Invasione italiana dell'Albania

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Invasione italiana dell'Albania
parte del periodo interbellico
Italian army 2.PNG
Truppe italiane in Albania
Data7 aprile 1939
LuogoAlbania
Modifiche territorialiOccupazione italiana dell'Albania
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Regio Esercito:
22.000 soldati[1][2]
400 aerei[1]
Regia Marina:
2 corazzate
3 incrociatori pesanti
3 incrociatori leggeri
9 cacciatorpediniere
14 torpediniere
1 dragamine
10 navi ausiliarie
9 navi da trasporto
Reale Esercito albanese:
8.000 soldati[1]
5 aerei
Perdite
Stime italiane:
25 morti
97 feriti[3]
Stime albanesi:
400 morti[3]
Stime differenti: 160 morti e centinaia di feriti[3]
c.1000 morti [4]
feriti e dispersi sconosciuti
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L'invasione italiana dell'Albania (7-12 aprile 1939) fu una breve campagna militare del Regno d'Italia contro il Regno d'Albania. Il conflitto fu il risultato delle politiche espansioniste di Benito Mussolini. L'Albania venne rapidamente invasa, il suo sovrano, re Zog I costretto all'esilio, ed il paese annesso all'Italia come regno indipendente in unione personale con la corona italiana.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

L'Albania fu a lungo di notevole importanza strategica per il Regno d'Italia. Gli strateghi navali italiani ambivano al porto di Valona e all'isola di Sazan situata all'ingresso della baia di Valona, in quanto avrebbero consentito all'Italia il controllo dell'ingresso al Mare Adriatico.[5] Inoltre, l'Albania avrebbe potuto fornire all'Italia una base adatta per le operazioni militari nei Balcani. Nel tardo periodo ottomano, con una de-enfasi sull'Islam, il movimento nazionalista albanese ottenne il forte sostegno delle due potenze del mar Adriatico, l'Austria-Ungheria e l'Italia, che erano preoccupate per il panslavismo nei Balcani e per l'egemonia anglo-francese presumibilmente rappresentata attraverso la Grecia nella zona.[6] Prima della prima guerra mondiale, l'Italia e l'Austria-Ungheria furono determinanti nella creazione di uno stato albanese indipendente.[7] Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia aveva colto l'occasione per occupare la metà meridionale dell'Albania, per evitare che potesse essere occupata a sua volta dagli austro-ungarici. Quel successo non durò a lungo, dato che la resistenza albanese durante la successiva guerra di Valona e i problemi interni del dopoguerra costrinsero l'Italia a ritirarsi nel 1920.[8] Il desiderio di compensare questo fallimento sarebbe stato uno dei principali motivi di Mussolini nell'invasione dell'Albania.[9]

L'Albania era importante dal punto di vista culturale e storico per gli obiettivi nazionalisti dei fascisti,[senza fonte] poiché il territorio dell'Albania era stato a lungo parte dell'Impero Romano, anche prima dell'annessione dell'Italia settentrionale da parte dei Romani. Successivamente, durante l'Alto Medioevo, alcune zone costiere (come Durazzo) vennero influenzate e possedute da potenze italiane, principalmente il Regno di Napoli e la Repubblica di Venezia per molti anni (cfr. Albania Veneta). Il regime fascista legittimò la sua richiesta all'Albania attraverso studi che proclamavano l'affinità razziale di albanesi e italiani, in particolare al contrario degli jugoslavi.[10] I fascisti affermarono che gli albanesi erano legati attraverso il patrimonio etnico agli italiani a causa dei legami tra le popolazioni preistoriche italiche, romane ed illiriche e che la maggiore influenza esibita dagli imperi romano e veneziano sull'Albania giustificava il diritto dell'Italia di possederla.[senza fonte]

Quando Mussolini prese il potere in Italia, si rivolse con rinnovato interesse verso l'Albania. L'Italia iniziò ad insediarsi all'interno dell'economia albanese già nel 1925, anche grazie all'aiuto di quest'ultima che permise all'Italia di sfruttare le sue risorse minerarie.[11] Ciò venne seguito dal Primo trattato di Tirana nel 1926 e dal Secondo del 1927, con i quali l'Italia e l'Albania strinsero un'alleanza difensiva.[11] Il governo e l'economia albanese vennero sovvenzionati da prestiti italiani ed il Reale Esercito albanese non solo venne addestrato da istruttori militari italiani, ma la maggior parte dei suoi ufficiali erano italiani; altri italiani erano fortemente collocati nel governo albanese. Un terzo delle importazioni albanesi proveniva dall'Italia.[12]

