Trentino-Alto Adige

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Trentino-Alto Adige
regione a statuto speciale
(IT) Regione Autonoma Trentino-Alto Adige[1]
(DE) Autonome Region Trentino-Südtirol[1]
(LLD) Region Autonoma Trentin-Südtirol
Trentino-Alto Adige – Stemma Trentino-Alto Adige – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Piazza del Duomo di Trento
Piazza del Duomo di Trento
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Trento-Stemma.png Trento[2]
Presidente Ugo Rossi (PATT)
Lingue ufficiali Italiano, tedesco; ufficialmente riconosciuti anche il ladino, il cimbro e il mocheno
Data di istituzione 1948
Territorio
Coordinate
del capoluogo
46°04′N 11°07′E / 46.066667°N 11.116667°E46.066667; 11.116667 (Trentino-Alto Adige)Coordinate: 46°04′N 11°07′E / 46.066667°N 11.116667°E46.066667; 11.116667 (Trentino-Alto Adige)
Altitudine 749[3] m s.l.m.
Superficie 13 606,87 km²
Abitanti 1 055 649[4] (30-11-2014)
Densità 77,58 ab./km²
Province Bolzano, Trento
Comuni 326
Regioni confinanti Lombardia, Grigioni (CH-GR), Salisburghese (AT-5), Tirolo (AT-7), Veneto
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-32
Codice ISTAT 04
Nome abitanti trentini e altoatesini (o sudtirolesi[5])
PIL (nominale) € 31 602 milioni
PIL procapite (nominale) € 30 186
Cartografia

Trentino-Alto Adige – Localizzazione

Mappa della regione con le sue due province autonome
Mappa della regione con le sue due province autonome
Sito istituzionale

Il Trentino-Alto Adige (nome ufficiale Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol[6]) è una regione italiana autonoma a statuto speciale dell'Italia nord-orientale di 1 051 951[4] abitanti, con capoluogo Trento.

In seguito all'entrata in vigore del nuovo statuto di autonomia nel 1972,[7] la regione è stata ampiamente esautorata e gran parte delle competenze trasferite direttamente al Trentino, corrispondente alla provincia autonoma di Trento, e all'Alto Adige, corrispondente alla provincia autonoma di Bolzano. Questo assetto istituzionale è riconducibile alla diversa composizione linguistica della popolazione, quasi completamente di lingua italiana in Trentino e in maggioranza di lingua tedesca in Alto Adige.

Insieme al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia il Trentino-Alto Adige appartiene alla macroarea geografica del Triveneto. Insieme al Tirolo, il Trentino-Alto Adige fa inoltre parte di un'associazione di cooperazione transfrontaliera istituita nell'ambito dell'unione europea, l'euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino, che accorpa i territori dell'antica contea del Tirolo.[8]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Chiesetta a Trafoi, sullo sfondo del massiccio dell'Ortles

Il Trentino-Alto Adige è la regione italiana più settentrionale ed è pressoché completamente montuosa. Le catene montuose si innalzano fino a quote altimetriche di oltre 3900 m. Nella parte meridionale della regione, presso la riva trentina del lago di Garda, l'altitudine scende a 65 m s.l.m.

Con i suoi 13 607 k il Trentino-Alto Adige è una delle regioni meno densamente popolate in quanto ospita circa 1 050 000 abitanti per una densità di 77ab/km², molto al di sotto della media nazionale, collocandosi al quintultimo posto, prima della Valle d'Aosta, della Basilicata, della Sardegna e del Molise nel rapporto tra numero di abitanti e superficie territoriale. Considerata l'orografia del territorio vi sono notevoli differenze fra la densità di abitanti delle zone di alta montagna (in cui peraltro si sono verificati fenomeni di spopolamento e di migrazione verso le città delle principali valli) e quella delle valli principali, in particolare la Valle dell'Adige, dove sorgono Trento e Bolzano.

Confini[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino-Alto Adige confina a est e sud-est con il Veneto, a ovest e sud-ovest con la Lombardia, a nord e a nord-est con i Länder austriaci Tirolo e Salisburghese, a nord-ovest con il cantone svizzero dei Grigioni. La valle Aurina è la valle più a nord di tutta l'Italia e Predoi il centro abitato più a settentrione situato tra i piedi della valle e la Vetta d'Italia, al confine austriaco.

La regione è compresa tra le Alpi centrali e quelle orientali, mentre a sud il confine è delimitato dal lago di Garda e dalle Prealpi venete.

Montagne[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte settentrionale della regione, al confine austriaco, lungo la linea che va dal passo Resia al passo di Monte Croce di Comelico, si estendono le Alpi Retiche, che raggiungono la loro massima altezza nella Palla Bianca (3738 m s.l.m.). In valle Aurina, la Testa Gemella Occidentale (2837 m s.l.m.) viene riconosciuta dal 1997 quale punto più a nord della penisola italiana. Tradizionalmente è invece la Vetta d'Italia a essere è considerata come estremità settentrionale dell'Italia.

Nella parte occidentale del Trentino-Alto Adige si elevano i gruppi dell'Ortles-Cevedale, tra cui l'Ortles, massima vetta della regione con i suoi 3905 m s.l.m., dell'Adamello-Presanella e delle Dolomiti di Brenta.

In Trentino-Alto Adige si erge la sezione occidentale delle Dolomiti (Dolomiti di Sesto, gruppo del Puez, Odle, Sciliar, Sassolungo, Catinaccio, Marmolada, gruppo di Sella, Latemar, Pale di San Martino).

Proseguendo verso sud i rilievi montuosi degradano nelle Prealpi.

Le sezioni e sottosezioni alpine che interessano la regione sono così raggruppabili, in ordine di sezione secondo la SOIUSA:

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino-Alto Adige può dividersi in due grandi aree geologiche: quella prevalentemente silicea, che si estende nella parte occidentale e settentrionale, e quella prevalentemente calcarea-dolomitica, nella parte meridionale e orientale.

Passi[modifica | modifica wikitesto]

Panorama invernale da Passo Rolle

Il passo del Brennero è il principale valico di frontiera fra l'Italia e l'Austria. Altri passi tra i due paesi sono il passo di Resia, il passo Stalle e il passo del Rombo.

Il passo dello Stelvio fra Trentino-Alto Adige e Lombardia è il valico automobilistico più alto d'Italia. Anche il passo del Tonale unisce le due regioni.

Le Porte del Pasubio, il passo Pordoi e il Passo di Valparola si trovano a cavallo con il Veneto.

Il passo della Mendola, il passo Rolle e il passo Sella sono valichi interni al Trentino-Alto Adige.

Valli[modifica | modifica wikitesto]

Vista dal Passo Stalle

La valle principale è la valle dell'Adige che si sviluppa da Merano a Rovereto passando per Bolzano e Trento.

Altre valli trentine sono la val di Cembra, la val di Fassa, la val di Fiemme, la Vallagarina, la valle dei Laghi, la valle di Ledro, la valle dei Mocheni, la val di Sole, la Valle di NON, la Val Rendena, la Valle delle Giudicarie (Valle del Chiese) e la Valsugana. Sono invece altoatesine la val Passiria, la valle Isarco, la val Gardena, la val Pusteria, la val Badia e la val Venosta. La Val di Non si estende sia in Trentino sia in Alto Adige.

La val Monastero si estende in Trentino-Alto Adige e nel cantone svizzero dei Grigioni.

Fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino-Alto Adige è ricco di corsi d'acqua. Il fiume principale è l'Adige con gli affluenti Passirio, Isarco (con il suo tributario Rienza), Noce e Avisio. Il Brenta nasce in Trentino-Alto Adige e sfocia nel mare Adriatico, il Sarca è un immissario del Lago di Garda e il Chiese è un affluente del Po.

Laghi[modifica | modifica wikitesto]

Appartiene al Trentino-Alto Adige la parte settentrionale del lago di Garda, il maggiore lago della regione e d'Italia, suddiviso tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia.

Il lago di Caldonazzo è il maggior lago naturale che si trova interamente nella regione. Il maggior bacino interno al Trentino-Alto Adige è però il lago di Resia, artificiale. Superano i 2 km² anche il lago di Santa Giustina (artificiale), il lago di Molveno, il lago di Tenno, il lago di Ledro e il lago d'Idro (naturali).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Garda a Riva del Garda

Il clima del Trentino-Alto Adige presenta caratteristiche tipiche del clima continentale e di quello alpino di alta montagna, soprattutto in relazione all'altitudine. In base all'orografia, all'esposizione rispetto ai venti predominanti, alla quota e alla presenza dei grandi laghi alpini come quello di Garda, il clima può variare sensibilmente, fino a presentare i caratteri tipici del clima mediterraneo.

Le piogge variano in base alla quota ed all'orientamento dei rilievi. In generale le maggiori precipitazioni cadono sui rilievi più elevati e nei settori meridionali ed occidentali della regione, dove i venti occidentali e meridionali che accompagnano il passaggio delle perturbazioni atlantiche apportano umidità: qui le piogge ammontano a 1200–1400 mm annui. Procedendo verso nord e verso est le Alpi agiscono come una barriera e la piovosità annua decresce progressivamente scendendo sotto ai 1000 mm. In genere nei fondovalle cadono dai 700 ai 900 mm, ma nelle vallate più settentrionali dell'Alto Adige, schermate da rilievi elevati, le piogge annue scendono sotto ai 600 mm annui. Le precipitazioni cadono prevalentemente in estate sulle Dolomiti e sull'Alto Adige, mentre nel settore meridionale della regione i picchi di piovosità si osservano durante le stagioni intermedie. In inverno prevalgono precipitazioni a carattere nevoso, più abbondanti sui rilievi. Le precipitazioni fanno registrare un minimo in inverno.

I venti più frequenti sono di provenienza occidentale e meridionale specialmente durante le stagioni intermedie e nel periodo estivo. Viceversa in inverno prevalgono le correnti da nord o da est che apportano tempo freddo e asciutto. Le correnti meridionali sono le principali responsabili degli episodi di maltempo. Caratteristico delle vallate alpine è anche il Foehn.

Le estati sono calde con valori che superano facilmente i 30 °C e che in corrispondenza delle ondate di caldo possono toccare e anche superare 35 °C nelle conche interne (in particolare nella conca di Bolzano). Gli inverni sono rigidi. In Alto Adige e nelle zone di montagna più elevate le temperature scendono considerevolmente sotto allo 0 °C ed sono proprio questi i settori più freddi d'Italia con valori estremi anche inferiori a -30 °C. Anche sulle rimanenti zone della regione gli inverni sono rigidi ma l'azione protettiva dei rilievi da un lato e quella mitigatrice del Lago di Garda dall'altro smorza considerevolmente i rigori invernali. Durante le stagioni intermedie le temperature subiscono improvvise variazioni, ma generalmente le temperature sono abbastanza miti con medie che si attestano tra i 10 e i 15 °C nei fondovalle.[9]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Per la natura climatica e territoriale il Trentino-Alto Adige presenta ambienti che favoriscono tipi di flora considerevolmente differenti. Nella fascia più meridionale prossima al Lago di Garda la vegetazione naturale è costituita da querce, castagni, ornielli e alcune specie tipiche del Mediterraneo come lecci e allori. Vi si coltivano anche la vite, il limone e l'olivo.

