Immigrazione

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Emigranti europei sbarcano a Ellis Island, a New York, (USA), nel 1902

L'immigrazione è il trasferimento permanente o temporaneo di singoli individui o di gruppi di persone in un paese o luogo diverso da quello di origine. Il fenomeno è l'opposto dell'emigrazione.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Si possono includere le migrazioni di popolazioni tra paesi e i movimenti interni ad un paese; l'immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze. Per quanto riguarda i paesi destinatari dei fenomeni migratori (principalmente le nazioni cosiddette sviluppate o in via di sviluppo), i problemi che si pongono riguardano la regolamentazione ed il controllo dei flussi migratori in ingresso e della permanenza.

L'immigrazione può contribuire a risolvere problemi come sovrappopolazione, fame, epidemie e povertà nei Paesi di origine. A livello politico, i Paesi di origine e di destinazione possono stringere accordi bilaterali che prevedono flussi migratori programmati e controllati, per rispondere a esigenze di manodopera del Paese di destinazione, a problemi di sovrappopolazione del Paese d'origine, compensati da altri aspetti come uno scambio di materie prime ed energia. Un accordo di questo tipo può prevedere la fornitura di materie prime e manodopera in cambio di prodotti finiti ed investimenti nell'industria e in infrastrutture nel Paese fornitore.

Secondo il parere di alcuni studiosi, soprattutto in riferimento all'Europa e all'Italia, l’immigrazione può avere ripercussioni positive anche per i Paesi di destinazione. Il processo di invecchiamento della popolazione è un fenomeno demografico che sta interessando l’intera Europa, come conseguenza del generale miglioramento della qualità della vita e del declino della natalità in vari paesi[1]. L’Italia rappresenta uno dei paesi più longevi al mondo e, al contempo, uno dei più colpiti dal calo delle nascite, aggravato dalla crescente precarietà occupazionale delle famiglie. I dati ISTAT del 2015 stimano l’età media italiana in aumento, giunta a 44,6 anni[2]. L’anno 2016 mantiene inalterato questo trend, superando il record negativo delle nascite del 2015: nel 2016 sono nati 474.000 bambini, contro i 486.000 dell’anno precedente[3]. Di conseguenza, con la diminuzione della popolazione attiva, emergono problematiche legate alla sostenibilità della spesa previdenziale. Grazie al miglioramento dei servizi sanitari e dello stile di vita l'età media si è alzata, uno scenario che si ripresenta anche a livello europeo. Ma questa grande conquista sociale e sanitaria pone pressanti problemi ai sistemi previdenziali dei paesi europei. L’altra faccia della medaglia è infatti che ci si attende una riduzione delle persone in età lavorativa[4].

Un incremento massiccio dell’immigrazione potrebbe costituire il fattore decisivo per il riequilibrio della spesa pensionistica, dato che la gran parte degli immigrati si trova in età lavorativa. Gli effetti positivi dell’immigrazione in Italia sono già tangibili secondo “Openmigration”, la quale stima che nel 2009, grazie agli immigrati, 520.000 italiani hanno potuto ricevere la pensione. Tale numero è aumentato a più di 600.000 nel 2013, ed è destinato a crescere nuovamente nel corso degli anni, parallelamente all’aumento dei contributi previdenziali degli stranieri[5].

Dal versante opposto, altri sostengono che l'immigrazione possa essere una delle cause dell'alto tasso di disoccupazione tra gli italiani e gli europei, poiché gli immigrati troverebbero più facilmente lavoro[6]. Prima della crisi , il lavoro degli immigrati poteva essere considerato complementare a quello dei nativi e non sostitutivo. Gli stranieri hanno occupato per la maggior parte posti di lavoro dequalificati, per i quali l’offerta di lavoro degli italiani non era sufficiente. Ma dal 2010-2011 si registra un aumento dell’occupazione degli italiani nelle professioni a bassa qualifica: ciò significa che sta venendo meno la complementarità della forza lavoro italiana e straniera; quindi sempre più italiani e stranieri si contendono gli stessi posti di lavoro[7]. Non sorprende dunque il risultato del sondaggio Demos per “La Repubblica” del settembre 2016, secondo il quale l’83% degli italiani sarebbero favorevoli al ripristino delle frontiere nell’area Schengen[8].

