Pietro Anastasi

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Pietro Anastasi
Pietro Anastasi - Juventus FC 1971-72.jpg
Anastasi alla Juventus nella stagione 1971-1972
Nazionalità Italia Italia
Altezza 172[1] cm
Peso 66[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Centravanti
Ritirato 1982
Carriera
Giovanili
1958-1961 non conosciuta San Filippo Neri
1961-1964 non conosciuta Trinacria
Squadre di club1
1964-1966 Massiminiana 38 (19)
1966-1968 Varese 66 (17)
1968-1976 Juventus 205 (78)
1976-1978 Inter 46 (7)
1978-1981 Ascoli 58 (9)
1981-1982 Lugano 14 (10)
Nazionale
1967 Italia Italia U-21 6 (2)
1968 Italia Italia B 4 (2)
1968-1975 Italia Italia 25 (8)
Palmarès
Gold medal mediterranean.svg Giochi del Mediterraneo
Oro Tunisi 1967
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Oro Italia 1968
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

« Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un'intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il Meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord. »

(Alessandro Baricco, 2008[2])

Pietro Anastasi (Catania, 7 aprile 1948) è un ex calciatore italiano, di ruolo centravanti.

Dopo gli esordi nella Massiminiana e la ribalta nel Varese, legò la sua attività calcistica soprattutto alla Juventus, squadra nella quale militò per otto stagioni a cavallo degli anni 1960 e 1970 diventandone uno degli uomini-simbolo, nonché tra i più amati dai tifosi,[3][4][5] fino a esserne nominato capitano[6] dal 1974 al 1976; con i bianconeri vinse tre campionati di Serie A, nel 1971-1972, 1972-1973 e 1974-1975, disputando inoltre le finali di Coppa delle Fiere, nel 1971, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale, queste ultime entrambe nel 1973.

Considerato uno dei migliori attaccanti italiani della sua generazione,[3] giocò con la squadra torinese un totale di 258 partite in Serie A realizzando 78 reti, laureandosi capocannoniere della Coppa delle Fiere 1970-1971 e della Coppa Italia 1974-1975, prima di una precoce parabola discendente[4] che lo portò a chiudere la carriera con le maglie di Inter, Ascoli e Lugano. Ha disputato complessivamente 338 gare nella massima serie italiana segnando 105 gol; è stato inoltre il secondo marcatore della categoria, nel 1968-1969, e il terzo in altre due occasioni, nel 1969-1970 e 1973-1974.

Campione europeo con la nazionale italiana nel 1968, in azzurro ha giocato 25 partite siglando 8 reti.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Ogni tanto, durante le partite, qualcuno mi insultava a colpi di "terrone". Lo facevano più che altro per farmi innervosire. Io lo sapevo e tranquillamente gli rispondevo dicendogli: "Sarò pure terrone, ma guadagno più di te che sei un polentone". »

(Pietro Anastasi, 2011[7])

Nacque nella zona industriale di Catania nei primi anni del secondo dopoguerra, da una modesta famiglia operaia, «con me, eravamo in nove e vivevamo in una piccola casa» racconterà in seguito.[7] Sin dalla giovane età si appassionò al calcio, tanto da marinare varie volte la scuola per andare a giocare a pallone in strada.[8] Durante la militanza nel Varese conobbe la sua futura moglie, Anna, che in seguito gli darà due figli;[9][10] dopo il ritiro dall'attività agonistica, si stabilì definitivamente nella città varesina.[7]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

« Ha più estro che tecnica, più possesso fisico dell'azione che senso tattico; caccia il goal come uno stallone la femmina. »

(Vladimiro Caminiti[8])
Anastasi in allenamento nel febbraio 1971

Cresciuto con John Charles come idolo[11] — «nel portafoglio conservo ancora la foto fatta al Cibali», ricorderà quasi settantenne[10] —, al contrario dell'ariete gallese Anastasi fu un attaccante dotato di scatto e velocità,[3][8][12] «mobilissimo e imprevedibile»,[13] caratteristiche che gli permettevano, tra le altre cose, di sopperire ad alcune lacune tecniche[14] — «spesso capitava che anticipassi il pallone. Però rimaneva li, tra i miei piedi. Ed io, a quel punto, potevo fare la giocata desiderata» —,[10] nonché di aiutare i compagni — «penso di essere stato un giocatore altruista, giocavo soprattutto per la squadra, [...] mai [...] per me stesso»[15] — ripiegando all'indietro[16] o recuperando palle perse.[8] Dal fisico «corto e robusto», aveva inoltre dalla sua un buon palleggio, seppur molto singolare,[13] una grande prontezza di riflessi[14] e, anche per via di un innato opportunismo,[3] rapidità nel concludere a rete.[13]

Definito da Vladimiro Caminiti come un misto tra due centrattacco del passato quali Guglielmo Gabetto e Benito Lorenzi,[8] agli esordi fu accostato da Cesare Lanza a un suo contemporaneo, Luigi Meroni, soprattutto nel tocco di palla «di destro e di sinistro, magari con minore fantasia del Beatle comasco, ma, spesso, con superiore altruismo»;[16] un atteggiamento, questo ultimo, sottolineato anche da Candido Cannavò, che riassunse il suo giudizio su Anastasi in «un grande giocatore, per abilità, per destrezza, per generosità».[14] A Darwin Pastorin, negli anni 1970 giovane tifoso juventino, rimandava infine «nel dribbling, nella rovesciata, nella rete d'istinto» ai calciatori carioca ammirati durante la sua infanzia in terra brasiliana.[17]

Anastasi batte il portiere slavo Marić con un'apprezzabile parabola di sinistro, nell'amichevole tra Italia e Jugoslavia del 20 settembre 1972.

Viene erroneamente ricordato come una prima punta, quando in realtà era per sua stessa ammissione «un uomo d'area che sapeva anche manovrare»,[8] a suo agio pure spalle alla porta.[3] Definitosi, decenni dopo il ritiro, una sorta di falso nueve ante litteram, il siciliano era a ben vedere un attaccante che soleva spaziare per il campo — cosa che gli accadeva ancor più in nazionale, dove spesso si ritrovava a stazionare fisso all'ala, che non nelle squadre di club —, uscendo spesso dall'area di rigore a prendere la sfera e, giostrando quasi da trequartista poi,[10] «inventa[re] palle gol»[16] effettuando cross dal fondo[8] o servendo assist:[10] «giocavo come n. 9, però poi il n. 9 lo facevo poche volte. Giocavo soprattutto sulle fasce laterali, a cercarmi gli spazi e mettere delle palle in mezzo».[18]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Inizi e Varese[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli inizi nella formazione dell'oratorio San Filippo Neri di Catania — dove «per tutti ero Pietro 'u turcu perché d'estate diventavo nero come la pece»[10] —, e poi nella Trinacria, approdò ancora in giovane età alla Massiminiana, in Serie D, dove si mise in luce[4] nel suo secondo campionato, quello del 1965-1966, segnando 18 reti in 31 partite che aiutarono i giallorossi, nati appena sette anni prima, a vincere il proprio girone e ottenere così una storica promozione in Serie C, massima categoria raggiunta dall'oggi scomparso club.

