Winston Churchill

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« Era come se tutta la mia vita fosse stata una lunga preparazione a quel momento[1] »

(Winston Churchill dopo la sua nomina a Primo ministro il 10 giugno 1940)
Winston Churchill
Sir Winston Churchill - 19086236948.jpg

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 10 maggio 1940 –
26 luglio 1945
Monarca Giorgio VI
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Clement Attlee

Durata mandato 26 ottobre 1951 –
7 aprile 1955
Monarca Giorgio VI
(fino al 6 febbraio 1952)
Elisabetta II
(dal 6 febbraio 1952)
Predecessore Clement Attlee
Successore Sir Anthony Eden

Cancelliere dello Scacchiere
Durata mandato 6 novembre 1924 –
4 giugno 1929
Capo del governo Stanley Baldwin
Predecessore Philip Snowden
Successore Philip Snowden

Segretario di Stato per gli Affari Interni
Durata mandato 19 febbraio 1910 –
24 ottobre 1911
Capo del governo Herbert Henry Asquith
Predecessore Herbert Gladstone
Successore Reginald McKenna

Leader del Partito Conservatore
Durata mandato 9 novembre 1940 –
6 aprile 1955
Predecessore Neville Chamberlain
Successore Anthony Eden

Dati generali
Suffisso onorifico KG OM CH TD FRS PC (Can)
Partito politico Partito Conservatore (1900-04; 1924-64)
Partito Liberale (1904-24)
Università Harrow School, Royal Military Academy Sandhurst
Firma Firma di Winston Churchill
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la letteratura 1953

Sir Winston Leonard Spencer Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874Londra, 24 gennaio 1965) è stato un politico, storico, giornalista e militare britannico.

È stato primo ministro del Regno Unito dal 1940 al 1945 e nuovamente dal 1951 al 1955. È stato inoltre membro del Parlamento dal 1900 al 1922 e dal 1924 al 1964, rappresentando nel corso della sua carriera cinque diversi collegi. Come primo ministro, è noto per aver guidato il Regno Unito alla vittoria nella seconda guerra mondiale; fu anche leader del Partito conservatore per quindici anni, dal 1940 al 1955.

Churchill nacque in una famiglia aristocratica, figlio di Lord Randolph Churchill, importante statista conservatore; arruolatosi nell'esercito britannico, combatté in India, nella guerra mahdista in Sudan e nella seconda guerra boera, ottenendo fama per le sue corrispondenze giornalistiche e per i libri di memorie sulle campagne a cui aveva preso parte. Entrato in politica agli inizi del XX secolo, ricoprì incarichi ministeriali nel governo liberale presieduto da Herbert Henry Asquith e, insieme con il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George, svolse un'intensa attività riformatrice in campo sociale. Nominato Primo Lord dell'Ammiragliato, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale dovette abbandonare il governo in seguito all'esito disastroso della campagna di Gallipoli, della quale era stato il principale promotore; nel 1916, caduto Asquith, Churchill tornò a importanti incarichi di governo nel nuovo gabinetto di David Lloyd George. Dopo la guerra ottenne la carica di Cancelliere dello Scacchiere del nuovo governo presieduto da Stanley Baldwin (1924-1929) e si fece promotore di una politica deflazionistica, restaurando la parità aurea della sterlina ai livelli pre-bellici.

Escluso da incarichi governativi durante gli anni 1930, Churchill divenne una delle voci più critiche riguardo alla Germania nazista, guidando la campagna per il riarmo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale divenne nuovamente Primo Lord dell'Ammiragliato, ma in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain nel maggio 1940 venne nominato Primo ministro. I suoi discorsi e trasmissioni radiofoniche furono decisivi nel sostenere la resistenza britannica, specialmente nel difficile periodo 1940-1941 quando il Commonwealth e l'Impero britannico si trovarono a fronteggiare da soli la minaccia nazista. Churchill guidò poi il Regno Unito durante l'intero conflitto e nei mesi successivi alla resa tedesca. In seguito alla sconfitta dei Conservatori nelle elezioni del 1945, Churchill divenne leader dell'opposizione mantenendo comunque un grande prestigio internazionale; nel 1946 pronunciò a Fulton il famoso discorso sulla "Cortina di Ferro", che convenzionalmente segna l'avvio della Guerra fredda. Rieletto primo ministro nel 1951, il suo secondo mandato fu dominato da problemi di politica estera come l'insurrezione comunista in Malesia, la Rivolta dei Mau-Mau in Kenya, la guerra di Corea e il colpo di stato iraniano del 1953. Churchill si dimise dalla carica nel 1955, rimanendo comunque parlamentare fino al 1964. Alla sua morte la Regina gli concesse gli onori del funerale di stato, al quale parteciparono un gran numero di statisti.

Per l'attività di storico e scrittore portata avanti durante tutta la vita ricevette anche il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953. Protagonista di prima piano delle vicende politiche britanniche e internazionali per oltre cinquant'anni, Churchill è tra le figure più significative del XX secolo. La sua memoria rimane oggetto di elogi e critiche e il dibattito intorno alla sua complessa eredità resta acceso[2].

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e istruzione (1874-1895)[modifica | modifica wikitesto]

Blenheim Palace, dimora avita dei Marlborough e luogo di nascita di Churchill
Lord Randolph Churchill e Jennie Jerome fidanzati. Parigi, 1874

Churchill nacque nella dimora avita della famiglia paterna, Blenheim Palace nell’Oxfordshire, il 30 novembre 1874[3][4][5]. Diretto discendente dei duchi di Marlborough, il suo casato apparteneva ai massimi ranghi dell’aristocrazia britannica[6][7]. Discendendo dai Duchi di Marlborough, Winston Churchill è legato da una lontana parentela a Diana Spencer, Principessa del Galles (1961-1997), consorte sino al 1996 di Carlo, principe di Galles, figlio della Regina Elisabetta II. Il nonno paterno, John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough, era stato per dieci anni parlamentare per il Partito conservatore e ministro nel governo di Benjamin Disraeli[8]. Suo padre Lord Randolph Churchill, era stato eletto Membro del Parlamento per Woodstock nel 1873[9][10]. Attraverso la nonna paterna, lady Frances Anne Vane-Tempest-Stewart Churchill era pronipote del celebre statista irlandese lord Castlereagh, l'artefice dell'Europa post-napoleonica al Congresso di Vienna[11]. Dalla stessa linea Churchill poteva vantare anche avi italiani delle famiglie fiorentine dei Guicciardini e degli Strozzi, in particolare dal fratello di Francesco Guicciardini Jacopo, che era stato ambasciatore di Firenze in Inghilterra nel XVI secolo[12]. La madre, Jennie Jerome era americana, figlia di Leonard Jerome, un facoltoso uomo d’affari di New York nonché proprietario del New York Times[13][14]; anche il nonno materno era stato attivo politicamente come acceso sostenitore di Abraham Lincoln attraverso i suoi giornali[15]. I genitori di Winston si incontrarono per la prima volta nell’agosto 1873 ad una regata sull’Isola di Wight, quando furono presentati dal Principe di Galles, amico di entrambi[16]. Jennie e Randolph si fidanzarono dopo appena tre giorni, ma il matrimonio fu ritardato a causa delle diatribe dei suoceri sull’ammontare della dote[17]. La coppia si sposò infine nell’aprile 1874 all’ambasciata britannica a Parigi[18]. Il primogenito nacque meno di otto mesi dopo le nozze; il bambino venne battezzato “Winston Leonard”, in onore del capostipite della schiatta, padre del celebre condottiero John Churchill, chiamato anch’egli Winston, e del nonno materno, Leonard Jerome[19]. Secondo il biografo William Manchester egli era stato concepito prima del matrimonio[20], ma altri autori hanno sostenuto che fosse nato prematuro a causa di una caduta da cavallo della madre[21]. Quando gli fu chiesto delle circostanze della sua nascita, Churchill rispose: “Sebbene fossi presente all’occasione, non ricordo bene gli eventi che mi ci portarono[22].

Churchill all'età di sette anni, nel 1881

Nel 1877 il duca di Marlborough venne nominato Viceré d’Irlanda e Lord Randolph divenne il suo segretario privato; pertanto, l’intera famiglia Churchill si trasferì a Dublino[23][24]. Qui, nel 1880 nacque il secondo figlio della coppia, John Strange Spencer-Churchill detto “Jack”[25]. Secondo le sorelle di Jennie il vero padre del bambino era Evelyn Boscawen[26] ma tale insinuazione, dettata forse dalla gelosia delle sorelle per Jennie, è stata confutata dagli storici[27]. Durante gli anni ’80 comunque i genitori di Churchill si estraniarono sempre più e la madre cominciò a frequentare vari amanti[28]. Il piccolo Winston non ebbe in pratica alcuna relazione con il padre, mentre riguardo alla madre più tardi ricordò: “La amavo, ma a distanza[29][30]. Molti anni più tardi, mentre Londra veniva bombardata dalla Luftwaffe, l’unico oggetto prezioso che Churchill portò nel bunker fu un ritratto di Jennie realizzato da John Singer Sargent[31]. Con il fratello, che visse sempre nella sua ombra, i rapporti rimasero invece molto stretti e affettuosi per tutta la vita, fino alla morte di Jack nel 1947[32]. A Dublino Churchill ricevette i primi insegnamenti di lettura e aritmetica da una governante[33], mentre lui e il fratello vennero accuditi dalla tata Elizabeth Everest, alla quale Winston rimase devotissimo per tutta la vita[34]. Nella sua autobiografia “My Early Life” (La mia giovinezza) scrisse a proposito della Everest: “Per tutta la mia infanzia e adolescenza è stata la mia più cara amica e confidente[35].

Lady Randolph Churchill con i figli John (a sinistra) e Winston (a destra) nel 1889

All’età di sette anni, Churchill venne mandato alla St. George’s School di Ascot, ma odiò la scuola, ebbe voti mediocri e fu indisciplinato[36]. I genitori si erano nel frattempo trasferiti a Connaught Place a Londra, dove Churchill li visitava regolarmente, mentre nello stesso periodo fu portato nella sua prima vacanza all’estero, nella località termale di Bad Gastein in Austria-Ungheria[37]. A causa della salute precaria, nel settembre 1884 fu trasferito alla Brunswick School di Hove nel Sussex dove i suoi risultati migliorarono, ma la condotta rimase indisciplinata[38]. A malapena passò gli esami di ammissione per la prestigiosa Harrow School dove si iscrisse nell’aprile 1888[39]. Qui il rendimento rimase alto, eccelse soprattutto in storia, ma gli insegnanti lamentavano la sua mancanza di puntualità e precisione[40]. Scrisse anche poesie e lettere che furono pubblicate nel giornale della scuola, l’Harrovian, vincendo anche una competizione di scherma[41]. Il padre aveva deciso che il giovane Churchill dovesse intraprendere la carriera militare, quindi trascorse gli ultimi tre anni ad Harrow nei corsi preparatori per l’accademia; superò gli esami finali con voti bassi[42]. Nel gennaio 1893, durante una vacanza a Bournemouth, cadde e rimase incosciente per tre giorni[43]. Nel marzo dello stesso anno lavorò brevemente in una scuola serale a South Kensington[44], prima di trascorrere le vacanze in Svizzera e Italia[45]. Dopo due tentativi respinti, fu infine ammesso all’Accademia militare di Sandhurst, dove fu accettato come cadetto in cavalleria, cominciando i corsi nel settembre 1893[46][47]. Nell’agosto 1894 Churchill e il fratello trascorsero le vacanze in Belgio[48] e durante il tempo libero a Londra si unì alle proteste per la chiusura dell’Empire Theatre, del quale era un assiduo frequentatore[49]. I corsi a Sandhurst terminarono dopo quindici mesi e Churchill si diplomò nel dicembre 1894, con ottimi risultati[50], particolarmente nell’equitazione[51][52]. Poco dopo tuttavia il padre, Lord Randolph Churchill, morì per cause mai del tutto chiarite, probabilmente di sifilide o per un cancro al cervello[53]. Winston rimase molto scosso per la morte del genitore, ricavandone la convinzione che anche lui avrebbe avuto il destino di morire giovane[54].

Cuba, India e Sudan (1895-1899)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill in uniforme, 1895

Nel febbraio 1895 Churchill fu assegnato al IV reggimento Ussari dell’Esercito britannico, di stanza ad Aldershot[55]. Lo stipendio ammontava a 150 sterline all’anno, ben al di sotto del suo tenore di vita[56]. Nel luglio dello stesso anno, Churchill fece ritorno a Londra per organizzare i funerali della sua vecchia tata Everest, che pagò personalmente[57]. Ansioso di partecipare ad azioni militari, sfruttò l’influenza della madre per farsi assegnare in zone di guerra[58]. Nell’autunno del 1895 partì per Cuba insieme a Reginald Barnes, per assistere alla guerra d’indipendenza che l’isola stava combattendo contro la Spagna. Qui si unì alle truppe spagnole come corrispondente di guerra e fu testimone di vari scontri con i ribelli indipendentisti[59]. Da Cuba Churchill riportò anche una delle passioni che l’avrebbero distinto negli anni successivi, quella per il sigaro, che lo accompagnerà fino alla morte[60]. Terminata questa esperienza trascorse un periodo di soggiorno negli Stati Uniti, il paese di sua madre, dove fece la conoscenza di Bourke Cockran, famoso uomo politico e oratore del tempo, che ebbe notevole influenza sul giovane Winston[61]. Churchill ammirava gli Stati Uniti, e scrisse a suo fratello che erano “davvero un grande paese”, dicendo anche alla madre: “che grande popolo sono gli americani![62].

La battaglia di Omdurman a cui Churchill prese parte in una carica di cavalleria

Al seguito degli Ussari Churchill giunse a Bombay nell’India britannica, nell’ottobre 1896[63]. Presto trasferito a Bangalore, prese alloggio in un Bungalow con l’amico Barnes[64]. Descrisse l’India come “Una terra di noiosi snob senza Dio”[65]; Churchill rimase di stanza a Bangalore per diciannove mesi, facendo frequenti visite a Calcutta, spedizioni nello Hyderabad e due visite in licenza in Gran Bretagna[66]. Ritenendo di aver ricevuto una scarsa educazione, Churchill cominciò in questo periodo a studiare da autodidatta, leggendo opere di Platone, Adam Smith, Charles Darwin ed Henry Hallam[67]. Ebbero particolare influenza su di lui il Declino e caduta dell'impero romano di Edward Gibbon, il “Martirio dell’uomo” di William Winwood Reade, un’opera storica di impronta materialista e darwinista che influenzò l'agnosticismo di Churchill, oltre alle opere del famoso storico Whig Thomas Babington Macaulay[68]. Interessato sin d’allora di politica[69], nelle lettere private si definiva “un liberale in tutto tranne che nel nome”, aggiungendo però che non poteva sostenere il Partito liberale a causa del suo sostegno all’Home rule per l’Irlanda[70]. Piuttosto, si definiva un aderente dell’ideologia della c.d. Tory democracy, della quale già il padre era stato tra i principali esponenti[71]. In questa veste, durante una delle visite in patria, tenne il suo primo discorso pubblico a Bath ad un raduno della “Primrose League” (“Lega della Primula”), un’organizzazione militante fondata dal padre anni prima a sostegno dell’ala “uninazionale” dei Tories[72]. Churchill espresse in questo periodo una miscela di istanze conservatrici e riformiste allo stesso tempo: si dichiarò ad esempio in favore di un sistema di istruzione pubblico e laico, ma allo stesso tempo si oppose al suffragio femminile, definendo le SuffragetteUn movimento ridicolo[73]. Il biografo Keith Robbins ha sostenuto che fu in questo periodo che Churchill formò gran parte del proprio pensiero politico[74].

