Arturo Toscanini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Toscanini" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Toscanini (disambigua).
Hymn of the Nations 1944 OWI film (03 Arturo Toscanini conducting Verdi's La Forza del Destino 03).jpg
Il Maestro

Arturo Toscanini (Parma, 25 marzo 1867New York, 16 gennaio 1957) è stato un direttore d'orchestra italiano.

Viene considerato uno dei più grandi direttori d'orchestra di ogni epoca per l'omogeneità e la brillante intensità del suono, la fenomenale cura dei dettagli, l'instancabile perfezionismo e il dirigere senza partitura grazie a una memoria prodigiosa[1][2]. Viene ritenuto in particolare uno dei più autorevoli interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner.

Fu uno dei più acclamati musicisti della fine del XIX e della prima metà del XX secolo, acquisendo fama internazionale anche grazie alle trasmissioni radiofoniche e televisive e alle numerose incisioni come direttore musicale della NBC Symphony Orchestra di New York.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e il successo[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Parma, nel quartiere Oltretorrente, il 25 marzo del 1867, dal sarto e garibaldino Claudio Toscanini e dalla sarta Paola Montani; il padre era un grande appassionato di arie d'opera, che intonava in casa con amici dopo averle apprese al Teatro Regio, che frequentava spesso da spettatore. Questa passione contagiò anche il piccolo Arturo, e del suo talento si accorse non il padre ma una delle sue maestre, una certa signora Vernoni, che notandolo memorizzare poesie dopo una singola lettura, gli diede gratuitamente le prime lezioni di solfeggio e pianoforte. Arturo dimostrò nuovamente memoria eccezionale: era in grado di riprodurre al pianoforte musiche che aveva sentito anche soltanto canticchiare; la maestra Vernoni suggerì ai genitori l'iscrizione del figlio alla Regia Scuola di Musica, il futuro Conservatorio di Parma[2][3][4].

A nove anni, Arturo Toscanini vi si iscrisse, vincendo una borsa di studio non nell'adorato pianoforte bensì in violoncello (divenendo allievo di Leandro Carini) e composizione (allievo di Giusto Dacci). Nel 1880, studente tredicenne, gli venne concesso per un anno di essere violoncellista nell'orchestra del Teatro Regio. Si diplomò nel 1885 con lode distinta e premio di 137,50 lire[3][5][6][7][8][9].

Nel 1886 si unì come violoncellista e secondo maestro del coro a una compagnia operistica per una tournée in Sudamerica. In Brasile il direttore d'orchestra, il locale Leopoldo Miguez, in aperto contrasto con gli orchestrali abbandonò la compagnia dopo una sola opera (il Faust di Charles Gounod), con una dichiarazione pubblica ai giornali (che avevano criticato la sua direzione) nella quale imputava tutto al comportamento degli orchestrali italiani. Il 30 giugno 1886 la compagnia doveva rappresentare al Teatro Lirico di Rio de Janeiro l'Aida di Giuseppe Verdi con un direttore sostituto, il piacentino Carlo Superti; Superti fu però pesantemente contestato dal pubblico, e non riuscì neanche a dare l'attacco all'orchestra. Nel caos più totale Toscanini, incitato da alcuni colleghi strumentisti per la sua grande conoscenza dell'opera, prese la bacchetta, chiuse la partitura e incominciò a dirigere l'orchestra a memoria. Ottenne un grandissimo successo, iniziando così la carriera di direttore a soli 19 anni, continuando a dirigere nella tournée. Al ritorno in Italia, su consiglio e mediazione del tenore russo Nikolaj Figner, si presentò a Milano dall'editrice musicale Giovannina Strazza (vedova di Francesco Lucca), e venne scelto da Alfredo Catalani in persona per la direzione al Teatro Carignano di Torino per la sua opera Edmea, andata in scena il 4 novembre dello stesso 1886 ottenendo un trionfo e critiche entusiaste[2][4][5][10].

Successivamente riprese per un breve periodo la carriera di violoncellista; fu secondo violoncello alla prima di Otello, diretta al Teatro alla Scala da Franco Faccio il 5 febbraio 1887, e per l'occasione ebbe modo di entrare in contatto con Giuseppe Verdi[2][11][12].

