Massimiliano Fachini

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Massimiliano Fachini

Massimiliano Fachini (Tirana, 6 agosto 1942Grisignano di Zocco, 3 febbraio 2000) è stato un politico italiano, esponente di spicco di Ordine Nuovo fu indagato per la strage di Piazza Fontana e di Bologna venendo assolto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Tirana, ma da sempre vissuto a Padova era figlio di Vinicio Fachini l'ex questore di Verona negli anni della Repubblica Sociale Italiana[1], Massimiliano Fachini comincia la sua militanza politica nelle file della destra sin da giovane, come presidente provinciale del FUAN padovano e nell'agosto 1968, mentre le truppe del Patto di Varsavia invadevano la Cecoslovacchia scalò il campanile della Basilica di Sant'Antonio di Padova per esporre la bandiera cecoslovacca in sostegno agli insorti della Primavera di Praga[2][3][4]. Un rapporto della polizia politica di Padova all'epoca lo descrisse come "elemento di indubbie capacità organizzative e portato per il suo fanatismo ideologico anche a pericolose intemperanze di estremismo politico"[2].

Nello stesso anno fu sospettato di aver fatto brillare il 10 aprile della dinamite sotto la casa del questore Attilio Bonanno e il 15 aprile 1969 un'altra bomba nella biblioteca del Magnifico rettore dell'Università degli Studi di Padova Enrico Opocher che tra i suoi assistenti annoverava Toni Negri[3]. Sulla pista di Fachini la polizia fu messa dalle rivelazioni dell'informatore Nicolò Pezzato che saltuariamente aveva collaborato con la polizia e al momento bazzicava gli ambienti della destra padovana e si era offerto in cambio di denaro[5]. Il commissario Juliano aveva preso tempo e Pezzato così quest'ultimo presentò a Juliano un altro informatore Franco Tommasoni che fece dei nomi diversi rispetto a quelli dati da Pezzato e coinvolse il gruppo di Freda e Ventura[6] Ai due informatori si aggiunse poi anche Giuseppe Roveroni che avvalorò la testimonianza di Tommasoni che coinvolgeva Freda e Ventura ma tutte le rivelazioni fino al momento ricevute si rivelarono inconcludenti[7].

Il 16 giugno 1969 fu Juliano richiese l'autorizzazione per perquisire l'appartamento di Fachini e di altri militanti del MSI dopo aver ricevuto delle notizie dallo stesso Pezzato[7]. L'ispettore si era convinto che Fachini fosse l'"armiere" della cellula padovana che faceva capo a Franco Freda[8]. In attesa delle autorizzazioni fu disposto la sorveglianza dell'abitazione di Fachini. La svolta avvenne quando la polizia intercettò Giancarlo Patrese che usciva dall'abitazione di Fachini con un pacchetto che a un'ispezione rivelò contenere dell'esplosivo e una rivoltella. Patrese rivelò alla polizia di non essere a conoscenza del contenuto del pacchetto e di essere giunto nell'abitazione di Fachini in compagnia di Pezzato che gli aveva consegnato il pacchetto con l'incarico di portarlo fuori e di attenderlo[9] Il portinaio del palazzo Alberto Muraro sostenne invece di non aver notato se Patrese avesse in mano o meno l'involucro ma si disse certo di averlo visto entrare da solo[10]. Il giorno seguente scattarono le perquisizioni per cui era stata richiesta l'autorizzazione ma non portarono a nulla[11]

Convinto che Patrese fosse uscito dall'abitazione di Fachini Iuliano dispose l'arresto di Fachini[12] ma tutti gli indagati e gli stessi confidenti di polizia scagionarono Fachini dalle accuse. L'unica voce a favore del commissario fu momentaneamente quella del portinaio Alberto Muraro[12]. Juliano, accusato di essere venuto meno ai propri doveri di tutore della legge il 24 luglio fu sospeso dal servizio[13]. Nel frattempo anche il portinaio, esortato dal magistrato a dire la verità, cambiò versione[14] e il 13 settembre il suo corpo senza vita fu ritrovato nel vano ascensore dopo una caduta di diversi metri[14]. La morte fu classificata come accidentale e anche una successiva inchiesta del giudice Gerardo D'Ambrosio che nel 1972 tentò di incriminare Fachini per omicidio si concluse con il proscioglimento dello stesso[15][3].

Nel 1970 fu eletto consigliere comunale della sua città nelle fila del Movimento Sociale Italiano[16].

Sempre in quel periodo, dei primissimi anni settanta, aderisce a Ordine Nuovo di cui diviene ben presto uno dei principali referenti nel Veneto. Nel 1978 Fachini organizzò la fuga di Freda che era in attesa della sentenza nel processo per la strage di Piazza Fontana. Freda fu prelevato dal soggiorno obbligato di Catanzaro[17] e fatto espatriare in Costa Rica[18] dove fu poi arrestato il 23 agosto dell'anno seguente[19].

