America Latina

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America Latina
Chichen Itza 3.jpg
Piramide di Kukulkan a Chichén Itzá, Messico
Stati 20 + 2 dipendenze
Superficie 20 086 398 km²
Abitanti 578 297 299
Densità 28,79 ab./km²
Lingue spagnolo, portoghese, lingue native americane, francese
Fusi orari da UTC-6 a UTC-2
Nome abitanti latino-americani[1]
Latin America (orthographic projection).svg
Mappa dei paesi appartenenti all'America Latina

Con il termine America Latina si intende comunemente la parte dell'America composta dagli Stati che furono colonizzati da nazioni quali Spagna, Portogallo e Francia, in cui si parlano per eredità culturale lingue neolatine quali lo spagnolo, il portoghese e il francese, comprendendo dunque il Centroamerica e il Sudamerica[2].

Nella definizione non ci si limita alla sola connotazione linguistica, ma si tiene conto anche delle caratteristiche culturali, etniche, storiche, geografiche, religiose, politiche, sociali ed economiche. Tali considerazioni sono valide generalmente per paesi indipendenti e autonomi. Per tale ragione è oggetto di discussioni l'appartenenza del territorio francofono del Canada all'America Latina. Invece Belize, Guyana, Suriname e altri paesi insulari delle Antille che sono tipicamente anglofoni o neerlandofoni sono esclusi dall'America Latina.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "America Latina" è stato utilizzato per la prima volta il 26 settembre 1856 dallo scrittore colombiano José María Torres Caicedo nel suo poema "Las dos Américas", che sarebbe stato pubblicato in seguito sulla rivista parigina El Correo de Ultramar il 15 febbraio del 1857.[3]

Il termine fu promosso dall'Impero francese di Napoleone III durante l'invasione francese del Messico (1862-1867) come un modo per includere la Francia tra i paesi che hanno influenza in America, al fine di escludere gli anglosassoni e come termine sostitutivo di Hispanoamérica per diminuire l'importanza della Spagna nel continente e giustificare l'invasione del Messico. Fin dalla sua comparsa, il termine si è evoluto in modo da comprendere una serie di caratteristiche culturali, etniche, politiche, sociali ed economiche che avessero tra loro una qualche similitudine e in contrapposizione alle stesse caratteristiche dell'America anglosassone.[4][5]

L'uso dell'aggettivo "Latino", derivato dal termine "America Latina", ha continuato col tempo ad ampliarsi includendo persone di origine ispanica o di lingua spagnola. il "Latino", in origine, indicava un abitante del Lazio regione italiana di cui faceva parte l'antica Roma, che a quei tempi si chiamava Latium. Successivamente, fu esteso a tutte le persone che parlavano una lingua derivata dal Latino volgare, vale a dire a quelli che parlavano una lingua romanza, come l'italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese e altre.[6][7][8][9]

Stati[modifica | modifica wikitesto]

Gli stati considerati parte dell'America Latina sono i seguenti:

Stato Superficie (km²) Abitanti Capitale Lingua ufficiale Indipendenza
Argentina Argentina 2 766 890 40 117 096 Buenos Aires spagnolo 9 luglio 1816 dalla Spagna
Bolivia Bolivia 1 098 581 10 907 778 Sucre
La Paz
spagnolo
lingue amerinde
6 agosto 1825 dalla Spagna
Brasile Brasile 8 514 877 208 494 900 Brasilia portoghese 7 settembre 1822 dal Portogallo
Cile Cile 756 950 17 224 200 Santiago del Cile spagnolo 12 febbraio 1818 dalla Spagna
Colombia Colombia 1 141 748 45 925 397 Bogotà spagnolo
inglese[10]
20 luglio 1810 dalla Spagna
Costa Rica Costa Rica 51 100 4 608 426 San José spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Cuba Cuba 109 886 11 239 363 L'Avana spagnolo 10 ottobre 1868 dalla Spagna
Rep. Dominicana Rep. Dominicana 48 442 9 378 818 Santo Domingo spagnolo 16 agosto 1865 dalla Spagna
Ecuador Ecuador 272 046 15 007 343 Quito spagnolo
quechua
10 agosto 1809 dalla Spagna
El Salvador El Salvador 21 040 6 134 000 San Salvador spagnolo 15 settembre 1821 dalla Spagna
Guatemala Guatemala 108 890 13 276 517 Città del Guatemala spagnolo 15 settembre 1821 dalla Spagna
Guyana francese Guyana francese[11] 83 534 217 000 Caienna francese
Haiti Haiti 27 750 9 719 932 Port-au-Prince francese
creolo haitiano
1º gennaio 1804 dalla Francia
Honduras Honduras 112 492 8 249 574 Tegucigalpa spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Messico Messico 1 972 550 112 336 538 Città del Messico spagnolo 15 settembre 1810 dalla Spagna
Nicaragua Nicaragua 130 373 5 891 199 Managua spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Panama Panama 75 517 3 405 813 Panama spagnolo 3 novembre 1903 dalla Colombia
Paraguay Paraguay 406 752 6 460 000 Asunción spagnolo
guaraní
14 maggio 1811 dalla Spagna
Perù Perù 1 285 216 29 496 000 Lima spagnolo
quechua[12]
28 luglio 1821 dalla Spagna
Porto Rico Porto Rico[13] 9 104 3 725 789 San Juan spagnolo
inglese
Uruguay Uruguay 176 215 3 494 382 Montevideo spagnolo 25 agosto 1825 dal Brasile
Venezuela Venezuela 916 445 29 105 632 Caracas spagnolo 5 luglio 1811 dalla Spagna