Toscanini nel 1908

Nel frattempo, prima di intraprendere a pieno ritmo la carriera di direttore d'orchestra, tra il 1884 e il 1888 Toscanini si era dedicato alla composizione di alcune liriche per voce e pianoforte. Si ricordano: Spes ultima dea, Son gelosa, Fior di siepe, Desolazione, Nevrosi, Canto di Mignon, Autunno, V'amo, Berceuse per pianoforte.

Il 21 maggio 1892, al Teatro Dal Verme di Milano, diresse la prima di Pagliacci, di Ruggero Leoncavallo[2][13].

Nel 1895, nel nome di Wagner, avvenne l'esordio da direttore al Teatro Regio di Torino, con il quale collaborò fino al 1898 e di cui, il 26 dicembre 1905, inaugurò la nuova sala con Sigfrido. Nel giugno 1898 iniziò a dirigere al Teatro alla Scala (fino al 1903 e nel 1906/1907), col duca Guido Visconti di Modrone come direttore stabile, il librettista e compositore Arrigo Boito vice-direttore e Giulio Gatti Casazza amministratore. Toscanini divenne il direttore artistico del teatro milanese e, sulla scia delle innovazioni portate dal suo idolo Richard Wagner, si adoperò per riformare il modo di rappresentare l'opera, ottenendo nel 1901 quello che ai tempi era il sistema di illuminazione scenica più moderno e nel 1907 la fossa per l'orchestra[14]; pretese inoltre che le luci in sala venissero spente durante la rappresentazione, proibì l'ingresso agli spettatori ritardatari, vietò alle signore di tenere in testa il cappello e tolse di mezzo i bis; ciò creò non poco scompiglio, dato che i più consideravano il teatro d'opera anche come un luogo di ritrovo, per chiacchiere e far mostra di sé[2][6]. Come scrisse il suo biografo Harvey Sachs: "egli credeva che una rappresentazione non potesse essere artisticamente riuscita finché non si fosse stabilita un'unità di intenti tra tutti i componenti: cantanti, orchestra, coro, messa in scena, ambientazione e costumi". Il 26 febbraio 1901, in occasione della traslazione delle salme di Giuseppe Verdi e di Giuseppina Strepponi dal Cimitero Monumentale di Milano a Casa Verdi, diresse 120 strumentisti e circa 900 voci nel Va, pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. Nel 1908 si dimise dalla Scala e dal 7 febbraio fu invitato a dirigere presso il teatro Metropolitan di New York, venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l'Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli Stati Uniti come la sua seconda patria[6].

Poster di un concerto dell'Orchestra del Teatro alla Scala da lui diretto

Schierato per l'interventismo, rientrò nel 1915, all'ingresso dell'Italia in guerra, e si esibì esclusivamente in concerti di propaganda e beneficenza; dal 25 al 29 agosto 1917, per allietare gli animi dei combattenti, diresse una banda sul Monte Santo appena conquistato durante la battaglia dell'Isonzo; per tale atto venne decorato con una Medaglia d'argento al valor civile[15]. Subito dopo la fine della guerra, nel giro di pochissimi anni si impegnò nella riorganizzazione dell'orchestra scaligera (con la quale era tornato a collaborare), che trasformò in ente autonomo.

Ancora per spirito patriottico, nel 1920 si recò a Fiume per dirigere un concerto e incontrare l'amico Gabriele d'Annunzio, che con i suoi legionari aveva occupato la città contesa dagli slavi e dal governo italiano[16].

Diresse anche la New York Philharmonic (1928-1936, che portò in Europa nel 1930)[15] e fu presente al Festival di Bayreuth, tempio di Wagner (1930-1931, dove fu il primo direttore non tedesco e dove si esibì gratuitamente, considerandolo un grande onore)[17][18], e al Festival di Salisburgo (1934-1937).

I regimi e l'autoesilio[modifica | modifica wikitesto]

Di idee socialiste, dopo un'iniziale condivisione del programma fascista (nel novembre 1919 si era candidato alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, ma non fu eletto)[19], se ne allontanò a causa del progressivo scivolamento a destra di Mussolini, divenendone un forte oppositore già prima della marcia su Roma. Fu una voce critica e stonata nella cultura omologata al regime, riuscendo, grazie all'enorme prestigio internazionale, a mantenere l'Orchestra del Teatro alla Scala sostanzialmente autonoma nel periodo 1921-1929. Al riguardo si rifiutò di dirigere la prima di Turandot dell'amico Giacomo Puccini, se Mussolini fosse stato presente in sala.

