Napoleone III di Francia

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Napoleone III
Franz Xaver Winterhalter Napoleon III.jpg
Ritratto di Napoleone III, di Franz Xaver Winterhalter
Imperatore dei Francesi
Stemma
In carica 2 dicembre 1852 – 4 settembre 1870
Predecessore Sé stesso come Presidente
Successore Louis-Jules Trochu (presidente del governo di difesa nazionale)
Nome completo Carlo Luigi Napoleone Bonaparte
Nascita Parigi, Francia, 20 aprile 1808
Morte Chislehurst, Inghilterra, 8 gennaio 1873
Luogo di sepoltura Abbazia di San Michele, Farnborough
Dinastia Bonaparte
Padre Luigi Bonaparte
Madre Ortensia di Beauharnais
Consorte Eugenia de Montijo
Figli Napoleone Eugenio Luigi
Louis-Napoléon Bonaparte
Louis-Napoléon Bonaparte président.JPG

Presidente della Repubblica Francese
Durata mandato 20 dicembre 1848 –
2 dicembre 1852
Predecessore Louis-Eugène Cavaignac (presidente del potere esecutivo)
Successore Sé stesso come Imperatore

Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808Chislehurst, 9 gennaio 1873), figlio terzogenito del re d'Olanda Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone Bonaparte) e di Ortensia di Beauharnais, fu presidente della Repubblica francese dal 1848 al 1852 e Imperatore dei Francesi dal 1852 al 1870. Recenti studi genetici, però, sembrano smentire la sua paternità[1], che sarebbe invece da attribuire a Charles Joseph, conte di Flahaut (1785-1870), figlio illegittimo di Talleyrand, oppure a Carel Hendrik Ver Huell (1764-1845)[2].

Sposò la contessa di Teba María Eugenia de Guzmán Montijo, una Grande di Spagna, dalla quale ebbe un figlio, Napoleone Eugenio Luigi. Si ritiene inoltre che ebbe almeno quattro figli illegittimi[3].

Fu detto anche Napoleone il piccolo (soprannome datogli da Victor Hugo).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Luigi Napoleone Bonaparte nacque a Parigi la notte del 20-21 aprile 1808. Suo padre era Luigi Bonaparte, re d'Olanda (dal 1805 al 1810) e fratello minore di Napoleone Bonaparte; la madre era Ortensia di Beauharnais, figlia di Joséphine de Beauharnais e del suo primo marito Alexandre e quindi figliastra dello stesso Napoleone; tale unione, difficile e priva di affetto, era stata proposta dalla stessa imperatrice consorte, Joséphine, che non poteva generare figli, in modo da garantire all'imperatore un erede diretto[4].

Il primo figlio della coppia morì nel 1807 e, pertanto, i due coniugi, che ormai vivevano separatamente e che comunque avevano un secondo bambino, Napoleone Luigi, decisero di trasferirsi insieme a Tolosa e nove mesi dopo, a Parigi, nacque Carlo Luigi[5]. In ogni caso, i nemici di Louis-Napoleone, tra cui Victor Hugo, diffusero pettegolezzi che era il figlio di un altro uomo, ma la maggior parte degli storici concordano oggi che era il figlio legittimo di Luigi Bonaparte[6][7].

Charles-Louis fu battezzato al Palazzo di Fontainebleau il 5 novembre 1810, avendo come padrini lo zio, l'imperatore Napoleone, e l'imperatrice Maria Luisa. In seguito, quando il padre Luigi si separò dalla moglie, Luigi Napoleone rimase con la madre fino all'età di sette anni, quando lo zio Napoleone lo invitò al Palazzo delle Tuileries a Parigi per osservare i soldati sfilare nel cortile. Vide lo zio imperatore per l'ultima volta al Château de Malmaison, poco prima che Napoleone partisse per Waterloo[8].

Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e la Restaurazione della monarchia in Francia, tutti i membri della dinastia Bonaparte furono costretti all'esilio: Hortense e Luigi Napoleone vagarono da Aix a Berna al Baden finché, infine, non si trasferirono in Svizzera, ad Arenenberg, nel cantone di Thurgau e in Germania, dove il giovane Luigi Napoleone frequentò il ginnasio ad Augusta in Baviera. La sua educazione fu completata da un precettore, Philippe Le Bas, un repubblicano ardente nonché figlio di un amico e vicino di Robespierre che gli insegnò storia francese e ne indirizzò gli interessi politici verso un repubblicanesimo radicale[9].

Rivoluzionario (1823-1835)[modifica | modifica wikitesto]

Quando Luigi Napoleone aveva quindici anni, Hortense si trasferì a Roma, dove i Bonaparte avevano una villa: passò il tempo ad imparare l'italiano, esplorare le antiche rovine, imparare le arti della seduzione e degli affari romantici, di cui avrebbe spesso fatto mostra nella sua vita successiva; divenne amico dell'ambasciatore francese, François-René de Chateaubriand, padre del romanticismo francese, con il quale rimase in contatto per molti anni[10].

A Roma, ritrovò il fratello maggiore, Napoleone Luigi Bonaparte, ed insieme aderirono alla carboneria. Nella primavera del 1831, quando aveva ventitré anni, il governo austriaco e quello papale lanciarono un'offensiva contro le società segrete ed i due fratelli, ricercati dalla polizia, furono costretti a fuggire ma, durante la fuga, Napoleone Luigi contrasse il morbillo e morì il 17 marzo 1831, tra le braccia del fratello minore[11]; in seguito, Hortense si riunì con suo figlio e insieme raggiunsero il confine francese[12].

Hortense e Luigi Napoleone presero il nome falso di "Hamilton" e giunsero a Parigi, dove il vecchio regime era appena caduto ed era stato sostituito da quello più liberale di re Luigi Filippo d'Orléans; arrivati in città il 23 aprile 1831, presero residenza presso l'Hotel du Holland sulla Place Vendôme.

Hortense scrisse un appello al re, chiedendo di restare in Francia, e Luigi Napoleone si offrì volontario come soldato semplice nell'esercito francese: il nuovo re accettò di incontrarsi segretamente con Hortense e concesse alla stessa Hortense e a Luigi Napoleone di poter restare a Parigi, a patto che il loro soggiorno fosse breve ed in segreto e che Luigi Napoleone si sarebbe potuto unire all'esercito francese se avesse cambiato il nome, cosa che però sdegnosamente si rifiutò di fare. Madre e figlio rimasero a Parigi fino al 5 maggio, decimo anniversario della morte di Napoleone Bonaparte quando la loro presenza divenne nota e pertanto Luigi Filippo ordinò loro di lasciare la Francia; si recarono in Gran Bretagna e poco dopo andarono in esilio in Svizzera[13].

Successione bonapartista[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalla caduta di Napoleone nel 1815 esisteva in Francia un movimento bonapartista, con la speranza di restituire un Bonaparte al trono; secondo la legge di successione stabilita da Napoleone I, la pretesa passò prima al figlio, cui, alla nascita, era stato dato dal padre il titolo di "Re di Roma". Conosciuto dai bonapartisti come Napoleone II, viveva in reclusione virtuale alla corte di Vienna sotto il nome di Duca di Reichstadt; prossimo nella linea, vi era era il fratello maggiore di Napoleone I, Giuseppe Bonaparte, seguito da Luigi Bonaparte, ma né Giuseppe, né Luigi Bonaparte avevano alcun interesse a rientrare nella vita pubblica e, pertanto, quando il duca di Reichstadt morì nel 1831, Luigi Napoleone divenne l'erede della dinastia[14].

Luigi Napoleone, ventenne.

