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Verona

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Verona
comune
Verona – Stemma Verona – Bandiera
Verona – Veduta
Panorama di Verona dal piazzale di castel San Pietro, dove spiccano il campanile della basilica di Santa Anastasia e la torre dei Lamberti
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Verona-Stemma.png Verona
Amministrazione
SindacoFederico Sboarina (Indipendente di centrodestra) dal 27-06-2017
Territorio
Coordinate45°26′17.37″N 10°59′37.47″E / 45.438158°N 10.993742°E45.438158; 10.993742 (Verona)Coordinate: 45°26′17.37″N 10°59′37.47″E / 45.438158°N 10.993742°E45.438158; 10.993742 (Verona)
Altitudine59 m s.l.m.
Superficie198,92 km²
Abitanti258 840[2] (30-06-2019)
Densità1 301,23 ab./km²
FrazioniAvesa, Basson, Cadidavid, Chievo, Madonna di Dossobuono, Marzana, Mizzole, Montorio, Nesente, Novaglie, Palazzina, Parona, Poiano, Ponte Florio, Quinto, Quinzano, Rizza, San Felice Extra, Santa Maria in Stelle, Sezano
Comuni confinantiBussolengo, Buttapietra, Castel d'Azzano, Grezzana, Mezzane di Sotto, Negrar di Valpolicella, Pescantina, Roverè Veronese, San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, San Mauro di Saline, San Pietro in Cariano, Sommacampagna, Sona, Tregnago, Villafranca di Verona
Altre informazioni
Cod. postale37100 (cap generico non più in uso), 37121-37142
Prefisso045
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT023091
Cod. catastaleL781
TargaVR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 468 GG[3]
Nome abitantiveronesi o scaligeri[1]
Patronosan Zeno
Giorno festivo21 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Verona
Verona
Verona – Mappa
Posizione del comune di Verona all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Verona (ascolta[?·info], AFI: /veˈrona/[4][5]), comune italiano di 258 840 abitanti e capoluogo dell'omonima provincia, è situata in Veneto, lungo il fiume Adige e ai piedi dei monti Lessini. Di origine preistorica, l'abitato divenne municipium romano nella metà del I secolo a.C., quando venne rifondato all'interno dell'ansa dell'Adige, accrescendo velocemente la sua importanza e rimanendo sotto il governo romano fino al V secolo, quando venne occupato dal re germanico Teodorico il Grande, conosciuto nelle saghe nordiche col nome di Teodorico da Verona, in quanto particolarmente legato alla città. In seguito finì sotto il dominio del Longobardi prima e dei Franchi di Carlo Magno poi, rimanendo fedele nei secoli successivi agli imperatori del Sacro Romano Impero. Con il passare del tempo la città assunse sempre maggiore autonomia per divenire libero Comune all'inizio del XII secolo e prosperare sotto il dominio della famiglia Scaligera, in particolare grazie a Cangrande I. La città si dedicò alla Serenissima nel 1405, godendo di quattro secoli di relativa serenità e vivacità intellettuale e artistica sotto il governo della Repubblica Veneta. Nel 1797 divenne parte dell'Impero austriaco, che la trasformò nella sua maggiore piazzaforte militare in territorio italico, per essere annessa al Regno d'Italia nel 1866, insieme a Veneto e Friuli.

La città ospita ricche testimonianze di età romana, che includono porta Borsari, porta Leoni, l'arco dei Gavi, che venne smantellato durante i pochi anni di egemonia napoleonica e ricomposto accanto a Castelvecchio negli anni trenta del Novecento, il ponte Pietra, il teatro romano e l'anfiteatro Arena, simbolo della città insieme a Romeo e Giulietta, tragedia che il drammaturgo e poeta inglese William Shakespeare ambientò nella Verona medievale. Gli Scaligeri ampliarono le mura durante il basso Medioevo, abbracciando un territorio molto vasto che finì per custodire e contenere l'abitato fino agli inizi del Novecento e al cui interno si situa il cuore di Verona, costituito da piazza delle Erbe (con il pittoresco mercato di frutta e verdura) e dei Signori, attorno alle quali emergono edifici monumentali quali il palazzo della Ragione, il palazzo del Podestà, la loggia del Consiglio e le arche scaligere. Quindi piazza Bra, caratterizzata da un palinsesto di edifici risalenti ad epoche diverse tra cui spiccano l'Arena romana, la Gran Guardia e palazzo Barbieri, ma si devono elencare anche singoli edifici e complessi ecclesiastici di grande valore e sparsi per la città, quali la basilica di San Zeno, la basilica di Santa Anastasia e il duomo di Verona.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Le colture tradizionali nella fascia collinare del comune: un vigneto in primo piano e un oliveto sullo sfondo, coltivato su terrazzamenti

L'abitato di Verona si situa in posizione centrale rispetto al territorio comunale, il quale è caratterizzato da una notevole eterogeneità di paesaggi a causa della particolare collocazione geografica e dell'escursione altitudinale, che va dai 30 metri della pianura agli oltre 600 della zona pedemontana. La città, che sorge lungo le rive del fiume Adige nel punto in cui questo entra nella Pianura Padana e forma un caratteristico doppio meandro, è posta a cavallo tra le propaggini meridionali dei monti Lessini che contornano la città a Nord e la pianura che si apre a Sud del corso del fiume.[6]

Nelle dorsali collinari si possono individuare un'alternanza di aree boscate e praterie aride, ma sono presenti anche formazioni vegetali, sia naturali che coltivate, tipiche dei climi submediterranei, in particolare nelle porzioni di territorio meno elevate ed esposte a Sud. Gli oliveti sono l'espressione più significativa di questa tipicità, in quanto la loro coltivazione si estende fino a circa 400 metri di quota. Le opere di sistemazione dei versanti sono rappresentate principalmente dalle marogne, ovvero da terrazzamenti con muri a secco che, oltre a rappresentare un pregevole esempio di prevenzione dal rischio idrogeologico, hanno anche un valore architettonico e paesaggistico intrinseco. Infine, il fondovalle della fascia collinare è inciso da diversi torrenti, localmente detti progni o vaj, chiamati (da Ovest verso Est) Quinzano, Borago, Galina, Valpantena e Squaranto.[7]

Altro elemento distintivo del paesaggio è l'Adige, che condiziona fortemente le forme del territorio sia nel tratto urbano che in quello extraurbano, per via sia del suo attuale sviluppo ma anche per la presenza di paleoalvei e terrazzamenti fluviali tracciati dai suoi antichi percorsi.[8] L'ambito fluviale è ormai quasi privo di elementi di naturalità, a causa degli interventi di regimazione idraulica e della diffusa antropizzazione, nonostante ciò si conservano ancora alcuni elementi seminaturali a valle dell'abitato: il nucleo boscato più consistente è quello dell'isola del Pestrino, che rappresenta l'unica morfologia fluviale sopravvissuta agli interventi di sistemazione idraulica di difesa dalle piene nel tratto di fiume entro i limiti comunali; nel parco della villa Bernini Buri si conserva una formazione boschiva con elementi delle antiche foreste planiziali; altri nuclei boscati si trovano nell'ambito del parco dell'Adige Sud.[9]

L'ambito della pianura, modellata dalle alluvioni del fiume, è l'elemento che più ha sofferto le trasformazioni antropiche e che quindi presenta minori connotati di pregio e originalità.[8]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

L'Adige presso il più antico ponte della città, il romano ponte Pietra

L'Adige scorre a Verona all'interno di possenti muraglioni, argini costruiti dopo la terribile alluvione del 1882 per proteggere la città da altre piene. Il fiume ormai si limita ad attraversare la città rinchiuso tra questi argini in mattoni di laterizio, ma fino a tempi relativamente recenti la città era particolarmente legata al suo fiume, per via delle numerose attività commerciali e industriali che la sua notevole portata consentiva di svolgere. Inoltre l'Adige era una via di comunicazione di primaria importanza, navigabile fino a Trento: esso è stato utilizzato sin dall'antichità per il trasporto di merci e il suo tragitto era quindi servito da approdi, da caselli daziari, da torri utilizzate per sostenere catene, tese da una parte all'altra del fiume per trattenere le merci (a Verona è ancora presente quella a monte della città), e da castelli e forti.[10] A sud della città, nel rione Filippini, è ancora presente la Dogana di San Fermo, che si affaccia sull'Adige attraverso una grande darsena e la relativa Dogana d'acqua, anche se quest'ultima conserva solo le pareti perimetrali a cause dei bombardamenti che l'hanno gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale.[11] Fino all'Ottocento, quindi, Verona e i borghi che si affacciavano sul fiume avevano un'economia collegata direttamente alla presenza dell'acqua: lungo le sue rive venivano lavorati i blocchi di marmo e il legname che venivano poi trasportati dalle sue acque, sorgevano cantieri navali, numerosi mulini galleggianti, idrovore, depositi merci, piccole industrie e attività artigianali.[12]

Il canale dell'Acqua Morta in un dipinto del 1884 di Bartolomeo Bezzi

All'interno dell'abitato il fiume formava alcuni rami secondari, oggi non più esistenti. Presso il teatro romano si staccava sulla sinistra il canale dell'Acqua Morta, così detto per il lento fluire delle acque che, nelle epoche successive a quella romana, persero progressivamente di portata e velocità. Questo canale si ricongiungeva al ramo principale presso il ponte Navi, formando il cosiddetto Isolo, un'isola fluviale costituita da sedimenti ghiaiosi.[13] Vi era poi l'Adigetto, che era invece un largo fossato ampliato in età medievale a scopo difensivo, che si separava dall'Adige poco prima di Castelvecchio e costeggiava a sud le mura comunali, congiungendosi all'Adige poco a valle dell'odierno ponte Aleardi.[14] Oltre a questi due rami principali vi erano anche i cosiddetti , più di settanta collegamenti che garantivano lo scambio tra acqua e area abitata.

I mulini sull'Adige in una fotografia del 1897, pochi anni prima della loro dismissione

Caratteristici erano i mulini, costruiti su di una piattaforma o pontone galleggiante, in modo da potersi adattare al variare del livello delle acque. Sul pontone si trovavano la ruota a pale e un capanno di legno che ospitava la macina, mentre un ponticello detto peagno li collegava alla riva. Documentati fin dal Medioevo, molti di essi erano controllati dai vari monasteri locali, che anticamente avevano il diritto di sfruttamento delle acque del fiume; gruppi di mulini si trovavano in particolare in prossimità della basilica di San Zeno, nella porzione di fiume compresa tra le chiese di San Giorgio in Braida e la Cattedrale, e presso via Sottoriva. Il loro numero aumentò nei secoli fino a superare le 400 unità nel corso del XIX secolo, per poi calare sensibilmente a causa della crescente industrializzazione di Verona, fino alla totale scomparsa all'inizio del Novecento.[15]

La piena del 16 settembre 1882, che invase buona parte della città distruggendo centinaia di case, due ponti e causando diverse vittime, costrinse a modificare profondamente l'assetto dei corsi d'acqua; molte di queste opere furono costruite nel periodo tra il 1885 e il 1899, mutando per sempre l'aspetto della città. L'alveo dell'Adige fu ampliato e ripulito, vennero edificati i cosiddetti muraglioni lungo tutta la città mentre furono interrati l'Adigetto e il ramo dell'Acqua Morta.[12] Per ridurre la portata del fiume nel suo percorso urbano si realizzò il canale industriale Camuzzoni (dedicato all'omonimo sindaco in carica dal 1867 al 1883), che partendo da Chievo (dove nel 1923 sarà realizzato anche un ponte-diga) percorre 7,5 km in direzione sud-est fino a rientrare nell'Adige a valle della città.[16]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Verona Boscomantico e Stazione meteorologica di Verona Villafranca.
Piazza Bra e l'Arena imbiancate a causa di una precipitazione nevosa avvenuta durante l'inverno del 2006

Il Veneto presenta peculiari caratteristiche climatiche determinate dalla sua collocazione alle medie latitudini, da cui derivano i caratteristici effetti stagionali, e dal fatto che la Regione si pone in una zona di transizione fra l'Europa centrale, in cui predomina l'influsso delle correnti occidentali e dell'oceano Atlantico o, in alcune occasioni, di quelle nordorientali più fredde e asciutte di origine euroasiatica, e l'Europa meridionale, dove invece domina l'influsso degli anticicloni subtropicali e del mar Mediterraneo. A questi influssi di livello macro-territoriale si associano altri importanti fattori che influenzano in modo significativo il clima a livello regionale, il quale si va così a definire in specifiche sotto-zone climatiche, che nel caso specifico del territorio veronese si possono individuare: l'appartenenza alla pianura padano-veneta, delimitata sia a Nord che a Sud da catene montuose e con un'apertura principale verso Est; la presenza di una vasta area montana ad orografia complessa; la presenza del lago di Garda a Ovest.[17]

