Winston Churchill

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Winston Churchill
Sir Winston Churchill - 19086236948.jpg

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 10 maggio 1940 –
26 luglio 1945
Monarca Giorgio VI
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Clement Attlee

Durata mandato 26 ottobre 1951 –
7 aprile 1955
Monarca Giorgio VI
Elisabetta II
Predecessore Clement Attlee
Successore Anthony Eden

Cancelliere dello Scacchiere
Durata mandato 6 novembre 1924 –
4 giugno 1929
Capo del governo Stanley Baldwin
Predecessore Philip Snowden
Successore Philip Snowden

Segretario di Stato per gli Affari Interni
Durata mandato 19 febbraio 1910 –
24 ottobre 1911
Capo del governo Herbert Henry Asquith
Predecessore Herbert Gladstone
Successore Reginald McKenna

Leader del Partito Conservatore
Durata mandato 9 novembre 1940 –
6 aprile 1955
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Anthony Eden

Dati generali
Suffisso onorifico KG OM CH TD FRS PC (Can)
Partito politico Partito Conservatore (1900-04; 1924-64)
Partito Liberale (1904-24)
Università Harrow School, Royal Military Academy Sandhurst
Firma Firma di Winston Churchill
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la letteratura 1953

Sir Winston Leonard Spencer Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874Londra, 24 gennaio 1965) è stato un politico, storico, giornalista e militare britannico.

Sir Winston Leonard Spencer Churchill
Winston Churchill.jpg
Ritratto di Churchill con l'uniforme del British Army
30 novembre 1874 – 24 gennaio 1965 (90 anni)
Nato aWoodstock
Morto aLondra
Cause della morteturbe circolatorie
Luogo di sepolturaSt Martin's Church
Dati militari
Paese servitoRegno Unito Regno Unito
Forza armataFlag of the British Army (1938-present).svg British Army
ArmaTerritorial Army
SpecialitàCorrispondente di guerra
Anni di servizio1895-1916
GradoTenente colonnello
GuerreGuerra mahdista
Seconda guerra boera
Prima guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Omdurman
DecorazioniOrder of the Garter UK ribbon.png Order of the Companions of Honour Ribbon.gif Order of merit nastrino.png
Order BritEmp (civil) rib.PNG India Medal BAR.svg
Queens Sudan Medal BAR.svg Queens South Africa Medal BAR.svg British War Medal BAR.svg
World War I Victory Medal ribbon.svg Territorial Decoration (UK) ribbon.PNG
Altre carichepolitico
"fonti nel corpo del testo"
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È stato primo ministro del Regno Unito dal 1940 al 1945 e nuovamente dal 1951 al 1955. È stato inoltre membro del Parlamento dal 1900 al 1922 e dal 1924 al 1964, rappresentando nel corso della sua carriera cinque diversi collegi. Come primo ministro, è noto per aver guidato il Regno Unito alla vittoria nella seconda guerra mondiale; fu anche leader del Partito conservatore per quindici anni, dal 1940 al 1955.

Churchill nacque in una famiglia aristocratica, figlio di Lord Randolph Churchill, importante statista conservatore; arruolatosi nell'esercito britannico, combatté in India, nella guerra mahdista in Sudan e nella seconda guerra boera, ottenendo fama per le sue corrispondenze giornalistiche e per i libri di memorie sulle campagne a cui aveva preso parte. Entrato in politica agli inizi del XX secolo, ricoprì incarichi ministeriali nel governo liberale presieduto da Herbert Henry Asquith e, insieme con il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George, svolse un'intensa attività riformatrice in campo sociale. Nominato Primo Lord dell'Ammiragliato, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale dovette abbandonare il governo in seguito all'esito disastroso della campagna di Gallipoli, della quale era stato il principale promotore; nel 1916, caduto Asquith, Churchill tornò a importanti incarichi di governo nel nuovo gabinetto di David Lloyd George. Dopo la guerra ottenne la carica di Cancelliere dello Scacchiere del nuovo governo presieduto da Stanley Baldwin (1924-1929) e si fece promotore di una politica deflazionistica, restaurando la parità aurea della sterlina ai livelli pre-bellici.

Escluso da incarichi governativi durante gli anni 1930, Churchill divenne una delle voci più critiche riguardo alla Germania nazista, guidando la campagna per il riarmo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale divenne nuovamente Primo Lord dell'Ammiragliato, ma in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain nel maggio 1940 venne nominato Primo ministro. I suoi discorsi e trasmissioni radiofoniche furono decisivi nel sostenere la resistenza britannica, specialmente nel difficile biennio 1940-1941 quando il Commonwealth e l'Impero britannico si trovarono a fronteggiare da soli la minaccia nazista. Churchill guidò poi il Regno Unito durante l'intero conflitto e nei mesi successivi alla resa tedesca.

In seguito alla sconfitta dei Conservatori nelle elezioni del 1945, Churchill divenne leader dell'opposizione mantenendo comunque un grande prestigio internazionale; nel 1946 pronunciò a Fulton il famoso discorso sulla "Cortina di Ferro", che convenzionalmente segna l'avvio della Guerra fredda. Rieletto primo ministro nel 1951, il suo secondo mandato fu dominato da problemi di politica estera come l'insurrezione comunista in Malaysia, la Rivolta dei Mau-Mau in Kenya, la guerra di Corea e il colpo di stato iraniano del 1953. Churchill si dimise dalla carica nel 1955, rimanendo comunque parlamentare fino al 1964. Alla sua morte la Regina gli concesse gli onori del funerale di stato, al quale parteciparono un gran numero di statisti.

Per l'attività di storico e scrittore portata avanti durante tutta la vita ricevette anche il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953. Protagonista di primo piano delle vicende politiche britanniche e internazionali per oltre cinquant'anni, Churchill è tra le figure più significative del XX secolo. La sua memoria rimane oggetto di elogi e critiche e il dibattito intorno alla sua complessa eredità resta acceso[1].

Indice

Genealogia e origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Blenheim Palace, dimora avita dei Marlborough e luogo di nascita di Churchill.
La discendenza di Churchill dai Guicciardini e dagli Strozzi

Churchill nacque nella dimora avita della famiglia paterna, Blenheim Palace nell’Oxfordshire, il 30 novembre 1874[2][3][4]. Diretto discendente dei duchi di Marlborough, il suo casato apparteneva ai massimi ranghi dell’aristocrazia britannica[5][6]. Il suo celebre antenato John Churchill, I duca di Marlborough era stato il vincitore, insieme con Eugenio di Savoia della Guerra di successione spagnola e l'unico condottiero della storia, insieme con Alessandro Magno e Scipione l'Africano, a non aver mai subito sconfitte. Il nonno paterno, John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough, era stato per dieci anni parlamentare per il Partito conservatore e ministro nei governi tory di Lord Derby e Benjamin Disraeli[7]. Suo padre Lord Randolph Churchill, era stato eletto Membro del Parlamento per Woodstock nel 1873[2][7]. La nonna paterna, lady Frances Anne Vane-Tempest-Stewart era figlia di Charles Stewart, III marchese di Londonderry, aiutante di campo di Arthur Wellesley nel corso delle guerre napoleoniche, in seguito ambasciatore britannico in Austria, Prussia e Russia. Questi era inoltre il fratello dello statista irlandese lord Castlereagh, l'artefice dell'Europa post-napoleonica al Congresso di Vienna[8]. Dalla stessa linea Churchill poteva vantare anche avi italiani delle famiglie fiorentine dei Guicciardini e degli Strozzi, in particolare dal fratello di Francesco Guicciardini Jacopo, che era stato ambasciatore di Firenze in Inghilterra nel XVI secolo[9]. Un suo prozio, Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury, era stato un importante riformatore dell'età vittoriana, amico e genero di Lord Palmerston.

Charles Spencer, III conte di Sunderland
lady Anne Churchill

Gli Spencer erano emersi come una cospicua famiglia della nobiltà terriera del Northamptonshire a partire dal XV secolo, accedendo alla nobiltà all'epoca degli Stuart[10]. Tra essi si contavano Henry Spencer, I conte di Sunderland, che morì nel 1642 alla Battaglia di Edgehill combattendo per Carlo I nella Guerra civile inglese; suo figlio Robert Spencer, II conte di Sunderland, fu Lord presidente del Consiglio durante il regno di Giacomo II e il figlio di quest'ultimo, Charles Spencer, fu a sua volta Lord presidente al servizio di Giorgio I e uno degli artefici nel 1707 dell'Atto d'Unione tra Inghilterra e Scozia che portò alla nascita del Regno Unito. Il matrimonio tra il conte di Sunderland e lady Anne Churchill portò alla famiglia Spencer il patrimonio e i titoli Churchill. Si formarono così due famiglie, quella ducale di Marlborough, che nel 1817 assunse il doppio cognome Spencer-Churchill, e quella che assunse il titolo comitale di Earl Spencer: da quest'ultima discese lady Diana Spencer, Principessa del Galles, figlia dell'VIII conte Spencer.

George Washington; il primo Presidente degli Stati Uniti era imparentato con la famiglia di Churchill

Gli Spencer e i Churchill rimasero strettamente associati per tutto il corso del XVIII secolo al Partito Whig: la duchessa di Marlborough Sarah Jennings finanziò con un cospicuo legato la carriera politica di William Pitt il Vecchio, imparentato con il primo duca di Marlborugh; il nipote di quest'ultima, Charles Spencer, III duca di Marlborough, fu alleato politico di Pitt il Vecchio e di lord Cobham nel gruppo dei "Patriot Whigs"[11]; ricoprì inoltre la carica di comandante dell'esercito (Master-General of the Ordnance) all'inizio della Guerra dei sette anni. Suo figlio, il IV duca di Marlborough, bis-bisnonno di Churchill, fu ministro nel governo di George Grenville, ma dopo di lui la linea ducale decadde politicamente e finanziariamente e non si risollevò fino VII duca, nonno di Winston. Nella linea comitale si distinsero invece il II conte George Spencer, Primo Lord dell'Ammiragliato nel governo di William Pitt il Giovane dal 1794 al 1801, sotto la cui guida l'ammiraglio Horatio Nelson vinse la battaglia di Abukir, che stabilì la supremazia navale britannica nel Mediterraneo; il suo successore John Spencer, III conte Spencer, fu Cancelliere dello Scacchiere nel governo whig di Charles Grey (1830-1834) nonché uno dei principali artefici del Reform Act 1832, che segnò una tappa importante nello sviluppo della democrazia parlamentare nel Regno Unito. Il V conte, John Spencer, fu a sua volta Primo Lord dell'Ammiragliato e per due mandati Lord luogotenente d'Irlanda nei governi di William Gladstone.

La madre, Jennie Jerome era americana, figlia di Leonard Jerome, un facoltoso uomo d’affari di New York nonché proprietario del New York Times e discendente di un aiutante di campo di George Washington[2][4]; anche il nonno materno era stato attivo politicamente come acceso sostenitore di Abraham Lincoln attraverso i suoi giornali[12]. Peraltro, i legami familiari di Churchill con gli Stati Uniti risalivano molto più indietro: gli Spencer erano infatti strettamente imparentati con la famiglia di George Washington, l'artefice dell'indipendenza e il primo Presidente della Nazione nordamericana[13].

Attraverso la famiglia di sua madre Churchill intratteneva lontani legami di parentela con i presidenti Franklin Delano Roosevelt[14], John Adams e suo figlio John Quincy Adams[15], Ulysses Grant[16], Millard Fillmore[17] e Grover Cleveland[18], oltre che con lo scrittore Ernest Hemingway[19]. È spesso stato ipotizzato che la madre di Churchill avesse antenati Nativi americani attraverso sua madre, Clarissa Hall, ma ciò non è mai stato provato[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù e la formazione (1874-1895)[modifica | modifica wikitesto]

La nascita e i primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Lord Randolph Churchill e Jennie Jerome fidanzati. Parigi, 1874

I genitori di Winston si incontrarono per la prima volta nell’agosto 1873 a una regata sull’Isola di Wight, quando furono presentati dal Principe di Galles, amico di entrambi[20]. Jennie e Randolph si fidanzarono dopo appena tre giorni, ma il matrimonio fu ritardato a causa delle diatribe legali dei suoceri sulla dote[21]. La coppia si sposò infine nell’aprile 1874 all’ambasciata britannica a Parigi[22]. Durante il fidanzamento, Jennie rimase a Parigi con la madre, mentre Randolph visse in Inghilterra per condurre la campagna elettorale, recandosi spesso in visita alla fidanzata e scambiando con lei una fittissima corrispondenza; i duchi di Marlborough furono inizialmente molto ostili alle nozze, e il duca scrisse al figlio che aveva assunto informazioni su Leonard Jerome, il quale gli sembrava "un volgare affarista"[23]. Tuttavia, dopo che ebbe conosciuto la futura nuora e dopo l'elezione del figlio in Parlamento, diede la sua benedizione alle nozze[23]. I duchi non presenziarono (la duchessa madre, rimasta ostile al connubio, si era data malata e il duca rimase con lei), ma alla cerimonia presero parte l'intera famiglia Jerome, i fratelli e le sorelle di Lord Randolph e Francis Knollys, segretario particolare del Principe di Galles, amico di Randolph e di suo fratello maggiore lord Blandford[23].

Churchill a 4 anni in abiti e acconciatura femminili, secondo la consuetudine dei bambini aristocratici del tempo

Il primogenito Winston Leonard nacque circa otto mesi dopo il matrimonio. Secondo il biografo William Manchester egli era stato concepito prima del matrimonio[24]. Jennie e Randolph si erano infatti incontrati per l'ultima volta prima delle nozze agli inizi di marzo del 1874[25] (esattamente nove mesi prima della nascita del primo figlio), ed è possibile che in quel periodo avessero consumato il loro amore, senza attendere la cerimonia nuziale[21]; se Jennie si fosse resa conto di essere rimasta incinta, la cosa avrebbe dovuto essere tenuta nascosta, poiché un concepimento pre-matrimoniale avrebbe costituito uno scandalo imperdonabile nella bigotta società vittoriana (e spiegherebbe anche l'improvvisa accelerazione dei tempi delle nozze e l'assenza dei genitori alla celebrazione)[21]. Altri autori hanno invece sostenuto la veridicità della versione classica, cioè che Churchill fosse nato prematuro a causa di una caduta da cavallo della madre[3]. La nascita del bambino risultò effettivamente inattesa per i genitori (non era stato nemmeno predisposto il corredo) e per tutta l'estate del 1874 Jennie si dedicò a balli, feste e battute di caccia, il che potrebbe aver accelerato i tempi della gravidanza[3]. Celia Lee ha calcolato che Churchill nacque alla 33ª settimana dal matrimonio dei genitori, quindi avrebbe effettivamente potuto essere nato prematuro, ma senza particolari complicazioni[26]. Una volta cresciuto, a Churchill fu spesso chiesto delle circostanze della sua nascita, e lui rispose con la consueta ironia: “Sebbene fossi presente all’occasione, non ricordo bene gli eventi che mi ci portarono[27].

Nel 1877 il duca di Marlborough venne nominato Viceré d’Irlanda e Lord Randolph divenne il suo segretario privato; pertanto, l’intera famiglia Churchill si trasferì a Dublino[2][6]. Qui, nel 1880 nacque il secondo figlio della coppia, John Strange Spencer-Churchill detto “Jack”[2]. Secondo le sorelle di Jennie il vero padre del bambino era Evelyn Boscawen[28] ma tale insinuazione, dettata forse dalla gelosia delle sorelle per Jennie, è stata confutata dagli storici[26]. Durante gli anni ’80 comunque i genitori di Churchill si estraniarono sempre più e la madre cominciò a frequentare vari amanti[29]. Il piccolo Winston non ebbe in pratica alcuna relazione con il padre, mentre riguardo alla madre più tardi ricordò: “La amavo, ma a distanza[30][31]. Molti anni più tardi, mentre Londra veniva bombardata dalla Luftwaffe, l’unico oggetto prezioso che Churchill portò nel bunker fu un ritratto di Jennie realizzato da John Singer Sargent[29]. Con il fratello, che visse sempre nella sua ombra, i rapporti rimasero invece molto stretti e affettuosi per tutta la vita, fino alla morte di Jack nel 1947[30]. A Dublino Churchill ricevette i primi insegnamenti di lettura e aritmetica da una governante[30], mentre lui e il fratello vennero accuditi dalla tata Elizabeth Everest, alla quale Winston rimase devotissimo per tutta la vita[32]. Nella sua autobiografia “My Early Life” (La mia giovinezza) scrisse a proposito della Everest: “Per tutta la mia infanzia e adolescenza è stata la mia più cara amica e confidente[33]. Durante gli anni a Dublino il piccolo Churchill venne conosciuto da Bram Stoker, che era divenuto amico di suo padre; l'autore di Dracula descrisse il bambino come "una testolina fulva con grandi lentiggini sulle guance"[34].

L'istruzione e l'adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Churchill all'età di sette anni, nel 1881
Lady Randolph Churchill con i figli John (a sinistra) e Winston (a destra) nel 1889

All’età di sette anni, Churchill venne mandato alla St. George’s School di Ascot, ma odiò la scuola, ebbe voti mediocri e fu indisciplinato[35]. I genitori si erano nel frattempo trasferiti a Connaught Place a Londra, dove Churchill li visitava regolarmente, mentre nello stesso periodo fu portato nella sua prima vacanza all’estero, nella località termale di Bad Gastein in Austria-Ungheria[5]. A causa della salute precaria, nel settembre 1884 fu trasferito alla Brunswick School di Hove nel Sussex dove i suoi risultati migliorarono, ma la condotta rimase indisciplinata[36]. A malapena passò gli esami di ammissione per la prestigiosa Harrow School dove si iscrisse nell’aprile 1888[37]. Qui il rendimento rimase alto, eccelse soprattutto in storia, ma gli insegnanti lamentavano la sua mancanza di puntualità e precisione[38]. Scrisse anche poesie e lettere che furono pubblicate nel giornale della scuola, l’Harrovian, vincendo anche una competizione di scherma[39]. Il padre aveva deciso che il giovane Churchill dovesse intraprendere la carriera militare, quindi trascorse gli ultimi tre anni a Harrow nei corsi preparatori per l’accademia; superò gli esami finali con voti bassi[40]. Nel gennaio 1893, durante una vacanza a Bournemouth, cadde e rimase incosciente per tre giorni[41]. Nel marzo dello stesso anno lavorò brevemente in una scuola serale a South Kensington[41], prima di trascorrere le vacanze in Svizzera e Italia[42]. Dopo due tentativi respinti, fu infine ammesso all’Accademia militare di Sandhurst, dove fu accettato come cadetto in cavalleria, cominciando i corsi nel settembre 1893[43][44]. Nell’agosto 1894 Churchill e il fratello trascorsero le vacanze in Belgio[45] e durante il tempo libero a Londra si unì alle proteste per la chiusura dell’Empire Theatre, del quale era un assiduo frequentatore[46]. I corsi a Sandhurst terminarono dopo quindici mesi e Churchill si diplomò nel dicembre 1894, con ottimi risultati[40], particolarmente nell’equitazione[40][46]. Poco dopo tuttavia il padre, Lord Randolph Churchill, morì per cause mai del tutto chiarite: all'epoca si parlò di sifilide, ma oggi la causa ritenuta più probabile è un cancro al cervello non diagnosticato[40]. Winston rimase molto scosso per la morte del genitore, ricavandone la convinzione che anche lui avrebbe avuto il destino di morire giovane[47].

Cuba, India e Sudan (1895-1899)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill in uniforme, 1895.

Nel febbraio 1895 Churchill fu assegnato al IV reggimento Ussari dell’Esercito britannico, di stanza ad Aldershot[48]. Lo stipendio ammontava a 150 sterline all’anno, ben al di sotto del suo tenore di vita[40]. Nel luglio dello stesso anno, Churchill fece ritorno a Londra per organizzare i funerali della sua vecchia tata Everest, che pagò personalmente[49]. Ansioso di partecipare ad azioni militari, sfruttò l’influenza della madre per farsi assegnare in zone di guerra[50]. Nell’autunno del 1895 partì per Cuba insieme con Reginald Barnes, per assistere alla guerra d’indipendenza che l’isola stava combattendo contro la Spagna. Qui si unì alle truppe spagnole come corrispondente di guerra e fu testimone di vari scontri con i ribelli indipendentisti[51]. Da Cuba Churchill riportò anche una delle passioni che l’avrebbero distinto negli anni successivi, quella per il sigaro, che lo accompagnerà fino alla morte[52]. Terminata questa esperienza trascorse un periodo di soggiorno negli Stati Uniti, il paese di sua madre, dove fece la conoscenza di Bourke Cockran, famoso uomo politico e oratore del tempo, che ebbe notevole influenza sul giovane Winston[53]. Churchill ammirava gli Stati Uniti, e scrisse a suo fratello che erano “davvero un grande paese”, dicendo anche alla madre: “che grande popolo sono gli americani![54].

La battaglia di Omdurman a cui Churchill prese parte in una carica di cavalleria.

Al seguito degli Ussari Churchill giunse a Bombay nell’India britannica, nell’ottobre 1896[55]. Presto trasferito a Bangalore, prese alloggio in un Bungalow con l’amico Barnes[55]. Descrisse l’India come “Una terra di noiosi snob senza Dio”[56]; Churchill rimase di stanza a Bangalore per diciannove mesi, facendo frequenti visite a Calcutta, spedizioni nello Hyderabad e due visite in licenza in Gran Bretagna[57]. Ritenendo di aver ricevuto una scarsa educazione, Churchill cominciò in questo periodo a studiare da autodidatta, leggendo opere di Platone, Adam Smith, Charles Darwin e Henry Hallam[58]. Ebbero particolare influenza su di lui il Declino e caduta dell'impero romano di Edward Gibbon, il “Martirio dell’uomo” di William Winwood Reade, un’opera storica di impronta materialista e darwinista che influenzò l'agnosticismo di Churchill, oltre alle opere del famoso storico Whig Thomas Babington Macaulay[59]. Interessato sin d’allora di politica[60], nelle lettere private si definiva “un liberale in tutto tranne che nel nome”, aggiungendo però che non poteva sostenere il Partito liberale a causa del suo sostegno all’Home rule per l’Irlanda[61]. Piuttosto, si definiva un aderente dell’ideologia della c.d. Tory democracy, della quale già il padre era stato tra i principali esponenti[52]. In questa veste, durante una delle visite in patria, tenne il suo primo discorso pubblico a Bath a un raduno della “Primrose League” (“Lega della Primula”), un’organizzazione militante fondata dal padre anni prima a sostegno dell’ala “uninazionale” dei Tories[52]. Churchill espresse in questo periodo una miscela di istanze conservatrici e riformiste allo stesso tempo: si dichiarò ad esempio in favore di un sistema di istruzione pubblico e laico, ma allo stesso tempo si oppose al suffragio femminile, definendo le SuffragetteUn movimento ridicolo[62]. Il biografo Keith Robbins ha sostenuto che fu in questo periodo che Churchill formò gran parte del proprio pensiero politico[63].

In India, Churchill decise di unirsi al Corpo di Spedizione del Malakand, comandato da Bindon Blood nella campagna contro i ribelli Pashtun della tribù Mohmand nella Valle di Swat in India nord-occidentale[64]. Per poter partecipare alla campagna dovette accreditarsi come corrispondente di guerra per il “The Pioneer” e per il “Daily Telegraph[65]. Nelle lettere ai familiari descrisse come fosse pratica di entrambi gli schieramenti massacrare i feriti dopo gli scontri, ma non ne fece cenno nelle sue corrispondenze giornalistiche[66]. Rimase al seguito dell’esercito per sei settimane prima di fare ritorno a Bangalore nell’ottobre 1897[67]. Qui scrisse il suo primo libro, “The story of the Malakand Field Force”, relativo alla campagna appena trascorsa, che fu poi pubblicato da Longman e ricevette un’ottima accoglienza[68]. Nello stesso periodo scrisse anche un romanzo a chiave dal titolo “Savrola”, ambientato in un immaginario regno balcanico, che fu pubblicato a puntate sul Macmillan’s Magazine tra maggio e dicembre 1899, prima di apparire in forma di libro[68].

Nel 1898, mentre soggiornava ancora a Bangalore, Churchill esplorò la possibilità di unirsi alle forze di Lord Kitchener che stavano per cominciare la campagna sudanese contro gli insorti del Mahdi[69]. Kitchener fu inizialmente reticente, sostenendo che Churchill fosse solo in cerca di fama e di medaglie[69]. Dopo aver passato del tempo a Calcutta, Meerut e Peshawar, nel giugno del 1898 Churchill fece ritorno in patria[70]. Qui fece uso dei suoi contatti, tra cui il primo ministro Lord Salisbury, vecchio collega del padre, per farsi assegnare al corpo di spedizione sudanese[71]. In cambio accettò di scrivere degli articoli di corrispondenza per il Morning Post[72]. Partì quindi per l’Egitto, dove si unì al XXI Lanceri al Cairo prima di risalire il Nilo verso sud alla volta del Sudan. Qui prese parte alla famosa Battaglia di Omdurman, nella quale le forze del Mahdi (messia islamico) Abd Allah al-Ta'aysh subirono una decisiva sconfitta[73][74]. Nei suoi articoli, Churchill espresse giudizi molto critici sul comportamento di Kitchener verso i feriti, e soprattutto sulla profanazione della tomba del Mahdi da lui ordinata[75]. Per questo Kitchener odiò Churchill[68], un'ostilità le cui conseguenze si sarebbero viste molti anni dopo. In seguito alla battaglia, Churchill donò una parte di pelle del suo petto perché fosse trapiantata a un commilitone ferito[76]. Tornato in Gran Bretagna in ottobre, pubblicò un’altra opera, intitolata “The River War” (“La guerra sul fiume”), dedicata alla campagna del Sudan[77].

Prime esperienze politiche e Guerra Boera (1899-1900)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill a cavallo durante la guerra boera, 1899.

Avendo preso la decisione di intraprendere una carriera parlamentare, Churchill approfondì i suoi contatti politici e tenne comizi a tre riunioni del Partito conservatore. In questo periodo conobbe anche il suo primo amore, Pamela Plowden; anche se la relazione non durò a lungo, i due rimasero amici per il resto della vita[78]. In dicembre fece ritorno in India per tre mesi, dove coltivò assiduamente la sua passione per il polo[79]. Durante la permanenza a Calcutta fu ospite del Viceré George Nathaniel Curzon[80]. Durante il viaggio di ritorno in Gran Bretagna soggiornò all’Hotel Savoy del Cairo, dove fece la conoscenza del Chedivè Abbas II[81], prima di tornare in patria in aprile. Qui si concentrò nuovamente sulla politica, partecipando a incontri di partito e a eventi mondani, come le cene a casa Rothschild[82]. Fu scelto come candidato per le elezioni suppletive del giugno 1899 a Oldham nel Lancashire[83]. Sebbene il seggio fosse stato in precedenza tenuto dai Conservatori, i Liberali ottennero una vittoria di misura[84]. Churchill raccolse 11.477 voti contro i 12.770 del candidato liberale Walter Runciman[84]; questi, rivolgendosi al rivale commentò: “Non si preoccupi, non credo che questa sia l’ultima volta che il Paese sentirà parlare di noi[84].

Churchill tiene un discorso a Durban dopo la fuga dalla prigionia, 1899.

Avendo avuto presentimento dello scoppio della Seconda guerra boera, Churchill salpò da Southampton per il Sudafrica come corrispondente per il Daily Mail e il Morning Post[85]. Sbarcato a Cape Town raggiunse il fronte a Ladysmith, allora assediata dalle truppe boere[86]. Tra i corrispondenti di guerra britannici era presente anche la zia di Churchill, lady Sarah Wilson, una delle prime donne della storia ad aver svolto questa professione[87]. Durante un viaggio in treno verso Colenso, nella provincia del KwaZulu-Natal, il convoglio venne attaccato dai boeri e Churchill fu catturato e internato in un campo di prigionia a Pretoria[86]. Tuttavia in dicembre, Churchill e altri due prigionieri riuscirono a evadere attraverso i bagni del campo. Si nascose dapprima in un treno abbandonato e poi in una miniera appartenente a un simpatizzante dei britannici. Ricercato dai boeri, Churchill riuscì infine a nascondersi su un convoglio che lo portò al sicuro nell’Africa Orientale Portoghese (odierno Mozambico)[88].

Da qui si imbarcò per Durban, dove scoprì che la sua evasione lo aveva reso famoso[89]. Invece di tornare in patria, Churchill preferì essere assegnato come tenente nel reggimento dei South African Light Horse e in questa veste si unì alle truppe del generale Redvers Buller che sconfissero i boeri a Ladysmith e presero Pretoria[90], segnando la vittoria britannica nel conflitto. Nei suoi scritti durante la campagna, Churchill criticò aspramente l’ostilità britannica verso i boeri, invocando invece un trattamento generoso degli sconfitti e una pace rapida[91]. Churchill e suo cugino, il duca di Marlborough, entrarono a Pretoria alla testa delle truppe britanniche e ottennero la resa di 52 guardie boere dei campi di prigionia[92]. Dopo la vittoria, Churchill tornò a Cape Town e da lì, in luglio, salpò per il Regno Unito[93]. Nel maggio, quando ancora era in Sudafrica, i suoi dispacci al Morning Post furono pubblicati con il titolo “London to Ladysmith via Pretoria”, che ottenne un buon successo di vendite[94].

Primi anni di carriera politica (1900-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939).

Ingresso in Parlamento e scalata ai vertici (1900-1911)[modifica | modifica wikitesto]

«La democrazia è più vendicativa dei Gabinetti. Le guerre dei popoli saranno più terribili di quelle dei re.[95]»

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 1901)
Churchill al momento del suo ingresso in Parlamento nel 1900

Forte della popolarità conseguita nel conflitto sudafricano, Churchill venne eletto per il seggio di Oldham alle Elezioni generali del 1900, le ultime dell’età vittoriana, nota anche come “Khaki election” (elezione khaki), per il decisivo vantaggio dato ai Tories dalla vittoria nella guerra boera[96]. Tuttavia, Churchill non prese parte alla cerimonia di apertura del Parlamento del dicembre 1900, ma si dedicò a un tour di conferenze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Grazie al successo del tour di conferenze negli Stati Uniti e alla prolifica attività di collaborazione con giornali e riviste Churchill riuscì a guadagnare la somma di 10.000 sterline, equivalenti a circa 500.000 sterline nel 2001[97]. All’epoca i parlamentari non percepivano alcun compenso e Churchill non aveva ereditato quasi nulla alla morte del padre, poiché questi aveva perso gran parte del suo patrimonio[98]. Churchill prese infine possesso del suo seggio nel febbraio 1901.

I "Gemelli terribili" (Terrible Twins) Lloyd George e Churchill nel 1907

In Parlamento, Churchill si unì a un gruppo di giovani deputati conservatori il cui leader era Lord Hugh Cecil, figlio del primo ministro Lord Salisbury. Da lui il gruppo prese il nome di “Hughligans”. Il primo intervento parlamentare di Churchill fu un duro attacco al Segretario di Stato per la Guerra St. John Brodrick, che aveva proposto di aumentare gli effettivi dell’esercito a sei corpi d’armata, tre dei quali da stanziare all’estero. Churchill aveva preparato con cura il suo intervento per sei settimane e parlò per un’ora senza appunti. L’intervento mostrò abilità retoriche notevoli e fu subito paragonato alle famose allocuzioni del padre[99].

