e il ponte di Galata sul Corno d'Oro, fine del XIX secolo

L'affermazione delle città portuali comportò un raggruppamento delle popolazioni dovuto dallo sviluppo di navi a vapore e ferrovie. mentre l'urbanizzazione aumentò tra il 1700 al il 1922. I miglioramenti nella salute e nei servizi igienico-sanitari resero le città più attraenti per vivere e per lavorare. Le città portuali, come Salonicco in Grecia, videro la propria popolazione incrementare da 55 000 nel 1800 a 160 000 nel 1912 mentre Smirne, che contava una popolazione di 150 000 nel 1800, arrivò a 300 000 abitanti nel 1914. Al contrario, alcune regioni subirono un calo della popolazione: ad esempio Belgrado diminuì di abitanti da 25 000 a 8 000, principalmente a causa di conflitti politici.

Le migrazioni economiche e politiche ebbero un impatto in tutto l'impero. Ad esempio, l'annessione russa e austriaca-asburgica delle regioni della Crimea e dei Balcani comportarono un grande afflusso di rifugiati musulmani come i 200 000 tartari di Crimea in fuga a Dobruja. Tra il 1783 e il 1913, circa 5-7 milioni di rifugiati si riversarono nell'Impero ottomano, di cui almeno 3,8 milioni provenivano dalla Russia. Alcune migrazioni lasciarono segni indelebili, come la tensione politica tra parti dell'impero (ad esempio tra Turchia e Bulgaria), mentre alcuni effetti centrifughi sono stati notati in altri territori. Anche l'economia fu colpita dalla perdita di artigiani, commercianti, produttori e agricoltori. Dal XIX secolo, gran parte della popolazione musulmana dei Balcani emigrò nell'attuale Turchia. Queste persone si chiamano Muhacir. Quando l'impero ottomano cessò di esistere nel 1922, metà della popolazione urbana della Turchia discendeva da rifugiati musulmani dalla Russia.

Scienza e tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della loro storia, gli ottomani riuscirono a istituire una vasta serie di biblioteche complete di traduzioni di libri di altre culture, oltre a manoscritti originali,[139] gran parte di queste sorte nel XV secolo. Il sultano Maometto II ordinò a Giorgio Amiroutzes, uno studioso greco di Trabzon, di tradurre e mettere a disposizione delle istituzioni educative ottomane il libro di geografia di Claudio Tolomeo. Ali Qushji, un astronomo, matematico e fisico originario di Samarcanda, divenne insegnante in due madrase e influenzò i circoli ottomani con i suoi scritti e le attività dei suoi studenti, anche se trascorse solo circa tre anni a Istanbul prima della sua morte.[140]

Taqi al-Din costruì, nel 1577, l'Osservatorio di Istanbul di Taqi al-Din, dove eseguì osservazioni fino al 1580. Calcolò l'eccentricità dell'orbita del Sole e il moto annuale dell'apogeo.[141] Tuttavia lo scopo principale dell'osservatorio era quasi certamente astrologico piuttosto che astronomico e quindi venne distrutto nel 1580 a causa dell'ascesa di una fazione clericale che si opponeva al suo uso a tale scopo.[142] Nel 1551 sperimentò anche la potenza del vapore nell'eyalet d'Egitto, quando inventò un girarrosto a vapore azionato da una rudimentale turbina a vapore..[143]

Nel 1660 lo studioso ottomano Ibrahim Efendi al-Zigetvari Tezkireci tradusse in arabo l'opera astronomica francese di Noël Duret scritta nel 1637.[144]

Şerafeddin Sabuncuoğlu fu l'autore del primo atlante chirurgico e dell'ultima importante enciclopedia medica del mondo islamico. Sebbene il suo lavoro fosse in gran parte basato sul Al-Tasrif di Abu al-Qasim al-Zahrawi, Sabuncuoğlu introdusse molte sue innovazioni. Per la prima volta furono raffigurate anche chirurghi di sesso femminile.[145]

Un esempio di orologio che misurava il tempo in minuti fu creato da un orologiaio ottomano, Meshur Sheyh Dede, nel 1702.[146]

All'inizio del XIX secolo, sotto Mehmet Ali l'Egitto iniziò a utilizzare motori a vapore per la produzione industriale, in particolare per la siderurgia, per la produzione tessile, per le cartiere e per il movimento delle barche.[147]

