Repubblica Slovacca (1939-1945)

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Slovacchia
Slovacchia – Bandiera Slovacchia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Slovacchia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Slovacca
Nome ufficiale Slovenská republika
Lingue ufficiali slovacco
Lingue parlate slovacco
Capitale Bratislava  (138.500 ab. / 1939)
Politica
Forma di governo Repubblica
Capo di Stato Jozef Tiso
Nascita 13 marzo 1939
Fine 8 maggio 1945
Territorio e popolazione
Massima estensione 38.055 km² nel 1940
Popolazione 2.653.053 nel 1940
Evoluzione storica
Preceduto da bandiera ČSR
Succeduto da bandiera ČSR
Smembramento della Cecoslovacchia:
1) Nel 1938 verranno occupati i territori sudeti da parte di Hitler.
2-3) Con il Primo Arbitrato di Vienna andranno poi all'Ungheria dei territori di lingua ungherese e rutena.
4) La Polonia occuperà parte del distretto di Cieszyn/Teschen (pochi mesi prima di cadere a sua volta sotto i panzer nazisti e sovietici).
5) Nella primavera del 1939 Hitler occuperà le zone di lingua ceca, trasformate in Protettorato di Boemia e Moravia.
6) La Slovacchia resterà in teoria indipendente, ma in pratica diventerà uno stato vassallo della Germania nazista.
Modifiche territoriali in Slovacchia:
1) Testa di ponte di Bratislava, parte dell'Ungheria fino al 15 ottobre 1947
2) Slovacchia meridionale, ceduta all'Ungheria il 2 novembre 1938 in seguito del Primo Arbitrato di Vienna.
3) Territorio orientale della Slovacchia attorno alle città di Stakčín e Sobrance, annesse dall'Ungheria il 4 aprile 1939.
4) Devín e Petržalka (attualmente parte della città di Bratislava), annesse dalla Germania nazista nell'ottobre 1938.
5) "Zona di protezione" (Schutzzone) tedesca, occupata militarmente a seguito degli "trattato di protezione" con la Slovacchia.
la Repubblica slovacca nel 1941

La Repubblica Slovacca (in slovacco: Slovenská republika) fu uno Stato alleato della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, sorto su gran parte dell'attuale territorio slovacco[1]. Confinava con la Germania nazista, la Polonia[2] e il Regno d'Ungheria retto da Miklós Horthy e godette inizialmente di una parziale autonomia, ma durante il conflitto divenne de facto uno Stato satellite del Terzo Reich tedesco.

Sebbene la sua esistenza fosse riconosciuta internazionalmente anche dagli altri Stati dell'epoca (inclusa la Santa Sede), con il trattato di pace di Parigi del 1947, a seguito dell'annullamento della Conferenza di Monaco da parte dei vincitori della guerra, la Repubblica Slovacca cessò formalmente di esistere come Stato indipendente autonomo, venendo reintegrata nella Cecoslovacchia.

Fu chiamata talvolta anche Prima Repubblica Slovacca (in slovacco: prvá Slovenská republika) o Stato slovacco (Slovenský štát) per distinguerlo dall'odierna (seconda) Repubblica Slovacca, che tuttavia non è da considerarsi lo Stato successore di quello esistito durante la seconda guerra mondiale.[3]

La creazione dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Conferenza di Monaco (settembre 1938), la Slovacchia ottenne l'autonomia all'interno della Cecoslovacchia, ma perse i suoi territori meridionali a favore dell'Ungheria. Adolf Hitler, che stava preparando un'invasione delle terre ceche e la creazione di un protettorato di Boemia e Moravia, iniziò anche a pensare a diverse soluzioni per la sistemazione della Slovacchia. Si decise infine di rendere la Slovacchia uno Stato indipendente, ma sotto la forte influenza della Germania, in modo che il territorio slovacco potesse costituire una base strategica per gli attacchi della Germania alla Polonia e verso l'est.

