Invasione italiana dell'Albania

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Invasione italiana dell'Albania
Italian army 2.PNG
Truppe italiane in Albania
Data 7-12 aprile 1939
Luogo Albania
Esito Vittoria italiana
Modifiche territoriali Occupazione italiana dell'Albania
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Regio Esercito:
100.000 soldati
600 aerei
Reale Esercito albanese:
15.600 soldati
Perdite
c.700 morti [1]
97+ feriti (a Durazzo)
c.1000 morti [1]
feriti e dispersi sconosciuti
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L'invasione italiana dell'Albania (7-12 aprile 1939) fu una breve campagna militare del Regno d'Italia contro il Regno d'Albania. Il conflitto fu il risultato delle politiche espansioniste di Benito Mussolini. L'Albania venne rapidamente invasa, il suo sovrano, re Zog I costretto all'esilio, ed il paese annesso all'Impero Italiano come regno indipendente. Del regno d'Albania fu fatta un'unione personale con la corona italiana.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

L'Albania fu a lungo di notevole importanza strategica per il Regno d'Italia. Gli strateghi navali italiani ambivano al porto di Valona e all'isola di Sazan situata all'ingresso della baia di Valona, in quanto avrebbero consentito all'Italia il controllo dell'ingresso al Mare Adriatico.[2] Inoltre, l'Albania avrebbe potuto fornire all'Italia una testa di ponte nei Balcani. Prima della prima guerra mondiale, l'Italia e l'Austria-Ungheria furono determinanti nella creazione di uno stato albanese indipendente. Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia aveva colto l'occasione per occupare la metà meridionale dell'Albania, per evitare che potesse essere occupata a sua volta dagli austro-ungarici. Quel successo non durò a lungo, dato che la resistenza albanese durante la successiva guerra di Vlora e i problemi interni del dopoguerra costrinsero l'Italia a ritirarsi nel 1920.[3]

Quando Mussolini prese il potere in Italia, si rivolse con rinnovato interesse verso l'Albania. L'Italia iniziò ad insediarsi all'interno dell'economia albanese già nel 1925, anche grazie all'aiuto di quest'ultima che permise all'Italia di sfruttare le sue risorse minerarie.[4] Ciò venne seguito dal Primo Trattato di Tirana nel 1926 e dal Secondo del 1927, con i quali l'Italia e l'Albania strinsero un'alleanza difensiva.[4] Il governo e l'economia albanese vennero sovvenzionati da prestiti italiani, l'esercito albanese addestrato da istruttori militari italiani. Nonostante la forte influenza italiana, re Zog I rifiutò di cedere completamente alla pressione italiana.[5] Nel 1931 insorse apertamente contro gli italiani, rifiutando di rinnovare il trattato di Tirana del 1926. Dopo che l'Albania ebbe firmato accordi commerciali con Jugoslavia e Grecia nel 1934, Mussolini fece un fallito tentativo d'intimidire gli albanesi con l'invio di una flotta di navi da guerra.[6]

Dato che la Germania nazista aveva annesso l'Austria e si era mossa contro la Cecoslovacchia, l'Italia si vide ridursi il suo ruolo all'interno del Patto d'Acciaio.[7] La nascita imminente di un figlio reale albanese, nel frattempo, minacciò di dare a Zog una dinastia durevole. Dopo che il 15 marzo 1939 Hitler invase la Cecoslovacchia senza avvisare Mussolini in anticipo, quest'ultimo decise di procedere con la sua annessione dell'Albania. Il re Vittorio Emanuele III criticò il piano di conquistare l'Albania come un rischio inutile. Roma, invece, consegnò un ultimatum a Tirana il 25 marzo 1939, chiedendo che si acconsentisse all'occupazione italiana dell'Albania.[8] Zog rifiutò di accettare denaro in cambio del consenso ad un completo cambio di gestione italiano e alla colonizzazione dell'Albania.

L'ultimatum Italiano e l'invasione[modifica | modifica wikitesto]

l governo albanese cercò di tenere segreta la notizia dell'ultimatum italiano, allo stesso tempo Radio Tirana annunciava attraverso le stazioni radio, che la situazione era tranquilla e che non stava accadendo nulla, ma il popolo albanese, a queste dichiarazioni, iniziò ad insospettirsi. La notizia dell'ultimatum italiano iniziò a circolare tra la popolazione. Il 5 aprile 1939 nacque il figlio del re e la notizia venne annunciata dai cannoni. Le persone si riversarono nelle strade allarmate, ma la notizia della nascita del principe li calmò. Il popolo aveva il sospetto che qualcosa stesse accadendo, il che condusse nello stesso giorno in Tirana ad una manifestazione anti-italiana. Il 6 aprile 1939 vi furono diverse manifestazioni nelle principali città dell'Albania, mentre nello stesso pomeriggio, 100 aerei italiani sorvolarono Tirana, Durazzo e Valona, lasciando cadere volantini che istruivano la gente a sottomettersi all'occupazione italiana. Venne convocata la mobilitazione delle riserve, molti alti ufficiali lasciarono il paese, anche il governo stava svanendo. Il ministro dell'Interno, Musa Juka, nello stesso giorno lasciò il paese per la Jugoslavia, contemporaneamente re Zog diffondeva per radio alla nazione che, l'Albania tutta, avrebbe resistito all'occupazione italiana.[9]