La copertina di "The River War", 1899

In India, Churchill decise di unirsi al Corpo di Spedizione del Malakand, comandato da Bindon Blood nella campagna contro i ribelli Pashtun della tribù Mohmand nella Valle di Swat in India nord-occidentale[75]. Per poter partecipare alla campagna dovette accreditarsi come corrispondente di guerra per il “The Pioneer” e per il “Daily Telegraph[76]. Nelle lettere ai familiari descrisse come fosse pratica di entrambi gli schieramenti massacrare i feriti dopo gli scontri, ma non ne fece cenno nelle sue corrispondenze giornalistiche[77]. Rimase al seguito dell’esercito per sei settimane prima di fare ritorno a Bangalore nell’ottobre 1897[78]. Qui scrisse il suo primo libro, “The story of the Malakand Field Force”, relativo alla campagna appena trascorsa, che fu poi pubblicato da Longman e ricevette un’ottima accoglienza[79]. Nello stesso periodo scrisse anche un romanzo a chiave dal titolo “Savrola”, ambientato in un immaginario regno balcanico, che fu pubblicato a puntate sul Macmillan’s Magazine tra maggio e dicembre 1899, prima di apparire in forma di libro[80].

Nel 1898, mentre soggiornava ancora a Bangalore, Churchill esplorò la possibilità di unirsi alle forze di Lord Kitchener che stavano per cominciare la campagna sudanese contro gli insorti del Mahdi[81]. Kitchener fu inizialmente reticente, sostenendo che Churchill fosse solo in cerca di fama e di medaglie[82]. Dopo aver passato del tempo a Calcutta, Meerut e Peshawar, nel giugno del 1898 Churchill fece ritorno in patria[83]. Qui fece uso dei suoi contatti, tra cui il primo ministro Lord Salisbury, vecchio collega del padre, per farsi assegnare al corpo di spedizione sudanese[84]. In cambio accettò di scrivere degli articoli di corrispondenza per il Morning Post[85]. Partì quindi per l’Egitto, dove si unì al XXI Lanceri al Cairo prima di risalire il Nilo verso sud alla volta del Sudan. Qui prese parte alla famosa Battaglia di Omdurman, nella quale le forze del Mahdi (messia islamico) Abd Allah al-Ta'aysh subirono una decisiva sconfitta[86][87]. Nei suoi articoli, Churchill espresse giudizi molto critici sul comportamento di Kitchener verso i feriti, e soprattutto sulla profanazione della tomba del Mahdi da lui ordinata[88]. Per questo Kitchener odiò Churchill[89], un'ostilità le cui conseguenze si sarebbero viste molti anni dopo. In seguito alla battaglia, Churchill donò una parte di pelle del suo petto perché fosse trapiantata a un commilitone ferito[90]. Tornato in Gran Bretagna in ottobre, pubblicò un’altra opera, intitolata “The River War” (“La guerra sul fiume”), dedicata alla campagna del Sudan[91].

Prime esperienze politiche e Guerra Boera (1899-1900)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill a cavallo durante la guerra boera, 1899

Avendo preso la decisione di intraprendere una carriera parlamentare, Churchill approfondì i suoi contatti politici e tenne comizi a tre riunioni del Partito conservatore. In questo periodo conobbe anche il suo primo amore, Pamela Plowden; anche se la relazione non durò a lungo, i due rimasero amici per il resto della vita[92]. In dicembre fece ritorno in India per tre mesi, dove coltivò assiduamente la sua passione per il polo[93]. Durante la permanenza a Calcutta fu ospite del Viceré George Nathaniel Curzon[94]. Durante il viaggio di ritorno in Gran Bretagna soggiornò all’Hotel Savoy del Cairo, dove fece la conoscenza del Khedivè Abbas II[95], prima di tornare in patria in aprile. Qui si concentrò nuovamente sulla politica, partecipando ad incontri di partito e ad eventi mondani, come le cene a casa Rothschild[96]. Fu scelto come candidato per le elezioni suppletive del giugno 1899 ad Oldham nel Lancashire[97]. Sebbene il seggio fosse stato in precedenza tenuto dai Conservatori, i Liberali ottennero una vittoria di misura[98]. Churchill raccolse 11.477 voti contro i 12.770 del candidato liberale Walter Runciman[99]; questi, rivolgendosi al rivale commentò: “Non si preoccupi, non credo che questa sia l’ultima volta che il Paese sentirà parlare di noi[100].

Churchill tiene un discorso a Durban dopo la fuga dalla prigionia, 1899

Avendo avuto presentimento dello scoppio della Seconda guerra boera, Churchill salpò da Southampton per il Sudafrica come corrispondente per il Daily Mail e il Morning Post[101]. Sbarcato a Cape Town raggiunse il fronte a Ladysmith, allora assediata dalle truppe boere[102]. Tra i corrispondenti di guerra britannici era presente anche la zia di Churchill, lady Sarah Wilson, una delle prime donne della storia ad aver svolto questa professione[103]. Durante un viaggio in treno verso Colenso, nella provincia del KwaZulu-Natal, il convoglio venne attaccato dai boeri e Churchill fu catturato e internato in un campo di prigionia a Pretoria[104]. Tuttavia in dicembre, Churchill e altri due prigionieri riuscirono a evadere attraverso i bagni del campo. Si nascose dapprima in un treno abbandonato e poi in una miniera appartenente a un simpatizzante dei britannici. Ricercato dai boeri, Churchill riuscì infine a nascondersi su un convoglio che lo portò al sicuro nell’Africa Orientale Portoghese (odierno Mozambico)[105].

Da qui si imbarcò per Durban, dove scoprì che la sua evasione lo aveva reso famoso[106]. Invece di tornare in patria, Churchill preferì essere assegnato come tenente nel reggimento dei South African Light Horse e in questa veste si unì alle truppe del generale Redvers Buller che sconfissero i boeri a Ladysmith e presero Pretoria[107], segnando la vittoria britannica nel conflitto. Nei suoi scritti durante la campagna, Churchill criticò aspramente l’ostilità britannica verso i boeri, invocando invece un trattamento generoso degli sconfitti e una pace rapida[108]. Churchill e suo cugino, il duca di Marlborough, entrarono a Pretoria alla testa delle truppe britanniche e ottennero la resa di 52 guardie boere dei campi di prigionia[109]. Dopo la vittoria, Churchill tornò a Cape Town e da lì, in luglio, salpò per il Regno Unito[110]. Nel maggio, quando ancora era in Sudafrica, i suoi dispacci al Morning Post furono pubblicati con il titolo “London to Ladysmith via Pretoria” (Da Londra a Ladysmith via Pretoria), che ottenne un buon successo di vendite[111].

Primi anni di carriera politica (1900-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939).

Dall'ingresso in Parlamento alla Prima guerra mondiale (1900-1914)[modifica | modifica wikitesto]

Forte della popolarità conseguita nel conflitto sudafricano, Churchill venne eletto per il seggio di Oldham alle Elezioni generali del 1900, le ultime dell’età vittoriana, nota anche come “Khaki election” (elezione khaki), per il decisivo vantaggio dato ai Tories dalla vittoria nella guerra boera[112]. Tuttavia, Churchill non prese parte alla cerimonia di apertura del Parlamento del dicembre 1900, ma si dedicò a un tour di conferenze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Grazie al successo del tour di conferenze negli Stati Uniti e alla prolifica attività di collaborazione con giornali e riviste Churchill riuscì a guadagnare la somma di 10.000 sterline, equivalenti a circa 500.000 sterline nel 2001[113]. All’epoca i parlamentari non percepivano alcun compenso e Churchill non aveva ereditato quasi nulla alla morte del padre, poiché questi aveva perso gran parte del suo patrimonio[114]. Churchill prese infine possesso del suo seggio nel febbraio 1901.

In Parlamento, Churchill si unì a un gruppo di giovani deputati conservatori il cui leader era Lord Hugh Cecil, figlio del primo ministro Lord Salisbury. Da lui il gruppo prese il nome di “Hughligans”. Il primo intervento parlamentare di Churchill fu un duro attacco al Segretario di Stato per la Guerra St. John Brodrick, che aveva proposto di aumentare gli effettivi dell’esercito a sei corpi d’armata, tre dei quali da stanziare all’estero. Churchill aveva preparato con cura il suo intervento per sei settimane e parlò per un’ora senza appunti. L’intervento mostrò abilità retoriche notevoli e fu subito paragonato alle famose allocuzioni del padre[115].

I "Gemelli terribili" (Terrible Twins) Lloyd George e Churchill nel 1907

A partire dal 1903 Churchill cominciò ad allontanarsi dai conservatori. In particolare, si oppose al leader dei Liberali Unionisti Joseph Chamberlain, vecchio amico e alleato politico del padre, il cui partito era in coalizione con i Tories. Chamberlain propose un vasto piano di tariffe protezioniste per preservare il primato dell’industria britannica davanti all’emergente concorrenza tedesca e americana[116]. Churchill allora e in seguito fu invece un sostenitore del libero commercio[117]. Quando gli attacchi alle politiche protezioniste dei conservatori e di Chamberlain si moltiplicarono, fu sfiduciato dal suo stesso collegio. Oldham era infatti un importante centro dell’industria tessile e gli elettori locali erano favorevoli alle politiche protezioniste sostenute da Chamberlain e dagli Unionisti, che prevedevano dazi sui prodotti tessili stranieri. Churchill continuò comunque a sedere in Parlamento per Oldham fino alle successive elezioni[118].

Passato ufficialmente ai liberali dopo la Pasqua del 1904, quando il partito giunse al governo nel dicembre 1905, con il primo ministro Henry Campbell-Bannerman Churchill ottenne il suo primo incarico ministeriale come Sottosegretario alle Colonie[119]. In questa veste, Churchill si occupò da subito di questioni di grande rilievo, come l’adozione di una nuova costituzione per le repubbliche boere del Transvaal e dell’Orange e con lo scandalo del lavoro forzato degli immigrati cinesi nelle miniere sudafricane[120].

Dopo le elezioni generali del 1906, vinte a schiacciante maggioranza dai liberali, Churchill venne nominato Ministro del Commercio (President of the Board of Trade). In questo nuovo incarico, unitamente al Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George promosse molte riforme sociali, come l'istituzione del salario minimo e il limite della giornata lavorativa a otto ore per i minatori, influenzato anche da William Beveridge, da lui chiamato a collaborare nel Board of Trade[121].

Astro in ascesa della politica britannica, Churchill divenne nel 1910 Ministro dell'Interno. Quando, nello stesso anno, ebbero luogo gli scioperi di minatori nel Galles, Churchill, nonostante la persistente leggenda, impedì all'esercito di intervenire, venendo per questo criticato dai giornali conservatori come il Times[122]. Nel 1911, prese l'inusuale decisione di presenziare personalmente all'Assedio di Sidney Street, un'operazione di polizia contro una banda di rapinatori. Anche in quest'occasione la sua decisione sollevò numerose critiche[123]. Come Ministro dell'Interno, Churchill si dedicò anche ad un'ampia riforma del sistema penale che aveva come obiettivo la riduzione del numero dei detenuti[124].

Passato all'Ammiragliato nel 1911, l'anno della Crisi di Agadir, Churchill si dedicò da subito ad un ampio programma di ammodernamento della Royal Navy, per mantenere la superiorità rispetto alla Germania. Predispose il varo di nuove classi di navi, come la Queen Elizabeth e la Arethusa. In questo contesto, promosse anche la modifica dei motori delle navi militari da combustibile a carbone in quelli a petrolio, il che rese necessario garantire un rifornimento continuo di questa materia prima[125]. A questo scopo, Churchill negoziò e fece approvare alla Camera dei Comuni un contratto di acquisto da parte dello Stato della quota del 51 per cento della Anglo-Persian Oil Company, con diritto di utilizzazione di tutto il petrolio estratto dalla compagnia[126].

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Churchill (al centro) al comando del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers, 1916

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Churchill rimase a capo della Marina britannica. L'eventi più noto e controverso di questo periodo fu la fallita Campagna di Gallipoli, della quale Churchill fu promotore insieme all'ammiraglio John Fisher e al generale Kitchener[127]. L'operazione aveva l'obiettivo di eliminare le difese turche nello Stretto dei Dardanelli per consentire alle truppe da sbarco britanniche, australiane e francesi di raggiungere Costantinopoli e unirsi così all'esercito russo. La flotta predisposta per l'azione non riuscì tuttavia ad annientare le difese dei turchi e Churchill, essendo il ministro responsabile, venne considerato il colpevole dell'insuccesso[128]. Per questo, nel 1915, anche su forte pressione dei conservatori, dovette dare le dimissioni[129].

Churchill a questo punto riprese servizio nell'esercito, pur rimanendo parlamentare, come tenente colonnello del VI battaglione dei Royal Scots Fusiliers. Durante il suo periodo al comando Churchill e il suo battaglione furono di stanza a Ploegsteert, ma non presero parte ad azioni sul campo[130]. Churchill mostrò interesse per le condizioni dei suoi uomini, emanando severe disposizioni igieniche e deplorando gli assalti frontali che portavano a carneficine inutili[131]. Schieratosi all'opposizione del nuovo governo, il 7 marzo 1916 tenne un discorso in cui attaccava il nuovo Primo Lord dell'Ammiragliato Arthur Balfour e chiedeva il ritorno di Fisher[132]. Il 3 maggio il suo battaglione venne accorpato alla XV divisione e Churchill, deciso a rientrare in politica a tempo pieno, chiese di essere congedato.

Churchill divenne Ministro degli Approvvigionamenti nel nuovo governo di Lloyd George. Da poco entrato in carica, presentò alla Camera un disegno di legge che tutelava particolarmente le libertà sindacali dei lavoratori dell'industria bellica, dichiarando che senza il loro appoggio la guerra non poteva essere vinta[133]. Churchill fu un abile organizzatore, e riuscì ad aumentare notevolmente la produzione di armamenti nella fase finale del conflitto, dando un grande vantaggio materiale agli Alleati di fronte ad un'esausta Germania[134]. Quando nel marzo del 1917 cominciò l'ultima disperata offensiva tedesca Churchill rappresentò il coordinamento tra il Governo britannico e i comandi francesi[135]. Dopo la vittoria alleata, Churchill consigliò di essere moderati nella pace con la Germania sconfitta, soprattutto per evitare lo scoppio di una rivoluzione comunista nel Paese[136].

Nel dopoguerra (1919-1922)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 dopo le elezioni generali del 1918 che assegnarono una vittoria schiacciante alla coalizione di Lloyd George, Churchill divenne Ministro della Guerra e dell'Aviazione, unendo i due dipartimenti in precedenza autonomi. Il suo primo incarico fu quello di organizzare la smobilitazione dei combattenti. Churchill dispose che la priorità venisse data ai veterani che avevano servito più a lungo[137]. Fu anche il principale artefice della c.d. "Regola dei dieci anni" (Ten Years Rule), la quale prevedeva che il Tesoro avrebbe assunto il controllo delle spese della Difesa per i successivi dieci anni, sulla base del fatto che in tale periodo non ci sarebbero stati nuovi conflitti europei su larga scala[138].

