Isola di Sicilia

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Isola di Sicilia
La riserva dello Zingaro, nel nord-ovest dell'isola, costituisce un'oasi di vegetazione mediterranea incontaminata
La riserva dello Zingaro, nel nord-ovest dell'isola, costituisce un'oasi di vegetazione mediterranea incontaminata
Geografia fisica
Localizzazione Mar Mediterraneo
Coordinate 37°35′21″N 14°08′53″E / 37.589167°N 14.148056°E37.589167; 14.148056Coordinate: 37°35′21″N 14°08′53″E / 37.589167°N 14.148056°E37.589167; 14.148056
Superficie 25.426 km²
Classifica isola del Mediterraneo per estensione
Sviluppo costiero 1.152 km
Altitudine massima 3.343 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Provincia 9 province
Comune 382 comuni[1]
Centro principale Palermo (655.202 ab.)
Fuso orario UTC+1
Porti principali Catania, Messina, Palermo, Riposto, Siracusa, Trapani
Aeroporti principali Catania-Fontanarossa, Palermo-Punta Raisi, Trapani-Birgi
Demografia
Abitanti 5.015.569 (31-08-2011[2])
Densità 195,45 ab./km²
Etnico siciliani
Sito web pti.regione.sicilia.it
Cartografia
Vista satellitare
Vista satellitare
Mappa di localizzazione: Italia
Isola di Sicilia
Mappa di localizzazione: Sicilia
Isola di Sicilia
La Sicilia rispetto al Mediterraneo
La Sicilia rispetto al Mediterraneo

[3]

voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia
(GRC)
« περὶ πρώτης τῆς Σικελίας ἐροῦμεν, ἐπεὶ καὶ κρατίστη τῶν νήσων ἐστὶ καὶ τῇ παλαιότητι τῶν μυθολογουμένων πεπρώτευκεν. »
(IT)
« la prima isola di cui parleremo sarà la Sicilia, perché è la più ricca delle isole e la prima per l'antichità dei miti che si raccontano su essa. »
(Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, V,2[4])

L'isola di Sicilia (o semplicemente Sicilia; Sicìlia in siciliano) è un'isola dell'Italia appartenente all'omonima regione, nel mar Mediterraneo.

Amministrativamente costituisce circa il 98% della Regione Siciliana, nell'Italia insulare. Il capoluogo è Palermo. La sua popolazione supera i 5.000.000 abitanti.

Posta al centro del mar Mediterraneo[5], nonché sua più grande isola, anticamente era detta Trinacria (dal greco treis, tre e àkra, promontori, per la sua forma pressoché triangolare), poi Sicania e, infine, Sikelìa (Σικελία in greco).

È detta anche isola del Sole per la sua identificazione con l'isola descritta da Omero nell'XI libro dell'Odissea, nonché isola-continente per la notevole varietà dei suoi aspetti naturalistici, storici e culturali.

Con una superficie di 25.426 km², pari - grosso modo - all'intera superficie di tutte le isole della Grecia, è la più grande isola italiana; è, inoltre, la più estesa isola del mar Mediterraneo, la settima d'Europa (ma terza dell'Unione europea), la quarantacinquesima del mondo. È l'isola maggiore più densamente popolata del Mediterraneo dopo Malta e quella più popolata in assoluto nel Mediterraneo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Sicilia.
San Vito Lo Capo, tra le principali mete turistiche isolane

La Sicilia è l'isola più grande del mar Mediterraneo: la sua superficie totale è leggermente superiore a quella dell'isola di Sardegna e di poco inferiore alla somma delle superfici delle altre tre grandi isole del Mediterraneo (Cipro, Corsica e Creta)[6]. Si affaccia a nord sul mar Tirreno, a nord-est è divisa dall'Italia dallo stretto di Messina ed è bagnata a est dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall'Africa dal canale di Sicilia. L'isola ha una forma che ricorda approssimativamente quella di un triangolo i cui vertici sono:

La lunghezza tra i suoi punti più estremi (dai pressi di Capo Rasocolmo a nord fino a Capo delle Correnti a sud) è circa di 188 km, mentre la sua larghezza misura circa 288 km (Capo Boeo a ovest e Capo Peloro a est, che rappresenta inoltre il punto dell'isola più vicino all'estremità continentale dell'Italia, distante 3,14 km nel tratto più stretto).

