Lago di Como

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Lago di Como
Lario
LagoDiComo.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Como Como
Lecco Lecco
Coordinate 45°59′25.08″N 9°15′42.12″E / 45.9903°N 9.2617°E45.9903; 9.2617Coordinate: 45°59′25.08″N 9°15′42.12″E / 45.9903°N 9.2617°E45.9903; 9.2617
Altitudine 197,39 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 145 km²
Lunghezza 45.7 km
Larghezza 4.2 km
Profondità massima 410 m
Profondità media 161 m
Volume 23.37 km³
Sviluppo costiero 170 km
Idrografia
Origine glaciale
Bacino idrografico 5039 km²
Immissari principali Adda, Mera, Fiumelatte
Emissari principali Adda
Tempo di residenza 12.8 anni
Isole Isola Comacina
Insenature Laghetto di Piona
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di ComoLario
Lago di Como
Lario
Lagodicomo.png
« Te, Lari maxime »
(Publio Virgilio Marone, Georgiche, II, 159.)

Il lago di Como (lagh de Comm in lombardo, pronuncia fonetica IPA: /ˈlaːk dɛ ˈkomː/, lac de Côme in francese, Comer See in tedesco, Como Lake in inglese), o Lario, è un lago lombardo naturale prealpino ricadente nei territori appartenenti alle province di Como e di Lecco . È il lago più profondo d'Italia[1], quello con maggiore estensione perimetrale ed il terzo per superficie e volume.

Nel 2014 il Lago di Como è stato classificato come il lago più bello del mondo dal quotidiano online "The Huffington Post", per il suo microclima e per il suo ambiente costellato da ville e villaggi[2].

Toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Gli autori latini designano il lago di Como con il termine latino Larius o, come Polibio, nella forma greca Λάριος. Il limnonimo è di origine prelatina. Secondo Trombetti deriva dalla radice preindoeuropea *lar- col significato di ʿluogo incavatoʾ.

A partire dal medioevo venne chiamato anche lacus commacinus, comacenus o comensis fino al definitivo lago di Como.

Gli storiografi classici locali traevano l'origine etimologica di Lario dal latino laurus, ma oggi questa interpretazione è ritenuta piuttosto inverosimile.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Como è un bifido fiordo, posto ad un'altitudine di 197,39 m s.l.m., profondamente scavato nei versanti montuosi delle prealpi comasche. Ha una geometria molto articolata con una caratteristica forma a "Y" rovesciata o, come recita un diffuso detto locale, a forma di uomo:

« Il lago di Como ha la forma di un uomo, una gamba a Lecco e quell'altra a Como, il naso a Domaso ed il sedere a Bellagio. »

È il lago più profondo d'Italia misurando 410 metri tra Argegno e Nesso e quinto in Europa [3], i suoi fondali sono in criptodepressione. In Italia è inoltre quello con maggiore estensione perimetrale misurando 170 km, terzo come superficie con 145 km² e volume con 23,37 km3[4]. Raggiunge una lunghezza di 45,7 km da Gera Lario a Como, la sua larghezza minima è di 650 metri tra Careno e Torriggia e massima di 4,2 km tra Cadenabbia e Fiumelatte.

È uno dei più suggestivi paesaggi italiani, decantato nell'800 dai maggiori poeti del Romanticismo, da Alessandro Manzoni a Stendhal, da George Gordon Byron a Franz Liszt. La morfologia del territorio varia dai pendii arrotondati ed erbosi alle dolomie con rocce dentate, guglie e torri. I depositi alluvionali, trasportati da fiumi e torrenti, iniziarono a formarsi con la postglaciazione e furono la causa della separazione dei laghi minori (il Lago di Mezzola a nord ed i laghi di Garlate e di Olginate a sud).

Origine[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del lago di Como è complessa e tutt'ora oggetto di ipotesi e discussioni scientifiche. L'origine più probabile è quella prodotta da antiche e profonde escavazioni fluviali durante la crisi di salinità del Mediterraneo nel periodo miocenico e messiniano, rimodellato dalle ripetute erosioni glaciali pleistoceniche negli ultimi 2 milioni di anni[5].

Bacino idrografico[modifica | modifica wikitesto]

Il bacino, che misura 145 km², è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico o Alto Lago, il più aperto dei tre. I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. Il bacino idrografico si estende su una superfice di 4552 km² in suolo italiano e di 487 km² un suolo svizzero per un totale di 5039 km².

Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi. I paesi sono ancora costituiti da antiche case arroccate tra lago e montagna, con ripide scalinate rivierasche. Tutto il Lario, comunque, è caratterizzato da un paesaggio scosceso che forma un delicato equilibrio con la tipologia costruttiva dei paesi e delle grandi ville storiche, ben visibili da un punto all'altro della sponda grazie all'esigua larghezza del bacino (non più di un chilometro nei due rami meridionali). Anche a causa di questa severa conformazione fisica, il turismo lariano non ha conosciuto il fenomeno "di massa" tipico del Lago di Garda, riguardando esclusivamente i salotti dell'aristocrazia e gli artisti che spesso vi erano ospitati; un soggiorno di tipo meditativo che ancora oggi si riscontra nelle ville d'epoca (osservabili dal lago più che dalla strada) e - per contro - dall'antica semplicità dei borghi più umili (Pognana, Careno, Nesso, Brienno, Colonno, Corenno Plinio ecc.).

Una delle baie presenti è il cosiddetto laghetto di Piona, presso i territori comunali di Colico e Dorio, delimitata dalla penisola dell'Olgiasca e dal Montecchio Sud. Nella baia sfocia il torrente Merla, le cui acque sono abbondanti solo durante il periodo delle piogge. Vi sbarcarono molto probabilmente i Romani[senza fonte] che diedero il nome alla principale località della baia, Centoplagio[senza fonte], oggi conosciuta anche semplicemente come Piona.

Isole[modifica | modifica wikitesto]

L'unica formazione insulare del lago è l'Isola Comacina, di modeste dimensioni, ma con un prestigioso passato. Nel Medioevo, infatti, l'isola era una roccaforte indipendente e fu al centro di importanti avvenimenti storici. Nel 588 Autari espugnò il castello sconfiggendo il magister militum bizantino Francione debellando così l'ultima resistenza anti longobarda. Nel 1169 venne definitivamente distrutta dai comaschi aiutati dall'alleato germanico Federico Barbarossa come conseguenza della guerra decennale. Da allora, l'isola è rimasta totalmente disabitata. Gli edifici oggi presenti sono la secentesca chiesetta di San Giovanni, unica rimasta delle nove presenti, la locanda con annesso ristorante dove soggiornò Alfred Hitchcock e le piccole costruzioni razionaliste opera dell'architetto Pietro Lingeri. Le rovine dell'antica basilica di Sant'Eufemia sono il simbolo antiche vestigia, rievocate annualmente il 29 giugno nella Sagra di San Giovanni.

L'isola è delimitata da una baia detta "Zoca de l'oli" [6], così chiamata per la tranquillità delle acque lacustri e per la crescita spontanea dell'ulivo, oggi in parte ridotta a causa dell'incremento edilizio. Il campanile dello Xenodochio di Santa Maria Maddalena di Ossuccio è stato inserito dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale insieme al soprastante Sacro Monte di Ossuccio.

Oltre la baia si protende verso Lenno la penisola di Lavedo che delimita il golfo di Venere e che culmina nella Villa Balbianello, patrimonio del FAI.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è quello continentale della Lombardia, lievemente temperato dalla massa d'acqua lacustre. Più freddo, comunque, del Lago di Garda, presenta piccole differenze da zona a zona. È rigido nel ramo comasco (specialmente nella sponda interna), è più mite nel centro lago e lungo la riviera orientale lecchese. Le precipitazioni sono maggiori a occidente e nel Triangolo Lariano.

Venti[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Como è protetto dalla catena alpina dai venti freddi del settentrione. A ore regolari soffiano venti locali: la breva che giunge da meridione durante il pomeriggio fino a sera ed il tivano, meno forte e durevole, soffia in senso opposto di notte fino alle prime ore del mattino. I montivi hanno anch'essi carattere periodico e spirano sul far della sera dalle vallate laterali.

I temporali estivi, alterando il normale regime delle brezze, lasciano spazio ad un ulteriore nutrito ventaglio di venti laterali particolarmente insidiosi. Il più temibile di questi è il menaggino, che scende improvviso in luglio ed agosto dal corridoio della Val Menaggio che sconvolge le acque e crea pericolo per le barche. Altri venti con la stessa modalità soffiano dalle vallate circostanti: il garzeno dalla Valle Albano, il sant'Anna dalla Val d'Intelvi, il bellanasco dalla Val Varrone e altri minori.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

La vegetazione è ripartita per zone altimetriche, con essenze mediterranee lungo la costa, querce e castagni nella zona collinare(500-800 metri), faggeti, abeti, larici e pini mughi in montagna. il piano più elevato (fino a 2000 metri) è caratterizzato da ginepri, rododendri, mirtilli e ontani verdi.

Nel lago sono state classificate oltre 26 specie ittiche, alcune autoctone,come l'agone, il cavedano, il persico reale, il luccio, la bottatrice, le anguille e le alborelle, la trota di lago e altre alloctone come il lavarello, il pesce gatto nero, il persico trota o il persico sole. Alcune specie alloctone si sono rivelate invasive e dannose per l'ecosistema lacustre e sono oggetto di interventi di contenimento, ad esempio il siluro, il gardon ed il carassio.

