Fiume

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Ponte sul Volturno a Capua.
Il Simeto, nel territorio di Adrano.
Il Grand Canyon scavato dal Colorado.
Il delta del Volga nella Russia meridionale.
Il ponte di Brivio sul fiume Adda

Il fiume è un corso d'acqua perenne (non va mai in secca) che scorre principalmente in superficie, ma che può essere parzialmente sotterraneo; può essere alimentato dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento di nevi o ghiacciai o dalle falde idriche sotterranee[1]. Dalla sorgente (solitamente montana) il fiume comincia la sua discesa verso valle, raccogliendo le acque di uno spazio fisicamente delimitato da spartiacque detto bacino idrografico, su un percorso variabile nel tempo con una pendenza anch'essa variabile e delimitato da limiti o bordi esterni di scorrimento, detto alveo o letto, che costituisce il fondo della valle stessa, a sua volta risultato del lavoro d'erosione compiuto dal fiume stesso nel corso di millenni. Il fiume termina il suo corso alla foce in mari, oceani e laghi: quando ciò non accade direttamente si dice che il fiume è affluente di un altro corso d'acqua di importanza maggiore.

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il punto in cui il fiume nasce (dove l'acqua sgorga dal terreno) è la sorgente. Durante il suo percorso verso il basso, al fiume si possono unire altri corsi d'acqua, che costituiscono i suoi affluenti. Il fiume termina, eccetto rari casi, in un corpo idrico recettore, come un lago, un mare o un altro fiume. Il punto in cui il fiume sbocca nel corpo recettore è la sua foce.

Il fiume di norma ha una pendenza maggiore nei primi tratti dopo sorgente, e man mano che si scende di quota la pendenza diminuisce, così come la velocità. Questo andamento longitudinale prende il nome di profilo del fiume. Esiste un profilo ideale, il profilo d'equilibrio, che rappresenta la situazione nella quale non c'è né erosionesedimentazione per tutta la lunghezza del fiume. Se il profilo reale è diverso da quello d'equilibrio, nei tratti in cui il primo è più alto del secondo avviene erosione, viceversa avviene sedimentazione.

La forza delle acque è tale da erodere la roccia e trascinare con sé detriti di varie dimensioni: pietre, legna e altri residui vegetali, fango, sabbia. Dopo aver superato i pendii più ripidi, il fiume comincia a depositare detriti sempre più piccoli e, una volta arrivato in pianura, lascia solo sabbia, fango e materiale molto minuto.

La quantità d'acqua che scorre in un fiume si misura con la portata, cioè il volume d'acqua che passa attraverso una sezione trasversale del fiume nell'unità di tempo. Difficilmente questa è costante, nella maggior parte dei casi si possono distinguere tre situazioni:

  • magra, nei periodi più secchi, quando nel fiume scorre poca acqua;
  • morbida, nei periodi umidi, in cui nel fiume scorre abbondante acqua;
  • piena, quando scorre una quantità eccezionale di acqua tale da inondare aree che normalmente sono asciutte.

Considerando una sezione trasversale del fiume, è possibile individuare

  • il letto del fiume, che è il terreno sul quale l'acqua scorre;
  • l'alveo, è la parte della sezione trasversale occupata dal flusso dell'acqua (essendo la portata variabile, si potranno distinguere alveo di magra, alveo di morbida e alveo di piena);
  • gli argini, non sempre presenti, che sono due rilievi del terreno paralleli all'alveo, che lo delimitano; possono essere naturali (formati dalla deposizione ai lati del flusso del materiale trasportato) o artificiali, costruiti per contenere il flusso al loro interno ed evitare che inondi le zone circostanti;
  • la valle o la pianura alluvionale, cioè il territorio nel quale il fiume scorre: nel primo caso è un'incisione a forma di V nel territorio circostante, generata dall'erosione del fiume e delle precipitazioni, per questo la pendenza dei versanti è maggiore quanto è maggiore la compattezza del terreno; nel secondo caso è una pianura formata dai sedimenti depositati gli uni sugli altri dalle piene del fiume.
  • la riva destra e la riva sinistra: guardando nel senso della direzione di scorrimento.

Il bacino di un fiume, infine, comprende tutta l'area nella quale l'acqua delle precipitazioni si raccoglie, tramite scorrimento e affluenti, nel fiume stesso.

Un corso d'acqua quando subisce forti variazioni di portata, tali che in alcuni periodi dell'anno può rimanere asciutto, prende il nome di torrente o, in Calabria, di fiumara. Quando un corso d'acqua ha forti variazioni di portata, ma senza mai rimanere asciutto, si dice che ha carattere torrentizio.

