Armando Diaz

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Armando Diaz
A Diaz.jpg

Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano
Durata mandato 1917 –
1919
Capo di Stato Vittorio Emanuele III d'Italia
Predecessore Luigi Cadorna
Successore Pietro Badoglio

Ministro della Guerra
del Regno d'Italia
Durata mandato 30 ottobre 1922 –
30 aprile 1924
Presidente Benito Mussolini
Predecessore Marcello Soleri
Successore Antonino Di Giorgio

Dati generali
Suffisso onorifico Duca della Vittoria
Armando Diaz, Duca della Vittoria
5 dicembre 1861 - 29 febbraio 1928
Nato a Napoli
Morto a Roma
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri (Roma)
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Regio esercito
Anni di servizio 1884 - 1924
Grado Capo di Stato Maggiore Maresciallo d'Italia
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Battaglie Prima battaglia del Piave
Battaglia del solstizio
Battaglia di Vittorio Veneto
Decorazioni Vedi #Onorificenze
Altro lavoro Politico

Vedi bibliografia

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Armando Vittorio Diaz (Napoli, 5 dicembre 1861Roma, 29 febbraio 1928) è stato un generale italiano, capo di Stato Maggiore del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, ministro della guerra e maresciallo d'Italia. Nominato Duca della Vittoria alla fine della guerra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La carriera nell'esercito[modifica | modifica sorgente]

Diaz al fronte.

Di lontane origini spagnole[1], avviato giovanissimo alla carriera militare, Diaz fu allievo dell'Accademia militare d'artiglieria di Torino, dove divenne ufficiale. Prese servizio nel 1884 al 10º Reggimento di artiglieria da campo, e dal 1890 al 1º Reggimento col grado di capitano. Nel 1894 frequentò la scuola di guerra, classificandosi primo, e l'anno dopo sposò Sarah De Rosa-Mirabelli. Dal 1895 al 1896 lavorò allo Stato Maggiore, nella segreteria del generale Alberto Pollio, e nel 1899 venne promosso maggiore, comandando per 18 mesi un battaglione del 26º Reggimento fanteria.

Tenente colonnello nel 1905, passò dopo alcuni anni alla Divisione di Firenze come capo di Stato Maggiore. Nel 1910, durante la guerra italo-turca, comandò il 21º fanteria e l'anno dopo il 93º Reggimento fanteria in Libia,[2][3] che era rimasto improvvisamente senza comando. Sempre in Libia, a Zanzur, fu ferito nel 1912.

Duca della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

Nel 1914, alla dichiarazione di intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, Luigi Cadorna lo nominò maggior generale, con incarico al Corpo di Stato Maggiore come addetto al comando supremo del reparto operazioni. Ma nel giugno del 1916 chiese di essere destinato a un reparto combattente. Promosso tenente generale di divisione, gli fu affidato il comando della 49ª Divisione nella 3ª Armata, e nell'aprile del 1917 assunse la carica superiore al XXIII Corpo d'armata. Questo breve periodo prima di Caporetto gli valse la medaglia d'argento al valor militare per una ferita riportata alla spalla.

La sera dell'8 novembre 1917 fu chiamato, con Regio Decreto, a sostituire Luigi Cadorna nella carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano. Egli disse in proposito: «Assumo la carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito. Conto sulla fede e sull'abnegazione di tutti». E ancora, sulla condizione dell'esercito: «L'arma che sono chiamato a impugnare è spuntata: bisognerà presto rifarla pungente: la rifaremo». Recuperato quello che rimaneva dell'esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto, organizzò la resistenza sul monte Grappa e sul fiume Piave. Memore dell'esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentrò molte funzioni ai sottoposti, riservandosi un ruolo di controllo.

Nell'autunno del 1918 guidò alla vittoria le truppe italiane, iniziando l'offensiva il 24 ottobre, con lo scontro tra 58 divisioni (51 italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca, 1 reggimento statunitense) contro 73 austriache. Il piano non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto - Vittorio Veneto - per spezzare il fronte nemico. Iniziando una manovra diversiva, Diaz attirò tutti i rinforzi austriaci lungo il Piave, che il nemico credeva essere il punto dell'attacco principale, costringendoli all'inazione per la piena del fiume. Nella notte tra il 28 e 29 ottobre, Diaz passò all'attacco, con teste di ponte isolate che avanzavano lungo il centro del fronte, facendo allargare le ali per coprire l'avanzata. Il fronte dell'esercito austro-ungarico si spezzò, innescando una reazione a catena ingovernabile. Il 30 ottobre l'esercito italiano arrivò a Vittorio Veneto, mentre altre armate passarono il Piave e avanzarono, arrivando a Trento il 3 novembre. Il 4 novembre 1918 l'Austria-Ungheria capitolò, e per la storica occasione Diaz stilò il famoso Bollettino della Vittoria, in cui comunicava la rotta dell'esercito nemico ed il successo italiano.

Negli anni seguenti rammentò quei giorni di fortuna senza alcuna presunzione, ma conscio dell'importanza dell'opera compiuta. Egli disse: «Non mi faccio illusioni su me stesso, ma posso dire di avere avuto un merito: quello di equilibrare le forze e gli ingegni altrui, di far regnare la calma fra i miei generali e la fiducia fra le mie truppe. Sento che questa è la mia caratteristica»; giudizio col quale, decenni dopo, si mostrerà concorde lo storico Denis Mack Smith, scrivendo: «Cadorna fu sostituito da Diaz, un napoletano di discendenza spagnola. Il quale si preoccupò maggiormente del benessere materiale dei suoi uomini ed istituì degli uffici di propaganda con il compito di esporre ai soldati la condotta e le finalità della guerra». Al termine della guerra Diaz divenne senatore, e nel 1921, con Regio Decreto motu proprio del 24 dicembre 1921 e Regie Lettere Patenti dell'11 febbraio 1923, venne insignito del titolo di Duca della Vittoria.