Nonostante la forte influenza italiana, re Zog I rifiutò di cedere completamente alla pressione italiana.[13] Nel 1931 insorse apertamente contro gli italiani, rifiutando di rinnovare il trattato di Tirana del 1926. Dopo che l'Albania ebbe firmato accordi commerciali con Jugoslavia e Grecia nel 1934, Mussolini fece un fallito tentativo d'intimidire gli albanesi con l'invio di una flotta di navi da guerra.[14]

Dato che la Germania nazista aveva annesso l'Austria e si era mossa contro la Cecoslovacchia, l'Italia si vide ridurre il ruolo all'interno del Patto d'Acciaio.[15] La nascita imminente di un erede albanese, nel frattempo, minacciò di dare a Zog una dinastia durevole. Dopo che il 15 marzo 1939 Hitler invase la Cecoslovacchia senza avvisare Mussolini in anticipo, quest'ultimo decise di procedere con la sua annessione dell'Albania.[senza fonte] Il re Vittorio Emanuele III criticò il piano di conquistare l'Albania come un rischio inutile per un guadagno quasi trascurabile.[16] Roma, invece, consegnò un ultimatum a Tirana il 25 marzo 1939, chiedendo che si acconsentisse all'occupazione italiana dell'Albania.[17] Zog rifiutò di accettare denaro in cambio del consenso ad un completo cambio di gestione italiano e alla colonizzazione dell'Albania.

Il governo albanese cercò di tenere segreta la notizia dell'ultimatum italiano.[senza fonte] Mentre Radio Tirana trasmetteva costantemente che non stava accadendo nulla, la gente divenne sospettosa e la notizia dell'ultimatum italiano venne diffusa da fonti non ufficiali. Il 5 aprile 1939 nacque il figlio del re e la notizia venne annunciata dai cannoni. Le persone si riversarono nelle strade allarmate, ma la notizia della nascita del principe li calmò. Il popolo aveva il sospetto che qualcosa stesse accadendo, il che condusse nello stesso giorno ad una manifestazione anti-italiana a Tirana. Il 6 aprile 1939 vi furono diverse manifestazioni nelle principali città dell'Albania, mentre nello stesso pomeriggio 100 aerei italiani sorvolarono Tirana, Durazzo e Valona, lasciando cadere volantini che istruivano la gente a sottomettersi all'occupazione italiana. Il popolo era infuriato da questa dimostrazione di forza e chiese al governo di resistere e di liberare gli albanesi arrestati come "comunisti". La folla gridava: "Dateci le armi! Siamo stati venduti! Siamo stati traditi!". Mentre veniva richiamata una mobilitazione delle riserve, molti ufficiali di alto rango lasciarono il paese.[senza fonte] Il governo iniziò a dissolversi. Il ministro dell'Interno, Musa Juka, nello stesso giorno lasciò il paese per la Jugoslavia, contemporaneamente re Zog diffondeva per radio alla nazione che l'Albania tutta avrebbe resistito all'occupazione italiana.[18]

Forze italiane in campo[19][modifica | modifica wikitesto]

Tre soldati italiani passano vicino a dei contadini albanesi in una località non identificata in fuga dal Nord verso la Jugoslavia, 12 aprile 1939

Forze albanesi in campo[20][modifica | modifica wikitesto]

  • Stato Maggiore - Gen. Aranitasi (Tirana)
  • I Zona - Ten. Col. Bega (Milot)
    • Battaglione fanteria "Deja"
    • Battaglione fanteria "Daijti"
    • Battaglione fanteria "Korata"
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 compagnia genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • II Zona - Ten. Col. Vulagaj (Milot)
    • Battaglione fanteria "Tarabosh"
    • Battaglione fanteria "Gramos"
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 stazione radio
  • III Zona - Ten. Col. Kuku (Valona)
    • Battaglione fanteria "Tomori"
    • Battaglione fanteria "Kaptina"
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • Batteria artiglieria da montagna "Semani" (2 pezzi da 65/17)
    • 1 sezione artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 plotone genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • IV Zona - Col. Topalli (Saranda)
    • 2 battaglioni Guardie di Frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 1 stazione radio
  • Presidio di Durazzo - Mag. Kupi (Durazzo)
    • 1 battaglione Guardie di Frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria Reale Albanese
    • 1 plotone fanteria di marina
    • 1 batteria artiglieria da montagna (2 pezzi da 75/13)
    • Batteria artiglieria costiera "Prandaj" (4 pezzi da 75/27)
    • 1 compagnia genio zappatori-minatori
    • 1 stazione radio

L'invasione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Durazzo (1939).

