Bruno Mussolini

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Bruno Mussolini
Sorci verdi 1938.JPG
Bruno Mussolini a Rio, gennaio 1938.
NascitaMilano, 22 aprile 1918
MortePisa, 7 agosto 1941 (23 anni)
Cause della morteIncidente aereo
Luogo di sepolturaCripta MussoliniPredappio
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataLesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
Reparto14ª Squadriglia, 205ª Squadriglia da bombardamento
GradoCapitano
GuerreGuerra d'Etiopia
Guerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
Comandante di274ª Squadriglia
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Bruno Mussolini (Milano, 22 aprile 1918Pisa, 7 agosto 1941) è stato un aviatore italiano. Figlio terzogenito di Benito Mussolini e di Rachele Guidi, fu ufficiale della Regia Aeronautica, Medaglia d'Oro al Valore Aeronautico e tre volte Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Grande appassionato di aerei, a Bologna ebbe come compagno di studi Federico Cozzolino, con cui divise passione e lavoro nella Regia Aeronautica. A 17 anni fu il pilota militare più giovane d'Italia. Fu anche uno dei dirigenti della compagnia aerea Ala Littoria e l'ideatore della LATI, Linee Aeree Transcontinentali Italiane, che coprivano la tratta Italia-Brasile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e la Campagna d'Abissinia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936, durante la guerra d'Etiopia, venne assegnato, assieme al fratello Vittorio, alla 14ª Squadriglia Quia sum leo, conosciuta anche come Testa di leone. In questa campagna gli venne conferita una Medaglia d'Argento al valor militare.[1]

I fratelli Bruno e Vittorio Mussolini, assieme alle rispettive mogli Gina Ruberti e Orsola Buvoli, assistono all'incontro di calcio Italia-Francia, Napoli, 4 dicembre 1938

Nell'agosto 1937 partecipò insieme ad Attilio Biseo, con uno dei Savoia-Marchetti S.M.79, alla corsa aerea Istres-Damasco-Parigi. Il suo aereo concluse la gara al terzo posto, dopo un atterraggio di fortuna all'aeroporto di Cameri.[2] Sempre con questa squadriglia, nel gennaio 1938 partecipò alla trasvolata Italia-Brasile.

Sempre assieme ad Attilio Biseo, nel 1937 migliorò il primato di velocità sui mille chilometri, con carico di due tonnellate, ottenendo i 430 km/h. In questo frangente nacque la 205ª squadriglia da bombardamento dei Sorci Verdi, proprio da una battuta di Bruno Mussolini: ai presenti che criticavano gli S.M.79 ribatté, infatti: “Storcete pure il naso. Quando gli S.79 cominceranno a volare, vi faremo vedere i sorci verdi”.[2]

La guerra di Spagna e il duello aereo con Dickinson[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Mussolini

Volontario in Spagna dal settembre 1937 al maggio 1938, Bruno Mussolini lanciò subito una pubblica sfida via radio ai piloti delle formazioni volontarie repubblicane, le Forze aeree della Repubblica spagnola, che venne raccolta dal pilota statunitense Derek D. Dickinson, della formazione delle “Ali Rosse” (Alas Rojas). Il 27 settembre, i due piloti partirono rispettivamente da Palma di Maiorca (Bruno Mussolini, su un Fiat G.50)[3] e da Castellón de la Plana (Derek Dickinson su Polikarpov I-16).[4] Assieme a loro volavano due ricognitori, a fare da padrini al duello. La quota prescelta erano i 1.000 metri.

Inizialmente inquadrato dalle mitragliatrici di Mussolini, Dickinson fu ferito ad una mano e non poté sventolare la sciarpa bianca di resa. Con una disperata manovra riuscì a portarsi sopra l'aereo di Mussolini e ad inquadrarlo a sua volta con le mitragliatrici. A questo punto il pilota italiano agitò la sciarpa, avendo il suo motore in panne. Al rientro, il caccia di Dickinson aveva ricevuto 326 colpi e il suo pilota era ferito ad una mano, mentre l'apparecchio di Mussolini dovette atterrare in planata, poiché piantato in asso dal motore.

Il duello ebbe grandissima eco nella stampa di tutto il mondo.[5][6] Alcuni autori hanno però evidenziato alcune circostanze che metterebbero seriamente in dubbio l'esistenza stessa del duello. In primo luogo, Bruno Mussolini non era un pilota da caccia, ma da bombardamento, con all'attivo 27 missioni a bordo di Savoia-Marchetti S.M.79 in tutta la guerra. Secondariamente, il Fiat G.50 non vide i reparti da caccia operativi della Regia Aeronautica fino al 1938 e raggiunse la Spagna non prima del Gennaio 1939 in una dozzina di esemplari, che peraltro non poterono adeguatamente essere valutati perché non parteciparono ad alcuna azione di combattimento: all'epoca del supposto duello ne risultavano costruiti solo due prototipi. In ultimo, il testimone principale del duello da parte repubblicana sarebbe stato Augustin Sanz Sainz, Sottosegretario dell'Aria spagnolo e comandante della base di Alcalà de Henares: egli, tuttavia, all'epoca del duello era già morto da sei mesi, rimasto ucciso durante un bombardamento aereo nel Marzo del 1937.[7]

Durante la Guerra di Spagna, Bruno Mussolini fu decorato di una seconda Medaglia d'Argento.

