Immigrazione in Italia

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L'immigrazione in Italia, se ci si riferisce allo stato unitario, appare come un fenomeno relativamente recente, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo[1].

Secondo le definizioni fornite dall'ISTAT, la popolazione immigrata non va confusa con la popolazione straniera: la popolazione immigrata è composta da tutti i residenti che sono nati all'estero con cittadinanza straniera, anche se hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana; mentre la popolazione straniera è composta da tutti i residenti che hanno cittadinanza straniera, anche se sono nati in Italia[2].

Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2015 l'Italia era il quinto Paese dell'Unione europea per popolazione immigrata, ovvero nata all'estero, con 5,8 milioni di immigrati, dopo Germania (10,2 milioni), Regno Unito (8,4 milioni), Francia (7,9 milioni) e Spagna (5,9 milioni)[3]. Era invece il terzo Paese dell'Unione Europea per popolazione straniera, con 5 milioni di cittadini stranieri, dopo Germania (7,5 milioni) e Regno Unito (5,4 milioni) e davanti a Spagna (4,5 milioni) e Francia (4,4 milioni)[4]. Per numero di immigrati in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l'Italia si classificava al diciannovesimo posto (su 28) nell'Unione Europea (con il 9,5% di immigrati sul totale della popolazione), mentre per numero di stranieri all'undicesimo posto (con l'8,2% di stranieri).

Cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia al 1º gennaio 2016 per Paese di cittadinanza

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia, per gran parte della sua storia dall'unità in poi, è stato un paese di emigrazione e si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone[5] (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione o diaspora italiana[6].

Per tutto questo periodo, il fenomeno dell'immigrazione era stato invece pressoché inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle conseguenze della seconda guerra mondiale, come l'esodo istriano o il rientro degli italiani dalle ex-colonie d'Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d'integrazione dal punto di vista sociale o culturale. L'Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo; il fenomeno dell'emigrazione cominciò ad affievolirsi decisamente solo a partire dagli anni sessanta, dopo gli anni del miracolo economico[7]

In particolare, nel 1973, l'Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. È da notare tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri[7]. Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi[7]. Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo "stabili" e il rimanente "temporanei". Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l'obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani[7]. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unità.

Negli anni novanta il saldo migratorio ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo naturale è diventato negativo), è diventato il solo responsabile della crescita della popolazione italiana.

Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d'ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica[7].

Nel 1991 l'Italia dovette anche confrontarsi con la prima "immigrazione di massa", dall'Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno stipulati con altri Paesi, principalmente dell'area mediterranea. Secondo dati stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri[7].

È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l'altro di scoraggiare l'immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione". La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l'altro, anche la possibilità dell'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.

Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia 1.334.889 stranieri, mentre le comunità maggiormente rappresentate erano quella marocchina (180.103 persone) e albanese (173.064)[8]; tale valore, nel 2005 era giunto a 1.990.159, mentre le comunità albanese e marocchina contavano, rispettivamente 316.000 e 294.000 persone[9].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Numero[modifica | modifica wikitesto]

Cittadini stranieri residenti al 1º gennaio[10]
Anno Popolazione
2002 1.341.209[11]
2003 1.464.663[11]
2004 1.854.748[11]
2005 2.210.478[11]
2006 2.419.483[11]
2007 2.592.950[11]
2008 3.023.317[11]
2009 3.402.435[11]
2010 3.648.128[11]
2011 3.879.224[11]
2012 4.052.081[12]
2013 4.387.721[13]
2014 4.922.085[14]
2015 5.014.437[15]
2016 5.026.153[16]

Secondo i dati Istat relativi al bilancio demografico nazionale, alla data del 1º gennaio 2016, risultavano regolarmente residenti in Italia 5.026.153 cittadini stranieri, pari all'8,3% della popolazione residente totale (60.665.551 individui)[17], praticamente invariati rispetto all'anno precedente (+0,23%, pari a 11.716 individui)[2][15]. L'incremento nel corso degli anni della popolazione straniera residente è dovuto sia ad un saldo migratorio positivo tra immigrati ed emigrati, sia ad un saldo naturale positivo tra nati e morti: per quanto riguarda il primo, i nuovi arrivi di immigrati stranieri dall'estero sono in calo da alcuni anni (da 530.456 nel corso del 2007[11] a 250.026 nel corso del 2015), ma continuano a superare gli stranieri emigrati (44.696 nel 2015); per quanto riguarda il saldo naturale, nel corso del 2015 ci sono stati 72.096 nati stranieri (il 14,8% dei nati, anch'essi in diminuzione rispetto ai due anni precedenti) contro 6.497 morti[17].