Sulle sponde del lago in una cava nei pressi del comune di Perledo a fine 800 sono stati ritrovati anche fossili di pesci preistorici come il Perleidus od il più famoso rettile Lariosaurus, scambiato erroneamente per il "Mostro del Lario", il cui primo esemplare fossile fu rinvenuto a Perledo nel 1830.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Testimonianze archeologiche risalenti al paleolitico, al musteriano ed al mesolitico riscontrate in altura ad Erbonne e al buco del piombo, documentano la frequentazione di cacciatori - raccoglitori che giungevano a caccia di grandi branchi di erbivori, spinti dalla ricerca del cibo. L'eneolitico vede fiorire la cultura di Civate.

L'inizio del I millennio a. C. durante l'età del ferro nasce Comum oppidum e si sviluppa la civiltà comacina, inserita nella nella più ampia cultura di Golasecca. Gli storici comaschi classici, riportando le parole di Catone il Censore, Plinio il Vecchio e Tito Livio, attribuiscono la fondazione di Como agli Orobi o Orumbovii. Gli archeologi moderni chiamano questa popolazione Golasecchiani, popolazione di Liguri celtizzati, perché nati dalla fusione della precedente gente Ligure con la popolazione celtica della Cultura di Canegrate.

Nel VI secolo a. C. Como raggiunge il massimo sviluppo intrattenendo rapporti culturali e commerciali da una parte con le popolazioni hallstattiane transalpine, dall'altra con il mondo italico etrusco a sud e paleoveneto ad est. La città non era costruita nella paludosa convalle attuale, ma sulle pendici sud del monte Croce. Altre popolazioni sono documentate abitanti il territorio lariano oltre ai Comenses: gli Adsuciates nella zona di Ossuccio e gli Aneuniates in altolago.

I paesi sulle rive e le ville storiche[modifica | modifica wikitesto]

L'incrocio dei tre rami con la penisola di Bellagio
Panorama verso nord dal Monte San Primo
Il pittoresco borgo di Careno.
Villa Lucertola con lo sfondo dell'alto lago
Il ramo comasco ripreso dal faro di Brunate
Veduta del centro lago
Bellagio, la penisola di Lavedo e l'isola Comacina
Vincenzo Bellini a Moltrasio

Partendo da Como e risalendo lunga la sponda occidentale (la più frequentata), si incontra Cernobbio, sede di ville monumentali quali Villa d'Este, Villa Erba e Villa Pizzo (quest'ultima costruita nel XVI secolo). A Moltrasio soggiornarono il musicista Vincenzo Bellini e il primo ministro inglese Winston Churchill. Dopo Laglio - il paese noto per la residenza dell'attore George Clooney -, Brienno è uno dei borghi più antichi, rimasto praticamente intatto da oltre un secolo, ma danneggiato da alcune frane nel 2011.

Risalendo sempre lungo la sponda occidentale, si incontrano i paesi di Tremezzo, Cadenabbia e Griante (quest'ultimo già luogo di villeggiatura del cancelliere tedesco Konrad Adenauer), mèta del tradizionale turismo anglosassone. Sono classiche le visite ai giardini di Villa Carlotta e le escursioni alla panoramica chiesetta di San Martino.

L'ampio paesaggio dell'Alto Lago è caratterizzato da un aspetto più solitario. I venti regolari che spirano al mattino da nord (il Tivano) e al pomeriggio da sud (la Breva) sono più burrascosi che non nei rami meridionali del lago. Superata Rezzonico e i tre paesi Cremia, Pianello del Lario e Musso si giunge a Dongo, dove si consumò l'ultimo atto della storia del Fascismo con la cattura di Benito Mussolini e la sua fucilazione a Giulino. Poco più avanti, Gravedona è sede di uno dei massimi esempi dell'architettura romanica lombarda: la Chiesa di Santa Maria del Tiglio.

Al limite settentrionale del Lario, alla confluenza dei fiumi Mera e Adda, si stende l'oasi naturale del Pian di Spagna, area pianeggiante di interesse naturalistico circondata da campeggi rivieraschi. Si prosegue scendendo lungo la sponda orientale, oltre Colico, dove un'insenatura boscosa forma il laghetto di Piona e nelle cui vicinanze sorge l'omonima abbazia cistercense. Alle spalle si erge la mole del monte Legnone, alto 2609 metri. Poco più a sud è il pittoresco borgo di Corenno Plinio, frazione del comune di Dervio, noto per le sue attività sportive legate alla vela e ai windsurf.

