Paolo Emilio Taviani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Paolo Emilio Taviani
Paolo Emilio Taviani 1989.jpg

Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
Durata mandato5 marzo 1969 –
27 marzo 1970
Capo del governoMariano Rumor
PredecessoreFrancesco De Martino
SuccessoreFrancesco De Martino

Segretario della Democrazia Cristiana
Durata mandato6 giugno 1949 –
16 aprile 1950
PresidenteAlcide De Gasperi
PredecessoreGiuseppe Cappi
SuccessoreGuido Gonella

Ministro dell'interno
Durata mandato21 febbraio 1962 –
21 giugno 1963
Capo del governoAmintore Fanfani
PredecessoreMario Scelba
SuccessoreMariano Rumor

Durata mandato4 dicembre 1963 –
24 giugno 1968
Capo del governoAldo Moro
PredecessoreMariano Rumor
SuccessoreFranco Restivo

Durata mandato7 luglio 1973 –
23 novembre 1974
Capo del governoMariano Rumor
PredecessoreMariano Rumor
SuccessoreLuigi Gui

Ministro del bilancio e della programmazione economica
Durata mandato17 febbraio 1972 –
7 luglio 1973
Capo del governoGiulio Andreotti
PredecessoreAntonio Giolitti
SuccessoreAntonio Giolitti

Ministro del tesoro
Durata mandato25 marzo 1960 –
21 febbraio 1962
Capo del governoFernando Tambroni
Amintore Fanfani
PredecessoreFernando Tambroni
SuccessoreRoberto Tremelloni

Ministro delle finanze
Durata mandato15 febbraio 1959 –
23 marzo 1960
Capo del governoAntonio Segni
PredecessoreLuigi Preti
SuccessoreGiuseppe Trabucchi

Ministro della difesa
Durata mandato17 agosto 1953 –
1º luglio 1958
Capo del governoGiuseppe Pella
Amintore Fanfani
Mario Scelba
Antonio Segni
Adone Zoli
PredecessoreGiuseppe Codacci Pisanelli
SuccessoreAntonio Segni

Ministro del commercio con l'estero
Durata mandato16 luglio 1953 –
2 agosto 1953
Capo del governoAlcide De Gasperi
PredecessoreUgo La Malfa
SuccessoreCostantino Bresciani Turroni

Vicepresidente del Senato della Repubblica
Durata mandato9 luglio 1987 –
22 aprile 1992
PresidenteGiovanni Spadolini

Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai
Durata mandato5 agosto 1976 –
19 giugno 1979
PredecessoreCarica creata
SuccessoreMauro Bubbico

Senatore della Repubblica Italiana
Senatore a vita
Durata mandato5 luglio 1976 –
18 giugno 2001
LegislaturaVII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano (fino al 14/04/1994)
Misto (dal 18/04/1994 al 08/05/1996)
PPI (dal 09/05/1996 al 29/05/2001)
La Margherita (dal 30/05/2001)
CollegioChiavari
Incarichi parlamentari
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato8 maggio 1948 –
4 luglio 1976
LegislaturaI, II, III, IV, V, VI
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
CircoscrizioneLiguria
CollegioGenova
Sito istituzionale

Deputato dell'Assemblea Costituente
Durata mandato25 giugno 1946 –
31 gennaio 1948
LegislaturaAC
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
CollegioIII (Genova)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoDC (1943-1994)
PPI (1994-2001)
Titolo di studioLaurea in Giurisprudenza,
Laurea in Scienze sociali,
Laurea in Filosofia
UniversitàUniversità di Genova
Scuola Normale di Pisa
Università Cattolica di Milano
ProfessioneStorico
Economista e
Giornalista
FirmaFirma di Paolo Emilio Taviani

Paolo Emilio Taviani (Genova, 6 novembre 1912Roma, 18 giugno 2001) è stato un politico, storico ed economista italiano; fu tra i capi del Movimento Partigiano in Liguria.

Membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente, poi del Parlamento Italiano dal 1948 fino alla morte, fu più volte ministro, tra i maggiori esponenti della Democrazia Cristiana.

Professore universitario, pubblicò studi di economia e importanti opere su Cristoforo Colombo. Come giornalista collaborò con numerose testate quotidiane e periodiche.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni della formazione (1912-1943)[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Emilio Taviani nasce a Genova, il 6 novembre 1912, figlio di Elide Banchelli, maestra elementare, e di Ferdinando Taviani, direttore scolastico e militante del Partito Popolare Italiano. Ancora bambino, Taviani si appassiona alla politica e alla geografia. Fino alla prima laurea la sua formazione si svolge nella città natale: nel 1930 termina gli studi classici presso il Liceo D'Oria, nel 1932 si diploma in Paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato, nel 1934 si laurea in Giurisprudenza. Nello stesso anno diventa giornalista pubblicista e comincia a collaborare con Il Nuovo Cittadino (l'attività giornalistica proseguirà poi fino agli anni Ottanta, soprattutto per Il Popolo e per Il Corriere del Pomeriggio di Genova).