A livello di scala territoriale, l'area si caratterizza da un clima di pianura, temperato umido. Nel veronese prevale infatti un certo grado di continentalità con inverni relativamente rigidi ed estati calde, e temperature medie annue che si aggirano intorno ai 13-14°C. In condizioni di tempo anticiclonico la massa d'aria che sovrasta la pianura manifesta condizioni di elevata stabilità o di inversione termica al suolo, che si traducono in fenomeni stagionali quali le foschie, le nebbie, le gelate, l'afa e l'accumulo di inquinanti in prossimità del suolo. Al verificarsi di tali fenomeni contribuiscono la presenza di importanti fonti di umidità, come le aree irrigue e il lago di Garda, i quali sono in grado di rifornire la massa d'aria in vicinanza del terreno di vapore acqueo.[18] Infine, scendendo di scala, a livello microclimatico la copertura e l'uso del suolo risultano significativi, determinando la formazione di isole di calore in città e nel suo immediato circondario.[17]

Le precipitazioni sono distribuite abbastanza uniformemente durante l'anno, tuttavia l'inverno è solitamente la stagione più secca mentre nelle stagioni intermedie prevalgono le perturbazioni atlantiche e mediterranee. In estate i fenomeni temporaleschi risultano abbastanza frequenti e spesso associati a grandine, tuttavia sono distribuiti in modo molto irregolare.[18] Il territorio scaligero è caratterizzato, per quanto concerne le precipitazioni, da un andamento crescente spostandosi da Sud verso Nord: se nelle Valli Grandi Veronesi si rilevano le precipitazioni minime, di circa 700 mm, esse arrivano a 800 mm nel territorio del comune di Verona, situato a cavallo tra la pianura e la zona collinare, mentre risalendo verso la fascia pedemontana si arriva ai 900-1100 mm della Valpolicella, della bassa Lessinia e della parte meridionale del massiccio del monte Baldo, con valori crescenti nei settori più settentrionali di Lessinia e Baldo fino ad arrivare a valori superiori ai 1500 mm nella Lessinia nord-orientale e sul gruppo del Carega.[19]

VERONA VILLAFRANCA
(1981-2010)[20]
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 6,29,013,817,923,627,230,029,524,918,511,77,27,518,428,918,418,3
T. mediaC) 2,54,38,712,618,021,824,424,019,513,97,83,63,513,123,413,713,4
T. min. mediaC) −1,30,03,67,312,416,318,818,414,19,43,9−0,2−0,57,817,89,18,6
Precipitazioni (mm) 39,733,645,273,070,185,062,984,278,082,173,256,3129,6188,3232,1233,3783,3
Giorni di pioggia 5459895667761522202077

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo Verona è sconosciuta e nel tempo sono state formulate diverse ipotesi sulla sua derivazione, di cui alcune già in epoca medievale: ad esempio una suggestiva leggenda raccolta dal cronista Galvano Fiamma riferisce che il capo gallico Brenno, mitico fondatore della città, chiamò il nuovo centro abitato Vae Roma, ovvero Guai a te Roma, a seguito di una campagna bellica contro lo stato romano.[21][22] Altri racconti collegano invece il nome a un ipotetico imperatore Verus Antonius Pius o Marcus Antonius Verus (intendendosi forse Marco Aurelio), anche questi creduto fondatore della città e dei principali monumenti, oppure si pensava che il nome potesse derivare da una famiglia etrusca di nome Vera, in base a quanto raccontato in un testo antico, che in realtà era stato falsificato sul finire del Quattrocento da Annio da Viterbo.[23]

In ambito glottologico si sono realizzati studi caratterizzati da risultati discordanti. Si è per esempio ipotizzato che questo toponimo potesse avere origine veneta, trovando un confronto con il suffisso di Glemona, oppure celtica, in quanto la stessa terminazione è presente in diversi toponimi gallici.[24] In questo caso si può ritenere che il toponimo rientri in una famiglia di parole di origine celtica cui appartiene anche il termine in irlandese antico feronn, che continua con un originario werona e che ha il significato di territorio delimitato, recintato e difeso,[23] oppure che derivi dalla radice celtica wern o bern, che ha il significato di fiume.[22]

Il medesimo suffisso -ona ha portato anche a sostenere la tesi che Verona possa derivare dalla lingua etrusca, tanto che in Toscana si trovano diversi toponimi che terminano in questo modo, di cui alcuni meno conosciuti sono molto simili se non addirittura identici: vicino a Lamporecchio si trova infatti un luogo chiamato Verona, ma si possono rintracciare anche Verone, Verrone e, non molto distante da questi, un Veròlla (già Verunula).[25] Il significato in questo caso potrebbe essere quello di verone inteso come terrazza o poggiolo,[26] che può apparire corretto (almeno semanticamente) se si pensi che l'abitato preromano sorgeva sopra il colle San Pietro, su un vero e proprio terrazzo naturale che dominava la pianura sottostante, su cui successivamente sarebbe stata fondata la Verona romana.[27]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Verona.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

L'area in cui sorge Verona è stata abitata fin dal neolitico, in quanto zona di passaggio obbligato delle comunicazioni tra la zona orientale e quella occidentale della Pianura padano-veneta a Nord del fiume Po:[28] un villaggio doveva probabilmente sorgere presso la zona meridionale di colle San Pietro, in prossimità di uno dei pochi punti guadabili del fiume Adige.[29] Questa è in effetti un'area ricca di reperti e vi si sono rinvenute alcune tracce delle case che potevano formare l'antico villaggio.[30] In epoca protostorica attorno al villaggio gravitavano i Galli Cenomani, che si stanziarono nei territori ad occidente del fiume, i Veneti, che abitavano i territori a oriente, e i Reti, che invece stazionavano nella zona alpina.[28][31]

Gli storici latini non riuscirono a identificare una origine certa del villaggio preromano e accreditarono la fondazione della città ai Veneti o ai loro predecessori Euganei, ai Galli Cenomani, ai Reti o addirittura agli Etruschi:[32] lo storico Polibio per esempio afferma che ai suoi tempi, ovvero nel II secolo a.C., l'etnia veneta era quella preponderante nella popolazione della città, ed effettivamente la presenza veneta è ben documentata da ritrovamenti avvenuti presso il colle San Pietro;[33] Plinio il Vecchio ipotizza invece che la fondazione sia avvenuta insieme da parte di Reti ed Euganei;[34] la fondazione da parte dei Galli Cenomani fu invece sostenuta da Tito Livio.[35]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Raffigurazione nell'arco di Costantino a Roma dell'assedio di Verona da parte delle truppe di Costantino I. In basso a destra appaiono le mura urbiche restaurate e ampliate da Gallieno alcuni decenni prima

I primi contatti fra l'antica Roma e Verona sono documentati intorno al III secolo a.C. e furono fin da subito caratterizzati da rapporti di amicizia e alleanza. Nel 390 a.C. infatti i Galli Sénoni di Brenno invasero la stessa Roma e, forse proprio grazie a un'azione diversiva dei Veneti, essi furono costretti a venire a patti con i Romani,[36] ma anche successivamente Galli Cenomani e Veneti aiutarono i Romani in battaglia, perfino durante la conquista della Gallia Cisalpina.[37] Proprio con la conquista e la colonizzazione romana della Pianura Padana cominciò a rivelarsi la grande importanza strategica di Verona, che quindi nell'89 a.C. divenne colonia di diritto latino e nel 49 a.C. venne elevata a rango di municipio romano tramite la Lex Roscia voluta da Gaio Giulio Cesare: al nuovo municipium venne così concesso un agro di 3 700 km² e la possibilità di fregiarsi del nome di Res publica Veronensium.[38]

Durante il periodo repubblicano Verona venne rifondata ex novo nell'ansa dell'Adige, dove si ingrandì rapidamente e si sviluppò economicamente, tanto che tra la metà del I secolo a.C. e quello successivo vennero realizzate le mura urbiche e i principali monumenti.[39] Fu poi in età giulio-claudia che la città raggiunse l'apice della ricchezza e dello splendore, quando venne realizzata l'ultima grande opera, ancora oggi simbolo della città, l'anfiteatro romano, e restaurati il Foro e le due porte urbiche, Borsari e Leoni.[40] Nei secoli successivi l'abitato si trovò però investito anche dalle invasioni barbariche, essendo il primo baluardo dell'Italia alle discese dal nord Europa, per questo motivo l'imperatore Gallieno, nel 265, fece ristrutturare e allargare le mura della città fino a includervi l'Arena.[41] Le rinnovate fortificazioni furono in particolare protagoniste dell'assedio avanzato dalle truppe di Costantino I contro quelle di Massenzio, che si erano asserragliate in città, anche se altre importanti battaglie furono combattute alle porte della città.[42]

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

Teodorico il Grande, detto Teodorico di Verona, restaurò la cinta muraria romana e realizzò importanti opere

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente la città vide lo stabilizzarsi di nuovi regni romano-germanici, tra cui quello ostrogoto governato da Teodorico il Grande, in Germania conosciuto come Dietrich von Bern, ovvero Teodorico di Verona,[43] così conosciuto in quanto la città fu sede preferita del re, che le restituì l'antico splendore e ne ampliò le antiche mura romane, facendo dell'abitato un centro militare di primaria importanza. Successivamente i Longobardi interruppero il breve dominio bizantino (ripristinato in seguito alla sconfitta degli Ostrogoti nella Guerra gotica) sulla città, che divenne capitale d'Italia sino al 571,[44] quando la sede della corte longobarda fu spostata a Pavia. Verona rimase comunque capitale di un importante ducato longobardo e una delle principali città della Langobardia Maior accanto a Milano, Cividale e Pavia. L'egemonia dei Longobardi su Verona e gran parte dell'Italia durò per due secoli, fino alla calata dei Franchi: proprio a Verona, nel 774, Carlo Magno venne a capo dell'ultima resistenza dei Longobardi, guidata dal figlio di Desiderio, Adelchi: il principe cercò rifugio all'interno della città prima di essere costretto alla fuga, segnando la fine del Regno longobardo. Alla caduta dei Longobardi corrispose la nascita dell'Impero carolingio con l'incoronazione di Carlo Magno, che assegnò al figlio Pipino il Regno d'Italia.

All'alba del nuovo millennio la Marca di Verona entrò sotto la sfera d'influenza del Sacro Romano Impero, cui rimase fedele durante tutta la lunga lotta per le investiture con il Papato. Nel 1117 il territorio veronese venne colpito da un terremoto distruttivo, il più forte evento sismico avvenuto nell'area padana di cui si abbia notizia,[45] che comportò, oltre a vasti danneggiamenti di edifici e monumenti, un crisi economica e sociale che però offrì l'opportunità a una nuova classe cittadina di prendere il potere, tanto che essa riuscì a instaurare una forma di governo locale autonomo e a istituire, nel 1136, uno dei primi liberi Comuni italiani.[46] Con l'ottenimento di una larga autonomia andò però delineandosi una lotta intestina tra le due fazioni dei guelfi e ghibellini: i primi, che prevalevano nel contado, contavano tra i massimi esponenti i conti di Sambonifacio, mentre in città prevaleva la fazione ghibellina capeggiata dai Montecchi, resi famosi dal dramma Romeo e Giulietta di Shakespeare.[47]

Cangrande I della Scala, l'esponente più conosciuto, amato e celebrato della dinastia Scaligera

La fazione ghibellina si rafforzò quando prese il potere Ezzelino III da Romano e soprattutto con Mastino I della Scala, quando la forma di governo della città passò in forma non traumatica da Comune a Signoria. Fu in particolare con Cangrande I della Scala, signore illuminato e rispettato, che la città riscoprì un nuovo periodo di splendore e importanza, tanto che Dante dedicò a lui l'intera cantica del Paradiso nella Divina Commedia. Il suo potere si estese su buona parte dell'Italia settentrionale: divenne signore di Verona, Vicenza, Montagnana, Padova, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano, Treviso, oltre che vicario imperiale di Mantova e capo della fazione ghibellina in Italia.[48] La politica espansionistica di Verona verso est fu interrotta dalla improvvisa morte di Cangrande a soli 38 anni, pochi giorni dopo la conquista di Treviso, per l'ingestione di una tossina naturale.[49] La prematura e inaspettata morte di Cangrande lasciò la Signoria senza discendenti diretti e il potere venne preso dal nipote Mastino II della Scala, che, con l'acquisizione di Lucca, allargò la Signoria fino sul Mar Tirreno. Tale espansione territoriale preoccupò gli stati confinanti e provocò la formazione di una lega promossa dalla Repubblica di Venezia a cui aderirono i Visconti, i Da Carrara, gli Este e i Gonzaga, contro i quali l'esercito veronese combatté due grandi battaglie prima della resa.[50] La Signoria Scaligera subì quindi un ridimensionamento territoriale e nel 1388, indebolita da discordie fra le famiglie influenti, venne sostituita dai Visconti. Il dominio Visconteo e quello successivo dei Carrararesi, che si impadronirono del potere con l'aiuto di fuoriusciti Scaligeri, fu di breve durata, in quanto la Serenissima approfittò del malcontento dei veronesi e dei disordini che scoppiavano continuamente all'interno la città per entrarvi con l'esercito il 22 giugno 1405, aiutati anche dalla cittadinanza.[51]