Il fenomeno dell'immigrazione, nella discussione pubblica e nella cronaca giornalistica, risulta inoltre spesso accostato alla problematica dell'aumento della delinquenza e della criminalità. Per quanto riguarda l'Italia, tuttavia, ricerche econometriche hanno dimostrato che non c'è alcun nesso fra immigrazione e criminalità. I due fenomeni sono entrambi attratti dalla ricchezza, e quindi possono intensificarsi contemporaneamente nelle zone ricche, senza però che l'una causi o favorisca l'altra[9].

Ma al di là di tali aspetti, l'opinione pubblica di molti paesi, già debilitati dalla crisi economica e preoccupati per i fenomeni terroristici, si esprime contro l’immigrazione di massa, per il timore che si possano così aggravare problemi di sicurezza e di coesione sociale[10]. Il filosofo Massimo Cacciari qualifica come legittime e comprensibili le paure degli italiani di fronte alle ondate migratorie, poiché dietro la “paura dell’immigrazione c’è il non governo dell'immigrazione”[11].

Esistono molti tratte degli immigrati, sotto molte forme.

Cause dell'immigrazione[modifica | modifica wikitesto]

La causa del fenomeno dell'immigrazione può trovare origine in motivazioni:

Legislazione in materia[modifica | modifica wikitesto]

Le legislazioni dei Paesi UE pongono l'autonomia economica dell'immigrato come una condizione necessaria per avere un permesso di soggiorno e poi la cittadinanza. L'immigrato viene espulso se non dimostra di avere un lavoro regolare o qualcuno che possa dargli un sostentamento economico, condizioni per ottenere un regolare permesso di soggiorno.

Una prima eccezione a questo principio riguarda quanti sono vittime di persecuzioni politiche o religiose, provengono da dittature e Paesi in guerra. Il diritto internazionale prevede che in questi casi sia riconosciuto il diritto di asilo, l'assistenza sanitaria e le cure di primo soccorso. A qualsiasi persona, pure clandestina, si applica quanto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La norma si presta anche a degli abusi, essendo difficile provare la nazionalità di un clandestino che chiede asilo politico, e se questi ne ha effettivamente diritto: ma l'onere di scoprire gli abusi spetta agli Stati perché le espulsioni vanno motivate caso per caso e non per appartenenza ad una categoria di persone[12].

I flussi di immigrazione clandestina vengono combattuti con accordi bilaterali con i Governi e le polizie dei Paesi di origine, in termini di esercitazioni e operazioni congiunte, condivisione di uomini, risorse, informazioni; di recente è stato invocato anche un approccio multilaterale (detto dall'Italia Migration Compact), quanto meno per gli Stati rivieraschi del Mar Mediterraneo[13]. Sul piano non repressivo, si combatte con accordi commerciali e di interscambio che favoriscano gli investimenti esteri, la crescita economica e del livello medio di istruzione, un mercato di sbocco alla produzione dei Paesi più poveri.