Un giovane Anastasi (in piedi, al centro) nella Massiminiana a metà degli anni 1960

Proprio nel corso di quel torneo riuscì a destare, per una serie di fortuite circostanze,[7] le attenzioni del direttore sportivo del Varese,[9] Alfredo Casati:[13] questi, come ricorderà lo stesso Anastasi, «era al Cibali per assistere a Catania-Varese. Sarebbe dovuto ripartire con la squadra»[10] poche ore dopo ma, una volta giunto all'aeroporto di Fontanarossa,[7] «lasciò il posto in aereo a una donna incinta».[10] Tornato in albergo, nell'attesa del nuovo volo il barista gli suggerì di riempire la giornata seguente andando a vedere[7] «sempre al Cibali, Massiminiana-Paternò»,[10] parlandogli di «un ragazzino che è un vero portento»;[7] pur se l'incontro si concluse a reti bianche, Casati «mi vide e prese nota[10] [...] A fine partita, venne giù negli spogliatoi e l'affare si concluse in poche ore».[7]

L'attaccante lasciò così la Sicilia per approdare dall'altra parte del Paese, in Lombardia, tra le file dei biancorossi all'epoca militanti in Serie B, dove nel successivo biennio giocherà al fianco di nomi quali il capitano Armando Picchi, gente di esperienza come Sogliano, Da Pozzo e Maroso, e coetanei come Cresci.[10] Sotto la guida dell'allenatore Pietro Magni, nella prima stagione in maglia varesina conquistò la promozione nella massima categoria segnando 6 gol in 37 apparizioni. Debuttò poi in Serie A il 24 settembre 1967, non ancora ventenne, contro la Fiorentina, trovando nell'occasione anche la sua prima rete stagionale;[19] da ricordare è inoltre la tripletta siglata nel 5-0 del Varese sulla sua futura squadra, la Juventus, il 4 febbraio 1968,[20] il punto più alto di un campionato rimasto negli annali del calcio biancorosso: «quella vittoria fu memorabile, ma ci rendemmo conto dell'impresa compiuta solo negli spogliatoi, al termine della partita. [...] Tutta l'annata fu irripetibile: imbattuti in casa, settimi alla fine. Tutto un sogno».[21]

Anastasi al Varese nel 1967-1968, stagione della sua affermazione ad alti livelli.

Complessivamente nella sua prima stagione in Serie A — dove, nell'album Calciatori Panini, il nome di battesimo del giocatore sulla figurina era «Piero» anziché Pietro[21] — Anastasi realizzò 11 reti in 29 partite, contribuendo alla positiva settima piazza in graduatoria del Varese — il miglior piazzamento dei lombardi nella storia della massima categoria — ora allenato da Bruno Arcari, un tecnico che il giocatore ricorda per avergli «insegnato tanto, soprattutto a come muovermi in attacco»;[10] a corollario, a livello personale si piazzò pure settimo nella classifica marcatori, emergendo quale maggior rivelazione del campionato.[13]

Juventus[modifica | modifica wikitesto]

1968-1970[modifica | modifica wikitesto]

Le prestazioni offerte a Varese fecero convergere su Anastasi le attenzioni delle grandi squadre italiane. La spuntò la Juventus che nel maggio 1968[22] lo acquistò per la cifra-record[4] di circa 650 milioni di lire:[7][23] una somma considerevole per l'epoca, che ne fece addirittura il calciatore più pagato al mondo di quel decennio.[24][25]

Inizialmente il giovane sembrava destinato all'Inter,[4] anche per via dell'amicizia tra Casati e il dirigente nerazzurro Italo Allodi; tuttavia, a trasferimento praticamente concluso, intervenne Gianni Agnelli — «mi voleva da mesi, da quando mi aveva visto segnare una tripletta proprio contro la Juve»[7] — il quale, anche approfittando del momentaneo "vuoto" ai vertici della società meneghina causa l'avvicendamento tra Angelo Moratti e Ivanoe Fraizzoli,[26] con una trattativa-lampo andò ad accordarsi direttamente con il presidente varesino Giovanni Borghi[22] mettendo sul piatto, in aggiunta ai soldi del cartellino, pure una «fornitura di compressori di frigoriferi per la Ignis, l'azienda di Borghi», da parte della FIAT.[10]

I bianconeri Salvadore, Leonardi, Haller e Anastasi escono dal campo al termine della vittoriosa trasferta del 28 dicembre 1969 contro la Roma.

Questo, nonostante il giocatore avesse già avuto modo di vestire ufficiosamente la maglia nerazzurra, "prestato" dal club biancorosso a quello meneghino per un'amichevole di fine stagione a San Siro contro la Roma:[27][28] «tornato negli spogliatoi per l'intervallo, un fotografo che conoscevo [...][7] che era venuto per fare le prime foto con la nuova maglia [...][10] mi disse: "Pietro, guarda che sei un giocatore della Juventus"».[7] L'attaccante rimase nell'occasione «frastornato. Un po' mi dispiaceva non andare all'Inter, perché voleva dire allontanarsi da Varese»[10] dove viveva la fidanzata Anna,[29] «ma ero al settimo cielo perché vestivo la maglia della squadra di cui sono sempre stato tifoso [...]. Si avverava un sogno».[10]

Debuttò in bianconero il 29 settembre di quell'anno, realizzando subito una doppietta con la nuova casacca nel 3-3 di Bergamo contro l'Atalanta.[30] Nelle prime due stagioni a Torino fu allenato dapprima da un "sergente di ferro" quale Heriberto Herrera, poi da Luis Carniglia, con cui non ebbe un buon rapporto — «aveva il vizio di parlare male di noi giocatori alle nostre spalle. Non ho un buon ricordo di lui. Ma nemmeno la società, visto che lo licenziò quasi subito» — e infine da Ercole Rabitti,[10] militando in una formazione che pur annoverando elementi quali del Sol, Haller e Salvadore, cui si aggregheranno nel 1969 anche Cuccureddu, Furino e Morini,[31] trovandosi alla fine di un ciclo non riuscì a impegnarsi in traguardi di rilievo,[32][33] cedendo il passo alle milanesi nonché al rampante Cagliari di Riva; questo nonostante un Anastasi il quale, pur essendo il più giovane dello spogliatoio,[32][34] dimostrò di non patire l'impatto con una big chiudendo i suoi primi due campionati a Torino entrambi a quota 15 reti.

1970-1974[modifica | modifica wikitesto]
Al termine della sfida casalinga contro il Napoli del 7 marzo 1971, Anastasi discute con Bettega, con cui formò uno dei più affiatati tandem d'attacco della storia bianconera.