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 giugno 1405 vi fu la dedizione di Verona a Venezia,[52] sotto il cui governo la città godette di un lungo periodo di pace che si perpetuò sino al 1509, quando la Repubblica Veneta venne attaccata dalle potenze della lega di Cambrai. Conclusasi la guerra della Lega di Cambrai, ricominciò per Verona un nuovo periodo di pace che sarebbe finito non per la guerra, ma per una malattia devastante: la peste del 1630, portata in Italia da soldati tedeschi. Per la città fu un vero disastro: basti pensare che nel 1626 erano stati censiti 53.333 abitanti, che si erano ridotti a 20.738 alla fine del contagio,[53] morirono dunque quasi due terzi della popolazione, tanto che città era piena di corpi che dovevano essere bruciati o gettati nell'Adige per mancanza di luoghi di sepoltura.[54] Dal XVI secolo vi fu comunque un rifiorire dell'economia, con la costruzione di chiese e di palazzi in stile rinascimentale, di cui uno degli artefici più importanti fu l'architetto Michele Sammicheli. In questo periodo di rinascita artistica e culturale nacque anche la famosa tecnica dei concerti di campane alla veronese, oltre a decine di importanti accademie che determinarono un fiorire di attività culturali di dimensione europea.[55]

L'assalto di Castelvecchio durante la rivolta antifrancese delle Pasque Veronesi

Nel maggio del 1796, durante la Campagna d'Italia, combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee dell'Ancien Régime, l'esercito austriaco venne sconfitto in Piemonte dal generale Napoleone Bonaparte, e dovette darsi a una precipitosa ritirata, mentre Napoleone e le idee rivoluzionarie francesi andavano a sconvolgere la tranquillità dei veronesi. Gli austriaci in ritirata infatti occuparono Peschiera, violando la neutralità veneta, e Napoleone ne approfittò a sua volta per occupare temporaneamente Peschiera e quindi Verona.[56] A questo periodo risale la spoliazione napoleonica della basilica di San Zeno, dove la Pala d'altare di San Zeno, opera dell'artista veneto Andrea Mantegna, venne smembrata a inviata al Louvre. Solo durante la Restaurazione, Antonio Canova ottenne la restituzione della pala centrale, mentre la tre predelle, un tempo unite alla pala centrale, rappresentati rispettivamente l'Orazione nell'Orto, la Crocifissione e la Resurrezione, sono rimaste in Francia, al Museo di Belle Arti di Tours e al Museo del Louvre di Parigi. Durante questa occupazione temporanea da parte delle milizie rivoluzionarie francesi, scoppiò una coraggiosa rivolta che prese il nome di Pasque Veronesi, durante la quale i veronesi contrastarono le incursioni di pattuglie francesi e il cannoneggiamento della città, non riuscendo però a resistere all'accerchiamento della città da parte di 15.000 soldati. Dei 3.000 soldati francesi di guarnigione al momento della rivolta,[57] i morti ammontarono a 500 soldati,[58] i feriti furono circa un migliaio, e i prigionieri 2.400 (di cui 500 soldati e 1.900 loro famigliari).[59] Il 1797 è l'anno che segna la fine della storia della Serenissima, cui conseguì, durante gli anni delle Guerre napoleoniche, il passaggio della città scaligera nelle mani dei francesi e degli austriaci, a seconda dei vari trattati che si susseguirono negli anni.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Verona austriaca e Prima industrializzazione di Verona.
Le officine ferroviarie veronesi presso la stazione di Verona Porta Vescovo, fino al 1866 la più grande industria nell'area veronese

Con il Congresso di Vienna del 1815, la provincia di Verona venne assorbita nel Regno Lombardo-Veneto, uno Stato dipendente dall'Impero austriaco, sotto la cui bandiera rimase stabilmente fino al 1866. Il feldmaresciallo Josef Radetzky, nominato comandante del Regno, riconobbe in Verona un luogo strategicamente importantissimo all'interno del Quadrilatero fortificato, area di grande importanza militare nella strategia asburgica in quanto doveva fungere da cuscinetto contro gli eventuali assalti dei Regno di Sardegna, e quindi diede grande stimolo alla sua fortificazione. Gli ingegneri militari austriaci cominciarono a realizzare un sistema difensivo composto da mura, forti, castelli, caserme e vari edifici, rendendo Verona una città-piazzaforte.[60]

La storia di Verona italiana ebbe inizio il 16 ottobre 1866 con la conquista del Veneto da parte dei Savoia a seguito della terza guerra di indipendenza: di qui in avanti la città passò un periodo di relativa tranquillità, turbato però da una crisi economica che durò fin dopo la seconda guerra mondiale e che ebbe come principale conseguenza l'emigrazione di centinaia di migliaia di veronesi.[61] Nel 1882 la città fu inoltre colpita da una tremenda inondazione dell'Adige, che allagò buona parte del centro storico; negli anni successivi vennero così edificati i cosiddetti muraglioni, degli alti argini in laterizio destinati a proteggere la città da altre piene, anche se così la città dovette rinunciare al suo forte rapporto con l'acqua.

Molto dura fu la parentesi della seconda guerra mondiale, durante la quale fu una delle città più colpite dai bombardamenti, con 11.627 vani completamente distrutti e 8.347 gravemente danneggiati.[62] Dopo la caduta del fascismo la città, sede di cinque ministeri e di importanti comandi tedeschi, era infatti diventata centro nevralgico della Repubblica Sociale Italiana.[63] Proprio sotto la giurisdizione della RSI si tenne il processo di Verona, intentato contro Galeazzo Ciano e altri gerarchi fascisti, accusati di aver tramato con Badoglio per far arrestare Mussolini, alla conclusione del quale si decretò la loro esecuzione sommaria nel poligono di forte San Procolo.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della signoria Scaligera

Lo stemma comunale nasce intorno alla metà del XIII secolo, quando Verona si presentava ancora come libero Comune, e il precedente stemma, portante croce bianca in campo rosso, venne sostituito dal vessillo delle Arti veronesi, avente croce d'oro in campo azzurro, tutt'oggi i colori araldici di Verona.

Altro simbolo di Verona, che viene ripreso anche nello stemma della provincia, è il vessillo Scaligero: quello più conosciuto vede una scala bianca, con quattro o cinque pioli, in campo rosso. Ci sono anche due varianti di quest'ultimo stemma, anche se oggi poco conosciute: la prima variante con due cani rampanti ai lati della scala; la seconda con l'aquila imperiale in cima alla scala, assunto ufficialmente, quest'ultimo, da Alboino della Scala e Cangrande I della Scala in quanto vicari imperiali, carica assegnata dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo.[64]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Verona è insignita delle seguenti onorificenze:

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Patente di S.M.I.R.A. portante la nomina delle regie città del regno ed i diritti ad esse attribuiti. Regno Lombardo-Veneto.»
— 7 aprile 1815[65]
Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Per le coraggiose e filantropiche azioni, con evidente pericolo della vita, durante le inondazioni straordinarie dell'anno 1882. Verona, Bandiera del Municipio.»
— 1883[66]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Città di millenarie tradizioni risorgimentali, pur vessata da eserciti nemici e lacerata da operazione militari, nel corso di cruenti combattimenti e nei periodi di servitù, in 20 mesi di lotta partigiana. Verona testimoniò, con il sangue dei suoi figli migliori, nelle prigioni e sui patiboli, il suo indomito spirito di libertà, eroicamente sostenuta da persone di ogni categoria sociali e associandosi idealmente a quei concittadini che, militari all'8 settembre 1943, si erano uniti ai resistenti locali in Francia, in Grecia, in Albania e in Jugoslavia. L'attività del Comitato di Liberazione nazionale rinvigorì le azioni di guerriglia in modo tale da suscitare sorveglianza e spionaggio delle varie polizie, tanto che, fatto eccezionale della lotta di Liberazione in Italia, uno a uno i suoi membri, tra il luglio e l'ottobre del 1944, vennero catturati, torturati ed inviati nei vari campi di sterminio, dai quali non tornarono. Il 17 luglio del 1944 un gruppo di partigiani penetrò nel carcere degli "Scalzi" con l'obiettivo di liberare dirigenti del movimento antifascista nazionale. Tale contributo di sangue, i bombardamenti, le persecuzioni, le distruzioni di interi paesi, sia nella pianura che nelle valli prealpine, non scalfirono ma rafforzarono la lotta della popolazione di Verona, degna protagonista del secondo Risorgimento Italiano. Verona, settembre 1943 – aprile 1945.»
— 25 settembre 1991[67]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Verona.
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città di Verona
(EN) City of Verona
Particolare arche scaligere.JPG
TipoArchitettonico
CriterioC (ii) (iv)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal2000
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Verona è una delle maggiori città d'arte d'Italia per le sue ricchezze artistiche e archeologiche. La città ha uno sviluppo complesso, ma due opere murarie ne accentuano la divisione tra parte romana e moderna (fino alla seconda metà dell'Ottocento): da una parte le mura romane che circondano il cuore della città tra porta Borsari, porta Leoni e le mura di Gallieno, dall'altra la cosiddetta circonvallazione interna con fortilizi rinascimentali (completati sotto gli austriaci).

Nella Verona antica è sensibile l'opera restauratrice di Cangrande della Scala: il forte impatto visivo dato dal colore rosso dei mattoni degli splendidi palazzi gotici è temperato dal sapiente utilizzo dell'antico marmo bianco romano; opera, questa, frutto della politica scaligera di ritorno ideale ai fasti imperiali. Da qui la nuova urbs marmorea, rifulgente nel bianco lastricato di piazza delle Erbe, al centro della quale troneggia luminosa la fontana di Madonna Verona, composta di parti provenienti dalle antiche terme romane.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

La romana Porta Borsari vista dall'esterno

Verona presenta numerosi monumenti di epoca romana, costruiti tutti dopo il I secolo a.C., quando ci fu la ricostruzione della città all'interno dell'ansa dell'Adige. Il monumento più famoso in assoluto, diventato simbolo della città stessa, è l'Arena, il terzo anfiteatro romano in Italia per dimensione dopo il Colosseo e l'anfiteatro capuano,[68] ma il meglio conservato tra questi, tanto che viene utilizzato oggi per ospitare il famoso festival lirico areniano, oltre a numerosi concerti.

Altro famoso monumento è il teatro romano, del I secolo a.C., ma tornato alla luce solo nel 1834, quando gli edifici che letteralmente lo ricoprivano vennero abbattuti.[69] D'estate si tengono nel teatro una serie di spettacoli che prendono il nome di estate teatrale veronese.

Sono entrambe del I secolo d.C. le due porte romane che si aprivano nelle mura della città, delle quali rimangono ancora visibili alcuni resti: porta Borsari e porta Leoni. Della prima è ben conservata tutta la facciata, mentre della seconda rimane solo metà della facciata interna. Non lontano dalla prima, inoltre, doveva sorgere il tempio di Giove Lustrale.

Arco monumentale posto fuori della cinta urbana romana è l'Arco dei Gavi, posto sulla via Postumia che portava verso il centro abitato, e dedicato ad alcuni membri della gens Gavia[70].

Sempre di epoca romana è il ponte Pietra, l'unico ponte romano ancora ben visibile della città, poiché del ponte Postumio, crollato nel 1153, si può vedere oggi solo la base dei piloni durante le secche dell'Adige. Il ponte Pietra è composto da cinque archi, quattro dei quali furono fatti saltare nel 1945 dai soldati tedeschi in ritirata, e vennero poi ricostruiti con le pietre recuperate dal fiume. Caratteristico e pittoresco è l'utilizzo di diversi materiali.

Presso piazza Erbe, corrispondente all'antico Foro romano, sono presenti nei sotterranei di numerosi edifici i tracciati di strade, fognature e i resti di case e di una basilica romana. È possibile vedere alcuni resti del complesso del Capitolium della città nell'adiacente Corte Sgarzerie. Una parte di esse sono visibili lungo il percorso del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, un museo sotterraneo creato dal recupero dell'area negli anni settanta, lavori intrapresi per poter dare un assetto definitivo ai numerosi resti archeologici romani e medievali presenti nelle fondazioni della zona del palazzo del Tribunale.

Epoca medievale[modifica | modifica wikitesto]

L'Alto Medioevo ha lasciato a Verona pochi ricordi, a causa del devastante terremoto del 3 gennaio 1117 che ebbe come epicentro proprio il veronese, e vide la città fortemente danneggiata. A causa del terremoto crollò addirittura parte dell'anello esterno dell'Arena, lasciandone in piedi solo una porzione, che fu danneggiata ulteriormente in un successivo terremoto nel 1183, creando così l'attuale suggestiva forma dell'Arena con la sua "ala". Inoltre molti palazzi e quasi tutte le chiese, i monasteri e i monumenti vennero seriamente danneggiati, se non distrutti: questo fatto ha lasciato lo spazio per una forte diffusione del romanico come stile della ricostruzione.

I principali monumenti sono dunque databili successivamente al XII secolo. In particolare questo periodo vide un grande sviluppo di edifici di culto, il più famoso dei quali è forse la basilica di San Zeno, considerata uno dei capolavori del romanico in Italia, e legata all'omonima abbazia, di cui rimangono la torre e alcuni chiostri.[71][72]

Importante è anche il Duomo, il cui nome sarebbe più propriamente cattedrale di Santa Maria Matricolare, nato dalle ceneri di due chiese paleocristiane crollate per colpa del terremoto.