È da notare che il dato complessivo dei cittadini stranieri presenti nel territorio nazionale è stato corretto al ribasso in seguito al censimento generale ISTAT del 2011 della popolazione italiana, secondo il quale risultavano presenti 4.029.145 stranieri (6,8% della popolazione) alla data del 9 ottobre 2011, valore triplicato rispetto a quello del precedente censimento dell'ottobre del 2001, quando i cittadini stranieri risultavano essere 1.334.889 (2,3%)[18][19]. La differenza rispetto al dato proveniente dalle anagrafi, già riscontrata per tutti i dati demografici anche nei precedenti censimenti, dipende generalmente da errori o mancanze nell'aggiornamento delle anagrafi comunali nei dieci anni che intercorrono tra un censimento e l'altro[20].

I dati sui cittadini stranieri residenti non includono gli stranieri naturalizzati italiani e i cittadini stranieri irregolari. Secondo il censimento della popolazione del 2011, gli stranieri naturalizzati italiani erano 607.394[21]. Le acquisizioni di cittadinanza sono in costante aumento, da 4.158 nel 1991, a 10.401 nel 2001[22], a 65.383 nel 2012[13], fino a 178.035 nel 2015[17] (+37% rispetto al 2014). A titolo di paragone, si consideri che nel 2014 le acquisizioni di cittadinanza in Italia (129mila) sono state, in numeri assoluti, meno che in Spagna (206mila) ma più o meno in linea con quelle registrate in Germania (111mila), Francia (106mila) e Regno Unito (126mila)[23]. Tra coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2015, il 20% era precedentemente cittadino albanese e il 18% marocchino, ovvero apparteneva a due comunità straniere di più antico insediamento in Italia[17].

Provenienza[modifica | modifica wikitesto]

Cittadini stranieri regolarmente residenti al 1º gennaio
Paese di cittadinanza 2005[9] Variazione
2005-2010
(%)
2010[24] Variazione
2010-2016
(%)
2016[15]
Romania Romania 248 849 257 887 763 30 1 151 395
Albania Albania 316 659 47 466 684 0 467 687
Marocco Marocco 294 945 46 431 529 1 437 485
Cina Cina 111 712 69 188 352 44 271 330
Ucraina Ucraina 93 441 86 174 129 33 230 728
Filippine Filippine 82 625 50 123 584 34 165 900
India India 37 971 178 105 863 42 150 456
Moldavia Moldavia 54 288 95 105 600 35 142 266
Bangladesh Bangladesh 35 785 107 73 965 61 118 790
Egitto Egitto 52 865 55 82 064 34 109 871
Perù Perù 53 378 64 87 747 18 103 714
Sri Lanka Sri Lanka 45 572 65 75 343 36 102 316
Pakistan Pakistan 35 509 83 64 859 57 101 784
Senegal Senegal 53 941 35 72 618 35 98 176
Polonia Polonia 50 794 108 105 608 -7 97 986
Tunisia Tunisia 78 230 33 103 678 -8 95 645
Ecuador Ecuador 53 220 61 85 940 2 87 427
Nigeria Nigeria 31 647 54 48 674 59 77 264
Macedonia Macedonia 58 460 59 92 847 -21 73 512
Bulgaria Bulgaria 15 374 199 46 026 26 58 001
Nota: le comunità sovraelencate sono quelle che superano i 50.000 residenti nel 2016 e complessivamente costituiscono oltre l'82% degli stranieri in Italia.

Analizzando i Paesi di provenienza dei cittadini stranieri regolarmente residenti, si nota come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall'Europa orientale, che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino agli anni novanta. Ciò è dovuto in particolare al rapido incremento della comunità rumena in Italia, che, in particolare nel 2007, è all'incirca raddoppiata, passando da 342.000 a 625.000 persone e rappresentando quindi la principale comunità straniera in Italia. Ciò è dipeso, verosimilmente, dall'ingresso della Romania nell'Unione europea, che ha facilitato i flussi, e dall'affinità linguistica.

Secondo i dati Istat, al 1º gennaio 2016 risiedevano in Italia quasi 1,2 milioni di cittadini rumeni[17], che costituiscono il 23% della popolazione straniera in Italia[17] e circa l'1,97% sul totale della popolazione residente in Italia; ciò fa sì che in Italia risieda quasi il 45% dei circa 2,5 milioni di cittadini della Romania espatriati, residenti nell'Unione europea.[25]. Accanto ai romeni le principali comunità straniere presenti in Italia sono quella albanese (9,3% della popolazione straniera), marocchina (8,7%), cinese (5,4%) ed ucraina (4,65%). Al 1º gennaio 2016, poco più del 30% dei residenti stranieri sono cittadini di un Paese dell'Unione europea, e oltre il 50% sono cittadini di un Paese europeo. I cittadini di Stati africani sono circa il 20% del totale, così come i cittadini di Stati asiatici[17].