« Il ragazzo del Sud entusiasmò per il suo modo di giocare a tutto istinto, stop approssimativi, scatti, gol incredibili e per quel suo modo d'essere profondamente juventino. Anastasi faceva coppia con il torinese Bettega, il suo esatto opposto, distillato d'eleganza, straordinario nel gioco di testa, rifornito con generosità di cross dal ragazzo di Sicilia. I due fecero la fortuna dei bianconeri, contestualmente alla loro. »

(Claudio Colombo, 2009[35])

La svolta arrivò nell'estate 1970, quando la società bianconera si rinnovò profondamente.[31][36] All'arrivo di Italo Allodi e Giampiero Boniperti a livello dirigenziale,[37] seguì l'inserimento in squadra di una nutrita pattuglia di giovani[38][39] quali Capello, Causio e Spinosi. In una squadra ora affidata a una vecchia conoscenza di Anastasi, quell'Armando Picchi[40][41] nel frattempo divenuto allenatore, l'attaccante andò a far coppia in avanti con un altro volto nuovo, un prospetto delle giovanili all'esordio in prima squadra, Roberto Bettega:[31] agli antipodi sia geograficamente sia tatticamente — catanese e centravanti a tutto campo il primo, torinese e punta d'area di rigore il secondo —, ciò nonostante l'intesa tra i due scattò immediata tant'é che Pietruzzu e Bobby Gol, imbeccati dalle giocate di Causio[31] e Haller,[42] nei sei anni trascorsi assieme a Torino comporranno una delle meglio assortite coppie d'attacco che la storia juventina ricordi.[3][35][43]

Anastasi e il Meridione

A Torino, Anastasi divenne presto uno degli idoli di una curva bianconera[31][44] al tempo gremita da «tanti lavoratori che venivano dal Sud e che si facevano il mazzo in fabbrica», in quanto percepito come «uno di loro», un ragazzo di Sicilia andato a cercar fortuna nel lontano Piemonte: «ricordo che mi fermavano fuori dello stadio e mi dicevano di farmi valere anche per loro. Mi rendeva orgoglioso».[10]

Negli anni conclusivi del boom economico e del consolidamento dell'immigrazione interna in essere a Torino dal secondo dopoguerra,[45] il centravanti divenne un'icona per un'intera generazione di meridionali trapiantati nella città sabauda,[3][4][5] che vedevano in lui «quello che aveva avuto la buona sorte di giocare a pallone[10] [...] Io fui uno dei primi giocatori meridionali ad avere successo nel grande calcio [e] sentivo di essere diventato un modello, anche un motivo di speranza per tanti ragazzi che come me inseguivano i loro sogni partendo per il Nord».[7]

Assieme a conterranei del Mezzogiorno quali Causio, Cuccureddu, Furino e Longobucco, il catanese fu infatti il maggior esponente della cosiddetta «squadra meridionale» pluricampione d'Italia negli anni 1970,[46] quando la Juventus, per una predisposizione a puntare su calciatori di quella zona del Paese — ricevendo, di riflesso, un vasto sostegno dalla locale popolazione (in controtendenza rispetto agli altri club del Settentrione) —, si guadagnò l'appellativo di Sudista.[47]

La stagione 1970-1971, la prima del nuovo corso bonipertiano, seppur chiusasi senza titoli in bacheca — nonché segnata dal lutto per la precoce scomparsa, sul finire di maggio, del trentaseienne Picchi[48] —, vide Anastasi laurearsi capocannoniere della Coppa delle Fiere — unico italiano nell'arco della manifestazione — con 10 reti in 9 match[49] compresa l'ultima nella storia della coppa, all'Elland Road di Leeds, che valse il definitivo 1-1 nella finale di ritorno di quell'edizione tra un'imbattuta Juventus e il Leeds Utd, con gl'inglesi a sollevare il trofeo per la regola dei gol in trasferta.[50] L'annata si chiuse per la punta con 2 reti nel commemorativo Trofeo Picchi, che ne fecero il miglior marcatore del quadrangolare, chiuso dai bianconeri al terzo posto,[51] in coabitazione con Boninsegna, Brugnera e La Rosa.

Pelé Bianco, come Anastasi era stato soprannominato dai tifosi bianconeri,[8] dovrà attendere il 1971-1972 per festeggiare il suo primo scudetto, «quello a cui sono più legato. Anche perché dopo la malattia che colpì Bettega e che lo tenne fuori per metà stagione, io mi sentìi molto più responsabilizzato»,[10] vinto in volata contro il Milan del paròn Rocco e il Torino di Giagnoni, cui l'attaccante contribuì con 11 gol in 30 partite: «quel campionato rappresentò il primo traguardo della mia carriera e dell'esperienza juventina. Arrivai al Nord che ero davvero un ragazzino e presto diventai uomo».[8]

I piemontesi di Čestmír Vycpálek bissarono il tricolore nell'annata seguente, in un campionato rimasto tra i più appassionanti nella storia del girone unico, avendo la meglio solo nei minuti finali dell'ultima giornata delle due rivali, i succitati rossoneri e la neopromossa Lazio di Maestrelli e Chinaglia.[10] Anastasi patì tuttavia sul piano personale la concorrenza del neoacquisto José Altafini, con cui si ritrovò spesso a darsi il cambio nonostante la non più giovane età dell'italo-brasiliano,[52][53] tanto che, pur se rimarrà questa la stagione del suo massimo impiego con 47 presente totali, il catanese mise a referto 6 reti in Serie A e 7 nelle coppe, al di sotto dei suoi fin lì standard juventini. Con i bianconeri raggiunse inoltre nel 1973 due finali, quella di Coppa Italia e, per la prima nella storia del club, quella di Coppa dei Campioni, entrambe perse contro, rispettivamente, il Milan[54] e l'Ajax di Kovács e Cruijff:[55] nonostante la sconfitta di Roma con i rossoneri, nella partita che chiuse l'annata, arrivò ai rigori, ben più cocente fu l'esito della sfida di Belgrado contro i Lancieri, un rovescio dettato anche dall'essere «un po' intimiditi da questa grande squadra» già più volte detentrice del trofeo ma che non si presentava nell'occasione al meglio,[56] ammetterà con qualche rimorso Anastasi anni più tardi, «loro erano abituati, noi purtroppo no».[57]

Anastasi alle prese con lo scozzese McGovern del Derby County l'11 aprile 1973, nel corso della semifinale di andata della Coppa dei Campioni.