In esilio con la madre in Svizzera, Luigi Napoleone si arruolò nell'esercito svizzero, ricevette l'addestramento da ufficiale e scrisse un manuale di artiglieria oltre ad altre opere di filosofia politica: nel 1833, all'età di 25 anni, pubblicò il suo Rêveries politique , o "sogni politici", seguito nel 1834 da Considérations politiques et militaire sur la Suisse ("le considerazioni politiche e militari sulla Svizzera") , seguito nel 1839 da Napoléoniennes Les Idées ("Idee napoleoniche") che, pubblicato in tre edizioni, costituisce una delle fonti principali del Bonapartismo, tra cui la massima "Una monarchia che procura i vantaggi della Repubblica senza gli inconvenienti (...), un regime forte, senza dispotismo, libero, senza anarchia, indipendente, senza conquista"[15].

Dal tentativo di colpo di stato (1836) all'esilio a Londra (1838)[modifica | modifica wikitesto]

« Credo che di volta in volta sono creati uomini che io chiamo volontari della Provvidenza, nelle cui mani si pone il destino dei loro paesi. Io, penso di essere uno di questi uomini. Se mi sbaglio, posso morire inutilmente. Se ho ragione, poi la provvidenza mi metterà in grado di svolgere la mia missione »
(Frase attribuita a Luigi Napoleone[16])

Durante il soggiorno a Parigi, il giovane Luigi Napoleone aveva osservato l'entusiasmo popolare per il defunto zio, Napoleone; da ciò aveva tratto il convincimento che il popolo, come durante i Cento Giorni, si sarebbe ribellato al regime costituito per unirsi ai Bonaparte e per questo motivo iniziò a pianificare un colpo di stato contro il re, Luigi Filippo.

Secondo i suoi progetti, la rivolta sarebbe dovuta scoppiare a Strasburgo, dove Luigi Napoleone, ottenuta la lealtà di un colonnello d'artiglieria della guarnigione, il 29 ottobre del 1836, sollevò un reggimento, prese il controllo della prefettura e fece arrestare il prefetto[17]. Tuttavia, il generale in comando riuscì a fuggire e a chiamare i rinforzi che, circondati i ribelli, costrinsero alla resa gli ammutinati (sarebbero poi stati assolti delle accuse) mentre Luigi Napoleone veniva arrestato. La famiglia del giovane principe condannò la sua operazione e la madre pregò Luigi Filippo di consentire che il figlio lasciasse la Francia. Il re, convincendo il suo governo, fece condurre il principe a Lorient dove, munito di una somma di denaro, venne imbarcato su una fregata il 21 novembre 1836 con destinazione Stati Uniti, dove sarà sbarcato il 30 marzo 1837, dopo una sosta per rifornimenti in Brasile in cui restò confinato nella sua cabina[18]. Si trasferì quindi in un albergo di New York, incontrò l'elite della società americana e lo scrittore Washington Irving. Tuttavia, durante il viaggio negli Stati Uniti, Luigi Napoleone ricevette la notizia che la salute della madre declinava rapidamente e, pertanto, si affrettò a tornare in Svizzera clandestinamente; raggiunse Arenenberg appena in tempo per vedere la madre spirare il 5 ottobre 1837; fu sepolta nella Reuil, in Francia, vicino a Josephine, l'11 gennaio 1838, ma Luigi Napoleone non poté partecipare ai funerali, perché non era gradito in Francia[19].

Luigi Napoleone dà inizio al colpo di stato, 1836.

Luigi Filippo, non gradendo il suo ritorno dall'esilio, richiese nel 1838 al governo svizzero l'estradizione di Luigi Napoleone in Francia, ma la Svizzera, sottolineando la cittadinanza elvetica, rifiutò. Poco dopo, i francesi, spalleggiati anche dagli austriaci, minacciarono di inviare un esercito ma Luigi Napoleone, volontariamente, lasciò il paese non volendo far scoppiare una guerra per causa sua.

Ereditato il cospicuo patrimonio della madre, Luigi Napoleone decise di installarsi, nell'ottobre del 1838, a Londra; in città, incontrò i leader politici e scientifici del momento, tra cui Benjamin Disraeli e Michael Faraday, fece numerose ricerche sulla economia inglese ed infine era solito passeggiare per Hyde Park[20].

Secondo tentativo di colpo di stato[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene vivesse negli agi di Londra, Luigi Napoleone non aveva rinunciato al sogno di tornare in Francia per completare il suo destino: infatti, nell'estate del 1840, comprò armi e uniformi, raccolse un contingente di circa sessanta uomini armati, noleggiò una nave chiamata Edinburgh-Castle , ed il 6 agosto 1840 raggiunse il porto di Boulogne. Tuttavia i rivoltosi furono fermati dagli agenti doganali, i soldati della guarnigione rifiutarono di aderire e gli stessi rivoltosi furono circondati sulla spiaggia: uno fu ucciso, gli altri arrestati mentre sia la stampa britannica, quanto quella francese, coprirono di ridicolo Luigi Napoleone ed il suo colpo di stato[21].

Arrestato, Luigi Napoleone fu tradotto alla fortezza di Ham ove il 7 ottobre del 1840 fu registrato come nuovo prigioniero con le seguenti generalità: «Età: 32 anni; altezza: un metro e sessantasei; capelli e sopracciglia: castani; occhi: grigi e piccoli; naso: largo; bocca: ordinaria; barba: marrone; mento: pronunciato; viso: ovale; carnagione: pallida; testa affondata nelle spalle, larghe spalle; labbra: sottili»[22]. In questo periodo, inoltre, mantenne un'amante, una giovane donna di nome Éléonore Vergeot della vicina città, che diede i natali a due dei suoi figli[23].

In prigione scrisse poesie, saggi politici ed articoli sui temi più disparati; contribuì con articoli su giornali e riviste in tutta la Francia, ottenendo una certa notorietà; il suo libro più noto fu L'estinzione della povertà (1844), un saggio sulle cause della povertà della classe operaia francese, con proposte per eliminarla. Propose, inoltre, la creazione di un sistema bancario e di risparmio popolare e di creare vere e proprie colonie agricole allo scopo di dare sollievo alla popolazione più povera; grazie a tali opere, divenne noto presso il pubblico e contribuì a creare una immagine di persona vicina agli interessi dei ceti più umili[24].

Nonostante l'impegno, restava infelice ed impaziente specie quando, il 15 dicembre 1840, non poté assistere al ritorno a Parigi della salma di Napolone I. Il 25 maggio 1846, con l'assistenza del suo medico e altri complici, si travestì come operaio ed evase dal carcere; prese una carrozza e poi una nave che lo portò in Inghilterra. Un mese dopo la sua fuga, il padre Luigi morì, rendendo Luigi Napoleone l'erede incontestato della dinastia Bonaparte[25].

Monte Medolano, lapide commemorativa

Ritornato a Londra, riprese rapidamente il suo posto nell'alta società inglese: viveva in King Street a St James, frequentava il teatro ed era solito andare a caccia; rinnovò la sua conoscenza con Benjamin Disraeli, incontrò Charles Dickens e tornò ai suoi studi presso il British Museum. In questo periodo ebbe una relazione con l'attrice Rachel, una delle più famose interpreti del teatro francese del periodo ed anche con la ricca ereditiera Harriet Howard (1823-1865). Aveva conosciuto la Howard nel 1846, poco dopo il suo ritorno in Inghilterra e presto cominciò una lunga convivenza da cui ebbe due figli illegittimi oltre a cospicui finanziamenti per i suoi progetti politici[26].

