San Pietro in Cariano

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San Pietro in Cariano
comune
San Pietro in Cariano – Stemma San Pietro in Cariano – Bandiera
San Pietro in Cariano – Veduta
Panorama di San Pietro in Cariano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Verona-Stemma.png Verona
Amministrazione
Sindaco Giorgio Accordini (lista civica) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 45°31′N 10°53′E / 45.516667°N 10.883333°E45.516667; 10.883333 (San Pietro in Cariano)Coordinate: 45°31′N 10°53′E / 45.516667°N 10.883333°E45.516667; 10.883333 (San Pietro in Cariano)
Altitudine 151 m s.l.m.
Superficie 20,24 km²
Abitanti 12 870[2] (31-5-2016)
Densità 635,87 ab./km²
Frazioni Bure, Castelrotto, Corrubbio, Pedemonte, San Floriano[1]
Comuni confinanti Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, Pescantina, Sant'Ambrogio di Valpolicella, Verona
Altre informazioni
Cod. postale 37029
Prefisso 045
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 023076
Cod. catastale I109
Targa VR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 439 GG[3]
Nome abitanti carianesi
Patrono san Pietro apostolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Pietro in Cariano
San Pietro in Cariano
San Pietro in Cariano – Mappa
Posizione del comune di San Pietro in Cariano all'interno della provincia di Verona
Sito istituzionale

San Pietro in Cariano (San Piéro in Carian in veneto[4]) è un comune italiano di 12 870 abitanti della provincia di Verona in Veneto. Situato in Valpolicella a circa 14 chilometri da Verona, il suo territorio si può definire di pianura pedemontana, con un'altezza compresa tra 250 m e 75 m. Il comune confina a nord con Marano di Valpolicella e Fumane, ad est con Negrar, a ovest con Sant'Ambrogio di Valpolicella, a sud con Pescantina e Verona. Dal 1929 viene aggregato con l'antico comune di Negarine. Oltre al capoluogo (con le località Bolcana, Cariano, Ossan, Paladon, San Francesco e Villa Girardi), è composto dalle frazioni di Bure (con Bure alto), di Castelrotto (con Casette, Cengia, Negarine e Borgo Nuovo), di Corrubbio (con San Martino, Sausto e Villa Angelina), Pedemonte (con Fontana, Nassar, Quar e Santa Sofia) e di San Floriano (con Lenguin, Semonte e Squarano).[5]

La zona ove oggi si trova il comune era anticamente (tra il V e il IV secolo a.C.) abitata dalla popolazione degli Arusnati che si mescolò successivamente con i romani che qui arrivarono intorno al II secolo a.C. In epoca medievale vennero eretti importanti edifici di culto, come la pieve di San Floriano e un castello presso Castelrotto, andato distrutto nel 1404. Con l'avvento della dominazione di Venezia, San Pietro in Cariano diventa la sede del Vicariato della Valpolicella dotato di uno statuto che gli conferisce una certa autonomia. Questa è l'epoca in cui si vede fiorire l'edificazione di numerose ville venete volute da alcuni nobili veronesi che qui si recavano per soggiorno o per gestire i propri possedimenti terrieri. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, i contadini andranno incontro a decenni caratterizzati da una diffusione della povertà e di malattie, che comporteranno una forte emigrazione che terminerà solo nei primi anni del XX secolo. Al termine della seconda guerra mondiale, la frazione di Corrubbio sarà teatro di una strage di civili che allungherà la lista dei lutti patiti durante i due conflitti mondiali. Il dopoguerra è caratterizzato da un'intensa attività di ricostruzione a cui seguirà una forte crescita economica, dovuta soprattutto alla coltivazione della vite (già rinomata in epoca romana), che comporterà una rapida urbanizzazione sia civile che industriale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

San Pietro in Cariano dista circa 14 chilometri da Verona, in direzione nord-ovest, e fa parte della Valpolicella. La casa comunale è situata ad una altezza di 151 m s.l.m. mentre il territorio ha un'altezza compresa tra 250 m e 75 m. La zona si può perciò definire di pianura pedemontana. Appena dopo i confini a nord del comune, il territorio si fa collinare e poi montuoso con l'inizio dei Monti Lessini.[6]

Per quanto riguarda la rete idrografica, il comune è caratterizzato, da ovest verso est, dal corso dei torrenti (chiamati in dialetto "progni"), di Fumane, Marano, Negrar e della prognetta Lena. Essi non presentano comunque una significativa portata, se non in seguito a precipitazioni di durata ed intensità eccezionali.[6]

Il grado di sismicità della zona è considerato basso.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Verona Boscomantico.

Il clima è piuttosto mite, la piovosità annua è di 850 mm circa. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera e autunno, mentre in estate si possono verificare intensi fenomeni temporaleschi, talvolta accompagnati da grandine. La neve è rara e generalmente non si mantiene a lungo. I giorni di nebbia sono circa 25-30 nelle zone di fondo valle, mentre non superano i 15 in quelle collinari.

I venti invernali dominanti sono la bora, che soffia da nord-est, e lo scirocco, proveniente da sud-est. Talvolta si sperimenta anche il vento di föhn, caratterizzato da raffiche molto elevate. D'estate si hanno, di norma, leggere brezze. Dal punto di vista legislativo, il comune ricade nella "Fascia climatica E" con 2.439 gradi giorno[7]

Di seguito i dati della stazione meteorologica di Verona Boscomantico, situata a pochi chilometri a sud-est rispetto al capoluogo.

Verona Boscomantico
(1961-1990)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,4 8,8 13,1 17,4 21,6 25,9 28,7 27,9 23,9 18,0 11,4 7,1 7,4 17,4 27,5 17,8 17,5
T. mediaC) 3,2 5,3 9,1 13,0 16,9 20,9 23,7 23,1 19,5 14,1 8,4 3,4 4,0 13,0 22,6 14,0 13,4
T. min. mediaC) 0,0 1,7 5,2 8,6 12,2 16,0 18,7 18,3 15,2 10,3 5,4 0,5 0,7 8,7 17,7 10,3 9,3
Nuvolosità (okta al giorno) 6 5 5 5 4 4 3 3 4 4 6 5 5,3 4,7 3,3 4,7 4,5
Precipitazioni (mm) 46 41 47 52 80 73 68 74 60 68 59 44 131 179 215 187 712
Giorni di pioggia 6 5 7 7 10 8 7 6 6 6 7 6 17 24 21 19 81
Radiazione solare globale media (centesimi di MJ/) 560 880 1 340 1 710 2 040 2 230 2 270 1 920 1 460 980 590 430 1 870 5 090 6 420 3 030 16 410

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo "Cariano" sembra derivare dal tardo latino Carilianus (cioè terreno di proprietà di Carilius).[8] Tuttavia, alcuni studiosi ritengono che possa venire dall'italianizzazione di "Ca-R-i-R-um" che è l'abbreviazione dalla dicitura "Castrum-Rotharii-Ruptum" oppure dall'antico nome del castello di Castelrotto.[9]

Preistoria e antichità[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche tracce della presenza dell'uomo nella zona, ed in particolare a Pedemonte, Negarine e Castelrotto, risalgono al Neolitico. In località Archi di Castelrotto sono stati portati alla luce dei resti di un villaggio protostorico, risalente al V e IV secolo a.C., caratterizzato da vari complessi.[10]

Durante la dominazione romana, iniziata attorno al II secolo a.C., il territorio era abitato dagli Arusnati, popolazione di probabile origine etrusca o comunque italica[11], che vi si stanziò già a partire dal V secolo a.C. Le tracce lapidarie che ci testimoniano l'esistenza di questo popolo sono oggi custodite a Verona, presso il Museo lapidario maffeiano.[10]

Dell'epoca romana il territorio di San Pietro in Cariano è ricco di reperti a dimostrazione che probabilmente fosse una zona residenziale. Resti di abitazioni rustiche romane sono stati rinvenuti in vari luoghi in tutto il comune, tra cui spicca le vestigia di un'antica villa, ritrovata in località Ambrosan, con annessi alcuni ruderi di quello che si suppone essere stato un edificio per l'essiccazione dei prodotti agricoli, di cui probabilmente anche dell'uva al fine di ottenere i vini passiti.[12] Infatti, è di questo periodo che si hanno le prime testimonianze di produzione vinicola: Svetonio ricorda che ad Augusto piaceva molto il vino Retico. Sempre risalenti a quest'epoca, sono stati trovati resti che attestano un'attività di estrazione di tufo per la costruzione di edifici.[13]

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

In età alto medievale, per via della presenza di vie di comunicazione che portavano verso la Valdadige, la zona probabilmente costituiva un caposaldo della difesa della città di Verona. Durante il periodo Longobardo, Castelrotto, che allora si chiamava Castrum rotharii, vantava una notevole importanza militare, come lo testimoniano le vestigia di un castello, datato intorno all'anno 1000, ma probabilmente di origini anche più antiche.[14][15] Esso risultava essere messo a capo di una sculdascia, ovvero una circoscrizione minore in ambito ducale, dotata di un ampio potere.[16]

La romanica pieve di San Floriano in una foto dell'inizio del XX secolo.