Si ritiene che Ishak Efendi abbia introdotto nel XIX secolo le coeve idee e gli sviluppi scientifici occidentali al mondo ottomano e musulmano in generale, così come l'invenzione di un'adeguata terminologia scientifica turca e araba, attraverso le sue traduzioni di opere occidentali.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso principale del palazzo Dolmabahçe nel 1862

L'architettura ottomana venne influenzata da quella persiana, bizantina, greca e islamica. Durante il primo periodo dell'architettura ottomana, essa si trovò alla ricerca di nuove idee; successivamente vi fu il periodo classico dell'architettura, quando raggiunse il massimo della sua fiducia; nel periodo di stagnazione e decadenza si assistette a un allontanamento da questo stile.

Ponte di Mehmed Paša Sokolović, completato nel 1577 e progettato da Sinān

Durante il periodo dei tulipani, l'impero ottomano venne influenzato degli stili altamente ornati in voga nell'Europa occidentale; barocco, rococò, impero e altri stili mescolati. I concetti di architettura ottomana si concentrano principalmente sulla moschea, interpretata come integrante della società, dell'urbanistica e della vita comune. Oltre a essa è possibile trovare buoni esempi di architettura ottomana nelle mense, nelle scuole teologiche, negli ospedali, nei bagni turchi e nelle tombe.

Esempi di architettura ottomana del periodo classico, oltre a Istanbul ed Edirne, si possono osservare anche in Egitto, in Eritrea, in Tunisia, a Algeri, nei Balcani e in Romania, dove furono costruite moschee, ponti, fontane e scuole. L'arte della decorazione ottomana si sviluppò con una moltitudine di influenze dovute all'eterogeneità etnica che caratterizzava l'Impero ottomano. Il più grande degli artisti di corte arricchì l'impero con molte influenze artistiche pluralistiche, come mescolare l'arte tradizionale bizantina con elementi dell'arte cinese.[148]

Arti decorative[modifica | modifica wikitesto]

Miniatori ottomani

La tradizione delle miniature ottomane, realizzate per illustrare manoscritti o utilizzate in pubblicazioni dedicate, fu fortemente influenzata dall'arte persiana, sebbene includesse anche elementi della tradizione bizantina dei manoscritti miniati. Un'accademia greca di pittori, il Nakkashane-i-Rum, venne fondata nel Palazzo Topkapi nel XV secolo, mentre all'inizio del secolo successivo venne aggiunta anche una simile accademia persiana, la Nakkashane-i-Irani.

L'arte della tessitura dei tappeti era particolarmente significativa nell'impero ottomano, in quanto essi avevano un'importanza elevatissima sia per essere utilizzati come arredi decorativi, ricchi di simbolismi religioso e non, sia come utilizzo pratico poiché era consuetudine entrare scalzi negli alloggi. La tessitura di tali tappeti ebbe origine nelle culture nomadi dell'Asia centrale (essendo i tappeti una forma di arredamento facilmente trasportabile) e alla fine si diffuse nelle società stanziate dell'Anatolia. I turchi usavano tappeti, e kilim non solo sui pavimenti ma anche come appesi alle pareti e alle porte per fornire un ulteriore isolamento. Furono anche comunemente donati alle moschee, che spesso ne accumularono grandi raccolte.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Calendario ottomano del 1911 scritto in diverse lingue

Il turco ottomano era la lingua ufficiale dell'impero, fortemente influenzata dal persiano e dall'arabo, faceva parte delle lingue oghuz a loro volta un ramo delle lingue turche. Inoltre, gli ottomani utilizzavano altre lingue: il turco veniva parlato dalla maggior parte della popolazione in Anatolia e dalla maggioranza dei musulmani dei Balcani tranne che in Albania e Bosnia; il persiano era utilizzato solo da una minoranza di persone molto colte;[149] l'arabo era parlato principalmente in Arabia, Iraq, Kuwait, nel Levante e in alcune parti del Corno d'Africa; la lingua berbera era diffusa nel Nord Africa. Negli ultimi due secoli, l'uso di queste lingue divenne più limitato, tuttavia specifico: il persiano serviva principalmente come lingua letteraria per i colti,[149] mentre l'arabo veniva utilizzato nelle preghiere islamiche. Il turco, nella sua variante ottomana, era un linguaggio militare e amministrativo fin dai tempi nascenti degli Ottomani. La costituzione ottomana del 1876 sancì ufficialmente lo status imperiale ufficiale del turco.[150]