Liberalismo e socialismo secondo Churchill

Non è possibile discutere qui delle divergenze filosofiche tra socialismo e liberalismo. Non è del resto possibile tracciare una linea netta tra individualismo e collettivismo, né in teoria né in pratica. È qui che i socialisti commettono un errore; non imitiamolo. Nessun uomo può essere collettivista e individualista solamente, ma deve essere entrambe le cose; la natura umana è duale. Lo è anche l'organizzazione della vita sociale: l'uomo è al tempo stesso un individuo unico e un animale gregario. Per alcuni scopi dovrà essere collettivista, per altri dovrà essere individualista. Collettivamente ci approvvigioniamo di luce e acqua, ma non facciamo l'amore né mangiamo collettivamente [...] L'intera tendenza della civilizzazione va verso la moltiplicazione delle funzioni collettive della società. Le crescenti complicazioni della civiltà hanno creato servizi che devono essere gestiti dallo Stato [...] Io guardo verso la creazione di uno standard minimo di vita e di lavoro, e la sua elevazione progressiva man mano che l'incremento delle energie produttive lo permetteranno

(da un discorso tenuto alla St. Andrew's Hall di Glasgow l'11 ottobre 1906)[100]

A partire dal 1903 Churchill cominciò ad allontanarsi dai conservatori. In particolare, si oppose al leader dei Liberali Unionisti Joseph Chamberlain, vecchio amico e alleato politico del padre, il cui partito era in coalizione con i Tories. Chamberlain propose un vasto piano di tariffe protezioniste per preservare il primato dell’industria britannica davanti all’emergente concorrenza tedesca e americana[91]. Churchill allora e in seguito fu invece un sostenitore del libero commercio[91]. In un famoso intervento parlamentare disse: "Pensare di rendere un uomo più ricco con una tassa è come pensare che, trovandosi dentro un secchio, possa sollevarlo tirando il manico"[101]. Nel 1904, elogiò in un discorso l'alfiere del libero commercio di metà Ottocento, Richard Cobden, in occasione del centenario della sua nascita[102]. Quando gli attacchi alle politiche protezioniste dei conservatori e di Chamberlain si moltiplicarono, fu sfiduciato dal suo stesso collegio. Oldham era infatti un importante centro dell’industria tessile e gli elettori locali erano favorevoli alle politiche protezioniste sostenute da Chamberlain e dagli Unionisti, che prevedevano dazi sui prodotti tessili stranieri. Churchill continuò comunque a sedere in Parlamento per Oldham fino alle successive elezioni[103].

Churchill con il Kaiser Guglielmo II nel 1906

Passato ufficialmente ai liberali dopo la Pasqua del 1904, quando il partito giunse al governo nel dicembre 1905, con il primo ministro Henry Campbell-Bannerman Churchill ottenne il suo primo incarico ministeriale come Sottosegretario alle Colonie[104]. In questa veste, Churchill si occupò da subito di questioni di grande rilievo, come l’adozione di una nuova costituzione per le repubbliche boere del Transvaal e dell’Orange e con lo scandalo del lavoro forzato degli immigrati cinesi nelle miniere sudafricane[104].

Nella veste di sottosegretario partecipò nel 1906 alle manovre militari dell'Esercito imperiale tedesco a Würzburg, incontrando personalmente il Kaiser Guglielmo II con il quale conversò per circa venti minuti[105].

Churchill con Arthur Balfour nel 1911

Dopo le elezioni generali del 1906, vinte a schiacciante maggioranza dai liberali, Churchill venne nominato Ministro del Commercio (President of the Board of Trade). In tale veste Churchill si schierò da subito a fianco del nuovo Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George nell’opposizione all’aumento delle spese per la flotta[106]. Il Primo Lord dell’Ammiragliato Reginald McKenna aveva proposto l’acquisto di sei nuove navi da battaglia Dreadnought, ma Churchill e Lloyd George proposero di limitare il numero a quattro[106].

Presentato al teorico riformista William Beveridge da Beatrice Webb, Churchill chiamò Beveridge a collaborare con lui nel Board of Trade[107]. Ispirato da quest'ultimo, Churchill promosse molte riforme sociali, come l'istituzione del salario minimo (tramite il Trade Boards Act del 1909) e il limite della giornata lavorativa a otto ore per i minatori (Mines Act del 1908). Con il Labour Exchanges Act (1909) istituì uffici di collocamento per la ricerca di impiego[108].

Churchill svolse anche un ruolo chiave nel sostenere Lloyd George e le due grandi riforme del governo Asquith, il c.d. People’s Budget e il Parliament Act del 1911. Il Budget proposto da Lloyd George consisteva in una grande riforma fiscale volta a tassare la rendita fondiaria per finanziare un vasto programma assistenziale per i ceti più disagiati e le spese militari rese necessarie dal rafforzamento della Germania[109]. Il Budget era ispirato alle teorie dell’economista Henry George[110] e mirava a colpire soprattutto la rendita fondiaria. Churchill si impegnò attivamente nella campagna presiedendo la “Budget League”[111] e nelle due elezioni generali che si susseguirono nel gennaio e nel dicembre 1910 vinte dai liberali. I discorsi di Churchill fecero uso di una forte retorica georgista[112]; la proprietà della terra era la fonte di tutti i monopoli[Nota 1] e la speculazione fondiaria portava a un reddito parassitario e dannoso per la società, a differenza degli investimenti produttivi nei capitali industriali[Nota 2]. Il Budget, approvato dai Comuni già nel 1909, incontrò dapprima il veto della Camera dei lord, il che portò a una grave crisi costituzionale che fu risolta con il Parliament Act del 1911, il quale abolì il diritto di veto dei Lords in materia fiscale.

Churchill alla sua scrivania nel 1911
Churchill (in evidenza al centro) all'Assedio di Sidney Street, 1911.

Astro in ascesa della politica britannica, Churchill divenne nel 1910 Ministro dell'Interno. Quando, nello stesso anno, ebbero luogo gli scioperi di minatori nel Galles, Churchill, nonostante la persistente leggenda, impedì all'esercito di intervenire, venendo per questo criticato dai giornali conservatori come il Times[113]. Nel 1911, prese l'inusuale decisione di presenziare personalmente all'Assedio di Sidney Street, un'operazione di polizia contro una banda di rapinatori. Anche in quest'occasione la sua decisione sollevò numerose critiche[114]. Sebbene non assumesse il diretto comando delle operazioni, il biografo Roy Jenkins ha affermato che Churchill si recò sul luogo perché “non poteva resistere alla tentazione di trovarsi al centro della mischia[115]. La sua presenza tuttavia attirò molte critiche. A un certo punto l’edificio assediato prese fuoco e Churchill supportò la decisione di negare ai pompieri l'accesso, per costringere la banda ad arrendersi o a morire[114]. Dopo un'inchiesta, il leader dell'opposizione Arthur James Balfour affermò: “Lui (Churchill) e il fotografo stavano entrambi rischiando vite preziose. Capisco il fotografo, ma cosa ci faceva lì l’Onorevole ministro?[114]. Come Ministro dell'Interno, Churchill si dedicò anche ad un'ampia riforma del sistema penale che aveva come obiettivo la riduzione del numero dei detenuti[116].

Favorevole all'eugenetica, Churchill partecipò anche alla stesura del Mental Deficiency Act del 1913. Tuttavia, la legge approvata dispose l'internamento coatto di handicappati e malati mentali invece della loro sterilizzazione, come aveva proposto Churchill[117]. A questo proposito aveva scritto a H.G. Wells, anche lui convinto eugenista "Ammiro l'abilità e il coraggio con cui avete discusso le questioni del matrimonio e della popolazione"[118].

Quando era ancora Ministro del Commercio Churchill subì un’aggressione dalla suffragetta Theresa Garnett alla Stazione di Bristol Temple Meads[119]. La sua proposta per risolvere la questione fu quella di indire un referendum, ma l’idea non incontrò il favore di Asquith e del governo e la soluzione fu rimandata fino a dopo la Prima guerra mondiale[120].

Servizio nell'esercito territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Churchill e l'ammiraglio John Fisher, 1913

Nel 1900 Churchill prese congedo dall'esercito regolare e nel 1902 si arruolò nell'Imperial Yeomanry dove ottenne il grado di capitano del Queen's Own Oxfordshire Hussars il 4 gennaio 1902[121]. Nell'aprile 1905 fu promosso Maggiore e comandante dell'Henley Squadron dei Queen's Own Oxfordshire Hussars[122]. Nel settembre 1916 fu trasferito alla Territorial Army come ufficiale, incarico che mantenne fino al suo ritiro definitivo dall'esercito nel 1924, con il grado di Maggiore[122].

Primo Lord dell'Ammiragliato (1911-1915)[modifica | modifica wikitesto]

Passato all'Ammiragliato nel 1911, l'anno della Crisi di Agadir, Churchill si dedicò da subito ad un ampio programma di ammodernamento della Royal Navy, per mantenere la superiorità rispetto alla Germania. Fu un pioniere nello sviluppo dell'aviazione di marina (prese lui stesso lezioni di volo)[123], ordinò la sostituzione delle bocche da fuoco navali con delle nuove da 381 mm. Predispose il varo di nuove classi di navi, come la Queen Elizabeth e la Arethusa. In queste riforme Churchill fu ispirato dall’ammiraglio John Fisher, che per molti anni era stato il motore dell’innovazione della Royal Navy. Sempre incoraggiato da Fisher, promosse anche la modifica dei motori delle navi militari da combustibile a carbone in quelli a petrolio, il che rese necessario garantire un rifornimento continuo di questa materia prima[124]. A questo scopo, Churchill negoziò e fece approvare alla Camera dei Comuni un contratto di acquisto da parte dello Stato della quota del 51 per cento della Anglo-Persian Oil Company, con diritto di utilizzazione di tutto il petrolio estratto dalla compagnia[125].

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

«Dio protegga noi e la nostra antica eredità. Sai quanto sarei pronto e fiero di rischiare, o offrire se necessario, la mia intera esistenza per mantenere grande e famoso, prospero e libero questo Paese[126]»

(Churchill alla moglie Clementine, 1914)
Churchill (al centro) al comando del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers, 1916
Churchill (seduto al centro) a una seduta dell'Imperial War Cabinet, 1914, di James Guthrie

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Churchill rimase a capo della Marina britannica. L'evento più noto e controverso di questo periodo fu la fallita Campagna di Gallipoli, della quale Churchill fu promotore insieme all'ammiraglio John Fisher e al generale Kitchener[127]. L'operazione aveva l'obiettivo di eliminare le difese turche nello Stretto dei Dardanelli per consentire alle truppe da sbarco britanniche, australiane e francesi di raggiungere Costantinopoli e unirsi così all'esercito russo. La flotta predisposta per l'azione non riuscì tuttavia ad annientare le difese dei turchi e Churchill, essendo il ministro responsabile, venne considerato il colpevole dell'insuccesso[128]. Per questo, nel 1915, anche su forte pressione dei conservatori, dovette dare le dimissioni[129].

Churchill a questo punto riprese servizio nell'esercito, pur rimanendo parlamentare, come tenente colonnello del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers. Durante il suo periodo al comando Churchill e il suo battaglione furono di stanza a Ploegsteert, ma non presero parte ad azioni sul campo[130]. Churchill mostrò interesse per le condizioni dei suoi uomini, emanando severe disposizioni igieniche e deplorando gli assalti frontali che portavano a carneficine inutili[130]. Schieratosi all'opposizione del nuovo governo, il 7 marzo 1916 tenne un discorso in cui attaccava il nuovo Primo Lord dell'Ammiragliato Arthur Balfour e chiedeva il ritorno di Fisher[131]. Il 3 maggio il suo battaglione venne accorpato alla XV divisione e Churchill, deciso a rientrare in politica a tempo pieno, chiese di essere congedato.

Churchill con le operaie di una fabbrica di armamenti, 9 ottobre 1918
Ministro degli Approvvigionamenti (1917-1919)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill divenne Ministro degli Approvvigionamenti nel nuovo governo di Lloyd George. Da poco entrato in carica, presentò alla Camera un disegno di legge che tutelava particolarmente le libertà sindacali dei lavoratori dell'industria bellica, dichiarando che senza il loro appoggio la guerra non poteva essere vinta[132]. Churchill fu un abile organizzatore, e riuscì ad aumentare notevolmente la produzione di armamenti nella fase finale del conflitto, dando un grande vantaggio materiale agli Alleati di fronte ad un'esausta Germania[133]. Quando nel marzo del 1917 cominciò l'ultima disperata offensiva tedesca Churchill rappresentò il coordinamento tra il Governo britannico e i comandi francesi[134]. Dopo la vittoria alleata, Churchill consigliò di essere moderati nella pace con la Germania sconfitta, soprattutto per evitare lo scoppio di una rivoluzione comunista nel Paese[135].

Nel dopoguerra (1919-1922)[modifica | modifica wikitesto]

«La vittoria era arrivata, dopo tutti i rischi e le paure, in modo assoluto e totale; tutti i re e imperatori contro cui avevamo lottato erano in fuga o in esilio, i loro eserciti e le loro flotte distrutti o vinti. In tutto ciò la Gran Bretagna aveva svolto un ruolo rilevante e fatto del suo meglio, dal principio alla fine[136]»

(Winston Churchill 1918)
Churchill con il generale John Pershing a Londra durante la Parata della Vittoria (1919).

Nel 1919 dopo le elezioni generali del 1918 che assegnarono una vittoria schiacciante alla coalizione di Lloyd George, Churchill divenne Ministro della Guerra e dell'Aviazione, unendo i due dipartimenti in precedenza autonomi. Il suo primo incarico fu quello di organizzare la smobilitazione dei combattenti. Churchill dispose che la priorità venisse data ai veterani che avevano servito più a lungo[137]. Fu anche il principale artefice della c.d. "Regola dei dieci anni" (Ten Years Rule), la quale prevedeva che il Tesoro avrebbe assunto il controllo delle spese della Difesa per i successivi dieci anni, sulla base del fatto che in tale periodo non ci sarebbero stati nuovi conflitti europei su larga scala[138].

Churchill ritratto da James Guthrie nel 1919.
Churchill (settimo da destra in prima fila) con la delegazione britannica alla Conferenza di pace, 1919.

Uno degli episodi che maggiormente segnarono il suo mandato al War Office fu l'Intervento alleato nella rivoluzione russa. Churchill era un accanito sostenitore dell'intervento, avendo dichiarato che il Bolscevismo andava "strangolato nella culla"[139]. Si assicurò, contro un Gabinetto diviso e incerto la prosecuzione e l'intensificazione dell'intervento britannico, contro il parere della maggioranza dei gruppi parlamentari e l'ostilità aperta del Partito laburista[140][141]. Allo scopo di meglio coordinare il sostegno ai bianchi, Churchill inviò come proprio rappresentante in Russia il teorico geopolitico Halford Mackinder, all'epoca deputato conservatore a Westminster[142]. Anche dopo che Lloyd George impose il ritiro britannico dall'Europa orientale, Churchill fece inviare armi e munizioni ai polacchi impegnati in guerra contro i bolscevichi (guerra conclusasi vittoriosamente con la Battaglia di Varsavia)[143]. La sua decisa attività anticomunista portò ad una rottura con Lloyd George che non si sarebbe mai rimarginata, a critiche dalla stampa e a ulteriore ostilità dei laburisti[144]. Quando nel 1920 scoppiò un'insurrezione dei curdi in Iraq, Churchill autorizzò espressamente l'uso di gas non letali (lacrimogeni)[145] per disperdere gli insorti. In ogni caso, sebbene rifornimenti di armi chimiche fossero giunti in Mesopotamia, difficoltà pratiche impedirono di usarli[146].

Nel 1919, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti firmarono un trattato di alleanza con la Francia che però il Senato degli Stati Uniti rifiutò di ratificare, affossando così sul nascere la proposta alleanza anglo-franco-americana[147]. Nel luglio 1921, Churchill sostenne alla Conferenza imperiale dei Dominions che nonostante il disimpegno americano la Gran Bretagna avrebbe dovuto stipulare un'alleanza militare difensiva con la Francia per garantire la sicurezza post-bellica[147]. Churchill sostenne inoltre che alla Conferenza di pace di Parigi americani e britannici erano riusciti con successo a impedire che la Francia si annettesse la Renania, creando così un dovere morale di un impegno anglo-americano in Europa, dato che i francesi avevano rinunciato alla Renania in cambio di una garanzia della Gran Bretagna e degli Stati Uniti per la propria sicurezza che però non avevano ottenuto[147]. Tuttavia l'idea di Churchill di un'alleanza anglo-francese fu rigettata dai Dominions, poiché le opinioni pubbliche erano contrarie a impegni in Europa[147].

In questo periodo scoppiò anche la Guerra d'indipendenza irlandese e Churchill organizzò le forze contro-insurrezionali dei Black and Tans, composte da ex veterani dell'esercito e particolarmente dure nella repressione delle attività dell'IRA. La tattica era quella di costringere l'avversario a trattare da una posizione di superiorità: "Desidero unire un furioso assalto con l'offerta più generosa"[148]. Scrivendo al leader conservatore Andrew Bonar Law sintetizzò così la sua posizione verso il terrorismo: "Bisogna attaccare questa gente. Diventano assai pericolosi nel momento in cui pensano che si abbia paura di loro; è come domare una tigre, o meglio, una iena rognosa"[149].

Nel 1920 Churchill fu critico nei confronti della decisione di Lloyd George e degli altri capi alleati di smantellare l'Impero ottomano, decisione formalizzata con le risoluzioni della Conferenza di Sanremo di quell'anno[150]. In particolare, ritenne che il sistema dei mandati mediorientali avrebbe impantanato la Gran Bretagna sovraesponendola militarmente e distogliendo risorse da destinare invece ai territori storici dell'Impero britannico come l'India[151].

Geopolitica mediorientale[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Ministro delle Colonie (1921-1922).
Churchill (primo da sinistra, seduto) alla Conferenza del Cairo nel 1921. Accanto a lui Sir Percy Cox. Dietro, in piedi da sinistra, il Primo ministro iracheno Ja'far al-'Askari e accanto a lui il colonnello Lawrence.

Nel 1921 Churchill divenne Segretario di Stato per le Colonie. I due principali eventi che caratterizzarono il suo mandato furono la firma del Trattato anglo-irlandese del 1921 e la definizione del nuovo assetto del Medio Oriente alla Conferenza del Cairo dello stesso anno. Alla conferenza parteciparono il colonnello Lawrence (Lawrence d'Arabia), Gertrude Bell, Hugh Trenchard, sir John Salmond e sir Percy Cox[152]. Nei preliminari dell'incontro, Churchill aveva incontrato delegati sia degli arabi sia del Jewish National Council. In un colloquio riservato con l'emiro Abdullah, gli promise che la Transgiordania sarebbe stata uno Stato arabo sotto la sua sovranità, esclusa dalla "Jewish National Home" promessa dalla dichiarazione Balfour[153]. In risposta alle preoccupazioni del sovrano, Churchill affermò che "L'immigrazione ebraica sarà un processo molto lento e diritti dell'esistente popolazione non ebraica saranno rigidamente preservati"[154].

La conferenza presieduta da Churchill fu alla base dell'assetto politico del Medio Oriente ancora esistente ad un secolo di distanza. Il Libano e la Siria, definiti nei loro confini attuali, rimasero sotto mandato francese. Vennero anche tracciati i confini dell'Iraq, unendo i precedenti Vilayet ottomani di Bassora, Baghdad e Mosul[155], e della Giordania, affidati rispettivamente ai fratelli Faysal e Abdullah della Dinastia hashemita, imparentata con Maometto. In particolare, Churchill fu il principale artefice della Giordania attuale e tracciò personalmente a penna il confine tra Giordania e Arabia Saudita, detto per questo "Winston's Hiccup" (Il singhiozzo di Winston)[156]. Il padre dei due nuovi sovrani, lo sceriffo Husayn di La Mecca divenne Re dello Hejaz e Abdul Aziz ibn Saud, fondatore della Dinastia Saudita, vide riconosciuto il suo controllo sulla regione del Najd, strappata agli ottomani[155], nucleo dell'attuale Arabia Saudita. Churchill avrebbe anche favorito la creazione di uno Stato cuscinetto curdo tra Iraq e Turchia, ma incontrò la ferma opposizione di Feysal, appoggiato da Percy Cox, che suggerì di inglobare il Kurdistan, con i suoi giacimenti petroliferi, nel Regno dell'Iraq[157].

Il "singhiozzo di Winston", la linea di confine tra Giordania e Arabia Saudita.
Da sinistra: Clementine e Winston Churchill, Gertrude Bell e il colonnello Lawrence in Egitto nel 1921.

Sulla base delle decisioni prese alla Conferenza di Sanremo del 1920, l'obiettivo che Churchill si prefiggeva di raggiungere al Cairo era quello di conciliare le promesse fatte dalla Gran Bretagna durante la guerra agli arabi e agli ebrei, oltre al fatto di stabilire un assetto del Medio Oriente che garantisse la sicurezza del collegamento tra il Mar Mediterraneo e l'India britannica, con il minimo dispendio militare[158]. In particolare, la Giordania fu una creatura puramente churchilliana, scorporata da Churchill dal territorio originariamente destinato al protettorato palestinese allo scopo di mantenere le promesse fatte allo sceriffo Husayn di affidare agli Hashemiti un ruolo guida degli arabi liberati dal giogo ottomano[158]. All'interno del territorio giordano Churchill pose anche il porto di Aqaba, di fondamentale importanza strategica per il controllo del Mar Rosso e del Canale di Suez. Sia l'Iraq sia la Giordania servivano inoltre, nelle intenzioni di Churchill e dei suoi consiglieri, come stati cuscinetto per proteggere la fondamentale area della Penisola araba e del Golfo persico, allo scopo di garantire sia il collegamento militare con i mari asiatici sia la protezione degli approvvigionamenti petroliferi, di cui Churchill era stato il massimo stratega sin dagli inizi del secolo[158]. Il colonnello Lawrence, che divenne in questo periodo amico personale di Churchill, scrisse: "A Winston Churchill è stato affidato il compito di definire l'assetto del Medio Oriente; e in poche settimane, alla Conferenza del Cairo, ha sbrogliato l'intera matassa, trovando soluzioni che adempiono (io credo), alle nostre promesse nella lettera e nello spirito"[158].

Il Mandato britannico: Churchill scorporò la parte orientale, oltre il fiume Giordano (Transgiordania) e ne fece uno Stato arabo sotto sovranità Hashemita, l'attuale Giordania. La parte occidentale (corrispondente all'attuale Stato d'Israele e Territori palestinesi) divenne invece la sede della Jewish National Home secondo quanto stabilito dalla dichiarazione Balfour e dalla Conferenza di Sanremo.

Sempre nell'ottica della massima limitazione della sovraesposizione nel settore medio-orientale, parlando il 4 luglio 1921 alla Camera dei Comuni Churchill dimostrò che grazie all'immigrazione ebraica i costi del Mandato palestinese per il contribuente britannico erano scesi da 8 milioni di sterline nel 1920 a 4 milioni nel 1921 ed era previsto un ulteriore dimezzamento nel 1922 a 2 milioni[159].

Nel 1922 Herbert Samuel e altri funzionari del Colonial Office, su incarico di Churchill, redassero il documento noto come Churchill White Paper (Libro Bianco di Churchill). In esso si stabilivano i principi operativi che avrebbero dovuto guidare lo stabilimento del "focolare" nazionale ebraico in Palestina, in un senso che, sebbene ribadisse il contenuto della dichiarazione Balfour, ne limitava allo stesso tempo la portata pratica[160]. La "Jewish National Home" non veniva intesa come uno Stato ebraico indipendente, ma semplicemente come un "centro culturale e spirituale per il popolo ebraico"[160]. Inoltre, vi si dichiarava che l'immigrazione ebraica avrebbe dovuto essere compatibile con "la capacità economica del Paese" di assorbirla[161]. Nonostante questa formulazione di compromesso con le istanze arabe, essa venne rigettata dai rappresentanti arabi, mentre le organizzazioni sioniste vi avevano aderito[161].

L'Impero britannico nel 1921, al suo apogeo, durante il mandato di Churchill al Colonial Office.

Sebbene la sua personale simpatia andasse al sionismo, movimento laico e "occidentale", piuttosto che ai musulmani (da lui ritenuti fanatici integralisti[158]), Churchill tentò sempre di mantenere una politica di equidistanza rispetto alle parti, cercando di venire incontro, per quanto possibile, alle preoccupazioni arabe[161]. Churchill fu anche critico verso la natura punitiva del Trattato di Sèvres stipulato con l'Impero ottomano, facendosi invece assertore di una politica conciliante verso la Turchia kemalista[151]. Secondo Michael Makovsky "Churchill riteneva che una politica di distensione verso il sultano ottomano, che era anche il califfo dell'Islam, fosse un'intelligente politica imperiale"[162]. In questo contesto si inserisce anche la creazione dello stato giordano, malvista dai sionisti più intransigenti, che voleva essere un segno della buona volontà britannica verso gli arabi[163]. Fu sempre suo convincimento, ribadito anche negli anni '30, quando fu uno dei consulenti della Commissione Peel, che lo sviluppo economico della Palestina favorito dall'immigrazione ebraica avrebbe a poco a poco stemperato le ostilità arabe[158].

Trattato anglo-irlandese (1921)[modifica | modifica wikitesto]
Le firme sul Trattato anglo-irlandese (1921). Quella di Churchill è la quarta sulla sinistra dal fondo.

In questo periodo, Churchill fu anche protagonista della soluzione del conflitto irlandese. Nel novembre 1921 incontrò più volte i delegati del Sinn Féin Arthur Griffith e Michael Collins per definire le clausole del Trattato anglo-irlandese. Infatti Lloyd George, conoscendo le sue abilità di negoziatore, aveva affidato a Churchill la conduzione delle trattative[164]. Il trattato venne firmato alle tre del mattino del 6 dicembre, nell'abitazione di Churchill a Londra[164]. Per proteggere gli interessi navali britannici, Churchill riuscì a inserire nel Trattato la clausola in base alla quale i porti irlandesi di Cobh, Berehaven e Lough Swilly rimanessero nella disponibilità della Royal Navy[165]. I porti tornarono poi sotto piena sovranità irlandese nel 1938, con il Trattato commerciale anglo-irlandese, dopo che lo Stato Libero era diventato l'attuale Repubblica d'Irlanda. Quando gli irriducibili dell'IRA rifiutarono la firma del trattato, Churchill sostenne le forze armate del neonato Stato Libero d'Irlanda a reprimere le insurrezioni, schierandosi con Michael Collins[166].

Ritorno al partito conservatore[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1922 Churchill venne operato per un'appendicite e rimase al di fuori dei rivolgimenti politici del periodo. I conservatori, nel corso di una riunione nella loro sede, il Carlton Club, guidati da Stanley Baldwin decisero di abbandonare la coalizione con Lloyd George, nonostante la contrarietà di Arthur Balfour, costringendolo a dimettersi e a indire le elezioni per il 15 novembre[167]. Essendo ancora convalescente Churchill non poté prendere parte alla campagna elettorale, sebbene la moglie Clementine si recasse a Dundee al suo posto, ma in generale in sua assenza la campagna fu mal condotta[168]. Il risultato fu che il voto si disperse e Churchill arrivò quarto nella competizione (solo i primi due venivano eletti)[167].

Nel novembre del 1923 il premier conservatore Stanley Baldwin indisse nuove elezioni. Churchill si gettò nuovamente nella mischia come candidato liberale, denunciando vigorosamente il programma protezionista presentato da Baldwin[168]. Candidatosi per il seggio di Leicester subì una sconfitta di misura e le elezioni videro un arretramento dei conservatori che persero un centinaio di seggi[168]. A questo punto Asquith, che aveva riconquistato l'appoggio della maggior parte dei liberali, portò il suo partito all'alleanza con i laburisti, mossa che Churchill criticò aspramente. Il sostegno ai laburisti allontanò sempre più Churchill dai liberali, ormai marginali, portandolo ai rientrare in seno ai Tories. Accettò quindi la candidatura a un seggio conservatore sicuro a Epping nell'Essex[169]. Alle elezioni del successivo 29 ottobre, alle quali Churchill si era presentato come "costituzionalista indipendente", i conservatori ottennero una maggioranza schiacciante con 419 seggi contro i 151 dei laburisti e appena 40 liberali[169]. Stanley Baldwin, nuovamente Primo ministro, nominò Churchill Cancelliere dello Scacchiere nel nuovo Gabinetto di governo.

Cancelliere dello Scacchiere (1924-1929)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Cancelliere dello Scacchiere (1924-1929).
Churchill "Uomo dell'anno" sulla copertina di Time nel 1925

Nel suo incarico, Churchill rinnovò i suoi interessi riformisti in campo sociale, affiancato questa volta dal ministro della Sanità Neville Chamberlain (fratellastro di Austen e figlio di quel Joseph Chamberlain in opposizione al quale Churchill aveva abbandonato il partito conservatore agli inizi della carriera). Insieme predisposero un piano di ampliamento della previdenza sociale, e Churchill dispose anche un piano di abbassamento delle imposte sul reddito per "professionisti e piccoli commercianti"[170]. Nel gennaio del 1925 Churchill fu impegnato in un'intensa serie di negoziati a Parigi con gli Stati Uniti e altri Paesi alleati della Prima guerra mondiale per la restituzione dei debiti di guerra. Riuscì ad ottenere un consenso unanime sulla sua proposta di rateizzare i pagamenti della Gran Bretagna in proporzione alla restituzione dei crediti da essa vantati verso altri alleati come Francia, Belgio, Italia e Giappone[170].

Churchill, in qualità di Cancelliere dello Scacchiere, annunciò nel 1924 il ritorno della Gran Bretagna al Gold standard, che portò alla deflazione, ad un aumento della disoccupazione (soprattutto nel settore minerario) e allo sciopero generale del 1926. La sua decisione, annunciata nel Bilancio del 1924, arrivò dopo lunghe consultazioni con vari economisti tra cui John Maynard Keynes, il Governatore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman e il Segretario permanente al Tesoro Sir Otto Niemeyer. Questa decisione spinse Keynes a scrivere The Economic Consequences di Mr. Churchill, sostenendo che il ritorno alla parità prebellica nel 1925 (£ 1 = $ 4,86) avrebbe portato ad una depressione mondiale. Tuttavia, la decisione era generalmente popolare e considerata "sana economia", sebbene fosse stata criticata da Lord Beaverbrook e dalla Federazione delle industrie britanniche[171].

In seguito Churchill lo considerò il più grande errore della sua vita; in discussioni all'epoca con l'ex cancelliere Reginald McKenna, Churchill riconobbe che il ritorno al Gold standard e la conseguente politica erano stati economicamente negativi. In quelle discussioni sostenne che la decisione era stata fondamentalmente politica, un ritorno alle condizioni prebelliche di supremazia internazionale della sterlina[172]. La politica economica di Churchill fu largamente di tipo gladstoniano[173] (il ministro laburista Ernest Bevin disse che Gladstone era stato al Tesoro dal 1860 al 1930[173]): riduzione del ruolo dello Stato accompagnato da razionalizzazione e riduzione del carico fiscale, oltre a rifiuto del protezionismo, coerentemente con le posizioni di inizio secolo. In questo Churchill rimase chiaramente legato alla sua militanza liberale, più che alle idee protezioniste diffuse tra i conservatori. Si trattava inoltre di una politica funzionale alla dimensione di impero globale della Gran Bretagna, della quale Churchill fu anche in questo caso strenuo difensore, ma ormai inadatta a un'epoca nella quale quella dimensione imperiale andava riducendosi[173].

Secondo Milton Friedman grazie al ritorno al Sistema aureo operato da Churchill la sterlina tornò nel 1930 al valore dell'età vittoriana, diventando la moneta più forte del mondo, ma le manovre sulle tasse, i prezzi e i salari non furono adatte a coordinare l'economia britannica con il ritorno a una sterlina forte[174].

Da un lato Churchill, da liberale gladstoniano, non accolse mai il Keynesismo e fu sempre contrario all'aumento della spesa pubblica tramite l'indebitamento[175]. Dall'altro proseguì, d'intesa con Neville Chamberlain e con lo stesso Baldwin una politica riformistica di integrazione delle classi lavoratrici tramite la redistribuzione della ricchezza, come già ai tempi del "Board of Trade". In questo contesto si collocano le riforme varate da Churchill e Chamberlain come il "Widows and Old Age Pensions Act" del 1926 e il "National Health Insurance Act" del 1925 che ampliavano il numero di aventi diritto alla pensione e all'assicurazione sanitaria[175]. Inoltre, Churchill stanziò risorse per finanziare un piano di quindici anni per la costruzione di case popolari[175].

In ogni caso, nonostante la diffidenza e le divergenze iniziali, Churchill sviluppò molta stima per Keynes. Quando divenne Primo ministro nel 1940 gli "aprì le porte di Whitehall"[176] e nel 1944 lo nominò rappresentante britannico alla Conferenza di Bretton Woods.

Il ritorno al tasso di cambio prebellico depresse le industrie, in particolare quelle votate all'export. La più colpita fu l'industria del carbone, che era già in sofferenza a causa del crescente successo del petrolio. Poiché le industrie britanniche di base come il cotone erano più competitive nei mercati di esportazione, si stima che il ritorno al tasso di cambio prebellico aumentasse del 10% i costi per l'industria. Nel luglio del 1925, una commissione d'inchiesta riferì in generale di favorire la posizione dei minatori piuttosto che quella dei proprietari delle miniere[177]. Secondo A.J.P. Taylor invece, il decremento dell'export britannico fu dovuto alla minore competitività dei prodotti sui mercati internazionali, e non fu particolarmente influenzata dal ritorno alla parità aurea[178].

