Maiori

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Maiori
comune
Maiori – Stemma
(dettagli)
Maiori – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Antonio Capone (lista civica) dal 1-6-2015
Territorio
Coordinate 40°38′55″N 14°38′20″E / 40.648611°N 14.638889°E40.648611; 14.638889 (Maiori)Coordinate: 40°38′55″N 14°38′20″E / 40.648611°N 14.638889°E40.648611; 14.638889 (Maiori)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 16,67 km²
Abitanti 5 587[1] (31-8-2015)
Densità 335,15 ab./km²
Frazioni Erchie, San Pietro, Santa Maria delle Grazie, Vecite, Ponteprimario
Comuni confinanti Cava de' Tirreni, Cetara, Minori, Ravello, Tramonti, Vietri sul Mare
Altre informazioni
Cod. postale 84010
Prefisso 089
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065066
Cod. catastale E839
Targa SA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 977 GG[2]
Nome abitanti maioresi
Patrono Santa Maria a Mare
Giorno festivo 15 agosto - Terza Domenica di Novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maiori
Maiori
Posizione del comune di Maiori all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Maiori all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale
« ... in Majori erano i cantieri, gli arsenali, la stazione delle flotte; quivi le rappresentanze marittime, piazza d’arme ..., i più imponenti fortilizi »
(Filippo Cerasuoli, "Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche con annotazione e documenti della Città di Maiori", 1865.)

Maiori (IPA: [majόri][3]) (Majùrë in campano[4]) è un comune italiano di 5 587 abitanti[1] della provincia di Salerno in Campania.

È uno dei comuni della Costiera Amalfitana, dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Maiori
(EN) Maiori
Beach maiori 20061104 001.JPG
Tipo Architettonico, paesaggistico
Criterio C (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Maiori vista dal suo porto turistico.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Costiera Amalfitana, Golfo di Salerno e Monti Lattari.

La città è situata a 5 m.s.l.m. lungo la Costiera Amalfitana, nel Golfo di Salerno, alla confluenza del torrente Reginna Major. Il territorio comunale, che ha una superficie di 16,67 km², è prevalentemente montuoso, comprende parte dei monti Lattari.

Maiori possiede la spiaggia più lunga dell'intera Costa d'Amalfi (quasi 1 km di piano dovuto all'alluvione del 1954), caratterizzata da una sabbia scura di origine vulcanica ed una spiaggia minore (circa 200 m), nella frazione di Erchie[5] oltre a varie cale minori come la Spiaggia di Glauco, Capo d’Orso o Cala Bellavia. Nell'area comune sono presenti anche altri luoghi di interesse naturalistico come la Grotta di Pandora[6].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Ravello.

La stazione meteorologica più vicina è quella di Ravello. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,3 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C. Ma con l'aumentare della temperatura a luglio può raggiungere e superare i +40 °C[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico locale Filippo Cerasuoli, il nome originario di Maiori, come quello del corso d'acqua che attraversa la città stessa, è "Rheginna", derivante dal nome del lucumone etrusco che la fondò. Solo successivamente, durante il dominio romano, per un problema toponomastico di confusione con una più piccola e vicina cittadina dallo stesso nome, a "Rheginna" venne aggiunto l'appellativo di "Major" da cui, passando per Maiuri[8], deriverà l'attuale denominazione della città. All'altra cittadina invece venne aggiunto l'appellativo di "Minor", da cui deriverà l'attuale nome di Minori[9][10].

Corso Reginna

La fondazione di Maiori secondo la leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda principale, narrata dallo scrittore latino Plinio, vuole che la città di Maiori discenda dalla dea Maia, il quale nome, tradotto dal latino, assume il significato di "colei che porta crescita"[2] oppure "colei che è grande"[4][5], in correlazione al nome stesso della città. Altre leggende dicono che a Maiori i greci avessero dedicato un tempio alla dea BoxsturaI o che Ercole fosse arrivato fino al Falerzio: pare che nell'agro dove odiernamente trova spazio la frazione maiorese di Erchie si ergesse un tempio dedicato all'eroe[9].