Uno degli episodi che maggiormente segnarono il suo mandato al War Office fu l'Intervento alleato nella rivoluzione russa. Churchill era un accanito sostenitore dell'intervento, avendo dichiarato che il Bolscevismo andava "strangolato nella culla"[139]. Si assicurò, contro un Gabinetto diviso e incerto la prosecuzione e l'intensificazione dell'intervento britannico, contro il parere della maggioranza dei gruppi parlamentari e l'ostilità aperta del Partito laburista[140][141]. Anche dopo che Lloyd George impose il ritiro britannico dall'Europa orientale, Churchill fece inviare armi e munizioni ai polacchi impegnati in guerra contro i bolscevichi (guerra conclusasi vittoriosamente con la Battaglia di Varsavia)[142]. La sua decisa attività anticomunista portò ad una rottura con Lloyd George che non si sarebbe mai rimarginata, a critiche dalla stampa e a ulteriore ostilità dei laburisti[143]. Quando nel 1920 scoppiò un'insurrezione dei curdi in Iraq, Churchill autorizzò espressamente l'uso di gas non letali[144] per disperdere gli insorti.

Churchill a Gerusalemme con Herbert Samuel nel 1921

Geopolitica mediorientale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Ministro delle Colonie (1921-1922).

Nel 1921 Churchill divenne Segretario di Stato per le Colonie. I due principali eventi che caratterizzarono il suo mandato furono la firma del Trattato anglo-irlandese del 1921 e la definizione del nuovo assetto del Medio Oriente alla Conferenza del Cairo dello stesso anno. Alla conferenza parteciparono il colonnello Lawrence (Lawrence d'Arabia), Gertrude Bell, Hugh Trenchard, sir John Salmond e sir Percy Cox[145]. Nei preliminari dell'incontro, Churchill aveva incontrato delegati sia degli arabi che del Jewish National Council.

La conferenza presieduta da Churchill fu alla base dell'assetto politico del Medio Oriente ancora esistente ad un secolo di distanza. Il Libano e la Siria, definiti nei loro confini attuali, rimasero sotto mandato francese. Vennero anche tracciati i confini dell'Iraq, unendo i precedenti Vilayet ottomani di Bassora, Baghdad e Mosul[146], e della Giordania, affidati rispettivamente ai fratelli Faysal e Abdullah della Dinastia hashemita, imparentata con Maometto. In particolare, Churchill fu il principale artefice della Giordania attuale e tracciò personalmente a penna il confine tra Giordania e Arabia Saudita, detto per questo "Winston's Hiccup" (Il singhiozzo di Winston)[147]. Il padre dei due nuovi sovrani, lo sceriffo Husayn di La Mecca divenne Re dello Hejaz e Abdul Aziz ibn Saud, fondatore della Dinastia Saudita, vide riconosciuto il suo controllo sulla regione del Najd, strappata agli ottomani[146], nucleo dell'attuale Arabia Saudita.

Il "singhiozzo di Winston", la linea di confine tra Giordania e Arabia Saudita

L'obiettivo che Churchill si prefiggeva di raggiungere tramite la Conferenza era quello di conciliare le promesse fatte dalla Gran Bretagna durante la guerra agli arabi e agli ebrei, oltre al fatto di stabilire un assetto del Medio Oriente che garantisse la sicurezza del collegamento tra il Mar Mediterraneo e l'India britannica[148]. In particolare, la Giordania fu una creatura puramente churchilliana, scorporata da Churchill dal territorio originariamente destinato al protettorato palestinese allo scopo di mantenere le promesse fatte allo sceriffo Husayn di affidare agli Hashemiti un ruolo guida degli arabi liberati dal giogo ottomano[148]. All'interno del territorio giordano Churchill pose anche il porto Aqaba, di fondamentale importanza strategica per il controllo del Mar Rosso e del Canale di Suez.

Nel 1922 Herbert Samuel e altri funzionari del Colonial Office, su incarico di Churchill, redassero il documento noto come Churchill White Paper (Libro Bianco di Churchill). In esso si stabilivano i principi operativi che avrebbero dovuto guidare lo stabilimento del "focolare" nazionale ebraico in Palestina, in un senso che, sebbene ribadisse il contenuto della dichiarazione Balfour, ne limitava allo stesso tempo la portata pratica[149]. La "Jewish National Home" non veniva intesa come uno Stato ebraico indipendente, ma semplicemente come un "centro culturale e spirituale per il popolo ebraico"[149]. Inoltre, vi si dichiarava che l'immigrazione ebraica avrebbe dovuto essere compatibile con "la capacità economica del Paese" di assorbirla[150]. Nonostante questa formulazione di compromesso con le istanze arabe, essa venne rigettata dai rappresentanti arabi, mentre le organizzazioni sioniste vi avevano aderito[150].

Nonostante la sua personale simpatia andasse al sionismo, movimento laico e "occidentale", piuttosto che ai musulmani (da lui ritenuti fanatici integralisti[148]), Churchill tentò sempre di mantenere una politica di equidistanza rispetto alle parti, cercando di venire incontro, per quanto possibile, alle preoccupazioni arabe[150]. In questo contesto si inserisce anche la creazione dello stato giordano, malvista dai sionisti più intransigenti, che voleva essere un segno della buona volontà britannica verso gli arabi[151]. Fu sempre suo convincimento, ribadito anche negli anni '30, quando fu uno dei consulenti della Commissione Peel, che lo sviluppo economico della Palestina favorito dall'immigrazione ebraica avrebbe a poco a poco stemperato le ostilità arabe[148].

Trattato anglo-irlandese (1922)[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo, Churchill fu anche protagonista della soluzione del conflitto irlandese. Nel novembre 1921 incontrò più volte i delegati del Sinn Féin Arthur Griffith e Michael Collins per definire le clausole del Trattato anglo-irlandese. Infatti Lloyd George, conoscendo le sue abilità di negoziatore, aveva affidato a Churchill la conduzione le trattative[152]. Il trattato venne firmato alle tre del mattino del 6 dicembre, nell'abitazione di Churchill a Londra[153]. Quando gli irriducibili dell'IRA rifiutarono la firma del trattato, Churchill sostenne le forze armate del neonato Stato Libero d'Irlanda a reprimere le insurrezioni, schierandosi con Michael Collins[154].

Ritorno al partito conservatore[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1922 Churchill venne operato per un'appendicite e rimase al di fuori dei rivolgimenti politici del periodo. I conservatori, nel corso di una riunione nella loro sede, il Carlton Club, guidati da Stanley Baldwin decisero di abbandonare la coalizione con Lloyd George, nonostante la contrarietà di Arthur Balfour, costringendolo a dimettersi e a indire le elezioni per il 15 novembre[155]. Essendo ancora convalescente Churchill non poté prendere parte alla campagna elettorale, sebbene la moglie Clementine si recasse a Dundee al suo posto, ma in generale in sua assenza la campagna fu mal condotta[156]. Il risultato fu che il voto si disperse e Churchill arrivò quarto nella competizione (solo i primi due venivano eletti)[157].

Nel novembre del 1923 il premier conservatore Stanley Baldwin indisse nuove elezioni. Churchill si gettò nuovamente nella mischia come candidato liberale, denunciando vigorosamente il programma protezionista presentato da Baldwin[158]. Candidatosi per il seggio di Leicester subì una sconfitta di misura e le elezioni videro un arretramento dei conservatori che persero un centinaio di seggi[159]. A questo punto Asquith, che aveva riconquistato l'appoggio della maggior parte dei liberali, portò il suo partito all'alleanza con i laburisti, mossa che Churchill criticò aspramente. Il sostegno ai laburisti allontanò sempre più Churchill dai liberali, ormai marginali, portandolo ai rientrare in seno ai Tories. Accettò quindi la candidatura a un seggio conservatore sicuro a Epping nell'Essex[160]. Alle elezioni del successivo 29 ottobre, alle quali Churchill si era presentato come "costituzionalista indipendente", i conservatori ottennero una maggioranza schiacciante con 419 seggi contro i 151 dei laburisti e appena 40 liberali[161]. Stanley Baldwin, nuovamente Primo ministro, nominò Churchill Cancelliere dello Scacchiere nel nuovo Gabinetto di governo.

Cancelliere dello Scacchiere (1924-1929)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Cancelliere dello Scacchiere (1924-1929).
Churchill "Uomo dell'anno" sulla copertina di Time nel 1925

Nel suo incarico, Churchill rinnovò i suoi interessi riformisti in campo sociale, affiancato questa volta dal ministro della Sanità Neville Chamberlain (fratellastro di Austen e figlio di quel Joseph Chamberlain in opposizione al quale Churchill aveva abbandonato il partito conservatore agli inizi della carriera). Insieme predisposero un piano di ampliamento della previdenza sociale, e Churchill dispose anche un piano di abbassamento delle imposte sul reddito per "professionisti e piccoli commercianti"[162]. Nel gennaio del 1925 Churchill fu impegnato in un'intensa serie di negoziati a Parigi con gli Stati Uniti e altri Paesi alleati della Prima guerra mondiale per la restituzione dei debiti di guerra. Riuscì ad ottenere un consenso unanime sulla sua proposta di rateizzare i pagamenti della Gran Bretagna in proporzione alla restituzione dei crediti da essa vantati verso altri alleati come Francia, Belgio, Italia e Giappone[163].

Churchill, in qualità di Cancelliere dello Scacchiere, annunciò nel 1924 il ritorno della Gran Bretagna al Gold standard, che portò alla deflazione, ad un aumento della disoccupazione (soprattutto nel settore minerario) e allo sciopero generale del 1926. La sua decisione, annunciata nel Bilancio del 1924, arrivò dopo lunghe consultazioni con vari economisti tra cui John Maynard Keynes, il Governatore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman e il Segretario permanente al Tesoro Sir Otto Niemeyer. Questa decisione spinse Keynes a scrivere The Economic Consequences di Mr. Churchill, sostenendo che il ritorno alla parità prebellica nel 1925 (£ 1 = $ 4,86) avrebbe portato ad una depressione mondiale. Tuttavia, la decisione era generalmente popolare e considerata "sana economia", sebbene fosse stata criticata da Lord Beaverbrook e dalla Federazione delle industrie britanniche[164].

In seguito Churchill lo considerò il più grande errore della sua vita; in discussioni all'epoca con l'ex cancelliere Reginald McKenna, Churchill riconobbe che il ritorno al Gold standard e la conseguente politica erano stati economicamente negativi. In quelle discussioni sostenne che la decisione era stata fondamentalmente politica, un ritorno alle condizioni prebelliche di supremazia internazionale della sterlina[165].

Il ritorno al tasso di cambio prebellico depresse le industrie, in particolare quelle votate all'export. La più colpita fu l'industria del carbone, che era già in sofferenza a causa del crescente successo del petrolio. Poiché le industrie britanniche di base come il cotone erano più competitive nei mercati di esportazione, si stima che il ritorno al tasso di cambio prebellico aumentasse del 10% i costi per l'industria. Nel luglio del 1925, una commissione d'inchiesta riferì in generale di favorire la posizione dei minatori piuttosto che quella dei proprietari delle miniere[166].

Con il sostegno di Churchill, Baldwin propose una sovvenzione all'industria mentre una Commissione reale sotto la guida di Herbert Samuel preparò un ulteriore rapporto. La Commissione Samuel non risolse nulla e la disputa con i minatori portò allo sciopero generale del 1926. Churchill pubblicò il giornale del governo, la British Gazette[167]. Churchill era uno dei membri più falchi del Gabinetto e raccomandò che la via dei convogli alimentari dai moli portuali a Londra fosse sorvegliata da carri armati, auto blindate e mitragliatrici nascoste. Questa soluzione fu respinta dal Consiglio dei Ministri[168]. I racconti esagerati della belligeranza di Churchill durante lo sciopero iniziarono presto a circolare. Subito dopo il New Statesman affermò che Churchill era stato il capo di un "partito della guerra" nel Gabinetto e aveva voluto usare la forza militare contro gli scioperanti. Churchill volle sporgere querela, ma il procuratore generale Sir Douglas Hogg gli consigliò di non farlo, sebbene avesse una buona causa per diffamazione, poiché sarebbe stato meglio evitare che le discussioni confidenziali del Gabinetto venissero trasmesse in tribunale. Churchill accettò di lasciar cadere la questione[169].

Agli inizi del 1927 Churchill giunse in Italia e a Roma ebbe due brevi colloqui con Benito Mussolini. Nel corso di una conferenza stampa data ai giornalisti definì Mussolini "Il più grande legislatore vivente"[170]. Il 15 aprile 1929 Churchill presentò in Parlamento il suo quinto Budget, nel quale annunciò l'abolizione della tassa sul , introdotta al tempo della regina Elisabetta I[171]. A maggio si tennero le elezioni generali e, sebbene i conservatori avessero ottenuto più voti[172], i laburisti vinsero la maggioranza dei seggi e Ramsay MacDonald formò il nuovo governo.

Isolamento politico (1930-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta dei conservatori alle elezioni generali del 1929 Churchill si estraniò sempre più dal suo partito, passando di fatto ad un'opposizione permanente. Nei primi anni '30 Churchill si dedicò principalmente all'attività editoriale, completando la sue monumentali memorie sulla Prima guerra mondiale intitolate "World Crisis" e scrivendo una biografia del suo famoso avo, John Churchill, I duca di Marlborough, intitolate "Marlborough: His Life and Times", il cui principale obiettivo era difendere quest'ultimo dalle critiche della storiografia Whig, soprattutto di Macaulay[173]. Per questo lavoro Churchill ebbe la possibilità di accedere a una gran quantità di materiale documentale inedito negli archivi di famiglia a Blenheim e Althorp House, oltre che nel resto d'Europa[174]; per questo la biografia di Marlborough è una delle opere più interessanti di Churchill anche per gli storici moderni[175].

La questione indiana[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi degli anni 1930 furono caratterizzati in Gran Bretagna dal dibattito sulla concessione all'India britannica dello status di Dominion, cioè di una larga autonomia politica. Churchill fu il capofila dell'opposizione al progetto, contro praticamente tutto lo schieramento politico (non solo laburisti e liberali, ma anche gran parte dei conservatori)[176]. Churchill in realtà non si opponeva all'indipendenza in quanto tale, ma ai tempi, ritenendola prematura. Motivò infatti la sua opposizione asserendo che gli indiani erano ancora troppo divisi in odi religiosi (tra indù e musulmani) e costumi arcaici come la divisione castale per poter diventare una vera nazione[177].

Churchill ritratto da Ambrose McEvoy

Come previsto da Churchill, il Partito del Congresso, guidato da Nehru e dal Mahatma Gandhi, rifiutò l'offerta, chiedendo la completa indipendenza. Venne quindi lanciata la campagna di disubbidienza civile, che portò all'arresto di Gandhi e Nehru per ordine del Viceré Lord Irwin. Il 17 febbraio 1931 Gandhi incontrò Irwin a Delhi e Churchill lo definì "Un avvocato sedizioso del Middle Temple che ora si atteggia a fachiro di un genere ben noto in Oriente"[178]. Churchill disse anche che se Gandhi fosse andato in sciopero della fame, si sarebbe dovuto lasciarlo morire[179]. In ogni caso, a dispetto della fama di anti-indiano, Churchill godeva di importanti estimatori anche in India. Il famoso scrittore Nirad Chaudhuri, peraltro vicino al movimento indipendentista, appese un suo ritratto nel proprio ufficio quando venne nominato Primo ministro nel 1940[180].

Carestia del 1943[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carriera politica di Winston Churchill (1900-1939) § Carestia del Bengala (1943).

