The Bronx

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The Bronx
borgo di New York
Contea del Bronx
The Bronx – Bandiera
The Bronx – Veduta
Localizzazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Stato federato Flag of New York.svg New York
Contea Bronx
Comune Flag of New York City.svg New York
Amministrazione
Amministratore locale Ruben Diaz, Jr.
Data di istituzione 1898
Territorio
Coordinate 40°50′14.28″N 73°53′09.6″W / 40.8373°N 73.886°W40.8373; -73.886 (The Bronx)Coordinate: 40°50′14.28″N 73°53′09.6″W / 40.8373°N 73.886°W40.8373; -73.886 (The Bronx)
Altitudine 90 m s.l.m.
Superficie 150 km²
Abitanti 1 438 159 (2014)
Densità 9 587,73 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 204xx
Prefisso 347, 718, 917, 646
Fuso orario UTC-5
Motto Ne cede malis
Cartografia
Mappa di localizzazione: Stati Uniti d'America
The Bronx
The Bronx
The Bronx – Mappa
Sito istituzionale

Il Bronx (AFI: /ˈbrɔnks/[1]; in inglese [ˈbrɒŋks]) è una delle cinque suddivisioni amministrative (borghi) in cui è divisa la città di New York. Situato a nord di Manhattan, il suo territorio corrisponde a quello dell'omonima contea. Ha una popolazione di quasi un milione e mezzo di abitanti.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il Bronx confina a nord con la contea di Westchester, ad est si affaccia sul Long Island Sound, a sud l'East River la separa dal Queens. Ad ovest l'Harlem River la separa da Manhattan ed il fiume Hudson dal New Jersey.

Il Bronx copre una superficie di 148.7 km², di cui il 26.8% è costituito da acque. Situato nella estremità nord di New York City (unico borough sulla terra ferma), il Bronx è posto fra 40°42'45" di latitudine nord e 73°55'5" di longitudine ovest, in una zona di circa 150 km², di cui circa 110 di terraferma e 40 di acque interne. Riguardo alla geografia urbana, molte delle vie del Bronx sono numerate, come è naturale in tutte le città del nord degli Stati Uniti. A differenza degli altri borough newyorkesi, però, il suo sistema di numerazione è una continuazione di quello di Manhattan, vestigia della sua antica appartenenza a quella contea, cosicché la "1ª strada" del Bronx è la 132ª est. La griglia urbana è, a sua volta, la base di partenza per la suddivisione interna del Bronx:

  • West Bronx - Tutta la parte del Bronx a ovest dell'omonimo fiume, limitata a nord-ovest da Corso Jerome (anche se viene usato come punto di riferimento appartiene al sistema viario di Manhattan, a causa dell'eccentrica numerazione del Bronx).
  • East Bronx - La parte a est del medesimo.

A loro volta suddivisi in:

  • Northwest Bronx - La parte nordoccidentale, delimitata a nord da Corso Burnside, dalla 183ª strada e dal fiume Bronx.
  • Southwest Bronx - La parte sudoccidentale, delimitata a sud dagli stessi elementi topografici.
  • Northeast Bronx - La parte nordorientale, delimitata a nord da Corso Allerton e dal fiume Bronx.
  • Southeast Bronx - La parte sudorientale, delimitata a sud dagli stessi elementi topografici.

Al giorno d'oggi, comunque, si preferisce suddividere più sbrigativamente il borough in South Bronx (già Southwest Bronx e Southeast Bronx) e North Bronx (già Northwest Bronx e Northeast Bronx). Queste zone sono inoltre, a loro volta, suddivise nei quartieri di Highbridge, Mount Eden, Morris Heights, Hunts Point, Morrisania, East Tremont, Soundview e West Farms. Va comunque segnalato che molte suddivisioni sono ufficiose, nonché obsolete o disusate dalla popolazione locale. Nonostante la sua fama di luogo sordido e malfamato, il Bronx vanta molte attrattive e luoghi d'interesse: possiede, ad esempio, molti parchi tra cui l'intramontabile zoo, il più vasto degli Stati Uniti. Merita un cenno anche il New York Botanical Garden, che si estende per circa 100 ettari, con più di 200 varietà di rose e più di 15 ettari di foresta. In questo quartiere è inoltre presente una villa del XIX secolo in cui vissero Arturo Toscanini, Theodore Roosevelt e Mark Twain. Tra gli edifici famosi di questo borough vanno annoverati anche la chiesa di St. Jerome (sulla 138ª strada) e lo Yankee Stadium, sito sulla riva destra del fiume Harlem dal lato del Bronx.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del Bronx nel 1867

I primi abitanti del territorio furono gli indiani Lenape. Il nome del Bronx deriva dallo svedese Jonas Bronck, che fu tra i primi a insediarsi nell'area nel 1639.

