Battaglia di Ortona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Ortona
Canadian Armour Passing Through Ortona, quadro di Charles Fraser Comfort
Canadian Armour Passing Through Ortona, quadro di Charles Fraser Comfort
Data 20 - 28 dicembre 1943
Luogo Ortona, Italia
Esito vittoria canadese
Schieramenti
Comandanti
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Ortona venne combattuta tra il 20 e il 28 dicembre 1943 durante la campagna d'Italia della seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il corso devastato dalle bombe

In quella che per la storiografia alleata è nota come la campagna del fiume Moro sul terreno si confrontarono le truppe Alleate della prima divisione canadese comandata dal generale Vokes ed i tedeschi del terzo reggimento paracadutisti (3. Fallschirmjäger Regiment)[1]. Alla esperienza e determinazione delle truppe scelte tedesche si aggiunge l'ordine di Hitler che impone che: «die Festung Ortona ist bis zum letzten Mann zu halten - la Fortezza Ortona deve essere difesa fino all'ultimo uomo.»[1]

Tombe del cimitero canadese di Ortona

Il comandante tedesco in Italia Albert Kesselring non fu d'accordo, tanto che dichiarò: «Noi non desideriamo difendere Ortona in modo decisivo, ma gli inglesi l’hanno fatta apparire importante come Roma. Contro ciò che sta succedendo non si può fare proprio nulla. Dà soltanto fastidio che Montgomery abbia avuto ragione e che da oggi ne parlerà, facendo un gran chiasso, la stampa di tutto il mondo".[2]»

Comunque di fronte all'offensiva alleata vennero schierati reparti scelti per tamponare l'offensiva, come la 90 Panzergrenadier e la Prima Divisione Paracadutisti, già impegnata a Montecassino (Cassino era la città posta nel punto estremo occidentale della "linea Gustav", mentre Ortona il capo a mare della zona orientale) e dalla quale era stato distaccato il 3 Fallschirmjäger regiment, tutte appartenenti al LXXVI Panzer Korps della 10 Armee comandata dal generale Joachim Lemelsen e responsabile della difesa del fronte italiano ad est degli Appennini. I combattimenti furono così accaniti che il New York Times lo stesso giorno affermava che i tedeschi stanno cercando, per qualche oscura ragione, di ripetere una Stalingrado in miniatura nella sfortunata Ortona[1]; per gli Alleati conquistare la città significa aprirsi la strada per Pescara, Avezzano e da lì per Roma provenendo dal versante adriatico, alleggerendo anche la pressione tedesca sulla V Armata Americana del generale Mark Clark bloccata nella battaglia di Montecassino.

Mappa della zona dei fiumi Sangro e Moro, dove si svolse la battaglia

I combattimenti urbani ebbero un preludio nella conquista di casa Berardi, una casa colonica sulla strada tra Orsogna e Ortona nei pressi di contrda Alboreto, e del quadrivio Cider; il 14 dicembre la compagnia C del 22º reggimento canadese, comandata dal capitano Paul Triquet, appoggiata da 8 carri M4 Sherman dello squadrone C dell'Ontario Regiment conquistò la località fortemente difesa, con perdite elevatissime tanto che solo 9 uomini arrivarono all'obiettivo; qui venne appunto assegnata la prima delle tre Victoria Cross conferite a canadesi, al capitano Triquet[3]. La compagnia C attaccò alle 7.30 del mattino raggiungendo la strada tra Orsogna e Ortona verso le 10:30 nel mezzo dello schieramento tedesco, e poi puntando a nord-ovest verso casa Berardi, che raggiungeva verso le 14:30; contemporaneamente verso la casa puntavano le compagnie A, B e D, che avrebbero raggiunto i loro compagni praticamente circondati solo alcune ore dopo[3]. La moglie del proprietario della casa, Maria Berardi, venne soprannominata la regina del Moro (il fiume vicino) per aver guidato i canadesi nella ricognizione preliminare sugli obiettivi[3].

Dopo quattro giorni di combattimenti nei quali la città venne trasformata in un cumulo di macerie da un milione e duecentomila proiettili di artiglieria, e all'inizio del quale i tedeschi fecero saltare il campanile del Duomo per privare l'artiglieria alleata di un utile riferimento, la città venne presa. I fanti canadesi del 22º reggimento Seaforth Higlanders combatterono casa per casa in quella che venne chiamata caccia al topo e il bilancio finale fu di 800 morti tra i tedeschi, 1400 tra i canadesi e oltre 1300 civili che non vollero abbandonare le loro case[1]. I combattimenti sul territorio proseguirono però fino al 10 giugno 1944. La città venne insignita della medaglia d'oro al valor civile il 16 giugno 1959 "per aver subito spaventosi bombardamenti aerei e terrestri subendo la perdita di 1314 dei suoi cittadini"[1].

Il Cimitero Militare Canadese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cimitero canadese (Ortona).
Area monumentale del cimitero

Nel 1945 fu costruito presso la frazione di San Donato il cimitero militare canadese del fiume Moro, in onore dei caduti canadesi, che comprendevano soldati non solo americani, ma anche inglesi e di altri stati d'Europa. Oggi è ancora frequentato dai parenti delle vittime, e da studiosi della battaglia. Presso Torino di Sangro, più a sud di Ortona, è sorto il Cimitero militare britannico in onore dei caduti nelle battaglie del fiume Sangro, che vedranno coinvolte le città di Casoli, Gessopalena, Montenerodomo, Torricella Peligna e Lettopalena.

Il museo della battaglia di Ortona[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo della battaglia di Ortona.

Viene inaugurato nel 2002 nella sala del vecchio monastero annesso alla chiesa di Santa Caterina d'Alessandria ricostruita. Esso raccoglie materiale fotografico, filmico e scrittorio in relazione ai giorni della battaglia, nonché testimonianze trascritte dei soldati, dei diari di guerra dei generali nazisti e alleati, e della popolazione civile. Inoltre il museo è arricchito da un plastico che mostra i luoghi della battaglia e la maniera in cui si sono svolti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e http://www.casaberardi.it/images/stories/file/PDF/Ortona_Piccola_Stalingrado.pdf
  2. ^ http://www.casaberardi.it/images/stories/file/PDF/ortona_1943_stalingrado_in_italia.pdf.pdf
  3. ^ a b c http://www.casaberardi.it/images/stories/file/PDF/casa_berardi_quadrivio_cider.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Patricelli, La Stalingrado d'Italia. Ortona 1943: una battaglia dimenticata, UTET Università, 2004, XVII-229, ISBN 88-7750-790-X.
  • Andrea Di Marco, Assolutamente resistere ! La battaglia di Ortona raccontata attraverso i diari di guerra e la memoria dei soldati tedeschi, D'Abruzzo Edizioni Menabò, 2013, 352, ISBN 978-88-95535-54-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4719978-7