Sempre riguardo all'India, durante la Seconda guerra mondiale, nel 1943, si situa la grave carestia che colpì la regione del Bengala, che causò centinaia di migliaia di morti (alcuni parlano di tre milioni)[181]. La causa della carestia fu l'occupazione giapponese della Birmania, che bloccò l'afflusso dei rifornimenti di riso verso l'India[182][183]. Tuttavia, il ruolo di Churchill, allora Primo ministro, è controverso, poiché, se egli non determinò la carestia, come ha scritto lo storico Arthur Herman "Churchill si oppose a inviare derrate da altri teatri di conflitto verso l'India. Si era in guerra"[184]. Un lavoro di Richard Langworth ha però mostrato, tramite lo studio dei documenti originali, che Churchill diede disposizioni per alleviare il più possibile le conseguenze della carestia, che altrimenti sarebbero state ben peggiori[185]. Si deve peraltro considerare che, nello stesso periodo, le requisizioni di massa operate dai nazisti in Grecia nel biennio 1941-1942 condussero a una carestia che uccise circa 300.000 persone[186]. Analogamente, nei Paesi Bassi occupati, il blocco tedesco dei rifornimenti alle aree rurali del Paese causò la morte per fame di 22.000 persone nel 1944[187]. In particolare l'azione del Viceré Archibald Wavell fu efficace, tramite l'uso dell'esercito per portare cibo nelle zone rurali più sperdute, e gli effetti della carestia furono attenuati[188]. Inoltre, nella carenza di cibo ebbero un ruolo anche le divisioni interne fra gli indiani. Un memorandum del Gabinetto di guerra informò che gli Indù intendevano approfittare dell'occupazione giapponese della Birmania per danneggiare il governo musulmano del Bengala tramite la carestia[189], oltre al fatto che la rapacità di accaparratori e funzionari corrotti nascose molte derrate[190].

Riarmo tedesco e conflitti in Manciuria in Abissinia (1931-1936)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill fu forse l'unico tra gli esponenti politici britannici e mondiali a manifestare sin dai primi anni '30 preoccupazione verso il regime instauratosi in Germania. Tuttavia, il governo di unità nazionale tra laburisti e conservatori formatosi nel 1931 e dal quale Churchill era stato escluso continuò a portare avanti una politica di disarmo, incoraggiata anche dal Cancelliere dello Scacchiere Neville Chamberlain per ragioni di vincoli economici[191]. Per tutto il 1934 Churchill intensificò la sua campagna per il riarmo, soprattutto aereo[192]. Già prima della Grande Guerra Churchill aveva infatti intuito l'importanza fondamentale che l'arma aerea avrebbe assunto nella guerra moderna. Il ministro dell'Aviazione nel governo di Ramsay MacDonald era il cugino di Churchill, Charles Vane-Tempest-Stewart, VII marchese di Londonderry, il quale, sebbene scettico, di fatto promosse una politica di disarmo della Royal Air Force in linea con il governo e le pressioni laburiste[193].

Churchill con Neville Chamberlain 1935

Nel giugno 1935 Ramsay MacDonald, ormai malato, si dimise e Stanley Baldwin tornò Primo ministro, ma Churchill rimase nuovamente fuori dal governo. In agosto Mussolini minacciò l'invasione dell'Etiopia. In questo momento cominciò a incrinarsi la stima di Churchill verso il dittatore italiano, che sempre più evidentemente si andava avvicinando alla Germania nazista. Nel 1931, Churchill aveva criticato la posizione della Lega delle Nazioni che si opponeva ai giapponesi in Manciuria: "Spero che in Inghilterra cercheremo di capire la posizione del Giappone, uno stato antico ... Da un lato hanno la minaccia oscura della Russia sovietica. Dall'altro il caos della Cina, quattro o cinque province della quale vengono torturate sotto il dominio comunista[194]. " Negli articoli di giornale contemporanei si riferiva al governo repubblicano spagnolo come un fronte comunista, e all'esercito di Franco come "anti-rosso"[195]. Consigliò sempre di mantenere una linea di stretta neutralità nella Guerra civile spagnola. Sostenne anche il Patto Hoare-Laval che mirava a conciliare le ambizioni italiane sull'Etiopia tramite la mediazione franco-britannica[196].

Churchill si trovava in vacanza in Spagna quando i tedeschi rioccuparono la Renania nel febbraio del 1936. L'opposizione laburista era irremovibile nell'opporsi alle sanzioni e il governo nazionale era diviso tra i sostenitori delle sanzioni economiche e coloro che sostenevano che anche queste avrebbero portato ad un umiliante arretramento da parte della Gran Bretagna, dato che la Francia non avrebbe sostenuto alcun intervento[Nota 1]. Il discorso di Churchill del 9 marzo fu misurato e lodato da Neville Chamberlain come costruttivo. Ma poche settimane dopo a Churchill fu preferito per l'incarico di Ministro per il Coordinamento della Difesa il procuratore generale Sir Thomas Inskip[197]. A.J.P. Taylor in seguito definì questa scelta "una nomina giustamente descritta come la più straordinaria da quando Caligola nominò console il suo cavallo"[198]. All'epoca molti erano meno preoccupati: Duff Cooper si opponeva alla nomina di Churchill, mentre il generale Ellison scrisse che aveva "un solo un commento, e cioè "Grazie a Dio siamo preservati da Winston Churchill"[199].

Il 22 maggio 1936 Churchill presenziò a una riunione dei Conservatori della vecchia guardia (i membri del gruppo, non tutti presenti in quella occasione, includevano Austen Chamberlain (fratello di Neville), Geoffrey Lloyd, Leopold Amery e Robert Horne) nella casa di Lord Winterton a Shillinglee Park. L'obiettivo era spingere il governo a un maggiore riarmo. Baldwin commentò l'incontro dicendo che era "il periodo dell'anno in cui i moscerini escono da canali sporchi". Anche Neville Chamberlain accrebbe il suo interesse per gli affari esteri e in giugno, in un attacco al giovane Ministro degli Esteri Anthony Eden, chiese la fine delle sanzioni contro l'Italia fascista (definite un "pieno sfoggio di follia")[200][201].

Il 12 novembre Churchill tornò sull'argomento. Dopo aver dato alcuni esempi specifici del riarmo bellico tedesco, affermò che "il governo semplicemente non riesce a prendere una decisione o non può convincere il primo ministro a prendere una decisione, quindi prosegue in uno strano paradosso. Decisi solo di essere indecisi, decisi a essere irresoluti, irremovibili verso la deriva, solidi nella fluidità, potenti nell'impotenza. E così continuiamo a perdere altri mesi preziosi, forse vitali affinché le locuste divorino la grandezza della Gran Bretagna"[202]. Robert Rhodes James lo definì uno dei discorsi più brillanti di Churchill in quel periodo, la risposta di Baldwin suonò debole in confronto. Lo scambio diede nuovo incoraggiamento al Movimento delle Armi e dell'Alleanza, creato da Churchill per fare pressione sul governo in senso favorevole al riarmo[203].

Crisi dell'abdicazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1936 salì al trono il re Edoardo VIII, con il quale Churchill intratteneva un rapporto di amicizia da 25 anni[204]. Quando emerse la volontà da parte del nuovo sovrano di sposare l'americana divorziata Wallis Simpson, Baldwin incaricò Churchill di tentare di convincerlo a rinunciare alla Simpson e a non abdicare[205]. Il 7 dicembre tenne alla Camera un discorso in favore di Edoardo, ma venne sommerso da fischi e improperi e fu costretto a interrompere il discorso. I deputati, e anche la stampa, ritenevano che Churchill intendesse approfittare della crisi istituzionale per rovesciare Baldwin.

La reputazione di Churchill in Parlamento e Inghilterra in genere fu gravemente danneggiata. Alcuni come Alistair Cook hanno voluto vedere nelle sue mosse un tentativo di costruire un partito del re[206]. Altri come Harold Macmillan furono stupiti dal danno che Churchill aveva procurato al movimento antinazista Armi e Alleanze con la sua difesa di Edoardo VIII[207]. In seguito, lo stesso Churchill scrisse: "Ero sceso così in basso nell'opinione pubblica che la visione quasi universale era che la mia vita politica fosse finita"[208]. Gli storici sono divisi sulle ragioni per le quali Churchill sostenne Edoardo VIII. Alcuni come A. J. P. Taylor lo considerarono un tentativo di "rovesciare il governo di uomini deboli"[209]. Altri, come R.R. James, considerarono i motivi di Churchill onorevoli e disinteressati, dati i rapporti di amicizia che legavano Churchill e la sua famiglia con i reali[210]. Secondo Giorgio Galli invece, la posizione di Churchill è spiegabile con il fatto che intendesse tenere sotto controllo Edoardo, le cui simpatie filonaziste erano note, per evitare che questi si compromettesse[211].

Ritorno dall'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Churchill con Lord Halifax nel 1938

Davanti all'evidente ascesa delle ambizioni espansioniste della Germania nazista, Churchill continuò, inascoltato dal governo britannico, a perorare la causa di un'azione internazionale per contenere la Germania, di concerto con la Francia[212]. Tuttavia il nuovo governo, guidato da Neville Chamberlain, si fece promotore di una politica di avvicinamento al Terzo Reich; questo causò dissidi che condussero alle dimissioni del ministro degli Esteri Anthony Eden, il quale da questo momento in avanti sarà un fedele seguace di Churchill[213]. Nel marzo, cominciarono a profilarsi le ambizioni naziste sui Sudeti, la regione montuosa della Cecoslovacchia abitata in maggioranza da tedeschi, e ricca di materie prime. Ad aprile pranzò con il leader dei tedeschi dei Sudeti Konrad Henlein, un incontro fortemente voluto dallo stesso Hitler[214]; Churchill chiese a Henlein se "si rendeva conto che un incidente nei Sudeti poteva facilmente dare l'Europa alle fiamme"[215]. Tuttavia, quando Henlein tornò in Germania disse a Hitler che "non c'è da temere alcun serio intevento a favore dei cechi da parte dell'Inghilterra"[216]. A settembre incontrò anche l'ambasciatore sovietico Ivan Maiskij, il quale informò Churchill che l'Unione Sovietica intendeva appellarsi all'art. 2 del Patto della Lega delle Nazioni per concertare un'azione con gli occidentali in difesa della Cecoslovacchia. Tuttavia Halifax, informato da Churchill, rifiutò la possibilità di qualsiasi collaborazione con i sovietici[217].

Alla fine di settembre 1938 ebbe luogo la Conferenza di Monaco. Gli accordi, siglati a porte chiuse senza alcun intervento dei rappresentanti cechi, prevedevano lo smembramento del Paese e l'annessione dei Sudeti alla Germania. Il trattato fu accolto con giubilo in tutta Europa. Mentre lasciava l'Hotel Savoy dove aveva cenato, Churchill si fermò davanti a un ristorante dove la gente festeggiava. Commentò: "Poveracci, non sanno cosa li aspetta."[218]. Nel dibattito sugli accordi che seguì alla Camera dei Comuni, Churchill condannò con un celebre discorso la svendita della Cecoslovacchia a Hitler. Quando nel marzo, in violazione degli accordi di Monaco, Hitler invase la Cecoslovacchia annettendola al Reich, l'imminenza della guerra divenne evidente. Churchill scrisse a Chamberlain invitandolo a predisporre le difese antiaeree[219]. Il 7 aprile l'Italia fascista invase l'Albania. Nel corso dell'estate, Churchill insieme ad Eden e all'anziano Lloyd George si fece assertore della necessità di coinvolgere l'Unione Sovietica in un sistema di deterrenza internazionale antinazista[220].

In un'intervista radiofonica, si prese gioco dell'interruzione estiva dei lavori parlamentari "È proprio tempo di vacanze signore e signori!" e della propaganda nazifascista "I dittatori devono addestrare i loro soldati. Per un'elementare prudenza non possono fare altro, dato che danesi, olandesi, svizzeri, albanesi, e ovviamente, ebrei, possono in ogni momento balzargli addosso e privarli del loro spazio vitale"[221]. Quando, il 1 settembre, i tedeschi invasero la Polonia (di concerto con i sovietici in accordo con il Patto Molotov-Ribbentrop stipulato in agosto), Chamberlain, su pressione della Camera, inviò un ultimatum per chiedere la cessazione delle ostilità. Il primo ministro aveva già invitato Churchill a entrare nel Gabinetto di guerra che sarebbe stato formato di lì a poco[222]. Il 3 settembre scadette l'ultimatum e Gran Bretagna e Germania si trovarono nuovamente in guerra.

Di nuovo all'Ammiragliato (1939-1940)[modifica | modifica wikitesto]

Churchill (secondo da sinistra in piedi) membro del War Cabinet 1939

Il 3 settembre 1939, terminato il dibattito alla Camera Chamberlain convocò Churchill nel suo ufficio e gli offrì di ricoprire nuovamente l'incarico di Primo Lord dell'Ammiragliato. Quando la notizia giunse agli uffici del Ministero venne telegrafato immediatamente un messaggio a tutte le navi: "Winston is back" (Winston è tornato)[223]. Nella riunione del Gabinetto di guerra del 4 settembre Churchill propose di attaccare immediatamente il fronte tedesco sulla Linea Sigfrido, per alleggerire la pressione sul fronte polacco, ma l'azione non fu intrapresa[224]. In questa fase detta della "drole de guerre" (la "Strana guerra"), britannici e francesi rimasero sostanzialmente inerti di fronte all'avanzare delle truppe naziste in Europa orientale, fatto che confermò Hitler nella convinzione che le potenze occidentali non volessero realmente combatterlo[225].

Fu Churchill a prendere l'iniziativa, promuovendo dapprima un'incursione navale nel Baltico e in seguito propose di minare le acque territoriali della Norvegia per bloccare l'afflusso di materie prime, soprattutto ferro, all'industria bellica tedesca[226]. Quando il 30 novembre l'Unione Sovietica invase la Finlandia, l'opinione conservatrice sembrò molto più entusiasta all'idea di scendere in campo contro l'Urss che contro la Germania nazista. Churchill tuttavia rimase fermo nel ribadire che la priorità doveva essere data alla sconfitta del nazismo[227]. Il 13 dicembre l'Ammiragliato mise a segno un importante successo, quando tre incrociatori agganciarono la corazzata Graf Spee e la costrinsero a ritirarsi nel porto di Montevideo, dove si autoaffondò[228].

Il Consiglio supremo di guerra anglo-francese che si tenne a Parigi il 5 febbraio stabilì di inviare 30.000 uomini in Scandinavia[229]. Quando, lo stesso giorno, fu avvistato in acque territoriali norvegesi il mercantile tedesco Altmark, che si sospettava trasportasse prigionieri britannici, Churchill ordinò personalmente al comandante del cacciatorpediniere Cossack di abbordare la nave tedesca e liberare i prigionieri[230]. Tuttavia il Gabinetto si oppose a minare le acque norvegesi. Hitler, comprendendo la volontà alleata di occupare la Norvegia per tagliare alla Germania l'afflusso di materie prime, predispose l'invasione del Paese. Solo all'inzio di aprile venne deciso di effettuare lo sbarco a Narvik ma ormai era troppo tardi. Chamberlain aveva proclamata alla Camera che Hitler "aveva perso l'autobus"[231], ma nel giro di poche settimane Danimarca e Norvegia furono occupate dai nazisti. Le proposte strategiche di Churchill furono adottate con mesi di ritardo e l'incertezza britannica diede modo a Hitler di prevenire i suoi avversari[232]. Il fallimento norvegese condannò definitivamente Chamberlain e spianò a Churchill la strada per Downing Street.


