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Crimine di guerra

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Un crimine di guerra è una violazione punibile, a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relativa al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Ogni singola violazione delle leggi di guerra costituisce un crimine di guerra[1][2].

I crimini di guerra comprendono (nella maggioranza delle interpretazioni) le violazioni delle protezioni stabilite dalle leggi di guerra ed anche il mancato rispetto delle norme e delle procedure di combattimento, come ad esempio l'attaccare quando viene esposta una bandiera bianca indicante un cessate il fuoco o l'uso truffaldino della stessa bandiera bianca per dissimulare la condizione bellica, preparare e dare inizio ad un attacco. Viene tutelato anche l'uso dei segni distintivi della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale e degli altri segni protettivi.

Comprendono anche gli altri atti contrari al diritto internazionale umanitario, quali il maltrattamento dei prigionieri di guerra o dei civili, sanciti dalle Convenzioni di Ginevra.

La legislazione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Diritto bellico.
Massacro di civili polacchi operato da truppe tedesche, 1943.

Sebbene la locuzione "crimine di guerra" sia frequentemente utilizzata nel dibattito politico con significati variabili, in ambito giuridico essa identifica una categoria specifica di responsabilità penale derivante dalla violazione delle norme applicabili ai conflitti armati. La concreta perseguibilità del reato dipende dai meccanismi previsti dai singoli ordinamenti nazionali, che possono disciplinare autonomamente la fattispecie, recepire obblighi derivanti da trattati internazionali o attribuire efficacia interna alle norme del diritto internazionale penale. Ciò non esclude tuttavia che i crimini di guerra costituiscano categorie riconosciute anche dall'ordinamento internazionale generale, al di là della loro specifica configurazione nei singoli sistemi penali nazionali.

Il frequente richiamo alle leggi di guerra nelle normative relative ai crimini di guerra pone talvolta problemi interpretativi in sede applicativa, soprattutto in relazione al principio di legalità penale e alla necessità di individuare con precisione gli elementi costitutivi della fattispecie criminosa. Il diritto dei conflitti armati, pur essendo fondato su trattati e norme consuetudinarie, deve confrontarsi con l'evoluzione delle modalità operative della guerra e con fenomeni non sempre espressamente disciplinati dagli strumenti originari. L'adesione agli strumenti internazionali, pur non essendo identica per tutti i trattati, raggiunge nel caso delle Convenzioni di Ginevra del 1949 un livello quasi universale. Restano invece rilevanti i problemi relativi al rapporto tra obblighi internazionali e ordinamenti costituzionali interni, nei quali possono sorgere questioni di gerarchia delle fonti e di applicazione delle norme sovranazionali.

I crimini di guerra rappresentano un tema di centrale importanza nell'ambito del diritto internazionale umanitario anche perché, a seguito del processo di Norimberga, si provò a codificarne le risultanze nel diritto positivo: si cominciò con il "Codice di Norimberga", contenente un'articolata proposta di normazione per talune fattispecie, e si proseguì con l'istituzione di tribunali internazionali ad hoc, per finire con la nascita della Corte penale internazionale grazie allo Statuto di Roma.

Esempi recenti di procedure giudiziarie per crimini di guerra sono lo "International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia" e lo "International Criminal Tribunal for Rwanda", istituiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite.

La Corte penale internazionale (International Criminal Court - ICC), una corte situata a L'Aia e basata sul trattato di Roma del 17 luglio 1998, è entrata in funzione il 1º luglio 2002 per i processi relativi ai crimini di guerra commessi a partire da tale data. Tuttavia, alcune nazioni, tra cui le principali sono gli Stati Uniti, la Cina e Israele hanno criticato l'istituzione della corte, rifiutando di partecipare ad essa e di permettere alla corte di avere giurisdizione sui propri cittadini.

Al momento sono stati accusati di aver commesso crimini di guerra e sotto processo alcuni ex-presidenti, o capi di governo tra cui Karl Dönitz, Hideki Tōjō, Charles Taylor, Saddam Hussein, Slobodan Milošević, Benjamin Netanyahu.

Aspetti controversi

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Esecuzioni sommarie di polacchi da parte dell'Einsatzkommando nel 1939.

Le Convenzioni di Ginevra stipulate prima del 1949 contribuirono a creare una base giuridica internazionale per la protezione delle vittime dei conflitti armati, integrandosi con altre norme del diritto bellico, come quelle delle Convenzioni dell'Aia. Tuttavia, l'adesione a tali trattati non garantì sempre il loro rispetto: alcuni Stati li violarono o tentarono di aggirarne gli obblighi attraverso interpretazioni giuridiche restrittive, contestazioni sullo status dei combattenti o decisioni politiche, dimostrando i limiti dei meccanismi di applicazione del diritto internazionale dell'epoca.

