Grande potenza

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Grandi potenze convenzionali: i membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'ONU (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti)
Grandi potenze moderne: gli stati di maggiore importanza industriale (Cina, Brasile, Francia, India, Italia, Germania, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti)[1]

La locuzione grande potenza, nel linguaggio storico-diplomatico, indica uno Stato capace di esercitare la sua influenza a livello mondiale. È un concetto di creazione europea, utilizzato sin dal Congresso di Vienna, ma è stato successivamente esteso all'ambito globale delle relazioni internazionali.

Tra le grandi potenze attuali, secondo lo schema convenzionale, si annoverano Cina, Stati Uniti, Francia, Russia e Regno Unito. Questi cinque paesi sono i vincitori della seconda guerra mondiale e godono pertanto del potere di veto all'interno del consiglio di sicurezza dell'ONU, dove sono inoltre gli unici membri permanenti. I paesi del P5, sul piano militare, dispongono di una spesa di difesa e di una capacità di azione superiore alla media, oltre ad essere riconosciuti ufficialmente come potenze nucleari dalla comunità internazionale (gli altri stati con armi nucleari sono: India, Pakistan, Corea del Nord ed Israele).

Germania, Giappone ed Italia persero il conflitto mondiale e con esso lo status di grande potenza. Giappone ed Italia dovettero rinunciare al seggio permanente di cui disponevano nella Società delle Nazioni, mentre la Germania fu divisa in diverse zone di occupazione. Il Giappone, reduce dal bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, rinunciò al diritto di dichiarare guerra. Simili disposizioni furono inserite nelle costituzioni di Germania ed Italia, che però decisero di aderire alla condivisione nucleare della NATO assieme a Turchia, Belgio e Paesi Bassi.

Germania, Giappone ed Italia sono tornate ad essere grandi potenze dopo il loro miracolo economico post-bellico. A seguito della loro piena riabilitazione politica ed industriale, le ex-potenze dell'asse furono invitate da Francia, UK e USA a prendere parte al primo vertice del G6 nel 1975 (formato che si allargherà al Canada l'anno successivo). Nel 2000, Germania ed Italia sono poi diventate parte del cosiddetto "Quint" della NATO assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Germania ha anche fatto parte del P5+1, gruppo che si è occupato dei negoziati sull'Iran dal 2003 al 2016. Sempre nel 2016 l'Italia è rientrata nel direttorio informale dell'Unione Europea con Germania e Francia, sostituendo il Regno Unito a seguito della Brexit e ritornando ad essere il terzo pilastro dell'EU (come nei primi decenni della Comunità Europea).

Lo scenario internazionale, con i relativi rapporti di forza, è mutato con la Crisi del 2008 e la nascita del gruppo BRICs (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), costituito dalle principali nazioni di recente industrializzazione. I paesi del G7 e del BRICs (esclusi i rispettivi "junior partner", Canada e Sud Africa) coincidono con i dieci stati di maggiore importanza industriale riconosciuti dall'ILO, agenzia specializzata dell'ONU. Le economie avanzate e quelle di recente industrializzazione hanno poi creato un canale di dialogo nel più ampio forum del G20, dove anche l'America Latina, il Medio Oriente e l'Anello del Pacifico godono di rappresentanza. Non tutte le grandi potenze sono eguali tra loro in peso politico, economico, o militare. Gli Stati Uniti sono ad esempio riconosciuti come l'unica Superpotenza del mondo, mentre l'Italia è stata a volte definita come l'ultima delle grandi potenze.