Il 13 marzo 1939 Hitler invitò Jozef Tiso (l'ex Primo ministro slovacco che era stato deposto dalle truppe ceche alcuni giorni prima) a Berlino e lo convinse a proclamare una Repubblica slovacca indipendente, per evitare di incorrere in una divisione della Slovacchia tra Ungheria e Polonia, cosa che era stata confermata da Joachim von Ribbentrop con un (falso) rapporto che provava l'avvicinamento delle truppe ungheresi ai confini slovacchi. Tiso si rifiutò di prendere la decisione da solo, quindi fu autorizzato da Hitler a tenere una riunione con il Parlamento (Dieta), per approvare l'indipendenza del Paese. Il 14 marzo il Parlamento si riunì, ascoltò il rapporto di Tiso e dichiarò unanimemente l'indipendenza della Slovacchia.

Le caratteristiche dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista istituzionale, il nuovo Stato mantenne inizialmente in vigore il sistema di leggi della Cecoslovacchia, che fu modificato solo gradualmente. Secondo la Costituzione, promulgata il 31 luglio 1939, il Presidente (Jozef Tiso, nominato il 26 ottobre di quell'anno) era il Capo dello Stato. L'Assemblea (Dieta), eletta per 5 anni, era il più alto organo legislativo (nonostante ciò, non si tennero mai elezioni) e il Consiglio di Stato svolgeva i compiti di Senato. Il governo, con 8 ministri, deteneva il potere esecutivo. Come stemma della Repubblica venne adottato il tradizionale emblema del nazionalismo slovacco, ovvero la doppia croce apostolica.

Sul piano più strettamente ideologico, la Repubblica Slovacca si configurò da subito come uno Stato cattolico autoritario caratterizzato da quello che la storiografia definisce un fascismo di tipo clericale[4], non disgiunto però, anche da parte della componente più moderata del regime, da una certa "simpatia" per l'impianto dottrinario del Terzo Reich nazista[5]. Con Tiso in veste di Vodca (l'equivalente slovacco del titolo di duce o Führer), il partito politico dominante (di fatto il partito unico del regime) era il cattolico e nazionalista Partito Popolare Slovacco (HSLS-SSNJ), tutte le altre formazioni politiche, con l'eccezione di quelle rappresentanti le minoranze nazionali (tedeschi e ungheresi), essendo state formalmente abolite.

La Costituzione stessa evidenziava inoltre il carattere cattolico della Repubblica, sottolineando l'appartenenza dello Stato (e del popolo) alla Provvidenza divina[6]: «La nazione slovacca», recitava infatti il preambolo della carta costituzionale, «sotto la protezione di Dio onnipotente, da secoli si è mantenuta nel territorio che Egli le aveva assegnato e sul quale essa [...] ha istituito un suo Stato nazionale e libero»[7]. Il governo, inoltre, con l'evidente intento di rimarcare l'ispirazione cristiana dello Stato, stabilì che in tutte le scuole fossero presenti i crocifissi e rese obbligatorio l'insegnamento della religione cattolica, imponendo inoltre per gli appartenenti alle forze armate la frequenza alla messa domenicale[8].

L'85% degli abitanti della Repubblica erano slovacchi, il rimanente 15% era composto da tedeschi, ungheresi, ebrei e rom. Il 50% della popolazione era impiegato nell'agricoltura. Lo Stato era diviso in 6 contee (župy), 61 distretti (okresy) e 2.659 comuni. La capitale, Bratislava, aveva 120.000 abitanti.

Le relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente slovacco Jozef Tiso a colloquio con Hitler a Berlino (ottobre 1941).

Sin dalla nascita, la Repubblica Slovacca fu fortemente dipendente dalla Germania nazista. Nel marzo 1939 i due Paesi stipularono un accordo che, oltre a prevedere forme di cooperazione economica e finanziaria, impegnava la Slovacchia ad agire in politica estera e militare in accordo con il Reich tedesco. Tale accordo avrà come conseguenza l'entrata della Slovacchia fra le potenze dell'Asse e la partecipazione alla guerra contro la Polonia, l'Unione Sovietica e, successivamente, la dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Stati Uniti (vd. oltre). La Slovacchia non fu comunque occupata dalla Germania, se non con l'eccezione di una piccola striscia di territorio al confine tra i due Stati (una cosiddetta "zona di protezione" presidiata da reparti della Wehrmacht).

