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La Mecca

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La Mecca
località
مكة المكرّمة
Makka al-Mukarrama
La Mecca – Veduta
Localizzazione
Stato Arabia Saudita Arabia Saudita
Provincia La Mecca
Amministrazione
Sindaco Usama al-Bar
Territorio
Coordinate 21°25′N 39°49′E / 21.416667°N 39.816667°E21.416667; 39.816667 (La Mecca)Coordinate: 21°25′N 39°49′E / 21.416667°N 39.816667°E21.416667; 39.816667 (La Mecca)
Altitudine 277 m s.l.m.
Superficie 850 km²
Abitanti 1 675 000 (2010)
Densità 1 970,59 ab./km²
Altre informazioni
Prefisso +966 2
Fuso orario UTC+3
Nome abitanti meccani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Arabia Saudita
La Mecca
La Mecca
Sito istituzionale
La grotta di Ḥirāʾ. Su un estemporaneo cartello qualcuno ha vergato i primi versetti coranici rivelati, che aprono quella che è ora la sura 96.

La Mecca[1][2] (in arabo: ﻣكة المكرّمة‎, Makka al-mukarrama, "Makka l'onoratissima"), è una città dell'attuale Arabia Saudita occidentale, situata nella regione dell'Hegiaz. Capoluogo della provincia omonima, è per antonomasia la città santa (prima ancora di Medina e Gerusalemme) per i musulmani. È la città in cui, per la tradizione musulmana, è nato Maometto, ricordato come profeta e rifondatore[3] dell'Islam. Contiene la più grande moschea del mondo, il Masjid al-Haram.

Si trova al centro di sette colli: Jabal Abū Siba', Jabal Safa, Jabal Marwa, Jabal Abū Milhah, Jabal Abū Ma'aya, Jabal Abū Hulaya e Jabal Abū Ghuzlan.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Qusayy, Hijaba, Siqaya, Rifada, Liwa' e Nadwa.

Di essa non si sa molto prima dell'Islam, anche se Claudio Tolomeo la ricordava nel II secolo col nome di Macoraba, sebbene non sia certo che si riferisse alla Mecca attuale. Il Corano la cita nella Sura XLVIII:24.
Centro di importanti scambi commerciali (mawim) e di raduno spirituale, la Mecca era dominata dalla tribù dei Banu Quraysh che l'avevano strappata ai Banū Khuzāʿa originari dello Yemen, a loro volta diventati signori del centro urbano ai danni dei B. Jurhum e dei Qatūrā.[4]

La rilevanza commerciale dipendeva dal fatto che - come ricorda lo stesso Corano - i Quraysh organizzavano ogni anno almeno due gigantesche carovane che univano il meridione arabo (oasi di Najrān) al settentrione siro-palestinese (centro di Gaza). Queste carovane, che raggiungevano a volte la consistenza di quasi 2 mila dromedari e un numero imprecisato di asini, percorrevano l'intera tratta lungo la cosiddetta "via del Ḥijāz" in poco più di 60 giorni e sostavano lì dove era possibile far abbeverare bestie e uomini. Una di queste soste era appunto la città della Mecca, nella spianata che ospitava il santuario preislamico della Kaʿba.
L'importanza spirituale era direttamente collegabile proprio a questo edificio sacro. Inizialmente esso custodiva il simulacro della divinità tribale urbana di Hubal ma presto, per agevolare la sosta dei carovanieri e dei pellegrini, nella Kaʿba furono accolti numerosissimi altri idoli, venerati dalla maggior parte delle popolazioni arabe peninsulari, che furono distrutti nel 630 dal profeta Maometto subito dopo aver conquistato la sua città natale.

L'ingresso del Ghār Thawrʾ, dove Maometto e Abu Bakr si nascosero nel 622, nelle prime fasi dell'Egira, per sfuggire ai loro inseguitori meccani.