Nonostante i notevoli cambiamenti avvenuti dal 1945 ad oggi, la composizione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU è rimasta invariata. Germania, Giappone, India e Brasile hanno formalmente richiesto di entrare a far parte del gruppo dei membri permanenti con potere di veto nel CdS dell'ONU, formando il G4. L'Italia ha invece assunto il ruolo-guida dello Uniting for consensus, un blocco di diplomazie che ha l'obiettivo di limitare il potere di veto e di impedire l'aumento dei membri permanenti in favore di membri semi-permanenti. Al momento sia la proposta di riforma dello "Uniting for Consenus" che quella del G4 sembrano avere poche possibilità di riuscita, essendo necessari i 2/3 dei voti nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secoli XV a XVIII[modifica | modifica wikitesto]

In Europa a partire dal XV secolo circa, si andò formando un complesso sistema di stati con i rispettivi apparati diplomatici. Nel 1648 con la pace di Vestfalia, che terminò la guerra dei trent'anni, si creò un sistema politico internazionale basato sul concetto del balance of powers o della politica dell'equilibrio, avente come obbiettivo principale che nessuna delle potenze maggiori potesse emergere al di sopra delle altre. I più potenti tra gli stati partecipanti al sistema, aventi cioè la forza per imporre la propria volontà su potenze minori, vennero perciò designati con il termine di grandi potenze.

Le prime grandi potenze ad emergere nel corso del XVI secolo furono le monarchie di Francia e di Spagna, che lottarono tra di loro per l'egemonia continentale. La Francia uscì battuta da questo confronto (pace di Cateau-Cambrésis del 1559) ma la Spagna, pur segnalandosi quale maggiore potenza dell'epoca, non fu comunque in grado di imporre la propria egemonia. Nel frattempo, nell'area orientale del continente, la grande espansione dell'Impero Ottomano faceva entrare di diritto anche questa nazione nel sistema degli stati europei quale altra grande potenza. Sempre nel Cinquecento altri stati possono venire elencati tra i maggiori e principali del sistema, sebbene non al livello dei tre precedenti: gli Stati dinastici degli Asburgo d'Austria (che all'epoca controllavano oltre all'Austria anche la Boemia e l'Ungheria ed il trono del Sacro Romano Impero e che, con l'imperatore Carlo V, rimasero uniti alla Spagna sotto un unico sovrano), l'Inghilterra di Elisabetta I, la Polonia degli Jagelloni (il maggior stato dell'Europa nord-orientale) e il Portogallo (emerso a seguito della sua espansione oltremare, ma che verso la fine del secolo fu unito sotto la stessa sovranità della Spagna).

Infine va segnalato l'emergere dello Stato Russo, che, pur essendo ancora piuttosto marginale rispetto al sistema europeo, dalla metà del Cinquecento iniziò ad accrescere la propria importanza. Tra gli stati minori vanno segnalati la Repubblica di Venezia (l'unico Stato italiano capace di preservare la propria indipendenza da Francia e Spagna e che seppe arginare l'espansione ottomana in Oriente), il Papato (grazie alla grande influenza politico-religiosa esercitata dalla Santa Sede) e la Confederazione Svizzera che agli inizi del Cinquecento possedette una considerevole potenza militare, prima di rimanere divisa tra cattolici e protestanti. Tra gli altri stati minori dell'epoca e che sopravvissero più o meno durante tutta l'età Moderna, vanno ricordati per la loro forza relativa: la Danimarca-Norvegia, la Svezia, la Scozia e numerosi stati tedeschi (Sassonia, Brandeburgo, Baviera) ed italiani: Napoli, Toscana e i domini dei Savoia (Ducato di Savoia poi Regno di Sardegna), Regno di Sicilia.

Nella prima metà del XVII secolo la Francia riuscì a rivalersi sulla Spagna (pace di Vestfalia del 1648, pace dei Pirenei del 1659) quale maggiore potenza europea, ma nella seconda parte del secolo non riuscì ad imporsi quale egemone (guerre di Luigi XIV). Nel frattempo nel corso del secolo si affermarono definitivamente come grandi potenze la Gran Bretagna (unificazione dei troni di Inghilterra e Scozia nel 1601, "Gloriosa rivoluzione" del 1688, "Guerra della Grande Alleanza" contro la Francia nel 1689- 1697) e la monarchia degli Asburgo d'Austria ("Guerra della Grande Alleanza" contro la Francia 1689-1697, riconquista dell'Ungheria, pace di Carlowitz nel 1699). Anche la Svezia, dopo la pace di Vestfalia del 1648, emerse per un sessantennio quale grande potenza, come anche va segnalata la grande ascesa delle Province Unite dei Paesi Bassi (una delle principali potenze economiche dell'epoca, grazie anche alla loro formidabile espansione nei commerci e nei domini oltremare).

