Vai al contenuto

Offensiva di Vienna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Offensiva di Vienna
parte del fronte orientale della seconda guerra mondiale
Truppe sovietiche sfilano nel centro di Vienna; sullo sfondo è visibile la guglia dello Stephansdom
Data16 marzo - 13 aprile 1945
LuogoVienna, Terzo Reich
EsitoVittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
400 000 soldati e circa 400 mezzi corazzati (forze totali del Gruppo d'armate Sud solo in parte impegnate nella battaglia)[1]745 600 soldati (di cui 100 900 bulgari) con 400 mezzi corazzati (forze totali del 3º Fronte ucraino e della 46ª Armata del 2º Fronte ucraino)[1]
Perdite
dati non disponibiliSovietici: 38 661 morti e dispersi
129 279 feriti
Bulgari: 2 698 morti e dispersi
7 107 feriti[2]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

L'offensiva di Vienna fu una battaglia combattuta nella fase finale della seconda guerra mondiale sul Fronte orientale tra l'Armata rossa sovietica e la Wehrmacht tedesca.

La battaglia, iniziata il 16 marzo 1945 con l'offensiva sovietica a partire dalle posizioni raggiunte in Ungheria dopo la caduta di Budapest, si concluse il 13 aprile 1945 con la vittoria dell'Armata Rossa e la conquista di Vienna da parte dei soldati sovietici del 3º Fronte ucraino del maresciallo Fëdor Tolbuchin, nonostante l'accanita difesa di alcune unità dell' esercito e delle Waffen-SS. Le truppe tedesche, ormai in disgregazione dopo la sconfitta, ripiegarono in rotta verso ovest, mentre le unità dell'Armata Rossa raggiunsero una nuova prestigiosa vittoria di importanza sia strategico-militare sia politica, in relazione ai possibili sviluppi della situazione internazionale dopo l'imminente crollo finale del Terzo Reich.

La conquista sovietica di Vienna precedette di pochi giorni la battaglia finale di Berlino che ebbe inizio il 16 aprile 1945.

Situazione strategica

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Budapest e Operazione Frühlingserwachen.

La caduta di Budapest il 14 febbraio 1945, dopo una lunga e sanguinosa battaglia, non aveva affatto convinto Adolf Hitler a rinunciare a difendere ad oltranza il settore meridionale del Fronte orientale; al contrario, il Führer aveva continuato a concentrare ulteriori forze corazzate di riserva nell'area, non per difendere l'accesso all'Austria che era ormai direttamente minacciata, ma per organizzare una nuova controffensiva con l'obiettivo totalmente irrealistico di riconquistare la capitale ungherese e addirittura marciare di nuovo in Romania[3]. Il Gruppo d'armate Sud al comando del generale Otto Wöhler quindi aveva organizzato, con il rinforzo dell'intera 6. SS-Panzer-Armee del generale Sepp Dietrich, trasferita dal settore delle Ardenne sul Fronte occidentale, una massa offensiva che, a partire dal 6 marzo 1945, aveva sferrato nella regione del lago Balaton, la cosiddetta "Operazione Risveglio di primavera"[4].

La disperata controffensiva tedesca del Balatan si concluse entro il 16 marzo 1945 con un completo fallimento; dopo qualche successo iniziale le Panzer-Division delle Waffen-SS e della Wehrmacht, intralciate anche dalle difficoltà del clima piovoso e del terreno fangoso per il disgelo primaverile, vennero rapidamente fermate e subirono forti perdite a causa della potente e ben organizzata difesa sovietica del 3º Fronte ucraino, al comando del maresciallo Fëdor Tolbuchin[5].

Ancor prima dell'inizio della controffensiva tedesca del Balaton, Stalin e lo Stavka sovietico avevano già diramato, il 17 febbraio 1945, una direttiva dettagliata con le indicazioni operative per riprendere l'offensiva generale dell'Armata Rossa nel settore meridionale del Fronte orientale dopo la caduta di Budapest. La direttiva prevedeva una offensiva generale in direzione contemporaneamente di Bratislava, Brno, Vienna, l'Austria e infine la Germania meridionale. l'attacco principale in direzione di Vienna avrebbe dovuto essere sferrato a nord del Danubio dal 2º Fronte ucraino del maresciallo Rodion Malinovskij, a cui sarebbe stata assegnata specificatamente la 9ª Armata della Guardia, proveniente dalle riserve strategiche, proprio per l'attacco alla ex-capitale austriaca[6].