Epoca scaligera[modifica | modifica wikitesto]

Quello scaligero è stato un periodo positivo per Verona sotto il profilo urbanistico: esso infatti ha visto la costruzione di molti edifici e monumenti tutt'oggi visibili. Il centro storico (in particolare piazza Erbe, piazza dei Signori e piazza San Zeno) presenta edifici nati durante la Signoria, come il palazzo del Podestà, che venne abitato certamente da Alberto I della Scala, e fu probabilmente adibito a dimora dei signori della città. Nel palazzo trovarono ospitalità anche molti uomini illustri, tra cui spiccano personalità di primo piano come Dante e Giotto, che durante il suo soggiorno eseguì, secondo Giorgio Vasari, alcuni ritratti di Cangrande I, che però sono andati perduti. Altro importante palazzo scaligero è il palazzo di Cansignorio, la cui costruzione venne decisa da Cansignorio, terminato probabilmente nel 1363. Questo edificio originariamente era un palazzo-fortezza, dotato di tre grandi torri agli angoli del fabbricato. In alcuni scritti è chiamato anche Palazzo Grande, proprio per la sua imponenza. Del palazzo originario rimane un solo torrione, risistemato durante i lavori del 1882, mentre il resto dell'edificio risale al XVI secolo.

Importantissimo fu il sistema difensivo costruito dagli Scaligeri, che faceva perno su Castelvecchio, fatto costruire da Cangrande II della Scala insieme al ponte scaligero. Il castello venne costruito tra il 1354 e il 1376, e concepito non tanto per la difesa della città da nemici, ma come difesa verso i cittadini stessi;[73] infatti il ponte scaligero originariamente aveva la funzione di facilitare un'eventuale fuga del signore verso la Germania, dove regnava il genero di Cangrande II, Ludovico il Bavaro. Il ponte scaligero venne costruito nell'arco di tre anni, tra il 1354 e il 1356, e la sua robustezza gli consentì di passare indenne cinque secoli di storia, fino alla notte del 24 aprile 1945, quando, alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi, per coprire la ritirata, fecero saltare tutti i ponti di Verona. La sua robustezza è dovuta all'ampiezza delle arcate e alla mole dei piloni, studiati in modo da resistere alla diversa forza d'urto dell'Adige nei vari punti dell'ansa: infatti verso Castelvecchio, dove passa la maggior mole d'acqua, l'arcata è più lunga rispetto alle altre due, e i piloni sono più grossi.[74] Castelvecchio ospita inoltre il Museo Civico, tra i più importanti della città.[75] Restaurato con criteri moderni, presenta ventinove sale e diversi settori: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine.

Un importante edificio commissionato dagli Scaligeri è la torre del Gardello, che segna una delle prime conquiste del progresso tecnologico meccanico: è infatti il primo orologio pubblico, consultabile da tutti. Non molto distante da questo sorgono le arche scaligere, un complesso funerario in stile gotico, destinate a contenere le arche (ovvero le tombe) dei più illustri rappresentanti della casata: racchiusi da un recinto in ferro battuto in cui ricorre il motivo della scala, simbolo della casata, i sarcofagi si trovano a terra o su piani rialzati. Le arche sono state indicate come uno dei più insigni e significativi monumenti dell'arte gotica. A esse adiacente si trova la chiesa di Santa Maria Antica, sopra al cui ingresso è posta la tomba di Cangrande I della Scala: il sarcofago è sormontato da una statua equestre che ritrae il signore di Verona in atteggiamento sorridente (l'originale si trova al Museo di Castelvecchio).

Epoca veneziana[modifica | modifica wikitesto]

L'epoca della Repubblica Veneta a Verona fu molto feconda soprattutto per l'edilizia privata e militare. In particolare, protagonista assoluto del XVI secolo fu l'architetto veronese Michele Sanmicheli, che abbellì Verona di numerosi palazzi, e venne scelto dalla Serenissima per la costruzione delle porte d'ingresso alla città. Porta Nuova è un esempio dello stile sanmicheliano: eretta tra il 1535 e il 1540,[76] la sua posizione andava a generare l'importante corso Porta Nuova, che si conclude ai portoni della Bra. Le due facciate sono costruite in ordine dorico: quella verso la città in tufo, mentre la facciata rivolta verso la campagna in pietra bianca. La porta è importante anche storicamente perché durante una serie di rivolte, dette Pasque Veronesi, contro le guarnigioni napoleoniche, rimasero intrappolati all'interno circa duecento soldati francesi, che avevano cercato di difendere la porta.

Ci fu successivamente anche la costruzione di porta Palio, tra il 1542 e il 1557, che, nonostante la minore importanza rispetto porta Nuova, appare più interessante sotto il profilo culturale e artistico: di pianta rettangolare, verso l'esterno presenta tre archi con colonne doriche, all'interno cinque archi, ognuno munito di due colonne. La facciata esterna riprende schemi compositivi desunti dal teatro romano di Verona.

Vi è poi Porta San Zeno, conclusa nel 1542, la cui facciata Sanmicheli ha interpretato come un arco di trionfo, con colonne di ordine ionico, e molte decorazioni (come medaglie, stemmi e fregi). In questo caso come materiale sono stati utilizzati, oltre a pietra bianca, anche mattoni rossi, molto utilizzati soprattutto negli edifici scaligeri.

Sempre opera del Sanmicheli sono palazzo Canossa, palazzo Pompei, palazzo Bevilacqua, e palazzo Della Torre. Quest'ultimo, però, secondo alcuni critici è ritenuto opera di Domenico Curtoni nel XVII secolo. L'autore più probabile potrebbe essere però Bernardino Brugnoli, un parente del Sanmicheli, che lavorò spesso con lui, e dunque prese in parte il suo stile e la sua tecnica.

Sicuramente opera di Michele Sanmicheli fu invece palazzo Canossa, costruito su commissione della famiglia dei marchesi di Canossa, una delle famiglie più antiche e illustri d'Italia. L'edificio ospitò tra l'altro, nel 1822, il celebre congresso di Verona, a cui parteciparono quasi tutti gli Stati d'Europa. Sanmicheli cercò di allineare, mediante la facciata monumentale, i fondali opposti di Porta Borsari e dell'arco dei Gavi, dando un'impostazione scenografica alla via che permane tutt'oggi. Un soffitto fu affrescato da Tiepolo, ma è andato perduto durante i bombardamenti che colpirono la città durante la seconda guerra mondiale.

Palazzo Bevilacqua è uno dei palazzi più raffinati e ricchi di particolari della città, con una facciata realizzata in due ordini, quello inferiore più massiccio, e quello superiore maggiormente slanciato ed elegante. Il palazzo accoglieva celebri dipinti, tra cui Pietà della lacrima di Giovan Francesco Caroto, il Paradiso del Tintoretto, un ritratto di Donna con bambino di Paolo Veronese.[77]

Palazzo Pompei segue lo stile neoclassico di Sanmicheli, e grazie alla donazione dai proprietari, alla loro morte, al comune di Verona del palazzo, l'edificio ospita oggi il museo civico di storia naturale, con oltre due milioni di reperti geologici, paleontologici, zoologici, preistorici e di botanica.[78]

Il Leone di San Marco, posto su una colonna in piazza Erbe, simbolo massimo della Verona veneziana

Una storia particolare ha poi palazzo Turchi, commesso dal cavaliere Pio Turchi, e costruito pochi anni dopo la battaglia di Lepanto del 1571, dove la flotta della Serenissima sconfisse la flotta ottomana; Pio Turchi fu portavoce della comunità veronese alle grandi celebrazioni della vittoria a Venezia. Il palazzo era decorato da statue di personaggi turchi, facenti parte del bottino della battaglia di Lepanto, e ad alcune di queste venne decapitata la testa, che fu esposta in piazza delle Erbe, proprio nel luogo dove venivano solitamente mostrate le teste dei condannati a morte.

Altri palazzi, situati rispettivamente in piazza dei Signori e piazza Erbe, sono la Loggia del Consiglio e palazzo Maffei. La Loggia del Consiglio possiede colonne di marmo, molte sculture e affreschi, tra cui due altorilievi bronzei raffiguranti l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata, tolti però nell'Ottocento. Può essere considerata uno dei simboli maggiori del Rinascimento veronese. Palazzo Maffei è un palazzo del XV secolo, ingrandito nel 1629 su decisione di Marcantonio Maffei. Costruito in stile barocco, è allo stesso tempo imponente ed elegante, su tre piani, con una facciata talmente bella da catturare l'attenzione del turista occasionale e non. Di fronte al palazzo si trova una colonna sormontata dal Leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia a cui i veronesi sono particolarmente legati.

Epoca austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sistema difensivo di Verona e Verona austriaca.
L'entrata principale dell'arsenale Franz Josef I

Verona fu sotto servitù militare per tutto il periodo in cui vi fu la dominazione austriaca, per cui lo sviluppo edilizio privato fu scarso, a fronte però di un grande sviluppo delle strutture militari. In particolare furono ricostruiti e potenziati tutti i bastioni (che erano stati semidistrutti dai francesi) e venne creata ex novo un'impenetrabile rete di forti, in particolare a ovest della città (rivolti verso il crescente stato sabaudo) e sul colle San Pietro. Uno degli edifici che può riassumere il pensiero architettonico asburgico è l'arsenale Franz Josef I, gigantesco complesso militare, con un perimetro di 392 metri per 176 metri, e munito di numerose torri di guardia; composto da nove edifici, sul lato maggiore si trova l'edificio di comando, internamente si trovano tre isolati destinati agli uffici amministrativi e progettuali, e ai loro lati trovano posto magazzini e scuderie. L'arsenale si ispira all'architettura tedesca, ma anche allo stile neogotico, stili fino ad allora lontani alla realtà veronese, tanto che vennero utilizzati in parte mattoni rossi nella costruzione, materiale molto utilizzato nell'epoca scaligera, in modo da non allontanare troppo lo stile architettonico da quello cittadino.

Simile all'arsenale nell'architettura è il Castel San Pietro, una caserma ispirata in parte ai castelli tedeschi. Nell'edificio erano presenti le camerate per l'esercito, alloggi e uffici per gli ufficiali, depositi e officine. Il piazzale davanti a castel San Pietro poteva essere utilizzato dall'artiglieria per colpire la città dall'alto in caso di guerra (o rivolta).

La Gran Guardia, iniziata dai veneziani e conclusa dagli austriaci

Due palazzi importanti, costruiti inizialmente a uso civile e per chiudere piazza Bra, anche se poi utilizzati dall'esercito asburgico, sono il palazzo della Gran Guardia e palazzo Barbieri, originariamente chiamato Palazzo della Gran Guardia Nuova. La costruzione del palazzo della Gran Guardia è stata molto lunga e travagliata, iniziata già nel XVII secolo. Nel 1848 i lavori erano ancora in corso, e furono fermati perché l'edificio venne utilizzato dall'esercito austriaco durante la prima guerra d'indipendenza. La Gran Guardia fu finalmente conclusa nel 1853. Grazie alla sua mole e alla sua forma è riuscita a tenere testa all'Arena, che si trova a poche decine di metri di distanza, oltre i giardini di piazza Bra. Palazzo Barbieri è un edificio in stile neoclassico progettato dall'ingegnere Giuseppe Barbieri; la sua costruzione iniziò nel 1836 e venne portata a termine nel 1848. Durante l'occupazione austriaca il palazzo fu adibito prevalentemente a usi bellici e solo dopo l'unione del Veneto al Regno d'Italia si scelse, per la sua importanza e la sua centralità, di destinarlo a sede degli uffici comunali.
Un altro palazzo degno di nota è il Palazzo Negri, di stile neoclassico e progettato dall'architetto Giannantonio Selva nel XVIII secolo.