Per questi atteggiamenti di aperta ostilità al regime subì una campagna di stampa avversa sul piano artistico e personale, mentre le autorità disposero provvedimenti come lo spionaggio su telefonate e corrispondenza e il ritiro temporaneo del passaporto a lui e famiglia; tutto ciò contribuì a mettere in pericolo la sua carriera e, come accadrà a Bologna, la sua stessa vita[20].

Il 14 maggio 1931, trovandosi a Bologna per dirigere al Teatro Comunale un concerto della locale orchestra in commemorazione di Giuseppe Martucci, si era rifiutato in partenza di eseguire come introduzione gli inni Giovinezza e Marcia Reale, al cospetto di Leandro Arpinati, Costanzo Ciano e di vari gerarchi; dopo lunghe negoziazioni, che il Maestro non aveva accettato, si arrivò alla defezione di Arpinati e Ciano, e alla perdita di ufficialità del concerto, e di conseguenza alla non necessità di esecuzione degli inni; ma Toscanini, al suo arrivo in macchina al teatro in compagnia della figlia Wally, proveniente dall'hotel e in ritardo a causa delle negoziazioni, venne, appena sceso, circondato e aggredito da un folto gruppo di fascisti, fortemente schiaffeggiato sulla guancia sinistra si presume dalla camicia nera Guglielmo Montani, e colpito da una serie di pugni a viso e collo; fu messo in salvo dal suo autista che lo spinse in macchina, affrontò brevemente gli aggressori e poi ripartì; il gruppo di fascisti giunse poi all'hotel e intimò a Toscanini di andarsene immediatamente; verso le ore 2 della notte, dopo aver dettato un durissimo telegramma di protesta a Mussolini in persona in cui denunciava di essere stato aggredito da “una masnada inqualificabile” (telegramma che non avrà risposta), avendo persino rifiutato di farsi vistare da un medico, partì in macchina da Bologna diretto a Milano, mentre organismi fascisti si preoccupavano che la stampa sia italiana che estera non informasse dell'accaduto. Da quel momento Toscanini visse principalmente a New York; per qualche anno tornò regolarmente a dirigere in Europa ma non in Italia, nella quale tornerà a dirigere solamente alla fine del fascismo e della Seconda guerra mondiale[20][21][22][23][24].

Il Maestro nel 1934

Nel 1933 infranse i rapporti anche con la Germania nazista, rispondendo con un rifiuto duro e diretto a un invito personale di Adolf Hitler a quello che sarebbe stato il suo terzo Festival di Bayreuth[25]. Le sue idee lo portarono fino in Palestina, dove il 26 dicembre 1936 fu chiamato a Tel Aviv per il concerto inaugurale dell'Orchestra Filarmonica di Palestina (ora Orchestra Filarmonica d'Israele), destinata ad accogliere e a dare lavoro ai musicisti ebrei europei in fuga dal nazismo, e che diresse gratuitamente[26]. Nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria da parte della Germania, abbandonò anche il Festival di Salisburgo, nonostante fosse stato caldamente invitato a rimanere. Nello stesso anno inaugurò il Festival di Lucerna (per l'occasione molti, soprattutto antifascisti, vi andarono dall'Italia per seguire i suoi concerti); inoltre, quando anche il governo italiano, in linea con l'alleato tedesco, adottò una politica antisemita promulgando le leggi razziali del 1938, Toscanini mandò su tutte le furie Mussolini definendole, in un'intercettazione telefonica che gli causò un nuovo temporaneo ritiro del passaporto, "roba da medioevo"; ribadì inoltre in una lettera all'amante pianista Ada Colleoni: "maledetti siano l'asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana"[20][27].

L'anno successivo, anche a seguito della sempre più dilagante persecuzione razziale, abbandonò totalmente l'Europa per gli Stati Uniti d'America.