Churchill si reca alla Camera dei Comuni per la discussione della legge di bilancio (Budget day). Alla sua sinistra la moglie Clementine e i figli Sarah e Randolph (15 aprile 1929)

Con il sostegno di Churchill, Baldwin propose una sovvenzione all'industria mentre una Commissione reale sotto la guida di Herbert Samuel preparò un ulteriore rapporto. La Commissione Samuel non risolse nulla e la disputa con i minatori portò allo sciopero generale del 1926. Churchill pubblicò il giornale del governo, la British Gazette[179]. Churchill era uno dei membri più falchi del Gabinetto e raccomandò che la via dei convogli alimentari dai moli portuali a Londra fosse sorvegliata da carri armati, auto blindate e mitragliatrici nascoste. Questa soluzione fu respinta dal Consiglio dei Ministri[180]. I racconti esagerati della belligeranza di Churchill durante lo sciopero iniziarono presto a circolare. Subito dopo il New Statesman affermò che Churchill era stato il capo di un "partito della guerra" nel Gabinetto e aveva voluto usare la forza militare contro gli scioperanti. Churchill volle sporgere querela, ma il procuratore generale Sir Douglas Hogg gli consigliò di non farlo, sebbene avesse una buona causa per diffamazione, poiché sarebbe stato meglio evitare che le discussioni confidenziali del Gabinetto venissero trasmesse in tribunale. Churchill accettò di lasciar cadere la questione[181].

Nei Budget del 1926 e 1927 Churchill riuscì, tramite un aumento delle imposte sui beni di lusso, sul gioco d'azzardo e sui carburanti unito a un taglio alle spese militari a ridurre il debito ereditato dalla guerra, oltre a ridurre le imposte sul reddito[175]. Anche in questo caso, la politica di riduzione dell'indebitamento e il privilegio dato alla tassazione indiretta su quella diretta era eredità di Gladstone. Il 1928 fu definito l'"anno d'oro": la disoccupazione si ridusse a poco più di un milione di unità, la punta più bassa tra le due guerre e la produzione industriale aumentò del 14%[182].

Il 15 aprile 1929 Churchill presentò in Parlamento il suo quinto Budget, nel quale annunciò l'abolizione della tassa sul , introdotta al tempo della regina Elisabetta I[183]. A maggio si tennero le elezioni generali e, sebbene i conservatori avessero ottenuto più voti[184], i laburisti vinsero la maggioranza dei seggi e Ramsay MacDonald formò il nuovo governo.

Isolamento politico (1930-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill ritratto da Ambrose McEvoy

Dopo la sconfitta dei conservatori alle elezioni generali del 1929 Churchill si estraniò sempre più dal suo partito, passando di fatto ad un'opposizione permanente. Nei primi anni '30 Churchill si dedicò principalmente all'attività editoriale, completando la sue monumentali memorie sulla Prima guerra mondiale intitolate "World Crisis" e scrivendo una biografia del suo famoso avo, John Churchill, I duca di Marlborough, intitolate "Marlborough: His Life and Times", il cui principale obiettivo era difendere quest'ultimo dalle critiche della storiografia Whig, soprattutto di Macaulay[185]. Per questo lavoro Churchill ebbe la possibilità di accedere a una gran quantità di materiale documentale inedito negli archivi di famiglia a Blenheim e Althorp House, oltre che nel resto d'Europa[186]; per questo la biografia di Marlborough è una delle opere più interessanti di Churchill anche per gli storici moderni[186].

John Churchill, I duca di Marlborough, avo di Winston. Fu l'artefice della vittoria britannica nella Guerra di successione spagnola

Nel 1930, durante una lezione tenuta ad Oxford, descrisse la sua visione circa il declino della democrazia a causa del populismo e l'ascesa di regimi autoritari:

«La democrazia si è dimostrata incauta proprio in merito a quelle istituzioni mediante cui ha ottenuto il proprio status politico. Sembra ormai pronta a cedere i tangibili diritti conquistati con secoli di aspre lotte alle organizzazioni di partito, alle leghe e associazioni, ai capi militari o a varie forme di dittatura[187]»

(Winston Churchill 1930)

Nello stesso anno nella prefazione al suo libro di memorie "My Early Life" espose idee analoghe:

«Devo spiegare che in quei facili giorni avevamo una vera democrazia politica, guidata da una gerarchia di uomini di stato, e non da una massa fluida distratta dai giornali. Tutto questo avveniva prima che si instaurasse il disfacimento del sistema politico britannico[187]»

(Winston Churchill, prefazione a My early life 1930)

Per questo ritenne auspicabile una revisione del principio del suffragio universale e il ritorno a un sistema elettorale ottocentesco, censitario e con il voto limitato ai capifamiglia[188]. Tuttavia, non portò mai avanti seriamente queste idee, limitandosi a un personale nostalgico ricordo dei "Fiori appassiti del liberalismo vittoriano"[189]. In realtà Churchill era disgustato da tutti i regimi totalitari come il nazismo e il comunismo (che riteneva di distinguere dagli autoritarismi bonapartisti come il fascismo italiano, più accettabili); da qui la sua sfiducia, in questa fase, verso la democrazia di massa, che ai suoi occhi degenerava inevitabilmente nella tirannide[188]. Già ai primi decenni del secolo, quando era giovane ministro liberale, Churchill aveva intuito lucidamente la crisi del Liberalismo classico, scrivendo nella biografia del padre:

«Ogni sorta di pesante tirannide era stata rovesciata. L'autorità era spezzata ovunque. Gli schiavi erano liberi. La coscienza era libera. Libero era il mercato. Ma erano liberi anche la fame, la miseria e il freddo; e gli uomini chiedevano qualcosa di più della libertà. Le vecchie parole d'ordine suonavano ancora vere, ma non bastavano più[190]»

(Winston Churchill 1909)
La questione indiana[modifica | modifica wikitesto]
Il sergente Kipral Singh dell'XI reggimento Sikh offre a Churchill un dono in occasione del suo 69º compleanno (30 novembre 1943)

Gli inizi degli anni 1930 furono caratterizzati in Gran Bretagna dal dibattito sulla concessione all'India britannica dello status di Dominion, cioè di una larga autonomia politica. Churchill fu il capofila dell'opposizione al progetto, contro praticamente tutto lo schieramento politico (non solo laburisti e liberali, ma anche gran parte dei conservatori)[191]. Churchill in realtà non si opponeva all'indipendenza in quanto tale, ma ai tempi, ritenendola prematura. Motivò infatti la sua opposizione asserendo che gli indiani erano ancora troppo divisi in odi religiosi (tra indù e musulmani) e costumi arcaici come la divisione castale per poter diventare una vera nazione[191].

Come previsto da Churchill, il Partito del Congresso, guidato da Nehru e dal Mahatma Gandhi, rifiutò l'offerta, chiedendo la completa indipendenza. Venne quindi lanciata la campagna di disubbidienza civile, che portò all'arresto di Gandhi e Nehru per ordine del Viceré Lord Irwin. Il 17 febbraio 1931 Gandhi incontrò Irwin a Delhi e Churchill lo definì "Un avvocato sedizioso del Middle Temple che ora si atteggia a fachiro di un genere ben noto in Oriente"[192]. Churchill disse anche che se Gandhi fosse andato in sciopero della fame, si sarebbe dovuto lasciarlo morire[193].

Secondo John Charmley "Hoare disse a Willingdon che Churchill pensava che l'Inghilterra stesse diventando fascista e che lui, o qualcuno come lui, alla fine sarà in grado di governare l'India come Mussolini governa il Nordafrica. Ci sono segni che suggeriscono che la paure di Hoare circa l'orientamento politico di Churchill non fossero interamente fantasia"[194]. Anche William Manchester riporta che "Cripps, scrisse Dalton, credeva che Churchill "probabilmente sconfiggerà il governo sull'India la primavera prossima e formerà un governo suo, con maggioranza in questo Parlamento per poi introdurre misure fasciste e non ci saranno più elezioni generali""[194]. Si trattava evidentemente di voci infondate, ma significative dell'isolamento e della diffidenza che circondavano Churchill in questa fase.

In ogni caso, a dispetto della fama di anti-indiano, Churchill godeva di importanti estimatori anche in India. Il famoso scrittore Nirad Chaudhuri, peraltro vicino al movimento indipendentista, appese un suo ritratto nel proprio ufficio quando venne nominato Primo ministro nel 1940[195].

Lo stesso rapporto di Churchill con la leadership indiana e con Gandhi in particolare fu più complesso della semplice dura opposizione alle rivendicazioni nazionaliste. Quando era sottosegretario alle Colonie nel governo liberale di Campbell-Bannerman Churchill si oppose alle politiche discriminatorie degli immigrati indiani in Sudafrica messe in atto dal governatore Jan Smuts[196]. A proposito di Churchill il leader indiano affermò:

«Ho un buon ricordo del signor Churchill quando era al Colonial Office e in qualche modo ho sempre avuto da allora l'idea che si potesse sempre contare sulla sua simpatia e buona volontà[196]»

Nel 1935, dopo l'approvazione della legge sull'autogoverno dell'India (Government of India Act), Churchill pranzò con il braccio destro di Gandhi, Ghanshyam Birla, al quale disse:

«Il signor Gandhi è salito di molto nella mia stima da quando ha preso le difese degli Intoccabili. Non sono d'accordo con la legge ma ormai è passata. Consideratelo un successo.[196]»

Churchill, razionalista vittoriano, era sempre stato un duro critico del sistema indiano delle caste, uno dei motivi per cui riteneva che gli indiani non potessero costituirsi in una vera nazione moderna: "Come si può dare l'indipendenza a gente che tratta così male i suoi stessi simili?", scrisse in un articolo di giornale[197]. Birla chiese poi a Churchill:

«Cos'è secondo voi il successo?

Il miglioramento della condizione delle masse. Non mi interessa se siete più o meno fedeli alla Gran Bretagna. Non mi interesso dell'istruzione, ma di dare a tutti più burro. Fare di ogni contadino il proprietario della sua terra; fornire ad ogni villaggio il sue bue.[196]»

Anche queste affermazioni si accordavano con il riformismo gradualista che Churchill aveva sempre professato sin dagli anni giovanili.

Carestia del 1943[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Carestia del Bengala (1943).
Riarmo tedesco e conflitti in Manciuria e Abissinia (1931-1936)[modifica | modifica wikitesto]
Churchill con Neville Chamberlain nel 1935

Churchill fu forse l'unico tra gli esponenti politici britannici e mondiali a manifestare sin dai primi anni '30 preoccupazione verso il regime instauratosi in Germania. Tuttavia, il governo di unità nazionale tra laburisti e conservatori formatosi nel 1931 e dal quale Churchill era stato escluso continuò a portare avanti una politica di disarmo, incoraggiata anche dal Cancelliere dello Scacchiere Neville Chamberlain per ragioni di vincoli economici[198]. Per tutto il 1934 Churchill intensificò la sua campagna per il riarmo, soprattutto aereo[199]. Già prima della Grande Guerra Churchill aveva infatti intuito l'importanza fondamentale che l'arma aerea avrebbe assunto nella guerra moderna. Il ministro dell'Aviazione nel governo di Ramsay MacDonald era il cugino di Churchill, Charles Vane-Tempest-Stewart, VII marchese di Londonderry, il quale, sebbene scettico, di fatto promosse una politica di disarmo della Royal Air Force in linea con il governo e le pressioni laburiste[198].

Nel giugno 1935 Ramsay MacDonald, ormai malato, si dimise e Stanley Baldwin tornò Primo ministro, ma Churchill rimase nuovamente fuori dal governo. In agosto Mussolini minacciò l'invasione dell'Etiopia. In questo momento cominciò a incrinarsi la stima di Churchill verso il dittatore italiano, che sempre più evidentemente si andava avvicinando alla Germania nazista. Tuttavia, anche in questa occasione Churchill mostrò un atteggiamento più conciliante verso l'Italia, allo scopo di mantenerla nel fronte occidentale ed evitare un avvicinamento alla Germania: "Non c'è da preoccuparsi degli italiani"[200]. Nel 1931, Churchill aveva criticato la posizione della Lega delle Nazioni che si opponeva ai giapponesi in Manciuria: "Spero che in Inghilterra cercheremo di capire la posizione del Giappone, uno stato antico ... Da un lato hanno la minaccia oscura della Russia sovietica. Dall'altro il caos della Cina, quattro o cinque province della quale vengono torturate sotto il dominio comunista[201]. " Negli articoli di giornale contemporanei si riferiva al governo repubblicano spagnolo come un fronte comunista, e all'esercito di Franco come "anti-rosso"[202]. Consigliò sempre di mantenere una linea di stretta neutralità nella Guerra civile spagnola. Sostenne anche il Patto Hoare-Laval che mirava a conciliare le ambizioni italiane sull'Etiopia tramite la mediazione franco-britannica[203].

Churchill con l'ambasciatore spagnolo duca d'Alba, suo lontano cugino, discendente di Arabella Churchill.
Churchill con Anthony Eden nel 1935.

Churchill si trovava in vacanza in Spagna quando i tedeschi rioccuparono la Renania nel febbraio del 1936. L'opposizione laburista era irremovibile nell'opporsi alle sanzioni e il governo nazionale era diviso tra i sostenitori delle sanzioni economiche e coloro che sostenevano che anche queste avrebbero portato ad un umiliante arretramento da parte della Gran Bretagna, dato che la Francia non avrebbe sostenuto alcun intervento[Nota 3]. Il discorso di Churchill del 9 marzo fu misurato e lodato da Neville Chamberlain come costruttivo. Ma poche settimane dopo a Churchill fu preferito per l'incarico di Ministro per il Coordinamento della Difesa il procuratore generale Sir Thomas Inskip[204]. A.J.P. Taylor in seguito definì questa scelta "una nomina giustamente descritta come la più straordinaria da quando Caligola nominò console il suo cavallo"[205]. All'epoca molti erano meno preoccupati: Duff Cooper si opponeva alla nomina di Churchill, mentre il generale Ellison scrisse che aveva "un solo un commento, e cioè "Grazie a Dio siamo preservati da Winston Churchill"[206].

Il 22 maggio 1936 Churchill presenziò a una riunione dei Conservatori della vecchia guardia (i membri del gruppo, non tutti presenti in quella occasione, includevano Austen Chamberlain (fratello di Neville), Geoffrey Lloyd, Leopold Amery e Robert Horne) nella casa di Lord Winterton a Shillinglee Park. L'obiettivo era spingere il governo a un maggiore riarmo. Baldwin commentò l'incontro dicendo che era "il periodo dell'anno in cui i moscerini escono da canali sporchi". Anche Neville Chamberlain accrebbe il suo interesse per gli affari esteri e in giugno, in un attacco al giovane Ministro degli Esteri Anthony Eden, chiese la fine delle sanzioni contro l'Italia fascista (definite un "pieno sfoggio di follia")[207][208].

Il 12 novembre Churchill tornò sull'argomento. Dopo aver dato alcuni esempi specifici del riarmo bellico tedesco, affermò che "il governo semplicemente non riesce a prendere una decisione o non può convincere il primo ministro a prendere una decisione, quindi prosegue in uno strano paradosso. Decisi solo di essere indecisi, risoluti ad essere irresoluti, irremovibili verso la deriva, solidi nella fluidità, potenti nell'impotenza. E così continuiamo a perdere altri mesi preziosi, forse vitali affinché le locuste divorino la grandezza della Gran Bretagna"[209]. Robert Rhodes James definì "Il discorso delle locuste" uno dei più brillanti di Churchill in quel periodo, mentre la risposta di Baldwin suonò debole in confronto. Lo scambio diede nuovo incoraggiamento al Movimento delle Armi e dell'Alleanza, creato da Churchill per fare pressione sul governo in senso favorevole al riarmo[210].

Tra il settembre 1936 e il marzo 1937 Churchill compì due viaggi in Francia, allo scopo di avviare una propria diplomazia parallela a consultarsi con le forze politiche francesi antinaziste. Incontrò Pierre-Étienne Flandin, i generali Maurice Gamelin e Joseph Georges, Paul Reynaud ed Édouard Daladier; incontrò anche il premier socialista Léon Blum, per il quale provò una grande stima, ed era sua intenzione anche incontrare esponenti comunisti, ma l'ambasciatore Eric Phipps glielo impedì[211]. Nel corso degli incontri incoraggiò l'amicizia tra i due Paesi, culle della democrazia, una delle costanti della sua politica estera, "in contrasto con le dottrine del compagno Trotskij e del dottor Goebbels"[211]. Churchill trovò una buona accoglienza da parte di Reynaud e Blum, ma non di Flandin, che sarà poi un sostenitore di Vichy[211]: ciò lo rese conscio, nonostante la sua incrollabile francofilia, che la Francia non sarebbe stata un alleato affidabile in caso di guerra[211].

Crisi dell'abdicazione[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crisi per l'abdicazione di Edoardo VIII.
Churchill con Edoardo VIII, all'epoca Principe di Galles, negli anni '20.

Nel gennaio del 1936 salì al trono il re Edoardo VIII, con il quale Churchill intratteneva un rapporto di amicizia da 25 anni[212]. Quando emerse la volontà da parte del nuovo sovrano di sposare l'americana divorziata Wallis Simpson, Baldwin incaricò Churchill di tentare di convincerlo a rinunciare alla Simpson e a non abdicare. Il 7 dicembre tenne alla Camera un discorso in favore di Edoardo, ma venne sommerso da fischi e improperi e fu costretto a interrompere il discorso[212]. I deputati, e anche la stampa, ritenevano che Churchill intendesse approfittare della crisi istituzionale per rovesciare Baldwin.

La reputazione di Churchill in Parlamento e Inghilterra in genere fu gravemente danneggiata. Alcuni come Alistair Cook hanno voluto vedere nelle sue mosse un tentativo di costruire un partito del re[213]. Altri come Harold Macmillan furono stupiti dal danno che Churchill aveva procurato al movimento antinazista Armi e Alleanze con la sua difesa di Edoardo VIII[214]. In seguito, lo stesso Churchill scrisse: "Ero sceso così in basso nell'opinione pubblica che la visione quasi universale era che la mia vita politica fosse finita"[215]. Gli storici sono divisi sulle ragioni per le quali Churchill sostenne Edoardo VIII. Alcuni come A. J. P. Taylor lo considerarono un tentativo di "rovesciare il governo di uomini deboli"[216]. Altri, come R.R. James, considerarono i motivi di Churchill onorevoli e disinteressati, dati i rapporti di amicizia che legavano Churchill e la sua famiglia con i reali[217]. Secondo Giorgio Galli invece, la posizione di Churchill è spiegabile con il fatto che intendesse tenere sotto controllo Edoardo, le cui simpatie filonaziste erano note, per evitare che questi si compromettesse[218].

Ritorno dall'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Churchill con Lord Halifax nel 1938.

Davanti all'evidente ascesa delle ambizioni espansioniste della Germania nazista, Churchill continuò, inascoltato dal governo britannico, a perorare la causa di un'azione internazionale per contenere la Germania, di concerto con la Francia[219]. Tuttavia il nuovo governo, guidato da Neville Chamberlain, si fece promotore di una politica di avvicinamento al Terzo Reich; questo causò dissidi che condussero alle dimissioni del ministro degli Esteri Anthony Eden, il quale da questo momento in avanti sarà un fedele seguace di Churchill[220]. Nel marzo, cominciarono a profilarsi le ambizioni naziste sui Sudeti, la regione montuosa della Cecoslovacchia abitata in maggioranza da tedeschi, e ricca di materie prime. Ad aprile pranzò con il leader dei tedeschi dei Sudeti Konrad Henlein, un incontro fortemente voluto dallo stesso Hitler[221]; Churchill chiese a Henlein se "si rendeva conto che un incidente nei Sudeti poteva facilmente dare l'Europa alle fiamme"[221]. Tuttavia, quando Henlein tornò in Germania disse a Hitler che "non c'è da temere alcun serio intevento a favore dei cechi da parte dell'Inghilterra"[222]. A settembre incontrò anche l'ambasciatore sovietico Ivan Maiskij, il quale informò Churchill che l'Unione Sovietica intendeva appellarsi all'art. 2 del Patto della Lega delle Nazioni per concertare un'azione con gli occidentali in difesa della Cecoslovacchia. Tuttavia Halifax, informato da Churchill, rifiutò la possibilità di qualsiasi collaborazione con i sovietici[223].

Churchill e Lloyd George nel 1934: entrambi avrebbero voluto coinvolgere l'Urss in un sistema internazionale di deterrenza antinazista.

Alla fine di settembre 1938 ebbe luogo la Conferenza di Monaco. Gli accordi, siglati a porte chiuse senza alcun intervento dei rappresentanti cechi, prevedevano lo smembramento del Paese e l'annessione dei Sudeti alla Germania. Il trattato fu accolto con giubilo in tutta Europa. Mentre lasciava l'Hotel Savoy dove aveva cenato, Churchill si fermò davanti a un ristorante dove la gente festeggiava. Commentò: "Poveracci, non sanno cosa li aspetta."[224]. Nel dibattito sugli accordi che seguì alla Camera dei Comuni, Churchill condannò con un celebre discorso la svendita della Cecoslovacchia a Hitler.

«È tutto finito. Muta, triste, abbandonata, smembrata, la Cecoslovacchia svanisce nell'oscurità. [...] Questa è una sconfitta totale e assoluta. In un periodo che si può misurare in anni, ma anche solo in mesi, la Cecoslovacchia sarà inghiottita dal regime nazista [...] Ci troviamo di fronte ad un disastro di prima grandezza [...] Non abbiamo nessuna difficoltà a stringere relazioni cordiali con il popolo tedesco. Il nostro cuore gli è vicino. Ma esso non ha nessun potere. Si possono avere rapporti diplomatici e corretti, ma non ci può essere amicizia tra la democrazia britannica e il potere nazista [...] Mai siffatto potere potrà essere l'amico fidato della democrazia inglese. Trovo intollerabile l'idea che il nostro Paese cada sotto il potere e l'influenza e nell'orbita della Germania nazista [...] Non mi lamento del nostro popolo leale e coraggioso [...] ma esso deve sapere che abbiamo subito una sconfitta senza guerra, le cui conseguenze ci accompagneranno a lungo [...] Non pensate che sia finita; questo è solo l'inizio della resa dei conti [...] Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra; abbiamo scelto il disonore e avremo la guerra[225]»

(Winston Churchill, settembre 1938)

Durante il suo intervento Churchill fu costretto ad interrompersi a causa delle urla e degli improperi degli altri deputati[225]. Quando nel marzo, in violazione degli accordi di Monaco, Hitler invase la Cecoslovacchia annettendola al Reich, l'imminenza della guerra divenne evidente. Churchill scrisse a Chamberlain invitandolo a predisporre le difese antiaeree[226]. Il 7 aprile l'Italia fascista invase l'Albania. Nel corso dell'estate, Churchill insieme ad Eden e all'anziano Lloyd George si fece assertore della necessità di coinvolgere l'Unione Sovietica in un sistema di deterrenza internazionale antinazista[227].

In un'intervista radiofonica, si prese gioco dell'interruzione estiva dei lavori parlamentari "È proprio tempo di vacanze signore e signori!" e della propaganda nazifascista "I dittatori devono addestrare i loro soldati. Per un'elementare prudenza non possono fare altro, dato che danesi, olandesi, svizzeri, albanesi, e ovviamente, ebrei, possono in ogni momento balzargli addosso e privarli del loro spazio vitale"[228]. Quando, il 1º settembre, i tedeschi invasero la Polonia (di concerto con i sovietici in accordo con il Patto Molotov-Ribbentrop stipulato in agosto), Chamberlain, su pressione della Camera, inviò un ultimatum per chiedere la cessazione delle ostilità. Il primo ministro aveva già invitato Churchill a entrare nel Gabinetto di guerra che sarebbe stato formato di lì a poco[229]. Il 3 settembre scadette l'ultimatum e Gran Bretagna e Germania si trovarono nuovamente in guerra.

Di nuovo all'Ammiragliato (1939-1940)[modifica | modifica wikitesto]
Churchill (secondo da sinistra in piedi) membro del War Cabinet 1939

Il 3 settembre 1939, terminato il dibattito alla Camera Chamberlain convocò Churchill nel suo ufficio e gli offrì di ricoprire nuovamente l'incarico di Primo Lord dell'Ammiragliato. Quando la notizia giunse agli uffici del Ministero venne telegrafato immediatamente un messaggio a tutte le navi: "Winston is back" (Winston è tornato)[230]. Nella riunione del Gabinetto di guerra del 4 settembre Churchill propose di attaccare immediatamente il fronte tedesco sulla Linea Sigfrido, per alleggerire la pressione sul fronte polacco, ma l'azione non fu intrapresa[230]. In questa fase detta della "drole de guerre" (la "Strana guerra"), britannici e francesi rimasero sostanzialmente inerti di fronte all'avanzare delle truppe naziste in Europa orientale, fatto che confermò Hitler nella convinzione che le potenze occidentali non volessero realmente combatterlo[231].

Fu Churchill a prendere l'iniziativa, promuovendo dapprima un'incursione navale nel Baltico e in seguito propose di minare le acque territoriali della Norvegia per bloccare l'afflusso di materie prime, soprattutto ferro, all'industria bellica tedesca[232]. Quando il 30 novembre l'Unione Sovietica invase la Finlandia, l'opinione conservatrice sembrò molto più entusiasta all'idea di scendere in campo contro l'Urss che contro la Germania nazista. Churchill tuttavia rimase fermo nel ribadire che la priorità doveva essere data alla sconfitta del nazismo[233]. Il 13 dicembre l'Ammiragliato mise a segno un importante successo, quando tre incrociatori agganciarono la corazzata Graf Spee e la costrinsero a ritirarsi nel porto di Montevideo, dove si autoaffondò[234].

Il Consiglio supremo di guerra anglo-francese che si tenne a Parigi il 5 febbraio stabilì di inviare 30.000 uomini in Scandinavia[234]. Quando, lo stesso giorno, fu avvistato in acque territoriali norvegesi il mercantile tedesco Altmark, che si sospettava trasportasse prigionieri britannici, Churchill ordinò personalmente al comandante del cacciatorpediniere Cossack di abbordare la nave tedesca e liberare i prigionieri[235]. Tuttavia il Gabinetto si oppose a minare le acque norvegesi. Hitler, comprendendo la volontà alleata di occupare la Norvegia per tagliare alla Germania l'afflusso di materie prime, predispose l'invasione del Paese. Solo all'inizio di aprile venne deciso di effettuare lo sbarco a Narvik ma ormai era troppo tardi. Chamberlain aveva proclamata alla Camera che Hitler "aveva perso l'autobus"[236], ma nel giro di poche settimane Danimarca e Norvegia furono occupate dai nazisti. Le proposte strategiche di Churchill furono adottate con mesi di ritardo e l'incertezza britannica diede modo a Hitler di prevenire i suoi avversari[236]. Il fallimento norvegese condannò definitivamente Chamberlain e spianò a Churchill la strada per Downing Street.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

«Era come se tutta la mia vita fosse stata una lunga preparazione a quel momento[237]»

(Winston Churchill dopo la sua nomina a Primo ministro il 10 maggio 1940)

Primo ministro[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con i sindacati e il movimento operaio

Durante il grande sciopero generale del 1926 Churchill era diventato largamente impopolare presso i sindacati e il movimento operaio in generale, a causa della sua fama di duro oppositore delle rivendicazioni dei minatori.

Tuttavia, Churchill dimostrò grande abilità nel ricostruire i suoi rapporti con la sinistra britannica, sin dagli anni '30, comprendendo bene che senza l'appoggio delle masse lavoratrici lo sforzo bellico sarebbe stato vano (posizione identica a quella già assunta durante la Prima guerra mondiale). In particolare riuscì a coinvolgere nel movimento di pressione per il riarmo da lui creato "Armi e Alleanze", il Trades Union Congress presieduto da Walter Citrine, con il quale organizzò il grande raduno all'Albert Hall del 1936, poi fallito a causa della perorazione in favore di Edoardo VIII contenuta nel'intervento di Churchill[238].

Il rapporto con il movimento operaio divenne tuttavia cruciale dopo lo scoppio della guerra. In particolare Churchill sapeva che le ali più radicali facenti riferimento al Partito Comunista di Gran Bretagna (CPGB), erano emanazioni dell'Unione Sovietica attraverso il Comintern. Infatti, negli anni '30 il CPGB era stato in prima linea nella lotta a oltranza contro il fascismo, ma dopo la firma del Patto Molotov-Ribbentrop i comunisti inglesi divennero fermi sostenitori della linea ufficiale staliniana di neutralità, che in sostanza incoraggiava a sabotare gli sforzi bellici della Gran Bretagna contro la Germania nazista[239]. Per questo dirigenti come Harry Pollit e J R. Campbell, ostili a questa linea, furono espulsi dal partito. Il giornale del partito, il Daily Worker, sostenne nel 1941 che un governo di lavoratori avrebbe concluso con la Germania una pace equa, per il semplice fatto che "Hitler e la classe dominante tedesca non sarebbero in grado di persuadere i lavoratori a fare la guerra contro un governo inglese che non rappresenti più una minaccia per loro"[240]. Tuttavia, quando quello stesso anno l'Urss fu invasa dalla Germania, il CPGB divenne il più acceso sostenitore dello sforzo bellico, chiedendo con insistenza l'apertura di un secondo fronte sin dal 1942 e sostenendo con forza il governo di unità nazionale di Churchill (anche attraverso la riammissione di Pollit e Campbell espulsi anni prima)[240]. Era evidente che tali oscillazioni rispondevano ai cambiamenti nella strategia di Stalin, i cui ordini venivano fedelmente eseguiti dal Partito comunista inglese.

Churchill, consapevole di dover neutralizzare l'opera di destabilizzazione portata avanti per conto di Stalin, volle personalmente nel suo governo l'ex comunista, poi deputata laburista Ellen Wilkinson, come sottosegretaria al Ministero della Sicurezza interna, il cui titolare era il laburista Herbert Morrison. Churchill scelse la Wilkinson appositamente per il suo ascendente sui lavoratori (come il Ministro del Lavoro Ernest Bevin, anche lui proveniente dal sindacato). Durante lo sciopero del 1926 la Wilkinson era stata una delle più feroci oppositrici di Churchill, definendolo "un pilastro della reazione" e scherzando sul fatto che l'avrebbe fucilato personalmente durante la rivoluzione imminente[241]. Tuttavia riconobbe anche in Churchill "il più intelligente guerriero della classe dominante"[241]. Dopo che venne eletta in Parlamento con i laburisti e conobbe personalmente il suo avversario, cominciò a provare stima per lui. Era in particolare deliziata dalla sua ironia e dagli scontri tra Churchill e Morrison; lo descrisse come "il grande, espansivo e sorridente Winston, che è in grado di costruire all'istante un brillante discorso dal nulla"[241]. Churchill a sua volta la prese in simpatia e stima, e la volle personalmente nel suo governo. Insieme a Morrison, la Wilkinson fu in grado di contrastare la propaganda filo-sovietica del CPGB e mantenere uniti i lavoratori nello sforzo bellico[241].

Il diritto di sciopero venne mantenuto, ma limitato per i soli comparti industriali strategici nella produzione bellica (Churchill aveva dato disposizioni a Morrison, che ricopriva la carica di Ministro degli Approvvigionamenti da lui ricoperta nel '17-'19, di mantenere la libertà di sciopero il più possibile per non offrire una sponda alla propaganda comunista, memore della sua politica durante la Grande Guerra)[241]. Il Daily Worker venne temporaneamente sospeso nel 1941, ma le pubblicazioni ripresero un anno dopo, anche in coincidenza con l'alleanza anglo-sovietica[241].

L'amicizia personale tra la comunista Ellen Wilkinson e l'aristocratico Winston Churchill proseguì anche dopo la fine della guerra. Dopo la vittoria laburista nel 1945, la Wilkinson fu l'unica deputata che si complimentò con Churchill e lo definì "Il nostro grande Capitano"[241].

