Operazione Stella

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Operazione Stella
Operation Star 2.png
Mappa con l'indicazione delle direttrici convergenti degli attacchi sovietici su Char'kov
Data 2 febbraio - 23 febbraio 1943
Luogo regione del Donec e città di Char'kov, Unione Sovietica
Esito temporanea vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
70.000 uomini, 200 carri armati[1][2] 190.000 uomini, 315 carri armati[3][2]
Perdite
sconosciute sconosciute[4].
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Operazione Stella (in russo Операция ЗвездаOperacija Zvezda) era il nome in codice assegnato dall'Armata Rossa sovietica alla nuova offensiva sferrata a partire dal 2 febbraio 1943 nel settore del Donec, durante la seconda guerra mondiale sul Fronte orientale, dopo le riuscite operazioni Ostrogorzk-Rossoš e Voronež-Kastornoe.

Convinti dell'imminente crollo generale del settore meridionale del fronte dell'Asse dopo le ripetute e dure sconfitte subite dai tedeschi e dalle armate alleate a partire dal mese di novembre 1942, Stalin, lo Stavka e molti dei generali sovietici più esperti decisero, nonostante il progressivo esaurimento fisico e materiale di uomini e mezzi, il proseguimento ininterrotto dell'offensiva per sfruttare i varchi aperti nello schieramento nemico, puntando contemporaneamente sulle importanti città di Kursk e Char'kov. Inoltre una nuova offensiva (Operazione Galoppo) venne sferrata anche più a sud, in direzione dei ponti sul Dniepr di Zaporož'e e Dnepropetrovsk[5].

La nuova offensiva fu inizialmente coronata da successo e, grazie allo slancio delle truppe e alla debolezza delle difese nemiche, Kursk venne raggiunta l'8 febbraio, mentre Char'kov venne liberata il 15 febbraio dopo la netta sconfitta inflitta dalla 3ª Armata corazzata sovietica alle truppe d'élite tedesche Waffen-SS appena giunte dalla Francia.

Nonostante questi successi e l'ottimismo dell'alto comando sovietico, tuttavia, l'Operazione Stella non raggiunse un successo decisivo; nel mese di marzo venne combattuta la Terza battaglia di Char'kov, causata dall'abile e potente controffensiva generale delle forze tedesche del feldmaresciallo Erich von Manstein, che avrebbe rovesciato la situazione sul settore meridionale, bloccato bruscamente l'avanzata sovietica e riconquistato di nuovo Char'kov[6].

Situazione strategica[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 febbraio 1943 i resti della 6. Armee tedesca accerchiata a Stalingrado cessarono ogni resistenza; si concludeva così la lunga e gigantesca battaglia che aveva provocato la svolta decisiva della guerra sul fronte orientale. Lo stesso giorno Stalin e lo Stavka sferrarono la nuova Operazione Stella, condotta dal Fronte di Voronež del generale Filipp Golikov, con obiettivo iniziale di liberare le grandi città di Kursk e Char'kov e, in una seconda fase, il raggiungimento della linea Ryl'sk-Lebedyn-Poltava. Il generale Golikov e il capo di Stato maggiore dell'Armata Rossa, generale Aleksander Vasilevskij, avevano discusso i dettagli operativi di questa nuova offensiva direttamente con Stalin già il 21 gennaio ancor prima dell'inizio dell'attacco aggirante su Voronež e Kastornoe[7].

Fin dal 29 gennaio 1943 anche il Fronte Sud-Ovest del generale Nikolaj Vatutin aveva ripreso, dopo una breve pausa, la sua massiccia offensiva in direzione del corso inferiore del fiume Dniepr, di cui era previsto il superamento nella regione di Zaporoze-Dnepropetrovsk. In quelle stesse giornate il Gruppo d'armate Don del feldmaresciallo Erich von Manstein era sempre impegnato nel difficile compito di proteggere la via di fuga attraverso Rostov del Gruppo d'armate A del generale Ewald von Kleist che si stava ritirando dal Caucaso; grazie all'abilità delle truppe e dei comandanti il risultato sarebbe stato raggiunto e le armate sovietiche del Fronte Meridionale del generale Rodion Malinovskij sarebbero riuscite ad entrare a Rostov solo il 14 febbraio 1943 dopo il completamento della ritirata tedesca[8][9].