La controffensiva tedesca del 6 marzo 1945 e alcuni insuccessi tattici locali nella testa di ponte sul Hron cambiarono in parte la situazione strategica e provocarono da parte dell'alto comando sovietico una radicale revisione della pianificazione; di conseguenza lo Stavka decise che l'offensiva principale verso Vienna sarebbe stata sferrata, entro il 15-16 marzo 1945, non più a nord ma a sud del Danubio e sarebbe stata affidata al 3º Fronte ucraino del maresciallo Tolbuchin, a cui sarebbero state assegnati importanti rinforzi tra cui la 9ª Armata della Guardia. I piani del maresciallo Tolbuchin prevedevano di distruggere le forze tedesche a nord del lago Balaton e quindi marciare su Sopron e Pápa, secondo una direzione nord-occidentale; il maresciallo Malinovskij avrebbe dovuto collaborare a questa offensiva schierando le sue armate del fianco sinistro a sud del Danubio in direzione di Győr[7]. Il 16 marzo 1945, alla vigilia dell'offensiva sovietica, lo Stavka modificò ancora un suoi piani; il maresciallo Tolbuchin venne ancora rinforzato con il trasferimento al suo fronte della potente 6ª Armata corazzata della Guardia del generale Andrej Grigor'evič Kravčenko, equipaggiata con 406 carri armati e cannoni semoventi, per affrontare i mezzi corazzati tedeschi della 6. SS-Panzer-Armee, mentre il maresciallo Malinovskij avrebbe impegnato a sud del Danubio nella marcia su Vienna solo la 46ª Armata del generale Aleksandr Petrusevskij con dodici divisioni di fucilieri[7].

Ad opporsi all'attacco sovietico contro Vienna si trovavano reparti della Wehrmacht già in enorme difficoltà: la città era difesa da elementi della VI Armata corazzata SS del Generale Sepp Dietrich, duramente provati dagli scontri della fallimentare Operazione Frühlingserwachen. Già alla fine di marzo le truppe sovietiche del 3º Fronte ucraino, al comando del maresciallo Fëdor Tolbuchin, compirono importanti progressi nel loro avvicinamento alla capitale austriaca: superarono rapidamente i fiumi Hron e Nitra, nonché le città di Sopron e Nagykanizsa sul confine tra Austria e Ungheria. Tutto era pronto per l'assalto su Vienna.

Il piano dell'Alto comando sovietico prevedeva che le truppe del 3º Fronte ucraino avvolgessero Vienna in una classica manovra a tenaglia. Le unità coinvolte in quest'operazione furono:

Il 2 aprile fu confermato via radio che Vienna non sarebbe stata dichiarata città aperta: i viennesi dovevano pertanto prepararsi a scontri armati nelle strade. Nello stesso giorno le truppe sovietiche iniziarono il loro attacco verso Vienna marciando da sud: in pochi giorni conquistarono Wiener Neustadt, Eisenstadt, Neunkirchen, Gloggnitz, Baden e Bratislava, minacciando di chiudere rapidamente la morsa attorno alla città.

Due soldatit sovietici soccorrono un commilitone ferito durante i combattimenti a Vienna.

Quando i sovietici lanciarono la loro offensiva, i gruppi organizzati della resistenza austriaca, guidati da Carl Szokoll, entrarono in azione a supporto degli attaccanti. Essi operarono attivamente nelle retrovie del fronte tedesco, attraverso opere di sabotaggio alle strutture logistiche e di difesa della Wehrmacht. A fronteggiare l'attacco sovietico a Vienna era il II. SS-Panzer-korps, inquadrato nella VI Armata corazzata SS, sotto il comando del Generale Wilhelm Bittrich. Comandante della difesa della città fu nominato il Generale Rudolf von Bünau.

Il maresciallo Tolbuchin, ultimo a destra, insieme al generale bulgaro Vladimir Stojčev, secondo da sinistra, durante i giorni dell'offensiva su Vienna.

Questa era la dislocazione delle unità tedesche a Vienna al momento dell'attacco: a difesa del Prater era posta la 6. Panzer-Division; la 2. e la 3. SS-Panzer-Division proteggevano il fronte sud; la Führer-Grenadier-Division proteggeva infine il settore nord. Queste unità disponevano di soli 20-25 carri ciascuna, poco più di un decimo dell'organico. La IV e la IX Armata delle guardie sovietica assalirono i sobborghi di Vienna da sud-est. Inizialmente le difese tedesche riuscirono a respingere gli assalti fino al 7 aprile, quando la pressione sovietica divenne insostenibile.

