Sergio Segio

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Sergio Segio durante uno dei processi a Prima Linea degli anni ottanta

Sergio Segio, detto Comandante Sirio (Pola, 24 novembre 1955), è un ex terrorista italiano. È stato un militante dell'organizzazione armata Prima Linea di estrema sinistra, della quale fu il principale dirigente e "comandante militare". In seguito si è dedicato ad attività sociali, come il miglioramento delle condizioni carcerarie, i diritti umani e il problema delle droghe.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Pola, crebbe e si formò a Milano, studiando filosofia alla Statale. La sua attività politica prese avvio curando la redazione, la stampa e la diffusione di volantini e manifesti indirizzati agli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni e distribuiti anche nelle principali piazze milanesi.

In continua ed aperta critica con la politica attuata dal PCI e dalla sinistra parlamentare, Segio entrò a far parte di Lotta Continua; prima dello scioglimento di quest'ultima, insieme ad altri suoi compagni ne uscì e formò con essi un primo gruppo volto alla lotta armata: Senza Tregua (1974). Questa formazione, assieme ad esponenti provenienti da Potere Operaio, convergerà successivamente nell'organizzazione Prima Linea.

Attività terroristica[modifica | modifica wikitesto]

I principali esponenti dell'organizzazione armata furono Roberto Sandalo, Marco Donat Cattin, Michele Viscardi, Enrico Galmozzi, Fabrizio Giai, Sergio Segio, Susanna Ronconi, Diego Forastieri, Roberto Rosso, Maurice Bignami, Bruno La Ronga, Giulia Borelli, Silviera Russo.[1] Il 29 gennaio 1979 a Milano fu l'esecutore materiale, insieme a Marco Donat Cattin, dell'omicidio del magistrato Emilio Alessandrini, mentre Michele Viscardi, Umberto Mazzola, Bruno Rossi Palombi, svolgevano i compiti di appoggio.

Il 19 marzo 1980 sempre Segio, insieme a Maurice Bignami e a Viscardi, uccise anche il magistrato Guido Galli all'interno dell'Università Statale di Milano (i tre fuggirono poi in bicicletta). Nel 1980 Prima Linea iniziò a entrare in crisi e molti dei suoi militanti vennero arrestati, anche se venne formalmente disciolta solo nel luglio 1983. La decisione venne presa dai militanti in una "conferenza di organizzazione" che si tenne nel carcere Le Vallette di Torino, dove era concentrata la gran parte dei militanti, ormai tutti catturati, per il "maxiprocesso" in corso contro l'organizzazione.

Conclusa l'esperienza in Prima Linea, nell'aprile del 1981 Segio fondò il Nucleo di Comunisti, un piccolo raggruppamento che aveva come unico[senza fonte] obiettivo la liberazione dei compagni imprigionati e l'attacco alle carceri speciali. In tale situazione rivendicò il 18 settembre dello stesso anno l'omicidio del vicebrigadiere degli agenti di custodia Francesco Rucci. Il 3 gennaio 1982 tale formazione organizzò l'evasione dal carcere di Rovigo di quattro detenute, Loredana Biancamano, Federica Meroni, Marina Premoli, Susanna Ronconi (ex BR e compagna di Segio). L'esplosione di una bomba per far crollare una parte del muro di cinta e permettere l'evasione causò la morte accidentale di un passante, Angelo Furlan.[2]

Arresto, processo e condanna[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Segio

Il 15 gennaio 1983 Segio venne arrestato a Milano e, assieme agli altri militanti di PL, dichiarò chiusa l'esperienza della lotta armata. Coerentemente con la decisione assunta, nei mesi successivi, durante il "maxiprocesso" di Milano, Prima Linea farà consegnare all'arcivescovo Carlo Maria Martini le armi ancora in disponibilità di alcuni militanti rimasti liberi.

Venne processato per gli omicidi Alessandrini e Galli, oltre che per associazione sovversiva, banda armata, concorso in vari crimini di Prima Linea. Arrestato una prima volta nel 1976 e la seconda il 15 gennaio 1983, fu imputato in diversi maxi processi, tra cui il processo Prima Linea - Comitati Comunisti Rivoluzionari, contro 112 imputati, tenutosi a Milano, dove a Segio e altri come Bignami venne inflitto l'ergastolo in primo (1983) e secondo grado (1986). Nel 1987 la prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, annullò le sentenze per vizio di forma[3][4]; in seguito, in questo e in vari processi a PL come il processo milanese, l'ergastolo e vari anni di carcere saranno le pene irrogate a Segio. Nella seconda carcerazione scontò oltre 22 anni di reclusione - l'ergastolo gli venne ridotto prima a 30 anni in base ai benefici della legge Gozzini, poi, pur non avendo mai rinnegato la propria ideologia, usufruì della dissociazione prevista dalle leggi speciali, ottenendo la semilibertà e la libertà condizionale -, infine, ultimo di tutti gli ex militanti di Prima Linea arrestati e condannati ad uscire dal carcere, terminò ufficialmente di scontare la condanna nel 2004, quando il giudice di sorveglianza dichiarò per lui il "fine pena".

Negli anni di detenzione, si è fatto portavoce delle disfunzioni del sistema penitenziario e giudiziario, nonché promotore di un sistema di carcerazione alternativo, volto cioè all'impegno sociale e al progressivo reinserimento del soggetto nella società; fu anche uno dei principali promotori della fine della lotta armata, invitando gli ex terroristi a dissociarsi completamente[senza fonte].

