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Battaglia di Ain el-Gazala

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Battaglia di Ain el-Gazala
Un Panzer III Ausf. H dell'Afrika Korps accanto ai resti fumanti di un automezzo britannico durante la battaglia nel deserto
Un Panzer III Ausf. H dell'Afrika Korps accanto ai resti fumanti di un automezzo britannico durante la battaglia nel deserto
Data 26 maggio - 21 giugno 1942
Luogo Ain el-Gazala e Tobruk, Libia
Esito Vittoria dell'Asse
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
90.000 uomini
561 carri armati[1]
110.000 uomini
849 carri armati[1]
Perdite
3.360 tedeschi tra morti, feriti e dispersi[2]
Italia: sconosciuto
~400 carri distrutti
50.000 tra morti, feriti e dispersi[3]
1.188 carri distrutti[4]
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La battaglia di Ain el-Gazala rappresentò il massimo successo delle potenze dell'Asse durante la campagna del Nordafrica, nel corso della seconda guerra mondiale.

La battaglia portò alla conquista, da parte dell'armata corazzata italo-tedesca guidata con grande abilità dal generale Erwin Rommel, della fortezza di Tobruk ed alla rapida avanzata in Egitto all'inseguimento dell'VIII Armata britannica (pesantemente sconfitta nella battaglia) fino alla posizione difensiva di El Alamein.

La battaglia fu caratterizzata da una serie di manovre e di confusi scontri nel deserto tra le forze corazzate delle due parti e mise in evidenza la superiorità delle tattiche e dei metodi delle Panzer-Division tedesche; le forze corazzate britanniche subirono la più pesante sconfitta della loro storia, mentre lo stesso Winston Churchill rimase molto deluso e preoccupato dall'esito disastroso dello scontro che metteva in pericolo l'Egitto e sembrava confermare, dopo la catastrofe di Singapore del febbraio 1942, l'inferiorità anglosassone nei confronti degli eserciti nemici.

L'esaurimento delle forze italo-tedesche, le difficoltà di rifornimento e il continuo rafforzamento dello schieramento nemico, impedirono tuttavia (nonostante la favorevole situazione venutasi a creare dopo la vittoria di Ain el-Gazala) una conclusione vittoriosa e definitiva della campagna.

Ordini di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Forze dell'Asse[modifica | modifica wikitesto]

Forze Britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Comandante supremo delle forze alleate in Medio Oriente Gen. C. Auchinleck

  • Guarnigione di Tobruch
    • 2ª Divisione fanteria sudafricana (Gen. Klopper)
    • 1ª Divisione fanteria neozelandese
  • VIII Armata (gen. Ritchie)
    • 5ª Divisione indiana
    • XIII Corpo d'armata (Gen. Gott)
      • 1ª Divisione fanteria sudafricana (gen. Pienaar)
      • 50ª Divisione fanteria "Tyne and Tees" (gen. Ramsden)
      • 4ª Divisione fanteria indiana
    • XXX Corpo d'armata (Gen. Norrie)
      • 1ª Armoured Division (Divisione corazzata)
      • 7ª Armoured Division "Desert Rats" (Gen. Messervy)
      • 22ª Guards Brigade (Brigata Guardie - corazzata)
      • 1ª Brigata Francia Libera (Gen. Koenig)

Carri armati[modifica | modifica wikitesto]

Le forze corazzate italo-tedesche comprendevano:

Le forze corazzate britanniche comprendevano:

L'antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1941, in seguito all'Operazione Crusader, le forze italo-tedesche erano state respinte da Tobruch e da tutta la Cirenaica, fino alla linea di el-Agheila, sul confine con la Tripolitania. Nel gennaio 1942, approfittando dell'arrivo di importanti rinforzi di carri armati, Rommel attaccò le posizioni britanniche, infliggendo una grave sconfitta alla 1ª Divisione corazzata e alla 4ª Divisione Indiana, costringendole a ripiegare fino a pochi chilometri da ʿAyn al-Ghazāla, circa 65 km da Tobruch. Su questa posizione il fronte si stabilizzò e le due armate si rioganizzarono e rinforzarono in vista di una battaglia decisiva in primavera.

Il generale Erwin Rommel, comandante in capo dell'armata corazzata italo-tedesca.

L'VIII Armata, nonostante le sollecitazioni del Primo ministro Churchill a favore di una pronta controffensiva britannica per ricacciare indietro le forze dell'Asse, si schierò in posizioni difensive e costruì una serie di capisaldi (box), ognuno dei quali era difeso da una brigata e protetto sul fronte rivolto verso il nemico da un sistema di campi minati. I capisaldi si estendevano dalla costa fino a circa 70 km all'interno, al bivio della pista di Bir Hakeim. I capisaldi erano presidiati, partendo dalla costa, dalla 1ª Divisione sudafricana, dalla 50ª Divisione ed infine dalla 1ª Brigata Francia Libera, che difendeva appunto Bir Hakeim.

Le divisioni corazzate britanniche, completamente riequipaggiate e dotate di un numero di carri armati molto superiore a quello nemico, erano schierate dietro ai box della fanteria, la 1ª Armoured division a nord, nei pressi di el-Adem e la 7ª Armoured division a sud, per contrastare eventuali aggiramenti di Bir Hakeim. Le forze dell'Asse erano schierate di fronte all'VIII Armata, con le divisioni italiane di fanteria appiedata Sabratha, Trento, Brescia e Pavia dal mare verso l'interno.

La situazione ricordava molto la guerra di trincea della prima guerra mondiale, con le forze di fanteria schierate su posizioni fortificate e facilmente difendibili, mentre ogni aggiramento appariva rischioso, dato che sembrava impossibile fornire l'appoggio logistico richiesto ad un'operazione a livello divisione attraverso il deserto a sud di Bir Hakeim. Cullandosi in questa convinzione le truppe britanniche stavano raccogliendo le forze per sferrare un'offensiva in estate, ritenendo che, avendo loro già la superiorità numerica, le forze italo-tedesche non avrebbero tentato mosse offensive.