Il centravanti tornò su alti livelli realizzativi dodici mesi più tardi, marcando 16 gol in campionato — mettendo a referto il 12 maggio 1974 la sua prima tripletta in casa bianconera, nella vittoria casalinga 3-1 sulla Fiorentina,[58] ripetendosi la giornata successiva sul campo del L.R. Vicenza[59] — e 23 totali che fecero dell'annata 1973-1974 la più prolifica della sua carriera, nonostante si concluse senza successi di squadra; non riuscì ad andare in gol nella Coppa Intercontinentale, cui i torinesi presero parte dopo la defezione dell'Ajax,[60] sconfitti a Roma dagli argentini dell'Independiente.[61]

1974-1976[modifica | modifica wikitesto]

« Improvvisamente l'umiltà scomparve, lo sguardo di Pietruzzo si rabbuiò. Visse momenti tristi, molti lo capirono, altri lo consigliarono male. E venne il giorno del dissenso. Si sfogò [...], vide congiure di palazzo attorno alla sua figura di capitano senza macchia e senza paura. E, frattanto, non riusciva ad offrire alla squadra il rendimento delle stagioni passate. [...] Ci fu la separazione, irrimediabile e logica... »

(Angelo Caroli, 1977[44])

Stante il sopravvenuto ritiro di Salvadore al termine della precedente stagione,[62] nell'estate 1974 Anastasi, ventiseienne, venne nominato capitano della Juventus dal presidente Boniperti e dal nuovo allenatore Carlo Parola, vincendo la concorrenza interna di Furino.[6]

Nel campionato 1974-1975 arrivò per il neocapitano bianconero il terzo scudetto, con la squadra che ebbe la meglio del Napoli totale di Vinício e della Roma di Liedholm, e un buon cammino europeo con il raggiungimento della semifinale di Coppa UEFA, da cui i torinesi vennero estromessi per mano degli olandesi del Twente. Sul piano personale l'attaccante primeggiò, in virtù di 9 gol in 10 incontri, nella classifica marcatori della Coppa Italia,[63] ma soprattutto fu autore di uno storico record durante Juventus-Lazio (4-0) del 27 aprile 1975 quando, alzatosi dalla panchina a venti minuti dal fischio finale, dall'83' all'88' mise a segno tre reti nello spazio di cinque minuti:[35][64] nessun giocatore subentrante aveva mai siglato prima una tripletta nel campionato italiano,[10] un exploit che sarà eguagliato solamente dal milanista Kevin-Prince Boateng trentasei anni più tardi.[65]

Anastasi, ormai divenuto capitano della Juventus, in azione contro l'Ajax il 27 novembre 1974 per l'andata degli ottavi di Coppa UEFA; dietro di lui il compagno di squadra Viola, l'olandese Mühren e l'altro bianconero Damiani.

Ma fu anche la stagione in cui nacquero i primi screzi con Parola,[4][66] con cui mal convisse poiché convinto di essere preso di mira da parte di questi,[9] per via delle sempre più frequenti esclusioni dall'undici titolare: «il primo scontro [...] ci fu nel dicembre 1974 in occasione della partita di Coppa UEFA in Olanda contro l'Ajax. Sono infortunato, lo certifica anche il nostro medico La Neve. Il tecnico mi dà del vigliacco, pensa che mi voglia risparmiare. Ma non è così. Morale della favola: sto fuori in campionato per tutto dicembre».[10] Sul finire del torneo, nelle ore precedenti il succitato Juventus-Lazio, causa una nuova panchina il capitano bianconero fu una prima volta sul punto di lasciare definitivamente la sua squadra, abbandonando tale proposito solo dopo una telefonata di chiarimento con la moglie nel ritiro di Villar Perosa.[67][68]

Una situazione che deflagrò nel torneo successivo, 1975-1976, perso al rush finale dai bianconeri contro i concittadini granata di Radice e del tandem Graziani-Pulici; un epilogo cui Anastasi assistette impotente dall'esterno, ormai confinato fuori rosa per volontà di Parola:[44][69] «tutto inizia nell'intervallo di Lazio-Juventus del 7 marzo 1976. Era una giornata no per me [...] Chiesi di essere sostituito, pensavo che avrebbe fatto bene alla squadra. [...] Quel gesto fu mal interpretato da Parola, che mi mise in panchina per la successiva gara contro il Milan, dandomi gli ultimi venti minuti». La settimana seguente si consumò la rottura definitiva quando, in vista della trasferta di Cesena, al giocatore venne ancora negata una maglia da titolare: «a quel punto chiedo spiegazioni, ero il capitano. [L'allenatore] mi risponde male. Ed io lo mando a quel paese. La partita con il Cesena la vedo dalla tribuna».[10] Qualche giorno dopo, alla vigilia della stracittadina torinese, l'attaccante fece trapelare attraverso i giornali il suo malcontento[70][71] «e dico chiaro e tondo che con Parola non voglio più avere niente a che fare. Finisco fuori rosa».[10]

Anastasi e Capello, i due big che svestirono polemicamente la maglia bianconera dopo il convulso epilogo della stagione 1975-1976.

Alla fine di un torneo in cui mise assieme 1 gol in 16 presenze, e di cui Anastasi ricordò che «esco di squadra con la Juve avanti di cinque punti sul Torino. Alla trentesima giornata i granata vincono lo scudetto. Se abbiamo perso un campionato già vinto, la responsabilità non è certo mia che sono rimasto fuori nelle ultime nove partite», Boniperti provò comunque a ricomporre la frattura tra il giocatore e l'ambiente,[10] tuttavia divenuta ormai insanabile, con «i compagni stessi di squadra [che] lo rifiutarono, come per una brutale crisi di rigetto»:[44] pur tra molti dispiaceri «ormai era troppo tardi. Non c'erano più le condizioni. Meglio chiudere»[10] nonostante «con la società sono sempre rimasto in ottimi rapporti. Alla Juventus è dove mi sono trovato meglio e rimarrò sempre un tifoso juventino».[8]

Anastasi concluse la sua lunga esperienza alla Vecchia Signora dopo otto stagioni, 205 partite e 78 reti in Serie A, e complessivamente 303 presenze e 130 gol tra campionati e coppe;[3] della squadra juventina detiene i record di reti (12) e marcature multiple (2) in Coppa delle Fiere, e tuttora il primato di gol in Coppa Italia (30). Rimasto a distanza di decenni tra i calciatori più popolari tra la tifoseria juventina, e riconosciuto dal club piemontese come uno dei più importanti della sua storia, dal 2011 è tra i cinquanta bianconeri omaggiati nella Walk of Fame allo Juventus Stadium.[3]

Inter[modifica | modifica wikitesto]

« Il furbo Boniperti non si era sbagliato: Anastasi ha ormai finito la benzina. [...] Mazzola si danna l'anima pur di restituire fiducia al compagno che aveva atteso per otto lunghe stagioni: inutile, tutto inutile. Lentamente ma inesorabilmente, Pietruzzu si intristisce. »

(Leo Turrini, 2007[72])

Dopo essere finito ai margini della squadra torinese per questioni disciplinari,[44][69] e additato da una parte degli osservatori, assieme a Capello (anche lui al passo d'addio in bianconero), tra i capri espiatori del fallimentare epilogo della stagione 1975-1976 in casa juventina,[73] nell'estate seguente Giampiero Boniperti si diede da fare per cercare una nuova sistemazione ad Anastasi, il quale da par suo si limitò a chiedere «di essere ceduto a una squadra che non doveva lottare per rimanere in A».[10]

Boninsegna e Anastasi, i due protagonisti, nell'estate 1976, di uno dei più famosi scambi di mercato nella storia del calcio italiano.