I piani italiani originali per l'invasione prevedevano un contingente massimo di 50.000 uomini, supportati da 51 unità navali e 400 aeroplani. Alla fine, la forza d'invasione crebbe a 100.000 uomini sostenuti da 600 aeroplani,[21] ma solo 22.000 presero parte all'invasione.[22] Il 7 aprile 1939 le truppe di Mussolini, guidate dal generale Alfredo Guzzoni, invasero l'Albania, attaccando contemporaneamente tutti i porti albanesi.[23] Le forze navali italiane coinvolte nell'invasione erano costituite dalle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, tre incrociatori pesanti, tre incrociatori leggeri, nove cacciatorpediniere, quattordici torpediniere, un dragamine, dieci navi ausiliarie e nove navi da trasporto.[24] Le navi vennero divise in quattro gruppi, che effettuarono sbarchi a Valona, Durazzo, San Giovanni di Medua e Saranda, inclusa la concessione ivi concessa alla Romania nel 1934. Tuttavia, l'Esercito Reale rumeno non venne mai dispiegato nell'area ed essa venne conquistata dall'Italia, insieme al resto dell'Albania, durante l'invasione.[24]

D'altra parte l'esercito albanese regolare aveva solo 15.000 soldati equipaggiati scarsamente che erano stati addestrati da ufficiali italiani. Il piano di re Zog era quello di organizzare una resistenza sulle montagne, lasciando i porti e le principali città indifese, ma spie italiane già presenti in Albania come istruttori militari sabotarono questo piano. Di conseguenza, la resistenza principale venne opposta dalla Gendarmeria reale albanese e da un piccolo gruppo di patrioti.

A Durazzo, una forza di soli 500 albanesi, per lo più gendarmi e volontari armati, guidati dal maggiore Abaz Kupi, comandante della gendarmeria di Durazzo, e da Mujo Ulqinaku, sergente di marina, cercarono di fermare l'avanzata italiana. Dotati solo di armi di piccolo calibro e di tre mitragliatrici e supportati da una batteria costiera, i difensori resistettero per alcune ore prima di essere sconfitti con l'aiuto del fuoco d'artiglieria delle navi italiane.[21] La Reale Marina albanese di stanza a Durazzo era composta da quattro motovedette (ognuna armata con una mitragliatrice) e da una batteria costiera con quattro cannoni da 75 mm, quest'ultima anche coinvolta nei combattimenti.[25] Mujo Ulqinaku, il comandante della motovedetta Tiranë, usò la sua mitragliatrice per uccidere e ferire molte truppe italiane fino a quando non venne ucciso da un proiettile di artiglieria sparato da una nave da guerra italiana.[25][26] Alla fine, un gran numero di carri armati leggeri vennero scaricati dalle navi italiane. Successivamente, la resistenza iniziò a sgretolarsi e nel giro di cinque ore gli italiani avevano conquistato la città.[27]

Dall'1:30 del primo giorno, tutti i porti albanesi erano in mani italiane. Lo stesso giorno, re Zog, sua moglie, la regina Geraldine Apponyi, e il loro figlio neonato Leka, fuggirono in Grecia, portando con loro una parte delle riserve auree della Banca Centrale albanese. Alla notizia, una folla inferocita attaccò le prigioni, liberò i prigionieri e saccheggiò la residenza del re. Alle 9:30 dell'8 aprile 1939, le truppe italiane entrarono a Tirana conquistando rapidamente tutti gli edifici governativi. Colonne di soldati italiani marciarono poi verso Scutari, Fier ed Elbasan. Scutari si arrese la sera dopo 12 ore di combattimento. Tuttavia, due ufficiali di guarnigione al castello di Rozafa si rifiutarono di obbedire all'ordine di cessate il fuoco continuando a lottare fino a finire le munizioni. Le truppe italiane in seguito resero omaggio alle truppe albanesi a Scutari che avevano bloccato la loro avanzata per un giorno intero.[senza fonte] Durante l'avanzata italiana verso Scutari, la folla assediò la prigione e liberò circa 200 prigionieri.[28]