« Armando Diaz ha saldato con una gemma di incomparabile bellezza la splendente catena d'oro, plasmata al fuoco di quella passione, di cui il primo anello si trova nella lontananza del tempo tra cospirazioni, galere e forche. Il Bollettino della Vittoria, che ogni italiano rilegge con animo grato e con commosso cuore, è inciso profondamente in una tavola di diamante e gli evi vi passeranno sopra senza scalfirlo, più forte del tempo che tutto travolge e distrugge. Essa reca a piè il nome di Diaz e questo apparirà alle genti lontane circonfuso di gloria, come quello di un nume, cui è indissolubilmente legata la storia e il fato di un gran Popolo. »
(Articolo di Giovanni Favoino di Giura, Il Vittoriale, N.3 - Anno IV, New York, marzo 1928)

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Sempre nel 1921, Diaz fu il primo italiano ad essere onorato da una ticker-tape parade dalla città di New York, in occasione del suo viaggio negli USA. Durante lo stesso viaggio, il 1º novembre, Diaz si recò a Kansas City per prendere parte alla cerimonia d'inaugurazione del Memoriale della libertà - il monumento nazionale statunitense in ricordo della Grande Guerra - che era stato eretto in quella città. Erano presenti per l'occasione anche gli altri comandanti vittoriosi delle nazioni dell'Intesa: il tenente generale Baron Jacques del Belgio, l'ammiraglio David Beatty della Gran Bretagna, il maresciallo francese Ferdinand Foch e il generale statunitense John J. Pershing. A riceverli c'era il vicepresidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge.[4]

Andando contro il parere di Pietro Badoglio, Diaz sconsigliò, nel 1922, una soluzione militare della crisi innescata dalla marcia su Roma. Dopo essere entrato nel primo governo Mussolini, su precisa condizione del re Vittorio Emanuele III che intendeva in questo modo porre nel governo una figura di prestigio e lealmente monarchica, assunse l'incarico di Ministro della Guerra, varando la riforma delle forze armate e accettando la costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sottoposta al potere personale di Mussolini.

Terminata l'esperienza governativa il 30 aprile del 1924, si ritirò a vita privata. Nello stesso anno, venne insignito insieme al generale Cadorna del grado di Maresciallo d'Italia, istituito espressamente da Mussolini per onorare i comandanti dell'esercito nella prima guerra mondiale. L'appartenenza di Armando Diaz alla massoneria, secondo Aldo A. Mola, è asserita ma non accertata[5]

Morì nel 1928 e fu sepolto a Roma nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove riposa vicino all'ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1919
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
«Perché, assunto all'ufficio di capo di Stato Maggiore dell'esercito in una situazione di guerra molto difficile, con sagace opera di organizzazione e con avveduta efficace condotta di comando, sempre altamente ispirato agli interessi del Paese, seppe ottenere tale grado di preparazione morale e bellica delle truppe da superare vittoriosamente l'ardua prova di una grande battaglia impegnata dal nemico con forze e mezzi imponenti.[6]»
— 24 maggio 1919[7]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 24 febbraio 1918[7]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 16 marzo 1913[7]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Croce al merito di guerra, seconda concessione - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra, seconda concessione
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
Distinguished Service Medal - nastrino per uniforme ordinaria Distinguished Service Medal
Croix de Guerre francese del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre francese del 1914-1918
Croix de Guerre belga del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre belga del 1914-1918
Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 1921
Cittadinanza Onoraria del Comune di Londra - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria del Comune di Londra
— Londra (Regno Unito) (11 settembre 1919)
Cittadinanza Onoraria della Città di Roma - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Roma
— Roma (Italia)
Cittadinanza Onoraria della Città di Cleveland - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Cleveland
— Cleveland (Stati Uniti d'America)
Cittadinanza Onoraria del Comune di Capri - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria del Comune di Capri
— Capri (Italia) (1920)
Cittadinanza Onoraria della Città di Providence - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Providence
— Providence (Stati Uniti d'America) (9 dicembre 1921)
Cittadinanza Onoraria della Città di Venezia - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Venezia
— Venezia (Italia) (19 febbraio 1923)
Cittadinanza Onoraria della Città di Milano - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Milano
— Milano (Italia) (23 giugno 1923)
Cittadinanza Onoraria del Comune di Napoli - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria del Comune di Napoli
— Napoli (Italia)
Cittadinanza Onoraria del Comune di Siena - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria del Comune di Siena
— Siena (Italia)
Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza della Syracuse University - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza della Syracuse University
— Syracuse (Stati Uniti d'America) (13 dicembre 1921)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Rochat, «DIAZ, Armando Vittorio», Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 39 (1991), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  2. ^ Lo Specchio della Città maggio 2007 / Opinioni e Commenti
  3. ^ armando diaz
  4. ^ Nel 1935 venne aggiunto al Memoriale un bassorilievo raffigurante Jacques, Foch, Diaz e Pershing, realizzato dallo scultore Walker Hancock.
  5. ^ Aldo A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992, pag. 453
  6. ^ Diario della guerra d'Italia, Milano, Fratelli Treves, 1924.
  7. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano Successore Flag of the chief of staff of armed force.svg
Luigi Cadorna 1917 - 1919 Pietro Badoglio
Predecessore Ministro della Guerra del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Marcello Soleri 30 ottobre 1922 - 30 aprile 1924 Antonino Di Giorgio

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