Del periodo medievale è la romanica pieve di San Floriano di cui documenti storici menzionano la sua esistenza già a partire dall'anno 905[17], anche se l'edificio attuale risale al XII secolo. Edificata su di un luogo di culto pagano come testimoniano l'impiego di pietre di epoca romana per la sua costruzione, fra cui due grandi cippi funebri, e di altri resti marmorei oggi posti davanti all'ingresso principale.[18] Sempre nell'odierno territorio comunale, coeve alla pieve di San Floriano si trovano la chiesa di San Martino a Corrubbio, la pieve di Santa Maria in Vallena e la chiesa di Santa Sofia a Pedemonte, tutti esempi di architettura romanica.[19]

Il territorio comunale, possedimento della signoria Scaligera, faceva parte della contea della Valpolicella, che godeva di una parziale autonomia e di una separata amministrazione. Tale situazione si protrasse almeno fino alla caduta di Antonio della Scala nel 1387. Durante il periodo della signoria Viscontea del duca Gian Galeazzo di Milano (1387-1402), la Valpolicella tornò ad essere un Colonnello, conservando alcuni diritti giurisdizionali, e cominciò ad avere alcune agevolazioni fiscali. All'inizio del XV secolo la zona passò brevemente sotto il controllo dei Carraresi, per poi essere riconquistata nel 1404 da Francesco Gonzaga, il quale distrusse il castello di Castelrotto, per evitare che potesse finire nuovamente nelle mani dei Carraresi che precedentemente lo avevano messo sotto assedio e conquistato.[18]

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio municipio di San Pietro in Cariano, già sede del vicariato della Valpolicella con a fianco la chiesa dell'Ara. Si notino sulla facciata gli stemmi di alcuni vicari che qui soggiornarono.

Col passaggio sotto il dominio veneziano, in seguito della dedizione di Verona a Venezia del 24 giugno 1405, la zona ebbe nuovi impulsi e si rafforzarono i commerci mentre San Pietro diventa la sede del vicariato della Valpolicella.[20] Il vicariato era sorretto da un proprio statuto che, pur subendo alcune inevitabili modifiche nel corso degli anni, si può ritenere che nella sostanza sia rimasto sempre lo stesso.[21] La carica di Vicario durava un anno. L'ufficio veniva assunto il 2 febbraio dopo una solenne cerimonia che, partendo da Verona, arrivava alla sede del Vicariato in pompa magna a San Pietro in Cariano (sede del Vicariato), dove il designato riceveva dal predecessore la bacchetta del governo.[22] I Vicari provenivano esclusivamente dalla città di Verona e solitamente appartenevano alle famiglie patrizie veronesi con possedimenti nella vallata. Sulla facciata del vecchio palazzo comunale, in piazza Ara della Valle, si possono notare ancora gli stemmi di alcuni vicari che qui soggiornarono, oltre alle insegne del vicariato stesso[23]

Villa Serego a Pedemonte, realizzata su progetto di Andrea Palladio, celebre architetto vicentino.

Durante tutto il periodo veneziano il territorio vide un fiorire di ville venete, se ne contano circa una trentina, fatte costruire da nobili veronesi che qui possedevano aziende agricole,[20] nonché vi si recavano per soggiorno e villeggiatura.[24] Tra queste, spicca la villa Serego di Pedemonte, progettata sull'idea di Andrea Palladio[25] e, tuttavia, realizzata solo in piccola parte rispetto alla grande estensione disegnata dal celebre architetto nei suoi Quattro libri dell'architettura (1570): meno della metà del cortile rettangolare e in particolare la sezione settentrionale.[26]

Intorno alla metà del 1500, in tutto il territorio dell'attuale comune si stima, che vi si risiedesse una popolazione compresa tra le 1000 e le 1500 persone.[27] Secondo i vari registri parrocchiali, questo numero cresce fino a toccare i circa 2000 individui intorno ai primi anni del 1600. La peste del 1630 porterà alla morte dei due terzi della popolazione che, al termine dell'epidemia, conterà circa 800 residenti individui.[28]

L'esercito francese, con a capo Napoleone Bonaparte, conquista Verona e pose anche il territorio di San Pietro in Cariano sotto il suo dominio. In seguito al trattato di Campoformio, che decretava la scomparsa della repubblica di Venezia, venne soppresso il Vicariato della Valpolicella che tuttavia venne ristabilito per un breve periodo in seguito alla cessione del Veneto all'Austria, per poi scomparire definitivamente in seguito alla pace di Presburgo del 1805, quando tutto il Veneto tornò sotto il dominio napoleonico. In seguito alla Restaurazione e al Congresso di Vienna del 1814-15, San Pietro in Cariano passò stabilmente sotto il controllo dell'impero austro-ungarico. Il cambio di dominazione fu salutato con soddisfazione dalla maggior parte della popolazione[29], e portò ad un rinnovamento amministrativo ed economico a partire dal miglioramento delle vie di comunicazione. L'epoca asburgica ha comunque lasciato ben poche testimonianze della sua presenza nel territorio carianese. Nel 1866, a seguito della Terza guerra d'indipendenza italiana, il Veneto viene annesso al Regno d'Italia. I primi decenni del nuovo corso politico, per gran parte dei contadini di San Pietro, hanno significato un periodo di grande miseria per via della disoccupazione e degli scarsi redditi derivanti dalla terra, circostanze aggravate dal diffondersi della pellagra.[30] Tutto ciò portò all'emigrazione dei veneti verso altri paesi europei o verso le Americhe, un fenomeno ben documentato se si guarda l'andamento demografico del paese tra il 1866 e il 1920. Nonostante le gravi difficoltà economiche, nello stesso periodo nel capoluogo, a San Floriano e a Santa Sofia, si ha l'istituzione delle prime scuole primarie. Per vedere la scuola media e superiore bisognerà, tuttavia, attendere alcuni decenni.[31] In questi anni si ha anche la costruzione dei primi acquedotti che comportarono un decisivo miglioramento delle condizioni igieniche di quasi tutta la popolazione e la conseguente riduzione dell'incidenza di alcune malattie infettive (come la scarlattina, il morbillo, la tubercolosi, la scrofola, la febbre tifoide, la difterite) che continuarono a fare vittime per diversi decenni.[31] A sostegno della popolazione più povera e bisognosa a Negarine viene fondata una Congregazione di Carità e, sempre qui, nel 1897 nasce una Società di Muto Soccorso.[32]

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di San Pietro in Cariano sulla linea Verona-Garda-Caprino all'inizio del XX secolo

A cavallo tra l'ottocento e il novecento si accentua un fenomeno in essere già da molto tempo: una profonda trasformazione fondiaria, che produsse un grande frazionamento della proprietà terriera.[33] Inoltre si assiste ad una riqualificazione della coltivazione della vite, con la promozione di una gestione aziendale più moderna e l'impianto di nuovi vigneti secondo tecniche moderne e privilegiando zone migliori per posizione e composizione del suolo. Tali circostanze apportarono un miglioramento sostanziale dell'economia.[34] Il 3 agosto del 1889 viene inaugurato il primo tratto della ferrovia Verona-Caprino-Garda che attraversa il comune di San Pietro in Cariano. La ferrovia verrà poi soppressa nella prima metà del 1959.[35]