Dagli USA continuò a servirsi della musica per lottare contro il fascismo e il nazismo, e si adoperò per cercare casa e lavoro a ebrei, politici e oppositori perseguitati e fuoriusciti dai regimi[26]; l'Università di Georgetown, a Washington, gli conferì una laurea honoris causa. Per lui, inoltre, nel 1937 era stata appositamente creata la NBC Symphony Orchestra, formata dai più virtuosi musicisti americani, che diresse regolarmente fino al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore d'orchestra ad assurgere al ruolo di stella dei mass media.

Albert Einstein gli scrisse: "(…) sento la necessità di dirle quanto l'ammiri e la onori. Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale (…) Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità. Sento pure la più profonda gratitudine per quanto avete fatto sperare con la vostra opera di promozione di valori, inestimabile, per la nuova Orchestra di Palestina di prossima costituzione. Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire".[28]

Durante la Seconda guerra mondiale diresse esclusivamente concerti di beneficenza a favore delle forze armate statunitensi e della Croce Rossa, riuscendo a raccogliere ingenti somme di danaro. Si adoperò anche alla realizzazione di un filmato propagandistico nel quale dirigeva due composizioni di Giuseppe Verdi dall'alto valore simbolico: l'ouverture della Forza del destino e l'Inno delle Nazioni, da lui modificato variando in chiave antifascista l'Inno di Garibaldi e inserendovi l'inno nazionale statunitense e L'Internazionale. Nel 1943 il Teatro alla Scala, sui cui muri esterni figuravano scritte quali "Lunga vita a Toscanini" e "Ritorni Toscanini", venne parzialmente distrutto durante un violento bombardamento da parte di aerei alleati. La ricostruzione avvenne in tempi rapidi, grazie anche alle ingenti donazioni versate dal Maestro.

Il 13 settembre 1943 la rivista statunitense Life pubblicò un lungo articolo di Arturo Toscanini col titolo "Appello al Popolo d’America". L’articolo era in precedenza un’accorata lettera privata di Toscanini al presidente Franklin Delano Roosevelt. "Le assicuro, caro presidente, - scrive Toscanini - che persevero nella causa della libertà la cosa più bella cui aspira l’umanità (...) chiediamo agli Alleati di consentire ai nostri volontari di combattere contro gli odiati nazisti sotto la bandiera italiana e in condizioni sostanzialmente simili a quelle dei Free French. Solo in questo modo noi italiani possiamo concepire la resa incondizionata delle nostre forze armate senza ledere il nostro senso dell’onore. (...)"

Il ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra

Nel 1946 Toscanini, settantanovenne, ritornò in Italia per dirigere lo storico concerto di riapertura del Teatro alla Scala, ricordato come il concerto della liberazione, dedicato in gran parte all'opera italiana, e probabilmente per votare a favore della Repubblica. Quella sera dell'11 maggio il teatro si riempì fino all'impossibile; il programma vide l'ouverture de La gazza ladra di Rossini, il coro dell'Imeneo di Händel, il Pas de six e la Marcia dei Soldati dal Guglielmo Tell di Rossini, la preghiera dal Mosè in Egitto sempre di Rossini, l'ouverture e il coro degli ebrei del Nabucco di Verdi, l'ouverture de I vespri siciliani e il Te Deum sempre di Verdi, l'intermezzo e alcuni estratti dall'atto III di Manon Lescaut di Puccini, il prologo e alcune arie dal Mefistofele di Boito. In quell'occasione esordì alla Scala Renata Tebaldi, definita da Toscanini "voce d'angelo".

Diresse ancora alla Scala il concerto commemorativo di Arrigo Boito, comprendente la Nona sinfonia di Beethoven, nel 1948; inoltre la Messa di requiem di Verdi nel 1950 e, come ultima volta, un concerto dedicato a Wagner nel settembre 1952.

Il 5 dicembre 1949 venne nominato senatore a vita per alti meriti artistici, ma decise di rinunciare alla carica il giorno successivo. Mandò, da New York, un telegramma di rinuncia all'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi:

« È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore. Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l`ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l'evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira… accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio »

Ritiro e morte[modifica | modifica wikitesto]

Si ritirò a 87 anni dopo una straordinaria carriera duratane 68[3]; il suo ultimo concerto, interamente dedicato a Wagner, compositore sempre molto amato, fu con la NBC Symphony Orchestra il 4 aprile 1954 alla Carnegie Hall di New York, e in diretta radiofonica. Proprio in occasione di quell'ultimo concerto il Maestro, celebre anche per la sua straordinaria memoria, per la prima volta perse la concentrazione e smise di battere il tempo. Vi furono ben 14 secondi di silenzio (in radio fu immediatamente fatto scattare un dispositivo di sicurezza che trasmise musica di Brahms)[29], dopo i quali riprese la direzione del brano dell'opera Tannhäuser. Alla fine del concerto raggiunse rapidamente il camerino, mentre in teatro gli applausi sembravano non smettere più.