Rivoluzione del 1848[modifica | modifica wikitesto]

La rivoluzione del febbraio 1848 che forzò Re Luigi Filippo ad abdicare, aprì le porte per il ritorno in Francia di Luigi Napoleone.

Nel febbraio del 1848, Luigi Napoleone apprese la notizia che lo scoppio della Rivoluzione francese aveva costretto re Luigi Filippo, inabile a fronteggiare un così vasto dissenso tra la popolazione e l'esercito, ad abdicare.

Deciso a cogliere l'occasione, Luigi Napoleone lasciò Londra e tornò in Francia, giungendo a Parigi poco dopo la proclamazione della Seconda Repubblica e la nascita di un governo provvisorio, guidato dal poeta Alphonse de Lamartine che, tuttavia, era minato da contrasti tra le diverse fazioni repubblicane.

Subito, scrisse a Lamartine per annunciare il suo arrivo, dichiarando di non aver altra ambizione oltre a quella di servire la nazione ma Lamartine declinò l'invito e fece pressioni affinché Luigi Napoleone lasciasse provvisoriamente Parigi fino alle elezioni per la Assemblea Nazionale; pertanto, sebbene alcuni suoi collaboratori lo invitassero a prendere il potere con la forza, Luigi Napoleone preferì tornare a Londra il 2 marzo ed osservare gli eventi[27].

Alle elezioni parlamentari, tenutesi nell'aprile del 1848, decise di non candidarsi e rimase in disparte osservando il successo di tre membri della famiglia Bonaparte, Girolamo Napoleone, Pietro Napoleone e Napoleone Luciano Murat[28].

Si candidò, invece, all'Assemblea nazionale costituente (4 giugno) e vinse in quattro diversi dipartimenti, mentre a Parigi fu tra i cinque candidati più votati, subito dopo il leader conservatore Adolphe Thiers e Victor Hugo, ottenendo vasti consensi tra i contadini e la classe operaia, grazie anche alla forte diffusione del pamphlet "L'estinzione della povertà"[29].

Timorosi di questo successo, i leader conservatori del governo provvisorio, Lamartine e Cavaignac, considerarono l'opzione di arrestarlo per attività sovversive rivoluzionarie ma Luigi Napoleone li disarmò scrivendo che non intendeva fare in modo che la sua semplice presenza potesse servire come pretesto per i nemici della Repubblica e, pertanto, rinunziò al seggio e lasciò la capitale[30].

Il 23 giugno, scoppiò, su iniziativa dell'estrema sinistra, l'Insurrezione di Giugno e Parigi fu costellata da centinaia di barricate: il generale Cavaignac, ministro della difesa, prima ritirò le sue truppe dalla capitale, poi, ottenuti rinforzi, ingaggiò violenti scontri per le strade dei quartieri popolari della città, stroncando definitivamente ogni moto insurrezionale; la rivolta durò due giorni e si stima che portò alla morte di 5.000 insorti mentre altri 19.000 subirono l'arresto o la deportazione nelle colonie[31].

L'assenza da Parigi, permise a Luigi Napoleone di essere considerato dall'opinione pubblica come persona estranea sia alla rivolta quanto alla repressione; da Londra annunziò la propria ricandidatura (in ben 13 dipartimenti) alle elezioni legislative intermedie del 17-18 settembre 1848: vinse in cinque dipartimenti ed a Parigi ottenne oltre 110.000 voti su 247.000, risultando il candidato più votato. Tornato a Parigi il 24 settembre, accettò il seggio e prese il suo posto all'Assemblea Nazionale[32].

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel mese di settembre, la commissione (che tra i suoi componenti annoverava anche Alexis de Tocqueville) aveva terminato di redigere una nuova costituzione, caratterizzata dalla presenza di un esecutivo forte e di un presidente eletto per quattro anni con voto popolare, mediante suffragio universale maschile (prima volta in Francia); contestualmente a ciò, furono fissate per il 10-11 dicembre le elezioni per la carica di Presidente della Repubblica[33].

Luigi Napoleone annunziò prontamente la sua candidatura alle elezioni presidenziali, affrontando la concorrenza di altri quattro candidati: il generale Louis-Eugène Cavaignac, il ministro della Difesa, che aveva guidato la soppressione delle rivolte giugno a Parigi; Lamartine, il poeta-filosofo e capo del governo provvisorio; Alexandre Auguste Ledru-Rollin, il leader dei socialisti; e Raspail, il leader dell'ala sinistra dei socialisti[34].

Luigi Napoleone al tempo della candidatura a Presidente della Repubblica.

Per la campagna elettorale, Luigi Napoleone stabilì il suo quartier generale presso l'Hotel du Rhin in Place Vendôme, accompagnato dalla sua amica, Harriet Howard, che gli aveva dato un grande prestito per finanziare la sua campagna; partecipava raramente ai voti e alle sessioni dell'Assemblea Nazionale, né tanto meno poteva essere considerato un oratore di talento: parlava lentamente, con voce monotona, con un lieve accento tedesco dovuto alla sua formazione svizzera e, perciò, i suoi avversari lo deridevano, dicendo che fosse "un tacchino che si crede un'aquila."[35].

Nel corso della campagna elettorale fece appello sia ad istanze conservatrici sia ad istanze riformiste: infatti, nel suo manifesto elettorale, riaffermò il suo sostegno per la "religione, la famiglia, la proprietà" considerate come "la base eterna di ogni ordine sociale" ma, al contempo, annunciò che avrebbe attuato piani per favorire l'occupazione, garantito pensioni di vecchiaia ai lavoratori ed introdotto riforme adeguate che, senza rovinare i ricchi, avrebbero garantito il benessere di tutti[36].

I suoi agenti in campagna, molti dei quali veterani dell'Esercito di Napoleone Bonaparte, riuscirono a garantire un forte supporto da tutto il paese; inoltre, ottenne l'appoggio, sia pure riluttante, del leader conservatore, Adolphe Thiers ("di tutti i candidati, il meno peggio") ed anche il sostegno dell'L'événement, il quotidiano di Victor Hugo[37]. In ogni caso, il suo avversario principale, generale Cavaignac, era convinto che, se anche Luigi Napoleone fosse arrivato primo, non avrebbe mai ottenuto oltre il cinquanta per cento dei voti e che questo avrebbe comportato che l'Assemblea nazionale, dove Cavaignac aveva maggiori consensi, avrebbe dovuto scegliere tra i due candidati più votati.

Le elezioni si tennero il 10-11 dicembre, ed i risultati furono annunciati il 20 dicembre; sebbene fosse stato previsto che avrebbe ottenuto il maggior consenso, la dimensione della vittoria sorprese quasi tutti: ottenne, infatti, 5.572.834 voti, pari al 74,2 per cento dei voti espressi, a fronte di 1.469.156 voti per Cavaignac; il socialista Ledru-Rollin ricevette 376.834 voti; il candidato di estrema sinistra Raspail, 37.106 voti; il poeta Lamartine 17.000 voti. Luigi Napoleone ottenne il sostegno di ogni ceto: contadini scontenti per l'aumento dei prezzi, lavoratori disoccupati, piccoli imprenditori che volevano prosperità e ordine ed anche intellettuali come Victor Hugo; ottenne il 55,6 per cento dei voti di tutti gli elettori iscritti ed arrivò primo in tutti i dipartimenti, tranne quattro[38].