Infine era già in corso la pianificazione da parte di Stalin e dei suoi generali riguardo al nuovo ed immediato impiego delle forze del Fronte del Don del generale Konstantin Rokossovskij divenute disponibili dopo la fine della battaglia di Stalingrado e la resa delle residue truppe tedesche accerchiate; facendo mostra di eccessivo ottimismo il dittatore e lo Stavka prevedevano di impegnare queste armate veterane, costituite da circa 250.000 uomini, non per rafforzare le offensive previste a sud in direzione di Char'kov e del Dniepr ma per architettare una nuova grande manovra offensiva nel settore centrale del fronte orientale. Il generale Rokossovskij quindi venne assegnato al comando del nuovo Fronte Centrale con l'ordine di avanzare su Orël e anche Smolensk e distruggere o costringere alla ritirata l'intero Gruppo d'armate Centro tedesco[10]. Sarebbe stato uno degli errori principali che avrebbero causato il fallimento finale dell'Operazione Stella e favorito la successiva controffensiva vittoriosa tedesca del marzo 1943.

Il generale Filipp Golikov,comandante in capo del Fronte di Voronež.

In un primo momento le carenze dei piani dello Stavka non divennero immediatamente evidenti; le armate sovietiche proseguirono la loro avanzata di fronte alle deboli e disorganizzate forze tedesche schierate nel settore del Donec superiore costituite dai resti delle armate del Gruppo d'armate B del generale von Weichs praticamente distrutte dalle offensive sovietiche Piccolo Saturno, Ostrogorzk-Rossoš e Voronež-Kastornoe. Nonostante il logoramento delle forze sovietiche attaccanti, non interrompere le operazioni e non dare tregua al nemico sembravano le scelte operative più opportune[11].

Paul Hausser,il comandante del 2ºPanzerkorps-SS.

Effettivamente le forze tedesche impegnate a improvvisare una difesa nell'ampio settore del fronte compreso tra la regione a ovest di Voronež e quella a sud di Valujki apparivano molto deboli ed in parte demoralizzate; esse consistevano nei resti della 2. Armee passata al comando del generale Walter Weiss che, dopo aver subito perdite gravissime durante l'Offensiva Voronež-Kastornoe ed essere sfuggita solo per miracolo ad una totale distruzione era in ritirata verso Kursk e nel modesto "Distaccamento Lanz" al comando del generale Hubert Lanz, costituito con i superstiti del "Gruppo Kramer" e con alcune deboli divisioni di fanteria tedesche (168ª, 320ª e 298ª Divisione fanteria) che tentavano di sbarrare il fiume Oskol per proteggere le vie d'accesso a Char'kov. Più a sud si batteva la 19. Panzer-Division ridotta a un pugno di carri armati e già impegnata a fronteggiare l'avanzata delle forze del generale Vatutin impegnate dal 30 gennaio nell'"operazione Galoppo"[12][13].

In realtà l'alto comando tedesco, pienamente cosciente del pericolo, stava tentando di rafforzare questo precario dispositivo difensivo e quindi era previsto l'imminente arrivo della potente divisione Panzergrenadier Grossdeutschland, trasferita dal Gruppo d'armate Centro e soprattutto fin dal 20 gennaio 1943 era cominciato l'afflusso, in realtà con difficoltà e solo a scaglioni a causa dei problemi di comunicazione e dell'inclemenza del clima invernale, della grande riserva corazzata proveniente dalla Francia: il 2º Panzerkorps Waffen-SS al comando dell'esperto generale Paul Hausser, costituito dalle tre divisioni Panzergrenadier-SS, a pieno organico e dotate di mezzi corazzati ultimo modello tra cui alcuni contingenti di carri armati Tiger[14][15].

Negli irrealistici progetti di Hitler, l'afflusso di queste potenti formazioni d'élite (già autorizzata il 30 dicembre) avrebbe dovuto servire apparentemente per organizzare un nuovo tentativo di salvataggio delle truppe tedesche accerchiate a Stalingrado, previsto per il febbraio 1943(cosiddetta 'Operazione Dietrich')[16]. La realtà operativa sul campo impose, naturalmente, un impegno ben diverso di queste formazioni ideologicamente motivate: fin dagli ultimi giorni di gennaio i vari reparti entrarono in combattimento in tutta fretta, scaglionati a gruppi, per cercare di tamponare le continue falle e i cedimenti sul precario fronte dei fiumi Oskol e Donec: un kampfgruppe della divisione SS 'Das Reich' prese posizione nella regione di Valujki in appoggio dei primi elementi della Grossdeutschland, mentre un altro kampfgruppe della SS 'Leibstandarte Adolf Hitler' si schierava sul Donec[17]. Dato che la Divisione-SS 'Totenkopf' era molto in ritardo, le due divisioni già sul posto avrebbero sprecato parte della loro potenza offensiva durante questi frettolosi impieghi difensivi.