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Periodo etrusco e romano[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione della città, come già si è detto, si attribuisce al popolo etrusco[10]. Alla sopracitata tesi di Cerasuoli però lo storico A. M. Fresa volle aggiungere la tesi secondo la quale la città venne fondata dagli abitanti del vicino insediamento di Marcinna (odierna Vietri sul Mare), fuggiti dalla città in seguito ad una forte alluvione o ad un saccheggio. Questo ipotetico trasferimento della popolazione di Marcinna giustificherebbe anche, secondo lo storico, la forte evoluzione marinara che la città sviluppò nel tempo[9].

Nel IV secolo a.C. i picentini, popolo italico attestato in Campania dal III secolo a.C. insediatosi nella costiera amalfitana, furono vinti dai romani che, nella romanizzazione dell'area, restaurarono la città[9]. Nel periodo della caduta dell'Impero Romano d'Occidente vi furono altri insediamenti.

Repubblica Amalfitana[modifica | modifica wikitesto]

« ... la vetusta celebrità amalfitana non derivò dalla fantasticata topografia, né la grandezza di Amalfi consistette nell’iperbolico numero dei suoi abitanti; chè bensì l’uno e l’altra furono parto di sagacia, di bravura, di ingegno dei popoli costituiti nell’amalfitana confederazione »
(Filippo Cerasuoli, "Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche con annotazione e documenti della Città di Maiori", 1865.)

Nell'842 le realtà urbane della costa (le città tra Lettere e Tramonti e tra Cetara e Positano, come anche Capri), si riunirono nella "Confederazione degli Stati Amalfitani". I loro abitanti, in maniera collettiva, vennero chiamati "amalfitani". Ogni città in quel periodo mantenne il proprio nome e la propria autonomia amministrativa, svolgendo un ruolo specifico nella Confederazione: Maiori fu sede dell’ammiragliato, della dogana, del fondaco del sale e di numerosi arsenali[9].

Le città della Confederazione presero poi parte, nel 872[11], alla più antica repubblica marinara mai fondata, quella di Amalfi.

Durante questo periodo la città attuò una forte politica di fortificazione, con la costruzione di vari bastioni, come quello di San Sebastiano (i cui resti si trovano sotto l'omonima chiesa), e castelli, come quello di San Nicola de Thoro-Plano (tutt'ora esistente), o la Rocca Sant'Angelo (di cui oggi non si hanno resti poiché sostituita dalla Collegiata di Santa Maria a Mare)[9].

Intorno al 1000 Maiori passò a fare parte del Principato di Salerno e ne seguì le vicende storiche.

Periodo saraceno, normanno e pisano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'anno mille fecero la comparsa in Italia Meridionale i guerrieri normanni, assoldati di volta in volta nelle contese locali dal potente di turno. In particolare si segnalò la famiglia degli Altavilla, tra cui spiccava Roberto il Guiscardo, sposò la principessa di Salerno Sichelgaita, figlia del duca Guaimario IV, che nel 1076 assediò ed espugnò Salerno prendendo il titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia e quindi anche il potere sulla città maiorese. Fu durante la dominazione normanna della penisola che a Maiori venne costruita la Torre Salicerchio (tutt'ora esistente).

In seguito alle invasioni prima saracene, poi pisane (saccheggio del 1268[8][12]), ed alla conquista normanna, Maiori visse un periodo di crisi che riportò l'economia locale all'agricoltura, alla pesca e all'artigianato: il lento declino dell'economia marittima maiorese contribuì ad un cambiamento dell'assetto urbano della città, che riprese a svilupparsi lungo il corso del Reginna Major e non più sulla costa[9]. A peggiorare la crisi ci fu poi nel 1343 un devastante maremoto menzionato anche in una lettera di Francesco Petrarca indirizzata al cardinale Giovanni Colonna, e nel 1348 l'arrivo della peste.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Passata al Regno di Sicilia, nel 1662 fu elevata a Città Regia dal Re di Sicilia Filippo III[13][14][15][16].

Durante questo periodo di verificarono due significative alluvioni; nel 1735 e nel 1773.

Regno delle Due Sicilie[modifica | modifica wikitesto]

Passata al Regno delle Due Sicilie, Maiori è stata, dal 1811 al 1860, capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Salerno.

