Sbarco a Salerno

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Sbarco a Salerno
parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
LST-1-1.jpg
Sbarco di truppe americane sulle spiagge di Laura, nel golfo di Paestum, il 9 settembre 1943
Data9-18 settembre 1943
LuogoSalerno
EsitoVittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Sei divisioni in totale[1]~ 170000 uomini in sette divisioni
(16 settembre)[2]
Perdite
~ 3000[3]
(630 morti)[N 1]
~ 9000 perdite[3]:
Regno Unito 5500
Stati Uniti 3500
(circa 1200 morti totali)[N 2]
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Lo sbarco a Salerno (nome in codice operazione Avalanche), fu un'operazione militare di sbarco anfibio messa in atto dagli Alleati lungo le coste del golfo della città di Salerno il 9 settembre 1943, nel corso della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale.

Con questa operazione, gli alti comandi alleati intendevano costituire un'importante testa di ponte nel territorio dell'Italia continentale, il cui obiettivo era di creare un trampolino di lancio per la conquista di Napoli e del suo fondamentale porto, utile per rifornire le truppe alleate impegnate sul fronte italiano. Le forze statunitensi della 5ª Armata statunitense del generale Mark Clark, impegnate nello sbarco, sarebbero state successivamente raggiunte dalle forze dell'8ª Armata britannica di Bernard Montgomery provenienti da sud (operazione Baytown), assieme alle quali avrebbero poi attaccato le postazioni difensive tedesche del Volturno e della Gustav nell'Italia centrale.

Nonostante alcuni limitati successi iniziali, le truppe del generale Clark vennero violentemente contrattaccate dalle forze tedesche che il feldmaresciallo Albert Kesselring era riuscito a concentrare sulle alture dominanti il golfo di Salerno; gli anglo-americani si trovarono in grande difficoltà e il generale Clark temette un disastro. Attaccando lungo il corridoio del fiume Sele, che rappresentava uno spartiacque naturale tra i due corpi d'armata sbarcati nel golfo di Salerno, i tedeschi arrivarono molto vicini allo sfondamento, ma la tenace resistenza anglo-americana e il supporto dell'artiglieria alleata scongiurarono il pericolo.

Dopo dieci giorni di aspri combattimenti, gli Alleati, che pure avevano subito perdite molto più elevate dei tedeschi, riuscirono a uscire dalla testa di ponte e a riorganizzarsi in vista dell'avanzata verso Napoli, che nel frattempo era già insorta, e dove giunsero il 1º ottobre 1943. I tedeschi, al contempo, avevano dovuto ripiegare ordinatamente verso nord in direzione della linea fortificata, denominata linea del Volturno, arroccata nell'impervio territorio appenninico a nord del capoluogo campano, dove si prepararono ad affrontare gli Alleati in avanzata.

Premesse e preparativi[modifica | modifica wikitesto]

I vertici militari alleati riuniti in Italia: in primo piano da sinistra Eisenhower, Churchill e Maitland-Wilson

Durante la terza conferenza interalleata di Washington del maggio 1943, gli Alleati concordarono la continuazione della campagna di bombardamento contro la Germania e l'incremento delle operazioni nel Pacifico, ma lasciarono la pianificazione dei dettagli della strategia nel Mediterraneo al comandante in capo di quel teatro, Dwight D. Eisenhower, al quale spettò decidere come proseguire la campagna d'Italia dopo l'operazione Husky[4]. Gli statunitensi, che tenevano decisamente di più alla programmata invasione dell'Europa nordoccidentale e che consideravano le esigenze nel Pacifico più impellenti, erano consapevoli del costo in termini economici, militari e di tempo che avrebbe comportato il secondo teatro d'operazioni in Italia, che condizionava la soluzione delle questioni da loro ritenute più importanti. Verso la conclusione della lotta in Sicilia, perciò, iniziarono dibattiti su dove lanciare il prossimo attacco[5]. Fu presa seriamente in considerazione l'invasione della Sardegna, caldeggiata da Eisenhower e dall'ammiraglio Andrew Cunningham, ma non dal primo ministro Winston Churchill, favorevole invece per un attacco nei Balcani. Secondo lui una campagna in quel settore avrebbe impedito ai tedeschi di utilizzare significative materie prime e minacciato le linee di comunicazione dell'Asse col fronte orientale. L'idea fu accolta con freddezza a Washington, ma non furono proposte alternative; gli statunitensi resero comunque noto che non avrebbero dovuto esserci nuove campagne che intaccassero le risorse già destinate al secondo fronte, o che avessero ripercussioni sulla campagna di guerra contro il Giappone[6].

Il 24 luglio, dopo il primo bombardamento di Roma, il dittatore italiano Benito Mussolini ricevette il voto di sfiducia del Gran consiglio del fascismo e l'autorità politico-governativa tornò nelle mani del re Vittorio Emanuele III. Da quel momento cominciarono le trattative segrete con gli Alleati che, il 3 settembre, sfociarono nell'armistizio di Cassibile annunciato alla nazione da Pietro Badoglio l'8 settembre seguente[6]. In quegli stessi mesi il feldmaresciallo Albert Kesselring, Oberbefehlshaber Süd ("comandante in capo del settore sud") aveva convinto Adolf Hitler che c'erano serie motivazioni per tentare una difesa della penisola a sud di Roma: in primo luogo l'impossibilità di evacuare le forze tedesche non senza dover rinunciare a un grande quantitativo di uomini e materiali, in secondo luogo l'importanza strategica del complesso di aeroporti nei dintorni di Foggia[7]. Questa decisione dette avvio ai preparativi tedeschi di mobilitazione dei reparti che sarebbero stati destinati alla difesa della penisola; quando l'armistizio entrò in vigore, scattò l'operazione Achse, ossia il piano elaborato già nel maggio 1943 dall'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) per controbattere un'eventuale uscita dell'Italia dalla guerra, neutralizzare le sue forze armate e occupare militarmente la penisola[8].

Il generale Mark Clark, a bordo dell'USS Ancon, e il generale von Vietinghoff

Il 14 agosto, nel periodo di trattative con gli italiani, Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt si incontrarono a Québec con i rispettivi stati maggiori e consiglieri. La conferenza confermò il 1º maggio 1944 come data dell'apertura del secondo fronte, obiettivo al quale si sarebbero dovute subordinare tutte le operazioni in Europa. Eisenhower ricevette l'ordine di accettare solo una resa incondizionata dell'Italia, conquistare la Sardegna e la Corsica e continuare a premere contro i tedeschi: i comandi riuniti a Québec diedero perciò l'assenso all'operazione "Avalanche"[9], il piano d'invasione dell'Italia continentale elaborato da Eisenhower e dallo stato maggiore della Fifth Army statunitense. L'operazione fu confermata per il 9 settembre nel golfo di Salerno[N 3], circa 70 chilometri a sud di Napoli. Gli Alleati puntavano così a schierare bombardieri strategici a Foggia in appoggio all'operazione Pointblank (a sua volta parte integrante della strategia di bombardamento aereo della Germania in vista di Overlord)[10]) e a fornire un grande snodo logistico ai numerosi stormi di bombardieri da stanziare in Italia meridionale: Napoli fu la scelta più ovvia[11].

Gli Alleati erano pronti a utilizzare nove divisioni per tenere l'Italia e permettere quindi alle forze aeree di schierarsi, ma non consideravano Avalanche come il preludio alla conquista dell'intero paese; gli americani chiedevano solo basi sicure per i loro bombardieri, i vertici britannici credevano che un impegno in Italia avrebbe continuato a tenere aperto lo spiraglio per un successivo intervento nei Balcani[9].

Il 26 luglio il tenente generale Mark Clark, comandante della Fifth Army schierata in Nordafrica, ricevette i piani per lo studio dei preparativi dello sbarco nel golfo di Salerno, da effettuarsi inizialmente con il VI Corpo d'armata americano[12]. Il 3 agosto si trasferì a Mostaganem per assistere alle fasi finali dell'addestramento, ma i preparativi si conclusero non senza incomprensioni tra statunitensi, britannici e nei ranghi dell'armata stessa. Il comandante del 15th Army Group, generale Harold Alexander, e il suo diretto sottoposto generale Bernard Law Montgomery (comandante dell'8th Army) sollecitarono ripetutamente Eisenhower perché le operazioni "Buttress" e "Goblet", piani di attacco anfibio in Calabria di competenza esclusivamente britannica, fossero considerate l'attacco principale contro l'Italia[13]. La strategia fu adottata in forma diversa: all'operazione Baytown, da lanciare attraverso lo stretto di Messina non appena la campagna di Sicilia si fosse conclusa, sarebbe seguita "Buttress", ossia lo sbarco del X Corps del generale Brian Horrcks a Gioia Tauro. Il 17 agosto, però, i capi di stato maggiore nel Mediterraneo caldeggiarono l'impiego di due corpi d'armata per "Avalanche" e, di conseguenza, il X Corps fu affiancato al VI Corps statunitense per attaccare Salerno; "Buttress" fu annullata e l'operazione Baytown fu ridotta a una sola brigata rinforzata da quattro battaglioni, provocando grande irritazione in Montgomery[14]: egli protestò energicamente presso Alexander, evocando lo spettro di massicci contrattacchi tedeschi e la prospettiva di uno sbarco destinato alla sconfitta, e riuscì a ottenere il XIII Corps con la 5th Infantry Division, la 1st Canadian Division e la 231st Brigade[15].

Scelte tattiche e operative[modifica | modifica wikitesto]

Le tre principali direttrici d'invasione degli Alleati dell'Italia continentale

Pochissimi consideravano il golfo di Salerno come una scelta ideale per uno sbarco: spiagge molto più adatte si trovano a nord di Napoli e nel golfo di Gaeta, ma furono scartate perché fuori dal raggio d'azione dei caccia Supermarine Spitfire di stanza in Sicilia; anzi, i velivoli sarebbero riusciti a malapena a coprire il golfo di Salerno, così l'aeroporto di Montecorvino nell'immediato entroterra di Salerno, divenne uno degli obiettivi da conquistare al più presto. Apparentemente il golfo di Salerno sembrava ideale per un'operazione anfibia: la visibilità era ottima e la costa sabbiosa, tagliata in due dal fiume Sele, era ampia e stretta, dominata però da pericolose alture che permettevano a eventuali difensori di tenerla sotto tiro assieme ai mezzi da sbarco, alle navi rimaste in rada e alle truppe approdate. Durante il ventennio fascista, inoltre, la piana del Sele era stata bonificata e i canali costituirono un ostacolo per il traffico alleato. Il capoluogo, tuttavia, era per gli Alleati un prezioso crocevia, dato che vi passano la statale n. 18 che unisce Napoli con Reggio Calabria, la statale n. 88 Salerno-Morcone, che passa per Avellino; la statale n. 19 che dalla limitrofa Battipaglia tocca Eboli e Potenza, per giungere infine a Catanzaro. Infine, attraverso il valico di Chiunzi, si può raggiungere Napoli da Maiori, oppure si può imboccare la direttrice Sorrento-passo di Agerola. Si trattava, tuttavia, di strade che correvano nei fondovalle e potevano essere facilmente difese e interrotte[16].

Parte della flotta alleata che si dirige verso le coste di Taranto in vista dell'operazione Slapstick

Per i pianificatori alleati era indispensabile una stretta coordinazione tra Avalanche e Baytown, dato che i mezzi da sbarco disponibili erano pochi e che in caso di resistenza (Montgomery e Clark non erano stati informati sui negoziati in corso con l'Italia) vi sarebbe stato solo un ristretto margine di superiorità nei confronti dei nemici: infatti le riserve avrebbero dovuto affluire dall'Africa settentrionale e dalla Sicilia, regalando tempo prezioso agli italo-tedeschi per allestire un contrattacco.[15]. Solo il 3 settembre, dopo la firma dell'armistizio, il generale Clark fu informato dal comandante supremo Eisenhower della resa dell'Italia, della fine dell'alleanza tra Roma e Berlino e della volontà dell'alto comando di lanciare l'82nd Airborne Division nei pressi di Roma (operazione Giant 2). Tale operazione era però condizionata alla cooperazione delle forze italiane, infatti il Regio Esercito avrebbe avuto il compito di occupare gli aeroporti di Guidonia, Littoria, Cerveteri e Furbara per metterli a disposizione dei paracadutisti. Inoltre le condizioni della resa prevedevano la totale disponibilità nell'utilizzo dei mezzi di trasporto italiani per trasferire gli americani in città, in vista di una difesa coordinata di Roma con le forze del capo del governo Pietro Badoglio. Un Regimental Combat Team (RCT) dell'82nd sarebbe arrivato nella notte del 10 settembre, il resto nei giorni seguenti a seconda delle esigenze. Gli italiani si sarebbero poi impegnati ad aprire agli Alleati i porti di Taranto e Brindisi, nel primo dei quali sarebbe arrivata la 1st Airborne Division britannica a bordo di incrociatori e cacciatorpediniere[17].