Il numero di vittime in queste battaglie è oggetto di contesa. Le forze militari italiane sostennero che a Durazzo vennero uccisi 25 italiani e 160 albanesi, con 97 feriti italiani, e centinaia di feriti albanesi, mentre gli abitanti di Durazzo dichiararono che vennero uccisi circa 400 italiani.

Il 12 aprile 1939, il parlamento albanese votò per deporre Zog e unire la nazione con l'Italia "in unione personale", offrendo la corona albanese a Vittorio Emanuele III.[29] Il parlamento elesse il più grande proprietario terriero dell'Albania, Shefqet Vërlaci, come primo ministro. Vërlaci servì come capo di stato provvisorio per cinque giorni, fino a quando Vittorio Emanuele III non accettò formalmente la corona albanese in una cerimonia a palazzo Quirinale a Roma. Vittorio Emanuele III nominò Francesco Jacomoni di San Savino, ex ambasciatore in Albania, per rappresentarlo in Albania come "luogotenente generale del re" (di fatto un viceré).

In generale, l'invasione italiana fu mal pianificata, mal eseguita e riuscì solo perché la resistenza albanese era peggiore. Come disse sarcasticamente Filippo Anfuso, l'assistente principale del conte Ciano: "[...] se solo gli albanesi avessero posseduto vigili del fuoco ben armati, avrebbero potuto respingerci nell'Adriatico".[29][30][31]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943) e Resistenza albanese.

     Regno d'Italia

     Regno d'Albania

Bandiera dell'Albania, durante il dominio italiano

Il 15 aprile 1939, l'Albania si ritirò dalla Società delle Nazioni, dalla quale l'Italia si era già ritirata nel 1937. Il 3 giugno 1939, il ministero degli Esteri albanese venne fuso al ministero degli Esteri italiano, e al ministro degli Esteri albanese, Xhemil Dino, venne assegnato il rango di ambasciatore italiano. Dopo la cattura dell'Albania, Benito Mussolini dichiarò la creazione ufficiale dell'Impero italiano con a capo di stato re Vittorio Emanuele III, incoronato re degli albanesi oltre al suo titolo d'imperatore d'Etiopia, occupata tre anni prima. L'esercito albanese venne posto sotto comando italiano fondendosi formalmente con l'esercito italiano nel 1940. Inoltre, le Camicie Nere formarono quattro legioni di Milizia albanese, reclutando inizialmente coloni italiani che vivevano in Albania e successivamente anche albanesi.

Dopo l'occupazione dell'Albania e l'installazione di un nuovo governo, le economie dell'Albania e dell'Italia vennero collegate attraverso un'unione doganale che portò alla rimozione della maggior parte delle restrizioni commerciali.[32] Attraverso un'unione tariffaria, venne istituito in Albania il sistema tariffario italiano.[32] A causa delle perdite economiche attese in Albania a causa dell'alterazione della politica tariffaria, il governo italiano fornì all'Albania 15 milioni di lek albanesi ogni anno in compensazione.[32] Le leggi doganali italiane dovevano essere applicate in Albania e solo l'Italia poteva stipulare trattati con terzi.[32] Al capitale italiano venne permesso di dominare l'economia albanese.[32] Di conseguenza, alle società italiane venne permesso di detenere monopoli nello sfruttamento delle risorse naturali albanesi.[32] Tutte le risorse petrolifere in Albania passarono attraverso l'Agip, la compagnia petrolifera statale italiana.[33]

Lasciapassare del Regno d'Albania emesso nel 1940 per viaggiare nell'Italia fascista dopo l'invasione dell'anno precedente.