Il maggior problema di politica estera era però rappresentato dalle relazioni con l'Ungheria, che si era impossessata di un terzo del territorio slovacco, tentando di occupare anche quello rimanente[9]. La Slovacchia tentò di giungere a una revisione dell'annessione, ma i tedeschi non lo permisero. Molte furono le discussioni riguardo al trattamento riservato agli slovacchi residenti in Ungheria.

Le due componenti del regime: "moderati" ed "estremisti"[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalla sua costituzione nel 1939, la storia della Repubblica e del suo regime clerico-fascista fu caratterizzata da un'accesa dialettica interna tra una componente "moderata" e una "estremista", relativa sia a quella che avrebbe dovuto essere l'impronta ideologica dello Stato indipendente slovacco che alla natura dei rapporti tra la Slovacchia e il Reich tedesco, in particolare per quanto riguardava la politica verso gli ebrei. La componente moderata, che faceva capo al presidente e leader del partito di governo Tiso e che godeva dell'appoggio della maggior parte del clero e dell'opinione pubblica, voleva proseguire nella creazione di uno Stato autoritario di chiara ispirazione cattolica e nazional-conservatrice, per quanto politicamente allineato alla Germania hitleriana. L'altra componente invece, quella estremista (che aveva tra i suoi maggiori rappresentanti il Primo ministro Vojtech Tuka e l'antisemita Alexander Mach, ministro della Propaganda), si ispirava al modello tedesco, era più radicalmente ostile agli ebrei e voleva la creazione di uno Stato dichiaratamente e compiutamente totalitario, propugnando una sorta di "via slovacca" al nazionalsocialismo.

Una prova di forza tra le due anime del regime avvenne già nel maggio 1940, quando Tiso costrinse Mach a dimettersi dal Ministero della Propaganda[10]. I tedeschi però, diffidando del "nuovo corso" del presidente slovacco, imposero esponenti dell'ala "nazionalsocialista" in alcuni posti chiave della pubblica amministrazione (Mach, per esempio, ottenne il Ministero degli Interni, una carica che gli affidava automaticamente il controllo della Guardia di Hlinka, l'organizzazione paramilitare del regime), premendo inoltre per aggiustamenti istituzionali che avvicinassero maggiormente la Repubblica al modello del Terzo Reich germanico. Gli estremisti, all'inizio del 1941, tentarono addirittura di impadronirsi di tutto il potere organizzando un colpo di stato, ma l'opposizione del Ministero della Difesa fece fallire il putsch e il gruppo di Tuka e Mach dovette rassegnarsi, da quel momento in avanti, a coabitare con la componente moderata[11].

La Repubblica slovacca e la persecuzione degli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 aprile 1939, un mese dopo l'indipendenza, la Repubblica approvò, in nome della lotta contro lo Židobolševismus (il "bolscevismo giudaico")[12], una serie di misure restrittive contro i 90.000 ebrei residenti nel Paese, da cui (essendo la definizione che la legge dava degli ebrei religiosa e non razziale) erano però esclusi coloro che si erano convertiti al cristianesimo[13]. Mentre i miliziani della Guardia di Hlinka iniziavano ad attaccare gli israeliti, nel settembre 1941 fu approvato un ben più duro «Codice ebraico», il quale dava ora dell'ebraismo una definizione di carattere razziale e biologico sul modello nazista[14] e, per tale ragione, incontrò subito la disapprovazione della Santa Sede[15]. Ispirandosi alla normativa razziale del Reich nazista, la nuova legge imponeva agli ebrei slovacchi di età superiore ai sei anni di indossare una stella gialla sugli abiti, vietava loro di intraprendere diverse attività, proibiva i matrimoni tra ebrei e non ebrei ed escludeva i giovani ebrei, anche se battezzati, dall'istruzione di ogni ordine e grado. Agli ebrei venne imposto inoltre di registrare tutti i beni immobili, che furono in seguito confiscati. Nell'ottobre 1941, inoltre, 10.000 dei 15.000 ebrei di Bratislava furono espulsi dalla capitale e trasferiti in provincia in appositi campi di lavoro[16].

