Paolo Emilio Taviani

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Paolo Emilio Taviani
Taviani.jpg

Ministro del bilancio e della programmazione economica
Durata mandato 17 febbraio 1972 –
7 luglio 1973
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Antonio Giolitti
Successore Antonio Giolitti

Ministro dell'interno
Durata mandato 7 luglio 1973 –
23 novembre 1974
Presidente Mariano Rumor
Predecessore Mariano Rumor
Successore Luigi Gui

Durata mandato 4 dicembre 1963 –
24 giugno 1968
Presidente Aldo Moro
Predecessore Mariano Rumor
Successore Franco Restivo

Durata mandato 21 febbraio 1962 –
21 giugno 1963
Presidente Amintore Fanfani
Predecessore Mario Scelba
Successore Mariano Rumor

Ministro del tesoro
Durata mandato 25 marzo 1960 –
21 febbraio 1962
Presidente Fernando Tambroni
Amintore Fanfani
Predecessore Fernando Tambroni
Successore Roberto Tremelloni

Ministro delle finanze
Durata mandato 15 febbraio 1959 –
23 marzo 1960
Presidente Antonio Segni
Predecessore Luigi Preti
Successore Giuseppe Trabucchi

Ministro della difesa
Durata mandato 17 agosto 1953 –
1º luglio 1958
Presidente Giuseppe Pella
Amintore Fanfani
Mario Scelba
Antonio Segni
Adone Zoli
Predecessore Giuseppe Codacci Pisanelli
Successore Antonio Segni

Ministro del commercio con l'estero
Durata mandato 16 luglio 1953 –
2 agosto 1953
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Ugo La Malfa
Successore Costantino Bresciani Turroni

Segretario della Democrazia Cristiana
Durata mandato 1949 –
1950
Predecessore Giuseppe Cappi
Successore Guido Gonella

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Partito Popolare Italiano
Alma mater Scuola Normale di Pisa
Università Cattolica di Milano
Professione Storico
Economista e
Giornalista
sen. Paolo Emilio Taviani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Genova
Data nascita 6 novembre 1912
Luogo morte Roma
Data morte 18 giugno 2001
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza,
Laurea in Scienze sociali,
Laurea in Filosofia
Professione Docente universitario
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV
Gruppo Democratico Cristiano (fino al 14 aprile 1994),
Misto (dal 18 aprile 1994 all'8 maggio 1996),
Partito Popolare Italiano (dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001),
La Margherita (dal 30 maggio 2001)
Regione Liguria
Collegio Chiavari
Senatore a vita
Investitura Nomina presidenziale
Data 1º giugno 1991
Incarichi parlamentari

Vice Presidente dal 9 luglio 1987 al 22 aprile 1992,
Presidente provvisorio il 30 maggio 2001

Pagina istituzionale
on. Paolo Emilio Taviani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Genova
Data nascita 6 novembre 1912
Luogo morte Roma
Data morte 18 giugno 2001
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza,
Laurea in Scienze sociali,
Laurea in Filosofia
Professione Docente universitario
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura I, II, III, IV, V, VI
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Liguria
Collegio Genova
Pagina istituzionale
on. Paolo Emilio Taviani
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Luogo nascita Genova
Data nascita 6 novembre 1912
Luogo morte Roma
Data morte 18 giugno 2001
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza,
Laurea in Scienze sociali,
Laurea in Filosofia
Professione Docente universitario
Partito Democrazia Cristiana
Gruppo Democratico Cristiano
Collegio III (Genova)
Pagina istituzionale

Paolo Emilio Taviani (Genova, 6 novembre 1912Roma, 18 giugno 2001) è stato un politico, storico, economista e giornalista italiano, medaglia d'oro della Resistenza, uno dei capi del Movimento Partigiano in Liguria.

Membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente, poi del Parlamento Italiano dal 1948 fino alla morte, fu più volte ministro, tra i maggiori esponenti della Democrazia Cristiana.