La stagione dei processi e le assoluzioni[modifica | modifica wikitesto]

Indicato da alcuni pentiti come esperto dinamitardo e rifornitore di armi ed esplosivo ai vari gruppi dell'ambiente di estrema destra durante il gli anni di piombo, venne coinvolto nelle maggiori inchieste sullo stragismo e sull'eversione neofascista italiana in cui, pur se condannato in primo grado, fu sempre assolto poi con formula piena.[4]

Indagato per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, Fachini venne inizialmente condannato all'ergastolo in primo grado con l'accusa di aver fornito l'esplosivo utilizzato nell'attentato, con sentenza emessa l'11 luglio del 1987, a cui si aggiunsero altri 12 anni di carcere per l'accusa di banda armata[20]. Durante la detenzione nel carcere di Rebibbia Fachini fu minacciato dagli estremisti di destra del Movimento Rivoluzionario Popolare, i quali convinti dalle inchieste della magistratura della colpevolezza di Fachini e rifiutando la strategia della tensione, lo minacciarono avvertendolo di non farsi vedere durante le ore d'aria[21]. Fachini, intenzionato a non farsi intimidire affrontò ugualmente gli avversari che lo pestarono violentemente. Secondo le parole di un partecipante all'aggressione si decise di non ucciderlo "perché in carcere le voci erano tante, ma le prove, ovviamente, inesistenti" e "non si può uccidere una persona solo per le voci"[21]. In seguito le condanne di Fachini vennero annullate il 12 luglio del 1990 dalla Corte d'assise d'appello, prima che la Corte di cassazione, su ricorso delle parti civili e della Procura generale, il 12 febbraio 1992, istituisse un nuovo processo d'appello. Nel nuovo procedimento, la prima Corte d’Assise d'appello di Bologna, il 16 maggio 1994, optò per l'assoluzione di Fachini, sentenza che venne poi definitivamente confermata dalla Corte di cassazione il 23 novembre del 1995.[22]

Per la strage di Piazza Fontana fu rinviato a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, insieme a Stefano Delle Chiaie[23], dopo che alcuni pentiti di estrema destra come Sergio Calore e Angelo Izzo indicarono Fachini come l'esecutore materiale della strage[24]. Rinviati a giudizio il 30 luglio 1986 Fachini e Delle Chiaie furono assolti per non aver commesso il fatto con sentenza emessa il 20 febbraio del 1989[24]. Assoluzione confermata poi dalla Corte d’Assise d’Appello, il 5 luglio 1991[24].

La scarcerazione[modifica | modifica wikitesto]

L'unica sua condanna definitiva, a cinque anni di carcere, fu per il reato di associazione sovversiva e banda armata[3], in relazione alle attività del movimento Ordine Nuovo (di cui fu uno degli esponenti di spicco nel Veneto), nel processo che ne decretò lo scioglimento con decreto governativo del 21 novembre 1973.

Scarcerato nel 1993, Fachini fece ritorno nella sua città natale, Padova dove subì un attentato dinamitardo privo però di conseguenze ad opera di sconosciuti[3]. Negli anni seguenti, trovò occupazione come agente di commercio. L'ultima sua uscita pubblica riguardò il sostegno alla Comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli[3].

La sua morte, per incidente stradale, avvenne il 3 febbraio del 2000 quando, mentre si recava a lavoro a bordo della sua Fiat Bravo, percorrendo un tratto dell'autostrada Milano-Venezia nei pressi di Grisignano, venne coinvolto in un maxi-tamponamento provocato dalla poca visibilità a causa della fitta nebbia.[25]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimiliano Griner, p. 194
  2. ^ a b Massimiliano Griner, p. 195
  3. ^ a b c d e f Tra le vittime l'estremista di destra Fachini Fu indagato per Bologna e Piazza Fontana
  4. ^ a b Biografia di Massimiliano Fachini su Il Corriere della Sera
  5. ^ Massimiliano Griner, p. 196
  6. ^ Massimiliano Griner, p. 197
  7. ^ a b Massimiliano Griner, p. 199
  8. ^ Giorgio Boatti, p. 179
  9. ^ Massimiliano Griner, p. 200:"Patrese dice una cosa sconcertante. A consegnargli l'involto sarebbe stato l'amico Pezzato, il confidente di Juliano. Sono arrivati insieme al civico 15, hanno raggiunto la soffitta, e qui Pezzato gli avrebbe consegnato il pacco, chiedendogli di portarlo al'esterno e di aspettarlo fuori dal portone"
  10. ^ Massimiliano Griner, p. 201
  11. ^ Massimiliano Griner, p. 201"Ma sono deludenti. In casa di Fachini, non trovano nulla"
  12. ^ a b Giorgio Boatti, p. 180
  13. ^ Giorgio Boatti, p. 180-181
  14. ^ a b Giorgio Boatti, p. 181
  15. ^ Giorgio Boatti, p. 182
  16. ^ La strage: Piazza Fontana, verità e memoria di Maurizio Dianese,Gianfranco Bettin su Google Libri
  17. ^ Giorgio Boatti, p. 383
  18. ^ Giorgio Boatti, p. 384
  19. ^ La Repubblica/cronaca: Piazza Fontana 33 anni di misteri
  20. ^ Tutta un'altra strage di Riccardo Bocca su Google Libri
  21. ^ a b Nicola Rao, "Il sangue e la celtica", p. 174
  22. ^ La strage di Bologna su Il Corriere della Sera
  23. ^ Giorgio Boatti, p. 318
  24. ^ a b c Giorgio Boatti, p. 329
  25. ^ Tra le vittime l'estremista di destra Fachini Fu indagato per Bologna e Piazza Fontana, 4 febbraio 2000 su Il Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, Bur, 2011, ISBN 88-58602-78-1.
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Newton Compton, 2007, ISBN 88-54108-83-9.
  • Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 88-20044-49-8.
  • Nicola Rao, Il sangue e la celtica, Sperling & Kupfer, 2008
  • Giorgio Boatti, Piazza Fontana, Einaudi, 2009
  • Massimiliano Griner, Piazza Fontana e il mito della strategia della tensione, Lindau, Torino, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]