Caduta dell'Impero ottomano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Impero ottomano.

La caduta dell'Impero ottomano fu l'ultima e più travagliata fase della storia dell'impero e comprende un periodo che va dal 1912 (guerra italo-turca, che portò all'annessione della Libia, al Regno d'Italia, con perdita dell'ultimo possedimento ottomano in Africa, e guerre balcaniche) al 1922 (deposizione dell'ultimo sultano, Mehmet VI, da parte di Mustafa Kemal Atatürk).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il declino dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

L'impero ottomano nel XVI secolo

Questo decennio di rapido declino fu in realtà l'ultimo colpo di coda di un processo di senescenza imperiale che andava avanti fin dalla morte del grande sultano Solimano I (regnò dal 1520 al 1566), e più precisamente dalla disastrosa battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571) fra Impero e Lega Santa (formata da Venezia, Spagna e Stato Pontificio).[1]

Nel corso del XVII secolo gli ottomani dovettero far fronte a problematiche statali a loro sconosciute, come l'insorgere della disoccupazione e del banditismo. Presto la civiltà militarista cominciò a rilassarsi, e l'ultimo sultano ad intraprendere un'offensiva espansionistica fu Maometto IV nel 1683. Egli decise di invadere l'Austria e puntare dritto a Vienna, ripetendo l'offensiva del 1529 ma fu sconfitto nella battaglia di Vienna del 12 settembre 1683. Tale sconfitta segnò la fine dell'espansione militare ottomana.

Nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Fu nel XIX secolo che il fragile equilibrio creatosi si ruppe definitivamente. La corsa europea all'imperialismo tolse ad uno Stato ormai esausto quasi tutti i possedimenti nordafricani, se si eccettuano la Tripolitania e la Cirenaica, comunque dalla limitata importanza strategica ed economica.

Intanto, nel 1821 la Grecia aveva proclamato la propria indipendenza, e negli anni Settanta del XIX secolo nei Balcani centrali si erano formati tanti piccoli Stati affrancatisi dal secolare dominio turco. Anche gli ultimi possedimenti nello Yemen erano da tempo andati persi. L'Impero si stava rapidamente smembrando.

La cultura militare ottomana morì in due principali date: nel 1811, quando fu soffocata la seconda rivolta dei mamelucchi, e nel 1826, quando il celeberrimo corpo dei Giannizzeri fu abolito dal sultano Mahmud II.

Tutto ciò che rimaneva al grande Impero, all'alba del XX secolo, era l'odierna Turchia, parte del Medioriente e l'Iraq, essendo andata persa la Libia che, con il Trattato di Ouchy del 1912, divenne colonia italiana, mentre altri territori furono persi con le guerre balcaniche del 1912-1913.

La sconfitta nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Sèvres e Governo della Grande Assemblea Nazionale Turca.

Durante la prima guerra mondiale l'Impero ottomano si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto. Perse tutti i possedimenti in Medioriente e Iraq, e grosse sommosse popolari minacciarono di sfiancare un apparato statale ormai logoro e decrepito.

Nel 1919 la Grecia invase la città di Smirne e gruppi di britannici, italiani e francesi si posizionarono a guardia delle coste. Le truppe britanniche iniziarono ad occupare gli edifici principali dell'Impero e ad arrestare i nazionalisti dopo l'instaurazione del regime militare nella notte del 15 marzo 1920. Il 18 marzo 1920 il parlamento ottomano si riunì e inviò una protesta agli alleati;

«È inaccettabile arrestare cinque di quei membri.»

Questa fu l'ultima riunione e segnò la fine del sistema politico ottomano. Il Sultano Mehmed VI sciolse l'Assemblea Generale dell'Impero Ottomano l'11 aprile 1920. Il Governo di Costantinopoli, con la sua burocrazia, senza parlamento, rimase attivo con il Sultano come arbitro. A quel tempo, circa 150 politici furono esiliati a Malta. Il Movimento Nazionale Turco, guidato da Mustafa Kemal Atatürk, convocò allora la Grande Assemblea Nazionale Turca ad Ankara il 23 aprile 1920.

Intanto il Trattato di Sèvres del 10 agosto 1920 perfezionò lo smembramento dell'Impero. Con esso l'Impero ottomano perdeva tutti i territori esterni all'Anatolia settentrionale e alla zona di Istanbul: Siria, Palestina, Transgiordania e Iraq vennero affidati a Francia e Gran Bretagna che ne fecero dei "mandati" affermando il loro potere con la forza (guerra franco siriana). Smirne, dal 1917 affidata all'Italia, passava ora per cinque anni sotto l'amministrazione provvisoria della Grecia (in attesa di un plebiscito), che acquistò anche la Tracia e quasi tutte le Isole egee; l'Armenia diventò indipendente e il Kurdistan ottenne un'ampia autonomia; i Dardanelli rimanevano sotto l'autorità nominale del sultano Mehmet VI, ma la navigazione venne posta sotto il controllo di una commissione internazionale, che per garantire la libertà di navigazione aveva sotto controllo anche delle strisce di territorio sia sulla costa europea che su quella asiatica.

Il deposto sultano lascia il palazzo dal retro per andare in esilio il 17 novembre 1922

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abolizione del sultanato ottomano.

Il governo di Costantinopoli nel 1920 formò l'Esercito del Califfo, una milizia per combattere i nazionalisti, ma fu sconfitto da Ataturk, segnando la fine della guerra civile e l'inizio della guerra d'indipendenza. Nel 1921 il generale Kemal Ataturk riuscì a cacciare via i greci riconquistando Smirne, mentre italiani, britannici e francesi lasciavano la penisola anatolica di propria iniziativa.[2]

Il sultanato fu abolito ufficialmente il 1º novembre 1922. A quel punto, Ataturk stesso depose il sultano Mehmed VI e poco dopo, nell'ottobre 1923, fu proclamata la Repubblica Turca. L'Impero ottomano era tramontato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Barbero, Lepanto. La battaglia dei tre imperi, Bari, Laterza, 2010, ISBN 88-420-8893-5.
  2. ^ Turkish War of Independence. All About Turkey. Retrieved on 2013-08-12.