L'offensiva sovietica[modifica | modifica wikitesto]

L'offensiva del fronte di Voronež (sempre al comando del generale Filipp Golikov), iniziata il 2 febbraio 1943, venne sferrata su due direttrici strategiche contemporaneamente, sempre nell'illusione di avere di fronte un nemico ormai in disfacimento e deciso alla ritirata generale. Le armate del fianco destro (la 60a e la 38aArmata), reduci dalla vittoriosa campagna Voronež-Kastornoe, rinforzate dal 4º Corpo corazzato, avrebbero puntato su Kursk e Obojan inseguendo i resti in rotta della II Armata tedesca, mentre il raggruppamento sul fianco sinistro, imperniato sulla massa d'urto principale della 3a Armata corazzata (con il 12º e il 15º Corpo corazzato) e sulla 40a e 69a Armata, sarebbe avanzato fulmineamente oltre l'Oskol e il Donec, organizzando quindi una manovra convergente sulla grande città ucraina di Kharkov. Il 6º Corpo di cavalleria della Guardia avrebbe coperto sulla sinistra questo raggruppamento e avrebbe mantenuto il contatto con le forze del fronte Sud-Ovest del generale Vatutin a loro volta all'offensiva verso Slavjansk e Izjum (Operazione Galoppo)[18].

Il generale Kirill Semënovič Moskalenko, comandante della 40a Armata sovietica

Le armate sovietiche mantenevano una netta superiorità di uomini e mezzi (circa 210.000 uomini e 315 carri armati contro 70.000 tedeschi e meno di 200 carri all'inizio dell'Operazione Stella[2]), ma in realtà le forze dell'Armata Rossa erano già in parte esaurite e logorate dalle precedenti battaglie e avanzate (effettuate in inverno con neve abbondante e temperature progressivamente più rigide). Per esempio la stessa 3aArmata corazzata del generale Pavel Rybalko, punta di diamante dell'offensiva e protagonista dello spettacolare accerchiamento delle forze dell'Asse sull'Alto Don in gennaio, era scesa a 56.000 uomini e 165 carri armati[19](rispetto agli oltre 400 con cui aveva cominciato la campagna).

Nonostante questi primi segnali di logoramento, l'inizio dell'offensiva fu favorevole alle truppe sovietiche, con il morale altissimo dopo le continue vittorie, sia sul fianco destro, dove la 60aArmata dell'abile generale Ivan Cernjakovskij puntò risolutamente su Kursk, conquistandola già l'8 febbraio (dopo aver respinto la debole 4. Panzer-division appena arrivata, con pochissimi carri armati, proveniente dal Gruppo d'armate Centro); sia sul fianco sinistro. In questo settore mentre la 40aArmata avanzava su Belgorod (che liberò il 9 febbraio) e la 69a Armata procedeva verso Volčansk (contrastate dal gruppo Kramer e dai primi elementi della Grossdeutschland), i carri armati della 3aArmata corazzata, in progressione più a sud, affrontavano duramente i Kampfgruppen della 'Das Reich' e della 'Leibstandate Adolf Hitler' e raggiungevano già il 4 febbraio il Donec. In questa regione la resistenza delle truppe scelte Waffen-SS (progressivamente rafforzate con l'arrivo di nuovi reparti) fu accanita, le perdite russe divennero pesanti e le teste di ponte sul fiume a Pechengi e Chuguev respinsero i primi assalti dei russi[20].

Anche le Waffen-SS sperimentano la durezza del fronte orientale.

Fin dal 6 febbraio Hitler aveva convocato a Rastenburg i feldmarescialli von Manstein e von Kluge (comandante del Gruppo d'Armate Centro) per esaminare la situazione generale e riorganizzare lo schieramento; il Führer, molto scontento, logorato dalla recente lugubre fine della battaglia di Stalingrado, ma fiducioso su un auspicato miracolo operativo grazie all'impiego delle sue truppe Waffen-SS, decise (dopo estenuanti discussioni) lo scioglimento dell'ormai distrutto Gruppo d'Armate 'B' del generale von Weichs, l'assegnazione del Distaccamento Lanz e del 2ºPanzerkorps-SS a von Manstein; il passaggio dei resti della II Armata, in ritirata a ovest di Kursk, al feldmaresciallo von Kluge e, soprattutto, il ripiegamento dal saliente di Ržev-Vjazma (operazione Bluffe) con conseguente recupero della II Armata corazzata che sarebbe scesa a sud per collegarsi con la II Armata e bloccare qualunque minaccia su Orël o Smolensk[21]. Infine Hitler premeva per un impiego offensivo del Panzerkorps SS (del tutto impossibile data la situazione operativa sul campo di battaglia) e escludeva tassativamente, per motivi propagandistici e di economia bellica, la possibilità di abbandonare il grande centro di Kharkov (che doveva quindi essere difeso a tutti i costi)[22].