Verso nord prevalgono i carpini, i faggi e gli aceri fino ad una quota di 1200–1400 m. Più in alto prevalgono abeti rossi, larici e betulle che sopra i 2000 m cedono il posto ai pascoli Alpini e ad una vegetazione tipica della tundra a causa della rigidità del clima.

Le vallate dell'Alto Adige sono adatte alla coltivazione degli alberi da frutto, in particolare delle mele.[9]

Le Dolomiti di Brenta nel Trentino occidentale, inserite nel parco naturale Adamello-Brenta

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La fauna alpina caratterizza il Trentino-Alto Adige. I camosci sono abbastanza frequenti nella zona tra i 1300 e i 3000 m, i caprioli nella fascia tra 500 e 800 m. Lo stambecco, in passato già estintosi, venne reintrodotto nel Parco Nazionale dello Stelvio nel 1967. Si trovano anche cervi. Confinata tra i 2000 e i 3000 m vive la marmotta (in particolare in Val Rendena, nel Meranese e in genere nel Trentino occidentale). Nella regione prealpina si trovano le lepri grigie.[10]

Tra i carnivori vanno segnalati l'orso e il lupo. Alla fine degli anni novanta del Novecento solo tre orsi erano ancora presenti sulle montagne del Gruppo del Brenta. La situazione si è ripresa e la popolazione di orsi in Trentino-Alto Adige e nelle zone limitrofe veniva stimata nel 2011 in circa 33-36 esemplari.[11][12] La ricomparsa dell'orso ha destato forti emozioni tra la popolazione e un particolare interesse mediatico (in particolare l'orso Bruno, abbattuto in Baviera nel 2006,[13] e l'orsa Daniza, morta dopo la cattura nel 2014[14]). Il lupo, scomparso nella seconda metà del XIX secolo, è tornato in Trentino-Alto Adige nel 2008. Da allora ci sono state alcune rare segnalazioni della sua presenza.[15][16] Anche la presenza della lince, data per estinta, è stata di nuovo rilevata.[17]

Tra gli uccelli stanziali di montagna si trovano il gallo cedrone, la coturnice e la starna, così come il fagiano di monte, l'aquila e il gufo reale.[18]

Aree protette[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette del Trentino-Alto Adige.
Il lago di Fiè (Parco naturale dello Sciliar)

Nel territorio regionale è presente un parco nazionale, il parco Nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935, che si estende anche in Lombardia.

Il Trentino-Alto Adige conta anche dieci parchi provinciali, di cui due in Trentino (tra cui il Parco naturale provinciale dell'Adamello-Brenta, che è il più esteso parco provinciale della regione) e otto in Alto Adige: tra quelli altoatesini il più grande è il Parco naturale Gruppo di Tessa, mentre il Parco naturale dello Sciliar è il primo parco istituito in provincia di Bolzano (1974). Il primo parco provinciale ad essere istituito in regione è stato il Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino in Trentino, nel 1967.

Diverse sono poi le riserve regionali (tra cui la Riserva naturale integrale delle Tre Cime del Monte Bondone), le zone di protezione speciale e le altre aree protette (biotopi, tra cui il Biotopo Laghetto di Gargazzone) presenti in Trentino-Alto Adige. Il Lago di Tovel viene annoverato tra le zone umide italiane della lista di Ramsar.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Trentino e Storia dell'Alto Adige.

Epoca preromana[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione delle palafitte dell'Età del Bronzo presso il lago di Ledro

I rinvenimenti archeologici dimostrano la presenza dell'uomo nelle valli del Trentino-Alto Adige dopo la fine dell'ultima glaciazione, intorno al 12 000 a.C.. Risalgono ad epoca mesolitica insediamenti nella valle dell'Adige, la zona più adatta alle attività umane per il suo clima e la posizione di centralità rispetto alle valli laterali.

La celebre mummia del Similaun, nota anche come Ötzi, avrebbe un'età di circa 5 300 anni. Questo la pone nell'età del rame, momento di transizione tra il neolitico e l'età del bronzo.

Tra l'età del bronzo e la prima età del ferro si sviluppò la cultura di Luco-Meluno. Essa ebbe origine nel XIV secolo a.C. nella valle dell'Adige tra Trento e Bolzano e raggiunse il suo apice tra il XIII e l'XI secolo a.C., soprattutto grazie all'estrazione del rame, materiale necessario per la produzione del bronzo.

Intorno al 500 a.C. si sviluppò la cultura di Fritzens-Sanzeno, conosciuta anche come la cultura dei Reti, che prese il posto della cultura di Luco-Meluno a sud dello spartiacque alpino e della cultura dei campi d'urne a nord dello stesso. Secondo lo storico romano Tito Livio i Reti sarebbero della stessa etnia degli Etruschi.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia augustea, con la Regio X "Venetia et Histria"

L'integrazione della regione nei domini di Roma avvenne nel I secolo a.C. La sconfitta definitiva dei Reti, avvenuta nei pressi di Bolzano, si ebbe a seguito delle campagne militari nelle Alpi di Druso e Tiberio nel 16 a.C. Nel I secolo a.C. venne fondata anche la città di Tridentum, attuale Trento (anche se alcuni studiosi ipotizzano una fondazione precedente, risalente all'invasione gallica del III secolo a.C.). La città divenne municipium romano tra il 50 e il 40 a.C.

In occasione della riforma amministrativa di Augusto la parte settentrionale del Trentino-Alto Adige venne divisa fra le due province Rezia (Raetia prima e Raetia secunda) e Norico (Noricum), mentre quella meridionale che includeva la Val d'Adige fino all'altezza di Merano venne inclusa nella Regio X Venetia et Histria.

In età imperiale Claudio (41-54 d.C.) comprese l'importanza strategica del territorio trentino e sfruttò la posizione di Trento completando due grandi strade: la via Claudia Augusta Padana, che da Ostiglia raggiungeva il Passo Resia, e la via Claudia Augusta Altinate che, partendo dall'allora importante porto di Altino, si ricongiungeva nel capoluogo trentino con la Padana attraverso la Valsugana.

Il periodo romano si protrasse per cinque secoli e lasciò profonde tracce nella regione che fu fortemente latinizzata. Le popolazioni autoctone svilupparono una parlata neolatina nella quale si fuse il sostrato retico-celtico, il cosiddetto retoromanzo.

Dopo l'anno 400 d.C., nella tarda romanità, si diffuse il cristianesimo, influenzando in misura crescente la vita pubblica e privata.

Epoca germanica e dei principati vescovili[modifica | modifica wikitesto]

Il Principato Vescovile di Trento alla sua fondazione

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C., la regione fu inclusa nel Regno di Odoacre e successivamente nel Regno degli Ostrogoti (493-553). Dopo la caduta del regno ostrogoto fu la volta dei Longobardi, che annessero al loro regno la regione. I Longobardi fondarono il Ducato di Trento, di cui faceva parte anche Bolzano.

Nel 774 il Trentino-Alto Adige passò sotto il dominio dei Franchi ed entrò a far parte del Regno Italico nel quadro dell'Impero Carolingio. Dopo la morte di Carlo Magno (814) l'area visse un periodo di turbolenza a causa delle guerre di successione dinastica. La divisione tra i figli di Ludovico il Pio nell'843 divise anche il Trentino-Alto Adige: Trento e la Val d'Adige sino a Merano al Regno d'Italia (a Lotario I), le altre valli al regno franco orientale (Ludovico II il Germanico).

Tale periodo di instabilità durò almeno fino al 951-952, quando Ottone I di Sassonia scese in Italia. Il territorio divenne quindi parte del Sacro Romano Impero (dal 1512 Sacro Romano Impero della Nazione Germanica). A differenza dell'area altoatesina, posta a nord, quella trentina riuscì nei secoli a mantenere il suo carattere di territorio profondamente latinizzato.

Fu l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II a concedere ai vescovi di Trento e Bressanone il potere temporale sulle rispettive diocesi nel 1027. I principati vescovili di Trento (che comprendeva Trentino e parte dell'Alto Adige) e Bressanone (che comprendeva pure territori oggi facenti parte dell'Austria) sopravvissero fino alla secolarizzazione napoleonica del 1803.

Nel corso del XII secolo iniziò l'ascesa delle casate nobiliari a scapito del potere dei due principi vescovi. Riuscirono a imporsi i conti di Tirolo, una casata che prese il nome dall'omonimo castello presso Merano. Fu Mainardo II a dare alla regione del Tirolo i confini che poi, con minimi ampliamenti, restarono immutati fino al 1918. Nel 1363 Margherita di Tirolo fu costretta in seguito a pressioni politiche a cedere la contea del Tirolo al duca d'Austria Rodolfo IV d'Asburgo. Iniziava l'epoca asburgica, interrotta dalle guerre napoleoniche.

Congregazione generale del Concilio nella chiesa di S. Maria Maggiore a Trento

La parte meridionale della regione vide una breve affermazione della Repubblica di Venezia, iniziata nel 1411, quando la Repubblica di San Marco, per effetto del testamento di Azzone Francesco di Castelbarco, entrò in possesso di territori in Vallagarina, in particolare di Ala, Avio, Brentonico e parte di Mori. Nel 1416 venne presa Rovereto. Nel 1426 la Val di Ledro e Tignale passarono sotto Venezia. L'espansionismo veneziano non si fermò e nel 1441 la pace di Cavriana suggellò la conquista di Torbole e Riva del Garda. Nel 1509 l'espansione di Venezia, sconfitta dalla Lega di Cambrai, poté essere fermata e la Serenissima fu via via costretta ad abbandonare i possedimenti trentini. Le operazioni in Val Vestino (1510-1517) si conclusero con la definitiva ritirata veneziana.

La rinascita del Principato Vescovile di Trento, ormai strettamente entro la sfera di controllo tirolese-asburgica, avvenne nella prima metà del XVI secolo, quando a capo della diocesi trentina viene nominato il trentino Bernardo Clesio (1514-1538), a cui seguì Cristoforo Madruzzo (1539-1567, dal 1545 cardinale). Per la sua posizione geografica e storico-culturale di città mediana tra il mondo italiano e a quello germanico, nel 1542 Trento venne scelta come sede per il Concilio di Riforma della Chiesa (1545-1563).

Nel corso del XVII e del XVIII secolo i Principati Vescovili videro nuovamente ridursi la loro autonomia a favore della Contea del Tirolo.