Presidente della Repubblica (1848-1852)[modifica | modifica wikitesto]

Appena eletto, Luigi Napoleone trasferì la sua residenza nel Palazzo dell'Eliseo e, non curandosi della raccomandazione di Adolphe Thiers di restare fedele alla semplicità democratica, appese nel boudoir un ritratto della madre e, nel salone, uno dell' incoronazione di Napoleone Bonaparte mentre per sé preferì indossare la divisa di generale della guardia repubblicana ed assumere il titolo di "Principe-presidente"[39]

In politica estera, Luigi Napoleone inaugurò la propria presidenza, lui che da giovane si era unito alla rivolta patriottica contro gli austriaci, sostenendo la spedizione francese (già approvata dal precedente governo) che avrebbe dovuto restaurare l'autorità temporale del Papa Pio IX, deposto dalla Repubblica Romana, che aveva come principale capo politico Mazzini, con Garibaldi che deteneva il comando militare[39].

Le truppe francesi, sbarcate a Civitavecchia, avanzarono fino a Roma dove ingaggiarono violenti scontri contro le truppe di Garibaldi; tale atto, non concordato con i ministri, gli attirò vasti consensi dal mondo cattolico ma, al contempo, fece infuriare i repubblicani più radicali e questo costrinse il presidente ad attuare una politica di compromesso e mediazione: infatti, per garantirsi il sostegno dei cattolici, approvò la Legge Falloux, che restituì un ruolo maggiore alla chiesa nel sistema educativo francese[40]; al contempo, per non perdere il sostegno di sinistra, fece forti pressioni sul Papa affinché attuasse riforme e concedesse una amnistia ai seguaci della repubblica[39].

Il 13-14 maggio del 1849, le nuove elezioni all'Assemblea Nazionale furono ampiamente vinte da una coalizione di repubblicani conservatori e cattolici filo-monarchici, unita nel "Parito dell'Ordine" di Adolphe Thiers; i repubblicani radicali, socialdemocratici e socialisti, guidati da Ledru-Rollin e Raspail, ottennero 200 seggi; i repubblicani moderati, principale sostegno del presidente, presero solo 70 seggi; in altri termini, il parlamento era controllato da una salda maggioranza conservatrice che avrebbe potuto bloccare ogni iniziativa del presidente[41].

L'11 giugno 1849 socialisti e repubblicani radicali tentarono di prendere il potere militarmente: Ledru-Rollin, dal suo quartier generale nel Conservatorio di Arti e Mestieri, reclamò la messa in stato d'accusa del presidente e cercò di istigare una sollevazione generale; furono erette alcune barricate ma il presidente agì rapidamente, dichiarando lo stato d'assedio, fecendo circondare il quartier generale della rivolta ed infine arrestando tutti i capi della rivolta, tra cui Raspail, mentre Ledru-Rollin fuggiva in Inghilterra.

Repressa la rivolta, i deputati repubblicani socialisti furono dichiarati decaduti dall'assemblea mentre Thiers propose un disegno di legge che, ponendo il requisito della residenza di tre anni, avrebbe escluso dal diritto di voto 3.5 su 9 milioni di votanti ("la moltitudine vile, come fu definita")[42].

Sebbene la nuova legge elettorale fosse stata approvata nel maggio del 1850 con 433 voti favorevoli e 241 contrari, Luigi Napoleone si oppose alla ratifica e, assicurandosi l'appoggio dell'esercito e di parte della popolazione, richiese che vi fossero apportati emendamenti correttivi; tale iniziativa, tuttavia, fu bocciata dall'Assemblea nazionale con 355 voti contrari su 348 favorevoli[43].

Secondo la costituzione del 1848, Luigi Napoleone si sarebbe dovuto dimettere alla scadenza del mandato ma egli, sostenendo che quattro anni non erano stati sufficienti ad attuare il proprio programma politico ed economico, fece un tour per tutto il paese, guadagnò il sostegno di molti governi regionali e deputati al fine di poter ottenere la possibilità di concorrere ad un secondo mandato; tale proposta, nel luglio del 1851, ottenne 446 voti favorevoli e 278 contrari ma mancò di poco la maggioranza dei due terzi necessaria per modificare la costituzione e, pertanto, fu rigettata[44].

Colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di Stato del 2 dicembre 1851.

Fallito il tentativo di consolidare il proprio potere mediante la riforma costituzionale, Luigi Napoleone decise di preparare un colpo di stato: coadiuvato dal fratellastro, Charles Auguste e dai suoi consiglieri, si assicurò l'appoggio del generale Jacques Leroy de Saint Arnaud, comandante delle forze francesi in Algeria e di altri ufficiali al fine di ottenere il supporto dell'esercito.

Nella notte del due dicembre, anniversario della battaglia di Austerlitz, e dell'incoronazione di Napoleone ad imperatore, i soldati di San Arnaud occuparono, senza colpo ferire, l'ufficio nazionale della stampa, il Palais Bourbon, redazioni dei giornali ed i punti strategici della città; al mattino, tutta Parigi fu tappezzata di manifesti che annunziavano lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale, il ripristino del suffragio universale, la convocazione di nuove elezioni e la proclamazione dello stato d'assedio. Poche furono le proteste: sedici deputati furono immediatamente arrestati nella notte, altri 220, quelli appartenenti alla destra moderata che si erano raccolti al municipio del decimo arrondissement, subirono lo stesso destino dei primi[45].

Il 3 dicembre, Victor Hugo e pochi altri repubblicani cercarono di organizzare una insurrezione: furono erette alcune barricate ma gli insorti, poche migliaia, non furono in grado di reggere la controffensiva degli oltre 30 mila soldati mobilitati e subirono oltre 400 morti[46]; altre città seguirono l'esempio di Parigi ma non ebbero miglior fortuna ed in sintesi, entro il 10 dicembre, ogni tumulto fu schiacciato[47]. Poco dopo, l'11 dicembre, Hugo, antico sostenitore dello stesso Napoleone, decise di recarsi in esilio a Bruxelles e per oltre vent'anni rifiutò di fare ritorno in Francia.

Dopo il colpo di stato, Luigi Napoleone intraprese una capillare opera di repressione di ogni dissenso ordinando l'arresto di oltre 26.000 persone (4.000 solo a Parigi): 239 detenuti, considerati i più pericolosi, furono trasferiti alla colonia penale di Caienna, 9539 in Algeria, 1.500 furono esiliati ed infine 3.000 posti agli arresti domiciliari; dopo alcuni mesi, tuttavia, una commissione speciale liberò 3.000 detenuti ma solo nel 1859 gli ultimi 1800 prigionieri od esiliati ricevettero l'amnistia (tranne il leader repubblicano Ledru-Rollin che fu invitato a lasciare la Francia)[48].

In ogni caso, per garantirsi comunque una forma di investitura popolare, il 20-21 dicembre, i cittadini furono invitati a votare, con un plebiscito, se approvassero o meno il colpo di stato; il responso delle urne, sebbene con forti condizionamenti (non furono pochi i sindaci che minacciarono di pubblicare i nomi degli astenuti), fu schiacciante: 7.439.216 sì, 641.737 no; l'astensione fu di 1,7 milioni di votanti[49].

Il crepuscolo della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Il Principe-presidente nel 1852, dopo il colpo di stato.

All'inizio del 1852, Luigi Napoleone incaricò una commissione di 80 giuristi di preparare una nuova costituzione che attribuiva a Luigi Napoleone la rielezione a presidente, la possibilità di concorrere per altri mandati decennali (senza alcun limite), il potere di dichiarare guerra, firmare trattati, formare alleanze e promuovere disegni di legge; la carta, inoltre, ripristinava il suffragio universale e la Assemblea nazionale, la cui autorità fu ridimensionata[50].