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Simón Bolívar, uno dei protagonisti dell'indipendenza dell'America Latina

Nell'America Latina si stabilirono popolazioni provenienti da nord che, già prima del 7000 a.C., iniziarono a coltivare la zucca e altri vegetali come il mais. Alcune di queste popolazioni originarono civiltà complesse e fondarono centri urbani e Stati.

Nell'America del Nord la più antica civiltà fu quella degli Olmechi, alla quale seguirono quelle di Teotihuacan, dei Toltechi e dei Maya e infine, nel XIV secolo d.C., quella degli Aztechi: questi ultimi fondarono un vasto impero nel Messico centrale.

Nell'America Meridionale, popolata più tardi, i primi centri urbani nacquero sulle Ande, dove fiorirono diverse civiltà, tra cui quella di Tiahuanaco e degli Inca.

Lo sviluppo delle civiltà amerindie o precolombiane fu interrotto dall'arrivo degli europei: nel 1492 un navigatore genovese, Cristoforo Colombo, alla ricerca delle Indie, sbarcò in America, convinto d'aver raggiunto la propria meta. Egli chiamò dunque gli abitanti della regione «indiani».

Dopo lo sbarco di Colombo vi furono altre spedizioni, tra cui quella di Hernán Cortés in Messico (1519-1524, conquista della capitale azteca) e di Francisco Pizarro in Perù (1531-1536, conquista della capitale incaica). I territori così conquistati divennero dominio spagnolo: solo il Brasile divenne colonia portoghese e alcune delle isole Antille vennero occupate da francesi, inglesi e olandesi.

La popolazione indigena, già decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata nelle guerre di conquista, fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori. Dato che quasi tutti gli indios morirono di fame, fatica e maltrattamenti, molti schiavi neri furono portati dall'Africa a lavorare al posto degli indios.

All'inizio del XIX secolo i discendenti dei coloni spagnoli richiesero e ottennero con una serie di guerre contro la Spagna l'indipendenza dei loro territori. Anche il Brasile divenne indipendente.

L'indipendenza creò però nuovi conflitti: per tutto l'Ottocento e inizio Novecento l'America Latina fu dilaniata da guerre tra i diversi Stati, che impoverirono questi paesi e rafforzarono il potere dell'esercito. Furono perciò frequenti i colpi di Stato, i quali instaurarono più volte dittature militari, tra cui si distinsero quella di Pinochet, di Videla e dei Duvalier.

Dalla fine dell'Ottocento gli Stati Uniti d'America iniziarono a intervenire attivamente nell'America Latina, cercando di impedire la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente (come nel corso della seconda guerra mondiale).

Un'economia in via di sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

La regione è afflitta dai problemi delle società in via di sviluppo: la scarsità di risorse alimentari, servizi sociali e sanitari insufficienti, un forte indebitamento con l'estero e, soprattutto, una diseguale distribuzione della ricchezza. L'economia è arretrata, nonostante le grandi risorse, soprattutto minerarie e forestali. All'agricoltura e all'allevamento di sussistenza, praticati con mezzi inadeguati, si contrappongono le colture per l'esportazione, a cui sono riservati i maggiori investimenti.

L'industria si limita alla trasformazione dei prodotti agricoli, all'estrazione e alla prima lavorazione dei minerali. Le comunicazioni sono ostacolate dagli sbarramenti montuosi e dalla fitta foresta.