Quando furono istituite le Province di New York nel 1683 l'area dell'attuale contea faceva parte della contea di Westchester. Tra gli altri europei che per primi si stabilirono nella zona c'erano olandesi, francesi, inglesi e svedesi, che, in seguito alle vicende che portarono l'America a scrollarsi di dosso il giogo coloniale, furono rimpiazzati da tedeschi e irlandesi, arrivati in forze nella zona particolarmente durante la costruzione della Ferrovia Atlantica (1840 ca.): a loro volta dovettero cedere il passo ai polacchi, ai greci e agli italiani. Dalla seconda metà del novecento in poi, il gruppo principale divennero i portoricani e i dominicani, la cui prevalenza è oggi in netto aumento per via dell'immigrazione legale e illegale e della crescita demografica. Nel frattempo, il Bronx, già parte della contea di Westchester, venne spostato nella contea di New York nel 1874, e divenne un borough quando si unì alla città di New York nel 1898. Nel 1914 infine, lo Stato istituì per quanto riguardava le sue mansioni giudiziarie un'equivalente Contea del Bronx.

La storia del Bronx durante il XX secolo può essere divisa in quattro periodi: un periodo di "boom" durante il 1900–29, con una crescita della popolazione dalle 200,000 unità del 1900 ai 1,3 milioni del 1930. La grande depressione e il dopoguerra videro un rallentamento della crescita che portò ad un progressivo declino. La seconda metà del secolo furono decenni difficili, con il periodo 1950–85 che portò il Bronx ad essere una delle aree più povere del Paese con un alto tasso di criminalità. Dalla metà degli anni ottanta si ebbe una parziale rinascita economica e sociale che continua tutt'oggi.

Anni settanta: "Il Bronx sta bruciando"[modifica | modifica wikitesto]

Un edificio andato a fuoco su Charlotte Street, anni settanta
Macombs Road, 1964 circa
La Lorelei Fountain del Parco Joyce Kilmer, di fronte allo Yankee Stadium

Negli anni settanta la povertà nel quartiere e i livelli di criminalità e disoccupazione raggiunsero livelli allarmanti. All'epoca, il Bronx sperimentò alcuni degli aspetti del peggior decadimento urbano, con la perdita di 300,000 residenti e la distruzione di interi blocchi di edifici. L'attenzione dei mass media esportò la brutta fama del borough a livello internazionale.[2]

L'espressione: «The Bronx is burning» ("Il Bronx sta bruciando"), attribuita al telecronista Howard Cosell[3][4] durante il secondo Game delle World Series del 1977 che vedeva contrapposti i New York Yankees ai Los Angeles Dodgers, si riferisce ai numerosi incendi dolosi causati dal collasso economico totale, che sconvolsero il Bronx durante gli anni settanta, e divenne emblematica del periodo. Durante la partita, mentre le telecamere dell'ABC inquadravano un elicottero che sorvolava lo Yankee Stadium, fu ben visibile un grosso incendio scoppiato nei pressi del parco Joyce Kilmer nel South Bronx, e quindi Cosell avrebbe esclamato: «There it is, ladies and gentlemen, the Bronx is burning» ("È così, signore e signori, il Bronx sta bruciando").[5]

I primi anni settanta videro deprezzarsi sempre più il patrimonio immobiliare del Bronx, con sempre meno gente disposta ad abitare un quartiere così devastato dove dominano miseria, analfabetismo, illegalità e delinquenza. Un progressivo circolo vizioso ebbe inizio quando un vasto gruppo di edifici abitativi (lasciati disabitati dai precedenti affittuari migrati verso quartieri migliori) rimasero abbandonati per lunghi periodi di tempo, diventando preda ambita per elementi criminali quali le gang di strada (Savage Skulls, Reapers, Black Spades, Savage Nomads, Ghetto Brothers, Deadly Bachelors, Javelin, Dirty Ones, Tomahawks, e molte altre) all'epoca in forte espansione ed in grado di sostenersi autonomamente grazie ai ricavi dello spaccio di droga nella zona. Proprietà abbandonate attrassero inoltre molti vagabondi, senzatetto, drogati e malati mentali, che contribuirono al degrado del borough.[2][6]