Durante questo periodo si verificò un'epidemia di colera, nel 1837, ed un'alluvione, nel 1846.

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Passata al Regno d'Italia, Maiori è stata, dal al 1860 al 1927, capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Salerno.

Durante questo periodo si verificò un'altra grave alluvione, nel 1910, che portò alla visita della città da parte del Re d'Italia Vittorio Emanuele III. L'anno seguente invece ci fu un'altra epidemia di colera.

Nel 1943 a Maiori, durante l'operazione militare dello sbarco di Salerno ed il conseguente arrivo delle truppe alleate anglo-americane, tre battaglioni ranger sbarcarono nella spiaggia della città, che scelsero come base, al fine di arrivare a Nocera.

Piano d'invasione Alleato dello Sbarco di Salerno.

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Passata alla Repubblica Italiana come semplice comune, Maiori venne riconosciuta come città solo nel 2015 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella[17][18].

Durante questo periodo si verificò la grave alluvione di Salerno del 1954.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Maiori-Stemma it.png
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Maiori.

L'odierno stemma della città è stato disegnato dallo storico-araldista Maurizio Ulino ed adottato ufficialmente il 22 ottobre 2015[19].

Ѐ costituito da uno scudo sannitico di sfondo azzurro, timbrato da una corona turrita da città d'Italia, dove sono rappresentate una corona a cinque punte che sovrasta una pianta di maggiorana. Adornano lo scudo un ramo d'alloro ed uno di quercia sostenuti da un nastro tricolore.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Maiori fu riconosciuta come Città Regia già nel 1662 dal Re di Spagna Filippo IV[13][14][15][16] ma, con la caduta della monarchia in Italia, questo titolo finì per essere dimenticato[20].

Solo nel 2014 il comune si attivò per riottenere l'antico privilegio: la sua giunta, presieduta dal sindaco Antonio Della Pietra, incaricò uno studio araldico per ottenere lo stemma originario di Maiori al fine di un riconoscimento ufficiale[21]. Nello stesso anno, dopo gli studi effettuati dallo storico-araldista incaricato, Maurizio Ulino, il comune presentò la richiesta ufficiale per l'incoronazione di Maiori a Città d'Italia[22].

La richiesta fu accolta l'anno seguente, sotto la giunta del sindaco Antonio Capone, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che riconobbe l'antico diritto di Maiori di essere Città Regia, concedendole di fregiare il proprio stemma con una corona adeguata[23], cosa che avverrà qualche mese dopo[19].