Professore universitario, pubblicò studi di economia e importanti opere su Cristoforo Colombo. Come giornalista collaborò con numerose testate quotidiane e periodiche.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni della formazione (1912-1943)[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Emilio Taviani nasce a Genova, il 6 novembre del 1912, figlio di Elide Banchelli, maestra elementare, e di Ferdinando, direttore scolastico, militante del Partito Popolare. Ancora bambino, Taviani si appassiona alla politica e alla geografia. Fino alla prima laurea la sua formazione si svolge nella città natale: nel ‘30 termina gli studi classici presso il Liceo Doria, nel '32 si diploma in Paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato, nel '34 si laurea in Giurisprudenza. Nello stesso anno diventa giornalista pubblicista e comincia a collaborare con Il Nuovo Cittadino (l'attività giornalistica proseguirà poi fino agli anni Ottanta, soprattutto per Il Popolo e per Il Corriere del Pomeriggio di Genova).

Nel '35 comincia a frequentare la Scuola Normale di Pisa e vi consegue due diplomi di perfezionamento (Analisi matematica e Calcolo delle probabilità, nel giugno, e Scienze corporative, a novembre); nel ‘36 si laurea in Scienze Sociali. Si laurea una terza volta, nel '39, in Lettere e Filosofia, all'Università Cattolica di Milano. Dall'anno seguente è professore di Storia e Filosofia nei Licei (prima a La Spezia, poi a Pisa, infine a Genova). Nello stesso periodo è assistente di Geografia all'Università di Genova. Conseguita la libera docenza, a partire dal 1943 è professore incaricato di Demografia presso la Facoltà di Giurisprudenza, sempre a Genova.

L'antifascismo e la Resistenza (1943-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Fin dagli anni del liceo Taviani aderisce all'area del movimento cattolico più sensibile alla questione sociale. Passato all'università, diviene dirigente della Federazione universitaria dei cattolici italiani (Fuci) genovese. In seguito ai Patti Lateranensi, per un breve periodo condivide l'illusione che il fascismo possa evolversi in un movimento di riscatto sociale e nazionale, ispirato dai valori cattolici: a diciotto anni, appena iscritto all'università, entra a far parte del Guf di Genova; a ventuno partecipa ai Littoriali della cultura. Ma la politica bellicista del regime e soprattutto le leggi razziali del '38 sciolgono l'illusione. Alla vigilia della guerra Taviani è decisamente schierato nel campo degli antifascisti: organizza i “gruppi di studio cristiano-sociali” a Pisa, Livorno, Lucca e Genova.

Nel luglio del 1943 prende parte ai lavori per la redazione del Codice di Camaldoli, completato il 23 luglio. Il successivo 27 luglio, all'indomani della caduta del regime, fonda la sezione ligure del "Partito cristiano-sociale democratico" (poi Democrazia Cristiana) unendo i giovani del movimento cristiano-sociale con gli anziani del Partito Popolare.

Subito dopo l'8 settembre (con il nome di copertura di Riccardo Pittaluga) è tra i costitutori del clandestino Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria (Cln-Liguria), come rappresentante della Dc. Gli è affidato il reperimento di contributi finanziari per la lotta partigiana, attività che lo porta spesso a recarsi tra le brigate di montagna (è di questo periodo la profonda amicizia con i comandanti Aldo Gastaldi, ‘Bisagno', e Aurelio Ferrando, ‘Scrivia'). Effettua missioni di collegamento con il Cln-Alta Italia (a Milano) e con gli osservatori militari alleati paracadutati oltre la linea del fronte. Cura inoltre La voce d'Italia, periodico illegale della Resistenza ligure. Nel dibattito all'interno del Cln regionale Taviani sostiene sempre la necessità di un comando militare unico, capace di coordinare in modo efficace l'impegno dei tanti volontari delle varie tendenze politiche[1].