Dopo l'entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite nel 1945, il concetto tradizionale di guerra è stato profondamente trasformato: il ricorso alla forza armata è stato sottoposto a un divieto generale, salvo specifiche eccezioni previste dal diritto internazionale. Ciò non ha però eliminato la rilevanza del diritto umanitario, poiché le norme che regolano la condotta nei conflitti armati operano indipendentemente dalla legittimità dell'inizio delle ostilità. Il crimine di guerra mantiene quindi piena efficacia giuridica, riferendosi alle violazioni delle regole applicabili durante un conflitto e non al semplice atto di parteciparvi. Le Convenzioni di Ginevra del 1949, inoltre, trovano applicazione anche in situazioni prive di una formale dichiarazione di guerra, come molti conflitti armati contemporanei caratterizzati da instabilità sociale e violenza prolungata.

Precedenti storici

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Nel trattato De iure belli ac pacis (1625), Ugo Grozio, padre del giusnaturalismo, sostenne l'esistenza di norme di diritto internazionale alle quali i sovrani assoluti dovevano conformarsi sia in tempo di guerra che di pace, norme fondate sul consenso generale dei popoli (appetitus societatis), a prescindere dall'esistenza di Dio.[3]

Durante la seconda guerra mondiale la Wehrmacht e le Waffen SS commisero crimini di guerra spesso durante le epurazioni polacche e degli altri paesi annessi o conquistati come Jugoslavia, Ungheria e Francia rastrellando le città per internare come forza lavoro o sterminare i residenti opposti al regime nazista. Inoltre la direzione delle SS si rese attivamente partecipe al piano di genocidio degli ebrei attraverso l'utilizzo di campi di sterminio ed al programma di soppressione forzata dei disabili ed altre minoranze.

Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra giapponesi.

L'esercito imperiale giapponese si macchiò di gravissimi crimini contro civili e prigionieri di guerra soprattutto cinesi durante la seconda guerra sino-giapponese, proseguendo nel più ampio teatro della seconda guerra mondiale.

Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra italiani.

I crimini di guerra compiuti dall'esercito italiano sono individuabili in due periodi storici: l'epoca colonialista e la seconda guerra mondiale.

Durante gli anni del colonialismo italiano si segnalano vari crimini in diversi paesi africani assoggettati all'Italia, andando dalle deportazioni, rappresaglie ed esecuzioni sommarie nella Libia italiana subito dopo la cessione da parte dei turchi, sconfitti nella guerra italo-turca, fino alla guerra per la conquista dell'Etiopia nell'ambito del progetto imperiale fascista, con utilizzo di armi chimiche e repressione dei civili.

Durante la seconda guerra mondiale invece furono segnalate fucilazioni di civili, saccheggi e violenze nei campi di prigionia in Grecia e nei paesi balcanici, pattugliati da truppe italiane dopo l'occupazione nazifascista. Nonostante le scarse informazioni, diversi casi di atrocità sono registrati anche durante la campagna di Russia italo-tedesca, seppur con intensità molto inferiore all'alleato germanico.

Repubblica Jugoslava

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Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra jugoslavi e Massacri delle foibe.

Nel corso dei conflitti che coinvolsero Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo furono documentate numerose violazioni del diritto internazionale umanitario, tra cui massacri di civili, persecuzioni etniche, deportazioni, torture, violenze sessuali, distruzione di beni civili e trattamenti disumani nei confronti dei prigionieri. Tra gli episodi più gravi vi fu il massacro di Srebrenica del 1995, riconosciuto dai tribunali internazionali come genocidio, nel quale furono uccisi oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi dalle forze serbo-bosniache. Le responsabilità per i crimini commessi furono oggetto di procedimenti davanti al Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY), istituito dalle Nazioni Unite nel 1993, che perseguì numerosi esponenti politici e militari delle diverse parti coinvolte. I procedimenti dell'ICTY contribuirono allo sviluppo del diritto internazionale penale moderno, chiarendo principi fondamentali come la responsabilità dei superiori gerarchici, la qualificazione dei crimini contro l'umanità e il perseguimento della violenza sessuale come crimine di guerra. Le sue attività furono successivamente integrate dalla giustizia nazionale dei Paesi coinvolti e dal sistema della Corte penale internazionale[4][5][6].

Stati Uniti d'America

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Durante la seconda guerra mondiale

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Massacro di Mỹ Lai (1968): I soldati statunitensi della 23ª Divisione di Fanteria dell'esercito statunitense uccisero 504 civili inermi e disarmati.[7]

Un gruppo di civili (prevalentemente donne e bambini) vittime del massacro di Mỹ Lai.
Un'abitazione civile incendiata durante il massacro di Mỹ Lai

• Utilizzo di Napalm e Fosforo bianco su abitazioni e gruppi di civili.

Torture su civili, bambini e prigionieri di guerra.

• Utilizzo di armi chimiche come l'Agente Arancio per distruggere foreste e colture vietnamite.