La tabella a destra riporta il numero di cittadini stranieri residenti in Italia suddivisi per cittadinanza per gli anni 2005, 2010 e 2016. Come si può notare, le comunità che hanno registrato un aumento maggiore provengono dall'Est Europa (Romania, Bulgaria, Moldavia, Ucraina e Polonia) e dall'Asia meridionale (rispettivamente, India, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka). Più contenuto, invece, è stato l'aumento della popolazione straniera di origine albanese e marocchina, comunità che hanno visto il picco degli ingressi in anni precedenti, ma anche per effetto delle naturalizzazioni.

Un discorso a parte merita la comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra Rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura Sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative riportano 120.000 unità, di cui circa 70.000 di cittadinanza italiana.[26]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione dei cittadini stranieri sul territorio italiano è fortemente disomogenea: nel Nord-ovest risiede il 34,1% degli stranieri, nel Nord-est il 24,5%, nel Centro il 25,4% e nel Mezzogiorno e isole il 15,9%[17]. Nel 2015, tuttavia, come già negli anni precedente, l'incremento della popolazione straniera è stato più consistente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord.

All'interno di tale distribuzione si nota inoltre una forte disparità tra i capoluoghi di provincia (con maggiori presenze) e le zone rurali. Tra le province italiane, quella con la comunità straniera più grande è, al 1º gennaio 2016, quella di Roma (529mila), seguita da quella di Milano (446mila), quindi le province di Torino (222mila) e Brescia (164mila).

Percentuale di stranieri sul totale della popolazione regionale nel 2015.

I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti in termini assoluti, al 1º gennaio 2016, erano nell'ordine:

I capoluoghi di provincia italiani con la più alta percentuale (superiore al 15%) di stranieri residenti sul totale della popolazione, al 1º gennaio 2016, erano nell'ordine[27]:

Appartenenza religiosa[modifica | modifica wikitesto]

La Moschea di Ravenna è la più grande d'Europa (Per molti anni è stata quella di Roma). L'islam è la religione più diffusa tra la popolazione straniera dopo il cristianesimo.

Secondo l'ultima indagine ISTAT, condotta tra il 2011 ed il 2012, oltre la metà dei cittadini stranieri residenti in Italia con più di 6 anni di età si dichiara cristiano (56,4%). La seconda comunità religiosa tra gli stranieri è invece costituita dai musulmani (26,3%), mentre i buddisti sono circa il 3% ed il 7,1% si dichiara ateo. I 4.570.317 immigrati censiti in Italia a quella data risultavano infatti così suddivisi[28]:

  • Cristiani: 2.052.000, di cui:
    • Ortodossi: 983.000, in prevalenza romeni (62%)
    • Cattolici: 913.000, in prevalenza romeni e sudamericani
    • Protestanti: 98.000, in prevalenza romeni (17%)
  • Musulmani: 957.000, in prevalenza marocchini (35%) ed albanesi (15%)
  • Atei / Non religiosi: 258.000, in prevalenza cinesi (25%) e albanesi (24%)
  • Buddisti: 102.000, in prevalenza cinesi (64%)
  • Altri: 142.000
  • Non risponde: 124.000

Se si considera, invece, la religione alla quale i genitori educano i propri figli (0-5 anni), il 41% dei bambini segue la fede musulmana contro il 37% di cristiani (in prevalenza cattolici e in misura minore ortodossi). Il 6% dei bambini non riceve invece nessuna educazione religiosa.

Età[modifica | modifica wikitesto]

Alunni con cittadinanza non italiana
nel sistema scolastico italiano
Dati Ministero dell'Istruzione[29]
2013-2014 801 304
2012-2013 786 630
2011-2012 755 939
2010-2011 710 263
2009-2010 673 800
2008-2009 629 360
2007-2008 574 133
2006-2007 501 420
2005-2006 431 211
2004-2005 370 803
2003-2004 307 141
2002-2003 239 808
2001-2002 196 414

Nel 2010, gli stranieri residenti in Italia risultavano significativamente più giovani dei cittadini italiani, con un'età mediana di 32,5 anni contro 44,3. Si tratta della quarta comunità straniera più giovane tra i Paesi dell'Unione europea contro la seconda popolazione nazionale più vecchia (dopo la Germania).[30]

Nel 2009 i minorenni erano 932.675 (il 22% del totale) mentre gli stranieri nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) erano ormai 573 mila[31], cioè il 13,5% del totale degli stranieri. In particolare, gli stranieri nati in Italia nel 2010 hanno rappresentato il 14% del totale delle nascite, un'incidenza circa doppia rispetto a quella degli stranieri sul totale della popolazione residente[32].