Nel 1935 comincia a frequentare la Scuola Normale di Pisa e vi consegue due diplomi di perfezionamento (Analisi matematica e Calcolo delle probabilità, nel giugno, e Scienze corporative, a novembre); nel 1936 si laurea in Scienze Sociali. Si laurea una terza volta, nel 1939, in Lettere e Filosofia, all'Università Cattolica di Milano. Dall'anno seguente è professore di Storia e Filosofia nei Licei (prima a La Spezia, poi a Pisa, infine a Genova). Nello stesso periodo è assistente di Geografia all'Università di Genova. Conseguita la libera docenza, a partire dal 1943 è professore incaricato di Demografia presso la Facoltà di Giurisprudenza, sempre a Genova.

L'antifascismo e la Resistenza (1943-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Fin dagli anni del liceo Taviani aderisce all'area del movimento cattolico più sensibile alla questione sociale. Passato all'università, diviene dirigente della Federazione universitaria dei cattolici italiani (Fuci) genovese. In seguito ai Patti Lateranensi, per un breve periodo condivide l'illusione che il fascismo possa evolversi in un movimento di riscatto sociale e nazionale, ispirato dai valori cattolici: a diciotto anni, appena iscritto all'università, entra a far parte del Guf di Genova; a ventuno partecipa ai Littoriali della cultura. Ma la politica bellicista del regime e soprattutto le leggi razziali del 1938 sciolgono l'illusione. Alla vigilia della guerra Taviani è decisamente schierato nel campo degli antifascisti: organizza i “gruppi di studio cristiano-sociali” a Pisa, Livorno, Lucca e Genova.

Nel luglio 1943 prende parte ai lavori per la redazione del Codice di Camaldoli, completato il 23 luglio. Il successivo 27 luglio, all'indomani della caduta del regime, fonda la sezione ligure del "Partito cristiano-sociale democratico" (poi Democrazia Cristiana) unendo i giovani del movimento cristiano-sociale con gli anziani del Partito Popolare.

Subito dopo l'8 settembre (con il nome di copertura di Riccardo Pittaluga) è tra i costitutori del clandestino Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria (Cln-Liguria), come rappresentante della Dc. Gli è affidato il reperimento di contributi finanziari per la lotta partigiana, attività che lo porta spesso a recarsi tra le brigate di montagna (è di questo periodo la profonda amicizia con i comandanti Aldo Gastaldi, ‘Bisagno’, e Aurelio Ferrando, ‘Scrivia’). Effettua missioni di collegamento con il Cln-Alta Italia (a Milano) e con gli osservatori militari alleati paracadutati oltre la linea del fronte. Cura inoltre La voce d'Italia, periodico illegale della Resistenza ligure. Nel dibattito all'interno del Cln regionale Taviani sostiene sempre la necessità di un comando militare unico, capace di coordinare in modo efficace l'impegno dei tanti volontari delle varie tendenze politiche[1].

Comizio di Taviani a Genova, 27 aprile 1945

La notte del 23 aprile 1945 il Cln-Liguria assume la direzione dell'insurrezione di Genova. Il 26 aprile è Taviani ad annunciare l'avvenuta Liberazione della città, in un messaggio radiofonico rilanciato dalla BBC: “Genova è libera, popolo genovese esulta! Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d'esercito si è arreso alla forza spontanea di un popolo: il popolo genovese!”[2]

Taviani sarà poi insignito di medaglia d'oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte e delle medaglie d'oro al merito negli Usa e nell'Urss[3] e riceverà il titolo di Grande Ufficiale della Legion d'Onore in Francia.

Taviani tratterà delle vicende cospirative nella Breve storia dell'insurrezione di Genova[4], nella raccolta narrativa Pittaluga racconta e in decine di articoli e interventi pubblici. Particolarmente significativo il breve saggio pubblicato su Civitas nel 1983, in cui Taviani definisce la Resistenza italiana "guerra dei cento fronti", una formula in seguito ripresa dalla storiografia[5].