Fu a questo punto che nella carriera dell'attaccante rifece capolino l'Inter di Ivanoe Fraizzoli — per il quale Anastasi rappresentava un vecchio pallino fin dal blitz di otto anni addietro da parte dell'Avvocato Agnelli[74] —, a sua volta alle prese con un esubero in avanti, quello di Roberto Boninsegna ormai considerato avulso dal gioco nerazzurro: i due presidenti raggiunsero quindi l'accordo per uno scambio tra le loro punte, con un conguaglio di circa 800 milioni a favore della Juventus data la più giovane età del siciliano.[75] L'operazione di mercato destò non poco scalpore tra addetti ai lavori e tifosi, sia perché interessante due bandiere di nerazzurri e bianconeri, sia per la storica rivalità in essere tra i due club, rimanendo da allora negli annali del calcio italiano.

A proposito di quella trattativa, quarant'anni più tardi, da una parte Boninsegna parlerà della «sensazione che Mazzola c'entrasse qualcosa con quella cessione, perché guarda caso uno a uno erano andati via tutti i grandi tranne lui»,[76] mentre dall'altra Anastasi ricorderà di come sia stata «durissima. Venivo da otto anni di Juventus, andavo in una rivale come l'Inter. Non l'avrei mai voluto. [...] se si dice Anastasi si pensa alla Juventus. E se si dice Boninsegna si pensa all'Inter».[69] Ciò nonostante, almeno inizialmente sembrava essere proprio il catanese ad averci guadagnato nel trasferimento, e di riflesso il club nerazzurro avendo messo sotto contratto un ancora ventottenne Pietruzzu al posto di un trentaduenne Bonimba considerato dai più ormai sul viale del tramonto.[77] Tra le poche voci contrarie ci fu quella di Gianni Brera, il quale sentenziò: «Anastasi è finito e se non fosse stato finito la Juventus non l'avrebbe dato via»;[78] una previsione, quella del decano del giornalismo sportivo italiano, che si rivelerà quantomai esatta.

Anastasi all'Inter, tra Mazzola e il rossonero Rivera, prima della finale di Coppa Italia 1976-1977.

Come in parte suggerito a posteriori da Boninsegna, l'approdo dell'ex bianconero a Milano fu avallato da Sandro Mazzola:[72] con questi divenuto centravanti arretrato in coincidenza con l'ultima sua stagione agonistica, nella formazione di Giuseppe Chiappella Anastasi andò ad agire da ala destra, in coppia con l'altro nuovo arrivato, il giovane Muraro.[79] Ma le premesse estive vennero presto disattese, con l'attaccante che mal si integrò negli schemi nerazzurri finendo così per perdere, dall'oggi al domani, la verve sottorete[44] e non riuscendo mai più, da qui in avanti, a ripetersi sui livelli del passato[80] andando incontro a un rapido declino;[4] una situazione resa ancor più frustrante per Anastasi dal dover assistere, inversamente, a un Boninsegna «improvvisamente ringiovanito» a Torino, a dispetto di prematuri giudizi ancora «integro e competitivo»,[72] che alla Juventus vincerà da protagonista campionati e coppe vestendo la "sua" maglia bianconera n. 9.

Il 10 ottobre la punta trovò la sua prima rete meneghina, sbloccando il risultato nel 2-1 interno al Catanzaro,[81] cui tuttavia ne seguirono solamente altre tre in tutto il campionato 1976-1977, inutili per l'Inter ai fini dell'obiettivo-scudetto. La stagione seguente, anche per via della maggiore efficacia del giovane prospetto Altobelli, «il deludente rendimento di Pietro Anastasi, sempre più lontano dalle prodezze dei tempi juventini, che in nerazzurro gli riescono solo nelle partitelle infrasettimanali»[80] si limitò a 3 centri in 19 presenze in A, precludendo nuovamente alla Beneamata, nel frattempo passata nelle mani di Eugenio Bersellini, ambizioni tricolori. Anastasi rimase a Milano per un biennio nel quale, a dispetto di campionati «così così» raggiunse comunque due finali consecutive di Coppa Italia, sollevando l'unica della sua carriera al termine dell'edizione 1977-1978 cui contribuì con 4 reti in 9 gare — «c'è gente che è stata molti anni più di me in nerazzurro senza vincere nulla», sottolineerà a posteriori circa quel successo[10] —; rimarrà l'unico acuto di un'esperienza interista, globalmente, incolore.

Ascoli e Lugano[modifica | modifica wikitesto]

All'età di trent'anni, nell'estate 1978 Anastasi tornò dopo due lustri in provincia passando all'Ascoli, nell'ambito dell'operazione che portò Pasinato in Lombardia e lo stesso Pietruzzu, con Gasparini, Trevisanello e Ambu, nelle Marche.[82] Con i bianconeri del presidentissimo Costantino Rozzi militò in Serie A per altre tre stagioni, segnando 9 gol, e perdendo il posto da titolare solamente nell'ultima complice anche un serio infortunio che lo tenne lontano dai campi per cinque mesi.[83]

Anastasi all'Ascoli nel 1978-1979, mentre esce dal campo assieme al napoletano Beppe Savoldi.

L'annata migliore si rivelò la seconda, 1979-1980, quando con 25 presenze e 5 centri contribuì al sorprendente quarto posto in campionato — il miglior piazzamento della loro storia — degli ascolani di Giovan Battista Fabbri, il quale schierò il catanese come seconda punta, alternandolo a Pircher, a supporto del giovane Iorio;[84] fu inoltre il torneo in cui Anastasi festeggiò il traguardo della centesima rete in massima serie, realizzata il 30 dicembre 1979 a Torino, proprio alla "sua" Juventus, aprendo le marcature nel successo marchigiano per 3-2:[85] «dopo otto minuti batto Zoff con un colpo di testa e tutto il Comunale mi applaude. Come se non fossi mai andato via».[10]

La sua militanza nella formazione del Picchio coincise con uno dei maggiori periodi di gloria della "provinciale" ascolana, grazie anche a due prestigiosi trionfi arrivati nei primi anni 1980: la vittoria nel Torneo di Capodanno del 1981, durante la sosta di calendario dettata dalla partecipazione azzurra al Mundialito, in cui i bianconeri primeggiarono superando in finale ancora l'ex squadra di Anastasi, la Juventus, era stata preceduta dal successo nella Red Leaf Cup, organizzata in terra canadese nel 1980 e vinta contro quotati rivali quali Botafogo, Nancy e Rangers; si trattò, in questo ultimo caso, del primo storico trionfo internazionale dell'Ascoli.[86]

Disputò infine la sua ultima annata da calciatore in Svizzera, dove dopo un periodo di prova si aggregò da svincolato, nell'ottobre 1981, al Lugano;[87] qui, ormai trentaquattrenne, nel 1981-1982 tornò in doppia cifra con 10 reti in 14 partite della Lega Nazionale B, l'allora seconda serie elvetica, prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1967 e il 1968 Anastasi ebbe le prime esperienze in azzurro, vestendo le maglie di rappresentative nazionali quali l'Under-21 — con cui vinse la medaglia d'oro ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi 1967[88] — e l'Italia B, e mettendo a referto, rispettivamente, 6 presenze e 2 reti con gli azzurrini, e 4 partite e 2 gol con i cadetti.