La presenza di allievi privi di cittadinanza italiana è in costante aumento nel sistema scolastico italiano, rappresentando oggi il 9%, con punte prossime al 10% nella scuola dell'obbligo. La loro presenza però è concentrata soprattutto nelle regioni settentrionali e in particolare in alcune aree urbane, cosicché in talune scuole la percentuale risulta significativamente più elevata[33].

Questi alunni rappresentano oltre 200 paesi, sebbene il 45% di loro proviene da soli 3 stati (Romania, Marocco e Albania). Circa l'81% di loro proviene da 19 stati (Romania, Albania, Marocco, Cina, Moldavia, Filippine, India, Ucraina, Ecuador, Peru, Tunisia, Pakistan, Macedonia, Egitto, Bangladesh, Senegal, Nigeria, Polonia, Ghana). Quasi la metà di questi alunni, oltre 371.000, sono nati e cresciuti in Italia, parlano l'italiano come prima lingua e/o sono bilingui, essi hanno lo status di "straniero" in base ad una legislazione basata principalmente sullo ius sanguinis e non sullo ius soli, vigente e condizionato in pochi paesi europei (per esempio Grecia, Francia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Finlandia), ma che invece caratterizza quasi tutti gli stati del continente americano.[34]

Titolo di studio[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione straniera residente in Italia ha un livello di educazione simile a quello della popolazione Italiana. Fonti Istat e Banca d'Italia riportano come il 39,4% della popolazione italiana abbia un diploma di scuola media superiore a fronte del 38,9% della popolazione straniera. Gli italiani in possesso di laurea invece si attestano intorno al 12,5% contro il 10,2% degli stranieri[35].

Condizione economica[modifica | modifica wikitesto]

Un rapporto dell'Istat relativo agli anni 2008/2009 sugli stranieri nati all'estero e residenti in Italia[36] rileva che due terzi sono immigrati per motivi di lavoro.

Le condizioni economiche delle famiglie straniere sono in generale peggiori di quelle delle famiglie italiane. Infatti, le prime dispongono di un reddito netto mediano di 14.469,00 euro contro i 24.631 dei secondi. Le famiglie con un reddito netto più vicino a quello delle famiglie italiane sono, tra le comunità più numerose, quelle albanesi (70,1% del reddito medio delle famiglie italiane), filippine (68,3%) e cinesi (67,1%). Al contrario, quelle più lontane dal tenore di vita degli italiani sono le famiglie ucraine (40,8%), moldave (48,6%) e romene (47,6%).

Nel complesso, quasi la metà (49,1%) delle famiglie composte da soli stranieri è a rischio povertà (tale percentuale è il 17,4% per le famiglie di soli italiani). Come nel caso degli italiani, tuttavia, il rischio povertà è considerevolmente più elevato al Sud che al Centro o al Nord.

Tuttavia, le condizioni economiche degli stranieri migliorano con l'allungarsi della permanenza in Italia. Infatti, il reddito di una famiglia di soli stranieri residente nel Paese da più di 12 anni è in media superiore del 40% rispetto a quello di una famiglia arrivata da soli due anni. Inoltre, le entrate delle famiglie straniere dipendono per oltre il 90% da redditi da lavoro, mentre per le famiglie italiane tale quota si attesta solo al 63,8%. I redditi da capitale incidono appena per l'1,1% (contro il 5,5%) e le pensioni contano solo per l'1,9% (contro quasi il 30% delle famiglie italiane). Da osservare anche che il possesso di una laurea si traduce, in media, in un reddito solo dell'8% più elevato rispetto a quello di chi possiede la licenza elementare. Gli italiani laureati, al contrario, guadagnano in media il 75% in più di quelli con una licenza elementare.

Stranieri irregolari[modifica | modifica wikitesto]

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità stima la presenza di stranieri irregolari presenti sul territorio italiano al 1º gennaio 2014 in 300.000 unità (pari al 6% in proporzione alla popolazione straniera regolare), ai minimi storici per effetto delle più recenti sanatorie e della crisi economica[37] (la stessa fondazione stimava gli irregolari in 500.000 unità nel 2003 e in 326.000 nel 2012)[38].

In Italia l'immigrazione irregolare è alimentata soprattutto dagli overstayers, tutti quegli stranieri che, entrati nel Paese regolarmente, restano dopo la scadenza del visto o dell'autorizzazione al soggiorno: un fenomeno che ha raggiunto - secondo dati ufficiali del Ministero dell'Interno[39] - il 60% del totale degli immigrati irregolari nel 2005 (il 63% nel primo semestre del 2006). Un altro 25% circa degli immigrati irregolari giunge illegalmente da altri Paesi Schengen, approfittando dell'abolizione dei controlli alle frontiere interne (il 24% nei primi sei mesi del 2006). Soltanto il 15% dell'immigrazione irregolare arriva dalle rotte del Mediterraneo.