Il parere di Rommel era completamente diverso. Sapeva benissimo che i rifornimenti che affluivano al nemico erano molto superiori a quelli che poteva sperare di ricevere, quindi, se non avesse attaccato subito, in seguito si sarebbe trovato in condizioni nettamente peggiori. Il suo piano era relativamente semplice, ed era articolato in tre fasi:

  1. Azioni diversive in prossimità della costa (attacco di fanterie contro la 1ª Divisione sudafricana);
  2. Operazione con il DAK a sud di Bir Hakeim, per prendere i box sul rovescio;
  3. La divisione Trieste doveva attaccare Bir Hakeim, per tenere impegnata la 1ª Brigata Francia Libera e garantire così la logistica del DAK;
  4. La divisione Ariete avrebbe operato in coordinamento con il DAK, salvo essere distaccata in appoggio alla Trieste.

Fu così che, in inferiorità numerica sia per gli uomini sia per i carri, Rommel a fine maggio diede il via alla battaglia più critica della sua carriera.

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

« Forse fu una fortuna che sottostimassimo la forza degli inglesi, altrimenti neppure Rommel avrebbe osato attaccare un nemico tanto superiore »
(Commento del generale Friedrich von Mellenthin nelle sue memorie di guerra[7])

L'VIII Armata, disponendo di tre brigate corazzate (2ª, 4ª e 22ª) e di due brigate carri (1ª e 32ª) con un totale di 14 battaglioni corazzati, aveva una chiara superiorità in carri (l'armata italo-tedesca aveva solo sette battaglioni corazzati, di cui quattro di panzer tedeschi) , inoltre questa superiorità, oltre che quantitativa, era anche qualitativa, per la presenza dei Grant (armati con un cannone da 75 mm in casamatta ed uno da 37 mm in torretta), che erano superiori sia ai PzKpfw III H che ai PzKpfw IV E, quindi gli unici carri che potevano contrastarli validamente erano i (19) PzKpfw III J ed i Semoventi 75/18.

Inoltre le forze britanniche disponevano di cospicue riserve accantonate nella regione del Cairo, tra cui almeno altri tre battaglioni corazzati immediatamente disponibili, e del 10º Corpo d'armata accantonato in Palestina con la divisione neozelandese. Per quanto riguarda l'artiglieria controcarri, i britannici avevano l'ottimo pezzo da 6 pdr (57 mm) (112), mentre le forze dell'Asse potevano contrapporre gli 88 (in appena 48 esemplari), alcuni Skoda 76 mm, i 50 mm tedeschi ed i 47 mm italiani.

Confrontando le forze come grandi unità, si vede che l'Asse aveva in totale 9 divisioni, mentre l'VIII Armata ne aveva altrettante (escludendo la 2ª Divisione Sudafricana, di guarnigione a Tobruch), tuttavia, mentre le divisioni tedesche e britanniche erano su 3 reggimenti, le divisioni italiane di fanteria erano "binarie" (cioè su 2 reggimenti) e totalmente immobili (prive di una componente organica di trasporti). Questo comportava che in termini di reggimenti le forze britanniche erano superiori a quelle italo-tedesche, e che, praticamente, le divisioni italiane di fanteria non avrebbero potuto avere un peso significativo nella battaglia così come concepita da Rommel.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro fra le forze corazzate[modifica | modifica wikitesto]

Combattimenti del 26 e 27 maggio 1942

La battaglia iniziò il pomeriggio del 26 maggio, quando unità della 15ª Leichtbrigade e della divisione Trento attaccarono in prossimità della costa le difese della 1ª Divisione Sudafricana, contrastate, ancor più che dalle forze britanniche, da una violentissima tempesta di khamsin (il vento del deserto). Richtie non si lasciò ingannare, e già prima del calare della notte la ricognizione aerea britannica aveva individuato il grosso delle forze dell'Asse di fronte alla Ridotta Segnali. Fu immediatamente allarmata la 7ª Divisione corazzata ed il comando del XXX Corpo inviò la 3ª Brigata Motorizzata Indiana a sud di Bir Hakeim per permettere a questa di schierarsi. La brigata, sorpresa in piena crisi di schieramento, fu sopraffatta dall'Ariete, che aprì la strada al resto del DAK, ma perdendo circa 50 carri nel combattimento e nel successivo scontro con la 1ª Brigata della Francia Libera attestati nel caposaldo di Bir Hacheim.

Dopo lo scontro con la divisione indiana la 21ª Panzer deviò verso nord, mentre più ad est prendeva posizione la 4ª Brigata Corazzata (7ª Divisione). Gli squadroni B e C del 3º Royal Tanks (4ª Brigata Corazzata) (che avevano carri Grant) ben presto incontrarono la 15º Panzer che copriva il fianco destro della 21ª, e, per la prima volta da quando erano in Africa, i tedeschi si trovarono in svantaggio tecnico di fronte agli inglesi. Lo scontro fu durissimo, anche se durò solo 15 minuti, con la perdita di circa il 50% degli effettivi dei due squadroni del 3º Royal Tanks, e comunque con i carri superstiti privi di munizioni, mentre nel deserto restavano i relitti di almeno 30 carri tedeschi.

Ancora più ad est la 90ª Leichtedivision impegnava la 7ª Brigata Motorizzata (7ª Divisione Corazzata), riuscendo a catturare (momentaneamente, dato che il giorno successivo riuscì a fuggire) lo stesso comandante della 7ª Divisione Corazzata. I superstiti della 4ª Brigata Motorizzata Indiana e della 7ª Brigata Motorizzata si ritirarono su Bir el Gobi, tenuta dalla 29ª Brigata Indiana. In pratica nel corso della mattinata l'ala sinistra del XXX Corpo era stata respinta su tutta la linea.

Carri Grant dell'8ª Armata britannica.

Nel corso del pomeriggio, dopo un attacco inefficace della 22ª Brigata Corazzata (1ª Divisione Corazzata) la 2ª Brigata Corazzata (1ª Divisione Corazzata) e il 44º Royal Tanks attaccarono le forze del DAK rispettivamente da est e da ovest, provocando perdite nei reggimenti di fanteria motorizzata della 15ª e della 21ª Panzerdivision.