«Non posso promettervi altro che sangue, fatica, lacrime e sudore. Chiedete, qual è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e nel cielo con tutta la forza e tutto lo spirito battagliero che Dio può infonderci; condurre la guerra contro una tirannide mostruosa che non ha l'eguale nel tetro, miserabile catalogo del crimine umano. [...] Chiedete qual è il nostro scopo? Rispondo con una parola sola: vittoria, vittoria ad ogni costo, vittoria nonostante ogni terrore, vittoria, per quanto la strada possa essere lunga e dura. Senza vittoria infatti non c'è sopravvivenza.[242]»

(Winston Churchill, discorso di insediamento alla Camera dei Comuni, 13 maggio 1940)

Nel dibattito che seguì la sconfitta in Norvegia, le forze ostili a Chamberlain in Parlamento, prima di tutto i laburisti, ma anche i liberali guidati da Archibald Sinclair, amico di vecchia data di Churchill, presero la parola. Parlò anche l'anziano Lloyd George, che chiese le dimissioni di Chamberlain. Leopold "Leo" Amery, amico di Churchill sin dai tempi di Harrow e deputato conservatore, citò le celebri parole di Oliver Cromwell: "Siete rimasto seduto troppo a lungo, quale che sia il bene che avete fatto. Andatevene, vi dico, e liberateci dalla vostra presenza. In nome di Dio andatevene!"[243]. Churchill tuttavia, in qualità di Ministro responsabile, difese il governo, in segno di lealtà verso Chamberlain[243]. Alla votazione che seguì Chamberlain poteva contare su una maggioranza ridotta a soli 81 voti. Quando uscì dall'aula fu sommerso da urla "Vattene!Vattene!"[244]. Chamberlain tuttavia non presentò subito le dimissioni. Comunicò a Giorgio VI che intendeva formare un governo di coalizione che comprendesse anche i laburisti. In ogni caso, lui e il re avrebbero voluto che a succedergli fosse Lord Halifax, non Churchill[244].

Quando la notizia trapelò, il 9 maggio, i deputati conservatori vicini a Churchill mostrarono irritazione. Questi erano guidati dalla potente famiglia Cecil, una delle più influenti del partito e da sempre alleata dei Churchill[245]. Il principale esponente della famiglia, Lord Salisbury, disse: "Nel corso della giornata bisogna nominare Winston Primo ministro."[246]. Inoltre Halifax fece sapere che non avrebbe potuto accettare l'incarico perché, essendo membro della Camera dei lord, non avrebbe potuto partecipare ai dibattiti ai Comuni. Nel pomeriggio giunse notizia che Clement Attlee aveva negato qualsiasi supporto laburista a un governo Chamberlain. Questi voleva assicurarsi che il nuovo Primo ministro avesse l'appoggio di tutti i partiti; in un incontro tra Churchill, Chamberlain, Halifax e David Margesson, il capogruppo conservatore alla Camera, venne deciso che Chamberlain avrebbe raccomandato Churchill come suo successore. Chamberlain rassegnò allora le dimissioni e il 10 maggio Giorgio VI, in qualità di monarca costituzionale, chiese a Churchill di formare il governo[246]. Come primo atto Churchill scrisse a Chamberlain per ringraziarlo del suo supporto[247].

Churchill con Re Giorgio VI e la regina Elisabetta nel 1940

L'ostilità del re e della moglie Elisabetta verso Churchill era dettata dalla sua strettissima amicizia con il precedente sovrano Edoardo VIII e con Wallis Simpson, per la cui causa il neo primo ministro si era battuto strenuamente. La coppia reale invece detestava Edoardo e la Simpson e nutriva molta stima per Chamberlain e Halifax[248]. Inizialmente, Giorgio VI si oppose veementemente alla nomina di Churchill e la regina scrisse a Chamberlain lettere calorose anche dopo le sue dimissioni, affermando di "rammaricarsi moltissimo" del fatto che non fosse più Primo ministro[248]. Halifax era il prototipo dell'aristocratico britannico, campagnolo, tranquillo e religiosissimo (Churchill lo aveva infatti ribattezzato con il suo sarcasmo "Holy Fox", cioè "santa volpe")[248]. Churchill invece era ateo, spesso anticonvenzionale e veniva considerato un maverick, un cane sciolto, di grande talento ma inaffidabile[248]. Tuttavia Churchill riuscì in breve tempo a conquistarsi la fiducia della famiglia reale e negli anni più duri della guerra Giorgio VI e la regina furono sempre al suo fianco. In particolare la figlia maggiore Elisabetta, futura sovrana, sviluppò una venerazione per Churchill tanto da definirlo "un secondo padre"[248].

Churchill era anche impopolare nell'Establishment conservatore, che rimase largamente fedele a Chamberlain[249][250]; l'ex primo ministro rimase infatti leader del partito fino alla morte nel mese di novembre (per un cancro alla gola). Probabilmente Churchill non avrebbe potuto ottenere la maggioranza in nessuno dei partiti politici della Camera dei Comuni e la Camera dei lord rimase silente quando venne a sapere della sua nomina[249]. Un visitatore americano riferì alla fine del 1940:

«Ovunque andassi a Londra la gente ammirava l'energia (di Churchill), il suo coraggio, la fermezza dei suoi propositi. La gente diceva di non sapere cosa avrebbe potuto fare la Gran Bretagna senza di lui. Era enormemente rispettato. Ma nessuno pensava che sarebbe stato Primo ministro dopo la guerra. Era semplicemente l'uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. Il momento era quello di una guerra disperata contro i nemici della Gran Bretagna.[251]»

Churchill arringa gli operai portuali di Liverpool nel 1941

L'invasione tedesca dei Paesi Bassi, del Belgio e della Francia era già in corso. Il fronte occidentale collassò rapidamente davanti all'urto tedesco, dividendo l'esercito francese dal corpo di spedizione britannico e dirigendosi verso i porti sulla Manica. Churchill si recò più volte a Parigi per spingere gli alleati ad un'azione più decisa, ma ormai le truppe naziste puntavano direttamente sulla capitale francese. Il comandante francese Maxime Weygand rifiutò qualsiasi azione concertata con i britannici[252]. Churchill avviò allora le operazioni di evacuazione del corpo di spedizione britannico, che sarebbero culminate con l'Operazione Dynamo a Dunkerque.

Contatti con l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Fu in questa fase, la più disastrosa del conflitto, quando sembrava certo il trionfo del nazifascismo (Mussolini avrebbe dichiarato guerra il 10 giugno), che Halifax, rimasto nel Gabinetto di guerra come Ministro degli Esteri (insieme a Chamberlain, Ministro senza portafoglio), propose di prendere contatto con Mussolini per mediare una pace tra la Gran Bretagna e la Germania[253]. A questo scopo, Halifax si incontrò il 25 maggio con l'ambasciatore italiano Giuseppe Bastianini; la proposta prevedeva una mediazione italiana di una pace europea, in cambio di concessioni territoriali all'Italia[254]. Churchill, sebbene non si mostrasse ostile in principio ad un approccio verso Mussolini, sostenne che avvicinare il duce avrebbe "compromesso l'integrità della nostra posizione di belligeranza"[255]. Churchill, sempre su suggerimento di Halifax, aveva già scritto a Mussolini il 13 maggio dicendo:

«È troppo tardi per impedire che scorra un fiume di sangue tra il popolo inglese e quello italiano? L'Inghilterra andrà avanti fino in fondo, anche da sola, come ci è già accaduto, e ho valide ragioni per ritenere che verremo aiutati in misura crescente dagli Stati Uniti, o meglio da tutta l'America[256]»

(Winston Churchill a Benito Mussolini, 13 maggio 1940)

Mussolini oppose uno sprezzante rifiuto all'approccio di Churchill[257]. Quest'ultimo ritenne dunque che non si potesse fare affidamento sul dittatore italiano, ormai chiaramente deciso a legare il suo destino a quello di Hitler. Chamberlain annotò nel suo diario: "Il Primo ministro disapprova ogni contatto con Musso"[258]. Il 28 maggio si tenne la riunione decisiva del War Cabinet, che Churchill estese a tutti i ministri del governo. Disse:

«Ho attentamente valutato in questi giorni se prendere in considerazione trattative con quell'uomo[Nota 4] rientrasse tra i miei doveri. Ma era insensato pensare che, se avessimo cercato di concludere la pace ora, avremmo ottenuto condizioni migliori di quelle che avremmo ottenuto continuando a combattere. La Germania esigerebbe la nostra flotta, quello che verrebbe definito "disarmo", le nostre basi navali e molto altro ancora. Il nostro diverrebbe uno Stato asservito, anche se verrebbe creato un governo britannico che, sotto Mosley[Nota 5] o altri del suo genere, sarebbe un burattino nelle mani di Hitler[259]»

(Winston Churchill al Gabinetto di guerra, 28 maggio 1940)
Non ci arrenderemo mai[modifica | modifica wikitesto]
Il governo di coalizione di Churchill, 11 maggio 1940
"The Spirit of Britain": manifesto che celebra l'unità dei popoli anglosassoni nella lotta contro il nazismo

La prova di forza di Churchill ebbe successo, grazie anche all'appoggio dei ministri laburisti Attlee e Greenwood. Churchill aveva adesso ricompattato il Gabinetto, isolando gli appeasers[259]. Halifax continuerà a rimanere ministro degli Esteri fino al gennaio 1941, quando venne sostituito da Anthony Eden, un fedelissimo di Churchill; otterrà il posto di ambasciatore negli Stati Uniti, formalmente prestigioso ma in realtà marginale, dato che i rapporti fra le due potenze vennero gestiti direttamente da Churchill e dal presidente Roosevelt. Il 3 giugno l'evacuazione da Dunkerque fu completata, portando a termine il salvataggio di oltre 300.000 soldati britannici e francesi[260]. Il giorno seguente pronunciò alla Camera uno dei suoi discorsi più celebri:

«Anche se un gran numero di antichi e famosi Paesi sono caduti o possono cadere nelle grinfie della Gestapo e di tutto l'odioso apparato del dominio nazista, noi non capitoleremo. Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell'aria, difenderemo la nostra isola, qualunque possa essere il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste d'atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai. E anche se, cosa che non voglio credere neanche per un momento, l'isola o gran parte di essa fosse soggiogata e affamata, il nostro Impero al di là dei mari, armato e sorvegliato dalla flotta britannica, porterebbe avanti la lotta finché, quando sarà il momento, il Nuovo Mondo, con tutto il suo potere e la sua forza, si farà avanti per la salvezza e la liberazione del vecchio[261]»

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 3 giugno 1940)
Churchill con il generale Władysław Sikorski (alla sua destra), capo del governo polacco in esilio e Charles de Gaulle nel 1941

Il 10 giugno, Churchill si incontrò nuovamente con i comandi francesi, per incitarli alla resistenza a oltranza in Bretagna; "È possibile che i nazisti dominino l'Europa, ma sarà un'Europa in rivolta"[262]. Quando seppe che i francesi stavano evacuando Parigi urlò "All'inferno!"[263]. Il presidente del Consiglio Paul Reynaud e Charles de Gaulle erano con Churchill, ma Weygand e Pétain "senile, passivo e disfattista"[264] volevano negoziare la resa. Il ministro dell'Interno francese Georges Mandel definì Churchill "L'energia e la sfida in persona. L'unico raggio di sole sul suolo francese"[265]. Un'ultima volta Churchill esortò Reynaud: "Non cedete al nemico! Continuate a combattere!"[266], ma il 16 giugno la Francia capitolò. Il 18 giugno tenne un altro dei suoi discorsi storici, quello sull'"Ora più bella":

«Quella che il generale Weygand ha chiamato la battaglia di Francia è finita, la Battaglia d'Inghilterra sta per cominciare. Da questa battaglia dipende la salvezza della civiltà cristiana. Da questa battaglia dipende la nostra stessa vita come britannici, e la sopravvivenza delle nostre istituzioni e del nostro Impero. Tutta la furia e la potenza del nemico si rivolgeranno presto contro di noi. Hitler sa che deve sconfiggerci su quest'isola o perdere la guerra. Se gli resisteremo, tutta l'Europa potrà essere liberata e la vita del mondo intero potrà avanzare verso un futuro radioso. Ma se cadiamo, allora il mondo intero, compresi gli Stati Uniti, compreso tutto ciò che abbiamo conosciuto e amato, affonderà nell'abisso di una cupa Nuova Era resa ancor più sinistra, e forse più lunga, dai lumi di una scienza perversa. Cerchiamo quindi di prepararci ai nostri doveri, e così sostenerci, cosicché se l'Impero britannico e il suo Commonwealth dureranno per mille anni, gli uomini potranno dire ancora: Questa fu la loro ora più bella[267]»

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 18 giugno 1940)

La scelta di Churchill di mantenere viva la resistenza britannica fu decisiva per i successivi sviluppi della guerra. La Gran Bretagna divenne la base per i rifornimenti all'Unione Sovietica e per il contrattacco alleato del 1942-45, culminato nello sbarco in Normandia e nella liberazione dell'Europa occidentale.

«Ci batteremo indomitamente, finché la maledizione di Hitler non sarà spazzata via dal cospetto degli uomini[268]»

(Winston Churchill alla BBC, 16 giugno 1940)

Battaglia d'Inghilterra, Nordafrica e Medio Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia d'Inghilterra.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna del Nordafrica.
Churchill visita le rovine della cattedrale di Coventry dopo i bombardamenti (12 novembre 1940)
Mai così tanti dovettero così tanto a così pochi

A metà ottobre del 1940 la Battaglia d'Inghilterra raggiunse il suo culmine, mentre le vittime civili britanniche erano salite a circa diecimila persone. Durante una conversazione con un deputato nella sala fumatori della Camera, questi chiese a Churchill di scatenare rappresaglie più dure sulla Germania. Churchill però era ancora di avviso contrario: "Questa è una guerra militare e non civile [...] Noi vogliamo distruggere obiettivi militari tedeschi"[269]. Il 20 agosto aveva elogiato i piloti della Royal Air Force con il celebre motto:

«Mai così tanti dovettero così tanto a così pochi[270]»

In risposta alle precedenti critiche sul fatto che non vi era un singolo dicastero chiaramente incaricato di perseguire la condotta bellica, Churchill creò e assunse su di sé la posizione aggiuntiva di ministro della Difesa, il che lo rese il più potente primo ministro di guerra nella storia britannica[271]. Immediatamente nominò il suo amico e confidente, industriale e magnate dell'editoria Lord Beaverbrook, responsabile della produzione aeronautica e nominò il fisico e amico Frederick Lindemann consulente scientifico del governo. L'acume aziendale di Beaverbrook consentì alla Gran Bretagna di sviluppare rapidamente la produzione e l'ingegneria aeronautica, che alla fine fece la differenza nella guerra[272].

L'11 novembre ebbe luogo il primo importante successo militare britannico con l'attacco alla base navale di Taranto, nel corso del quale vennero affondate tre corazzate italiane e il 14 Churchill telegrafò ad Archibald Wavell: "È arrivato il momento di assumerci rischi e colpire gli italiani per terra, cielo e mare"[273]. Quella stessa notte ebbe luogo il più pesante bombardamento subito dalla Gran Bretagna fino a quel momento, che colpì la città di Coventry: l'intero centro cittadino e la cattedrale vennero rasi al suolo e le vittime civili furono 568[273]. Nei giorni seguenti vennero nuovamente colpite Londra e Birmingham. Per rappresaglia tra il 16 e il 18 novembre furono bombardate Berlino e Amburgo, con 233 morti totali[274].

Donne in guerra: Clementine Churchill, moglie di Winston, ispeziona le ausiliarie del Servizio Territoriale nel 1941

Continuarono invece a giungere buone notizie dal Nordafrica, dove l'offensiva di Wavell travolse le truppe italiane in Libia facendo in poche settimane centinaia di migliaia di prigionieri[275]. L'11 febbraio 1941 Churchill scrisse ai capi di Stato maggiore che intendeva fare della Cirenaica l'"inizio di un'Italia libera"[275] sostenuta dalla Gran Bretagna e con una propria bandiera (analogamente alla France libre di Charles de Gaulle); doveva servire a creare "una vera spaccatura in Italia e favorire la propaganda antimussoliniana"[275]. Il progetto era di addestrare 4-5.000 soldati italiani "che giurino di liberare l'Italia dal giogo dei tedeschi e di Mussolini"[275].

Churchill in Nordafrica con i generali Alexander e Montgomery, 23 agosto 1942

Per tutto il corso del 1941 proseguirono incessanti i bombardamenti tedeschi sulle città inglesi. La sera del 14 aprile un attacco su Londra uccise più di mille persone[276]. Il 23 aprile la quindicenne principessa Elisabetta scrisse a Churchill: "Temo che ultimamente abbiate passato momenti molto difficili, ma sono certa che presto le cose cominceranno a migliorare"[276]. A maggio i bombardamenti tedeschi si intensificarono, anche in considerazione dell'ormai prossimo attacco tedesco all'Urss: Hitler intendeva aumentare la pressione sugli inglesi per indurli alla resa in modo da chiudere il fronte occidentale, per avere mano libera ad Est. In questo, che fu il momento più duro per il Regno Unito dopo l'estate, Churchill continuò ad ispirare fiducia:

«Nessun uomo avveduto e previdente può dubitare della sconfitta finale e totale di Hitler e Mussolini, alla luce della comune, dichiarata determinazione delle democrazie inglese e americana. Insieme abbiamo la maggior ricchezza e più risorse tecniche e produciamo più acciaio del resto del mondo messo insieme. Non permetteremo che dittatori criminali calpestino la causa della libertà o arrestino la marcia del progresso del mondo[277]»

(Winston Churchill 28 aprile 1941)

In aprile i nazisti avevano invaso in poche settimane la Iugoslavia e la Grecia. Churchill continuò a guidare il suo Paese con mano ferma. Il 7 maggio dichiarò alla Camera dei Comuni:

«Sono certo che non dobbiamo temere la tempesta. Che infuri, che muggisca. Ne usciremo indenni[277]»

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 7 maggio 1941)

Tra aprile e giugno del 1941 la Gran Bretagna e le forze golliste riuscirono a riprendere il controllo del cruciale settore medio-orientale, sconfiggendo rapidamente il governo filonazista iracheno di Rashid Ali al-Kaylani e occupando in giugno la Siria tenuta dalla Francia di Vichy[278].

In Nordafrica, dopo l'avanzata di Erwin Rommel fino al confine con l'Egitto gli italo-tedeschi furono fermati dal maresciallo Montgomery alla Seconda battaglia di El Alamein (23 ottobre-3 novembre 1942) che segnò la svolta della campagna in Nordafrica in favore degli Alleati. Churchill, annunciando la vittoria alla Camera dei Comuni disse:

«Non è la fine. Non è nemmeno l'inizio della fine. Ma è la fine dell'inizio[279]»

(Winston Churchill sulla vittoria nella Seconda battaglia di El Alamein, novembre 1942)

Relazioni con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio, il governo della Francia venne assunto dal maresciallo Pétain. Questi, assunti i pieni poteri, concluse l'armistizio e divenne successivamente capo del regime collaborazionista di Vichy. Churchill sostenne immediatamente il generale de Gaulle il quale, dalle stazioni londinesi della BBC, lanciò il famoso Appello del 18 giugno:

«Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà[280]»

(Charles de Gaulle, 18 giugno 1940)

Il punto più basso dei rapporti tra i due Paesi fu toccato pochi giorni dopo l'armistizio, quando Churchill ordinò alla flotta britannica di impedire che la flotta francese cadesse in mano tedesca. In particolare, il grosso della flotta francese nel Mediterraneo si trovava a Mers-el-Kébir, in Algeria. Furono inviati a parlamentare lord Lloyd e l'ammiraglio Thomas Phillips, ponendo ai francesi l'alternativa tra la smobilitazione della flotta o l'affondamento. Dopo che i francesi rifiutarono, su ordine di Churchill, l'ammiraglio James Somerville aprì il fuoco, affondando un incrociatore e arenandone un altro. 1.200 marinai francesi persero la vita. Churchill definì la decisione "La più penosa della mia vita"[281].

Churchill a Parigi accanto a de Gaulle durante le celebrazioni per la liberazione della Francia, 1944
Churchill e de Gaulle a Marrakech nel gennaio 1944

Le relazioni tra Churchill e de Gaulle, sebbene tempestose a causa del forte carattere di entrambi, furono sempre improntate a una sostanziale stima reciproca. Churchill era sempre stato un accanito francofilo, grande ammiratore di Napoleone, e nel 1940 definì de Gaulle "Il Connestabile di Francia"[282]. De Gaulle, nelle sue memorie definì Churchill "Un grande" e aggiunse "Io, naufrago sbarcato nella desolazione sulle coste d'Inghilterra, che avrei potuto fare senza il suo aiuto?"[283]. Nel 1940 Churchill, insieme a Jean Monnet, aveva proposto un progetto di Unione franco-britannica per contrastare la Germania. La proposta, accettata da de Gaulle ma rifiutata da tutto il governo francese, non ebbe seguito[284]. Scrive John Lukacs:

«Churchill comprendeva de Gaulle e lo rispettava.; per quanto riguardava le loro concezioni della storia (e anche della natura umana), Churchill e de Gaulle, due leader nazionali di destra, avevano molto più in comune di Churchill e Roosevelt. [...] Nel 1940, i più sinceri oppositori dell'hitlerismo non furono uomini della sinistra, ma della destra: Churchill e de Gaulle[285]»

(John Lukacs)

Il ruolo di Churchill fu poi cruciale nel sostenere, contro le resistenze soprattutto americane, il ruolo della Francia di de Gaulle tra i vincitori della guerra. Fu Churchill a imporre la presenza francese tra i vincitori alla Conferenza di Jalta e un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (che tuttora conserva)[286]. Questo anche allo scopo di avere a fianco della Gran Bretagna un'altra potenza coloniale europea, per bilanciare le superpotenze (entrambe, per motivi diversi, anticoloniali) di Stati Uniti e Unione Sovietica[287]. Accanto al calcolo politico vi era però anche un sincero sentimento d'affetto per la Francia e il suo popolo, che Churchill coltivò sempre, anche contro un establishment britannico tradizionalmente francofobo[288]. Ancora Lukacs afferma:

«Churchill amò la Francia e il suo popolo per tutta la vita. È evidente non solo dai grandi gesti generosi del 1940 (con quell'inimitabile trasmissione radio ai francesi nel mese di ottobre "Dieu protège la France!") ma da come egli lottò a favore della Francia e di de Gaulle cinque anni dopo a Yalta [...] Tutto questo per Churchill fu più che una scelta politica. Egli apparteneva a una generazione di inglesi aristocratici e patrizi che, giunta alla maturità nel periodo edoardiano, fu, di tutte le generazioni britanniche, quella che meglio conobbe la storia politica del continente, e la più profondamente in sintonia con le bellezze e le raffinatezze della cultura e della civiltà francesi[289]»

(John Lukacs)

Quando Churchill morì, nel 1965 de Gaulle scrisse alla figlia Mary:

«Nella grande tempesta fu il più grande[290]»

(Charles de Gaulle su Churchill, 1965)
Crisi siriana del 1945[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la vittoria in Europa, si ebbe uno scontro tra Gran Bretagna e Francia riguardante il mandato francese in Siria e Libano che degenerò rapidamente in un grave incidente diplomatico[291]. Nel maggio de Gaulle ordinò il rafforzamento del contingente francese in Siria, provocando lo sdegno dei nazionalisti[291]. Il 20 maggio, le truppe francesi aprirono il fuoco sui dimostranti a Damasco facendo anche uso di bombardieri[292]. Il 31 maggio, quando il numero dei morti era salito a oltre mille, Churchill intervenne e inviò a de Gaulle un ultimatum che recitava: "Per evitare uno scontro tra le truppe britanniche e francesi, vi chiedo di ordinare immediatamente alle truppe francesi di cessare il fuoco e di ritirarsi nei loro alloggiamenti"[293]. L'intimazione venne ignorata e Churchill ordinò alle truppe britanniche di stanza in Giordania, comandate dal generale Bernard Paget di entrare in Siria. L'invasione ebbe successo e i britannici tagliarono le linee di comunicazione tra il generale francese Fernand Oliva-Roget e il comando a Beirut; soverchiati nel numero, i francesi si ritirarono e furono scortati alle loro basi sulla costa dai britannici. L'episodio scatenò una furiosa reazione diplomatica francese e un'incrinatura dei rapporti personali tra de Gaulle e Churchill[292].

In gennaio Churchill aveva detto ai colleghi che de Gaulle era "Il più grande pericolo per la pace e per la Gran Bretagna. Dopo cinque anni, sono convinto che è il peggior nemico della Francia nei suoi guai. È uno dei più grandi pericoli per la pace europea. Sono sicuro che nel lungo periodo nessun accordo potrà essere raggiunto con il generale de Gaulle"[293]. Di contro, de Gaulle accusò Churchill di aver istigato la rivolta per sottrarre la Siria alla Francia[291].

Relazioni con gli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Churchill e Roosevelt a pesca a Camp David nel 1943
Eleanor Roosevelt (a sinistra) con la moglie di Churchill, Clementine, nel 1943

L'amicizia personale tra Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt fu decisiva per le sorti della guerra[294], nonostante la moglie del Presidente, Eleanor, che aveva molta influenza sul marito, non avesse troppa simpatia per Churchill, da lei giudicato troppo reazionario[295]. Anche l'ambasciatore Joseph P. Kennedy si dimostrò ostile a Churchill, ma questi riuscì abilmente a scavalcarlo instaurando da subito un filo diretto con il Presidente[295]. Churchill negli anni precedenti alla guerra aveva dato alterni giudizi sulla politica americana. Generalmente la sua simpatia andava ai democratici, perché all'interno del Partito repubblicano si annidavano forti correnti anti-britanniche e isolazioniste[296]. Non a caso definì il presidente repubblicano Calvin Coolidge "un tanghero del New England"[296] ed Herbert Hoover, altro repubblicano addirittura "un figlio di puttana"[296].

Churchill con Joseph Kennedy nel 1939

Churchill e Roosevelt si erano incontrati una prima volta nel 1919 quando Roosevelt era viceministro della Marina[296]. Già a partire dal 1940, Roosevelt, nonostante la neutralità formale degli Stati Uniti, cominciò a scambiare corrispondenza con Churchill[294]. Quest'ultimo e il presidente condividevano, dal punto di vista strategico, l'approccio talassocratico alla potenza. Non a caso, Churchill mise subito in guardia Roosevelt, nel momento più cupo del conflitto, che in caso di resa la flotta britannica avrebbe potuto passare sotto controllo tedesco, alterando così in maniera decisiva gli equilibri navali e mettendo a rischio la sicurezza americana[297]. In sostanza, l'aiuto americano alla Gran Bretagna, fondamentale per sostenerne lo sforzo bellico, fu reso possibile dalla convinzione di Roosevelt e del suo entourage (importante fu anche il ruolo del diplomatico Averell Harriman), che sostenere la Gran Bretagna e, in seguito, scendere in campo direttamente per sconfiggere le ambizioni egemoniche naziste, fosse essenziale per garantire la sicurezza internazionale degli Stati Uniti[298]. Churchill fu molto abile a sostenere queste convinzioni, ottenendo così l'imprescindibile sostegno americano.

Churchill e Roosevelt sulla HMS Prince of Wales alla cerimonia di firma della Carta Atlantica (1941)

Il 26 dicembre 1941, poco dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, Churchill tenne un discorso alle Camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, nel quale rimarcò le sue origini americane:

«Vorrei che mia madre, della quale conservo preziosa memoria, fosse qui per vedere. Non posso fare a meno di pensare che se mio padre fosse stato americano e mia madre inglese, invece del contrario, ora potrei stare qui per mio conto[299]»

(Winston Churchill al Congresso degli Stati Uniti, 26 dicembre 1941)
Churchill parla al Congresso degli Stati Uniti, 1941
Da sinistra: Churchill, Roosevelt, lord Louis Mountbatten e il generale Hastings Ismay a Casablanca nel 1943

Nel 1940 Churchill aveva dato incarico al Ministro per la guerra economica Hugh Dalton di organizzare gli Special Operations Executive, programma di addestramento dei membri della Resistenza europea nei paesi occupati dai nazisti[300]. Una delle operazioni di maggior successo del SOE fu l'uccisione del capo della Gestapo Reinhard Heydrich ("il boia di Praga") da parte di partigiani cecoslovacchi. Anche l'istituzione dei Commandos, antenati delle odierne Forze speciali[300] fu un'iniziativa di Churchill[300]. Fino al 1943 Churchill dettò di fatto la strategia alleata. Dalla Legge affitti e prestiti alla sottoscrizione della Carta Atlantica nel 1941, alla linea detta Germany first, concordata alla Conferenza Arcadia, volta a dare appunto la priorità strategica alla sconfitta tedesca, fino all'Operazione Husky e all'apertura del fronte italiano (1943), fu Churchill a imporre agli americani la condotta bellica[301]. In seguito, a partire soprattutto dalla Conferenza di Teheran, divenne chiaro che la Gran Bretagna era diventata socia di minoranza dell'alleanza, dovendo accodarsi alle decisioni americane[301]. Alla Seconda Conferenza di Quebec Churchill riuscì a ottenere un modifica in senso meno duro delle clausole del Piano Morgenthau[302].

Churchill con Roosevelt e Stalin alla Conferenza di Teheran nel 1943

Fu a questo punto che emersero le divergenze principali tra Roosevelt e Churchill, soprattutto riguardo all'Unione Sovietica. Churchill avrebbe voluto un approccio molto più assertivo degli occidentali verso Stalin, soprattutto per tutelare l'indipendenza di nazioni come la Polonia, il cui governo in esilio si trovava a Londra[303]. Roosevelt invece, e come lui Eisenhower, non avevano interesse nell'Europa orientale, ritenevano che l'opinione pubblica americana non avrebbe accettato la permanenza in Europa di forti contingenti militari dopo la fine della guerra[304]. Anche la decisione di sbarcare sulle coste francesi fu principalmente americana, mentre Churchill avrebbe preferito un'operazione nei Balcani, per tagliare ai sovietici l'accesso all'area danubiana e all'Europa centrale[304]. In sostanza, fu principalmente Churchill a farsi assertore di un ruolo imperiale degli Stati Uniti che la classe dirigente americana fece proprio solo con l'avvento di Harry Truman, con il quale l'intesa strategica fu molto più solida che non con Roosevelt. Churchill definì Truman "Il tipo di leader di cui il mondo ha bisogno in questo momento"[305].

Churchill fu sempre un assertore convinto del ruolo guida che le potenze anglosassoni avrebbero dovuto svolgere nell'ordine mondiale post-bellico. Come scrisse a Roosevelt già nel 1940: "Se vinceremo la guerra, dovremo assumerci la grave responsabilità di un nuovo ordine mondiale"[306]. L'idea trovò compiuta formulazione in un discorso che Churchill tenne all'Università di Harvard nel 1943, nel quale pose l'accento sull'importanza della lingua come elemento di unione tra i popoli di lingua inglese e come fattore egemonico:

«Non potrebbe anche essere di vantaggio per molte razze e un aiuto per costruire nuove strutture per il mantenimento della pace? Questo offre molti vantaggi rispetto al conquistare terre o province da altri popoli [...] Gli imperi del futuro saranno gli imperi della mente[307]»

(Winston Churchill all'Università di Harvard 1943)

Churchill era consapevole che l'ascesa degli Stati Uniti avrebbe significato il declino degli imperi coloniali europei. Tuttavia era sua convinzione, derivatagli anche dalle origini familiari, che i legami culturali ed etnici fra i popoli anglofoni fossero talmente stretti da consentire un passaggio indolore della potenza imperiale da Londra a Washington[308]. Nel discorso di Harvard Churchill prefigurò l'essenza dell'Impero americano, erede di quello britannico, incentrata sul "Soft power" linguistico e sulla globalizzazione degli scambi, cinquant'anni prima che questa si realizzasse.

Cattura di Rudolf Hess[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 maggio 1941 in Scozia precipitò un velivolo con a bordo Rudolf Hess, fedelissimo di Hitler e giunto in Gran Bretagna per avviare colloqui segreti di pace con membri dell'aristocrazia ritenuti vicini alla famiglia reale, in particolare il duca di Hamilton. Sia le impressioni di coloro che furono all'epoca coinvolti nell'operazione sia ricostruzioni storiche moderne hanno avvalorato l'ipotesi che il volo di Hess fosse il risultato di una ben congegnata trappola ordinata dai servizi segreti britannici (MI6) su incarico di Churchill[309].

Hess fu infatti indotto a volare in Scozia, probabilmente (ma non tutti concordano)[309], per volontà di Hitler, da missive ricevute da una misteriosa signora Violet Roberts, amica di famiglia di Karl Haushofer, il teorico della geopolitica nazista e amico di Hess. Tali missive provenivano da una casella postale di Lisbona, anche se in seguito risultò che al momento della spedizione la Roberts fosse già rientrata a Cambridge[309]. È quindi probabile che la missiva e quelle seguenti che incoraggiarono Hess e gli Haushofer a cercare interlocutori al'interno dell'aristocrazia britannica per una pace con la Germania fossero in realtà fabbricate dai servizi segreti britannici allo scopo di attirare in trappola Hess[309]. A dirigere l'operazione fu Samuel Hoare, ambasciatore a Madrid e capo dell'MI6 nella penisola iberica[309].