I voli agonistici e da primato[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Mussolini prese parte ai seguenti voli da record:

  • 8 luglio 1937. Classe C - Aeroplani
velivolo : S.79
equipaggio : Biseo, Mussolini, Gadda
circuito : Fiumicino - Antignano - Ansedonia
velocità : km/h 423,618
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 2.000 kg.
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 1.000 kg.
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 500 kg.
  • 21 luglio 1937. Classe C - Aeroplani
velivolo : S.79
equipaggio : Biseo, Mussolini, Gadda, Risoluto
circuito : Osservatorio Vesuviano - Santa Marinella - Monte Cavo
velocità : km/h 430,622
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 2.000 kg.
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 1.000 kg.
primato : Velocità su 1.000 km con carico commerciale da 500 kg.

Fece parte anche dell'equipaggio del velivolo S.79CS I-BIMU (Biseo/Mussolini), che si classificò terzo nella corsa Istres-Damasco-Parigi (20/21 agosto 1937), e del velivolo S.79T I-BRUN (Mussolini/Mancinelli), che partecipò alla trasvolata atlantica Guidonia-Dakar-Rio de Janeiro (24 gennaio 1938).

Nel 1939, Bruno Mussolini era stato nominato Presidente della Federazione Pugilistica Italiana. Alla sua morte, la carica passò al fratello Vittorio.

Nella seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Un P.108 in volo

Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu assegnato al 47º Stormo Bombardamento Terrestre di Grottaglie (TA), e Il 1º giugno 1941, trasferito a Pisa, gli fu assegnato il comando della 274ª Squadriglia Bombardamento a Grande Raggio (BGR), inquadrata all'interno del 46º Stormo con sede a Pisa. A questa squadriglia erano stati assegnati i nuovi bombardieri quadrimotori Piaggio P.108B.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

La tomba a Predappio

Due mesi dopo, il 7 agosto 1941, proprio su uno di questi velivoli, all'età di soli 23 anni, perse la vita. I motori del suo aereo, mentre era in fase di atterraggio durante un volo di prova, subirono un brusco calo di potenza. Non riuscendo a riprendere quota, l'aereo si schiantò poco dopo, finendo la sua corsa in un campo di granoturco nella zona di Porta a Piagge. Nell'incidente persero la vita anche il tenente pilota Francesco Vitalini Sacconi e il maresciallo motorista Angelo Trezzini.[8]

La salma di Bruno Mussolini fu trasportata da Pisa a Predappio con un treno speciale, tra due ali di folla ininterrotta ad ogni stazione attraversata, che salutava con il braccio teso, e alla presenza di alcuni ufficiali della RAF prigionieri, che vollero rendere omaggio al nemico caduto. Secondo Vittorio Mussolini, il saluto di massa alla salma di Bruno fu l'ultimo episodio in cui il popolo italiano si strinse attorno al proprio capo.[9]

In memoria di Bruno, davanti al Palazzo dell'ex collegio aeronautico, a Forlì, in Piazzale della Vittoria, venne innalzata una statua di Icaro, opera dello scultore Francesco Saverio Palozzi. Il suo Reparto, la 274ª Squadriglia da Bombardamento, fu intitolata Bruno Mussolini. La squadra di pallacanestro capitolina, in sua memoria, fu denominata “Bruno Mussolini Roma”[10]. È sepolto davanti al padre nella cripta di famiglia nel cimitero di Predappio.