A dicembre del 1956, debilitato da problemi di salute legati all'età, espresse il desiderio di trascorrere l’ultimo dell’anno con tutta la famiglia; così il figlio Walter organizzò una grande festa con figli, nipoti, vari parenti e amici, e a mezzanotte il Maestro, apparso insolitamente allegro ed energico, volle abbracciare tutti uno per uno. Se ne andò a letto alle due. Al mattino di capodanno del 1957, alzatosi attorno alle 7, uscì dal bagno colpito da trombosi cerebrale; visse fino al 16 gennaio in stato di semincoscienza[29].

Si spense alle soglie dei 90 anni nella sua casa newyorkese di Riverdale, il 16 gennaio 1957; la salma ritornò il giorno dopo in Italia con un volo diretto all'Aeroporto di Ciampino, a Roma, e venne accolta all'arrivo da una folla di persone; giunta a Milano, la camera ardente e il funerale furono allestiti presso il Teatro alla Scala, e la gente salì anche sui tetti per poter vedere qualcosa.

Composto da una marea di persone, il corteo funebre si avviò verso il Cimitero Monumentale, dove il Maestro venne tumulato nell'Edicola 184 del Riparto VII, tomba di famiglia precedentemente edificata alla morte del figlioletto Giorgio dall'architetto Mario Labò, e scolpita dallo scultore Leonardo Bistolfi con tematiche rappresentanti l'infanzia e il viaggio per mare (Giorgio era morto di una difterite fulminante a Buenos Aires a seguito del padre in tournée, ed era ritornato a Milano defunto in nave)[30][31][32][33][34].

Il nome di Arturo Toscanini si è successivamente meritato l'iscrizione al Famedio del medesimo cimitero[35].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Arturo era il primogenito, dopo di lui i genitori ebbero tre figlie: Narcisa (1868-1878), Ada (1875-1955) e Zina (1877-1900)[36][37].

Toscanini sposò la milanese Carla De Martini (nata nel 1887) a Conegliano Veneto il 21 giugno 1897; la moglie diverrà sua manager[2][29]. Ebbero quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898 e morto il 30 luglio 1971, storico e studioso del balletto, che sposò la celebre prima ballerina Cia Fornaroli[38][39]; Wally, nata il 16 gennaio del 1900, chiamata come la protagonista dell'ultima opera dell'amico scomparso Alfredo Catalani, La Wally[40], nel corso della Seconda guerra mondiale elemento importante della Resistenza italiana e successivamente fondatrice di un'associazione per la ricostruzione del Teatro alla Scala distrutto dai bombardamenti alleati, nonché moglie del Conte Emanuele di Castelbarco e celebre animatrice del jet set internazionale[40][41][42], morta l'8 maggio 1991; il predetto Giorgio, nato nel settembre 1901 e morto di difterite il 10 giugno 1906 e Wanda Giorgina, nata il 7 dicembre del 1907, diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ucraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz, morta il 21 agosto 1998.[29][34][43][44].

Il 23 giugno 1951 la moglie morì a Milano, e Toscanini rimase vedovo[45].

Toscanini ebbe varie relazioni extraconiugali, come, ad esempio, con il soprano Rosina Storchio, dalla quale nel 1903 ebbe Giovanni Storchio, nato cerebroleso e morto sedicenne il 22 marzo 1919[46][47], e con il soprano Geraldine Farrar, che gli impose di lasciare moglie e figli per sposarla. Non gradendo l'ultimatum, nel 1915 Toscanini si dimise da direttore d'orchestra principale del Metropolitan e ritornò in Italia. Ebbe anche una relazione durata 7 anni (dal 1933 al 1940) con la pianista Ada Colleoni, amica delle figlie divenuta moglie del violoncellista Enrico Mainardi; tra i due, nonostante vi fossero 30 anni di differenza, nacque un profondo legame, come risulta da una raccolta di circa 600 lettere e 300 telegrammi che il Maestro le inviò[48][49][50].

