Battaglia del Sangro

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Battaglia del Sangro
parte della Resistenza italiana
Gessopalena 1.jpg
Borgo vecchio di Gessopalena (Ch) oggi
Data5 dicembre 1943 - aprile 1944
LuogoVal di Sangro
EsitoVittoria contro i rimanenti tedeschi in Abruzzo e liberazione delle città del Sangro
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1360 soldati (Brigata Maiella, 1945)circa 1000 soldati
Perdite
circa 100 mortiquasi tutto il battaglione
circa 3000 civili
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La battaglia del Sangro fu un conflitto armato tra partigiani italiani abruzzesi e le ultime resistenze tedesche, svoltasi dal dicembre 1943 all'aprile 1944. Essa è considerata legata alla battaglia di Ortona (25 dicembre 1943), ed è resa famosa per la tenacia dei ribelli che assieme ad Ettore Troilo costituirono il gruppo armato della Brigata Maiella.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Precedenti: la guerra a Ortona[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Ortona.
Soldati in corso Vittorio Emanuele (Ortona)

Ortona fu presa dai tedeschi l'8 settembre 1943, quando Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio, dopo l'armistizio, fuggirono dal porto presso Pescara, e da lì a Brindisi. La città fu assediata dagli Alleati alla fine del dicembre dello stesso anno. Capo dell'esercito britannico era Lionel Wigram che si distinse particolarmente. Però la città di Ortona fu quasi rasa al suolo, e i combattimenti si spostarono lentamente da contrada San Leonardo a Porta Caldari, passando poi per il corso Vittorio Emanuele fino alla Cattedrale (fatta saltare in aria dai nazisti), e fino al castello aragonese. La battaglia fu particolarmente cruenta per l'irreversibilità dei tedeschi, dacché avevano ricevuto ordine da Hitler di non abbandonare un singolo centimetro della città data la sua posizione strategica sulla linea Gustav.

Qualche anno dopo il presidente Winston Churchill, ricordando la guerra, descriverà la città ortonese come una "Piccola Stalingrado d'Italia", per la ferocia dei combattimenti e la tecnica dell'assalto all'improvviso delle due parti dei battaglioni per i vicoli del centro.

Con la liberazione, i martiri canadesi dell'esercito alleato furono seppelliti nel cimitero militare canadese in contrada San Donato.

La Linea Gustav in Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Linea Gustav: in Abruzzo il capo è Ortona, e la linea si congiungeva con Cassino

Abruzzo I: territorio di Ortona[modifica | modifica wikitesto]

I comuni erano: Ortona, Villa Caldari, Villa San Leonardo, Guastameroli, Frisa, Sant'Apollinare Chietino, Poggiofiorito, Arielli, Canosa Sannita, Tollo, Crecchio, Miglianico, Orsogna, Filetto, Giuliano Teatino, Ari.

Abruzzo II: territorio di Casoli[modifica | modifica wikitesto]

Casoli (città libera nel 1943), Paglieta, Castello di Sette, Gessopalena, Torricella Peligna, Montenerodomo, Pizzoferrato, Gamberale, Quadri, Civitaluparella, Fallo, Borrello, Rosello, Roio del Sangro.

Abruzzo III: territorio di Lama dei Peligni[modifica | modifica wikitesto]

Lama dei Peligni, Taranta Peligna, Lettopalena, Palena, Colledimacine, Rocca Pia, Rivisondoli, Roccaraso, Ateleta.

Inizio ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le vicende di Ortona, i tedeschi furono respinti e inseguiti dagli Alleati, benché ancora provvidi di munizioni e carri armati. Il percorso da Ortona a Lanciano fu molto tormentato per l'inverno rigido: furono rasi al suolo i paesi di Miglianico, Tollo, le maggiori frazioni di Ortona, Arielli, Canosa, Poggiofiorito, e i centri vicini Lanciano: Sant'Apollinare, Guastameroli e Frisa.

Due soldati britannici a Lanciano (1943)

Lanciano, città più grande di Ortona, era considerata di importante valore strategico sul tutta la valle del fiume Sangro. Subito dopo l'occupazione nazista, tra il 5 ed il 6 ottobre 1943, alcuni gruppi di giovani lancianesi presero le armi contro gli invasori e li impegnarono in due giorni di combattimenti (la rivolta degli martiri ottobrini). Alla fine dell'insurrezione ebbero perso la vita 11 ragazzi. Altri dodici civili sarebbero stati uccisi nelle rappresaglie dai nazisti. Questo episodio segnò l'inizio della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla Resistenza, motivo per il quale Lanciano è stata insignita della medaglia d'oro al valore militare dal presidente Einaudi nel 1952, è quindi tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione.[1]

La città non subì la stessa tecnica di "terra bruciata", ma fu semplicemente occupata, in quanto appunto posizione strategica. Fu bombardata dagli alleati il 23 e 24 novembre, per poi subire il cannoneggiamento tedesco nel dicembre dello stesso anno, senza però subire danni gravi: perse solo la chiesa di San Giovanni, parte della chiesa di Sant'Antonio (poi ricostruita in forma più ampliata) e un edificio davanti la chiesa di San Nicola di Bari. I tedeschi riuscivano ad ottenere i viveri e le vettovaglie per continuare la battaglia dal tratturo vecchio di Mozzagrogna, da cui si scendeva facilmente per la val di Sangro.

