Armando Diaz

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Armando Diaz
A Diaz.jpg

Capo di stato maggiore dell'Esercito Italiano
Durata mandato 1917 –
1919
Monarca Vittorio Emanuele III d'Italia
Predecessore Luigi Cadorna
Successore Pietro Badoglio

Ministro della guerra
del Regno d'Italia
Durata mandato 30 ottobre 1922 –
30 aprile 1924
Presidente Benito Mussolini
Predecessore Marcello Soleri
Successore Antonino Di Giorgio

Dati generali
Suffisso onorifico Duca della Vittoria
Armando Diaz
Duca della Vittoria
Italian Genera Armandol Diaz.jpg
5 dicembre 1861 – 29 febbraio 1928
Nato a Napoli
Morto a Roma
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri (Roma)
Dati militari
Paese servito Italia Regno d'Italia
Forza armata Regio esercito
Anni di servizio 18841924
Grado Capo di Stato Maggiore Maresciallo d'Italia
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Battaglie Prima battaglia del Piave
Battaglia del solstizio
Battaglia di Vittorio Veneto
Decorazioni Vedi #Onorificenze e riconoscimenti
Altro lavoro Politico

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Armando Vittorio Diaz (Napoli, 5 dicembre 1861Roma, 29 febbraio 1928) è stato un generale italiano, capo di stato maggiore del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, ministro della guerra e maresciallo d'Italia, e nominato Duca della Vittoria alla fine del conflitto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera nell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Di lontane origini spagnole[1], nacque a Napoli nel palazzo sito in strada Cavone Sant'Efrem nuovo n. 22, oggi via Francesco Saverio Correra, in sezione Avvocata. Figlio dell'ufficiale di Marina Lodovico e di Irene dei baroni Cecconi, Armando fu avviato giovanissimo alla carriera militare come allievo dell'Accademia militare d'artiglieria di Torino, dove divenne ufficiale. Prese servizio nel 1884 al 10º Reggimento di artiglieria da campo, e dal 1890 al 1º Reggimento col grado di capitano. Nel 1894 frequentò la scuola di guerra, classificandosi primo, e l'anno dopo sposò Sarah De Rosa-Mirabelli. Dal 1895 al 1896 lavorò allo Stato Maggiore, nella segreteria del generale Alberto Pollio, e nel 1899 venne promosso maggiore, comandando per 18 mesi un battaglione del 26º Reggimento fanteria.

Tenente colonnello nel 1905, passò dopo alcuni anni alla Divisione di Firenze come capo di Stato Maggiore. Nel 1910, durante la guerra italo-turca, comandò il 21º fanteria e l'anno dopo il 93º Reggimento fanteria in Libia,[2][3] che era rimasto improvvisamente senza comando. Sempre in Libia, a Zanzur, fu ferito nel 1912[4].

Duca della Vittoria[modifica | modifica wikitesto]

Sotto Cadorna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915, alla dichiarazione di intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, Luigi Cadorna lo nominò maggior generale, con incarico al Corpo di Stato Maggiore come addetto al comando supremo del reparto operazioni. Ma nel giugno del 1916 chiese di essere destinato a un reparto combattente. Promosso tenente generale di divisione, gli fu affidato il comando della 49ª Divisione nella 3ª Armata, e nell'aprile del 1917 assunse la carica superiore al XXIII Corpo d'armata. Questo breve periodo prima di Caporetto gli valse la medaglia d'argento al valor militare per una ferita riportata alla spalla.

A capo dell'esercito e difesa del Piave[modifica | modifica wikitesto]

La sera dell'8 novembre 1917 fu chiamato, con Regio Decreto, a sostituire Luigi Cadorna nella carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano. Egli disse in proposito: «Assumo la carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito. Conto sulla fede e sull'abnegazione di tutti». E ancora, sulla condizione dell'esercito: «L'arma che sono chiamato a impugnare è spuntata: bisognerà presto rifarla pungente: la rifaremo».