Epoca napoleonica e Restaurazione asburgica[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia durante l'egemonia napoleonica. Nella carta compare la denominazione Haut-Adige

L'epoca napoleonica segnò anche la storia del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Nel 1796 Trento fu invasa dalle truppe napoleoniche e in seguito alle ripetute sconfitte asburgiche il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici, segnando la fine dei principati vescovili di Trento e di Bressanone, che divennero parte dell'Austria. In seguito alla pace di Presburgo (odierna Brastilava, 26 dicembre 1805) la regione passò sotto il filo-napoleonico Regno di Baviera, rimanendovi fino al 1810. Alcune misure adottate dall'amministrazione bavarese, come l'eliminazione della Dieta, la soppressione di proprietà ecclesiastiche e di festività religiose, l'obbligo al servizio militare e la pesante tassazione causarono nella primavera un'insurrezione anti-napoleonica capeggiata da Andreas Hofer. Il moto esplose al momento della ripresa delle ostilità tra Napoleone e l'Austria; vide la partecipazione sia della popolazione germanofona degli odierni Tirolo e Alto Adige/Südtirol, sia (anche se in misura minore) della popolazione italofona dell'odierno Trentino. Nell'autunno 1809 la sconfitta militare austriaca e l'arrivo in forze delle truppe napoleoniche italiane e francesi segnò la sorte degli insorti. Hofer venne catturato e fucilato a Mantova il 20 febbraio 1810.[19]

Il Trattato di Parigi tra Francia e Baviera del 28 febbraio 1810 segnò l'annessione al Regno d'Italia napoleonico di buona parte del Trentino e alcune parti dell'odierna provincia di Bolzano nel dipartimento dell'Alto Adige (fu in quest'epoca che venne coniato il termine Alto Adige), mentre il Primiero e l'area intorno a Dobbiaco furono aggregati al dipartimento della Piave. Il territorio a nord della «linea napoleonica» che andava dalla sella di Dobbiaco al Cevedale rimase parte del Regno di Baviera. Alle popolazioni germanofone incorporate nel Regno d'Italia napoleonico venne garantito l'uso del tedesco in tutti gli uffici amministrativi e giudiziari, nonché in tutti gli atti pubblici[20].

Questo assetto venne spazzato via dalla ripresa delle ostilità nel 1813 e dalla riconquista del territorio da parte delle truppe asburgiche. Il 7 aprile 1815 una risoluzione sovrana dell'imperatore d'Austria riunì sia i territori della contea del Tirolo che quelli dei due principati vescovili nella contea principesca del Tirolo, retta da un governatore di nomina imperiale e con capoluogo Innsbruck. La contea era divisa in sei capitanati circolari, di cui due (quello di Trento e quello di Rovereto) abitati da popolazioni in larga maggioranza italofone.

Nel 1818 la contea principesca del Tirolo, compresi i territori abitati da popolazioni di lingua italiana, entrò a far parte della Confederazione Germanica. Nell'odierno Trentino la lingua in uso negli uffici pubblici, nei tribunali e nell'insegnamento rimaneva l'italiano.[21].

Il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

L'assetto della contea del Tirolo destava un diffuso malcontento nell'odierno Trentino dovere si riteneva che le autorità di Innsbruck non investissero sufficienti risorse pubbliche nel loro territorio e di non consentire loro l’accesso ai gradi più elevati dell’amministrazione. La sera del 18 marzo 1848 giunse a Trento la notizia che l’imperatore d’Austria Ferdinando I, sotto pressione della sollevazione popolare viennese, aveva promesso una costituzione. Il giorno seguente si ebbero in città pacifiche dimostrazioni di giubilo indirizzate a sciogliere il legame con il Tirolo e ad entrare a far parte del Lombardo-Veneto (che ancora non si sapeva essere insorto contro le truppe austriache proprio in quei giorni). Accanto a queste dimostrazioni si ebbero da parte degli strati più umili della popolazione alcuni disordini diretti soprattutto contro le barriere del dazio poste alle porte della città. Si costituì un locale distaccamento della Guardia Nazionale, che venne sciolto dalle autorità imperiali il 15 aprile, quando Trento venne sottoposta allo stato d'assedio. Giorni prima, l'8 aprile, alcuni dei notabili più in vista erano stati arrestati perché ritenuti i possibili capi di una sollevazione filo-italiana[22][23][24].

Proprio in quei giorni, all'inizio della Prima guerra d'Indipendenza i confini meridionali della contea principesca del Tirolo furono teatro della breve e sfortunata incursione dei «corpi franchi», gruppi di volontari formati soprattutto da patrioti lombardi. Sconfitti dall'esercito imperiale il 15 aprile 1848 presso Castel Toblino i «corpi franchi» dovettero ritirarsi lasciando 21 prigionieri in mano austriaca, che vennero fucilati il giorno successivo a Trento[25][26].

Nel 1848 ebbero inizio le rivendicazioni trentine di autonomia da Innsbruck. I rappresentanti delle popolazioni dei due circoli di Trento e Rovereto sedettero alla assemblea costituente austriaca di Vienna e a quella pan-tedesca di Francoforte, sostenendo le posizioni delle forze democratiche e progressiste. Si rifiutarono però di partecipare alla Dieta costituente tirolese di Innsbruck per l'ingiusta sproporzione della rappresentanza loro assegnata. Il termine «Trentino» iniziò ad essere usato per indicare la volontà di separare i dei due capitanati circolari di Trento e Rovereto dal resto del «Tirolo». Le richieste trentine di autonomia incontrarono una forte opposizione da parte delle autorità tirolesi e non vennero mai soddisfatte dal potere imperiale che dopo aver represso l'insurrezione di Vienna nel novembre 1848 inaugurò la stagione del neo-assolutismo[27].

Nel 1866 le truppe italiane, i volontari di Garibaldi dalla Lombardia attraverso la valle del Chiese, le truppe regolari del Generale Medici dal Veneto attraverso la Val Sugana, fecero la loro comparsa nel territorio Trentino. Garibaldi, seppur a prezzo di numerose perdite, riuscì a vincere la battaglia di Bezzecca, mentre Medici si trovava ormai alle porte di Trento. La loro avanzata venne però fermata dalla fine della Terza guerra d'indipendenza che si concluse lasciando il Trentino in mani austriache[28]. Erano stati 3-400 i trentini fuoriusciti nei vicini stati italiani per partecipare alle campagne per l'indipendenza italiana. Secondo i dati raccolti nel 1910 da Ottone Brentari furono 15 i trentini tra i Mille e 192 quelli arruolati nell'esercito meridionale; 93 invece quelli che vestirono la divisa dei bersaglieri di Vignola nell'esercito piemontese nel 1859-1860. Furono naturalmente più numerosi gli abitanti della contea tirolese, sia germanofoni che italofoni, arruolati nell'imperiale regio esercito. La contea era infatti tenuta fornire le truppe necessarie a formare quattro battaglioni.[29][30].

Nel 1867 l'Impero d'Austria divenne Impero Austro-ungarico. Da questo momento tutti i cittadini iniziarono a godere di un minimo di diritti costituzionali; l'articolo XIX  della costituzione austriaca riconosceva a tutte le «nazionalità» che componevano lo stato «eguali diritti e ciascuna di esse ha un diritto inalienabile di conservare e sviluppare la propria nazionalità e la propria lingua», anche attraverso l'istruzione, che in tutti gli ordini di scuola doveva essere impartita nella lingua madre.[31]

Pertanto in Trentino la scuola era in italiano ed i libri di testo spesso si rifacevano ai coevi testi in uso nel confinante Regno d'Italia[32].

A cavallo dei due secoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1910 gli abitanti dell’intera contea principesca del Tirolo erano 947.000, di cui 525.000 germanofoni, 386.000 italofoni e 21.000 ladini. La maggioranza dei suoi abitanti (ben 510.000 nel 1902) si dedicava all'agricoltura e all'allevamento in piccole e medie aziende agricole di proprietà famigliare. Queste erano ben 127.000 nel 1902. Di cui le più piccole e numerose si trovavano soprattutto nella parte italofona della contea.

L’agricoltura tirolese aveva subito duramente la grandi crisi agraria iniziata negli anni ’70 del XIX secolo. Al crollo dei prezzi dei prodotti agricoli si erano aggiunti le malattia della vite e del baco da seta, nonché il violento alluvione del 1882. La parte italofona della contea fu la più colpita e decine di migliaia dei suoi abitanti dovettero lasciare la propria terra per emigrare in Europa o nelle Americhe. Nel 1895 il Tirolo presentava la quota di indebitamento più alta di tutta l’Austria.

La ripresa dell’agricoltura avvenne solo con l’inizio del XX secolo. Il movimento cooperativo, in massima parte di ispirazione cattolica e diffuso sia tra la popolazione italofona che tra quella germanofona, ebbe un ruolo fondamentale nel risollevare le sorti dell’agricoltura tirolese. Nel 1914 nell’intero Tirolo vi erano 661 cooperative, di cui 283 operavano nel settore del credito e quello del consumo[33].

L’unica industria di qualche importanza era quella  idroelettrica, sorta soprattutto per l’impegno delle amministrazioni comunali. Nel 1913 erano attive solo nell'odierno Trentino 48 centrali idroelettriche, capaci di produrre 21.821 Kw, di queste  9 appartenevano a privati, 22 alle municipalità e 17 ai consorzi[34].

Decisivo per l’economia della provincia, soprattutto nella parte germanofona, si rivelò l’apporto del turismo, sia termale che alpino. Nel 1913 i visitatori, provenienti soprattutto dalla Germania e da altre regioni dell’impero austroungarico, furono 982.047 (di cui circa 150.000 soggiornarono in Trentino)[35].

Dall'ultimo quindicennio del XIX secolo in poi la diversità linguistica tra italofoni e germanofoni iniziò a divenire motivo di scontro. Simbolo di questa contesa erano due monumenti: quello a Walther von der Vogelweide a Bolzano (realizzato nel 1889) e quello a Dante Alighieri a Trento (realizzato nel 1896). Si trattava delle effigi di due poeti che volevano simboleggiare il legame tra la lingua d’uso e l’appartenenza ad un popolo e ad una terra[36].

Le forze politiche presenti in Trentino erano tre: i liberal-nazionali, il Partito socialista e l’Unione Politica Popolare Trentina (i cattolici). Tutti e tre questi partiti, violentemente ostili tra loro, chiedevano l’autonomia della parte italofona della Provincia da Innsbruck. Nel 1907 si tennero le prime elezioni a suffragio universale per l’elezione della Camera di Vienna. I popolari risultarono il partito di gran lunga maggioritario eleggendo 7 deputati sui 9 spettanti ai trentini. Ripeterono, sia pur con maggiori difficoltà, il risultato nel quell'occasione tra gli eletti cattolici vi fu anche, tra le fila cattoliche Alcide De Gasperi,allora trentenne. L’unico eletto socialista fu invece Cesare Battisti[37].

