Ostruzionismo

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In Parlamento si chiama ostruzionismo il disegno dilatorio messo in atto dai gruppi di minoranza per ritardare o impedire l'approvazione di una legge. In altre parole tratta di una procedura parlamentare che rallenta l'andamento per la decisione e attuazione di leggi.

Spesso l'ostruzionismo è l'unica arma parlamentare in mano alle opposizioni e può essere sia tecnico o legale sia violento.

Vi è infine l'ostruzionismo sindacale, attuato da parte dei lavoratori come forma di protesta.

Ostruzionismo parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Ostruzionismo tecnico[modifica | modifica wikitesto]

L'ostruzionismo è detto tecnico quando le minoranze fanno ricorso alle norme regolamentari ed agli usi parlamentari:

  1. propongono sospensive e pregiudiziali tendenti a rinviare o a bloccare la discussione
  2. iscrivono a parlare il numero più grande possibile di oppositori per discorsi lunghissimi[1]
  3. presentano numerosissimi ordini del giorno ed emendamenti (ognuno dei quali va discusso e votato)
  4. richiedono frequentemente la verifica del numero legale (cioè che il numero dei parlamentari sia sufficiente a rendere valida una votazione provocando, in caso di esito negativo, il rinvio della seduta) costringendo, così, anche la maggioranza ad essere presente in aula, pure durante le sedute fiume (quelle cioè in cui l'Assemblea siede in permanenza, fino ad esaurimento della discussione).

L'ostruzionismo tecnico viene spesso giustificato come metodo di difesa delle minoranze parlamentari.

Ostruzionismo violento[modifica | modifica wikitesto]

L'ostruzionismo è detto violento quando si fa ricorso allo scontro fisico (scontri, colluttazioni, ...), o all'interruzione e alle intemperanze verbali con cui le opposizioni movimentano le sedute, forme di vera e propria violenza in cui si distinguono più spesso i gruppi più estremi avvilendo il parlamento.

Metodi antiostruzionistici[modifica | modifica wikitesto]

Esistono comunque metodi che consentono di impedire l'ostruzionismo parlamentare, tra i quali la seduta fiume (che consiste nella prosecuzione ininterrotta della seduta parlamentare in corso), le votazioni dette riassuntive o a scalare[2]. Si tratta però di misure che restano tutte all'interno della vita parlamentare; la più antica di esse è la cosiddetta ghigliottina (cloture nei parlamenti anglosassoni), una mozione con cui la maggioranza porta al voto dell'Assemblea la richiesta di chiudere la discussione generale e procedere direttamente alla successiva fase procedurale (discussione degli articoli).

Il primo livello delle iniziative antiostruzionistiche che, invece, coinvolgono anche i poteri del Governo è quello che prevede l'emanazione di un decreto-legge appena la maggioranza - in una qualsiasi sede, anche la sola sede referente sui disegni di legge nella medesima materia - ha raggiunto un consenso al suo interno, votando un testo[3].

Senza dubbio però, lo strumento antiostruzionistico per eccellenza consiste nella presentazione, da parte del Governo, di un maxiemendamento, cioè un emendamento che ingloba tutti gli articoli della legge in esame[4], su quale viene posta la questione di fiducia, che essendo prioritaria rispetto a tutte le altre viene subito votata e pertanto tutti gli emendamenti presentati si considerano preclusi[5].

L' arma nucleare, come è stata a volte chiamata[6], è invece quella di modificare gli stessi regolamenti parlamentari nella parte in cui consentono le tecniche ostruzionistiche[7]: essa può conseguirsi con la maggioranza necessaria per le modifiche regolamentari (che spesso è più bassa di quella per le modifiche costituzionali, o comunque meno gravosa), ma - stante la sua pesantissima ricaduta in termini di delegittimazione delle istituzioni - registra precedenti soprattutto nei momenti di crisi delle democrazie[8]. In questo caso le misure antiostruzionistiche ritornano tutte nell'alveo endo-parlamentare, ma sotto forma di una modificazione delle regole imposta "a gioco già in corso".

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: 113º Congresso degli Stati Uniti d'America § Regolamento.

Nella storia d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 febbraio 1899 il presidente del consiglio italiano Luigi Pelloux presentò alla Camera dei deputati un gruppo di decreti volti, tra l'altro, a regolamentare lo sciopero nei servizi pubblici ed a limitare la libertà di stampa. Il 4 maggio dello stesso anno, dopo un rimpasto di governo, Pelloux fronteggia un durissimo ostruzionismo parlamentare sulla seconda lettura dei provvedimenti.

Pelloux propone allora un nuovo regolamento parlamentare che - introducendo la ghigliottina per impedire alla discussione di prolungarsi con interventi di tutti i deputati dell'opposizione - tende a sormontare l'ostruzionismo con un cambio delle regole a gioco già in corso. Il tentativo non riesce, grazie all'opposizione nel Parlamento e nel Paese, e il governo si dimette, dando luogo alla svolta libertaria del governo Zanardelli.