L'inizio del XVIII secolo segnò l'affacciarsi nel sistema europeo, quale grande potenza, della Russia di Pietro il Grande, a discapito della Svezia (grande guerra del nord 1700-1721) e segnò anche l'inizio definitivo della decadenza della Spagna (guerra di successione spagnola 1701-1713/14). Nella metà del secolo l'ascesa della Prussia di Federico il Grande (guerra dei sette anni 1756-1763) aggiunse anche questo Stato tedesco al novero delle maggiori potenze del continente.
Cosicché alla metà del Settecento, ovvero al culmine dell'età dell'Assolutismo, si afferma il sistema delle cinque potenze europee: Austria, Francia, Gran Bretagna, Prussia e Russia.

Nell'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la rivoluzione Francese e il tentativo egemonico della Francia di Napoleone Bonaparte, il congresso di Vienna del 1815 sancì definitivamente il sistema degli stati europei (il "concerto delle nazioni") stabilendo a cinque il numero delle grandi potenze: Austria, Francia, Gran Bretagna, Prussia e Russia. Infatti sia la Spagna (perdita dell'impero coloniale nelle Americhe 1810-1821) che l'Impero Ottomano (nascita della Questione d'oriente), apparivano irrimediabilmente in decadenza. Nella seconda metà dell'Ottocento l'unificazione dell'Italia (1861-1870) e della Germania (da parte della Prussia, 1870) aggiunsero queste due nazioni al novero delle grandi potenze europee.

La grande espansione mondiale, da parte delle potenze europee, tra il XVIII ed il XIX secolo, comportò il coinvolgimento di molti stati extra-europei nel sistema incentrato sull'Europa, in questa maniera il sistema da europeo divenne, poco alla volta, globale. Nella maggior parte dei casi i popoli ed i paesi extraeuropei entrarono nell'orbita europea quali dipendenze o protettorati, ma nel corso dell'Ottocento due paesi d'oltreoceano seppero, non solo contrastare l'espansione dell'Europa, ma anche emergere, fino al punto di assurgere essi stessi al rango di grandi potenze: gli Stati Uniti d'America (guerra ispano-americana del 1898) e il Giappone (guerra russo-giapponese 1904-1905).
Perciò alla vigilia della prima guerra mondiale le grandi potenze mondiali erano diventate ormai otto: Austria-Ungheria, Francia, Germania. Giappone, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti e Russia; tutte assieme queste otto potenze parteciparono all'inizio del secolo ad una inedita alleanza contro la Cina, preda della rivolta dei Boxer.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra mondiale 1914-1918 segnò un primo grande momento di crisi nel sistema incentrato sulle potenze europee. L'Europa rimase estremamente provata dalla guerra, l'Austria-Ungheria si dissolse assieme a quel che restava dell'Impero Ottomano, mentre l'impero russo degli zar veniva sostituito nel sistema internazionale dall'Unione Sovietica.

Inoltre la Germania, duramente sconfitta, rimase esclusa per un ventennio dal sistema. La fine della guerra inoltre comportò, per la prima volta, la ratifica del sistema delle grandi potenze in un organismo internazionale, con l'istituzione nella Società delle Nazioni di un gruppo di paesi con lo status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza ed il diritto di veto, essi erano le potenze vincitrici della guerra: Francia, Giappone, Gran Bretagna e Italia (gli Stati Uniti invece decisero di non aderire alla Società delle Nazioni, perciò il loro status di diritto come membro permanente non venne assunto).