La realtà operativa avrebbe presto dissolto le miracolistiche aspettative e gli irrealizzabili piani di difesa sul posto di Hitler.

La prima liberazione di Char'kov[modifica | modifica wikitesto]

« Vi ringrazio per le vostre calde felicitazioni in occasione della liberazione di Rostov. Le nostre truppe hanno occupato oggi Char'kov »
(Affermazione di Stalin in un lettera riservata indirizzata a Winston Churchill il 16 febbraio 1943[23])
« L'Armata Rossa e il popolo russo hanno costretto le forze armate di Hitler a marciare verso la disfatta definitiva e si sono conquistati l'eterna ammirazione del popolo degli Stati Uniti »
(Affermazione di Franklin Delano Roosevelt in un lettera riservata indirizzata a Stalin il 23 febbraio 1943[24])

Il 10 febbraio 1943 la 3ª Armata corazzata sovietica sferrò l'attacco in forze alla linea del fiume Donec difesa a nord-est di Char'kov dalla SS "Das Reich" e a est della città dalla SS "Leibstandarte Adolf Hitler"; il generale Rybalko impegnò entrambi i suoi corpi corazzati supportati quattro divisioni di fucilieri. L'attacco ebbe successo nonostante l'aspra resistenza delle truppe scelte Waffen-SS: il 15º Corpo corazzato del generale Kopcov conquistò Pečengi e costrinse a ripiegare la "Adolf Hitler", mentre il 12º Corpo Corazzato incontrò minore resistenza e si impadronì di un'altra testa di ponte più a sud a Čuguev[25].

Queste colonne corazzate puntavano ora su Char'kov da sud-est, mentre la città era contemporaneamente minacciata anche da est dai reparti della 69ª Armata e da nord/nord-ovest dall'avanzata della 40ª Armata del generale Kirill Moskalenko, rinforzata dal 4º Corpo corazzato, proveniente in tutta fretta da Kastornoe. La situazione tedesca, lungi dal migliorare secondo le aspettative del Führer, si stava ulteriormente aggravando. La "Leibstandarte Adolf Hitler", dopo essere stata respinta dal Donec dai corpi corazzati della 3ª Armata corazzata, aveva ripiegato a sud di Char'kov ed era anche impegnata a contenere una minaccia sulla sua sinistra portata dal 6º Corpo di cavalleria della Guardia; la 'Das Reich' e la Grossdeutschland erano a loro volta in ripiegamento, sotto la pressione sovietica, verso Char'kov e rischiavano di essere aggirate sulla loro sinistra, mal difesa dal "Gruppo Raus" (nuova denominazione del vecchio "Gruppo Kramer") costituito solo da logore divisioni di fanteria[26].

Char'kov minacciava di trasformarsi in una nuova trappola per alcune divisioni scelte tedesche in assenza di un pronto ripiegamento a ovest della città; questo era l'intendimento sia di von Manstein (ora alla testa di tutte le forze tedesche del settore meridionale - nuovo Gruppo d'armate Sud) sia del generale Paul Hausser comandante del 2º Panzerkorps-SS: in assenza di una ritirata si rischiava, a causa della superiorità numerica sovietica e della situazione tattica, una piccola Stalingrado[27]. La volontà del Führer era del tutto diversa: anche per ragioni di prestigio le sue truppe fidatissime Waffen-SS dovevano resistere a Char'kov e anche contrattaccare in direzione sud con l'aiuto della divisione 'Totenkopf' di cui era previsto l'imminente arrivo (in realtà questa potente divisione, ritardata dal maltempo, non sarebbe arrivata in tempo utile). Di conseguenza gli ordini per il generale Hubert Lanz (comandante superiore del Panzerkorps-SS e del Gruppo Raus), furono imperativi. Lanz ritrasmise ripetutamente gli ordini di Hitler, imponendo a sua volta a Hausser di rimanere e combattere a Char'kov anche a rischio di rimanere tagliati fuori dentro la città. Il 15 febbraio la situazione tedesca a Char'kov si aggravò ulteriormente: da sud-est i corpi corazzati del generale Rybalko respinsero dentro l'abitato la 'Das Reich'; a ovest la Grossdeutschland era messa in difficoltà dalla 69ª Armata, e soprattutto a nord-ovest si profilava la minaccia della 40ª Armata con il rischio di rimanere totalmente accerchiati[28].