Edificio molto importante è il Teatro Nuovo, inaugurato il 12 settembre 1846, con la rappresentazione dell'Attila di Verdi. Nel teatro si svolsero numerosi episodi di insofferenza verso il dominio austriaco: il primo, già all'inaugurazione del teatro, vide il veronese Vittorio Merighi comporre un sonetto patriottico dedicato alla prima donna dello spettacolo, che entusiasmò il pubblico. Questo fatto portò disagio alla polizia austriaca (che nemmeno si era accorta dell'accaduto), dato che il componimento riportava:

«Donna, il vento ora mugge, e la procella
gravida rota, e tuon freme che intima
ad Austria morte, e Italia a vita appella»

Alla chiusura della stagione teatrale vi fu una nuova dimostrazione. Merighi si beffò nuovamente della polizia: scrisse una nuova ode, praticamente un inno all'Italia personificata e contro lo Straniero, che codardo e maligno ha perenne sull'Italia il sogghigno. Il giornale di Verona, controllato dalla polizia austriaca, non poté negare l'accaduto, ma non spiegò nemmeno il vero motivo dell'entusiasmo e il contenuto dell'ode. Il 18 marzo 1848 giunse a Verona ad assistere a un dramma nel Teatro Nuovo addirittura il viceré del Regno Lombardo-Veneto, e la polizia, per creare consenso, divulgò la voce che era venuto a portare vantaggi alla città. Lo stesso giorno arrivò la notizia che Vienna stava insorgendo, che Metternich era fuggito, e l'imperatore Ferdinando I aveva dovuto concedere la Costituzione. L'annuncio si sparse per Verona, e la cittadinanza si radunò al Teatro Nuovo durante lo spettacolo. Le cronache raccontano di un vero delirio, e di una folla festosa e inneggiante all'Italia e a Pio IX. Il teatro venne per questo chiuso sino alla fine del 1849.[79]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona

Del periodo antico e medievale sono presenti solo calcoli approssimati circa la popolazione residente nella città di Verona: si è stimato che la popolazione nella Verona del I secolo d.C. si attestava sui 25.000 abitanti, scesi poi ai circa 10.000 abitanti nella Verona dei primi anni 1000. Dati certi si hanno invece a partire dal 1472: questi mostrano come la crescita della popolazione, invece di seguire uno sviluppo regolare nel tempo, procedette attraverso sbalzi intermittenti con aumenti e cali (anche repentini) del numero di abitanti. Le cause principali di queste oscillazioni sono le calamità che colpirono la città (malattie, esondazioni dell'Adige), le guerre e le depressioni economiche.[80]

A partire dal 1472 vi furono principalmente due momenti in cui avvenne un drastico e repentino calo della popolazione. Tra il 1501 e il 1514, quando la popolazione scese da 50.084 abitanti a 31.184 abitanti,[81] con un calo del 37,7% della popolazione, a causa della pestilenze (1511 e 1512) e delle pesti (1510 e 1511) che colpirono in quegli anni la città.[82] Ancora maggiore fu il calo dopo l'ultima grande peste che colpì l'Italia settentrionale nel 1630:[82] se nel 1630 Verona contava 53.036 abitanti, solamente l'anno successivo la popolazione era scesa a 20.987 abitanti, con un calo del 69,4% della popolazione.[81]

Verificando i dati raccolti durante i censimenti generali sulla popolazione residente a Verona si può osservare che dal 1871 (anno del primo censimento nel Veneto) fino al 1936 (unico anno in cui vi è un censimento intermedio) la popolazione cresce abbastanza stabilmente, mentre a partire dalla fine della seconda guerra mondiale vi è stato un rapidissimo incremento della popolazione, che passa dalle 178.415 unità del 1951 alle 266.205 unità del 1971, con una crescita di quasi il 50% in soli venti anni. Dal 1971 al 2001 vi è stata invece una leggera flessione, e la popolazione residente è scesa a 253.208 abitanti (contemporaneamente però vi fu una grande crescita della popolazione residente nei comuni a ridosso di Verona).

Abitanti censiti

Abitanti censiti[83]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Come molti altri centri dell'Italia settentrionale, nel XXI secolo Verona è diventata una città multietnica con una presenza significativa di cittadini provenienti dall'estero: il 31 dicembre 2014 risiedevano 37.578 stranieri, che quindi rappresentavano il 14,5% della popolazione totale.[84] Al 31 dicembre 2017 i cittadini stranieri residenti erano 35.639 (16.795 maschi e 18.844 femmine), in diminuzione rispetto al 31 dicembre 2014, del -5,2%. Sul totale della popolazione residente, gli abitanti di cittadinanza straniera erano il 13,9%.

Le nazionalità maggiormente rappresentate al 31 dicembre 2017 erano:[85]

  1. Romania 8 991
  2. Sri Lanka 6 952
  3. Moldavia 3 092
  4. Nigeria 1 887
  5. Cina 1 727
  6. Marocco 1 591
  7. Albania 1 573
  8. India 802
  9. Ghana 780
  10. Pakistan 643

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto veronese e Lingua veneta.

Nella Biblioteca capitolare è custodito uno dei primissimi scritti che attestano gli inizi del nostro volgare e del dialetto locale: l'indovinello veronese (IX secolo), ritenuto il primo testo in lingua volgare romanza.[86]

Quello di Verona è un dialetto della lingua veneta, come tutti i dialetti del nord Italia, derivato dalle parlate galloromanze come volgarizzazione del latino.[87] Il sostrato celtico preistorico, moderato dall'influenza del latino classico, ritornò a manifestarsi con il declino e la caduta dell'Impero romano d'Occidente, poi con la presenza franca e nel tardo medioevo, con l'opera dei trovatori provenzali e dei loro imitatori locali (XIII secolo). Uno dei primi esempi di produzione letteraria in volgare veronese è costituito da due poemetti in versi alessandrini, il De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalemi celesti, composti da un frate francescano detto Giacomino da Verona.[88][89]

Terra di conquista (come tutto il Nord Italia) e sulla principale via di comunicazione con la Germania, il veronese ha subito nei secoli soprattutto l'influenza tedesche (dominazione asburgica) e un'influenza francese breve, ma apportatrice di molte novità, nell'epoca napoleonica (dominazione napoleonica).[90] Nel corso del Novecento la produzione poetica in dialetto veronese ha ricevuto nuova linfa grazie all'opera di poeti come Berto Barbarani e Tolo da Re.

Solitamente il veronese è classificato come una variante del veneto, di cui condivide molte strutture grammaticali, come il pronome clitico obbligatorio (lu el dise, mentre in italiano è lui dice); tuttavia, a causa della peculiare collocazione geografica al confine tra Veneto e Lombardia, esso ha assorbito sia elementi veneti che lombardi, e si discosta perciò significativamente sia dalle parlate bresciane e mantovane a ovest, sia da quelle vicentine e padovane a est (con le quali è comunque altamente intelligibile), sia da quelle trentine a nord come da quelle rodigine a sud (che, ancorché venete, risentono per l'Alto polesine, cioè la zona posta tra il veronese ed il ferrarese, dei periodi di dominio ferrarese, oltre che della stretta vicinanza con la città di Ferrara).

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Folclore veronese.

L'aretino Giorgio Vasari scrisse nel suo trattato Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori che si come è vero che la città di Verona, per sito, costumi, ed altre parti è molto simile a Firenze, così è vero che in essa, come in questa, sono fioriti sempre bellissimi ingegni in tutte le professioni più rare e lodevoli. La città veneta venne vista dal Vasari come città simile alla sua Firenze dal punto di vista geografico, in quanto ambedue poste tra collina e pianura, urbanistico, entrambe infatti divise in due da un fiume, ma soprattutto per costumi, fioritura artistica e vivacità intellettuale. Egli vide nella città, romanica, gotica, ma anche classica e monumentale, il contraltare all'egemonia veneziana, ed effettivamente notevoli sono le differenze tra Verona e Venezia nonostante il dominio di quest'ultima sia durato nella città scaligera per ben quattro secoli: l'arte e l'architettura veneziana fanno pensare all'Oriente ortodosso, a delle origini bizantine e quindi greche, mentre Verona, distante solamente un centinaio di chilometri, colpisce per le mastodontiche chiese romaniche e gotiche, espressione di un'arte occidentale.[91]

A Verona lavorarono nei secoli numerosi artisti, veronesi e non. Nel XII secolo lo scultore romanico Niccolò portò nella città una nuova arte, occidentale e romanza: è in questo periodo che si sviluppa la Verona romanica, mentre sotto la signoria scaligera la città sviluppò e mantenne a lungo un aspetto gotico e araldico, con uno stile che raggiunse la massima espressione nel Castelvecchio (e soprattutto nel suo monumentale ponte) e nelle arche scaligere. La civiltà pittorica veronese vide dal Trecento attivi artisti come l'Altichiero, e, nel Quattrocento, personalità come Stefano da Zevio, e soprattutto il Pisanello, uno dei massimi esponenti italiani del Gotico internazionale. Più tardi, durante il Rinascimento, lavorarono Domenico Morone e il figlio Francesco Morone, oltre all'eclettico Giovan Francesco Caroto e Girolamo dai Libri. L'arte veronese mantenne costantemente delle peculiarità che la rendono riconoscibile dall'arte portata da Venezia nei domini di Terraferma, grazie all'opera di artisti come il Veronese, Tiepolo, Alessandro Turchi, e più tardi Giambettino Cignaroli e Angelo Dall'Oca Bianca, tanto che è lecito parlare di una "scuola veronese".[92]

La città shakespeariana[modifica | modifica wikitesto]

«Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo, e l'esilio dal mondo vuol dir morte.»

(William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III[93])

Anche grazie a William Shakespeare Verona è oggi una città ampiamente conosciuta e ammirata nel mondo. Shakespeare non visitò mai Verona ma la conobbe attraverso scritti di Luigi da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello, che lo ispirarono per la sua opera più famosa, la tragedia di Romeo e Giulietta. Il Bardo aveva probabilmente un rapporto particolare con l'immagine che si era creato della città, tanto che è menzionata anche ne I due gentiluomini di Verona e La bisbetica domata.

Il famoso balcone fotografato dalla statua di Giulietta

Già il famoso poeta George Byron attesta l'importanza del ruolo avuto da William Shakespeare nel plasmare la fama della città nel mondo. Nelle sue lettere il poeta sottolineava come i veronesi sostenessero con ostinazione l'autenticità della storia di Romeo e Giulietta, d'altronde la rivendicazione della veridicità della leggenda e l'identificazione dei luoghi dove la vicenda si sarebbe svolta erano cominciate già molto tempo prima: il primo luogo a essere "riscoperto" fu la tomba dei due amanti, identificato nel Cinquecento in un sepolcro vuoto in marmo rosso veronese, nei pressi di un convento. Furono molti i nomi famosi che resero omaggio ai due amanti in questo luogo, tra cui Madame de Staël, Maria Luigia d'Austria, Heinrich Heine, Charles Dickens e lo stesso George Byron.[94] Le tomba venne spostata prima dall'orto del convento al chiostro e nel 1868 al coperto, ma la sua sistemazione definitiva si ebbe solo nel 1937 grazie all'opera di Antonio Avena: essa venne spostata all'interno di una loggia in romanico veronese che venne risistemata in chiave scenografica con l'utilizzo di due vani sotterranei trasformati in una cripta gotica.[95]

Contemporaneamente vi fu la sistemazione della casa di Giulietta, identificata in una casa medievale dotata dello stemma di un cappello, dimora della famiglia Capuleti, che Charles Dickens descrive nelle Pictures from Italy come un miserabile alberguccio. In effetti a seguito dei rimaneggiamenti sette-ottocenteschi risultava essere diventata una casa popolare a ringhiera, anche se la stretta facciata in cotto evocava ancora il Medioevo. Così Antonio Avena fece impiego di materiale di spoglio e andò a inserire un nuovo balcone costituito da un lastrone di marmo che era in stato di abbandono nel cortile del Castelvecchio. La spregiudicata opera di restauro fece diventare la casa di Giulietta nuova immagine simbolo di Verona, insieme all'Arena.[96]

L'ultimo luogo in ordine cronologico a essere riconosciuto è la casa di Romeo, la quale mostra ancora oggi intatta la sua natura e aspetto di casa fortificata, appartenuto ai Nogarola, amici fidati degli Scaligeri, e posto accanto alle arche scaligere, dove riposa anche Bartolomeo I della Scala, sotto il cui dominio si sarebbe svolta la vicenda secondo Luigi da Porto. Più che i singoli luoghi legati alla tragedia però è l'idea della splendente Verona medievale in cui si sarebbe svolta la vicenda di cui si sono innamorati turisti, spettatori e lettori, il cui profumo si respira ancora tra le strette e folcloristiche vie del centro.[97]

Sono comunque effettivamente esistite a Verona due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (o Cappelletti): i Montecchi, importanti mercanti veronesi, furono coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona nella fazione ghibellina, e la rivalità tra le due famiglie è documentata dal 1313 nella Divina Commedia,[98] con qualche secolo di anticipo dalle novelle di Matteo Bandello,[99] Luigi Da Porto[100] e William Shakespeare. Si ha invece conoscenza della presenza dei Capuleti fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nell'attuale casa di Giulietta, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell'arco nel cortile dell'edificio, dove, a inizio Novecento, è stato ricostruito il famoso balcone: quindi la casa di Giulietta è la reale casa dei Capuleti.[47]

La città marmorina[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Madonna Verona con il piedistallo portante la frase Marmorei Verona

Già il Versus de Verona insiste sull'ampio uso della pietra nell'arredo urbano, uso che sta alla base della motivazione per cui nel Medioevo Verona venne detta Marmora o Marmorina, denominazione che compare già all'inizio del XIII secolo nel poema franco-veneto Uggeri il Danese. L'appellativo trae origine dai numerosi edifici e monumenti in pietra, costruzioni che negli stranieri dovevano suscitare una certa soggezione o impressione:[101] l'Arena di Verona, il teatro romano, le porte Borsari e Leoni, l'arco dei Gavi, l'arco di Giove Ammone (oggi non più presente, poiché è andato distrutto nel XVII secolo), e numerosi edifici romani che fino al XV secolo sono stati in parte conservati, ma anche i palazzi costruiti da Teodorico da Verona o in epoca comunale.[102]

Nel poema De Scaligerorum origine di Ferreto dei Ferreti compare l'appellativo marmoris urbs, mentre Cangrande I della Scala viene anche chiamato marmoreus dux. Nello stesso periodo, nel trattato Delle rime volgari di Antonio da Tempo Verona viene indicata come vicus Marmoris. Giovanni Boccaccio fa svolgere buona parte della storia d'amore di Florio e Biancifiore (protagonisti del Filocolo) nella città di Marmorina, nome che dà a Verona, di cui fornisce vari elementi per identificarla.[103]

In particolare, durante la Signoria di Cansignorio della Scala, l'appellativo di marmorea divenne simbolo della città.[104] Simbolo maggiore divenne la fontana di Madonna Verona (in realtà una statua romana), eretta nel 1368: la parte inferiore del piedistallo è formato da quattro teste coronate con le rispettive iscrizioni, di cui una ancora decifrabile, nonostante l'usura del tempo: (MAR)MOREI VERONA. Due anni dopo lo scaligero fece sopraelevare la torre del Gardello collocandovi il primo orologio pubblico cittadino. Presso la torre è visibile un'epigrafe:

«Tempore, marmoream
quo Cansignorius urbem rexit
lege pius, turrim distinxit et horas.
Scaliger, aeternis titulis qui digna peregit,
bis septem lustris anni in mille trecentis.»