Intanto l'Ariete era poco a nord di Bir Hakeim, mentre la Trieste, ancora più a nord, aveva perso la strada e si trovava nei campi minati che erano stati posti fra il box della 150ª Brigata (la più meridionale di quelle dalla 50ª Divisione) e Bir Hakeim.

Combattimenti del 28 e 29 maggio 1942

Il giorno 28 maggio le forze tedesche erano schierate sul retro del fronte britannico dalla scarpata costiera a Bir Hakeim, la preoccupazione maggiore nel campo dell'Asse era data dalla 15ª Panzerdivision, che si trovava nel centro dello schieramento, ma era completamente priva di rifornimenti. L'Ariete, all'estremità meridionale dello schieramento, stava impegnando le forze britanniche per cercare di aprire a sud di Bir Hakeim una strada per i rifornimenti. Le forze britanniche assunsero per tutta la mattinata uno schieramento difensivo, mentre la 90ª Leichtedivision ripiegava verso ovest, trovandosi in una posizione troppo esposta, scontrandosi con la 4ª Brigata Corazzata (7ª Divisione Corazzata). Nel pomeriggio le forze corazzate britanniche si diressero su Bir el-Harmat per chiudere la via ai rifornimenti provenienti da sud. L'Ariete, quindi fu attaccata dal 10º reggimento ussari (1ª Divisione Corazzata), ma, con l'aiuto di un gruppo di 88 tedeschi distrusse completamente lo squadrone di Grant del reggimento, costringendolo a ripiegare. Intanto la Trieste era riuscita a sbucare ad est dei campi minati a sud del box della 150ª Brigata (50ª Divisione) aprendo quindi una via, sia pure estremamente impervia, per i rifornimenti del DAK, che da quel momento non dovevano più passare a sud di Bir Hakeim.

Tentativi di attacco frontale contro le posizioni della 50ª Divisione, effettuati dalle fanterie della Sabratha non diedero risultati apprezzabili.

La ritirata dell'Asse[modifica | modifica wikitesto]

Combattimenti dal 30 maggio al 2 giugno 1942

Anche Rommel si rese conto della difficoltà della posizione in cui si trovava, quindi iniziò a concentrare le sue truppe, cercando di organizzarle su una linea più difendibile, fra la Cresta di Sidra a nord e la Cresta di Aslagh a sud, questa zona, denominata the Caudron (Il Calderone) era abbastanza vicina al punto dove era sboccata la Trieste, ma si trovava totalmente nella zona di influenza della 150ª Brigata. Nel corso del 29 maggio la 21ª Panzerdivision abbandonò le posizioni sulla scarpata costiera e l'Ariete si diresse verso nord, lasciando al suo posto la 90ª Leichtedivision. Quindi, quando le forze corazzate britanniche cercarono di riprendere contatto da ovest con la 150ª Brigata si trovarono di fronte tutte le forze mobili italo-tedesche. La battaglia durò per tutta la giornata, con perdite gravissime da entrambe le parti. A sera il DAK si trovava con la 150ª Brigata ad ovest, dentro le sue posizioni fortificate, e le forze corazzate britanniche a est e sud, praticamente circondato e quasi privo di rifornimenti, a questo punto sembrava che l'unica soluzione consistesse in una resa onorevole.

Invece Auchinleck, ritenendo Rommel ormai battuto, decideva di tentare un'azione decisiva, destinata a eliminare definitivamente le forze dell'Asse dalla Cirenaica, mandando tutto il XXX corpo in una marcia a sud di Bir Hakeim, per poi puntare direttamente a nord per spazzare via le fanterie italiane, mentre il XIII Corpo impegnava direttamente le forze del Calderone. Tuttavia, prima di dare il via a questa azione, doveva riorganizzare le sue forze, quindi per tutto il 30 maggio esercitò una pressione molto limitata sulle forze dell'Asse.

Rommel, avendo ricevuto qualche rifornimento, sia pure insufficiente a ripianare le scorte, il 31 maggio lanciò un attacco sul box della 150ª Brigata, centrato su villaggio di Sidi Mufta. Gli attacchi si susseguirono per due giorni di seguito, finché la 150ª Brigata non dovette cedere, avendo completamente esaurito le munizioni.

Mentre tutte le forze disponibili per Rommel si lanciavano sugli sfortunati fanti inglesi, i quartier generali britannici facevano piani sempre più complessi, sempre nell'ipotesi che Rommel non fosse più in grado di esercitare una pressione offensiva. Quando le truppe britanniche furono pronte ad appoggiare la 150ª Brigata erano passati 2 giorni, ma il 1º giugno si era arreso anche il Reggimento Green Howards, e la 150ª Brigata non esisteva più. Comunque, nel corso della notte successiva, le forze britanniche tentarono un attacco da nord e da est sul Calderone, attacco che praticamente fu fermato alle prime difficoltà, senza che provocasse danni alle forze dell'Asse.

L'attacco al Calderone[modifica | modifica wikitesto]

