Edda Ciano

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Con Adhemar de Barros, durante una visita a San Paolo del Brasile, nel 1939.

Edda Mussolini Ciano, contessa di Cortellazzo e Buccari (Forlì, 1º settembre 1910Roma, 9 aprile 1995), è stata una dei cinque figli di Benito Mussolini e sua moglie Rachele Guidi.

È stata insignita della medaglia d'argento al valor militare per l'opera di assistenza svolta, anche a rischio della vita, durante la prima fase della seconda guerra mondiale, come crocerossina, sia sul fronte russo sia in Albania, dove la nave su cui svolgeva servizio fu affondata.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Edda nasce a Forlì ed è la primogenita di Benito Mussolini e Rachele Guidi. La coppia in quel tempo non è sposata, in ossequio alle idee anarco-socialiste di Mussolini, quindi Edda viene registrata nell'atto di nascita come figlia illegittima dal padre Benito, con l'indicazione "N. N." al posto del nome materno. Ciò farà poi nascere la leggenda (sfruttata talvolta a scopi politici) secondo cui sua madre sarebbe stata Angelica Balabanoff, una militante socialista israelita di origine russa che ebbe una relazione con Mussolini all'epoca in cui entrambi erano esuli in Svizzera.

Edda sposa a Roma, il 24 aprile 1930, Gian Galeazzo Ciano, da cui avrà tre figli: Fabrizio (detto Ciccino), Raimonda (detta Dindina) e Marzio (detto Mowgli). Le nozze, avvenute a Roma, segnano l'avvio dell'inarrestabile ascesa politica del marito come 'delfino' di Mussolini.

Dopo una parentesi in diplomazia, Ciano diventa prima sottosegretario alla stampa e propaganda e poi ministro degli esteri. Nel 1939, con l'occupazione italiana dell'Albania, la città di Saranda prende il nome di Porto Edda, che conserva fino al 1944. Filotedesca, Edda appoggerà sempre le posizioni del padre sulla guerra, più tentennante sarà il marito Galeazzo.

Da destra a sinistra: Yu Fengzhi (moglie di Zhang Xueliang), W.H. Donald (console australiano), Zhang Xueliang, Edda Ciano (al centro) a Pechino in Cina nel 1931.

Di personalità intraprendente e irrequieta, presenta comportamenti da lei stessa in seguito definiti "da maschiaccio", che la porteranno non di rado a scontrarsi col potente padre che, pare, ebbe a dire: "Sono riuscito a sottomettere l'Italia, ma non riuscirò mai a sottomettere mia figlia". Il suo carattere indomito si manifesta sia da bambina (portata a studiare nel collegio delle signorine "bene" di Poggio Imperiale, si fa ritirare dopo poco), sia da ragazza (è una delle prime donne a portare i pantaloni e il bikini), sia da adulta (tradisce - ricambiata - il marito, fuma, gioca d'azzardo).

La notte del Gran consiglio del 25 luglio 1943, Ciano vota l'Ordine del giorno Grandi di sfiducia a Mussolini, che porta all'arresto del suocero e alla nomina di Badoglio. I Ciano, già sorvegliati, rimangono quell'estate a Roma, nonostante il pericolo per la loro incolumità personale. Il ricostituito regime fascista repubblichino, ristabilito dalle Armate tedesche che hanno invaso l'Italia, accusa Galeazzo Ciano di alto tradimento: inizia la tragedia di Edda, la quale conduce una dura battaglia solitaria per salvare la vita del marito, cercando di barattarla con i famosi Diari tenuti dal consorte durante gli anni al potere, fortemente critici verso la Germania. Edda ha furiosi scontri col padre, ma soprattutto con la madre Rachele, che detesta il genero, nel tentativo di salvare il marito dalla condanna a morte, decisa al processo di Verona nel 1944. Solo molti anni dopo, Edda dichiarerà di aver perdonato suo padre per non aver potuto o voluto salvare la vita di Galeazzo. Della madre dirà: «Lei ha difeso il suo uomo, io ho difeso il mio».