Dal 1961 il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy diede inizio ad un programma di aiuti e di sviluppo per l'America Latina, che prese il nome di Alleanza per il Progresso. Gli Stati Uniti fornirono, nel quadro della realizzazione del programma dell'Alleanza, 20 miliardi di dollari in dieci anni, oltre all'assistenza tecnica ai Paesi dell'America Latina, per promuovere lo sviluppo economico e sociale, come la lotta contro l'analfabetismo. Tuttavia i risultati furono molto modesti per varie cause, in particolare:

  • la mancanza di esperienza dei tecnici e politici americani, che non comprendevano la mentalità ed i costumi dei latino-americani
  • la scarsa volontà dei governi latino-americani che, nonostante avessero approvato il programma proposto, erano restii a promuovere le riforme necessarie, in particolare la riforma agricola.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

L'America Latina è conosciuta per le sue musiche ed i suoi balli; ci sono infatti: la salsa, il tango, la bachata, il cha cha cha, il merengue, il rock latino, la danza moderna e molte altre ancora. Questi tipi di balli prevedono specialmente il movimento delle spalle, del bacino e dei piedi.

Il fenomeno migratorio latinoamericano[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si può situare l'inizio del fenomeno migratorio contemporaneo partendo dagli anni sessanta, quando a causa delle crisi di alcuni distretti minerari o agricoli dove da tempo vivevano popolazioni numerose si verificò il fenomeno dell'evacuazione di intere regioni. L'abbandono dei campi dovuto all'insufficienza dei redditi o dei salari agricoli fu un fenomeno comune a quasi tutti i paesi latino-americani. Le destinazioni finali di queste migrazioni erano le grandi città, invitanti soprattutto per una certa industrializzazione e lo sviluppo del settore terziario. L'incapacità delle autorità pubbliche di controllare questo fenomeno si dimostrò con la crescita smisurata di quartieri subnormali, chiamati favelas in Brasile, villas miserias in Argentina, ranchitos in Venezuela, tugurios in Colombia, guasmos in Ecuador, casuchas in Repubblica Dominicana, barrios marginales in Perù, callampa a Santiago del Cile e ciudades perdidas in Messico. Questo era il contesto sociale da cui partirono nel secondo dopoguerra la maggior parte dei migranti che avevano come destinazione New York (come i portoricani), Londra (come i giamaicani e gli abitanti delle Barbados), gli stati meridionali degli Stati Uniti (come milioni di messicani) o la Florida, come quasi due milioni di cubani scappati dal regime di Fidel Castro.

Migrazioni interne[modifica | modifica wikitesto]

Si sono registrate anche delle migrazioni interne all'area centro americana, caratterizzate dalla ricerca di opportunità di lavoro nel campo dell'industria petrolifera. In Argentina, la presenza dell'industria petrolifera nella zona della Patagonia, l'estrazione del carbone e il conseguente sviluppo economico di isolati nuclei urbani hanno attirato numerosi gruppi di lavoratori con le proprie famiglie.

In qualche caso più limitato si sono registrate anche ondate migratorie per motivi politici. Si può quindi notare un quadro caratterizzato da una spiccata instabilità, anche dovuto a un incessante incremento demografico che continua ancora oggi.

I latinos negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

È possibile dire che si è avuto a che fare con una vera e propria rivoluzione sociale e demografica sull'intero scenario americano. A Los Angeles e a Miami i latinos sono attualmente la maggioranza della popolazione e lo spagnolo è la lingua più parlata in interi quartieri di Chicago, Boston e Filadelfia. Verso la fine del 1996 il numero dei latinos superò quello degli afroamericani, divenendo il secondo gruppo etnico presente a New York (anche se già da tempo rappresentavano la maggioranza assoluta nel Bronx). Quattro anni dopo la California diventò il secondo Stato dopo il Nuovo Messico a presentare una società «a maggioranza di minoranza». Le conseguenze di questo fenomeno stanno avendo ripercussioni sulle politiche pubbliche e sull'intera dimensione culturale americana.