Un paesaggio desolato di Hunts Point Riverside Park

I massicci tagli alla spesa pubblica attuati a New York all'epoca, resero praticamente impossibile far rispettare il codice ai pochi ispettori di costruzione rimasti e i vigili del fuoco non erano in grado di far rispettare gli standard di sicurezza o punire le violazioni. Questo incoraggiò padroni di casa assenteisti ad ignorare i loro doveri verso proprietà dal costo elevato di mantenimento e dalla poca resa, lasciando campo libero all'avvento di gang che stabilirono i propri "quartieri generali" negli edifici abbandonati, così da diffondere ulteriormente il crimine e la paura negli inquilini degli appartamenti vicini causando un effetto domino e un fuggi fuggi generale da parte di quanti avessero le possibilità economiche di andarsene dal quartiere. Le statistiche della polizia mostrarono come l'ondata di criminalità spostatasi dalla zona nord del Bronx a South Bronx, rese i pochi residenti bianchi rimasti nel quartiere (principalmente anziani ebrei) il bersaglio preferito dei crimini violenti commessi da giovani delinquenti afroamericani e ispanici in quanto venivano visti come una facile preda; le aggressioni divennero così comuni da far coniare il termine slang "crib job" in uso tra i membri delle bande giovanili ("crib" significa culla e stava ad intendere che gli anziani residenti erano indifesi come dei neonati nella culla).[7]

I proprietari che avevano aspettato troppo a lungo per cercare di vendere i propri edifici, scoprirono con disappunto che quasi tutte le proprietà nel Bronx erano già state messe nella "lista nera" da parte di banche e compagnie di assicurazione. Ormai rassegnati a vendere le loro proprietà svalutate a qualsiasi prezzo, i proprietari cominciarono invece a bruciare gli edifici per riscuotere l'assicurazione. Si fece quindi strada in questo periodo un nuovo tipo di sofisticato "criminale dal colletto bianco" conosciuto come "faccendiere", specializzato in una forma di frode assicurativa che iniziava con l'acquisto di una proprietà al di sotto dei costi, per poi rivenderla più volte sulla carta attraverso diverse società di comodo fittizie sotto il controllo dello stesso "faccendiere", così da spingere al rialzo il valore incrementale dell'immobile. Poi sarebbero state stipulate delle polizze di assicurazione antincendio fraudolente ed infine, bruciati dolosamente gli edifici per riscuotere i premi. Questo schema divenne così frequente che le gang locali venivano appositamente ingaggiate dai truffatori per spogliare di ogni materiale di valore le proprietà prima di darle alle fiamme. Gli edifici venivano incendiati con la benzina anche se erano ancora parzialmente abitati da inquilini insolventi o vagabondi, causando anche numerosi casi di ustioni e decessi.[8]

Anche gli stessi abitanti del borough spesso davano alle fiamme edifici abbandonati. Ciò veniva fatto soprattutto per rubare dall'edificio distrutto infissi in metallo, rame, rubinetterie, sanitari, ecc... , tutto materiale che poi poteva essere rivenduto. Altri incendi furono causati da impianti elettrici non a norma, o da semplice vandalismo associato alla generale situazione di degrado.