Dop aver ripetutamente illustrato la situazione e richiesto l'autorizzazione a ripiegare, il 16 febbraio Hausser agì d'iniziativa e ordino l'abbandono di Char'kov e la ritirata della "Das Reich" e della Grossdeutschland verso ovest per ricollegarsi con la 'Adolf Hitler' (che nel frattempo aveva inflitto una dura sconfitta più a sud al 6º Corpo di cavalleria della Guardia) e il Gruppo Raus. Il 16 febbraio, quindi, i reparti tedeschi evacuavano Kharkov e riuscivano miracolosamente a sfuggire alla tenaglia sovietica: nello stesso momento i carri armati del 15º Corpo corazzato (guidati dal valoroso generale Vasilij Kopcov) della 3ª Armata corazzata da sud-est e truppe della 40ª Armata da nord entravano nel centro cittadino[29]: era una nuova prestigiosa vittoria sovietica e una dolorosa sconfitta per le truppe d'élite naziste, almeno dal punto di vista propagandistico (come Stalin sottolineò subito in una celebre missiva a Churchill[30]). L'euforia si diffuse per un momento in tutte le nazioni alleate: lo stesso Roosevelt inviò il 23 febbraio un messaggio a Stalin dai toni estremamente elogiativi e ottimistici[31].

In realtà la provvidenziale iniziativa di Hausser aveva salvato le truppe scelte Waffen-SS appena arrivate sul fronte orientale e aveva posto le premesse operative per un consolidamento del fronte tedesco e per una eventuale offensiva; quanto a Hitler, estremamente irritato, si affrettò a destituire il generale Hubert Lanz, che aveva passivamente cercato di eseguire i suoi ordini, che venne sostituito dal generale Werner Kempf), e lasciò al comando il generale Hausser anche per non sminuire il prestigio e la fama di teutonica fedeltà delle truppe scelte del nazismo.

La sconfitta, cronologicamente vicina alla resa di Stalingrado del 2 febbraio e alla caduta di Kursk l'8 febbraio e di Rostov il 14 febbraio, era umiliante e sembrava segnare il crollo del fronte tedesco[32], ma la situazione stava cambiando a causa del forte logoramento delle truppe sovietiche sempre più lontane dalle loro basi logistiche, sempre più a corto di mezzi e rifornimenti e ora pericolosamente esposte a possibili contrattacchi tedeschi[33].

Nuovi sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

La vittoria di Kharkov da parte del fronte di Voronež di Golikov e l'imprevedibile cedimento delle truppe scelte naziste (accanto alle spettacolari avanzate del fronte Sud-Ovest di Vatutin più a sud in direzione del Dniepr), in realtà avevano contribuito a consolidare ulteriormente l'ottimismo di Stalin e dei generali sovietici: la ritirata delle Waffen-SS segnalava evidentemente lo scoramento delle truppe nemiche e anche la decisione tedesca di organizzare un ripiegamento generale[34]. Compito dell'Armata Rossa diveniva quindi il proseguimento senza pause dell'avanzata e anche un suo ulteriore allargamento per trasformare la ritirata del nemico in rotta irreversibile. L'errore di Stalin dell'inverno 1941-42 così si ripeteva almeno in parte: troppo impaziente e desideroso di liberare subito i territori sovietici occupati, il dittatore (in realtà questa volta supportato anche dai suoi generali più esperti) sottovalutava le difficoltà del terreno e del clima, la stanchezza e l'indebolimento delle sue forze e anche la capacità dei soldati tedeschi di mantenere la coesione e la combattività e dei generali tedeschi di architettare manovre strategiche ad ampio respiro per ribaltare, almeno localmente, la situazione[33].