I latinos preferiscono stabilirsi nelle grandi aree metropolitane, infatti tutti i principali gruppi si concentrano nelle venti maggiori città del Paese. Los Angeles registra una popolazione salvadoregna maggiore di quella residente a San Salvador e New York un numero di portoricani superiore a San Juan e un numero di dominicani pari a Santo Domingo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

I quattro paesi con la maggiore agricoltura in Sud America sono Brasile, Argentina, Cile e Colombia. Attualmente:

In America centrale, spiccano i seguenti:

Messico è il più grande produttore mondiale di avocado, uno dei cinque principali produttori mondiali di peperoncino, limone, arancio, mango, papaya, fragola, pompelmo, zucca e asparagi e uno dei 10 maggiori produttori mondiali di canna da zucchero, mais, sorgo, fagiolo, pomodoro, cocco, ananas, melone e mirtillo.[15]

Bestiame[modifica | modifica wikitesto]

Brasile è il più grande esportatore mondiale di carne di pollo: 3,77 milioni di tonnellate nel 2019.[16][17] Il paese è il proprietario della seconda mandria di bestiame più grande del mondo, 22,2% della mandria mondiale. Il paese è stato il secondo maggior produttore di manzo nel 2019, responsabile del 15,4% della produzione mondiale.[18] È stato anche il terzo produttore di latte al mondo nel 2018. Quest'anno il paese ha prodotto 35,1 miliardi di litri.[19] Nel 2019, il Brasile è stato il 4 ° più grande produttore di maiale al mondo, con quasi 4 milioni di tonnellate.[20]

Nel 2018, Argentina è stato il quarto produttore mondiale di manzo, con una produzione di 3 milioni di tonnellate (solo dopo Stati Uniti, Brasile e Cina). Uruguay è anche un importante produttore di carne. Nel 2018 ha prodotto 589 mila tonnellate di carne bovina.[21]

Nella produzione di carne di pollo, il Messico è tra i 10 maggiori produttori al mondo, l'Argentina tra i 15 maggiori e il Perù e la Colombia tra i 20 maggiori. Nella produzione di manzo, il Messico è uno dei 10 maggiori produttori al mondo e la Colombia è uno dei 20 maggiori produttori. Nella produzione di carne di maiale, il Messico è tra i 15 maggiori produttori al mondo. Nella produzione di miele, l'Argentina è tra i 5 maggiori produttori al mondo, il Messico tra i 10 maggiori e il Brasile tra i 15 maggiori. In termini di produzione di latte di vacca, il Messico è tra i 15 maggiori produttori al mondo e l'Argentina tra i 20.[22]

Estrazione mineraria[modifica | modifica wikitesto]

Cile contribuisce a circa un terzo della produzione mondiale di rame. Nel 2018, Perù è stato il secondo produttore mondiale di argento e rame e il sesto produttore di oro (i 3 metalli che generano il maggior valore), oltre a "essere il terzo produttore mondiale di zinco e stagno e quarto di piombo. Brasile è il secondo esportatore mondiale di minerale di ferro, possiede il 98% delle riserve note di niobio nel mondo ed è uno dei 5 maggiori produttori mondiali di bauxite, manganese e stagno. Bolivia è il quinto produttore mondiale di stagno, il settimo produttore di argento e l'ottavo produttore di zinco al mondo.[23][24]

Messico è il più grande produttore di argento nel mondo, rappresenta quasi il 23% della produzione mondiale, producendo più di 200 milioni di once nel 2019. Ha anche importanti rame e zinc e produce una quantità significativa di oro.[25]

Petrolio e gas[modifica | modifica wikitesto]

Nella produzione di petrolio, il Brasile è stato il decimo produttore mondiale di petrolio nel 2019, con 2,8 milioni di barili / giorno. Il Messico era il dodicesimo più grande, con 2,1 milioni di barili / giorno, al ventunesimo posto il Venezuela, con 877mila barili / giorno, la Colombia al 22esimo con 886mila barili / giorno, l'Ecuador al 28esimo con 531mila barili / giorno e l'Argentina. 29 con 507mila barili / giorno. Dato che Venezuela ed Ecuador consumano poco petrolio ed esportano la maggior parte della loro produzione, fanno parte dell'OPEC. Il Venezuela ha registrato un forte calo della produzione dopo il 2015 (dove ha prodotto 2,5 milioni di barili / giorno), scendendo nel 2016 a 2,2 milioni, nel 2017 a 2 milioni, nel 2018 a 1,4 milioni e nel 2019 a 877mila, per mancanza di investimenti.[26]