Combattimenti dal 3 al 6 giugno 1942

Già il 2 giugno la 21ª Panzerdivision (che aveva partecipato attivamente agli attacchi contro la 150ª Brigata) tentava una manovra verso nord per impegnare le forze restanti della 50ª Divisione, ma il suo tentativo fu frustrato più da una tempesta di khamsin che dall'intervento di un reggimento di carri britannico. Il piano britannico, tuttavia, inizialmente non fu scosso dalla nuova vitalità del DAK, e Auchinlek e Ritchie pensarono di impegnare le forze a est della breccia, che ormai era aperta nello schieramento britannico, usando il XIII Corpo per attaccare a nord le divisioni italiane di fanteria, mentre il XXX Corpo sarebbe stato spostato a sud per sfruttare il successo dell'altro corpo e tenere a bada le forze mobili dell'Asse. Questo piano (operazione Limerick) fu immediatamente scartato sia da Gott sia da Norrie (comandanti dei due corpi britannici), se non altro perché avrebbe lasciato i rifornimenti dell'VIII Armata a portata di mano delle forze mobili italo-tedesche. A questo punto l'unica opzione che restava aperta alle forze britanniche era attaccare direttamente il Calderone per cacciare via Rommel (operazione Aberdeen). Il XXX Corpo aveva il compito di entrare da est (Aslagh Ridge) nella zona tenuta dall'Ariete, usando le fanterie per la prima ondata, quindi effettuando un attacco notturno, mentre il XIII Corpo avrebbe effettuato un attacco diversivo a nord da Sidra Ridge, tenendosi comunque pronto a sfruttare il successo del XXX Corpo. Uno dei punti più critici di questo piano, cioè l'appoggio che le divisioni corazzate del DAK avrebbero dato all'Ariete fu totalmente sottovalutato, pensando che la 15ª Panzerdivision fosse impegnata contro il box di Bir Hakeim, compito che, invece era stato lasciato alle fanterie (90ª Leicthedivision e Trieste).

Riunione di alti ufficiali britannici; secondo da sinistra il generale Charles Willoughby Norrie, al centro il generale Neil Ritchie, secondo da destra, il generale William Gott.

L'operazione Aberdeen iniziò alle 2.50 del 5 giugno (una settimana dopo la ritirata di Rommel nel Calderone e quattro giorni dopo l'annientamento della 150ª Brigata), ma sbagliando la posizione delle linee italiane, che erano arretrate rispetto a quanto indicato, quindi con un preparazione di artiglieria estremamente spettacolare, ma nociva solo per la sabbia del deserto. In compenso, quando all'alba i carri britannici (22ª Armoured Brigade) superarono la cresta Aslagh trovarono i carristi dell'Ariete pronti ad accoglierli, supportati da un Pakschirm (linea difensiva realizzata con artiglierie anticarro comprendente gran parte delle artiglierie italo-tedesche). Di fronte a quella tempesta di fuoco, in cui i carri italo-tedeschi usavano le postazioni di artiglieria come perno di manovra, costringendo quindi i carri britannici a offrire il fianco[8] o ai pezzi anticarro o ai carri armati dell'Asse, la 22ª Armoured Brigade non poté fare altro che ritirasi verso nord est, lasciando il campo di battaglia in mano al nemico. L'attacco condotto da nord (Sidra Ridge) non ebbe miglior successo, anzi le perdite britanniche in carri furono ancora più gravi, anche perché il 42º Reggimento Royal Tanks finì sui campi minati "amici" della 69ª Brigata. Alla fine, dei settanta carri partiti, ne rimanevano solo una dozzina. A questo punto l'operazione Aberdeen era virtualmente fallita.

Nel pomeriggio Rommel non perse tempo a sferrare un contrattacco, attaccando verso est (21ª Panzerdivision con l'appoggio dell'Ariete) e verso sud (15ª Panzerdivision). Quest'ultimo attacco, totalmente inatteso, ebbe un successo spettacolare, disperdendo addirittura i comandi delle divisioni corazzate britanniche. Gran parte delle fanterie rimase isolata, sotto il fuoco dei carri tedeschi. La sera del giorno successivo la sacca era stata completamente occupata. Intanto la dispersione dei comandi di divisione aveva lasciato il comando del XXX Corpo completamente all'oscuro di quanto stava succedendo. Quando Norrie tentò di riprendere l'attacco, le brigate corazzate britanniche erano troppo malconce per essere efficienti, quindi da quel momento Richtie rinunciò all'idea di cacciare Rommel dal Calderone.

L'assedio di Bir Hakeim[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Bir Hakeim.

Appena annientata la 150ª Brigata, non dovendosi più preoccupare dei rifornimenti, il 2 giugno Rommel inviò la 90ª Leichtedivision e la Trieste ad attaccare Bir Hakeim. La caduta di Bir Hakeim avrebbe completamente aperto il fianco sinistro delle forze britanniche, permettendo a Rommel di operare in profondità contro Tobruch ed il confine egiziano. L'attacco contro la 1ª Brigata Francia Libera iniziò la mattina del 3 giugno, con scarsi risultati sia per il fuoco francese sia per i campi minati che circondavano il box. A sera, essendo informato di movimenti di corazzati nelle vicinanze (erano le truppe che il giorno successivo avrebbero attaccato Rommel nel Calderone), Kleemann ordinò ai suoi uomini di assumere una posizione difensiva. Nella notte un convoglio rifornì i francesi di munizioni (5000 colpi, per la maggior parte perforanti, per i cannoni da 75 mm) ed acqua. Continui attacchi della Desert Air Force bloccarono Kleemann da nuovi tentativi di attacco, ma a partire dal 7 giugno la Luftwaffe tornò ad occuparsi di Bir Hakeim. Dal 2 al 10 giugno su Bir Hakeim furono persi 77 aerei dalla RAF e 58 aerei dalla Luftwaffe. Lo stesso giorno (7 giugno) Rommel inviò un Kampfgruppe (gruppo da combattimento) prelevando elementi ed artiglieria dalla 15ª Panzerdivision e l'8 giugno si recò egli stesso a Bir Hakeim mostrando così chiaramente dove considerava il centro della battaglia in quel momento. Il giorno 9 giugno le forze tedesche penetrarono nella prima linea difensiva francese (quota 186). A questo punto Koenig chiese l'autorizzazione a ritirarsi, e Richtie lo informò che doveva tenere la posizione ancora per 24 ore, in modo che la 7ª Armoured Division potesse organizzarsi per effettuare un attacco diversivo. Koening si spostò al comando del suo corpo per organizzare la ritirata, lasciando il comando al suo secondo Amilakvari, che guidò coraggiosamente la resistenza francese per tutto il 10 giugno. A partire dalle 23.30, sotto la protezione degli attacchi diversivi britannici, 2700 uomini (su 3600 che si trovavano a Bir Hakeim all'inizio dei combattimenti) si ritirarono dietro le linee britanniche.