L'esercito nazista successivamente si spostò a Castelfrentano, altro paese strategico sulla valle, perché posto in posizione dominante su un colle di 400 metri sul livello del mare, secondo di altitudine solo a Casoli. Anche Castelfrentano subì lo stesso attacco di Lanciano, e i danni furono provocati maggiormente dagli alleati, specialmente sul colle dell'acquedotto e sull'attuale viale Sallustio. Fu distrutto il convento francescano, poi ricostruito. Da dicembre iniziò lo spostamento a discesa sulla valle. Contrada Sant'Onofrio, una delle più grandi di Lanciano, perse il convento.

Dalla Valle del Trigno alla Val di Sangro[modifica | modifica wikitesto]

Il generale britannico Bernard Law Montgomery proveniva, verso novembre 1943, dalla valle del fiume Trigno, situata nel territorio vastese, avendo liberato Vasto, Casalbordino e i paesi di Gissi, Fraine, Furci e Roccaspinalveti.

Casoli: il castello ducale, dove Ettore Troilo si riunì con i generali britannici per le prime operazioni di guerra

La cesura dei due eserciti, nel passaggio dal Trigno al Sangro, avvenne a Torino di Sangro, piccolo borgo marinaro al confine con Fossacesia e Paglieta, nella val di Sangro. Il campo di battaglia fu il vasto appezzamento di terra delle contrade di Paglieta, in modo che i due centri non fossero rasi al suolo. Fossacesia però non fu risparmiata e venne bombardata la chiesa di San Donato, in cui rimase in piedi il campanile e parte del corpo centrale e absidale del tempio. Rischiò grosso l'abbazia di San Giovanni in Venere, senza però essere sfiorata. Nelle vicinanze fu danneggiato il castello di San Vito Chietino, che da tempo era stato modificato come residenza civile. Ne rimase solo un torrione (sud-ovest) che fu inglobato nelle abitazioni.

La battaglia del Sangro[modifica | modifica wikitesto]

Casoli città libera (5 dicembre 1943)[modifica | modifica wikitesto]

Casoli, per la sua importanza strategica, fu dichiarata città libera, e i tedeschi furono costretti nel dicembre a sgomberare il paese, non senza però un leggero bombardamento alleato, che distrusse qualche casa del borgo antico. In contrada Fiorentini fu distrutta un'importante storica masseria costruita nel XV secolo. Nel vicino paese di Altino fu distrutto metà del castello baronale.

I borghi vicini di Roccascalegna e Archi furono risparmiati, così come Atessa, che non subì bombardamento.

Gessopalena nuova, e in fondo a sinistra il centro vecchio

Distruzione di Gessopalena (30 dicembre 1943)[modifica | modifica wikitesto]

Gessopalena era un centro di grande importanza strategica sulla valle del medio Sangro, perché posta sulla cima di uno sperone roccioso di gesso (da cui il nome per la cave di gesso), e da lì si poteva controllare la vallata di Roccascalegna, e le gole del Sangro delle contrade di Lama dei Peligni. La città fu raggiunta nel tardo dicembre '43 dai nazisti, che operarono la tecnica spietata della "terra bruciata". Gessopalena in quel tempo era separata in due centri: Gessopalena e borgo Sant'Agata, posto da una parte sullo sperone roccioso e in fondo alla valle. I tedeschi preferirono colpire Sant'Agata, centro più popoloso, e razziarono beni e cibo, rinchiudendo con la forza gli abitanti (donne, vecchi e bambini, perché gli uomini erano fuggiti nella vicina Torricella) nelle proprie case. Tutto il borgo fu incendiato, ma le case di pietra di gesso erano troppo spesse per crollare, e così ogni abitazione fu minata dalle fondamenta e fatta esplodere nella notte del 31 dicembre.

Molti edifici importanti vennero persi, tra cui i forni medievali (rimasti in parte), la chiesa di Sant'Antonio (oggi senza campanile), la chiesa di Sant'Egidio (ora rimane solo il portale), e la piazza (oggi c'è il monumento ai caduti con una lapide). In un'intervista le bambine sopravvissute all'eccidio ricordano quella notte, raccontando che i tedeschi, dopo l'esplosione, ispezionarono con delle torce ogni corpo, per vedere se qualcuno era ancora vivo.