Nella parte germanofona del Tirolo le elezioni politiche del 1907 e del 1911 videro la vittoria dei cristiano- sociali, che ebbero 12 deputati nel 1907 e 13 nel 1911. I liberal-nazionali tedeschi vicini alle posizioni nazionaliste e anti-italiane ebbero invece solamente 2 eletti in entrambe le consultazioni, mentre i socialdemocratici elessero un solo deputato. È bene ricordare che i socialdemocratici di lingua tedesca erano solidali con le richieste di autonomia dei compagni italofoni[38].

Il conflitto nazionale tra germanofoni ed italofoni non era l'unica linea di frattura ad attraversare la società tirolese, altrettanto virulento era presso entrambe i gruppi linguistici lo scontro tra il mondo cattolico ed i fautori della laicità (liberali o socialisti). Disordini e polemiche si ebbero ad esempio a Trento a causa della scelta, osteggiata dal mondo cattolico, di dedicare un busto in Piazza Dante allo scienziato evoluzionista Giovanni Canestrini nel 1902[39].

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 buona parte della popolazione maschile della contea principesca del Tirolo, sia germanofona che italofona, dovette vestire la divisa dell'imperiale regio esercito. Le garanzie costituzionali furono sospese, il parlamento chiuso e la stampa censurata.

All'inizio del conflitto mondiale, l'Austria-Ungheria e l'Italia aderivano entrambe alla Triplice alleanza, che era di natura difensiva e non contemplava l'intervento italiano al fianco degli austro-tedeschi (che erano le potenze dichiaranti guerra). L'Italia mantenne inizialmente la sua neutralità, ma in cambio di concessioni territoriali comprendenti anche l' Alto Adige/Südtirol in base ai termini del trattato segreto di Londra, stipulato nell'aprile 1915, dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. Occorre ricordare che nel 1910 gli abitanti italofoni dell’odierna provincia di Bolzano erano solamente 6.950[40], su di una popolazione di 251.451 persone[41].

Mentre l'Alto Adige venne in larga misura risparmiato dagli eventi bellici, il Trentino divenne uno dei principali teatri di scontro (il conflitto si svolse anche sui ghiacciai dove prese il nome di Guerra Bianca).Circa 75.000 civili trentini divennero profughi in Austria, Ungheria, Boemia e Moravia, spesso finendo nelle «città di legno», i grandi campi profughi in cui molti morirono per la fame e le malattie. In condizioni egualmente drammatiche si trovarono altri 35.000 profughi trentini, provenienti dai paesi e dalle vallate occupate dal Regio esercito italiano che tra il maggio 1915 ed il maggio 1916 dovettero lasciare la propria terra per essere disseminati in varie località del Regno d’Italia. Inoltre con l’ingresso in guerra dell’Italia la società trentina si ritrovò spaccata dal conflitto: i 55.000 soldati trentini arruolati nell'imperiale regio esercito si ritrovarono nemici dei circa 700 «irredentisti» che, come Cesare Battisti, scelsero di fuggire nel Regno d’Italia e di arruolarsi nel Regio Esercito. A ciò si deve aggiungere che furono circa 2.000 gli internati in quanto «irredentisti» nel campo di Katzenau dalle autorità imperiali e pochi meno, circa 1.500, quelli incarcerati in Italia in quanto «austriacanti»[42].

I danni apportati all’economia trentina furono enormi: dal 1914 al 1918 venne dimezzato il patrimonio zootecnico (da 106.000 a 54.000 capi), ridotta a meno della metà la superficie coltivata (da 527.000 a 205.000 ettari) e quasi del tutto abbandonata la produzione vitivinicola (da 703.000 a 174.000 quintali). A tutto ciò bisogna aggiungere l’impossibilità di recuperare il denaro investito in titoli di stato austriaci,come quello depositato o investito in Austria o in Ungheria. Vi furono anche le perdite dovute al cambio della moneta, ai trentini vennero dati 40 centesimi di Lira per ogni Corona austroungarica in loro possesso. Come conseguenza nel 1922 i loro depositi bancari erano  del 35% inferiori a quelli del 1913[43].

In seguito alla vittoria italiana il Trattato di Saint-Germain confermò il passaggio del Trentino-Alto Adige (originariamente chiamata Venezia Tridentina) al Regno d'Italia. Tale annessione sancì lo smembramento dell'antica Contea del Tirolo (nell'estensione che aveva dal 1814) e l'accorpamento all'Italia del Trentino (allora Südtirol o Welschtirol) e dell'Alto Adige (allora Deutschsüdtirol o talvolta Mitteltirol, senza il distretto di Lienz), cioè di circa due terzi di essa.

Il Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 settembre 1919 con il trattato di Saint Germain le potenze vincitrici della grande guerra disposero la ripartizione dei territori che avevano fatto parte del dissolto impero austro-ungarico. L’anno dopo, con le leggi di annessione delle regioni «Venezia Giulia» e «Venezia Tridentina» (quest’ultima era l’attuale Trentino-Alto Adige/Südtirol), venne ufficializzato il passaggio di questi territori sotto la sovranità dello stato italiano, incorporando così nel Regno anche 220.000 tirolesi di lingua tedesca e ladina[44].

Ben presto la relativa tolleranza dello stato liberale lasciò il posto alla violenza squadrista. Il 24 aprile 1921 numerosi squadristi provenienti da Trento e dal resto del Nord Italia calarono su Bolzano ed attaccarono a colpi di armi da fuoco e bombe a mano il corteo folcloristico che si teneva in occasione dell’inaugurazione della fiera cittadina. I feriti furono decine ed un maestro, Franz Innerhofer, venne assassinato a colpi di pistola mentre cercava di portare in salvo due bambini, la giornata passò alla storia come «domenica di sangue». Una seconda spedizione fascista si svolse l’anno successivo, il primo ottobre 1922. Questa volta si trattò di una vera e propria «Marcia su Bolzano», una sorta di prova generale della «Marcia su Roma» cui parteciparono migliaia di camicie nere provenienti da tutto il Nord Italia al comando di Starace, Giunta e Farinacci. Gli squadristi occuparono le scuole elementari in lingua tedesca ed il municipio. Il sindaco legalmente eletto Julius Perathoner (prima del conflitto mondiale noto per le sue posizioni pangermaniste e anti-italiane) venne così costretto alle dimissioni. Nel gennaio 1923 un Regio Decreto sancì la creazione della provincia di Trento (comprendente anche Bolzano) e l’estensione al suo territorio della legislazione italiana, che subentrava così a quella austroungarica in vigore sino a quel momento[45]. I comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo furono smembrati dal contesto regionale ed accorpati alla provincia veneta di Belluno.

Il senatore roveretano Ettore Tolomei, già da tempo propugnatore dell’«italianità» dell’Alto Adige e dal novembre 1919 capo del Commissariato per la lingua e la cultura in Alto Adige, elaborò nel 1923 un programma in 23 punti che iniziò subito ad essere applicato con l’introduzione della toponomastica italiana quale unica forma di denominazione dei luoghi (anche laddove non abitava neppure un italiano). Solo pronunciare il termine «Tirolo» riferendosi all’Alto Adige divenne un reato passibile di multa o di reclusione. L’italiano divenne l’unica lingua ammessa nella pubblica amministrazione, nella scuola, sulla stampa (fatta eccezione per le riviste ecclesiastiche in seguito tutelate dal concordato) e nei tribunali. I cognomi tedeschi vennero italianizzati, così come i nomi dei paesi, dei monti e dei corsi d’acqua. Dal 1925 insegnare il tedesco ai bambini nelle Katakombenschule, le scuole delle catacombe, organizzate clandestinamente (spesso con l’aiuto del clero di lingua tedesca) divenne un reato passibile di condanna al carcere e al confino.Nel 1927 si stabilì anche l’obbligo di formulare in italiano le iscrizioni sulle tombe. L’anno successivo venne inaugurato a Bolzano il monumento alla Vittoria[46][47].

In Alto Adige vennero trasferiti in massa migliaia di pubblici dipendenti italiani che presero il posto degli autoctoni trasferiti o licenziati. Nel tentativo di frammentare i fondi agricoli per costringere gli agricoltori autoctoni a vendere i loro masi si dichiarò fuorilegge la pratica di successione ereditaria che lasciava tutti i beni di un capo famiglia al figlio maggiore («maso chiuso»). La resistenza dei tirolesi vanificò questa disposizione, incrinare la compattezza del mondo contadino di lingua tedesca si dimostrò impossibile. Il 2 gennaio 1927 un Regio Decreto sancì la nascita della provincia di Bolzano, che veniva distinta dalla provincia di Trento. Questa nuova configurazione amministrativa vide la fine del ruolo di Trento come capoluogo regionale e la deviazione verso il nuovo capoluogo altoatesino dei più importanti investimenti. Venne infatti incentivata la creazione di stabilimenti delle maggiori imprese industriali, in modo da impiegarvi operai provenienti da tutta Italia, molti dei quali andarono a vivere nei grandi edifici realizzati alla periferia di Bolzano. In tal modo gli altoatesini di lingua italiana passarono dai 6.950 del 1910 agli 80.800 del 1939, su un totale di 234.650 abitanti in provincia di Bolzano[48].

In Trentino, come nel resto d'Italia, il fascismo represse gli avversari politici e privò di ogni reale libertà i sindacati e la cooperazione. La fine del fiorente cooperativismo cattolico avrebbe avuto pesanti ricadute sull'economia locale. Nei vent’anni di regime fascista non si registrò alcuna sensibile variazione nella struttura economica del territorio, e quindi alcuna modernizzazione o sviluppo. La popolazione impiegata in agricoltura passò dai 56,44% del 1921 ai 55,26% del 1936, quella addetta all'industria dal 23,53% al 24,90%, mentre gli impiegati nel terziario passarono dal 20,03% al 19,84%. Come nell'anteguerra continuavano a mancare le aziende industriali che riuscissero a superare una dimensione artigianale. Nel 1937, ben il 95,72% delle 11.314 imprese industriali trentine occupava al massimo 5 dipendenti[49].

La situazione non certo rosea dell’economia trentina venne resa ancor più dura agli inizi degli anni ’30 dalla grande crisi che colpì le economie capitalistiche di tutto il mondo, senza risparmiare l’Italia. In Trentino i risparmi depositati nelle banche si contrassero in quattro anni del 46%, passando dai 708 milioni del 1930 ai 384 del 1934; il risparmio medio per abitante scese nello stesso periodo da da 1.816 a 986 lire. Dei sei istituti locali di credito attivi nel 1930, solo due erano ancora esistenti quattro anni dopo. Ancora più drammatico il quadro occupazionale: i disoccupati trentini passarono dai 1.820 del 1929 agli 11.089 del 1933. Sarebbero scesi a 9.000 l’anno successivo e a 4.860 nel 1936, l’anno della conquista dell’Etiopia e della proclamazione dell’«Impero», quando già era iniziato il lungo ciclo di guerre volute dal regime[50]. Anche chi era riuscito a conservarsi il posto di lavoro non aveva di che gioire, il suo orario di lavoro tornò a superare le otto ore giornaliere mentre il suo salario si contrasse del 25%, a fronte di un costo della vita diminuito del 22%[51].