Lo scoppio della prima guerra mondiale chiamò al fronte molti giovani carianesi, che diedero un cospicuo contributo di sangue alla patria. Sia il capoluogo, sia le frazioni, posseggono monumenti dedicati caduti del conflitto. Durante il periodo bellico l'economia riuscì comunque a trarne alcuni vantaggi: in particolare, i piccoli produttori agricoli videro accrescersi i propri guadagni, dovuti all'innalzamento dei prezzi dei prodotti delle campagne e alle incessanti richieste provenienti dal fronte.[36]

Nel 1927, nel periodo dell'Italia fascista, a seguito di una nuova riforma amministrativa[37], il comune di Negarine viene aggregato (con l'esclusione di Settimo che sarà accorpato a Pescantina) a San Pietro in Cariano andando così a definire l'attuale territorio comunale.[38]

La collina di Sausto dopo l'esplosione del 25 aprile 1945 che causò 29 morti

Durante la seconda guerra mondiale, San Pietro in Cariano è teatro di eccidi e distruzioni. Dopo l'8 settembre 1943, come gran parte dell'arco alpino, viene occupata da truppe della Germania nazista. Vengono requisite ville, edifici privati e scuole. L'imprecisione delle bombe sganciate dagli aerei alleati nel tentativo di colpire la ferrovia e la strada del Brennero causa numerosi danni e diversi morti e feriti tra la popolazione civile. Al termine del conflitto, il 25 aprile 1945, alle dieci e mezza di sera circa, i tedeschi ormai in fuga fecero esplodere una polveriera a Corrubbio (sul monte Sausto) causando 29 morti e distruggendo decine di case.[39]

Al termine della guerra, come nel resto d'Italia, i carianesi iniziano l'opera di ricostruzione. In breve si ristabiliscono le vie di comunicazione, migliorandole e ampliandole. Parallelamente al miglioramento delle infrastrutture, il comune è protagonista di una notevole crescita economica che continua ancora oggi, garantita sia dalla storica produzione vinicola, che dallo sviluppo della piccola e media industria conseguente al boom del dopoguerra. La crescita delle vie di comunicazione e del benessere economico ha contribuito a far nascere numerose nuove zone residenziali, artigianali e industriali.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Foto del gonfalone comunale scattata alla cerimonia di consegna della medaglia al merito civile alla frazione di Corrubbio
Medaglia di bronzo al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al merito civile
«La frazione di Corrubbio, dopo l'armistizio, divenne sede di un deposito di esplosivi, munizioni e materiale bellico, mettendo in continuo pericolo gli abitanti, che per la maggior parte sfollarono nei paesi vicini. Le truppe tedesche, durante la ritirata, fecero saltare il deposito e, nonostante alcuni concittadini, a rischio della propria incolumità, avessero avvisato la persone rimaste, ventotto civili persero tragicamente la vita e il patrimonio abitativo subì ingenti danni. La popolazione offrì un'ammirevole prova di generosa solidarietà, prodigandosi nel recupero delle salme e nel soccorso dei feriti, dando un nobile esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio. 25 aprile 1945 - San Pietro in Cariano (VR)[40]»
— San Pietro in Cariano, 26 giugno 2008

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Martino a Corrubbio.

Nel territorio del comune di San Pietro in Cariano si possono trovare numerosi edifici religiosi, di cui alcuni di pregevole interesse. I primi edifici che si possono ammirare risalgono all'epoca medievale e rappresentano esempi di architettura romanica veronese. Tuttavia è dal 1400 che si assiste all'edificazione di numerose chiese a costituire le prime parrocchie, come a Castelrotto che viene eretta nel 1453 (anche se l'attuale è del 1828 ad opera dell'architetto Francesco Caminata da Como) o a San Pietro in Cariano 5 anni più tardi (l'attuale è tuttavia del 1830) o a Bure. Inoltre, vi sono numerosi oratori seicento-settecenteschi annessi alle ville signorili dell'epoca.[13]

Tra i principali edifici di culto del territorio si possono citare:

  • Chiesa di San Martino, a Corrubbio, è un edificio di origini longobarde ricostruito in forme romaniche nel XII secolo, probabilmente a seguito del terremoto del 1117. Costituita da una sola navata con tetto a capriate lignee e facciata a capanna, nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni e in particolare nel 1478 quando gli fu addossata una cappella dedicata a San Rocco come voto in occasione di un'epidemia di peste.[41]
  • Pieve di San Floriano, X secolo, situata nella frazione di San Floriano, rappresenta uno degli esempi più belli di pieve romanica del veronese. Di notevole interesse il chiostro settecentesco e la torre campanaria costruita in tufo e cotto.[42]
  • Chiesetta di Santa Sofia, XV secolo a Pedemonte. Costruita su un precedente edificio di culto del IX secolo di cui nulla ora rimane oltre alle fondamenta, oggi si presenta come un pregevole esempio di architettura tardo romanica. Ad un'unica navata e con tetto a capriate lignee, vanta pareti affrescate probabilmente ad opera di un allievo del Turone.[43][44]
  • Chiesa dell'Ara, XVII secolo a San Pietro in Cariano, situata a lato dell'ex municipio e antica sede del vicariato, fu edificata per volere del vicario conte Carlo Verità Poeta. Essa presenta nella facciata un portale barocco a alcune tracce di un affresco del Lanceni. All'interno una grande tela di Alessandro Marchesini, raffigurante Santa Chiara circondata dagli angeli e una figura di fanciulla supplicante che personifica la Valpolicella, fu interamente ridipinta nel 1939 da un artigiano del paese, perdendo così ogni interesse artistico.
  • Cappella Santa Polonia (ora San Peretto), XVI secolo a San Pietro in Cariano. Situata nei pressi di villa Avanzi, viene indicata anche come Santa Maria della Visitazione o Santa Elisabetta. Venne edificata a seguito di un lascito testamentario del 1507.[45]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Giona in località Cengia, ora sede di un'azienda agricola.
Villa Pullè, a San Pietro in Cariano (XIV secolo).
Parco di Villa Acquistapace, Castellanii, a San Pietro in Cariano.
Villa Cometti, a San Pietro in Cariano (XVIII-XIX secolo).

Nel territorio carianese vie è una numerosa presenza di ville venete di ragguardevole pregio storico-artistico. L'edificazione di queste dimore risale all'epoca della dominazione veneziana, e nasce dall'esigenza dei ricchi proprietari terrieri veronesi di trasferirsi saltuariamente in campagna per seguire la produzione agricola oppure per villeggiatura.

Non meno una quindicina di ville sono presenti nel territorio; possiamo citare le principali:

  • Villa Pullè, a San Pietro in Cariano (XIV secolo), l'esterno dell'edificio è ricco di piante secolari e dispone di un pozzo risalente al 1516.[46]
  • Villa Costanza, a San Pietro in Cariano (XVII secolo), costruita a forma è di "U" rovesciata con un corpo centrale e due ali perpendicolari. All'interno si trovano numerosi e pregevoli affreschi.[47]
  • Villa Buri, Avanzi, San Pietro in Cariano (XIV secolo), realizzata sulla base di un edificio molto antico (se ne trova riferimento già nel 1218); nel corso dei secoli ha visto numerose modifiche e ampliamenti, come la costruzione della loggia e della colombara.[48]
  • Villa Fumanelli, in località Squarano a San Pietro in Cariano (XVII secolo), realizzata con un l'uso prevalente di tufo nelle due facciate. È corredata di un ampio parco.[49]
  • Villa Giona Fagiuoli, in località Cengia (XV secolo), ospita una azienda agricola mentre gli spazi padronali sono utilizzati per attività ricettive.[50]
  • Villa del Quar, in località Quar a Pedemonte (XVI), è costituita da più corpi di fabbrica disposti ad U intorno ad un ampio giardino: la casa padronale secentesca, le ali est e ovest di epoca cinquecentesca e un oratorio della metà del Settecento. È ora utilizzata come albergo di lusso.[51]
  • Villa Serego, in località Santa Sofia di Pedemonte (1565), realizzata su progetto del famoso architetto Andrea Palladio, dal 1996 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.[52]
  • Villa Lebrecht, a San Floriano (XVI secolo), rinnovata profondamente nel 1868 dall'architetto Giacomo Franco, dopo un periodo di abbandono, è oggi sede del corso di enologia dell'Università di Verona. Vanta un vasto parco.[53]
  • Villa Betteloni, a Castelrotto (1381), una delle più antiche residenze di campagna veronesi. Fu abitata da Cesare e Vittorio Betteloni che la cantarono nelle loro opere.[54]
  • Villa Acquistapace, Castellani, San Pietro in Cariano (XVI secolo), detta "La Serenella". Caratterizzata da un monumentale ingresso che si apre esternamente su piazza San Giuseppe e sul bel parco internamente. La facciata della villa presenta un pronao che richiama lo stile Palladiano.[55]
  • Villa Bada, Amistà, a Corrubbio (seconda metà del XVIII secolo). L'attuale edificio è stato realizzato sulla base di un precedente fabbricato quattrocentesco. Di particolare, l'ampio e alto salone posto immediatamente dopo l'ingresso, abbellito da un soffitto a cassettoni.[56]
  • Villa De Besi, Danese, Maggiore, a Pedemonte (XVII secolo). L'edificio ha visto diversi cambiamenti nel corso della sua storia. Oggi si presenta come un unico corpo abbellito da un porticato e da una loggia al piano superiore. All'interno, un camino cinquecentesco e sale affrescate.[57]
  • Villa Cometti, a San Pietro in Cariano (XVIII-XIX secolo), realizzata in stile neoclassico, la cui facciata presenta un loggiato. Gli interni vantano stucchi colorati che rappresentano motivi floreali.[58]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Ufficialmente, il censimento della popolazione è iniziato nel 1871. Tra il 1929, quando il comune di San Pietro in Cariano viene aggregato a quello di Negarine, e il 1950, l'andamento demografico rimane pressoché invariato attestandosi intorno ai circa 5.000 abitanti. Sono i decenni successi in cui si assiste ad una crescita che porterà il numero degli abitanti a raddoppiare. Ciò avvenne non tanto per l'aumento della natività ma per il continuo esodo dai vicini comuni, soprattutto dalla città di Verona, delle classi più agiate che qui si trasferirono alla ricerca di una maggior qualità della vita. Con il finire del XX secolo, si è riscontrato un rallentamento della crescita demografica, pur mantenendo un incremento di circa l'1% all'anno.[59]

Un altro aspetto che ha favorito la crescita della popolazione è stato il progressivo istituirsi di poli scolastici di discrete dimensioni e del rapido sviluppo del vicino Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, diventato un punto di eccellenza nazionale per alcune specialità mediche. Analizzando più in dettaglio l'evoluzione demografica, si nota che essa nel tempo non è stata uguale per tutte le frazioni; tra il 1981 e il 1999 San Floriano, Bure e San Pietro, sono quello che sono cresciute maggiormente con un aumento, rispettivamente, del 23,4%, del 20,4% e del 10,5%, mentre Pedemonte e Castelrotto hanno fatto registrare un aumento del 9,7% e dell'8,8%. Corrubbio, probabilmente per via della sua posizione più decentrata, è cresciuta solo del 6,6% nello stesso periodo di tempo.[59]

Abitanti censiti[60]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli ultimi decenni del 1900, si è assistito ad un progressivo aumento della presenza di cittadini stranieri, in particolar modo di donne, che qui sono migrati per trovare lavoro nell'agricoltura e nell'assistenza alla terza età. Questo fenomeno ha portato al crearsi di piccole comunità di persone provenienti perlopiù dal Ghana, dalla Romania e dai paesi della ex Jugoslavia.[61]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di San Pietro in Cariano ha attivato, nel corso degli anni, diverse consulte: per le pari opportunità, per le attività culturali, degli anziani, per l'ambiente, per le associazioni oltre che una per ogni frazione del territorio. È inoltre presente un nucleo della protezione civile, con sede a Corrubbio e una pro loco, situata nel capoluogo, dedita al potenziamento del turismo e alla salvaguardia del patrimonio storico e ambientale.[62] Sempre nel capoluogo vi è la locale stazione dei Carabinieri.

Oltre trenta associazioni di volontariato hanno sede nel comune e operano sul territorio. L'Associazione Nazionale Alpini contra 5 sezioni: nel capoluogo (fondata nel 1951), a san Floriano (dal 1953), a Bure (dal 1967), a Pedemonte (dal 1977) e a Negarine (dal 1984).[63] Tra le associazioni di donatori di sangue a Pedemonte e a San Floriano si trova la Fidas, mentre a Corrubbio e a Pedemonte vi è l'AVIS; il capoluogo ospita invece il gruppo comunale dell'Associazione italiana per la donazione di organi. A Castelrotto vi è il gruppo scout Agesci denominato "Castelrotto 1".

Nel 1985, il già costituito "Gruppo Alpinistico Valpolicella" diventa una sezione del Club Alpino Italiano con la sua sede stabilita a Pedemonte. Nel 1988 nasce nel comune una sezione staccata della Croce Verde Verona (operante per il Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza) che, dopo una breve parentesi in cui si sposta nella vicina Gargagnago per mancanza di una sede, torna nel capoluogo stabilendosi nella ex stazione ferroviaria della linea Verona-Caprino-Garda.[64]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A San Pietro in Cariano la sfera culturale inizia ad assumere una certa rilevanza solo nel 1980 con la nascita all'interno della giunta comunale dell'assessorato alla cultura e al tempo libero.[65] Da allora molte iniziative intellettuali sono sorte tra la popolazione carianese. Nel 1986, in collaborazione con il centro di documentazione per la storia della Valpolicella viene realizzata una carta turistica del territorio carianese con segnati quattro itinerari storico-naturali attraverso i luoghi più suggestivi e rilevanti.[66] Nel 1996, nel comune, nasce la "libera università della Valpolicella per la formazione permanente del cittadino”, in cui si tengono corsi di storia locale, letteratura, filosofia e lingue straniere.[67]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Tra la popolazione contadina carianese dela prima metà del novecento vi era uno scarso interesse verso l'istruzione, considerata un ritardo nell'inserimento nel lavoro. Tale considerazione inizia a cambiare dal secondo dopoguerra, tanto che si assisterà alla realizzazione di nuovi edifici scolastici; è infatti della fine degli anni 1950 l'ampliamento delle scuole elementari di Pedemonte e l'approvazione di un piano per una da costruirsi a Bure.[68] Tra il 1965 e il 1967 vengono ammodernate quelle del capoluogo e si inizia a valutare di dotare anche San Floriano dell'istruzione primaria. Nel 1969 viene approvata la realizzazione, a san Pietro, di un nuovo edificio per ospitare le scuole medie.[69]

L'istituto tecnico commerciale di San Pietro in Cariano

Nel 1980 viene inaugurato a San Floriano il primo asilo nido di tutta la Valpolicella mentre a Corrubbio sorge la prima scuola materna statale.[70] Sempre nello stesso anno vengono completati i lavori dell'istituto tecnico commerciale di San Pietro in Cariano.[71]

Già nel 1971 era stato fondato un istituto statale per l'agricoltura a san Floriano, presso villa Lebrecht. La scelta della villa, precedentemente utilizzata come ospedale psichiatrico femminile, seppur prestigiosa si è rivelata infelice per via di alcuni problemi strutturali dell'edificio che la porteranno ad essere dichiarata inagibile nel 1985 con conseguenti gravi ripercussioni sugli alunni dell'istituto.[72] Pertanto, due anni più tardi iniziarono i lavori per un nuovo edifico scolastico che viene costruito nella zona attigua al parco della stessa villa Lebrecht. Questo nuovo complesso si compone di 25 aule didattiche a cui se ne aggiungono 8 dedicate al centro di sperimentazione, oltre ad un impianto sportivo esterno, una palestra e un'aula magna. Nel 1988, solo poco più di un anno dopo l'inizio, i lavori vennero conclusi.[73] A partire dal 1991, parte del complesso scolastico viene utilizzato per ospitare la sezione staccata del liceo scientifico "Girolamo Fracastoro" di Verona.[74] Successivamente il liceo guadagnerà la propria autonomia e verrà intitolato, dopo una non semplice discussione, allo scrittore Primo Levi.[75]

Riassumendo, nel comune di San Pietro in Cariano sono attivi i seguenti istituti scolastici:

  • Scuola elementare di Corrubbio
  • Scuola elementare di Pedemonte "Andrea Palladio"
  • Scuola elementare di San Pietro in Cariano "Dante Alighieri"
  • Scuola elementare di San Floriano
  • Scuola media statale di San Pietro in Cariano "Carlotta Aschieri"
  • Istituto tecnico commerciale di San Pietro in Cariano
  • Liceo scientifico di San Floriano "Primo Levi"
  • Istituto agrario di San Floriano "Ettore Stefani"

Università[modifica | modifica wikitesto]

Villa Lebrecht, sede del corso di laurea in scienza e tecnologie viticole ed enologiche.