A causa di un basso tasso di alfabetizzazione tra la popolazione (circa il 2-3% fino all'inizio del XIX secolo e circa il 15% verso la fine), la gente comune doveva assumere degli scribi come "scrittori di richieste speciali" (arzuhâlcis) per essere in grado di comunicare con il governo.[151][152] I gruppi etnici continuarono a parlare nelle loro famiglie e nei propri quartieri (mahalles) per mezzo delle loro lingue (come avvenne, ad esempio, per gli ebrei, gli armeni, i greci,...). Nei villaggi in cui due o più popolazioni vivevano insieme, gli abitanti parlavano spesso la lingua l'uno dell'altro. Nelle città cosmopolite, spesso le persone parlavano le proprie lingue di origine; molti coloro che non appartenevano al gruppo etnico dei turchi parlavano il turco come seconda lingua.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le autorità italiane infatti - denunciando la propria grossolana ignoranza circa le caratteristiche del "califfo" malgrado gli oltre 13 secoli di storia comune - pensarono di autorizzare la khuṭba in nome del sultano ottomano nelle moschee tripolitane e cirenaiche, senza accorgersi che il "califfo ottomano" nulla aveva a che fare con un inesistente "papa" dei musulmani, contribuendo così, loro malgrado, a mantenere vivo uno spirito irredentista che causerà gravi danni a Roma e alla sua politica colonialistica nelle regioni nordafricane conquistate. In merito si veda C. A. Nallino, "Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 voll., Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234-569.
  2. ^ Ancora oggi, 2020, le autorità turche stentano a riconoscere esplicitamente nei termini proposti dalla maggioranza degli storici il genocidio armeno. Una vistosa eccezione è costituita dallo storico islamista e ottomanista Bernard Lewis, che parlò di "stermini" e "massacri", rifiutandosi però di qualificarli come "genocidio", alla luce del fatto che la comunità armena di Istanbul non era stata coinvolta nelle stragi.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peter Turchin, Jonathan M. Adams e Thomas D Hall, East-West Orientation of Historical Empires, in Journal of world-systems research, vol. 12, n. 2, dicembre 2006, p. 223, ISSN 1076-156X (WC · ACNP). URL consultato il 12 settembre 2016.
  2. ^ (EN) Rein Taagepera, Expansion and Contraction Patterns of Large Polities: Context for Russia, in International Studies Quarterly, vol. 41, n. 3, settembre 1997, p. 498, DOI:10.1111/0020-8833.00053, JSTOR 2600793.
  3. ^ Erickson, 2003, p. 59.
  4. ^ Herm, 1985, pp. 274-275.
  5. ^ a b Riley-Smith, 2017, p. 393.
  6. ^ a b c Herm, 1985, p. 275.
  7. ^ a b c Kalisky, 1972, p. 294.
  8. ^ a b Herm, 1985, p. 276.
  9. ^ a b Herm, 1985, p. 277.
  10. ^ Kalisky, 1972, pp. 294-295.
  11. ^ Barbero, 2011, pp. 25-27.
  12. ^ a b c Kalisky, 1972, p. 295.
  13. ^ Barbero, 2011, p. 26.
  14. ^ a b c d Herm, 1985, p. 278.
  15. ^ Barbero, 2011, p. 27.
  16. ^ Kalisky, 1972, pp. 296-297.
  17. ^ a b Kalisky, 1972, p. 299.
  18. ^ a b c Barbero, 2011, p. 30.
  19. ^ Sfranze, 2008, cap. III.
  20. ^ Herm, 1985, p. 280.
  21. ^ Herm, 1985, p. 281.
  22. ^ Barbero, 2011, p. 31.
  23. ^ Kalisky, 1972, p. 300.
  24. ^ Riley-Smith, pp. 400-401.
  25. ^ Riley-Smith, 2017, p. 394.
  26. ^ Grande Enciclopedia DeAgostini vol. 16.
  27. ^ a b Kalisky, 1972, p. 301.