La Slovacchia fu uno degli Stati satellite della Germania che acconsentì alla deportazione degli ebrei residenti nel proprio territorio, conformemente al piano nazista della soluzione finale. In un primo tempo il regime di Tiso concordò con il Reichsführer-SS Heinrich Himmler la deportazione di 20.000 giovani israeliti, in cambio del diritto di confiscare le proprietà delle vittime, ma poi accettò con un accordo il principio di una Slovacchia "libera da ebrei" (l'accordo peraltro prevedeva che la Slovacchia pagasse alla Germania 500 marchi per ogni deportato a titolo di rimborso per le spese di vitto, alloggio e vestiario). I rastrellamenti e le deportazioni degli ebrei dalla Slovacchia, operati principalmente con la collaborazione dei miliziani della Guardia di Hlinka ("roccaforte" della componente estremista e più marcatamente filonazista del regime), iniziarono nel marzo 1942 e riguardarono circa 30.000 israeliti. Nel maggio 1942, una nuova legge, approvata su pressione delle autorità ecclesiastiche, escluse dalla deportazione alcune categorie, tra cui coloro che si erano convertiti al cattolicesimo prima del marzo 1939 (anno di istituzione dello Stato indipendente slovacco). Nel dicembre 1943, le autorità del Reich e il regime di Tiso stipularono un nuovo accordo in virtù del quale gli ebrei rimasti a quella data in Slovacchia (circa 16.000) sarebbero stati radunati in campi di concentramento entro l'inizio di aprile del 1944. La situazione precipitò nell'agosto dello stesso anno, quando i tedeschi assunsero il completo controllo del territorio slovacco (vd. oltre): tra i 13.000 e i 14.000 ebrei furono catturati e 8.000 di essi furono deportati ad Auschwitz (dei rimanenti, alcuni vennero trasferiti in lager siti in Germania e in Boemia, altri vennero uccisi sul posto). In totale, le autorità tedesche e slovacche deportarono circa 70.000 ebrei dal Paese, 65.000 dei quali non fecero più ritorno in patria[17].

I rapporti con la Santa Sede[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica clerico-fascista mantenne con la Santa Sede di papa Pio XII (che aveva riconosciuto lo Stato indipendente slovacco) rapporti piuttosto ambigui, anche in virtù del fatto che il presidente dello Stato, Jozef Tiso, era al tempo stesso un sacerdote cattolico e il leader politico di un Paese che nasceva all'ombra del Terzo Reich nazista[18]. Se l'«Osservatore Romano», in occasione del primo anniversario dell'indipendenza slovacca, elogiava il carattere cristiano «del regime»[19], è anche vero che la Santa Sede non vide mai di buon occhio, negli anni della seconda guerra mondiale, il sempre più marcato allineamento ideologico della Repubblica alla Germania hitleriana[20], sia per quando riguardava la tendenza del governo di Tiso a trasformare il suo originario antigiudaismo su basi religiose in un antisemitismo fondato su criteri biologico-razziali sia, in particolare, quanto alla scelta delle autorità di governo e di partito slovacche di collaborare attivamente con il Reich nel rastrellamento e nella deportazione degli ebrei residenti sul territorio dello Stato (vd. sopra). Così, come ha osservato sul «Corriere della Sera» lo storico, scrittore e giornalista Sergio Romano, «Il Vaticano dovette considerare con una certa preoccupazione questo eccessivo coinvolgimento del clero nella vita politica di un Paese affiliato alla Germania nazista e rifiutò di firmare il Concordato che Tiso, per rafforzare il regime, proponeva alla Santa Sede. Ma i tempi erano quelli che erano e Pio XII non ebbe altra scelta che quella di lasciare alla storia il compito di sbrogliare l'intricata matassa slovacca»[21].

La partecipazione alla seconda guerra mondiale e il crollo della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra mondiale e Insurrezione nazionale slovacca.