La Warspite apre il fuoco contro le coste calabresi in preparazione all'operazione Baytown

Clark protestò con Eisenhower perché, secondo lui, l'82nd avrebbe dovuto essere lanciata lungo il Volturno (operazione Giant 1) con il compito di occuparne tutti i passaggi e impedire così alle forze tedesche schierate a sud di Roma di avanzare verso la testa di ponte[17]. Una tale operazione era subordinata a implicazioni politiche e Clark fu costretto ad accettare la decisione; e il 179th RCT, tratto dalla 45th Infantry Division, rimpiazzò dunque i paracadutisti come riserva galleggiante. In generale Clark, a tal proposito, scrisse nelle sue memorie: «Rimanevo senza paracadutisti per far saltare i ponti sul Volturno, ma il nostro attacco sarebbe stato meno aspro di quel che ci si aspettava se gli italiani rifiutavano di resistere», e ritenne l'operazione Giant 2 «futile, perché non riuscivo a capire come i paracadutisti potessero aver successo nella loro impresa, di fronte al forte concentramento tedesco vicino alla capitale, [...] né riuscivo a capire come avremmo potuto aiutarli dal mare [...]»[18].

Nel frattempo, alle 03:45 del 3 settembre, il generale Montgomery diede inizio all'operazione Baytown; l'attraversamento dello stretto di Messina fu coperto dal tiro concentrato delle navi da battaglia HMS Nelson, HMS Warspite e HMS Valiant, del monitore HMS Erebus, di uno stuolo di cacciatorpediniere, unità minori e di tutta l'artiglieria americana piazzata in Sicilia[19]. A dispetto di questo sfoggio di potenza, il comandante britannico non diede mai particolare peso allo sbarco a Reggio Calabria, dato che non amava correre rischi e che la sua attenzione era assorbita dalle prossime nomine di Overlord: secondo lo storico Morris, non aveva intenzione di rovinarsi la reputazione con eventuali fallimenti su un fronte ritenuto secondario. La risalita della Calabria dell'8th Army fu perciò cauta e incostante; Montgomery mantenne la propria preoccupazione di dover gestire un contrattacco tedesco (nonostante l'intelligence dell'armata avesse giustamente concluso che le forze tedesche in Calabria fossero irrisorie), non nascose che considerava Avalanche un errore e rimase amareggiato che Baytown, operazione accessoria, fosse stata affidata a lui piuttosto che a un generale americano non collaudato, quale era Clark[20].

Il piano d'invasione alleato per il D-Day del 9 settembre

Sebbene avesse perso l'appoggio della sua divisione aerotrasportata, Clark elaborò un piano considerato audace e fantasioso. Le lezioni imparate dall'attacco alla Sicilia avevano sottolineato ancora una volta la necessità di occupare in pochi giorni dallo sbarco un grosso porto: egli contò di occupare Napoli il D+5 (13 settembre) sfruttando il fattore sorpresa. Escluse quindi il bombardamento preliminare delle spiagge e incaricò la sua armata di occupare il più velocemente possibile le gole che dominavano la statale n. 18, impedendo ai tedeschi di impadronirsene[16]. I due corpi della 5ª Armata erano naturalmente divisi dal Sele: a sud sarebbero sbarcati gli americani, cui spettò proteggere il lato destro dei britannici, congiungersi 15 chilometri più nell'interno a Ponte Sele passando da Altavilla (i britannici, a loro volta, avrebbero completato il movimento a tenaglia passando da Battipaglia ed Eboli), occupare il terreno sopraelevato e congiungersi con l'8ª Armata proveniente da sud. Tre battaglioni ranger sarebbero sbarcati a Maiori, sul fianco sinistro del X Corpo, per impadronirsi della strada costiera e avanzare nell'interno fra i monti fino a Nocera, che dominava il percorso verso la piana di Napoli. A Vietri, circa 20 chilometri sulla destra dei ranger, sarebbero sbarcati il No. 2 Commando del British Army e il No. 41 (Royal Marines) Commando, incaricati di prendere le colline sopra Salerno per rendere sicuri il percorso della statale n. 88 e la valle chiamata "La Molina", nella quale passava la statale n. 18 che collegava Salerno a Cava de' Tirreni[16]. Le forze speciali avrebbero quindi ceduto il posto alla 46th Infantry Division, che a sua volta avrebbe tenuto i passi per la 22nd Armored Brigade della 7th Armoured Division britannica: l'unità doveva sbarcare il 10 settembre e intraprendere subito una corsa su Napoli[21]. I comandi alleati, comunque, rimasero preoccupati dal potenziale di reazione tedesco nel settore e, pertanto, fu fatto grande affidamento sulla tempestività dell'arrivo di Montgomery dalla Calabria. Era una possibilità, però, tutt'altro che sicura; poiché sia Clark che il generale britannico tentarono di soddisfare le proprie ambizioni, le due armate combatterono ciascuna la propria battaglia: la 5th Army sperava di anticipare i tempi, l'8th Army fece in modo di dilatarli per consentire ai suoi uomini di riposare dopo le lunghe campagne che avevano dovuto affrontare[22].

Trattative e reazioni all'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Armistizio di Cassibile.
I generali Castellano e Eisenhower si stringono la mano dopo la firma dell'armistizio a Cassibile, 3 settembre 1943

Il generale Alexander riteneva cruciale la conclusione di un armistizio con l'Italia: se in Sicilia, infatti, le truppe italiane non si erano generalmente distinte, egli temeva d'incontrare una resistenza ben più seria sulla penisola; inoltre era dell'avviso che una resa italiana avrebbe inferto un duro colpo alla Germania e avrebbe disorganizzato la prevedibile difesa tedesca in Italia continentale[23]. Fu deciso che l'armistizio sarebbe stato annunciato in contemporanea dal generale Eisenhower e dal maresciallo Pietro Badoglio (il capo del nuovo governo dopo la caduta di Mussolini) alle 18:30 ora locale, lo stesso giorno del lancio dei paracadutisti americani ("X-Day"), che sarebbe stato comunicato agli italiani da una trasmissione in codice dell'Italian Service della BBC. Restavano quindi solo cinque giorni per coordinare i piani, soprattutto quello dell'82th Division; Clark fu convocato in Sicilia per apprendere la notizia da Eisenhower in persona e dovette accettare il fatto compiuto: i porti nella costa nordafricana traboccavano di navi e i primi convogli sarebbero salpati entro ventiquattr'ore. La sorpresa dell'operazione diventò quindi fondamentale per Clark[24].

A poche ore dall'inizio dell'operazione Giant 2 gli italiani ebbero un ripensamento e Badoglio trasmise agli Alleati un messaggio che diceva: «In seguito ai cambiamenti della situazione, nettamente peggiorata, e per la presenza di forze tedesche nell'area di Roma, non è più possibile dare l'annuncio dell'armistizio perché la capitale verrebbe occupata e il potere assunto con la forza dei tedeschi. L'operazione non è più possibile, perché non dispongo di forze necessarie a mantenere gli aeroporti». La realtà era che le regie forze armate non avevano fatto nulla di quanto in loro potere per facilitare le operazioni anglo-americane; la catena di comando dell'esercito era in totale confusione e se da una parte alcuni generali appoggiavano gli Alleati, altri non erano molto convinti di ciò che era stato concordato[25]. Alle 08:00 dell'8 settembre Eisenhower ricevette il messaggio di Badoglio, con annessa la richiesta di rinviare l'annuncio dell'armistizio; il comandante supremo alleato telegrafò tuttavia ai capi di stato maggiore congiunti: «[...] ho deciso di non accettare il cambiamento chiesto dagli italiani. Intendiamo procedere con il piano e annunciare l'armistizio e avviare la successiva propaganda e le altre misure»[26].

Ufficiali della 12ª Divisione fanteria "Sassari" discutono a Roma delle condizioni di resa con i tedeschi

Nel frattempo il comandante dell'82nd Division, maggior generale Maxwell Taylor, era arrivato il 7 settembre a Roma con il colonnello Henry Gardiner per coordinare l'operazione aviotrasportata e poté constatare di persona la situazione: inviò una trasmissione quella stessa sera a Eisenhower, chiedendo la cancellazione dei lanci aviotrasportati, e nel pomeriggio dell'8 l'inoltrò nuovamente, nel timore che non fosse stato ricevuta. Il messaggio arrivò in effetti appena in tempo per fermare sulle piste i primi aerei, evitando che Giant 2 finisse in un disastro a causa del mancato supporto italiano. Alle 18:30 il generale Eisenhower trasmise via radio l'annuncio dell'armistizio e, dato che le emittenti romane rimasero silenziose, la radio di Algeri trasmise il messaggio in italiano poche ore dopo[27]. In serata anche Badoglio si recò negli studi radiofonici di Roma, dove secondo gli accordi annunciò il proclama concordato; le forze tedesche accerchiarono la capitale e in nottata la famiglia reale, Badoglio, alcuni esponenti militari del governo e vari funzionari lasciarono Roma diretti a Brindisi, lasciando la capitale in mano agli ex alleati[28].

Albert Kesselring, a destra con il bastone da feldmaresciallo, a colloquio con i suoi ufficiali sul fronte italiano

La notizia dell'armistizio fu subito appresa dal corpo di spedizione anglo-statunitense sulle navi dirette a Salerno e suscitò grandi manifestazioni di gioia, al punto che soldati si convinsero che non avrebbero trovato resistenza; questo smisurato ottimismo fu attenuato solo in parte dagli ufficiali[29]. In quelle stesse ore la 16. Panzer-Division del maggior generale Rudolf Sieckenius stava assumendo il controllo delle ottime postazioni difensive offerte dalla zona salernitana; egli divise quindi la divisione in quattro gruppi, ognuno con il nome del proprio comandante, per coprire il fronte del golfo di Salerno, utilizzando anche le armi sottratte alla 222ª Divisione costiera italiana che si era disciolta appena saputo dell'armistizio[30].

Né il feldmaresciallo Kesselring, né i suoi luogotenenti avevano creduto che lo sbarco in Calabria significasse che gli anglo-americani avrebbero percorso l'Italia in tutta la sua lunghezza per aprirsi la via per Roma e, anzi, negli ultimi giorni si erano convinti che gli Alleati avrebbero tentato proprio a Salerno di aprirsi un varco per Napoli e Roma. Il 6 settembre ricognitori della Luftwaffe segnalarono che portaerei britanniche si stavano radunando e un rapporto della Kriegsmarine sostenne che un attacco verso il golfo di Salerno non era da escludere. Il 7 i tedeschi individuarono un convoglio a nord di Palermo e nel pomeriggio del giorno successivo avevano lanciato l'allarme; tre ore dopo l'annuncio dell'armistizio Kesselring diede prova, ancora una volta nel corso della sua carriera, di agilità nel comando: alle 20:00, ottenuta l'autorizzazione di Hitler, diede il via all'operazione Achse e rimase parzialmente sollevato dalla notizia che Roma sarebbe rimasta esclusa dall'imminente attacco anfibio avversario, lasciandogli il tempo di consolidare il controllo tedesco sulla capitale[31]. Già da metà agosto le forze tedesche in Italia si erano riunite con quelle provenienti dalla Sicilia nella 10. Armee, affidata al tenente generale Heinrich von Vietinghoff: la formazione contava circa 135 000 uomini, compresi gli effettivi della 26. Panzer-Division (maggior generale Smilo von Lüttwitz), probabilmente la divisione tedesco meglio equipaggiata sul fronte italiano.[31].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ordine di battaglia dell'invasione alleata d'Italia.

Gli Alleati[modifica | modifica wikitesto]

Addetti alle comunicazioni del VI Corps sistemati tra le rovine di un tempio greco a Paestum

I particolari dell'operazione furono discussi il 23 agosto ad Algeri, durante un incontro tra Eisenhower, Alexander, Cunnigham, il maresciallo dell'aria Arthur Tedder, il generale Carl Andrew Spaatz dell'USAAF e Montgomery. Tutti convennero che la puntata dell'8th Army sarebbe stata una diversione e che lo sforzo principale sarebbe stato compiuto dalla 5th Army a Salerno[32]. La forza da sbarco sarebbe stata composta da due corpi d'armata: il VI Corps statunitense del maggior generale Ernest Dawley, composto dalla 34th e dalla 36th Infantry Division, dalla 1st Armored Division e dalla 82nd Airborne; e il X Corps britannico al comando del tenente generale Sir Richard McCreery, che aveva sostituito Horrocks, rimasto ferito durante un attacco aereo tedesco a Biserta nel giugno 1943: esso comprendeva la 46th e la 56th Infantry Division di fanteria, la 7th Armoured Division e la 1st Airborne Division (destinata all'operazione Slapstick). Queste forze avrebbero dovuto conquistare Napoli e congiungersi con l'8th Army del generale Montgomery proveniente dalla Calabria[12].

L'ammiraglio Henry Hewitt avrebbe comandato le due squadre navali destinate all'operazione, una per ciascuna delle due armate schierate; Hewitt avrebbe accompagnato di persona le forze americane a bordo della propria ammiraglia USS Ancon, che sarebbe stata anche il quartier generale di Clark finché non fosse potuto scendere a terra[13]. Lo stesso generale si prodigò per creare quella che lui stesso definì una «riserva galleggiante», ossia una forza di appoggio composta da nove LST, sei LCI e quarantotto DUKW che avrebbe fatto parte della flotta di Hewitt e che avrebbe imbarcato la 45th Infantry Division (maggior generale Troy Middleton), pronta a raggiungere Salerno in caso di necessità[33].