L'isola dista circa 143 km dalle coste tunisine dell'Africa, 284 km dalla Sardegna e 480 km dalle coste greche del Peloponneso.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia appartiene alla placca africana, con l'eccezione della parte nord-orientale che appartiene alla placca euroasiatica. Lo scorrimento della placca africana che per subduzione si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica che vulcanica.

Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni fa, durante il Messiniano (ultima fase del periodo Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall'oceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dell'attività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo iniziò ad evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna[8].

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario delle Macalube, in provincia di Agrigento. Questo raro fenomeno ha creato la cosiddetta collina dei Vulcanelli, un'area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.[9]

I gruppi monutosi in Sicilia

Orografia[modifica | modifica sorgente]

L'altitudine media dell'isola è di circa 441 m s.l.m. e quasi ⅔ della sua superficie si trovano a più di 300 metri di altezza. L'85,84% del territorio isolano è costituito da rilievi orografici, per un'estensione complessiva di 22.070,39 km²[10]: le colline occupano la maggior parte della superficie isolana (il 61,40% del territorio, per un totale di 15.786,37 km²), ma una consistente porzione dell'isola (il 24,44%, per 6.284,02 km² totali) è caratterizzata da vari gruppi montuosi, i principali dei quali sono i monti Peloritani, i Nebrodi, le Madonie (l'ideale continuazione dell'Appennino calabro[11], ove si trova la seconda vetta più alta dell'isola, il pizzo Carbonara di 1.977 metri) e i massicci isolati della Sicilia centrale e occidentale.

Al centro della Sicilia vi sono i monti Erei (su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna); nella fascia sud-orientale tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei la cui cima più alta, il monte Lauro, arriva a un'altezza di 986 m. Ad ovest sorgono altri monti dall'altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il monte Cammarata di 1.580 metri, e i monti che circondano la Conca d'Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si estende Palermo.

Ad est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima calabrese dell'Aspromonte, la cima innevata del sopraccitato Etna. Alle sue falde si estende la piana di Catania, che insieme alla Conca d'Oro palermitana, alla piana di Gela e alla piana di Vittoria, costituisce l'esigua percentuale di pianure dell'isola siciliana (14,16% per un totale di 3.641,01 km²).

Monte Lauro Monte Sparagio Monte Altesina La Pizzuta Montagna Grande Rocca Busambra Monte Soro Pizzo Carbonara Etna


Vulcani[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia è interessata da vari fenomeni di vulcanismo e da una frequente attività effusiva che interessa anche alcune tra le isole circostanti. Nella zona orientale si erge l'Etna, il maggior vulcano europeo, che è caratterizzato da periodi alterni di attività stromboliana e da eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma. Alto 3.343 metri, con le sue frequenti eruzioni ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la vicina piana di Catania non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale, essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dai fiumi Dittaino, Gornalunga e Simeto.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

La costa "africana" alla foce del Platani

I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitate. Quelli appenninici a nord vengono chiamati fiumare, e sono a carattere torrentizio in quanto d'estate sono quasi perennemente in secca. Gli unici corsi d'acqua che raggiungono delle dimensioni apprezzabili sono l'Imera Meridionale, il più lungo dell'isola, e il Simeto, quello con il bacino idrografico più ampio. Sfociano nel Mar Ionio il Simeto, l'Alcantara, il Ciane e l'Anapo, nel Mar Tirreno l'Imera Settentrionale e il Torto, mentre nel canale di Sicilia il Platani, l'Imera Meridionale (o Salso) e il Belice.

