Syldavia

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Syldavia

Flag of Syldavia.svg Escudo Syldavia.svg

Syldavia Map.jpg
Nome locale Regno del Pellicano Nero
(il pellicano è l'animale nazionale)
Tipo Regno
Ideatore Hergé
Appare in Lo scettro di Ottokar, Obiettivo Luna, Uomini sulla luna, L'affare Girasole
Caratteristiche immaginarie
Governo Monarchia costituzionale
Capo Re Muskar XII;
erede: principe Milan
Nascita 1127, con Muskar I
Continente Europa
Regione Balcani
Capitale Klow: 122.000 abitanti nel 1939
Dimensioni 1 561 k
Abitanti 642.000
Razze Sildaviani che parlano il sildavo

La Syldavia, detta Il regno del Pellicano Nero, è uno Stato immaginario, situato nell'Europa dell'Est, di cui si parla in alcune avventure di Tintin.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Inventata dal belga Hergé (1907-1983) in uno dei suoi celebri fumetti del reporter Tintin (Lo scettro di Ottokar). Ubicata nei Balcani (molto probabilmente tra le attuali Slovenia, Austria, Bosnia Erzegovina e la regione croata di Slavonia), la Syldavia conta 642 000 abitanti. Il Paese è composto dalle due grandi vallate dei fiumi Wladir e Multus che si congiungono a Klow, la capitale (122 000 abitanti). Tra le altre città, Niedzrow (46 000 abitanti), Sbrodj (14 000 abitanti, sede del centro di ricerca atomica), St. Wladimir (9 500 abitanti), Kragoniedin (stabilimento termale, 7 000 abitanti). La Syldavia confina con un'altra terra immaginaria, la Borduria.[1]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sottosuolo è molto ricco così come la superficie, assai fertile soprattutto per la coltivazione del grano.
  • La moneta coniata è il khôr (monete e banconote).
  • Emette propri francobolli. di solito con l'effigie del re.
  • Le principali esportazioni sono l'acqua minerale di Klow, legname e cavalli.
  • I violinisti sildavi sono molto rinomati.
  • Sul territorio è presente la compagnia aerea di bandiera Syldair. Gli aeroporti si trovano a Klow (Ottokar IV International e Klow City Airport), Niedzrow, Sbrodj (C.R.A.) e Flechizaff.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Syldavia ebbe una storia tanto fantastica quanto movimentata, poiché essa fu sotto la dominazione turca per più di due secoli, fino al 1127 quando gli slavi riconquistarono il territorio sotto la guida di Hveghi, il quale diventò il re Muskar I. Era popolata da tribù nomadi di cui non si conoscono le origini. Ma fu nel XIV secolo che i turchi cominciarono a invadere i Balcani con l'occupazione delle pianure e costringendo le popolazioni slave a rifugiarsi sulle montagne. Un accanito e decisivo combattimento ebbe luogo nelle piane di Moltus, in prossimità di Zileheroum, capitale turca della Syldavia, tra l'armata occupante e le truppe di Hveghi. Questi sconfisse gli aggressori e fu incoronato kar (re) con il nome di Valoroso (Muskar) e il capoluogo fu denominato Klow (ovvero città riconquistata). Di conseguenza il sildavo divenne una lingua germanica malgrado la grafia cirillica.[3]

I successori dei turchi si indebolirono gradatamente e la Borduria, Stato confinante, conquistò la Syldavia nel 1195. Nel 1275, il barone sildavo Almazout cacciò gli oppressori e divenne re sotto il nome di Ottokar I. Ciononostante fu sotto il regno di Ottokar IV che il Paese si sviluppò e venne unificato. In seguito a una disputa con un barone, il sovrano si difese brandendo il suo scettro: da quel giorno, per salvaguardare il trono, il re doveva esibire lo scettro alla folla durante la festa nazionale, dedicata a san Wladimir. Questo avvenimento è anche all'origine del motto sildaviano: Eih bennek, eih blavek, che significa, secondo le diverse versioni «Io ci sono, io ci resto», oppure «Chi ci sfiora, si punge». L'inno, invece, è il seguente: Syldavians unite! Praise our king's might: The Sceptre his right! In Syldavia si professano le tre religioni del Libro: Ebraismo, Cristianesimo, Islam.[4][5]

Lo scettro di Ottokar[modifica | modifica wikitesto]

In questa avventura di Tintin, la Syldavia ha un governo monarchico con a capo il re Muskar XII il quale rischia di perdere il trono e l'indipendenza del suo Paese in seguito alle minacce del potente Stato confinante, la Borduria. Questo, infatti, vuole approfittare del punto debole insito nelle tradizioni sildaviane secondo le quali il monarca deve mostrarsi a tutti, il giorno della festa nazionale, impugnando lo scettro di Ottokar, fondatore della nazione nel 1275. Tintin e Milou, dopo innumerevoli sforzi e vicissitudini, riusciranno a restituire al regnante lo scettro precedentemente rubato e a sventare il complotto. In questa occasione Tintin incontra per la prima volta la cantante lirica italiana Bianca Castafiore e il suo pianista Igor Wagner i quali si trovano in Syldavia per eseguire un concerto nel palazzo reale.[6]

Obiettivo Luna e Uomini sulla Luna[modifica | modifica wikitesto]

Tintin ritorna in Syldavia nel 1950, anno in cui il professor Girasole viene ingaggiato dalle autorità sildaviane per partecipare in gran segreto a un programma di esplorazione lunare, sotto l'occhio interessato delle spie di un paese nemico (probabilmente la Borduria, nonostante i tratti occidentali del loro capo). Nel dittico Obiettivo Luna e Uomini sulla Luna non si può scorgere molto della Syldavia se non la strada che va dall'aeroporto al centro di ricerche spaziali, lungo la quale si può notare un paesaggio montuoso. In questi due albi e in quello successivo, Hergé non fa alcuna allusione al regime istituito in Syldavia. Si può supporre che la monarchia si sia mantenuta fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo la quale lo staterello potrebbe essere passato a una repubblica parlamentare sul modello di quelle occidentali. Una cosa è certa: il paese è aperto verso l'estero perché richiede l'ausilio di due tecnici stranieri tra i quali Girasole.[7]

La Syldavia e il mondo reale[modifica | modifica wikitesto]

Facilmente si può attribuire l'origine del nome Syldavia a due prestiti sillabici di nomi di nazioni reali dell'Europa orientale: la Transylvania e alla Moldavia. Il motto è: Heik bennek, eik blavek; l'inno: Regozija-te, Sildávia.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hitchcock, pag. 45
  2. ^ Hergé, pag. 18
  3. ^ Hergé, pag. 18
  4. ^ Hiron, pag. 33
  5. ^ Hergé, pag. 19
  6. ^ Hergé, pag. 20
  7. ^ Hiron, pag. 40
  8. ^ Hiron, pag. 10

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hergé, Lo scettro di Ottokar, Roma, Editrice Comic Art, 1987.
  • Jacques Hiron, Carnets de Syldavie, St. Egrève, Mosquito, 2009.
  • Peter Hitchcock, Imaginary States, Chicago, University of Illinois Press, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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