Si ritorna quindi nel centro lago, a Lierna chiamata "la piccola perla del lago di Como" con Riva Bianca, per poi proseguire a Varenna, con Villa Monastero. A Varenna si può prendere il traghetto con trasporto auto e sbarcare direttamente a Bellagio, lasciando sulla sinistra il ramo orientale che scende verso Lecco. È questo il ramo meno frequentato, caratterizzato da rocce a strapiombo e piccole spiagge di ghiaia. Da Varenna si può percorrere la strada provinciale che, passando da Perledo, sale a Esino Lario e al Gruppo delle Grigne.

Bellagio è la località turisticamente più frequentata. Situata sulla punta del promontorio che divide i tre rami del Lario, è nota per le sue ville monumentali (Villa Melzi e Villa Serbelloni, sede della fondazione Rockfeller) e per la scalinata dei negozi sulla quale si affaccia la casa di Franz Liszt. Vi trascorse una giornata il presidente Kennedy.

Scendendo verso Como, Lezzeno è preceduta da Villa Lucertola e dalla scogliera dei Grosgalli, in gran parte disabitata e ancora memore di antiche credenze legate alla stregoneria. Più a sud, a Nesso, sono da segnalare le antiche case raccolte intorno all'imboccatura dell'orrido e il ponte medievale della Civera.

Una nota a parte merita la misteriosa villa Pliniana a Torno. Nei suoi saloni furono ospiti Napoleone, Alessandro Manzoni, Ugo Foscolo, Stendhal, Byron, Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini e Gioachino Rossini. Leonardo da Vinci studiò la fonte intermittente che sgorga da una roccia, oggi racchiusa nella corte interna dell'edificio. Antonio Fogazzaro vi ambientò il romanzo Malombra, da cui le scene dell'omonimo film di Mario Soldati.

Dopo Blevio, il panorama di Como appare improvvisamente scendendo la provinciale Lariana.

È attivo sul lago un servizio di navigazione di linea. Le crociere più lunghe fanno capo a Como, con partenze alla mattina e rientro alla sera (possibilità di sosta nelle località prescelte). Il servizio è attivo da quasi due secoli ed è inserito a pieno titolo nella storia stessa del territorio. È ancora in funzione l'ultimo battello a ruote, il Concordia, dotato di macchina a vapore a vista del tipo Caprotti.

Il pesce di lago è comunemente servito nei ristoranti rivieraschi. Il piatto tipico è costituito dal misultin (agone essiccato).

I castelli del Lago di Como[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi incantati che ricordano un passato medievale non proprio tranquillo. Nel centro Lago, sulla sponda orientale, in una frazione del comune di Perledo, a Vezio, si erge una torre forse a protezione dell'abitato di Varenna nel XII e XIII secolo. Si dice che il Castello di Vezio fosse voluto dalla Regina Teodolinda. Scendendo verso Lecco, si può ammirare il Castello di Lierna, mentre nella sponda occidentale il Castello di Musso, divenuto roccaforte del Medeghino nel Cinquecento. Appartengono invece a Dervio due torri, a Corenno Plinio e in località Castello. Colico ospita invece il più moderno e mai utilizzato Forte di Fuentes. Como è dominato dal suo castel Baradello. Ma il più grande castello lariano si innalzava sull'isola Comacina e venne distrutto da Federico Barbarossa e dai Comaschi nel 1169: ancora oggi l'isola è chiamata dagli abitanti rivieraschi el castell.

La speculazione edilizia[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il Lario sia rimasto relativamente intatto negli ultimi trent'anni, il recente fenomeno dell'incremento edilizio ha incontrato una grande opposizione da parte della popolazione più sensibile - con l'appoggio della stampa locale - che individua nello sviluppo residenziale incontrollato uno scempio alla delicata tipologia costruttiva, culturale e ambientale del territorio. Diffuso in tutta Italia (soprattutto sul Lago di Garda), il fenomeno è al centro di numerose polemiche che nel 2007 hanno portato ad una decisione politica bipartisan atta a revisionare il sistema vigente e alla nascita di alcuni comitati di cittadini, tra cui spicca la firma di George Clooney.

In pratica, si chiede che il rilascio delle autorizzazioni edilizie da parte dei comuni (liberalizzato dalla Regione Lombardia con una legge del 1997) debba sottostare al vincolo statale della soprintendenza, molto restrittiva per quanto concerne la salvaguardia dell'ambiente e del delicato paesaggio lacustre. Si chiede, inoltre, l'inserimento totale del Lario nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, oggi limitato al solo paese di Ossuccio.[7]

Il lago di Como risultava peraltro - nel 2012 - il più inquinato d'Italia.[8]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il Lago di Como è sfiorato dall'Autostrada A9 Italia.svg Autostrada A9 Milano - Como- Chiasso o Autostrada dei Laghi: uscite Como sud, Como Monte Olimpino e Lago di Como. Quest'ultima permette l'entrata solo in direzione Milano, mentre l'uscita è per entrambe le direzioni.