Le origini resistenziali connoteranno l'intero arco della sua attività politica. Dal 1963 sarà Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl). Nel 1987 sarà nominato presidente del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, a Roma. Il 25 aprile 1994, a Milano, terrà un appassionato discorso in difesa dei valori della Resistenza, nel corso di una grande manifestazione popolare particolarmente avversata dalla coalizione uscita vincente dalle recenti elezioni politiche. Nel 2001 celebrerà la prima Giornata della Memoria presso il Museo di Via Tasso.

Dalla Consulta agli incarichi di governo (1945-1975)[modifica | modifica wikitesto]

Terminata la guerra, Taviani s'impegna a favore della Repubblica. Nominato nella Consulta Nazionale, viene poi eletto all'Assemblea Costituente, dove è relatore nella III Sottocommissione per gli articoli sulla proprietà (41-45 del testo definitivo)[6]. Nelle elezioni del 1948, e poi in tutte le successive, sino a quelle del 1976, riesce sempre primo eletto nelle liste liguri della Dc per la Camera dei deputati (risulterà il più votato anche tra i candidati di tutti i partiti della regione).

Tra il 1947 e il 1950 è vicesegretario e poi segretario politico nazionale della Dc. Nel partito sosterrà sempre l'impostazione laica voluta da De Gasperi. Nel 1950 dirige a Parigi la delegazione italiana per il Piano Schuman, primo fondamentale passo verso la costituzione dell'Europa unita. Come sottosegretario di De Gasperi al Ministero degli Esteri (1951), poi come ministro per il Commercio Estero (1953), poi ancora della Difesa (dal 1953 al 1958), Taviani sostiene la scelta filo-atlantica, ma sempre nella prospettiva europeista: è uno dei più tenaci fautori della formazione della Ceca, della Cee e infine dell'Unione europea[7].

Taviani è stato anche un forte sostenitore del rilancio della politica italiana di apertura verso il mondo arabo: l'11 settembre 1951, alla Fiera del Levanti di Bari, definisce il nostro Paese un "Ponte sul Levante". Su impulso di Taviani venne anche creato un apposito "Centro per le relazioni culturali italo-arabe", inaugurato il 3 aprile 1952.

Come ministro della Difesa promuove il rientro della Repubblica Federale Tedesca nella compagine occidentale[8], ha un ruolo di primo piano nella soluzione della questione di Trieste (pubblicherà poi il diario di quelle vicende in I giorni di Trieste) e dà concreta attuazione all'accordo tra governo italiano e Nato per la struttura militare Stay Behind, ovvero Operazione Gladio.

Tra il 1953 e il 1974 mantiene quasi ininterrottamente un incarico da ministro in tutti i successivi governi. Oltre i dicasteri già menzionati, fu Ministro delle finanze (1959-60), Ministro del tesoro (1960-62)[9], Ministro dell'interno[10] (1962-1968, 1973-1974), Ministro della Cassa del Mezzogiorno (1968-1972, 1973), Ministro del bilancio e della programmazione economica (1972).

Alle Finanze riforma alcune delle imposte più antiquate. Al Tesoro s'impegna per la convertibilità della lira con l'oro. Come ministro dell'Interno favorisce l'attuazione dell'autonomia regionale prevista dalla Costituzione[11], avvia il processo di coinvolgimento nelle attività di protezione civile delle associazioni di volontariato (cattoliche e laiche)[12], e conduce la lotta contro il banditismo sardo e la mafia, così come quella contro gli attentati in Alto Adige, il neofascismo stragista (nel 1973 mette fuori legge Ordine Nuovo) e le Brigate Rosse (sono del settembre 1974 i primi arresti di Curcio e Franceschini).

Cristianesimo sociale, atlantismo, aperture a sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La formazione nei gruppi del movimento cristiano-sociale caratterizza l'ingresso di Taviani in politica. Il suo contributo alla Costituente e il volume su La proprietà saranno definiti ‘socialisteggianti’. I primi anni della Guerra fredda trovano però Taviani tra i più decisi sostenitori dell'inquadramento militare dell'Italia nella Nato, intesa come unica garanzia possibile per la sicurezza internazionale del Paese. Questa sua posizione, e soprattutto la sua attività come ministro della Difesa, gli attirano le critiche delle forze di sinistra.

Tuttavia, già nei primi anni Sessanta Taviani afferma la necessità di aprire a sinistra: anticipa in ambito regionale, in Liguria, quell'alleanza tra Dc e Psi che poi sosterrà i governi nazionali. Nel 1964, essendo ministro dell'Interno, respinge con fermezza la proposta del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, di dirigere un governo d'emergenza teso ad imporre al paese una svolta autoritaria in funzione anticomunista[13]. Negli anni seguenti prevalgono le critiche delle forze conservatrici.