Il relitto dell'aereo di Rudolf Hess precipitato in Scozia nel maggio 1941

Già subito dopo la fine della guerra, Haushofer, interrogato dai servizi segreti americani, disse: "Sospetto che le lettere vennero intercettate dai servizi segreti inglesi, i quali devono aver scritto le risposte che indussero Hess a volare in Inghilterra"[309]. Di uguale parere il presidente ceco Edvard Beneš, che richiese ai suoi servizi un'inchiesta e concluse che il Secret Service britannico "aveva preparato tutto"[309]. Nel luglio 1941, pochi mesi dopo la cattura di Hess, Walter Schellenberg, vice-comandante della Gestapo, scrisse un rapporto a Hitler nel quale affermava che "Hess è stato indotto alla sua decisione attraverso l'azione sistematica del Secret Service inglese e dei suoi complici tedeschi"[309].

L'operazione fu elaborata da Churchill essenzialmente allo scopo di prepararsi a scendere in campo al fianco dell'Unione Sovietica. L'obiettivo principale era quello di sgominare il "Partito aristocratico della pace" (quei settori dell'aristocrazia britannica simpatizzanti del nazismo)[309], forzandone l'uscita allo scoperto e poi neutralizzandolo con la cattura di Hess. Churchill sapeva che l'attacco all'Urss era imminente, e Hitler aveva già dato disposizioni per preparare l'Operazione Barbarossa nell'ottobre del 1940, nel pieno della battaglia d'Inghilterra[309]. Allo stesso tempo però Stalin fu sempre estremamente diffidente verso gli occidentali e non si mosse fino a quando l'invasione non ebbe inizio. Inoltre il dittatore sovietico era a conoscenza, dagli agenti infiltrati nei servizi britannici, che la missione di Hess era fallita e che dunque Hitler non aveva chiuso il fronte occidentale[309]; logicamente, presumeva di non essere attaccato. Hitler invece attaccò per dimostrare le sue credenziali di crociato anticomunista ai settori più reazionari dell'élite britannica, che sperava rovesciassero Churchill, magari con la complicità del re, e instaurassero un governo filo-nazista[309]. Inoltre, dato il suo disprezzo razzista verso gli Slavi, Hitler riteneva di liquidare in poche settimane l'Unione Sovietica, togliendo così definitivamente il possibile alleato orientale ai britannici e costringendo Churchill alla resa[309].

Il premier britannico, consapevole di questo rischio, attirò Hess in una trappola per ridurre all'impotenza i circoli aristocratici filo-hitleriani e ricompattare la classe dirigente britannica in vista della discesa in campo al fianco dell'Urss, come già nel 1940. Inoltre, la cattura di Hess serviva anche a dimostrare la buona fede e la sincera volontà combattiva della Gran Bretagna al sospettoso Stalin, anche se Churchill mantenne un grande riserbo sull'intera vicenda, probabilmente allo scopo di proteggere quei gruppi aristocratici, che sfioravano la stessa famiglia reale, ai quali rimaneva comunque legato[309]. Churchill riuscì ad acquietare i dubbi di Stalin durante un incontro a Mosca nel 1942, quando, come raccontò in seguito nelle sue memorie:

«A tavola Stalin mi chiese quale fosse la verità sulla missione di Hess. Ebbi l'impressione che egli fosse convinto dell'esistenza di un negoziato segreto o di un complotto poi fallito tra Germania e Gran Bretagna per concordare l'invasione della Russia. Quando l'interprete mise in chiaro che Stalin non credeva a quello che dicevo, replicai: "Quando faccio un'affermazione sui fatti di mia conoscenza, ritengo che tale affermazione debba essere accettata". Stalin accolse questa risposta piuttosto brusca con un sorriso ironico "Anche qui in Russia accadono molte cose di cui il nostro servizio segreto ritiene di non dovermi informare". A questa battuta lasciai cadere il discorso[310]»

Relazioni con L'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra: Churchill, Averell Harriman, Stalin e Vjaceslav Molotov a Mosca nel 1942.

Quando Hitler invase l'Unione Sovietica, Winston Churchill, veemente anti-comunista, affermò che "se Hitler avesse invaso l'inferno, farei almeno un riferimento favorevole al diavolo alla Camera dei Comuni", facendo riferimento alla sua politica nei confronti di Stalin. Presto, rifornimenti e carri armati britannici furono inviati per aiutare l'Unione Sovietica.

La decisione di Churchill di sostenere l'Unione Sovietica aggredita dalla Germania nazista, nonostante il suo noto anticomunismo, deriva da varie ragioni. Innanzitutto dalla necessità tattica di evitare che la Russia con le sue risorse cadesse in mano tedesca: ciò avrebbe compromesso definitivamente le sorti della guerra. Churchill era consapevole che se Hitler avesse aperto il secondo fronte ad Est avrebbe segnato l'inizio della sua fine, come era già accaduto a Napoleone[311]. Allo stesso modo in cui Lord Castlereagh, suo antenato, aveva sostenuto la Russia zarista in guerra contro la Francia napoleonica, Churchill sostenne la Russia sovietica in guerra contro la Germania nazista. Vi era però anche un'altra ragione, derivata dal rapporto personale tra Churchill e Stalin: Churchill considerava Stalin non un ideologo rivoluzionario (come Trockij, da lui disprezzato sin dagli anni '20), ma un leader nazionale russo, che durante la frequentazione negli anni della guerra imparò ad apprezzare, se non altro per la leadership dimostrata durante il conflitto, un apprezzamento personale che non svanì nemmeno durante gli anni della Guerra fredda[312]. Churchill non cessò mai di osteggiare l'ideologia comunista; nondimeno, stimò in Stalin il patriota e lo statista. Curiosamente, la valutazione data da Churchill di Stalin coincideva alla perfezione con quella data da Hitler. Questa valutazione cominciò a palesarsi già nel 1939, quando disse a Neville Chamberlain:

«Non so farvi una previsione sul comportamento della Russia. La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma. Ma forse una chiave c'è: la chiave è l'interesse nazionale russo[313]»

(Winston Churchill a Neville Chamberlain, 1939)

Nel 1917, nell'immediatezza della Rivoluzione d'ottobre, aveva espresso in una nota per il Gabinetto un concetto simile, in contrasto con il duro anticomunismo degli anni successivi:

«Sostanzialmente l'intelletto russo, anche quello bolscevico, qualunque cosa accada sul lungo periodo dev'essere ostile al militarismo prussiano e pertanto avvicinarsi alle democrazie parlamentari degli Alleati[314]»

(Winston Churchill 1917)
Lord Castlereagh, antenato di Churchill, aveva guidato la coalizione antinapoleonica che condusse alla sconfitta della Francia nel 1814.

Churchill, grazie alla sua profonda conoscenza della storia europea, in parte dovuta al fatto che tale storia spesso aveva coinciso con quella della sua stessa famiglia[Nota 6], aveva ben presenti le costrizioni geopolitiche che imponevano agli Stati determinati atteggiamenti strategici. Sapeva che gli Stati Uniti non avrebbero potuto accettare il dominio tedesco sulla massa eurasiatica, che avrebbe potuto porre un pericolo alla libertà dei mari e dunque alla sicurezza del continente americano[312]. Allo stesso modo, sapeva che le ambizioni egemoniche tedesche sull'Europa orientale avrebbero reso inevitabile lo scontro tra URSS e Germania, nonostante la momentanea alleanza tattica, portando la seconda alla sconfitta[312]. La scelta decisiva di non cedere nel 1940, nonostante l'apparente isolamento della Gran Bretagna, si basava anche sulla previsione di uno sviluppo degli eventi bellici che, sul medio-lungo periodo, avrebbe favorito il Regno Unito[315]. Commenta John Lukacs:

«Churchill vedeva chiaramente quale fosse la scelta: o un'Europa tutta dominata da Hitler o, nella peggiore delle ipotesi, la metà orientale dell'Europa dominata dall'Unione Sovietica; e metà dell'Europa era meglio di niente.[316]»

Churchill riceve il saluto da un ufficiale iraniano a Teheran nel 1943.

Dopo che l'invasione nazista cominciò Stalin, che aveva costantemente ignorato gli avvertimenti provenienti dallo stesso Churchill circa l'imminenza dell'attacco, cominciò a richiedere sempre più insistentemente l'aiuto britannico[317]. Immediatamente Churchill e Stalin decisero l'Invasione anglo-sovietica dell'Iran nel 1941, allo scopo di neutralizzare il governo filotedesco dello Scià Reza Pahlavi[317]. Nel dicembre, una settimana dopo Pearl Harbor, Churchill inviò Anthony Eden a Mosca, dove Stalin volle imporre ai britannici di riconoscere le annessioni sovietiche intervenute in seguito al Patto Molotov-Ribbentrop (cioè Stati baltici e Polonia orientale)[317]. Eden evitò impegni scritti, ma erano ormai chiari gli obiettivi di guerra sovietici. Churchill disse al capo del governo polacco in esilio Władysław Sikorski:

«La Russia è l'unica nazione che abbia combattuto i tedeschi con successo [...] Se la Russia venisse a patti con il Reich, tutto sarebbe perduto. Questo non deve accadere[318]»

(Winston Churchill a Władysław Sikorski, 1941)
Churchill con Molotov (dietro di loro Anthony Eden) a Londra dopo la firma del Patto anglo-sovietico del 1942.

Churchill e Stalin ebbero due incontri a due a due, nel 1942 e nel 1944. Nel primo, Churchill riuscì con successo a difendere la sua decisione di non aprire un secondo fronte in quell'anno (era riuscito a persuadere a fatica anche Roosevelt e George Marshall di questa decisione, ritenendo che un'operazione di sbarco sulle coste francesi nel 1942 avrebbe avuto esito disastroso). Stalin restò impressionato dalla determinazione di Churchill e quest'ultimo fu allo stesso tempo colpito dalla tempra del leader sovietico[319]. Nel corso dell'anno seguente, quando le ambizioni egemoniche russe sull'Europa orientale divennero evidenti, il rapporto cominciò a deteriorarsi, anche in concomitanza con il ruolo sempre più preponderante assunto dagli Stati Uniti sulla Gran Bretagna. E l'atteggiamento di Roosevelt verso Stalin si dimostrò più accomodante di quello di Churchill[320]. Quest'ultimo si batté soprattutto sul tema polacco, dato anche il gran numero di volontari di quel Paese che avevano trovato rifugio nel Regno Unito e combattevano negli eserciti dell'impero. Churchill pensò allora di offrire a Stalin un patto sulla Polonia: accettazione da parte di quest'ultima del confine segnato dalla Linea Curzon (che avrebbe significato la cessione di oltre due quinti del territorio della Polonia prebellica, ma abitato per la maggioranza da bielorussi ed ucraini, non da polacchi), in cambio del riconoscimento sovietico del governo polacco in esilio. Inoltre, il territorio perduto dalla Polonia sarebbe stato compensato dall'acquisizione di territorio tedesco. Tuttavia varie circostanze fecero fallire il piano di Churchill: l'intransigenza polacca, che non voleva accettare la Linea Curzon, il mancato sostegno americano e l'avanzata dei sovietici in Polonia, che dava a Stalin un vantaggio decisivo[321]. Nel 1943 i servizi segreti britannici, su ordine di Churchill, passarono ai sovietici i piani tedeschi dell'Operazione Cittadella, decifrati a Bletchley Park[322]; questo diede ai russi un vantaggio fondamentale che consentì di prevenire e sconfiggere il nemico alla Battaglia di Kursk, nel corso della quale la gran parte delle forze corazzate tedesche vennero annientate[322].

Churchill spacchetta i sigari regalatigli da Stalin a Yalta, durante una pausa dei lavori.

Alla fine del conflitto Churchill, ormai settantenne, era indebolito fisicamente e psicologicamente[323]. Rimase comunque suo obiettivo prioritario mantenere l'unità dell'alleanza fino alla sconfitta definitiva della Germania nazista. Intuì che gli abboccamenti fatti dai comandanti nazisti in Italia erano l'estremo tentativo di dividere gli alleati[324]. Perciò quando nel febbraio del 1945 il capo dell'OSS Allen Dulles accettò di parlamentare con il generale delle SS Karl Wolff per la resa separata delle truppe naziste in Italia, Churchill scrisse furibondo a Roosevelt ma ormai questi, moribondo, non aveva più il controllo della situazione[324] (sarebbe deceduto il 12 aprile). Quando, pochi giorni prima del suicidio di Hitler, Heinrich Himmler offrì la resa incondizionata della Germania ai soli occidentali, Churchill si oppose: la resa doveva comprendere tutti gli alleati, inclusa l'URSS. Quando lo seppe, Stalin telegrafò a Churchill: "Conoscendola, non dubitavo che avrebbe agito in questo modo"[324]. La resa incondizionata della Germania nazista giunse infine l'8 maggio 1945.

Dal Patto delle percentuali a Yalta[modifica | modifica wikitesto]
Randolph Churchill (terzo da destra) con Tito nel 1944.

Il 27 gennaio 1943 Churchill decise insieme al capo del SOE colonnello Keble di inviare una missione britannica presso Tito per sostenere la Resistenza iugoslava contro l'occupazione nazifascista[325]. Nel maggio dello stesso anno inviò suo figlio Randolph come ufficiale di collegamento con i partigiani iugoslavi, nel frattempo armati dai britannici[326]. Churchill e Tito si incontrarono a Villa Rivalta a Napoli nel 1944 dove Churchill espresse al capo della Resistenza il suo desiderio di una Iugoslavia democratica "fondata sui contadini"[327].

Nel 1944 Churchill e Stalin ebbero dieci giorni di colloqui a Mosca nei quali fu deciso il futuro dell'Europa orientale. In questo contesto si situa il famoso "Patto delle percentuali". Churchill raccontò l'episodio nelle sue memorie:

«Avevo scritto su un mezzo foglio di carta le seguenti percentuali: "Romania: Russia 90%. Grecia: Gran Bretagna-Usa 90%. Iugoslavia: 50-50. Ungheria: 50-50. Bulgaria: Russia 75%". Stalin prese la matita blu che era solito usare e vergò sulla carta un grosso "visto". D'accordo! Alla fine io dissi: "Non potrebbe apparire alquanto cinico, se sembrasse che abbiamo disposto di queste questioni, così vitali per milioni di persone, con tanta disinvoltura? Bruciamo il foglio". "No" mi rispose Stalin "lo conservi"[328]»

In cambio delle concessioni, Churchill si dichiarò favorevole a garantire l'accesso sia dei mercantili che della navi da guerra russe nel Mediterraneo, affermando che la Russia ne aveva il "diritto morale"[329]. Già nel 1902 in un'intervista aveva espresso simili sentimenti russofili, affermando che era "imbarazzante" il fatto che la Russia (all'epoca zarista), non disponesse di un porto nei mari caldi[330].

Churchill e Tito a Villa Rivalta nel 1944.

Il "patto", aveva essenzialmente lo scopo di dare mano libera alla Gran Bretagna per liquidare le forze comuniste della resistenza greca che avevano già cominciato a scontrarsi con le formazioni liberali e monarchiche per instaurare un regime comunista nel Paese. Churchill inviò immediatamente un contingente britannico dall'Italia e a Natale del 1944 volò ad Atene. Definì i comunisti greci trotskisti, per rimarcare la loro distanza da Stalin, e questi tenne scrupolosamente fede al patto con Churchill negando qualsiasi assistenza ai comunisti greci[331].

In Iugoslavia Tito aveva acconsentito, su pressione di Stalin e in ossequio al patto con Churchill, a firmare un accordo con il bano della Croazia e rappresentante del re in esilio Pietro II per un governo di coalizione tra partiti comunisti e non comunisti della Resistenza dopo la guerra. L'accordo aveva come base le percentuali di spartizione delle sfere di influenza per la Iugoslavia proposte da Churchill (50-50)[332].

Churchill con il presidente turco İsmet İnönü ad Adana nel 1943.

Le conseguenze del "Patto delle percentuali" riguardarono direttamente anche l'Italia, con la cosiddetta Svolta di Salerno: il leader del PCI Palmiro Togliatti acconsentì ad entrare in un governo di unità nazionale guidato da Pietro Badoglio con tutti gli altri partiti italiani antifascisti, del tutto similmente all'accordo iugoslavo. Togliatti acconsentì alla "svolta" dopo un incontro con Stalin a Mosca nel marzo 1944. Churchill aveva incontrato Togliatti nell'agosto del 1943 e parlando con Stalin lo definì "una persona ragionevole, non un estremista, e non è disposto a lanciarsi in un'avventura"[329].

Nel 1944 in un discorso alla Camera dei Comuni si pronunciò in favore dell'espulsione e trasferimento di popolazione tedesca dai territori slavi (Polonia e Cecoslovacchia) verso la Germania: "L'espulsione è il metodo che, nella misura in cui siamo stati in grado di vedere, sarà il più soddisfacente e duraturo, non ci sarà alcuna mescolanza di popolazioni a causare guai infiniti. Non sono allarmato da questi trasferimenti, che sono più fattibili nelle condizioni moderne"[333][334].

I "Tre grandi" alla Conferenza di Yalta, 1945.

Sempre nell'ottica del nuovo ordine mondiale post-bellico, Churchill si fece fautore, anche contro le resistenze del suo Gabinetto, di una Turchia forte e indipendente, che potesse svolgere un ruolo di contenimento anti-sovietico. A questo scopo Churchill si incontrò nel 1943, di ritorno dalla Conferenza di Casablanca, con il presidente turco İsmet İnönü ad Adana[335], riuscendo a convincerlo a mantenere una posizione di benevola neutralità della Turchia verso gli Alleati[335].

Con l'approssimarsi della fine del conflitto, l'assetto deciso da Churchill e Stalin a Mosca divenne la base sulla quale venne discussa la Conferenza di Jalta. Senza l'appoggio americano, Churchill non riuscì a evitare che in Polonia venisse instaurato un regime filosovietico, ma con il "patto delle percentuali" era riuscito a evitare che questo avvenisse anche in Grecia. Le truppe britanniche stavano penetrando in Germania più velocemente dei russi. Avrebbero potuto raggiungere Praga o Berlino prima dei sovietici ma, nonostante le insistenze di Churchill (e anche del generale americano George Patton) Eisenhower informò Stalin che gli eserciti alleati non sarebbero avanzati in quella direzione[336]. Una delle conclusioni della Conferenza di Yalta fu che gli alleati avrebbero restituito tutti i cittadini sovietici che si trovavano nella zona alleata all'Unione Sovietica. Ciò riguardò immediatamente i prigionieri di guerra sovietici liberati dagli Alleati, ma fu esteso anche a tutti i rifugiati dell'Est europeo[337].

Rapporti con l'Italia e con il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

«La grandezza della nazione italiana risplendette in un'ora che ricordava l'indomani di Canne[338]»

(Winston Churchill a proposito della reazione italiana alla sconfitta di Caporetto)

Churchill conobbe per la prima volta l'Italia durante una vacanza nell'agosto del 1893, un premio dei genitori per l'ammissione all'accademia militare di Sandhurst. In quell'occasione, giungendo da un precedente soggiorno in Svizzera, visitò soprattutto la Lombardia, Milano e il Lago Maggiore; rimase favorevolmente colpito dalla vitalità economica della zona, dalla compagnia femminile locale e amò particolarmente le Isole Borromee e Stresa, che rimarranno sue mete favorite anche negli anni a venire[339].

Churchill (primo da destra), Ministro degli Approvvigionamenti, con il maresciallo Douglas Haig e il Capo di Stato maggiore italiano Armando Diaz nel 1918.

Nel 1908 tornò in vacanza in Italia, dopo essere stato ospite del Kaiser per le manovre militari in Slesia. Partito da Venezia fece un lungo viaggio in automobile lungo la penisola, insieme all'amico Lionel Rothschild, alla sua fiamma dell'epoca, la bellissima Muriel Wilson e alla cugina lady Helen Vincent[340]. Scrisse alla madre: "Abbiamo viaggiato a sessanta chilometri all'ora sulla macchina di Lionel, e abbiamo visto un gran numero di chiese, santi e quadri in quantità"[340]. I rapporti politici di Churchill con l'Italia cominciarono durante la Prima guerra mondiale quando, in qualità di Ministro per gli Approvvigionamenti, si incaricò di fornire materiale bellico all'alleato italiano dopo la crisi di Caporetto.

Carteggio Grandi-Churchill

Giunto a Lisbona il 12 ottobre del 1943 Grandi scrisse a Churchill:

«Caro Primo Ministro

confido che tutto quel che è accaduto in questi anni fatali successivi al nostro incontro non vi abbia fatto scordare le relazioni di amicizia che esistono tra noi: da parte mia conserverò sempre caro il ricordo delle ore che abbiamo passato insieme e dell'inestimabile aiuto che ho costantemente ricevuto da voi durante il mio lungo e felice soggiorno alla Corte di San Giacomo [...][341]»

(Dino Grandi a Winston Churchill, 12 ottobre 1943)

Il 26 ottobre Churchill rispose:

«Mio caro Grandi

ricevo col più grande piacere la sua gentilissima lettera dell'11 ottobre. È stato un dolore per me vedere che gli avvenimenti contro i quali lei ed io abbiamo entrambi lottato abbiano rannuvolato un periodo della sua memorabile missione in questo Paese. Sono lieto che il cammino da percorrere sembri adesso più propizio all'amicizia anglo-italiana; stia pur certo che io mi adopero costantemente a questo fine. Credo con ferma fiducia che saremo i vincitori in questa guerra, che siamo decisi a proseguire ad ogni costo fino a che l'Europa non sia liberata dal pericolo tedesco; è mia convinzione che questa volta non ci vorrà tanto tempo come nell'altra. Comunque, lunga o breve che sia, noi persevereremo.

Molto sinceramente suo,

WINSTON S. CHURCHILL[341]»

(Winston Churchill a Dino Grandi, 26 ottobre 1943)

Nel 1925, durante i negoziati di Parigi sui debiti di guerra, Churchill favorì particolarmente l'Italia. Il Ministro delle Finanze Alberto De Stefani telegrafò a Mussolini il 7 gennaio 1925 mostrando al Duce grande apprezzamento per il sostegno di Churchill alle posizioni italiane[342]. Agli inizi del 1927 Churchill giunse in Italia e a Roma ebbe due intensi colloqui con Benito Mussolini e con il nuovo ministro delle Finanze Giuseppe Volpi. Durante gli incontri Churchill accordò lauti sconti ai debiti di guerra italiani verso il Regno Unito e Mussolini gli offrì di scrivere due articoli sul suo giornale, il Popolo d'Italia[342]. Churchill e Mussolini si erano incontrati per la prima volta due anni prima ai lavori della Conferenza di Locarno. Nel 1927, durante una conferenza stampa data ai giornalisti disse: "Se fossi stato italiano sono sicuro che mi sarei schierato con tutto il cuore con voi sin dal principio, nella vostra lotta trionfale contro le passioni e gli appetiti bestiali del leninismo"[343], precisando però subito dopo che considerava il fascismo adatto a realtà democraticamente arretrate come l'Italia "in Inghilterra abbiamo un altro modo di fare le cose"[343]. Bisogna inoltre precisare che i toni entusiastici furono dovuti alla necessità di compiacere un governo (all'epoca) alleato: già nel 1923, in occasione del bombardamento di Corfù ordinato da Mussolini Churchill, scrivendo alla moglie Clementine, aveva definito il dittatore "un porco"[342].

Churchill osserva i cannoneggiamenti sul fronte italiano a nord di Firenze, agosto 1944.

Una certa stima personale di Churchill per Mussolini comunque non mancava, soprattutto perché, almeno fino all'avvicinamento alla Germania, egli vedeva nel dittatore fascista una sorta di Napoleone italiano, che aveva salvato il Paese dal caos e dal bolscevismo[339]. Questi rapporti hanno anche fatto ipotizzare agli storici l'esistenza, mai provata, di uno scambio privato di corrispondenza tra i due statisti, proseguito addirittura durante la Seconda Guerra Mondiale. In realtà in seguito alla guerra d'Etiopia e all'avvicinamento alla Germania nazista Churchill divenne sempre più ostile a Mussolini, definendolo "la iena di Hitler"[339].

Comunque, la stima per Mussolini da parte di Churchill non venne mai del tutto meno, se ancora nel 1945 disse del dittatore italiano: "Che sia un grand'uomo non lo nego" aggiungendo però "ma è anche un grande criminale"[344].

Molto più stretti furono i rapporti di Churchill con uno dei gerarchi più vicini al Duce, poi artefice della sua caduta, Dino Grandi[339]. Questi fu ambasciatore italiano nel Regno Unito dal 1932 al 1939 e attivo promotore di una politica di avvicinamento tra i due Paesi, cui Churchill aderì, in contrasto con il suo pupillo Anthony Eden, violentemente ostile all'Italia fascista[339]. Churchill e Grandi divennero amici e quando il primo morì nel 1965 Grandi, sul settimanale Epoca, ricordò con affetto gli anni trascorsi insieme a Londra e soprattutto il modo in cui Churchill si adoperò, dopo il 25 luglio 1943, per portare in salvo Grandi e la sua famiglia in Portogallo e sottrarli alla vendetta di Mussolini[339].

Churchill con Alcide de Gasperi e il ministro degli esteri Carlo Sforza nel 1951.
Churchill e Umberto di Savoia il 22 agosto 1944.

Nell'agosto del 1944, quando ormai la guerra era vinta, Churchill intraprese un lungo viaggio in Italia in cui incontrò le maggiori personalità politiche del Paese: il Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, Palmiro Togliatti, il principe Umberto di Savoia e soprattutto il Papa Pio XII[339]. In particolare con quest'ultimo l'incontro fu cordialissimo: Churchill aveva già conosciuto Pacelli nel lontano 1911, quando aveva rappresentato papa Pio X all'incoronazione di Giorgio V[339]. Tra i due vi era una forte stima reciproca, e l'incontro decise molto dell'assetto italiano del dopoguerra[339]. Sia il papa che Churchill erano interessanti a che l'Italia non ricadesse nella sfera d'influenza sovietica; Churchill aveva accettato di buon grado la posizione del Regno del Sud come nazione co-belligerante con gli Alleati[339]. Inoltre, il suo atteggiamento verso l'Italia fu sempre più benevolo rispetto a quello verso la Germania: era questa, non l'Italia, la responsabile della guerra e Churchill affermò sempre nei suoi discorsi che il popolo italiano era stato ingannato e trascinato in un conflitto inutile dal "tiranno" Mussolini[339]. Tuttavia durante il colloquio con Pio XII Churchill chiarì che nell'assetto post bellico la collocazione internazionale dell'Italia sarebbe stata subordinata all'egemonia occidentale (cioè anglo-americana): una conseguenza inevitabile della sconfitta. "L'unica cosa che mancherà all'Italia sarà una completa libertà politica"[339]. Nell'incontro con Umberto di Savoia Churchill mostrò di favorire la continuità istituzionale della monarchia sabauda, considerando Umberto un potenziale futuro sovrano di un'Italia nuovamente unita dopo la sconfitta della repubblica fascista e l'esilio del padre Vittorio Emanuele[339]. Sulla questione istituzionale Churchill ebbe un duro scontro con uno dei leader dell'antifascismo repubblicano, il conte Carlo Sforza, che non voleva riconoscere nel giuramento di lealtà al governo Badoglio anche un giuramento di lealtà alla monarchia[345].

Churchill sul lago di Como nel 1945.

Prima di lasciare il Bel Paese il 28 agosto, Churchill lanciò un messaggio al popolo italiano, di incoraggiamento sulla strada della ricostruzione, nel quale, tra l'altro, formulò le "sette domande", le cui risposte a suo giudizio definivano le caratteristiche di un ordinamento democratico:

«Vi è libertà di espressione, opposizione e critica del governo in carica? Il popolo ha diritto di rovesciare un governo che disapprova, e vi sono mezzi costituzionali per far valere la volontà del popolo? Vi sono tribunali liberi da interferenze dell'Esecutivo, da minacce di violenza di piazza e da qualsiasi legame con partiti politici? Questi tribunali amministreranno leggi chiare e legittime, che riflettano gli universali principi di giustizia? Vi sono pari opportunità per tutti, i poveri come i ricchi, i privati come i pubblici ufficiali? I diritti dell'individuo, soggetto ai doveri verso lo Stato, saranno mantenuti e protetti? L'ordinario lavoratore o contadino, che si guadagna da vivere con il sudore quotidiano, sarà libero dalla paura che una qualche organizzazione poliziesca, sotto il controllo di un partito unico, come la Gestapo nazista o la polizia fascista, lo porti via di casa all'improvviso senza processo per essere torturato o ucciso?[346]»

Dopo la fine della guerra, la frequentazione dell'Italia da parte di Churchill tornò ad essere di diletto personale, particolarmente a Venezia e sugli amati laghi lombardi. Visitò per l'ultima volta il Bel Paese nel 1954, quando giunse a Sanremo insieme al suo segretario Jock Colville e alla moglie di questi, Margaret[339].

Controversie sul bombardamento di Dresda[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Dresda.

Tra il 13 e il 15 febbraio 1945, bombardieri britannici e statunitensi attaccarono la città tedesca di Dresda, che era affollata di tedeschi feriti e rifugiati[347]. Il numero di rifugiati presenti a Dresda era sconosciuto, fino a quando gli storici Matthias Neutzner, Götz Bergander e Frederick Taylor hanno usato fonti storiche e ragionamenti deduttivi per stimare che il numero di rifugiati nella città e nei sobborghi circostanti era di circa 200.000 o meno la prima notte del bombardamenti. A causa dell'importanza culturale della città e del numero di vittime civili (intorno alle 25.000[348]), oltre al fatto che la fine della guerra fosse vicina, questa rimane una delle più controverse azioni alleate della guerra. Dopo l'attacco, Churchill scrisse in un telegramma top-secret di tono critico rispetto all'attacco:

«Mi sembra che sia giunto il momento in cui la questione del bombardamento delle città tedesche semplicemente per aumentare il terrore, anche se sotto altri pretesti, dovrebbe essere rivista. Sento il bisogno di una concentrazione più precisa su obiettivi militari come petrolio e comunicazioni dietro l'immediata zona di battaglia, piuttosto che su semplici atti di terrore e distruzione, per quanto impressionanti.[349]»

(Winston Churchill, febbraio 1945)

Riflettendo sul testo, sotto la pressione dei capi di stato maggiore, e in risposta alle opinioni espresse da Sir Charles Portal (capo di stato maggiore del Bomber Command) e Sir Arthur Harris tra gli altri, Churchill ritirò il suo memo e ne scrisse uno nuovo[350][351]. Questa versione finale del memo completato il 1 aprile 1945, affermava:

«Mi sembra che sia giunto il momento in cui la questione del cosiddetto "bombardamento di area" delle città tedesche dovrebbe essere rivista dal punto di vista dei nostri interessi. Se prendiamo il controllo di una terra completamente distrutta, ci sarà una grande mancanza di alloggi per noi stessi e per i nostri alleati. Dobbiamo fare in modo che i nostri attacchi non facciano più male a noi stessi a lungo termine di quanto non facciano allo sforzo bellico del nemico[350][351]»

(Winston Churchill, febbraio 1945)

In definitiva, la responsabilità da parte britannica dell'attacco fu considerata, almeno in parte, di Churchill, motivo per cui è stato criticato per aver permesso che i bombardamenti si verificassero. Lo storico tedesco Jörg Friedrich afferma che il bombardamento fu un "crimine di guerra" [352] e, nel 2006, il filosofo AC Grayling mise in dubbio l'intera campagna di bombardamenti strategici della RAF, argomentando che sebbene non fosse un crimine di guerra fu un crimine morale che minò la tesi degli alleati secondo cui stavano combattendo una guerra giusta[353].

D'altra parte, è stato affermato che il coinvolgimento di Churchill nel bombardamento di Dresda si basava su aspetti strategici e tattici della conduzione della guerra. La distruzione di Dresda, per quanto immensa, fu progettata per accelerare la sconfitta della Germania. Come ha scritto lo storico e giornalista Max Hastings: "Credo che sia sbagliato descrivere un bombardamento strategico come un crimine di guerra, perché questo potrebbe suggerire qualche equivalenza morale con le azioni dei nazisti. I bombardamenti hanno rappresentato un sincero, anche se sbagliato, tentativo di provocare la sconfitta militare della Germania". Lo storico britannico Frederick Taylor afferma che "Tutte le parti hanno bombardato le rispettive città durante la guerra: mezzo milione di cittadini sovietici, ad esempio, sono morti a causa dei bombardamenti tedeschi durante l'invasione e l'occupazione della Russia, il che equivale approssimativamente al numero di cittadini tedeschi morti durante le incursioni alleate"[354]. Secondo John Lukacs: "Egli (Churchill) capì anche che saturare di bombe le città tedesche era sì un elemento, ma secondario ai fini del conseguimento della vittoria, non decisivo. Però continuò con i bombardamenti a tappeto sino alla fine, principalmente per evitare gravi perdite alle forze di terra americane e britanniche. E ci riuscì posticipando l'invasione angloamericana dell'Europa occidentale fino al giugno 1944, quando la loro superiorità fu schiacciante. Churchill temeva ancora l'eventualità di una grande e sanguinosa campagna in Europa occidentale, memore della carneficina della Prima guerra mondiale"[355].