Alleata di fatto con il Terzo Reich (se non Stato satellite della Germania) sin dalla sua costituzione, la Slovacchia aderì ufficialmente al Patto tripartito il 24 novembre 1940 e al Patto anticomintern il 25 novembre 1941. Già nel 1939, tuttavia, in seguito al sopra citato accordo con il Reich, la Slovacchia servì da area di schieramento per la XIV Armata tedesca impegnata nelle operazioni contro la Polonia (a cui parteciparono anche truppe slovacche, il che fruttò al regime di Tiso una serie di guadagni territoriali a spese dei polacchi). Con l'avvio dell'Operazione Barbarossa (giugno 1941), la Repubblica interruppe i rapporti diplomatici con l'Unione Sovietica e mise a disposizione dei tedeschi tre divisioni dell'esercito (per complessivi 50.000 uomini), tra cui la cosiddetta "divisione veloce" (interamente motorizzata), che partecipò all'avanzata verso il Caucaso, e una "divisione di sicurezza" impiegata nella repressione della guerriglia partigiana[22].

Dopo la rivolta antinazista dell'agosto 1944 (che prese il via su iniziativa di alcune guarnigioni dell'esercito), i tedeschi, chiamati in soccorso da Tiso, repressero l'insurrezione e occuparono militarmente il Paese, ma nei mesi successivi le truppe della Wehrmacht furono gradualmente sospinte al di fuori dei confini dall'Armata Rossa e da reparti rumeni e cecoslovacchi che giungevano da est. La Repubblica Slovacca cessò di esistere definitivamente de facto il 4 aprile 1945, quando l'Armata Rossa prese Bratislava e occupò tutta la Slovacchia. Finì di esistere de jure quando il governo slovacco in esilio capitolò al Generale Walton Walker che comandava il XX Corpo della Terza Armata USA, l'8 maggio 1945, nel villaggio di Kremsmünster, in Alta Austria. Diversi esponenti di spicco del regime (tra cui lo stesso Tiso) furono processati e condannati nel dopoguerra per collaborazionismo dai tribunali della ricostituita Cecoslovacchia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Blamires Cyprian P., World Fascism. A Historical Encyclopedia, vol. I, Santa Barbara, Calif., 2006
  • Deschner Karlheinz, Con Dio e con il Führer, Pironti, Napoli, 1997
  • Eschenazi Gabriele, Nissim Gabriele, Ebrei invisibili. I sopravvissuti dell'Europa orientale dal comunismo a oggi, Milano, Mondadori, 1995
  • Fraquelli Marco, Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre, Mursia, Milano, 2014
  • Gentile Saverio, La legalità del male. L'offensiva mussoliniana contro gli ebrei nella prospettiva storico-giuridica (1938-1945), Torino, Giappichelli, 2013
  • Michael Robert, Rosen Philip, Dictionary of Antisemitism. From the Earliest Times to the Present, Scarecrow Pr, 2006
  • Napolitano Matteo Luigi, Pio XII tra guerra e pace. Profezia e diplomazia di un papa (1939-1945), Roma, Città Nuova, 2002
  • Rallo Michele, L'epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-1945), vol. I, Austria-Cecoslovacchia-Ungheria, Settimo Sigillo, Roma, 1987
  • Teich Mikuláš , Kováč Dušan , Brown Martin D., Slovakia in History, Cambridge University Press, 2013
Questa voce è parte della serie
Storia della Slovacchia
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Categoria: Storia della Slovacchia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Con l'eccezione appunto delle parti meridionali e orientali dello Stato odierno cedute all'Ungheria con il Primo Arbitrato di Vienna.
  2. ^ Solo per un breve periodo, fino alla completa occupazione della Polonia da parte dei tedeschi nel settembre 1939.
  3. ^ Il nome Stato slovacco era utilizzato da quasi tutti i testi di storia durante il comunismo in Cecoslovacchia (1948-1989).
  4. ^ Come scrive Michele Rallo (L'epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa. Vol. I. Austria-Cecoslovacchia-Ungheria, Roma, Settimo Sigillo, 1987), a proposito del carattere fascista del regime slovacco, «[...] non era tanto o soltanto un tentativo di adattare il fascismo alle caratteristiche nazionali slovacche, quanto piuttosto il tentativo di realizzare in Slovacchia uno Stato cristiano ideale le cui caratteristiche - alla luce della dottrina sociale della Chiesa - coincidevano in più punti con i postulati fascisti [...]».
  5. ^ Come annunciò Tiso stesso: «Il cattolicesimo e il nazionalsocialismo hanno molto in comune e procedono di pari passo per creare un mondo migliore.» (Karlheinz Deschner, Con Dio e con il Führer, Napoli, Pironti, 1997).
  6. ^ Karlheinz Deschner, Op.cit.
  7. ^ Michele Rallo, Op.cit..
  8. ^ Karlheinz Deschner, Op. cit.
  9. ^ Il 23 marzo 1939, avendo già l'Ungheria occupato la Rutenia subcarpatica, costrinse la neonata Repubblica Slovacca a cederle 1.697 km² di territorio con circa 70.000 abitanti
  10. ^ Nel luglio 1940, inoltre, come riferisce Michele Rallo, «veniva varata una legge tendente a denazificare la Guardia di Hlinka (la formazione paramilitare del regime slovacco, N.d.R.) e a votarla "all'educazione secondo i principi cristiani dei patrioti consacrati alla nazione slovacca"» (vd. Michele Rallo, op.cit.).
  11. ^ Michele Rallo, Op.cit.
  12. ^ Marco Fraquelli, Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre, Milano, Mursia, 2014.
  13. ^ Karlheinz Deschner, Op.cit.
  14. ^ Saverio Gentile, La legalità del male. L'offensiva mussoliniana contro gli ebrei nella prospettiva storico-giuridica (1938-1945), Torino, Giappichelli, 2013.
  15. ^ Matteo Luigi Napolitano, Pio XII tra guerra e pace. Profezia e diplomazia di un papa (1939-1945), Roma, Città Nuova, 2002.
  16. ^ Gabriele Eschenazi, Gabriele Nissim, Ebrei invisibili. I sopravvissuti dell'Europa orientale dal comunismo a oggi, Milano, Mondadori, 1995.
  17. ^ Gabriele Eschenazi, Gabriele Nissim, Op.cit.
  18. ^ Quello di Tiso non era un caso isolato. In un'antologia di scritti sui fascismi, curata per l'Italia da Marco Tarchi e pubblicata nel 1996 da Ponte alle Grazie, uno storico dell'Università ebraica di Gerusalemme, Yeshayahu Jelinek, scrive che dei 61 componenti del Parlamento slovacco 12 erano sacerdoti, che nel Consiglio di Stato (18 membri) gli ecclesiastici erano 3, di cui uno vescovo, che su 57 sezioni provinciali del Partito Popolare 27 erano capeggiate da preti e che preti erano i sindaci di molte città, fra cui la capitale Bratislava.
  19. ^ Karlheinz Deschner, Op.cit.
  20. ^ Matteo Luigi Napolitano, Op.cit.
  21. ^ Sergio Romano, Tiso, il prete slovacco che fece la fine di Saddam.
  22. ^ Karlheinz Deschner, Op. cit..