  28. ^ Kalisky, 1972, pp. 301-302.
  29. ^ a b c Kalisky, 1972, p. 302.
  30. ^ a b Kalisky, 1972, p. 303.
  31. ^ a b Kalisky, 1972, p. 304.
  32. ^ Clot, 1986, pp. 39-40, 53-57, 73.
  33. ^ Vercellini, 1997, p. 13.
  34. ^ Clot, 1986, p. 80-82, 101-107.
  35. ^ a b Barbero, 2011, p. 63.
  36. ^ Clot, 1986, pp. 121-128, 148.
  37. ^ Clot, 1986, pp. 113, 152-154, 161-162.
  38. ^ Vercellini, 1997, p. 14.
  39. ^ Barbero, 2011, pp. 71-75.
  40. ^ Clot, 1986, pp. 307-308.
  41. ^ Clot, 1986, pp. 64, 84, 154-155, 309, 331.
  42. ^ Mansel, 1997, pp. 82-83.
  43. ^ Barbero, 2011, pp. 68, 100-101.
  44. ^ a b c d Mantran, 1999, p. 175.
  45. ^ a b Barbero, 2011, pp. 96-97.
  46. ^ a b Mantran, 1999, p. 257.
  47. ^ a b c Mantran, 1999, p. 176.
  48. ^ (EN) Enciclopedia Britannica, Jelālī Revolts, su britannica.com. URL consultato il 24 maggio 2020.
  49. ^ a b c Mantran, 1999, p. 255.
  50. ^ Mantran, 1999, p. 258.
  51. ^ Mantran, 1999, p. 256.
  52. ^ Mantran, 1999, pp. 256, 259.
  53. ^ Mantran, 1999, pp. 256, 260.
  54. ^ Mantran, 1999, p. 256.
  55. ^ Mantran, 1999, pp. 256-257, 261-262.
  56. ^ Ago e Vidotto, 2009, p. 166.
  57. ^ Mansel, 1997, p. 224.
  58. ^ Barbero, 2011, pp. 188-189.
  59. ^ Mansel, 1997, pp. 225-227.
  60. ^ Mansel, 1997, pp. 235, 238-239, 242, 244.
  61. ^ Mansel, 1997, p. 248.
  62. ^ Mansel, 1997, pp. 237, 246.
  63. ^ Mansel, 1997, p. 253.
  64. ^ Barbero, 2011, pp. 190-191.
  65. ^ Mansel, 1997, p. 254.
  66. ^ Barbero, 2011, p. 192.
  67. ^ History of the Turkish Postal Service, Ptt.gov.tr. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2011).
  68. ^ Stone, 2005, p. 95.
  69. ^ Geyikdagi, 2011, p. 32.
  70. ^ Howard, 2013, p.71.
  71. ^ Barbero, 2011, pp. 192-193.
  72. ^ (EN) Bryan Glynn Williams, Hijra and forced migration from nineteenth-century Russia to the Ottoman Empire, in Cahiers du Monde Russe, vol. 41, n. 1, 2000, pp. 79–108, DOI:10.4000/monderusse.39.
  73. ^ Mansel, 1997, pp. 256-259.
  74. ^ Rogan, 2011, p. 105.
  75. ^ a b Rogan, 2011, p. 106.
  76. ^ Mansel, 1997, pp. 285-287.
  77. ^ Mansel, 1997, pp. 287-288.
  78. ^ Jelavich e Jelavich, 1986, p. 139.
  79. ^ Mansel, 1997, pp. 289-292.
  80. ^ Mansel, 1997, p. 294.
  81. ^ Akmese, 2005, p. 24.
  82. ^ Akçam, 2006, p. 42.
  83. ^ Mansel, 1997, pp. 326-327.
  84. ^ Mansel, 1997, p. 329.
  85. ^ Mansel, 1997, p. 330.
  86. ^ Mansel, 1997, p. 331.
  87. ^ Mansel, 1997, p. 332.
  88. ^ Mansel, 1997, p. 333.
  89. ^ Mansel, 1997, pp. 328, 333.
  90. ^ Mansel, 1997, p. 334.
  91. ^ Mansel, 1997, p. 335.
  92. ^ Mansel, 1997, p. 341.
  93. ^ Mansel, 1997, p. 336.
  94. ^ Mansel, 1997, p. 345.
  95. ^ Mansel, 1997, p. 343.
  96. ^ a b Mansel, 1997, p. 344.
  97. ^ Mansel, 1997, p. 348.
  98. ^ Mansel, 1997, pp. 348-349.
  99. ^ a b Willmott, 2006, p. 74.
  100. ^ Mansel, 1997, p. 349.
  101. ^ Mansel, 1997, p. 350.
  102. ^ Gilbert, 2010, p. 136.
  103. ^ Mansel, 1997, p. 351-352.
  104. ^ a b Mansel, 1997, p. 352.
  105. ^ Mansel, 1997, po. 353-354.
  106. ^ Mansel, 1997, pp. 354-355.
  107. ^ a b Mansel, 1997, p. 355.
  108. ^ a b Mansel, 1997, p. 356.
  109. ^ Mansel, 1997, p. 357.
  110. ^ Mansel, 1997, p. 358-359.
  111. ^ Mansel, 1997, p. 364.
  112. ^ Mansel, 1997, pp. 364-365.
  113. ^ Mansel, 1997, p. 366.
  114. ^ Mansel, 1997, p. 367.