La decisione[modifica | modifica wikitesto]

Combattimenti dal 10 al 12 giugno 1942

Mentre Rommel combatteva attorno a Bir Hakeim, gruppi di autoblindo britanniche, partendo dalle posizioni della 50ª Divisione avevano attaccato le truppe italiane di fronte, tentando di tagliare la strada che portava i rifornimenti alla forze mobili italo-tedesche. Intanto Richtie pensava di usare la 1ª Divisione Sudafricana (attestata in prossimità della costa) per accerchiare da nord le forze italiane, isolando così il DAK. Tuttavia, scendendo da Auchinleck ai vari gradi della scala gerarchica, il progetto subì una serie di "dimagrimenti" successivi, tanto che il 7 giugno nel previsto accerchiamento furono impiegate 9 compagnie (meno di un reggimento) con risultati assolutamente insignificanti. La caduta di Bir Hakeim convinse i comandi britannici a rinunciare anche alle operazioni con autoblinde.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scontro di Knightsbridge (10 giugno 1942).

Un tentativo britannico, effettuato il 10 giugno, di riprendere l'iniziativa con 4th e 2nd Armoured Brigade nei pressi dell'area fortificata di Knightsbridge fu frustrato dall'azione difensiva portata avanti dall'Ariete.

La battaglia, anche se l' VIII Armata non era ancora sconfitta, era diventata pesante per le forze britanniche, dato che avevano perso gran parte della loro superiorità in forze corazzate (disponevano di 330 carri, contro 221 carri di Rommel), mentre conservavano intatta la maggior parte delle loro fanterie. Tuttavia, a questo proposito, sorgeva un problema: qiualsiasi ridislocazione delle fanterie avrebbe richiesto l'abbandono delle posizioni protette tenute in quel momento e l'impiego di un numero notevole di veicoli, che rischiavano di diventare un facile bersaglio per le forze corazzate.

A sinistra il generale Erwin Rommel a colloquio con il generale Georg von Bismarck, comandante della 21. Panzer.Division.

La situazione tattica ora vedeva un grosso saliente britannico fra Gazala ed el-Adem, occupato dal XIII Corpo, mentre le forze corazzate erano concentrate verso la base del saliente (el-Adem), ma inquadrate in molti reparti di scarsa forza (tutti quelli che erano stati già lanciati contro il DAK ed avevano subito perdite più o meno rilevanti). A sud delle forze corazzate britanniche il box di Kinghtsbridge, dove era un importante bivio, bloccava i tentativi di Rommel verso est. L'abbandono del saliente sarebbe stato vantaggioso per ridurre la lunghezza del fronte (che, adesso, era diventata un dato critico per i britannici), ma avrebbe abbandonato in mano italo-tedesca gli aeroporti del nord della Cirenaica, esponendo quindi i convogli diretti a Malta alle attenzioni dell'XI Luftflotte, oltre ai rischi del movimento di fanterie detti sopra.

Tuttavia Auchinleck e Richtie non ebbero il tempo di elaborare piani: l'11 giugno Rommel ordinò alla 90ª Leichtedivision di occupare la cresta a sud di el Adem (il principale centro di riformìnimenti britannico), mentre la 15ª Panzerdivision doveva occupare l'aeroporto di el-Adem. La 21ª Panzerdivision e l'Ariete avrebbero dovuto puntare su Knightsbridge, per attirare in quella direzione le forze corazzate britanniche. Solo la mattina del 12 giugno Norrie si rese conto che le forze mobili dell'Asse erano adesso disperse su un vasto arco, quindi potevano essere attaccate senza rischiare di trovarsi in inferiorità numerica. Il bersaglio era la 15ª Panzerdivision (la più settentrionale), quindi raccolse una forza con una cinquantina di Grant, una sessantina di Honey e 25 Crusader per lanciarla contro il fianco della divisione tedesca. Per contrastare le forze dell'Asse dirette a Knightsbridge restavano 27 Grant, 5 Honey, 34 Crusader e 63 Matilda. Il comandante della 7ª Armoured Division voleva invece operare verso sud, per questo si mosse per andare a discutere il piano con Norrie, ma, avendo incontrato reparti tedeschi da ricognizione, fu costretto a restare tutta la notte nascosto in un biʾr (pozzo). Dall'altra parte von Värst, immaginando la possibilità di un attacco, si era arrestato e posto a difesa appena avvistate le pattuglie esploranti britanniche. Le forze corazzate che fronteggiavano la 15ª Panzerdivision rimasero per tutto il giorno in attesa di ordini da Messervy, che, nella sua precaria situazione, non era in grado di darne. Appena capita la situazione Norrie passò il comando delle forse residue della 7ª Armoured Division al gen. Lumdsen, che subito mandò la maggior parte delle forze che coprivano Knightsbridge a rinforzare la e la 4ª Armoured Brigade (le forze che fronteggiavano la 15ªPanzerdivision).

Rommel, appena comprese le intenzioni nemiche, ordinò a von Bismarck di attaccare Knightsbridge e a von Värst di impegnare le forze che aveva di fronte. I britannici, presi in piena crisi di comando, furono sottoposti ad un micidiale fuoco incrociato dei panzer che manovrando abilmente in gruppi ebbero presto la meglio; le brigate inglesi subirono perdite altissime di mezzi corazzati (si trattò della più pesante sconfitta subita dalle forze corazzate inglesi in tutta la guerra[9]) e dovettero cedere sia di fronte a Knightsbridge, sia di fronte ad el Adem, ritirandosi su una posizione difensiva che, partendo da Kinightsbridge, si estendeva verso nord-est.

Il grosso difetto di questa posizione difensiva era che ormai era stata aggirata dalla 15ª Panzerdivision. A sera la situazione era stata provvisoriamente stabilizzata, ma le perdite di carri britanniche erano tali (oltre 250 carri armati in due giorni - 11 e 12 giugno[10]) che Rommel aveva raggiunto la tanto agognata superiorità di forze corazzate. Nel corso della notte Auchinleck in persona si recò a parlare con Norrie, ma, anziché ordinare una ritirata che avrebbe potuto ancora avere successo, i due comandanti pensarono che Rommel non avesse più la capacità di portare avanti l'offensiva, quindi predisposero una serie di bombardamenti sulle forze dell'Asse da parte della Desert Air Force e la creazione di una linea di difesa fra il box della 69ª Brigata (50ª Divisione), che era immediatamente a nord di quello della sfortunata 150ª Brigata, e Acroma.