La rete stradale costeggia interamente il lago ed è costituita dalle seguenti infrastrutture:

Il trasporto pubblico è garantito da corse regolari di autobus delle aziende ASF Autolinee nella provincia di Como e SAL nella provincia di Lecco.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

L'intera sponda orientale è percorsa dalla linea ferroviaria statale Ferrovia della Valtellina da Lecco a Colico.

Nella sponda occidentale, solo Como è raggiunta dalla linea statale Ferrovia Milano-Chiasso e dalla linea regionale Ferrovia Saronno-Como. Como e Lecco sono inoltre collegati dalla linea statale Ferrovia Como-Lecco. Il Triangolo Lariano è raggiunto dalla linea regionale Ferrovia Milano-Asso.

Dal 1884 al 1939 ha svolto regolare servizio la linea Ferrovia Menaggio-Porlezza, oggi dismessa.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Gli aeroporti più vicini al lago di Como sono quelli milanesi di Linate e della Malpensa, quello bergamasco di Orio al Serio e quello svizzero di Lugano.

Como è sede dell'Idroscalo Internazionale di Como gestito dall'Aero Club Como.

Impianti a fune[modifica | modifica wikitesto]

La storica Funicolare Como-Brunate, attiva dal 1884, collega Como con Brunate. La Funivia Argegno-Pigra, attiva dal 1971, raggiunge Pigra da Argegno.

Navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Il battello a vapore "Concordia" e il traghetto "Plinio"
Il vecchio piroscafo "Lariano" nel porto di Como nel 1848

La navigazione di linea sul lago ha radici molto antiche, in quanto il primo battello a vapore entrato in servizio - il Lario - fu varato nel 1826. Negli anni settanta del XIX Secolo si sviluppò un'accanita concorrenza tra le due principali società di navigazione: la "Società Lariana" e la "Società Italiana"; furono costruiti numerosi piroscafi a ruote, appartenenti alla categoria dei battelli-salone e mezzo-salone. Sorsero anche società minori. In questo periodo fu costruito il più grande battello che abbia mai solcato le acque lariane, il Lombardia, lungo 63 metri. Successivamente, le due compagnie si fusero nelle "Società Riunite", che nel 1884 assunsero il nome "Lariana" e assorbirono le aziende minori. Fu sviluppato anche un servizio di trasporto merci per mezzo del mercantile Commercio e alcuni piccoli rimorchiatori.
All'inizio Novecento venne creata una flottiglia di motoscafi per i servizi secondari e fu aperto un servizio di traghettamento veicoli - il primo sui laghi italiani - con l'autochiatta Mussolini. Gravi danni vennero apportati dagli attacchi aerei durante la Seconda guerra mondiale, che costrinsero molte unità all'ancoraggio e alla mimetizzazione con piante e frasche. Gli attacchi affondarono quattro navi danneggiandone diverse altre. Nel dopoguerra si vide un sostanziale mutamento della tipologia dei natanti, adeguandoli alle moderne tecnologie costruttive. La motrice a vapore fu abbandonata a favore del motore diesel, che fu applicato su battelli di più piccola stazza, più pratici ma sicuramente meno "romantici". Nel 1953 la "Lariana" fallì e demolì le sue navi secolari. La nuova Gestione Commissariale (poi divenuta Gestione Governativa) rinnovò quasi completamente la flotta (motoscafi serie "Uccelli", motonavi serie "Laghi", "Fiori" e "Volta", traghetti serie "Spluga"). Negli anni settanta fecero la loro comparsa anche gli aliscafi (i piccoli tipo PT20 e RHS70). Oggi gli aliscafi svolgono un servizio per pendolari e studenti.

Attualmente si contano una trentina di battelli; i più recenti sono la grande motonave Orione (2007) e i tanto discussi catamarani. Caratteristica importante sotto il profilo storico e tecnologico rivestono gli antichi battelli a vapore, talvolta dismessi e adibiti a ristoranti galleggianti. Ne esistono ancora sei:

  • il Concordia, costruito dal cantiere navale di Sestri Ponente nel 1926 come 28 ottobre (ribattezzato Concordia nel 1943) e tuttora in servizio di linea. È possibile ammirare la sua motrice a vapore originale, realizzata applicando il brevetto dell'ingegner Arturo Caprotti;
  • il Milano, varato nel 1904 come piroscafo a pale, poi trasformato in motonave diesel nel 1926 e tuttora navigante, per quanto il suo aspetto "classico" sia assolutamente fittizio (le sovrastrutture sono state ricostruite nel periodo 1989-1991). Nel 1912 ebbe l'onore di imbarcare a Villa Carotta la granduchessa Teodora di Weimar;
  • il piroscafo Patria, gemello del Concordia, costruito nel 1926 come Savoia e ribattezzato dopo la caduta del Fascismo. Nel '27 ospitò a bordo Vittorio Emanuele III. Si tratta del natante più amato e legato alle caratteristiche costruttive originarie. Quando nel 1990 venne posto in disarmo per dotarlo di un più pratico motore diesel si sollevò un coro unanime di dissenso; furono raccolte circa 20.000 firme e si mobilitò perfino una società di navigazione americana. Il piroscafo fu privato della caldaia (ancora perfettamente funzionante) e dei preziosi arredi originali del salone, che la Gestione Governativa lasciò deliberatamente deperire all'aperto nel cantiere di Dervio. Acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Como, i difficili lavori di recupero dovrebbero terminare nel 2012-13, mantenendo ovviamente la spettacolare macchina a vapore;
  • il piroscafo Bisbino, costruito nel 1907 e trasformato in motonave nel 1951. Nel '91 venne acquistato da un privato che lo restaurò riportandolo all'aspetto originale. Dal 1997 era ormeggiato a Tremezzo come pub e galleria d'arte.
    Dal 2008 è semiabbandonato al suo ormeggio.
  • il piroscafo Plinio, costruito nel 1902. Era il battello più veloce della flotta e aveva ospitato a bordo l'attore Tyrone Power. Discutibilmente posto in disarmo nel 1963, venne acquistato dal Centro Nautico Alto Lario e adibito a ristorante galleggiante. Nel 1999 fu trasferito a Verceia per utilizzarlo ancora una volta come ristorante, ma le autorità dell’oasi naturale del Pian di Spagna non rilasciarono i necessari permessi. Per evitare la probabile demolizione, nel 2008 nacquero due piccole associazioni che si battono per la sua salvaguardia (“Comitato per la salvaguardia del piroscafo Plinio” e “Amici del Plinio”. Una terza associazione - che si prefigge però la salvaguardia in generale delle imbarcazioni storiche lariane - è "Navilariane"). Nell'agosto 2009 il Ministero dei Beni Culturali lo proclamò 'bene di particolare interesse storico-culturale' ma, date le pessime condizioni, lo scafo è affondato l'8 dicembre 2010.
  • il Balilla, costruito nel 1878 come piroscafo a elica col nome di Umberto I. Venne trasformato in motonave e ribattezzato Balilla nel 1933. Messo in disarmo negli anni sessanta, è dal 1974 esposto presso il Museo della Barca Lariana di Pianello del Lario. Necessita di interventi di restauro. Il suo scafo (essendo le sovrastrutture totalmente ricostruite dopo la trasformazione) è il più antico dei laghi italiani.

Piroscafi a ruote[modifica | modifica wikitesto]

  • Lario (1826-1846)
  • Plinio (I) (1826-1846)
  • Falco (1830-1865)
  • Arciduchessa Elisabetta (1831-1841)[9]
  • Veloce (1843-1865)
  • Lariano (I) (1843-1865)[10]
  • Adda (I) (1848-1884)[11]
  • Unione (1858-1953)[12]
  • Forza (1859-1895)
  • Vittoria (1860-1916)[13]
  • Italia (1865-1950)[14]
  • Lariano (II) (1872-1950)[15]
  • Volta (1872-1947)[16]
  • Lombardia (1873-1947)[17]
  • Elvezia (1873-1936)[18]
  • Como (1874-1953)[19]
  • Lecco (1874-1937)[20]
  • Plinio (II) (1892-1953)[21]
  • Plinio (III) (1903)[22]
  • Milano (1904)[23]
  • Savoia (1926)[24]
  • 28 ottobre (1926)[25]

Piroscafi a elica[modifica | modifica wikitesto]

  • Bellagio (1878-1925)
  • Val d’Intelvi (1878-1930)[26]
  • Umberto I (1878)[27]
  • Menaggio (1878-1953)[28]
  • Bellano (1878-1922 circa)[29]
  • Cadenabbia (1884-1959)[30]
  • Brunate (1896-1959)[31]
  • Adda (1899-1953)[32]
  • Bisbino (1907)[33]
  • Baradello (1908-2000)[34]
  • San Fermo (1910-1937 circa)[35]
  • Tremezzo (1912-1937 circa)
  • Trento (1927-?)[36]

Rimorchiatori[modifica | modifica wikitesto]

  • Valtellina
  • Cigno (1908-1917)[37]
  • Zara (1911-1953)
  • Trieste (1925-?)[38]

Motonavi[modifica | modifica wikitesto]

