Meuccio Ruini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Meuccio Ruini
Meuccio Ruini.jpg

Presidente del Senato della Repubblica
Durata mandato 25 marzo 1953 –
25 giugno 1953
Predecessore Giuseppe Paratore
Successore Cesare Merzagora

Ministro delle Colonie
Durata mandato 21 maggio 1920 –
15 giugno 1920
Predecessore Luigi Rossi (Francesco Saverio Nitti ad interim)
Successore Luigi Rossi

Senatore della Repubblica Italiana
Senatore a vita
Durata mandato 2 marzo 1963 –
6 marzo 1970
Legislature I, III, IV, V Legislatura
Gruppo
parlamentare
Misto
Sito istituzionale

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXIV, XXV legislatura del Regno d'Italia
Gruppo
parlamentare
Radicale
Circoscrizione Castelnovo ne' Monti (XXIV legislatura); Parma (XXV legislatura).

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Misto
Collegio Collegio Unico Nazionale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSI (1904-1913)
PR (1913-1922)
UN (1924-1926)
PDL (1942-1948)
Indipendente (1948-1953)
Titolo di studio Lauree in giurisprudenza e filosofia
Professione Avvocato

Meuccio Ruini, pseudonimo di Bartolomeo Ruini (Reggio nell'Emilia, 14 dicembre 1877Roma, 6 marzo 1970), è stato un politico italiano.

Fu ministro, presidente del Senato e senatore a vita.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la laurea in Giurisprudenza all'Università di Bologna nel 1899 entrò nell'amministrazione dello stato e nel 1912 divenne direttore generale dei servizi speciali per il Mezzogiorno.

Nel 1904 aveva aderito all'ala riformista del Partito Socialista Italiano e nel 1907 era stato eletto consigliere comunale a Roma e provinciale a Reggio Emilia. Nel 1913 fu eletto Deputato per la lista radicale nel collegio di Castelnuovo Monti, determinando una rottura con il partito socialista.

Interventista, partecipò alla Prima guerra mondiale, meritandosi l'elogio di Nitti alla Camera e del generale Diaz. Fu rieletto deputato nel 1919, per la lista radicale, ed entrò a far parte del gabinetto Vittorio Emanuele Orlando come Sottosegretario all'Industria, Commercio e Lavoro; nel successivo Governo Nitti I rivestì la carica di Ministro delle Colonie.[1]

Nel novembre del 1924 aderì all'Unione Nazionale di Giovanni Amendola. Fu poi costretto, all'affermarsi del fascismo, ad abbandonare tutte le attività, vivendo di una modesta pensione. Nel 1942 fondò in clandestinità, con Ivanoe Bonomi, il Partito della Democrazia del Lavoro di cui fu anche segretario. Divenne alla caduta del fascismo un promotore del Comitato delle forze antifasciste e poi del C.L.N. in rappresentanza di Democrazia del Lavoro.

Nel 1944 fu ministro senza portafoglio nel Governo Bonomi e Ministro dei lavori pubblici nel rimpasto del 12 dicembre 1944. Dal gennaio del 1945 divenne presidente del C.I.R. (Comitato interministeriale della ricostruzione) e Presidente del Consiglio di Stato. Suo consigliere economico nonché capo di gabinetto fu il giovane Federico Caffè.

Fu poi eletto deputato all'Assemblea Costituente (2 giugno 1946) e divenne Presidente della “Commissione dei 75”, incaricata di redigere il testo costituzionale.[2] Nel 1953 fu eletto Presidente del Senato ma fu duramente contestato per l'atteggiamento avuto durante il dibattito sulla legge truffa. Si ritirò dalla politica attiva.

Fu poi presidente del C.N.E.L., del quale "può essere considerato il padre"[3].

Il 2 marzo 1963 fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica, Antonio Segni.

Meuccio Ruini appartenne alla Massoneria[4].

È sepolto nel cimitero di Canossa.

Suo figlio Carlo fu uno stimato economista del lavoro, docente presso la Sapienza Università di Roma e compagno di studi di Federico Caffè.

Incarichi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1958[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Meuccio Ruini, Alcide De Gasperi nella storia d'Europa. URL consultato il 24 marzo 2008.
  2. ^ Sul contributo di Ruini alla Costituente, si veda Fondazione Lelio e Lisli Basso. La via alla politica. Lelio Basso, Ugo La Malfa, Meuccio Ruini protagonisti della Costituente, a cura di Giancarlo Monina, Milano, Franco Angeli, 1999.
  3. ^ Paolo Bagnoli, L'istituzione del dialogo, Nuova antologia. LUG. SET., 2008, pp. 90-91: vi si ricorda infatti che "durante l’occupazione di Roma, mentre è rifugiato in San Giovanni in Laterano, per sfuggire alla cattura pensa all’istituzione di un Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che, nella sua proposta, si configura in maniera ben più profilata ed incisiva rispetto a come, successivamente, verrà varato. All’Assemblea costituente, quindi, Ruini porta il pensiero di una riflessione politico-giuridica che viene da lontano; un pensiero motivato dalle preoccupazioni che lo scontro sociale, come era avvenuto nell’Italia liberale dopo la Prima guerra mondiale, precipitasse di nuovo come allora era successo".
  4. ^ Ideali e uomini della Massoneria per la Costituzione, Quaderno dei Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, a cura di Marzia Taruffi, ed. De Ferrari, Genova, 2016.
  5. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=32640

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Senato della Repubblica Successore
Giuseppe Paratore 25 marzo 1953 - 25 giugno 1953 Cesare Merzagora
Controllo di autorità VIAF: (EN51820911 · LCCN: (ENn91107185 · SBN: IT\ICCU\RAVV\038080 · ISNI: (EN0000 0000 8343 6205 · GND: (DE12213446X · BNF: (FRcb12933819z (data)