Il complesso di forze si aggirava su circa 30000 soldati britannici e 25000 statunitensi per attaccare le posizioni tedesche, difese da circa 20 000 uomini; era stato calcolato che i tedeschi avrbebero potuto far affluire nella zona dello sbarco, in breve tempo, fino a 100 000 soldati[34]. L'assalto nel settore statunitense, da Paestum ad Agropoli, fu affidato alla 36th Division, formata da soldati texani e comandata dal maggior generale Fred Walker, un vecchio insegnante di Clark a Fort Lewis, che avrebbero avuto il battesimo del fuoco proprio a Salerno: il comandante della 5th Army nutriva fiducia nei confronti di Walker e del personale della divisione e, perciò, tenne la più esperta 34th Division in riserva[35]. Da parte britannica, al contrario, l'assalto iniziale coinvolse entrambe le divisioni disponibili: la 46th Division, agli ordini del maggior generale John Hawkesworth[N 4] avrebbe attaccato lungo la porzione ovest del fronte, presso l'abitato di Salerno; la 56th Division, alla guida del maggior generale Douglas Graham avrebbe marciato lungo la costa di fronte alla piana antistante Battipaglia, in direzione dell'aeroporto di Montecorvino[36].

I tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Batteria di pezzi 8,8 cm FlaK, usati con notevole successo anche per il tiro anticarro: le strisce bianche sulla volata indicano gli aerei e corazzati nemici distrutti

Nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre i tedeschi si ritrovarono in un paese ex alleato e con l'imminente minaccia di una triplice invasione anfibia. Dal proprio quartier generale a Frascati il feldmaresciallo Kesselring cercò di gestire al meglio la tesa e confusa situazione: dalle informazioni in suo possesso era chiaro che il pericolo principale proveniva da Salerno, ma la progressione (pur lenta) dei reparti della 8th Army in Calabria lo costringeva a guardarsi le spalle e ad adottare pianificazioni flessibili. La posizione dei tedeschi fu ulteriormente complicata dal quasi totale collasso della rete telefonica italiana, che rese intermittenti le comunicazioni con il comando della 10. Armee; inoltre Kesselring e il suo capo di stato maggiore, generale Siegfried Westphal, si videro rifiutare dal colonnello generale Alfred Jodl (capo di stato maggiore dell'OKW) e dal comando dell'Heeresgruppe B stanziato in Italia centro-settentrionale la richiesta di due divisioni corazzate[37]. Il gruppo d'armate sostenne infatti che esse, in quel momento erano di stanza a Mantova, servivano a nord e che comunque sarebbero arrivate troppo tardi, ma Kesselring ribatté che i 700 chilometri tra Mantova e Salerno avrebbero potuto essere percorsi in alcuni giorni, ipotizzando l'arrivo dei rinforzi il 13 settembre, quando le sorti del combattimento sarebbero state ancora in equilibrio. Secondo Westphal, considerata l'inferiorità della Luftwaffe e la mancanza di armi che potessero rispondere al fuoco delle navi al largo, la scarsità di forze terrestri causò grossi danni, infatti sempre secondo Westphal «quelle due divisioni, mandate in tempo, avrebbero volto a nostro favore la situazione a Salerno», concetto confermato anche dal rincrescimento che in seguito Jodl espresse a Westphal, in merito al mancato invio di rinforzi a Kesselring. Lo stesso Kesselring si disse fiducioso di poter sopperire all'inadeguatezza dei mezzi di ricognizione a sua disposizione e ai lacunosi rapporti informativi, prevedendo i piani alleati. Il feldmaresciallo osservò infatti che «I piani alleati dimostrano sempre che la preoccupazione dominante [...] era di garantirsi il successo al cento per cento, il che lo portava a ricorrere a sistemi e mezzi ortodossi». Probabilmente, secondo Kesselring, la possibilità di avere forze terrestri più abbondanti, avrebbe forse permesso alle forze tedesche di prendere contromisure più efficaci[38].

A favorire i tedeschi fu il fatto che lo sbarco principale degli Alleati avvenne esattamente dove Kesselring aveva previsto, nel golfo di Salerno, dove i tedeschi erano disposti in una buonissima posizione. Pur essendo numericamente insufficienti per ricacciare in mare le truppe alleate, le forze tedesche riuscirono a contenerle e a impedire che lo sbarco si traducesse in una minaccia immediata. Nel frattempo le minacce rappresentate in Calabria e a Taranto si rivelarono secondarie: le truppe in Calabria avanzavano molto lentamente, mentre quelle sbarcate a Taranto erano inadeguate e prive di mezzi di trasporto, dunque per i tedeschi la minaccia non rappresentò un problema urgente[39]. La situazione permise quindi alle forze di Kesselring di distaccare da Roma le forze presenti e, grazie all'azione decisa di von Senger, di trasferire dalla Corsica oltre 30 000 uomini con tutto il loro equipaggiamento, tra cui la 90ª Panzergrenadier, che si riorganizzò nei pressi di Pisa e ben presto fu nuovamente pronta all'azione. Il suo ritorno in combattimenti sarebbe stato di notevole importanza nel prosieguo della campagna d'Italia[40].

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Gli sbarchi[modifica | modifica wikitesto]

Il fuoco di contraerea della HMS Warspite durante le fasi notturne degli sbarchi

Poco prima della mezzanotte dell'8 settembre, la flotta di Hewitt con le sue 642 navi distribuite su oltre 1500 chilometri quadrati di mare[41], si dispose a meno di venti chilometri dal litorale e Clark assunse a tutti gli effetti il comando delle operazioni, dando l'avvio alle procedure di preparazione allo sbarco. Alle 02:00 Clark trasmise ad Alexander «Arrivato zona trasbordo come stabilito. Barche calate in mare e ora in posizione. Mare calmo. Sbarco previsto in orario»[42]. Alle 03:30, all'estrema destra dello schieramento navale, i battaglioni d'assalto della 36ª Divisione americana[N 5] sbarcarono senza l'ausilio di fuoco preparatorio lungo le quattro spiagge designate nella zona di Paestum, sperando di cogliere i difensori di sorpresa. Ben presto i razzi illuminanti tedeschi comparvero nel cielo sovrastante le spiagge, seguiti dal crepitio delle mitragliatrici, dalle granate dei mortai e la potenza di fuoco di alcuni pezzi del temibile FlaK da 88 mm[43]. Nel frattempo una voce rimbombò da un altoparlante sulla spiaggia, ruggendo in inglese: «Venite avanti e arrendetevi. Siete sotto tiro!»[44] Le prime ondate si susseguirono con grande difficoltà, a distanza di otto minuti l'una dall'altra, ma il fuoco dei difensori crebbe d'intensità e le successive ondate trovarono enormi difficoltà a sbarcare; in alcuni momenti il fuoco dell'artiglieria fu così fitto da costringere i mezzi da sbarco a tornare indietro senza aver scaricato gli uomini, e riprovare[43].

Gli artiglieri tedeschi appostati fra le mura di Paestum facevano fuoco con continuità, mentre, nascosti dentro i granai e in ogni edificio vicino alla costa, i panzer sparavano ad alzo zero contro le truppe che riuscivano a inoltrarsi nelle dune appena dietro le spiagge. Alle prime luci dell'alba arrivarono gli aerei della Luftwaffe che compirono furiosi mitragliamenti e lancio di bombe contro le truppe sulla spiaggia e contro gli LST al largo[45]. Nella confusione decine di LST fecero sbarcare le truppe in settori sbagliati ma più tranquilli, e molti soldati rimasero separati dalle loro armi d'accompagnamento con le comunicazioni che in molti casi furono difficili, sia per la perdita dell'equipaggiamento sia per l'intenso fuoco nemico[46]. Le truppe d'assalto resistettero, e iniziarono ad avanzare nell'entroterra, insinuandosi e strisciando fra i reticolati, le mitragliatrici e i carri armati nemici, aprendo i primi varchi verso l'interno diretti alla linea ferroviaria che correva parallela alla costa, ossia il primo obiettivo degli sbarchi americani. Alle 06:00 i DUKW riuscirono a sbarcare le prime armi pesanti, gli obici da 155 mm del 133º e del 151º Battaglione d'artiglieria campale, mentre i bulldozer iniziarono ad aprire i varchi per i mezzi corazzati attesi sulle spiagge[47].

Uomini e materiali vengono sbarcati sulle spiagge

Nel settore settentrionale i commandos britannici e i rangers americani guidati dal tenente colonnello William Darby, riuscirono a prendere di sorpresa le difese nemiche, e si impadronirono delle alture vicino a Maiori, che servivano ad "ancorare a terra" il fianco sinistro dello schieramento, affidato alle forze britanniche[48]. Inizialmente Darby incontrò pochissima resistenza e avanzò con il 1º e 2º Battaglione verso il valico di Chiunzi, sulla sommità della dorsale montuosa che sovrasta la penisola di Sorrento, lasciando il 3º Battaglione sulla costa. Il terreno accidentato e la vegetazione rallentarono l'avanzata, ma poco dopo il sorgere del sole le avanguardie dei ranger raggiunsero la sommità e si trincerarono, lasciandosi di fronte a circa un chilometro e mezzo, la gola di Nocera. I ranger vennero poco dopo raggiunti dal grosso dei battaglioni, e Darby si mise per la prima volta dopo lo sbarco in contatto con Clark (scavalcando la catena di comando che gli imponeva di riferire a McCreery) comunicandogli il successo della missione. Purtroppo però Darby si trovava nella posizione sbagliata, dato che i rinforzi tedeschi destinati alla testa di sbarco si sarebbero diretti a Salerno attraverso la gola di Nocera, non attraverso il valico[49]. Darby quindi, peraltro privo delle armi pesanti necessarie ad affrontare le forze corazzate nemiche, fu costretto a rimanere inattivo e limitarsi a osservare le truppe tedesche dirette al fronte. I ranger di fatto non portarono affatto a termine la loro missione[50].

Un LST sbarca il suo carico di uomini e mezzi, precisamente Universal Carrier, sulle spiagge di Salerno

Alla destra dei ranger, i commandos britannici sbarcarono a Vietri sul mare, circa undici chilometri a est di Salerno, con due commandos (che formavano la Layforce), il n.2 (esercito) e il n.45 (Royal Marines). A nord di questo villaggio si trovavano Cava de' Tirreni e la gola, o valle, di Molina, che era l'obiettivo principale dei commandos. Questi avrebbero dovuto impedire alle truppe tedesche di poter utilizzare il valico che da Cava portava a Vietri attraverso la gola, e prendere il controllo di un ponte stradale che scavalca la gola, il quale, se distrutto dai tedeschi avrebbe imbottigliato la testa di ponte e isolato i ranger a Nocera. Gli sbarchi dei commandos furono però molto più difficoltosi e sanguinosi di quelli dei ranger; la resistenza che incontrarono a Vietri fu tenace, e quando i commandos misero le mani sull'abitato, la resistenza tedesca fu via via più forte mentre avanzavano nell'entroterra. Giunti nella gola di Molina si resero conto che i tedeschi erano trincerati i posizioni ben difese e che potevano ricevere rinforzi dato che i ranger non si trovavano a Nocera[50]. Il loro equipaggiamento leggero era inoltre insufficiente per sostenere una lunga battaglia difensiva, e l'unico supporto su cui potevano contare per scacciare i tedeschi dalla gola, ossia i mezzi corazzati della 46ª Divisione, ritardavano ad arrivare[51].

La 46ª e la 56ª Divisione sbarcarono alla destra della Layforce, in due punti fiancheggianti l'aeroporto di Montecorvino, distante poco meno di cinque chilometri, e verso Battipaglia. In questo settore i britannici non fecero a meno del bombardamento preparatorio, e in questo modo riuscirono a sgombrare le spiagge dal grosso delle prime linee di resistenza[52]. I britannici della 46ª Divisione che dovevano ricongiungersi con i commandos furono comunque accolti da un violento fuoco nemico sulla spiaggia, che li costrinse a combattere metro per metro con l'appoggio dell'artiglieria navale contro l'ostinato 64º Reggimento panzergrenadier[48]. Globalmente però la resistenza tedesca sulle spiagge britanniche fu saltuaria, ma per il terreno che contava davvero, la 16ª Panzer-Division si batté con tenacia e successo[51]. La conquista di Salerno fu ritardata dalle efficaci azioni di retroguardia e dalle demolizione compiute dai nemici, e la città dovette essere conquistata casa per casa. Ciò rallentò i mezzi della 46ª Divisione che avrebbero dovuto ricongiungersi con i commandos, e solo nel tardo pomeriggio un reparto di fanteria raggiunse le truppe speciali nell'entroterra di Vietri. Alla 56ª Divisione non andò meglio, e a Montecorvino la difesa tedesca ebbe successo; i reparti dei Royal Hampshire incaricati di impossessarsi dell'aeroporto che avrebbe consentito un solido appoggio aerea della testa di ponte, dopo molti attacchi e contrattacchi da entrambe le parti, non riuscirono nell'intento. Battipaglia, posta all'incrocio delle due fondamentali strade statali, la n.18 e n.19, fu occupata ben presto dal 9º Battaglione Royal Fusiliers, che però si ritrovò pericolosamente esposto all'artiglieria tedesca e senza l'appoggio dei mezzi corazzati, fu costretto alla difensiva[51].