Comizio di Taviani a Genova, 27 aprile 1945

La notte del 23 aprile del '45 il Cln-Liguria assume la direzione dell'insurrezione di Genova. Il 26 aprile è Taviani ad annunciare l'avvenuta Liberazione della città, in un messaggio radiofonico rilanciato dalla BBC: “Genova è libera, popolo genovese esulta! Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d'esercito si è arreso alla forza spontanea di un popolo: il popolo genovese!”[2] (per il suo impegno nella Resistenza Taviani sarà poi insignito di medaglia d'oro per meriti di guerra, in Italia, delle medaglie d'oro al merito negli Usa e nell'Urss, col titolo di Grande Ufficiale della Legion d'Onore in Francia).

Taviani tratterà delle vicende cospirative nella Breve storia dell'insurrezione di Genova[3], nella raccolta narrativa Pittaluga racconta e in decine di articoli e interventi pubblici. Particolarmente significativo il breve saggio pubblicato su Civitas nel 1983, in cui Taviani definisce la Resistenza italiana "guerra dei cento fronti", una formula in seguito ripresa dalla storiografia[4].

Le origini resistenziali connoteranno l'intero arco della sua attività politica. Dal '63 sarà Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl). Nel 1987 sarà nominato presidente del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, a Roma. Il 25 aprile 1994, a Milano, terrà un appassionato discorso in difesa dei valori della Resistenza, nel corso di una grande manifestazione popolare particolarmente avversata dalla coalizione uscita vincente dalle recenti elezioni politiche. Nel 2001 celebrerà la prima Giornata della Memoria presso il Museo di Via Tasso.

Dalla Consulta agli incarichi di governo (1945-1975)[modifica | modifica wikitesto]

Terminata la guerra, Taviani s'impegna a favore della Repubblica. Nominato nella Consulta Nazionale, viene poi eletto all'Assemblea Costituente, dove è relatore nella III Sottocommissione per gli articoli sulla proprietà (41-45 del testo definitivo)[5]. Nelle elezioni del 1948, e poi in tutte le successive, sino a quelle del ‘76, riesce sempre primo eletto nelle liste liguri della Dc per la Camera dei deputati (risulterà il più votato anche tra i candidati di tutti i partiti della regione).

Tra il ‘47 e il ‘50 è vicesegretario e poi segretario politico nazionale della Dc. Nel partito sosterrà sempre l'impostazione laica voluta da De Gasperi. Nel '50 dirige a Parigi la delegazione italiana per il Piano Schuman, primo fondamentale passo verso la costituzione dell'Europa unita. Come sottosegretario di De Gasperi al Ministero degli Esteri (1951), poi come ministro per il Commercio Estero (1953), poi ancora della Difesa (dal '53 al '58), Taviani sostiene la scelta filo-atlantica, ma sempre nella prospettiva europeista: è uno dei più tenaci fautori della formazione della Ceca, della Cee e infine dell'Unione europea[6].

Taviani è stato anche un forte sostenitore del rilancio della politica italiana di apertura verso il mondo arabo: l'11 settembre 1951, alla Fiera del Levanti di Bari, definisce il nostro Paese un "Ponte sul Levante". Su impulso di Taviani venne anche creato un apposito "Centro per le relazioni culturali italo-arabe", inaugurato il 3 aprile 1952.

Come ministro della Difesa promuove il rientro della Repubblica Federale Tedesca nella compagine occidentale[7], ha un ruolo di primo piano nella soluzione della questione di Trieste (pubblicherà poi il diario di quelle vicende in I giorni di Trieste) e dà concreta attuazione all'accordo tra governo italiano e Nato per la struttura militare Stay Behind. Tra il '53 e il '74 mantiene quasi ininterrottamente un incarico da ministro in tutti i successivi governi. Oltre i dicasteri già menzionati, fu Ministro delle finanze (1959-60), Ministro del tesoro (1960-62)[8], Ministro dell'interno[9] (1962-68, 1973-74), Ministro della Cassa del Mezzogiorno (1968-'72, 1973), Ministro del bilancio e della programmazione economica (1972).