Per quanto riguarda i laghi naturali, fatto salvo il Lago di Pergusa, la Sicilia ne è praticamente priva essendo stato prosciugato, vari decenni fa, il Lago di Lentini. Il lago di Pergusa, di origine paleovulcanica, è celebre per gli antichissimi miti e leggende che lo riguardano e per la fauna e per la flora che lo circonda; tutt'intorno ad esso corre un autodromo, in passato sede di un Gran Premio di Formula 3000. Il lago è ormai a rischio di prosciugamento, non avendo immissari, a causa del costante prelievo di acqua per uso civile. La costruzione di dighe ha creato grandi invasi artificiali, come il lago dell'Ancipa e il lago Pozzillo (il maggiore dell'isola). Vanno ricordati anche il lago Arancio, il lago di Piana degli Albanesi e il lago di Ogliastro.

Irminio Torto (fiume) Salso (fiume) Gela (fiume) Gornalunga Platani Dittaino (fiume) Belice Simeto Imera meridionale


Coste[modifica | modifica sorgente]

La costa meridionale nei pressi di Eraclea Minoa

Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nell'antichità il nome di Trinacria e Triquetra. Ha una notevole estensione costiera, con circa 1.152 km di coste[12].

Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo, di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo. Lingue di terra si protendono per molti chilometri sul mare, come nel caso di Capo San Vito e Capo Milazzo.

Ad est la costa ionica è più varia; strette spiagge di ghiaia fin quasi a Taormina e fra la foce del fiume Alcantara e Riposto; frastagliata verso sud, con insenature e baie come quella di Giardini Naxos; laviche come ad Acireale, e di aspre scogliere basaltiche fino a Catania. L'ampio golfo di Catania presenta una spiaggia di sabbia dorata ma al suo termine la costa riprende ad essere rocciosa con una serie di fiordi tra cui quello di Brucoli. Quindi l'ampia baia di Augusta, che ospita il più grande porto commerciale della Sicilia, e il golfo di Siracusa nel quale la costa riprende ad essere sabbiosa fino quasi a Capo Passero.

L'esteso litorale meridionale, caratterizzato prevalentemente da una costa bassa e sabbiosa, presenta un'unica rientranza di rilievo: il golfo di Gela sul quale si affacciano ben tre province: Agrigento, Caltanissetta e Ragusa. Le spiagge del sud della Sicilia sono generalmente ampie, sabbiose e spesso dall'aspetto selvaggio, talvolta incorniciate da suggestive scogliere bianche, come nel caso di Scala dei Turchi, Torre Salsa o di Eraclea Minoa.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Flora endemica della Sicilia.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Campagna nell'entroterra siciliano, tra Caltagirone e Piazza Armerina

Il clima della Sicilia è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Sulla coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane e si verificano estati torride. Lungo il versante tirrenico, ed in generale nelle zone interne la temperatura è più bassa, gli inverni sono più freddi e la piovosità aumenta. Sull'Etna il clima è di tipo alpino.

Soprattutto d'estate non è raro che ci sia lo scirocco, il vento proveniente dal Sahara. La piovosità è scarsa sull'acqua|che si rivela deficitaria in alcune province dove sono frequenti le crisi idriche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia.

Nesonimo[modifica | modifica sorgente]

Capo Passero, estremo punto sud-orientale dell'isola

Nel XXIV libro dell'Odissea viene citata una terra detta Σικανίη (Sikanìe)[13]: non si sa se il toponimo si riferisse già alla Sicilia. Per Erodoto, l'isola, ai tempi di Minosse, si chiamava Sikanìa, nome successivamente modificato in Sikelìa[14].

Tucidide, nel VI libro della Guerra del Peloponneso, afferma che

(GRC)
« καὶ ἀπ᾽αὐτῶν Σικανία τότε ἡ νῆσος ἐκαλεῖτο, πρότερον Τρινακρία καλουμένη [...] »
(IT)
« Da loro [dai Sicani] l'isola era chiamata Sicania, mentre prima aveva il nome di Trinacria [...] »
(Tucidide, Guerra del Peloponneso, VI,2,2)

Quest'ultimo toponimo, il cui significato sarebbe "che ha tre punte" (in relazione alla particolare forma dell'isola), potrebbe derivare, a sua volta, da Θρινακίη (dall'etimologia incerta), attestato nell'Odissea di Omero e riferito all'isola in cui pascolavano i buoi del Sole, tradizionalmente identificata con la Sicilia (l'isola del Sole)[15].