Nel 2001, dopo che era fallito il progetto di spostare la sede del liceo scientifico "Levi" a Villa Lebrecht, la provincia decise di cedere la villa stessa all'Università degli studi di Verona che, grazie ad un intervento della Fondazione Cariverona, viene restaurata e nel 2006 diventa sede del dipartimento del corso di laurea in scienza e tecnologie viticole ed enologiche contando quasi 200 iscritti.[76]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi risultati del neo assessorato alla cultura e al tempo libero si poté riscontrare fin dall'anno successivo alla sua istituzione, quando si riuscì a fondare una biblioteca comunale, la prima in Valpolicella.[65] Dopo un inizio difficile, nel 1982 si riuscì ad offrire un servizio costante con un regolare orario di apertura. Nel 1984 il patrimonio libraio della biblioteca contava 2389 volumi. Dopo una parentesi di cinque anni in cui essa venne ospitata nel centro sociale del capoluogo, nel 1991 trova la sua nuova sede nell'edificio dell'istituto tecnico tecnologico agrario di San Foriano. Contestualmente il numero di libri a disposizione sale a 4000 volumi. La biblioteca è integrata nel sistema bibliotecario della provincia di Verona.[77]

Teatro e musica[modifica | modifica wikitesto]

Da molti anni, la passione per la recitazione coinvolge il tempo libero dei carianesi. Quasi tutte le frazioni vantano teatri in cui si tengono annualmente rassegne in cui si esibiscono compagnie amatoriali provenienti da tutto il Veneto; tra questi eventi vi è "De-Gustiamo il Teatro" al Teatro Don Mazza del capoluogo, "Vieni a Teatro" organizzato dall'Associazione Cultura & Spettacolo di Pedemonte, "Buon vino fa buon teatro" che si tiene all'aperto in alcuni luoghi caratteristici, oltre ai numerosi spettacoli messi in scena al teatro parrocchiale di Bure.

Vi sono numerose iniziative musicali all'interno del comune. Nel corso degli anni si sono formati alcuni cori di notevole spessore: "El Vesoto" a San Floriano, "Le campanelle" a San Pietro, "Polifonico della Valpolocella" a Pedemonte e "Canto Nuovo" a Castelrotto. Nel 1986 si ha avuto il ritorno della banda musicale comunale, dopo 25 anni di assenza. Nei primi anni del 2000, nel parco pubblico del capoluogo, si è organizzato l'Altrisounds' Soundpark Music Festival, uno tra i maggiori eventi musicale del veronese in ambito Rock e Underground.[78]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

I piatti tipici della zona appartengono alla tradizione culinaria veronese. La minestra di verdure è sempre stato il primo piatto più frequente sulle tavole dei carianesi, mentre di secondo hanno sempre fatto da padrone i salumi, come la soppressa, la salsiccia e l'immancabile cotechino, accompagnati da polenta o pearà. Quest'ultima utilizzata spesso anche in abbinamento con il lesso. Tra i contorni più utilizzati vi sono anche formaggi, patate, fagioli, verze e piselli. La selvaggina qui consumata comprende useleti arrostiti, lepri e fagiani. Una menzione speciale va al "risotto all'Amarone", realizzato utilizzando il famoso vino locale. Non vi sono dolci particolarmente legati al territorio, tattavia a Carnevale si gustano le frìtołe o le sossole, mentre la sbrisolona può essere la conclusione del pranzo per tutto l'anno, magari accompagnata da un bicchiere di Recioto della Valpolicella.[79]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Come è tradizione in tutta la provincia di Verona, anche a San Pietro in Cariano vi sono in calendario diverse sagre, feste popolari della durate di alcuni giorni caratterizzate da musica dal vivo e chioschi enogastronomici. Nel capoluogo, nella seconda metà del mese di giugno, si ha la festa del santo patrono mentre, tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, a Pedemonte si tiene la "Antica sagra di San Rocco in Pedemonte" e a Corrubbio si organizza la "Sagra di San Rocco e San Roberto". Di grande richiamo è la "Sagra dell'anguria e festa dell'Assunta", che si svolge a Bure nella decade centrale di agosto e famosa per la serata finale con il palo della cuccagna, ormai uno dei pochi rimasti in provincia di Verona.

A cavallo tra il 25 aprile e il 1° maggio, a Pedemonte si svolge la tradizionale "Festa dei vini classici della Valpolicella". Al suo interno vi sono molte sono ulteriori manifestazioni legate al mondo del vino Valpolicella, tra cui dal 1998 spicca la "Magnalonga", una camminata enogastronomica lungo le colline, che richiama migliaia di appassionati da ogni parte d'Italia e dall'estero.[80]

Persone legate a San Pietro in Cariano[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Pedemonte in una fotografia del 1959. Si osservi il tracciato della nuova Strada Provinciale n.4 che taglierà irrimediabilmente il paese, favorendo una successiva disordinata edificazione

Se per gran parte della sua storia il territorio di San Pietro in Cariano è stato caratterizzato dalla presenza di alcune dimore signorili dotate di parchi e di contrade agricole scarsamente urbanizzate, oggi questi elementi sono stati nella quasi totalità inglobati in una urbanistica disorganizzata cresciuata disomogenamente in cui si alternano residenze, piccole inustrie, negozi e supermercati.[84] Le frazioni più popolose del Comune, San Flriano e Pedemonte, si sono sviluppate lungo la Strada Provinciale n.4, realizzata tra il 1955 e il 1961, che ha tagliato, secondo quanto appuntato dal soprintendente Piero Gazzola "indiscriminatamente parchi e giardini mutando quindi il carattere della zona".[85] La tipologia costruttiva più frequente è rappresentata da piccoli condomini e da case a schiera. Il tessuto urbano di Corrubbio, è caratterizzato anche di una non trascurabile presenza di edilizia popolare.[86]

Se nel primo dopoguerra la frazione di San Floriano mostra una crescita urbanistica modesta, questo non si può dire di Pedemonte che, per via della sua maggior vicinanza alla città di verona, raddoppierà rispetto ad inizio secolo.[87] Sarà proprio nella direzione del capoluogo scaligero in cui l'urbanizzaizone della frazione si svilupperà maggiormente (tanto da diventare un unico nucleo urbano con la confinante Santa Maria di Negrar) e, solo in un secondo momento, verso San Floriano e verso Cengia.[88]

San Pietro in Cariano in una foto d'epoca
In primo piano la frazione di San Floriano, sullo sfondo il capoluogo. Si può notare la caotica urbanizzazione

Proprio per controllare questo boom edilizio, nel 1963 si tenta, per volore dell'allora sindaco Italo Zenatelli, la stesura di un "Piano Regolatore Generale" (Prg). Il lavoro viene commissionato all'architetto Gianni Perbellini e tale documento, rappresenterà una delle prime esperienze italiane di questo tipo a tutela del territorio.[85] Nononstante le buone premesse, la redazione di questo piano incontrerà notevoli difficoltà, dovendosi scontrare con le richieste dei proprietari fondiari e delle imprese edili, nonché con gli impegni assunti da parte dell'amministrazione comunale.[89] La necessità di porre un freno alla progressiva cementificazione della zona è ben dimostrata dall'incremento, nell'arco degli anni 1960, del 40% delle abitazioni censite nel comune, di cui quasi i due terzi caratterizzate da abitazioni unifamiliari.[90]