Il 10 giugno 1940 l'Albania seguì l'Italia in guerra contro Gran Bretagna e Francia. L'Albania servì nel mese di ottobre del 1940 come base per l'invasione italiana della Grecia e le truppe albanesi parteciparono alla campagna di Grecia, ma disertarono massicciamente la linea del fronte. Le aree meridionali del paese (tra le quali Argirocastro e Coriza) vennero temporaneamente occupate dall'esercito greco durante quella campagna. Nel maggio 1941 i confini albanesi vennero ampliati con l'annessione del Kosovo, di parte del Montenegro e della Banovina del Vardar, iniziando un lungo cammino verso la realizzazione delle rivendicazioni nazionalistiche di una "Grande Albania". La parte della costa occidentale dell'Epiro chiamata Ciamuria non venne annessa, ma posta sotto un Alto Commissario albanese che esercitava su di essa il controllo nominale. Quando l'Italia abbandonò l'Asse nel settembre del 1943, le truppe tedesche occuparono subito l'Albania dopo una breve campagna, subendo una resistenza relativamente forte.[34]

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'autunno 1942, i partigiani albanesi, tra cui alcuni sporadici gruppi nazionalisti, combatterono contro gli italiani, e, successivamente, i tedeschi. Entro l'ottobre del 1944 i tedeschi si erano ritirati dai Balcani meridionali in risposta alle sconfitte militari da parte dell'Armata Rossa, al collasso della Romania e alla caduta imminente della Bulgaria.[35] Dopo che i tedeschi si ritirarono, a causa della rapida avanzata delle forze comuniste albanesi, i partigiani albanesi schiacciarono la resistenza nazionalista e il leader del Partito Comunista albanese, Enver Hoxha, divenne il leader del paese.[36]