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Storia della Cecoslovacchia (o Ceco-Slovacchia) · 1918 - 1939; 1945 - 1992

Austria-Ungheria
(fino al 1918)

Boemia, Moravia, parte della Slesia, parti settentrionali del Regno d'Ungheria (Slovacchia e Rutenia subcarpatica)

Prima Repubblica
(1918-1938)

Sudeti + altri territori tedeschi
(1938-1945)

Territori dell'"Alta Ungheria"
(1938-1945)

Terza Repubblica (ČSR)
(1945-1948)


Republica Cecoslovacca
(ČSR, 19481960) Dichiarata "democrazia popolare" (senza cambiamento formale del nome) con la Costituzione del 9 maggio

Repubblica Socialista Cecoslovacca (ČSSR)
(1960-1990)

Repubblica Federale Ceca e Slovacca (ČSFR)
(1989-1992) Repubblica ceca
Repubblica slovacca

Repubblica Ceca
(dal 1993)

Slovacchia
(dal 1993)

Seconda Repubblica
(ČSR)

inclusa la Slovacchia autonoma e l'Ucraina Transcarpatica

(1938-1939)

Protettorato
(1939-1945)

Prima repubblica slovacca
(1939-1945)


"Alta Ungheria"
(1939-1945)

parte della Repubblica socialista sovietica ucraina
(1945/1946-1991)

Oblast' di Transcarpazia dell'Ucraina
(dal 1991)

Occupazione tedesca

Era comunista
(parte del Blocco orientale)
1948-1989

Governo in esilio