Fine della guerra[modifica | modifica wikitesto]

«Miei cari amici, questa è la vostra ora. Questa non è la vittoria di un partito o di una classe. È la vittoria della nostra grande Nazione. La vittoria della causa della libertà. Siamo stati i primi, in questa antica isola, a sguainare la spada contro la tirannia. Per un anno intero abbiamo affrontato da soli la più terrificante potenza militare mai vista. E abbiamo tenuto duro. Qualcuno ha mai voluto arrendersi? (dalla folla) NO! Ci siamo mai scoraggiati? (dalla folla) NO! Le luci si sono spente e le bombe sono arrivate. Ma nessun uomo, donna o bambino del Paese ha mai pensato di abbandonare la lotta. Londra ce l'ha fatta. [...] Quando potranno mai venir meno la reputazione e la fede di questa generazione di patrioti? Io dico che nei lunghi anni che verranno non solo il popolo di quest'isola ma del mondo intero, ovunque il canto della libertà risuoni nei cuori degli uomini, guarderà indietro a ciò che abbiamo fatto e dirà "non disperate, non cedete alla tirannia e alla violenza, andate avanti fieri e non sarete mai piegati"[356]»

(W. Churchill, discorso della vittoria, 8 maggio 1945)
Churchill annuncia alla BBC la vittoria alleata.
Churchill saluta la folla che lo acclama a Whitehall il Giorno della Vittoria, 8 maggio 1945.

Nel giugno 1944, le forze alleate invasero la Normandia e ricacciarono le forze naziste in Germania lungo un ampio fronte nel corso dell'anno successivo. Nello stesso anno il governo di Churchill aveva ottenuto l'approvazione dell'Education Act (detto legge Butler, dal ministro dell'Istruzione Rab Butler) che per la prima volta istituì un sistema di istruzione pubblico, gratuito e obbligatorio fino a 15 anni.

Dopo essere stata attaccata su tre fronti dagli Alleati, e nonostante momentanee battute d'arresto come la sfortunata Operazione Market Garden e gli ultimi disperati contrattacchi tedeschi che culminarono nella Battaglia delle Ardenne, la Germania nazista fu alla fine sconfitta. Il 7 maggio 1945, nella sede dello SHAEF a Reims, gli alleati accettarono la resa della Germania. Lo stesso giorno in un notiziario della BBC John Snagge annunciò che l'8 maggio sarebbe stato il Giorno della Vittoria in Europa[357]. Quello stesso giorno, Churchill trasmise alla nazione la notizia che la Germania si era arresa e che un ultimo cessate il fuoco su tutti i fronti in Europa sarebbe entrato in vigore alla mezzanotte e un minuto di quel giorno[358].

Churchill saluta la folla che lo acclama dal balcone di Buckingham Palace insieme con la Famiglia reale, 8 maggio 1945.

Successivamente, Churchill parlò a una folla enorme a Whitehall: "Questa è la vostra vittoria!", disse, ma la folla lo interruppe e urlò di rimando: "No, è la tua", e Churchill poi intonò il canto "Land of Hope and Glory" insieme al suo popolo in festa. La sera fece un'altra trasmissione alla nazione affermando che il Giappone avrebbe capitolato nei mesi seguenti. I giapponesi si arresero il 15 agosto 1945. Nell'immediatezza della conclusione della guerra, Churchill non smise di preoccuparsi delle mosse sovietiche. Diede ordine al maresciallo Montgomery di raccogliere le armi tedesche e di tenersi pronto ad attaccare i sovietici se questi fossero avanzati oltre le zone di occupazione loro assegnate[359]. Churchill diede poi disposizione al Comando Supremo Interforze britannico di preparare i piani per un attacco preventivo contro gli ex alleati (Operazione Unthinkable), per ricacciare i sovietici a Est e liberare Polonia, Cecoslovacchia e vari Paesi dell'Europa orientale occupati dai sovietici. Tuttavia il comando britannico rigettò l'idea in quanto militarmente inattuabile (le forze sovietiche erano numericamente molto superiori a quelle occidentali)[360].

All'opposizione (1945-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill dopo la Seconda guerra mondiale (1945-1965).

Conferenza di Potsdam, governo transitorio ed elezioni del 1945[modifica | modifica wikitesto]

Churchill con Truman e Stalin alla Conferenza di Potsdam, luglio 1945.

Con un'elezione generale incombente (non ce n'era stata una da quasi un decennio), e con i Ministri laburisti che si rifiutavano di continuare la coalizione di guerra, Churchill si dimise da Primo Ministro il 23 maggio. Più tardi quel giorno, accettò l'invito del re a formare un nuovo governo, conosciuto ufficialmente come il governo nazionale, come la coalizione dominata dai conservatori degli anni '30, ma in pratica costituita in prevalenza da ministri Tory. Il governo conteneva conservatori, liberali nazionali e alcuni indipendenti come Sir John Anderson e Lord Woolton, ma non i liberali ufficiali di Archibald Sinclair. Sebbene Churchill continuasse a svolgere le funzioni di Primo Ministro, compreso lo scambio di messaggi con l'amministrazione statunitense sull'imminente Conferenza di Potsdam, non fu ufficialmente rinominato fino al 30 maggio[361]. A Potsdam, durante un pranzo con il presidente Truman e il Segretario alla Difesa Henry Stimson, a Churchill venne comunicato in via confidenziale il successo dell'esperimento atomico nel deserto di Alamogordo: "I bambini sono nati senza problemi"[362].

Churchill visita le rovine della Cancelleria del Reich nel 1945.

Sebbene il giorno fissato per le elezioni fosse il 5 luglio, i risultati finali del voto non furono noti fino al 26 luglio, a causa della necessità di raccogliere i voti dei numerosi militari britannici all'estero. La moglie di Churchill, Clementine, che insieme a sua figlia Mary era stata presente al conteggio dei voti nel collegio elettorale di Churchill nell'Essex (anche se incontrastato dai partiti maggiori, Churchill aveva vinto con una maggioranza molto ridotta contro un candidato indipendente) tornò per incontrare il marito a pranzo. Quando lei disse al marito che la sconfitta poteva essere "una benedizione mascherata", Churchill ribatté che "al momento sembra effettivamente molto mascherata"[363]. Quel pomeriggio il medico personale di Churchill, Lord Moran (così in seguito annotò nel suo libro The Struggle for Survival) si lamentò con lui della "ingratitudine" del popolo britannico, ma Churchill rispose "Non la chiamerei così. Hanno passato anni terribili"[363]. Avendo perso le elezioni, nonostante godesse di molto sostegno tra la popolazione britannica, Churchill si dimise da Primo Ministro quella sera, passando il testimone a un governo laburista guidato da Clement Attlee, che stato il suo vice durante la guerra. Sono state date molte spiegazioni per la sconfitta elettorale di Churchill, che all'epoca parve incredibile. Tra queste il fatto che il desiderio di riforma postbellica era diffuso tra la popolazione e che l'uomo che aveva guidato la Gran Bretagna in guerra non era considerato l'uomo giusto per guidare la nazione in pace[364]. Sebbene il partito conservatore fosse impopolare, molti elettori avrebbero voluto che Churchill continuasse a ricoprire l'incarico qualunque fosse stato l'esito delle elezioni, credendo erroneamente che ciò sarebbe stato possibile[365].

La mattina del 27 luglio Churchill tenne un'ultima riunione del Gabinetto. Uscendo dalla sala delle riunioni a Downing Street disse a Eden: "Trent'anni della mia vita sono passati in questa stanza, non ci sarò mai più seduto, tu lo sarai, ma io no"[Nota 7]. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, Churchill non cedette la leadership conservatrice ad Anthony Eden, che divenne il suo vice, ma che non era propenso a sfidare il suo mentore. Sarebbe passato un altro decennio prima che Churchill si ritirasse definitivamente dalla scena.

Leader dell'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Churchill e Truman nel 1949.

Per sei anni Churchill servì come capo dell'opposizione. Durante questi anni Churchill continuò a influenzare gli affari mondiali. Durante il suo viaggio del 1946 negli Stati Uniti, tenne il celeberrimo discorso di Fulton sulla Cortina di ferro e la creazione del Blocco orientale. Tale discorso, concordato con Truman, segna convenzionalmente l'avvio della Guerra fredda. Parlando il 5 marzo 1946 al Westminster College di Fulton, nel Missouri, tessé da principio un elogio della Russia:

«Siamo lieti che la Russia occupi il posto che le compete tra le grandi nazioni del mondo; salutiamo la sua bandiera sui mari e soprattutto auspichiamo contatti costanti, frequenti e crescenti tra il popolo russo e i nostri popoli su entrambe le sponde dell'Atlantico[366]»

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Aggiunse però subito dopo:

«Da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico, una cortina di ferro è scesa in tutto il continente. Dietro quella linea si trovano tutte le capitali degli antichi stati dell'Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte queste famose città e le popolazioni intorno a loro si trovano in quella che io devo chiamare la sfera sovietica[367]»

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Sempre nel discorso di Fulton aveva espresso l'intenzione di non mettere a disposizione delle Nazioni Unite i segreti atomici del Regno Unito e degli Stati Uniti: "Non credo che tutti noi dormiremmo così tranquillamente se le posizioni fossero invertite e qualche stato comunista o neofascista avesse il monopolio di questi temuti ordigni"[368]. Il medico di Churchill, Lord Moran, più tardi (nel suo libro "The Struggle for Survival") ricordò che Churchill suggerì già nel 1946, l'anno prima di trasmettere l'idea in una nota al presidente Truman, che gli Stati Uniti preparassero un attacco atomico preventivo su Mosca mentre l'Unione Sovietica non possedeva ancora armi nucleari[369][370]. Tuttavia, sempre a Fulton, pronunciò parole concilianti verso l'Unione Sovietica:

«Abbiamo il potere di preservare il nostro futuro. Non credo che la Russia sovietica voglia la guerra. Ciò che essa vuole sono i frutti della guerra e l'espansione illimitata del suo potere e delle sue dottrine[371]»

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)
Churchill a Londra nel 1949 a un comizio conservatore.

Per questo invocò l'unità delle democrazie occidentali in funzione deterrente. A questo scopo ricordò gli errori compiuti negli anni '30 davanti ai regimi fascisti:

«Fino al 1933 o anche al 1935 si sarebbe potuta salvare la Germania dal destino terribile che l'ha travolta e a tutti noi sarebbero state risparmiate le miserie che Hitler ha inflitto all'umanità. In tutta la storia non c'è stata una sola guerra più facile da scongiurare con un'azione tempestiva di quella che ha appena devastato regioni tanto vaste della Terra.[372]»

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)
Churchill con il Taoiseach (Primo Ministro) irlandese Éamon de Valera nel 1953. Churchill, da leader dell'Opposizione, si espresse in favore della riunificazione dell'Irlanda.

Tuttavia il discorso non venne accolto favorevolmente da tutta la stampa occidentale. Anche testate conservatrici come il Times affermarono che democrazie e comunismo avessero "Molto da imparare l'una dall'altro"[373] e il Wall Street Journal ribadì posizioni isolazioniste: "gli Stati Uniti non vogliono un'alleanza né altro che somigli a un'alleanza con nessun'altra nazione"[373].

Nel 1946 Churchill disse all'ambasciatore irlandese a Londra: "Ho detto alcune parole in parlamento l'altro giorno sul vostro Paese perché spero ancora in un'Irlanda unita. Dovete prendervi anche quelli del Nord, ma senza la forza. Non c'è e non c'è mai stata alcuna animosità nel mio cuore verso il vostro Paese""[374].

Sul piano della politica interna britannica, Churchill adottò un approccio di sostanziale appoggio bipartisan alla politica riformatrice del governo laburista, che del resto costituiva il completamento naturale di quella da lui già avviata agli inizi del secolo insieme a Lloyd George e riaffermata nel celebre Rapporto Beveridge da lui commissionato nel 1942[375]. Vennero così approvati a larga maggioranza provvedimenti di grande importanza come la nazionalizzazione della Banca d'Inghilterra (Bank of England Act 1946) e l'istituzione del National Health Service, nonostante l'opposizione mostrata contro simili misure durante la campagna elettorale[375].

Medio Oriente, India e Israele[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Valutazioni sul sionismo.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill dopo la Seconda guerra mondiale (1945-1965) § Medio Oriente, India e Israele.
Churchill con Jawaharlal Nehru a Londra nel 1948.

Nel 1948 nacque lo Stato di Israele. Il governo laburista non riconobbe immediatamente il nuovo Stato. Nel 1944 Churchill aveva espresso giudizi durissimi sulle milizie sioniste dopo che queste avevano assassinato il Commissario britannico Lord Moyne, suo amico personale. Tuttavia, Churchill criticò la posizione del governo britannico[376] definendo la nascita di Israele "Un evento senza precedenti nella storia mondiale"[377]. Aveva già espresso forte contrarietà al Libro bianco del 1939[376], che aveva di fatto bloccato l'afflusso di rifugiati ebrei dall'Europa dopo la Grande rivolta araba. Churchill aveva definito il Libro bianco "Un tradimento vergognoso"[378]. Nel 1949, quando la vittoria israeliana divenne evidente, aumentò le perorazioni affinché il Regno Unito riconoscesse Israele[376]. Nel 1943, in un colloquio con Chaim Weizmann Churchill aveva affermato:

«Dopo la sconfitta di Hitler, gli ebrei dovranno creare il loro Stato là dove sono nati. Balfour mi ha lasciato questo compito e io non intendo disattenderlo[379]»

(Winston Churchill a Chaim Weizmann, 1943)
Churchill con l'ambasciatore sovietico Ivan Maiskij. Il rappresentante di Stalin sostenne insieme con Churchill la nascita di Israele.

Sulla questione israeliana Churchill trovò un inaspettato appoggio nell'Unione Sovietica, che favorì grandemente la nascita dello Stato Ebraico, come dimostrano i colloqui tra Churchill e l'ambasciatore sovietico Ivan Maiskij e conservati nei diari di quest'ultimo[379]. Secondo lo storico Michael J. Cohen, Churchill rimase convinto che la linea da seguire fosse il suo Libro bianco del 1922, che, delineando una soluzione bi-nazionale, riteneva conciliasse al meglio le pretese arabe e sioniste[380]. Nel 1946 aveva sostenuto con forza la necessità dell'assistenza americana alla Gran Bretagna nella gestione del mandato britannico, proponendo come alternativa che la Gran Bretagna rimettesse il mandato alle Nazioni Unite[380]. La critica di Churchill si imperniava sulla concezione, fatta propria sin dagli anni '20, che lo sforzo britannico avrebbe dovuto concentrarsi sul mantenimento dei territori storici dell'Impero, come l'India, piuttosto che disperdere risorse in territori come la Palestina[380]. Anche l'impegno in favore della causa sionista, che Churchill rivendicò sempre, almeno fino al 1946 fu inteso nel senso limitato del Libro bianco del 1922[380]. Diversa è la valutazione di Martin Gilbert, il maggior biografo di Churchill: secondo Gilbert infatti le posizioni politiche di Churchill furono sempre dettate da una sincera amicizia per gli ebrei e dall'opposizione verso il pregiudizio antisemita, una caratteristica insolita anche in Gran Bretagna dove l'antisemitismo era molto diffuso[381].

In questo contesto si situa anche il suo apprezzamento verso la nuova India indipendente guidata da Jawaharlal Nehru (il quale come lui aveva studiato ad Harrow), che Churchill incoraggiò ad ammettere nel Commonwealth[382]. A dispetto della fama di anti-indiano, Churchill mostrò grande apprezzamento per il nuovo leader, tanto da definirlo "La luce dell'Asia"[382].

Durante un incontro negli anni '50, quando Churchill era nuovamente Primo ministro, lui e Nehru si recarono in visita ad Harrow, la loro vecchia scuola, e cantarono insieme canzoni goliardiche degli anni giovanili[383]. Nel banchetto ufficiale che seguì a Westminster Hall, Churchill disse a Nehru:

«Signor Primo Ministro, avete avuto la meglio su due gravi debolezze umane: la paura e l'odio[383]»

(Churchill a Nehru, 1952)

Secondo lo storico indiano Jagat Mehta, Nehru divenne amico di Churchill e ogni volta che si trovava a Londra si recava a casa sua per una visita[383].

Unità europea[modifica | modifica wikitesto]

«Noi siamo con l'Europa ma non parte di essa. Siamo collegati, ma non legati a essa. Vi siamo interessati e associati, ma non assorbiti[384]»

(Winston Churchill 1930)

Nel 1918, alla fine della Prima guerra mondiale, Churchill dichiarò al Gabinetto:

«Può darsi che noi abbandoniamo l'Europa, ma l'Europa non abbandonerà noi[385]»

(Winston Churchill 1918)

Nel 1925 plaudì al Trattato di Locarno, che segnava la riappacificazione tra Francia e Germania[386]. L'anno seguente, concludendo le sue monumentali memorie sulla guerra, intitolate "World Crisis" scrisse: "Sarà questa la fine? Non si tratta soltanto di un capitolo di una storia crudele e senza senso? Non accadrà che una nuova generazione sia a sua volta immolata per saldare i funebri conti tra teutonici e galli? Dovranno i nostri figli tornare a gemere su terre devastate? O al contrario, proprio dai fuochi del conflitto nascerà quella riconciliazione tra i tre giganti in lotta che unirà il loro genio, garantendo a ciascuno, con libertà e sicurezza, una parte nella ricostruzione della gloria d'Europa."[386].

Nell'estate del 1930, ispirato dalle idee elaborate dal ministro degli Esteri francese Aristide Briand e dal suo recente tour negli Stati Uniti nell'autunno del 1929, Churchill scrisse un articolo lamentando l'instabilità causata dall'indipendenza della Polonia e dalla disintegrazione dell'Austria Ungheria in stati minori, e si dichiarò in favore degli "Stati Uniti d'Europa", anche se ritenne che la Gran Bretagna non dovesse farne parte[387]. Secondo John Lukacs Churchill "si era sempre rammaricato dello smembramento del secondo Impero germanico, l'Austria Ungheria degli Asburgo"[388]. Durante la Seconda guerra mondiale, Churchill appoggiò i piani del principe Ottone d'Asburgo-Lorena e del conte Coudenhove-Kalergi per la costruzione di una federazione danubiana (che sottraesse l'Europa centrale all'egemonia sovietica)[389]. Questo interesse di Churchill verso i Paesi dell'Europa centrale derivava anche dai rapporti di amicizia personale da lui intrattenuti con vari membri dell'aristocrazia austriaca e cecoslovacca, come il principe Karl Kinsky, Ernest Cassel, il barone Maurice de Forest e Sir Henry Strakosch[390].

Churchill tiene il discorso inaugurale del Consiglio d'Europa all'Aja, 7 maggio 1948.

Nel 1935 il direttore del Daily Mail Lord Rothermere, amico di Churchill e simpatizzante di Hitler gli mostrò una lettera ricevuta dal dittatore nazista;

«La reazione di questi (Churchill) fu: "Se la sua [di Hitler] proposta significa che noi si pervenga a un accomodamento con la Germania per il dominio sull'Europa, ebbene, ritengo che ciò sarebbe contrario a tutta la nostra storia". A tutta la nostra storia... così il tory europeista Churchill in contrasto con i conservatori isolazionisti (a ancora prigionieri di una mentalità imperiale)[391]»

(John Lukacs)

La contrarietà di Churchill all'Appeasement derivò anche dal suo europeismo[392]. L'11 giugno 1937 Churchill scrisse: "Come sono andate le cose in Europa mentre noi badavamo ai fatti nostri? Per quanto mi riguarda non ho mai potuto accantonare l'Europa. Mi resta fissa nella mente"[392]. In proposito, lo storico Robert Rhodes James ha commentato: "(Churchill) Aveva combattuto la sua campagna più contro un carattere nazionale che contro un'amministrazione"[392].

Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale le idee su una più stretta unione europea continuarono a circolare, dal 1942 in poi, ad opera di uomini politici come il premier belga Paul-Henri Spaak[393]. Già nel marzo 1943 un discorso di Churchill sulla ricostruzione postbellica infastidì l'amministrazione statunitense non solo non menzionando la Cina come una grande potenza, ma proponendo un "Consiglio d'Europa" puramente europeo. Harry Hopkins trasmise le preoccupazioni del presidente Roosevelt, avvertendo Eden che avrebbe "dato munizioni gratuite agli isolazionisti (statunitensi)" che avrebbero potuto proporre un "Consiglio regionale" americano. Churchill esortò Eden, in occasione di una visita negli Stati Uniti in quel periodo, ad "ascoltare educatamente", ma a non dare "alcun seguito" alle proposte di Roosevelt affinché gli Stati Uniti, il Regno Unito, l'Unione Sovietica e la Cina di Chiang Kai-shek agissero insieme per far rispettare la "Sicurezza collettiva globale" accanto agli imperi giapponese e francese[394].

Dopo la guerra, Churchill pronunciò un famoso discorso a Zurigo il 19 settembre 1946, nel quale sostenne la creazione di "una specie di Stati Uniti d'Europa" incentrata su una partnership franco-tedesca, con la Gran Bretagna e il Commonwealth, e forse gli Stati Uniti, come "amici e sponsor della nuova Europa":

Churchill con il ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza a Strasburgo nel 1950.

«Oggi desidero parlarvi della tragedia dell'Europa. Questo nobile continente, che annovera le più belle e più colte regioni della Terra, e gode di un clima temperato e mite, è la casa di tutte le razze genitrici del mondo occidentale. È la fonte della fede e dell'etica cristiana. È l'origine di gran parte della cultura, delle arti, della filosofia e della scienza dei tempi antichi come di quelli moderni. Se un giorno l'Europa fosse unita nel condividere il proprio comune retaggio, non vi sarebbero limiti alla sua prosperità[395]»

(Winston Churchill 1946)

Il Times scrisse che il discorso aveva "sorpreso il mondo" con "proposte oltraggiose" e avvertì che c'era ancora poco entusiasmo per tale unità, e che sembrava presumibile una divisione permanente tra l'Europa orientale e occidentale, sollecitando dei "più modesti" accordi economici. Il discorso di Churchill fu elogiato da Leo Amery e dal conte Coudenhove-Kalergi il quale scrisse che il discorso avrebbe spinto i governi all'azione[396][397].

Churchill espresse sentimenti simili in una riunione della Primrose League all'Albert Hall del 18 maggio 1947. Dichiarò "Facciamo che l'Europa risorga" ma fu "assolutamente chiaro" che "non permetteremo che nessuna divisione venga tracciata tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti". I discorsi di Churchill contribuirono a incoraggiare la fondazione del Consiglio d'Europa[397][398]. Nel 1948 Churchill presiedette il Congresso dell'Aia che riunì i rappresentanti di numerosi Stati europei per discutere i problemi riguardanti l'integrazione europea. Nell'estate del 1947 Churchill partecipò a Strasburgo alla riunione inaugurale del Consiglio d'Europa; nel discorso che tenne il 17 agosto invitò il Consiglio a muoversi come "entità europea" alle Nazioni Unite, incoraggiando anche il coinvolgimento della nuova Germania democratica nelle istituzioni europee[399]. Questa idea costituiva una riproposizione del progetto originario di Churchill sulle Nazioni Unite, che nella sua visione avrebbero dovuto essere costituite da tre Consigli regionali delle Americhe, dell'Asia orientale e appunto d'Europa; il progetto venne poi superato dalla visione più universalistica del Segretario di Stato americano Cordell Hull, anche se Churchill a Yalta aveva preteso e ottenuto la presenza francese nel Consiglio di Sicurezza per rafforzare la presenza europea al suo interno[400].

Targa commemorativa del Discorso di Zurigo.

Nel giugno del 1950 Churchill fu fortemente critico nei confronti del fatto che il governo di Attlee non aveva inviato rappresentanti britannici a Parigi (per discutere del Piano Schuman per la creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio), dichiarando che "les absents ont toujours tort " e definendo la politica laburista "un atteggiamento squallido" il quale " metteva a rischio l'equilibrio dell'Europa", e rischiava il fatto che la Germania dominasse il nuovo raggruppamento. Si fece promotore di una forma di confederazione mondiale attraverso l'ONU (sullo sfondo dell'invasione comunista della Corea del Sud), sottolineando al contempo che la Gran Bretagna era in una posizione unica per esercitare la leadership attraverso i suoi legami con il Commonwealth, gli Stati Uniti e l'Europa[401]. Tuttavia, Churchill era contrario al fatto che la Gran Bretagna si unisse effettivamente a qualche raggruppamento federale[402][403]. Nel settembre 1951 una dichiarazione dei ministri degli esteri americani, francesi e britannici accolse il Piano Schuman, sottolineando che avrebbe rilanciato la crescita economica e incoraggiato lo sviluppo di una Germania democratica, parte della comunità atlantica[404].

Dopo essere tornato primo ministro, Churchill scrisse una nota per il gabinetto il 29 novembre 1951. In essa elencò le priorità della politica estera britannica come l'unità e il consolidamento del Commonwealth, "associazione fraterna" del mondo di lingua inglese (cioè il Commonwealth e gli Stati Uniti), quindi in terzo luogo, "l'Europa unita, alla quale siamo particolarmente legati come amici e alleati", sottolineando però al contempo la necessità di salvaguardare prima di tutto la sovranità della Gran Bretagna "solo nel momento in cui i piani per unire l'Europa prendono una forma federale non possiamo parteciparvi, perché non possiamo subordinare noi stessi o il controllo della politica britannica a delle autorità federali"[405].

Nel 1956, dopo essersi dimesso dalla carica di Primo Ministro, Churchill si recò ad Aquisgrana per ricevere il Premio Carlo Magno per il suo contributo all'Unità europea[406]. Churchill è oggi considerato uno dei "Padri fondatori dell'Unione europea"[407].

Nel luglio 1962 il maresciallo Montgomery dichiarò alla stampa che l'anziano Churchill, che aveva appena visitato in ospedale dove era stato operato per un'anca rotta, si era opposto alle trattative del primo ministro Macmillan per l'ingresso della Gran Bretagna nella CEE (proposta alla quale sarebbe stato posto il veto dal presidente francese, il generale de Gaulle, nel gennaio successivo). Churchill disse a sua nipote, Edwina che il comportamento di Montgomery nel divulgare alla stampa una conversazione privata era stato "mostruoso"[408].

Secondo mandato ministeriale (1951-1955)[modifica | modifica wikitesto]

Ritorno al governo[modifica | modifica wikitesto]

Politica domestica[modifica | modifica wikitesto]
Il terzo Governo Churchill (1955).

Dopo le elezioni generali dell'ottobre 1951, Churchill divenne di nuovo primo ministro e il suo secondo governo durò fino alle sue dimissioni nell'aprile del 1955. Ricoprì inoltre l'incarico di ministro della Difesa dall'ottobre 1951 fino al 1 marzo 1952, quando consegnò il portafoglio al Feldmaresciallo Alexander[409]. Subito entrato in carica, Churchill ridusse nettamente gli stipendi di tutti i componenti del governo (compreso il proprio) e avviò la privatizzazione dell'industria metallurgica, come promesso in campagna elettorale[410].

Negli affari interni vennero introdotte varie riforme, come il Mines and Quarries Act del 1954 e nello stesso anno il Housing Repairs and Rents Act. La prima misura consolidò la legislazione riguardante l'occupazione di giovani e donne nelle miniere e cave, insieme alla sicurezza, alla salute e al benessere dei minatori. Il secondo provvedimento estese invece l'applicazione della precedente legislazione edilizia e definì le norme di salubrità degli ambienti domestici[411]. Furono innalzati anche gli sgravi fiscali [412], la costruzione di alloggi popolari aumentò, e le pensioni e i sussidi di assistenza nazionale furono aumentati[413]. Controversa, tuttavia, fu la decisione di introdurre un'imposizione fiscale sui farmaci da prescrizione medica[414].

Le politiche abitative erano state un punto qualificante del programma elettorale dei conservatori, dopo che il governo Churchill dei primi anni '50, con Harold Macmillan in qualità di Ministro per gli alloggi, aveva dato alla costruzione di alloggi popolari una priorità politica molto più alta di quella ricevuta sotto l'amministrazione Attlee (dove le politiche abitative erano state assegnate al portafoglio del ministro della Sanità Aneurin Bevan, la cui attenzione era stata concentrata sulla creazione del National Health Service). Macmillan aveva accettato la sfida di Churchill di soddisfare l'ambizioso impegno pubblico di quest'ultimo di costruire 300.000 nuove case all'anno e raggiungere l'obiettivo un anno prima del previsto[415].

Questioni coloniali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill dopo la Seconda guerra mondiale (1945-1965) § Questioni coloniali.
Kenya e Malesia[modifica | modifica wikitesto]

Le priorità interne di Churchill nel suo ultimo governo furono messe in ombra da una serie di crisi in politica estera, che erano in parte il risultato del continuo declino del potere e del prestigio militare e imperiale britannico. Essendo un forte sostenitore della Gran Bretagna come potenza internazionale, Churchill spesso privilegiò l'azione militare diretta. Un esempio fu il suo invio di truppe britanniche in Kenya per affrontare la ribellione dei Mau-Mau[416]. Cercando di conservare ciò che poteva dell'Impero, una volta dichiarò "Non presiederò a uno smembramento"[416].

Un altro dossier fu quello che divenne noto come l'Emergenza malese. In Malaysia, un'insurrezione comunista contro il dominio britannico era in corso dal 1948. Ancora una volta, il governo di Churchill ereditò una crisi, e Churchill scelse l'opzione militare contro i ribelli mentre tentò di costruire un'alleanza con le forze filo-britanniche[417][418]. Mentre la ribellione veniva lentamente sconfitta, era altrettanto chiaro che il dominio coloniale dalla Gran Bretagna non era più sostenibile[419].

Relazioni con gli Stati Uniti, Medio Oriente e Guerra fredda[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill dopo la Seconda guerra mondiale (1945-1965) § Relazioni con gli Stati Uniti, Medio Oriente e Guerra fredda.
Churchill con Eisenhower e Montgomery nel 1951.

Nei primi anni Cinquanta la Gran Bretagna stava ancora tentando di rimanere la terza grande potenza sulla scena mondiale. Questo fu "il tempo in cui la Gran Bretagna si scontrò con gli Stati Uniti con una fermezza che non avrebbe più avuto nel dopoguerra"[420]. Tuttavia, Churchill dedicò molto del suo tempo in carica alle relazioni anglo-americane e tentò di mantenere il rapporto speciale con la superpotenza. Fece quattro visite transatlantiche ufficiali in America durante il suo secondo mandato come primo ministro[421].

Churchill ed Anthony Eden visitarono Washington nel gennaio del 1952. L'amministrazione Truman stava sostenendo i piani per una Comunità europea di difesa (CED), sperando che ciò avrebbe consentito il riarmo controllato della Germania occidentale e la contestuale riduzione della presenza militare americana in Europa occidentale. Churchill era convinto che la proposta della CED non avrebbe funzionato. Chiese invano un impegno militare americano per sostenere la posizione della Gran Bretagna in Egitto e in Medio Oriente (dove l'Amministrazione Truman aveva recentemente fatto pressione su Attlee affinché non intervenisse contro Mohammad Mossadeq in Iran). Ciò non incontrò l'approvazione americana: gli Stati Uniti si aspettavano il supporto britannico per combattere il comunismo in Corea, e guardavano all'impegno degli Stati Uniti in Medio Oriente come un supporto all'imperialismo britannico, oltre al fatto che gli americani non erano persuasi, a differenza di Churchill, che questo avrebbe impedito a regimi filo-sovietici di giungere al potere[422]. Tuttavia, quando il governo di Mossadeq si avvicinò sempre più ai sovietici, gli Stati Uniti appoggiarono il colpo di stato del 1953 che rovesciò il primo ministro iraniano[423]. Questi peraltro aveva in precedenza nazionalizzato l'Anglo-Iranian Oil Company, compagnia petrolifera che già Churchill aveva nazionalizzato nel 1913 in favore del Regno Unito.