In seguito, per meglio controllare il dissenso, Luigi Napoleone sequestrò le proprietà che erano state di re Luigi Filippo, ridusse il ruolo della Guardia Nazionale (molti dei suoi membri, in effetti, si erano uniti alle proteste contro il colpo di stato), impose ai pubblici funzionari l'obbligo di indossare la divisa nelle circostanze ufficiali ed infine attribuì al ministro della pubblica istruzione il potere di rivedere il contenuto dei corsi universitari nonché di licenziare quei professori che non avessero dato prova di fedeltà al regime[51].

Il 17 febbraio del 1852, inoltre, un decreto presidenziale impose una stretta censura sulla stampa, proibendo ogni pubblicazione politica attuata senza il preventivo assenso del governo, aumentando le pene pecuniarie ed inasprendo i reati di opinione al punto che un giornale poteva essere colpito dalla sospensione temporanea o permanente delle pubblicazioni dopo appena tre diffide[52].

Infine, il 29 febbraio si svolsero le elezioni per il rinnovo della Assemblea Nazionale: di otto milioni di aventi diritto, 5.200.000 voti andarono ai candidati ufficiali (ampiamente sovvenzionati con danaro pubblico), 800.000 ai candidati dell'opposizione; circa un terzo degli aventi diritto al voto si astennero[53]; in tutto, i candidati governativi ottennero 253 seggi, 7 i monarchici ed appena 3 i repubblicani[54].

Non pago dei nuovi poteri attribuitigli, Luigi Napoleone decise di organizzare un tour per tutta la nazione al fine di consolidare la propria autorità e, infine, trasformare la repubblica in Secondo Impero: a Marsiglia pose la prima pietra per una nuova cattedrale, istituì una borsa ed una camera di commercio ed a Bordeaux, il 9 ottobre del 1852, per la prima volta rese evidente l'intenzione di restaurare l'impero[55].

Di ritorno a Parigi, Luigi Napoleone fu accolto da manifestazioni e scritte, più o meno spontanee, "Per Napoleone III, imperatore"; poco dopo un senato-consulto ristabilì la dignità imperiale e il 21-22 novembre un secondo plebiscito sanciva il seguente responso: 7.824.129 voti favorevoli all'impero, contrari 253.159 (due milioni gli astenuti).

Imperatore[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 dicembre del medesimo anno, la Seconda Repubblica fu dichiarata ufficialmente conclusa; nasceva così il Secondo Impero Francese: il Principe-presidente Luigi Napoleone assunse il titolo di Napoleone III[56] mentre la carta costituzionale del 1852 fu lasciata in vigore, semplicemente la parola "Presidente" fu sostituita da quella di "Imperatore dei Francesi".

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime priorità di Napoleone III fu la modernizzazione dell'economia francese, piuttosto arretrata rispetto a quella del Regno Unito o di alcuni stati tedeschi come la Prussia, secondo un impianto "dirigistico" che vedeva nello Stato il motore benevolo per l'intero organismo sociale tramite la costruzione di infrastrutture e garantendo una efficiente istruzione[57].

Tale impianto dirigistico, inoltre, secondo le idee dell'imperatore, si doveva combinare ad una politica liberista dal momento che solo l'apertura dei mercati, stimolando la concorrenza, avrebbe costretto i privati ad investire capitali per ottenere una maggiore efficienza del processo produttivo[58].

Tale programma, sebbene osteggiato dalla parte più conservatrice del mondo produttivo, fu implementato nel 1860 quando l'Imperatore decise di inviare a Londra il suo principale consigliere economico, Micheal Chevalier, al fine di negoziare una graduale riduzione dei dazi doganali; il trattato, siglato in segreto il 23 gennaio del 1860, vide la protesta di oltre 400 imprenditori che protestarono duramente a Parigi ma Napoleone rifiutò di considerare un'attenuazione: prima furono abbassati i dazi per i prodotti manifatturieri in acciaio ed in seguito quelli per il grano ed altre risorse agricole. Nel complesso, la riduzione delle tariffe doganali costituì un forte impulso al rinnovamento del sistema produttivo e presto l'imperatore negoziò simili trattati commerciali anche con il Belgio, i Paesi Bassi e altre nazioni[59].

Va poi aggiunto che il periodo storico ben si prestava all'espansione economica: infatti, la Corsa all'Oro in California e in Australia aveva stimolato una moderata inflazione europea mentre al contempo la Francia beneficiava di una forte crescita demografica (dovuta al fatto che avevano raggiunto la maggiore età coloro i quali erano nati durante il "boom delle nascite" avvenuto nel corso della Restaurazione)[60].

Di tale crescita economica, sensibile a partire dal 1852, è segno la nascita di numerosi istituti di credito: in questo periodo, infatti, nacque Crédit Mobilier, specializzato nella concessione di prestiti ed obbligazioni sia ai privati quanto al governo; poi, nel 1863, fu fondato il Crédit Lyonnais, ed, infine, la Societe Generale nel 1864.

Agli inizi dell'Impero, la rete ferroviaria francese contava appena 3.500 chilometri di linea, a fronte dei 10 mila chilometri in Inghilterra e 800 chilometri in Belgio, un paese venti volte più piccolo di Francia. Napoleone III, ritenendo che lo sviluppo ferroviario fosse necessario per garantire la crescita economica, sin dal 1852, fece avviare un progetto che unisse tutte le linee, diverse e separate, dirette verso Parigi; in seguito, per stimolare l'iniziativa privata, il governo fornì garanzie per i prestiti contratti dalle compagnie private ed esortò le singole società ferroviarie a fondersi tra loro (tanto che, se nel 1848, in Francia operavano ben 18 compagine ferroviarie, nel 1870 il numero era calato a 6). Tali misure ebbero certamente un notevole successo se si considera che, nel 1870, la Francia aveva oltre 20 mila chilometri di linea ferroviaria che, garantendo i collegamenti verso i porti ed i sistemi ferroviari dei paesi vicini, permetteva il trasporto di oltre cento milioni di passeggeri all'anno oltre che di innumerevoli merci e risorse.[61].

Oltre alla rete ferroviaria, il governo riservò notevoli attenzione anche alla marina mercantile: furono ampliati i porti di Marsiglia e Le Havre, poi, grazie a forti sovvenzioni pubbliche, il tonnellaggio delle navi a vapore fu triplicato tanto che, nel 1870, la flotta francese era seconda solo a quella inglese; infine, non va trascurato che l'appoggio di Napoleone III fu essenziale per garantire il buon esito della costruzione del Canale di Suez, la cui costruzione fu finanziata da azioni immesse sul mercato azionario di Parigi e fu diretta da un ex diplomatico francese, Ferdinand de Lesseps[62].

Per quanto riguarda il commercio, esso ricevette notevole stimolo non solo dal miglioramento delle infrastrutture ma anche dalla ricostruzione del centro storico di Parigi: infatti, già nel 1852, fu aperto il Bon Marché, il primo grande emporio commerciale; presto il suo fatturato si espanse da 450 mila franchi ad oltre 28 milioni annui permettendo al suo fondatore, Aristide Boucicault, di commissionare un secondo edificio in vetro e ferro, disegnato da Louis-Charles Boileau e Gustave Eiffel, prototipo del centro commerciale odierno. Sull'esempio del Bon Marché, furono aperti altri magazzini commerciali: Printemps nel 1865, e La Samaritaine nel 1870, generando un modello economico che presto sarebbe stato largamente imitato[63].

Oltre ai centri commerciali, in questo periodo, sorsero anche le prime biblioteche pubbliche mentre Louis Hachette aprì le prime librerie nelle stazioni ferroviarie, garantendo una più ampia circolazione dei libri per tutta la Francia[64]

Gli esiti di questo profondo programma economico non si fecero attendere: durante l'Impero, la produzione industriale francese aumentò del 73 % (con una crescita seconda solo a quella inglese); dal 1850 al 1857, l'economia crebbe ad un ritmo del 5 % annuo mentre le esportazioni crebbero del 60 % tra il 1855 ed il 1870[65].