La stazione di polizia del 41º distretto al numero 1086 di Simpson Street, soprannominata "Fort Apache" negli anni settanta, in una foto del 2007

All'epoca del presunto commento di Cosell nel 1977, dozzine di edifici venivano bruciati ogni giorno nel Bronx, alcune volte interi blocchi di appartamenti erano avvolti dalle fiamme rendendo l'area perennemente coperta da una cappa di fumo e fuliggine. La polizia, troppo occupata a cercare di contrastare il dilagare dello spaccio di droga e della delinquenza, smise ben presto di investigare sui roghi, in quanto erano semplicemente troppi.[2] Durante questo periodo, la stazione di polizia del 41º distretto della NYPD situata al numero 1086 di Simpson Street divenne nota con il soprannome "Fort Apache", in quanto era l'unico baluardo della legge e dell'autorità costituita contro il crimine dilagante, che rese il Bronx la capitale statunitense dell'omicidio, dello stupro, delle rapine, e delle aggressioni per tutti gli anni settanta (e primi anni ottanta). Nel 1980, il distretto venne ironicamente rinominato "The Little House on the Prairie" ("La casa nella prateria"),[2] in quanto due terzi degli originari 94,000 residenti di competenza del 41º se ne erano andati, lasciando la caserma fortificata una delle poche strutture ancora in piedi nella zona (e l'unico edifico sulla Simpson Street) a non essere stata abbandonata o incendiata.[9] La storia della stazione di polizia ispirò anche un film intitolato Bronx 41º distretto di polizia (1981). Inoltre, la pessima fama del quartiere generò la produzione di altre pellicole a tema quali il celebre I guerrieri della notte di Walter Hill (1979), o 1990: i guerrieri del Bronx (1982) e Fuga dal Bronx (1983), entrambi diretti da Enzo G. Castellari.

In totale, più del 40% degli edifici situati nel Bronx furono bruciati o abbandonati tra il 1970 e il 1980.[10] L'aspetto del quartiere veniva paragonato a quello di una città bombardata durante la seconda guerra mondiale, con cumuli di macerie ai lati delle strade, rottami d'auto e rifiuti ovunque. Il 5 ottobre 1977, il Presidente Jimmy Carter fece una visita non programmata a Charlotte Street, mentre si trovava a New York per presenziare ad una conferenza delle Nazioni Unite. Charlotte Street era una delle zone più colpite dal degrado urbano. Carter, si disse "sconcertato" dalla situazione ed ordinò a Patricia Roberts Harris, all'epoca a capo del Dipartimento della Casa e dello Sviluppo Urbano degli Stati Uniti d'America, di prendere seri provvedimenti per salvare la zona.[11] Anche Ronald Reagan, durante la sua campagna presidenziale del 1980, visitò la zona e criticando Carter per non aver mantenuto le promesse fatte, disse di "non aver mai visto una cosa simile dai tempi della Londra bombardata dai nazisti".

Rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Nuove costruzioni in stile ranch sorte sulla precedentemente devastata Charlotte Street, Crotona Park East.

A partire dagli anni ottanta, parte del Bronx iniziò ad essere riqualificato grazie alla costruzione di nuove strutture residenziali.[12] Nel 1983 la Bright Temple A.M.E. Church venne inserita nel National Register of Historic Places. Nel corso degli anni novanta, furono spesi più di 1 bilione di dollari nella ricostruzione dell'area, con 19,000 nuovi appartamenti e più di 4,500 nuove case popolari. Più del 50% degli appartamenti abbandonati furono ristrutturati. 26,500 persone si trasferirono nuovamente nella zona.[2] Nel 1985 in Charlotte Street sorsero della case prefabbricate in stile ranch,[13] e l'area cambiò in maniera così significativa da rendere impossibile agli storici del Bronx localizzare il punto esatto dove Carter si era fermato ad osservare la devastazione nel 1977. Nel 2004, queste villette hanno acquisito un valore di mercato superiore ai 500,000 dollari.[11]

La costruzione del nuovo Yankee Stadium incluse campi da tennis, piste ciclabili, negozi, ristoranti, e una nuova stazione della metropolitana.[14]

Da allora la popolazione del Bronx è in fase di crescita.[15][16] Tuttavia, un abitante su due vive in stato di povertà e spaccio di droga; gang e prostituzione sono ancora comuni per le strade del quartiere e la polizia continua a considerare l'area "una zona a rischio".[17]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il censimento del 2010, la popolazione risulta etnicamente così suddivisa: 53,5% ispanici, 30,1% afroamericani, 10,9% bianchi (esclusi ispanici), 3,4% asiatici, 0,6% di altre etnie. Il 43,7% della popolazione, a casa, parla lo spagnolo. Tra i gruppi etnici di origine europea principali, ci sono gli italiani (3,9%), gli irlandesi (3,1%), gli albanesi (2,5%) e i tedeschi (1,4%).