Il Parlamento europeo ha approvato, il 20 novembre 2008,[14] l'introduzione di una carta blu sul modello della green card americana, che avrà lo scopo di attirare in Europa immigrati qualificati provenienti dai paesi terzi e ciò secondo una tabella standard di qualifiche applicabile discrezionalmente dai singoli Stati membri. Oltre alla carta blu, il Parlamento europeo ha adottato la cosiddetta "direttiva sanzioni" che prevede l'applicazione di multe e di sanzioni penali ai datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Livi Bacci, L’Europa ha bisogno di un’immigrazione di massa?, in Il Mulino, nº 6, 2016.
  2. ^ Roberto Giovannini, Italiani sempre più vecchi, mai così poche nascite (488mila), su La Stampa, 19 febbraio 2016.
  3. ^ Enrico Marro, Minimo storico per le nascite. Istat, Italia sempre più anziana: oltre il 22% della popolazione ha 65 anni, su Il Corriere della Sera, 6 marzo 2017.
  4. ^ Giorgia Capacci, Francesca Rinesi, L’Invecchiamento demografico in Italia e nell’Europa del futuro. Annali del dipartimento di metodi e modelli per l'economia il territorio e la finanza, Patron Editore, 2014.
  5. ^ Stefano Solari, Come gli immigrati salvano l’economia e le pensioni italiane, su Openmigration, 11 gennaio 2016.
  6. ^ Enrico Pedemonte, Le verità scomode su migranti e lavoro, su Pagina99, 22 ottobre 2016.
  7. ^ Enrico Pedemonte, Le verità scomode su migranti e lavoro, su Pagina99, 22 ottobre 2016.
  8. ^ Ilvo Diamanti, Migranti, la nostalgia dei muri e la sfiducia nell'Europa. Sondaggio: 83% vuole più controlli nell'area Schengen, su La Repubblica, 26 settembre 2016.
  9. ^ Studio su immigrati legali e illegali e reati nelle province italiane dal 1996 al 2003, di Paolo Buonanno (università di Bergamo), Milo Bianchi (Paris School of Economics) e Paolo Pinotti (Banca d'Italia), convegno dell'European economic association (Eea) e della Econometric society (Esem) presso la sede dell'università Bocconi di Milano; citato ne il manifesto, 28 agosto 2008, p. 4.
  10. ^ L'Europa necessita di un'immigrazione di massa. Favorevole o contrario?, su Proversi, 3 aprile 2017.
  11. ^ Giovanna Casadio, Massimo Cacciari: "L'emergenza migranti genera paure legittime. Contro il populismo serve il buon governo", su La Repubblica, 27 settembre 2016.
  12. ^ DAVID J. BIERJAN, Trump’s Immigration Ban Is Illegal, New York Times, 27 gennaio 2017.
  13. ^ Face à Trump, Hollande plaide pour l'accueil des réfugiés, Figaro, 28/01/2017.
  14. ^ Una carta blu per migranti altamente qualificati articolo pubblicato sul sito web del Parlamento europeo il 20 novembre 2008
  15. ^ Pugno duro contro chi impiega immigrati clandestini articolo pubblicato sul sito web del Parlamento europeo il 6 febbraio 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Caracciolo, "Come muore una civiltà e come sta morendo la nostra", 2008, ISBN 978-1-4092-0001-7; sec. ed. riveduta 2012, ISBN 978-1-291-11327-3.
  • Francesco Caracciolo, "Mali estremi", 2010, ISBN 978-1-4457-1709-8.
  • Francesco Caracciolo, "L'integrazione dell'arcipelago migratorio in Occidente ", 2010, ISBN 978-1-4457-1699-2; sec. ed. riveduta 2012, ISBN 978-1-291-12507-8.
  • AaVv (2003) Indagine sulla mediazione culturale in Italia. La ricerca e le normative regionali, Roma, Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli e Unione delle Università del Mediterraneo, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
  • De Leo G., (1994) Ridondanze discriminatorie negli interventi con i minori immigrati, “Terapia familiare”, 46, pp. 63–69.
  • "L'Espresso", n. 40, Io, clandestino a Lampedusa, anno LI, 13 ottobre 2005.
  • Einaudi L. (2005) Le politiche dell'immigrazione in Italia dall'Unità a oggi, Laterza, Bari.
  • Ghezzi M. (1996) Il rispetto dell'altro, NIS, Roma.
  • Maccheroni C., A. Mauri (1989) Le migrazioni dall'Africa Mediterranea verso l'Italia, Giuffrè, Milano, ISBN 88-14-02033-7.
  • "Il cacciatore di meduse", romanzo di Ruggero Pegna (Falco Editore), storia di un piccolo migrante somalo e di immigrati di tutto il mondo

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