Sbarchi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rotte di migranti nel Mediterraneo.

A sbarcare sulle coste italiane attraversando irregolarmente i confini marittimi sono sia rifugiati, sia migranti economici[40][41].

Numero di migranti sbarcati in Italia, 1997-2015[42][43]

Il numero degli arrivi negli ultimi anni è altalenante. Dal 1º gennaio al 31 dicembre 2006 sono sbarcati sulle coste italiane 22.016 migranti, con una riduzione, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, del 4,5% (22.939 erano stati gli arrivi nel 2005). La maggior parte degli sbarchi è avvenuta sulle coste siciliane, dove nel 2006 sono arrivati 21.400 migranti (22.824 nel 2005), mentre in Puglia sono stati solo 243 (19 nel 2005) e in Calabria 282 (88 nel 2005). Di questi 8.146 sono di nazionalità marocchina, 4.200 egiziana, 2.859 eritrea e 2.288 tunisina. La diminuzione, seppur lieve, segnava un'importante inversione di tendenza fino al 2008: nel 2005 gli sbarchi erano quasi raddoppiati rispetto al 2004.

Nel 2014 sono sbarcati sulle coste italiane 170.100 rifugiati e migranti[44] (su un totale di 220.194 che sono giunti nell'Unione europea attraversando irregolarmente il Mediterraneo nel 2014)[45], con un incremento rispetto al 2013 (42.925 sbarcati) ed anche rispetto al precedente picco del 2011 (62.292 sbarcati)[46]. 141.484 degli sbarcati in Italia nel 2014 erano partiti dalle coste della Libia, 15.283 dalle coste dell'Egitto e 10.340 dalle coste della Turchia. I principali Paesi di cittadinanza degli sbarcati erano Siria (42.323), Eritrea (34.329), Mali (9.908), Nigeria (9.000), Gambia (8.691), Somalia (5.756) ed Egitto (4.095)[44][47]. L'incremento negli sbarchi si deve sia al maggior numero di rifugiati provenienti in particolare dalla Siria a causa della guerra civile siriana, sia alla maggiore facilità e urgenza di partire dalle coste libiche a causa della situazione di anarchia creata dalla guerra civile in Libia[48]. Molti degli sbarcati erano in cerca di asilo, in particolare siriani ed eritrei, le cui domande di asilo in Europa esaminate nel 2014 sono state accolte positivamente per il 95% e per l'89% dei casi, rispettivamente[49][50]. Tuttavia, solo pochissimi Siriani ed Eritrei hanno presentato domanda di asilo in Italia (500 e 480, rispettivamente)[51], mentre la maggior parte ha proseguito verso il Nord Europa (Germania e Svezia in particolare), nonostante il regolamento di Dublino preveda che i richiedenti asilo debbano presentare domanda di asilo nel primo Paese d'arrivo[52][53][54][55]. Nel 2015, i rifugiati e migranti sbarcati in Italia sono stati 153.842, il 9% in meno rispetto al 2014. Salvo una drastica riduzione del numero di rifugiati siriani, spostatisi sulla rotta dalla Turchia alle coste della Grecia (dove nel 2015 sono sbarcati 856.723 rifugiati e migranti[56] nel contesto della crisi europea dei rifugiati), le principali nazionalità dichiarate al momento dello sbarco sono rimaste Eritrea (38.612), Nigeria (21.886), Somalia (12.176), Sudan (8.909), Gambia (8.123), Siria (7.444) e Mali (5.752)[43].

Richiedenti asilo e rifugiati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diritto di asilo § Italia.

Da non confondersi con la maggioranza degli stranieri, immigrati in Italia quasi sempre per motivi economici, i richiedenti asilo sono stranieri che hanno presentato all'Italia richiesta di protezione ed ospitalità in base alle convenzioni internazionali, perché perseguitati nel loro paese di origine per le loro opinioni, o la loro attività politica o religiosa, ovvero perché provenienti da zone di guerra totalmente insicure, o ancora oggetto di discriminazioni o persecuzioni per motivi di appartenenza etnica. Dal momento che la richiesta di asilo va presentata nel territorio dello Stato a cui si richiede asilo e che le leggi italiane ed europee non prevedono vie di ingresso regolari per coloro che intendono presentare richiesta di asilo, i richiedenti asilo arrivano per lo più in maniera irregolare, attraverso gli sbarchi sulle coste italiane. In base alla convenzione di Ginevra sui rifugiati (1951), i richiedenti asilo non possono essere respinti ai confini se sono a rischio di persecuzione o di altri gravi danni[57]. Coloro la cui richiesta è stata accolta positivamente ricevono lo status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale (protezione sussidiaria o umanitaria), mentre i restanti possono essere rimpatriati[58]. Se nella categoria dei rifugiati rientravano nel secolo scorso prima persone rimpatriate da ex colonie italiane (accusati di collaborazionismo con i colonizzatori italiani) e poi persone perseguitate nell'Est Europa per l'opposizione ai regimi comunisti ivi allora imperanti, nel nuovo secolo la provenienza è prevalentemente da stati in guerra o autoritari, soprattutto Eritrea, Somalia e Afghanistan, non senza la presenza di perseguitati per motivi politici o religiosi.