Parchi e spazi aperti[modifica | modifica wikitesto]

Lo zoo del Bronx è il più grande giardino zoologico di New York, e uno dei maggiori degli Stati Uniti.

Malgrado la contea del Bronx fosse la terza area maggiormente popolata degli Stati Uniti nel 2006 (dopo Manhattan e Brooklyn), ben 7,000 acri (28 km²) del Bronx sono dedicati al verde e ai parchi pubblici.[18] L'idea di un sistema di grandi parchi connessi da spazi aperti lungo il quartiere è solitamente attribuita a John Mullaly.

Il cimitero di Woodlawn, uno dei più grandi di New York, è situato sulla riva destra del fiume Bronx nei pressi di Yonkers. Il cimitero aprì nel 1863, quando il Bronx era ancora considerato un'area rurale.

Il lato nord del borough comprende il parco più grande di New York, il Pelham Bay Park, che include Orchard Beach e Van Cortlandt Park, vicino al Woodlawn Cemetery. Inoltre, nella zona nord del Bronx, sorge Wave Hill, un tempo proprietà di George W. Perkins, rinomata per le abitazioni storiche, i giardini, le installazioni artistiche e i concerti al New Jersey Palisades da un promontorio sul fiume Hudson a Riverdale. Vicino al centro del borough, e lungo il fiume Bronx, si trova il Bronx Park; che nella parte nord ospita il New York Botanical Garden, il quale preserva gli ultimi esemplari di Tsuga, conifere sempreverdi che un tempo ricoprivano l'intera contea, e nella parte sud il celebre Bronx Zoo, uno dei maggiori giardini zoologici degli Stati Uniti. A sud di Van Cortlandt Park c'è la Jerome Park Reservoir, che fiancheggia svariati piccoli parchi nei dintorni di Bedford Park; la riserva fu costruita alla fine del XIX secolo nell'area dove sorgeva l'ex pista da corsa Jerome Park Racetrack.[19] Ancora più a sud abbiamo Crotona Park, sede di una grande piscina.[20] I territori per questi parchi pubblici, e molti altri, furono acquistati da New York City nel 1888, quando la terra era ancora a buon mercato, in anticipazione di future necessità di sviluppo territoriale.[21]

Shopping[modifica | modifica wikitesto]

The Hub sulla Third Avenue
Il rinnovato Prow Building, parte dell'originale Bronx Terminal Market
Poe trascorse gli ultimi anni della sua vita in questo piccolo cottage a Fordham, in quello che oggi è il Bronx.
Morris Heights, un distretto del Bronx con più di 45,000 abitanti
Fordham Road, una delle principali strade del Bronx

Le maggiori zone dello shopping nel Bronx includono Fordham Road, Bay Plaza a Co-op City, The Hub, il centro commerciale Riverdale/Kingsbridge, e Bruckner Boulevard. I negozi sono inoltre concentrati nelle strade vicino alle strade sopraelevate di grande transito, come Westchester Avenue, White Plains Road, Jerome Avenue, Southern Boulevard, e Broadway. Il Gateway Center at Bronx Terminal Market contiene diversi megastore aperti nel 2009 nei pressi del nuovo Yankee Stadium.

Ci sono tre centri commerciali principali nel Bronx: The Hub, Gateway Center e Southern Boulevard. L'Hub–Third Avenue Business Improvement District (B.I.D.), è considerato il centro del South Bronx, situandosi alla convergenza di quattro strade principali: East 149th Street, Willis, Melrose e Third Avenue.[22]

Il Gateway Center at Bronx Terminal Market, a West Bronx, è un grande centro commerciale sorto sull'area del precedente Bronx Terminal Market, il mercato di frutta e verdura, e dell'ex penitenziario Bronx House of Detention, sul lato meridionale dello Yankee Stadium.[23]

Arte e cultura[modifica | modifica wikitesto]

La Bronx Academy of Arts and Dance, fondata nel 1998 da Arthur Aviles e Charles Rice-Gonzales, è sede di spettacoli teatrali, balletti, e mostre d'arte contemporanea. Vi hanno sede l'Arthur Aviles Typical Theatre, una compagnia di danza moderna, e la Bronx Dance Coalition. In precedenza l'Academy era situata nell'American Bank Note Company Building prima di essere trasferita presso la St. Peter's Episcopal Church.[24]

Il Bronx Museum of the Arts, fondato nel 1971, possiede una collezione di arte contemporanea del XX secolo e svariate gallerie.

