Giuseppe Saragat

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« La libertà è la premessa indispensabile di qualsiasi lotta politica e civile. La libertà è l'atmosfera nella quale le altre idee vivono e in relazione alla loro vitalità isteriliscono o si sviluppano. È l'atmosfera nella quale si vincono le battaglie dello spirito moderno. »
(Giuseppe Saragat)

[1]

Giuseppe Saragat
Giuseppe Saragat.jpg

Presidente della Repubblica Italiana
Durata mandato 29 dicembre 1964 –
29 dicembre 1971
Predecessore Antonio Segni
Successore Giovanni Leone

Presidente dell'Assemblea Costituente
Durata mandato 25 giugno 1946 –
6 febbraio 1947
Predecessore Carlo Sforza
Successore Umberto Terracini

Ministro degli affari esteri
Durata mandato 4 dicembre 1963 –
22 luglio 1964
Presidente Aldo Moro
Predecessore Attilio Piccioni
Successore Aldo Moro

Segretario del Partito Socialista Democratico Italiano
Durata mandato gennaio 1947 –
febbraio 1948
Predecessore carica istituita
Successore Alberto Simonini

Durata mandato novembre 1949 –
gennaio 1952
Predecessore Ludovico d'Aragona
Successore Ezio Vigorelli

Durata mandato ottobre 1952 –
febbraio 1954
Predecessore Giuseppe Romita
Successore Gianmatteo Matteotti

Durata mandato aprile 1957 –
gennaio 1964
Predecessore Gianmatteo Matteotti
Successore Mario Tanassi

Durata mandato marzo –
ottobre 1976
Predecessore Mario Tanassi
Successore Pier Luigi Romita

Dati generali
Partito politico PSI (1922-1947)
PSDI[2] (1947-1988)
Tendenza politica Socialdemocratico
Titolo di studio Laurea in Scienze Economiche e Commerciali
Alma mater Università degli Studi di Torino
on. Giuseppe Saragat
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Luogo nascita Torino
Data nascita 19 settembre 1898
Luogo morte Roma
Data morte 11 giugno 1988 (89 anni)
Titolo di studio laurea in Scienze Economiche e Commerciali
Professione giornalista, diplomatico
Partito Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (1946-1947), Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (1947-1948)
Gruppo PSIUP (1946-1947), PSLI (1947-1948)
Coalizione CLN (1946)
Collegio Collegio Unico Nazionale (1946)
Pagina istituzionale
on. Giuseppe Saragat
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Torino
Data nascita 19 settembre 1898
Luogo morte Roma
Data morte 11 giugno 1988 (89 anni)
Titolo di studio laurea in Scienze Economiche e Commerciali
Professione giornalista, diplomatico
Partito PSDI (1947-1988)
Legislatura I, II, III, IV (fino al 28 dicembre 1964)
Gruppo PSDI (1948-1964)
Coalizione Centrismo (1948-1963)
Regione Piemonte, Lazio
Collegio Torino, CUN, Roma
Pagina istituzionale
sen. Giuseppe Saragat
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Torino
Data nascita 19 settembre 1898
Luogo morte Roma
Data morte 11 giugno 1988 (89 anni)
Titolo di studio laurea in Scienze Economiche e Commerciali
Professione giornalista, diplomatico
Partito Partito Socialista Democratico Italiano (1947-1988)
Legislatura V (dal 29 dicembre 1971), VI, VII, VIII, IX, X (fino all'11 giugno 1988)
Senatore a vita
Investitura Senatore di diritto
Data 29 dicembre 1971
Pagina istituzionale

Giuseppe Saragat (Torino, 19 settembre 1898Roma, 11 giugno 1988) è stato un politico e diplomatico italiano, quinto Presidente della Repubblica Italiana e primo socialista a ricoprire la carica.

Protagonista della convulsa storia italiana del secondo dopoguerra, leader storico della famiglia socialista e, in particolare, del Partito Socialista Democratico Italiano, Saragat fu anche Presidente dell'Assemblea Costituente, più volte vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli affari esteri; ambasciatore a Parigi.

Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a quattro Presidenti del Consiglio: Aldo Moro (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1964), Giovanni Leone (1968), Mariano Rumor (1968-1970) ed Emilio Colombo (1970-1972); ha nominato quattro senatori a vita, Vittorio Valletta nel 1966, Giovanni Leone ed Eugenio Montale nel 1967 e Pietro Nenni nel 1970; e tre Giudici della Corte costituzionale, nel 1966 Luigi Oggioni, nel 1968 Vezio Crisafulli e nel 1969 Paolo Rossi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Saragat con Sandro Pertini (1979)
Saragat riceve l'Italia campione d'Europa nel 1968: da sinistra a destra Gianni Rivera, Pierino Prati, Gigi Riva e Pietro Anastasi

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di immigrati sardi (il padre Giovanni era nato a Sanluri nel Medio-Campidano, dall'avv. Pietro Saragatu[3]), Giuseppe Saragat nacque a Torino, provenendo da una famiglia appartenente alla media borghesia italiana.
Laureato in Scienze Economiche e Commerciali, si sposò con Giuseppina Bollani ed ebbe due figli: Giovanni (Ambasciatore d'Italia in Belgio) e Ernestina “Tina” Saragat.

Gli esordi in politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1922 aderì al socialismo, non tanto per vocazione ideologica, quanto per solidarietà nei confronti della gente povera, ovvero quel proletariato che andava organizzandosi, oppresso dai "figli di papà" come ebbe a dire lui stesso. Socialista del filone riformista ed umanitario, si nutrì della cultura politica di Filippo Turati, divenendo così esponente di primo piano del Partito Socialista Unitario, il partito nato il 1º ottobre 1922 dalla scissione dei riformisti turatiani dal PSI, del quale Giacomo Matteotti era segretario.

Il PSU fu, forse, il partito più perseguitato d'Italia, all'epoca del regime fascista. Oltre alla barbara uccisione del suo segretario Matteotti (10 giugno 1924), infatti, fu il primo ad essere sciolto, il 14 novembre 1925, a causa del fallito attentato a Mussolini del suo iscritto Tito Zaniboni, avvenuto il 4 novembre precedente. Il 26 novembre 1925, tuttavia, si costituì un triumvirato, composto da Claudio Treves, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli che, il 29 novembre successivo, ricostituirono clandestinamente il PSU come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI)[4].

L'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'approvazione delle leggi eccezionali che instaurarono la dittatura fascista in Italia, Saragat scelse la via dell'esilio, valicando il confine elvetico, in compagnia dell'amico Claudio Treves, nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1926 e poi trovò rifugio in Austria. A Vienna entrò in contatto con alcuni autorevoli esponenti dell'austromarxismo che teorizzavano la conciliabilità del pensiero di Marx con la socialdemocrazia (in particolare Renner e Bauer) e, più in generale, con personalità della socialdemocrazia mitteleuropea che influenzarono la sua formazione intellettuale.

Il 12 dicembre 1926, l'anziano Filippo Turati, pur essendo privato del passaporto, riuscì a fuggire in Corsica insieme a Sandro Pertini, con un motoscafo guidato da Italo Oxilia[5]. A Parigi, i due furono presto raggiunti da Treves e, nel 1929, anche da Saragat.

In Francia, per sbarcare il lunario, Saragat svolse il mestiere di rappresentante di vini[6]. Contemporaneamente, strinse con il socialista Pietro Nenni un'alleanza politica che porterà, il 19 luglio 1930, al rientro del PSULI di Filippo Turati, nel Partito Socialista Italiano (Parigi, XXI Congresso del PSI). Nacque allora il controverso rapporto tra i due leader "storici" del socialismo italiano, a volte denominati "i cari nemici" o "gli amici-rivali".

Saragat e la Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Saragat rientrò in patria all'indomani del 25 luglio 1943 e, il 25 agosto, a Roma, prese parte alla prima direzione che sancì la ricostituzione del Partito Socialista Italiano in Italia (con il nome di PSIUP); fu eletto alla nuova direzione del partito e nominato direttore dell'Avanti!.

Con l'occupazione tedesca di Roma, Saragat entrò nella Resistenza. Il 28 settembre, con Nenni e Pertini, rinnovò il patto di unità d'azione tra PSI e PCI. Il 18 ottobre, sempre insieme a Pertini, fu arrestato dalle autorità tedesche e venne rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, prima nel VI braccio (politici), poi nel III (condannati a morte)[7].

