Strage di Cima Vallona

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Coordinate: 46°35′22″N 12°32′05″E / 46.589444°N 12.534722°E46.589444; 12.534722

Strage di Cima Vallona
Stato Italia Italia
Luogo Cima Vallona di San Nicolò di Comelico (BL)
Obiettivo colpire i militari inviati ad indagare su un attentato
Data 25 giugno 1967
Tipo trappola esplosiva
Morti Capitano dei Carabinieri Francesco Gentile, sottotenente dell'Esercito Mario Di Lecce, sergente Olivo Dordi, alpino Armando Piva
Feriti sergente Marcello Fagnani
Responsabili Befreiungsausschuss Südtirol nelle persone di Norbert Burger, Peter Kienesberger, Erhard Hartung, Ergon Kuftner
Motivazione Secessione del Sud Tirolo

La strage di Cima Vallona fu un attentato terroristico perpetrato il 25 giugno 1967 da membri del Befreiungsausschuss Südtirol contro una pattuglia di militari italiani che indagavano su un precedente attentato.

I fatti[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta-sessanta il BAS compì numerosi attentati. Uno dei più cruenti fu l'uccisione e il ferimento con trappole esplosive di alcuni militari sulla Cima Vallona di San Nicolò di Comelico in provincia di Belluno.

La strage avvenne in seguito a un attentato con il quale il 25 giugno 1967 i terroristi abbatterono un traliccio dell'alta tensione proprio in località Cima Vallona: i fatti ebbero inizio alle ore 3,40, quando una sentinella del distaccamento di Forcella Dignas, nel territorio del comune di San Pietro di Cadore (BL), avvertì una forte esplosione in direzione del passo di Cima Vallona. Dell'accaduto venne informato il comando del presidio di Santo Stefano di Cadore (BL). Allo scopo di accertare la causa della deflagrazione si dispose l'invio di una pattuglia composta da alpini, artificieri e finanzieri, che alle ore 5,30 partì dalla sede del presidio a bordo di autovetture da ricognizione. Giunti a circa 600 metri dal traliccio che appariva danneggiato, i militari, non potendo proseguire oltre con gli automezzi per la presenza di cumuli di neve, procedettero a piedi. La pattuglia era guidata dall'ufficiale degli alpini (capitano Alamari) ed il tenente di Finanza (Marinetti,) seguiti dagli altri. Improvvisamente, a circa 70 metri dal manufatto, si verificò l'esplosione di un ordigno collocato sotto un mucchio di ghiaia. L'esplosione investì l'alpino radiofonista Armando Piva, nato a Pederobba (TV) il 2 dicembre 1945 e residente a Valdobbiadene (TV) nella frazione di Bigolino, effettivo al battaglione "Val Cismon". Trasportato all'Ospedale di San Candido (BZ) morì alle ore 23 dello stesso giorno dopo agonia dovuta alle mutilazioni subite nell'esplosione.

A bordo di un AB 204 decollato dall'Aeroporto di San Giacomo fu inviata una squadra della Compagnia Speciale Antiterrorismo, con il compito di raccogliere indizi utili all'indagine e per identificare gli autori dell'attentato. La squadra era composta dal capitano dei Carabinieri Francesco Gentile (carabiniere paracadutista del Tuscania), dal sottotenente Mario Di Lecce e dai sergenti Olivo Dordi e Marcello Fagnani (incursori del Col Moschin).

Assolto il loro compito, sulla via del ritorno i quattro si avviarono lungo lo stesso itinerario percorso all'andata e in direzione dell'elicottero rimasto in attesa, quando, inavvertitamente, uno di loro attivò una trappola esplosiva piazzata a Sega Digon (una borgata di Comelico Superiore), distante dal luogo dell'attentato e lungo l'unico sentiero disponibile. A seguito dell'esplosione il sottotenente Di Lecce, il capitano Gentile e il sergente Dordi morirono sul colpo, il sergente Fagnani rimase gravemente ferito.

Sul luogo dell'esplosione furono trovate due tavolette di legno con su incisa la rivendicazione a firma del BAS (Befreiungsausschuss Südtirol, Comitato di liberazione del Sudtirolo in italiano). Il testo riportava

« Voi non dovete mai avere più la barriera di confine al Brennero. Prima dovete ancora scavarvi la fossa nella nostra terra. »

Al capitano Gentile è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare mentre agli altri caduti di Cima Vallona è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.

Gli accertamenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

Successive indagini individuarono in Norbert Burger l'ideatore dell'attentato e capo della cellula terroristica, in Peter Kienesberger l'artificiere che confezionò le bombe che poi collocò con l'aiuto di Erhard Hartung e Egon Kufner.

Per questo ed altri attentati compiuti tra l'agosto 1966 e l'agosto 1967 la Corte d'assise di Firenze con sentenza 6/70 del 14 maggio 1970 condannò:

L'avvenimento ispirò la canzone Cima Vallona, scritta da Francesco Guccini nel 1968 per Caterina Caselli.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]