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Antico diritto[13]»
— 1662

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata vista dal basso

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Santa Maria a Mare
  • Collegiata di Santa Maria a Mare (XII secolo).
  • Chiesa di Santa Maria del Carmine, si trova accanto alla Collegiata di Santa Maria a Mare.
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di San Sebastiano
  • Chiesa di San Rocco, che corrisponde all'antica Chiesa di San Sebastiano, si trova nella piazza Raffaele Amato. La Chiesa di S. Sebastiano fu distrutta durante le incursioni dei Pisani, successivamente ricostruita e quindi dedicata a San Rocco, il patrono delle pestilenze.
  • Chiesa ed ex Convento del Santo Rosario: eretta e donata nel 1662 dal maiorese Leonardo Russo, fu chiusa a causa del terremoto 1980 e riaperta al culto l'8 agosto 2014. Nota anche con il nome di chiesa di San Domenico.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie: ha origini già dal IV secolo, è stato distrutto dall'alluvione nel 1910 e successivamente ricostruito. Di particolare interesse sono il dipinto "La Visitazione" del XIV secolo e la fonte battesimale del XIII secolo. Anche il campanile e la facciata del secolo XVII sono degni di nota.
  • Chiesa di San Martino, si trova nella località Vecite. La sua struttura è di matrice romanica ed è trinavata, con colonne inglobate nei pilastri dopo i rifacimenti barocchi.
  • Chiesa di San Pietro in Posula si trova nella omonima località. Secondo Filippo Cerasuoli fu visitata dalla Regina di Napoli Giovanna II d'Angiò, durante il suo soggiorno in Maiori, ospite nel palazzo dei nobili de Ponte.
  • Chiesa di Santa Maria del Principio, si trova nella frazione Ponteprimario. La prima edificazione della Chiesa risale al VII secolo, ma è stata ricostruita varie volte. Al suo interno si conserva una statua lignea della Madonna, opera di un pastore del XIII secolo. La statua andò perduta e fu poi miracolosamente rinvenuta da un contadino del luogo.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta, ex Abbazia benedettina, si trova nella frazione Erchie. Nel suo interno si venera la Beata Vergine Maria Assunta in Cielo (14/08). Da notare la cornice del portale in tufo, le colonne originali del battistero, il capitello posto sopra il crocifisso e le due colonne originali dell'altare oltre all'altare stesso.
  • Complesso Abbaziale di Santa Maria dell'Olearia. L'abbazia è stata fondata nel 973 da monaci benedettini che in quel luogo ebbero un frantoio per la produzione di olio. Da ciò proviene anche il nome di "S. Maria Olearia". Al primo sguardo è difficile notare l'abbazia, perché è stata integrata in maniera molto armonica nel paesaggio. Santa Maria de Olearia è un antico insediamento rupestre risalente al X secolo interamente ricavato nella roccia, progressivamente ampliato fino a diventare un Monastero. Strutturato in tre cappelle sovrapposte al livello più basso troviamo la più antica, nota come "Cappella delle catacombe" o "Cripta". Sul muro orientale dell'anticamera della Cripta si trovano gli affreschi meglio conservati di tutto il complesso: la "Vergine coi Santi". A destra della Vergine un santo barbuto indossa una tunica bianca, con clavi rossi ed un mantello giallo; alla sinistra un santo in armi. Proseguendo nella Cripta si trovano tre figure con aureola, le cui teste sono state rimosse. Si presuppone le immagini fossero di Cristo con ai lati S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista. L'abside centrale della cripta presenta un Cristo, in piedi, vestito di una tunica bianca con un mantello d'oro con ai lati due arcangeli bizantini. Una rampa