Il piano regolatore formalizzato nel 1969, individua una zona industriale in località casa rossa, scelta per la sua posizione centrale e quindi comoda da raggiungere, e un'ulteriore zona produttiva a cui destinare i terreni posti a sud della piazza di San Floriano.[88] Per ovviare al fenomeno del pendolarismo verso la città, nella stesura del piano si inizia a valutare la realizzazione di edilizia scolastica.[91]

Il tentativo di regolare l'urbanizzazione va subito in crisi quando, già l'anno successivo all'entrata in vigore del primo Prg, la nuova amministrazione guidata da Veronesi, lo ritira a favore di un più semplice “Programma di Fabbricazione". Questa scelta porterà inevitabilmente ad un intensificarsi della costruzione di nuove unità abitative e centri dedicati ai servizi, in tutto il territorio comunale.[92]

Sarà a partire dalla metà degli anni 1970 in cui si inizierà, grazie all'interesse di numerosi studiosi e amanti del territorio, a porre l'attenzione sul valore paesaggistico della zona e sui rischi che si stanno correndo tollerando l'urbanizzazione selvaggia che ha già, tuttavia, irrimediabilmente snaturato il territorio.[93]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

La struttura insediativa del comune segue principalmente la disposizione delle principali vie di comunicazione. In particolare il capoluogo San Pietro in Cariano, e le frazioni di Bure, San Floriano e Pedemonte trovano collocazione lungo la strada provinciale n. 4, mentre Corrubbio e Castelrotto si localizzano al di fuori delle vie di comunicazione più trafficate, e trovano origine in due nuclei storici, l'uno caratterizzato da corti rurali e l'altro dalla presenza di un castello.

Bure[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Bure è situata a nord-ovest del territorio, sul confine con il comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella. Il centro storico è formato da due nuclei. Il primo è composto da una corte a "C" rivolta a mezzogiorno e, nella parte alta (conosciuta come Bure Alto), dalla chiesa con l'annessa sacrestia. Il secondo nucleo era formato in origine da quattro corti distinte. Oltre ai due nuclei storici, si segnala la presenza di tre importanti costruzioni: Villa Girardi, Casa colonica Voghera e Villa Monga-Negri-Scipioni. In questa frazione non trova collocazione alcuna attività produttiva o area a destinazione produttiva.

Castelrotto[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Castelrotto

La frazione di Castelrotto è composta anche dalle località Casette, Cengia, Negarine e Borgo Nuovo. Castelrotto e Cengia sono ubicate l'una contigua all'altra, al centro del territorio comunale. Il nucleo storico di Cengia, situato ai piedi del monte Sacchetti, sotto la frazione di Castelrotto, è caratterizzato da un insieme di corti rurali, poste a cavaliere della strada comunale di Pedemonte, costruite a quote diverse tra di loro e rispetto alla strada principale. Lo sviluppo insediativo della frazione è estremamente contenuto. È dotata di un giardino pubblico di quartiere. Si segnala la presenza della bella Villa Giona, Fagiuoli.

Castelrotto presenta un centro storico ben conservato che è sorto intorno ad un castello di cui ne rimango poche rovine. Da segnalare anche la Villa Bellini Carnalesi con relativo parco, situata al di fuori del centro storico. Alcuni scavi archeologici effettuati in zona hanno permesso di riportare alla luce un abitato protostorico.[10] Scendendo lungo la via Claudia Augusta, tra filari di vigneti, si incontra il nucleo storico di Negarine, da segnalare per la forte presenza di edifici storici.

Corrubbio[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso di Villa Banda

Sorta in posizione più decentrata, rispetto all'asse viario della provinciale n.4, Corrubbio è attraversata dalla via Claudia Augusta, su cui si affacciano Villa Zambelli, Caldera, detta "Le Cedrare", Villa Amistà (ora utilizzata come hotel di lusso), Villa Lorenzi-Banda e Villa Betteloni detta "San Giusto". Il patrimonio architettonico è completato da alcune corti rurali.

La frazione di Corrubbio si compone delle località San Martino, Sausto e Villa Angelina.

Pedemonte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pedemonte (San Pietro in Cariano).
Fontana del XVI secolo a Pedemonte

Pedemonte è una frazione densamente abitata del comune, di cui fanno parte le località di Fontana, Nassar, Quar e Santa Sofia. Si sviluppa lungo il confine sud-est del territorio comunale, collegando San Pietro in Cariano con il Comune di Negrar a est e Verona (capoluogo di provincia) a sud.

È quindi un paese di confine, a soli otto chilometri dalle porte di Verona, accoglie molti residenti che negli ultimi anni si sono trasferiti dalla città per la campagna, pur mantenendo un collegamento rapido. Spesso viene considerato un paese di passaggio dato che si sviluppa lungo la principale strada di penetrazione nella Valpolicella, la Strada Provinciale n. 4 che, realizzata nel 1958, contribuisce non poco al problema del traffico di spostamento dalla città e viceversa.[85]

Nonostante la situazione caotica e marginale del paese, la presenza di un edificio storico di importanza architettonica mondiale, contribuisce alla rinomanza di tutto il territorio comunale a livello internazionale: la Villa Serego realizzata su progetto di Andrea Palladio.[25]

San Floriano[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della Pieve di San Floriano

La frazione di San Floriano si colloca a nord-est del territorio comunale, lungo la strada provinciale n. 4 tra San Pietro in Cariano e Pedemonte, sviluppandosi fin sul confine con il comune di Marano di Valpolicella. Il centro storico è diviso in due parti separate dalla strada provinciale della Valpolicella. Il primo, sorto attorno alla pieve romanica e alla villa Lebrecht, è formato da edifici in linea che chiudono come un sipario la panoramica sui due fabbricati. Il secondo blocco (denominato Semonte), è formato da tre parti, una a sud della provinciale (contrada Lenguin), le altre due a nord.

Il nucleo centrale della frazione è rappresentato dal sistema chiesa (Pieve romanica)-piazza, che ne crea l'identità. Nelle immediate vicinanze si colloca Villa Lebrecht, al cui interno trova sede l'Università di Verona, Dipartimento di Scienze, Tecnologie e Mercati della Vite e del Vino, che ben si armonizza con l'attività agricola prevalente nel territorio.[76]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Settore primario[modifica | modifica wikitesto]

Piazza San Rocco a Pedemonte intorno al 1900. A quell'epoca la maggioranza della popolazione viveva di un'economia di sussistenza basata sull'agricoltura e sull'allevamento

Agli inizi del XX secolo, gran parte del territorio del Comune era mantenuto a prato o per ottenere il foraggio. A dimostrare ciò è l'intensa attività di allevamento che si registra: nel 1928 a Negarine vi erano 428 capi di bestiame (vitelli, buoi, manzi, vacche da latte, tori), a cui si aggiungevano, rispettivamente, 30 e 50 cavalli oltre ad ovini, suini, caprini, pollame e conigli. Tra i prodotti principali della zona, una menzione particolare merita la bachicoltura con una produzione di circa 12.000 kg di bozzoli a Negarine e 28.500 a San Pietro.[94]

L'economia della zona era, dunque, principalmente basata sulla piccola proprietà e sulla mezzadria, a differenza della bassa veronese in cui il salariato era più frequente.[95] L'attività vinicola era ancora agli albori e dedicata quasi esclusivamente al consumo locale e solo in piccola parte destinata all'esportazione nella vicina verona. Questa economia di sussistenza perdurò fino alla fine della seconda guerra mondiale, anche se già dagli anni 1930 si iniziò a considerare la vocazione di queste terre per la coltivazione della vite, attività che con il finire del secolo diverrà predominante tanto da sostituire quasi tutte le altre coltivazioni.[96]