E sempre opera di Cansignorio fu il ponte delle Navi, in cui un'iscrizione ricordava la paternità (il ponte originale è andato distrutto) e che egli aurea marmoree genti qui secula duxit, ovvero che ricondusse al popolo marmoreo il secolo d'oro: alla sua morte aveva lasciato una città di marmo.[105]

Visitatori illustri[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Mozart durante la sua tournée a Verona

Importante è il ruolo anche dei visitatori o delle persone che su Verona hanno espresso pareri o giudizi sia buoni sia cattivi. Oltre al già citato William Shakespeare, molti sono i non veronesi che hanno parlato di Verona o vi hanno vissuto temporaneamente. Dante Alighieri, durante il suo esilio da Firenze, si trattenne a Verona più volte e fu ospite di Cangrande I della Scala, rimanendo profondamente colpito dalla sua personalità, tanto da dedicare a Cangrande il suo Paradiso. Altri visitatori illustri furono Goethe, che visitò la Galleria di San Giorgio e rimase colpito dall'animazione della vita cittadina;[106] Lord Byron, che si commosse visitando il sepolcro di Giulietta, e Charles Dickens che ne fu invece deluso.[107] Wolfgang Amadeus Mozart suonò quattordicenne all'Accademia Filarmonica e nella chiesa di San Tomaso Cantuariense, sul cui organo lasciò incise con il temperino le proprie iniziali. Stendhal, Paul Valéry, Heinrich Heine, Madame de Staël, Carducci e molti altri soggiornarono a Verona, specialmente durante il XVIII e il XIX secolo, quando la città era una delle mete del Grand Tour.

Uno degli ospiti più famosi è il direttore d'orchestra, clavicembalista e organista olandese Ton Koopman. Lo scrittore inglese Tim Parks dal 1981 vive nelle immediate vicinanze di Verona ed ha descritto in una sua opera (Questa pazza fede) la sua passione per la squadra cittadina dell'Hellas Verona. Nel 2008 gli è stata anche conferita la cittadinanza onoraria.[108]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

A Verona sorgono numerose scuole, per poter far fronte alla grande richiesta della cittadinanza, non solo del comune, ma dell'intera provincia. Meritano menzione la coppia dei licei scaligeri per antonomasia: il Liceo Ginnasio Statale Scipione Maffei, il più antico liceo d'Italia in attività,[109] e il Liceo Scientifico Statale Angelo Messedaglia, nonché il celebre e antico Educandato agli Angeli.[110]

Il primo è stato fondato per decreto napoleonico il 14 marzo 1807, il liceo iniziò la sua attività nel 1808, ma in realtà era operante già dal 1805 con il nome di Regio Liceo.[111] Particolarmente ampia è la biblioteca, risalente all'epoca napoleonica quando fu costituita con i volumi sequestrati con gli editti imperiali ai conventi. Tali opere sono ancora oggi conservate all'interno della biblioteca e a esse si sono aggiunte nel passare del tempo altre 20.000 opere di ogni genere ed epoca. Sono presenti incunaboli, cinquecentine, seicentine, settecentine, il Fondo risalente alla fondazione, il Fondo risalente all'Unità d'Italia, il Fondo del XX secolo e le ultime acquisizioni.

Il secondo è stato istituito nel 1923, in seguito alla riforma Gentile, ed è stato intitolato all'economista e uomo politico veronese Angelo Messedaglia, deputato del Parlamento del regno d'Italia tra il 1866 e il 1882, e presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei fino alla morte. Il liceo è stato per lungo tempo l'unico liceo scientifico di tutta la provincia di Verona, ed ha formato quindi generazioni di professionisti e di intellettuali.

Il terzo vanta di essere la seconda più antica istituzione scolastica cittadina, già sede di un convento fino al 1812 e in seguito, trasformato nel più antico educandato statale del Paese, ancora in funzione. Statalizzato a partire dagli anni 1980, accoglie dal 1994 alcune sezioni di liceo classico europeo, oltre allo storico indirizzo di liceo classico e alle recenti innovazioni (liceo scientifico dal 2010 e liceo coreutico dal 2014).[112]

Università, accademie, biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Il Polo Zanotto, centro polivalente dell'Università di Verona

Una prima forma di Università a Verona si ha nell'825, quando Lotario, con il capitolario di Olona, fonda un istituto superiore di cultura che accoglieva studenti veronesi, mantovani e trentini, ma solo nel 1339 papa Benedetto XII concesse alla città, tramite bolla papale, i privilegi universitari, e quindi la fondazione di una scuola universitaria.[113] Nel 1440 vennero istituite le Scuole Accolitali presso il Duomo, una scuola di musica e lettere per il clero, a cui si affiancarono poi l'Accademia Filarmonica e l'Accademia degli Incatenati, le quali fecero della città una capitale della musica europea del Cinquecento.[114]

Nel Settecento furono istituite le più importanti biblioteche di Verona, la Biblioteca capitolare e la Biblioteca civica, e nello stesso periodo nacquero l'Accademia di Agricoltura, con il compito di dare slancio all'economia veronese,[115] e l'Accademia dei Pittori di Verona, fondata e poi dedicata allo stesso Giambettino Cignaroli. Nell'Ottocento fu costituita la Società Letteraria, importante centro di cultura, e venne istituito il Museo Civico, che ebbe inizialmente come sede il palazzo Pompei.

L'Università di Verona, nata il 10 gennaio 1959 con il nome di Libera Università di Economia e Commercio, affonda quindi le sue radici su questo terreno. Grazie alla fusione con l'ateneo patavino si aggiunsero un corso in lingue e letterature straniere, la facoltà di magistero e la facoltà di medicina. Nel 1982 l'Università di Verona divenne nuovamente un organismo autonomo, e oggi conta diverse facoltà: economia, medicina e chirurgia, scienze matematiche, fisiche e naturali, giurisprudenza, scienze della formazione, lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, e scienze motorie. Oggi Verona si presenta così come terzo polo universitario del Veneto, dopo Padova e Venezia.[116] All'Università di Verona appartiene la Biblioteca Arturo Frinzi.

In città ha sede il conservatorio statale di musica dedicato a Evaristo Felice Dall'Abaco, presente in città come istituzione musicale fin dal 1878.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono stati numerosi personaggi che con la loro impronta sono andati a determinare la configurazione museale odierna di Verona. Di grande importanza Scipione Maffei che diede l'avvio alla museologia europea con la sua raccolta di lapidi ed epigrafi che verranno raccolte nel museo che prende il suo nome, il museo lapidario maffeiano, situato a lato del teatro Filarmonico.[117]

Antonio Avena fu un altro grande personaggio, portò all'acquisizione del teatro romano, e quindi all'istituzione del museo archeologico al teatro romano, alla sistemazione di Castelvecchio, in cui preparò il primo allestimento del museo di Castelvecchio, all'acquisizione del palazzo Forti, in cui trovò quindi posto la galleria d'arte moderna Palazzo Forti, e l'istituzione del museo degli affreschi Giovanni Battista Cavalcaselle.[118] Di primaria importanza il museo civico di Castelvecchio, che subito divenne punto di riferimento nel sistema museale di Verona, ancor più dopo il recupero realizzato dal famoso architetto Carlo Scarpa, che fece di Castelvecchio una delle più pregevoli e conosciute realizzazioni museografiche del secondo dopoguerra.[119]

Un rilievo particolare ha assunto Verona per quanto riguarda le raccolte naturalistiche, infatti è l'unica città europea a poter vantare una tradizione ininterrotta in tale ambito fin dal Cinquecento, quando furono raccolte varie collezioni private nel primo museo a carattere naturalistico che si conosca, poi confluite nel museo civico di storia naturale.[119] Vi è poi il museo Miniscalchi-Erizzo, un palazzo-museo donato dall'omonima famiglia nobile veronese, in cui sono esposti dipinti, mobili, porcellane, vetri veneziani, armi, armature ed altri piccoli ma preziosi oggetti.[120] Da ricordare anche il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, il museo africano, il museo canonicale ed il museo ferroviario di Porta Vescovo. Nel 2012 è invece stato aperto il primo museo in Italia dedicato all'opera lirica: l'AMO, ovvero ArenaMuseOpera.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano storico di Verona è L'Arena, uno dei quotidiani più antichi d'Italia, essendo stato fondato nel 1866, pochi giorni dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Dal 2004, come inserto del Corriere della Sera, è pubblicato in tutta la provincia anche il Corriere di Verona, presente in realtà già dal 2002 come edizione locale del Corriere del Veneto. A Verona viene anche pubblicata la rivista Nigrizia, la più antica rivista italiana dedicata all'Africa.[121] Verona Fedele è il settimanale edito della Diocesi di Verona, fondato nel 1872.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

La prima emittente radiofonica di Verona è stata Radio Verona, nata nel 1975, che da molti anni ha tra i programmi di punta le radiocronache degli incontri di calcio dell'Hellas Verona di Roberto Puliero,[122] noto comico, attore e regista teatrale veronese. La radio veronese più seguita è stata comunque Radio Adige, fondata nel 1976 e chiusa il 1º luglio 2017, che offriva una programmazione incentrata sull'informazione locale e sugli eventi sportivi, oltre che sulla musica leggera.[123]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

A Verona sono presenti inoltre due emittenti televisive. Telenuovo (prima emittente di tutto il Veneto per ascolti[124]), nata a Verona nel 1979, offre una produzione a carattere quasi esclusivamente giornalistico: telegiornali, politica locale, rubriche di approfondimento, economia, sport, dirette di eventi. Collabora con Telenuovo anche il calciatore Preben Elkjær Larsen, giocatore di punta dell'Hellas Verona nell'anno dello scudetto.[125] Anche l'altra emittente televisiva locale, TeleArena, nasce nel 1979. TeleArena ha il suo punto forte nell'informazione locale e nell'informazione sportiva, con gli appuntamenti domenicali di telecronaca in diretta delle partite dell'Hellas Verona e del ChievoVerona.[126]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La torre dei Lamberti con i vessilli civici e veneti durante la commemorazione delle Pasque Veronesi

Verona ospita un gran numero di eventi e manifestazioni internazionali; l'evento più conosciuto in assoluto è il Festival lirico areniano, che si tiene ogni estate, ormai dal lontano 1913, quando il festival venne inaugurato con l'Aida di Giuseppe Verdi, per celebrare il centenario della nascita dell'artista, e nella città accorsero persone da tutto il mondo. Sempre nell'Arena si tengono in estate numerosi concerti.

Altro importante ciclo di spettacoli è l'Estate teatrale veronese, che si tiene ogni anno nella cornice pittoresca del teatro romano di Verona. La prima serata dell'Estate teatrale veronese si tenne la sera del 26 giugno 1948, e tra il pubblico spiccavano personalità come il presidente della Repubblica Luigi Einaudi e il sottosegretario Giulio Andreotti. La prima rappresentazione avvenne, ovviamente, sotto il segno di Romeo e Giulietta. Dagli anni sessanta e settanta si svolgono anche spettacoli di danza, con compagnie di tutto il mondo, e la serie di serate Verona Jazz, con la presenza di importanti band jazz.

Importante festival è anche Schermi d'amore, nato nel 1996 (ma derivato dal Festival del cinema di Verona, che si è svolto dal 1969 al 1995), dedicato al cinema melodrammatico. La città di Romeo e Giulietta ospita questa rassegna che presenta retrospettive e anteprime di melodrammi e film sentimentali, ed è riconosciuta anche a livello internazionale per il lavoro di ricerca sul mélo cinematografico.

Festival nato recentemente è invece Tocatì (2003), organizzato dall'Associazione Giochi Antichi, che ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio della cultura tradizionale, a partire dal gioco, e comprende anche espressioni come il cibo, la musica e la danza tradizionali. Il centro storico di Verona in occasione dell'evento si presenta libera dal traffico automobilistico, per rendere la città più sicura per i bambini, che sono i veri protagonisti del festival. Nel 2006 Verona ha ospitato il 5° Festival della coralità veneta.