Prime esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo emesso nel 2007 nel 50º anniversario della morte
Francobollo della Repubblica di San Marino che celebra Arturo Toscanini, sempre per il 50° dalla morte

Toscanini diresse le prime mondiali di molte opere, incluse quattro che sono entrate a far parte del repertorio operistico classico: Pagliacci, La bohème, La fanciulla del West e Turandot. Diresse inoltre le prime rappresentazioni italiane di Siegfried, Götterdämmerung, Salomè, Pelléas et Mélisande, quelle sudamericane di Tristan und Isolde e Madama Butterfly e la nord americana di Boris Godunov. Si elencano di seguito le prime assolute:

Incisioni[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Arturo Toscanini nel Cimitero Monumentale di Milano
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Arturo Toscanini.

Toscanini registrò 191 dischi, specialmente verso la fine della carriera, molti dei quali sono ancora ristampati. Inoltre sono conservate molte registrazioni di esibizioni televisive e radiofoniche.

Alcune delle esecuzioni disponibili sono:

Documenti[modifica | modifica wikitesto]

I beni che documentano la vita di Toscanini sono stati dati dai suoi eredi a istituzioni pubbliche italiane e statunitensi. A New York presso la New York Public Library si conservano molte delle partiture annotate e la rassegna stampa degli eventi che videro protagonista il Maestro; alcuni documenti sono invece conservati presso la Fondazione Arturo Toscanini di Parma; a Milano si trovano documenti presso l'archivio del Museo Teatrale alla Scala, l'Archivio di Stato e il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi"; il 19 dicembre 2012 vi fu un'asta su lotti di lettere e spartiti del Maestro: tutto ciò rischiava di andare disperso, ma 60 lotti su 73 andarono all'Archivio di Stato[51].