  115. ^ Mansel, 1997, p. 368.
  116. ^ Mansel, 1997, p. 379.
  117. ^ Mansel, 1997, p. 380.
  118. ^ Mansel, 1997, p. 382.
  119. ^ Mansel, 1997, pp. 388-389.
  120. ^ Barbero, 2011, pp. 90-91.
  121. ^ Vercellini, 1997, p. 28.
  122. ^ Barbero, 2011, p. 92.
  123. ^ Barbero, 2011, pp. 92-93.
  124. ^ Barbero, 2011, p. 93.
  125. ^ Vercellini, 1997, p. 30.
  126. ^ Vercellini, 1997, p. 29.
  127. ^ Barbero, 2011, pp. 95.
  128. ^ Mordaunt Milner, The Godolphin Arabian: The Story of the Matchem Line, Robert Hale Limited, 1990, pp. 3–6, ISBN 978-0-85131-476-1.
  129. ^ John F Wall, Famous Running Horses: Their Forebears and Descendants, p. 8, ISBN 978-1-163-19167-5.
  130. ^ Virginia Aksan, Ottoman Wars, 1700–1860: An Empire Besieged, Pearson Education Ltd., 2007, pp. 130–35, ISBN 978-0-582-30807-7.
  131. ^ Petition created for submarine name, Ellesmere Port Standard. URL consultato l'11 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2008).
  132. ^ Story of Turkish Aviation, Turkey in the First World War. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2012).
  133. ^ Founding, Turkish Air Force. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2011).
  134. ^ Halil İnalcık, The Ottoman Economic Mind and Aspects of the Ottoman Economy, in M. A. Cook (a cura di), Studies in the Economic History of the Middle East: from the Rise of Islam to the Present Day, Oxford University Press, 1970, p. 209, ISBN 978-0-19-713561-7.
  135. ^ (EN) Halil İnalcık, The Ottoman Economic Mind and Aspects of the Ottoman Economy, in M. A. Cook (a cura di), Studies in the Economic History of the Middle East: from the Rise of Islam to the Present Day, Oxford University Press, 1970, p. 217, ISBN 978-0-19-713561-7.
  136. ^ (EN) Linda Darling, Revenue-Raising and Legitimacy: Tax Collection and Finance Administration in the Ottoman Empire, 1560–1660., E.J. Brill, 1996, pp. 238–39, ISBN 978-90-04-10289-7.
  137. ^ (EN) Antony Black, The History of Islamic Political Thought: From the Prophet to the Present, Psychology Press, 2001, p. 197, ISBN 978-0-415-93243-1. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  138. ^ Halil İnalcık e Donald Quataert, An Economic and Social History of the Ottoman Empire, 1300–1914, 1971, p. 120.
  139. ^ (EN) Gábor and Bruce Ágoston and Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 583, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  140. ^ (EN) F. J. Ragep, Ali Qushji and Regiomontanus: eccentric transformations and Copernican Revolutions, in Journal for the History of Astronomy, vol. 36, n. 125, Science History Publications Ltd., 2005, pp. 359–71, Bibcode:2005JHA....36..359R, DOI:10.1177/002182860503600401.
  141. ^ (EN) Sevim Tekeli, Encyclopaedia of the history of science, technology and medicine in non-western cultures, in Encyclopaedia of the History of Science, Kluwer, 1997, Bibcode:2008ehst.book.....S, ISBN 978-0-7923-4066-9.
  142. ^ (EN) Khaled El-Rouayheb, Islamic Intellectual History in the Seventeenth Century: Scholarly Currents in the Ottoman Empire and the Maghreb, Cambridge University Press, 2015, pp. 18–19, ISBN 978-1-107-04296-4.
  143. ^ (EN) Ahmad Y Hassan (1976), Taqi al-Din and Arabic Mechanical Engineering, p. 34–35, Institute for the History of Arabic Science, University of Aleppo