Sir Winston Leonard Spencer Churchill
Winston Churchill.jpg
Ritratto di Churchill con l'uniforme del British Army
30 novembre 1874 – 24 gennaio 1965 (90 anni)
Nato aWoodstock
Morto aLondra
Cause della morteturbe circolatorie
Luogo di sepolturaSt Martin's Church
Dati militari
Paese servitoFlag of the United Kingdom.svg Regno Unito
Forza armataFlag of the British Army (1938-present).svg British Army
ArmaTerritorial Army
SpecialitàCorrispondente di guerra
Anni di servizio1895-1916
GradoTenente colonnello
GuerreGuerra mahdista
Seconda guerra boera
Prima guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Omdurman
DecorazioniOrder of the Garter UK ribbon.png Order of the Companions of Honour Ribbon.gif Order of merit nastrino.png
Order BritEmp (civil) rib.PNG India Medal BAR.svg
Queens Sudan Medal BAR.svg Queens South Africa Medal BAR.svg British War Medal BAR.svg
World War I Victory Medal ribbon.svg Territorial Decoration (UK) ribbon.PNG
Altre carichepolitico
"fonti nel corpo del testo"
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Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Primo ministro[modifica | modifica wikitesto]

« Non posso promettervi altro che sangue, fatica, lacrime e sudore. Chiedete, qual è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e nel cielo con tutta la forza e tutto lo spirito battagliero che Dio può infonderci; condurre la guerra contro una tirannide mostruosa che non ha l'eguale nel tetro, miserabile catalogo del crimine umano. [...] Chiedete qual è il nostro scopo? Rispondo con una parola sola: vittoria, vittoria ad ogni costo, vittoria nonostante ogni terrore, vittoria, per quanto la strada possa essere lunga e dura. Senza vittoria infatti non c'è sopravvivenza.[233] »

(Winston Churchill, discorso di insediamento alla Camera dei Comuni, 13 maggio 1940)

Nel dibattito che seguì la sconfitta in Norvegia, le forze ostili a Chamberlain in Parlamento, prima di tutto i laburisti, ma anche i liberali guidati da Archibald Sinclair, amico di vecchia data di Churchill, presero la parola. Parlò anche l'anziano Lloyd George, che chiese le dimissioni di Chamberlain. Leopold "Leo" Amery, amico di Churchill sin dai tempi di Harrow e deputato conservatore, citò le celebri parole di Oliver Cromwell: "Siete rimasto seduto troppo a lungo, quale che sia il bene che avete fatto. Andatevene, vi dico, e liberateci dalla vostra presenza. In nome di Dio andatevene!"[234]. Churchill tuttavia, in qualità di Ministro responsabile, difese il governo, in segno di lealtà verso Chamberlain[235]. Alla votazione che seguì Chamberlain poteva contare su una maggioranza ridotta a soli 81 voti. Quando uscì dall'aula fu sommerso da urla "Vattene!Vattene!"[236]. Chamberlain tuttavia non presentò subito le dimissioni. Comunicò a Giorgio VI che intendeva formare un governo di coalizione che comprendesse anche i laburisti. In ogni caso, lui e il re avrebbero voluto che a succedergli fosse Lord Halifax, non Churchill[237]. Quando la notizia trapelò, il 9 maggio, i deputati conservatori vicini a Churchill mostrarono irritazione. Questi erano guidati dalla potente famiglia Cecil, una delle più influenti del partito e da sempre alleata dei Churchill[238]. Il principale esponente della famiglia, Lord Salisbury, disse: "Nel corso della giornata bisogna nominare Winston Primo ministro."[239]. Nel pomeriggio giunse notizia che Clement Attlee aveva negato qualsiasi supporto laburista a un governo Chamberlain; questi rassegnò allora le dimissioni e il 10 maggio Churchill, che Chamberlain aveva suggerito come suo successore, formò il governo[240].

L'invasione tedesca dei Paesi Bassi, del Belgio e della Francia era già in corso. Il fronte occidentale collassò rapidamente davanti all'urto tedesco, dividendo l'esercito francese dal corpo di spedizione britannico e dirigendosi verso i porti sulla Manica. Churchill si recò più volte a Parigi per spingere gli alleati ad un'azione più decisa, ma ormai le truppe naziste puntavano direttamente sulla capitale francese. Il comandante francese Maxime Weygand rifiutò qualsiasi azione concertata con i britannici[241]. Churchill avviò allora le operazioni di evacuazione del corpo di spedizione britannico, che sarebbero culminate con l'Operazione Dynamo a Dunkerque.

Fu in questa fase, la più disastrosa del conflitto, quando sembrava certo il trionfo del nazifascismo (Mussolini aveva dichiarato guerra il 10 giugno), che Halifax, rimasto nel Gabinetto di guerra come Ministro degli Esteri (insieme a Chamberlain, Ministro senza portafoglio), propose di prendere contatto con Mussolini per mediare una pace tra la Gran Bretagna e la Germania[242]. A questo scopo, Halifax si incontrò il 25 maggio con l'ambasciatore italiano Giuseppe Bastianini; la proposta prevedeva una mediazione italiana di una pace europea, in cambio di concessioni territoriali all'Italia[243]. Churchill, sebbene non si mostrasse ostile in principio ad un approccio verso Mussolini, sostenne che avvicinare il duce avrebbe "compromesso l'integrità della nostra posizione di belligeranza"[244]. Churchill, sempre su suggerimento di Halifax, aveva già scritto a Mussolini il 13 maggio dicendo:

« È troppo tardi per impedire che scorra un fiume di sangue tra il popolo inglese e quello italiano? L'Inghilterra andrà avanti fino in fondo, anche da sola, come ci è già accaduto, e ho valide ragioni per ritenere che verremo aiutati in misura crescente dagli Stati Uniti, o meglio da tutta l'America[245] »

(Winston Churchill a Benito Mussolini, 13 maggio 1940)

Mussolini oppose uno sprezzante rifiuto all'approccio di Churchill[246]. Quest'ultimo ritenne dunque che non si potesse fare affidamento su Mussolini, ormai chiaramente deciso a legare il suo destino a quello di Hitler. Chamberlain annotò nel suo diario: "Il Primo ministro disapprova ogni contatto con Musso"[247]. Il 28 maggio si tenne la riunione decisiva del War Cabinet, che Churchill estese a tutti i ministri del governo. Disse:

« Ho attentamente valutato in questi giorni se prendere in considerazione trattative con quell'uomo[Nota 2] rientrasse tra i miei doveri. Ma era insensato pensare che, se avessimo cercato di concludere la pace ora, avremmo ottenuto condizioni migliori di quelle che avremmo ottenuto continuando a combattere. La Germania esigerebbe la nostra flotta, quello che verrebbe definito "disarmo", le nostre basi navali e molto altro ancora. Il nostro diverrebbe uno Stato asservito, anche se verrebbe creato un governo britannico che, sotto Mosley[Nota 3] o altri del suo genere, sarebbe un burattino nelle mani di Hitler[248] »

(Winston Churchill al Gabinetto di guerra, 28 maggio 1940)
Il governo di coalizione di Churchill, 11 maggio 1940

La prova di forza di Churchill ebbe successo, grazia anche all'appoggio dei ministri laburisti Attlee e Greenwood. Churchill aveva adesso ricompattato il Gabinetto, isolando gli appeasers[249]. Il 3 giugno l'evacuazione da Dunkerque fu completata, portando a termine il salvataggio di oltre 300.000 soldati britannici e francesi[250]. Il giorno seguente pronunciò alla Camera uno dei suoi discorsi più celebri:

« Anche se un gran numero di antichi e famosi Paesi sono caduti o possono cadere nelle grinfie della Gestapo e di tutto l'odioso apparato del dominio nazista, noi non capitoleremo. Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell'aria, difenderemo la nostra isola, qualunque possa essere il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste d'atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai. E anche se, cosa che non voglio credere neanche per un momento, l'isola o gran parte di essa fosse soggiogata e affamata, il nostro Impero al di là dei mari, armato e sorvegliato dalla flotta britannica, porterebbe avanti la lotta finché, quando sarà il momento, il Nuovo Mondo, con tutto il suo potere e la sua forza, si farà avanti per la salvezza e la liberazione del vecchio[251] »

(Winston Churchill alla Camera dei Comuni, 3 giugno 1940)

Il 10 giugno, Churchill si incontrò nuovamente con i comandi francesi, per incitarli alla resistenza a oltranza in Bretagna; "È possibile che i nazisti dominino l'Europa, ma sarà un'Europa in rivolta"[252]. Quando seppe che i francesi stavano evacuando Parigi urlò "All'inferno!"[253]. Il presidente del Consiglio Paul Reynaud e Charles de Gaulle erano con Churchill, ma Weygand e Pétain "senile, passivo e disfattista"[254] volevano negoziare la resa. Il ministro dell'Interno francese Georges Mandel definì Churchill "L'energia e la sfida in persona. L'unico raggio di sole sul suolo francese"[255]. Un'ultima volta Churchill esortò Reynaud: "Non cedete al nemico! Continuate a combattere!"[256], ma il 16 giugno la Francia capitolò.

Relazioni con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio, il governo della Francia venne assunto dal maresciallo Pétain. Questi, assunti i pieni poteri, concluse l'armistizio e divenne successivamente capo del regime collaborazionista di Vichy. Churchill sostenne immediatamente il generale de Gaulle il quale, dalle stazioni londinesi della BBC, lanciò il famoso Appello del 18 giugno:

« Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà[257] »

(Charles de Gaulle, 18 giugno 1940)

Il punto più basso dei rapporti tra i due Paesi fu toccato pochi giorni dopo l'armistizio, quando Churchill ordinò alla flotta britannica di impedire che la flotta francese cadesse in mano tedesca. In particolare, il grosso della flotta francese nel Mediterraneo si trovava a Mers-el-Kébir, in Algeria. Furono inviati a parlamentare lord Lloyd e l'ammiraglio Thomas Phillips, ponendo ai francesi l'alternativa tra la smobilitazione della flotta o l'affondamento. Dopo che i francesi rifiutarono, su ordine di Churchill, l'ammiraglio James Somerville aprì il fuoco, affondando un incrociatore e arenandone un altro. 1.200 marinai francesi persero la vita. Churchill definì la decisione "La più penosa della mia vita"[258].

Churchill a Parigi accanto a de Gaulle durante le celebrazioni per la liberazione della Francia, 1944

Le relazioni tra Churchill e de Gaulle, sebbene tempestose a causa del forte carattere di entrambi, furono sempre improntate a una sostanziale stima reciproca. Churchill era sempre stato un accanito francofilo, grande ammiratore di Napoleone, e nel 1940 definì de Gaulle "Il Connestabile di Francia"[259]. De Gaulle, nelle sue memorie definì Churchill "Un grande" e aggiunse "Io, naufrago sbarcato nella desolazione sulle coste d'Inghilterra, che avrei potuto fare senza il suo aiuto?"[260]. Nel 1940 Churchill, insieme a Jean Monnet, aveva proposto un progetto di Unione franco-britannica per contrastare la Germania. La proposta, accettata da de Gaulle ma rifiutata da tutto il governo francese, non ebbe seguito[261]. Scrive John Lukacs:

« Churchill comprendeva de Gaulle e lo rispettava.; per quanto riguardava le loro concezioni della storia (e anche della natura umana), Churchill e de Gaulle, due leader nazionali di destra, avevano molto più in comune di Churchill e Roosevelt. [...] Nel 1940, i più sinceri oppositori dell'hitlerismo non furono uomini della sinistra, ma della destra: Churchill e de Gaulle[262] »

(John Lukacs)

Il ruolo di Churchill fu poi cruciale nel sostenere, contro le resistenze soprattutto americane, il ruolo della Francia di de Gaulle tra i vincitori della guerra. Fu Churchill a imporre la presenza francese tra i vincitori alla Conferenza di Jalta e un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (che tuttora conserva)[263]. Questo anche allo scopo di avere a fianco della Gran Bretagna un'altra potenza coloniale europea, per bilanciare le superpotenze (entrambe, per motivi diversi, anticoloniali) di Stati Uniti e Unione Sovietica[264]. Accanto al calcolo politico vi era però anche un sincero sentimento d'affetto per la Francia e il suo popolo, che Churchill coltivò sempre, anche contro un establishment britannico tradizionalmente francofobo[265]. Ancora Lukacs afferma:

« Churchill amò la Francia e il suo popolo per tutta la vita. È evidente non solo dai grandi gesti generosi del 1940 (con quell'inimitabile trasmissione radio ai francesi nel mese di ottobre "Dieu protège la France!") ma da come egli lottò a favore della Francia e di de Gaulle cinque anni dopo a Yalta [...] Tutto questo per Churchill fu più che una scelta politica. Egli apparteneva a una generazione di inglesi aristocratici e patrizi che, giunta alla maturità nel periodo edoardiano, fu, di tutte le generazioni britanniche, quella che meglio conobbe la storia politica del continente, e la più profondamente in sintonia con le bellezze e le raffinatezze della cultura e della civiltà francesi[266] »

(John Lukacs)

Quando Churchill morì, nel 1965 de Gaulle scrisse alla figlia Mary:

« Nella grande tempesta fu il più grande[267] »

(Charles de Gaulle su Churchill, 1965)

Crisi siriana del 1945[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la vittoria in Europa, si ebbe uno scontro tra Gran Bretagna e Francia riguardante il mandato francese in Siria e Libano che degenerò rapidamente in un grave incidente diplomatico[268]. Nel maggio de Gaulle ordinò il rafforzamento del contingente francese in Siria, provocando lo sdegno dei nazionalisti[268]. Il 20 maggio, le truppe francesi aprirono il fuoco sui dimostranti a Damasco facendo anche uso di bombardieri[269]. Il 31 maggio, quando il numero dei morti era salito a oltre mille, Churchill intervenne e inviò a de Gaulle un ultimatum che recitava: "Per evitare uno scontro tra le truppe britanniche e francesi, vi chiedo di ordinare immediatamente alle truppe francesi di cessare il fuoco e di ritirarsi nei loro alloggiamenti"[270]. L'intimazione venne ignorata e Churchill ordinò alle truppe britanniche di stanza in Giordania, comandate dal generale Bernard Paget di entrare in Siria. L'invasione ebbe successo e i britannici tagliarono le linee di comunicazione tra il generale francese Fernand Oliva-Roget e il comando a Beirut; soverchiati nel numero, i francesi si ritirarono e furono scortati alle loro basi sulla costa dai britannici. L'episodio scatenò una furiosa reazione diplomatica francese e un'incrinatura dei rapporti personali tra de Gaulle e Churchill[269].

In gennaio Churchill aveva detto ai colleghi che de Gaulle era "Il più grande pericolo per la pace e per la Gran Bretagna. Dopo cinque anni, sono convinto che è il peggior nemico della Francia nei suoi guai. È uno dei più grandi pericoli per la pace europea. Sono sicuro che nel lungo periodo nessun accordo potrà essere raggiunto con il generale de Gaulle"[270]. Di contro, de Gaulle accusò Churchill di aver istigato la rivolta per sottrarre la Siria alla Francia[268].