A Parma si visita la Casa natale di Toscanini e, all'interno del Museo storico del Conservatorio "Arrigo Boito", si visita una ricostruzione dello studio personale della casa di via Durini a Milano, con suoi oggetti e documenti reali[52][53].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harvey Sachs, Toscanini, Da Capo Press, 1978, ISBN 0-306-80137-X.
  2. ^ a b c d e f g Andrea Della Corte, Arturo Toscanini, Edizioni Studio Tesi, 1989, ISBN 9788876922237. URL consultato il 18 maggio 2017.
  3. ^ a b c Toscanini Bio, su www.arturotoscanini.org. URL consultato il 18 maggio 2017.
  4. ^ a b Debutto per caso su Fortaleza Report, in fortalezareport. URL consultato il 18 maggio 2017.
  5. ^ a b (EN) Frank N. Magill, The 20th Century O-Z: Dictionary of World Biography, Routledge, 13 maggio 2013, ISBN 9781136593697. URL consultato il 18 maggio 2017.
  6. ^ a b c Arturo Toscanini, direttore d'orchestra eccezionale, in Artspecialday, 25 marzo 2016. URL consultato il 17 maggio 2017.
  7. ^ Toscanini Arturo, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  8. ^ Evento Anche Toscanini aveva un maestro - Arturo Toscanini 150, in Arturo Toscanini 150. URL consultato il 18 maggio 2017.
  9. ^ Conservatorio di Musica Arrigo Boito  » Toscanini150, su www.conservatorio.pr.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  10. ^ Dizionario della Musica, su www.lacasadellamusica.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  11. ^ Marcello Conati, Verdi: interviste e incontri, EDT srl, 2000, ISBN 9788870634907. URL consultato il 18 maggio 2017.
  12. ^ Muti: «Un Verdi che parla alla gente il miglior augurio per gli Arcimboldi» (PDF), corriere.it.
  13. ^ Opera Manager - Opera: Ruggero Leoncavallo Pagliacci, su www.operamanager.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  14. ^ Codex, Pavia (IT) - http://www.codexcoop.it, Teatro alla Scala: bozza per pubblicazione, vignette satiriche sui lavori di abbassamento della fossa dell'orchestra, ante 1977 – Archivi storici – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  15. ^ a b Toscanini: "Nel mio cuore troppo di assoluto" | culturaspettacolovenezia, su www.culturaspettacolovenezia.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  16. ^ D'Annunzio gli aveva scritto: "Venga a Fiume d'Italia, se può. È qui oggi la più risonante aria del mondo e l'anima del popolo è sinfonia come la sua orchestra".
  17. ^ Harvey Sachs: "Toscanini era il Re Artù della musica ma detestava il narcisismo", in Repubblica.it, 16 marzo 2017. URL consultato il 17 maggio 2017.
  18. ^ Toscanini at Bayreuth to Conduct Wagnerian Opera of, archives.chicagotribune.com. URL consultato il 17 maggio 2017.
  19. ^ Politica, musica e temperamento nella vita di Toscanini
  20. ^ a b c Giorgio Frasca Polara, Toscanini. La bacchetta che il Duce voleva piegare. Ma era magica, su Ytali, 25 marzo 2017. URL consultato il 17 maggio 2017.
  21. ^ Author Com, ante Lupo, Lo schiaffo a Toscanini, su STORIE DIMENTICATE, 14 maggio 2012. URL consultato il 17 maggio 2017.
  22. ^ Corriere della Sera - Lo schiaffo a Toscanini, su www.corriere.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  23. ^ (EN) Quello schiaffo a Toscanini che Bologna non dimentica | Radio Città del Capo, in Radio Città del Capo. URL consultato il 17 maggio 2017.
  24. ^ TOSCANINI, LA VERITA' SUL FAMOSO SCHIAFFO - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  25. ^ (EN) Kenneth A. Christensen, The Toscanini Mystique: The Genius Behind the Music, Xlibris Corporation, 31 ottobre 2014, ISBN 9781493190683. URL consultato il 17 maggio 2017.
  26. ^ a b (EN) Mario Avagliano e Marco Palmieri, Di pura razza italiana, Baldini & Castoldi, 20 novembre 2013, ISBN 9788868656218. URL consultato il 17 maggio 2017.
  27. ^ Uomo + Donna = Il + grande spettacolo dopo il big bang - Pagina 94, su www.finanzaonline.com. URL consultato il 17 maggio 2017.
  28. ^ Lettera di Albert Einstein a Toscanini, Princeton, 3 marzo 1936, manoscritta e autografata. Ora custodita presso la Casa natale di Arturo Toscanini
  29. ^ a b c d e L’ultimo dei Toscanini – Il Faustino, su lnx.tonyassante.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  30. ^ Arturo Toscanini - L'epilogo. URL consultato il 17 maggio 2017.
  31. ^ Paa: arrivo della salma di Arturo Toscanini - Fondo VEDO - Scheda fotografica - Portale Luce Camera, su camera.archivioluce.com. URL consultato il 17 maggio 2017.
  32. ^ mario labo toscanini - Cerca con Google, su www.google.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  33. ^ Sara Regina, Tomba di Toscanini, il Comune: «Siamo pronti a intervenire», in Corriere della Sera Milano. URL consultato il 17 maggio 2017.
  34. ^ a b Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  35. ^ Famedio 2016, mediagallery.comune.milano.it.