Dopo il golpe cileno del 1973, Taviani riconosce il cambiamento in atto nel Pci di Enrico Berlinguer; ne apprezzerà poi la collaborazione nel contrasto delle organizzazioni illegali armate (di destra e di sinistra), durante l'ultimo periodo al dicastero dell'Interno. Alla fine del 1974 Taviani entra in urto con il vertice democristiano, che lo ritiene troppo sbilanciato a sinistra: a partire da allora assumerà solo incarichi istituzionali, non più di governo[14].

Nel dopoguerra Taviani scampa alle successive condanne a morte dell'Organisation de l'Armée Secrète (Oas), di Ordine Nuovo, delle Brigate Rosse.

Senatore negli ultimi anni della vita (1976-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 Taviani viene eletto senatore della Repubblica, sarà poi rieletto in tutte le successive consultazioni fino a quella del 1987. È presidente della prima Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai dal 1976 al 1979. Poi, fino al 1987, è Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. Dal 1987 al 1992 è vicepresidente vicario del Senato. Nel 1991 è nominato senatore a vita “per meriti sociali, letterari e scientifici”.

Lo scioglimento della Dc trova Taviani - che pure era stato uno dei capicorrente storici del partito[15] - in posizione piuttosto distaccata dalle vicende partitiche. Ma nel 1995 entra a far parte del nuovo Partito Popolare (nel centro-sinistra): s'impegna per esso nella campagna elettorale del 1996 e ancora in quella del 2001. In una delle ultime interviste, Taviani auspica l'adesione del PPI al gruppo socialdemocratico europeo[16].

Economista[modifica | modifica wikitesto]

Università di Genova, Facoltà di Scienze Politiche, 1986: Taviani riceve dal preside, Gaetano Ferro, tre volumi scritti in suo onore.

Il pensiero economico di Taviani s'inserisce nelle correnti del cristianesimo sociale. Forgiatasi nell'esame critico delle opere di Marx, Pareto, Smith e Ricardo, la formazione di Taviani è molto influenzata da Maritain e si sviluppa guardando ai lavori di Blondel e Mounier. Dopo una giovanile affascinazione per le teorie corporativiste, Taviani matura l'idea di un'economia ‘mista’, capace di promuovere la giustizia sociale temperando e superando l'antitesi tra capitalismo e socialismo. Cruciale fu per Taviani la partecipazione alla ‘settimana di Camaldoli’ del 1943 (18-23 luglio; un seminario annuale di studi organizzato dalla Fuci, dedicato solitamente a temi teologici, ma che in quell'anno si aprì eccezionalmente a tematiche più terrene) da cui scaturì il Codice di Camaldoli, novantanove enunciati concepiti per orientare l'impegno dei cattolici nella vita sociale, economica e politica[17]. A tale orientamento corrisponde il decisivo contributo di Taviani per la redazione degli articoli sulla proprietà della Costituzione della Repubblica Italiana[18].

Tra gli studi economici[19] di Taviani, si segnalano in particolare: Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano; Utilità, economia e morale; Il concetto di utilità nella teoria economica.

All'economia Taviani dedica l'attività di docente universitario, insegnando Storia delle dottrine economiche presso l'Università di Genova, dal 1961 al 1986 (prima nella Facoltà di Giurisprudenza, poi in quella di Scienze Politiche). Economia, storia contemporanea e politica internazionale sono i temi trattati dalla rivista Civitas, che Taviani riavvia e dirige dal 1950 al 1995.

Storico delle imprese di Cristoforo Colombo[modifica | modifica wikitesto]

Taviani durante una ricognizione geografica sull'Isola di Saona (Rep. Dominicana), nel 1989

La passione di Taviani per la figura e le imprese di Cristoforo Colombo risale all'infanzia e si espresse già in alcune pubblicazioni del 1932. Ma è a partire dalla seconda metà degli anni Settanta che gli studi colombiani assorbono gran parte delle sue attività. Taviani lascia circa duecento scritti dedicati a Cristoforo Colombo (con traduzioni in inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, ungherese, turco, vietnamita ecc.)[20]. Due sono le opere maggiori: Cristoforo Colombo. La genesi della grande scoperta, e I viaggi di Colombo. La grande scoperta. Le realizza seguendo un metodo che, prima di lui (e solo per una parte della biografia colombiana), era stato adottato da S.E. Morison, ossia quello di ripercorrere le tappe di tutti i viaggi di Colombo, sia nel Mediterraneo che nell'Atlantico, sulla scia degli scritti del grande Ammiraglio, dei suoi compagni e del figlio Fernando.

Taviani con Renzo Piano e Giovanni Spadolini all'apertura delle celebrazioni colombiane, Porto di Genova, 15 maggio 1992.