Relazioni con gli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Churchill e Roosevelt con il leader cinese Chiang Kai-shek alla Conferenza del Cairo nel 1943

L'amicizia personale tra Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt fu decisiva per le sorti della guerra[271]. Churchill negli anni precedenti alla guerra aveva dato alterni giudizi sulla politica americana. Generalmente la sua simpatia andava ai democratici, perché all'interno del Partito repubblicano si annidavano forti correnti anti-britanniche e isolazioniste[272]. Non a caso definì il presidente repubblicano Calvin Coolidge "un tanghero del New England"[272] ed Herbert Hoover, altro repubblicano addirittura "un figlio di puttana"[272].

Churchill e Roosevelt si erano incontrati una prima volta nel 1919 quando Roosevelt era viceministro della Marina[272]. Già a a partire dal 1940, Roosevelt, nonostante la neutralità formale degli Stati Uniti, cominciò a scambiare corrispondenza con Churchill[273]. Quest'ultimo e il presidente condividevano, dal punto di vista strategico, l'approccio talassocratico alla potenza. Non a caso, Churchill mise subito in guardia Roosevelt, nel momento più cupo del conflitto, che in caso di resa la flotta britannica avrebbe potuto passare sotto controllo tedesco, alterando così in maniera decisiva gli equilibri navali e mettendo a rischio la sicurezza americana[274]. In sostanza, l'aiuto americano alla Gran Bretagna, fondamentale per sostenerne lo sforzo bellico, fu reso possibile dalla convinzione di Roosevelt e del suo entourage (importante fu anche il ruolo del diplomatico Averell Harriman), che sostenere la Gran Bretagna e, in seguito, scendere in campo direttamente per sconfiggere le ambizioni egemoniche naziste, fosse essenziale per garantire la sicurezza internazionale degli Stati Uniti[275]. Churchill fu molto abile a sostenere queste convinzioni, ottenendo così l'imprescindibile sostegno americano.

Il 26 dicembre 1941, poco dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, Churchill tenne un discorso alle Camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, nel quale rimarcò le sue origini americane:

« Vorrei che mia madre, della quale conservo preziosa memoria, fosse qui per vedere. Non posso fare a meno di pensare che se mio padre fosse stato americano e mia madre inglese, invece del contrario, ora potrei stare qui per mio conto[276] »

(Winston Churchill al Congresso degli Stati Uniti, 26 dicembre 1941)
Churchill parla al Congresso degli Stati Uniti, 1941

Nel 1940 Churchill aveva dato incarico al Ministro per la guerra economica Hugh Dalton di organizzare gli Special Operations Executive, programma di addestramento dei membri della Resistenza europea nei paesi occupati dai nazisti[277]. Una delle operazioni di maggior successo del SOE fu l'uccisione del capo della Gestapo Reinhard Heydrich ("il boia di Praga") da parte di partigiani cecoslovacchi. Anche l'istituzione dei Commandos, antenati delle odierne Forze speciali[277] fu un'iniziativa di Churchill[277]. Fino al 1943 Churchill dettò di fatto la strategia alleata. Dalla Legge affitti e prestiti alla sottoscrizione della Carta Atlantica nel 1941, alla linea detta Germany first, concordata alla Conferenza Arcadia, volta a dare appunto la priorità strategica alla sconfitta tedesca, fino all'Operazione Husky e all'apertura del fronte italiano (1943), fu Churchill a imporre agli americani la condotta bellica[278]. In seguito, a partire soprattutto dalla Conferenza di Teheran, divenne chiaro che la Gran Bretagna era diventata socia di minoranza dell'alleanza, dovendo accodarsi alle decisioni americane[279]. Alla Seconda Conferenza di Quebec Churchill riuscì a ottenere un modifica in senso meno duro delle clausole del Piano Morgenthau[280].

Fu a questo punto che emersero le divergenze principali tra Roosevelt e Churchill, sopratutto riguardo all'Unione Sovietica. Churchill avrebbe voluto un approccio molto più assertivo degli occidentali verso Stalin, soprattutto per tutelare l'indipendenza di nazioni come la Polonia, il cui governo in esilio si trovava a Londra[281]. Roosevelt invece, e come lui Eisenhower, non avevano interesse nell'Europa orientale, ritenevano che l'opinione pubblica americana non avrebbe accettato la permanenza in Europa di forti contingenti militari dopo la fine della guerra[282]. In sostanza, fu paradossalmente Churchill a farsi assertore di un ruolo imperiale degli Stati Uniti che la classe dirigente americana fece proprio solo con l'avvento di Harry Truman. Churchill definì Truman "Il tipo di leader di cui il mondo ha bisogno in questo momento"[283].

Churchill fu sempre un assertore convinto del ruolo guida che le potenze anglosassoni avrebbero dovuto svolgere nell'ordine mondiale post-bellico. Come scrisse a Roosevelt già nel 1940: "Se vinceremo la guerra, dovremo assumerci la grave responsabilità di un nuovo ordine mondiale"[284]. L'idea trovò compiuta formulazione in un discorso che Churchill tenne all'Università di Harvard nel 1943, nel quale pose l'accento sull'importanza della lingua come elemento di unione tra i popoli di lingua inglese e come fattore egemonico:

« Non potrebbe anche essere di vantaggio per molte razze e un aiuto per costruire nuove strutture per il mantenimento della pace? Questo offre molti vantaggi rispetto al conquistare terre o province da altri popoli [...] Gli imperi del futuro saranno gli imperi della mente[285] »

(Winston Churchill all'Università di Harvard 1943)

Churchill era consapevole che l'ascesa degli Stati Uniti avrebbe significato il declino degli imperi coloniali europei. Tuttavia era sua convinzione, derivatagli anche dalle origini familiari, che i legami culturali ed etnici fra i popoli anglofoni fossero talmente stretti da consentire un passaggio indolore della potenza imperiale da Londra a Washington[286]. Nel discorso di Harvard Churchill prefigurò l'essenza dell'Impero americano, erede di quello britannico, incentrata sul "Soft power" linguistico e sulla globalizzazione degli scambi, cinquant'anni prima che questa si realizzasse.

Relazioni con L'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Da destra: Churchill, Averell Harriman, Stalin e Vjaceslav Molotov a Mosca nel 1942

Quando Hitler invase l'Unione Sovietica, Winston Churchill, veemente anti-comunista, affermò che "se Hitler avesse invaso l'inferno, farei almeno un riferimento favorevole al diavolo alla Camera dei Comuni", facendo riferimento alla sua politica nei confronti di Stalin. Presto, rifornimenti e carri armati britannici furono inviati per aiutare l'Unione Sovietica.

La decisione di Churchill di sostenere l'Unione Sovietica aggredita dalla Germania nazista, nonostante il suo noto anticomunismo, deriva da varie ragioni. Innanzitutto dalla necessità tattica di evitare che la Russia con le sue risorse cadesse in mano tedesca: ciò avrebbe compromesso definitivamente le sorti della guerra. Churchill era consapevole che se Hitler avesse aperto il secondo fronte ad Est avrebbe segnato l'inizio della sua fine, come era già accaduto a Napoleone[287]. Allo stesso modo in cui Lord Castlereagh, suo antenato, aveva sostenuto la Russia zarista in guerra contro la Francia napoleonica, Churchill sostenne la Russia sovietica in guerra contro la Germania nazista. Vi era però anche un'altra ragione, derivata dal rapporto personale tra Churchill e Stalin: Churchill considerava Stalin non un ideologo rivoluzionario (come Trockij, da lui disprezzato sin dagli anni '20), ma un leader nazionale russo, che durante la frequentazione negli anni della guerra imparò ad apprezzare, se non altro per la leadership dimostrata durante il conflitto, un apprezzamento personale che non svanì nemmeno durante gli anni della Guerra fredda[288]. Churchill non cessò mai di osteggiare l'ideologia comunista; nondimeno, stimò in Stalin il patriota e lo statista. Curiosamente, la valutazione data da Churchill di Stalin coincideva alla perfezione con quella data da Hitler. Questa valutazione cominciò a palesarsi già nel 1939, quando disse a Neville Chamberlain:

« Non so farvi una previsione sul comportamento della Russia. La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma. Ma forse una chiave c'è: la chiave è l'interesse nazionale russo[289] »

(Winston Churchill a Neville Chamberlain, 1939)

Churchill, grazie alla sua profonda conoscenza della storia europea, in parte dovuta al fatto che tale storia spesso aveva coinciso con quella della sua stessa famiglia[Nota 4], aveva ben presenti le costrizioni geopolitiche che imponevano agli Stati determinati atteggiamenti strategici. Sapeva che gli Stati Uniti non avrebbero potuto accettare il dominio tedesco sulla massa eurasiatica, che avrebbe potuto porre un pericolo alla libertà dei mari e dunque alla sicurezza del continente americano[288]. Allo stesso modo, sapeva che le ambizioni egemoniche tedesche sull'Europa orientale avrebbero reso inevitabile lo scontro tra URSS e Germania, nonostante la momentanea alleanza tattica, portando la seconda alla sconfitta[288]. La scelta decisiva di non cedere nel 1940, nonostante l'apparente isolamento della Gran Bretagna, si basava anche sulla previsione di uno sviluppo degli eventi bellici che, sul medio-lungo periodo, avrebbe favorito il Regno Unito[290]. Commenta John Lukacs:

« Churchill vedeva chiaramente quale fosse la scelta: o un'Europa tutta dominata da Hitler o, nella peggiore delle ipotesi, la metà orientale dell'Europa dominata dall'Unione Sovietica; e metà dell'Europa era meglio di niente.[291] »

Dopo che l'invasione nazista cominciò Stalin, che aveva costantemente ignorato gli avvertimenti provenienti dallo stesso Churchill circa l'imminenza dell'attacco, cominciò a richiedere sempre più insistentemente l'aiuto britannico[292]. Immediatamente Churchill e Stalin decisero l'Invasione anglo-sovietica dell'Iran nel 1941, allo scopo di neutralizzare il governo filotedesco dello Scià Reza Pahlavi[292]. Nel dicembre, una settimana dopo Pearl Harbor, Churchill inviò Anthony Eden a Mosca, dove Stalin volle imporre ai britannici di riconoscere le annessioni sovietiche intervenute in seguito al Patto Molotov-Ribbentrop (cioè Stati baltici e Polonia orientale)[292]. Eden evitò impegni scritti, ma erano ormai chiari gli obiettivi di guerra sovietici. Churchill disse al capo del governo polacco in esilio Władysław Sikorski:

« La Russia è l'unica nazione che abbia combattuto i tedeschi con successo [...] Se la Russia venisse a patti con il Reich, tutto sarebbe perduto. Questo non deve accadere[293] »

(Winston Churchill a Władysław Sikorski, 1941)
Churchill con Molotov (dietro di loro Anthony Eden) a Londra dopo la firma del Patto anglo-sovietico del 1942

Churchill e Stalin ebbero due incontri a due a due, nel 1942 e nel 1944. Nel primo, Churchill riuscì con successo a difendere la sua decisione di non aprire un secondo fronte in quell'anno (era riuscito a persuadere a fatica anche Roosevelt e George Marshall di questa decisione, ritenendo che un'operazione di sbarco sulle coste francesi nel 1942 avrebbe avuto esito disastroso). Stalin restò impressionato dalla determinazione di Churchill e quest'ultimo fu allo stesso tempo colpito dalla tempra del leader sovietico[294]. Nel corso dell'anno seguente, quando le ambizioni egemoniche russe sull'Europa orientale divennero evidenti, il rapporto cominciò a deteriorarsi, anche in concomitanza con il ruolo sempre più preponderante assunto dagli Stati Uniti sulla Gran Bretagna. E l'atteggiamento di Roosevelt verso Stalin si dimostrò più accomodante di quello di Churchill[295]. Quest'ultimo si batté soprattutto sul tema polacco, dato anche il gran numero di volontari di quel Paese che avevano trovato rifugio nel Regno Unito e combattevano negli eserciti dell'impero. Churchill pensò allora di offrire a Stalin un patto sulla Polonia: accettazione da parte di quest'ultima del confine segnato dalla Linea Curzon (che avrebbe significato la cessione di oltre due quinti del territorio della Polonia prebellica, ma abitato per la maggioranza da russi e non da polacchi), in cambio del riconoscimento sovietico del governo polacco in esilio. Inoltre, il territorio perduto dalla Polonia sarebbe stato compensato dall'acquisizione di territorio tedesco. Tuttavia varie circostanze fecero fallire il piano di Churchill: l'intransigenza polacca, che non voleva accettare la Linea Curzon, il mancato sostegno americano e l'avanzata dei sovietici in Polonia, che dava a Stalin un vantaggio decisivo[296]. Nel 1943 i servizi segreti britannici, su ordine di Churchill, passarono ai sovietici i piani tedeschi dell'Operazione Cittadella, decifrati a Bletchley Park[297]; questo diede ai russi un vantaggio fondamentale che consentì di prevenire e sconfiggere il nemico alla Battaglia di Kursk, nel corso della quale la gran parte delle forze corazzate tedesche vennero annientate[297].

Nel 1944 Churchill e Stalin ebbero dieci giorni di colloqui a Mosca nei quali fu deciso il futuro dell'Europa orientale. In questo contesto si situa il famoso "Patto delle percentuali". Churchill raccontò l'episodio nelle sue memorie:

« Avevo scritto su un mezzo foglio di carta le seguenti percentuali: "Romania: Russia 90%. Grecia: Gran Bretagna-Usa 90%. Iugoslavia: 50-50. Ungheria: 50-50. Bulgaria: Russia 75%". Stalin prese la matita blu che era solito usare e vergò sulla carta un grosso "visto". D'accordo! Alla fine io dissi: "Non potrebbe apparire alquanto cinico, se sembrasse che abbiamo disposto di queste questioni, così vitali per milioni di persone, con tanta disinvoltura? Bruciamo il foglio". "No" mi rispose Stalin "lo conservi"[298] »

I "Tre grandi" alla Conferenza di Yalta, 1945

Il "patto", aveva essenzialmente lo scopo di dare mano libera alla Gran Bretagna per liquidare le forze comuniste della resistenza greca che avevano già cominciato a scontrarsi con le formazioni liberali e monarchiche per instaurare un regime comunista nel Paese. Churchill inviò immediatamente un contingente britannico dall'Italia e a Natale del 1944 volò ad Atene. Definì i comunisti greci trotskisti, per rimarcare la loro distanza da Stalin, e questi tenne scrupolosamente fede al patto con Churchill negando qualsiasi assistenza ai comunisti greci[299]. Nel 1944 in un discorso alla Camera dei Comuni si pronunciò in favore dell'espulsione e trasferimento di popolazione tedesca dai territori slavi (Polonia e Cecoslovacchia) verso la Germania: "L'espulsione è il metodo che, nella misura in cui siamo stati in grado di vedere, sarà il più soddisfacente e duraturo, non ci sarà alcuna mescolanza di popolazioni a causare guai infiniti. Non sono allarmato da questi trasferimenti, che sono più fattibili nelle condizioni moderne"[300][301].

Con l'approssimarsi della fine del conflitto, l'assetto deciso da Churchill e Stalin a Mosca divenne la base sulla quale venne discussa la Conferenza di Jalta. Senza l'appoggio americano, Churchill non riuscì a evitare che in Polonia venisse instaurato un regime filosovietico, ma con il "patto delle percentuali" era riuscito a evitare che questo avvenisse anche in Grecia. Le truppe britanniche stavano penetrando in Germania più velocemente dei russi. Avrebbero potuto raggiungere Praga o Berlino prima dei sovietici ma, nonostante le insistenze di Churchill (e anche del generale americano George Patton) Eisenhower informò Stalin che gli eserciti alleati non sarebbero avanzati in quella direzione[302]. Una delle conclusioni della Conferenza di Yalta fu che gli alleati avrebbero restituito tutti i cittadini sovietici che si trovavano nella zona alleata all'Unione Sovietica. Ciò riguardò immediatamente i prigionieri di guerra sovietici liberati dagli Alleati, ma fu esteso anche a tutti i rifugiati dell'Est europeo[303].