Panzer IV della 16. Panzer-Division in marcia nell'Italia meridionale

Nonostante tutto, al termine della giornata il X Corpo britannico sbarcò a terra circa 23.000 uomini, 80 carri armati, 235 cannoni e circa 2000 veicoli di ogni tipo. Questo corpo, che aveva come obiettivo di stabilire una testa di ponte che comprendesse Salerno, l'aeroporto di Montecorvino, i valichi che conducevano fuori dalla pianura, Battipaglia e il nodo stradale di Eboli, fallì praticamente tutti gli obiettivi nonostante i feroci combattimenti, mentre gli americani più a sud se la passarono anche peggio[51]. I tedeschi nel settore americano avevano due compagnie di panzergrenadier per coprire quattro spiagge, ma la loro potenza di fuoco fu in grado di inchiodare i texani sulle spiagge e nell'immediato entroterra. Solo verso le 09:00, l'intervento dei pezzi da 381 mm del monitore britannico Abercrombie, e dei pezzi da 152 mm dell'incrociatore statunitense Savannah e del gemello Philadelphia riuscirono a sbloccare la situazione[53]. I dragamine erano infatti riusciti finalmente a bonificare un canale attraverso il quale le navi da guerra poterono avvicinarsi alla costa, portandosi in tarda mattinata addirittura a un centinaio di metri dal litorale, dove riuscirono a colpire i panzer tedeschi[54].

Truppe britanniche in marcia, superano due panzer messi fuori combattimento nei pressi di Fasanara

Al largo poi c'erano altri problemi; il dragaggio delle mine nel settore americano era stato effettuato in modo sbagliato, e gli attacchi della Luftwaffe rendevano ancor più difficili le operazioni. Il generale Walker toccò terra solo alle 08:00 del mattino, dopo che la sua imbarcazione impiegò più di cinque ore per coprire i diciannove chilometri che la separavano dalla costa[55]. In generale però i contrattacchi tedeschi favoriti dall'assenza di mezzi corazzati Alleati, divennero sempre più intesi nel prosieguo della giornata, ma furono spesso scoordinati e privi di consistenza. Secondo lo storico Morris, se questi contrattacchi fossero stati gestiti al meglio, la testa di ponte americana si sarebbe trovata in serie difficoltà. Comunque sia, entro sera gli americani si erano insediati più o meno saldamente, sebbene solo due delle quattro spiagge erano in grado di accogliere i mezzi da sbarco[53].

Purtroppo però il piano di battaglia prevedeva entro la fine del D-Day il ricongiungimento tra gli anglo-americani lungo il fiume Sele; invece il vuoto tra loro andava lungo il fiume fino al mare, e in certi punti misurava circa sedici chilometri. Inoltre la prevista conquista di Napoli entro pochi giorni andò in fumo già il primo giorno: le truppe sbarcate non riuscirono a conquistare gli obiettivi minimi nonostante la superiorità navale, e l'operazione Slapstick, che secondo i piani avrebbe dovuto distogliere forze tedesche da Salerno, non raggiunse lo scopo, e la 1ª Divisione aviotrasportata sbarcata a Taranto non incontrò nessuna resistenza. I tedeschi al contrario inviarono il grosso delle loro truppe contro i britannici a Salerno, in vista di un'offensiva che avrebbe messo in seria difficoltà la testa di sbarco[56]. Mark Clark però considerava la situazione ancora buona, tanto da considerare il varco lungo il Sele come un fattore «non troppo serio», a anzi, considerava che le spiagge erano ormai saldamente in mano alle sue truppe e appena possibile avrebbe lanciato le sue truppe per ricucire la breccia tra i due corpi d'armata, e iniziato una puntata per puntare i colli che gli avrebbero consentito di marciare verso Napoli[57]. Purtroppo però Clark era troppo ottimista: non si rese subito conto dell'importanza del corridoio del Sele e si lasciò attrarre verso posizioni elevate, lasciando un considerevole vantaggio ai tedeschi[58].

La reazione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

«Devono essere annientati completamente e ricacciati in mare. Devono capire che non hanno nessuna speranza contro la potenza concentrata della Germania»

(Dichiarazione di Albert Kesselring trascritta sul diario dell'OKW in data 29 agosto 1943[31].)
Un Flak 88 camuffato nella vegetazione

Erano ormai parecchi giorni in cui i tedeschi sul territorio italiano ricevevano segnalazioni circa la probabilità di sbarco alleato in Italia meridionale. Alle ore 14:00 dell'8 settembre, il comando della 16ª Divisione panzer trasmise a tutti i sottufficiali il primo messaggio «operazione Feuerbrunst» che mise in pre-allarme gli uomini, seguito alle 16:30 da un secondo annuncio «Attenzione operazione Orkan», che comunicava che il convoglio alleato era ormai in vista. Il reggimento da ricognizione del tenente Rocholl, che doveva pattugliare Salerno, inviò altre pattuglie a Castellammare e Vietri, e poche ore dopo fu resa nota la notizia della resa italiana[59]. Verso sera i genieri tedeschi fecero saltare il molo del porto di Salerno, mentre le posizioni difensive venivano occupate dai soldati della Wehrmacht e gli aerei della Luftwaffe iniziavano le prime sortite contro il convoglio[60].

Il comandante della 16ª Divisione panzer, Sieckenius, aveva disposto i suoi quattro gruppi di combattimento lungo la spiaggia da Salerno a nord fino ad Agropoli a sud, posizionandoli a circa dieci chilometri di distanza l'uno dall'altro e concentrando le sue truppe su otto punti fortificati, larghi 400 metri ed equipaggiati con palizzate difensive, armi automatiche, mortai, cannoni pesanti e mine[61].

Fallschirmjäger a bordo di un Sd.Kfz. 231 8 rad della 15. Panzer-Division in marcia verso il fronte

Inoltre le posizioni d'osservazione allestite dai tedeschi su monte Soprano consentirono ai difensori di controllare tutti i movimenti delle truppe sulle spiagge, e dirigendo di conseguenza il tiro degli 88 mm dalle alture sulla testa di sbarco e sugli LST. Ciò vanificò in parte i tentativi delle navi Alleate al largo, e degli uomini sulle spiagge, di stendere una densa cortina fumogena a protezione degli sbarchi. Ma probabilmente i maggiori pericoli in cui incorsero le forze anglo-americane durante il 9 settembre furono rappresentati dalla Luftwaffe, che fin dalle prime ore causò non pochi problemi alle forze da sbarco. Per tutto il giorno gli LST e le navi ancorate al largo furono martellate dall'aviazione e dagli 88 mm[45]. A tal proposito scrisse il corrispondente di guerra John Steinbeck, allora imbarcato su una nave della flotta d'invasione: «Quando si accende la luce rossa dell'allarme aereo, i cacciatorpediniere cominciano a muoversi in cerchio intorno alle navi più grosse, eruttando un fumo biancastro e soffocante che puzza di zolfo. Continuano a serpeggiare avanti e indietro fino a nascondere l'intera flotta con la loro nebbia artificiale. [...] Poi attraverso il fumo, si cominciano a sentire i tonfi sordi delle bombe. [...] E le esplosioni delle bombe squarciano l'acqua e raggiungono la nave. Le senti vibrare sotto i piedi»[62].

I tedeschi analizzarono la situazione e reputarono la situazione di Salerno come molto delicata, ma anche un'occasione per tentare di sferrare un duro colpo agli Alleati. Le truppe britanniche sbarcate a Taranto e Brindisi erano poco armate e prive di mezzi di trasporto, mentre Montgomery era ancora a Nicastro, a circa 320 chilometri dalla testa di ponte; per cui Kesselring dopo essersi reso conto della confusione che regnava nella testa di ponte alleata e del fatto che questa mancava di profondità (per cui i rinforzi in mare non riuscivano a sbarcare), ordinò a Von Vietinghoff di lasciare in Calabria le forze minime e concentrare su Salerno tutto quello che aveva a disposizione[63]. Per rinforzare la 16ª Panzer-Division, von Vietinghoff disponeva di quattro divisioni, tutte a breve distanza dalla testa di ponte: infatti dopo l'esperienza in Sicilia, von Vietinghoff decise di non battersi sulle spiagge, bensì potenziare le sue forze e attaccare fruttando le posizioni più elevate. Così fu deciso che il XIV Panzerkorps si sarebbe schierato a nord contro le forze britanniche del X Corpo, mentre il LXXVI Panzerkorps avrebbe ingaggiato gli americani a sud del Sele. La divisione corazzata "Hermann Göring" reduce dalla Sicilia e rinforzata da elementi della 1ª Divisione paracadutisti, con la 15ª Divisione Panzergrenadier schierata a nord sul golfo di Gaeta, ma fortemente a corto di mezzi corazzati, ricevettero l'ordine di muoversi verso la testa di ponte già alla sera del 9 settembre[64]. Le divisioni tedesche da sud avrebbero impiegato più tempo per arrivare a Salerno; la 29ª Divisione Panzergrenadier rimase inoltre ferma due giorni nei pressi del golfo di Policastro per mancanza di carburante, mentre la 26ª Divisione Panzer, che aveva agito come retroguardia contro i canadesi in Calabria, senza il supporto dei suoi carri lasciati in precedenza a Roma impiegò una settimana per raggiungere il fronte[65].

La battaglia per la testa di ponte[modifica | modifica wikitesto]

Carri M4 Sherman inglesi avanzano attraverso le vie di Salerno, accolti positivamente dalla popolazione

Il giorno seguente fu subito chiaro che il grosso delle forze tedesche era ammassato contro il X Corpo britannico, il quale, tentando di spingersi da Salerno verso la statale che conduce direttamente a Napoli, incontrò una grossa resistenza. Gli statunitensi d'altro canto, furono in grado di spingersi più avanti e di occupare un'importante gruppo di colline tra Altavilla e Ogliastro Cilento, dopo che il fallito contrattacco dei tedeschi del giorno recedete, si era concluso con la ritirata delle forze di Kesselring dal settore. I tedeschi però controllavano ancora il corridoio formato dai fiumi Sele e Calore, corridoio che conteneva l'obiettivo principale del 179º Reggimento della 45ª Divisione appena sbarcato, ossia Ponte Sele, punto nodale per il transito lungo la statale n.19[57].

Al mattino Clark scese a terra per decidere dove sbarcare il 157° RCT che costituiva la riserva galleggiante e per comunicare con i comandanti e ispezionare la testa di sbarco. Il generale Walker gli comunicò che la situazione era «sotto controllo»; lo spazio vuoto tra i due corpi non era stato colmato, ma i tedeschi sembrava si stessero ritirando e la discesa a terra del 179° procedeva bene[66]. Successivamente Clark si recò da McCreery, e il cauto ottimismo che incontrò nel settore americano, scomparve all'improvviso. Il comandante del X Corpo riferì che le truppe britanniche si trovavano in difficoltà crescente; Montecorvino non era ancora in mano alleata, e quella stessa mattina i tedeschi avevano contrattaccato a Battipaglia, dove il centro dell'attenzione era divenuta la manifattura tabacchi, dove il 9º Battaglione "Royal Fusiliers" era rimasto tagliato fuori e senza appoggio. L'artiglieria tedesca aveva messo fuori uso i cannoni contraerei del reparto e vari reparti della 26ª Panzer-Division con l'ausilio di alcuni panzer IV e reparti di paracadutisti, lanciarono una serie di contrattacchi che penetrarono nelle linee nemiche, facendo centinaia di prigionieri. Anche il contrattacco del 3º Battaglione dei granatieri della guardia messo in atto per appoggiare i Fusiliers risultò inefficace e venne respinto, segnando il destino del 9º Battaglione[67]. McCreery si disse anche preoccupato per la situazione dei ranger di Darby e per il corridoio creatori tra i due corpi d'armata. Preso atto della situazione, i due generali concordarono nell'utilizzare i due battaglioni del 157º Reggimento per tappare la breccia, e spostare il 143º Reggimento di riserva della 36ª Divisione verso Maiori a supporto di Darby[68].

Alle 13:00 circa Clark tornò sull'Ancon dove comunicò ad Alexander: «Rientrato ora da ricognizione personale settore VI Corpo. Situazione buona»[66]. Inaspettatamente, giunto sulla nave, Clark apprese che il 157° RCT era già stato sbarcato a sud del Sele nel settore statunitense. Hewitt gli spiegò che aveva ricevuto ordine dal quartier generale alleato ad Algeri di liberare le navi da sbarco che servivano in Gran Bretagna, e in assenza di Clark, l'unica cosa che poté fare fu sbarcare le truppe della riserva con relativo materiale sulla spiaggia più vicina. Solo all'alba successiva il 157° RCT riuscì ad arrivare nel settore britannico, mentre il 143° RCT impiegò quasi tre giorni per arrivare a Maiori[69].

Il Savannah colpito dall'aviazione tedesca l'11 settembre mentre si trovava nelle vicinanze dell'Ancon, presumibilmente il vero obiettivo dell'aviazione tedesca[70]

Clark aveva effettuato alcuni spostamenti necessari, ma non era ancora convinto che i tedeschi avrebbero contrattaccato in forze: considerava McCreery troppo pessimista. Ordinò quindi a Walker di portare le sue truppe sulle colline circostanti, dove però rimasero inchiodate per un furioso scontro a fuoco nei pressi di Altavilla, tralasciando ancora il corridoio del Sele[71]. Nel frattempo il 179° RCT verso sera mosse lungo Persano verso Ponte Sele, ma giunto sul posto vennero ricacciati indietro da decisi contrattacchi tedeschi, i quali sempre in serata, attaccarono i britannici presso l'aeroporto di Montecorvino e Battipaglia, e gli statunitensi ad Altavilla. I combattimenti proseguirono fino al giorno successivo, quando ormai divenne chiaro a tutti che l'aspra lotta per la testa di ponte era cominciata[72].