Forze italiane in campo[10][modifica | modifica wikitesto]

Tre soldati albanesi sono qui mostrati con i contadini in una località non identificata in fuga dal Nord verso la Jugoslavia, 12 aprile 1939

Forze albanesi in campo[11][modifica | modifica wikitesto]

  • Stato Maggiore - Gen. Aranitasi (Tirana)
  • I Zona - Ten. Col. Bega (Milot)
    • Battaglione fanteria "Deja"
    • Battaglione fanteria "Daijti"
    • Battaglione fanteria "Korata"
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 compagnia genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • II Zona - Ten. Col. Vulagaj (Milot)
    • Battaglione fanteria "Tarabosh"
    • Battaglione fanteria "Gramos"
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 stazione radio
  • III Zona - Ten. Col. Kuku (Valona)
    • Battaglione fanteria "Tomori"
    • Battaglione fanteria "Kaptina"
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • Batteria artiglieria da montagna "Semani" (2 pezzi da 65/17)
    • 1 sezione artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 plotone genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • IV Zona - Col. Topalli (Saranda)
    • 2 battaglioni Guardie di Frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 1 stazione radio
  • Presidio di Durazzo - Mag. Kupi (Durazzo)
    • 1 battaglione Guardie di Frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 1 plotone fanteria di marina
    • 1 batteria artiglieria da montagna (2 pezzi da 75/13)
    • Batteria artiglieria costiera "Prandaj" (4 pezzi da 75/27)
    • 1 compagnia genio zappatori-minatori
    • 1 stazione radio

L'invasione[modifica | modifica wikitesto]

I piani italiani originali per l'invasione prevedevano un contingente massimo di 50.000 uomini, supportati da 137 unità navali e 400 aeroplani. In definitiva, la forza d'invasione crebbe a 100.000 uomini sostenuti da 600 aeroplani.[12] Il 7 aprile 1939 le truppe di Mussolini, guidate dal generale Alfredo Guzzoni, invasero l'Albania, attaccando contemporaneamente tutti i porti albanesi. C'erano 65 unità a Saranda, 40 a Valona, 38 a Durazzo, 28 a Shëngjin e altre 8 a Bishti i Pallës.

D'altra parte l'esercito albanese regolare aveva solo 15.000 soldati equipaggiati scarsamente addestrati da ufficiali italiani. Il piano di re Zog era quello di organizzare una resistenza sulle montagne, lasciando i porti e le principali città indifese, ma ufficiali italiani già presenti in Albania come istruttori militari, sabotarono questo piano. Di conseguenza, solo i gendarmi e piccoli gruppi di patrioti poterono offrire un minimo di resistenza.

A Durazzo, una forza di soli 360 albanesi, per lo più gendarmi e cittadini, guidati da Abaz Kupi, comandante della gendarmeria di Durazzo, e Mujo Ulqinaku, un ufficiale navale, cercarono di fermare l'avanzata italiana.[12] Dotati solo di armi di piccolo calibro e di tre mitragliatrici, riuscirono a mantenere a bada per diverse ore il contingente italiano, fino a quando, grazie all'apporto di un grande numero di piccoli carri armati, la resistenza non venne sgretolata. In sole cinque ore l'esercito italiano aveva conquistato Durazzo.[13]

Dall'1:30 del primo giorno, tutti i porti albanesi erano in mani italiane. Lo stesso giorno, re Zog, sua moglie, la regina Geraldine Apponyi, e il loro figlio neonato Leka, fuggirono in Grecia, portando con loro una parte delle riserve auree della Banca Centrale albanese. Alla notizia, una folla inferocita attaccò le prigioni, liberò i prigionieri e saccheggiò la residenza del re. Alle 9:30 dell'8 aprile 1939, le truppe italiane entrarono a Tirana conquistando rapidamente tutti gli edifici governativi. Colonne di soldati italiani marciarono poi verso Scutari, Fier ed Elbasan. Scutari si arrese la sera dopo 12 ore di combattimento. Tuttavia, due ufficiali di guarnigione al castello di Rozafa si rifiutarono di obbedire all'ordine di cessate il fuoco continuando a lottare fino a finire le munizioni. Durante l'avanzata italiana verso Scutari, la folla assediò la prigione e liberò circa 200 prigionieri.[14]

Il numero di vittime in queste battaglie è oggetto di contesa. Le forze militari italiane sostennero che a Durazzo vennero uccisi 25 italiani e 160 albanesi, con 97 feriti italiani, e centinaia di feriti albanesi, mentre gli abitanti di Durazzo dichiararono vennero uccisi circa 400 italiani.