Combattimenti dal 13 al 16 giugno 1942

Il 13 giugno Rommel ordinò alla 21ª Panzerdivision di attaccare la cresta Rigel (che copriva l'accesso ad Acroma) da ovest, mentre la 15ª Panzerdivision ne avrebbe dovuto occupare una diramazione orientale. La 90ª Leichtedivision avrebbe dovuto attaccare el Adem. Gli attacchi della 15ª e della 21ª Panzerdivision non furono molto decisi, ma furono sufficienti a respingere i difensori dalla Cresta Rigel, quindi la e la 22ª Armoured Brigade furono mandate a contrastare la 21ª Panzerdivision. Tuttavia, un attacco rinnovato da parte della 15ª Panzerdivision lasciò un unico passaggio per le forze chiuse nel box di Kinghtsbridge, che dovette essere evacuato nel corso della notte. I 70 carri superstiti dellVIII Armata furono concentrati presso Acroma, e le forze dell'Asse occuparono tutta la cresta Rigel. La ritirata della 90ª Leichtedivision da el Adem non ebbe peso dopo questa svolta drammatica della battaglia.

Dato che Auchinleck voleva evitare ad ogni costo che Tobruch venisse nuovamente assediata, quindi doveva restare una linea di difesa continua che dalla città portasse al confine egiziano, i britannici decisero di ritrarsi verso la frontiera egiziana. La condizione essenziale per tenere questa linea di difesa era che le forze britanniche conservassero el Adem (ad est di Tobruch). Il piano, già elaborato in precedenza, aveva il nome di Freeborn. Mentre le forze del XIII Corpo di Gott si sarebbero ritirate verso la frontiera, le forze residue del XXX corpo avrebbero coperto Tobruch, con l'aiuto della 10ª Divisione Indiana, per il tempo necessario all'evacuazione della base logistica. Alle 7 di mattina del 14 giugno Gott diramò gli ordini per la ritirata delle sue forze. Tuttavia, per tutto il corso della giornata, ci fu un continuo scambio di telegrammi fra Richtie e Auchinleck (tornato al Cairo), in cui quest'ultimo non concordava sulla ritirata fino alla froniera egiziana, ma chiedeva di resistere sulla linea Acroma—el- Adem—Bir el Gobi. Il 14 giugno a notte iniziarono le operazioni di ritirata delle divisioni di Gott. Mentre la 1ª Divisione Sudafricana si sarebbe ritirata lungo la via Balbia, la 50ª Divisione (che era ridotta due sole brigate, per la perdita della 150ª Brigata) avrebbe dovuto aprirsi una strada attraverso le fanterie italiane per ritrarsi a sud di Bir Hakeim. I carri avevano il compito di difendere Acroma e la scarpata che sovrastava la via Balbia, concentrandosi poi a el Adem, appena la coda della divisione sudafricana avesse superato il perimetro esterno delle difese di Tobruch. Le forze di Rommel erano completamente esauste, quindi non furono in grado di opporsi efficacemente alle forze corazzate britanniche, che, nonostante fossero costrette a ritrarsi in alcuni punti, riuscirono complessivamente a tenere la linea. Tuttavia fra le brigate della 1ª Divisione Sudafricana si era creato un notevole spazio e il gen. Lumsden, non vedendo passare altre unità, a mezzanotte e dieci iniziò a ritirare le forze corazzate. Invece la ritirata della 50ª Divisione avvenne senza grosse difficoltà fino al confine egiziano, sebbene la divisione fosse stata costretta a lasciare tutto l'equipaggiamento pesante per permettere il trasporto di tutti gli uomini.

Solo al mattino del 15 giugno le forze del DAK raggiunsero il ciglione che sovrastava la via Balbia, ma ormai praticamente la 1ª Divisione Sudafricana era passata e si stava dirigendo verso Tobruch. Rommel inviò la 21ª Panzerdivision su el-Adem e la 15ª Panzerdivision a rastrellare le forze rimaste a ovest di Acroma. Nel corso della giornata cadevano le difese di el-Adem e la 21ª Panzerdivision si spingeva oltre la linea di difesa prevsita da Auchinleck.

Il 16 giugno, mentre la 21ª Panzerdivision attaccava uno per uno i piccoli capisaldi che costituivano la linea britannica, apparve chiaro che l'unico sistema di salvare almeno le fanterie era quello di ritirare le truppe britanniche fino alla frontiera egiziana, comprese quelle del box di el Adem. Il giorno dopo Tobruch veniva circondata dalle forze dell'Asse.

La caduta di Tobruch[modifica | modifica wikitesto]

« Tobruch è caduta; 25.000 uomini sono caduti prigionieri »
(Telegramma giunto a Washington il 21 giugno 1942 durante un colloquio tra Churchill e Roosevelt[11])

A questo punto Rommel si trovò davanti a due scelte:

  1. mantenere la pressione sulle truppe britanniche che si stavano ritirando verso il confine egiziano
  2. attaccare Tobruch per cercare di occupare la piazzaforte prima che potesse organizzarsi a difesa.
Combattimenti del 20 giugno 1942

La prima scelta gli avrebbe permesso di annientare l'VIII Armata, ponendo virtualmente fine alla campagna di Libia, ma col rischio di lasciare una posizione forte (Tobruch) nelle sue retrovie, posizione che gli aveva già procurato grossi problemi in precedenza. D'altra parte l'occupazione di Tobruch gli avrebbe accorciato di qualche centinaio di chilometri le linee di rifornimento, che, in quel momento, partivano da Tripoli e Bengasi. La scelta di Rommel cadde sulla sicurezza (probabilmente tenendo conto che le sue truppe erano stremate, come si era ben visto negli ultimi giorni), quindi la decisione fu l'investimento della piazzaforte libica.