Ostruzionismo sindacale[modifica | modifica wikitesto]

Nel diritto sindacale si intende con ostruzionismo sindacale il comportamento con il quale i lavoratori pongono in essere comportamenti che rallentano od ostacolano il processo produttivo al fine di attuare una lotta sindacale, pur rispettando la formale prestazione di lavoro e il regolamento aziendale. Nella realtà lavorativa spesso accade che ci siano molte regole informali che rendono il lavoro più fluido e dinamico (ad esempio fare un'altra mansione se un collega all'improvviso sta male in attesa dell'arrivo di un addetto formalmente qualificato, oppure sorvegliare i colleghi per volontà del datore di lavoro pur non essendo formalmente preposti e retribuiti, controllare i macchinari saltando le procedure cavillose al fine di velocizzare la produzione, ecc.).

Esso può essere promosso da un sindacato e seguito da una collettività di lavoratori (durante gli sciopero del '68 in Italia è stato molto utilizzato), oppure attuato da un singolo lavoratore senza iniziativa sindacale.

Se proclamato da un sindacato, l'ostruzionismo è considerato come un legittimo diritto di sciopero a tutela di un interesse collettivo (in tal caso prende il nome di sciopero pignolo). Tuttavia in qualità di sciopero non dà luogo all'obbligo di retribuzione da parte del datore di lavoro.

Se non è proclamato da un sindacato invece l'ostruzionismo è considerato un illecito civile. La ragione di ciò è che si tratta di un'esecuzione che non è un buona fede e pertanto è considerabile come inadempimento della prestazione per cause imputabili al lavoratore (nel diritto privato l'obbligazione contrattuale comprende le necessarie cure che, sebbene non previste espressamente dal contratto, rendono migliore l'esecuzione ove esse siano possibili, secondo la diligenza del buon padre di famiglia).

La maggior parte della dottrina è concorde con l'affermare che lo sciopero pignolo può arrecare danno al profitto (d'altronde lo sciopero mira proprio a quello), ma non deve arrecare danno alla capacità produttiva (in tal caso i lavoratori cadranno nell'inadempimento e saranno responsabili in solido del danno). La capacità produttiva è intesa come capacità dell'azienda di riprendere la propria attività una volta terminato lo sciopero pignolo (macchinari intatti, locali non danneggiati, ecc.). L'eventuale perdita di clienti o i peggiori rapporti con i fornitori in seguito allo sciopero pignolo non fanno parte del danno alla capacità produttiva, ma sono bensì delle facoltà imputate all'attività imprenditoriale del datore di lavoro.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per il record nel Parlamento italiano, v. l'attività parlamentare di Marco Boato.
  2. ^ Dello stesso genere è la tecnica "per salti", detta regola del canguro: per le sue più recenti varianti, v. ((http://www.goleminformazione.it/commenti/italicum-legge-elettorale-emendamenti-canguro-scavalco.html#.VTCeZ1wuV6A)).
  3. ^ Rispetto alla tradizione - secondo cui il pronunciamento politico favorevole da parte di una Camera su di un testo veniva ritenuto idoneo a giustificare l'emanazione di un decreto-legge - nel caso del decreto Conso del 1993 si verificò un primo "strappo", poiché si accampava un testo approvato da una Commissione referente di un ramo del Parlamento e non la decisione dell'assemblea di quel ramo. Il passo successivo si sarebbe verificato quindici anni dopo, quando in occasione del tentato decreto-legge sull'alimentazione ad Eluana Englaro il governo tentò di convincere il Capo dello Stato con l'argomento che il testo riproduceva (parte del) testo base assunto dalla Commissione sanità del Senato sul testamento biologico: solo che, in quest'ultimo caso, non solo la Commissione referente non aveva terminato i suoi lavori, ma l'assunzione a testo base della proposta del senatore Calabrò, semplicemente, non vi era mai stata, come agevolmente accertarono gli uffici del Quirinale.
  4. ^ Per il suo utilizzo a livello di consigli regionali, v. ((https://carteinregola.files.wordpress.com/2014/10/parere-lazio-ainis-25-novembre-2011-definitivo.pdf)).
  5. ^ ((http://eprints.luiss.it/455/1/Lupo_2007_09_OPEN.pdf))
  6. ^ Bell, Lauren Cohen. Filibustering in the U.S. Senate. Amherst, N.Y.: Cambria Press, 2011.
  7. ^ M. Cerase, “La nomina dei giudici supremi negli Usa: patto contro l'ostruzionismo in Senato”, in Diritto e giustizia, 23/2005, pag. 96
  8. ^ Lacche, Luigi. 2008. "Lotta per il Regolamento: Liberta Politiche, Forma di Governo e Ostruzionismo Parlamentare - Dalle Riforme Bonghi al Regolamento Villa del 1900, La [article]." Giornale Di Storia Costituzionale 33.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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