  36. ^ (EN) Arturo Toscanini, The Letters of Arturo Toscanini, University of Chicago Press, 1° dicembre 2006, ISBN 9780226733401. URL consultato il 18 maggio 2017.
  37. ^ Arturo Toscanini, Narcisa Toscanini: Parma, su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 18 maggio 2017.
  38. ^ Giuseppe Barigazzi, La Scala racconta: Nnuova edizione riveduta e ampliata a cura di Silvia Barigazzi, HOEPLI EDITORE, 03 novembre 2014, ISBN 9788820364953. URL consultato il 17 maggio 2017.
  39. ^ FORNAROLI, Lucia in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  40. ^ a b Appunti su Wally Toscanini. URL consultato il 18 maggio 2017.
  41. ^ PARTIGIANI: LA FIGLIA DI TOSCANINI RECLUTO' 100 UFFICIALI, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  42. ^ ANNA MANGIAROTTI, Liz Taylor e le sue perle alla Prima della Scala: dive e mondanità d’antan - Il Giorno, in Il Giorno, 04 dicembre 2016. URL consultato il 18 maggio 2017.
  43. ^ Corriere della Sera: Wally Toscanini e i Partigiani
  44. ^ Addio Wanda Toscanini ombra fedele di un genio - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  45. ^ Carla De Martini Toscanini (1878 - 1951) - Find A Grave Memorial, su www.findagrave.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  46. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get (i suoi resti attualmente riposano al Cimitero Maggiore di Milano nella celletta 729 del Riparto 211).
  47. ^ TAB associazione culturale, Il mistero di Butterfly, in Teatro Antonio Belloni. URL consultato il 18 maggio 2017.
  48. ^ TOSCANINI FUOCO D'AMO - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  49. ^ Arturo Toscanini ebbe una lunga storia con la pianista Ada Colleoni Mainardi, moglie del violoncellista Enrico Mainardi. URL consultato il 17 maggio 2017.
  50. ^ Lui anziano, lei giovane. O viceversa La differenza di età non conta più - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  51. ^ L'Archivio di Stato si riprende Toscanini. Soddisfatto l'assessore di Milano, in mentelocale.it, 20 dicembre 2012. URL consultato il 18 maggio 2017.
  52. ^ Studio Toscanini nel Museo storico del Conservatorio 'A. Boito' di Parma, conservatorio.pr.it.
  53. ^ Le origini, la vita, il genio: riapre a Parma lo studio di Arturo Toscanini, in Repubblica.it, 20 marzo 2017. URL consultato il 18 maggio 2017.
  54. ^ TIME Magazine Cover: Arturo Toscanini - Jan. 25, 1926, su TIME.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  55. ^ TIME Magazine Cover: Arturo Toscanini - Apr. 2, 1934, su TIME.com. URL consultato il 18 maggio 2017.
  56. ^ TIME Magazine Cover: Arturo Toscanini - Apr. 26, 1948, su TIME.com. URL consultato il 18 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Melograni, Toscanini. La vita, le passioni, la musica, Milano, Mondadori, 2007.
  • Adriano Bassi, Arturo Toscanini, Collana I Signori della Musica, Milano, Targa Italiana, 1991
  • B.H. Haggin, Contemporary Recollections of the Maestro, Boston, Da Capo Press, 1989 (ristampa di Conversations with Toscanini e di The Toscanini Musicians Knew)
  • Harvey Sachs, Toscanini, Boston, Da Capo Press, 1978 (edizione italiana EDT/Musica, 1981). - Nuova ed. ampliata in pubblicazione nel giugno 2017.
  • Harvey Sachs, Reflections on Toscanini, Prima Publishing, 1993.
  • Arturo Toscanini, Lettere (The Letters of Arturo Toscanini. Compiled, edited and selected by Harvey Sachs, Knopf, 2002), traduzione di Maria Cristina Reinhart, a cura di Harvey Sachs, Milano, Il Saggiatore, 2017 [col titolo Nel mio cuore troppo d'assoluto: le lettere di Arturo Toscanini, Saggi Garzanti, 2003], ISBN 978-88-428-2344-5.
  • Samuel Antek (musicista), Robert Hupka (fotografo), This Toscanini, New York, Vanguard Press, 1963.
  • Mortimer H. Frank, Arturo Toscanini. The NBC Years, Newark, Amadeus Press, 2002.
  • Gustavo Marchesi, Toscanini, Torino, UTET, 1993.
  • David Ewen, The Story of Arturo Toscanini, New York, Holt, 1951.
  • Howard Taubman, The Maestro. The Life of Arturo Toscanini, Westport, Greenwood Press, 1977.
  • Joseph Horowitz, Understanding Toscanini. A Social History of American Concert Life, Berkeley, University of California Press, 1994.
  • (EN) Tina Piasio, "Arturo Toscanini", in Italian Americans of the Twentieth Century, ed. George Carpetto and Diane M. Evanac, Tampa, FL, Loggia Press, 1999, pp. 376-377.
  • (EN) William E. Studwell, "Arturo Toscanini." In The Italian American Experience: An Encyclopedia, ed. S.J. LaGumina, et al., New York, Garland, 2000, pp. 637-638.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN19867298 · LCCN: (ENn50014549 · SBN: IT\ICCU\LO1V\146147 · ISNI: (EN0000 0001 0877 0075 · GND: (DE118623443 · BNF: (FRcb139005146 (data) · NLA: (EN35553576