Anche l'agricoltura fece numerosi progressi: infatti, la creazione di scuole pubbliche specializzate permise la diffusione di nuove tecniche di coltivazione mentre la ferrovia garantì un maggiore scambio di prodotti; come risultato, durante l'Impero, la produzione crebbe del 60 %, nonostante la percentuale di popolazione dedita all'agricoltura calasse dal 61 % del 1851 al 54 % del 1870; il progresso fu tale che l'ultima carestia, registrata sul suolo francese, è datata al 1855 (escludendo la penuria di viveri durante la Seconda Guerra Mondiale)[65].

In ogni caso, lo sviluppo economico non interessò l'intera popolazione: difatti, sebbene il salario medio fosse cresciuto del 45 %, questo appena faceva fronte all'aumento dell'inflazione e ciò impediva a larga parte del ceto operaio e contadino di risparmiare o aprire un conto corrente bancario, il cui aumento, da 742.889 nel 1852 a 2,079,141 nel 1870, è principalmente dovuto alla crescita di un ceto medio di impiegati e piccolo-borghesi[66].

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trasformazione di Parigi sotto il Secondo Impero.
Stendardo imperiale di Napoleone III

Un importante evento durante il suo regno fu la ricostruzione di Parigi. Parte del progetto fu guidato dall'idea di rendere più difficili eventuali future azioni rivoluzionarie: ampie zone della città vennero rase al suolo e le stradine medievali lasciarono il posto ai grandi boulevards, con l'intento di creare ampi spazi d'azione ai cannoni all'interno della città ed evitare le barricate che si erano verificate durante la Rivoluzione francese, durante la rivoluzione di Luglio del 1830 e durante i moti del 1848 che portarono alla fine della Monarchia di Luglio. La ricostruzione della città fu affidata al Barone Haussmann (1809-1891) che fu prefetto del dipartimento della Senna (1853-1870)

Nel 1852, iniziò l'invio di prigionieri politici e criminali comuni verso colonie penali tristemente famose quali l'Isola del Diavolo (nella Guyana francese) o, per i crimini più leggeri, nella Nuova Caledonia. Il 28 aprile 1855, Napoleone III e l'imperatrice Eugenia sopravvisse ad un tentativo di assassinio. Anche Felice Orsini tentò, invano, di ucciderlo il 14 gennaio 1858 insieme con l'imperatrice Eugenia al loro ingresso nell'Académie Royale de Musique di Parigi, al grido di "Ricordati dell'Italia!". Con ogni probabilità, questo secondo attentato fu motivato dall'accusa di aver tradito il giuramento carbonaro di dedicare la propria vita alla causa dell'unità d'Italia. Anni dopo, anche l'anarchico Giovanni Passannante, attentatore di Umberto I, progettava, secondo alcune testimonianze, l'assassinio dell'imperatore francese, poiché lo considerava «la causa di impedimento all'attuazione della Repubblica Universale».[67]

La famiglia imperiale (circa 1865)

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

L'opposizione di Napoleone III alle rivendicazioni russe sull'influenza in Crimea contro l'Impero ottomano, portarono la Francia alla partecipazione vittoriosa nella guerra di Crimea (marzo 1854 - marzo 1856).

Nel luglio del 1858, a seguito di un incontro svoltosi nella cittadina termale di Plombières, l'Imperatore si accordò con il Primo Ministro piemontese Camillo Benso Conte di Cavour: in caso di attacco dell'Impero Asburgico al Piemonte, la Francia sarebbe entrata in guerra a fianco di Vittorio Emanuele. Il conflitto scoppiò nell'aprile del 1859 e terminò l'11 luglio, con l'armistizio di Villafranca, voluto dallo stesso Napoleone III. Nel 1862, l'Imperatore, prendendo a pretesto delle requisizioni compiute dal liberale messicano Benito Juárez, dichiarò guerra al Messico, sostenuto dalla Spagna e dal Regno Unito. La spedizione sembrò dapprima avviarsi al successo, con l'ingresso dell'imperatore Massimiliano I del Messico nella capitale Città del Messico. Questo portò all'instaurazione di un governo fortemente conservatore e così si riaccese la guerriglia con i liberali. Il 5 febbraio 1867 le truppe francesi, dopo un tentativo di Napoleone III di ottenere l'abdicazione di Massimiliano I e di ristabilire una repubblica, abbandonarono il Messico. Il 19 giugno, dopo che i ribelli ebbero preso la capitale, l'Imperatore del Messico fu giustiziato.

La Francia uscì indebolita dalla guerra in Italia e rimase neutrale sia durante la guerra per i ducati danesi del 1864, sia durante la guerra austro-prussiana del 1866.

Nella questione romana, contro qualsiasi tentativo di annessione di Roma al nascente stato italiano unitario, ben diverso fu l'atteggiamento di strenua difesa degli interessi di papa Pio IX e dello Stato della Chiesa, che appoggiò, reprimendo la Repubblica Romana nel 1848 e il successivo tentativo garibaldino di Mentana nel 1867, finché il Regno d'Italia non approfittò della sconfitta francese a Sedan per liberare e annettere Roma capitale.

Colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Approvò la spedizione navale del 1858 che doveva punire il Vietnam e forzare la corte del paese asiatico ad accettare la presenza della Francia nel suo territorio.

Napoleone III visita Genova (1859), di Théodore Gudin

La Francia prese parte alla seconda guerra dell'oppio assieme alle truppe del Regno Unito e nel 1860 le sue truppe entrarono a Pechino, in Cina. All'inizio degli anni sessanta gli obiettivi in politica estera dell'imperatore erano stati raggiunti: la Francia aveva avuto molti successi militari in Europa e fuori, la sconfitta di Waterloo era esorcizzata e si guardava nuovamente alla Francia come alla prima potenza militare in Europa.

Caduta dell'Impero: la guerra franco-prussiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra franco-prussiana.
Folla riunita in Place de la Bastille mentre urla "A Berlino!".

Ascesa della Prussia[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni di regno, Napoleone III mantenne un rapporto abbastanza buono con il regno di Prussia tanto che l'imperatore aveva accolto molto cordialmente il cancelliere Otto von Bismarck in occasione di una missione diplomatica.

Tali rapporti, tuttavia, iniziarono ad incrinarsi nel 1865 quando, in occasione della Guerra dei Ducati, Napoleone riconobbe la minaccia che uno stato tedesco unitario avrebbe potuto arrecare ai confini orientali francesi mentre, d'altro canto, la Prussia temeva, insieme alla Gran Bretagna, che l'imperatore avesse mire espansionistiche sul Belgio[68].

L'anno seguente, quando Prussia ed Italia si accordarono per una guerra contro l'Impero Austriaco, Bismarck fece una seconda visita diplomatica a Parigi accennando anche che, qualora la Francia fosse rimasta neutrale, avrebbe potuto ottenere alcune compensazioni[69].