Alle Finanze riforma alcune delle imposte più antiquate. Al Tesoro s'impegna per la convertibilità della lira con l'oro. Come ministro dell'Interno favorisce l'attuazione dell'autonomia regionale prevista dalla Costituzione[10], avvia il processo di coinvolgimento nelle attività di protezione civile delle associazioni di volontariato (cattoliche e laiche)[11], e conduce la lotta contro il banditismo sardo e la mafia, così come quella contro gli attentati in Alto Adige, il neofascismo stragista (nel ‘73 mette fuori legge Ordine Nuovo) e le Brigate Rosse (sono del settembre 1974 i primi arresti di Curcio e Franceschini).

Cristianesimo sociale, atlantismo, aperture a sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Segni

La formazione nei gruppi del movimento cristiano-sociale caratterizza l'ingresso di Taviani in politica. Il suo contributo alla Costituente e il volume su La proprietà saranno definiti ‘socialisteggianti'. I primi anni della Guerra fredda trovano però Taviani tra i più decisi sostenitori dell'inquadramento militare dell'Italia nella Nato, intesa come unica garanzia possibile per la sicurezza internazionale del Paese. Questa sua posizione, e soprattutto la sua attività come ministro della Difesa, gli attirano le critiche delle forze di sinistra.

Tuttavia, già nei primi anni Sessanta Taviani afferma la necessità di aprire a sinistra: anticipa in ambito regionale, in Liguria, quell'alleanza tra Dc e Psi che poi sosterrà i governi nazionali. Nel '64, essendo ministro dell'Interno, respinge con fermezza la proposta del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, di dirigere un governo d'emergenza teso ad imporre al paese una svolta autoritaria in funzione anticomunista[12]. Negli anni seguenti prevalgono le critiche delle forze conservatrici.

Dopo il golpe cileno del 1973, Taviani riconosce il cambiamento in atto nel Pci di Enrico Berlinguer; ne apprezzerà poi la collaborazione nel contrasto delle organizzazioni illegali armate (di destra e di sinistra), durante l'ultimo periodo al dicastero dell'Interno. Alla fine del '74 Taviani entra in urto con il vertice democristiano, che lo ritiene troppo sbilanciato a sinistra: a partire d'allora assumerà solo incarichi istituzionali, non più di governo[13].

Nel dopoguerra Taviani scampa alle successive condanne a morte dell'Organisation de l'Armée Secrète (Oas), di Ordine Nuovo, delle Brigate Rosse.

Senatore negli ultimi anni della vita (1976-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Nel ‘76 Taviani viene eletto senatore della Repubblica, sarà poi rieletto in tutte le successive consultazioni fino a quella del 1987. È presidente della prima Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai dal 1976 al '79. Poi, fino al 1987, è Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. Dal 1986 al 1992 è Vicepresidente vicario del Senato. Nel 1991 è nominato senatore a vita “per meriti sociali, letterari e scientifici ”.

Lo scioglimento della Dc trova Taviani - che pure era stato uno dei capicorrente storici del partito[14] - in posizione piuttosto distaccata dalle vicende partitiche. Ma nel '95 entra a far parte del nuovo Partito Popolare (nel centro-sinistra): s'impegna per esso nella campagna elettorale del '96 e ancora in quella del 2001. In una delle ultime interviste, Taviani auspica l'adesione del PPI al gruppo socialdemocratico europeo[15].

Economista[modifica | modifica wikitesto]

Università di Genova, Facoltà di Scienze Politiche, 1986: Taviani riceve dal preside, Gaetano Ferro, tre volumi scritti in suo onore.