Taviani mette a confronto le diverse tesi interpretative, segnala le più attendibili, ne indica di nuove e lascia il campo aperto a più ipotesi quando non è possibile superare ogni ragionevole dubbio. Importante è per Taviani il dialogo con gli studiosi italiani e stranieri, con i quali riesce a costruire un quasi unanime consenso intorno ad alcuni punti fermi della storiografia[21].

Dalla seconda metà degli anni Ottanta Taviani è presidente della Commissione scientifica per l'edizione nazionale della 'Nuova Raccolta Colombiana' (22 volumi, curati dai maggiori studiosi italiani e stranieri) e s'impegna per l'organizzazione delle celebrazioni colombiane del 1992, che gli attireranno anche qualche critica per il grande risalto dato alla sua città natale[22]. Del 1996 è la sua opera definitiva sull'argomento, che raccoglie e aggiorna tutte le precedenti: Cristoforo Colombo.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, nell'ottobre del 1956 Taviani, nelle vesti di ministro della difesa, congiuntamente con Gaetano Martino, dichiarò che certe indagini sulle stragi nazifasciste in Italia sarebbero servite solo "a incoraggiare le critiche nei confronti del comportamento dei militari tedeschi" e, quindi, a rafforzare in Germania "la resistenza interna contro l'ingresso del paese della Nato", frenando lo svolgimento delle inchieste. I documenti su tali crimini, nascosti per decenni, vennero poi ritrovati per caso nel 1994 in un armadio rivolto verso un muro in un palazzo ad uso militare. L'armadio venne soprannominato Armadio della Vergogna. Franco Giustolisi analizzò le motivazioni dell'occultamento indicando nella Ragion di Stato tale comportamento omissivo e pubblicando il carteggio tra il ministro degli esteri Gaetano Martino ed il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani che confermavano queste ipotesi. Questo occultamento porto alla «non promovibilità» dell'azione penale di molti soldati tedeschi e l'archiviazione nel 1954 per il colonnello Walter Scholl.[senza fonte]

Vita privata e ultimo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Taviani e Vittoria Festa in occasione delle nozze d'oro

Trasferitosi a Roma nel dopoguerra, Taviani vi mantiene il domicilio per tutta la vita. Per motivi di studio, per incarichi istituzionali, o semplicemente per passione, fin dalla gioventù compie innumerevoli viaggi in tutti i continenti, in particolare nei paesi dell'America Latina. Ma conserva sempre un legame profondo con la Liguria. Ogni anno trascorre lunghi periodi presso Bavari (frazione di Genova), nella modesta casa di campagna lasciatagli dai genitori. Un affetto particolare lo lega ai piccoli comuni di montagna dell'alta Val Trebbia, dove ha visto crescere il movimento resistenziale (nel 1970 accoglie volentieri la nomina a sindaco di Fascia). Alla regione dedica il volume Terre di Liguria.

A gennaio 1941 Taviani sposa Vittoria Festa (1918-2008), conosciuta all'Università di Genova: in oltre sessant'anni di matrimonio hanno otto figli (il penultimo, Pietro, muore di leucemia a soli sei anni, nel 1962) e venti nipoti.

Taviani non venne mai coinvolto in scandali finanziari e non ricevette mai 'avvisi di reato' o 'di garanzia'.

Taviani appare un'ultima volta alla ribalta della scena politica italiana il 30 maggio 2001, per presiedere come decano la seduta inaugurale del Senato nella XIV legislatura. Pochi giorni dopo è colpito da ictus cerebrale: muore a Roma, all'alba del 18 giugno. Postume sono state pubblicate le memorie che si accingeva a consegnare all'editore, Politica a memoria d'uomo, che si concludono con il testo del discorso pronunciato in quella solenne occasione. È sepolto nel cimitero di Bavari.

Sinossi degli incarichi di Governo[modifica | modifica wikitesto]