Il quartiere fu abitato dallo scrittore Edgar Allan Poe nei suoi ultimi anni di vita (1846-1849). Egli visse nell'odierno "Poe Cottage", una piccola casetta in legno costruita intorno al 1812, ora situata tra Kingsbridge Road e Grand Concourse.[25] Poe si trasferì qui per sfuggire all'aria malsana di Manhattan sperando che l'aria di campagna potesse essere di beneficio alla moglie malata di tuberculosi. Fu nel Bronx che Poe scrisse una delle sue poesie più famose, Annabel Lee.[26]

Inoltre, il Bronx è sede dell"Heinrich Heine Memorial", meglio conosciuto come Lorelei Fountain. A seguito del rifiuto della sua città natale, Düsseldorf, presumibilmente per ragioni antisemite, dietro insistenza dei suoi molti sostenitori, nel 1899 nel Parco Joyce Kilmer venne eretto un monumento al poeta radicale ebreo Heinrich Heine (1797–1856).[27] Nel 1999, il monumento è stato spostato tra la 161st Street e Concourse.

Sin dalla fine degli anni settanta, il Bronx divenne luogo di una fiorente scena artistica. Le mostre d'arte tenutesi alla Fashion Moda Gallery, fondata dall'artista viennese Stefan Eins, aiutarono gli inizi di carriera di artisti quali Keith Haring e Jenny Holzer, e negli anni ottanta esplosero gruppi di break dance come i Rock Steady Crew. La scena artistica locale generò abbastanza entusiasmo presso i mass media da ricevere esposizione a livello mondiale.[28]

I graffiti urbani sono molto frequenti nel South Bronx, zona di azione di numerosi writer ritenuti capostipiti della street art come il gruppo Tats Cru. Il Bronx ha una lunga tradizione di graffitismo nonostante la città di New York abbia messo in atto una politica ristrettiva contro i graffiti abusivi. La nascita di generi quali hip-hop, rap, breakdancing, servì a includere di diritto il Bronx sulla mappa musicale dei primi anni ottanta. Inoltre, il borough è noto a livello mondiale come luogo di nascita ufficiale della cultura Hip hop.[29][30][31][32][33][34][35]

Yankee Stadium[modifica | modifica wikitesto]

Il Bronx è la casa dei New York Yankees, la celebre squadra della Major League Baseball. L'originale Yankee Stadium aprì i battenti nel 1923 su 161st Street e River Avenue, nell'anno che vide gli Yankees vincere la loro prima World Series. In questo stadio hanno giocato molti giocatori di baseball famosi, inclusi Babe Ruth, Lou Gehrig, Joe DiMaggio, Whitey Ford, Yogi Berra, Mickey Mantle, Reggie Jackson, Derek Jeter e Mariano Rivera.

Inoltre, dal 1956 al 1973 lo Stadium fu anche la casa dei New York Giants della National Football League.