In Medio Oriente

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  • Abusi a Abu Ghraib (2003-2004): i prigionieri iracheni nella prigione di Abu Ghraib furono sottoposti a torture, abusi e trattamenti disumani da parte delle forze armate statunitensi.[8]

Unione Sovietica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra sovietici.

Vi furono diversi massacri di civili in Germania da parte di sovietici durante la loro avanzata e occupazione del territorio tedesco, tra cui la strage di Nemmersdorf e il massacro di Treuenbrietzen.

Uno studio pubblicato dal governo tedesco nel 1974 ha stimato il numero di vittime civili tedesche di crimini durante l'espulsione dei tedeschi dopo la seconda guerra mondiale tra il 1945 e il 1948 ad oltre 600.000, con circa 400.000 morti nelle aree ad est dell'Oder e della Neiße (circa 120.000 morirono in atti di violenza diretta, in gran parte da parte di truppe sovietiche ma anche da parte di polacchi, 60.000 morirono in campi di concentramento polacchi e 40.000 in campi di concentramento sovietici o in prigioni, principalmente per la fame e per le malattie, 200.000 furono i morti tra i deportati civili tedeschi ai lavori forzati in Unione Sovietica), 130.000 in Cecoslovacchia (di cui 100.000 nei campi) e 30.000 deportati dalla Jugoslavia (circa il 16% morì). Queste cifre non includono i 125.000 morti civili nella battaglia di Berlino.

Violenze sessuali

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Le stime occidentali del numero tracciabile di vittime di stupro in Germania vanno da 200.000 a 2.000.000. In seguito all'offensiva invernale del 1945, lo stupro di massa avvenne in tutte le principali città prese dall'Armata Rossa. Durante la liberazione della Polonia, in alcuni casi le donne furono violentate in gruppo da ben una dozzina di soldati. In alcuni casi le vittime che non si sono nascoste negli scantinati per tutto il giorno sono state stuprate fino a 15 volte. Secondo lo storico Antony Beevor, in seguito alla cattura di Berlino dell'Armata Rossa nel 1945, le truppe sovietiche violentarono donne e anche ragazzine tedesche di appena otto anni.

Secondo lo storico Norman Naimark, dopo l'estate del 1945, i soldati sovietici trovati mentre violentavano i civili di solito ricevevano punizioni che vanno dall'arresto all'esecuzione. Tuttavia, Naimark sostiene che gli stupri continuarono fino all'inverno del 1947-1948, quando le autorità di occupazione sovietiche finirono per limitare le truppe a posti di guardia. Naimark concluse che "La psicologia sociale delle donne e degli uomini nella zona di occupazione sovietica fu segnata dal crimine di stupro fin dai primi giorni di occupazione, attraverso la fondazione della RDT nell'autunno del 1949, fino al presente".

Secondo Richard Overy, i russi si rifiutarono di riconoscere i crimini di guerra sovietici, in parte "perché sentivano che gran parte di ciò era giustificata vendetta contro un nemico che aveva commesso di molto peggio, e in parte perché scrivevano la storia dei vincitori".

Durante l'invasione russa dell'Ucraina del 2022, l'esercito russo si è reso responsabile di gravi crimini contro la popolazione ucraina, già duramente colpita dalla distruzione delle abitazioni e dalla coscrizione forzata. Numerose sono state inoltre le denunce di violenze e crimini di natura sessuale.[9]

Torture nei confronti di prigionieri vietcong durante interrogatori.

Prigioniero Viet Cong costretto in posizione di stress durante un interrogatorio da parte di soldati dell'Esercito della repubblica del Vietnam
  1. Crimine di guerra – European Migration Network, su emnitalyncp.it. URL consultato il 6 agosto 2026.
  2. Regole di guerra e crimini di guerra | Il Bo Live, su ilbolive.unipd.it, 18 marzo 2022. URL consultato il 6 agosto 2026.
  3. Il diritto dei conflitti armati nel pensiero di Ugo Grozio (PDF), su rivista.camminodiritto.it, 9 agosto 2022. URL consultato l'11 settembre 2025 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2025).
  4. The Tribunal - Establishment | International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia, su www.icty.org. URL consultato il 6 agosto 2026.
  5. International Criminal Tribunal for Yugoslavia | Legal Information Institute, su www.law.cornell.edu. URL consultato il 6 agosto 2026.
  6. (EN) United Nations, About the 1995 Genocide in Srebrenica, su United Nations. URL consultato il 6 agosto 2026.
  7. Il massacro di My Lai, su Storica National Geographic, 17 maggio 2023. URL consultato il 20 settembre 2025.
  8. Vent’anni dopo l’invasione dell’Iraq, l’impunità per i crimini di guerra regna sovrana, su Amnesty International Italia, 20 marzo 2023. URL consultato il 10 agosto 2024.
  9. Le vittime ucraine sopravvissute alle violenze sessuali dell’esercito russo riceveranno un risarcimento, su valigiablu.it.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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