Riferimenti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi che riguardano l'annessione italiana dell'Albania fecero parte dell'ispirazione per l'ottavo volume dei fumetti di Le avventure di Tintin intitolato Lo scettro di Ottokar, con una trama basata sul finto paese balcanico di Syldavia e le tensioni inquiete con il suo più grande vicino Borduria.[37] Anche l'autore del fumetto di TinTin Hergé insistette sul fatto che il suo editore pubblicasse il lavoro per trarre vantaggio dagli eventi attuali nel 1939, ritenendo che "Syldavia è l'Albania".[37]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Bernd J. Fischer, Albania at War, 1939–1945, Purdue University Press, 1999, ISBN 978-155753141-4, pagina 21.
  2. ^ "[...] L'occupazione militare dell'Albania ha avuto luogo mediante lo sbarco [...] di circa 22.000 uomini [...] scarsa e disorganizzata resistenza albanese". Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Esercito, Le truppe italiane in Albania (1914-1920 e 1939), relazione sull'ispezione compiuta in Albania tra il 19 e il 26 giugno 1939, Ufficio del Capo di Stato Maggiore Generale 29 giugno 1939, n. protocollo 4533
  3. ^ a b c Pearson, Owen, Albania in the Twentieth Century, A History, Volume I - Albania and King Zog. The Centre for Albanian Studies / I.B.Tauris, 2004, ISBN 978-184511013-0, pagina 445
  4. ^ (EN) Bernd Fischer, Albania at War, 1939-1945, Purdue University Press, 25 febbraio 2015, ISBN 1-55753-141-2.
  5. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1938–1945, page 5. Hurst, 1999
  6. ^ Mihalis Kokolakis, Το ύστερο Γιαννιώτικο Πασαλίκι: χώρος, διοίκηση και πληθυσμός στην τουρκοκρατούμενη Ηπειρο (1820–1913) [The late Pashalik of Ioannina: Space, administration and population in Ottoman ruled Epirus (1820–1913)], Atene, EIE-KNE, 2003, p. 91, ISBN 960-7916-11-5. "Περιορίζοντας τις αρχικές του ισλαμιστικές εξάρσεις, το αλβανικό εθνικιστικό κίνημα εξασφάλισε την πολιτική προστασία των δύο ισχυρών δυνάμεων της Αδριατικής, της Ιταλίας και της Αυστρίας, που δήλωναν έτοιμες να κάνουν ό,τι μπορούσαν για να σώσουν τα Βαλκάνια από την απειλή του Πανσλαβισμού και από την αγγλογαλλική κηδεμονία που υποτίθεται ότι θα αντιπροσώπευε η επέκταση της Ελλάδας." "[Limitando il carattere islamico, il movimento nazionalista albanese si assicurò la protezione civile di due potenti forze dell'Adriatico, l'Italia e l'Austria, che erano pronte a fare il possibile per salvare i Balcani dalla minaccia del panslavismo e dalla tutela anglo-francese che si supponeva rappresentasse la sua estensione attraverso la Grecia.]"
  7. ^ Richard C. Hall, Consumed by War: European Conflict in the 20th Century, University Press of Kentucky, p. 12, ISBN 9780813159959.
    «A seguito del crollo ottomano, un gruppo di albanesi, con il sostegno austriaco e italiano, dichiararono l'indipendenza albanese a Valona (Vlorë) il 28 novembre 1912.».
  8. ^ Albania: A Country Study: Albania's Reemergence after World War I, Library of Congress.
  9. ^ Stephen J. Lee, Europe, 1890-1945, Psychology Press, 2003, pp. 336-, ISBN 978-0-415-25455-7.
    «L'invasione dell'Albania nel 1939 portò all'aggiunta del territorio sull'Adriatico, un indennizzo per il territorio che l'Italia non aveva ricevuto nell'insediamento della pace del 1919. Queste politiche furono tuttavia attuate a costi immensi, che alla fine distrussero le infrastrutture limitate del regime.».
  10. ^ Aristotle A. Kallis, Fascist ideology: territory and expansionism in Italy and Germany, 1922–1945, Routledge, 2000, pp. 132-133.
  11. ^ a b Albania: A Country Study: Italian Penetration, Library of Congress
  12. ^ p. 149 Smith, Denis Mack Mussolini's Roman Empire Viking Press 1976
  13. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, page 7. Hurst, 1999
  14. ^ Albania: A Country Study: Zog's Kingdom, Library of Congress
  15. ^ Albania: A Country Study: Italian Occupation, Library of Congress
  16. ^ p. 151 Smith, Denis Mack Mussolini's Roman Empire Viking Press 1976
  17. ^ Owen Pearson, Albania and King Zog: Independence, Republic and Monarchy, 1908–1939, Edition illustrated Publisher I.B.Tauris, 2004 ISBN 1-84511-013-7, ISBN 978-1-84511-013-0 p. 429
  18. ^ Pearson, p. 439
  19. ^ La Campagna in Albania del 1939
  20. ^ L'Esercito Albanese al 7-4-1939
  21. ^ a b Pearson, p. 444
  22. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, pag. 22. Hurst, 1999
  23. ^ Quando l'Italia invase l'Albania, su Il Post, 7 aprile 2019. URL consultato il 7 aprile 2019.
  24. ^ a b La Regia Marina tra le due guerre mondiali.
  25. ^ a b Mojkom Zego, Mujo Ulqinaku, Tirana, 8 Nëntori, 1980.
  26. ^ (SQ) Blerim Kone, Kur mbreti italian Viktor Emanueli, vizitonte Gjirokastren, in Koha Jone, Koha Jone, 7 aprile 2009. URL consultato il 2 settembre 2010 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2010).
  27. ^ Pearson, p. 444–445.
  28. ^ Pearson, p. 454.
  29. ^ a b Fischer, B. J, Albania at War, 1939–1945, Hurst, 1999, p. 36.
  30. ^ (EN) Stephanie Schwandner-Sievers e Bernd Jürgen Fischer, Albanian Identities: Myth and History, Indiana University Press, 2002, p. 139, ISBN 0253341892.
  31. ^ (EN) David Brewer, Greece, the Decade of War: Occupation, Resistance and Civil War, T. B. Tauris, p. 2, ISBN 9780857729361. URL consultato il 28 febbraio 2016.
  32. ^ a b c d e f Raphaël Lemkin. Axis Rule in Occupied Europe. Slark, New Jersey, USA: The Lawbook Exchange, Ltd., 2005. Pp. 102.
  33. ^ Owen Pearson, Albania in the Twentieth Century, A History, The Centre for Albanian Studies / I.B.Tauris, 2005, ISBN 978-184511104-5.
  34. ^ Fischer, B. J: Albania at War, 1939–1945, page 189. Hurst, 1999
  35. ^ Fischer, B. J: Albania at war, 1939–1945, page 223. Hurst, 1999
  36. ^ Albania: A Country Study: The Communist and Nationalist Resistance – Library of Congress.
  37. ^ a b Pierre Assouline, Hergé, the Man Who Created Tintin, traduzione di Charles Ruas, Oxford e New York, Oxford University Press, 2009 [1996], p. 62, ISBN 978-0-19-539759-8.

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