L'anno seguente la Prussia aprì le ostilità invadendo la Sassonia, alleato dell'Impero Austriaco, e l'Imperatore Francesco Giuseppe, volendo evitare un accerchiamento, chiese a Napoleone III di mediare per far sì che almeno l'Italia restasse neutrale ma ogni proposta di compromesso fu rigettata dai contendenti. Il conflitto tra Austria e Prussia fu assai breve e si concluse con la strabiliante vittoria prussiana nella battaglia di Sadowa, fatto che sconvolse l'imperatore[70]

Crisi del Lussemburgo e tentativo di riarmo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1867, Napoleone III, ancora in attesa di un compenso in Germania, decise di intavolare trattative con il re dei Paesi Bassi, Guglielmo III, al fine di ottenere il territorio del Lussemburgo, dietro il pagamento di una congrua somma di danaro. Bismarck, tuttavia, si oppose duramente ed inviò un estratto delle richieste francesi a Londra mentre nel contempo attuò forti pressioni sul governo olandese affinché rinunciasse alla vendita. Napoleone fu costretto, pertanto, a rinunciare ma tale crisi contribuì non poco a deteriorare le relazioni diplomatiche tra prussiani e francesi[71].

A seguito della crisi, infatti, il governo francese decise di considerare un programma di riarmo dell'esercito terrestre, al momento pari a 385 mila soldati (di cui oltre 100 mila stanziati in Messico, Algeria e a Roma), al fine di contrastare gli oltre 700 mila uomini che potevano schierare i Prussiani ed i loro alleati[72].

Pertanto, nell'autunno del 1867, Napoleone III propose di introdurre un sistema di coscrizione obbligatoria (simile a quello prussiano) in modo di aumentare le dimensioni dell'esercito ad 1 milione di uomini ma tale proposta fu aspramente contestata da numerosi ufficiali che, come il maresciallo Randon, preferivano l'istituzione di un esercito professionale, inferiore per numero ma meglio addestrato[73]. Anche l'opposizione repubblicana rigettò il progetto dell'imperatore considerando che non avrebbe fatto altro che esasperare il militarismo prussiano mentre molti liberali non apprezzavano che rilevanti risorse venissero destinate alle spese miliari[74].

Per questi motivi, consapevole che mai il disegno di legge avrebbe avuto l'approvazione del parlamento, Napoleone decise di attuare un compromesso: nel gennaio del 1868, l'esercito regolare fu affiancato da una forza di riserva "Garde Mobile" i cui effettivi sarebbero stati arruolati mediante coscrizione[75].

Alla ricerca di alleati[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni seguenti, la politica estera francese fu assillata dal solo pensiero di creare una rete di alleanze utili ad imbrigliare la Prussia ma ogni tentativo fallì miseramente.

Dapprima, nell'aprile del 1867, Napoleone propose all'Austria una alleanza difensiva ed offensiva promettendo, in caso di vittoria, che l'Austria avrebbe potuto formare una confederazione degli stati tedeschi meridionali e avrebbe potuto annettere la Slesia; l'imperatore Francesco Giuseppe, tuttavia, impegnato nell'attuazione della riforma diarchica (che avrebbe portato alla creazione dell'Impero Austro Ungarico), rimase scettico sulla proposta e non garantì la propria adesione[76].

Dopo l'Austria, Napoleone tentò di convincere l'Italia: re Vittorio Emanuele era personalmente favorevole all'alleanza francese, ben ricordando il ruolo fondamentale dell'imperatore nel raggiungimento dell'unificazione italiana; tuttavia, l'opinione pubblica, ricordando l'appoggio francese al Papa e la Battaglia di Mentana, era fortemente ostile; l'imperatore tentò di intavolare un negoziato ma, quando il governo italiano pose come condizione il ritiro della truppe francesi stanziate a Roma, dovette rinunciare (per non screditarsi con il proprio elettorato cattolico)[77].

Al contrario di Napoleone, Bismarck era riuscito nel suo intento: gli stati tedeschi avevano promesso di fornire truppe alla Prussia mentre la Russia decise che sarebbe rimasta neutrale (ovviamente in cambio della libertà d'azione nei Balcani), fatto che indusse anche gli Austriaci a rifiutare definitivamente l'alleanza francese; infine, la Gran Bretagna, ricordando i progetti francesi di annessione del Belgio (svelati proprio da Bismarck), decise di mobilitare la flotta e di restare a guardare[78].

In altri termini, in caso di conflitto, la Francia era praticamente isolata.

Il pretesto e lo scoppio del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1870, Bismarck decise di accelerare i tempi per una guerra, dal momento che temeva le spinte contrarie all'unificazione tedesca che erano sorte in diversi stati meridionali (specialmente la Baviera) che avrebbero potuto portare anche ad una maggiore opposizione alla ratifica dei trattati di alleanza con la Prussia[79].

Contemporaneamente, l'8 maggio del 1870, gli elettori francesi avevano nuovamente dimostrato adesione al programma di Napoleone con un nuovo plebiscito il cui esito fu di 7.358.000 voti favorevoli a fronte di 1.582.000 voti contrari (registrando peraltro un forte calo della astensione) ma l'imperatore diveniva ogni giorno sempre più debole, oltre che malato, e questo impediva al suo governo di imbrigliare le ali più radicali dei nazionalisti anti-prussiani, rappresentati dal nuovo ministro degli esteri Agenore, duca di Gramont[80].

Nel luglio del medesimo anno, Bismarck trovò un utile pretesto di guerra in una vecchia disputa dinastica: nel settembre del 1868, la regina Isabella II di Spagna era stata deposta ed esiliata ed il nuovo governo, tra le altre candidature, aveva considerato quella del principe Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen, un cugino del re di Prussia Guglielmo; Napoleone III aveva già opposto il suo veto alla candidatura di Leopoldo ma Bismarck decise di forzare la mano, scrivendo al padre del candidato, di accettare la corona spagnola.

La notizia della candidatura di Leopoldo al trono spagnolo, pubblicata il 2 luglio del 1870, suscitò la furia del parlamento francese ed il governo fu duramente attaccato sia dai repubblicani sia dai conservatori più radicali; il 6 luglio, Napoleone, in riunione con i ministri, chiese assicurazioni al maresciallo Edmond Le Boeuf circa l'efficienza dell'esercito in caso di guerra: il maresciallo, capo di stato maggiore dell'esercito, assicurò che i soldati francesi avevano un fucile qualitativamente superiore a quello prussiano, un'artiglieria maggiormente esperta e che avrebbe potuto mobilitare oltre 400 mila soldati in meno di 15 giorni[81].

Re Guglielmo di Prussia, non desiderando di essere considerato come l'istigatore del conflitto, scrisse al padre del principe Leopoldo, chiedendo il ritiro della candidatura del figlio che fu annunciato il 12 luglio. Napoleone, tuttavia, imbrigliato dalla fazione più ostile ai prussiani e consigliato dal ministro degli esteri, duca di Gramont, inviò l'ambasciatore francese in Prussia alla città termale di Ems, ove si trovava il re Guglielmo, per chiedere ufficialmente che la Prussia non avrebbe mai più candidato principi tedeschi al trono di Spagna[82].

Re Guglielmo, cortesemente ma con fermezza, disse che non poteva dare promesse per conto del suo governo e declinò di concedere ulteriori incontri con l'ambasciatore dal momento che riteneva la questione ormai conclusa; al fine di avere un pretesto, tuttavia, Bismarck decise di manipolare il telegramma ufficiale dell'incontro in modo da far sembrare la risposta di Guglielmo ostile nei confronti del governo francese e comunicò a tutti i governi questa seconda versione[83].