Richieste di asilo in Italia,1990-2015. In arancione, le richieste di asilo ricevute; in blu, le decisioni prese sulle richieste di asilo presentate; in verde, le decisioni che hanno avuto esito positivo, col riconoscimento dello status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale.[59][43]

Tra il 1990 e il 2015, l'Italia ha ricevuto 517.720 richieste d'asilo, riconoscendo lo status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale a 178.788 richiedenti asilo[60][43]. Secondo l'UNHCR, il numero totale di rifugiati residenti in Italia alla fine del 2015 era di 118.047 unità, meno che in Germania (316.113), Francia (273.126), Svezia (169.520) e Regno Unito (123.067)[61]. I primi cinque Paesi di cittadinanza dei rifugiati in Italia erano Somalia (13.068), Afghanistan (12.203), Eritrea (11.962), Nigeria (9.931) e Pakistan (9.202)[62].

Il 2014 è stato, sia in Italia, sia nel resto d'Europa, un anno record per il numero di nuove richieste di asilo. In Italia sono state presentate 64.625 richieste di asilo (rispetto alle 26.620 del 2013), su un totale di 625.920 richieste di asilo in tutta l'Unione europea (rispetto alle 431.090 del 2013); hanno avuto più richieste di asilo dell'Italia la Germania (202.645) e la Svezia (81.180). Le prime cinque nazionalità dei richiedenti asilo in Italia nel 2014 sono state Nigeria (10.135), Mali (9.790), Gambia (8.575), Pakistan (7.150) e Senegal (4.675)[63]. Alla fine del 2014, nelle strutture di accoglienza per richiedenti asilo in Italia erano ospitate 66.066 persone[64]. Nel 2015, le richieste di asilo sono state 83.970; al 31 dicembre 2015 i richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza erano 103.792.[43]

Nel 2014 ci sono state in Italia 35.180 decisioni in prima istanza sulle richieste di asilo presentate (sia nello stesso anno, sia precedentemente): di queste, 20.580 (59%) hanno avuto esito positivo, col riconoscimento dello status di rifugiato o di altra forma di protezione internazionale, mentre le restanti 14.600 sono state respinte[37][63]. Hanno accolto positivamente più richieste di asilo dell'Italia la Germania (47.555), la Svezia (33.025) e la Francia (20.640). Le prime tre nazionalità di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale in Italia nel 2014 sono state Pakistan (2.420), Afghanistan (2.400) e Nigeria (2.145)[65]. Nel 2015 sono state prese 71.110 decisioni sulle richieste di asilo presentate; di queste, 29.535 (41%) hanno avuto esito positivo, mentre il 53% sono state respinte.[43]

L'immigrazione nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Filmografia sull'immigrazione in Italia.

Negli ultimi anni, l'immigrazione è diventata un tema ricorrente nel cinema italiano, fino quasi a rappresentarne un genere a parte[66]. Uno dei primi film ad affrontare le problematiche relative all'immigrazione, in quel caso albanese, è stato Lamerica di Gianni Amelio (1994). Nell'ultimo decennio in particolare, tra i film incentranti su tematiche migratorie si trovano Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana (2005), Le ferie di Licu di Vittorio Moroni (2006), Cover-boy di Carmine Amoroso (2006), Bianco e nero di Cristina Comencini (2008), Cose dell'altro mondo di Francesco Patierno, Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi (2011), Terraferma (2011) di Emanuele Crialese e Con il sole negli occhi (2015) di Pupi Avati. Il regista veneziano Andrea Segre si è spesso concentrato sui temi relativi all'immigrazione nei suoi documentari (tra cui Come un uomo sulla terra, diretto insieme a Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer nel 2008), fino a dirigere e presentare alla 68ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il suo primo lungometraggio di fiction, Io sono Li (2011). È da notare che la maggior parte dei film sull'immigrazione sono realizzati da registi italiani, non essendoci ancora in Italia una generazione di cineasti di seconda generazione[67].