L'11 settembre il comandante del VI Corpo, Dawley assunse il comando; il generale era sbarcato con molte difficoltà a Paestum nella tarda mattinata del 10, dopo che la sua nave, la Funston, dovette affrontare diverse vicissitudini a causa degli attacchi aerei nei giorni precedenti[N 6]. Al mattino anche Clark ritornò sulla testa di sbarco dove scelse di installare il proprio quartier generale vicino all'estuario del Sele, a Villa Rossa, in un luogo abbastanza vicino al comando britannico, ma soprattutto nel settore americano, quindi vicino a Dawley, per il quale Clark nutriva forti dubbi e pensava che avrebbe avuto bisogno di supporto se le operazioni non fossero andate secondo i piani[73][74]. Entro fine giornata i tedeschi scacciarono i britannici da Battipaglia, mentre i reparti americani a Ponte Sele incontravano sempre più difficoltà nel tenere le posizioni. Clark dispose con Dawley di spostare truppe da sud per far fronte alla pressione nemica nel settore nord lungo il Sele. Resosi conto di non poter impiantare il comando, Clark tornò sull'Ancon, dove ricevette notizia che la missione di lancio su Roma dell'82ª Divisione aviotrasportata era stata annullata, e Alexander gli comunicò che ora la divisione era tornata a sua disposizione[70].

Il contrattacco tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Situazione nel settore della testa di sbarco alle 24:00 dell'11 settembre

Nonostante le pressioni di Alexander, Montgomery non accelerò la sua avanzata attraverso la Calabria, anzi l'11 settembre concesse due giorni di riposo alla 5ª Divisione giunta tra Nicastro e Catanzaro, mentre sulla testa di sbarco la 5ª Armata aveva ormai sbarcato tutte le truppe a sua disposizione e i tedeschi stavano ammassando truppe contro le forze d'invasione. I rinforzi tedeschi andavano radunandosi nelle valli strette a est di Salerno, e Vietinghoff calcolò di poter circondare con cinque divisioni la testa di ponte non più tardi del 13 settembre[75]. Nei tre giorni successivi al D-Day le spiagge anglo-americane risultavano sempre più congestionate, e gli enormi mucchi di materiale scaricato sulle spiagge rappresentavano un bersaglio ideale per le artiglierie tedesche[76]. La vera crisi per gli Alleati sulla testa di ponte iniziò domenica 12 settembre, quando von Vietinghoff comprese che un attacco in forze contro gli americani avrebbe offerto buone possibilità di successo data l'importanza strategica del corridoio del Sele, che «puntava come un pugnale verso il cuore della testa di ponte»[77]. La situazione che si stava andando a creare avrebbe permesso alle forze tedesche non solo di scacciare dalle spiagge le forze Alleate, ma di infliggere loro una sconfitta umiliante, annientando la 5ª Armata sulle spiagge e impedendole di fuggire. La lezione avrebbe inoltre potuto procrastinare ulteriormente la prevista invasione attraverso la Manica[78].

Artiglieri tedeschi mentre posizionano i loro pezzi

Quello stesso giorno Clark trasferì il comando della 5ª Armata nella testa di sbarco e si recò da Dawley, dove si rese subito conto della criticità della situazione. Il fianco destro sembrava sicuro, ma il centro preoccupava non poco Clark: ad Altavilla i granatieri tedeschi avevano praticamente annientato il 142º fanteria (ridotto a 162 uomini) e occupato la cittadina, mentre il corridoio del Sele (chiamato in codice "Bryan") era ormai in mano tedesca. Il 179° RCT fu definitivamente ricacciato indietro da Ponte Sele, e i britannici persero il controllo di Eboli (che cadde per mano dei panzer della 16ª Divisione) e di Battipaglia. Ora i tedeschi controllavano il corridoio, e Clark si rese conto che se i tedeschi avessero seguito il corso d'acqua, avrebbero potuto aggirare ai fianchi sia il X sia il VI Corpo passando dall'interno[76].

Una colonna corazzata tedesca in movimento verso la testa di sbarco

Clark si recò quindi da McCreery, dove constatò che le cose andavano anche peggio. Nella sola giornata di sabato i tedeschi avevano fatto più di 1500 prigionieri, che tra morti e feriti portavano la cifra a circa 3000 unità britanniche perse. La 56ª Divisione attaccata dai panzer si era ritirata esausta su una nuova linea difensiva a tre chilometri a ovest di Battipaglia in direzione Persano, e addirittura i Coldstream giunsero a circa seicento metri dalla spiaggia. Alcuni ufficiali diedero alle fiamme documenti e mappe nel timore cadessero in mano nemica. Clark tornò a Paestum dove ordinò di evacuare immediatamente il posto di comando alla foce del Sele, e trasferirlo in un boschetto nel settore del VI Corpo. Clark diede istruzione a Dawley di spostare la 45ª Divisione a nord del Sele, con due battaglioni schierati all'estrema sinistra del settore, allungando la linea americana tra il Bivio Cioffi fino a Santa Lucia, alle porte di Battipaglia, con lo scopo di chiudere la breccia col X Corpo[79]. Il comandante americano ordinò inoltre di inviare altre truppe a difendere Persano[77], mentre Dawley nel frattempo, ancora attaccato alle tradizioni militari che consideravano il possesso del terreno sopraelevato come chiave per la vittoria, ordinò alla 36ª Divisione di Walker di attaccare Altavilla per riconquistarla[77].

Soldati statunitensi in azione tra le macerie di Persano, Salerno.

Nonostante gli sforzi, gli uomini che combattevano nella testa di ponte non riuscivano a trovare il modo di lasciare le spiagge; ormai i soldati sapevano di essere in una condizione critica, e ciò fu confermato dalle trasmissioni dell'Overseas Service della BBC, dove i soldati ascoltarono i bollettini che descrivevano la battaglia come «disperata»[80]. Clark considerava l'avanzata tedesca in direzione Persano come la chiara manifestazione delle intenzioni nemiche, e finché gli americani fossero riusciti a tenere Persano, che rappresentava l'imboccatura del corridoio, la loro posizione era abbastanza sicura. L'abitato era ancora in mano al malconcio 1º Battaglione del 179° RCT, mentre Altavilla e le colline circostanti avevano ormai perso importanza, ma Clark non pose il divieto a Dawley di continuare il suo piano di riconquista di Altavilla[77]. Le due divisioni americane, con truppe appena sufficienti per difendere il terreno già occupato, si trovavano ora nella condizione di dover assumersi la difesa di un'area ancor più vasta e marciare in tre direzioni (Persano, Bivio Cioffi/Santa Lucia e Altavilla) per obbedire agli ordini: ciò provocò non poche tensioni tra i comandanti americani[81].

Walker inviò a Persano il 2º Battaglione del 143° RCT, un'unità senza appoggio di artiglieria pesante, né carri né altro, ma solo le batterie di cannoni che avevano avuto il compito di sostenere l'attacco ad Altavilla. Ma nelle prime ore di lunedì mattina 13 settembre, i tedeschi fecero irruzione nel settore di Persano: un gruppo di combattimento appoggiato da una dozzina di panzer IV e da truppe d'assalto a bordo di semicingolati attaccò gli americani senza preavviso. I difensori, senza armi d'appoggio, furono travolti e non poterono contare sul supporto dell'artiglieria navale, che in quel momento stava coprendo la ritirata della 36ª Divisione dopo il contrattacco di Altavilla ordinato da Dawley. Fu il 1º Battaglione del 142º fanteria a ricevere l'ordine di attaccare Altavilla, ma le precise cannonate tedesche impedirono alle colonne americane di avvicinarsi alla cittadina. La colonna si sgretolò e i soldati si dispersero nella campagna; nessuno pensava più di conquistare Altavilla, e Walker si assunse il compito di spostare le sue truppe e accorciare la linea. Il torrente La Cosa, poco più di un rigagnolo che scorreva parallelo al mare per circa otto chilometri nel settore americano, divenne la nuova linea del fronte[82].

Paracadutisti tedeschi in azione nelle trincee contro la testa di ponte

Clark nel frattempo si recò nella linea di confluenza tra il Sele e il Calore, dove si rese conto che i carri tedeschi avevano spazzato via i difensori da Persano e giunti in vicinanza della confluenza tra i due fiumi, si dispiegarono a ventaglio sulla riva nord del Calore e aprirono il fuoco contro i depositi e le retrovie americane. In quel momento ci fu il panico: i reparti corazzati tedeschi erano a meno di tre chilometri dal mare, il quartier generale della 5ª Armata era in serio pericolo; Clark poteva vedere i carri nemici col binocolo, e ordinò ai membri dello stato maggiore di uscire e portarsi sulla linea dei combattimenti. Il generale non aveva dubbi, i tedeschi erano ora in grado di ammassare sufficienti truppe per attraversare il corridoio, e lui non avrebbe potuto impedirglielo. Le uniche truppe che si contrapponevano tra i tedeschi e il mare erano rappresentate dall'artiglieria di supporto della 45ª Divisione, e furono quegli gli uomini che probabilmente salvarono la situazione. I carri tedeschi si trovarono di fronte ai cannoni da campagna americani, e questi ultimi non poterono contare sul supporto navale, dato che i calibri della flotta avrebbero causato danni a entrambe le linee che si fronteggiavano a meno di due chilometri di distanza. Gli obici da 155 mm furono messi in posizione anticarro, e tutti i pezzi di artiglieria disponibili furono ammassati nei punti di maggior pericolo, con l'ordine di sparare a oltranza contro i nemici. Gli artiglieri spararono fino a sera, quanto i panzer si ritirarono da Persano, e poco prima della mezzanotte decine di Dakota iniziarono a sorvolare le spiagge lanciando i primi elementi di rinforzo del 504º Reggimento paracadutisti (Reuben Tucker) della 82ª Divisione aviotrasportata che Clark aveva richiesto il 13 mattina[83].

Clark considera il reimbarco[modifica | modifica wikitesto]

Uomini della 5ª Armata mettono in salvo i fusti di carburante sotto il fuoco tedesco

In attesa che arrivasse il grosso delle forze aviotrasportate, Clark convocò in anticipo una conferenza con i suoi comandanti per quella stessa sera. Poco dopo le 19:30 i generale Dawley, Middleton, Walker e Gruenther (capo di stato maggiore della 5ª Armata) si riunirono per discutere la situazione. Clark temeva che Salerno potesse diventare un'altra Gallipoli o un'altra Dunkerque, e da comandante d'armata si sentì il dovere di preparare piani per ogni evenienza, tra cui un'eventuale evacuazione della testa di sbarco. Clark mise dunque i suoi collaboratori di fronte al fatto compiuto: aveva già dato ordine allo stato maggiore di preparare due piani, indicati con i nomi in codice di Sealion e Seatrain, e ognuno si basava sulla premessa che un corpo fungesse da padrone di casa per accogliere l'altro in ritirata[84].

Artiglieri statunitensi con un obice da 155/23 in piena azione contro i reparti nemici

I comandanti in campo non furono d'accordo coi piani e Dawley protestò ufficialmente, senza peraltro trovare alcun attenzione da parte di Clark. Walker si disse fiducioso che un attacco tedesco verso la linea La Cosa, avrebbe costretto i nemici a scoprirsi per un ampio tratto, e ciò avrebbe comportato il fallimento del loro attacco; e quando Clark gli offrì elementi dell'82ª come rinforzi, Walker li accettò come riserva tanto era la sua fiducia. Anche Middleton era certo del fatto suo, e ribadì che le posizioni della 45ª a nord del Sele erano solide, ma Clark continuò la pianificazione dei piani di evacuazione. Comunque i comandanti di divisione ignorarono le disposizioni, e Middleton emanò un ordine che avrebbe reso di fatto impossibile l'evacuazione: «Mettete viveri e acqua dietro la 45ª. Resteremo qui.»[85] Nessuno però si preoccupò di contattare il comandante britannico McCreery, nonostante i lavori di pianificazione si concentrarono su Sealion, ossia il ritiro degli statunitensi nel settore britannico. L'urgenza del momento tagliò le comunicazioni interalleate e la catena di comando, e dopo la riunione l'unico a essere informato fu Hewitt, che nonostante le evidenti difficoltà dovette iniziare i preparativi per un eventuale reimbarco. La nave comando Ancon, in quel momento ad Algeri, ricevette l'ordine di recarsi a Salerno, e tutte le operazioni di scarico sulle spiagge tenute dagli statunitensi furono interrotte. Hewitt convocò il commodoro Geoffrey Oliver (l'ufficiale navale di grado più alto nel settore britannico) per una riunione, dove l'ammiraglio chiese il permesso di utilizzare la nave comando britannica Hilary, per imbarcare Clark in caso di necessità prima dell'arrivo dell'Ancon. Oliver comunicò con McCreery, il quale fu sorpreso della richiesta: il generale non era stato avvertito di nulla, e appena ricevuti i primi ragguagli comunicò a Malta con l'ammiraglio Andrew Cunningham, chiedendo il suo appoggio per bloccare quella che giudicava un'assurdità. Cunnigham ricevette anche un messaggio da Hewitt, dove veniva richiesto supporto navale, e la sera stessa la Valiant e la Warspite furono messe in navigazione per raggiungere la testa di ponte, assieme alla Nelson e alla Rodney[86].