« Sua Maestà il Re ha rifiutato di incontrarsi di nuovo con l'ambasciatore francese e, per il tramite del suo aiutante di campo, ha fatto conoscere che Sua Maestà non ha nient'altro da comunicare all'ambasciatore.[84] »

La pubblicazione del telegramma suscitò l'effetto che Bismarck si aspettava: l'opinione pubblica francese ne fu infiammata, il ministro degli esteri Gramont affermò di aver ricevuto un insulto mentre il tentativo del leader conservatore, Adolphe Thiers, di invitare il governo alla moderazione fallì mentre una folla di oltre 20 mila persone, marciando per le strade di Parigi, chiedeva la guerra; pertanto, Emile Olliver, nuovo primo ministro, decise di notificare, con l'assenso dell'imperatore, una dichiarazione di guerra al governo prussiano: era il 19 luglio del 1870[85]. La disastrosa sconfitta subita dalla Francia nella guerra franco-prussiana porterà alla caduta dell'impero di Napoleone III.

Il conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La resa di Napoleone III alla battaglia di Sedan

Esilio e morte[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone III dopo la morte, di R & E Taylor

Morì in esilio nel Regno Unito il 9 gennaio 1873, a seguito di un calcolo alla vescica che lo affliggeva già da prima della guerra franco-prussiana. È sepolto nella cripta imperiale nella Abbazia di San Michele a Farnborough, nella contea dello Hampshire in Inghilterra.

Dissero di lui[modifica | modifica wikitesto]

« Ogni Italiano che non sia accecato dalle passioni politiche deve dimenticare ogni risentimento e, ricordando solo i grandi benefici da lui arrecati all'Italia, deve portare la sua pietra al monumento di gratitudine che l’Italia gli deve. Senza di lui l'Italia non sarebbe ora nazione »
(Giuseppe Sirtori, 1872)
« L'imperatore Napoleone III, quale che fosse la parte da lui rappresentata nella politica interna della Francia, aveva nella politica estera continuato lo spirito delle rivoluzioni liberali, asserendo con forza il principio di nazionalità »
(Benedetto Croce, "Storia d'Italia dal 1871 al 1915", Napoli 1927)
« Tutti i grandi fatti e personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte... la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa... Ora i Francesi hanno di nuovo Napoleone in persona, in fattezze caricaturali. »
(Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte))

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone III di Francia Padre:
Luigi I d'Olanda
Nonno paterno:
Carlo Buonaparte
Bisnonno paterno:
Giuseppe Maria Buonaparte
Trisnonno paterno:
Sebastiano Nicola Buonaparte
Trisnonna paterna:
Maria Anna Tusoli
Bisnonna paterna:
Maria Saveria Paravicini
Trisnonno paterno:
Giuseppe Maria Paravicini
Trisnonna paterna:
Maria Angela Salineri
Nonna paterna:
Maria Letizia Ramolino
Bisnonno paterno:
Giovanni Geronimo Ramolino
Trisnonno paterno:
Giovanni Agostino Ramolino
Trisnonna paterna:
Maria Letizia Boggiani
Bisnonna paterna:
Angela Maria Pietrasanta
Trisnonno paterno:
Giuseppe Maria Pietrasanta
Trisnonna paterna:
Maria Giuseppa Malerba
Madre:
Ortensia di Beauharnais
Nonno materno:
Alexandre de Beauharnais
Bisnonno materno:
François de Beauharnais
Trisnonno materno:
Claude de Beauharnais
Trisnonna materna:
Renée Hardouineau
Bisnonna materna:
Marie Henriette Pyvart de Chastullé
Trisnonno materno:
François Jacques Pyvart de Chastullé
Trisnonna materna:
Jeanne Hardouineau de Landanière
Nonna materna:
Giuseppina di Beauharnais
Bisnonno materno:
Joseph-Gaspard de Tascher de la Pagerie
Trisnonno materno:
Gaspar José Tascher de La Pagerie
Trisnonna materna:
Marie Françoise Bourdeau de La Chevalerie
Bisnonna materna:
Rose-Claire des Vergers de Sanois
Trisnonno materno:
Joseph-François des Vergers de Sanois
Trisnonna materna:
Marie Browne

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Illegittimi:

  • (da Maria Anna Schiess) Bonaventur Karrer (1839–1921);
  • (da Éléonore Vergeot) Eugène-Alexandre Bure (1843-1910), conte di Orx;
  • (da Éléonore Vergeot) Louis-Ernest Bure (1845-1882), conte di Labenne;
  • (da Harriet Howard, contessa di Beauregard) Martin Harriet Bonaparte, comte de Béchevet;
  • (da Valentine Haussmann) Jules Hadot;

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore
Gran Maestro dell'Ordine dell'Unione (come pretendente) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Unione (come pretendente)
Medaglia di Sant'Elena - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Sant'Elena
«Creatore dell'ordine»
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
Médaille commémorative de la expedition in Mexique - nastrino per uniforme ordinaria Médaille commémorative de la expedition in Mexique
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 - nastrino per uniforme ordinaria Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1849
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia
Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto
Gran Cordone dell'Ordine reale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine reale di Leopoldo
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 10 ottobre 1855
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone e del Sole - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone e del Sole
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Anna
Collare dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Messicana - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Messicana
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Spada
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo
Cavaliere dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Nichan Iftikar
Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau
Cavaliere dell'Ordine del Falco Bianco - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Falco Bianco
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe
Fascia dei Tre Ordini - nastrino per uniforme ordinaria Fascia dei Tre Ordini
— 1854

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Reconstruction of the Lineage Y Chromosome Haplotype of Napoléon the Frist. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  2. ^ Storia di corna. Napoleone III non è il nipote di Bonaparte. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  3. ^ Eddie de Tassigny: La descendance de Napoléon Ier. Empereur des Français, 2009; La descendance de Napoéon III. Dernier souverain de France. 2011
  4. ^ Bresler, p. 20.
  5. ^ Séguin, pp. 21-24.
  6. ^ Milza, p. 15.
  7. ^ Bresler, p. 37.
  8. ^ Séguin, p. 26.
  9. ^ Milza, pp. 39-42.
  10. ^ Bresler, pp. 90-95.
  11. ^ Bresler, p. 95.
  12. ^ Milza, pp. 58-72.
  13. ^ Milza, pp. 72-77.
  14. ^ Séguin, pp. 55-56.
  15. ^ Séguin, pp. 61-62.
  16. ^ Séguin, p. 68.
  17. ^ Milza, pp. 97-99.
  18. ^ Milza, p. 100.
  19. ^ Milza, pp. 107-108.
  20. ^ Séguin, pp. 74-75.
  21. ^ Milza, pp. 122-133.
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  54. ^ Elections Legislatives 1852. URL consultato il 28 febbraio 2014.
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  56. ^ In una situazione che ricorda quella di Luigi XVIII, il numero dinastico di Napoleone III presuppone la presenza di un legittimo Napoleone II che in effetti, figlio di Napoleone Bonaparte e nominato successivamente duca di Reichstadt, regnò per due soli giorni e morì giovane e in esilio.
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  84. ^ Il testo del dispaccio, nella versione voluta da Bismarck, citato in Séguin p. 56
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti principali
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  • Choisel, Francis, La Deuxième République et le Second Empire au jour le jour, chronologie érudite détaillée, Paris, CNRS Editions, 2015.
  • Girard, Louis Napoléon III, Paris, Fayard,1986.
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  • Alfred Cobban, A History of Modern France: Volume 2: 1799-1871, Londra, Penguin, 1965.
  • Felix Markham, The Bonapartes, Londra, Weidenfeld & Nicolson, 1975, ISBN 0-297-76928-6.
  • Alain Plessis, The Rise & Fall of the Second Empire 1852–1871, Cambridge University Press, 1989.
Approfondimenti
  • Roger Price, Napoléon III and the Second Empire, Psychology Press, 1997.
  • John Stevens Cabot Abbott, The history of Napoleon III., emperor of the French, 1873.

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Louis-Eugène Cavaignac
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18481852 sé stesso come imperatore Napoleone III
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Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte II
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