Già prima della fucilazione del marito, avvenuta l'11 gennaio 1944, Edda fugge dalla clinica "La Ramiola" di Parma; pernottò sotto falso nome nell'albergo "La Madonnina" di Cantello, in provincia di Varese, registrandosi come "Santos Emilia di Giuseppe e di Manfredi Carla", nata a Bologna il 25 giugno 1914, residente a Roma. Edda espatria clandestinamente, il 9 gennaio, con i figli in Svizzera; utilizzando nomi e documenti falsificati, varca i confini italiani attraverso Stabio, nel Varesotto. Alla dogana svizzera, si presentò dapprima col nome di duchessa d'Aosta, ma dopo ore di attesa, al momento di precisare le proprie generalità, confessa a un ufficiale di essere Edda Ciano: implorando l'asilo nel paese neutrale, viene quindi ospitata nel piccolo convento delle suore domenicane di Neggio[1]. Dopo quattro mesi dalla fine della guerra e dalla fucilazione di Mussolini, dietro richiesta del governo italiano, gli svizzeri fanno uscire Edda dal paese. Viene condannata a due anni di confino sull'isola di Lipari. Dopo un anno beneficia dell'amnistia promulgata da Palmiro Togliatti, in quel momento ministro della giustizia, e si ricongiunge ai figli.

Si ritira infine a Capri alternando la permanenza nella sua villa con quella nella casa romana.

In età avanzata Edda Ciano ha rilasciato una serie di interviste. La prima fu filmata nel 1982 nei giardini di Villa Torlonia, un tempo residenza della famiglia Mussolini e oggi parco pubblico: l'intera intervista ha costituito la quarta puntata (dal titolo "Padre mio, amore mio") della serie di documentari "Tutti gli uomini del Duce", a cura di Nicola Caracciolo, Altre interviste sono state registrate nel 1989 da un amico di vecchia data. Nelle diverse occasioni Edda racconta la sua vita: l'infanzia, l'adolescenza, il suo rapporto con i genitori, le loro passioni, l'ascesa al potere del padre, i suoi amori, il marito Galeazzo Ciano e le sue vicende politiche, le guerre, la vita mondana, le tragiche giornate di Verona. Edda Ciano muore a Roma l'8 aprile 1995; è sepolta a Livorno, nel Cimitero della Purificazione, accanto al marito.

Una dei suoi tre figli, Raimonda Ciano, fu allieva del collegio Santa Elisabetta, gestito dalle suore francescane missionarie del Sacro Cuore [2].

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2009 viene pubblicato Edda Ciano e il comunista. L'inconfessabile passione della figlia del Duce, scritto dal giornalista Marcello Sorgi in collaborazione con Giovanni Sabatucci. Nel libro si racconta della storia d'amore nata fra la stessa Edda e Leonida Bongiorno, un militante comunista già ufficiale degli alpini e partigiano, durante la permanenza al confino sull'isola di Lipari. Il racconto si basa sulla trascrizione della corrispondenza intercorsa fra i due (sia in francese sia in inglese) e resa pubblica dal figlio di Bongiorno.
  • Il 30 aprile 2015 esce il primo numero del fumetto Battaglia dove Edda fa da amante al protagonista di questa miniserie.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Edda Ciano appare come personaggio nei film:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edda Ciano: i retroscena dell'espatrio negli archivi svizzeri. Per la fuga usò nomi e passaporti falsi, AdnKronos, 19.02.1996
  2. ^ Dove, all'indomani della sciagurata razzia degli ebrei romani, furono nascosti, sotto mentite spoglie, anche varie ragazze ebree come Laura e Silvia Supino. Questo particolare inedito è raccontato con dovizia di particolari dallo storico Giovanni Preziosi nel suo articolo dal titolo Un'ebrea in classe con Dindina Ciano. Settant'anni fa la razzia nel ghetto di Roma, su L'Osservatore Romano del 16 ottobre 2013, pag. 4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Caimpenta, Edda Ciano. La sua vita - I suoi amori, Milano, Tipografia Editoriale Lucchi, 1945.
  • Edda Ciano, La mia testimonianza, Milano, Rusconi, 1975.
  • Giordano Bruno Guerri, Galeazzo Ciano: una vita 1903/1944, Milano, Bompiani, 1979.
  • Antonio Spinosa, Edda. Una tragedia italiana, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 1993, ISBN 978-88-04-37169-4.
  • Edda Ciano, La mia vita. Intervista di Domenico Olivieri, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 2001, ISBN 978-88-04-48959-7.
  • Marco Innocenti, Edda contro Claretta. Una storia di odio e di amore, Milano, Mursia, 2003.
  • Giordano Bruno Guerri, Un amore fascista. Benito, Edda e Galeazzo, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 978-88-04-53467-9.
  • Marcello Sorgi, Edda Ciano ed il comunista. L'inconfessabile passione della figlia del duce, Milano, Rizzoli, 2009, ISBN 978-88-17-03053-3.
  • Renata Broggini, Edda Mussolini Ciano, da Livorno alla Svizzera (1943-1945), in Arte&Storia, anno 14, numero 62, agosto 2014, Lugano, Edizioni Ticino Management, 2014, pp. 358-367.

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