  • Lario (1952)[39]
  • Verbano (1952-2000)
  • Benaco (1952-2000)
  • Iris (1954)[40]
  • Giglio (1954)[40]
  • Ninfea (1954)[40]
  • Dalia (1954)[41]
  • Narciso (1954)[42]
  • Alessandro Volta (1956)[43]
  • Alessandro Manzoni (1956)[44]
  • Renzo (1984)
  • Lucia (1984)
  • Fra Cristoforo (1985)
  • Innominato (1987)
  • Orione (2007)

Traghetti[modifica | modifica wikitesto]

  • Mussolini (1925-1940)[45]
  • Tremezzina (1939)[46]
  • Stelvio (1955)[47]
  • Spluga (1960)
  • Ghisallo (1964)
  • Plinio (1988)
  • Adda (1993)
  • Lario (2004)

Aliscafi[modifica | modifica wikitesto]

  • Freccia del Lario (1964-1994)
  • Freccia degli Ulivi (1965-1994)[48]
  • Freccia delle Azalee (1969-2003)
  • Freccia delle Betulle (1974)[49]
  • Freccia delle Gardenie (1976-2003)
  • Freccia dei Gerani (1977)[50]
  • Freccia delle Valli (1980)
  • Guglielmo Marconi (1983)
  • Voloire (1989)

Motoscafi[modifica | modifica wikitesto]

  • Gardenia (1912-1963)
  • Moltrasio (1918-1963)
  • Nibbio[51]
  • Alcione (1950)[52]
  • Gabbiano (1950)[53]
  • D’Annunzio (1950)[54]
  • Falco (1952)[55]
  • Aquila (1953)[56]
  • Rondine (1953)[57]
  • Torino (1961)[58]

Catamarani[modifica | modifica wikitesto]

  • Città di Como (2001)[59]
  • Città di Lecco (2001)
  • Tivano (2002)