Geograficamente la posizione di Tobruch è dominata da due ciglioni: Solaro e Pilastrino, il primo inizia immediatamente a sud della via Balbia, ad ovest dell'abitato di Tobruch, arrivando fino al porto. Il secondo converge sul primo a circa 11 km dal porto e digrada verso sud-est, passando poco a nord del bivio della via per el-Adem (King's Corss). I ciglioni sono separati da un altopiano privo di rilievi, ma che verso oriente si frastaglia in una serie di uadi (letti di fiumi secchi). L'unico rilievo oltre ai due ciglioni è la collina di Ras el Medaur, circa 10 km a est di Acroma. Le prime opere difensive erano state costruite dagli italiani, e comprendevano un anello distante circa 29 km dall'abitato con opere difensive, fossati anticarro e reticolati di filo spinato. Nel 1941 le truppe australiane avevano costruito una seconda linea di difesa (Blue Line) circa 3 km all'interno di quella originale, con numerosi campi minati inetrposti fra le due linee. Tuttavia era da sei mesi, cioè dall'Operazione Crusader, che le difese erano state lasciate senza manutenzione. Le truppe che guarnivano questa linea erano in gran parte inesperte, e non addestrate ad operare in coordinazione con gli altri battaglioni dell'unità, con il grosso concentrato nella metà occidentale del perimetro. In compenso il gen. Gott trovò la guarnigione "elegante e ordinata, come se fosse pronta a sfilare in parata".

Mezzi motorizzati dell'Afrikakorps in azione a Tobruk.

Gli ordini per il comandante del presidio (gen. Klopper) erano di tentare di tenere aperta una via di comunicazione terrestre con le altre truppe dell'armata, cosa che avrebbe comportato un atteggiamento offensivo della gurnigione, ormai quasi isolata (pomeriggio del 16 giugno) anche dal lato di Belhamed-el Duda.

Il generale sudafricano Hendrik Klopper, comandante della piazzaforte di Tobruk.

Il giorno 18 giugno Rommel emise gli ordini di investimento del perimetro fortificato. Sotto la protezione di una serie di attacchi aerei di Ju 87 Stuka nel settore sud-orientale le unità del genio avrebbero aperto una serie di passaggi sui fossati anticarro e nei campi minati, attraverso questi varchi sarebbero penetrate la 15ª Panzerdivision sulla sinistra e la 21ª Panzerdivision sulla destra, mentre il XX Corpo (italiano) sarebbe stato a sinistra della 15ª Panzerdivision con obiettivo il forte Pilastrino. Il XXI Corpo avrebbe effettuato una serie di attacchi diversivi ad occidente ed il X Corpo sarebbe stato dietro al DAK per le operazioni di rastrellamento. L'attacco sarebbe iniziato alle 5.20 del 20 giugno.

Il giorno stabilito iniziarono gli attacchi, e ben presto l'11ª Divisione Indiana, che era quella che avrebbe dovuto sostenere l'attacco più pesante, fu costretta a cedere terreno. I contrattacchi con i pochi carri disponibili nel perimetro difensivo non ebbero successo, ben presto i carri tedeschi ebbero ragione dell'artiglieria e dei carri britannici ed alle 14 era stata aperta una stretta breccia, e le divisioni tedesche erano oltre King's Cross. Dietro un ordine diretto di Rommel la 21ª Panzerdivision puntò direttamente sulla città. Alle 17.45 le imbarcazioni presenti nel porto iniziarono ad abbandonarlo, mentre venivano attuate una serie di demolizioni per rallentare l'avanzata della 21ª Panzerdivision. L'ultima imbarcazione abbandonò il porto di Tobruch alle ore 20. Intanto la 15ª Panzerdivision impegnava le truppe che difendevano il perimetro e disperdeva i vari comandi, compreso quello della 2ª Divisione Sudafricana. La difesa organizzata era ormai finita, dato che il gen. Klopper aveva ordinato di distruggere le radio ed i cifrari. A sera, data l'area di sforndamento estremamente limitata, sarebbe stato comunque possibile effettuare un contrattacco per tagliare le comunicazioni delle forze dell'Asse con i loro comandi, ma da parte britannica non esistevano più né i comandi né gli strumenti di comando per effettuare qualsiasi azione. Al mattino successivo fu alzata la bandiera bianca ed iniziarono i parlamentari per la resa. Alle 16 era finita ogni resistenza a Tobruch.

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Ain el-Gazala e la caduta di Tobruk ebbero conseguenze disastrose per le forze britanniche in Nordafrica. Mentre il DAK con i rifornimenti (soprattutto di carburante e viveri, ma anche di veicoli) aveva un'indipendenza logistica di cui non aveva mai goduto (e non ne avrebbe più goduto per tutto il resto della campagna), l'VIII Armata si trovava improvvisamente a centinaia di chilometri di distanza dalle sue basi logistiche, praticamente senza veicoli e con gli uomini stanchi e, peggio ancora, demoralizzati.

Prigionieri britannici catturati a Tobruk.

Il giorno 21 giugno la 90ª Leichtdivision era già a Bardia (sul confine egiziano) ed il giorno successivo Rommel varcò il confine con l'Egitto occupando Sidi Barrani, il 29 giugno il 7º reggimento Bersaglieri (divisione Trento)[12] occupò il campo fortificato di Marsa Matruh ed il 1º luglio arrivava di fronte ad El Alamein. A questo punto l'avanzata italo-tedesca si fermò, e non riprenderà mai più.