Occorre infine ricordare il ruolo dell’unica industria che conobbe un vero e proprio boom: quella idroelettrica, un’attività che non si traduceva in stabili ricadute occupazionali. A partire dagli anni ’20 le grandi aziende elettriche nazionali iniziarono la costruzione di grandi centrali. Nel 1942 la potenza installata nelle centrali idroelettriche in trentine sarà di 320.000 Kw, di cui il 44% di proprietà Edison, il 25% della Società Elettrica Ponale, controllata da Edison e Società Adriatica di Elettricità (SADE), il 24% della Società Industriale Trentina (SIT), di proprietà del comune di Trento[52].

Di fatto le acque dei fiumi e dei torrenti trentini e altoatesini, l’unica vera materia prima di valore che il territorio metteva a disposizione in quantità abbondanti, servivano a produrre energia elettrica che veniva esportata fuori provincia. Le popolazioni locali subivano gli effetti delle modificazioni del territorio determinate dalla creazione di dighe e bacini artificiali ma non ne traevano alcun giovamento. Le grandi aziende elettriche private agivano infatti in una situazione oligopolistica (poche grandi aziende si spartivano il mercato nazionale) e la loro azione era finalizzata al raggiungimento profitto, senza che vi fosse alcuna forma di calmiere delle tariffe imposto dallo Stato a tutela dell’interesse collettivo. Anzi, durante il regime fascista alle società elettriche oligopolistiche, in virtù del loro peso nell'economia nazionale nonché dei loro buoni rapporti con il potere politico, venne concesso un sistema stabile di sostegno pubblico. Il risultato fu che in Italia l’elettricità rimase un genere sostanzialmente «di lusso»[53].

Se in un primo momento i governi liberali perseguirono una politica abbastanza tollerante verso le minoranze tedesche, il subentrato governo fascista perseguì invece una politica di assimilazione delle minoranze di lingua tedesca e ladina ed una progressiva italianizzazione dell'Alto Adige, incentivando l'arrivo di immigrati provenienti dal Trentino e dal resto d'Italia (soprattutto nordorientale). Le scuole di lingua tedesca vennero gradualmente soppresse. La stampa germanofona venne largamente censurata. L'uso dei toponimi tedeschi venne vietato. Anche nomi e cognomi delle persone vennero italianizzati d'ufficio.

In seguito all'avvicinamento dell'Italia fascista alla Germania nazista furono implementate le opzioni in Alto Adige. Alla popolazione di lingua tedesca fu imposto di scegliere se diventare cittadini tedeschi e conseguentemente trasferirsi nei territori del Terzo Reich o se rimanere cittadini italiani integrandosi nella cultura italiana e rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica. La maggioranza dei residenti di lingua tedesca, che aveva subito una forte emarginazione politica, economica e sociale ad opera del regime fascista, si dichiarò favorevole ad emigrare. Lo scoppio della seconda guerra mondiale intervenne però a rallentare le operazioni di esodo e circa un terzo degli espatriati tornò in Italia dopo il conflitto.[54] Tra le cause dell'adesione alle opzioni vi furono le pressioni e le violenze esercitate dalle locali organizzazioni naziste contro i Dableiber (i sudtirolesi di madre lingua tedesca che avevano optato per l'Italia e quindi per restare nella propria terra), nella sostanziale indifferenza delle autorità italiane che nei mesi cruciali per le opzioni lasciarono circolare la leggenda che chi avesse rifiutato di trasferisi in Germania sarebbe stato deportato in Sicilia. Fu così che l'86% dei sudtirolesi di lingua tedesca optarono per la Germania nazista. In tutto si trattò di 213.000 persone, di cui 75.000 lasciarono realmente la terra natia. Inoltre gli optanti in età di leva prestarono servizio militare nell'esercito tedesco[55].

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Malga Zonta con la lapide in memoria dei partigiani fucilati nel 1944

A seguito dell'armistizio firmato dall'Italia con gli Alleati, l'intera regione (unitamente alla provincia di Belluno) venne costituita come Zona d'operazioni delle Prealpi (in tedesco Operationszone Alpenvorland) con capoluogo Bolzano, di fatto annessa al Terzo Reich, anche se continuava a far formalmente parte della Repubblica sociale italiana. Gli uomini delle classi di età dal 1894 al 1926 furono obbligati alla prestazione del servizio di guerra nell'ambito del servizio d'ordine della provincia di Bolzano (SOD), del corpo di sicurezza trentino (CST), delle SS, della Wehrmacht, della FlaK (reparti contraerei tedeschi) e in Alto Adige anche presso i reggimenti di polizia (Südtiroler Polizeiregimenter, tra cui il Polizeiregiment "Bozen").[56] Dal 1943 al 1945 venne praticamente ristabilita l'integrità territoriale asburgico-tirolese che era stata frantumata nel 1918. La parentesi nazista venne segnata dallo sterminio della popolazione ebraica, da eccidi nei confronti di militari e partigiani italiani (Strage di Lasa, Eccidio di Malga Zonta, uccisioni del 28 giugno 1944 a Rovereto, Arco e Riva del Garda) e da persecuzioni contro gli abitanti di lingua tedesca che non avevano optato per la Germania.

La violenza degli occupanti agì in modo non uniforme nelle tre province della Zona d'operazioni delle Prealpi. A Bolzano i nazisti si proposero come "liberatori" della popolazione tedesca dalla ventennale pressione dello stato italiano. Nella città capoluogo istituirono il campo di transito di Bolzano, ultima tappa per i deportati dalla penisola prima dei campi di sterminio dell'Europa centrale. In Alto Adige/Sudtirol vi furono due diverse resistenze, una di lingua italiana guidata dal CLN di Bolzano ed una di lingua tedesca guidata dall' Andreas Hofer Bund, entrambe poterono far poco dal punto di vista strettamente militare a causa della forte presenza nazista. Vanno comunque segnalate le loro azioni nella raccolta di informazioni, nella propaganda e nel supporto dato ai renitenti e ai disertori dell'esercito tedesco.

In Trentino gli occupanti incoraggiarono invece l'autonomismo locale nominando Adolfo De Bertolini (un ex-esponente liberale mai compromesso con il fascismo) Commissario Prefettizio. Nel territorio trentino non si registrò la presenza di grandi formazioni partigiane, come quelle attive nelle confinanti province di Vicenza, Feltre e Belluno (zone in cui combatterono molti antifascisti trentini). Il divieto di ricostruire il partito fascista, la decisione di non mandare i giovani al fronte nell'esercito tedesco o in quello dell'RSI ma di inquadrarli in un corpo considerato di "polizia locale" come il corpo di sicurezza trentino (CST), l'illusione di un'autonomia locale e l'uso "discreto" della violenza (mai pubblicamente esposta), furono tutte mosse che consentirono alle autorità naziste di evitare il sorgere il provincia di Trento di un forte movimento partigiano. A ciò occorre aggiungere le uccisioni e gli arresti che il 28 giugno 1944 decapitarono la resistenza trentina ed il locale CLN, portando alla morte Giannantonio Manci che ne era alla guida. Ben diverso fu quanto accadde nel bellunese dove si sviluppò un forte movimento di resistenza, cui gli occupanti risposero con massicci rastrellamenti e con azioni di rappresaglia volte a terrorizzare la popolazione locale[57].

Trento e anche Bolzano vennero bombardate dagli alleati dal 2 settembre 1943 fino al 3 maggio 1945. Durante il primo bombardamento di Trento si verificò la strage della Portela.

Italia repubblicana e autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Lo statista trentino Alcide De Gasperi, artefice assieme a Karl Gruber dell'autonomia del Trentino-Alto Adige

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale le istanze autonomistiche trentine, represse durante il fascismo, furono raccolte dall'Associazione Studi Autonomistici Regionali (A.S.A.R), che reclamava per tutta la regione Trentino-Alto Adige un'autonomia speciale. Il movimento ebbe un grande seguito popolare e il 20 aprile 1947 riuscì a portare in piazza di Fiera a Trento ben 30 000 persone.[58] In Alto Adige prevalsero invece le spinte secessioniste, già nel 1946 erano state raccolte 155 000 firme per ottenere l'annessione all'Austria.

L'accordo De Gasperi-Gruber sancì che la provincia di Bolzano rimanesse all'Italia, prevedendo per gli abitanti di lingua tedesca del Trentino e dell'Alto Adige adeguate tutele. Su iniziativa del trentino De Gasperi venne allora creata sulle ceneri della Venezia Tridentina la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, che venne dotata del primo statuto di autonomia. In questo modo fu coronata da successo anche la ricerca di forme d'autonomia da sempre richieste dalle popolazioni trentine, ma indebolita l'autonomia sudtirolese perché legata ad una maggioranza di lingua italiana. Nel rispetto dell'accordo De Gasperi-Gruber, il primo statuto del Trentino-Alto Adige ripristinò l'insegnamento del tedesco e ristabilì la toponomastica bilingue. Fino alla metà degli anni cinquanta del Novecento la Democrazia Cristiana e la Südtiroler Volkspartei (SVP), il partito di riferimento della popolazione di lingua tedesca guidato in origine da membri della Resistenza al nazismo, collaborarono nella gestione dell'ente regionale.

Verso la metà degli anni cinquanta del Novecento, in seguito al ritorno di molti optanti dalla Germania e alla ricostituzione della Repubblica Austriaca, decisa a sostenere istanze rivendicazioniste, la politica altoatesina si radicalizzò. La stampa e il clero di lingua tedesca si inserirono nella controversia etnica evocando una "marcia della morte" orchestrata dal Governo italiano ai danni della popolazione di lingua tedesca attraverso l'industrializzazione e l'immigrazione da altre regioni d'Italia. Alle cifre allarmanti, diffuse da un presbitero, Michael Gamper, che indicavano "50 mila immigrati italiani in Alto Adige negli ultimi sette anni" replicò uno studio del Commissariato del Governo e dell'Istituto Centrale di Statistica che quantificò l'aumento della popolazione italiana tra il 1947 e il 1953 nella cifra di poco più di 8 mila unità, legato alla riattivazione postbellica degli uffici statali e militari e alla risistemazione delle opere pubbliche.[59] La radicalizzazione tuttavia non si fermò e la linea della Südtiroler Volkspartei venne dettata da nuovi elementi, alcuni dei quali in passato legati al nazismo.[60] In tutti i comuni a maggioranza SVP (tutto l'Alto Adige tranne allora Bolzano, Bronzolo, Egna, Fortezza, Merano, Laives, Salorno e Vadena) venne sospeso il rilascio di nuove residenze per italiani; fu fatta propaganda contro i matrimoni misti; venne attuata una separazione etnica totale nelle scuole e negli edifici tra le persone dei gruppi linguistici italiano e tedesco; si chiese la sospensione dei lavori di edilizia popolare poiché ciò avrebbe favorito l'immigrazione italiana; venne chiesto anche lo smantellamento della zona industriale di Bolzano.[61]

Una delle 37 esplosioni compiute durante la Notte dei fuochi

La radicalizzazione portò alla nascita di movimenti terroristici: il Gruppo Stieler, autore di diversi danneggiamenti; il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, che perseguì anche una strategia stragista che provocò morti in tutta la regione e anche in Veneto (strage di Cima Vallona). Il Governo italiano rispose al terrorismo con una massiccia presenza militare in Alto Adige.