Recuperato quello che rimaneva dell'esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto, organizzò la resistenza sul fiume Piave e sul monte Grappa, da dove si ricollegava poi al vecchio fronte sull'altopiano di Asiago e nel Trentino meridionale. L'esercito italiano poté così godere di un fronte di combattimento più corto rispetto al passato di circa 170 chilometri dove poter concentrare le proprie armate facilitando così la sua difesa. Gli uomini schierati sul monte Grappa (punto chiave strategico per la difesa italiana) poterono inoltre approfittare delle grandi opere d'ausilio che in previsione di una disfatta simile a quella verificatasi a Caporetto erano state fatte erigere già da Cadorna all'indomani della Strafexpedition (una camionabile dalla pianura alla vetta, una strada campestre, due teleferiche e un impianto di sollevamento dell'acqua il tutto rientrante nell'importante arteria denominata strada Cadorna)[5]. Diaz poteva schierare solo 33 divisioni intatte e pronte al combattimento, circa metà di quelle disponibili prima di Caporetto. Per rimpinguare i ranghi si ricorse alla mobilitazione dei diciottenni della classe 1899 (i cosiddetti "Ragazzi del '99") e per il febbraio 1918 altre 25 divisioni erano state ricostituite[6]. Entro l'8 dicembre 1917 sei divisioni francesi e cinque britanniche con artiglieria e unità di supporto (in tutto circa 130.000 francesi e 110.000 britannici) erano affluite in Italia e, sebbene non entrate subito in azione, funsero da riserva strategica permettendo al Regio Esercito di concentrare le proprie truppe in prima linea[7].

La ristrutturazione dell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della sua nomina a capo dell'esercito Diaz aveva 11 anni meno di Cadorna e un'esperienza diretta della guerra di trincea del Carso (cosa che mancava al predecessore), non è sorprendente quindi che avesse un'idea molto più realistica e moderna della condotta della guerra[5]. Memore dell'esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentrò molte funzioni ai sottoposti, riservandosi un ruolo di controllo ed appoggiandosi ai due sotto-capo di Stato Maggiore (vice-comandante) che lo affiancavano, i generali Gaetano Giardino (rimosso nel febbraio del 1917) ma soprattutto Pietro Badoglio. Quest'ultimo protetto da Diaz dall'inchiesta sulle sue colpe nella disfatta di Caporetto. I continui siluramenti dei comandati sotto Cadorna avevano favorito la salita di grado di ufficiali giovani all'interno dell'esercito creando quindi un ambiente più pronto ad accettare i radicali cambiamenti che Diaz aveva in mente di attuare[5]. Il nuovo Comando supremo dell'esercito italiano sotto Diaz fu meglio organizzato (il generale napoletano fu probabilmente aiutato in questo dalla sua carriera pre-bellica negli uffici dello stato maggiore dell'esercito)[5] dando fiducia ai collaboratori ed ai sottoposti. Fu favorita la cooperazione e lo spirito di squadra venendo attribuite ad ognuno responsabilità concrete e definite. Fu potenziato il servizio informativo dell'esercito retto dal colonnello Odoardo Marchetti, che divenne un elemento decisivo nella pianificazione delle operazioni, mentre l'Ufficio Operazioni, retto dal colonnello Ugo Cavallero, assicurò poi il controllo effettivo di quanto accadeva al fronte, grazie anche a una rete di ufficiali di collegamento, come non succedeva sotto Cadorna. Diaz si occupò personalmente dei rapporti, cercando sempre di mantenerli buoni, con il re ed il governo Orlando riconoscendo la necessità di una stretta collaborazione fra le forze politiche ed l'esercito, pur continuando, come il predecessore, a non accettare nessuna ingerenza esterna nella sua sfera di responsabilità e comando. Stesa cosa avvenne anche nei confronti dei rapporti con gli altri stati Alleati.

