Lo scettro di Ottokar

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Le avventure di Tintin.

Lo scettro di Ottokar
fumetto
Titolo orig.Le sceptre d'Ottokar
Lingua orig.francese
PaeseBelgio/Francia
AutoreHergé
Collana 1ª ed.Le Petit Vingtième
1ª edizione1938 – 1939
Genereavventura
Preceduto daL'isola nera
Seguito daIl granchio d'oro

Lo scettro di Ottokar (Le sceptre d'Ottokar) è l'ottavo albo della serie a fumetti de Le avventure di Tintin.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

La storia venne pubblicata settimanalmente sul periodico Le Petit Vingtième dal 1938 al 1939 e raccolta in albo la prima volta nel 1939.[1] Successivamente, nel 1947, venne completamente ridisegnata per renderla stilisticamente omogenea con le nuove storie che venivano pubblicate in albi a colori di 48 pagine con una gabbia a dodici vignette invece che a sei come venivano prima disegnate da Hergé.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In questa avventura Tintin, giovane reporter e protagonista, accompagna il professor Barbotti, uno studioso di sigillografia, in Syldavia, immaginario stato dei Balcani. Una volta sul posto, il giovane scopre una congiura che vuole rovesciare il legittimo re Muskar XII, per instaurare un regime autoritario. Per fare ciò, i complici hanno rubato lo scettro di Ottokar, primo re syldavo, scettro senza il quale il monarca non ha il diritto di regnare. Con l'aiuto del fedele cane terrier Milù e dei due imbranati poliziotti Dupont e Dupond, Tintin riuscirà alla fine a sventare il colpo di Stato, e a salvare il trono di Muskar XII.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa avventura, scritta agli inizi del 1939, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, costituisce una critica ai regimi totalitari di stampo nazifascista[senza fonte]; il capo del complotto si firma Müsstler, sorta di ibrido fra Mussolini ed Hitler, i due dittatori dell'epoca. Non è la prima volta che Hergé si interessa di temi di questo tipo (cfr. Il loto blu), malgrado sia stato più volte sospettato di simpatie xenofobe da parte di alcuni critici[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ FFF - TINTIN, su www.lfb.it. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  2. ^ Tintin in "Enciclopedia dei ragazzi", su www.treccani.it. URL consultato il 5 dicembre 2017.
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