Un Nebelwerfer si appresta a lanciare i suoi micidiali razzi da 150 mm contro le linee nemiche

Il mattino seguente i tedeschi rinnovarono l'attacco contro il 179° RCT di Middleton a nord del fiume Sele: verso le 08:00 del mattino dieci carri armati precedettero un battaglione di fanteria, ma l'attacco fu respinto dalla difesa combinata di due battaglioni statunitensi di fanteria integrati da carri armati e semoventi anticarro. I tedeschi continuarono a sondare il terreno alla ricerca di un qualche punto debole, ma la fanteria si ritirò dopo che non riuscirono a trovare alcun varco. Furono poi effettuati altri tentativi contro le posizioni occupate dal 157° RCT, ma anche questa volta l'intervento dell'incrociatore Boise risolse la situazione[87]. I tedeschi fecero un altro tentativo contro la 45ª Divisione, ma inutilmente, e il temuto attacco contro la linea La Cosa, svolto a mezzogiorno, venne vanificato dall'appoggio dell'artiglieria alleata che decimò gli attaccanti tenendoli a distanza, prima che questi ripiegassero. I tedeschi riattaccarono la linea La Cosa altre due volte in quel pomeriggio, ma i texani di Walker tennero la situazione sotto controllo. Il generale McCreery da parte sua non aveva nemmeno considerato i piani di evacuazione, e il suo fronte, nonostante qualche momento d'ansia, resse bene durante tutto il giorno[88]. Quella sera iniziarono ad arrivare i rinforzi della 82ª Divisione aviotrasportata, ma ancor prima dell'inizio dei lanci, Hitler ordinò un ripiegamento graduale verso nord e l'attuazione della strategia della «terra bruciata». Kesselring comunicò con von Vietinghoff, e questi, già resosi conto dell'imminente arrivo dell'8ª Armata, iniziò i preparativi per una ritirata combattuta[88].

Consolidamento e rinforzi[modifica | modifica wikitesto]

Soldati britannici sotto il fuoco di mortaio

Appreso della criticità della situazione il 14 Alexander ordinò a Montgomery di intervenire a Salerno avanzando il più rapidamente possibile, indipendentemente dai rischi logistici. Il comandante alleato si imbarcò quindi sul cacciatorpediniere Offa per recarsi personalmente sulla testa di sbarco, dove arrivò il 15 settembre[89]. Prima di partire Alexander contattò Patton, che si trovava ancora in Sicilia con la 7ª Armata, chiedendogli rinforzi, e il generale americano scelse la 3ª Divisione di fanteria di Lucian Truscott[90]. Nel frattempo la macchina logistica britannica si mise in moto per far affluire dai campi di transito in Nordafrica i rinforzi per le divisioni britanniche a Salerno, e quella stessa sera 120 Dakota lanciarono 2100 uomini del 505º Reggimento paracadutisti statunitensi nella zona a sud di Paestum, che furono trasferiti in fretta ad Agropoli come riserva. Più rischiosa fu la missione di lancio del 509º Reggimento dietro le linee tedesche nei pressi di Avellino. Clark sosteneva che anche in questo modo i paracadutisti, operando in piccoli gruppi, sarebbero riusciti ad attaccare efficacemente i convogli tedeschi diretti al fronte. Così 46 aerei lanciarono su venticinque chilometri quadrati di campagna, 600 uomini; è però difficile giudicare se questa operazione ebbe qualche effetto[88]. Clark, nonostante fosse consapevole dei rischi, valutò a posteriori l'azione del 509° come un successo; secondo il generale i paracadutisti effettuarono numerose incursioni che «scompigliarono seriamente le comunicazioni germaniche». Nelle spazio di due mesi, l'80% del reparto era al sicuro nelle linee americane, per cui considerando che in quel periodo il solo resistere nella testa di sbarco rappresentava un grosso rischio, secondo il generale si poté dire che «la missione del 509° abbia dato grossi dividendi»[91].

Una Jeep e un mezzo corazzato statunitense distrutti dai tedeschi

La battaglia si stava andando esaurendo. La notte del 14, dopo una pesante incursione aerea alleata contro le immediate linee tedesche davanti alla testa di sbarco[92], Clark ricevette una lettera da Eisenhower in cui veniva informato del grande impegno con cui i comandi alleati si stavano prodigando per l'invio di rinforzi. La mattina successiva Alexander, accompagnato dal maresciallo dell'aria Arthur Coningham, giunse a Salerno, mentre ad Agropoli alcune jeep di corrispondenti di guerra britannici ormai spazientiti dalla lentezza dell'avanzata di Montgomery, percorsero in solitaria il terreno che li separava dalla testa di sbarco congiungendosi con gli esploratori americani a sud di Agropoli[93]. Alexander si disse soddisfatto che la testa di sbarco avesse superato la crisi, e dopo aver cestinato ogni piano di evacuazione, partì assieme a Clark in visita al generale Dawley e quindi da McCreery. Da quest'ultimo i comandanti si attardarono a osservare la aspra zona di combattimento dove la 46ª Divisione di Hawkesworth, era ancora duramente impegnata[94]. Dopo la visita al settore americano la preoccupazione maggiore per Alexander divenne il generale Dawley. Dopo essere usciti dal posto di comando del VI Corpo, Alexander disse a Clark: «Non voglio intromettermi nelle vostre faccende [...] ma posso dirle con certezza che quest'uomo è come una canna al vento e suggerisco che venga immediatamente sostituito». Clark si disse consapevole della situazione e pregò Alexander di riferire a Eisenhower ciò che aveva visto. Ciò non fu necessario dato che lo stesso Eisenhower, dopo aver ricevuto alcuni messaggi confortanti, decise di far visita personalmente alla testa di ponte[93].

Intanto i rinforzi continuavano ad arrivare: elementi della 3ª Divisione di Truscott e della 7ª Divisione corazzata britannica erano giunti alla testa di ponte, e la mattina seguente la 5ª Armata arrivò a contare un totale di 170 000 uomini. In pratica sette divisioni ora fronteggiavano le forze di von Vietinghoff, che al contrario stava già raschiando sul fondo del barile delle sue riserve, e che poteva contare su appena una ventina di carri armati contro i 200 a disposizione di Clark[2]. Solo Montgomery sembrava insensibile alle esortazioni di Alexander e alla tragica situazione in cui era trovata la 5ª Armata. Il 15 Montgomery telegrafò a Clark di essere ormai in procinto di arrivare sulla testa di sbarco, anche se in realtà si trovava ancora a 80 chilometri da Paestum. Montgomery nelle ultime due settimane aveva catturato appena 85 tedeschi senza aver mai seriamente tallonato i nemici in ritirata, e perso 62 uomini dall'arrivo in Italia[93].

Gli ultimi combattimenti[modifica | modifica wikitesto]

Fante tedesco ucciso nella sua buca mentre attendeva al varco i carri armati nemici. Notare in primo piano, accanto al fucile Mauser, due Panzerfaust per l'azione anticarro

Parallelamente si registrarono alcune sollevazioni da parte della popolazione civile e di alcuni militari del Regio Esercito dopo l'armistizio dell'8 settembre che però vennero brutalmente repressi dalle truppe tedesche, come nel caso dell'eccidio di Nola, dove gli uomini della Hermann Göring fucilarono sommariamente 18 tra soldati e civili italiani. La mattina del 16 settembre ci fu un ultimo attacco tedesco; i panzer della 26ª Divisione uscirono da Battipaglia e imboccarono la statale n.18 per congiungersi con la "Hermann Göring", ma il tentativo fu bloccato fin dal principio, quando la violenta reazione dell'artiglieria alleata scompaginò le colonne tedesche che si ritirarono a metà mattinata. La potenza di fuoco alleata era ormai praticamente imbattibile, e Eisenhower, quando arrivò alla testa di ponte il pomeriggio del giorno successivo, si trovò dinnanzi a una situazione relativamente favorevole[95]. Dopo una visita ai comandi della 36ª Divisione (dove era presente anche Dawley) e della 45ª, ordinò a Clark di sollevare Dawley dall'incarico, mentre John Lucas fu designato al VI Corpo. Ciò creò ulteriori attriti tra i comandanti: Walker, che si considerava il più logico sostituto di Dawley, rimase profondamente deluso e divenne sospettoso nei confronti di Clark; il generale Ernest Harmon (che si apprestava a portare a Salerno la sua 1ª Divisione corazzata) scrisse a Clark che la sostituzione di Dawley aveva avuto un effetto piuttosto deprimente sull'opinione degli altri generali[96], che non poterono non notare anche la sostituzione di altri cinque comandanti di battaglione[97].

Panzer IV messo fuori combattimento nella battaglia di Salerno

Nel tardo pomeriggio di giovedì 16 settembre von Vietinghoff concluse che «non si poteva più sperare nel successo completo a Salerno», mentre Kesselring, prendendo atto delle gravi perdite della 10ª Armata, autorizzò la ritirata, purché le truppe tenessero il fiume Volturno, trentacinque chilometri a nord di Napoli, almeno fino al 15 ottobre. I soldati del Reich si ritirarono durante la notte del 17 settembre, lasciando una retroguardia di 2 500 uomini per ostacolare l'inseguimento[98]. La mattina del 18 settembre un lungo convoglio tedesco si snodò su per la strada di Eboli, e iniziò a praticare la tattica della «terra bruciata» con pesanti saccheggi allo dopo di impadronirsi, oltre che di viveri e metalli preziosi, anche di materiale rotabile, utensili, macchine da scrivere, automobili, autobus, cuscinetti a sfera, torni e strumenti di misurazione. Le truppe requisivano o abbattevano cavalli e muli e bruciavano persino selle e zoccoli, abbattevano sistematicamente tutti gli ovini, i bovini e il pollame, sradicavano le traversine ferroviarie e demolivano le abitazioni lungo le strade per rallentare l'avanzata degli alleati e togliere mezzi di sostentamento alla popolazione[99].

Si concluse così la prima battaglia in territorio continentale europeo dopo l'evacuazione di Dunkerque. Nei resoconti i tedeschi si dissero relativamente soddisfatti di quei dieci giorni di battaglia a Salerno. Kesselring riferì a Berlino di aver catturato tremila soldati alleati, inferto almeno diecimila perdite e reso gli invasori «incapaci di attaccare per molto tempo [...] Ma soprattutto quel per noi più conta è il tempo guadagnato, che ci consente di rimetterci in forze». Il generale Sieckenius giunse alla conclusione che i combattenti alleati non erano all'altezza dei tedeschi e privi di «spirito offensivo» con una «dipendenza eccessiva dall'artiglieria e riluttanti al contatto ravvicinato». E dello stesso parere si disse Hitler, che esortò «Niente più invasioni per loro! Sono troppo vigliacchi. Sono riusciti a fare quella di Salerno soltanto perché gli italiani gli hanno dato la benedizione»[100]. Von Vietinghoff elogiò le sue truppe e riferì a Berlino che la 10ª Armata aveva fatto cinquemila prigionieri e inflitto perdite gravissime[101].

Prigionieri tedeschi sulle spiagge

Il 18 settembre l'intelligence della 5ª Armata confermò il generale ripiegamento dei tedeschi; pattuglie del 179° Regimental Combat Team attraversarono il corridoio e a fine giornata giunsero a Ponte Sele, mentre una pattuglia della 36ª Divisione scese le colline sopra Altavilla e fu raggiunta da alcune autoblindo della 56ª Divisione britannica. Finalmente la 5ª Armata aveva conquistato gli obiettivi del D-Day, mentre il grosso delle truppe di Montgomery stavano percorrendo la statale n.19 e il quel momento si trovava a Montesano, a circa quaranta chilometri a sud del settore statunitense[102]. Il pomeriggio precedente alcune pattuglie della 5ª Divisione di fanteria britannica arrivarono al quartier generale di Walker per concordare il coordinamento per il rendezvous. A quel tempo i media britannici diedero molta importanza all'intervento dell'8ª Armata, sopraggiunta all'ultimo momento «come il 7º cavalleria», ma lo stesso generale Francis de Guingand, capo di stato maggiore di Montgomery scrisse: «Alcuni vorrebbero credere [...] che fossimo stati utili o che avessimo salvato la situazione a Salerno» ma la verità fu che «Il generale Clark aveva tutto sotto controllo prima che l'8ª Armata comparisse sulla scena»[101]. Tutto ciò incrinò i rapporti tra i comandanti; Montgomery si considerava il salvatore, e Mark Clark si risentì profondamente nel vedersi assegnare un ruolo subordinato dalla propaganda britannica. Durante il prosieguo della campagna Clark cercò quindi in ogni modo di promuovere la propria immagine[101]. Quel 18 settembre Montgomery inviò a Clark un messaggio nel quale si diceva lieto che le sue forze avessero raggiunto la 5ª Armata. Clark rispose laconicamente: «Ricevuto suo messaggio. Non ho sentito niente», a riprova che il contatto delle due armate non aveva sortito alcun effetto sulla testa di ponte.[102][N 7]

L'avanzata verso Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Le direttrici dell'avanzata alleata verso il Volturno

Il generale Alexander tornò sulla testa di ponte il 21 settembre, dove delineò a Clark i piani futuri del 15º Gruppo d'armate. La 5ª Armata doveva spingersi verso Napoli e, senza sostare, attraversare il Volturno e avanzare sul versante occidentale degli Appennini; nel frattempo Montgomery sarebbe avanzato lungo il versante orientale. L'avanzata verso Napoli però più difficoltosa del previsto: il fango e la pioggia rallentarono la marcia, mentre Kesselring, esperto in tattiche dilatorie, utilizzò al meglio le sue truppe per rallentare l'avanzata alleata. Piccole retroguardie tedesche di fanteria motorizzata si trinceravano con le mitragliatrici sui pendii dominanti, mentre i fucilieri sistemati più in alto, costringevano le forze alleate a compiere continuamente manovre d'aggiramento che rallentavano di molto la marcia. E, mentre manovravano, le colonne alleate venivano bersagliate dall'artiglieria tedesca[103]. Il fango aumentava notevolmente le difficoltà, e con gli autocarri in difficoltà nel terreno fangoso, toccò a soldati e muli il duro compito di trasportare i rifornimenti attraverso le colline. I ponti distrutti e le mine terrestri rappresentarono un altro problema costante; ogni pendio o attraversamento divenne un problema militare di piccola entità ma difficile da risolvere, se non per mezzo di fatica e perdite umane. Nel corso di questa avanzata Montgomery fece visita a Clark comunicandogli che la vastità della zona d'operazioni dell'8ª Armata e la difficoltà dei rifornimenti avrebbe provocato rallentamenti tali che l'avanzata verso gli aeroporti di Foggia sarebbe avvenuta solo dal 1º ottobre[104].