In seguito, secondo il racconto tucidideo, giunsero nell'isola i Siculi che, sconfitti in battaglia i Sicani e scacciatili verso le zone meridionali e occidentali dell'isola, trasformarono il nome in Σικελία, da cui Sicilia[16].

Priva di riscontri è l'etimologia per cui il toponimo Sicilia deriverebbe dai termini greci συκῆ, "fico", ed ἐλαία, "oliva", a indicare prodotti tipici dell'agricoltura isolana che ne mettano in risalto la felicità climatica[17].

Geografia politica[modifica | modifica sorgente]

La piazza di Marzamemi, borgo marinaro di Pachino, presso la punta sud-orientale dell'isola

La Sicilia costituisce circa il 98% dell'intera superficie della Regione Siciliana. Sul suo suolo insistono 382 comuni italiani (su 390 totali dell'intera regione), così ripartiti:

Secondo l'ISTAT, i territori comunali di Licata nell'agrigentino, Aci Castello nel catanese, Taormina nel messinese, Isola delle Femmine nel palermitano, Ispica nel ragusano, Augusta, Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero e Siracusa nel siracusano, Erice, Marsala, Petrosino e Trapani nel trapanese sono parzialmente costituiti da isole marittime.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Il traffico marittimo ha i suoi maggiori punti di riferimento nei porti di Messina, Palermo, Catania, Trapani, Augusta e Gela.

Il porto di Messina è il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (è sede di uno storico arsenale militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. In provincia va inoltre ricordata l'importanza del porto di Milazzo, che effettua collegamenti con le isole Eolie, Ustica e Napoli.

Panoramica notturna del porto e del golfo di Palermo

Il porto di Palermo è uno degli scali merci e passeggeri più importanti del Mediterraneo, storicamente il più antico di Sicilia, attorno al quale si sviluppò la prima città[18]; nell'Ottocento divenne sede di prestigiose compagnie di navigazione, e negli ultimi anni ha avuto molta importanza il settore crocieristico, settore nel quale ha registrato enormi aumenti che lo hanno reso una delle mete preferite d'Italia e prima meta del meridione. I suoi cantieri sono tra i più attivi dell'Italia, e ogni anno sono tante le parti di navi qui costruite.

I porti di Messina, Catania e Riposto sino al 1860 erano fra i principali porti commerciali del Mediterraneo in quanto dal primo partiva il grano e la seta per quasi tutta l'Europa; dal secondo manufatti, prodotti agricoli e zolfi semilavorati; dal terzo soprattutto vini del comprensorio etneo.

Un mulino a vento a Trapani

Si colloca quarto scalo siciliano, il porto di Trapani, che ai tempi dei Romani assieme al porto di Marsala rivestiva una grande importanza nel Mediterraneo, sia per il sale e la sua esportazione, ma anche per il tonno rosso e il corallo, per cui Trapani è oggi una meta ricercata in tutto il mondo. Attualmente Trapani effettua collegamenti giornalieri con i maggiori porti del nord e centro Italia, con le isole Egadi, e persino con la Tunisia e la Sardegna. In provincia di Trapani vanno annoverati anche il più grande porto peschereccio della Sicilia, il porto di Mazara del Vallo. Inoltre si ricordi il porto di Marsala che collega alle isole Egadi e Pantelleria, e il porto turistico di Castellammare del Golfo. Testimonianza dell'archeologia navale è Marsala, dove sono stata rinvenute diverse navi puniche; le stesse battaglie combattute nelle Egadi e zone circostanti tra romani e cartaginesi, e prima tra Greci e Fenici (ad esempio Mothia) hanno lasciato resti di una grande attività e civiltà marinara, sin dal passato.

Il porto di Gela, che è il sesto dell'isola per tonnellate di merci movimentate, sposta soprattutto prodotti petroliferi e carichi secchi in quanto serve il polo petrolchimico della città; il vicino porto rifugio ha invece carattere turistico e commerciale.

Considerando i flussi turistici va ricordato anche il porto di Porto Empedocle in provincia di Agrigento, famoso per essere l'unico scalo italiano ad effettuare, via mare, una traversata diretta per le isole Pelagie.