Una volta ottenuto il controllo di importanti posizioni nei sobborghi meridionali della città, la VI Armata corazzata delle guardie e il grosso della IX Armata delle guardie furono lanciate all'assalto della periferia ovest di Vienna. La conquista di questa zona aveva per i sovietici un'importanza tattica assolutamente fondamentale, poiché includeva la principale stazione ferroviaria della città. Già l'8 aprile la stazione ferroviaria cadde in mani sovietiche. Nel frattempo, a nord del Danubio, la XLVI Armata attaccò vittoriosamente le difese tedesche nella periferia nord, chiudendo così l'accerchiamento di Vienna.

Il 9 aprile le truppe sovietiche iniziarono la loro avanzata verso il centro della città; iniziarono così violenti scontri urbani, che si protrassero per alcuni giorni. Nel tentativo di ostacolare le operazioni degli attaccanti, i tedeschi fecero saltare in aria diversi ponti sul Danubio; pertanto l'11 aprile 4ª Armata delle guardie si lanciò all'assalto attraverso i canali del Danubio il XX Corpo d'armata delle guardie e il I Corpo d'armata meccanizzato, con l'obiettivo di conquistare l'importante ponte Reichsbrücke. Il 13 aprile l'80ª Divisione fanteria e la 7ª Divisione aviotrasportata sbarcarono a entrambi i lati del ponte, impedendo ai tedeschi di farlo saltare in aria. La conquista del ponte Reichsbrücke aprì la strada al successo sovietico: Vienna fu infatti conquistata proprio il 13 aprile. Il II. SS-Panzer-korps di Bittrich abbandonò la città proprio quella sera, cercando via di scampo verso occidente.

La statua del soldato sovietico collocata in cima alla colonna centrale del Heldendenkmal der Roten Armee a Vienna, edificato in ricordo della vittoria sovietica

Il 15 aprile 1945 gran parte dell'Austria, oltre alla sua capitale, erano già in mano sovietica. La VI Armata corazzata Waffen SS cercò riparo verso nord, nell'area tra Linz e Vienna, assieme al resto del Gruppo d'armate Ostmark.

Soldati sovietici, armati di mitra PPŠ-41, nella città di Vienna

Le unità tedesche non avevano alcuna possibilità di resistere alle forze sovietiche; pertanto ben presto cercarono una fuga verso nord, per ricongiungersi con il Gruppo d'armate Centro che difendeva Praga. La XLVI Armata sovietica e la IX Armata delle guardie cercarono così di accerchiare il Gruppo d'armate Ostmark, muovendosi sul suo fianco sinistro. Buona parte del Gruppo d'armate Ostmark riuscì comunque a resistere all'assalto sovietico e a partecipare alla successiva offensiva di Praga.

Il prezzo che Vienna pagò per questi giorni di guerra tra le strade fu molto alto: la città fu devastata, con molti dei suoi più importanti monumenti ridotti in macerie. Alla fine degli scontri mancavano acqua, gas ed elettricità, mentre bande di violenti assaltavano e saccheggiavano la popolazione civile inerme. Per cercare di ristabilire l'ordine in Austria, Karl Renner fu incaricato dai sovietici di costituire un governo provvisorio, che come primo atto dichiarò l'uscita del nuovo Stato dal Terzo Reich.

Nello stesso anno in Schwarzenbergplatz venne eretto il Monumento agli Eroi dell'Armata Rossa per commemorare i caduti sovietici durante la battaglia per la capitale austriaca.

  1. 1 2 D. Glantz-J. House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, p. 376.
  2. D. Glantz-J. House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, p. 377.
  3. E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, pp. 102-103.
  4. E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, pp. 221-222.
  5. E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, p. 222.
  6. J. Erickson, The road to Berlin, p. 511.
  7. 1 2 J. Erickson, The road to Berlin, p. 515.
  • AA.VV., L'URSS nella Seconda Guerra Mondiale, vol. 4, C.E.I., 1978.
  • Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, Novara, DeAgostini, 1971.
  • (EN) John Erickson, The road to Berlin, London, Cassell, 1983.
  • David Glantz e Jonathan House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, traduzione di Giorgio Maini e M. Pagliano, Gorizia, LEG, 2010, ISBN 9788861024854.
  • (EN) Kamen Nevenkin, Bloody Vienna, Keszthely, PeKo publishing Kft, 2020, ISBN 978-615-5583-26-1.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Seconda guerra mondiale: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della seconda guerra mondiale