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La seconda guerra mondiale 1939-1945 segnò la crisi definitiva del sistema delle grandi potenze europee. Le tre potenze sconfitte nel corso della guerra, Germania, Giappone ed Italia, persero il loro status. Tra le cinque potenze riconosciute vincitrici (con un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU) due, Stati Uniti d'America ed Unione Sovietica, emersero nel giro di pochi anni come Superpotenze, polarizzando velocemente in due blocchi contrapposti le relazioni internazionali (guerra fredda). La Francia e la Gran Bretagna, uscite molto provate dalla guerra, persero progressivamente la loro influenza, soprattutto dopo la perdita dei rispettivi imperi coloniali e specialmente dopo la Crisi di Suez del 1956, ed in sostanza aderirono al blocco statunitense.

La Cina, quinta potenza vincitrice della guerra, nel corso dei decenni successivi, a causa della guerra civile (che la sconvolse subito dopo la guerra mondiale), della sua arretratezza economica e di una politica perlopiù isolazionistica, esercitò poca influenza sulle relazioni internazionali. Va comunque segnalato che la Cina inizialmente aderì al blocco sovietico (ovviamente la Repubblica Popolare Cinese e non il governo della Cina nazionalista, rifugiatosi sulla piccola isola di Taiwan), il paese passò poi negli anni settanta ad una politica di maggiore equidistanza dai due blocchi contrapposti e favorevole al terzo mondo.

Dal secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La fine della Guerra fredda (crollo del muro di Berlino nel 1989), la dissoluzione dell'Unione Sovietica e la conseguente fine del bipolarismo avevano lasciato nel sistema delle relazioni internazionali un'unica superpotenza, gli Stati Uniti d'America (definita da alcuni anche come un'Iperpotenza), attorno alla quale si incentrano gli affari internazionali (politica definita di unipolarismo), perché in sostanza non esisterebbe uno Stato o non si è costituito un sistema di stati, abbastanza potente da controbilanciare l'influenza statunitense.

A partire dall'inizio del 2000 però l'emergere di nuovi protagonisti nella politica mondiale quali l'UE, la Cina, l'India, il Brasile, il ritorno parziale della Russia, i contrasti (soprattutto per la guerra in Iraq) con alcuni tradizionali alleati europei, come la Francia e la Germania e con piccole potenze regionali di grande importanza strategica, come Siria, Corea del Nord e Iran, ed infine soprattutto la crisi economica scoppiata nel corso dell'anno 2008, hanno comunque mostrato tutti i limiti della superpotenza americana in un mondo ormai considerato multipolare a livello economico e politico-militare.

Tabella comparativa[modifica | modifica wikitesto]

Qui presente è una ipotetica tabella comparativa che tiene conto della popolazione, del pil, del finanziamento alle organizzazioni internazionali, delle spese militari e della ricchezza netta. Si sofferma quindi solo sull'Hard Power e non sul Soft Power (ovvero sull'influenza culturale).

L'Unione Europea non è indicata.

Paese Parte della
Popolazione(%)
Parte del
PIL(%)
Parte del
finanziamento alle istituzioni internazionali[2] (%)
Parte delle
Spese Militari(%)
Parte della
Ricchezza Netta[3][4] (%)
Percentuale Media(%)
Stati Uniti Stati Uniti 4.4 22.7 22.0 36.6 29.1 23
Cina Cina 19.0 12.4 5.1 10.8 9.21 9.5
Giappone Giappone 1.8 6.6 10.8 2.8 9.3 6.3
Germania Germania 1.3 5.5 4.7 2.7 1.5 5
Francia Francia 1.1 3.9 5.1 2.8 5.35 4.3
India India 17.5 3.6 5.6 3.5 0.9 3.9
Regno Unito Regno Unito 0.9 3.4 5.2 3.3 4.88 3.5
Italia Italia 0.8 2.8 4.4 1.9 4.92 3
Russia Russia 2.0 2.8 2.4 5.0 0.5 2.5
Brasile Brasile 2.8 3.0 2.9 1.8 1.3 2.4

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]