Inoltre nel 2008 è rinato il Palio di Verona, o più propriamente il palio del drappo verde, un palio istituito 800 anni prima e che rappresenta quindi la corsa podistica più antica del mondo.[127] Esso è stato ripreso per festeggiare l'anniversario della sua nascita con la 591a edizione.

Dal 1981 nella città si tiene il Festival di cinema africano di Verona festival cinematografico internazionale dedicato al continente africano.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica di Verona.
Verona nei secoli
Periodo romano repubblicano
Periodo romano imperiale
Periodo romano-germanico
Periodo comunale
Periodo scaligero
Periodo visconteo
Periodo veneto
Periodo austriaco

L'urbanistica di Verona fonda le proprie origini nella città romana, di cui conserva il tessuto urbano. Verona si sviluppa in diversi periodi: si possono distinguere il centro storico medievale, in cui sorgono però anche palazzi più recenti (rinascimentali, settecenteschi e ottocenteschi), i quartieri di Veronetta e San Zeno interamente composti di edifici di epoca basso medievale, alcune zone esterne alle mura in cui sono sorte ville e palazzi in stile barocco, la zona industriale di Borgo Roma sorta a cavallo tra Otto e Novecento, e infine la città moderna che è sorta senza intaccare questo tessuto.[128]

Verona può vantarsi di avere ancora ben cinque cinte murarie costruite in epoche diverse e ancora visibili:

Durante la dominazione romana a Verona furono costruite due cinte murarie, una di epoca tardo repubblicana e meno conosciuta, e una più conservata e conosciuta, le cosiddette mura di Gallieno, costruite su ordine dell'imperatore Gallieno nel 265 per difendere la città dagli Alemanni.[129]

La cinta repubblicana era lunga più di 900 metri, e aveva un segmento orientato in direzione nordovest-sudest e l'altro orientato in direzione nordest-sudovest, in cui si aprivano rispettivamente porta Borsari e porta Leoni. All'interno di Verona si sviluppò il Foro, corrispondente all'odierna piazza delle Erbe, ai lati del quale si trovavano il Campidoglio, la basilica e vari edifici pubblici.[130]

Nell'XI secolo venne ampliata da Arduino d'Ivrea la cinta muraria del colle verso oriente, per meglio difendersi dall'imperatore Enrico II.[131] Tra il 1194 e il 1224 venne costruita la cinta comunale a sud della città, lungo una depressione naturale, che venne poi utilizzata come fossato. In seguito il ghibellino Ezzelino da Romano restaurò la cinta muraria, e ne costruì una più robusta tre metri più all'interno.

Mura settentrionali di Verona, costruite dagli Scaligeri e riammodernate prima dai veneziani e infine dagli austriaci nell'Ottocento

Alberto I della Scala fece allargare il percorso delle mura a oriente e settentrione, rafforzandole di numerose torri di guardia. Poco tempo dopo, Cangrande fece costruire delle enormi opere militari: venne fortificata la parte settentrionale, con una cinta muraria comprendente ben ventiquattro torri e quattro porte, e, praticamente in contemporanea, ampliò verso la campagna le mura a sud, creando il tracciato che oggi seguono le mura austriache di Verona.[132]

Tra il 1509 e il 1517 Verona venne assoggettata da Massimiliano I, e al loro ritorno i veneziani decisero di rinnovare le mura di Verona: i primi lavori iniziarono nel 1523, con l'abbattimento delle mura scaligere meridionali, al cui posto sorsero alcuni bastioni e rondelle.[133]

Con l'arrivo degli austriaci a inizio Ottocento, le mura subirono numerosi interventi. I primi interventi alle difese si ebbero dal 1830 fino al 1840, quando vennero ripristinati i bastioni e furono costruiti numerosi forti, dando vita a una rete di fortificazioni molto estesa.[134]

Dopo la prima guerra di indipendenza del '48-'49 gli interventi divennero ancora più complessi, soprattutto sul fronte occidentale, dove stava crescendo il pericoloso regno di Sardegna. Dal 1848 al 1852 venne costruita la prima cerchia di forti: Chievo, Croce Bianca, San Zeno, San Massimo, Fenilone, Santa Lucia, forte Palio, Porta Nuova, il forte Spianata, la torre Tombetta e forte Santa Caterina.[135]

Successivamente venne aggiunta una seconda cintura più esterna: Forte Cà Bellina, Parona, Lugagnano, Dossobuono, Azzano, Tomba, San Michele e Forte Cà Vecchia.[136] Nel 1859 l'Austria perse la Lombardia a favore del futuro regno d'Italia, così decise di creare un'intera regione fortificata, il cosiddetto quadrilatero.[137]

Durante i cinquant'anni di dominazione austriaca vennero costruiti edifici importanti come palazzo Barbieri, l'arsenale Franz Josef I, la stazione ferroviaria di Porta Vescovo e il cimitero monumentale e diversi altri edifici, principalmente grandi caserme, come ad esempio la caserma Passalacqua, dotata di raccordo ferroviario, silos e forni per cucinare il pane (utilizzata in parte dall'Università, in parte in attesa di destinazione.[138]

Fino all'Ottocento la città è cresciuta stretta tra le mura magistrali, ma con l'arrivo del nuovo secolo e dell'industrializzazione Verona cominciò lentamente a perdere il ruolo di fortezza che gli era stato affibbiato. I primi quartieri moderni di Verona a nascere furono Borgo Trento, nato nella prima ansa che l'Adige forma nella città, e Borgo Roma a sud, dove sono nate le prime industrie. Gli altri quartieri cominciarono a svilupparsi invece dopo la seconda guerra mondiale, senza andare a intaccare il tessuto urbano storico, ma crescendo negli spazi ancora liberi.[139]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel veronese trovano luogo numerosi distretti produttivi, a evidenziare la polisettorialità che contraddistingue l'economia provinciale e cittadina, la quale si divide equamente tra industria, commercio, artigianato, servizi, agricoltura (in particolar modo nella provincia) e turismo.

L'economia del territorio veronese è costituita soprattutto da piccole-medie imprese, anche se non mancano grandi industrie, per le quali l'interporto di Verona gioca un ruolo cruciale nello smistamento del commercio internazionale.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il settore vitivinicolo è considerato il più importante del comparto agroalimentare veronese, basti considerare che, a livello provinciale, ben il 40,5% delle aziende agricole si dedica alla coltivazione dell'uva da vino. I vigneti veronesi sono altamente specializzati verso la produzione di qualità, tanto che Verona dispone di dieci vini DOC e tre DOCG, tra l'altro ben differenziati tra di loro grazie all'utilizzo di vitigni autoctoni. Il valore della produzione della città di Verona rispetto a quella provinciale nel suo insieme è circa del 15%.[140]

Pure il settore ortofrutticolo rappresenta una realtà importante, coinvolgendo un gran numero di imprese del settore primario (in particolar modo nella provincia) e numerose imprese che si dedicano alla lavorazione, alla conservazione e alla commercializzazione dei prodotti (soprattutto in città). La forza di questo comparto si deve in particolar modo alla sua organizzazione (di produttori, di trasformatori, del commercio e dei mercati) e alle infrastrutture.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Notevole fama ha il mobile classico del basso veronese, la cui attività produttiva è caratterizzata dalla presenza di piccole e piccolissime imprese di tipo artigianale, molto differenziate tra di loro e che ricorrono a subfornitori specializzati per le varie fasi produttive. Questa tecnica artigianale e capacità artistica forniscono un forte vantaggio sulla concorrenza veneta e italiana. Circa il 5% di queste imprese hanno spostato la loro produzione dal basso veronese al capoluogo, in particolar modo quelle che hanno bisogno di una manodopera meno specializzata e che ottengono vantaggi dalla maggior presenza di infrastrutture.[141] Verona è rinomata soprattutto per i laboratori di oreficeria, per la lavorazione dei metalli e la produzione di argenteria.[142]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'escavazione del marmo nel veronese ha origini molto antiche, come dimostrano i monumenti marmorei romani della città, realizzati in marmo Rosso di Verona e in marmo Rosa del Garda. Questo distretto produttivo si distribuisce tra Valpolicella, Lessinia e Valpantena, e in minor parte nel capoluogo (10% circa del valore della produzione). Il distretto industriale di Verona rappresenta il principale polo italiano per la lavorazione del marmo e del granito, ed è addirittura il più importante a livello mondiale per quel che concerne la produzione di agglomerati, ricoprendo l'80% della produzione mondiale. La lavorazione del marmo possiede qui una lunga tradizione e diffusione, ed ha generato importanti competenze e conoscenze, e quindi un'elevata qualità dei prodotti, anche se all'inizio del XXI secolo si è fatta sentire la competizione con nuove realtà, in particolare Cina, India, Brasile e Turchia.[143]

Il settore agroalimentare a Verona rappresenta un ramo economico molto importante, e coinvolge numerose aziende agricole, artigianali e (soprattutto nel capoluogo) industrie alimentari, le quali si occupano della produzione, lavorazione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione del prodotto alimentare, oltre alla formazione degli addetti al settore e alla ricerca. Particolarmente forte è l'export di carni e prodotti a base di carne, preparati e conserve di frutta e di ortaggi, prodotti lattiero-caseari e gelati. Tra le maggiori industrie alimentari e dolciarie ci sono quella capeggiata da Giovanni Rana e tre aziende che devono la loro fortuna soprattutto a un dolce tipico veronese, il pandoro, cioè Bauli, Paluani e Melegatti. In ambito conserviero, per la produzione di succhi di frutta, marmellate e semilavorati a base di frutta e verdura per l'industria è di grande importanza la Zuegg, che proprio a Verona ha uno stabilimento produttivo e la sede del gruppo.[144]

Importanti pure i distretti calzaturiero e della moda. Quello del calzaturiero, una scoperta degli anni novanta, si concentra soprattutto a Verona, Bussolengo e San Giovanni Ilarione, anche se la maggior parte delle aziende maggiori hanno ormai delocalizzato la produzione, passando da aziende produttrici a imprese terziarie. Il tessile-abbigliamento nel veronese manifesta alcune peculiarità: la forte specializzazione, che comporta la produzione di capi in corso di stagione, basati su prodotti che già hanno riscosso un certo successo sul mercato nazionale (questa scelta porta a minori investimenti nel campo della progettazione e a maggiori investimenti nell'organizzazione del lavoro). Altra peculiarità è la dimensione a carattere familiare delle aziende, che hanno quindi un'organizzazione snella che velocizza i tempi di adattamento in corso d'opera. Un'ultima peculiarità è il passaggio intermedio, nella distribuzione, attraverso il grossista.[145][146]

Gli ex magazzini generali nella zona industriale

A Verona e nel veronese numerose sono le aziende produttrici di macchine e apparecchi meccanici, in particolare specializzate nella produzione di bilance, macchine automatiche per la vendita e la distribuzione, macchine per le industrie chimiche, macchine per usi specifici, macchine per l'industria alimentare, macchine per la movimentazione e il sollevamento, macchine utensili e le attrezzature per la refrigerazione e ventilazione, macchine per l'industria della plastica e della gomma, per la stampa e la legatoria, fabbricazione di stampi, macchine per i settori agricolo ed estrattivo.[147]

Le attività legate alla stampa hanno a Verona origine nel 1472, quando venne stampato il primo libro. L'avviamento dell'industria della stampa e della carta avvenne invece tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, in particolare tappe fondamentali furono la fondazione delle Cartiere Fedrigoni nel 1888 e l'avvio dell'attività di Arnoldo Mondadori nel 1917, che già nel 1921 inaugura un grande stabilimento, che si sviluppa ulteriormente negli anni settanta e ottanta. Il distretto, fortemente concentrato in città e nei suoi dintorni, si configura oggi come un sistema complesso d'imprese grandi, medie e piccole, queste ultime eccellenti in segmenti specifici. Oltre a questo tipo di aziende sono presenti oggi anche operatori della comunicazione visiva.[148]

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata principale della Fiera di Verona

Molto importante il settore bancario-assicurativo, con aziende di primo piano a livello nazionale, come la Cattolica Assicurazioni e il Banco Popolare, diventata la più grande banca popolare d'Italia grazie alla fusione tra il gruppo Banco Popolare di Verona e Novara con la Banca Popolare Italiana.

Le aziende veronesi del settore ICT, ovvero addette all'informatica, alla comunicazione e alla tecnologia, sono concentrate quasi totalmente in città, e sono costituite da numerose piccole e piccolissime aziende e da poche grandi aziende. Si tratta per la maggior parte di aziende fornitrici di servizi, e in minor parte fornitrici di apparecchiature elettroniche ed elettriche.[149]

Primissima importanza ha per Verona il complesso sistema di servizi logistici, di trasporto e di organizzazione dei trasporti in generale. In particolare questo distretto logistico si è sviluppato grazie al posizionamento all'interno del Quadrante Europa di operatori ferroviari privati e ai progetti di riorganizzazione da parte delle Ferrovie dello Stato, riconoscendo l'importanza dell'Interporto di Verona nel segmento del trasporto ferroviario e intermodale terrestre. Il sistema logistico veronese trova il soggetto di riferimento nello storico Consorzio ZAI.[150] L'interporto veronese è il più importante d'Italia, primato derivato da più aspetti: l'avere il maggior numero di addetti, essere al centro di tutte le principali infrastrutture di trasporto, offrire numerosi servizi, il possedere la dogana, avere all'interno 110 aziende.