La imminente controffensiva del feldmaresciallo von Manstein (che sarebbe iniziata già il 19 febbraio) e la Terza battaglia di Kharkov avrebbero bruscamente interrotto la serie di vittorie sovietiche e inflitto perdite sanguinose a quegli stessi reparti scelti sovietici che avevano così brillantemente guidato la esaltante marcia verso ovest nel gennaio-febbraio 1943[35].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, p. 153.
  2. ^ a b c D.Glantz 'From the Don to the Dniepr',1991.
  3. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, pp. 152-153.
  4. ^ I dati disponibili nelle fonti fanno riferimento a tutto il periodo febbraio-marzo 1943 e includono le perdite dell'operazione Galoppo e della Terza battaglia di Char'kov; in: D. Glantz/J. House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, p. 423.
  5. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, pp. 83-84.
  6. ^ P. Carell, Terra bruciata, pp. 240-241 .
  7. ^ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 34-35.
  8. ^ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 31-32.
  9. ^ A. Werth, La Russia in guerra, pp. 559-560.
  10. ^ D. Glantz/J. House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, pp. 217-218.
  11. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. 3, pp. 106-107.
  12. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, pp. 84-85 e 152.
  13. ^ P. Carell, Terra bruciata, p. 211.
  14. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, p. 153.
  15. ^ P. Carell, Terra bruciata, p. 214.
  16. ^ A.Beevor 'Stalingrado', Rizzoli 1998.
  17. ^ P.Carell 'Terra bruciataì, Rizzoli 2000.
  18. ^ J.Erickson 'The road to Berlin', Cassel 1983; D.Glantz 'From the Don to the Dniepr',1991.
  19. ^ D.Glantz 'From the Don to the Dniepr',1991, R.N.Armstrong 'Red Army tank commanders',Schiffer publ. 1994.
  20. ^ J.Erickson 'The road ot Berlin', Cassel 1983; R.N.Armstrong 'Red Army tank commanders', Schiffer publ. 1994.
  21. ^ E.Bauer 'Storia controversa della seconda guerra mondiale', volume 5, DeAgostini 1971.
  22. ^ D.Irving 'La guerra di Hitler', Ed. Settimo Sigillo 2001.
  23. ^ AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, p. 772.
  24. ^ Altamente confidenziale. Il carteggio segreto di Stalin con Churchill, Roosevelt, Atlee, Truman, vol. II, p. 62.
  25. ^ D. Glantz, From the Don to the Dniepr, p. 172.
  26. ^ P. Carell, Terra bruciata, pp. 212-215.
  27. ^ AA.VV. 'Germany and the second world war,volume VI',Oxford press 1991; P.Carell 'Terra bruciata',Rizzoli 2000.
  28. ^ P.Carell 'Terra bruciata',Rizzoli 2000;D.Irving 'La guerra di Hitler', Ed.Settimo Sigillo 2001.
  29. ^ D.Glantz 'From the Don to the Dniepr',1991; J.Erickson 'The road to Berlin' , Cassel 1983; R.N.Armstrong 'Red Army tank commanders', Schiffer publ. 1994.
  30. ^ In W.Churchill 'La seconda guerra mondiale', volume 4, Mondadori 1951;anche in AA.VV. 'L'URSS nella seconda guerra mondiale', volume 3, C.E.I. 1978.
  31. ^ AA.VV, L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, p. 773.
  32. ^ R. Cartier, La seconda guerra mondiale, vol. II, p. 113.
  33. ^ a b J.Erickson 'The road to Berlin',Cassel 1983; G.Boffa 'Storia dell'Unione Sovietica',parte II,Mondadori 1979.
  34. ^ J.Erickson 'The road to Berlin', Cassel 1983; A.Werth 'La Russia in guerra', Mondadori 1968.
  35. ^ R.N.Armstrong 'Red Army tank commanders', Schiffer publ. 1994; D.Glantz 'From the Don to the Dniepr',1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. - Germany and the second world war, volume VI.the global war, Oxford press 1991.
  • AA.VV. - L'URSS nella seconda guerra mondiale,C.E.I. 1978.
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  • Bauer E. Storia controversa della seconda guerra mondiale, Ed.DeAgostini 1971.
  • Boffa G. - Storia dell'Unione Sovietica, parte II, Mondadori 1979.
  • Carell P. - Terra bruciata , Rizzoli 2000.
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  • Glantz D. - After Stalingrad, 2008.
  • Glantz D. - From the Don to the Dniepr, 1991.
  • Irving D. - La guerra di Hitler, Ed. Settimo Sigillo 2001.
  • Kershaw I. - Hitler.1936-1945, Bompiani 2001.
  • Overy R. - Russia in guerra, ilSaggiatore 1998.
  • Werth A. - La Russia in guerra, Mondadori 1966.
  • Ziemke E. - Stalingrad to Berlin:the german defeat in the east, University press of the Pacific 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]