Nella produzione di gas naturale, nel 2018, l'Argentina ha prodotto 1.524 bcf (miliardi di piedi cubi), Il Messico ha prodotto 999, Venezuela 946, Brasile 877, Bolivia 617, Perù 451, Colombia 379.[27]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco delle destinazioni turistiche mondiali, nel 2018, Messico è stato il settimo paese più visitato al mondo, con 41,4 milioni di turisti internazionali (e un reddito di 22,5 miliardi di dollari), buona parte dei quali dal confine con gli Stati Uniti. Argentina è stato il 47 ° paese più visitato, con 6,9 milioni di turisti internazionali (e ricavi per 5,5 miliardi di dollari); Brasile è stato il 48 ° più visitato con 6,6 milioni di turisti (e ricavi per 5,9 miliardi di dollari); Repubblica Dominicana al 49 ° posto con 6,5 milioni di turisti (e ricavi per 7,5 miliardi di dollari); Cile al 53 ° posto con 5,7 milioni di turisti (e un reddito di 2,9 miliardi di dollari); Perù in posizione 60 con 4,4 milioni di turisti (e un reddito di 3,9 miliardi di dollari); Colombia 65 ° con 3,8 milioni di turisti (e ricavi per 5,5 miliardi di dollari); Uruguay 69 ° con 3,4 milioni di turisti (e un reddito di 2,3 miliardi di dollari); Costa Rica 74 ° con 3 milioni di turisti (e un reddito di 3,9 miliardi di dollari). Si noti che il numero di turisti non riflette sempre l'importo monetario che il paese riceve dal turismo. Alcuni paesi svolgono un turismo di livello superiore, ottenendo maggiori benefici. Il turismo in Sud America è ancora poco evoluto: in Europa, ad esempio, i paesi ottengono valori turistici annuali come 73,7 miliardi di dollari (Spagna), ricevendo 82,7 milioni di turisti o 67,3 milliardi di dollari (Francia) che ricevono 89,4 milioni di turisti. Mentre l'Europa ha ricevuto 710 milioni di turisti nel 2018, l'Asia 347 milioni e il Nord America 142,2 milioni, il Sud America solo 37 milioni, l'America Centrale 10,8 milioni e i Caraibi 25,7 milioni.[28]

Grandi industrie[modifica | modifica wikitesto]

La Banca mondiale elenca ogni anno i principali paesi produttori in base al valore di produzione totale. Secondo l'elenco del 2019, il Messico avrebbe la dodicesima industria più preziosa al mondo (217,8 miliardi di dollari), il Brasile ha la tredicesima più grande (173,6 miliardi di dollari), il Venezuela la trentesima (58,2 miliardi di dollari, tuttavia, che dipendono dal petrolio per ottenere questo valore), l'Argentina il 31 ° più grande ($ 57,7 miliardi), la Colombia il 46 ° più grande ($ 35,4 miliardi), il Perù il 50 ° più grande ($ 28,7 miliardi) e il Cile il 51 ° più grande (28,3 miliardi di dollari).[29]

In America Latina, pochi paesi ottengono una proiezione nell'attività industriale: Brasile, Argentina, Messico e, in modo meno prominente, Cile. Iniziata tardi, l'industrializzazione di questi paesi ha ricevuto un grande impulso dalla seconda guerra mondiale: ciò ha impedito ai paesi in guerra di acquistare i prodotti che erano abituati a importare ed esportare ciò che producevano. Allora, beneficiando delle abbondanti materie prime locali, dei bassi salari pagati alla forza lavoro e di una certa specializzazione portata dagli immigrati, paesi come Brasile, Messico e Argentina, oltre a Venezuela, Cile, Colombia e Perù, hanno potuto implementare grandi parchi industriali. In generale, in questi paesi ci sono industrie che richiedono poco capitale e tecnologia semplice per la loro installazione, come l'industria alimentare e tessile. Spiccano anche le industrie di base (acciaio, ecc.), Nonché le industrie metallurgiche e meccaniche.

I parchi industriali di Brasile, Messico, Argentina e Cile, tuttavia, presentano una diversità e una raffinatezza molto maggiori, producendo articoli tecnologici avanzati. Nel resto dei paesi dell'America Latina, principalmente in America Centrale, predominano le industrie di trasformazione dei prodotti primari per l'esportazione.