Fanti britannici attraversano Salerno dopo la fine dei combattimenti

Il 28 settembre i preparativi della 5ª Armata per l'avanzata finale verso Napoli erano ormai conclusi. La dorsale Salerno-Sorrento dove avrebbero operato i rangers di Darby fu rafforzata dall'82ª Divisione aerotrasportata, e sotto il comando del generale Rigdway l'intera formazione entrò nella piana di Napoli. Al contempo il X Corpo penetrò a Castellammare, sulla costa meridionale del golfo di Napoli, e il giorno seguente si aprì un varco sulle pendici del Vesuvio[105]. Il 29 settembre Clark fu raggiunto dal colonnello Frank Knox, giunto dagli Stati Uniti per volere dello stesso Roosevelt per complimentarsi con Clark e i suoi uomini. Successivamente anche il generale Alphonse Juin, comandante del corpo di spedizione francese in procinto di congiungersi alla 5ª Armata, raggiunse Clark, e i due il 1º ottobre raggiunsero il fronte. Quel giorno i due generali percorsero la statale n.18 verso Napoli aspettandosi scontri in atto nella periferia, ma inaspettatamente giunsero fino a San Giovanni a Teduccio, nella periferia meridionale, dove incontrarono Rigdway, il quale comunicò loro che le avanguardie americane erano già entrate a Napoli. Clark salì su un autoblindo (senza Juin che non aveva partecipato ai combattimenti) e con una scorta dell'82ª Divisione si avviò verso il centro della città[105]. Il generale si recò subito in piazza Garibaldi dove lo accolse il reggimento King's Dragoon Guards del X Corpo britannico, che fu il primo a entrare a Napoli verso le 09:30. L'82ª iniziò fin da subito ad assumere il compito di ordine pubblico e sicurezza con la Military Police, mentre Clark comunicò via radio a Gruenther di essere giunto nel centro della città[106].

Colonna motorizzata statunitense attraversa il lungomare di Napoli, 1º ottobre 1943

Gli alleati entrarono in una città martoriata dai bombardamenti alleati e dalle azioni distruttive compiute dai tedeschi in ritirata. Kesselring aveva occupato la città due settimane prima e aveva incominciato fin da subito a rapinare le risorse della popolazione e all'arruolamento coatto di giovani nei battaglioni di lavoro. La violenza dell'occupazione tedesca provocò in poco tempo la reazione della popolazione, prima con sporadici scontri a fuoco, e quindi con una vera e propria insurrezione che scoppiò il 27 settembre, pochi giorni prima dell'avanzata alleata in città. A giudizio dell'Office of Strategic Services, le "quattro giornate di Napoli" costrinsero le truppe della Wehrmacht ad abbandonare la città un paio di giorni prima del previsto[107].

La ritirata tedesca da Napoli lasciò presagire la violenza con cui la «vendetta tedesca» per il presunto tradimento dell'Italia, si sarebbe abbattuta sulle città italiane durante tutta la campagna. A Napoli i genieri tedeschi distrussero ogni impianto cittadino e industriale; furono devastati acquedotti, fognature, fabbriche, mezzi di trasporto, depositi di carbone, e vennero minati decine e decine di edifici e caserme (anche con bombe a tempo che esplosero anche distanza di diversi giorni). Fu data alle fiamme la biblioteca della Società Reale Italiana e il deposito di San Paolo di Belsito nei pressi di Nola, con le carte più preziose dell'Archivio di Stato di Napoli riguardanti la storia del Medioevo — una distruzione che significò una perdita immensa per il patrimonio nazionale e internazionale, per la storia italiana come per quella tedesca. Ma la cosa peggiore per la situazione bellica degli alleati fu il sabotaggio del porto, che oltre ad aver subito i bombardamenti alleati, dovette subire la rappresaglia dei tedeschi. Questi affondarono tutti i rimorchiatori e i natanti, minarono alcune imbarcazioni e distrussero tutti i montacarichi e le gru. Distrussero tutte le banchine e fecero saltare gli edifici intorno ai moli, cosicché le macerie li ostruissero e gli alleati non potessero utilizzare il porto. Infine i genieri tedeschi sparsero mine e bombole d'ossigeno nelle macerie rendendo ancor più caotiche e sofferenti le operazioni di bonifica degli Alleati[108][109].

Analisi e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Considerazioni generali sull'operazione[modifica | modifica wikitesto]

Squadriglia di Spitfire a Foggia

Dopo lo sbarco in Sicilia, sia i tedeschi sia gli italiani si aspettavano che gli Alleati rivolgessero i loro sforzi verso l'occupazione della Sardegna e della Corsica. L'isola sarda era nel raggio operativo dei caccia che decollavano dalle basi nordafricane e dalla Sicilia, e dopo la resa dell'Italia, l'occupazione dell'isola sarebbe potuta avvenire quasi senza combattere. Le forze tedesche presenti in Sardegna e in Corsica non raggiungevano le due divisioni, e nonostante fossero in grado di mettere fuori combattimento gli italiani, non avrebbero potuto contrastare uno sbarco alleato. Dalla Sardegna le squadriglie aeree anglo-americane avrebbero quindi potuto raggiungere ogni parte dell'Italia centrale, e dalla Corsica addirittura tutta la Toscana e una buona parte della Pianura Padana[110]. A rigor di logica la scelta delle isole sarebbe stata più appetibile per gli Alleati, i quali sapevano bene fin dall'inizio della pianificazione dello sbarco di Salerno, che il raggio d'azione dei caccia di stanza i Sicilia consentiva loro di volare sulla testa di ponte per soli quindici minuti. Ma furono molteplici i motivi che spinsero gli Alleati a sbarcare sull'Italia continentale. Innanzitutto preferirono questa alternativa alla conquista delle isole perché credevano di ottenere un maggiore effetto propagandistico e una più rapida uscita dalla guerra dell'Italia, e speravano addirittura che questo avrebbe potuto comportare un crollo stesso dell'Asse. In secondo luogo, la presenza di basi aeree in Sardegna e Corsica non era bilanciata dalla presenza di porti abbastanza grandi per preparare contemporaneamente un'invasione del continente[111]. Secondo gli Alleati, una eventuale invasione dell'Italia dalle due isole, ad esempio verso la zona di Livorno, li avrebbe portati troppo vicini ai numerosi campi d'aviazione tedeschi nella pianura del Po (sopravvalutati in quanto a operatività effettiva) e li avrebbe costretti a neutralizzare il porto di La Spezia, ancora molto forte e ben difeso, il che li avrebbe probabilmente costretti a ingaggiare in combattimento la flotta italiana che in quel momento era l'unica in grado di impensierirli[112].

Un ufficiale del 40 Squadrone della RAF all'aeroporto di Foggia. La base fu successivamente utilizzata dagli Alleati anche per colpire i Balcani
La Landing Ship Tank LST-382 sulla spiaggia di Paestum, e sullo sfondo le navi da sbarco LCT-209 e LCT-219

Queste motivazioni furono evidentemente subordinate alla teoria operativa che attribuiva molta importanza all'intervento dell'aviazione tattica nelle battaglie terrestri. In questo contesto, molto esplicativa fu la relazione compilata nell'immediato dopoguerra dal generale George Marshall al segretario di guerra americano, che diceva: «Da Foggia i nostri bombardieri pesanti potevano con estrema facilità colpire i passi alpini, attaccare le installazioni dell'aviazione tedesca in Austria e le fabbriche nella Germania meridionale ed effettuare incursioni contro i centri industriali e delle comunicazioni nei Balcani, alleggerendo in tal modo la pressione contro l'Armata Rossa»[113]. La stessa relazione riferiva inoltre che le operazioni di rifornimento del fronte che combatteva nella testa di ponte, avrebbero dovuto cedere il passo alle esigenze poste dall'allestimento di un complesso di grandi basi aeree nell'area di Foggia. Le truppe anglo-americane a Salerno soffrirono di questa decisione tattica, che parallelamente non ostacolò particolarmente le truppe tedesche, dato che i tentativi di interruzione delle linee di rifornimento attraverso il Brennero per opera dell'aviazione alleata non riuscirono a imporre ai tedeschi la cessazione dei combattimenti. A tal proposito le ricognizioni aeree Alleate riferivano che la distruzione delle linee di collegamento interne veniva sistematicamente riparata dai tedeschi[114]. Lo stesso generale Mark Clark, nel suo libro Calculated Risk definisce questa tattica come wishful thinking tactics, cioè «tattica del pio desiderio», in quanto basata su ipotetiche previsioni per le quali i tedeschi sarebbero stati messi in ginocchio grazie al massiccio impiego dell'aviazione, la quale mediante l'interruzione delle linee di rifornimento sulle Alpi e nella dorsale dell'Italia continentale avrebbe costretto le armate tedesche in Italia ad arrendersi[115].

A tal proposito Clark scrisse: «[...] mentre ci avvicinavamo alle spiagge italiane, credevamo a un certo numero di teorie che andarono in frantumi quando cominciavano i combattimenti. Secondo una di queste teorie, sostenuta in particolare dagli inglesi, se noi fossimo sbarcati in Italia con forze sufficienti e ci fossimo assicurati porti e aerodromi adatti a operazioni su grande scala, i tedeschi avrebbero deciso di non dar battaglia, ma di ripiegare nell'Italia settentrionale»[116]. Ma questa teoria messa alla prova dagli Alleati senza risparmio di risorse, non si rivelò particolarmente efficace nemmeno secondo il giudizio di Clark, il quale notò che nonostante l'incessante attività aerea contro le linee di rifornimento nemiche, «i tedeschi continuarono ad aumentare le loro forze in Italia fino alla fine della guerra e furono in grado di contrastarci ogni palmo del territorio italiano»[44].

Secondo il generale tedesco Fridolin von Senger, gli Alleati diedero troppa importanza alle operazioni puramente terrestri, senza fornirle di un adeguato supporto strategico aeronavale, e sopravvalutarono l'efficacia dell'aviazione tattica. Fedeli a questa concezione, non diedero adeguata importanza alla Sardegna e alla Corsica (che peraltro rappresentavano il punto più debole dei tedeschi). Da queste due portaerei naturali avrebbero potuto coprire efficacemente eventuali sbarchi più a nord, con cui avrebbero probabilmente tagliato fuori una grande massa di forze tedesche e abbreviato decisamente la campagna d'Italia, permettendo così agli Alleati di far valere efficacemente la loro totale superiorità aerea e navale. Gli Alleati si limitarono invece a un bluff, trasferendo il solo comando della 7ª Armata di Patton in Corsica, senza però trarre in inganno i tedeschi, i quali poterono spostare le loro truppe nel sud Italia, contrastando efficacemente gli Alleati durante lo sbarco a Salerno, e poi durante il tentativo di aggiramento della linea Gustav con lo sbarco di Anzio[115].