Attività attuali[modifica | modifica wikitesto]

Collaboratore di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, con cui ha cominciato a collaborare ancora da detenuto e poi da semilibero, dal 1994 al 2001 è stato responsabile della Redazione e dell'Ufficio stampa e comunicazione dell'associazione Gruppo Abele, coordinandone poi il settore per la stampa e l'informazione e il settore progetti sul carcere. È stato membro del Coordinamento nazionale degli Uffici stampa del non profit. Attualmente, continua a lavorare con il Gruppo Abele, ha collaborato inoltre con l'associazione A buon diritto. È nel direttivo nazionale dell'associazione Nessuno tocchi Caino. È tra i soci fondatori dell'associazione UPRE ROMA[5], impegnata contro il razzismo e le discriminazioni.

È commentatore della rivista del non profit “Vita”. È ideatore, curatore e coordinatore redazionale del rapporto "Annuario Sociale" (Edizioni Gruppo Abele 1997; 1998; 1999; Edizioni Feltrinelli 2000 e 2001). È ideatore, curatore e coordinatore redazionale del Rapporto sui diritti globali[6] (Edizioni Ediesse), che dal 2003 esce annualmente. Realizzato dalla Associazione SocietàINformazione Onlus, di cui Segio è direttore, lo studio è copromosso dalla CGIL nazionale, assieme al Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA), ActionAid, ARCI, Antigone, Fondazione Basso-Sezione internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente.

Ha promosso e diretto per alcuni anni le riviste mensili “Narcomafie” e “Fuoriluogo”, supplemento mensile del quotidiano “il manifesto”. È stato membro della redazione della rivista “Dignitas” dell'Associazione Sesta Opera San Fedele di Milano. Ha collaborato con la Fabbri Rizzoli-Grandi Opere: per la “Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse, XIX Aggiornamento”, (Rizzoli-Larousse, 1992), ha redatto le voci e i lemmi relativi alla Politica nazionale; per la “Enciclopedie Rizzoli, Annuario 1996” (Rizzoli, 1996), ha redatto la monografia Partiti politici. per l'Enciclopedia Bompiani nel 1996 ha redatto la voce relativa alla Storia politica italiana nella prima metà degli anni Novanta. per l'Enciclopedia UTET nel 1997 ha realizzato il saggio “Storia politica italiana 1988-1997”. È tra gli autori e collaboratori per le voci storiche de L'Enciclopedia, pubblicata nel 2003 dal Gruppo Editoriale L'Espresso-La Repubblica.

Nel 1991 e 1992 è stato segretario di redazione della rivista quadrimestrale di studi criminologici “Dei delitti e delle pene”, diretta da Alessandro Baratta. Ha collaborato al libro collettaneo "Le città europee e la droga", edito dalle edizioni EGA, 1992. Ha collaborato con un capitolo al volume collettaneo “Educazione, organizzazione, processi comunicativi, dentro il carcere e fuori dalla scuola”, curato da Renata Mancuso dell'università di Bologna, editore FrancoAngeli. Ha collaborato con un capitolo al libro “La bibbia dei non credenti”, curato da Francesco Antonioli, edizioni Piemme, 2002. È autore del saggio "Lampedusa non è un'isola", pubblicato dall'associazione A buon diritto nel 2012.

Ha pubblicato numerosi articoli e interventi in svariate altre riviste e quotidiani (tra cui il manifesto, l'Unità, Avvenire, il Giorno, Vita non profit, Carta, Liberazione e la Repubblica, quotidiano del quale è stato collaboratore fisso. Da molti anni è impegnato nel volontariato. Interviene sui problemi del carcere e delle tossicodipendenze, ed è impegnato in vari ambiti sui temi sociali. È stato tra i fondatori di Forum Droghe[7]. Per i problemi della giustizia, è stato direttore della Fondazione Carcere e Lavoro promosso dalla Caritas italiana e da altre organizzazioni di volontariato e vicepresidente del Consorzio sociale Nova spes, teso a offrire opportunità lavorative e di reinserimento sociale a detenuti ed ex detenuti. È stato presidente della Conferenza Volontariato Giustizia del Piemonte-Valle d'Aosta e componente della Giunta direttiva della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia, cui partecipano le maggiori organizzazioni italiane impegnate in tale settore.

Assieme all'ex finanziere Sergio Cusani, nel 2000 è stato testimonial, organizzatore e coordinatore di una campagna politica e sociale tesa al varo di un provvedimento di amnistia e indulto e a un programma di riforme delle istituzioni penitenziarie denominato “Piccolo piano Marshall” per le carceri, che ha aggregato e coinvolto tutte le principali organizzazioni di volontariato e del Terzo settore, le reti associative, cooperative e sindacali italiane e che si è protratta con numerose iniziative per diversi anni.

Nel 2001, dopo i fatti del G8 di Genova, ha promosso l'Agenzia di stampa nazionale “Testimoni di GeNova”.

Per le sue attività nel 2003 gli è stato conferito il Premio Internazionale all'Impegno Sociale “Rosario Livatino”. Nel 2005 ha pubblicato Miccia corta (DeriveApprodi editore), ripubblicato nel 2017 in una nuova edizione ampliata per le edizioni Milieu; nel 2006 Una vita in Prima Linea (Rizzoli editore). Nel 2010 è stato eletto nel direttivo nazionale dell'organizzazione umanitaria " Nessuno tocchi Caino”. Con il regista Antonio Syxty, ha realizzato i lavori teatrali "Dormono, dormono sulla collina" (2008) e "Last minute – cronache dal mondo diseguale" (2009), entrambi rappresentati al Teatro Litta di Milano.

Dal 2015 dirige il magazine internazionale Global Rights, assieme a Orsola Casagrande, on line sull'omonimo sito, fondato da Segio.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ha pubblicato due libri sulle esperienze degli anni settanta:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La prima linea (2009), film di Renato De Maria, tratto dal libro di Sergio Segio, Miccia corta in cui Segio è interpretato da Riccardo Scamarcio. Segio ha preso decisamente le distanze dal film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]