Media etnici[modifica | modifica wikitesto]

Babel TV, primo canale televisivo dedicato agli stranieri in Italia

I media etnici rappresentano una delle fonti principali di informazione per gli immigrati in Italia: si contano più di 150 testate, di cui 65 a mezzo stampa, 59 radiofoniche, 24 format televisivi e siti web tematici dedicati agli stranieri in Italia. Questi i dati[68] elaborati dal Cospe, Cooperazione per i Paesi emergenti, che segnala i casi di Stranieri in Italia, network etnico fondato nel 2000 da Francesco Costa e ISI Media, con 22 testate in lingua diffuse in tutta Europa, Speciale Mondinsieme. Per partecipaRe la città in allegato a La Gazzetta di Reggio Emilia e Metropoli, edito con La Repubblica. Le principali fonti di informazione online sono rappresentate dal network Ethnoland, rivista bimestrale di informazione e di servizio a cura di Otto Bitjoka e da Edgar Meyer, Stringer.it e il network Stranieriinitalia.it, presente sul web con il portale e la rete di siti in lingua[69]. Inoltre, Babel TV è il primo canale televisivo in Italia dedicato ai temi dell'immigrazione e trasmette dalla piattaforma digitale Sky dall'8 novembre 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes 2006 (PDF), caritasroma.it.
  2. ^ a b Bilancio demografico nazionale, in ISTAT, 15 giugno 2015.
  3. ^ [1]
  4. ^ [2]
  5. ^ Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976, Roma, Cser, 1978
  6. ^ http://www.migranti.torino.it/Documenti%20%20PDF/italianial%20ster05.pdf
  7. ^ a b c d e f Stefano Baldi, op cit.
  8. ^ Rapporto Istat - 14º Censimento della popolazione: dati definitivi. Cittadini stranieri residenti (dati 2001).
  9. ^ a b Rapporto ISTAT - Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2004 per sesso e cittadinanza.
  10. ^ I dati per il periodo 2002-2011 sono stati corretti al ribasso in seguito al censimento generale ISTAT del 9 ottobre 2011 della popolazione italiana. I dati dal 2012 sono calcolati sommando alla popolazione straniera censita nel 2011 come residente nei comuni, il movimento anagrafico registrato in ciascun comune nel corso dell’anno.
  11. ^ a b c d e f g h i j k Ricostruzione della popolazione residente per età, sesso e cittadinanza nei comuni, in ISTAT, 26 September 2013.
  12. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente al 31 dicembre 2011
  13. ^ a b Cittadini Stranieri. Popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2012
  14. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2013
  15. ^ a b c Cittadini Stranieri. Popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2015, in ISTAT, 23 settembre 2016.
  16. ^ [3]
  17. ^ a b c d e f g h Bilancio demografico nazionale al 31 dicembre 2015
  18. ^ ISTAT - 15º Censimento generale della popolazione e delle abitazioni - Struttura demografica della popolazione
  19. ^ ISTAT - 15º Censimento generale della popolazione e delle abitazioni - Il censimento della popolazione straniera
  20. ^ OSTAT - L'Istat diffonde la popolazione legale dei comuni italiani
  21. ^ ITALIA - Più di 600.000 gli italiani che hanno acquisito cittadinanza. Istat, in ADUC, 30 luglio 2014.
  22. ^ I cittadini italiani naturalizzati: l'analisi dei dati censuari del 2001, con un confronto tra immigrati di prima e seconda generazione (PDF), in ISTAT.
  23. ^ [4]
  24. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente per sesso e cittadinanza al 31 Dicembre 2009, demo.istat.it.
  25. ^ 1L’integrazione dei romeniin Italiatra famiglia e lavoro (PDF), Centro Studi e Ricerche IDOS, 22 marzo 2013.
  26. ^ UNICEF: Rom in Italia, unicef.it. URL consultato il 10-1-2008.
  27. ^ ISTAT - Popolazione straniera residente al 1º gennaio 2016 per età e sesso, demo.istat.it.
  28. ^ [5]
  29. ^ Ministero dell'istruzione
  30. ^ Population and social conditions
  31. ^ Rapporto Istat - La popolazione straniera residente in Italia al 1º gennaio 2010
  32. ^ ISTAT - La popolazione straniera residente in Italia (dati 1º gennaio 2011)