Incarico Mandato Governo
Sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri 27 luglio 1951 - 16 luglio 1953 Governo De Gasperi VII
Ministro del commercio con l'estero 16 luglio 1953 - 17 agosto 1953 Governo De Gasperi VIII
Ministro della difesa 17 agosto 1953 - 18 gennaio 1954 Governo Pella
18 gennaio 1954 - 10 febbraio 1954 Governo Fanfani I
10 febbraio 1954 - 6 luglio 1955 Governo Scelba
6 luglio 1955 - 19 maggio 1957 Governo Segni I
19 maggio 1957 - 1º luglio 1958 Governo Zoli
Ministro delle finanze 15 febbraio 1959 - 25 marzo 1960 Governo Segni II
Ministro del tesoro 25 marzo 1960 - 26 luglio 1960 Governo Tambroni
26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962 Governo Fanfani III
Ministro dell'interno 22 febbraio 1962 - 22 giugno 1963 Governo Fanfani IV
5 dicembre 1963 - 23 luglio 1964 Governo Moro I
23 luglio 1964 - 24 febbraio 1966 Governo Moro II
24 febbraio 1966 - 25 giugno 1968 Governo Moro III
Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle zone depresse 13 dicembre 1968 - 6 agosto 1969 Governo Rumor I
6 agosto 1969 - 28 marzo 1970 Governo Rumor II
28 marzo 1970 - 6 agosto 1970 Governo Rumor III
6 agosto 1970 - 18 febbraio 1972 Governo Colombo
Ministro del bilancio e della programmazione economica 18 febbraio 1972 - 26 giugno 1972 Governo Andreotti I
26 giugno 1972 - 8 luglio 1973 Governo Andreotti II
Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ad interim
Ministro dell'interno 8 luglio 1973 - 15 marzo 1974 Governo Rumor IV
15 marzo 1974 - 23 novembre 1974 Governo Rumor V