di scale conduce alla Cappella Principale. La Cappella Principale è costituita da un ambiente a volta a croce e spazi secondari con volta a botte. La volta a croce presenta una cornice centrale in cui, probabilmente, vi era una immagine di Cristo. Sono raffigurate nella Cappella: "L'Annunciazione", "La Visitazione", "L'adorazione dei Re Magi", "Il primo bagnetto di Gesù, con due levatrici" ed altre scene della vita di Cristo che si concludono con la Crocifissione. Dalla terrazza antistante la Cappella Principale si arriva alla Cappella di San Nicola. All'esterno di essa, sulla facciata che dà sul cortile principale, si può ammirare un medaglione con "La Mano di Dio" e verso il medaglione, due figure di "Angeli Osannati". Nell'abside della Cappella l'immagine della "Vergine Maria col Bambino", alla cui destra c'è "San Paolino" e a sinistra "San Nicola", ambedue identificati per una iscrizione. Entrambe le figure sono in abiti vescovili e portano un libro. Sull'arco dell'abside "San Giovanni Evangelista" e "San Giovanni Battista". Tra gli affreschi presenti: "Storia di mare" in cui S. Nicola salva tre uomini da una esecuzione; "San Nicola appare a Costantino" e "San Nicola appare ad Abalabio". Sia gli affreschi della Cappella principale sia quelli della Cappella di S. Nicola sono databili nell'XI secolo ove li troviamo nella villa del più nobile della città [24].
  • Chiesa e convento di Santa Maria della Pietà. La casa del Convento di Santa Maria della Pietà ebbe inizio in data 27 settembre 1515. In questa data il dottor Luca Staibano inserisce nel suo testamento il trasferimento di un casamento con giardino al Comune di Maiori che determinava che venisse fondato un monastero di monache clarisse. Circa quattro anni più tardi furono iniziati i lavori che terminarono attorno al 1530. Venne quindi fondato il Monasterium S. Luca seu Pitatis Ordini S. Francisci Obsrvantiae della Pietà. Donzelle nobili poterono entrare nel convento e nel 1661 il numero di esse era già salito a quindici. Tra di esse si possono trovare i nomi delle famiglie più note: de Ponte, Aurisicchio, Confalone. Nella piccola chiesa, ricca di opere artistiche, appartenente al convento sono, tra l'altro, presenti opere di Girolamo Cenatiempo e Nicola Vaccaro. A causa della soppressione dei patrimoni ecclesiastici nel 1866 il complesso passò allo Stato e poi al Comune di Maiori. In data 1º settembre 1932 il complesso passò alle Suore di Pompei.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Castello di San Nicola
  • Palazzo Mezzacapo, oggi è la sede degli uffici del comune e si trova al centro del Corso Reginna, la via "centrale" di Maiori. Esso è testimone del fiorente passato della città, perché un tempo era la residenza del Marchese Mezzacapo. Si accede al palazzo attraversando una porta in legno intagliata. Quando ci si trova nel cortile interno si vedono due scale marmoree che a destra e sinistra portano ai piani superiori del palazzo che è composto da numerosi vani, il più importante dei quali è la odierna sala consiliare di riunione con un ampio soffitto a volta. Il palazzo è stato costruito nella prima metà del XIX secolo ed è stato ristrutturato completamente dalla famiglia Mezzacapo. Durante una recente ristrutturazione i restauratori hanno rilevato che uno degli affreschi potrebbe essere stato eseguito da Ludwig Richter. Accanto al palazzo si trovano i giardini Mezzacapo la cui disposizione forma una Croce di Malta.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La Torre dei Normanni
  • Castello di San Nicola de Thoro-Plano (IX secolo)[25]
  • Torre di Marina di Erchie
  • Torre di Badia
  • Torre Salicerchio (o Normanna)
  • Torre di Mezzocapo