Riuscì ad evadere il 24 gennaio 1944 grazie a un gruppo di partigiani che falsificarono un ordine di scarcerazione[8]. Riprese a lavorare clandestinamente alla direzione dell'"Avanti!", nascondendosi in casa di Giovanni Salvatori, che poi sarà trucidato alle Fosse Ardeatine[9]. Fu ministro senza portafoglio nel 1944 durante il governo Bonomi II. Successivamente si trasferì a Milano, dove lavorò per il partito socialista.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945-1946 Saragat fu, per breve tempo, ambasciatore d'Italia a Parigi. Il 2 giugno 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente, di cui fu presidente sino al 1947, anno in cui Alcide De Gasperi ruppe l'accordo con socialisti e comunisti. Contrario al proseguimento dell'alleanza tra i socialisti ed il Partito Comunista Italiano, nel gennaio del 1947 diede vita alla cosiddetta "scissione di palazzo Barberini", dalla quale ebbe origine il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Saragat fu più volte vicepresidente del Consiglio nei governi De Gasperi.

Nelle elezioni politiche del 1948 si scagliò contro il Fronte Democratico Popolare, l'alleanza social-comunista in cui militava anche il "caro nemico" Nenni: durante la campagna elettorale e nei mesi successivi alle elezioni il Fronte gli rimproverò l'alleanza con la Democrazia Cristiana, usando contro Saragat alcune espressioni politicamente denigratorie quali "social-fascista", "social-traditore"[10], "rinnegato". In quelle consultazioni il suo cartello politico, denominato per l'occasione Unità Socialista, ottenne poco più del 7% dei voti alla Camera dei deputati e circa il 4,1% al Senato della Repubblica, ottenendo 43 seggi in totale nel Parlamento italiano.

La fedeltà del PSLI alla linea politica di Saragat, tuttavia, non fu mai totale. Ciò si vide alla vigilia del voto per l'adesione dell'Italia al Patto Atlantico (1949), di cui Saragat era un convinto assertore. All'interno del partito, infatti, era diffusa la convinzione che ciò avrebbe compromesso le prospettive di una riunificazione con il PSI di Nenni. Saragat fu messo in minoranza dalla direzione del partito, sia pur per un solo voto e, successivamente, al gruppo parlamentare, ottenne 14 voti favorevoli alla NATO ma con undici astenuti e un voto contrario[11].

Nel 1951, il PSLI divenne Partito Socialista Democratico Italiano in seguito alla fusione con il Partito Socialista Unitario di Giuseppe Romita ma, al suo interno, si aprì un aspro dibattito sulla riforma in senso maggioritario del sistema elettorale italiano, voluta dal governo De Gasperi, ove Saragat era vicepresidente. Il 12 dicembre 1952, nel corso della discussione parlamentare per l'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria (che poi sarà detta Legge truffa), Piero Calamandrei, in contrasto con le direttive di Saragat, annunciò il voto contrario suo e di altri sette colleghi[12]. Calamandrei e gli altri sette deputati furono sospesi dal gruppo parlamentare e poi uscirono dal partito per fondare Unità Popolare[13].

Il dissidio ideologico tra Nenni e Saragat ebbe fine all'indomani della pubblicazione del Rapporto segreto di Chruščёv, quando, nell'agosto del 1956, i due leaders si incontrarono nella località francese di Pralognan, nelle montagne della regione Savoia, per formulare una comune strategia, tra i loro partiti, che preludeva alla riunificazione e alla formula politica del centro-sinistra[14].

Le elezioni politiche del 1958 premiarono tale linea e, dalle urne, uscì il secondo Governo Fanfani, composto dalla DC e dal PSDI, con l'appoggio esterno dei repubblicani che, peraltro, pur denominato di "centrosinistra", vedeva il PSI ancora all'opposizione. Per l'avvento del primo governo "organico" di centrosinistra, invece, si dovette attendere il 4 dicembre 1963 (Governo Moro I), con Saragat Ministro degli esteri.