Il vecchio impianto venne demolito nel 2008 in vista dell'inaugurazione del nuovo Yankee Stadium nel 2009; costruito lì vicino sull'area dove sorgeva il Macombs Dam Park. L'attuale Yankee Stadium è anche il campo di casa della squadra di calcio dei New York City FC militante nella Major League Soccer, che iniziò a disputarvi le partite nel 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canepari, Bronx, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  2. ^ a b c d e Left to Die, the South Bronx Rises From Decades of Decay - NYTimes.com, query.nytimes.com. URL consultato il 13 aprile 2016.
  3. ^ Ultimamente la veridicità dell'episodio è stata messa in dubbio da alcuni esperti in quanto non esisterebbe traccia del fatto nelle registrazioni originali della trasmissione dell'epoca.
  4. ^ nypost.com
  5. ^ William Grimes, A City Gripped by Crisis and Enraptured by the Yankees, in New York Times, 30 marzo 2005.
  6. ^ South Bronx - The Post War Years, thirteen.org. URL consultato il 10 ottobre 2015.
  7. ^ Jim Rooney, Organizing the South Bronx, SUNY Press, 1995, p. 58, ISBN 0-7914-2210-0.
  8. ^ Why the Bronx burned, New York Post. URL consultato il 10 ottobre 2015.
  9. ^ Ian Fisher, Pulling Out of Fort Apache, the Bronx; New 41st Precinct Station House Leaves Behind Symbol of Community's Past Troubles, in New York Times, 23 giugno 1993. URL consultato il 17 gennaio 2010.
  10. ^ Joe Flood, Why the Bronx burned, in The New York Post, 16 maggio 2010. URL consultato il 21 novembre 2011.
  11. ^ a b Manny Fernandez, In the Bronx, Blight Gave Way to Renewal, in The New York Times, 5 ottobre 2007. URL consultato il 27 marzo 2011.
  12. ^ Terry Wynn, South Bronx rises out of the ashes, in NBC News, 17 gennaio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2010.
  13. ^ Urban Mythologies: The Bronx Represented since the 1960s, artnet.com. URL consultato il 10 ottobre 2015.
  14. ^ http://search.proquest.com/docview/433587971
  15. ^ The (South) Bronx is up: a neighborhood revives"
  16. ^ SOUTH BRONX RESURRECTION 27 maggio 2004
  17. ^ Bob Henderson, A Night On Patrol With the NYPD, su Newsweek, 6 giugno 2015. URL consultato l'11 ottobre 2015.
  18. ^ Ladies and gentlemen, the Bronx is blooming! by Beth J. Harpaz, Travel Editor of The Associated Press (AP), 30 giugno 2008, retrieved 11 luglio 2008 Template:Wayback
  19. ^ Jerome Park (New York City Department of Parks and Recreation, retrieved 12 luglio 2008).
  20. ^ Crotona Park New York City Department of Parks and Recreation, retrieved on 20 luglio 2008
  21. ^ Articolo sul Bronx di Gary D. Hermalyn & Lloyd Ultan in The Encyclopedia of New York City (1995)
  22. ^ The Hub
  23. ^ "Chains of Silver: Gateway Center At Bronx Terminal Market Earns LEED Silver Bona Fides"
  24. ^ http://www.baadbronx.org/about.html
  25. ^ Edgar Allan Poe Cottage, bronxhistoricalsociety.org. URL consultato il 9 ottobre 2006 (archiviato dall'url originale il 5 ottobre 2006).
  26. ^ Jimmy Stamp, When Edgar Allan Poe Needed to Get Away, He Went to the Bronx, Smithsonian Magazine, 28 gennaio 2014.
  27. ^ Christopher Gray, "Sturm und Drang Over a Memorial to Heinrich Heine", The New York Times, 27 maggio, 2007, retrieved on 3 luglio 2008. Archived on July 12, 2012. See also Public Art in the Bronx: Joyce Kilmer Park, from Lehman College Template:Wayback
  28. ^ Nina Siegal, Hope Is Artists' Medium In a Bronx Neighborhood; Dancers, Painters and Sculptors Head to Hunts Point, in New York Times, 27 dicembre 2000. URL consultato il 17 gennaio 2010.
  29. ^ Jody Rosen, A Rolling Shout-Out to Hip-Hop History, in The New York Times, 12 febbraio 2006, p. 32. URL consultato il 10 marzo 2009.
  30. ^ Jeff Chang e DJ Kool Herc, Can't Stop Won't Stop: A History of the Hip-Hop Generation, Macmillan, 2005, ISBN 0-312-30143-X.
  31. ^ Melissa Castillo-Garstow, Latinos in Hip Hop to Reggaeton, in Latin Beat Magazine, vol. 15, nº 2, 1º marzo 2005, pp. 24(4).
  32. ^ Sal Rojas, Estados Unidos Latin Lingo, in Zona de Obras, nº 47, Zaragoza, Spain, 2007, p. 68.
  33. ^ Allatson, Paul. Key Terms in Latino/a Cultural and Literary Studies. Malden, MA: John Wiley & Sons, 2007, 199.
  34. ^ Schloss, Joseph G. Foundation: B-boys, B-girls and Hip-Hop Culture in New York. New York: Oxford University Press, 2009, 125.
  35. ^ From Mambo to Hip Hop. Dir. Henry Chalfant. Thirteen / WNET, 2006, film

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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