A seguito di nuove trattative tra Italia ed Austria fu siglato il cosiddetto Pacchetto per l'Alto Adige (l'insieme delle misure a favore della popolazione di lingua tedesca) e nel 1972 entrò in vigore il secondo statuto del Trentino-Alto Adige, che tuttora privilegia l'autonomia delle due province, che di fatto costituiscono due Regioni autonome, solo formalmente riunificate nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Dal 1972 i destini storici e politici del Trentino e dell'Alto Adige seguono percorsi separati.

Per quanto riguarda l'Alto Adige, il secondo statuto di autonomia ha consegnato la maggioranza politica al gruppo tedesco e istituzionalizzato la separazione etnica attraverso la cosiddetta proporzionale etnica. Nella provincia autonoma di Bolzano è data infatti importanza alla lingua di appartenenza (italiano, tedesco, ladino), con una ripartizione proporzionale alla consistenza dei gruppi linguistici nell'attribuzione di impieghi pubblici, contribuzioni pubbliche e assegnazione di case popolari; le scuole (comprese quelle materne) sono divise a seconda dell'appartenenza al gruppo linguistico. Tutti gli impiegati e funzionari della Provincia di Bolzano devono essere bilingui, cioè parlare almeno l'italiano ed il tedesco.

Ciononostante, gli attentati terroristici in Alto Adige ripresero con forza nella seconda metà degli anni settanta del Novecento, per finire solamente alla fine degli anni anni ottanta. Accanto a gruppi estremistici di lingua tedesca, in particolare Ein Tirol, favorevoli al distacco dall'Italia, comparvero anche organizzazioni italiane, come l'Associazione Protezione Italiani e il Movimento Italiano Alto Adige, contrarie ai provvedimenti contenuti nel secondo statuto di autonomia. La pacificazione altoatesina fu raggiunta sul finire degli anni ottanta del Novecento e ha coinciso con un lungo periodo di prosperità economica, fino allo scoppio della crisi dell'Eurozona. Dopo un passato tormentato l'Alto Adige è oggi visto come un esempio di pacifica convivenza fra gruppi etnici.

La Val di Stava dopo la catastrofe

La storia recente trentina è stata segnata dalle due tragedie degli impianti a fune del Cermis (1976 e 1998) e dalla catastrofe della Val di Stava nel 1985.

A partire dagli anni Novanta del XX secolo è stata rafforzata la cooperazione transfrontaliera tra le regioni del Tirolo storico a cavallo tra Italia e Austria. Insieme Trentino-Alto Adige e Tirolo austriaco costituiscono la Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, un gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera, le cui sedute talora comprendono anche il Land del Vorarlberg.

In Alto Adige si registra il consolidato successo dei partiti che sostengono l'annessione all'Austria o la creazione di un Alto Adige stato indipendente che hanno raccolto insieme oltre il 27% dei voti alle elezioni provinciali altoatesine del 2013.

Monumenti storici[modifica | modifica wikitesto]

Castel Tirolo, presso il comune di Tirolo

Il Trentino-Alto Adige nel corso della storia è passato sotto diverse dominazioni, ciascuna delle quali ha lasciato le proprie tracce.

Tra i castelli più noti di epoca medievale vi sono castel Tirolo, castel Roncolo (il maniero illustrato) e il castello del Buonconsiglio di Trento. Castel Fontana, diventato nel 1974 il museo agricolo Brunnenburg (Landwirtschaftsmuseum Brunnenburg), illustra usanze e modi di lavoro dei contadini della zona.[62]

Nella tabella seguente sono elencati alcuni dei più importanti castelli, suddivisi tra le due province.

Castelli in Provincia di Bolzano Castelli in Provincia di Trento
Castel Tirolo Castello del Buonconsiglio
Castello di Tures Castello di Castellano
Castel Greifenstein Castello di Rovereto
Castel Badia Castello della Torre Franca
Castel Roncolo Castello di Sabbionara
Castel Monteleone Castel Toblino
Castel Tor Castel Beseno
Castel Foresta Castello di Arco
Castel Wolfsthurn Castel Pietra (Calliano)
Castel del Gatto Castello di Monreale
Castel Trauttmansdorff Castel Thun
Castel Verruca Castel Pergine
Castel Rubein Castel Telvana
Castel Coira Castellalto
Castel Tasso Castelfondo
Castel Boymont Castel Corno
Castelfeder Castel Ivano
Castel Trostburg Castel Selva
Castel Giovo Castello di Tenno

Durante l'impero austro-ungarico furono costruite diverse fortificazioni, tra cui il forte di Fortezza (dove secondo la leggenda i nazisti avrebbero nascosto un'ingente quantità di oro, mai ritrovato).

Oltre a castelli e fortezze, in Trentino-Alto Adige si trovano diverse chiese, abbazie e monasteri, tra cui l'abbazia di Monte Maria, l'abbazia di Novacella ed il monastero di Sabiona.

Toponimi[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del Tirolo storico

Il primo statuto del 1948, assegnava alla regione il nome bilingue "Trentino-Alto Adige/Tiroler Etschland" ("Trentino-Alto Adige/Terra Tirolese dell'Adige"). Per effetto del secondo statuto speciale entrato in vigore nel 1972 il nome bilingue ufficiale della regione è "Trentino-Alto Adige/Südtirol".[1] La legge di modifica costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 ha inserito la dizione del 1972 (vedi l'articolo 116) nella Costituzione italiana.

Per definire gli abitanti e ciò che attiene alla provincia di Trento si usa il termine "trentino" (o "tridentino" se riferito alla storia o alla Chiesa, p. es. "il Concilio Tridentino"), per gli abitanti e ciò che è riferito alla provincia di Bolzano si usa "altoatesino" o "sudtirolese", quest'ultimo generalmente per riferirsi alla componente di madrelingua tedesca.

Il nome "Trentino" deriva da Tridentum (nome romano di Trento) per via dei tre colli (Monte Verruca o Doss Trento, Dosso Sant'Agata e Dosso di San Rocco[63]) che circondano il capoluogo. In realtà il nome sembrerebbe essere anche più antico e di origine retica.[64] Il toponimo deriva infatti da trent, ovvero "triforcazione" (dovuta al letto irregolare del fiume Adige). Durante il Risorgimento il linguista Graziadio Isaia Ascoli coniò il toponimo Venezia Tridentina proprio sulla tradizione latina per indicare il territorio dell'odierno Trentino-Alto Adige, all'epoca ancora sotto dominazione austriaca. La denominazione fu usata durante il Regno d'Italia per designare l'insieme delle nuove province di Trento e Bolzano, ma decadde nell'uso dopo la seconda guerra mondiale, quando la costituzione italiana introdusse le regioni.

Il toponimo "Alto Adige" deriva dallo storico ed omonimo dipartimento dell'Alto Adige, suddivisione di epoca napoleonica del Regno d'Italia che aveva come capoluogo Trento e corrispondeva grosso modo all'attuale Trentino e alla parte meridionale dell'odierno Alto Adige.

Il termine "Tirolo" deriva invece dal borgo e castello di Tirolo (oggi comune presso Merano), che fu a lungo sede della Contea del Tirolo. Storicamente il termine "Tirolo" e ogni sua parte veniva riferito ad una terra a cavallo tra mondo di lingua germanica e mondo di lingua italiana, indipendentemente da definizioni etnico-linguistiche. L'identità "tirolese" era quindi espressa naturalmente dagli abitanti senza implicare niente di linguistico o politico (si veda, per esempio, il caso del prelato Cristoforo Migazzi, cardinale, vescovo in Ungheria e arcivescovo a Vienna, trentino di lingua "romanza", ovvero italiana, che si autodefiniva "tirolese"[65]). Con le guerre napoleoniche e le temperie nazionalistiche abbattutesi anche nella regione, i toponimi iniziarono ad assumere un valore di rivendicazione etnica e politica. La parola Tirolo si tinse di una "germanicità monocolore" che in precedenza non aveva avuto e gli italiani sentirono il bisogno di creare nuove forme di autodefinizione territoriale.

Durante la dominazione asburgica il territorio dell'odierno Alto Adige era conosciuto come Mitteltirol, cioè Tirolo centrale,[66] o Deutschsüdtirol[67], mentre con Südtirol si designava propriamente l'odierno Trentino,[68] detto anche Welschtirol o Welschsüdtirol. Con Südtirol si designava anche l'intera regione Trentino-Alto Adige.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino-Alto Adige comprende la provincia autonoma di Trento e la provincia autonoma di Bolzano. Delle due province, quella di Trento è la più popolosa e più densamente abitata.

Esistono poi ulteriori enti territoriali locali che formano il livello istituzionale intermedio fra i comuni e la rispettiva provincia. Il Trentino è così sua volta suddiviso in 15 comunità di valle e nel territorio della Val d'Adige, mentre in Alto Adige sono state istituite 8 comunità comprensoriali.

Stemma Provincia Sigla Mappa Comuni Abitanti
(31/12/2013)
Superficie
(km²)
Sede Sito Istituzionale
Trentino CoA.svg Provincia autonoma di Trento TN Trentino - Mappa.svg 210 536 237 6 206,90 Trento-Palazzo della Provincia Autonoma di Trento-front.jpg Trentino
Stemma Südtirol.svg Provincia autonoma di Bolzano BZ Alto Adige - Mappa.svg 116 515 714 7 399,97 SuedtirolerLandtag.004533.png Alto Adige
Stemma Trentino - Südtirol.svg Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige - Mappa.svg 326 1 051 951 13 606,87 Trentino-Alto Adige

Autonomia amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: regione a statuto speciale.