Anche l'allevamento andò pian piano a scomparire, anche grazie all'introduzione di nuovi mezzi meccanici a servizio dell'agricoltura che, nel 1961, poteva contare su ben 130 trattori e svariate motofalciatrici e atomizzatori.[97]

Grappoli d'uva crescono nei vitigni di San Pietro in Cariano

Come già anticipato, oggi il settore primario è praticamente monopolizzato dalla viticoltura, che ha portato alla nascita di molte aziende agricole e cantine sia a gestione familiare che vere e proprie imprese industriali famose in tutto il mondo, tra cui “Bolla” fondata nel 1883 a Soave ma trasferitasi negli anni 1930 a Pedemonte.[98] I vigneti più pregiati si trovano in collina, dove per permettere la coltivazione sono stati creati dei terrazzamenti, chiamati in dialetto le marogne. Le uve che qui si coltivano sono la Corvina veronese, la Rondinella e la Molinara che insieme costituiscono il Valpolicella.[99]

L'esportazione di vino imbottigliato copre i mercati di tutto il mondo e in particolare il Nord America e l'Europa centrale, ma sono in ampliamento anche i mercati dell'est. I vini più quotati sul mercato sono l'Amarone e il Recioto, sempre fatti con le uve del Valpolicella. A San Pietro in Cariano, il 9 febbraio 1925, venne costituito un consorzio tuttora esistente per la difesa e la valorizzazione dei vini tipici della Valpolicella.[100]. Inoltre, nel capoluogo è presente una cantina sociale e una cooperativa cerasicola.[101][102]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di San Floriano. Tra i vitigni si possono notare alcune zone industriali

I primi decenni del XX secolo, mentre a Verona si andava incontro ad una prima industrializzazione, San Pietro in Cariano non rimase coinvolto in questo processo, limitandosi solo allo svilupparsi di qualche esigua attività artigianale. La nuova "Zona Artigianale Industriale" (ZAI) nascente nel sudi del capoluogo scaligero, spinse molti contadini di San Pietro a lasciare i campi per raggiungerla alla ricerca di lavoro. Al fine di evitare un esodo, negli anni 1960 l'amministrazione comunale carianese concesse numerose licenze per lo sviluppo di piccole attività artigianali-industriali, perlopiù caratterizzate da un modello casa-bottega o al massimo da piccoli capannoni.[103]

Successivamente, i vari piani regolatori hanno istituito due zone industriali, una in località Casa Rossa a San Pietro in Cariano e l'altra al Nassar, tra la statale e la ferrovia del Brennero. Grazie a ciò, negli anni successivi sorsero importanti aziende industriali. Tra esse, si ricorda la Lonardi, leader mondiale nella carpenteria metallica, sorta negli anni 1950 a San Floriano su di un'area di 500.000 m2 e che ora versa in stato di abbandono dopo la chiusura avvenuta alla fine degli anni 1990.[104][105]

Commercio, turismo e servizi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961, nel territorio carianese si contavano 13 esercizi commercio all'ingrosso e 99 al minuto. A partire dal 1980, l'avvento della grande distribuzione organizzata comportò l'estinzione di alcuni esercizi commerciali più piccoli a conduzione famigliare.[98] Per quello che riguarda la ristorazione le cose sono andate diversamente, con i ristoranti e le pizzerie cresciuti costantemente di numero grazie alla numerosa clientela sia autoctona che proveniente dalle zone confinanti.[106]

Il turismo ha un rilevante peso nell'economia del paese, con la presenza di numerose strutture ricettive che vanno dai più semplici Bed and breakfast fino ad alberghi di gran lusso, situati il più delle volte in antiche ville venete. L'attività alberghiera è favorita in particolar modo dai numerosi eventi che avvengono a Verona, come il Festival lirico areniano e le fiere Marmomacc e Vinitaly.[107]

La crescita sostenuta dell'economia del paese ha portato ad un incremento del settore dei servizi; fra questi, quello bancario è giunto a far contare la presenza di 11 sportelli sul territorio.[108]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Per via della sua posizione tra la città di Verona e la Valdadige, San Pietro in Cariano ha sempre potuto disporre di una sufficiente rete viaria per spostare sia spostare persone che materiali. È però a partire dalla metà del XX secolo, grazie al grande boom economico che si ha la realizzazione di un notevole sistema di strade[109], che però risulta essere al 2016 ancora insufficiente a gestire la grande mole di traffico che qui si concentra.

La strada provinciale n.4 della Valpolicella nel tratto che attraversa la frazione di San Floriano.

San Pietro in Cariano è raggiungibile in auto con:

Parte della zona più a sud del territorio comunale è attraversata dalla ferrovia del Brennero, tuttavia non vi sono stazioni ferroviarie. Nella prima metà del 1900 era entrata in funzione la ferrovia Verona-Caprino-Garda che attraversava il comune, venne soppressa nel 1959 a favore della strada provinciale 4.[35] San Pietro in Cariano è servito da un servizio di trasporto pubblico su autobus, gestito dall'azienda ATV, che fornisce un collegamento diretto con i comuni di Sant'Ambrogio di Valpolicella, di Negrar e con la città di Verona.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone civico
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
10 aprile 1946 8 giugno 1951 Attilio Beghini Democrazia Cristiana Sindaco [110]
9 giugno 1951 15 giugno 1956 Attilio Beghini Democrazia Cristiana Sindaco [110]
16 giugno 1956 25 novembre 1960 Guido Bellini Democrazia Cristiana Sindaco [110]
6 novembre 1960 16 dicembre 1964 Italo Zenatelli Democrazia Cristiana Sindaco [110]
16 dicembre 1964 23 giugno 1970 Italo Zenatelli Democrazia Cristiana Sindaco [110]
5 giugno 1970 15 giugno 1975 Germano Veronesi Democrazia Cristiana Sindaco [110]
giugno 1975 8 giugno 1980 Germano Veronesi Democrazia Cristiana Sindaco [110]
8 giugno 1980 maggio 1985 Germano Veronesi Lista Civica Sindaco [110]
13 maggio 1985 3 marzo 1989 Germano Veronesi Democrazia Cristiana Sindaco dimessosi il 3 marzo 1989[111]
3 marzo 1989 2 luglio 1990 Danilo Zardini Democrazia Cristiana Sindaco subentra a Germano Veronesi[111]
2 luglio 1990 24 aprile 1995 Sergio Ruzzenente Democrazia Cristiana Sindaco [112]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Emilio Gabrielli Lista civica Sindaco [113]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giorgio Accordini Lista civica Sindaco [114]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Giorgio Accordini Lista civica Sindaco [115]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Gabriele Maestrelli Lega Nord Sindaco [116]
25 maggio 2014 in carica Giorgio Accordini Lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1985, il Comune di San Pietro in Cariano ha aderito a tre gemellaggi con altrettanti comuni europei. Grazie ad essi si sono concretizzati numerosi scambi e visite culturali, oltre ad iniziative comuni.[117] Questi sono stati realizzati con:

  • Germania Ingelheim am Rhein, dal 1985. Il giuramento di gemellaggio recita "La città del vino rosso Ingelheim, e il Comune di san Pietro in Cariano, dichiarano solennemente il gemellaggio, allo scopo di promuovere reciproci incontri fra i cittadini e soprattutto fra i giovani, affinché si dia, con il riavvicinamento degli uomini, un contributo attivo per l'Europa unita, libera e perennemente in pace".[117]
  • Austria Stans, dal 1986.[117]
  • Gran Bretagna Ludlow, dal 1992.[117]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino.[118]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Una partita di tamburello in piazza San Giuseppe in una fotografia degli anni 1920

Già dai primi anni del 1900 i carianesi erano interessati alle attività sportive che inzialmente, per via della assoluta mancanza di strutture, praticavano nelle strade e nelle corti. Negli anni 30 nel capoluogo viene realizzata piazza san Giuseppe, che rappresenterà da subito l'occasione di avere un luogo per giocare a calcio e tamburello, i due sport che all'epoca riscontravano maggior successo. Contestualmente, grazie ad iniziative portate avanti dalle parrocchie, anche le altre piazze delle frazioni trovano impiego per il medesimo scopo.[119]