Il pensiero economico di Taviani s'inserisce nelle correnti del cristianesimo sociale. Forgiatasi nell'esame critico delle opere di Marx, Pareto, Smith e Ricardo, la formazione di Taviani è molto influenzata da Maritain e si sviluppa guardando ai lavori di Blondel e Mounier. Dopo una giovanile affascinazione per le teorie corporativiste, Taviani matura l'idea di un'economia ‘mista', capace di promuovere la giustizia sociale temperando e superando l'antitesi tra capitalismo e socialismo. Cruciale fu per Taviani la partecipazione alla ‘settimana di Camaldoli' del 1943 (18-23 luglio; un seminario annuale di studi organizzato dalla Fuci, dedicato solitamente a temi teologici, ma che in quell'anno si aprì eccezionalmente a tematiche più terrene) da cui scaturì il Codice di Camaldoli, novantanove enunciati concepiti per orientare l'impegno dei cattolici nella vita sociale, economica e politica[16]. A tale orientamento corrisponde il decisivo contributo di Taviani per la redazione degli articoli sulla proprietà della Costituzione della Repubblica Italiana[17].

Tra gli studi economici[18] di Taviani, si segnalano in particolare: Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano; Utilità, economia e morale; Il concetto di utilità nella teoria economica.

All'economia Taviani dedica l'attività di docente universitario, insegnando Storia delle dottrine economiche presso l'Università di Genova, dal 1961 al 1986 (prima nella Facoltà di Giurisprudenza, poi in quella di Scienze Politiche). Economia, storia contemporanea e politica internazionale sono i temi trattati dalla rivista Civitas, che Taviani riavvia e dirige dal 1950 al '95.

Storico delle imprese di Cristoforo Colombo[modifica | modifica wikitesto]

Taviani durante una ricognizione geografica sull'Isola di Saona (Rep. Dominicana), nel 1989

La passione di Taviani per la figura e le imprese di Cristoforo Colombo risale all'infanzia e si espresse già in alcune pubblicazioni del ‘32. Ma è a partire dalla seconda metà degli anni Settanta che gli studi colombiani assorbono gran parte delle sue attività. Taviani lascia circa duecento scritti dedicati a Cristoforo Colombo (con traduzioni in inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, ungherese, turco, vietnamita ecc.)[19]. Due sono le opere maggiori: Cristoforo Colombo. La genesi della grande scoperta, e I viaggi di Colombo. La grande scoperta. Le realizza seguendo un metodo che, prima di lui (e solo per una parte della biografia colombiana), era stato adottato da S.E. Morison, ossia quello di ripercorrere le tappe di tutti i viaggi di Colombo, sia nel Mediterraneo che nell'Atlantico, sulla scia degli scritti del grande Ammiraglio, dei suoi compagni e del figlio Fernando.

Taviani con Renzo Piano e Giovanni Spadolini all'apertura delle celebrazioni colombiane, Porto di Genova, 15 maggio 1992.

Taviani mette a confronto le diverse tesi interpretative, segnala le più attendibili, ne indica di nuove e lascia il campo aperto a più ipotesi quando non è possibile superare ogni ragionevole dubbio. Importante è per Taviani il dialogo con gli studiosi italiani e stranieri, con i quali riesce a costruire un quasi unanime consenso intorno ad alcuni punti fermi della storiografia[20].

Dalla seconda metà degli anni Ottanta Taviani è presidente della Commissione scientifica per l'edizione nazionale della 'Nuova Raccolta Colombiana' (22 volumi, curati dai maggiori studiosi italiani e stranieri) e s'impegna per l'organizzazione delle celebrazioni colombiane del 1992, che gli attireranno anche qualche critica per il grande risalto dato alla sua città natale[21]. Del '96 è la sua opera definitiva sull'argomento, che raccoglie e aggiorna tutte le precedenti: Cristoforo Colombo.

