Camilla Ravera

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Camilla Ravera
Camilla Ravera 1.jpg

Senatrice della Repubblica Italiana
Senatrice a vita
Durata mandato 8 gennaio 1982 –
14 aprile 1988
Legislature VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
Partito Comunista Italiano
Tipo nomina Nomina presidenziale di Sandro Pertini
Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato 8 maggio 1948 –
11 giugno 1958
Legislature I, II
Gruppo
parlamentare
Partito Comunista Italiano
Circoscrizione Piemonte
Collegio Torino
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSI (1918-1921)
PCd'I (1921-1939)
Indipendente (1939-1945)
PCI (1945-1988)
Professione insegnante

Camilla Ravera (Acqui Terme, 18 giugno 1889Roma, 14 aprile 1988) è stata una politica italiana, senatrice a vita.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di un funzionario del ministero delle finanze, lavorò come maestra a Torino e si iscrisse al Partito Socialista Italiano nel 1918. Tra il 1919 e il 1920 entrò a far parte della redazione della rivista L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci[1]. Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia; incaricata dell'organizzazione femminile, diede vita al periodico La Compagna[2].

Dopo le leggi fascistissime del 1926 e l'arresto di Gramsci, si impegnò per tenere insieme ed in costante contatto i comunisti italiani, cercando di rafforzare l'organizzazione clandestina del PCI; in quegli anni fu per importanza la seconda personalità del PCI in Italia dopo il segretario Palmiro Togliatti, che nel 1927 aveva sostituito Gramsci alla guida del partito, e fu delegata a vari congressi del Comintern, dove conobbe Lenin e Stalin.

Nel 1930 fu arrestata ad Arona (Novara) e condannata a 15 anni di carcere. Ne scontò 5 in cella, gli altri al confino a Montalbano Jonico, San Giorgio Lucano, Ponza e Ventotene. Nel 1939 prese posizione contro il Patto Molotov-Ribbentrop e venne espulsa dal PCI assieme a Umberto Terracini[3][4]; riammessa nel partito nel 1945, l'anno seguente fu eletta al consiglio comunale di Torino. Fu dirigente dell'Unione Donne Italiane e rappresentò il Partito Comunista Italiano alla Camera in due legislature (1948-1958).

Dopo il ritiro a vita privata, nel 1982 fu nominata senatrice a vita da Sandro Pertini: è stata la prima donna a ricevere questa nomina[5]. Morì il 14 aprile 1988 alle soglie dei 99 anni[6]. Due giorni dopo fu ricordata dalla presidente della Camera Nilde Iotti e dal segretario del Partito Comunista Italiano Alessandro Natta[7]. È sepolta nel mausoleo del PCI nel cimitero del Verano di Roma.

Memorie[modifica | modifica wikitesto]

A San Giorgio Lucano, una delle località in cui fu confinata, nel 2007 è stata apposta una lapide sulla facciata della casa in cui abitò nel periodo 1936-1937[8].

Ad Acqui è stato intitolato a suo nome il circolo del PCI, e il nome è rimasto anche in seguito, quando la sede è stata acquisita dal PdCI[9].

Sono state dedicate alla Ravera alcune strade: a Roma, Alessandria, Ferrara, Suzzara e Rignano sull'Arno.

A Torino le amministrazioni le hanno dedicato un giardino nel 2008 e un asilo nido comunale[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camilla Ravera la prima donna eletta senatrice a vita, RAI Storia
  2. ^ Camilla Ravera (Acqui Terme, Alessandria, 1889 - Roma, 1988)
  3. ^ Ravèra, Camilla, Enciclopedia Treccani
  4. ^ Gianni Corbi, Camilla l'intrigante e Scoccimarro il debole, in la Repubblica, 18 febbraio 1992. URL consultato l'8 agosto 2021.
  5. ^ CAMILLA RAVERA, instoria.it
  6. ^ Liliana Madeo, E' morta Camilla Ravera, in La Stampa, 15 aprile 1988, p. 10.
  7. ^ Nilde Iotti e Natta commemorano Camilla Ravera, su ricerca.repubblica.it.
  8. ^ Camilla Ravera ha soggiornato qui Archiviato il 19 maggio 2014 in Internet Archive.
  9. ^ Acquesi famosi: Tra conservazione e rivoluzione, su webalice.it. URL consultato il 31 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2014).
  10. ^ Gabriele Guccione, Torino, le educatrici in piazza: “Senza stipendio da due mesi, abbiamo un lavoro ma facciamo la fame”, su torino.repubblica.it, 9 marzo 2016.

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Controllo di autoritàVIAF (EN62355448 · ISNI (EN0000 0001 1380 345X · SBN CFIV068995 · LCCN (ENn80024348 · GND (DE119303906 · J9U (ENHE987007368842705171 · CONOR.SI (SL108226147 · WorldCat Identities (ENlccn-n80024348