Chiamata in epoca preislamica Bakka,[5] Maometto aveva circa quarant'anni quando, rifugiatosi in meditazione in una grotta del vicino monte Ḥirāʾ (detta Ghār Ḥirāʾ), avrebbe avuto la prima esperienza soprannaturale con l'apparizione dell'angelo Gabriele che gli avrebbe ingiunto - usando l'imperativo "iqrāʾ", ovvero "leggi!" (dal verbo arabo qaraʾa) - di proclamare il nuovo messaggio divino, riassunto nell'incipit della Sura 96 del Corano:

« Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, / ha creato l'uomo da un grumo di sangue! / Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, / Colui che ha insegnato l'uso del calamo, / ha insegnato all'uomo quello che non sapeva. »
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Diversi storici non musulmani, fra i quali Patricia Crone e Tom Holland, hanno messo in dubbio la versione tradizionale islamica che vede la Mecca come la culla dell'Islam. Le tradizioni musulmane che descrivono in modo estremamente dettagliato la vita di Maometto alla Mecca sono infatti di molto posteriori, circa due secoli dopo la presunta data della sua morte. La città inoltre non è nominata dalle fonti coeve, e ciò fa sorgere molti dubbi sul fatto che essa potesse in effetti essere un importante centro carovaniero e di pellegrinaggio quale è considerata nella tradizione islamica. Inoltre le descrizioni ambientali presenti nel Corano, come nella sura VI "Il bestiame", parlano di un paesaggio con bestiame e vegetazione mediterranea (ulivi, vigne, melograni) che non corrisponde affatto al clima desertico, e talmente carente d'acqua da permettere solo assai limitatamente l'allevamento di ovini, caprini, cavalli, asini e dromedari, nonché la crescita di piante mediterranee. Anche il contenuto del Corano, ricco di polemiche religiose derivate da temi e personaggi biblici, ha fatto pensare che il testo sacro dei musulmani fosse rivolto a un pubblico giudaico e cristiano in grado di cogliere i riferimenti alla tradizione biblica. Invece la posteriore l'unanime tradizione musulmana sostiene che gli abitanti della Mecca fossero politeisti e pagani.

Secondo queste moderne ipotesi storiografiche "scettiche", il Corano e lo sviluppo dell'islam sarebbero avvenuti altrove, più a nord, ai confini meridionali dell'Impero romano, tra la Siria e la Giordania attuali. La localizzazione della Mecca come primo luogo della rivelazione di Allah sarebbe avvenuta solo successivamente, già quando esisteva il Califfato arabo nel VII e VIII secolo, e il fine sarebbe stato quello di distinguere la nuova religione dall'ebraismo e dal cristianesimo da cui l'islam sarebbe derivato, e la sua collocazione nel lontano deserto arabico sarebbe avvenuta per preservare la purezza e l'originalità della nuova rivelazione.

Pellegrinaggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Hajj e 'Umra.

La Mecca è meta annuale di visite da parte di pellegrini musulmani. Secondo quanto prescritto dal Corano, tutti coloro che se lo possono permettere fisicamente ed economicamente sono tenuti a visitarla almeno una volta nella vita per il pellegrinaggio canonico detto ḥajj.

La sua sacralità comporta che in essa (e nel territorio circostante, come avviene a Medina) sia categoricamente interdetto l'ingresso a chi non è musulmano.

Nisba[modifica | modifica wikitesto]

La nisba portata con orgoglio dai concittadini di Maometto era al-Qurashī (il Coreiscita), ma con l'andar del tempo, una volta dispersisi i Coreisciti in tutto l'ecumene islamico, la nisba divenne la più generica "al-Makkī" (il Meccano).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In lingua araba il nome della città è semplicemente Makka, senza articolo; tuttavia, sebbene anche in italiano generalmente i nomi delle città non vogliano l'articolo, per alcune di esse (come la Spezia, l'Aquila, il Cairo) un simile impiego dell'articolo determinativo s'è consolidato per tradizione, per cui la Mecca è diventata la dizione più diffusa.
  2. ^ La Mecca, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 17 giugno 2015.
  3. ^ Per l'Islam la Rivelazione coranica è l'ultima e definitiva riproposizione, esente dagli errori cumulatisi col trascorrere del tempo e per l'azione di alcuni uomini malvagi, del primitivo Messaggio rivelato da Allah al Suo primo profeta: Adamo (Adam).
  4. ^ Leone Caetani, Annali dell'Islām, 10 voll., Milano-Roma, U. Hœpli-Fondazione Caetani della Regia Accademia dei Lincei, 1905-1926, I, p. 104, nota 1.
  5. ^ Cor., III:96.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia fra musulmani e politeisti per la presa del Ḥijāz e di Mecca
  • al-Azraqī, Akhbār Makka (Le notizie di Mecca), edita nel 1860 da F. Wüstenfeld sotto il titolo Chroniken der Stadt Mekka, e successivamente più volte ristampata. Una nuova edizione è stata curata nel 1934, ristampata a Beirut nel 1986, a cura di Rushdī al-Ṣāliḥ Malḥas.
  • Patricia Crone, Meccan Trade and the Rise of Islam, Princeton, Princeton University Press, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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