La vita privata e l'ultimo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Taviani e Vittoria Festa in occasione delle nozze d'oro

Trasferitosi a Roma nel dopoguerra, Taviani vi mantiene il domicilio per tutta la vita. Per motivi di studio, per incarichi istituzionali, o semplicemente per passione, fin dalla gioventù compie innumerevoli viaggi in tutti i continenti, in particolare nei paesi dell'America Latina. Ma conserva sempre un legame profondo con la Liguria. Ogni anno trascorre lunghi periodi presso Bavari (frazione di Genova), nella modesta casa di campagna lasciatagli dai genitori. Un affetto particolare lo lega ai piccoli comuni di montagna dell'alta Val Trebbia, dove ha visto crescere il movimento resistenziale (nel 1970 accoglie volentieri la nomina a sindaco di Fascia). Alla regione dedica il volume Terre di Liguria.

Nel gennaio del '41 Taviani sposa Vittoria Festa (1918-2008), conosciuta all'Università di Genova: in oltre sessant'anni di matrimonio hanno otto figli (di cui uno muore di leucemia a soli sei anni, nel 1962) e venti nipoti.

Taviani non venne mai coinvolto in scandali finanziari e non ricevette mai 'avvisi di reato' o 'di garanzia'.

Taviani appare un'ultima volta alla ribalta della scena politica italiana il 30 maggio 2001, per presiedere come decano la seduta inaugurale del Senato nella XIV Legislatura. Pochi giorni dopo è colpito da ictus cerebrale: muore a Roma, all'alba del 18 giugno. Postume sono state pubblicate le memorie che si accingeva a consegnare all'editore, Politica a memoria d'uomo, che si concludono con il testo del discorso pronunciato in quella solenne occasione. È sepolto nel cimitero di Bavari.

Pubblicazioni più significative[modifica | modifica wikitesto]

  • Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano, Milano: Ancora, 1940; Firenze: Le Monnier, 1968.
  • Prospettive sociali, Milano: Istituto di propaganda libraria, 1943, 1945.
  • Breve storia dell'insurrezione di Genova, Firenze: Le Monnier, 1945, 1995 (PDF), ssai.interno.it. (dodici edizioni, tradotto in spagnolo).
  • La Proprietà, Roma: Edizioni Studium, 1946.
  • Utilità, Economia e morale, Milano: Istituto di propaganda libraria, 1946; Firenze: Le Monnier, 1970.
  • Il Piano Schuman, Roma: Ministero Affari Esteri, 1953; 1954.
  • Solidarietà atlantica e comunità europea, Firenze: Le Monnier, 1954; 1967.
  • Principi cristiani e metodo democratico, Firenze: Le Monnier, 1965; 1972.
  • Il concetto di utilità nella teoria economica, voll. 1-2, Firenze: Le Monnier, 1968-1970; 1973.
  • Sì alle Regioni, Roma: Edizioni Civitas, 1970.
  • Cristoforo Colombo. La genesi della grande scoperta, voll. 1-2, Novara: De Agostini, 1974; 1988 (tradotto in inglese, francese, spagnolo).
  • Terre di Liguria, Roma: Editalia, 1977.
  • "La guerra dei cento fronti", in Civitas, 34.1 (1983), pp. 5–9.
  • I viaggi di Colombo. La grande scoperta, voll. 1-2, Novara: De Agostini, 1984; 1990 (tradotto in inglese, francese, spagnolo).
  • ‘Presentazione', in A. Paladini, Via Tasso. Museo Storico della Liberazione di Roma, Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1986, pp. 5-7.
  • C. Colombo, Il giornale di bordo, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela (‘Nuova raccolta colombiana', 1), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1988 (tradotto in inglese).
  • Pittaluga racconta, Genova: Ecig, 1988; Bologna: Il Mulino, 1999.
  • La meravigliosa avventura di Cristoforo Colombo, Novara: De Agostini, 1989; = L'avventura di Cristoforo Colombo, Bologna: Il Mulino, 2001 (tradotto in spagnolo, tedesco, ungherese, vietnamita, turco).
  • F. Colombo, Le Historie della vita e dei fatti dell'ammiraglio don Cristoforo Colombo, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e I.L. Caraci, (‘Nuova raccolta colombiana', 8), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1990 (tradotto in inglese).
  • C. Colombo, Relazioni e lettere sul secondo, terzo e quarto viaggio, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela, J. Gil, M. Conti (‘Nuova raccolta colombiana', 2), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1992 (tradotto in inglese).
  • C. Colombo, Lettere e scritti, tomo 2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela (‘Nuova raccolta colombiana', 3.2), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1993.
  • “La questione dell'ordine pubblico (1976-1979)”, in Il Parlamento italiano. 22, Milano: Nuova Cei, 1993, pp. 95–125.
  • I Giorni di Trieste, Roma: Edizioni Civitas, 1994; Bologna: Il Mulino, 1998.
  • Cristoforo Colombo, voll. 1-3, Roma: Società Geografica Italiana, 1996 (tradotto in inglese).
  • Politica a memoria d'uomo, Bologna: Il Mulino, Bologna, 2001.
  • Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 1956 al 1º luglio 1958
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 28 novembre 1988[22].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Gimelli, La Resistenza in Liguria, Roma: Carocci, 2005, pp. 651-652
  2. ^ M.E. Tonizzi (a cura di), «A wonderful job». Genova aprile 1945: insurrezione e liberazione, Roma: Carocci, 2006, pp. 52, 84-85, 92-93, 120, figg. 3, 14; C. Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova: Di Stefano, 1974, pp. 317-362.
  3. ^ Taviani, Breve storia dell'insurrezione di Genova, 1995 (PDF), ssai.interno.it.
  4. ^ P.E. Taviani, "La guerra dei cento fronti", in Civitas, 34.1 (1983), pp. 5-9; cfr. Gimelli, La Resistenza in Liguria, cit. pp. 979-981
  5. ^ Lorenzo Cuocolo: "Taviani e la Costituzione economica", Secolo XIX del 24-05-2012 (ripubblicato sul blog "Il Ricostituente")
  6. ^ J. Monnet, Memoires, Paris: Fayard, 1976, pp. 380-383; D. Preda, “L'Europa di Paolo Emilio Taviani. Dalla Resistenza ai Trattati di Roma (1944-1957)”, in L'europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell'Europa Comunitaria, Bologna: Mulino, 2002, pp. 161- 237.
  7. ^ T. Di Maio, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, Torino: Giappichelli, 2004, pp. 316-318
  8. ^ Signor Fanfani's Cabinet. From Our Correspondent. The Times (London, England), Thursday, Jul 28, 1960; pg. 9; Issue 54835.