Infine occorre ricordare altri porticcioli minori, specialmente quelli delle mete turistiche, Cefalù, San Vito Lo Capo, e quelli dedicati alla pesca come Scoglitti, Porto Palo e molti altri.

In Sicilia si ha una forte carenza di porti turistici in grado di gestire l'importante traffico diportistico, con la possibilità di una buona ricaduta occupazionale ed economica, anche se è in fase di realizzazione il porto turistico di Siracusa nell'attuale molo S.Antonio; un altro importante porto è quello di Marina di Ragusa che ha iniziato le attività il 3 luglio del 2009, ha una capienza di oltre 800 posti barca e sarà uno dei 3 "porti Hub turistici" della Sicilia; da non dimenticare, infine, il porto di Pozzallo che, oltre al trasporto merci, viene impiegato per più collegamenti quotidiani con Malta. Il vero problema è spesso legato a motivazioni burocratiche, ma anche alla carenza di fondi necessari per all'ammodernamento e la gestione delle strutture stesse. Altri porti turistici sono in realizzazione nel trapanese, nel messinese e nel palermitano.

Fari[modifica | modifica sorgente]

Il faro di Punta Secca, nel ragusano
  • Faro di Capo Cefalù (Cefalù)
  • Faro di Capo Zafferano (Santa Flavia)
  • Faro della Diga Foranea (Palermo)
  • Faro di Capo Gallo (Palermo)
  • Faro del Castello Normanno (Castellammare sul Golfo)
  • Faro di San Vito Lo Capo (San Vito Lo Capo)
  • Faro di Molo di Ponente (Marsala)
  • Faro di Capo Granitola (Campobello di Mazara)
  • Faro di Capo San Marco (Sciacca)
  • Faro di Capo Rossello (Realmonte)
  • Faro di San Giacomo - Molo di Levante (Licata)
  • Faro di Capo Scalambri (Santa Croce Camerina)
  • Faro sulla spiaggia (Pozzallo)
  • Faro di Cozzo Spadaro (Pachino)
  • Faro di Capo Murro di Porco (Siracusa)
  • Faro di Carrozziere Porto Grande (Siracusa)
  • Faro di Caderini Porto Grande (Siracusa)
  • Faro di Dromo Giggia (Augusta)
  • Faro di Punta Gennalena (Augusta)
  • Faro di Capo Santa Croce (Augusta)
  • Faro di Sciara Biscari (Catania)
  • Faro di Capo Molini (Acireale)
  • Faro di Punta S. Raineri (Messina)
  • Faro di Capo Peloro (Messina)
  • Faro di Capo Rasocolmo (Messina)
  • Faro di Capo Milazzo (Milazzo)
  • Faro di Capo d'Orlando (Capo d'Orlando)

Torri costiere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torri costiere della Sicilia.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sicilianità.

Insularità, isolamento e isolitudine[modifica | modifica sorgente]

Capo Peloro, l'estremità nord-orientale dell'isola: rappresenta il punto più vicino tra la Sicilia e il continente

L'insularità della Sicilia nel mondo antico[modifica | modifica sorgente]

Fin dai tempi di Esiodo presso gli antichi sorse il dibattito sull'originale natura della Sicilia, poiché fu opinione diffusa una sua iniziale appartenenza alla penisola (χερσόνησος) dell'Italia; il problema, talora connesso a determinate visioni politiche e ideologiche, ruotava intorno alla formazione dello Stretto di Messina, che tuttora costituisce il punto più vicino tra l'isola e il continente.

Nel mondo greco, costellato di isole, la Sicilia costituiva un'aporìa: risultava essere, infatti, un'isola grande, la maggiore del Mediterraneo già nella conoscenza geografica degli antichi[19]; si trovava vicinissima al continente, da esso separata da uno stretto e pericoloso braccio di mare, seppur navigabile in ambo i sensi; la feracità e la ricchezza della sua terra, infine, l'avevano resa autosufficiente e, al contempo, terra ambita e bramata ma capace di libertà[20].