Il Trentino-Alto Adige è una regione a statuto speciale. Le sue due province, la provincia autonoma di Trento (Trentino) e la provincia autonoma di Bolzano (Alto Adige) sono le uniche province italiane che godono di uno statuto di autonomia. Le due autonomie provinciali sono molto ampie e di fatto contano più della regione stessa: specifiche norme, basate sul titolo V della Costituzione (anche prima delle modifiche del 2001), prevedono che vengano trattate alla stregua di regioni, tant'è che partecipano anche alla Conferenza Stato-Regioni, la cui denominazione ufficiale è, per l'appunto, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Dallo Stato Italiano le due province autonome sono dunque considerate alla stregua di regioni. Inoltre il governo intrattiene rapporti separati con le due province: in regione infatti vi sono due Commissariati del Governo, uno a Bolzano per l'Alto Adige ed uno a Trento per il Trentino.

Autonomia fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige garantisce una particolare forma di autonomia alle due province autonome anche sotto il profilo fiscale. Le province trattengono per sé il 90% della maggior parte dei tributi dovuti dai contribuenti residenti. Grazie a questa forte autonomia fiscale, il Trentino-Alto Adige con circa un milione di abitanti dispone di un budget considerevole. Anche per questo diversi comuni lombardi e veneti chiedono da tempo il passaggio al Trentino-Alto Adige.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Questioni dei confini regionali in Italia e Questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige.

Organi della Regione[modifica | modifica wikitesto]

Il potere esecutivo spetta alla giunta e al presidente della Regione, mentre quello legislativo al consiglio regionale.

Presidente della Regione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti del Trentino-Alto Adige.
Ugo Rossi, attuale presidente

Il "Presidente della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige" (in tedesco Präsident der Autonomen Region Trentino-Südtirol) non è eletto direttamente dai cittadini elettori ma dal consiglio regionale.

Un accordo fra i presidenti delle due province ha istituito il sistema della "presidenza regionale a rotazione": la regione ha pertanto nel corso di una legislatura due presidenti, che sono in pratica i presidenti stessi delle due province autonome. Lo stesso sistema di rotazione vale anche per la presidenza del consiglio regionale.

La carica di Presidente viene ricoperta dal 2014 da Ugo Rossi del Partito Autonomista Trentino Tirolese succeduto ad Alberto Pacher del Partito Democratico. Dal 1949 al 1999 tutti i presidenti sono stati espressi dalla Democrazia Cristiana trentina. Il primo e finora unico presidente di lingua tedesca è stato Luis Durnwalder della Südtiroler Volkspartei.

Giunta Regionale[modifica | modifica wikitesto]

La giunta regionale (in tedesco Regionalausschuss) è presieduta dal presidente della regione ed è composta da assessori (solitamente 5) e da due vice presidenti della regione, uno trentino ed uno altoatesino.

L'attuale giunta regionale è formata da cinque membri (2 di madrelingua italiana, 2 tedesca, 1 ladina).

Consiglio regionale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige.

Il Consiglio regionale (in tedesco Regionalrat) del Trentino-Alto Adige è l'organo legislativo della Regione autonoma. È composto da 70 membri, 35 trentini e 35 altoatesini e viene formato dall'unione del Consiglio della Provincia autonoma di Trento e di Bolzano, per cui i consiglieri regionali sono eletti separatamente nelle due province, con un sistema proporzionale puro in Alto Adige e un sistema proporzionale con premio di maggioranza in Trentino. Prima della riforma del sistema elettorale del 2001 vi era un unico sistema di partiti per la regione. Dopo la riforma le due province possono avere dei partiti regionali ben distinti e separati e delle elezioni separate (come alle elezioni del 2008).

In base ai risultati delle elezioni del 2013 nelle due province autonome, il consiglio regionale per la XV legislatura, quinquennio 2013-2018, risulta così determinato:

Composizione del Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige
Partiti seggi differ.
SVP 17 Red Arrow Down.svg 1
Partito Democratico 11 Green Arrow Up.svg 1
PATT 8 Green Arrow Up.svg 5
Die Freiheitlichen 6 Green Arrow Up.svg 1
Unione per il Trentino 5 Red Arrow Down.svg 2
Progetto Trentino 5 Green Arrow Up.svg 5
Lega Nord 3 Red Arrow Down.svg 4
Movimento 5 Stelle 3 Green Arrow Up.svg 3
Verdi-Grüne-Vërc 3 Straight Line Steady.svg
Süd-Tiroler Freiheit 3 Green Arrow Up.svg 1
Forza Italia 1 Red Arrow Down.svg 7
Civica Trentina 1 Green Arrow Up.svg 1
Amministrare il Trentino 1 Straight Line Steady.svg
Bürger Union für Südtirol 1 Straight Line Steady.svg
Union Autonomista Ladina 1 Straight Line Steady.svg
L'Alto Adige nel Cuore 1 Green Arrow Up.svg1
 Totale 70 Straight Line Steady.svg[69]

Capoluogo regionale[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà di legislatura il consiglio e la giunta regionale si riuniscono a Trento, nella seconda a Bolzano. Di fatto il ruolo di Trento-capoluogo regionale stabilito dall statuto di autonomia si può definire puramente formale. Entrambe le città capoluogo hanno dal punto di vista politico-amministrativo un'eguale importanza. Dati i limitati poteri ad essa attribuiti, e la natura derivata delle sue autorità rispetto a quelle delle due singole amministrazioni locali, dopo le riforme istituzionali del 2001 la Regione Trentino-Alto Adige può essere considerata una confederazione delle due province autonome.

Simboli regionali[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone del Trentino-Alto Adige

La Regione dispone di uno stemma e di un gonfalone ufficiali:

Stemma
d'argento inquartato: il primo ed il quarto all'aquila antica di Trento di nero, rostrata e membrata d'oro, contornata da fiamme di rosso uscenti e linguata di rosso fiammeggiante, con le ali caricate da sostegni d'oro con trifogli dello stesso nel contorno alare; il secondo ed il terzo all'aquila antica del Tirolo di rosso, rostrata e membrata d'oro, linguata di rosso, con le ali caricate da sostegni d'oro.
Gonfalone
drappo partito d'azzurro e di bianco caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione bilingue in oro: Regione Trentino-Alto Adige nel palo d'azzurro e Region Trentino-Südtirol nel palo di bianco. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Regione e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.[70]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 i nati sono stati 10 588 (10,3‰, il secondo più alto indice regionale d'Italia), i morti 8 421 (8,4‰) con un incremento naturale di 2 167 unità rispetto al 2008 (1,9‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenti.

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino-Alto Adige comprende 326 comuni (210 in provincia di Trento e 116 in provincia di Bolzano). Di seguito sono elencati i comuni con popolazione superiore alle 10 000 unità, ordinati per numero di abitanti:[71]

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Provincia
Trento-Stemma.png
Trento 117 173 157,88 742 194 TN
Bolzano-Stemma.png
Bolzano 105 787 52,29 2 023 262 BZ
Merano-Stemma.png
Merano 38 894 26,34 1 477 325 BZ
Rovereto-Stemma.png
Rovereto 38 292 50,99 749 204 TN
Bressanone-Stemma.png
Bressanone 21 143 84,70 250 560 BZ
Pergine Valsugana-Stemma.png
Pergine Valsugana 20 904 54,33 385 490 TN
Laives-Stemma.png
Laives 17 541 24,11 727 258 BZ
Arco-Stemma.png
Arco 17 118 63,22 271 91 TN
Riva del Garda-Stemma.jpg
Riva del Garda 16 374 40,73 402 70 TN
10º
Brunico-Stemma.png
Brunico 15 807 45 351 838 BZ
11º
Appiano sulla strada del vino-Stemma.png
Appiano sulla Strada del Vino 14 618 59,45 246 416 BZ
12º
Lana-Stemma.png
Lana 11 512 36,12 319 310 BZ

Minoranze linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

Censimento linguistico 2011

Il Trentino è quasi completamente italofono o parla dialetti trentini, con comunità storiche germanofone: mocheni nell'alta valle del Fersina, detta anche valle dei Mocheni o Bersntol, e cimbri, questi ultimi concentrati nel comune di Luserna, ma presenti in alcuni comuni vicini delle province di Vicenza e Verona. La lingua cimbra e la lingua mochena godono di particolari tutele. L'Alto Adige è invece a maggioranza germanofona (parlante generalmente il dialetto sudtirolese), con una minoranza italofona in calo, oggi circa al 26% (era il 34% nel 1961).

In Trentino-Alto Adige è poi presente una minoranza linguistica ladina, parlante il ladino, una lingua retoromanza, parlata anche nel vicino Veneto. Ogni vallata ladina possiede la propria variante linguistica, spesso molto differente dalle altre. Per dare impulso ad uno sviluppo linguistico-culturale dell'area si è pensato, attraverso il progetto SPELL, di creare una lingua standard ("ladino standard") sul modello del romancio nel Cantone svizzero dei Grigioni, che riunisca gli aspetti più simili delle varie parlate ladine.

Un corpo linguistico ladino è presente anche nelle parlate delle valli di Non (nones) e Sole (solandro), sebbene questi dialetti ladini risentano una maggiore influenza delle parlate lombarde e trentine.

In occasione del censimento decennale della popolazione gli abitanti del Trentino-Alto Adige dichiarano la propria appartenenza ad uno dei gruppi linguistici riconosciuti dallo statuto di autonomia: italiano, tedesco, ladino, mocheno e cimbro. In Alto Adige il censimento linguistico rileva ai fini della proporzionale etnica.

Cittadini stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º gennaio 2011[72] i cittadini stranieri residenti in regione sono 90 321. I gruppi più numerosi sono quelli di:

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arcidiocesi di Trento e Diocesi di Bolzano-Bressanone.
Lato settentrionale della cattedrale di San Vigilio a Trento, con la fontana del Nettuno

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana cattolica. In Alto Adige i servizi religiosi vengono offerti in lingua tedesca per la popolazione germanofona. Le stesse parrocchie altoatesine sono o di lingua italiana o di lingua tedesca (talune sono bilingui).

Dall'emanazione della costituzione apostolica di Papa Paolo VI del 6 luglio 1964 Tridentinae et aliarum[73] i confini delle diocesi corrispondono a quelli delle due province. Precedentemente parti dell'Alto Adige rientravano nell'arcidiocesi di Trento. L'arcidiocesi di Trento è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto e viene retta dal 25 marzo 1999 da Luigi Bressan. La diocesi di Bolzano-Bressanone è suffraganea dell'arcidiocesi tridentina: dal 27 luglio 2011 viene guidata da Ivo Muser.