Lo statista piemontese fu confermato al Ministero degli Esteri nel successivo Governo Moro II, che entrò in carica il 22 luglio 1964, all'indomani del presunto tentativo di golpe del generale De Lorenzo (Piano Solo). Dopo soli pochi giorni (7 agosto), Saragat e il presidente del Consiglio Aldo Moro ebbero un colloquio con il Presidente della Repubblica Antonio Segni - di cui tuttora si sospetta il coinvolgimento nel "Piano Solo" - al termine del quale il Capo dello Stato fu colpito da trombosi cerebrale. Nessuno dei presenti ha mai fatto dichiarazioni ufficiali sul contenuto del colloquio.[15] Si è sempre ritenuto che Segni si sia sentito male durante una lite con i due membri del governo che gli chiedevano interventi risoluti contro il generale. Tuttavia, secondo la testimonianza del suo segretario particolare Costantino Belluscio, Saragat avrebbe confidato al medesimo che i tre stavano discutendo di un avvicendamento di diplomatici, ma senza accalorarsi particolarmente[16].

Al malore di Segni seguì l'accertamento della condizione d'impedimento temporaneo del Presidente della Repubblica, e il Presidente del Senato Cesare Merzagora assunse le funzioni di Presidente supplente, sino alle dimissioni volontarie di Antonio Segni (dicembre 1964).

Presidente della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1964.

Alle elezioni del Presidente della Repubblica del 1962, Saragat era stato, sino all'ultimo, l'avversario più temibile per Antonio Segni. Presentato come candidato di bandiera del PSDI, era riuscito a far confluire sul suo nome anche i voti del PSI (a partire dal 2º scrutinio) e poi anche quelli del PCI (dal 3° in poi). Era stato sconfitto solo grazie all'appoggio determinante, in favore di Segni, dei voti della destra monarchica e neofascista.

Al primo turno delle successive elezioni del 1964, Saragat fu presentato come candidato comune dei due partiti socialisti, mentre la DC e il PCI avevano puntato, rispettivamente, su Giovanni Leone e Umberto Terracini. Emerse quasi subito, tuttavia, una candidatura alternativa in casa democristiana, quella di Amintore Fanfani, che diventava progressivamente sempre più consistente. Dopo sette turni infruttuosi, i due partiti socialisti, vista la temporanea impossibilità di una candidatura comune della maggioranza di centro-sinistra, decisero di astenersi. Al 10º scrutinio i socialisti del PSI cominciarono a votare per Pietro Nenni che, a partire dal 13°, divenne il candidato comune anche di PSDI e PCI; nel frattempo, Fanfani si ritirava dalla contesa. Dopo 15 scrutini, si ritirò anche Giovanni Leone e, al 18°, ci fu l'accordo tra democristiani e socialdemocratici per votare Saragat, mentre PCI e PSI continuavano a sostenere Nenni. Infine, dopo tre votazioni nelle quali i leaders dei due partiti socialisti si erano affrontati in uno scontro quasi "fratricida", Nenni chiese ai parlamentari che lo supportavano di far confluire i propri voti a quelli dell'eterno "amico-rivale". Giuseppe Saragat fu così eletto Presidente della Repubblica Italiana, il 28 dicembre 1964, al ventunesimo scrutinio, con 646 voti su 963 componenti l'assemblea (67,1%), in quella che, sino ad allora, era stata l'elezione più contrastata alla massima carica dello Stato.

Durante il mandato, Saragat, apertamente atlantista, ebbe a scontrarsi con la politica pro-araba di Amintore Fanfani, che gli era succeduto al Ministero degli Esteri. Fanfani, consapevole dell'esigenza di evitare che i paesi arabi cercassero protezione a Mosca, stava dando l'impressione di lavorare per l'uscita dell'Italia dall' Alleanza atlantica, soprattutto allo scoppio della "Guerra dei sei giorni" (1967), nella quale gli Stati Uniti avevano assunto una posizione filo-israeliana e contraria al nazionalismo arabo. Ne risultò, in politica estera, una specie di diarchia che finì per essere neutralizzata solo dalla prudenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro[17]. Per tranquillizzare gli americani, nel settembre del 1967, fu organizzato un viaggio ufficiale del Presidente della Repubblica a Washington, nel quale Fanfani, che accompagnò Saragat, seppe rimanere dietro le quinte[18].