Pur non accennando alla questione sull'originale condizione della Sicilia, Tucidide offre un'immagine della Sicilia profondamente insulare, al contempo causa di valori e di aspetti negativi a cui porre attenzione. Lo storiografo, infatti, metteva in guardia gli ateniesi mettendo in evidenza due elementi fondamentali:

  • la distanza tra Atene e la Sicilia, motivo per cui gli ateniesi avevano scarsa conoscenza dell'isola[21];
  • le notevoli dimensioni dell'isola stessa, espresse sia in base all'estensione geografica[22], sia in base all'elemento demografico, dato che la Sicilia era molto popolata, tanto da Greci quanto da barbari.

La dimensione insulare della Sicilia è messa maggiormente in rilievo nei capitoli della cosiddetta archaiologia tucididea, nei quali l'autore elenca i popoli che, di volta in volta, hanno abitato l'isola.

È, tuttavia, Diodoro Siculo a fornire il maggior numero di informazioni sull'origine e la formazione della Sicilia come isola, e lo fa nei capitoli conclusivi del quarto libro, quelli che precedono immediatamente la νησιωτικὴ βίβλος, il «libro delle isole»[23] (che, non a caso, si apre con la descrizione della Sicilia). Riferendo delle attività benefiche di Orione in quel di Zancle (formazione e organizzazione del territorio, della penisola falciata e del promontorio), Diodoro pone l'attenzione sulla formazione dello Stretto e - di conseguenza - sull'insularità della Sicilia. Tre sono le versioni a lui note:

  • quella riportata da παλαιοὶ μυθογράφοι, secondo cui la Sicilia fu originariamente una «terra ferma, continentale, a forma di isola» (χερρόνησος), che tale divenne a causa della forza corrosiva del mare che agì sul punto più fragile e stretto spezzandolo e separandolo dal continente (tale fenomeno sarebbe alla base del toponimo Rheghion, assegnato tempo dopo alla polis fondata sulla sponda calabrese);
  • quella riportata da generici ἔνιοι ('altri'), che riferisce della formazione dello Stretto a causa di continui sismi che causarono la frattura della "cervice" del continente (a sottolineare la visione siculocentrica che Diodoro aveva della sua isola, da lui considerata il capo di un corpo - l'Italia - a cui appunto era stata spezzata la cervice);
  • infine, quella riportata da Esiodo - e implicitamente accettata da Diodoro - che, attraverso il racconto delle gesta di Orione, riferisce di un'originaria insularità della Sicilia.

Subito dopo, lo storiografo di Agira inaugura il quinto libro della Bibliotheca historica con la descrizione della Sicilia, prima nella gerarchia insulare «per la ricchezza e fertilità del suolo e per l'antichità dei miti che la riguardano»; ne passa in rassegna le prime popolazioni, sottolineando l'autoctonia dei Sicani e l'abbondanza dei fertili doni che Demetra e Kore hanno generosamente elargito all'isola[24].

Diversa la posizione di Strabone: la sua visione fortemente romanocentrica lo indusse a considerare la Sicilia una semplice appendice dell'Italia, con cui l'isola costituisce un tutt'uno.

L'insularità odierna[modifica | modifica sorgente]

« [...] nei porti, negli aeroporti, si può osservare di frequente una folla di persone che attendono o salutano familiari, amici o conoscenti in arrivo o partenza, assediandoli con un'espansività eccessiva all'occhio estraneo, ma spiegabile soltanto col senso dell'isolamento; e non si tratta di navi o aerei da o per le 'lontane Americhe', ma del postale per Napoli o dei voli interni. »
(Touring Club Italiano, Sicilia, Guida Rossa[25])

Per i siciliani, l'Italia peninsulare è il «continente» per antonomasia e «continentali» sono gli abitanti delle altre regioni italiane, eccezion fatta - ovviamente - per i sardi. Per Matteo Collura a differenza di questi ultimi, la cui condizione isolana (e isolata) è innanzitutto una realtà geografica, per i siciliani - «i quali non perdono occasione di dichiararsi isolani più degli stessi sardi» - l'insularità è soprattutto psicologica, mentale, una suggestione[26].