All'inizio del 1953, la priorità della politica estera del Gabinetto era l'Egitto e la rivoluzione nazionalista egiziana. Nel luglio 1952 il re filo-britannico Faruq fu deposto da una giunta di ufficiali dell'esercito guidati dal generale Muhammad Naguib, che fu presto estromesso dal colonnello Gamal Abdel Nasser. L'Egitto era stato uno stato cliente britannico, sotto vari tipi di controllo e occupazione militare, dal 1883. Churchill si fece promotore di una linea di distensione con l'Egitto. Nel 1953 la Gran Bretagna, desiderosa di ripristinare relazioni amichevoli, accettò di porre fine al suo dominio in Sudan nel 1956 in cambio dell'abbandono da parte dell'Egitto delle proprie rivendicazioni sulla regione. Nell'ottobre del 1954, la Gran Bretagna e l'Egitto concludevano un accordo sull'evacuazione graduale delle truppe britanniche dalla base di Suez, con grande sgomento del "Gruppo Suez" interno ai deputati conservatori[424].

Churchill con l'imperatore d'Etiopia Hailé Selassié nel 1954.

Sempre con riguardo al Medio Oriente, Churchill portò avanti una politica di disimpegno militare britannico, coerentemente con le sue posizioni sin dai primi anni '20. In particolare, rifiutò di prestare assistenza militare alla Giordania, dopo che questa era diventata un rifugio sicuro per la guerriglia palestinese, nonostante l'opinione contraria di molti dentro e fuori dal suo partito[425].

Dopo la morte di Stalin, Churchill, l'ultimo dei "Tre Grandi" della Seconda guerra mondiale, scrisse l'11 marzo a Dwight Eisenhower, il quale aveva appena assunto l'incarico di Presidente degli Stati Uniti, proponendo un incontro al vertice con i sovietici; Eisenhower rispose di non rendere pubblico il suggerimento perché i sovietici avrebbero potuto usarlo a scopo propagandistico[426][427][428].

Alcuni dei colleghi di Churchill pensavano si sarebbe dimesso dopo l'incoronazione della regina nel maggio del 1953. Eden scrisse a suo figlio il 10 aprile "Winston diventa ogni giorno più vecchio e tende a perdere un sacco di tempo ... il mondo esterno non ha idea di quanto sia difficile. Per favore, fammi andare in pensione prima di avere 80 anni!" Tuttavia, la grave malattia di Eden (per poco non morì dopo una serie di operazioni fallite al dotto biliare) permise a Churchill di assumere il controllo degli affari esteri dall'aprile del 1953[427][429].

Churchill con Konrad Adenauer nel 1956.

Nei rapporti con l'Europa, Churchill si prodigò per sostenere la rinascita della Repubblica federale tedesca. Nel 1953 a Londra ebbero luogo i negoziati che portarono all'Accordo sui debiti esteri germanici, che cancellò gran parte dei debiti di guerra tedeschi. Nel 1954 scrisse al cancelliere Konrad Adenauer: "Dopo tanti anni di lotta ho tra i più vivi il desiderio di vedere la nazione tedesca assumere il posto che le compete nella famiglia mondiale delle nazioni libere"[430].

Dopo l'avvento di Malenkov alla guida dell'Urss, Churchill si fece attivo promotore di una politica di apertura verso i sovietici. Dopo ulteriori scoraggiamenti da parte del presidente Eisenhower (negli Stati Uniti era l'epoca del maccartismo e il Segretario di Stato John Foster Dulles, con il quale ebbe un pessimo rapporto, era un "falco" della Guerra fredda), Churchill decise di avviare un'azione autonoma della Gran Bretagna e annunciò i suoi piani per un summit anglo-sovietico alla Camera dei Comuni l'11 maggio. L'ambasciata americana a Londra osservò che questa era stata una rara occasione in cui Churchill non menzionò la solidarietà anglo-americana in un discorso. A luglio Molotov rispose per telegramma a Churchill dichiarandosi favorevole ad un incontro[430]. Tuttavia l'iniziativa non ebbe seguito, a causa dell'ostilità di ministri come Lord Salisbury (facente funzione di Ministro degli Esteri) ed Anthony Nutting, i quali erano preoccupati per l'irritazione provocata agli americani e ai francesi, sebbene Selwyn Lloyd, insieme a molti conservatori, avesse sostenuto l'iniziativa di Churchill. Nel suo diario, un anno dopo, anche Eden scrisse con rabbia delle azioni di Churchill[427][431].

Di fronte all'ostilità verso la distensione con l'Unione Sovietica manifestata dai suoi ministri, Churchill decise di dotare il Regno Unito della Bomba all'idrogeno, senza informare il Gabinetto. Churchill intendeva usare il potere deterrente della nuova arma per avviare un disarmo concertato globale. Le grandi potenze dovevano escogitare "un sistema di disarmo equilibrato e articolato in varie fasi"[432]. Il mezzo per raggiungere il disarmo era la deterrenza rappresentata dall'armamento nucleare "Questa deterrenza può portare in ogni momento al disarmo, posto che sia tale"[432]. Il 31 dicembre 1952 Churchill aveva detto al suo segretario privato Jock Colville: "In capo a trent'anni da ora l'Europa orientale sarà libera dal comunismo. Io non farò in tempo a vederlo, ma tu sì"[433].

Infarto e dimissioni[modifica | modifica wikitesto]

Churchill con la regina Elisabetta II nel 1953.

Churchill aveva subito un lieve ictus mentre era in vacanza nel sud della Francia, nell'estate del 1949. Quando formò il suo secondo governo la sua decadenza fisica era evidente a tal punto che Giorgio VI, già nel dicembre 1951, pensò di chiedere a Churchill di dimettersi l'anno successivo a favore di Anthony Eden[434], ma non è noto se il re lo avesse fatto prima della sua morte nel febbraio del 1952.

La fatica di ricoprire la Premiership e il Ministero degli Esteri insieme contribuì a causare il suo secondo infarto a Downing Street dopo una cena ufficiale il 23 giugno 1953 con Alcide de Gasperi. Nonostante fosse parzialmente paralizzato da un lato, presiedette a una riunione di Gabinetto il mattino seguente senza che nessuno si accorgesse della sua incapacità. Successivamente le sue condizioni peggiorarono e si pensò che non sarebbe sopravvissuto al fine settimana. Se Anthony Eden fosse stato in salute, la premiership di Churchill sarebbe probabilmente finita. La notizia venne nascosta al pubblico e anche al Parlamento, ma venne riferito che Churchill aveva sofferto di esaurimento nervoso. Andò nella sua casa di campagna, Chartwell, per riprendersi, e alla fine di giugno stupì i suoi dottori riuscendo, pur gocciolando dal sudore, a sollevarsi dalla sedia. Scherzò sul fatto che la notizia della sua malattia aveva tolto il processo del serial killer John Christie dalle prime pagine[435][436][437].

Churchill con Alcide de Gasperi il 23 giugno 1953.

Churchill era ancora desideroso di avere un incontro con i sovietici e si dimostrò aperto all'idea di una Germania riunificata. Rifiutò di condannare il regime della Repubblica Democratica Tedesca, commentando il 10 luglio 1953 che "i russi sono sorprendentemente pazienti riguardo ai disordini nella Germania dell'Est". Pensava che questo potesse essere il motivo della rimozione di Berija[438]. Churchill tornò alla vita pubblica nell'ottobre del 1953 per tenere un discorso alla conferenza del partito conservatore a Margate[437]. Nel dicembre del 1953 Churchill incontrò Eisenhower alle Bermuda[439].

Anthony Eden con la seconda moglie Clarissa, nipote di Churchill, da lui sposata nel 1952.

Churchill fu coinvolto nell'attrito tra Eden e Dulles (giugno 1954). Nel viaggio di ritorno da un'altra conferenza angloamericana, il diplomatico Pierson Dixon paragonò le azioni degli Stati Uniti in Guatemala alla politica sovietica in Corea e in Grecia, facendo ribattere a Churchill che il Guatemala era un "posto di cui non ho mai sentito parlare". Churchill desiderava ancora compiere un viaggio ufficiale a Mosca e minacciò di rassegnare le dimissioni, provocando una crisi di governo quando Lord Salisbury minacciò di dimettersi a sua volta se Churchill avesse fatto a modo suo. Alla fine i sovietici proposero una conferenza delle cinque grandi potenze, che però non ebbe seguito dopo che Churchill si dimise. Entro l'autunno Churchill aveva nuovamente rimandato le sue dimissioni[440][441].

Anthony Eden, terminata la convalescenza dalle sue operazioni, divenne una figura importante sulla scena mondiale nel 1954, guidando i negoziati di Ginevra per la pace in Indocina, siglando un accordo diplomatico con l'Egitto e un accordo tra i paesi dell'Europa occidentale dopo il rifiuto francese di aderire alla CED[442]. Consapevole del fatto che stava decadendo sia fisicamente che mentalmente, Churchill alla fine si dimise da primo ministro nel 1955 e gli succedette Anthony Eden. Al momento delle dimissioni, fu considerato come l'uomo politico che aveva avuto la più lunga carriera ministeriale nella politica britannica moderna[443]. Churchill subì un altro lieve ictus nel dicembre del 1956.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente John Fitzgerald Kennedy conferisce la cittadinanza onoraria degli Stati Uniti a Winston Churchill. Alla sua sinistra il figlio Randolph e in seconda fila, alla destra della First lady, il nipote Winston (1963).

Elisabetta II offrì a Churchill il titolo di "Duca di Londra", ma Churchill rifiutò in seguito alle obiezioni di suo figlio Randolph, che avrebbe ereditato il titolo alla morte del padre e quindi sarebbe stato escluso dalla Camera dei Comuni[444]. Tuttavia, accettò il cavalierato dell'Ordine della Giarrettiera. Dopo aver lasciato il premierato, Churchill passò meno tempo in parlamento finché non si ritirò definitivamente dalla politica alle elezioni generali del 1964. Churchill trascorse la maggior parte del suo ritiro a Chartwell e nella sua casa di Hyde Park Gate, a Londra, e divenne un habitué dell'alta società sulla Costa Azzurra, stringendo amicizia con Aristotele Onassis[445][446].

Churchill con Maria Callas nel 1959. Dopo le dimissioni da Primo ministro Churchill strinse amicizia con Aristotele Onassis e con la Callas, all'epoca compagna del magnate greco, e fu spesso loro ospite sullo yacht "Christina".

Sebbene pubblicamente la supportasse, Churchill era in privato scettico riguardo all'invasione di Suez voluta da Anthony Eden. Sua moglie Clementine credeva che Churchill si fosse recato numerose volte negli Stati Uniti negli anni seguenti per ricucire le relazioni anglo-americane[447].

Randolph Churchill con la figlia Arabella, Jackie Kennedy e John Fitzgerald Jr., New York, 1966.

Al momento delle elezioni generali del 1959, Churchill ormai frequentava raramente la Camera dei Comuni. Nonostante la netta vittoria conservatrice, la sua maggioranza calò di oltre un migliaio voti. È opinione diffusa che quando le sue facoltà mentali e fisiche cominciarono a decadere, iniziò a perdere la battaglia che aveva dovuto combattere per tutta la vita contro quella che lui chiamava il "cane nero", cioè la depressione. Tuttavia Anthony Montague Browne, segretario personale di Churchill durante gli ultimi dieci anni di vita di quest'ultimo, scrisse che non aveva mai sentito Churchill riferirsi al "cane nero", e contestò vigorosamente l'idea che la salute dell'ex primo ministro fosse afflitta anche dalla depressione (oltre che dai ripetuti infarti e dall'età avanzata)[448].

Si è ipotizzato che Churchill possa aver avuto la malattia di Alzheimer negli ultimi anni, anche se altri sostengono che la sua ridotta capacità mentale era semplicemente il risultato cumulativo dei vari infarti e ictus e della sordità crescente di cui soffriva già dal 1949[449]. Nel 1963, il presidente americano John F. Kennedy, dopo autorizzazione concessa da un atto del Congresso, lo proclamò Cittadino onorario degli Stati Uniti[450], ma Churchill non fu in grado di partecipare alla cerimonia della Casa Bianca (lo rappresentarono il figlio Randolph e il nipote Winston jr.)[451].

Nel giugno 1962, mentre si trovava a Montecarlo Churchill si ruppe un femore. Gli fu messo a disposizione un letto in un ospedale francese, ma disse al suo segretario Montague Brown che voleva "morire in Inghilterra"[452]. Il primo ministro Harold Macmillan mandò a prenderlo un caccia della RAF e durante la discesa dall'aereo a Londra rivolse ai presenti il segno della vittoria[452].

Churchill con i figli Randolph e Diana nel 1923. La figlia primogenita, sofferente di depressione, si suicidò nel 1963.

Gli ultimi anni di vita di Churchill furono funestati dalla salute malferma e soprattutto dal tragico suicidio della figlia primogenita Diana nell'ottobre 1963. Come il padre sofferente di disturbi depressivi e più volte sottoposta a ricoveri in cliniche psichiatriche, dopo il fallimento del secondo matrimonio ingerì una dose fatale di barbiturici. Come raccontò in seguito la figlia minore, Mary "Mio padre comprese solo lentamente ciò che gli dissi, ma poi si chiuse in un silenzio profondo e distante"[452].

Nonostante la cattiva salute, Churchill cercò ancora di rimanere attivo nella vita pubblica, e nel giorno di San Giorgio del 1964, mandò un messaggio di congratulazioni ai veterani del Raid di Zeebrugge del 1918 che stavano assistendo a una messa di commemorazione a Deal, nel Kent, dove due vittime dell'incursione erano state sepolte nel cimitero di Hamilton Road. Sedette l'ultima volta alla Camera dei Comuni il 27 luglio 1964[452]. Il 30 novembre successivo compì 90 anni e si mostrò alla finestra della sua abitazione ad Hyde Park Gate per salutare la folla che lo acclamava mostrando il segno di vittoria[452].

Il 15 gennaio 1965, Churchill subì un grave ictus e morì nella sua casa di Londra nove giorni dopo, all'età di 90 anni, la mattina di domenica 24 gennaio 1965, esattamente 70 anni dopo la morte del padre[451].

La prima pagina del Corriere della Sera del 25 gennaio 1965 annuncia la morte di Churchill.

Funerale[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Churchill e della moglie Clementine a Bladon, Woodstock Oxfordshire.

Il piano funebre per le esequie di Churchill era stato avviato nel 1953, dopo il primo infarto, sotto il nome "Operazione Hope Not". Lo scopo era quello di commemorare Churchill "su una scala che si addice alla sua posizione nella storia", come dichiarò la regina Elisabetta II[453].

La cerimonia fu il più grande funerale di Stato nella storia mondiale fino a quel momento, con rappresentanti di 112 nazioni; solo la Cina non inviò un emissario. In Europa, 350 milioni di persone, tra cui 25 milioni in Gran Bretagna, assistettero ai funerali in televisione, e solo la Repubblica d'Irlanda non trasmise l'evento dal vivo[454].

Per decreto della Regina, il suo corpo fu composto in una camera ardente nella Westminster Hall per tre giorni e 300.000 persone si recarono in visita[455]. Il suo avversario ma anche collega durante la guerra, Clement Attlee, definì Churchill "il più grande inglese del nostro tempo e a mio giudizio il più cittadino del mondo del nostro tempo"[455]. Mentre secondo Lord Chandos egli "Amava il conflitto di idee, ma non il conflitto tra le persone [...] Considerava l'uomo una creatura nobile e non meschina. Le sole persone che non perdonò mai erano quelle che, per usare le parole che pronunciò tanto sovente, "non erano all'altezza degli eventi""[455].

Il carro funebre di Churchill attraversa Londra tra due ali di folla, 30 gennaio 1965.

Un servizio funebre di stato fu celebrato nella Cattedrale di St. Paul il 30 gennaio 1965[456]. Uno dei più grandi raduni di statisti del mondo ebbe luogo per la cerimonia. Insolitamente, la regina assistette al funerale perché Churchill fu il primo cittadino comune a ricevere un funerale di Stato dai tempi di William Gladstone[457]. Mentre la bara piombata di Churchill risaliva il Tamigi da Tower Pier a Festival Pier sulla MV Havengore, i portuali abbassarono le gru dei Docks in segno di saluto[458].

La Royal Artillery sparò i 21 colpi di saluto dovuti a un capo di governo, e la RAF lo salutò con un volo coreografico di sedici caccia Lightning. La bara fu poi portata a breve distanza verso la stazione di Waterloo, dove fu caricata su una carrozza ferroviaria appositamente preparata e dipinta come parte del treno funebre per il suo viaggio fino ad Hanborough[459], sette miglia a nord-ovest di Oxford. A Bladon, vicino a Blenheim, si tenne una cerimonia funebre privata per i soli familiari e amici intimi.

Il treno funebre delle carrozze Pullman che trasportavano i suoi familiari in lutto fu trainato dalla locomotiva a vapore della classe Battle of Britain No. 34051 Winston Churchill. Nei campi lungo il percorso, e nelle stazioni attraverso cui passava il treno, migliaia di compatrioti si fermarono in silenzio per dare il loro ultimo saluto a Churchill. Su richiesta di Churchill, fu sepolto nel camposanto di famiglia a St Martin's Church, Bladon, vicino a Woodstock, non lontano dal suo luogo natale, Blenheim Palace. Accanto a lui riposano i suoi genitori e tutti i suoi antenati e discendenti. Il vagone funerario di Churchill, ex vagone della Southern Railway S2464S, fa ora parte di un progetto di conservazione della ferrovia turistica Swanage Railway, essendo stato rimpatriato nel Regno Unito nel 2007 dagli Stati Uniti, dove era stato portato nel 1965[460].

Più tardi, nel 1965, un memoriale di Churchill, inciso da Reynolds Stone, fu posto nell'Abbazia di Westminster[461].

Attività di scrittore, storico e artista[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Attività letteraria di Winston Churchill.
Frontespizio di The river war, le memorie di Churchill sulla guerra sudanese.

Churchill fu un abile pittore dilettante e provò un grande piacere nel dipingere, specialmente dopo le sue dimissioni da Primo Lord dell'Ammiragliato nel 1915[462]. Trovò un rifugio nell'arte per superare gli attacchi di depressione di cui soffrì per tutta la vita. Come ha affermato William Rees-Mogg, "Nella sua vita ha dovuto subire il 'cane nero' della depressione. Nei suoi paesaggi e nelle sue nature morte non c'è traccia di depressione"[463]. Churchill fu persuaso a dipingere dal suo amico artista, Paul Maze, conosciuto durante la Prima guerra mondiale, che gli insegnò l'arte pittorica. Maze esercitò una grande influenza sulla pittura di Churchill e lo assistette nel suo hobby per tutta la vita[464].

I dipinti più noti di Churchill sono paesaggi impressionisti, molti dei quali sono stati dipinti durante soggiorni nel sud della Francia, in Egitto o in Marocco[463]. Usando lo pseudonimo di "Charles Morin"[465], Churchill coltivò il suo hobby per tutta la vita e dipinse centinaia di tele, molte delle quali sono esposte nello studio di Chartwell e in collezioni private[466]. La maggior parte dei suoi lavori sono dipinti a olio e a soggetto paesaggistico, ma realizzò anche numerose scene di interni e ritratti. Nel 1925 Lord Duveen, Kenneth Clark e Oswald Birley selezionarono il suo Winter Sunshine come vincitore di un concorso per artisti dilettanti anonimi[467]. A causa di ovvi limiti di tempo, Churchill portò a termine un solo dipinto durante la Seconda guerra mondiale. Completò la tela dalla torre di Villa Taylor a Marrakech[468].

Churchill intento a dipingere in Francia meridionale, 1955.

Alcuni dei suoi dipinti sono oggi visibili nella Wendy and Emery Reves Collection al Dallas Museum of Art. Emery Reves era l'editore americano di Churchill, oltre che un amico intimo[469] e Churchill visitava spesso Emery e sua moglie Wendy Russell Reves nella loro villa, La Pausa, nel sud della Francia, che era stata originariamente costruita nel 1927 per Coco Chanel dal suo amante, il II duca di Westminster. La villa fu ricostruita e trasformata in museo nel 1985 con una galleria di dipinti e cimeli di Churchill[470][471].

Nonostante la fama e le origini aristocratiche, Churchill faticò sempre a mantenere le sue entrate a un livello che finanziasse il suo stravagante stile di vita. I deputati prima del 1946 ricevevano solo un salario nominale (e di fatto non ricevettero nulla fino alla Legge sul Parlamento del 1911), così tanti avevano professioni secondarie con le quali guadagnarsi da vivere[472]. Dal suo primo libro nel 1898 fino al suo secondo mandato come Primo Ministro, il reddito di Churchill fu quasi interamente costituito dalla scrittura di libri e opuscoli per giornali e riviste, tra cui gli editoriali giornalieri sull'Evening Standard a partire dal 1936 che avvertivano il pericolo dell'ascesa di Hitler e della politica di appeasement[473].

Churchill fu anche uno scrittore prolifico, spesso sotto lo pseudonimo di "Winston S. Churchill", che usava in accordo con un romanziere americano suo omonimo per evitare confusione tra le loro opere. La sua produzione include un romanzo, due biografie, tre volumi di memorie e diversi saggi storici. Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 "per la sua padronanza della descrizione storica e biografica e per la brillante oratoria in difesa dei valori umani"[474]. Due dei suoi lavori più famosi, pubblicati dopo la sua prima premiership, portarono la sua fama internazionale a nuovi livelli. Questi furono: i suoi sei volumi di memorie sulla Seconda guerra mondiale (The Second World War) e A History of the English-Speaking Peoples; quest'ultima è una storia in quattro volumi che copre il periodo dall'invasione di Cesare in Britannia (55 aC) all'inizio della Prima guerra mondiale (1914)[475]. Sono stati anche pubblicati alcuni volumi dei discorsi di Churchill il primo dei quali, Into Battle, fu edito negli Stati Uniti con il titolo Blood, Sweat and Tears, e fu incluso nella lista dei 100 best seller del 1924-1944 da Life Magazine.

Descritto a volte come un "iperattivo"[476], Churchill fu anche un muratore dilettante, amando costruire edifici e mura del giardino nella sua casa di campagna a Chartwell[465], dove allevava anche farfalle. A causa di questo hobby, Churchill si iscrisse al sindacato dei lavoratori dell'edilizia[477], ma fu espulso dopo il suo rientro nel Partito Conservatore nel 1924[465].

Churchill fu anche un appassionato cultore di scienza e tecnologia. All'età di 22 anni lesse L'origine delle specie di Charles Darwin e un manuale di fisica. Negli anni '20 e '30, a imitazione di H.G. Wells di cui era amico[478], scrisse saggi di divulgazione scientifica su argomenti come l'evoluzione e il potere della fusione nucleare. In un manoscritto inedito recentemente riscoperto, intitolato Siamo soli nell'universo?, indagò la possibilità della vita extraterrestre in modo scientifico e approfondito[479]. Il fisico anglo-tedesco Frederick Lindemann fu suo amico e consulente scientifico durante gli incarichi di premier[480].

Rapporti con l'esoterismo[modifica | modifica wikitesto]

Churchill (al centro) a una cerimonia druidica nel 1902.

Negli anni della sua formazione politico-culturale Churchill entrò in contatto con la cultura esoterica. Il 24 maggio 1901 venne iniziato nella Massoneria, come già il padre Lord Randolph e il nonno, nella Studholme Lodge n° 1591 di Rito scozzese antico ed accettato[481][482], divenne “compagno” il 19 luglio 1901 e “maestro” il 25 marzo 1902, nella Rosemary Lodge n° 2815 di Londra[483]. Tuttavia, a parte un breve periodo di frequentazione del tempio tra il 1905 e il 1908, abbandonò la Massoneria negli anni successivi[484]. Churchill fu anche membro dell'Antico Ordine dei Druidi (Ancient Order of the Druids) nell'Albion Lodge, un ordine iniziatico celtista fondato a Londra nel 1781[485]. Churchill si considerava un celta (come Lord Byron e Michael Foot, leader laburista negli anni '80)[486], essendo discendente di Enrico VIII, sovrano di stirpe gallese[Nota 8]. Lo storico e politologo Giorgio Galli ha dedicato molti studi al rapporto tra cultura politica e cultura esoterica nella storia dell'Occidente; a questo proposito riferisce di Churchill:

«Nei diari di Virginia Woolf Churchill è segnalato tra i frequentatori dei salotti intellettuali e aristocratici dai quali nacque il leggendario gruppo di Bloomsbury, con Keynes e lo storico dei vittoriani Lytton Strachey, intimo amico di Toby Stephen, l'adorato fratello di Virginia (Stephen da nubile), morto giovanissimo.

Nella fioritura di gruppi neopagani e nudisti (con omologhi nella contemporanea Germania), spiccano la Fratellanza Pre-raffaellita, la Conversation Society, la Midnight Society, le Anime (il sodalizio di Balfour). Spiccano, soprattutto, gli Apostoli di Cambridge, un gruppo dalla membership indefinita (come la Golden Dawn), con Toby Stephen, Lytton Strachey, Leonard Woolf (futuro marito di Virginia), costituito da studenti del Trinity College di Cambridge[487]»

Churchill e Bram Stoker

Nel contesto della sua vicinanza all'ambiente esoterico, Churchill ebbe rapporti di amicizia con il celebre scrittore irlandese Bram Stoker, membro, come Aleister Crowley, della confraternita iniziatica Golden Dawn; Churchill aveva molto apprezzato il capolavoro di Stoker, Dracula, romanzo d'impostazione esoterica[488].

Già il padre di Churchill, Lord Randolph, eminente massone come suo padre il duca di Marlborough, aveva avuto un rapporto di amicizia con Stoker durante i suoi anni a Dublino, e in seguito presentò il figlio Winston, all'epoca bambino, allo scrittore. "Era circa il 1887, racconta Stoker, quando Lord Randolph gli presentò il tredicenne Winston "È ancora piccolo, ma è un bravo figliolo", e Stoker aggiunse: "Si è dimostrato in effetti un bravo figliolo""[488]. Così la rivista Finest Hour riporta la descrizione fatta da Stoker dei suoi rapporti con i Churchill. Per coincidenza, il 1887 è anche l'anno di fondazione della Golden Dawn.

Nel 1908 Churchill, appena entrato nel Gabinetto di governo, diede un'intervista a Stoker, una delle poche concesse nel corso della sua carriera. Stoker racconta:

«Quando scrissi al signor Winston Churchill chiedendo un appuntamento per un'intervista mi disse: "Preferirei di no; ma se proprio volete non posso rifiutarla a voi". Quando lo incontrai nella sua biblioteca mi spiegò meglio: "Detesto essere intervistato, e ho rifiutato di esserlo. Ma devo trasgredire alla regola per voi, perché siete stato amico di mio padre". Poi ha aggiunto gentilmente un'altra ragione personale per me "E perché siete l'autore di Dracula".

[...]

STOKER: Qual è, secondo voi, la tendenza della politica oggi?

CHURCHILL: Tutta la politica in questo Paese, e io credo in tutto il mondo, si sta dividendo secondo linee di confine sociali ed economiche. I movimenti del passato non hanno mai operato in questo modo. La Riforma ha assicurato, direttamente e indirettamente, la libertà di coscienza. La Rivoluzione inglese e le ribellioni del XVII secolo hanno stabilito il governo parlamentare. La Rivoluzione francese ha ottenuto una grande misura di eguaglianza politica, l'idea di Nazione, cittadini non separati da pregiudizi di classe; ma ancora rimane la più grande di tutte le anomalie, l'ingiustizia sociale ed economica. Tutta la politica ora è concentrata su questo. Forse tocca all'America mostrare la via. Vi è il nudo scontro tra capitale e lavoro. Il contributo dell'America al movimento del progresso umano porterà qualche soluzione, necessariamente complessa, dei problemi economici che si confrontano con la civiltà scientifica.[488]»

In queste parole si intuisce la filosofia della storia di Churchill, profondamente radicata nel pensiero dei Lumi e nell'ottimismo scientifico, ma anche il prodotto della cultura esoterica presente nella sua formazione, che voleva accompagnare alla crescita della conoscenza scientifica anche una crescita etica e di consapevolezza interiore, concezione tipica degli insegnamenti massonici.

La marchesa di Londonderry a un ricevimento negli anni '30; dietro di lei il primo ministro Ramsay MacDonald.
Churchill con il cugino lord Londonderry nel 1920, all'epoca suo sottosegretario al Ministero dell'Aviazione.

Churchill, frequentatore assiduo dei salotti fabiani, entrò tramite questi in contatto con i Woolf, Bertrand Russell (cugino di sua moglie) e il gruppo di Bloomsbury. Lo statista fu anche intimo amico di Harold Nicolson e di sua moglie Vita Sackville-West (amata da Virginia Woolf), nonché di lady Ettie Desborough, una delle animatrici del sodalizio artistico-esoterico "The Souls" ("Le anime"), del quale facevano parte, tra gli altri, Lord Curzon, Arthur Balfour (adepto dello spiritismo[487]), Margot Asquith, moglie del primo ministro H.H. Asquith e il diplomatico americano Henry White. Churchill fu anche membro del dining club noto come l'"Arca", fondato dalla marchesa Edith di Londonderry, moglie di suo cugino Charlie (ministro dell'Aviazione dal 1931 al 1935), la quale aveva all'interno del gruppo il titolo di "Circe la Maga", mentre Churchill era "Winston lo Stregone"; del sodalizio facevano parte, oltre ai futuri sovrani Edoardo VIII e Giorgio VI anche i primi ministri Neville Chamberlain (Il Diavolo), Ramsay MacDonald (il Cervo) e Stanley Baldwin (l'Orso)[489]. L'orso e il cervo erano entrambi animali sacri per la religione celtica[490].

Un filone storiografico di destra e simpatizzante per il fascismo, rappresentato da John Charmley e Pat Buchanan, ha criticato Churchill per la sua irriducibile opposizione al nazismo, ritenendo che questa abbia portato la Gran Bretagna a perdere il suo Impero mondiale, che invece un'intesa con Hitler avrebbe potuto preservare[491]. La valutazione di Galli dell'atteggiamento di Churchill prende le mosse dalla formazione esoterica dello statista britannico:

«Il fatto è che Churchill teneva moltissimo all'Impero inglese. Lo dimostrano tutta la sua vita e i suoi scritti, compresa la monumentale Storia dei popoli di lingua inglese. L'Inghilterra vittoriana della sua giovinezza per difendere l'Impero (in India) ed estenderlo (in Sudafrica), era per Churchill il culmine della civiltà occidentale, e tale rimase per lo statista. Perché dunque "non attribuiva all'Impero la stessa importanza che dava alla sconfitta di Hitler"?. Perché, e questo è il punto che il dibattito non rileva, il premier percepiva nel nazismo non un semi-totalitarismo come quello comunista [...] ma una componente "occulta" con fini non negoziabili. Il Führer avrebbe voluto associare a questo progetto l'Inghilterra, "sorella ariana". Churchill lo riteneva pura follia, dettata da una cultura occulta la cui presenza egli avvertiva anche in settori influenti (aristocratici, intellettuali) della società inglese. Riteneva di salvare l'Occidente da un pericolo demoniaco[492]»

«Se Hitler fosse stato solo un anticomunista, Churchill l'avrebbe apprezzato. Ma egli vedeva altro nel nazismo: un'entità tanto pericolosa da mettere a rischio l'adorato Impero, pur di sconfiggerlo[493]»

La fine della Seconda guerra mondiale comportò effettivamente la "Translatio imperii" dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, che Churchill considerava, per retaggio etnico-culturale (anglo-celtico, secondo la nota espressione di Robert Conquest[494]) la vera "nazione sorella" occidentale, diversamente dalla Germania (Unna ed eurasiatica). Churchill sostenne sempre l'unità spirituale inscindibile tra la Gran Bretagna e le "Nazioni sorelle al di là del mare"[495]. Tali convinzioni gli derivavano anche da una particolare concezione della Storia influenzata dalla formazione esoterica e celtista degli anni giovanili[496], accanto a quella più rigorosamente geopolitica derivata dal retaggio familiare. Una formazione esoterica che politicamente sposava i principi liberal-democratici, a differenza dell'occultismo "germanico" da cui invece sorse il nazismo.

L'anglo-celtismo di Churchill fu l'epigono di una lunga tradizione di "esoterismo imperiale" coltivato su entrambe le sponde dell'Atlantico sin dal XVIII secolo, in particolare nei circoli libertini noti come Hellfire club, fondati da sir Francis Dashwood e frequentati anche da Benjamin Franklin[497]. Le "sorti dell'Inghilterra gettate sulle vie dell'Impero"[497], come scrisse Elémire Zolla, furono a lungo decise da una classe dirigente aristocratica formatasi, almeno in parte, a scuole esoteriche di stampo rosacrociano e poi illuministico, delle quali Churchill fu l'ultimo rappresentante[497].