Lo storico britannico Basil Liddell Hart nel dopoguerra ebbe modo di intervistare il generale Westphal, il quale si disse molto critico riguardo alla strategia Alleata di invasione dell'Italia. Secondo Westphal, se le forze impiegate a Salerno fossero state impiegate a Civitavecchia, i risultati sarebbero stati probabilmente più decisivi. Gli Alleati sapevano che a Roma erano dislocate appena due divisioni tedesche, e uno sbarco combinato tra cielo e mare effettuato in collegamento con le cinque divisioni italiane di stanza nella capitale, avrebbe portato alla conquista della città in meno di 72 ore. Ciò, in concomitanza con l'avanzata lungo la Calabria, avrebbe inoltre permesso agli Alleati di conquistare praticamente tutto il territorio fino alla linea Roma-Pescara[39]. Westphal si disse molto critico anche nei confronti dell'azione di Montgomery, dato che la conquista della Calabria non aveva alcuna importanza strategica, anzi, l'8ª Armata sarebbe stata meglio impiegata se avesse colpito nel tallone dello stivale, o ancor meglio nel tratto Pescara-Ancona. In questo modo i tedeschi non avrebbero potuto distaccare forze da Roma e non sarebbe stato possibile far affluire rinforzi attraverso la Pianura padana. Sia Westphal sia Kesselring ritennero che gli Alleati avessero pagato un duro scotto strategico per il loro desiderio di assicurarsi la sicurezza tattica con la forza aerea; secondo i tedeschi questo fu un eccesso di cautela se si tiene conto di quanto fossero esigue le forze tedesche in Italia, e l'abitudine dell'alto comando Alleato di compiere ogni sua azione solo subordinatamente alla copertura aerea, aveva semplificato il lavoro dei difensori[117]. Senza dover preoccuparsi di contrastare gli Alleati al di fuori della portata della loro copertura aerea, i tedeschi poterono trasferire i contingenti di occupazione dalla Sardegna e dalla Corsica facendoli evacuare soprattutto via aerea verso gli aeroporti della pianura padana. A proposito di questo Westphal disse: «Al comandante in capo appariva fin troppo chiaro che la piena riuscita dell'evacuazione sarebbe stata assai problematica data la superiorità aeronavale del nemico. Ma la reazione alleata venne inspiegabilmente a mancare.»[117]

Considerazioni sulla battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La flotta al largo di Salerno durante una delle innumerevoli azioni di fuoco a supporto delle truppe di terra

Secondo lo storico e giornalista Rick Atkinson lo sbarco a Salerno fu fin da subito penalizzato dalla decisione di Clark di non utilizzare il bombardamento preparatorio nel settore americano. Gli alleati non sapevano fino a che punto i difensori erano a conoscenza dei piani alleati per cui secondo Clark gli alleati non potevamo «aspettarsi una sorpresa strategica», ma al massimo sperare di «raggiungere un certo livello di sorpresa tattica». I britannici avevano comunque previsto un quarto d'ora di bombardamento, mentre Walker, convinto che i tedeschi fossero sparsi sul territorio per usufruire di un efficace contributo dal tiro dei calibri navali, decise di fare a meno del supporto del tiro di sbarramento nel tentativo di sorprendere i nemici. Così la potenza che i bombardamenti navali avevano dispiegato in Nordafrica, in Sicilia e nel Pacifico, fu «follemente» ignorata[118]. Le previsioni di Walker furono però del tutto scorrette. I tedeschi già allertati resistettero tenacemente nel settore americano, e le truppe americane che secondo i piani avrebbero dovuto penetrare di circa quattro chilometri prima dell'alba, a mezzogiorno erano ancora inchiodate a meno di 400 metri dalla spiaggia[119]. Per i britannici il bombardamento preliminare diede i suoi frutti, e le truppe scesero a terra su tre spiagge che erano già state ripulite dai bombardamenti. Le prime fasi dello sbarco sembrarono molto più promettenti che nel settore americano, e anche se il prosieguo della battaglia non si svolse secondo le aspettative, i britannici inizialmente avanzarono verso tutti gli obiettivi[119].

Ma gli errori compiuti a Salerno furono molti, e inficiarono pesantemente lo svolgimento della battaglia. I tedeschi non furono affatto presi alla sprovvista e avevano ben chiara la situazione in Italia. Kesselring valutava Montgomery incapace di sortite rischiose e le forze in Calabria vennero velocemente spostate a Salerno, mentre la situazione a Taranto non rappresentava una preoccupazione immediata, cosicché Kesselring decise di schierare a Salerno tutte le sue forze per non dare profondità al nemico, e impedire ai rinforzi in alto mare di sbarcare e schierarsi. Parallelamente la 5ª Armata era in grosso deficit di mezzi da sbarco, per cui l'azione di Kesselring fu facilitata dal fatto che eventuali rinforzi avrebbero dovuto comunque aspettare prima di essere sbarcati. Il tutto fu poi complicato dall'assenza di impianti portuali: gli uomini dovettero quindi sobbarcarsi anche l'onere di spostare i materiali dalle spiagge e i rapidi rinforzi che avrebbero permesso di liberarsi dalla morsa dei tedeschi, arrivarono in ritardo. I tedeschi invece potevano contare sul vantaggio delle linee interne e dovevano spostare le truppe in un percorso più breve, così von Vietinghoff poté spostare con facilità elementi di quattro divisioni direttamente sulla testa di sbarco[120]. In questo contesto fu grave l'errore degli alleati di non fornire ai ranger di Darby un supporto d'artiglieria tale da poter ostacolare l'arrivo dei rinforzi tedeschi attraverso Nocera, e così per alcuni giorni i ranger furono poterono solo assistere passivamente all'arrivo dei panzer tedeschi[50].

A sinistra Fred Walker, a destra il generale Dawley

Ci furono inoltre molti intralci nel corso delle operazioni a Salerno. Il comando delle truppe americane era soggetto a forti attriti tra Clark, Walker e Dawley, e il comandante della 5ª Armata si trovò nella non facile situazione di dover comandare due generali più anziani di lui. Walker fu suo insegnante a West Point mentre Dawley era un "protetto" di Marshall; e se col primo, nonostante le diffidenze, intercorreva un senso di rispetto reciproco, Dawley appariva spesso indeciso e confuso durante le fasi critiche della battaglia, e non godette mai della fiducia di Clark. Ma lo stesso Clark, seppur di carattere risoluto e fiducioso, non fu esente da errori. L'errore più grave a lui imputabile è probabilmente il fatto che non considerò il varco tra i due corpi d'armata con la giusta importanza. Il primo giorno Clark ammise l'esistenza di questo varco, ma non ne riconobbe la vulnerabilità, fatto confermato dalla comunicazione con Hewitt in cui disse: «Il varco non è una cosa molto grave»[121]. Questa considerazione è in parte giustificabile dal fatto che quando scese a terra il 10 settembre Clark trovò una situazione, a suo dire, abbastanza tranquilla, che peggiorò solo in seguito, quando i tedeschi, che in un primo tempo sembravano ritirarsi, tornarono alla carica nel settore del Sele[122]. Un ultimo intralcio è riconducibile alla mancata conquista dell'aeroporto di Montecorvino, che non permise alle forze aeree alleate di poter usufruire di una importante base nella testa di ponte. La 5ª Armata fu così costretta a dover affidarsi agli aerei provenienti dalla Sicilia o dalle piccole portaerei di scorta britanniche (che per giunta dovevano essere ritirate entro il 10 settembre); ma entrambe le soluzioni non permettevano una copertura molto efficace[123]. Salerno era al limite dell'autonomia degli Spitfire che partivano dalla Sicilia, mentre i Seafire che partivano dalle portaerei, avevano bisogno di decollare con almeno 10 nodi di vento a favore mentre la nave doveva essere lanciata a 20 nodi. E ciò provocò moltissimi incidenti che inficiarono l'efficacia dell'aviazione navale alleata[124].

Prigioniero tedesco ferito, Volturno, 17 ottobre 1943

Naturalmente anche da parte tedesca errori e imprevisti caratterizzarono la battaglia. Due terzi dei panzer del generale von Vietinghoff furono messi fuori combattimento nei primi due giorni di battaglia, e la richiesta di rinforzi, respinta da Berlino, ebbe notevoli conseguenze. Per il resto della battaglia von Vietinghoff poté contare su solo circa 30 panzer in buono stato, mentre la notevole quantità di artiglieria terrestre e navale alleata, non permetteva agli esploratori tedeschi di trovare varchi utili, e questo fu uno dei motivi per cui i tedeschi si concentrarono solo sul varco del Sele, dove gli alleati poterono concentrare tutta la loro potenza di fuoco durante la fase critica della battaglia[75]. La 10ª Armata aveva poi grossi problemi di approvvigionamento e comunicazioni, il carburante scarseggiava (una petroliera tedesca nella paura di essere catturata dal nemico riversò il suo carico in mare)[75], e anche gli uomini scarseggiavano. Il rifiuto di Berlino non permise di sostituire gli uomini ormai esausti, i rimpiazzi arrivavano col contagocce e spesso gli uomini appena arrivati venivano mandati subito in prima linea, in modo tale che i tedeschi non riuscirono mai a costituire una massa critica d'attacco[125]. Per gli alleati, a salvare la situazione a Salerno fu probabilmente il supporto dell'artiglieria. Dello stesso parere si dichiarò von Vietinghoff nel dopoguerra, e tale tesi venne sostenuta anche dalla Royal Navy, anche se è giusto ricordare che le grandi corazzate arrivarono solo il 15 settembre, mentre la Warspite, colpita da una bomba tedesca, partecipò poco alle operazioni[126]. Comunque sia i caccia, gli incrociatori, i monitori e le altre imbarcazioni diedero un enorme contributo nel respingere l'attacco tedesco, e quello che non colpivano le navi, lo colpivano gli aerei[125]. Centinaia di bombardieri disintegrarono nodi stradali e ferroviari intorno a Eboli e Battipaglia, mentre i caccia mitragliavano le colonne e i ricognitori della RAF indicavano alle artiglierie alleate ogni movimento tedesco nell'entroterra, immobilizzando di fatto gli avversari[127]. La difesa risoluta e il supporto dell'artiglieria dimostrarono come si poteva resistere ai tedeschi, soprattutto se questi commettevano errori evitabili, come quelli che lo storico Morris riporta nei confronti di von Vietinghoff. Il generale tedesco, in alcuni momenti, poté contare su elementi di sei divisioni, ma si ostinò a effettuare piccole scorrerie non coordinate e addirittura opportunistiche che coinvolgevano forze della quantità di un battaglione. Se avesse effettuato un attacco in massa contro la 36ª Divisione americana, von Vietinghoff avrebbe forse potuto sopraffare i difensori nonostante la superiorità aerea e navale degli alleati. Ma nonostante gli errori degli invasori, e nonostante il fatto che dopo gli sbarchi furono i tedeschi a imporre il ritmo dei combattimenti, i tedeschi non furono in grado di sfondare le difese della testa di sbarco, e dopo una serie di sanguinosi tentativi furono costretti a ritirarsi sulla linea del Volturno[126].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo storico Morris riporta 3472 perdite, suddivise in 2002 feriti, 840 morti e 630 dispersi. Vedi: Morris, p. 228
  2. ^ Il generale Clark, nel suo libro Calculated Risk, riporta che il X Corps aveva avuto 531 morti, 1915 feriti e 1561 dispersi, il VI Corps 225 morti, 853 feriti e 589 dispersi. Egli afferma anche che la maggior parte dei dispersi per entrambi i corpi d'armata tornarono successivamente in linea. Vedi: Clark, p. 230. Lo storico Morris riporta dati leggermente superiori: per il X Corps 725 morti, 2734 feriti e 1800 dispersi. Per il VI Corps i numeri sono i medesimi, sebbene si parli di 835 feriti [forse un refuso, Ndr]. Vedi: Morris, p. 228
  3. ^ La scelta del luogo dello sbarco fu condizionata dall'autorizzazione, presa durante la conferenza, a ritirare dal teatro del Mediterraneo sei gruppi di bombardieri pesanti e trasferirli in Gran Bretagna. Per godere disupporto aereo adeguato, Eisenhower fu obbligato a scegliere zone di sbarco più vicine alla Sicilia e al Nordafrica, come appunto Salerno o Taranto, invece di obiettivi più lontani come il golfo di Genova. Vedi: Morris, pp. 123-124
  4. ^ Hawkesworth aveva rimpiazzato da pochi giorni il precedente comandante, maggior generale Harold Freeman-Attwood che, all'epoca, era uno dei più giovani generali dell'esercito. Egli aveva spedito una lettera alla moglie che, incautamente, rivelava la destinazione degli sbarchi: un controllo casuale della censura bastò a sollevarlo dall'incarico. Vedi: Morris, p. 146
  5. ^ Il generale Clark nel suo libro di memorie riferisce che i primi reparti a toccare terra sulle spiagge del settore americano furono, il 142º gruppo reggimentale da combattimento (regimentale combat team RCT) condotto dal colonnello John D. Forsythe, e il 141° RCT del colonnello Richard J. Werner, entrambi appartenenti alla 36ª Divisione. Vedi: Clark, p. 208
  6. ^ Benché le forze aeree anglo-americane fossero superiori per qualità e quantità, la Luftwaffe, che tra il 10 e l'11 settembre compì 450 sortite contro la testa di sbarco, ebbe una combattività molto superiore che in Sicilia, causando danni alla flotta d'invasione e agli uomini a terra. Addirittura il 10 settembre ben quattro bombe tedesche avevano colpito la Ancon, che con le sue antenne radio e la sua mole sembrava secondo Hewitt: «un pollice gonfio», che appunto, venne presto individuato e preso di mira dai tedeschi. Vedi: Atkinson, pp. 252-255
  7. ^ Montgomery aveva ormai raggiunto una grande fama in patria e ciò gli consentì più volte di comportarsi in modo insubordinato nei confronti dei suoi superiori, tra cui Alexander, che egli sapeva avere una volontà a volte debole. Secondo lo storico Morris è giusto ricordare che la lenta avanzata di Montgomery non fu del tutto ingiustificata, anche se non fu certamente rapida quanto avrebbe potuto essere. Il generale britannico sapeva che la sua 8ª Armata contava meno di tre divisioni, ed era debole, e se i tedeschi avessero contrattaccato in Calabria, i britannici avrebbero potuto incontrare grosse difficoltà. L'intera operazione era poi considerata da Montgomery come «un'operazione inutile e rischiosa», e ciò unito al fatto che il peso delle operazioni sarebbe stato sulle spalle della 5ª Armata con l'8ª relegata ad un ruolo di secondo piano, non indussero Montgomery a correre eccessivi rischi per le sue truppe, nonostante fosse chiaro fin dai primi giorni che i tedeschi non avrebbero interferito troppo duramente contro l'armata britannica. Vedi: Morris, pp. 192-193

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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