Alla fine del conflitto Churchill, ormai settantenne, era indebolito fisicamente e psicologicamente[304]. Rimase comunque suo obiettivo prioritario mantenere l'unità dell'alleanza fino alla sconfitta definitiva della Germania nazista. Intuì che gli abboccamenti fatti dai comandanti nazisti in Italia erano l'estremo tentativo di dividere gli alleati[305]. Perciò quando nel febbraio del 1945 il capo dell'OSS Allen Dulles accettò di parlamentare con il generale delle SS Karl Wolff per la resa separata delle truppe naziste in Italia, Churchill scrisse furibondo a Roosevelt ma ormai questi, moribondo, non aveva più il controllo della situazione[305] (sarebbe deceduto il 12 aprile). Quando, pochi giorni prima del suicidio di Hitler, Heinrich Himmler offrì la resa incondizionata della Germania ai soli occidentali, Churchill si oppose: la resa doveva comprendere tutti gli alleati, inclusa l'URSS. Quando lo seppe, Stalin telegrafò a Churchill: "Conoscendola, non dubitavo che avrebbe agito in questo modo"[305]. La resa incondizionata della Germania nazista giunse infine l'8 maggio 1945.

Controversie sul bombardamento di Dresda[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Dresda.

Tra il 13 e il 15 febbraio 1945, bombardieri britannici e statunitensi attaccarono la città tedesca di Dresda, che era affollata di tedeschi feriti e rifugiati[306]. Il numero di rifugiati presenti a Dresda era sconosciuto, fino a quando gli storici Matthias Neutzner, Götz Bergander e Frederick Taylor hanno usato fonti storiche e ragionamenti deduttivi per stimare che il numero di rifugiati nella città e nei sobborghi circostanti era di circa 200.000 o meno la prima notte del bombardamenti. A causa dell'importanza culturale della città e del numero di vittime civili (intorno alle 25.000[307]), oltre al fatto che la fine della guerra fosse vicina, questa rimane una delle più controverse azioni alleate della guerra. Dopo l'attacco, Churchill scrisse in un telegramma top-secret di tono critico rispetto all'attacco:

« Mi sembra che sia giunto il momento in cui la questione del bombardamento delle città tedesche semplicemente per aumentare il terrore, anche se sotto altri pretesti, dovrebbe essere rivista. Sento il bisogno di una concentrazione più precisa su obiettivi militari come petrolio e comunicazioni dietro l'immediata zona di battaglia, piuttosto che su semplici atti di terrore e distruzione, per quanto impressionanti.[308] »

(Winston Churchill, febbraio 1945)

Riflettendo sul testo, sotto la pressione dei capi di stato maggiore, e in risposta alle opinioni espresse da Sir Charles Portal (capo di stato maggiore del Bomber Command) e Sir Arthur Harris tra gli altri, Churchill ritirò il suo memo e ne scrisse uno nuovo[309][310]. Questa versione finale del memo completato il 1 aprile 1945, affermava:

« Mi sembra che sia giunto il momento in cui la questione del cosiddetto "bombardamento di area" delle città tedesche dovrebbe essere rivista dal punto di vista dei nostri interessi. Se prendiamo il controllo di una terra completamente distrutta, ci sarà una grande mancanza di alloggi per noi stessi e per i nostri alleati. Dobbiamo fare in modo che i nostri attacchi non facciano più male a noi stessi a lungo termine di quanto non facciano allo sforzo bellico del nemico[309][310] »

(Winston Churchill, febbraio 1945)

In definitiva, la responsabilità da parte britannica dell'attacco fu considerata, almeno in parte, di Churchill, motivo per cui è stato criticato per aver permesso che i bombardamenti si verificassero. Lo storico tedesco Jörg Friedrich afferma che il bombardamento fu un "crimine di guerra" [311] e, nel 2006, il filosofo AC Grayling mise in dubbio l'intera campagna di bombardamenti strategici della RAF, argomentando che sebbene non fosse un crimine di guerra fu un crimine morale che minò la tesi degli alleati secondo cui stavano combattendo una guerra giusta[312].

D'altra parte, è stato affermato che il coinvolgimento di Churchill nel bombardamento di Dresda si basava su aspetti strategici e tattici della conduzione della guerra. La distruzione di Dresda, per quanto immensa, fu progettata per accelerare la sconfitta della Germania. Come ha scritto lo storico e giornalista Max Hastings : "Credo che sia sbagliato descrivere un bombardamento strategico come un crimine di guerra, perché questo potrebbe suggerire qualche equivalenza morale con le azioni dei nazisti. I bombardamenti hanno rappresentato un sincero, anche se sbagliato, tentativo di provocare la sconfitta militare della Germania". Lo storico britannico Frederick Taylor afferma che "Tutte le parti hanno bombardato le rispettive città durante la guerra: mezzo milione di cittadini sovietici, ad esempio, sono morti a causa dei bombardamenti tedeschi durante l'invasione e l'occupazione della Russia, il che equivale approssimativamente al numero di cittadini tedeschi morti durante le incursioni alleate"[313]. Secondo John Lukacs: "Egli (Churchill) capì anche che saturare di bombe le città tedesche era sì un elemento, ma secondario ai fini del conseguimento della vittoria, non decisivo. Però continuò con i bombardamenti a tappeto sino alla fine, principalmente per evitare gravi perdite alle forze di terra americane e britanniche. E ci riuscì posticipando l'invasione angloamericana dell'Europa occidentale fino al giungo 1944, quando la loro superiorità fu schiacciante. Churchill temeva ancora l'eventualità di una grande e sanguinosa campagna in Europa occidentale, memore della carneficina della Prima guerra mondiale"[314].

Fine della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Churchill saluta la folla che lo acclama a Whitehall il Giorno della Vittoria, 8 maggio 1945

Nel giugno 1944, le forze alleate invasero la Normandia e ricacciarono le forze naziste in Germania lungo un ampio fronte nel corso dell'anno successivo. Dopo essere stato attaccata su tre fronti dagli Alleati, e nonostante momentanee battute d'arresto, come la sfortunata Operazione Market Garden, e gli ultimi, disperati, contrattacchi tedeschi, che culminarono nella Battaglia delle Ardenne, la Germania nazista fu alla fine sconfitta. Il 7 maggio 1945, nella sede dello SHAEF a Reims, gli alleati accettarono la resa della Germania. Lo stesso giorno in un notiziario della BBC John Snagge annunciò che l'8 maggio sarebbe stato il Giorno della Vittoria in Europa[315]. Quello stesso giorno, Churchill trasmise alla nazione la notizia che la Germania si era arresa e che un ultimo cessate il fuoco su tutti i fronti in Europa sarebbe entrato in vigore alla mezzanotte e un minuto di quel giorno[316].

Successivamente, Churchill parlò a una folla enorme a Whitehall: "Questa è la vostra vittoria!", disse, ma la folla lo interruppe e urlò di rimando: "No, è la tua", e Churchill poi intonò il canto "Land of Hope and Glory" insieme al suo popolo in festa. La sera fece un'altra trasmissione alla nazione affermando che il Giappone avrebbe capitolato nei mesi seguenti. I giapponesi si arresero il 15 agosto 1945. Nell'immediatezza della conclusione della guerra, Churchill non smise di preoccuparsi delle mosse sovietiche. Diede ordine al maresciallo Montgomery di raccogliere le armi tedesche e di tenersi pronto ad attaccare i sovietici se questi fossero avanzati oltre le zone di occupazione loro assegnate[317]. Churchill diede poi disposizione al Comando Supremo Interforze britannico di preparare i piani per un attacco preventivo contro gli ex alleati (Operazione Unthinkable), per ricacciare i sovietici a Est e liberare Polonia, Cecoslovacchia e vari Paesi dell'Europa orientale occupati dai sovietici. Tuttavia il comando britannico rigettò l'idea in quanto militarmente inattuabile (le forze sovietiche erano numericamente molto superiori a quelle occidentali)[318].

All'opposizione (1945-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Winston Churchill dopo la Seconda guerra mondiale (1945-1965).

Governo transitorio ed elezioni del 1945[modifica | modifica wikitesto]

Churchill alla Conferenza di Potsdam, luglio 1945

Con un'elezione generale incombente (non ce n'era stata una da quasi un decennio), e con i Ministri laburisti che si rifiutavano di continuare la coalizione di guerra, Churchill si dimise da Primo Ministro il 23 maggio. Più tardi quel giorno, accettò l'invito del re a formare un nuovo governo, conosciuto ufficialmente come il governo nazionale, come la coalizione dominata dai conservatori degli anni '30, ma in pratica costituita in prevalenza da ministri Tory. Il governo conteneva conservatori, liberali nazionali e alcuni indipendenti come Sir John Anderson e Lord Woolton, ma non i liberali ufficiali di Archibald Sinclair. Sebbene Churchill continuasse a svolgere le funzioni di Primo Ministro, compreso lo scambio di messaggi con l'amministrazione statunitense sull'imminente Conferenza di Potsdam, non fu ufficialmente rinominato fino al 30 maggio[319].

Sebbene il giorno fissato per le elezioni fosse il 5 luglio, i risultati finali del voto non furono noti fino al 26 luglio, a causa della necessità di raccogliere i voti dei numerosi militari britannici all'estero. La moglie di Churchill, Clementine, che insieme a sua figlia Mary era stata presente al conteggio dei voti nel collegio elettorale di Churchill nell'Essex (anche se incontrastato dai partiti maggiori, Churchill aveva vinto con una maggioranza molto ridotta contro un candidato indipendente) tornò per incontrare il marito a pranzo. Quando lei disse al marito che la sconfitta poteva essere "una benedizione mascherata", Churchill ribatté che "al momento sembra effettivamente molto mascherata"[320]. Quel pomeriggio il medico personale di Churchill, Lord Moran (così in seguito annotò nel suo libro The Struggle for Survival) si lamentò con lui della "ingratitudine" del popolo britannico, ma Churchill rispose "Non la chiamerei così. Hanno passato anni terribili"[320]. Avendo perso le elezioni, nonostante godesse di molto sostegno tra la popolazione britannica, Churchill si dimise da Primo Ministro quella sera, passando il testimone a un governo laburista guidato da Clement Attlee, che stato il suo vice durante la guerra. Sono state date molte spiegazioni per la sconfitta elettorale di Churchill, che all'epoca parve incredibile. Tra queste il fatto che il desiderio di riforma postbellica era diffuso tra la popolazione e che l'uomo che aveva guidato la Gran Bretagna in guerra non era considerato l'uomo giusto per guidare la nazione in pace[321]. Sebbene il partito conservatore fosse impopolare, molti elettori avrebbero voluto che Churchill continuasse a ricoprire l'incarico qualunque fosse stato l'esito delle elezioni, credendo erroneamente che ciò sarebbe stato possibile[322].

La mattina del 27 luglio Churchill tenne un'ultima riunione del Gabinetto. Uscendo dalla sala delle riunioni a Downing Street disse a Eden: "Trent'anni della mia vita sono passati in questa stanza, non ci sarò mai più seduto, tu lo sarai, ma io no"[Nota 5]. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, Churchill non cedette la leadership conservatrice ad Anthony Eden, che divenne il suo vice, ma che non era propenso a sfidare il suo mentore. Sarebbe passato un altro decennio prima che Churchill si ritirasse definitivamente dalla scena.

Leader dell'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Churchill e Truman nel 1949

Per sei anni Churchill servì come capo dell'opposizione. Durante questi anni Churchill continuò a influenzare gli affari mondiali. Durante il suo viaggio del 1946 negli Stati Uniti, tenne il celeberrimo discorso di Fulton sulla Cortina di ferro e la creazione del Blocco orientale. Tale discorso, concordato con Truman, segna convenzionalmente l'avvio della Guerra fredda. Parlando il 5 marzo 1946 al Westminster College di Fulton, nel Missouri, tessé dapprincipio un elogio della Russia:

« Siamo lieti che la Russia occupi il posto che le compete tra le grandi nazioni del mondo; salutiamo la sua bandiera sui mari e soprattutto auspichiamo contatti costanti, frequenti e crescenti tra il popolo russo e i nostri popoli su entrambe le sponde dell'Atlantico[323] »

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Aggiunse però subito dopo:

« Da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico, una cortina di ferro è scesa in tutto il continente. Dietro quella linea si trovano tutte le capitali degli antichi stati dell'Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte queste famose città e le popolazioni intorno a loro si trovano in quella che io devo chiamare la sfera sovietica[324] »

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Sempre nel discorso di Fulton aveva espresso l'intenzione di non mettere a disposizione delle Nazioni Unite i segreti atomici del Regno Unito e degli Stati Uniti: "Non credo che tutti noi dormiremmo così tranquillamente se le posizioni fossero invertite e qualche stato comunista o neofascista avesse il monopolio di questi temuti ordigni"[325]. Il medico di Churchill, Lord Moran, più tardi (nel suo libro "The Struggle for Survival") ricordò che Churchill suggerì già nel 1946, l'anno prima di trasmettere l'idea in una nota al presidente Truman, che gli Stati Uniti preparassero un attacco atomico preventivo su Mosca mentre l'Unione Sovietica non possedeva ancora armi nucleari[326][327]. Tuttavia, sempre a Fulton, pronunciò parole concilianti verso l'Unione Sovietica:

« Abbiamo il potere di preservare il nostro futuro. Non credo che la Russia sovietica voglia la guerra. Ciò che essa vuole sono i frutti della guerra e l'espansione illimitata del suo potere e delle sue dottrine[328] »

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Per questo invocò l'unità delle democrazie occidentali in funzione deterrente. A questo scopo ricordò gli errori compiuti negli anni '30 davanti ai regimi fascisti:

« Fino al 1933 o anche al 1935 si sarebbe potuta salvare la Germania dal destino terribile che l'ha travolta e a tutti noi sarebbero state risparmiate le miserie che Hitler ha inflitto all'umanità. In tutta la storia non non c'è stata una sola guerra più facile da scongiurare con un'azione tempestiva di quella che ha appena devastato regioni tanto vaste della Terra.[329] »

(Winston Churchill a Fulton, Missouri 5 marzo 1946)

Tuttavia il discorso non venne accolto favorevolmente da tutta la stampa occidentale. Anche testate conservatrici come il Times affermarono che democrazie e comunismo avessero "Molto da imparare l'una dall'altro"[330] e il Wall Street Journal ribadì posizioni isolazioniste: "gli Stati Uniti non vogliono un'alleanza né altro che somigli a un'alleanza con nessun'altra nazione"[330].

Churchill con Jawaharlal Nehru a Londra nel 1948

Nel 1946 Churchill disse all'ambasciatore irlandese a Londra: "Ho detto alcune parole in parlamento l'altro giorno sul vostro Paese perché spero ancora in un'Irlanda unita. Dovete prendervi anche quelli del Nord, ma senza la forza. Non c'è e non c'è mai stata alcuna animosità nel mio cuore verso il vostro Paese""[331].