Il Brasile è il leader industriale in America Meridionale. In industria alimentare, nel 2019, il Brasile è stato il secondo esportatore mondiale di alimenti trasformati.[30][31][32] Nel 2016, il paese è stato il 2 ° produttore di cellulosa al mondo e l'8 ° produttore di carta.[33][34][35] In industria di scarpa, nel 2019, il Brasile si è classificato al 4 ° posto tra i produttori mondiali.[36][37][38][39][40] Nel 2019, il paese è stato l'8 ° produttore di veicoli e il 9 ° produttore di acciaio nel mondo[41][42][43]. Nel 2018, industria chimica del Brasile si è classificata all'8 ° posto nel mondo[44][45][46]. In Industria tessile, il Brasile, sebbene nel 2013 fosse tra i 5 maggiori produttori mondiali, è poco integrato nel commercio mondiale.[47] Nel settore dell'aviazione, il Brasile ha Embraer, il terzo produttore di aeromobili al mondo, dietro solo Boeing e Airbus.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ America Latina, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ (ES) Latinoamérica, su RAE.es, Diccionario panhispánico de la Real Academia Española. URL consultato il 9 maggio 2020.
  3. ^ José María Torres Caicedo, Las dos Américas, in El Correo de Ultramar, 15 febbraio 1857.
  4. ^ Ernesto Bohoslavsky, Qué es América Latina? El nombre, la cosa y las complicaciones para hablar de ellos, Universidad Nacional de General Sarmiento.
  5. ^ América ¿Latina? barriozona.com
  6. ^ Francisco Gimeno MENÉNDEZ: "Situaciones sociolingüísticas dispares en el proceso de formación de las lenguas romances". En Aemilianense: revista internacional sobre la génesis y los orígenes históricos de las lenguas romances, ISSN 1698-7497, Nº. 1, 2004, págs. 171-223.
  7. ^ La civilización latina
  8. ^ "La latinidad y su sentido en América Latina" Manuel Lucena Salmoral ISBN 968-837-093-2
  9. ^ Idiomas, culturas y el mundo
  10. ^ Co-ufficiale nel dipartimento dell'Arcipelago di San Andrés, Providencia e Santa Catalina.
  11. ^ Dipartimento d'oltremare della Francia.
  12. ^ Aymara.
  13. ^ Stato associato agli Stati Uniti.
  14. ^ Produzione dei paesi sudamericani nel 2018, dalla FAO
  15. ^ Producción de Centroamérica y México, por la FAO
  16. ^ Conoce los 3 países que desafían a Brasil en las exportaciones de pollo
  17. ^ Los mayores exportadores de carne de pollo entre los años 2015 y 2019
  18. ^ IBGE: El rebaño bovino ascendió a 218,23 millones cabezas en 2016
  19. ^ Brasil es el 3er productor de leche en el mundo, superando el estándar europeo en algunos municipios
  20. ^ Principales países productores de carne de cerdo entre 2017 y estimación para 2019
  21. ^ Producción de Argentina y Uruguay en 2018, por la FAO
  22. ^ Producción de carne y leche, por FAO
  23. ^ [1]
  24. ^ Directorio de minerales brasileños 2018
  25. ^ La minería en México se reiniciará la próxima semana
  26. ^ Production of Crude Oil including Lease Condensate 2019
  27. ^ Natural Gas production
  28. ^ International Tourism Highlights
  29. ^ Manufacturing, value added (current US$)
  30. ^ A indústria de alimentos e bebidas na sociedade brasileira atual
  31. ^ Faturamento da indústria de alimentos cresceu 6,7% em 2019
  32. ^ https://agenciabrasil.ebc.com.br/economia/noticia/2020-02/industria-de-alimentos-e-bebidas-faturaram-r-6999-bi-em-2019
  33. ^ Produção nacional de celulose cai 6,6% em 2019, aponta Ibá
  34. ^ Sabe qual é o estado brasileiro que mais produz Madeira? Não é São Paulo
  35. ^ São Mateus é o 6º maior produtor de madeira em tora para papel e celulose no país, diz IBGE
  36. ^ Saiba quais são os principais polos calçadistas do Brasil
  37. ^ Industrias calcadistas em Franca SP registram queda de 40% nas vagas de trabalho em 6 anos
  38. ^ Produção de calçados deve crescer 3% em 2019
  39. ^ Abicalçados apresenta Relatório Setorial 2019
  40. ^ Exportação de Calçados: Saiba mais
  41. ^ Minas Gerais produz 32,3% do aço nacional em 2019
  42. ^ O novo mapa das montadoras, su istoedinheiro.com.br.
  43. ^ Indústria automobilística do Sul do Rio impulsiona superavit na economia
  44. ^ Indústria Química no Brasil
  45. ^ Estudo de 2018 (PDF), su www2.deloitte.com.
  46. ^ Produção nacional da indústria de químicos cai 5,7% em 2019, diz Abiquim
  47. ^ Industria Textil no Brasil, su bnb.gov.br.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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