Per vedere la nascita della prima struttura dedicata alla sport, bisognerà aspettare i primi anni settanta, quando san Pietro si doterà di un campo, costruito su terreno della Parrocchia. Visto l'incremento demografico e l'interesse sempre più diffuso verso gli sport, il campo risulta ben presto insufficiente. In questi anni, tra la popolazione carianese si affaccia un nuovo sport che avrà un folto seguito: il rugby.[120]

Nei primi anni 1980, le strutture sportive a disposizione nel comune erano limitate: a Corrubbio vi era solo un piccolo campo da calcio insufficiente per la squadra locale costretta pertanto a spostarsi a Pedemonte per le partite, dove ne esisteva uno più idoneo; a Castelrotto era stato realizzato un campo da tamburello all'interno dell'area dove sorgeva il castello medievale; sempre per il tamburello vi era un campo anche a Bure.[121]

Tale precaria situazione verrà progressivamente migliorata. Infatti, nel 1984 si ristruttura il campo di San Pietro e si inaugura una pista per il pattinaggio a rotelle a Corrubbio completata in seguita da un campo per la pallavolo e la pallacanestro. Nel 1986, nel capoluogo iniziano i lavori per un nuovo impianto che comprende un campo per il calcio, uno per rugby, uno per il tamburello e una pista per bocce.[122] Una pista di atletica leggera, la prima in Valpolicella, è stata realizzata tra il 2002 e il 2005 a San Pietro in Cariano nell'area occupata dal vecchio campo sportivo e utilizzata dalla società "Atletica Valpolicella".[123]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi a San Pietro in Cariano

La U.S.D. Carianese Calcio, costituitasi nel 1973, è la Società di calcio del Capoluogo e conta 150 iscritti fra atleti, allenatori e dirigenti. Nel suo curriculum vanta partecipazioni a tutte le categorie di campionati dalla 3ª all'Eccellenza. Nata nel 2008, la A.S.D. Bure Valpolicella è la sezione Calcio della Polisportiva Bure. A Pedemonte gioca la "Polisportiva Pedemonte", fino al 1995 denominata "U.S. Pedemonte".[124]

La A.S.D. Fimauto Valpolicella, precedentemente Valpo Pedemonte, è la società di calcio femminile della Valpollicella. Iscritta al campionato di Serie B, dove ha militato dalla stagione 2007-2008, è riuscita a conquistare prima la Serie A2, per anni secondo livello del campionato italiano di calcio femminile, per poi raggiungere la massima serie giocando il campionato 2013-2014.

Tamburello[modifica | modifica wikitesto]

Il tamburello è uno sport che ha solide tradizioni nel comune. Il 12 ottobre 1957 il “Bolla Pedemonte” conquista il primo scudetto nazionale, mentre nell'arco degli anni settanta il "Lonardi" di San Floriano ne vince ben quattro. Le due società (oramai scomparse) arriveranno a mettere insieme sette titoli tricolori complessivamente. Nel 1987, sarà la squadra femminile di Negarine-Castelrotto ad arrivare al titolo.[124]

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli anni sessanta e settanta il rugby si afferma come uno degli sport più praticati e seguiti dagli abitanti del comune. Nel 1974, l'ex sindaco Sergio Ruzzenente fonda il “Rugby Club Valpolicella” che vanterà una carriera ricca di successi: nel 1976 si iscrive al campionato di serie C2, nel 1984 raggiungerà la C1 e già l'anno successivo agguanterà un posto per al serie B.[124]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di San Pietro in Cariano - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2016.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Provincia In - Storia e curiosità dei 97 Comuni de la Provincia Veronese, La Rena Domila, l'informassion veronese. URL consultato il 26 novembre 2011.
  5. ^ Brugnoli, 2009, p. 14.
  6. ^ a b Comune di San Pietro in Cariano - Presentazione, comune.sanpietroincariano.vr.it. URL consultato il 1 aprile 2017.
  7. ^ Ente per le nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente Gradi giorno, clisun.casaccia.enea.it. URL consultato il 12-6-2010.
  8. ^ Comune di San Petro in Cariano, Storia, comune.sanpietroincariano.vr.it. URL consultato il 16 marzo 2017.
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  10. ^ a b c Brugnoli, 2009, p. 15.
  11. ^ Secondo Scipione Maffei erano di origine etrusca, in contrasto con l'ipotesi di Theodor Mommsen che li riteneva di origine retica. Ancora oggi non è possibile stabilirlo con certezza, ma entrambe le popolazioni erano comunque di origine italica.
  12. ^ Brugnoli, 2009, pp. 16-17.
  13. ^ a b Brugnoli, 2009, p. 17.
  14. ^ Silvestri, p. 35.
  15. ^ Brugnoli, 2009, p. 19.
  16. ^ Tagliaferri, p. 52.
  17. ^ Si hanno notizie da un documento in cui si nominano alcuni beni ubicati nella valle Provinianensis non longe ab ecclesia Beati Floriani (nella valle Provinianense, non lontano dalla chiesa di San Floriano)
  18. ^ a b Brugnoli, 2009, p. 21.
  19. ^ Brugnoli, 2009, p. 23.
  20. ^ a b Brugnoli, 2009, p. 29.
  21. ^ Il testo dello statuto si può trovare nel testo pubblicato nel 1635 dal titolo: Ordini e consuetudini che si osservano nell'Offitio del Vicariato della Valpolicella.
  22. ^ Silvestri, p. 68.
  23. ^ Una descrizione di queste insegne la troviamo in Archivio storico veronese: raccolta di documenti e notizie riguardanti la storia politica, amministrativa, letteraria e scientifica della città e della provincia, verona, 1879., probabilmente a cura di Osvaldo Perini.
  24. ^ Brugnoli, 2009, p. 30.
  25. ^ a b Brugnoli, 2009, pp. 32-22.
  26. ^ San Pietro in Cariano, in Mediateca Palladio, CISA - Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio.
  27. ^ Brugnoli, 2009, p. 42.
  28. ^ Brugnoli, 2009, p. 43.
  29. ^ Biadego.
  30. ^ Brugnoli, 2009, pp. 44-45.
  31. ^ a b Brugnoli, 2009, p. 46.
  32. ^ Brugnoli, 2009, p. 47.
  33. ^ Silvestri, p. 80.
  34. ^ Brugnoli, 2009, p. 49.
  35. ^ a b Ganzerla, 2004, p. 235.
  36. ^ Silvestri, pp. 82-84.
  37. ^ In seguito ad un Regio decreto-legge del 26 maggio 1926, convertito in legge il 25 giugno del mese successivo. Il testo lo si può trovare: Regio decreto legge 3 settembre 1926, n. 1910 (Gazzetta Ufficiale - 19 novembre 1926, n. 267) (PDF), zaoerv.de. URL consultato il 27 settembre 2010.
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  124. ^ a b c Brugnoli, 2009, pp. 185-187.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Wart Arslan, L'architettura romanica veronese, Verona, 1939, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Silvestri, La Valpolicella, Centro di documentazione per la storia della Valpolicella, 1950, ISBN non esistente.
  • Amelio Tagliaferri, I Longobardi nella civiltà e nell'economia italiana del primo Medioevo, Milano, Giuffrè, 1965, p. 52. ISBN non esistente
  • Giuseppe Franco Viviani, Ville della Valpolicella, Verona, Centro di documentazione per la storia della Valpolicella, 1983. ISBN non esistente
  • Gianfranco Benini, Chiese romanche nel territorio veronese, Rotary Club Verona Est, 1995, ISBN non esistente.
  • Giancarlo Ganzerla, Binari sul Garda - Dalla Ferdinandea al tram: tra cronaca e storia, Brescia, Grafo, 2004. ISBN 88-7385-633-0.
  • Mario Luciolli, Ville della Valpolicella, Verona, Jago edizioni, 2008, ISBN 9788889593097.
  • Pierpaolo Brugnoli, San Pietro in Cariano ieri e oggi, Centro di documentazione per la storia della Valpolicella, 2009, ISBN non esistente.

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