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano, Milano: Ancora, 1940; Firenze: Le Monnier, 1968.
  • Prospettive sociali, Milano: Istituto di propaganda libraria, 1943, 1945.
  • Breve storia dell'insurrezione di Genova, Firenze: Le Monnier, 1945, 1995 (PDF), su ssai.interno.it. (dodici edizioni, tradotto in spagnolo).
  • La Proprietà, Roma: Edizioni Studium, 1946.
  • Utilità, Economia e morale, Milano: Istituto di propaganda libraria, 1946; Firenze: Le Monnier, 1970.
  • Il Piano Schuman, Roma: Ministero Affari Esteri, 1953; 1954.
  • Solidarietà atlantica e comunità europea, Firenze: Le Monnier, 1954; 1967.
  • Principi cristiani e metodo democratico, Firenze: Le Monnier, 1965; 1972.
  • Il concetto di utilità nella teoria economica, voll. 1-2, Firenze: Le Monnier, 1968-1970; 1973.
  • Sì alle Regioni, Roma: Edizioni Civitas, 1970.
  • Cristoforo Colombo. La genesi della grande scoperta, voll. 1-2, Novara: De Agostini, 1974; 1988 (tradotto in inglese, francese, spagnolo).
  • Terre di Liguria, Roma: Editalia, 1977.
  • "La guerra dei cento fronti", in Civitas, 34.1 (1983), pp. 5–9.
  • I viaggi di Colombo. La grande scoperta, voll. 1-2, Novara: De Agostini, 1984; 1990 (tradotto in inglese, francese, spagnolo).
  • ‘Presentazione’, in A. Paladini, Via Tasso. Museo Storico della Liberazione di Roma, Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1986, pp. 5-7.
  • C. Colombo, Il giornale di bordo, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela (‘Nuova raccolta colombiana’, 1), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1988 (tradotto in inglese).
  • Pittaluga racconta, Genova: Ecig, 1988; Bologna: Il Mulino, 1999.
  • La meravigliosa avventura di Cristoforo Colombo, Novara: De Agostini, 1989; = L'avventura di Cristoforo Colombo, Bologna: Il Mulino, 2001 (tradotto in spagnolo, tedesco, ungherese, vietnamita, turco).
  • F. Colombo, Le Historie della vita e dei fatti dell'ammiraglio don Cristoforo Colombo, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e I.L. Caraci, (‘Nuova raccolta colombiana’, 8), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1990 (tradotto in inglese).
  • C. Colombo, Relazioni e lettere sul secondo, terzo e quarto viaggio, tomi 1-2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela, J. Gil, M. Conti (‘Nuova raccolta colombiana’, 2), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1992 (tradotto in inglese).
  • C. Colombo, Lettere e scritti, tomo 2, a cura di P.E. Taviani e C. Varela (‘Nuova raccolta colombiana’, 3.2), Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1993.
  • “La questione dell'ordine pubblico (1976-1979)”, in Il Parlamento italiano. 22, Milano: Nuova Cei, 1993, pp. 95–125.
  • I Giorni di Trieste, Roma: Edizioni Civitas, 1994; Bologna: Il Mulino, 1998.
  • Cristoforo Colombo, voll. 1-3, Roma: Società Geografica Italiana, 1996 (tradotto in inglese).
  • Politica a memoria d'uomo, Bologna: Il Mulino, Bologna, 2001.
  • Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce al merito con placca e cordone dell'Ordine al merito di Germania - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al merito con placca e cordone dell'Ordine al merito di Germania
— 1954
Gran Croce al Merito dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al Merito dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca
— 1957
Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 1956 al 1º luglio 1958
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 28 novembre 1988[23].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Gimelli, La Resistenza in Liguria, Roma: Carocci, 2005, pp. 651-652
  2. ^ M.E. Tonizzi (a cura di), «A wonderful job». Genova aprile 1945: insurrezione e liberazione, Roma: Carocci, 2006, pp. 52, 84-85, 92-93, 120, figg. 3, 14; C. Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova: Di Stefano, 1974, pp. 317-362.
  3. ^ Il necrologio di Paolo Emilio Taviani del Guardian (21 giugno 2001) dichiarava che l'aver guidato l'insurrezione di Genova, nell'aprile del 1945, guadagnò a Taviani il privilegio "pressoché unico" di ottenere due decorazioni, una dal Governo americano ed una dal Governo sovietico: ciò in quanto aveva ricevuto personalmente la resa del generale tedesco Meinhold nella qualità di massimo esponente del CLN Liguria.
  4. ^ Taviani, Breve storia dell'insurrezione di Genova, 1995 (PDF), su ssai.interno.it.
  5. ^ P.E. Taviani, "La guerra dei cento fronti", in Civitas, 34.1 (1983), pp. 5-9; cfr. Gimelli, La Resistenza in Liguria, cit. pp. 979-981
  6. ^ Lorenzo Cuocolo: "Taviani e la Costituzione economica", Secolo XIX del 24-05-2012 (ripubblicato sul blog "Il Ricostituente"), su ilricostituente.it. URL consultato il 4 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 5 ottobre 2015).
  7. ^ J. Monnet, Mémoires, Paris: Fayard, 1976, pp. 380-383; D. Preda, “L'Europa di Paolo Emilio Taviani. Dalla Resistenza ai Trattati di Roma (1944-1957)”, in L'europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell'Europa Comunitaria, Bologna: Mulino, 2002, pp. 161- 237.
  8. ^ T. Di Maio, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, Torino: Giappichelli, 2004, pp. 316-318
  9. ^ Signor Fanfani's Cabinet. From Our Correspondent. The Times (London, England), Thursday, Jul 28, 1960; pg. 9; Issue 54835.
  10. ^ New Italian Cabinet. From Our Own Correspondent. The Financial Times (London, England), Thursday, December 05, 1963; pg. 13; Edition 23,178; Signor Moro Takes Office Again. From Our Correspondent, The Times (london, England), Thursday, Jul 23, 1964; pg. 9; Issue 56071.