Riva e Anastasi in nazionale, al termine della vittoriosa ripetizione della finale del campionato d'Europa 1968, decisa dai due con un gol a testa.

L'8 giugno 1968 arrivò l'esordio in nazionale A, allo stadio Olimpico di Roma, scendendo in campo da titolare, a vent'anni da poco compiuti, nella finale del campionato d'Europa 1968 contro la Jugoslavia[89] finita in parità — «eravamo nello spogliatoio, mi chiama Valcareggi e mi fa: "Picciotto, tocca a te!" E non aggiunge altro»[10] —; confermato in squadra nella ripetizione giocata due giorni dopo,[90] stavolta segnò con una mezza rovesciata[4] dal limite dell'area — «De Sisti mi passò il pallone che compì uno strano rimbalzo: tirai senza sapere dove l'avrei indirizzato e ne venne fuori un gran gol»[29] — il definitivo 2-0 che valse agli azzurri il primo titolo continentale:[91] «ci nominarono Cavalieri della Repubblica. Per me, che [...] non ero ancora maggiorenne (all'epoca la maggiore età era ai ventuno anni), fecero un'eccezione».[10] Nel 2014 l'UEFA, in occasione del proprio sessantenario, inserirà quella rete tra le 60 più belle nella storia del calcio europeo.[92]

Stabilmente nel giro azzurro a cavallo degli anni 1960 e 1970, fu inizialmente incluso nella rosa italiana per la spedizione al campionato del mondo 1970 in Messico ma, a causa di un colpo al basso ventre datogli per scherzo da un massaggiatore,[93] fu costretto a operarsi ai testicoli e a saltare la competizione iridata; al suo posto furono chiamati due attaccanti, Boninsegna e Prati, con conseguente esclusione dalla rosa del centrocampista Lodetti.[23] Dopo aver mancato con la nazionale la qualificazione al campionato d'Europa 1972, ha poi fatto parte dei convocati per il campionato del mondo 1974 in Germania Ovest,[23] scendendo in campo da titolare nella tre partite disputate dall'Italia prima dell'eliminazione al primo turno, e siglando una rete nel 3-1 ad Haiti nella sfida d'esordio del 15 giugno.

Nel novembre di quell'anno fece la sua ultima apparizione in azzurro, nella sconfitta 1-3 di Rotterdam contro i Paesi Bassi, in un match valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 1976. Chiuse così la sua esperienza in nazionale, con 25 partite giocate e 8 reti segnate.[4]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

In seguito è divenuto opinionista come ex calciatore di fede juventina sulle trasmissioni sportive di Telelombardia,[94] dopo esserlo stato in passato per Telepiù e per Diretta stadio... ed è subito goal! su Italia 7 Gold.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1964-1965 Italia Massiminiana D 7 1 - - - - - - - - - 7 1
1965-1966 D 31 18 - - - - - - - - - 31 18
Totale Massiminiana 38 19 - - - - - - 38 19
1966-1967 Italia Varese B 37 6 CI  ?  ? - - - - - - 37+ 6+
1967-1968 A 29 11 CI  ?  ? - - - - - - 29+ 11+
Totale Varese 66 17  ?  ? - - - - 66+ 17+
1968-1969 Italia Juventus A 28 15 CI 3 1 CdF 4 0 - - - 35 16
1969-1970 A 29 15 CI 6 1 CdF 3 2 - - - 38 18
1970-1971 A 27 6 CI 3 2 CdF 9 10 TP 2+ 2 39+ 18+
1971-1972 A 30 11 CI 8 4 CU 6 3 - - - 44 18
1972-1973 A 27 6 CI 11 5 CC 9 2 - - - 47 13
1973-1974 A 23 16 CI 7 7 CC 2 0 CInt 1 0 33 23
1974-1975 A 25 9 CI 10 9 CU 9 3 - - - 44 21
1975-1976 A 16 1 CI 3 1 CC 4 2 - - - 23 4
Totale Juventus 205 78 51 30 46 22 3+ 2 305+ 132
1976-1977 Italia Inter A 27 4 CI 8 2 CU 2 0 - - - 37 6
1977-1978 A 19 3 CI 9 4 CU 1 0 - - - 29 7
Totale Inter 46 7 17 6 3 0 - - 66 13
1978-1979 Italia Ascoli A 24 3 CI 4 0 - - - - - - 28 3
1979-1980 A 25 5 CI  ?  ? - - - RLC 1+  ? 25+ 5+
1980-1981 A 9 1 CI  ?  ? - - - TdC 1+  ? 9+ 1+
Totale Ascoli 58 9 4+ 0+ - - 2+  ? 64+ 9+
1981-1982 Svizzera Lugano LNB 14 10 CS  ?  ? - - - - - - 14+ 10+
Totale carriera 427 140 72+ 36+ 49 22 5+ 2 554+ 200+

