Palazzo Venezia

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Palazzo Venezia
Palazzo Barbo
Roma Palazzo Venezia.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Piazza Venezia - Via del Plebiscito - Via degli Astalli
Coordinate 41°53′46.25″N 12°28′53.65″E / 41.89618°N 12.48157°E41.89618; 12.48157Coordinate: 41°53′46.25″N 12°28′53.65″E / 41.89618°N 12.48157°E41.89618; 12.48157
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1455 - 1467
Uso Museo nazionale di Palazzo Venezia
Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte
Realizzazione
Architetto attribuito a Leon Battista Alberti o Francesco del Borgo
Proprietario Stato italiano

Palazzo Barbo o palazzo Venezia è un palazzo di Roma compreso tra piazza Venezia e via del Plebiscito a Roma. Vi ha sede il Museo nazionale di Palazzo Venezia e, al n. 3 della omonima piazza, la sede dell'INASA (Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte) con la biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte. Dal dicembre 2014 palazzo Venezia è divenuta la sede del Polo Museale del Lazio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruito tra il 1455 e il 1467 su commissione del cardinale veneziano Pietro Barbo, che in seguito divenne papa con il nome di Paolo II. Venne utilizzato travertino proveniente dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

La paternità del progetto del palazzo, che rappresenta uno dei primi e più importanti edifici civili della Roma rinascimentale, è incerta; per alcuni è da riferire a Leon Battista Alberti (che però fu molto critico sui cantieri romani dell'epoca), per altri a Giuliano da Maiano, che sicuramente scolpì il portone principale del palazzo, per altri a Bernardo Rossellino.

È tuttavia più accreditata dalla critica più recente l'attribuzione a Francesco del Borgo, già attivo a Roma come architetto della corte papale presso Niccolò V.[1]

In diversi periodi successivi fu utilizzato, oltre che come residenza papale, come ambasciata della Repubblica di Venezia, da cui il nome del palazzo.

Dal 1797 passò in proprietà agli austriaci, divenne sede dell'ambasciata austriaca (dal 1867 ambasciata di Austria-Ungheria), e dal 1916 passò allo Stato italiano. Il 16 settembre 1929 Mussolini pose qui la sede del proprio quartier generale[2], nella sala del mappamondo; nei restanti anni del fascismo la luce di questa stanza non veniva mai spenta a significare che il governo non riposava mai. Era dal balcone di questo palazzo che Mussolini arringava la folla nelle occasioni più importanti, come nel 1940 quando, dichiarando la guerra alla Francia e al Regno Unito, decretò l'entrata in guerra dell'Italia.

Palazzo Venezia ospita ora il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, dove tra le altre opere si possono osservare sculture in terracotta di Gianlorenzo Bernini, e la biblioteca nazionale d'arte, che però attualmente è chiusa. Dall'entrata posta all'odierno numero civico 3 della piazza, è l'ingresso alla Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte, punto di riferimento a livello mondiale per gli studi di archeologia e storia dell'arte. La biblioteca comprende buona parte del piano terra, i piani dal primo al quarto e tutta la cosiddetta "Torre della Biscia".

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile del Palazzetto
La loggia del cortile principale
La prima volta in calcestruzzo post-antica

Il palazzo, che venne costruito inglobando edifici precedenti, era essenzialmente articolato su due corpi di fabbrica: il Palazzetto, affacciato tra piazza Venezia e via San Venanzio, costruito dal 1455, e il corpo principale di ampiezza pressoché doppia e racchiuso tra la piazza, via del Plebiscito e via degli Astalli. All'angolo sulla piazza faceva da cerniera tra le due facciate l'alta "Torre della Biscia". Nel 1909, nell'ambito del piano di sistemazione di Piazza Venezia, fu decisa la demolizione del Palazzetto, che, smontato dalla sua posizione all'angolo sudorientale del Palazzo, venne ricostruito addossandolo alla sua facciata meridionale, fra piazza San Marco e via degli Astalli. La ricostruzione del Palazzetto non fu fedele, poiché ne fu regolarizzata la pianta trapezoidale e venne ridotto il numero delle arcate prospicienti il cortile interno.[3]

Il palazzo è l'esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in architettura agli inizi del rinascimento romano. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall'architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all'aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L'ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono[4]. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell'angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l'elemento angolare è così formato da un pilastro ad "L".

Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell'architettura moderna del getto di calcestruzzo all'antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio[5].

La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo o del Teatro di Marcello, con ordini sovrapposti e semicolonne addossate sui pilastri tra gli archi[4].

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B.svg È raggiungibile dalla stazione Colosseo.
Metropolitana di Roma C.svg  Sarà raggiungibile dalla stazione Venezia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christoph L. Frommel, Architettura e committenza da Alberti a Bramante, 2006, ISBN 978-88-222-5582-2
  2. ^ Renzo De Felice, Mussolini il Duce - Vol. 1: gli anni del consenso, p. 52. Einaudi, 1996. ISBN 978-88-06-18844-3.
  3. ^ Palazzetto Venezia, Monumento a Roma su TouringClub.com, touringclub.com. URL consultato il 28 marzo 2013.
  4. ^ a b De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 164.
  5. ^ Pier Nicola Pagliara, Antico e medioevo in alcune tecniche costruttive del XV e XVI secolo, in particolare a Roma (PDF), cisapalladio.org. URL consultato il 23 -09 -2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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