  11. ^ G. Rumi, “Introduzione”, in P.E. Taviani, Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005, p. 17.
  12. ^ DDL 3946/1967, art. 4, l. d. Nello stesso anno Taviani firma il primo riconoscimento dell'Arci come ente assistenziale.
  13. ^ F. Giorgino, Intervista alla prima Repubblica, Milano: Mursia, 1994, pp. 61-63.
  14. ^ S. Fangareggi, “Paolo Emilio Taviani”, in Il Parlamento Italiano. 19, Milano: Nuova Cei, 1992, pp. 355-377.
  15. ^ Al punto di essere stato indicato più volte tra i potenziali candidati al Quirinale: Who is to Be the Head of State?. By Our Rome Correspondent. The Financial Times (London, England), Friday, August 28, 1964; pg. 5; Edition 23,401.
  16. ^ “Il Ppi in Europa con i socialisti”, in La Stampa, 27 giugno 2001, p. 25.
  17. ^ Il Codice di Camaldoli, Roma: Edizioni Civitas, 1984.
  18. ^ La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dell'Assemblea Costituente. VIII, Roma: Camera dei Deputati – Segretariato Generale, 1971, pp. 2139-2227, passim; S.B. Batignani, Dai progetti cristiano-sociali alla Costituente, Firenze: Le Monnier, 1985, pp. 9-71.
  19. ^ “Bibliografia di opere, saggi e articoli di storia, economia, e scienze politiche”, in Scritti in onore del prof. Paolo Emilio Taviani. 1. Economia e storia delle dottrine economiche, Genova: Ecig, 1973, pp. 8-20.
  20. ^ S. Conti “Bibliografia completa di Paolo Emilio Taviani”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, Roma: Società Geografica Italiana, 2003, pp. 47-63.
  21. ^ I.L. Caraci, “Paolo Emilio Taviani studioso di Colombo”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, cit., pp. 9-18.
  22. ^ S. Conti, “Paolo Emilio Taviani e le celebrazioni Colombiane”, in Ricordo di Paolo Emilio Taviani, cit., pp. 19-22.
  23. ^ Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte Paolo Emilio Taviani Storico, Deputato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simonetta Bertolazzi Batignani, Dai progetti cristiano-sociali alla Costituente, Firenze: Le Monnier, 1985.
  • Carlo Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova: Di Stefano, 1974.
  • Simonetta Conti (a cura di), Ricordo di Paolo Emilio Taviani, Roma: Società Geografica Italiana, 2003.
  • Tiziana Di Maio, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, Torino: Giappichelli, 2004.
  • Salvatore Fangareggi, “Paolo Emilio Taviani”, in Il Parlamento Italiano. 19, Milano: Nuova Cei, 1992, pp. 355–377.
  • Giorgio Gimelli, La Resistenza in Liguria. Cronache militari e documenti, a cura di F. Gimelli, voll. 1-2, Roma: Carocci, 2005.
  • Francesco Giorgino, Intervista alla prima Repubblica, Milano: Mursia, 1994.
  • Daniela Preda, “L'Europa di Paolo Emilio Taviani. Dalla Resistenza ai Trattati di Roma (1944-1957)”, in L'europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell'Europa Comunitaria, Bologna: Mulino, 2002, pp. 161– 237.
  • Giorgio Rumi, “Introduzione”, in P.E. Taviani, Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005, pp. 8–20.
  • Maria Elisabetta Tonizzi (a cura di), «A wonderful job». Genova aprile 1945: insurrezione e liberazione, Roma: Carocci, 2006.
  • “Bibliografia di opere, saggi e articoli di storia, economia, e scienze politiche”, in Scritti in onore del prof. Paolo Emilio Taviani. 1. Economia e storia delle dottrine economiche, Genova: Ecig, 1973, pp. 8–20.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Sindaco di Fascia Successore Fascia (Italia)-Stemma.png
Fiorindo Orocchi 19701973 Elvio Varni
Predecessore Ministro del bilancio e della programmazione economica Successore Emblem of Italy.svg
Antonio Giolitti 17 febbraio 1972 – 26 luglio 1972 Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 26 luglio 1972 – 7 luglio 1973 Antonio Giolitti II
Predecessore Ministro dell'interno Successore Emblem of Italy.svg
Mario Scelba 21 febbraio 1962 – 21 giugno 1963 Mariano Rumor I
Mariano Rumor 4 dicembre 1963 – 22 luglio 1964 Paolo Emilio Taviani II
Paolo Emilio Taviani 22 luglio 1964 – 23 febbraio 1966 Paolo Emilio Taviani III
Paolo Emilio Taviani 23 febbraio 1966 – 24 giugno 1968 Franco Restivo IV
Predecessore Vicepresidente del Consiglio dei ministri Successore Emblem of Italy.svg
Francesco De Martino 5 marzo 1969 – 27 marzo 1970 Francesco De Martino
Predecessore Ministro del tesoro Successore Emblem of Italy.svg
Fernando Tambroni 25 marzo 1960 – 26 luglio 1960 Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 26 luglio 1960 – 21 febbraio 1962 Roberto Tremelloni II
Predecessore Ministro delle finanze Successore Emblem of Italy.svg
Luigi Preti 15 febbraio 1959 – 23 marzo 1960 Giuseppe Trabucchi
Predecessore Ministro della difesa Successore Emblem of Italy.svg
Giuseppe Codacci Pisanelli 17 agosto 1953 – 12 gennaio 1954 Paolo Emilio Taviani I
Paolo Emilio Taviani 18 gennaio 1954 – 8 febbraio 1954 Paolo Emilio Taviani II
Paolo Emilio Taviani 10 febbraio 1954 – 2 luglio 1955 Paolo Emilio Taviani III
Paolo Emilio Taviani 6 luglio 1955 – 15 maggio 1957 Paolo Emilio Taviani IV
Paolo Emilio Taviani 19 maggio 1957 – 1º luglio 1958 Antonio Segni V
Predecessore Ministro del commercio con l'estero Successore Emblem of Italy.svg
Ugo La Malfa 16 luglio 1953 – 2 agosto 1953 Costantino Bresciani Turroni
Predecessore Segretario della Democrazia Cristiana Successore DC Party Logo (1968-1992).svg
Giuseppe Cappi 19491950 Guido Gonella
Controllo di autoritàVIAF (EN100183809 · ISNI (EN0000 0001 1691 6548 · SBN CFIV003758 · BAV 495/19087 · LCCN (ENn83033474 · GND (DE119294230 · BNE (ESXX1648018 (data) · BNF (FRcb11926104c (data) · J9U (ENHE987007268720805171 · CONOR.SI (SL131429987 · WorldCat Identities (ENlccn-n83033474