Diaz e Badoglio cercarono, con discreti risultati, di migliorare l'addestramento della fanteria italiana e di svilupparne l'armamento (distribuendo ai singoli reparti mitragliatrici Fiat-Revelli Mod. 1914, pistole mitragliatrici Villar Perosa, mortai Stokes, lanciafiamme, cannoncini da 37  mm e bombe a mano)[5]. Sotto Diaz furono sperimentati i primi moschetti automatici, furono distribuite 3 milioni delle migliori maschere antigas di fabbricazione inglese, fu avviata la progettazione dei primi carri armati Fiat 3000 su modello del francese Renault FT-17 e fu potenziata l'aviazione fino a conseguire il dominio dei cieli. Fu inoltre potenziata l'artiglieria migliorando l'addestramento, le tecniche d'impiego e l'intensità del fuoco[5]. Si procedette anche ad una riorganizzazione ed un potenziamento del corpo degli Arditi.[5]

Sopra ogni cosa Diaz dedicò molta cura a migliorare il trattamento dei soldati onde guarire i guasti del morale dei reparti: la giustizia militare rimase severa ma furono abbandonate le pratiche più rigide, prima tra tutte la decimazione; vi furono miglioramenti nel vitto (che raggiunse le 3.500 calorie) e nell'allestimento delle postazioni, furono introdotti turni più brevi da passare in prima linea, fu migliorata la paga e le licenze furono aumentate per frequenza e durata[8]. Con la collaborazione del ministro del Tesoro Francesco Saverio Nitti fu creata una polizza gratuita d'assicurazione di 500 lire per i soldati e di 1.000 per i graduati. Fu poi disposto in termini tassativi che i feriti e i malati dimessi dagli ospedali militari dovessero rientrare ai reparti d'origine, anziché essere destinati dove capitava, aumentando così l'affiatamento tra i soldati. Alle unità che scendevano dal fronte furono assicurati un riposo effettivo, alloggiamenti confortevoli e possibilità di svago con lo sviluppo di centri ricreativi detti "case del soldato", spacci cooperativi, organizzazione di spettacoli, manifestazioni sportive e case chiuse[5].

Fra le risorse messe in campo per reagire alla disfatta e riarmare lo spirito di resistenza dei soldati, si fece ricorso a un certo numero di intellettuali e artisti scelti fra i soldati competenti in quelle aree, che furono impegnati nella redazione dei giornali di trincea per curare il morale, intrattenere le armate impegnate nella difesa del Piave e i soldati nelle retrovie. Proprio nel periodo tra Caporetto e Vittorio Veneto, l'utilizzo di disegnatori, illustratori e pittori si fece più che mai importante: questi furono incaricati di creare vignette per i giornali delle armate, manifesti propagandistici, cartoline e in generale per rendere più efficace e comunicativo l'immaginario della guerra e delle vicende al fronte. Queste "truppe scelte" dell'intellettualità militare trovarono identità e voce nel servizio P (Propaganda), diretto ad attuare una capillare campagna di promozione dello spirito patriottico, utilizzando la psicologia, la pedagogia e soprattutto la retorica[9].

Parallelamente il servizio P pianificò e migliorò la censura, soprattutto per quanto riguardava i giornali. In questo caso si diede maggior impegno nel rendere le notizie più semplici e di carattere ideologizzante, eliminando dai giornali destinati alle truppe i rapporti con i paesi alleati, gli avvenimenti in Russia, i quattordici punti di Wilson e soprattutto la pace. Allo stesso tempo veniva elogiata la guerra dell'Italia, le notizie avevano un carattere educativo e politico, dirette in particolare al soldato, che in questo modo manteneva un contatto col paese: si otteneva così una propaganda senza l'utilizzo di rime o manifesti altisonanti, ma col naturale commento delle notizie. Fondamentale era perciò la collaborazione nella stesura dei giornali dei soldati stessi, a volte redatti da piccolissimi reparti, dove il fante aveva l'opportunità di leggere e immedesimarsi nelle vignette divertenti, fatte spesso da uomini che conosceva, che celebravano il suo reparto e rappresentavano la vita in trincea con umorismo[10].