Il 12 aprile 1939, il parlamento albanese votò per deporre Zog e unire la nazione con l'Italia "in unione personale", offrendo la corona albanese a Vittorio Emanuele III.[15] Il parlamento elesse il più grande proprietario terriero dell'Albania, Shefqet Verlaci, come primo ministro. Verlaci servì come capo di stato provvisorio per cinque giorni, fino a quando Vittorio Emanuele III non accettò formalmente la corona albanese in una cerimonia a palazzo Quirinale a Roma. Vittorio Emanuele III nominò Francesco Jacomoni di San Savino, ex ambasciatore in Albania, per rappresentarlo in Albania come "luogotenente generale del re" (di fatto un viceré).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno albanese.

     Regno d'Italia

     Regno d'Albania

Bandiera dell'Albania, durante il dominio italiano

Il 15 aprile 1939, l'Albania si ritirò dalla Società delle Nazioni, dalla quale l'Italia si era già ritirata nel 1937. Il 3 giugno 1939, il ministero degli Esteri albanese venne fuso al ministero degli Esteri italiano, e al ministro degli Esteri albanese, Xhemil Dino, venne assegnato il rango di ambasciatore italiano. Dopo la cattura dell'Albania, il dittatore italiano Benito Mussolini dichiarò la creazione ufficiale dell'Impero Italiano con a capo di stato re Vittorio Emanuele III, incoronato re degli albanesi oltre al suo titolo d'imperatore d'Etiopia, occupata tre anni prima. L'esercito albanese venne posto sotto comando italiano fondendosi formalmente con l'esercito italiano nel 1940. Inoltre, le Camicie Nere formarono quattro legioni di Milizia albanese, reclutando inizialmente coloni italiani che vivevano in Albania, e successivamente anche albanesi.

Il 10 giugno 1940 l'Albania seguì l'Italia in guerra contro Gran Bretagna e Francia. L'Albania servì nel mese di ottobre del 1940 come base per l'invasione italiana della Grecia. Le truppe albanesi parteciparono alla campagna di Grecia, ma disertarono massicciamente la linea del fronte. Le aree meridionali del paese [16] vennero temporaneamente occupate dall'esercito greco durante quella campagna, ma l'Italia, alla fine riconquistò l'Albania, grazie al sostegno della Germania con la sua campagna di Grecia e la successiva occupazione della Grecia da parte dell'esercito tedesco. Nel maggio 1941 i confini albanesi vennero ampliati con l'annessione del Kosovo, parte del Montenegro, della Banovina e del Vardar, iniziando un lungo cammino verso la realizzazione delle rivendicazioni nazionalistiche di una "Grande Albania". Fu annessa anche una parte della costa occidentale dell'Epiro chiamata Ciamuria, sottomessa ad un Alto Commissario albanese, che esercitava su di essa il controllo nominale. Quando l'Italia abbandonò l'Asse nel settembre del 1943, le truppe tedesche occuparono subito l'Albania dopo una breve campagna, subendo una resistenza relativamente forte.[17]

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'autunno 1942, i partigiani albanesi, tra cui alcuni sporadici gruppi nazionalisti, combatterono contro gli italiani, e, successivamente, i tedeschi. Entro l'ottobre del 1944 i tedeschi si erano ritirati dai Balcani meridionali in risposta alle sconfitte militari da parte dell'Armata Rossa, al collasso della Romania e alla caduta imminente della Bulgaria.[18] Dopo che i tedeschi si ritirarono, a causa della rapida avanzata delle forze comuniste albanesi, i partigiani albanesi schiacciarono la resistenza nazionalista[19] e il leader del Partito Comunista albanese, Enver Hoxha, divenne il leader del paese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Bernd Fischer, Albania at War, 1939-1945, Purdue University Press, 25 febbraio 2015, ISBN 1-55753-141-2.
  2. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1938–1945, page 5. Hurst, 1999
  3. ^ Albania: A Country Study: Albania's Reemergence after World War I, Library of Congress.
  4. ^ a b Albania: A Country Study: Italian Penetration, Library of Congress
  5. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, page 7. Hurst, 1999
  6. ^ Albania: A Country Study: Zog's Kingdom, Library of Congress
  7. ^ Albania: A Country Study: Italian Occupation, Library of Congress
  8. ^ Owen Pearson, Albania and King Zog: Independence, Republic and Monarchy, 1908–1939, Edition illustrated Publisher I.B.Tauris, 2004 ISBN 1-84511-013-7, ISBN 978-1-84511-013-0 p. 429
  9. ^ Pearson, p. 439
  10. ^ La Campagna in Albania del 1939
  11. ^ L'Esercito Albanese al 7-4-1939
  12. ^ a b Pearson, p. 444
  13. ^ Pearson, p. 444–445
  14. ^ Pearson, p. 454
  15. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, page 36. Hurst, 1999
  16. ^ Tra le quali le città di Argirocastro e Korçë.
  17. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, page 189. Hurst, 1999
  18. ^ Fischer, B. J: Albania at war, 1939–1945, page 223. Hurst, 1999
  19. ^ Albania: A Country Study: The Communist and Nationalist Resistance – Library of Congress.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]