L'alveo di scorrimento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Alveo.

L'alveo è la sede all'interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. Per ciascun corso d'acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei: il letto ordinario (o alveo di piena), il letto di inondazione (o alveo maggiore) e il letto di magra (o canale di scorrimento).

L'alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d'acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

La foce[modifica | modifica wikitesto]

Il delta del Selenga nel lago Bajkal, Siberia meridionale.

La foce di un fiume, cioè il punto in cui si immette in un corpo d'acqua, può infatti essere di due tipi: a delta o ad estuario.

  • La foce a delta è la foce nella quale le acque del fiume si dividono in due o più rami, prendendo una caratteristica forma triangolare cosicché la forma della foce ricorda quella della lettera delta maiuscola dell'alfabeto greco. Essa si forma quando la corrente del mare (poco profondo) è così debole che non riesce a portar via i sedimenti trasportati dal fiume, le sabbie si depositano e impediscono alle acque di arrivare direttamente al mare e quindi si dividono in più rami (tra i fiumi con una foce a delta ci sono il Po, il Danubio, il Nilo, la Lena ed il Mississippi).
  • La foce ad estuario è quella in cui le sponde del fiume si allargano ad imbuto (come per esempio nei fiumi Senna, Congo e Tamigi) e si forma quando la forza del mare (onde e flussi di marea) è così violenta che spazza subito via i sedimenti del fiume. Il mare col tempo allarga sempre di più la foce e abbassa il letto del fiume (estuario, in latino, vuol dire appunto "luogo dove le acque sono agitate").

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche strutturali più importanti di un fiume (e che quindi lo caratterizzano in modo particolare) sono sicuramente:

  • il profilo (il percorso che segue dalla sorgente alla foce) che per fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione cambia nel tempo, fino a che non raggiunge una particolare forma detta profilo di equilibrio, cioè l'andamento più breve e più stabile che il fiume può avere;
  • la portata, ovvero il volume d'acqua che passa in una sezione del fiume in un'unità di tempo (generalmente il secondo);
  • il regime ovvero l'insieme delle variazioni della portata durante un periodo annuale;
  • il coefficiente di deflusso, che è il rapporto fra il deflusso, ossia il volume di acqua che esce attraverso una sezione nell'unità di tempo, e l'afflusso meteorico, ossia le precipitazioni;
  • la velocità.

Tutte queste caratteristiche sono da rapportare alle condizione climatiche, e geolitologiche del territorio attraversato dal corso d'acqua in esame. Anche il letto di un fiume (come la sua foce), può assumere aspetti differenti (si possono suddividere infatti i letti di un fiume in letti di magra o di piena), e lo studio della sua sezione è utile per la determinazione delle sue caratteristiche, ed in particolare per quelle di sedimentazione. La capacità di sedimentazione di un fiume, infatti, se molto elevata in pianura, porta sovente alla sopraelevazione del suo letto rispetto al piano di campagna (come nel caso di un fiume pensile).

Molto importanti, a questo proposito, sono quindi le opere d'ingegneria, con cui s'intende governare i corsi d'acqua, diminuirne l'azione erosiva, migliorarne la navigabilità, e difendere abitanti e campagne dalle loro piene (a volte disastrose).

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

La fondamentale normativa a livello nazionale in materia idraulica è rappresentata dalla dal R.D. 25.07.1904 n°523 [1] che reca il "Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie". Il R.D.L. n. 3267 del 31/12/1923 [2] impone il vincolo denominato impropriamente "forestale" per determinati territori individuati all'interno dei singoli bacini fluviali, che soggetti a determinati usi, possono subire danni di carattere idrogeologico. In molte regioni la normativa suddetta è stata sostituita da nuove leggi a livello regionale essendo stata trasferita alle regioni stesse la competenza in materia idraulica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Di Fidio, Claudio Gandolfi, La lingua delle acque (PDF), Milano, BEIC, 2013, pp. 165-170.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Casati e F. Pace, Scienze della Terra, volume 2 - L'atmosfera, l'acqua, i climi, i suoli, CittàStudi edizioni, Milano, 1996
  • D. Citrini, G. Noseda, Idraulica, Milano, ambrosiana, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Ambiente naturale[modifica | modifica wikitesto]

Geologia e geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Elementi del tracciato fluviale[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione dei corsi d'acqua[modifica | modifica wikitesto]

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Liste[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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