Vittorio Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 1918 guidò alla vittoria le truppe italiane, iniziando l'offensiva il 24 ottobre, con lo scontro tra 58 divisioni (51 italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca, 1 reggimento statunitense) contro 73 austriache. Il piano non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto – Vittorio Veneto – per spezzare il fronte nemico. Iniziando una manovra diversiva, Diaz attirò tutti i rinforzi austriaci lungo il Piave, che il nemico credeva essere il punto dell'attacco principale, costringendoli all'inazione per la piena del fiume. Nella notte tra il 28 e 29 ottobre, Diaz passò all'attacco, con teste di ponte isolate che avanzavano lungo il centro del fronte, facendo allargare le ali per coprire l'avanzata. Il fronte dell'esercito austro-ungarico si spezzò, innescando una reazione a catena ingovernabile. Il 30 ottobre l'esercito italiano arrivò a Vittorio Veneto, mentre altre armate passarono il Piave e avanzarono, arrivando a Trento il 3 novembre. Il 4 novembre 1918 l'Austria-Ungheria capitolò, e per la storica occasione Diaz stilò il famoso Bollettino della Vittoria, in cui comunicava la rotta dell'esercito nemico ed il successo italiano[11].

Negli anni seguenti rammentò quei giorni di fortuna senza alcuna presunzione, ma conscio dell'importanza dell'opera compiuta. Egli disse: «Non mi faccio illusioni su me stesso, ma posso dire di avere avuto un merito: quello di equilibrare le forze e gli ingegni altrui, di far regnare la calma fra i miei generali e la fiducia fra le mie truppe. Sento che questa è la mia caratteristica»; giudizio col quale, decenni dopo, si mostrerà concorde lo storico Denis Mack Smith, scrivendo: «Cadorna fu sostituito da Diaz, un napoletano di discendenza spagnola. Il quale si preoccupò maggiormente del benessere materiale dei suoi uomini ed istituì degli uffici di propaganda con il compito di esporre ai soldati la condotta e le finalità della guerra». Al termine della guerra Diaz con Regio Decreto motu proprio del 24 dicembre 1921 e Regie Lettere Patenti dell'11 febbraio 1923, venne insignito del titolo di Duca della Vittoria.

« Armando Diaz ha saldato con una gemma di incomparabile bellezza la splendente catena d'oro, plasmata al fuoco di quella passione, di cui il primo anello si trova nella lontananza del tempo tra cospirazioni, galere e forche. Il Bollettino della Vittoria, che ogni italiano rilegge con animo grato e con commosso cuore, è inciso profondamente in una tavola di diamante e gli evi vi passeranno sopra senza scalfirlo, più forte del tempo che tutto travolge e distrugge. Essa reca a piè il nome di Diaz e questo apparirà alle genti lontane circonfuso di gloria, come quello di un nume, cui è indissolubilmente legata la storia e il fato di un gran Popolo. »
(Giovanni Favoino di Giura, su Il Vittoriale, N.3 – Anno IV, New York, marzo 1928)

Ministro della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 febbraio 1918 era stato nominato dal re senatore del Regno[12].

Nel 1921, Diaz fu il primo italiano ad essere onorato da una ticker-tape parade dalla città di New York, in occasione del suo viaggio negli USA. Durante lo stesso viaggio, il 1º novembre, Diaz si recò a Kansas City per prendere parte alla cerimonia d'inaugurazione del Memoriale della Libertà – il monumento nazionale statunitense in ricordo della Grande Guerra – che era stato eretto in quella città. Erano presenti per l'occasione anche gli altri comandanti vittoriosi delle nazioni dell'Intesa: il tenente generale Baron Jacques del Belgio, l'ammiraglio David Beatty della Gran Bretagna, il maresciallo francese Ferdinand Foch e il generale statunitense John J. Pershing. A riceverli c'era il vicepresidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge.[13]

Andando contro il parere di Pietro Badoglio, Diaz sconsigliò, nel 1922, una soluzione militare della crisi innescata dalla marcia su Roma. Dopo essere entrato nel primo governo Mussolini, su precisa condizione del re Vittorio Emanuele III che intendeva in questo modo porre nel governo una figura di prestigio e lealmente monarchica, assunse l'incarico di Ministro della Guerra, varando la riforma delle forze armate e accettando la costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sottoposta al potere personale di Mussolini. Terminata l'esperienza governativa il 30 aprile del 1924, si ritirò a vita privata.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso anno, venne insignito insieme al generale Cadorna del grado di Maresciallo d'Italia, istituito espressamente da Mussolini per onorare i comandanti dell'esercito nella prima guerra mondiale. L'appartenenza di Armando Diaz alla massoneria, secondo Aldo A. Mola, è asserita ma non accertata[14].