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tutti i comuni siciliani eccetto Favignana, Lampedusa e Linosa, Leni, Lipari, Malfa, Pantelleria, Santa Marina Salina e Ustica.
  2. ^ Dato Istat al 31/08/2011. URL consultato il 21-01-2012.
  3. ^ Le coordinate si riferiscono al centro dell'isola.
  4. ^ Traduzione di Pietrina Anello.
  5. ^ Messina è pressoché equidistante dallo stretto di Gibilterra, da Suez e da Odessa.
  6. ^ La Sicilia misura 25.426 km², contro i 23.813 km² della Sardegna; Cipro, Corsica e Creta misurano rispettivamente 9.251 km², 8.681 km² e 8.261 km², per un totale di 26.193 km².
  7. ^ Capo Passero dista circa 460 km da Tripoli, 690 dalla costa della Cirenaica, 780 da Creta.
  8. ^ Stefano Zanoli. Quando s'inaridì il Mediterraneo in TuttoScienze, 29 settembre 1999.
  9. ^ Riserva naturale Macalube di Aragona
  10. ^ Questo e i successivi dati altimetrici riportati nella sezione sono comprensivi della misura delle isole circumsiciliane (dati ISTAT 2012).
  11. ^ Dizionario Geografico, op. cit., 1160.
  12. ^ Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006. URL consultato l'08-07-2013. (PDF)
  13. ^
    (GRC)
    « ἀλλά με δαίμων / πλάγξ' ἀπὸ Σικανίης δεῦρ' ἐλθέμεν οὐκ ἐθέλοντα. »
    (IT)
    « Me svelse / Dalla Sicilia un Genio avverso, e a queste / Piagge sospinse »
    (Omero, Odissea, XXIV, vv. 306-307; traduzione di Ippolito Pindemonte.)
  14. ^
    (GRC)
    « λέγεται γὰρ Μίνων κατὰ ζήτησιν Δαιδάλου ἀπικόμενον ἐς Σικανίην τὴν νῦν Σικελίην καλευμένην ἀποθανεῖν βιαίῳ θανάτῳ. »
    (IT)
    « Si racconta, infatti, che Minosse, giunto in Sicania (che ora si chiama Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perì di morte violenta. »
    (Erodoto, Storie, VII,170,1)
  15. ^ Omero, Odissea, XI,107, XII,127,135, XIX,275.
  16. ^
    (GRC)
    « ἐλθόντες δὲ ἐς τὴν Σικελίαν στρατὸς πολὺς τούς τε Σικανοὺς κρατοῦντες μάχῃ ἀνέστειλαν πρὸς τὰ μεσημβρινὰ καὶ ἑσπέρια αὐτῆς καὶ ἀντὶ Σικανίας Σικελίαν τὴν νῆσον ἐποίησαν καλεῖσθαι [...] »
    (IT)
    « [I Siculi] Vennero in Sicilia con un grosso esercito, e superati i Sicani in una battaglia li spinsero verso le zone meridionali e occidentali dell'isola, e fecero sì che essa venisse chiamata Sicilia invece di Sicania [...] »
    (Tucidide, Guerra del Peloponneso, VI,2,5)
  17. ^ Correnti, 1999, op. cit., 24.
  18. ^ Il toponimo Palermo, nella variante greca antica, significa proprio "tutta porto".
  19. ^ In precedenza era Creta a essere considerata la più grande isola mediterranea; ancora Erodoto, tuttavia, indicava la Sardegna:
    (GRC)
    « κεκακωμένων δὲ Ἰώνων καὶ συλλεγομένων οὐδὲν ἧσσον ἐς τὸ Πανιώνιον, πυνθάνομαι γνώμην Βίαντα ἄνδρα Πριηνέα ἀποδέξασθαι Ἴωσι χρησιμωτάτην, τῇ εἰ ἐπείθοντο, παρεῖχε ἂν σφι εὐδαιμονέειν Ἑλλήνων μάλιστα: [2] ὃς ἐκέλευε κοινῷ στόλῳ Ἴωνας ἀερθέντας πλέειν ἐς Σαρδὼ καὶ ἔπειτα πόλιν μίαν κτίζειν πάντων Ἰώνων, καὶ οὕτω ἀπαλλαχθέντας σφέας δουλοσύνης εὐδαιμονήσειν, νήσων τε ἁπασέων μεγίστην νεμομένους καὶ ἄρχοντας ἄλλων [...] »