1941-Benito-Mussolini-Parlo-con-Bruno-00-cover.jpg

Mussolini, in seguito alla morte del figlio, subì un duro colpo: in poche settimane[11] scrisse il libro intitolato Parlo con Bruno. Senz'altro, la morte del figlio impresse una svolta nella psicologia del Duce.[12][13] Bruno lasciò la moglie Gina Ruberti (che morì in circostanze mai completamente chiarite nel 1946, annegata mentre faceva una gita in motoscafo sul lago di Como con un'amica e due ufficiali inglesi), e la figlia Marina, di appena un anno e cinque mesi.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor aeronautico
«Aviatore di tre guerre, già volontario in Africa e Spagna, trasvolatore di deserti e oceani, più volte consacrato dall'eroismo della breve parentesi di una giovinezza audace, materiata di fede e di amore, di passioni e battaglie. È caduto al posto di combattimento con negli occhi la gioia dell'ardire, mentre effettuava un volo di prova di un nuovo apparecchio da bombardamento a grande raggio; una delle più recenti conquiste per le nuove battaglie e per le nuove vittorie; come sanno fare solo i pionieri e gli eroi. Volendo dare maggiori glorie all'ala di guerra della Patria, le ha dato la vita. Cielo di Pisa, 7 agosto 1941
— Regio Decreto 14 settembre 1941.[14][15]
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Più giovane pilota di aeroplano da bombardamento, volontario nell'Africa Orientale, partecipava con sereno ardimento dall'inizio delle ostilità a numerose missioni di guerra per un complesso di circa 110 ore di volo sul nemico. Costretto sovente dalla natura del terreno e dalle circostanze a navigare a bassa quota e ad esporsi alla violenta reazione avversaria che colpiva 18 volte l'apparecchio, portava sempre a termine la missione affidatagli. Il 28 dicembre rientrava da una importante azione di bombardamento sui guadi del Tacazzè con l'alettone destro squarciato e sconnesso da un proiettile esplosivo di contraereo. Cielo dell'Endertà-Tambien-Semien, 3 ottobre 1935-3 marzo 1936 XIV.[16]»
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Capo equipaggio di un apparecchio da bombardamento veloce, volontario in una missione di guerra combattuta per un supremo ideale, affrontava con entusiasmo le più ardue prove e le superava coraggiosamente. Sempre pronto ai più nobili cimenti, partecipava a numerose azioni di guerra incurante della violenta reazione nemica. Chiaro esempio di elette virtù militari. Cielo di Spagna, 26 ottobre 1937 XV.[16]»
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Comandante di una squadriglia da bombardamento, eseguiva, alla testa del suo reparto, numerose operazioni belliche, superando, con fermezza e con alto spirito combattivo, tutte le difficoltà imposte dalle avverse condizioni atmosferiche e dalla vivace reazione nemica. Con la sua condotta ardita e coraggiosa, ispirata da nobili sentimenti del dovere, era sempre di esempio ai suoi equipaggi ai quali sapeva infondere l'entusiasmo e la fiducia necessari a condurre a termine ogni più audace impresa. Cielo del Mediterraneo e della Grecia - agosto 1940 XVIII-Novembre 1940 XIX.[16]»
Cruz por la Unidad Nacional Española - nastrino per uniforme ordinaria Cruz por la Unidad Nacional Española
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruolo combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruolo combattenti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Romano Mussolini, Il Duce mio padre, Rizzoli, 2004, p. 116.
  2. ^ a b Il Duce mio padre, cit. p. 117.
  3. ^ Romano Mussolini parla di un Fiat Romeo. Secondo Martin Caidin (The Ragged, Rugged Warriors) si trattava di un Fiat C.R.32. In ogni caso, il G.50 non giunse in Spagna prima del 1939.
  4. ^ Secondo Martin Caidin, mentre Romano Mussolini afferma trattarsi di un Boeing P-26 Peashooter, in op. cit.
  5. ^ Il Duce mio padre, cit. pp. 118-121.
  6. ^ Gene Gurney, Great Air Battles, New York, F. Watts, 1963. Cfr. My Air Duel with Bruno Mussolini, di Derek D. Dickinson, pp 47-50.
  7. ^ John Carver Edwards, Airmen Without Portfolio - U.S. Mercenaries in Civil War Spain,Global Book Publisher, 2003, p. 110.
  8. ^ Meccanica e immagini dell'incidente dal sito ufficiale dell'Aeronautica Militare Italiana.
  9. ^ Un Mussolini al cinema, intervista documentario, co-produzione italo-francese, realizzata nel 1993.
  10. ^ Nel 1942 Reyer-Bruno Mussolini (prime a pari punti) assegnò lo scudetto all’ultima giornata. dal sito gazzetta.it, verificato il 7 giugno 2017
  11. ^ R. De Felice, Mussolini l'alleato, Einaudi 1978, pp.1076 e 1077.
  12. ^ Il Duce mio padre cit. p. 127.
  13. ^ R. De Felice, ibidem, p. 1077 e n.
  14. ^ Bollettino Ufficiale 1941, disp.37, pag.1604.
  15. ^ Trotta 1978, p. 98.
  16. ^ a b c http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.
  • Benito Mussolini, Parlo con Bruno, Milano, Edizioni del Popolo d'Italia, 1941.
  • Romano Mussolini, Il Duce mio padre, Milano, Rizzoli, 2004.
  • Annunziato Trotta, Testo delle motivazioni di concessioni delle Medaglie d'Oro al Valor Aeronautico, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1978.

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