Importante distretto espositivo è quello della Fiera di Verona, nata nel 1898, e ormai realtà internazionale. La fiera si tiene presso il complesso Veronafiere, nella zona industriale della città. Il complesso ha una superficie totale di 350.000 m², di cui 122.000 m² divisi tra 12 padiglioni, e ospita oltre 1.100.000 visitatori all'anno, molti provenienti anche dall'estero. Le principali manifestazioni fieristiche, tenute presso Veronafiere sono la Fieragricola, la fiera più antica, presente fin dal 1898, la Fieracavalli, Job&Orienta, dedicata all'orientamento, alla scuola, alla formazione e al lavoro, Marmomac, la più importante fiera internazionale del settore, e Vinitaly, una delle maggiori fiere vinicole mondiali, punto d'incontro degli enologi e degli amanti del vino.

A Verona, infine, sono presenti due ospedali, centri di eccellenza per molte discipline, il Policlinico Universitario "G. Rossi" e l'Ospedale Civile Maggiore.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Verona è un nodo autostradale in cui si intersecano l'A4 Milano-Venezia, con uscite a Verona Est e Verona Sud e l'A22 autostrada del Brennero, con uscita a Verona Nord.

Verona è inoltre raggiunta dalla Strada statale 434 Transpolesana, che la collega con Rovigo, dalla Strada statale 11 Padana Superiore che collega Torino a Venezia, dalla Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero che collega Pisa al passo del Brennero e dalla strada statale 62 della Cisa che collega Verona a Sarzana. La città è servita da un sistema di tangenziali:

Ferrovie e tranvie[modifica | modifica wikitesto]

Al nodo ferroviario di Verona affluiscono la ferrovia del Brennero, la linea Verona-Bologna la ferrovia Milano-Venezia, la ferrovia Verona-Mantova-Modena e la linea di interesse regionale Verona-Rovigo., tra le 13 maggiori stazioni italiane, principale impianto passeggeri, e da quella di Porta Vescovo, presso la quale sorge un importante impianto di manutenzione, nonché dalla stazione minore di Cà di David. La stazione di Parona, sulla linea del Brennero, risulta soppressa. I treni merci sono prevalentemente diretti al Quadrante Europa. Fra il 1889 e il 1959[151] era attiva la ferrovia Verona-Caprino-Garda, che aveva capolinea alla dismessa stazione di Porta San Giorgio.

Verona fu inoltre, in passato, al centro di un vasto sistema di tranvie extraurbane. Dall'area di Porta Nuova originava la tranvia Verona-Albaredo-Coriano in servizio fra il 1898 e il 1925,[152] interessata da un esperimento di trasporto integrato che prevedeva la costruzione di un grande porto fluviale sull'Adige, presso Albaredo. A Porta Vescovo trovava capolinea il sistema di tranvie che aveva nella linea Verona-Caldiero-San Bonifacio il tronco principale e che fu in esercizio fra il 1881 e il 1958.[153] Successivamente queste tranvie vennero rimpiazzate da linee filoviarie extra-urbane, il cui servizio si protrasse fino a tutti gli anni '80.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Autobus ATV a Porta Nuova

La mobilità urbana e interurbana di Verona è svolta con autoservizi gestiti dall'Azienda Trasporti Verona.

Fra il 1884 e il 1951, l'elemento centrale del sistema di trasporti scaligero era costituito dalla rete tranviaria, realizzata da due linee che consentivano di connettere, oltre a Borgo Trento, tutte le stazioni cittadine. Tra il 1937 e il 1975 la città era servita da una rete filoviaria. Completava il sistema di trasporti cittadino la funicolare di Castel San Pietro, inaugurata nel marzo 2017.

Il Comune è dotato di una rete di piste ciclabili,[154] e dal 2012 è attivo un servizio di bike sharing.[155]

È prevista l'attivazione di una nuova rete di filobus, che dopo alcuni scandali interni, può soddisfare la città con maggiore mobilità.[156]

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Lo scalo principale della città è l'aeroporto Valerio Catullo in località Villafranca di Verona. A nord del territorio comunale si trova l'aeroporto di Verona-Boscomantico, utilizzato per manifestazioni e voli turistici.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Verona ed Elezioni comunali a Verona.

Suddivisioni territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica di Verona.
Il territorio del comune di Verona suddiviso in circoscrizioni e quartieri

Amministrativamente il territorio comunale è ripartito in otto circoscrizioni amministrative.[157] A fini toponomastici e statistici sono suddivise a loro volta in 23 quartieri, ulteriormente ripartiti in zone omogenee (tra parentesi):

Circoscrizione 1 Centro storico

1. San Zeno (San Bernardino)
2. Città antica
3. Veronetta (Filippini - San Giovanni in Valle - Santo Stefano)
4. Cittadella (Valverde)

Circoscrizione 2

10. Borgo Trento (Arsenale)
11. Valdonega (San Mattia)
18. Ponte Crencano
30. Avesa
38. Parona (Saval di Parona)
39. Quinzano (Saval di Quinzano)

Circoscrizione 3

16. Borgo Milano (Borgo Nuovo, Chievo, Navigatori, Porta Nuova, San Procolo, Spianà, Stadio)
37. San Massimo (Basson, Croce Bianca, La Sorte)

Circoscrizione 4

15. Santa Lucia (Madonna di Dossobuono, ZAI)
17. Golosine

Circoscrizione 5

14. Borgo Roma (Palazzina, Pestrino, Polidore, Primo Maggio, Tomba, Tombetta, ZAI)
36. Cadidavid (Fracazzole, Genovesa, La Rizza, Sacra Famiglia)

Circoscrizione 6

12. Borgo Venezia (Biondella, Fincato, Santa Croce, Borgo Trieste, San Felice Extra)

Circoscrizione 7

13. Porto San Pancrazio
35. San Michele (Casotti, Frugose, Madonna di Campagna, Mattozze, Molini)

Circoscrizione 8

31. Quinto (Marzana, Poiano)
32. Santa Maria in Stelle (Sezano, Novaglie)
33. Mizzole (Trezzolano, Cancello, Moruri, Pigozzo)
34. Montorio (Ponte Florio)

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Verona è gemellata con le seguenti città:[158]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il Bentegodi, stadio principale della città
Calcio
Dalla stagione 2018-2019 la città è stata l'unica in Italia ad avere ben 3 squadre nelle prime 3 serie professionistiche: l'Hellas Verona (che ha vinto uno scudetto nel 1984-1985) in Serie A, il ChievoVerona in Serie B e la Virtus Verona in Serie C. Le prime due disputano le gare casalinghe e il derby cittadino allo stadio Marcantonio Bentegodi, mentre la Virtus gioca nel proprio quartiere di Borgo Venezia nell'impianto di calcio del centro sportivo Mario Gavagnin-Sinibaldo Nocini. Alle prime tre squadre già citate va aggiunta l'Audace, che tra gli anni '30 e gli anni '70 disputò diversi campionati di Serie C.
Nel calcio femminile, la città è rappresentata in Serie A dal Verona Women, che nel passato ha vinto cinque scudetti, tre Coppe Italia e quattro Supercoppe italiane. Gioca allo stadio Aldo Olivieri. Nel passato, ma non più attivi, sono stati ai vertici del campionato, vincendolo, anche il Foroni Verona (due scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe) e il Verona Günther, prima società veneta a conquistare il titolo italiano.
Fotografia scattata durante i campionati del mondo di ciclismo su strada a Verona, sulla salita che porta alle Torricelle
Ciclismo
A Verona si sono disputate due edizioni del campionato del mondo di ciclismo su strada, nel 1999 e nel 2004.:
La città ha inoltre ospitato la conclusione di cinque tappe del Giro d'Italia:
nel 1984 la 20ª tappa vide la vittoria di Francesco Moser; nel 1997 la 17ª tappa fu vinta da Mirco Gualdi; nel 2007 il comune ha ospitato l'arrivo dalla 20ª tappa a cronometro individuale che ha visto la vittoria di Paolo Savoldelli; nel 2010 si svolse la tappa conclusiva del 93º Giro d'Italia, anch'essa a cronometro individuale che ha avuto luogo al colle delle Torricelle con il traguardo all'interno dell'Arena. La tappa è stata vinta dallo svedese Gustav Larsson. Infine la città ha ospitato l'ultima tappa dell'edizione numero 102 del Giro nel 2019, frazione a cronometro sul circuito delle Torricelle con arrivo all'Arena, vinta dallo statunitense Chad Haga e che ha incoronato vincitore finale della corsa rosa l'ecuadoriano Richard Carapaz.[159]
Tra i ciclisti legati a Verona, si citano Damiano Cunego, Davide Rebellin, Davide Formolo, Paola Pezzo e Giovanna Bonazzi.
Canoa
A Verona è presente la società canoistica Canoa Club Verona, fondata nel 1963, detentore di numerosi scudetti. Dal 2004 organizza una maratona di canoa tra le più importanti in Italia, in collaborazione con il Canoa Club Pescantina.
Pallacanestro
Verona ha una squadra di pallacanestro, la Scaligera Basket Verona, che ha raggiunto ottimi risultati negli anni novanta del XX secolo quando era in serie A. Riuscì a conquistare una Coppa Italia nel 1991, una Supercoppa italiana nel 1996 e una Coppa Korać nel 1998. La società, fallita nel 2002 e rifondata nel 2007, milita attualmente in Serie A2.
l' AGSM Forum durante una partita di pallavolo
Pallavolo
In città ha sede una squadra di pallavolo maschile che milita in Serie A1, la BluVolley Verona, nata nel 2001 dalla fusione di due società. Ha vinto un campionato di Serie A2 e due volte la Coppa Italia di Serie A2 e la Challenge Cup nel 2016. Il Verona Volley Femminile era una società con sede a Verona e campo di gioco a Montichiari.
Rugby
Nel Comune ci sono due società di rugby: il CUS Verona Rugby, retrocessa in Serie A dal campionato di Eccellenza, e la West Verona Rugby Union, che disputa il campionato di serie C.
Football americano
Verona milita nel campionato di serie A2 di football americano con la squadra dei Redskins Verona, fondata nel 1981, che ha vinto il titolo italiano "Silver Bowl" nel 1986 e la squadra dei Mastini Verona nata nel 2005.
Hockey in line
In città è presente una squadra di hockey in line, il CUS Verona Hockey Sorci Verdi, che milita in serie A1 e disputa gli incontri al centro sportivo Avesani.
Pattinaggio
Verona è la città di Monica Lucchese, pluricampionessa nel pattinaggio corsa che vanta ventisei titoli italiani, venti europei, otto mondiali, due World Games e un record.[160]
Nuoto
Ha sede nel comune il Centro Federale di Alta Specializzazione Alberto Castagnetti della Federazione Italiana Nuoto,[161] uno tra i più importanti poli natatori d'Italia ed impianto d'allenamento per gli atleti della nazionale italiana di nuoto. Il centro dispone di piscine coperte e scoperte da 50 e 25 m e di una palestra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  92. ^ Baldassin Molli, pp. 12-13.
  93. ^ Si tratta di una citazione inesatta della traduzione di Giulio Carcano (Firenze, Le Monnier 1868) che recita No: più mondo non è, fuor delle mura / Di Verona: ma carcere di pene, / Ma tormento, ma inferno. Ahi! che l'esiglio / Da queste mura è l'esiglio dal mondo, / E l'esiglio dal mondo è morte!
  94. ^ Baldassin Molli, p. 215.
  95. ^ Baldassin Molli, p. 218.
  96. ^ Baldassin Molli, p. 220.
  97. ^ Baldassin Molli, p. 222.
  98. ^ Dante, che ben conosceva Verona, per essere stato a lungo ospite degli scaligeri, e che dedicò il "Paradiso" a Cangrande I° Della Scala cita le due famiglie "Vieni a veder Montecchi e Cappelletti... " come esempio negativo nel Purgatorio, canto VI, riga 106, http://world.std.com/~wij/dante/purgatorio/purg-06.html
  99. ^ Wikisource link to Novella IX La sfortunata morte di dui infelicissimi amanti che l’uno di veleno e l’altro di dolore morirono, con varii accidenti, in Tutte le opere di Matteo Bandello, Milano, A. Mondadori editore, 1943.
  100. ^ Nella dedica che precede il racconto, Luigi Da Porto scrive che la storia di Giulietta e Romeo sia stata da lui più volte udita. In particolare ricorda che la vicenda gli sia stata raccontata da un anziano arciere di Verona, tale Peregrino. http://www.veronissima.com/sito_italiano/html/giulietta-romeo-verona-daporto.html
  101. ^ V. Bertolini. Dalla "Marmorina" del Boccaccio all'appellativo di "città marmorea" dato a Verona nel Medio Evo. Verona, atti Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, 1967. s.VI, XVIII, pp.321-332.
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