Nel 1948 nacque lo Stato di Israele. Il governo laburista non riconobbe immediatamente il nuovo Stato. Churchill criticò la decisione[332]. Aveva già espresso forte contrarietà al Libro bianco del 1939[332], che aveva di fatto bloccato l'afflusso di rifugiati ebrei dall'Europa dopo la Grande rivolta araba. Nel 1949, quando la vittoria israeliana divenne evidente, aumentò le perorazioni affinché il Regno Unito riconoscesse Israele[332]. Criticò aspramente la politica del ministro degli Esteri Ernest Bevin:

« La politica del ministro degli Esteri è stata la peggiore possibile per gli arabi. Sono sicuro che avremmo potuto accordarci subito dopo la guerra per una partizione molto più favorevole agli arabi[333] »

(Winston Churchill, 1948)

Secondo lo storico Michael J. Cohen, Churchill rimase convinto che la linea da seguire fosse il suo Libro bianco del 1922, che riteneva conciliasse al meglio le pretese arabe e sioniste[334]. Nel 1946 aveva sostenuto con forza la necessità dell'assistenza americana alla Gran Bretagna nella gestione del mandato britannico, proponendo come alternativa che la Gran Bretagna rimettesse il mandato alle Nazioni Unite[334]. La critica di Churchill si imperniava sulla concezione, fatta propria sin dagli anni '20, che lo sforzo britannico avrebbe dovuto concentrarsi sul mantenimento dei territori storici dell'Impero, come l'India, piuttosto che disperdere risorse in territori come la Palestina[334]. Anche l'impegno in favore della causa sionista, che Churchill rivendicò sempre, almeno fino al 1946 fu inteso nel senso limitato del Libro bianco del 1922[334]. Diversa è la valutazione di Martin Gilbert, il maggior biografo di Churchill: secondo Gilbert infatti le posizioni politiche di Churchill furono sempre dettate da una sincera amicizia per gli ebrei e dall'opposizione verso il pregiudizio antisemita, una caratteristica insolita anche in Gran Bretagna dove l'antisemitismo era molto diffuso[335].

In questo contesto si situa anche il suo apprezzamento verso la nuova India indipendente guidata da Jawaharlal Nehru (il quale come lui aveva studiato ad Harrow), che Churchill incoraggiò ad ammettere nel Commonwealth[336]. A dispetto della fama di anti-indiano, Churchill mostrò grande apprezzamento per il nuovo leader, tanto da definirlo "La luce dell'Asia"[336].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Winston Churchill con la fidanzata Clementine Hozier nel 1908 poco prima del matrimonio

Churchill incontrò la sua futura consorte, Clementine Hozier, nel 1904 a un ballo alla Crewe House, residenza di Robert Crewe-Milnes, conte di Crewe e della moglie Margaret Primrose[337]. Quattro anni dopo s'incontrarono nuovamente a una cena, ospiti della baronessa di Saint Helier. I due si trovarono seduti uno accanto all'altra e presto ebbe inizio la relazione della loro vita[338]. Il 12 settembre 1908 la coppia si sposò nella chiesa di Saint Margaret nella City of Westminster, e si trasferì nel marzo 1909 nella casa di Eccleston Square, al numero 33.

Da Clementine e Winston nacquero:

  • Diana (11 luglio 1909 - 20 ottobre 1963), maritata il 12 dicembre 1932 al baronetto sir John Milner Bayley, dal quale non ebbe figli e divorziò nel 1935; il 16 settembre dello stesso anno sposò il politico conservatore Duncan Sandys (1908 - 1987), dal quale ebbe tre figlie:
Anche questo matrimonio fallì e i due divorziarono nel 1960. Diana morì suicida ingerendo un'overdose di barbiturici.
  • Randolph (28 maggio 1911 - 6 giugno 1968), militare e politico di non grande successo; sposò dapprima (1939) Pamela Digby (1920 - 1997)[Nota 6], dalla quale ebbe un figlio, Winston, (1940 - 2010), e dalla quale divorziò nel 1945.[Nota 7]. Sposò successivamente June Osborn, dalla quale ebbe una figlia, Arabella (1949 - 2007).
  • Sarah Churchill (7 ottobre 1914 - 24 settembre 1982). Fu ballerina e attrice. Andata sposa a Victor Oliver von Samek nel 1936, divorziò nel 1945; sposò quindi Anthony Beauchamp (1949) ma ne rimase vedova nel 1957 e sposò quindi in terze nozze nel 1962 Henry Tuchet-Jesson, 23º barone Audley, ma l'anno successivo rimase nuovamente vedova.
  • Marigold Frances (15 novembre 1918 - 23 agosto 1921), deceduta per setticemia.
  • Mary (15 settembre 1922 - 1º giugno 2014), sposò nel 1947 il barone Christopher Soames (1920 - 1987), dal quale ebbe cinque figli:
    • Nicholas (12 febbraio 1948, vivente),
    • Emma (9 settembre 1949, vivente),
    • Jeremy,
    • Charlotte,
    • Rupert (18 maggio 1959, vivente).


Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Memorie di Guerra, trad. I. Balcinelli, Edizioni Alpes, Milano, 1929
  • La Crisi Mondiale (titolo originale: The World Crisis), trad. a cura dell'Ufficio del Capo di Stato Maggiore della Marina (Ufficio Storico) del capitano di fregata Carlo E. Giartosio, Società Anonima Poligrafica Italiana, 5 voll.: vol.I 1911-1914, 1929; vol.II 1915, 1930; vol. III parte I: 1916-1918, 1930; vol.III parte II: 1916-1918, 1931; vol.IV: Il Dopoguerra, 1931; col titolo Crisi Mondiale e Grande Guerra 1911-1922, 4 voll., Il Saggiatore, Milano, 1968
  • Memorie (1874-1903), Treves, Milano, 1935; Garzanti, Milano, 1946
  • I discorsi segreti di Churchill, Editori Riuniti, 1946
  • Passo a Passo (lettere sulla politica estera e la difesa scritte dal maggio 1936 al maggio 1939), Collezione Le Scie, Mondadori, Milano, I ed. maggio 1947
  • In Guerra: Discorsi pubblici e segreti, 2 voll.: Volume I 1938-1942, Volume II: 1943-1945, Rizzoli, Milano-Roma, I ed. 1948
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte prima: L'addensarsi della tempesta: volume I: Da Guerra a Guerra (1919-1939), trad. Olga Ceretti Borsini, Mondadori, Milano, I ed. luglio 1948
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte prima: L'addensarsi della tempesta, volume II: Guerra in sordina (3 settembre 1939 - 10 maggio 1940), trad. Olga Ceretti Borsini, Mondadori, Milano, I ed. 1948
  • Seconda Guerra Mondiale: parte II: La loro ora più bella, volume I: Il crollo della Francia, trad. Giorgio Monicelli, Mondadori, Milano, I ed. marzo 1949
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte II: La loro ora più bella, volume II: Isolati, trad. Giorgio Monicelli Mondadori, Milano, I ed. 1949
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte III: La Grande Alleanza, volume I: La Germania punta a Oriente, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1950
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte III: La Grande Alleanza, volume II: La guerra investe l'America, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1950
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte IV: La svolta fatale, volume I: Il Giappone all'attacco, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte IV: La svolta fatale, volume II: La battaglia d'Africa, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte V: La morsa si stringe, volume I: La campagna d'Italia, Mondadori, Milano, I ed. 1951
  • La Seconda Guerra Mondiale: parte V: La morsa si stringe, volume II: Da Teheran a Roma, trad. Arturo Barone, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Seconda Guerra Mondiale: parte VI: Trionfo e Tragedia, volume I: L'Onda della Vittoria, trad. Arturo Barone e Glauco Cambon, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Seconda Guerra Mondiale: parte VI: Trionfo e Tragedia, volume II: La Cortina di Ferro, trad. Arturo Barone e Glauco Cambon, Mondadori, Milano, I ed. 1953
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Nascita dell'Inghilterra (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol.I - The Birth of Britain), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1956 - 1965; Prefazione di Luca Codignola, Collana Saggi, BUR, Milano, ottobre 1999 ISBN 88-17-25851-2
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Libertà e Stato Sovrano (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. II - The New World), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1957 - 1965; Collana Saggi, BUR, Milano, ottobre 1999 ISBN 88-17-25852-0
  • Storia dei popoli di lingua inglese: L'età della Rivoluzione (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. III - The Age of Revolution), trad. Bruno Maffi, Mondadori, Milano, I ed. 1957 - 1965; Collana Saggi, BUR, Milano, I ed. gennaio 2003 ISBN 88-17-10096-X
  • Storia dei popoli di lingua inglese: Le Grandi Democrazie (titolo originale: A History of the English-Speaking People. vol. IV - The Great Democracies), trad. Bruno Oddera, Mondadori, Milano, I ed. 1959 - 1965
  • Gli anni della mia giovinezza. La formazione di un grande leader nell'Inghilterra degli anni gloriosi (titolo originale: My early Living - A Roving Commission, I ed. orig. 1930), trad. Ugo Tolomei, Collana i Garzanti n.276, Garzanti, Milano, 1961-1973; col titolo Gli anni dell'avventura. L'India, la guerra anglo-boera, la politica: la formazione di un grande leader, Collana I Grandi Tascabili, Bompiani, 1997 ISBN 978-88-452-3026-4; col titolo Dall'Avana a Durban: Viaggi e avventure di gioventù, CDA & Vivalda, 2005 ISBN 978-88-7480-068-1
  • Marlborough. La vita e i tempi del «duca di ferro» (titolo originale: Marlborough: His Life and Times, 4 voll., 1934-1938), biografia dell'antenato John Churchill, duca di Marlborough, trad. Giovanna Paroni, a cura di Henry Steele Commager, Mondadori, Milano, 1973; Prefazione di Emilio Radius, Note bio-bibliografiche di Vincenzo Mantovani, Collana Scrittori del Mondo: i Nobel n.60, 2 voll., UTET, Torino, 1973-1979
  • Riconquistare Khartoum (titolo originale: The River War: An Account of the Reconquest of the Sudan), trad. A. Audisio, Piemme, Novara, I ed. 1999 ISBN 978-88-384-4326-8
  • La Seconda Guerra Mondiale. Edizione condensata (titolo originale: The Second World War), Edizione italiana a cura di Paolo A. Dossena, Prefazione di Sergio Romano, trad. Arturo Barone, Glauco Cambon, Olga Ceretti Borsini, Giorgio Monicelli, Collana Saggi, 2 voll.: VOL. I: Dal Trattato di Versailles all'Operazione Barbarossa, VOL. II: Da Pearl Harbor alla Cortina di Ferro, BUR, Milano, I ed. novembre 2000 ISBN 88-17-86576-1

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio di Winston Churchill appare in diversi film e da alcuni suoi scritti sono state tratte delle sceneggiature:

Sceneggiature[modifica | modifica wikitesto]

Film o documentari dove appare Churchill[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Stemma personale di Sir Winston Churchill.

Onorificenze britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
Membro dell'Ordine dei Compagni d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine dei Compagni d'Onore
— 19 ottobre 1922
Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito
— 1º gennaio 1946
Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 1953
India Medal - nastrino per uniforme ordinaria India Medal
Queen's Sudan Medal - nastrino per uniforme ordinaria Queen's Sudan Medal
Queen's South Africa Medal - nastrino per uniforme ordinaria Queen's South Africa Medal
British War Medal - nastrino per uniforme ordinaria British War Medal
Medaglia interalleata della vittoria (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della vittoria (Regno Unito)
Territorial Decoration - nastrino per uniforme ordinaria Territorial Decoration

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce della Libertà per il comando militare di I Classe (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce della Libertà per il comando militare di I Classe (Estonia)
Compagno de l'Ordre de la Libération (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno de l'Ordre de la Libération (Francia)
Medaglia militare (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare (Francia)
Croce dell'Ordine al Merito Militare di Spagna - nastrino per uniforme ordinaria Croce dell'Ordine al Merito Militare di Spagna
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi
Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 1950
Croce di guerra belga (croix de guerre) (1939-1945) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra belga (croix de guerre) (1939-1945)
Membro di I Classe dell'Ordine della Stella del Nepal (Nepal) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Stella del Nepal (Nepal)
Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti)
— 7 maggio 1969

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Winston Churchill a Londra

Il programma televisivo della BBC 100 Greatest Britons lo ha eletto il più grande britannico di tutti i tempi.[339]

A lui è dedicato un sommergibile nucleare inglese della classe Churchill, così come un cacciatorpediniere statunitense della classe Arleigh Burke, il DDG-81, entrato in servizio nel 2001.

Una delle tante statue che lo rappresentato si trova in Parliament Square a Londra, di fronte al Big Ben.

È uno dei personaggi storici che appaiono nella serie tv britannica di fantascienza Doctor Who: nel terzo episodio della quinta stagione, L'arma di Churchill, il Dottore salva Londra dai Dalek, che Churchill pensava fossero stati creati da uno scienziato dell'esercito britannico; Churchill e il Dottore sembrano essere vecchi amici.

Un estratto di un suo celebre discorso (We shall fight on the beaches) venne utilizzato dalla band heavy metal londinese Iron Maiden in apertura dei concerti del World Slavery Tour come introduzione al brano Aces High. La traccia è intitolata Intro: Churchill's Speech ed è la prima traccia del doppio disco live Live After Death.

Appare nel videogioco Assassin's Creed: Syndicate nelle missioni ambientate nella Prima Guerra Mondiale come alleato di Lydia Frye; si occupa dello spionaggio tedesco nella zona del Tower Bridge e della Torre di Londra.

Nei film[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

Note esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Una lettera di Harold Nicolson a sua moglie, il 13 marzo, riassume la situazione: "Se mandiamo un ultimatum alla Germania, dovrebbe cedere, ma non cederà e avremo la guerra. La gente di questo la nazione si rifiuta categoricamente di fare una guerra, se ci suggerissero una cosa del genere ci troveremmo di fronte a uno sciopero generale, dovremmo quindi cedere in modo ignominioso. Diaries and Letters 1930–1939 p. 249.
  2. ^ Hitler
  3. ^ Il capo dei fascisti britannici, peraltro parente di Churchill
  4. ^ Si pensi al ruolo cruciale giocato dal duca di Marlborough nella Guerra di successione spagnola o a Lord Castlereagh nelle Guerre napoleoniche e al Congresso di Vienna
  5. ^ Martin Gilbert ha calcolato che fino al 1945 Churchill aveva ricoperto incarichi di governo esattamente per 28 anni e mezzo. Cfr. Gilbert, p. 110
  6. ^ Nota in Italia per la sua burrascosa e intensa relazione sentimentale con Gianni Agnelli, durata dal 1948 al 1952.
  7. ^ Convertitasi più tardi al cattolicesimo, riuscì a ottenere l'annullamento del matrimonio. (Bedell Smith, Reflected Glory. The Life of Pamela Churchill Harriman, Ed. Simon and Schuster, 1996)

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) cit. in John Lukacs "Il duello" 1990
  2. ^ Winston Churchill: greatest British hero or a warmongering villain?, The Week, 23 gennaio 2015.
  3. ^ Martin Gilbert 1991,  p. 1.
  4. ^ Paul Johnson 2010,  p. 4.
  5. ^ Roy Jenkins 2001,  p. 5.
  6. ^ Martin Gilbert 1991,  p. 5.
  7. ^ Roy Jenkins 2001,  pp. 3-5.
  8. ^ Roy Jenkins 2001,  p. 4.
  9. ^ Martin Gilbert 1991,  p. 1.
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Predecessore Primo ministro del Regno Unito Successore Flag of the United Kingdom.svg
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