Terra bruciata: Taranta Peligna e Lettopalena (novembre 1943)[modifica | modifica wikitesto]

Ettore Troilo

Taranta Peligna e Lettopalena subirono la stessa sorte di Gessopalena. Lettopalena fu distrutta qualche mese prima: l'11 ottobre 1943 giunsero i tedeschi, ordinando di sfollare il paese, e nella notte tra 19 e 20 novembre fu completata la distruzione. Lettopalena era collegata dal Monteplanizio alla strada rasente la Majella da un poderoso ponte medievale. I tedeschi innanzitutto fecero esplodere tutte le case del centro fortificato, incluse le due porte urbiche, una parte della chiesa di San Nicola, e l'abbazia benedettina di Santa Maria del Popolo. Infine anche il ponte fu fatto saltare in aria. Gli sfollati (ancora donne e bambini), furono rastrellati dai tedeschi e portati in mezzo alla neve a Rocca Pia, provincia dell'Aquila, a 30 km di distanza.

Taranta Peligna vide la propria distruzione agli inizi di novembre 1943: il 26 ottobre i nazisti avevano beffardamente affisso dei manifesti in piazza, annunciando lo smantellamento del paese. Il vecchio borgo fu quasi distrutto, meno la parte arrampicata sullo sperone roccioso dove sorge la parrocchiale di San Nicola di Bari. La chiesa di San Biagio subì un martirio più straziante, perché troppo poderosa per essere abbattuta completamente. Così venne fatta esplodere una bomba all'interno che fece saltare in aria la copertura del soffitto e parte di un lato. Alla fine si rese necessario, con la ricostruzione, abbattere metà del campanile pericolante, e tutto il corpo dell'edificio, meno metà delle facciata, conservando il portale cinquecentesco.

Torricella Peligna: nascita della Brigata Maiella[modifica | modifica wikitesto]

Simbolo della Brigata Maiella

L'esercito italiano non usciva bene dalle battaglie sin qui combattute. Gli Alleati li consideravano non idonei all'impiego sul fronte, anche perché fino a qualche mese prima si trovavano dall'altro lato della barricata. I partigiani erano visti ancora peggio, a causa del rischio di innescare rappresaglie naziste e per la paura che potessero vanificare importanti azioni belliche.

Il 5 dicembre 1943, successivamente alla liberazione di Casoli da parte degli Alleati, Ettore Troilo parte da Torricella Peligna con un gruppo di 15 uomini per prendere contatti con il Comando Inglese, insediato presso il castello Masciantonio che svetta sul paese, per offrirsi come volontari per la Liberazione. Era l'embrione di quella che diventerà la Brigata Maiella. In un primo tempo tutte le proposte di collaborazione vennero respinte dal Comando Britannico, guidato dal generale Bernard Law Montgomery di stanza a Vasto.

Il 28 dicembre viene liberata Ortona. Già nella notte precedente i tedeschi avevano smobilitato dopo giorni di battaglia urbana contro le truppe canadesi. La battaglia fu cruenta e si contarono oltre tremila morti tra ambo i contendenti. I canadesi trovarono una cittadina ridotta ad un cumulo di macerie, per giunta minate.

Nel gennaio 1944, dopo un incontro tra il maggiore Lionel Wigram ed Ettore Troilo, finalmente viene concesso ai primi combattenti della Maiella la possibilità di combattere sotto il comando Alleato. Con il diffondersi della notizia in pochissimo tempo si contano circa 350 nuove reclute smaniose di combattere sotto l'effigie della Maiella. Tra loro figurano Domenico Troilo e il suo gruppo.

Battaglie della Brigata: Pizzoferrato e Quadri[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 gennaio 1944, una forza mista di maiellini e britannici guidata dal maggiore Wigram, da qualcuno battezzata Wigforce, partì per una missione congiunta, la prima. Conquista, non senza difficoltà, Colle dei Lami (Lama dei Peligni); il 17 arriva a Colle Ripabianca.