Nel frattempo, la politica di centro-sinistra e la Presidenza della Repubblica Saragat, favorirono la realizzazione di un annoso obiettivo: la riunificazione socialista. Il 30 ottobre 1966 il PSI e il PSDI si riunificarono nel "PSI-PSDI Unificati" (soggetto noto con la denominazione Partito Socialista Unificato). La fusione fu proclamata davanti a 20-30mila persone dalla Costituente socialista riunita al Palazzo dello Sport dell'EUR di Roma. Tale riunificazione, tuttavia, durò solo tre anni. Le elezioni politiche del 1968, infatti, risultarono una sconfitta per il Partito Socialista Unificato che, complessivamente, perse 29 seggi alla Camera[19]. Le correnti massimaliste del partito tornarono a reclamare una strategia volta a riassorbire i consensi perduti a sinistra, determinando una sempre maggior inquietudine tra gli ex-socialdemocratici. Nel luglio 1969, Nenni tentò in extremis di salvare l'unificazione, presentando una mozione "autonomista", appoggiata anche dalla componente "saragattiana" ma che fu sconfitta dalla linea massimalista di De Martino. Immediatamente si consumò una seconda scissione socialdemocratica, questa volta irreversibile.

Saragat fu assolutamente rispettoso della volontà del Parlamento: nel suo settennato, non rinviò mai un provvedimento alle Camere per riesame e conferì sempre l'incarico di formare il governo agli esponenti indicati dalla maggioranza parlamentare. Sembra infatti che, per tale motivo, il tentativo di golpe orchestrato da Junio Valerio Borghese, per la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, prevedesse la cattura e il suo rapimento, da effettuarsi a cura del maestro venerabile della Loggia P2, Licio Gelli[20]. Fu anche "candidato di bandiera" del partito socialdemocratico nei primi 15 scrutini delle successive elezioni presidenziali del 1971, che portarono al Quirinale Giovanni Leone. Terminato il suo mandato, divenne di diritto senatore a vita ed ebbe anche l'occasione di ritornare alla guida del suo partito, di cui resse la carica di segretario, tra il marzo e l'ottobre del 1976.

Socialista liberale, Saragat è considerato il padre della dottrina socialdemocratica italiana. Tuttavia, in luogo dell'aggettivo "socialdemocratico", egli preferiva usare, per descrivere se stesso, la definizione di socialista democratico. Riformista, egli accettò l'adesione dell'Italia all'alleanza occidentale (fu favorevole al Piano Marshall e all'ingresso dell'Italia nella NATO); Saragat era convinto che la socialdemocrazia potesse essere politicamente un valore aggiunto e che avrebbe potuto avere una posizione elettoralmente egemonica, come del resto avveniva nei paesi del nord-Europa.

Muore nel 1988 e le sue spoglie soggiornano presso il Cimitero del Verano, a Roma.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Saragat era un buongustaio; amava la buona tavola e, soprattutto, i vini piemontesi, tanto da essere stato soprannominato "Barbera" da Indro Montanelli. Da buon conoscitore, però, riteneva che: "Il barolo è il vino dei re, ma il barbaresco è il re dei vini"[21].
  • L'esponente socialista democratico fu anche destinatario dell'unico voto espresso dall'ultima regina d'Italia, Maria José del Belgio, il 2 giugno 1946, per la Costituente, come da ella stesso dichiarato in un intervista alla figlia Maria Gabriella[22][23].
  • Essendo rimasto vedovo, Saragat affidò la cura del Quirinale, durante il suo settennato, alla figlia Ernestina, moglie del medico odontoiatra Santacatterina, che volle al suo fianco anche nelle uscite ufficiali[24].
  • Nel 1966 il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, donò al Comune di Roma gran parte della spiaggia appartenente alla Tenuta presidenziale di Castelporziano, con il solo vincolo della destinazione a verde pubblico, ed essa divenne la spiaggia libera più grande d'Europa, per una lunghezza di circa 2 km[25].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua qualità di Presidente della Repubblica italiana è stato, dal 29 dicembre 1964 al 29 dicembre 1971:

Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
Capo dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine militare d'Italia
Capo dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito del lavoro
Capo dell'Ordine della stella della solidarietà italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine della stella della solidarietà italiana
Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto (dal 18 marzo 1968) - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto (dal 18 marzo 1968)

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 16 maggio 1966
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 1º giugno 1966[26]
Cavaliere di Gran Croce onorario dell'Ordine del Bagno - civile (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce onorario dell'Ordine del Bagno - civile (Regno Unito)
— 22 aprile 1969

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citazione di Renato Schifani al Senato, in ricordo di Giuseppe Saragat, 11 giugno 2008
  2. ^ Denominato Partito Socialista dei Lavoratori Italiani dal 1947 al 1952.
  3. ^ Il cognome venne poi "italianizzato"
  4. ^ Giuseppe Saragat e la socialdemocrazia italiana
  5. ^ La fuga di Turati
  6. ^ Santi Fedele, La massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità, Franco Angeli, Milano, 2005, p. 128
  7. ^ Tito Lucrezio Rizz, Parla il Capo dello Stato, Cangemi, Roma, 2012, p. 105
  8. ^ Pertini e Saragat evadono da Regina Coeli
  9. ^ Giuliano Vassalli e la grande evasione di Pertini e Saragat
  10. ^ Il social-traditore Saragat chiede il licenziamento di trecentomila operai (PDF), in l'Unità, 14 luglio 1948.
  11. ^ Livio Zeno, Ritratto di Carlo Sforza, Le Monnier, Firenze, 1975, p. 293
  12. ^ Camera dei deputati, Atti Parlamentari, Seduta del 12 dicembre 1952, pagg. 43646-43656
  13. ^ Lamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Carecas, Roma, 1978, pagg. 21-22
  14. ^ Pietro Nenni, in: Dizionario di Storia - Treccani
  15. ^ Indro Montanelli, Storia d'Italia. Vol. 10, RCS Quotidiani, Milano, 2004, pagg. 379-380
  16. ^ Costantino Belluscio, Al Quirinale con Saragat, Marsilio, 2004
  17. ^ Sergio Romano, Guida alla politica estera italiana, Rizzoli, Milano, 2002, p. 144-147
  18. ^ Sergio Romano, cit., p. 148
  19. ^ cfr.; Almanacco di Storia illustrata 1968, pag. 65
  20. ^ Colpo di Stato e P2. Gelli sotto inchiesta
  21. ^ Maurizio Campiverdi e Francesco Ricciardi, I menu del Quirinale, Accademia Italiana della Cucina, Milano, 2011
  22. ^ Silvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8
  23. ^ E Maria José di Savoia votò il socialista Saragat - Corriere della Sera, 13 maggio 2005
  24. ^ Indro Montanelli, cit., p. 413
  25. ^ Castelporziano: ai "cancelli" i bagnini del Comune di Roma
  26. ^ Stemma nella chiesa di Riddarholmen a Stoccolma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • U. Indrio, La presidenza Saragat: cronaca politica di un settennio 1965-1971, Milano, Mondadori, 1971.
  • V. Statera, Saragat: il coraggio delle idee, Roma, Ital, 1984.
  • N. Dell'Erba, Democrazia e socialismo in Giuseppe Saragat, in "Tempo Presente", Roma, dicembre 1985, n. 60, pp. 39–45.
  • V. Cirillo, Giuseppe Saragat tra resistenza e centrosinistra, in R. Bonuglia (a cura di), "Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971)", Roma, Nuova Cultura, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Antonio Segni 29 dicembre 1964 - 29 dicembre 1971 Giovanni Leone
Predecessore Ministro degli affari esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Attilio Piccioni 1963 - 1964 Aldo Moro
Predecessore Presidente dell'Assemblea Costituente Successore Emblem of Italy.svg
Carlo Sforza 25 giugno 1946 - 6 febbraio 1947 Umberto Terracini
Predecessore Ambasciatore italiano in Francia Flag of France.svg Successore Emblem of Italy.svg
Raffaele Guariglia 1945 - 1946 Pietro Quaroni
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