Cronologia presenze e reti in nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
8-6-1968 Roma Italia Italia 1 – 1 dts Jugoslavia Jugoslavia Euro 1968 - Finale -
10-6-1968 Roma Italia Italia 2 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Euro 1968 - Finale
(ripetizione)
1 1º titolo
23-10-1968 Cardiff Galles Galles 0 – 1 Italia Italia Qual. Mondiali 1970 -
1-1-1969 Città del Messico Messico Messico 2 – 3 Italia Italia Amichevole 1
5-1-1969 Città del Messico Messico Messico 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
24-5-1969 Torino Italia Italia 0 – 0 Bulgaria Bulgaria Amichevole -
4-11-1969 Roma Italia Italia 4 – 1 Galles Galles Qual. Mondiali 1970 - Uscita al 46’ 46’
21-2-1970 Madrid Spagna Spagna 2 – 2 Italia Italia Amichevole 1
10-5-1970 Lisbona Portogallo Portogallo 1 – 2 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 46’ 46’
29-4-1972 Milano Italia Italia 0 – 0 Belgio Belgio Qual. Euro 1972 -
17-6-1972 Bucarest Romania Romania 3 – 3 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 70’ 70’
21-6-1972 Sofia Bulgaria Bulgaria 1 – 1 Italia Italia Amichevole - Uscita al 46’ 46’
20-9-1972 Torino Italia Italia 3 – 1 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole 1 Ingresso al 74’ 74’
13-1-1973 Napoli Italia Italia 0 – 0 Turchia Turchia Qual. Mondiali 1974 - Ingresso al 56’ 56’
25-2-1973 Istanbul Turchia Turchia 0 – 1 Italia Italia Qual. Mondiali 1974 1
31-3-1973 Genova Italia Italia 5 – 0 Lussemburgo Lussemburgo Qual. Mondiali 1974 - Uscita al 44’ 44’
14-6-1973 Torino Italia Italia 2 – 0 Inghilterra Inghilterra Amichevole 1
29-9-1973 Milano Italia Italia 2 – 0 Svezia Svezia Amichevole 1
20-10-1973 Roma Italia Italia 2 – 0 Svizzera Svizzera Qual. Mondiali 1974 -
8-6-1974 Vienna Austria Austria 0 – 0 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 56’ 56’
15-6-1974 Monaco di Baviera Italia Italia 3 – 1 Haiti Haiti Mondiali 1974 - 1º turno 1 Ingresso al 69’ 69’
19-6-1974 Stoccarda Italia Italia 1 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1974 - 1º turno -
23-6-1974 Stoccarda Polonia Polonia 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1974 - 1º turno -
20-11-1974 Rotterdam Paesi Bassi Paesi Bassi 3 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1976 -
Totale Presenze 25 Reti (39º posto) 8

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Marchetti, Morini, Haller e Anastasi festeggiano il 20 maggio 1973, negli spogliatoi dell'Olimpico di Roma, il quindicesimo scudetto della Juventus.

Club[modifica | modifica wikitesto]

Massiminiana: 1965-1966 (girone F)
Juventus: 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975
Inter: 1977-1978