Il 30 gennaio una nuova missione per la Wigforce, con obiettivo Pizzoferrato paese posto in posizione strategica, a quota 1300 metri e lungo il corso del fiume Sangro, occupato dalla 305ª Divisione di Fanteria Tedesca. La notte del 30 gennaio viene liberata Quadri. Il 31 procedono lungo Torricella Peligna e Lama dei Peligni distrutti e abbandonati dai Tedeschi. La notte dopo il 2 febbraio si parte da Fallo con destinazione Pizzoferrato. L'attacco, all'alba del 3 febbraio, fallisce e tra i caduti si registra lo stesso maggiore Wigram. I maiellini ripiegarono con una rocambolesca fuga lungo un ripido pendio, riuscendo a recuperare la posizione iniziale a Fallo. Tuttavia dopo lo scontro i tedeschi abbandonarono Pizzoferrato, temendo un secondo attacco. Il 4 febbraio uomini della Brigata Maiella e del ricostituito Esercito Italiano raggiungono il paese e lo presidiano. Negli scontri la Brigata registra 14 uomini caduti, 10 prigionieri e 12 feriti.

Sacrario dei caduti a Taranta Peligna

Nell'analisi dei combattimenti viene considerata eccessivamente spregiudicata la condotta del maggiore Wigram che avrebbe potuto attendere rinforzi, ovvero una unità di paracadutisti della Nembo agli ordini del capitano Francesco Gay, peraltro già in marcia. I patrioti della Maiella devono molto al maggiore Lionel Wigram, del V Corpo d'Armata Britannico, che diede a questo strano esercito l'occasione di dimostrare il suo valore. Adesso gli Alleati non poterono che riconoscere il valore di questo gruppo di Patrioti e concedere loro quello che volevano: battersi contro gli invasori.

A partire dal febbraio 1944 Domenico Troilo si distinse in una leggendaria difesa di Fallascoso, una frazione di Torricella Peligna, avamposto sulla Linea Gustav. Il 23 febbraio con soli 20 uomini fronteggiò per tutta la notte un possente attacco della divisione tedesca degli Jäger. La difesa riuscì senza perdere neanche un uomo. La difesa resse intatta a tutti gli attacchi sferrati.

Dopo gli innegabili successi riportati, il 28 febbraio il Capo di Stato Maggiore Giovanni Messe riconobbe la formazione con il nome Banda Patrioti della Maiella e li inquadrò nella 209ª Divisione di fanteria. Divennero, finalmente, una unità militare pienamente riconosciuta e la loro bandiera di combattimento la prima al di fuori di quella del ricostituito Regio Esercito.

Danneggiamenti a Torricella e Montenerodomo - Gamberale e Quadri[modifica | modifica wikitesto]

  • Torricella: danneggiamento del borgo superiore: distruzione totale del castello medievale.
  • Montenerodomo: sventramento della parte superiore del palazzo Croce e della casa De Thomasis, crollo parziale del campanile della chiesa di San Martino, e distruzione di case civili sulla parte superiore del monte.
  • Gamberale: danneggiamento del castello baronale e distruzione della chiesa di San Rocco
  • Quadri: distruzione quasi totale del borgo vecchio: abbattimento della Chiesa Madre e del castello medievale (di cui rimane un muro).

Fine della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia del Sangro può dirsi conclusa con la liberazione dell'Abruzzo nell'aprile 1944. Infatti la battaglia contro i nazisti di spostò nell'attuale provincia dell'Aquila per i centri di Roccaraso, Ateleta e Rivisondoli, arrivando infine al leggero bombardamento di Sulmona.

Monumenti commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

Tombe del Cimitero Militare Britannico di Torino di Sangro
  • A Taranta Peligna è presente un sacrario ai caduti civili, durante le distruzioni del paese e della vicina Lettopalena.
  • A Gessopalena è presente una lapide nella piazza del borgo vecchio, recuperato e lasciato nelle rovine della distruzione del 1943, in modo da esser studiato dalle generazioni future come esempio di resistenza ed eroismo.
  • A Torino di Sangro è presente il Cimitero militare britannico in onore dei soldati inglesi caduti nell'esercito della Resistenza.
  • A Casoli è incisa una lapide sul muro della casa che ospitò Ettore Troilo, mentre è in allestimento una sala museale nel castello ducale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Patricelli, I banditi della libertà. La straordinaria storia della brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette, UTET, 2005, ISBN 978-88-02-07214-2.
  • Marco Patricelli, Patrioti. La Brigata Maiella alleata degli Alleati, IANIERI, 2014. ISBN 978-88-97417-56-9.
  • Max Franceschelli, "La Battaglia del Sangro" 3° vol. della collana "La Guerra in Casa" pubblicato da TerritoriLink ed E'dicola (2009)
  • Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli, "La Brigata Maiella" DVD n. 4 della serie "La Guerra in Casa", ricostruzione dei luoghi e dei fatti con i racconti dei protagonisti che costituirono la Brigata Maiella, con particolare riguardo alla Battaglia di Pizzoferrato, Territorilink 2009.
  • Nicola Troilo Storia della Brigata Maiella(1967-2011) Mursia ISBN 978-88-425-4396-1

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]