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[26]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni.

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana di rito cattolico;[27] il comune appartiene alla forania di Maiori-Minori-Tramonti dell'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni ed è suddiviso in cinque parrocchie.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

« i posti dove si è stati bene e che si ama, dove sono dei poveri diavoli che si sono convinti di aver visto il demonio. Gli abitanti della costiera sono dei pazzi, degli ubriachi di sole. Ma sanno vivere valendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia »
(Roberto Rossellini su Maiori[30])

Maiori è stata scelta da Roberto Rossellini per girare film come Paisà (1946), Il Miracolo, secondo episodio della pellicola Amore (1948) e La macchina ammazzacattivi (1952)[12].

Persone legate a Maiori[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Erchie, unica frazione a trovarsi sul mare;
  • San Pietro;
  • Santa Maria delle Grazie;
  • Vecite;
  • Ponteprimario.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada statale 163 Amalfitana, principale asse viario di accesso al territorio comunale.
  • Strada Provinciale 2/b Chiunzi-Polvica-Maiori.
  • Strada Provinciale 156 Innesto SS 163-Erchie.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Mezzacapo, sede del Municipio

Sindaci[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1861 1870 Beniamino Cimini Sindaco
1870 1878 Francesco Conforti fu Giuseppe Sindaco
1879 1886 Gaetano Cimini Sindaco
1887 1893 Gaetano d'Amato Sindaco
1894 1898 Pietro Pisacane Sindaco
1898 1901 Leopoldo Conforti Sindaco
1902 1902 Francesco Paolo d'Amato Sindaco
1902 1905 Andrea d'Amato Sindaco
1905 1905 Angelantonio Confalone Sindaco
1906 1909 Ernesto d'Amato Sindaco
1909 1912 Gaetano Cimini Sindaco
1923 1926 Salvatore d'Amato Sindaco
1926 1932 Salvatore d'Amato Podestà
1932 1940 Carlo d'Amato Podestà
1940 1940 Domenico Del Pizzo Podestà
1940 1943 Carlo d'Amato Podestà
1944 1957 Salvatore Confalone Sindaco
1957 1960 Franco Ulderico Forcellino Sindaco
1960 1965 Gaetano Vitagliano Sindaco
1966 1968 Gaetano Vitagliano Sindaco
1970 1972 Giuseppe Della Pietra Sindaco
1972 1975 Gennaro Capone Sindaco
1975 1978 Giuseppe Della Pietra Sindaco
1978 1979 Francesco Di Martino Sindaco
1979 1980 Martino Apicella Sindaco
1980 1980 Mario Civale Sindaco
1980 1982 Antonio Amatruda Sindaco
1982 1984 Martino Apicella Sindaco
1984 1989 Giuseppe Della Pietra Sindaco
1989 1992 Andrea Savastano Sindaco
1992 1994 Salvatore Della Pace Sindaco
1994 1998 Salvatore Della Pace Sindaco
1999 2004 Stefano Della Pietra Sindaco
2004 2005 Francesco Amato Sindaco
2005 2010 Stefano Della Pietra Sindaco
2010 2015 Antonio Della Pietra Sindaco
2015 in carica Antonio Capone Lista civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Destra Sele.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ dizionario.rai.it, d'ortografia e di pronunzia-Maiori
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 371.
  5. ^ Le spiagge di Maiori e Minori - Costiera Amalfitana, positano.com. URL consultato il 5 ottobre 2016.
  6. ^ Enjoy the Coast, su www.enjoythecoast.it. URL consultato il 5 ottobre 2016.
  7. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  8. ^ a b Maiori: breve storia Maiori, su www.maiori.it. URL consultato il 07 ottobre 2016.
  9. ^ a b c d e f g Cenni storici, su www.comune.maiori.sa.it. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  10. ^ a b Cerasuoli, Filippo. Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche con annotazione e documenti della Città di Maiori ed. 1865
  11. ^ Anno di elezione del primo Duca di Amalfi.
  12. ^ a b Maiori, storia di un borgo che ha incantato l'Umanità, su www.vesuviolive.it. URL consultato il 07 ottobre 2016.
  13. ^ a b c Gli stemmi della Città di Maiori, su www.comune.maiori.sa.it. URL consultato il 29 settembre 2016.
  14. ^ a b Famiglia Mezzacapo, su www.nobili-napoletani.it. URL consultato il 29 settembre 2016.
  15. ^ a b Famiglia Imperato, su www.nobili-napoletani.it. URL consultato il 29 settembre 2016.
  16. ^ a b Limone Costa d'Amalfi IGP - Maiori, su www.limonecostadamalfiigp.com. URL consultato il 29 settembre 2016.
  17. ^ Maiori elevata al titolo di Città, ora si attende rielaborazione dello stemma civico, ilvescovado.it, 25 giugno 2015. URL consultato il 5 ottobre 2016.
  18. ^ La Città di Maiori riscopre la maggiorana e si riappropria del suo antico stemma civico /FOTO, ilvescovado.it, 24 marzo 2016. URL consultato il 5 ottobre 2016.
  19. ^ a b D.P.R. 22 ottobre 2015
  20. ^ Antonino, Positano News - RICONOSCIMENTO A MAIORI DEL TITOLO DI CITTA'. L'INTERVENTO DEL SINDACO ANTONIO CAPONE, positanonews.it. URL consultato il 29 settembre 2016.
  21. ^ Atto Deliberativo n. 16 del 23.01.2014
  22. ^ Atto Deliberativo n. 9 del 2.9.2014
  23. ^ D.P.R. 9 giugno 2015
  24. ^ Complesso monastico di Santa Maria Olearia
  25. ^ Castello di S. Nicola de Thoro-Plano, amalficoast.it, 30 luglio 2009. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ Diocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni
  28. ^ [1]
  29. ^ Sito della Croce Rossa Italiana.
  30. ^ [2]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Avellino, Mario Rosario. S. Maria della Pietà – Tra Storia ed Arte ed. 2006
  • Cerasuoli, Filippo. Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche con annotazione e documenti della Città di Maiori ed. 1865
  • Criscuolo, Vincenzo. Le Pergamene dell'archivio della Collegiata di Maiori con un'appendice di documenti dall'Archivio Segreto Vaticano. Amalfi, Centro di Cultura e Storia Amalfitana, 2003
  • Di Martino, Crescenzo Paolo. "In vico ecclesiae Sancti Iohannis de Campulo". Origini e sviluppo di un casale in Costa d'Amalfi tra Medioevo ed Età Moderna: Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana 26 (2003)
  • Primicerio, Giuseppe. La città di Maiori origini ai tempi odierni ed. 1983

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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