Tali scuole ponevano come inscindibile il legame spirituale e dunque politico tra le nazioni anglo-celtiche. Secondo Ian Kershaw, un'accettazione da parte britannica dell'egemonia nazista avrebbe comunque comportato il declino dell'Impero, ma a vantaggio della superpotenza tedesca, con sviluppi controfattuali che così vengono riassunti:

«La Gran Bretagna sarebbe decaduta entro il medio periodo al rango di satellite della Germania. Molto probabilmente vi si sarebbero introdotte le leggi razziali [...] Infine, con la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, l'Inghilterra si sarebbe trovata sotto pressione per scendere in campo al fianco dell'alleato tedesco. Frattanto, Hitler avrebbe sferrato l'attacco contro l'Unione Sovietica, ma con il sostegno di Londra. E col tempo, le forze britanniche sarebbero state risucchiate nel maelstrom del fronte orientale[498]»

L'impero anglo-celtico teorizzato da Churchill: l'Anglosfera e il Commonwealth delle nazioni.

Anche in questo caso, Churchill capiva quale fosse la scelta. E volle cedere lo scettro imperiale a Washington piuttosto che alla Berlino di Hitler, allo scopo di preservare il primato imperiale anglo-celtico e di non cedere l'egemonia globale a un'entità come il nazismo, percepita come espressione di contro-iniziazione[496]. L'obiettivo di Churchill, così come esplicitato al discorso programmatico di Harvard del 1943 non era infatti tanto la preservazione del primato di un Paese (il Regno Unito), ma di una civiltà[499]: quella incarnata dall'Impero anglo-celtico (Gran Bretagna e Stati Uniti), l'unità dei popoli di lingua inglese. Questa scelta fu anche conseguenza della componente esoterica della sua formazione culturale, che, da un lato, lo fece convinto assertore della "comunità di spirito" dei popoli anglofoni sparsi nel mondo, dall'altro gli permise di intuire nel nazismo, prima di chiunque altro, una forza distruttiva da combattere a tutti i costi. Anche in questo senso, secondo Galli, si può spiegare l'espressione ermetica usata nel famoso discorso "La loro ora più bella":

«Se cadiamo, allora il mondo intero, compresi gli Stati Uniti, compreso tutto ciò che abbiamo conosciuto e amato, affonderà nell'abisso di una cupa Nuova Era resa ancor più sinistra, e forse più lunga, dai lumi di una scienza perversa

Secondo alcuni, Aleister Crowley avrebbe suggerito a Churchill l'uso del segno a "V", simbolo del dio egizio Apopi, per contrastare il potere dello Svastica nazista
Churchill mostra la "V" ai fotografi nel 1943
Bassorilievo raffigurante Apopi nel tempio di Edfu. La "V" riproduce le spire del serpente

La scienza perversa sarebbe un riferimento alle "scienze occulte" praticate dai nazisti, e simboleggiate dallo Svastica destrogiro[500]. Anche John Lukacs, che pure non fa propria le tesi di Galli, in riferimento alla celebre citazione afferma:

«Churchill, meglio di chiunque altro, sapeva a cosa doveva tener testa[501]»

Vale la pena notare che sulla valutazione del nazismo come entità "demoniaca" si espressero positivamente anche conservatori di destra tedeschi come Thomas Mann[Nota 9] o lo storico Otto Hintze[502].

Afferma ancora Galli:

«(Churchill) È un conservatore con tratti reazionari [...] È convinto che la democrazia rappresentativa sia la forma di governo ideale per i popoli di lingua inglese, ma poco esportabile e per nulla adatta ad alcuni popoli come l'italiano: da qui l'ammirazione per Mussolini (scrisse articoli per il Popolo d'Italia nel 1927), sino al patto con Hitler [...] Anticomunista convinto infine, Churchill poteva essere tra i più sensibili all'impostazione hitleriana: intesa con l'Inghilterra per il "Drang nach Osten". Invece Churchill è il più intransigente oppositore di ogni politica di intesa con la Germania nazista. La osteggia con una ostinazione che ne farà agli occhi di Hitler un nemico personale che ingiuria e disprezza [...] Il futuro premier avvertiva che il nazismo era qualcosa di più di un sistema politico. Aveva obiettivi non negoziabili[503]»

Gli obiettivi non negoziabili erano la distruzione dell'odiata civiltà occidentale (giudaico-cristiano-illuministica) e la sua sostituzione con una neo-civiltà nazista, così come esplicitato nel discorso di Hitler alla Gioventù hitleriana del dicembre 1933:

«Il mio programma educativo per la gioventù è arduo. La debolezza dovrà essere spazzata via. Nei miei castelli dell'Ordine Teutonico [speciali collegi nazisti] diventerà adulta una gioventù che farà tremare il mondo. Io voglio una gioventù brutale, tiranna, intrepida e crudele. La gioventù deve essere tutto questo. Essa deve sopportare il dolore. Non deve avere nulla di debole e delicato. La libera, splendida bestia predatrice deve ancora una volta emergere brillando dai suoi occhi. Così io sradicherò migliaia d'anni di civilizzazione umana. Così io creerò il nuovo ordine

(Adolf Hitler, 23 dicembre 1933)

Gli osservatori senza una formazione esoterica ritenevano queste esternazioni esagerazioni propagandistiche, da non prendere sul serio. Churchill intuì invece che esse costituivano il cuore autentico della dottrina hitleriana, espressione di un esoterismo deviato che avrebbe sprofondato l'umanità nella "cupa Nuova Era".

L'emblema della Golden Dawn (Alba dorata).

La formazione esoterica di Churchill e la percezione della natura "metapolitica" dello scontro con Hitler avrebbero influito anche sulla scelta della simbologia durante la guerra. Secondo alcuni[504], il famoso gesto con le dita a "V" di vittoria, sarebbe un simbolo iniziatico. Esso starebbe a significare "2+3" (due dita alzate e tre abbassate), significante i cinque elementi che compongono il tutto[504]. Un'altra tesi sostiene invece che il segno a "V" rappresentasse il dio-serpente egizio Apopi, nemico del dio-sole Ra e simbolo di distruzione, suggerito a Churchill dal famoso "mago" ed esoterista Aleister Crowley, per contrastare il potere dello Svastica il "Sole nero" nazista[505].

Churchill con Mackenzie King a Londra nel 1941. Anche il premier canadese era un cultore di esoterismo.

Churchill era apprezzato nei circoli esoterici di lingua inglese, in quanto assertore del comune retaggio angloceltico, del quale intese preservare, per i motivi anzidetti, la supremazia imperiale. Suo stretto alleato in questa lotta fu un altro leader anglosassone esoterista, il premier canadese Mackenzie King (come Balfour adepto dello spiritismo), inizialmente ammiratore di Hitler, pur essendo liberale, e in seguito protagonista della coalizione antinazista[496]. Ezra Pound riferisce che il grande poeta irlandese, nonché suo amico, William Butler Yeats (membro della Golden Dawn e che conobbe Churchill in qualità di senatore dello Stato Libero d'Irlanda, creato dallo stesso Churchill con il Trattato del 1921) "fu personalmente impressionato da Churchill come commensale e lo trovò tanto più interessante di Lloyd George e degli altri politicanti britannici, e rimase perplesso, almeno per un po' di anni, dal fatto che non raggiungesse il vertice e che fosse più o meno scomparso dalla scena"[506]. Yeats definì Churchill: "il più grande inglese del mio tempo"[507].

Durante la Seconda guerra mondiale, Churchill si affidò spesso all'astrologia e a due medium, Helen Duncan e Jane Dickinson[508]. Churchill disse inoltre una volta che, ovunque si trovasse nel mondo, doveva essere sicuro che nelle vicinanze ci fosse un albero[504]; secondo la religione druidica gli alberi sono la sede di spiriti protettori[504].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Dall'infanzia, Churchill non era stato in grado di pronunciare correttamente la lettera s, biascicandola leggermente[509]. Questa imperfezione continuò per tutta la sua carriera, riportata costantemente dai giornalisti dell'epoca e successivi. Gli autori che scrissero negli anni '20 e anni '30, prima che la registrazione del suono diventasse comune, menzionarono anche che Churchill soffrisse di balbuzie, descritta come "severa"[510]. Tuttavia questo è un mito[511].

Le sue protesi furono appositamente progettate per aiutare il suo discorso[512]. Dopo molti anni di discorsi pubblici preparati con cura non solo per ispirare, ma anche per evitare esitazioni, poté finalmente dichiarare: "Il mio impedimento non è un ostacolo"[513].

Da sinistra: Ralph Jarvis, Randolph Churchill, Diana Mitford, Tom Mitford Diana Churchill e James Lees-Milne nel 1927.
Churchill con Tom Mitford e lord Birkenhead (alle sue spalle) e Charlie Chaplin, ultimo a destra a Chartwell (fine anni '20).
Albero genealogico che mostra la parentela di Churchill con le sorelle Mitford e Bertrand Russell.
Diana Churchill (prima da sinistra) damigella al matrimonio di Diana Mitford (al centro).

Attraverso la moglie Clementine, Churchill era imparentato con le famose sorelle Mitford, due delle quali, Diana e Unity, divennero note come ferventi naziste. Da bambine, le Mitford erano state compagne di giochi dei figli di Churchill e Diana fu il primo amore del figlio di Winston, Randolph[514]. In prime nozze Diana Mitford sposò Bryan Guinness, figlio di lord Moyne, un amico di famiglia dei Churchill e la cugina Diana le fece da damigella; dopo aver divorziato da Bryan sposò Oswald Mosley, il capo dei fascisti inglesi. Entrambi arrestati allo scoppio della guerra, vennero poi liberati poco dopo per ordine dello stesso Churchill, in memoria della parentela e dell'amicizia passata[514]. Anche il maschio Mitford, Tom, era un simpatizzante del nazismo, per questo allo scoppio del conflitto Churchill gli consentì di servire in India per difendere l'Impero e non combattere l'Asse. Morì di dissenteria in Birmania nell'aprile 1945, lasciando particolarmente affranta Clementine, sua zia[515].

Churchill fu anche un appassionato giocatore d'azzardo. Nel 1906 al casinò di Deauville vinse 260 sterline, l'equivalente di circa 10.000 sterline nel 1990[516]. Nel 1946, durante il viaggio negli Stati Uniti, perse invece una grossa somma a poker contro Harry Truman[517].

Per quanto riguarda il rapporto con l'alcool, Churchill apprezzava in particolare Whisky, Brandy e Champagne[518]. Parlava spesso con ironia delle sue abitudini di bevitore e si divertiva a prendere in giro astemi e salutisti. A questo proposito una volta disse del politico laburista Stafford Cripps, astemio e vegetariano "Io mangio, bevo, fumo...ed è lui ad avere il naso rosso!"[518]. Durante un pranzo con il re dell'Arabia Saudita Ibn Saud, a proposito della proibizione islamica di fumare e ingerire alcolici disse:"La mia religione invece mi impone come rito assolutamente sacro il fumare sigari e il bere alcolici prima, dopo e se del caso durante tutti i pasti e nell'intervallo tra un pasto e l'altro"[518]. Tuttavia in "My early life" scrisse: "Sono stato allevato ed educato a nutrire il massimo disprezzo per le persone che si ubriacano"[518].

Nel 1898 Churchill scrisse alla madre rivelando il suo ateismo: "Non accetto il Cristianesimo né altra forma di credenza religiosa"[519]. In un'altra lettera a suo cugino definì la religione "un delizioso narcotico" e disse di preferire comunque il Protestantesimo al Cattolicesimo, ritenendo che il primo fosse "un passo più vicino alla Ragione"[520]. Tuttavia sviluppò in seguito apprezzamento per la religione cristiana, almeno sul piano del messaggio etico[520]. Invece mostrò sempre disprezzo per altre fedi, come l'Islam ("L'Islam per un uomo è pericoloso come la rabbia per un cane")[521] o l'Induismo, definito "una religione bestiale"[522].

Fatto abbastanza curioso per la sua epoca, Churchill fu del tutto refrattario all'omofobia e anzi amava frequentare persone omosessuali con le quali spesso strinse forti legami di amicizia. Tra questi si conta in particolare Edward Marsh, che fu a lungo suo segretario privato e intimo amico[523]. A parte la moglie Clementine, con la quale ebbe sempre un fortissimo rapporto di amore, stima e fiducia, Churchill preferiva la compagnia maschile a quella femminile, il che gli procurò una duratura fama di misogino[523]. Nel 1954 Churchill, durante il suo secondo mandato ministeriale, insediò la Commissione d'inchiesta presieduta da Lord Wolfenden che, nel 1957 redasse il celebre rapporto che a sua volta porterà alla depenalizzazione dell'omosessualità nel Regno Unito dieci anni dopo. La sua preferenza per le amicizie maschili e spesso omosessuali ha fatto ipotizzare ad uno storico, Michael Bloch, che Churchill potrebbe essere stato segretamente bisessuale[523]; tale ipotesi tuttavia non ha riscosso il consenso degli studiosi[524].

Amicizie e relazioni personali[modifica | modifica wikitesto]

Churchill coltivò per tutta la sua esistenza un'intensa vita sociale, che lo portò a stringere relazioni di amicizia con molti dei più eminenti personaggi della politica, della cultura e dello spettacolo del suo tempo.

Le sue due amicizie più strette ed intime furono quella con Frederick Edward Smith, I conte di Birkenhead, un famoso avvocato e uomo politico conservatore e con Violet Asquith, figlia del primo ministro liberale Herbert Henry Asquith. Costei era perdutamente innamorata di Churchill; quando lui le comunicò il suo fidanzamento con Clementine Hozier, lei tentò il suicidio[525]. Salvatasi, sposerà in seguito Maurice Bonham Carter ed è la nonna dell'attrice Helena Bonham Carter. Churchill disse dopo che ebbe appreso la notizia "In effetti mi sono comportato male con Violet, eravamo quasi fidanzati"[525]; ciononostante Violet rimase la più intima amica donna di Churchill fino alla sua morte, e anche commentando il suo decesso con i giornalisti, nel 1965, dalle sue parole trasparì un affetto profondo: "Il suo caro e amato viso era sereno anche nella morte" disse[526].

Da destra: Clementine e Winston Churchill con Herbert Asquith nel 1911.

Negli anni della sua ascesa, durante l'adesione al partito liberale, le frequentazioni di Churchill gravitarono soprattutto negli ambienti riformisti e progressisti vicini ai liberali. Fu in questo periodo che Churchill divenne assiduo dei coniugi Webb, i fondatori del movimento fabiano, tramite i quali conobbe William Beveridge, il quale cominciò la sua collaborazione con il governo britannico tramite Churchill[527]. Ma fu soprattutto con David Lloyd George che Churchill sviluppò in quegli anni un legame di amicizia quasi fraterno che, sebbene incrinatosi dopo la Prima guerra mondiale, proseguì fino alla morte di Lloyd George nel 1945. È lo stesso Churchill a raccontare che lui e Lloyd George trascorrevano ogni giorno diverse ore insieme a discutere di politica ed entrambi furono i membri di maggior spicco del governo liberale 1908-1915[528]. Strettissimi furono anche i rapporti della famiglia Churchill con quella di Asquith, il Primo ministro, con il quale Churchill e la moglie trascorrevano spesso le vacanze[526]. Altra frequentazione importante fu quella del circolo di Bloomsbury, soprattutto attraverso il salotto di lady Ottoline Morrell, i cui ospiti comprendevano Virginia Woolf, Bertrand Russell e John Maynard Keynes[529].

Churchill con la moglie Clementine e l'amico lord Moyne in vacanza a Micene nel 1934.

Nel 1911 Churchill e Frederick Smith, vistisi rifiutare la partecipazione ad una delle più venerabili associazioni politiche britanniche, noto semplicemente come The Club, fondato alla fine del '700 da Edmund Burke, decisero di fondare la loro propria associazione, chiamandola The Other Club (L'altro Club)[530]. Il gruppo doveva comprendere rappresentanti politici di tutti gli schieramenti, e creare un clima di discussione aperta e convivialità tra i membri. Il primo nucleo comprendeva 12 Conservatori, 12 Liberali e altri 12 membri eminenti non politici[530]. Lo spirito del gruppo era esemplificato dalla regola 12 secondo cui "Nulla dei rapporti e regole del Club permetterà l'interferenza dei rancori o delle divisioni di partito"[530]. Il gruppo era dotato di un Comitato Esecutivo per risolvere dispute interne, non poteva essere composto da più di cinquanta membri e richiedeva una quota di sottoscrizione di 7 sterline l'anno[530]. Le cene avvenivano all'Hotel Savoy ogni due giovedì del mese alle 8.15, mentre il Parlamento era in sessione. I capigruppo dei due principali partiti erano co-segretari del Club, in modo da favorire le relazioni interpartitiche. Dopo la morte di Birkenhead nel 1930, che sprofondò Churchill in una grave crisi depressiva, egli rimase il solo leader del gruppo e non mancò mai a nessuna riunione, nemmeno durante le due guerre mondiali[530]. Come racconta il marchese di Salisbury

«Winston arrivava all'orario stabilito impeccabile nel suo vestito da sera...ci si poteva trovare seduti al fianco di Brendan Bracken, Alfred Munnings o Lord Keynes...e la conversazione fluiva liberamente. Il fatto che un membro facesse parte di un partito diverso e con idee opposte rispetto a quello dell'uomo che gli sedeva accanto non era mai occasione di imbarazzo. Nessun argomento era bandito, meno che mai la politica.[530]»

Membri importanti dell'Other Club di Churchill sono stati: militari come il generale Lord Kitchener, l'ammiraglio John Jellicoe e Bernard Law Montgomery, uomini politici come Leo Amery, Oswald Mosley (espulso nel 1935 per la sua adesione al fascismo) e David Lloyd George[530]; scrittori come H. G. Wells, P. G. Wodehouse, artisti come William Orpen e l'attore Laurence Olivier, uomini d'affari come Aristotele Onassis e accademici come l'economista John Maynard Keynes[530]; fu durante una cena all'Other Club che Churchill propose a Keynes di guidare la conferenza di Bretton Woods[530]. L'Other Club proseguì anche dopo la morte di Churchill ed esiste tuttora; tra i suoi membri attuali figurano il nipote di Churchill, Nicholas Soames, Tony Blair, Carlo, principe di Galles e lo storico Max Hastings[530].

Churchill con Charlie Chaplin sul set di Luci della città nel 1929.

Durante un viaggio in California nel 1929 con il figlio Churchill strinse amicizia con William Randolph Hearst e soprattutto con Charlie Chaplin, cui Churchill offrì di scrivere un copione per un film su Napoleone che l'attore avrebbe dovuto interpretare; il progetto tuttavia rimase sulla carta[531]. Churchill descrisse Chaplin in una lettera alla moglie come "'Bolscevico in politica, delizioso nella conversazione"[531]. La sua frequentazione di attori e uomini d'affari era vista da molti aristocratici britannici come una bizzarria, legata al lato americano della sua famiglia materna[531].

Churchill e la moglie con il duca di Windsor in Costa Azzurra nel 1950.

Molto strette furono anche le relazioni di Churchill con la Famiglia reale britannica. In gioventù frequentò soprattutto il re Edoardo VII, già amico dei suoi genitori e per qualche tempo amante di sua madre. In seguito i suoi rapporti più stretti furono con il principe di Galles Edoardo, futuro Edoardo VIII che supportò fedelmente anche durante la crisi dell'abdicazione, tanto che tra i pochi intimi invitati al matrimonio di Edoardo e Wallis Simpson in Francia figurava anche il figlio di Churchill, Randolph, a conferma dello stretto legame tra i Churchill e i duchi di Windsor. Ciò derivava anche dalla frequentazione da parte di Churchill della compagnia di Maud Cunard, l'ereditiera americana della nota compagnia di navigazione, che aveva presentato la Simpson a Edoardo[532]; Churchill era un frequentatore abituale delle feste di casa Cunard. Durante una di queste serate ebbe anche un alterco con il cugino lord Londonderry, un simpatizzante nazista[532]. Londonderry rinfacciò poi a Churchill di avergli rovinato la carriera politica in quell'occasione, come riferisce Chips Channon, anche lui membro della compagnia:

«Il suo avvenire politico era stato compromesso da un malaugurato dinner-party a casa di Emerald (nomignolo confidenziale con cui gli amici si riferivano alla Cunard) prima della guerra quando, in una discussione con Winston, aveva detto che la Francia era inaffidabile e corrotta giudicando assurdo farci affidamento. Winston, accanito francofilo, era andato su tutte le furie [...].[532]»

Churchill con la regina Elisabetta II nel 1953. Accanto a lei i principi Carlo e Anna.

Durante la guerra Churchill sviluppò un forte rapporto di amicizia personale con il nuovo re Giorgio VI e la sua famiglia, in particolare la figlia Elisabetta. Quando questa ascese al trono nel 1953 Churchill la definì meravigliosa e tra i due si sviluppò un rapporto di amicizia come tra padre e figlia[533]. Elisabetta adorava discutere con Churchill, i loro incontri settimanali duravano ore, nel corso delle quali l'anziano statista intratteneva la regina con le passioni comuni (i cavalli) e i ricordi della sua giovinezza[533]. Anche il ramo Mountbatten della famiglia ebbe strette relazioni con Churchill: Luigi di Battenberg fu First Sea Lord quando Churchill era ministro della Marina nel 1911-1915 e suo figlio Louis Mountbatten, mentore e prozio del principe Carlo, fu uno degli uomini più vicini a Churchill nel corso della Seconda guerra mondiale[533].

Churchill con la moglie Clementine ai funerali di T. E. Lawrence, 21 aprile 1935.
Churchill insieme con Coco Chanel negli anni '20.

Altri membri del circolo di amici di Churchill comprendevano il famoso colonnello Lawrence, la duchessa di Sutherland Millicent St Clair-Erskine, il duca di Westminster Bendor Grosvenor e la sua amante Coco Chanel oltre alla cugina Consuelo Vanderbilt[532]. La duchessa di Sutherland e il marito in particolare ospitarono Churchill nel loro castello di Dunrobin, nelle Highland scozzesi, dopo la morte della figlioletta Marigold; Churchill passò dai Sutherland diverse settimane a dipingere per curarsi dal grave attacco depressivo che lo aveva colto in seguito alla perdita della figlia[534]. Un altro grande amico di famiglia fu Walter Guinness, I barone Moyne, poi Alto Commissario per la Palestina assassinato da un gruppo terroristico sionista nel 1944. La moglie di Churchill fu ospite di Moyne per una crociera in Indonesia nel 1930 e il figlio di questi, Bryan, fu anche il primo marito della nipote di Churchill, Diana Mitford.

Da sinistra: Philip Sassoon, il principe di Galles Edoardo e Churchill a Trent Park negli anni '30.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con le donne, Churchill esercitò un indiscutibile fascino su molti personaggi femminili che lo conobbero, anche insospettabili, come la deputata laburista e marxista Ellen Wilkinson; dopo essere stata una sua acerrima nemica, la Wilikinson divenne addirittura "infatuata" di Churchill, secondo coloro che la conobbero[241]. Oltre a Violet Asquith, altre grandi amiche di Churchill furono la principessa francese, di origine rumena, Martha Bibescu, scrittrice amica anche di Proust e regina dei salotti di Parigi, che dedicò a Churchill addirittura una breve biografia[535] e lady Diana Cooper, che lo definì "L'uomo più vicino al genio che abbia mai incontrato"[536].

Un aspetto particolare delle relazioni sociali di Churchill fu la sua amicizia con diversi membri della comunità ebraica britannica, fatto che gli procurò una certa diffidenza presso alcuni ambienti dell'aristocrazia ancora fortemente antisemiti, come già era accaduto per suo padre[381]. Lord Randolph aveva coltivato sin dai tempi della scuola una buona amicizia con lord Nathan Rothschild e poi con Ernest Cassel, legato al circolo di amici intimi del principe di Galles, di cui faceva parte anche Randolph[381]. I legami con i Rothschild spinsero addirittura il padre di Churchill a pensare di avviare il figlio agli affari, nel caso avesse fallito per la terza volta l'esame per l'accademia militare (cosa che poi non avvenne). Ernest Cassel fu anche incaricato da lord Randolph, nel suo testamento, di amministrare come fiduciario l'eredità della moglie e dei figli[381]. Churchill coltivò anche una buona amicizia con Philip Sassoon, erede di una famiglia ebraica originaria della Mesopotamia arricchitasi con il commercio della seta nei suk di Baghdad. Churchill fu spesso ospite nella residenza di Sassoon a Trent Park, che raccoglieva molti membri di primo piano della società britannica del tempo[381]. Come racconta il suo segretario Bob Boothby:

«Era come stare in un altro mondo. Potevi vedere schiere di camerieri in bianco servire cibo delizioso a non finire. Il duca di York veniva per il golf. Winston discuteva di the e socialismo con George Bernard Shaw. Balfour seduto su una sedia a dondolo e Rex Whistler assorbito dalla pittura.[537]»

Churchill fece uso dei suoi rapporti con i Rothschild nel 1952 quando giunse a Londra Joey Smallwood, primo ministro della provincia canadese del Newfoundland, il quale intendeva reperire fondi per la costruzione di una centrale idroelettrica che fornisse elettricità alle zone più sperdute dello stato. Churchill contattò immediatamente Edmund Leopold de Rothschild della N M Rothschild & Sons di Londra, un veterano della Brigata ebraica, il quale mise insieme subito un consorzio di banche e imprese minerarie che fornì i fondi richiesti[538]. Ancora oggi le cascate che alimentano la centrale sono chiamate "Churchill Falls" in suo onore.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Winston e Clementine nel 1915.
La famiglia Churchill nel 1914. Da sinistra: Winston, Diana, Clementine con in braccio Sarah, Randolph, Jennie, Peregrine in braccio alla madre Gwendoline Bertie, Johnnie con il padre Jack.
Churchill con il fratello Jack (a destra nella foto), il figlio Randolph e, alle sue spalle, il nipote Johnny (anni '20).

Churchill incontrò la sua futura consorte, Clementine Hozier, nel 1904 a un ballo alla Crewe House, residenza di Robert Crewe-Milnes, conte di Crewe e della moglie Margaret Primrose[539]. Quattro anni dopo s'incontrarono nuovamente a una cena, ospiti della baronessa di Saint Helier. I due si trovarono seduti uno accanto all'altra e presto ebbe inizio la relazione della loro vita[540]. Churchill propose a Clementine di sposarlo il 10 agosto 1908, nel Tempio di Diana nei giardini di Blenheim Palace[541]. Il 12 settembre 1908 Clementine e Winston si sposarono nella chiesa di Saint Margaret nella City of Westminster; la chiesa era gremita e la cerimonia fu officiata da A.G. Edwards, vescovo di St. Asaph. Dopo la luna di miele la coppia si trasferì nel marzo 1909 nella casa di Eccleston Square, al numero 33. Poco dopo le nozze Churchill presentò Clementine a Beatrice Webb che la definì "una signora affascinante, educata e di bell'aspetto, e anche schietta; ma non ricca, per nulla un buon partito, il che va tutto a onore di Winston"[542].

Da Clementine e Winston nacquero:

  • Diana (11 luglio 1909 - 20 ottobre 1963), maritata il 12 dicembre 1932 al baronetto sir John Milner Bayley, dal quale non ebbe figli e divorziò nel 1935; il 16 settembre dello stesso anno sposò il politico conservatore Duncan Sandys (1908 - 1987), dal quale ebbe tre figlie:
Anche questo matrimonio fallì e i due divorziarono nel 1960. Diana morì suicida ingerendo un'overdose di barbiturici.
  • Randolph (28 maggio 1911 - 6 giugno 1968), militare e politico di non grande successo; sposò dapprima (1939) Pamela Digby (1920 - 1997)[Nota 10], dalla quale ebbe un figlio, Winston, (1940 - 2010), e dalla quale divorziò nel 1945.[Nota 11]. Sposò successivamente June Osborn, dalla quale ebbe una figlia, Arabella (1949 - 2007).
  • Sarah Churchill (7 ottobre 1914 - 24 settembre 1982). Fu ballerina e attrice. Andata sposa a Victor Oliver von Samek nel 1936, divorziò nel 1945; sposò quindi Anthony Beauchamp (1949) ma ne rimase vedova nel 1957 e sposò quindi in terze nozze nel 1962 Henry Tuchet-Jesson, 23º barone Audley, ma l'anno successivo rimase nuovamente vedova.
  • Marigold Frances (15 novembre 1918 - 23 agosto 1921). Chiamata affettuosamente dai genitori "Duckadilly" ("Paperotta")[543], agli inizi del 1921 fu affidata, insieme ai fratelli e alle sorelle, ad una governante francese nel Kent, M.lle Rose. Clementine si recò a Eaton Hall nel Cheshire per giocare a tennis con il Duca di Westminster. Sotto le cure di M.lle Rose Marigold ebbe un raffreddore ma sembrava che avesse superato la malattia. Tuttavia, il malanno degenerò rapidamente in setticemia e Marigold morì il 23 agosto 1921. Fu sepolta nel cimitero londinese di Kensal Green.
  • Mary (15 settembre 1922 - 1º giugno 2014), sposò nel 1947 il barone Christopher Soames (1920 - 1987), dal quale ebbe cinque figli:
    • Nicholas (12 febbraio 1948, vivente),
    • Emma (9 settembre 1949, vivente),
    • Jeremy,
    • Charlotte,
    • Rupert (18 maggio 1959, vivente).

Clementine e Winston furono sposati per 56 anni, fino alla morte di lui nel 1965, e Clementine sopravvisse al marito spegnendosi il 12 dicembre 1977.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Onorificenze di Winston Churchill.
Stemma di Sir Winston Churchill.
Statua di Winston Churchill a Parliament Square (Londra).

Oltre al funerale di Stato, Churchill ricevette un'innumerevole quantità di premi e riconoscimenti, tre i quali, in ordine cronologico, i seguenti:

Incarichi militari onorari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Onorificenze di Winston Churchill § Ranghi e titoli militari.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill nella cultura di massa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camera dei Comuni, 4 maggio 1911: “È senz’altro vero che il monopolio della terra non è l’unico esistente, ma è certamente il più grande dei monopoli: è un monopolio perpetuo, è la madre di tutte le forme di monopolio” cit. in W. ChurchillLiberalism and the social problem 1909
  2. ^ King’s Theatre, Edimburgo, 17 luglio 1915: “L’immeritato incremento della terra è fatto proprio dal monopolista in esatta proporzione, non del servizio, ma del disservizio reso. È il monopolio la chiave; e dove il monopolio prevale, maggiore è il danno alla società, maggiore è il profitto del monopolista. Vedete come questo male colpisce ogni forma di attività industriale.”cit. in W. ChurchillLiberalism and the social problem 1909
  3. ^ Una lettera di Harold Nicolson a sua moglie, il 13 marzo, riassume la situazione: "Se mandiamo un ultimatum alla Germania, dovrebbe cedere, ma non cederà e avremo la guerra. La gente di questo la nazione si rifiuta categoricamente di fare una guerra, se ci suggerissero una cosa del genere ci troveremmo di fronte a uno sciopero generale, dovremmo quindi cedere in modo ignominioso." Diaries and Letters 1930–1939 p. 249.
  4. ^ Hitler
  5. ^ Il capo dei fascisti britannici, peraltro parente di Churchill
  6. ^ Si pensi al ruolo cruciale giocato dal duca di Marlborough nella Guerra di successione spagnola o a Lord Castlereagh nelle Guerre napoleoniche e al Congresso di Vienna
  7. ^ Martin Gilbert ha calcolato che fino al 1945 Churchill aveva ricoperto incarichi di governo esattamente per 28 anni e mezzo. Cfr. Gilbert, p. 110
  8. ^ Attraverso Catherine Carey, figlia illegittima di Enrico VIII e Maria Bolena, sorella di Anna e antenata di Dorothy Sidney, moglie di Henry Spencer, I conte di Sunderland
  9. ^ "Dove l'orgoglio dell'intelletto si accoppia all'arcaismo dell'anima e alla costrizione, interviene il demonio." Cfr. Thomas Mann 1945
  10. ^ Nota in Italia per la sua burrascosa e intensa relazione sentimentale con Gianni Agnelli, durata dal 1948 al 1952.
  11. ^ Convertitasi più tardi al cattolicesimo, riuscì a ottenere l'annullamento del matrimonio. (Bedell Smith, Reflected Glory. The Life of Pamela Churchill Harriman, Ed. Simon and Schuster, 1996)

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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