In seguito all'immigrazione dall'estero si sono diffuse in Trentino-Alto Adige altre fedi, specialmente la religione islamica e il cristianesimo ortodosso, ma anche l'induismo e il buddismo-scintoismo.[74]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Fiori di melo a Tirolo

Il Trentino-Alto Adige è la terza regione italiana per PIL pro capite con 29 358 € (2012), preceduta dalla Valle d'Aosta e dalla Lombardia. Delle due province, quella di Bolzano è la più ricca con un PIL pro capite di 32 284 €, contro i 26 547 € della provincia di Trento.[75] Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2014 ammontava al 4,9%, il più basso d'Italia (5,7% in Trentino e 4,2% in Alto Adige).[76]

Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Nel campo della frutticultura il Trentino-Alto Adige detiene il primato produttivo con il 59,3% della produzione nazionale di mele (1 338 761 tonnellate nel 2008).[77] Anche la viticoltura è sviluppata in regione. Storicamente significativo anche l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio regionale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo ai bovini da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici (tra cui il Trentingrana).

Le imprese sono concentrate nelle valli (in particolare in Val d'Adige) e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Molto sviluppata è l'industria alimentare. In particolare l'Alto Adige fa da cerniera con il mondo di lingua tedesca e ospita stabilimenti di imprese in particolare dalla Germania.

Il museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Grande importanza riveste il turismo, in particolare invernale, che caratterizza che località sciistiche del Trentino-Alto Adige (tra di esse Plan de Corones e Madonna di Campiglio). Merano e Lèvico Terme sono legate al turismo termale. L'offerta museale comprende tra l'altro il museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), il Museo delle Scienze di Trento (MuSe) e il Museo archeologico dell'Alto Adige. Gli arrivi turistici stranieri nel 2013 sono stati 5 299 763 (la regione si colloca al quinto posto in Italia), le presenze straniere 26 039 520 (secondo posto dopo il Veneto).[78]

Anche il settore dell'istruzione e della ricerca è ben sviluppato in Trentino-Alto Adige, con la presenza dell'Università di Trento e della Libera Università di Bolzano. Un ruolo primario nell'economia regionale viene svolto dal settore pubblico, viste le ampie competenze da amministrare e le corrispettive risorse finanziarie da gestire.

Il Trentino-Alto Adige è inoltre una delle regioni italiane più all'avanguardia per quanto riguarda l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili. La regione conta il maggior numero di impianti idroelettrici d'Italia dopo il Piemonte (392 nel 2009) e la maggior produzione di energia idroelettrica dopo la Lombardia (3 112,5 Megawatt nel 2009).[79]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti del Trentino-Alto Adige.

Il sistema infrastrutturale del Trentino-Alto Adige consiste in linee ferroviarie, aeroportuali, autostradali, stradali e lacustri.

Il principale asse ferroviario è costituito dalla ferrovia del Brennero, che corre lungo la Valle dell'Adige dal basso Trentino a Bolzano, e da lì percorre la Valle Isarco fino al confine con l'Austria (Passo del Brennero). La Ferrovia della Valsugana, la Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, la Ferrovia Bolzano-Merano, la Ferrovia della Val Venosta e la Ferrovia della Val Pusteria sono linee minori.

Il servizio aeroportuale del Trentino-Alto Adige è formato da 3 aeroporti di piccole dimensioni a Trento, Bolzano e Dobbiaco.

La regione è attraversata dall'autostrada A22 del Brennero e dalla strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero. La strada statale 38 dello Stelvio collega Bolzano e Merano, la Strada statale 47 della Valsugana collega Trento con Pergine Valsugana.

Riva del Garda è collegata alle altre località del lago di Garda da una regolare linea di battelli.

Mezzi di informazione[modifica | modifica wikitesto]

La sede RAI di Bolzano

L'Adige è il quotidiano regionale del Trentino-Alto Adige ma è diffuso principalmente nella provincia di Trento. Con una tiratura media di 28 511 unità è il secondo quotidiano della regione, preceduto dalla Dolomiten in lingua tedesca con 50 711 copie, vendute principalmente in Alto Adige. Terzo quotidiano della regione è l'Alto Adige/Trentino con 27 736 copie di tiratura media (gennaio 2013).[80]

La RAI Radiotelevisione Italiana intrattiene due sedi separate a Trento e a Bolzano. La sede Rai di Bolzano a sua volta comprende la Rai Alto Adige in lingua italiana, la Rai Südtirol in lingua tedesca e la Rai Ladinia in lingua ladina. La Rai Alto Adige lavora in collaborazione con la sede provinciale di Trento. Non esiste pertanto una RAI Trentino-Alto Adige a livello regionale.

La Radiotelevisione Azienda Speciale per la provincia autonoma di Bolzano diffonde sul territorio altoatesino i programmi radiotelevisivi di Germania, Austria e Svizzera, specialmente per la popolazione di lingua tedesca.

Reti private regionali sono Radio Tele Trentino Regionale (RTTR), Trentino TV (che offre la televisione delle minoranze linguistiche cimbra, mochena e ladina) e Video 33.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prodotti agroalimentari tradizionali del Trentino-Alto Adige e Vini del Trentino-Alto Adige.
Strudel di mele

Molti piatti, come i canederli e lo strudel, denotano la vicinanza della cucina del Trentino-Alto Adige con quella austriaca.

Prodotto agroalimentare tipico del Trentino-Alto Adige è lo speck.

La regione è produttrice di diversi tipi di vino, tra cui l'Alto Adige Pinot Bianco, l'Alto Adige Valle Venosta Traminer aromatico, il Teroldego Rotaliano e il Trentino Muller-Thurgau.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Trentino-Alto Adige.
Trentino Volley-Beauvais Oise
Fase a gironi della Champions League di pallavolo 2008-09

Lo sport più praticato nella regione è indubbiamente lo sci durante il periodo invernale, mentre durante la stagione più calda è molto in voga l'escursionismo.

Tra gli sport di squadra hanno ampia diffusione l'hockey su ghiaccio (la squadra più blasonata della regione è l'H.C. Bolzano, che dalla stagione 2013/14 non partecipa più al campionato italiano bensì a quello austriaco), la pallavolo (il Trentino Volley è pluricampione d'Italia), la pallacanestro (l'Aquila Basket Trento milita nella Serie A dal 2014-2015) e la pallamano (soprattutto in Alto Adige).

Tra gli sportivi di maggiore successo si ricordano il pluricampione di sci Gustav Thöni, lo slittinista Armin Zöggeler, la pattinatrice Carolina Kostner, il fondista Cristian Zorzi, i ciclisti Francesco Moser e Gilberto Simoni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Statuto speciale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Autonome Region Trentino-Südtirol
  2. ^ Art. 1, Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige
  3. ^ db-city.com
  4. ^ a b [1]
  5. ^ Sudtirolese:
    « Altoatesino di lingua tedesca, cioè originario o abitante del Sud-Tirolo (ted. Südtirol), altra denominazione dell'Alto Adige, in quanto considerato parte meridionale del Tirolo. »
    (Vocabolario Treccani)
    « Del Tirolo meridionale; abitante nativo del Sud Tirolo. »
    (Devoto-Oli 2012)
  6. ^ Il nome ufficiale, ai sensi dello Statuto speciale della Regione, varato il 31 agosto 1972, in italiano è Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, in tedesco Autonome Region Trentino-Südtirol, e in ladino Region Autonoma Trentin-Südtirol. Con la Legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3, «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» (Cfr. GU n. 248 del 24 ottobre 2001) il nome della Regione è stato inserito nella Costituzione della Repubblica italiana nella versione bilingue Trentino-Alto Adige/Südtirol ([2]).
  7. ^ Il primo statuto di autonomia risale al 1948.
  8. ^ Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. URL consultato il 7 marzo 2009.
  9. ^ a b Centro Meteo Italiano Srl: Il clima del Trentino Alto Adige http://www.centrometeoitaliano.it/clima-trentino-alto-adige/?refresh_cens
  10. ^ Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Trentino-Alto Adige, 1976, pag. 24 s.
  11. ^ Provincia Autonoma di Trento Servizio Foreste e fauna http://www.orso.provincia.tn.it/storia_arco_alpino/ritorno_spontaneo/
  12. ^ Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige | Ripartizione Foreste, Fauna, Caccia http://www.provincia.bz.it/foreste/fauna-caccia/2687.asp
  13. ^ Corriere.it: Germania: l'orso «Bruno» è stato ucciso, 26 giugno 2006 http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/06_Giugno/26/bruno.shtml
  14. ^ Corriere.it: L'orsa Daniza morta durante la cattura: «Non ha retto l'anestesia», 11 settembre 2014 http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_11/orsa-daniza-catturata-muore-seguito-narcosi-d4c7892c-3989-11e4-99d9-a50cd0173d5f.shtml
  15. ^ Provincia Autonoma di Trento Servizio Foreste e fauna - Ufficio Faunistico, marzo 2014: Il lupo in Trentino http://www.orso.provincia.tn.it/binary/pat_orso/materiale_informativo/IL_LUPO_IN_TRENTINO_2014.1408539878.pdf
  16. ^ Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige | Ripartizione Foreste, Fauna, Caccia » La presenza del lupo in Alto Adige » La situazione in Alto Adige http://www.provincia.bz.it/foreste/fauna-caccia/2875.asp
  17. ^ CLAUDIO GROFF Servizio Foreste e Fauna – Provincia Autonoma di Trento, La lince: di nuovo in Trentino Presente in provincia dall'inizio della primavera 2008 un esemplare proveniente dal territorio svizzero http://www2.muse.it/pubblicazioni/8/59a/MUSEO_nat_03.pdf
  18. ^ Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Trentino-Alto Adige, 1976, pag. 24 s.
  19. ^ Andreas Oberhofer, Andreas Hofer (1767-1810) dalle fonti alla storia, Trento, Fondazione Museo storico del Trentino, 2010,P. 27-84..
  20. ^ Maria Garbari, Aspetti politico-istituzionali di una regione di frontiera, Bologna, Il Mulino, 2003, P. 22..
  21. ^ Maria Garbari, Aspetti politico-istituzionali di una regione di frontiera, Bologna, Il Mulino, 2003, P. 28-29..
  22. ^ Maria Garbari, Storia del Trentino: vol. V: l’età contemporanea 1803-1918, Bologna, Il Mulino, 2003, P. 36..
  23. ^ Anonimo, Trento nei giorni 19, 20 e 23 marzo del ’48 (da un testimone oculare) in Il Nuovo Trentino, 22 marzo 1919.
  24. ^ Agostino Perini, Statistica del Trentino, Trento, Tipografia Perini, 1852, P. 177.
  25. ^ Maria Garbari, Storia del Trentino: vol. V: l'età contemporanea 1803-1918, Bologna, Il Mulino, 2003, P. 36..
  26. ^ Agostino Perini, Statistica del Trentino, Trento, Tipografia Perini, 1852, P.188.
  27. ^ Maria Garbari, Storia del Trentino: vol. V: l'età contemporanea 1803-1918, Bologna, Il Mulino, 2003, 47-55-77..
  28. ^ Autori Vari, Garibaldiner: realtà e immagini della campagna garibaldina del 1866, Tione (TN), Centro studi Judicaria, 1987.
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