    (IT)
    « Agli Ioni che, pur sotto il peso della sventura s'erano nondimeno adunati nel Panionio, Biante di Priene, secondo quanto ho sentito dire, diede un consiglio molto utile e, se gli avessero dato ascolto, sarebbero stati di gran lunga i più felici dei Greci: li esortava, cioè, a salpare con una flotta unica, e, recatisi in Sardegna, fondare colà un'unica città tutta di Ioni. Così, liberi di ogni schiavitù, sarebbero vissuti felici, abitando la più vasta di tutte le isole e dominando sugli altri popoli. »
    (Erodoto, Storie, I,170,1-2)
    (GRC)
    « ταῦτα δὲ κατὰ νόον τὸν σὸν ποιήσας, θεοὺς ἐπόμνυμι τοὺς βασιληίους μὴ μὲν πρότερον ἐκδύσασθαι τὸν ἔχων κιθῶνα καταβήσομαι ἐς Ἰωνίην, πρὶν ἄν τοι Σαρδὼ νῆσον τὴν μεγίστην δασμοφόρον ποιήσω. »
    (IT)
    « Sistemate queste cose secondo i tuoi interessi, ti giuro, per gli dei della casa reale, che non deporrò il chitone con cui discenderò dalla Ionia prima di aver reso tributaria a te la Sardegna, che è la più grande delle isole. »
    (Erodoto, Storie, V,106,6)
  20. ^ Prestianni Giallombardo, 2009, op. cit., 69.
  21. ^
    (GRC)
    « ἄπειροι οἱ πολλοὶ ὄντες τοῦ μεγέθους τῆς νήσου [...] »
    (IT)
    « la maggior parte di loro ignorava la grandezza dell'isola [...] »
    (Tucidide, Guerra del Peloponneso, VI,1,1)
  22. ^
    (GRC)
    « Σικελίας γὰρ περίπλους μέν ἐστιν ὁλκάδι οὐ πολλῷ τινὶ ἔλασσον ἢ ὀκτὼ ἡμερῶν [...] »
    (IT)
    « Infatti il tempo impiegato per la circumnavigazione della Sicilia con una nave da trasporto è appena meno di otto giorni »
    (Tucidide, Guerra del Peloponneso, VI,1,2)
  23. ^ L'espressione νησιωτικὴ βίβλος è traducibile come «libro delle isole» o, piuttosto, come «libro dedicato all'insularità», come suggerito in Prestianni Giallombardo, 2009, op. cit., 73.
  24. ^ Prestianni Giallombardo, 2009, op. cit., 73: «Per il siculo Diodoro, l'orgoglioso isolano, eppur provinciale leale e rispettoso dell'autorità di Roma, la Sicilia è isola da sempre, ha una popolazione autoctona, i Sicani, ed una storia antichissima e tutta sua, sia sacra che umana, ed è cifra nel Mediterraneo dell'origine della civiltà».
  25. ^ TCI, 2009, op. cit., 35-36.
  26. ^ Collura, 2007, op. cit., 17.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Matteo Collura, L'isola senza ponte. Uomini e storie di Sicilia, Milano, Longanesi, 2007. ISBN 978-88-304-2450-0.
  • Santi Correnti, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Sicilia, 2ª ed., Roma, Newton & Compton Editori, 1999. ISBN 88-8289-117-8.
  • AA VV, Dizionario Geografico, Novara, De Agostini Editore S.p.A., 2004. ISBN 977-11-2488300-8.
  • Anna Maria Prestianni Giallombardo, Nel Mediterraneo antico. La Sicilia tra insularità e continentalità in Immagine e immagini della Sicilia e di altre isole del Mediterraneo antico, Pisa, Edizioni della Normale, 2009, pp. 67-86. ISBN 978-88-7642-366-6.

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