  9. ^ New Italian Cabinet. From Our Own Correspondent. The Financial Times (London, England), Thursday, December 05, 1963; pg. 13; Edition 23,178; Signor Moro Takes Office Again. From Our Correspondent, The Times (london, England), Thursday, Jul 23, 1964; pg. 9; Issue 56071.
  10. ^ G. Rumi, “Introduzione”, in P.E. Taviani, Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005, p. 17.
  11. ^ DDL 3946/67, art. 4, l. d. Nello stesso anno Taviani firma il primo riconoscimento dell'Arci come ente assistenziale.
  12. ^ F. Giorgino, Intervista alla prima Repubblica, Milano: Mursia, 1994, pp. 61-63.
  13. ^ S. Fangareggi, “Paolo Emilio Taviani”, in Il Parlamento Italiano. 19, Milano: Nuova Cei, 1992, pp. 355-377.
  14. ^ Al punto di essere stato indicato più volte tra i potenziali candidati al Quirinale: Who is to Be the Head of State?. By Our Rome Correspondent. The Financial Times (London, England), Friday, August 28, 1964; pg. 5; Edition 23,401.
  15. ^ “Il Ppi in Europa con i socialisti”, in La Stampa, 27 giugno 2001, p. 25.
  16. ^ Il Codice di Camaldoli, Roma: Edizioni Civitas, 1984.
  17. ^ La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dell'Assemblea Costituente. VIII, Roma: Camera dei Deputati – Segretariato Generale, 1971, pp. 2139-2227, passim; S.B. Batignani, Dai progetti cristiano-sociali alla Costituente, Firenze: Le Monnier, 1985, pp. 9-71.
  18. ^ “Bibliografia di opere, saggi e articoli di storia, economia, e scienze politiche”, in Scritti in onore del prof. Paolo Emilio Taviani. 1. Economia e storia delle dottrine economiche, Genova: Ecig, 1973, pp. 8-20.
  19. ^ S. Conti “Bibliografia completa di Paolo Emilio Taviani”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, Roma: Società Geografica Italiana, 2003, pp. 47-63.
  20. ^ I.L. Caraci, “Paolo Emilio Taviani studioso di Colombo”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, cit., pp. 9-18.
  21. ^ S. Conti, “Paolo Emilio Taviani e le celebrazioni Colombiane”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, cit., pp. 19-22.
  22. ^ Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte Paolo Emilio Taviani Storico, Deputato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simonetta Bertolazzi Batignani, Dai progetti cristiano-sociali alla Costituente, Firenze: Le Monnier, 1985.
  • Carlo Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova: Di Stefano, 1974.
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Predecessore Sindaco di Fascia Successore Fascia (Italia)-Stemma.png
Fiorindo Orocchi 1970 - 1973 Elvio Varni
Predecessore Ministro del bilancio e della programmazione economica Successore Emblem of Italy.svg
Antonio Giolitti 17 febbraio 1972 - 26 luglio 1972
(Governo Andreotti I)
Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 26 luglio 1972 - 7 luglio 1973
(Governo Andreotti II)
Antonio Giolitti II
Predecessore Ministro dell'interno Successore Emblem of Italy.svg
Mario Scelba 21 febbraio 1962 - 21 giugno 1963
(Governo Fanfani IV)
Mariano Rumor I
Mariano Rumor 4 dicembre 1963 - 22 luglio 1964
(Governo Moro I)
Paolo Emilio Taviani II
Paolo Emilio Taviani 22 luglio 1964 - 23 febbraio 1966
(Governo Moro II)
Paolo Emilio Taviani III
Paolo Emilio Taviani 23 febbraio 1966 - 24 giugno 1968
(Governo Moro III)
Franco Restivo IV
Predecessore Ministro del tesoro Successore Emblem of Italy.svg
Fernando Tambroni 25 marzo 1960 - 26 luglio 1960
(Governo Tambroni)
Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962
(Governo Fanfani III)
Roberto Tremelloni II
Predecessore Ministro delle finanze Successore Emblem of Italy.svg
Luigi Preti 15 febbraio 1959 - 23 marzo 1960
(Governo Segni II)
Giuseppe Trabucchi
Predecessore Ministro della difesa Successore Emblem of Italy.svg
Giuseppe Codacci Pisanelli 17 agosto 1953 - 12 gennaio 1954
(Governo Pella)
Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 18 gennaio 1954 - 8 febbraio 1954
(Governo Fanfani I)
Paolo Emilio Taviani II
Paolo Emilio Taviani 10 febbraio 1954 - 2 luglio 1955
(Governo Scelba)
Paolo Emilio Taviani III
Paolo Emilio Taviani 6 luglio 1955 - 15 maggio 1957
(Governo Segni I)
Antonio Segni IV
Paolo Emilio Taviani 19 maggio 1957 - 1º luglio 1958
(Governo Zoli)
Antonio Segni V
Predecessore Ministro del commercio con l'estero Successore Emblem of Italy.svg
Ugo La Malfa 16 luglio 1953 - 2 agosto 1953
(Governo De Gasperi VIII)
Costantino Bresciani Turroni
Predecessore Segretario della Democrazia Cristiana Successore Democrazia Cristiana.png
Giuseppe Cappi 1949 - 1950 Guido Gonella
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