  144. ^ (EN) Avner Ben-Zaken, The Heavens of the Sky and the Heavens of the Heart: the Ottoman Cultural Context for the Introduction of Post-Copernican Astronomy, in The British Journal for the History of Science, vol. 37, Cambridge University Press, 2004, pp. 1–28, DOI:10.1017/S0007087403005302.
  145. ^ G. Bademci, First illustrations of female Neurosurgeons in the fifteenth century by Serefeddin Sabuncuoglu, in Neurocirugía, vol. 17, n. 2, 2006, pp. 162–65, DOI:10.4321/S1130-14732006000200012.
  146. ^ (EN) Paul Horton, Topkapi's Turkish Timepieces, in Saudi Aramco World, luglio–agosto 1977, pp. 10–13. URL consultato il 12 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2008).
  147. ^ (EN) Jean Batou, Between Development and Underdevelopment: The Precocious Attempts at Industrialization of the Periphery, 1800–1870, Librairie Droz, 1991, pp. 193–96, ISBN 978-2-600-04293-2.
  148. ^ (EN) Eli Shah, The Ottoman Artistic Legacy, Israel Ministry of Foreign Affairs. URL consultato il 26 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2009).
  149. ^ a b (EN) Bertold Spuler, Persian Historiography And Geography, Pustaka Nasional Pte Ltd, 2003, p. 69, ISBN 978-9971-77-488-2. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  150. ^ (EN) The Ottoman Constitution, promulgated the 7th Zilbridge, 1293 (11/23 December, 1876), in The American Journal of International Law, vol. 2, n. 4, 1908, p. 376, JSTOR 2212668.
  151. ^ Kemal H. Karpat, Studies on Ottoman Social and Political History: Selected Articles and Essays, Brill, 2002, p. 266, ISBN 978-90-04-12101-0. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  152. ^ (EN) Ottoman Empire (PDF), su saylor.org.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti utilizzate
Approfondimenti
  • (EN) Emrah Safa Gürkan, Christian Allies of the Ottoman Empire, European History Online, Institute of European History, Magonza 2011, consultato in data 1º marzo 2013.
  • (EN) Colin Imber, The Ottoman Empire. The Structure of Power, Palgrave MacMillan, Basingstoke-New York 2002.
  • J. McCharty, I turchi ottomani. Dalle origini al 1923, Ecig, Genova 2005
  • Donald Quataert, L'impero ottomano, Salerno editrice, Roma 2008
  • S. Faroqhi, L'Impero ottomano, "Universale Paperbacks", il Mulino, Bologna 2008
  • (EN) H. İnalcık, The Ottoman Empire. The Classical Age. 1300-1600, II ed., Phoenix, Londra 1995
  • (EN) Stanford Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2 volumi, C.U.P., Cambridge 1976 (traduz. italiana parziale in A. Bombaci- Stanford J. Shaw, L'Impero ottomano, Utet, Torino 1980)
  • (EN) N. Itzkowitz, Ottoman Empire and Islamic Tradition, The University of Chicago Press, Londra-Chicago 1972
  • (EN) Kate Fleet (a cura di), “The Ottoman Empire in Eighteenth Century”, su: Oriente Moderno, n. s. XVIII LXXIX (1999), 1, iv+285 pp.
  • Arduino Cremonesi, La sfida turca contro gli Asburgo e Venezia, Arti Grafiche Friulane, Udine 1976
  • Erik J. Zürcher, Storia della Turchia, Donzelli Editore, Roma 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Impero ottomano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Impero ottomano, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
Controllo di autoritàVIAF (EN305102586 · LCCN (ENsh85138802 · GND (DE4075720-1 · NDL (ENJA00573333 · WorldCat Identities (ENviaf-305102586