Tuttavia, molto più importanti delle conseguenze a breve termine furono quelle a lungo termine, infatti Rommel, in netto disaccordo con tutti (Kesselring, comandante delle forze tedesche in Mediterraneo, lo Stato Maggiore italiano e l'OKH di Berlino), ma sostenuto da Mussolini e soprattutto da Hitler, chiese che le truppe destinate all'esigenza C3 (l'invasione di Malta) fossero trasferite in Africa per tentare l'occupazione di Alessandria e del Canale di Suez. Il trasferimento sul fronte africano di queste truppe, e la conseguente sospensione dell'operazione C3, mentre non evitarono la secca sconfitta di El Alamein, impedirono di tagliare i rifornimenti britannici nel Mediterraneo, cosa che avrebbe messo in totale crisi logistica l'VIII Armata, che avrebbe potuto essere rifornita solamente dalla rotta del Capo.

Stima delle perdite[modifica | modifica wikitesto]

Una stima delle perdite nel corso di tutta la battaglia è estremamente difficile, anche perché, soprattutto nella caotica ritirata verso El Alamein, non fu possibile tenere una contabilità precisa degli uomini presenti nei vari battaglioni (ammesso che esistessero ancora). Il dato riportato più frequentemente, e su cui concordano diversi autori, è che, con la caduta di Tobruch, gli italo-tedeschi catturarono circa 25000 prigionieri britannici. Le perdite tedesche, invece, sono fatte assommare a 3360 uomini (15% delle forze impegnate), di cui circa il 10% ufficiali. Dal punto di vista di materiale, le forze corazzate britanniche erano ridotte a 185 carri, mentre quelle dell'Asse entrarono in Egitto con 50 carri.

Valutazione tattica della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Mentre una valutazione dell'impiego delle forze corazzate è riportata in una voce diversa (Impiego dei carri armati nella seconda guerra mondiale), la valutazione generale del comportamento tattico nel corso della battaglia mostra chiaramente un'organizzazione di comando completamente diversa fra l'Asse (e soprattutto le forze tedesche) e i britannici. Il punto cruciale della battaglia fu il periodo fra il 29 maggio ed il 1º giugno, in cui tutte le forze mobili dell'Asse erano chiuse nel Calderone ed i britannici, che ancora avevano la superiorità numerica in termini di carri armati, avrebbero potuto schiacciarle fra il XXX Corpo e la 150ª Brigata, prima che queste avessero la possibilità di ricevere rifornimenti. Invece nei comandi dell'VIII Armata si discuteva di piani più o meno realizzabili, considerando già battuto un nemico che, invece, stava distruggendo una delle grandi unità che si trovava di fronte. Considerando questa scarsa reattività del comando britannico l'azione di Rommel (anche se, in alcune circostanze, come l'invio il 27 maggio a nord della 21ª Panzerdivision, considerando già sconfitte le forze mobili britanniche, eccessivamente ottimistica) fu sempre immediatamente reattiva alle varie azioni del nemico.

Un altro punto di debolezza dei britannici fu il loro rifiuto costante di operare con le forze concentrate, cercando sempre operazioni coordinate su punti diversi dello schieramento avversario. Questo punto fu dovuto soprattutto alla volontà di non offrire bersagli paganti alla Luftwaffe, ma, considerando che il dominio dell'aria era conteso, se non tenuto dai britannici che avevano gli aeroporti più vicini al campo di battaglia, lasciare un simile vantaggio a Rommel era già stato dannoso in diverse altre occasioni (operazione Battleaxe). Rommel invece fu sempre in grado di diluire le sue forze per ingannare il nemico sul punto di attacco principale o di concentrarle per resistere agli attacchi condotti con forze superiori. In sostanza Rommel seppe sfruttare la mobilità delle sue forze molto meglio di quanto abbiano fatto i comandanti britannici.

La battaglia di Gazala ebbe anche un sensibile effetto dottrinario sull'impiego delle forze corazzate da parte dell'Asse, infatti convinsero definitivamente i dottrinari italiani e tedeschi della migliore rispondenza alle esigenze belliche della dottrina che prevedeva l'utilizzo di unità minori non corazzate in collaborazione con i carri armati nei confronti della dottrina che prevedeva l'impiego dei carri armati come corpo unico e totalmente autonomo (la dottrina "tutto carri")[13].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Niell Barr, Pendulum of War: The Three Battles of El Alamein, Overlook, 2006, ISBN 1-58567-738-8.
  • Yves Buffetaut - La Guerre du Desert - Bir Hakeim - Histoire & collections - Paris (1992)
  • Michael Carver - Tobruk - Edizioni Accademia (traduzione di Mario Lamberti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Barr, p. 13
  2. ^ Carver, p. 249
  3. ^ Ford, Ken. El Alamain 1942. Oxford: Osprey Publishing. ISBN 1-84176-867-7, p. 10
  4. ^ Barr, p. 39
  5. ^ È un'unità che non compare nell'organico del DAK, probabilmente un Kampfgruppe costituito unicamente in vista di questa operazione.
  6. ^ Questi carri non furono impegnati in battaglia, dato che non erano arrivate nel teatro le munizioni per il cannone.
  7. ^ AA.VV., Il Terzo Reich. Afrikakorps, p. 108.
  8. ^ Generalmente i carri armati hanno la massima protezione di fronte, mentre (soprattutto per risparmiare peso) hanno una protezione laterale e posteriore più ridotta, quindi tatticamente è conveniente cercare ai colpire un carro di fianco (anche perché, mostrando una superficie maggiore, è inquadrabile più facilmente). Per dare un'idea delle differenze, si riportano questi dati per alcuni carri presenti ad Ain el-Gazala: (Carro - Spessore corazza anteriore/laterale in mm) PzKpfw III J - 50/30, M13/40 - 30/25, Grant - 50/38, Matilda II - 78/60.
  9. ^ Correlli Barnett, I generali del deserto, p. 229.
  10. ^ Correlli Barnett, I generali del deserto, p. 231.
  11. ^ W.Churchill, La seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 439.
  12. ^ Regio Esercito - 7º Reggimento Bersaglieri
  13. ^ Società Italiana di Storia Militare, Quaderno 1999, Edizioni Scientifiche Italiane, 2003, ISBN 88-495-0526-4,Danilo Ciampini, La fanteria motorizzata fra modello ed esperienze: la Trieste in Africa settentrionale 1941-1942, pag 151-181 a pag 164

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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