  33. ^ Alunni stranieri, non è più boom. E la maggioranza è nata in Italia - Repubblica.it La Repubblica 6 novembre 2013]
  34. ^ Alunni stranieri, non è più boom. E la maggioranza è nata in Italia - Repubblica.it La Repubblica !6 novembre 2013]
  35. ^ L'Immigrazione in Italia: Minaccia o Risorsa? - www.quattrogatti.info
  36. ^ I redditi delle famiglie con stranieri
  37. ^ a b Sbarchi, richiedenti asilo e presenze irregolari (PDF), in ISMU, Febbraio2015.
  38. ^ Stima delle presenze irregolari. Vari anni (PDF), in ISMU.
  39. ^ Viminale, 14 agosto 2006
  40. ^ IL PUNTO DI VISTA DELL'UNHCR: “RIFUGIATO” o “MIGRANTE”, QUAL È CORRETTO?, in UNHCR, 28 agosto 2015.
  41. ^ Irregular immigration in the EU: Facts and Figures (PDF), in European Parliament, Aprile 2015.
  42. ^ Sbarchi e richieste di asilo 1997-2014, in Fondazione Ismu.
  43. ^ a b c d e f Statistiche immigrazione, in Ministero dell’Interno.
  44. ^ a b Sbarchi anno 2014, in ISMU.
  45. ^ Annual Risk Analysis 2015, in Frontex, 27 aprile 2015, p. 59.
  46. ^ Sbarchi. Serie storica anni 2011-2014, in ISMU.
  47. ^ Analisi: Paolo Gentiloni, in Pagella Politica, 22 febbraio 2015.
  48. ^ Why Libya is springboard for migrant exodus, in BBC News, 20 aprile 2015.
  49. ^ Sea Arrivals to Italy, in UNHCR.
  50. ^ Asylum applicants and first instance decisions on asylum applications: 2014, in Eurostat, marzo 2015.
  51. ^ Forse non sapevi che... (PDF), in UNHCR.
  52. ^ La via del mare verso l’Europa: Il passaggio del Mediterraneo nell’era dei rifugiati (PDF), in UNHCR, 1 luglio 2015.
  53. ^ Dove vanno a finire gli immigrati che sbarcano in Italia? Fatti, fonti e luoghi comuni, in Pagella politica, 28 maggio 2015.
  54. ^ Out of Syria, Into a European Maze, in New York Times, 20 novembre 2013.
  55. ^ L’Europa ha accolto 185mila rifugiati nel 2014. I numeri della crisi dei migranti, in Il Sole 24 Ore, 13 maggio 2015.
  56. ^ Refugees and migrants crossing the Mediterranean to Europe, United Nations High Commissioner for Refugees. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  57. ^ EU legal framework on asylum and irregular immigration 'on arrival' (PDF), in European Parliament, Marzo 2015.
  58. ^ Asylum-Seekers, in UNHCR.
  59. ^ Richieste di asilo, in Ministero dell'Interno, 12 maggio 2015.
  60. ^ Esiti delle richieste di asilo, in Ministero dell'Interno, 12 maggio 2015.
  61. ^ UNHCR - Global Trends –Forced Displacement in 2015, in UNHCR, 18 giugno 2016.
  62. ^ UNHCR Population Statistics, in UNHCR.
  63. ^ a b Asylum statistics, in EUROSTAT, 7 maggio 2015.
  64. ^ Presenze dei migranti nelle strutture di accoglienza in Italia (PDF), in Ministero dell'Interno, 3 marzo 2015.
  65. ^ EU Member States granted protection to more than 185 000 asylum seekers in 2014, in Eurostat, 12 maggio 2105.
  66. ^ titolo= L'immigré vedette américaine de la Mostra de Venise (Le Monde)
  67. ^ Gli immigrati nel cinema italiano (missioni-africane.org)
  68. ^ Alen Custovic, Il successo dei media etnici, su resetdoc.org, 16 marzo 2010.
  69. ^ CNR, I giornali degli stranieri in Italia, dialoghi.cnr.it, 7 giugno 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Baldi, Raimondo Cagiano de Azevedo, La popolazione italiana verso il 2000. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi, Il Mulino, 1999, ISBN 88-15-06246-7.
  • Fadi Hassan, Luigi Minale - Immigrazione in Italia: risorsa o minaccia?, 2010, www.quattrogatti.info.
  • AA.VV - I costi dell'immigrazione - Quaderni Padani n. 98Luigi, 2011.
  • Carlo Maccheroni e Arnaldo Mauri (Eds), Le migrazioni dall'Africa mediterranea verso l'Italia, Giuffrè, Milano, 1989, ISBN 88-14-02033-7.
  • Marcello Borgese- L'obayifo di Rosarno-Città del sole ,Edizioni, Reggio Cal. 2014
  • Arnaldo Mauri, "Squilibri demografici e immigrazione: il caso dell'Italia", Studi Economici e Sociali, Vol. 24, n. 4, 1989. Demographic Imbalance and Immigration: The Case of Italy by Arnaldo Mauri :: SSRN

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