Morì nel 1928 e fu inizialmente sepolto a Roma nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, vicino all'ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel. Ora riposa nel cimitero di Oliveto Sabino nel comune di Torricella in Sabina.

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1919
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
«Perché, assunto all'ufficio di capo di Stato Maggiore dell'esercito in una situazione di guerra molto difficile, con sagace opera di organizzazione e con avveduta efficace condotta di comando, sempre altamente ispirato agli interessi del Paese, seppe ottenere tale grado di preparazione morale e bellica delle truppe da superare vittoriosamente l'ardua prova di una grande battaglia impegnata dal nemico con forze e mezzi imponenti.[15]»
— 24 maggio 1919[16]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1919
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di corpo d'armata, durante una ricognizione nelle linee più avanzate rimaneva colpito ad un braccio da palletta di granata a doppio effetto. Vincendo l'aspra sofferenza prodotta dalla ferita, riusciva a dissimulare l'una e l'altra, e procedeva oltre, imperturbato, fino all'esaurimento del proprio compito, occupandosi, con la serenità e l'interessamento consueti, di ogni particolare, e lasciandosi curare soltanto alcune ore più tardi: esempio nobilissimo di forza d'animo e sentimento del dovere.»
— 3 ottobre 1917
Croce al merito di guerra, seconda concessione - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra, seconda concessione
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine equestre per il merito civile e militare (Repubblica di San Marino) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine equestre per il merito civile e militare (Repubblica di San Marino)
— 23 novembre 1918
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Inghilterra) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Inghilterra)
— 1919
Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 18 aprile 1921
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Polonia Restituita (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Polonia Restituita (Polonia)
— 1922
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1926
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Grano Dorato, Prezioso e Brillante (Cina) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Grano Dorato, Prezioso e Brillante (Cina)
Cavaliere di 1* Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa di Prussia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di 1* Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa di Prussia
Cavaliere di gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di San Benedetto d'Avis (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di San Benedetto d'Avis (Portogallo)
Cavaliere dell'Ordine della Libertà (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Libertà (Estonia)
Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
Croce di Commendatore dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Commendatore dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia)
Commendatore dell'Ordine di Francesco Giuseppe (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Francesco Giuseppe (Austria)
Commendatore dell'Ordine del Dragone (Annam) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine del Dragone (Annam)
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
Croix de Guerre francese del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre francese del 1914-1918
Croix de Guerre belga del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre belga del 1914-1918
Distinguished Service Medal - nastrino per uniforme ordinaria Distinguished Service Medal

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Rochat, DIAZ, Armando Vittorio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 39, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana..
  2. ^ Paolo Pagnottella, La Caserma "Paolini" e il 94º Reggimento Fanteria, su Lo Specchio della Città, maggio 2007.
  3. ^ Armando Vittorio Diaz, su fiammecremisi. URL consultato il 25 maggio 2015.
  4. ^ L'arrivo in Italia dei feriti di Derna e di Zanzur – Lo sbarco a Napoli, in La Stampa (Torino), 28 settembre 1912, p. 2.
  5. ^ a b c d e f g h Mario Isneghi e Giorgio Rochat, La Grande Guerra 1914-1918, Bologna, Il Mulino, pp. 444-457.
  6. ^ Thompson, p. 348.
  7. ^ Thompson, p. 346.
  8. ^ Thompson, p. 350.
  9. ^ Isnenghi-Rochat, pp. 411-413.
  10. ^ Isnenghi-Rochat, p. 416.
  11. ^ "La guerra è vinta", espresso.repubblica.it, 19 maggio 2014. URL consultato il 25 maggio 2015.
  12. ^ Sito Senato.
  13. ^ Nel 1935 venne aggiunto al Memoriale un bassorilievo raffigurante Jacques, Foch, Diaz e Pershing, realizzato dallo scultore Walker Hancock.
  14. ^ Aldo A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992, pag. 453.
  15. ^ Diario della guerra d'Italia, Milano, Fratelli Treves, 1924.
  16. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Luigi Cadorna 19171919 Pietro Badoglio
Predecessore Ministro della guerra del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Marcello Soleri 30 ottobre 1922 - 30 aprile 1924 Antonino Di Giorgio
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