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Tunisi 1967
1968

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1970-1971 (10 gol)
1974-1975 (9 gol)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Panini, 2005, p. 55
  2. ^ Baricco, p. 184
  3. ^ a b c d e f g h i (EN) Journey through the Stars: Pietro Anastasi, juventus.com, 19 luglio 2011. (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2013).
  4. ^ a b c d e f g h i j k Garanzini
  5. ^ a b Moretti, La partita degli operai
  6. ^ a b Franco Costa, Anastasi impara a parlare da capitano, in Stampa Sera, 6 agosto 1974, p. 9.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m Dario Prestigiacomo, Pietro Anastasi: "Io, il ragazzo di Catania che conquistò il Nord", in la Repubblica, 25 settembre 2011.
  8. ^ a b c d e f g h i j Stefano Bedeschi, Gli eroi in bianconero: Pietro ANASTASI, tuttojuve.com, 7 aprile 2013.
  9. ^ a b c Alberto Fasano, Hurrà Juventus, aprile 1981.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af Nicola Calzaretta, Guerin Sportivo, maggio 2015.
  11. ^ Tavella, Aria di rinnovamento
  12. ^ Romano, Saoncella, Film, 07 min 16 s
  13. ^ a b c d e Panini, 2005, Il boom, p. 7
  14. ^ a b c Romano, Saoncella, Film, 06 min 30 s
  15. ^ Romano, Saoncella, Film, 07 min 30 s
  16. ^ a b c Cesare Lanza, Autogol rocambolesco stronca il Catanzaro, in Corriere dello Sport, 3 ottobre 1966, p. 9.
  17. ^ Darwin Pastorin e la Juventus degli anni settanta, isbn-atlante70.tumblr.com, 5 aprile 2011.
  18. ^ Romano, Saoncella, Film, 07 min 37 s
  19. ^ Loris Ciullini, Amarildo frantuma il sogno del varese (PDF), in l'Unità, 25 settembre 1967, p. 7.
  20. ^ Gigi Boccacini, Clamoroso tracollo dei bianconeri (0 a 5) sul campo del Varese, squadra rivelazione, in Stampa Sera, 5 febbraio 1968, p. 9.
  21. ^ a b Varese Juventus 5-0: il miracolo di Masnago, storiedicalcio.altervista.org.
  22. ^ a b Giulio Accatino, Anastasi alla Juventus, in La Stampa, 19 maggio 1968, p. 11.
  23. ^ a b c Lucio Luca, L'azzurro amaro di Anastasi: ko in Messico, fuori in Germania, in la Repubblica, 30 maggio 2002.
  24. ^ (EN) Gareth Bale: The history of the world transfer record, bbc.com, 1º settembre 2013.
  25. ^ (EN) Chris Flanagan, How 13 other world record transfers panned out..., fourfourtwo.com, 4 settembre 2013.
  26. ^ Anche una speculazione politica i 660 milioni di Agnelli per Anastasi (PDF), in l'Unità, 20 maggio 1968, p. 9.
  27. ^ Anastasi nell'Inter, in Stampa Sera, 17 maggio 1968, p. 11.
  28. ^ Oggi a S.Siro: Inter con Anastasi e la Roma con Nielsen (PDF), in l'Unità, 18 maggio 1968, p. 14.
  29. ^ a b Bruno Bernardi, Anastasi, che notte quella notte, in La Stampa, 12 giugno 2004, p. 72.
  30. ^ Vittorio Pozzo, Magnifica prova di Anastasi nella partita con l'Atalanta, in Stampa Sera, 30 settembre 1968, p. 8.
  31. ^ a b c d e Calzaretta, p. 66
  32. ^ a b Romano, Saoncella, Film, 05 min 28 s
  33. ^ Romano, Saoncella, Film, 15 min 25 s
  34. ^ Romano, Saoncella, Film, 06 min 42 s
  35. ^ a b c Lazio-Juve, il match mai banale, tuttosport.com, 16 gennaio 2009. (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2015).
  36. ^ Romano, Saoncella, Film, 11 min 22 s
  37. ^ Romano, Saoncella, Film, 12 min 18 s
  38. ^ Romano, Saoncella, Film, 11 min 30 s
  39. ^ Romano, Saoncella, Film, 13 min 22 s
  40. ^ Romano, Saoncella, Film, 10 min 28 s
  41. ^ Gli ultimi giorni di Armando Picchi, storiedicalcio.altervista.org.
  42. ^ Moretti, Helmut Haller
  43. ^ Romano, Saoncella, Film, 07 min 50 s
  44. ^ a b c d e f Angelo Caroli, Anastasi, odio e amore, in Stampa Sera, 14 gennaio 1977, p. 15.
  45. ^ Giovanni Bechelloni, Torino, città delle «sfide», in Stampa Sera, 28 aprile 1986, p. 2.
  46. ^ Giovanni De Luna, La Juve delle passioni e le anime di Torino, in Stampa Sera, 12 febbraio 1990, p. 17.
  47. ^ Bromberger, p. 48
  48. ^ Picchi è morto a 36 anni, in La Stampa, 28 maggio 1971, p. 18.
  49. ^ (EN) Roberto Mamrud, Davide Rota e Jarek Owsianski, Fairs/UEFA Cup Topscorers, Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation, 11 giugno 2015.
  50. ^ Bruno Bernardi, La Coppa delle Fiere al Leeds, in La Stampa, 4 giugno 1971, p. 16.
  51. ^ Giulio Accatino, La Juventus chiude con una vittoria, in La Stampa, 30 giugno 1971, p. 14.
  52. ^ «Pietruzzu» idolo del Sud, tutto scatto e gol impossibili, in La Stampa, 2 febbraio 2004, p. 34.
  53. ^ Moretti, José Altafini
  54. ^ Bruno Bernardi, Coppe tabù per la Juve, in Stampa Sera, 2 luglio 1973, p. 10.
  55. ^ Fulvio Cinti, Juventus, una serata storta, in Stampa Sera, 31 maggio 1973, p. 8.
  56. ^ Romano, Saoncella, Film, 29 min 25 s
  57. ^ Romano, Saoncella, Film, 30 min 42 s
  58. ^ Bruno Perucca, Anastasi super, Fiorentina K.O., in Stampa Sera, 13 maggio 1974, p. 10.
  59. ^ Anastasi a suon di gol verso Monaco, in Stampa Sera, 20 maggio 1974, p. 10.
  60. ^ (EN) Intercontinental Cup 1973, fifa.com. (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012).
  61. ^ Alla Juventus è sfuggita ancora una coppa, in La Stampa, 29 novembre 1973, p. 18.
  62. ^ Calzaretta, p. 70
  63. ^ (EN) Davide Rota e Roberto Di Maggio, Coppa Italia Top Scorers, Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation, 4 giugno 2015.
  64. ^ Calzaretta, 3 gol in 5 minuti, p. 71
  65. ^ È di Mazzola la tripletta più veloce, 3 gol in 120 secondi, in La Gazzetta dello Sport, 24 ottobre 2011.
  66. ^ Romano, Saoncella, Film, 01 min 12 s
  67. ^ Antonio Tavarozzi, Pietro aveva pensato di ritornarsene a casa, in Stampa Sera, 28 aprile 1975, p. 11.
  68. ^ Moretti, L'assist della moglie al telefono
  69. ^ a b c Mattia Fontana, L'Inter-Juventus di Boninsegna e Anastasi, it.eurosport.yahoo.com, 27 marzo 2013. (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2014).
  70. ^ Bruno Bernardi, Anastasi «rompe» con la Juventus, in La Stampa, 24 marzo 1976, p. 14.
  71. ^ Nello Paci, Anastasi vuota il sacco: «Della Juve sono stufo» (PDF), in l'Unità, 24 marzo 1976, p. 12.
  72. ^ a b c Turrini, La «sindrome di Stoccolma», p. 189
  73. ^ Bruno Bernardi, Capello perplesso sulla Juve, in Stampa Sera, 26 luglio 1976, p. 14.
  74. ^ Turrini, La «sindrome di Stoccolma», p. 184
  75. ^ Turrini, La «sindrome di Stoccolma», p. 185
  76. ^ Alberto Cerruti, Boninsegna festeggia 70 anni: "Solo Inter, ma quanti tradimenti", gazzetta.it, 13 novembre 2013.
  77. ^ Danilo Feola, Juve-Genoa '76: quando l'Inter venne abbindolata dallo scambio Anastasi-Boninsegna, ju29ro.com, 26 ottobre 2013.
  78. ^ Filippo Fabbri, Pietro Anastasi fotografia del turbolento '68: per il ‘Pelè bianco' milioni a palate e compressori, filippofabbri.net, 20 gennaio 2010. (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2012).
  79. ^ Fraizzoli pretende lo scudetto, in Stampa Sera, 2 agosto 1976, p. 14.
  80. ^ a b Panini, 2004, p. 15
  81. ^ Giorgio Gandolfi, Anastasi fa sognare i tifosi dell'Inter, in Stampa Sera, 11 ottobre 1976, p. 14.
  82. ^ Canovi, Costantino il grande, p. 26. Nota bene: nel libro è riportato erroneamente il nome di Adelio Moro anziché quello di Claudio Ambu.
  83. ^ Andrea Ferretti, Tutto facile per il Catanzaro, in Stampa Sera, 13 aprile 1981, p. 13.
  84. ^ G. B. Fabbri: «Tutti i giocatori devono passare bene la palla» (PDF), in l'Unità, 12 settembre 1979, p. 12.
  85. ^ Beppe Bracco, «È venuto a trovarmi Agnelli, mi ha commosso quanto il gol», in Stampa Sera, 31 dicembre 1979, p. 12.
  86. ^ L'Ascoli di Rozzi e i 3 trofei anni '80, storiedicalcio.altervista.org.
  87. ^ (FR) Anastasi à Lugano?, in Nouvelliste, 21 ottobre 1981, p. 16.
  88. ^ I calciatori azzurri a Tunisi vincono i Giochi (per sorteggio), in Stampa Sera, 18 settembre 1967, p. 8.
  89. ^ Giulio Accatino, Il ventenne Anastasi sostituisce Mazzola, in La Stampa, 8 giugno 1968, p. 10.
  90. ^ Giulio Accatino, Giocheranno Mazzola, Rosato e Salvadore. Indisponibili Prati, Castano, Bercellino, in Stampa Sera, 10 giugno 1968, p. 7.
  91. ^ La gioia di Anastasi, Salvadore e Rosato, in La Stampa, 11 giugno 1968, p. 11.
  92. ^ Il vostro gol preferito - 1968 Pietro Anastasi, it.uefa.com.
  93. ^ Nota bene: c'è discordanza riguardo al nome del massaggiatore; nell'intervista di Lucio Luca sulla Repubblica del 30 maggio 2002 viene riportato «Tresoldi», mentre in quella di Nicola Calzaretta sul Guerin Sportivo del maggio 2015 si menziona «Spialtini».
  94. ^ Giuseppe Giannone, Pietro Anastasi: "Juve, Borriello quest'anno è un sovrappiù, mentre Tevez sarebbe servito in caso di Champions. Il mio top player preferito? Benzema", tuttojuve.com, 12 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manuela Romano (a cura di), Roberto Saoncella (con la collaborazione di), La grande storia della Juventus (DVD-Video): 1966-1975 "Da Herrera a Parola", RCS Quotidiani, RAI Trade, LaPresse Group, 2005, a 40 min 36 s.
  • Manuela Romano (a cura di), Roberto Saoncella (con la collaborazione di), La grande storia della Juventus (DVD-Video): 1975-1977 "Finalmente l'Europa", RCS Quotidiani, RAI Trade, LaPresse Group, 2005, a 36 min 20 s.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]