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La profondità massima di metri 410 è individuata poco a Sud-Est di Punta della Cavagnola, tra Argegno e Nesso.
  2. ^ Anna Campaniello, Clima, cibo e ville. Il lago più bello è quello di Como in "Il Corriere della Sera", 24/01/2014.
  3. ^ è preceduto dai laghi norvegesi: Hornindalsvatnet (514m), Salsvatnet (482), Tinnsjå (460) e Mjøsa (444)
  4. ^ I dati morfometrici sono tratti da Documenta dell'istituto italiano di idrobiologia a cura dell'Istituto italiano delle ricerche, Verbania, 1997.
  5. ^ L. Vezzoli, La storia geologica della provincia di Como, Provincia di Como Assessorato ecologia ed ambiente, Como, "010, pag. 132.
  6. ^ Conca dell'olio nel dialetto locale.
  7. ^ Il lago ferito - Homepage - La Provincia di Como
  8. ^ greenstyle
  9. ^ ex Otello in servizio su Po e laguna veneta,trasferito sul Lario e ribattezzato Arciduchessa Elisabetta nel 1835
  10. ^ rimodernato nel 1849
  11. ^ ex Ticino in servizio sul lago di Lugano,ribattezzato Adda e trasferito sul Lario nel 1851
  12. ^ rimodernato nel 1929
  13. ^ rimodernato nel 1874
  14. ^ rimodernato nel 1903
  15. ^ rimodernato nel 1888 e nel 1925, distrutto da attacco aereo nel 1945, recuperato e demolito
  16. ^ rimodernato nel 1893, distrutto da attacco aereo nel 1945, recuperato e demolito
  17. ^ rimodernato nel 1927, distrutto da attacco aereo nel 1945, recuperato e demolito. Battello più grande nella storia dei laghi italiani
  18. ^ rimodernato nel 1897 e nel 1924
  19. ^ rimodernato nel 1924 e nel 1940
  20. ^ rimodernato nel 1923, affondato nel 1927 a Como,recuperato e rimesso in servizio
  21. ^ trasformato in piroscafo merci a elica e ribattezzato Commercio nel 1902, rimodernato nel 1927
  22. ^ messo in disarmo nel 1963, venduto nel 1973 e ormeggiato a Colico come bar e frangiflutti, poi nuovamente ceduto e attualmente abbandonato a Verceia dal 1999
  23. ^ trasformato in motonave a elica nel 1926, rimodernato nel 1968 e nel 1989
  24. ^ ribattezzato Patria nel 1943, rimodernato nel 1966 e nel 1983, posto in disarmo nel 1991, attualmente in restauro
  25. ^ ribattezzato Concordia nel 1943, rimodernato nel 1974-1977, ultimo piroscafo ancora in servizio di linea sui laghi italiani
  26. ^ venduto nel 1881, trasferito sul Lago d’Iseo, ribattezzato Tonale
  27. ^ trasformato nel 1932-1933 in motonave e ribattezzato Balilla, rimodernato nel 1960, disarmato negli anni ’60, venduto nel 1974 e attualmente esposto fuor d’acqua nei pressi del Museo della Barca Lariana a Pianello del Lario
  28. ^ rimodernato nel 1922
  29. ^ trasformato in rimorchiatore nel 1884
  30. ^ rimodernato nel 1923, trasformato in motonave nel 1932 e ribattezzato Garibaldi, rimodernato ancora nel 1950
  31. ^ rimodernato nel 1918, affondato a Bellagio per collisione con il piroscafo Menaggio nel 1941, recuperato e rimesso in servizio, trasformato in motonave nel 1952
  32. ^ rimodernato nel 1900 e nel 1946
  33. ^ trasformato in motonave nel 1956, disarmato nel 1982, venduto a privati nel 1991 e affondato per sabotaggio nel 1992, recuperato e restaurato nel 1996-1997, attualmente ormeggiato come bar a Tremezzo
  34. ^ affondato da attacco aereo nel 1945, recuperato e ricostruito nel 1950, trasformato in motonave nel 1956-1959, disarmato nel 1990, affondato per sabotaggio nel 1996, recuperato e demolito
  35. ^ rimodernato nel 1925
  36. ^ demolito negli anni ’30
  37. ^ requisito nel 1915 dalle forze armate e assegnato al Battaglione Lagunare di Venezia, affondò nella laguna veneta durante la ritirata di Caporetto
  38. ^ venduto nel 1953 e trasferito sul Lago d’Iseo
  39. ^ disarmata nel 1985, attualmente ormeggiata a Como come bar
  40. ^ a b c rimodernata nel 1957
  41. ^ rimodernata nel 1957, disarmata negli anni ’80, venduta a privati nel 1994 e ormeggiata a Lecco come sede di mostra fotografica permanente
  42. ^ rimodernata nel 1957, disarmata negli anni ’80, venduta a privati nel 1994, trasferita sul Lago Maggiore, ricostruita, attualmente ormeggiata come ristorante a Feriolo di Baveno
  43. ^ rimodernata nel 1970 e nel 2010
  44. ^ rimodernata nel 1974 e nel 2000
  45. ^ autochiatta, primo mezzo a svolgere il servizio di traghettamento autoveicoli sui laghi italiani; ribattezzata Bellagio nello stesso anno dell’entrata in servizio
  46. ^ autochiatta. Trasformata in battipalo nel 1964 e rimodernata nel 1995.
  47. ^ rimodernata nel 1981
  48. ^ in origine in servizio sul lago di Garda, trasferito sul Lario nel 1982 ma mai entrato in servizio
  49. ^ in disarmo dal 2004 a Dervio
  50. ^ in origine in servizio sul lago di Garda, trasferito sul Lario nel 1995, ultimo degli “aliscafi piccoli” tipo RHS70 ad essere ancora in servizio sui laghi italiani
  51. ^ ricavato nel 1939 dalla trasformazione di un vecchio natante, in origine si chiamava Catullo e prestava servizio sul lago di Garda; rimodernato nel 1950, trasferito sul Lario nel 1953 e ribattezzato Nibbio, trasferito nuovamente sul Benaco nel 1957 con il nuovo nome di Città di Desenzano, riportato sul Lario nel 1982 e venduto a privati
  52. ^ in origine in servizio sul Lago Maggiore, trasferito sul Lario nel 1952, rimodernato nel 1966 e nel 2008
  53. ^ in origine in servizio sul Lago Maggiore, trasferito sul Lario nel 1952, rimodernato nel 1965
  54. ^ in origine in servizio sul Lago di Garda, trasferito sul Lario nel 1982, trasformato in battello cantiere negli anni ’80, demolito nel 1994
  55. ^ rimodernato nel 1968 e nel 1989
  56. ^ rimodernato nel 1968 e nel 1997
  57. ^ rimodernato nel 1967
  58. ^ in origine in servizio sul Po, trasferito sul Lario nell’anno stesso dell’entrata in servizio, trasformato in battello cantiere negli anni ’80
  59. ^ rimodernato nel 2005
Panorama del lago visto da Como

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Bertolotti, Viaggio al lago di Como, C. A. Ostinelli, 1821.
  • G. Cetti, Il pescatore del Lario. Descrizione delle reti e dei vari generi di pesca in uso sul lago di Como, Como 1862.
  • P. Pensa, Noi gente del Lario, Cairoli editore, Como 1982.
  • Ettore Grimaldi, I pesci del la Maggiore e degli altri grandi laghi prealpini Orta Lugano Como Iseo Garda, Alberti, Verbania 2001.
  • Giovanni Del Tredici, Elena Fattarelli, Colico e il Monte Legnone – Sentieri e Storia, CAI Colico, 2007.
  • Istituto italiano di idrobiologia, Documenta dell'Istituto italiano di idrobiologia, ISE CNR, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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